Sorridi a tutti. Unirò una Grazia al tuo sorriso.
Occupati del mio amore... non c’è nessun orfano abbandonato come me.
Cerca di essere per tutti il mio sorriso. La mia voce amabile.
Nasconditi in me. Nutri il mondo con le tue sofferenze. È così che sarai la mia sposa.
Non giudicare. Forse tu conosci l'anima altrui?
Sii sempre serena e calma. Il fiume riflette il cielo solo quando è calmo.
Prendi il mio Vangelo. Tienilo sempre con te. Mi farai piacere.
Pensa con carità. I pensieri generano le parole.
Io non vi chiedo di essere degli angeli. Vi chiedo di essere santi secondo la vostra natura.
Considera ogni cosa in vista dell’Eternità.
Credi forse che Io non abbia bisogno di tenerezza, perché sono Dio?
Rispetta la devozione degli altri. Ognuno ha il suo modo di venire a me.
Offrimi la sofferenza. Non si può offrirmene in cielo. Offrimela!
Più ti darai agli altri, più Io mi darò a te.
Quando si ha nel proprio salotto qualcuno di molto amato, non ci si mette alla finestra a guardare i passanti.
Non parlare senza sorridere.
Dimmi “buon giorno” ad ogni risveglio, come se tu entrassi in cielo.
Nessun delitto supera l’amore. L’amore è più grande delle vostre colpe.
Guarda spesso al cielo. Ti aiuterà a desiderarlo.
Onora gli angeli della tua casa. Ah! se credeste, vivreste più con gli Invisibili che con i visibili.
Sin dal tuo risveglio, chiedimi delle anime. Richiedimi dei peccatori. Mi farai tanto piacere… non puoi immaginartelo. Io sono morto per loro. Sono morto senza essere stato malato, anzi pieno di vita. Sono morto a forza d’essere picchiato.
Se non mi aiuti oggi, non potrò salvare questa o quell’anima, e tu sai se le amo! Salvale come se tu salvassi me...
Vivi unicamente per me. Quando parli, si veda bene che in te ci sono solo io. Non temere di nominarmi nelle conversazioni. Tutti, senza saperlo, hanno bisogno di me. E il nome di Dio può svegliare il Bene nelle anime. Tu ne prenderai l’abitudine. Io ti aiuterò. Si verrà da te per sentire parlare di me.
Perché dovresti temere, dato che io farò la maggior parte del tuo lavoro? Aiutarvi è la mia felicità. Chiamatemi in vostro soccorso, mie amate anime. Voi avete la libertà di volermi o di non volermi; e io resto qui, aspettando la vostra decisione con il cuore che batte. Il mio cuore desideroso della vostra scelta...
Ama seminare il mio nome nelle parole che pronunci. Come una tenera riparazione per il dolore che mi procurano coloro che vogliono cancellarmi da tutto, persino dall’anima dei fanciulli.
Semina il mio nome, io lo farò crescere.
Credilo: le azioni più ordinarie, fatte con l’intenzione di salvare le anime, salvano le anime. Credilo per davvero. Bisogna crederlo, perché onora la mia potenza e la mia bontà.
Fa’ attenzione al santo del giorno. C’è festa per lui in cielo. Ha grazie da donare in quel giorno, se gli si chiedono. Unisciti alle feste del cielo… mentre aspetti.
Allora, offrimi già da ora il tuo consenso a morire, per obbedire alla legge divina, per la glorificazione di Dio, per la riduzione del male sulla terra, per l’esaltazione della Croce. Ricordati: quando la mia Croce è scesa nella sua buca, il rumore dell’urto fu udito nel Limbo dove tante anime che aspettavano la venuta del Salvatore
tremarono di gioia; quando l’amore della Croce entra in un’anima e vi si sprofonda, quest’anima vive in una gioia che il mondo non conoscerà: il mondo che ha soltanto piaceri, mentre la gioia appartiene a me e ai miei, amica mia.
Render l’anima, è una parola giusta. Io ve l’avevo data. Vi avevo messo tanto Amore…
Bisogna rendermela con tutto l’affetto, tutta la tenerezza di cui siete capaci, per onorare il mio amore, il Primo. Quando verrò a coglierla, questa cara anima, che essa mi si doni come un flacone di profumo che si spezza.
Non dire le tue preghiere come una corvée obbligatoria, ma come una storia affascinante e nuova raccontata all’orecchio del tuo Diletto. E come la dirai ancora meglio con un sorriso interiore! E come sarà ascoltata meglio!
Il lunedì: vivi nell’amore dello Spirito Santo chiedendogli l’amore. È Lui che fa la santità.
Il martedì: con la Regina degli angeli e gli angeli. Per riparare alle offese e alle tue offese.
Il mercoledì: con San Giuseppe. Prendi in prestito da Lui la sua vita interiore.
Il giovedì: sii piccola ostia con me. Sii un’ostia che canta. Cerca come un avaro le occasioni di piccoli
sacrifici che ti rinnoveranno nello stato di ostia.
Il venerdì: tutta per il mio Cuore. Il venerdì che fu per me una grande sofferenza, sia per te una grande
dolcezza.
Il sabato non sei sola: mia Madre ti accompagna. Risveglia in te l’amore per Lei.
La domenica: sali in seno alla Trinità santa, come un piccolo grano d’incenso in segno di pura lode. Fa’ così, piccola anima.
Hai notato? Perfino la sala in cui realizzavo il mio voto più caro, la mia Eucaristia, perfino quella sala non era mia. Mi fu prestata: “Il maestro ne ha bisogno”. Ho dato persino la mia tunica tessuta da mia madre. Renditi conto della mia povertà.
Il tuo giorno: una vita. Al risveglio è la tua nascita. La messa, la tua prima Comunione. La giornata, come la vita: dispiaceri e gioie. Tutto offerto a me, in me. E io ti porterò sul mio Cuore pieno d’amore. Preparati al sonno come alla morte: nell’amore, per la mia gloria; e domani avrai nuovamente la vita sul mio Cuore che è attento a ognuno dei tuoi passi, figliolina mia.
No, non c’è nessuna occupazione che impedisca di pregare.
Io, non recitavo forse i Salmi, coperto di colpi e di piaghe, trascinandomi sul cammino del Calvario, in mezzo alla folla urlante? E sulla Croce? La mia povera Croce…E tu, troveresti difficile pregare nelle tue piccole, comode occupazioni? Oh! unisciti a me.
Capisci? Tu lo sai, non hai spesso l’occasione di buttarti in acqua per salvare qualcuno. È nelle piccole circostanze che devi dedicarti al prossimo per l’amore mio. Un piccolo gesto. Dell’affetto. E del fascino. È l’intenzione che guardo in te. L’intenzione, capisci? Sarò
indulgente, se il risultato non è perfetto.
Io ti ho dato tutto ciò che possiedi. Non sono forse capace di raddoppiare ancora i miei doni? Sono diventato meno ricco? Oppure ho perso dell’amore? Posso santificarti in un istante. Ma amo il tuo lungo e paziente lavoro che ti mantiene nell’umiltà.
Acquisisci l’umiltà amorosa. Ti eleverà. Lo scoraggiamento non ha mai elevato un’anima. Cammina, cammina! Io camminavo sulla via del Calvario e, nonostante tanta sofferenza, sono arrivato. Guardami. Avrai un coraggio nuovo. E fammi l’onore di chiamarmi in tuo soccorso.
Dimmi spesso: “Mio Creatore, compi le tue volontà su di me. Desidero una sola cosa, che venga il tuo Regno in me come in cielo”. E m’impadronirò di te con più avidità di un uccello da preda. Sai cos’è una fiamma che divora? Lasciati prendere in corsa.
Invece di fuggire, gettati nelle mie braccia e perdi la direzione di te stessa. Io ti amerò cieca, che ti lasci guidare. Le mie spalle non sono ancora abbastanza cariche, reclamano altri pesi. Prendi il tuo posto: io sono il Buon Pastore. Dimmi il nome delle anime che vorresti portarmi… Per te, le chiamerò con insistenza. Non temere di portarmene troppe. Ne aspetto di più. Quanto a te, apri bene il tuo cuore.
Io entro e non me ne vado più. A meno che tu non ti stanchi dell’Amico che è morto per salvarti…Se tu mi scacciassi, resterei ancora davanti alla tua porta.
Chi è puro? Non vi sono che peccatori o purificati. Guai a coloro che s’inorgogliscono di non soccombere alle tentazioni che non subiscono.
Questa notte, quando sei andata alla finestra aperta per guardare lo splendido cielo stellato i cui riflessi cadevano sui ciliegi in fiore, ascoltavi l’usignolo dell’isola e sentivi la gioia di avere uno sposo così potente. Ah! che questo, e molti altri spettacoli della natura accrescano la tua fiducia in me… Scaccia la diffidenza. Essa non mi onora.
Riprendi fiducia e ricomincia il tuo umile cammino, sempre più vicina a me. Sai che non hai solidità e che i tuoi fondamenti non possono essere che in me. Quando crolli, io prendo le macerie e rifaccio un tempio nuovo più bello, perché ti sei umiliata.
Pensa a questo per riuscire ad amare l’umiliazione.
Non l’ho vissuta io stesso per tutta la mia vita terrena? Io, Dio! Quale compagna, figlia mia!…Vedi, ciò che affligge l’amore è l’indifferenza, è l’apatia, è l’inerzia: molte anime sono con me come se io fossi ancora morto. Ma sono vivo, figlia mia, e sono vicino a loro, dentro di loro, aspettando che mi parlino, che
mi sorridano e che il loro cuore batta un po’ per me. Esigo così poco! Sono contento così presto…Chiedo solo di essere invitato e m’incarico io della festa.
Oggi, contemplerai la mia bellezza.
Già stamani hai visto quella pennellata di rosa intenso all’orizzonte, verso oriente. Poi, passando sotto gli alberi, ti sei fermata davanti ai lunghi fili delle ragnatele di ottobre, tese da un ramo all’altro, con le gocce di rugiada infilate come fossero perle in tante collane aperte.
E il grillo, che aveva cantato tutta la notte sul tuo ciliegio, ad un tratto ha taciuto perché il sole era appena sorto. Allora, la Loira ha cominciato a cambiare colore con tanta varietà di tinte che nessun prodotto della terra avrebbe potuto fornirle tale ricchezza.
E gli aironi sono passati rigando il firmamento viola. Se sai guardare bene, tutte le ore del giorno hanno la loro magnificenza:
viene da me, viene da una parte del mio Essere, per voi naturalmente, per sviluppare in voi l’attrattiva
verso la lode, il gusto dell’adorazione, l’amore dell’Amore.
E ogni mattina io faccio nuovi i miei spettacoli per fare nuovi i vostri cuori. Hai un fornitore tanto abile, e che cerchi tanto di piacerti? Hai qualcuno per ritagliare le nuvole in quelle forme che ti piacciono? Hai un ingegnere capace di sollevare il fiume fino al muro della tua terrazza?
Chi è il mercante che ha disposto gli uccelli sui tuoi alberi? e tante farfalle fra i tuoi fiori? E stamani, è stata una fabbrica di tulle che ha steso, come fosse un velo, la striscia di nebbia che tagliava
l’isola in due piani? Di chi è la mano che stacca con tanta grazia le foglie ingiallite dei tuoi tigli, mentre le tue piante di fragola ti offrono i loro lunghi getti per i frutti degli anni venturi? Apri bene gli occhi e guarda l’Amore: è Lui che passa.
Chiedi la fame e la sete di Dio. Chiedi il mal di Dio.
Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo.
Non trovi che la Delicatezza sia il fascino dell’amore?
E tu non sai tutto. Non lo saprai che in Cielo. E con quale gioia…
Mi compiaccio a percorrere la via dei cuori con il nostro piccolo libro. Tanti leggono e sono trafitti da una delle mie frecce.
Alcuni non osano credere a tanto amore e rimangono sull’orlo della Verità. Altri chiudono il libro senza voler comprendere.
Ma credi che molti, profondamente stupiti, tentano di ricalcare il loro modo di amare sull’intimità che non abbandona, che non trascura, che si ingegna a piacere, a consolare, a rallegrare con una tenerezza nuova. Ti ho detto che, nell’amarmi, voi non esagererete mai. Anche fino alla follia: non ho fatto lo stesso io, per voi? Potrete mai rispondere allo stesso modo? Vicino ai vostri cuori, io sono così povero…Tante indifferenze, tante avversioni… Almeno quelli che comprendono, cerchino di farmi ricco ogni giorno, non foss’altro che con un sentimento di commiserazione. Anche poca pietà da parte vostra mi è già di sollievo. Un semplice desiderio di avvicinarsi a me, mi calma. Un atto d’amore, sia pur breve, in mezzo alle vostre occupazioni, mi accontenta. E se un cuore arriva a non vivere più che per me, io lo appago fin da questa vita,
poiché egli mi offre sulla terra un luogo in cui mi rifugio. Non credere che ce ne siano molti!
Leggete il Vangelo. Guardate il Modello. Attingetevi l’amore per gli altri, lo zelo nel servizio al Padre, l’unione con lo Spirito affinché Egli soffi quando vorrà, quanto vorrà.
E se Egli vi manda una prova, non dite: “Basta!”. Tendetegli il vostro essere, affinché Egli lo porti dove vuole… E sarà sulle cime.
Tu, che mi hai trovato, non desideri onorarmi del tuo delicato amore? Anche in mezzo alle visite, alle distrazioni, ai viaggi, apri l’interno del tuo cuore: io vi risiedo.
È alla sera della vita che comincerai a vivere: quando tu penserai che stai per morire.
Dunque, tienimi stretto a te, perché possiamo camminare meglio. Oh! la bella via che conduce all’Eternità. Non essere triste, ne soffrirei. Poiché morire è venire a me. Poiché perdendoti tu mi trovi… Vuoi che finalmente siamo uniti.
La mia Misericordia è felice di accettare le promesse e i desideri che, a poco a poco, divengono atti: promesse e desideri sono atti in germoglio. Non scoraggiarti mai. Pensa spesso che io sono presente. Posso essere presente e non aiutarti? La creatura non è infinitamente cara al Creatore? Se tu sapessi... Tendi spesso l’orecchio verso di me: intenderai. Giovanni, appoggiato al mio Cuore, ne intese i segreti. Se non avesse avuto questo gesto di tenerezza, avrebbe inteso? Io sono come il timido: mi ci vuole il vostro primo passo.
{da "Lui ed io"}
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venerdì 15 maggio 2015
Gesù a Gabrielle Bossis
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martedì 29 luglio 2014
Una volta, per consolarmi, mi disse con molto amore di non affliggermi, perché in questa vita non si può essere sempre allo stesso modo: alcune volte avrei avuto molto ardore, altre sarei stata del tutto priva di esso, alcune volte mi sarei sentita calma,
altre inquieta e fra tentazioni, ma dovevo sperare in lui e non temere.
{Santa Teresa d'Avila - Libro della mia vita}
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giovedì 24 luglio 2014
La visione di Gesù
Sembrerà alla signoria vostra che non ci volesse un grande sforzo per guardare mani e volto di tanta bellezza, ma i corpi glorificati sono talmente belli che la vista di una gloria di così trascendente splendore in essi rifulgente sconvolge la ragione. E io ne provavo tanto sbigottimento da restarne tutta turbata e alterata, anche se poi finivo con l’avere così chiara e sicura conoscenza e tali effetti, che presto ogni timore svaniva.
Un giorno che era la festa di san Paolo, mentre stavo a Messa, mi apparve tutta la sacratissima umanità di Cristo, in quell’aspetto sotto il quale lo si suole rappresentare risorto, con quella gran bellezza e maestà di cui ho scritto particolarmente alla signoria vostra quando me ne diede espresso ordine, e mi costò molta pena, perché non è cosa da dirsi senza sentirsi annientare; ma, l’ho detto nel miglior modo che mi fosse possibile, pertanto non c’è motivo di ripeterlo ora qui. Dirò soltanto che, quand’anche in cielo non vi fosse altra gioia per la vista, se non la grande bellezza dei corpi glorificati, se ne avrebbe già una immensa beatitudine, specialmente nel contemplare l’umanità di Gesù Cristo nostro Signore. Se infatti è così sulla terra dove Sua Maestà si mostra in conformità di quanto può sopportare la nostra miseria, che sarà dove si godrà pienamente di un tale bene?
La visione di cui parlo è immaginaria e non ho mai visto né questa né alcun’altra con gli occhi del corpo, ma con quelli dell’anima. Chi ne sa più di me dice che la visione precedente è più perfetta di questa, la quale, a sua volta, lo è molto più di quelle che si vedono con gli occhi corporali. Dicono che queste ultime sono di ordine inferiore ed è in esse dove il demonio può operare illusioni, anche se io allora, non potendo intendere ciò, desideravo, invece, giacché mi era concessa questa grazia, di poter vedere con gli occhi del corpo, affinché il confessore non mi dicesse che era un’illusione. E anche a me, passata la visione, accadeva – subito, subito dopo – di pensare d’essere vittima di un’illusione, tanto che mi affliggevo di averlo detto al confessore, temendo di averlo ingannato. E così scoppiavo in pianto e poi andavo a dirglielo. Egli mi chiedeva se mi era parso che fosse proprio così o se avessi voluto ingannarlo. Io gli rispondevo che era la verità, che a me non sembrava di mentire, né avevo avuto tale intenzione, né per nulla al mondo avrei detto una cosa per un’altra. Egli, che lo sapeva bene, faceva di tutto per calmarmi e io soffrivo tanto di andargli a dire queste cose, che non so come il demonio mi mettesse in testa che potessi fingere se non perché mi tormentassi da me stessa. Ma il Signore si diede tanta premura nel farmi questa grazia e chiarirmi questa verità, che ben presto scomparve da me il dubbio che si trattasse di un inganno. E dopo vidi ben chiaramente la mia balordaggine, perché neppure se fossi stata molti anni a sforzarmi d’immaginare uno spettacolo così bello avrei potuto né saputo figurarmelo, trattandosi di qualcosa che trascende ogni umana immaginazione, anche solo per il candore e lo splendore.
Non è uno splendore che abbaglia, ma una bianchezza soave e un infuso splendore, che dà molto godimento alla vista senza stancarla, come non la stanca la chiarezza che aiuta a vedere tale divina bellezza. È una luce così diversa dalla nostra che la luce del sole sembra offuscata, in confronto a quella chiarezza e a quello splendore che ci si presenta alla vista, tanto che dopo non si vorrebbe più aprire gli occhi. È come vedere un’acqua molto limpida scorrere sopra un cristallo che riverbera i raggi del sole, di fronte a un’acqua assai torbida che scorre alla superficie della terra sotto un cielo nuvoloso. Non già che si veda sole o luce paragonabili a quella del sole; sembra, insomma, una luce naturale, mentre la luce del sole appare una cosa artificiale. È una luce che non ha notte, ed essendo sempre luce, nulla può turbarla. Infine, è tale che, per quanto grande possa essere l’ingegno di una persona, nessuno riuscirebbe a immaginarsela, pur sforzandovisi tutta la vita. E Dio ce la mette innanzi così all’improvviso che non si avrebbe il tempo di aprire gli occhi se fosse necessario farlo, ma non importa che siano aperti o chiusi: quando il Signore vuole, si vede anche senza volerlo. Non vi è distrazione che valga, né possibilità di resistere, né diligenze né attenzioni sufficienti per opporvisi. Io l’ho ben sperimentato, come dirò. [...]
Quasi sempre il Signore mi si presentava come risorto, anche quando mi apparve nell’ostia, tranne alcune volte in cui, per incoraggiarmi, se mi trovavo in tribolazioni, mi mostrava le sue piaghe; talvolta mi appariva in croce, talvolta nell’orto, raramente con la corona di spine, e anche sotto il peso della croce, qualche volta, secondo le mie necessità – ripeto – o di altre persone, ma sempre la sua carne appariva glorificata. [...]
Una volta, mentre tenevo in mano la croce che era attaccata al rosario, me la prese con la sua mano e, quando me la restituì, era fatta di quattro grandi pietre assai più preziose dei diamanti, senza paragone, non essendovi quasi possibilità di confronto tra le cose della terra e quelle viste spiritualmente, di fronte alle quali i diamanti sembrano falsi e difettosi. Vi erano le cinque piaghe di bellissima fattura; mi disse che da allora in poi l’avrei sempre vista così; infatti non vedevo più il legno di cui era fatta, ma solo queste pietre; tuttavia non le vedeva nessuno, tranne me.
{Da "Libro della mia vita" di Santa Teresa d'Avila}
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giovedì 29 maggio 2014
L'amante Gesù - Da "Croce e grazia" di Luisa Piccarreta
Onde il mio dolce Gesù non faceva altro che dispormi a quel mistico sposalizio promesso a me. Si faceva vedere, stando (io) in quello stato (di sofferenza), quando tre, quattro volte al giorno, secondo che a Lui piaceva, e delle volte era un continuo andare e ritornare; mi pareva un innamorato che non sa stare senza della sua sposa, così faceva Gesù con me, e delle volte giungeva a dirmelo: "Vedi, t'amo tanto che non so stare se non ci vengo! Mi sento quasi irrequieto pensando che tu stai a soffrire per Me e stai sola; perciò sono venuto per vedere se hai bisogno di qualche cosa". E mentre così diceva; Lui stesso mi sollevava la testa, metteva il braccio da dietro il collo e m'abbracciava, e mentre così mi teneva, mi baciava e, se era tempo d'estate che faceva caldo, dalla sua bocca mandava un alito rinfrescante o pure prendeva qualche cosa in mano e mi menava vento, e poi mi domandava: "Come ti senti? Non ti senti meglio?" Io Gli dicevo: "In qualunque modo si sta con Voi, si sta sempre bene".
Altre volte poi, veniva e, se mi vedeva molto debole per il continuo stare in quelle sofferenze - specialmente se il confessore veniva la sera - il mio amante Gesù veniva e, vedendomi in quello stato di estrema debolezza, tanto che delle volte mi sentivo morire, si avvicinava a me e dalla sua bocca versava nella mia il latte, oppure mi faceva mettere (la mia bocca) al (suo) costato e là succhiavo torrenti di dolcezze, di delizie e di fortezza; e lui mi diceva: "Voglio essere io proprio il tuo tutto, ed anche il tuo nutrimento dell'anima e del corpo". Chi può dire ciò che io esperimentavo, tanto nell'anima quanto nel corpo, da queste grazie che Gesù mi faceva? Se io le volessi dire andrei troppo per le lunghe.
Altre volte poi, veniva e, se mi vedeva molto debole per il continuo stare in quelle sofferenze - specialmente se il confessore veniva la sera - il mio amante Gesù veniva e, vedendomi in quello stato di estrema debolezza, tanto che delle volte mi sentivo morire, si avvicinava a me e dalla sua bocca versava nella mia il latte, oppure mi faceva mettere (la mia bocca) al (suo) costato e là succhiavo torrenti di dolcezze, di delizie e di fortezza; e lui mi diceva: "Voglio essere io proprio il tuo tutto, ed anche il tuo nutrimento dell'anima e del corpo". Chi può dire ciò che io esperimentavo, tanto nell'anima quanto nel corpo, da queste grazie che Gesù mi faceva? Se io le volessi dire andrei troppo per le lunghe.
Il bacio divino - Da "Croce e grazia" di Luisa Piccarreta
Proseguì (Gesù): "Vieni, vieni a Me; oggi è Capodanno, voglio darti la strenna". (Giusto quella mattina era il primo giorno dell'anno). Così avvicinò le sue purissime labbra alle mie e versò un latte dolcissimo, mi baciò, e prese un anello da dentro il costato, e mi disse: "Oggi voglio farti vedere l'anello che ti ho preparato (per) quando ti sposerò".
[...] Quel latte che Gesù versò in me mi produceva tale amore verso di Lui, che mi sentivo languire; e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza, che dopo che venne il confessore e mi riebbi da quello stato e la famiglia mi portò il cibo, tanto mi sentivo piena che il cibo non andava a basso, ma per fare l'ubbidienza, che così voleva, (ne) presi qualche poco, e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù. E Gesù, quasi scherzando, mi disse: "Non ti bastò quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?" Io mi arrossi tutta, ma subito gli dissi: "Che vuoi da me? E' l'ubbidienza".
[...] Quel latte che Gesù versò in me mi produceva tale amore verso di Lui, che mi sentivo languire; e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza, che dopo che venne il confessore e mi riebbi da quello stato e la famiglia mi portò il cibo, tanto mi sentivo piena che il cibo non andava a basso, ma per fare l'ubbidienza, che così voleva, (ne) presi qualche poco, e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù. E Gesù, quasi scherzando, mi disse: "Non ti bastò quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?" Io mi arrossi tutta, ma subito gli dissi: "Che vuoi da me? E' l'ubbidienza".
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mercoledì 30 aprile 2014
Diario di Santa Faustina
Desidero che i peccatori si avvicinino a me senza paura...Il mio cuore soffre perché anche le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi feriscono...
{Gesù}
sabato 12 aprile 2014
Gesù a Santa Matilde
mercoledì 19 marzo 2014
Ritratto di Gesù - da "Croce e Grazia" di Luisa Piccarreta
Una mattina, non ricordo tanto bene, credo che erano passati circa tre mesi che continuavo e stare sempre nel letto, mentre stavo nel mio solito stato, viene il mio dolce Gesù con un aspetto tanto amabile, da giovine, circa l'età di diciotto anni. Oh, quanto era bello!
Con la sua chioma dorata e tutta inanellata, pareva che incatenava i pensieri, gli affetti, il cuore!La sua fronte serena e spaziosa, cui si rimirava, come da dentro a un cristallo, l'interno della sua mente e si scopriva la sua infinita sapienza, la sua pace imperturbabile! Oh, come mi sentivo rasserenare la mente, il mio cuore! Anzi, le stesse mie passioni innanzi a Gesù si atterrano e non ardiscono darmi la minima molestia. Io credo - non so se sbaglio - che non si può vedere questo Gesù sì bello se non si sta nella calma più profonda, tanto che il minimo alito di sturbo impedisce di ricevere una sì bella vista. Ah, sì, al solo vedere la serenità della sua fronte adorabile è tanta l'infusione della pace che si riceve nell'interno, che credo che non ci sia disastro, guerra più fiera che innanzi a Gesù non s'acquieta! O mio Tutto e bello Gesù, se per pochi momenti che Vi manifestavate in questa vita, comunicate tanta pace, in modo che si possono soffrire i più dolorosi martiri, le pene più umilianti con la più perfetta tranquillità - mi sembra un misto di pace e di dolore - che sarà in Paradiso? Oh, come sono belli i suoi occhi purissimi, scintillanti di luce! Non è come la luce del sole che, volendo guardarla, offende la nostra vista; no. In Gesù, mentre è luce, si può fissare benissimo lo sguardo; e solo guardare l'interno della sua pupilla, d'un colore celeste scuro, o quante cose mi dicevano! E' tanta la bellezza dei suoi occhi, che un sol suo sguardo basta (per) farmi uscire fuori di me stessa e farmi correre dietro di Lui, per vie e per monti, per la terra e per il cielo; basta una sola (sua) occhiata per trasformarmi in Lui e sentirmi scendere in me un resto che di divino.
Chi può dire poi la bellezza del suo volto adorabile? La sua bianca carnagione pare a la neve tinta di un colore di rose, le più belle; nelle sue guance purpuree si scovre la grandezza della sua persona, con un aspetto maestosissimo all'in tutto divino, che incute timore e riverenza, ed insieme vi dà tanta confidenza che, in quanto a me non ho trovato mai persona alcuna che mi desse almeno un'ombra di confidenza che dà il mio caro Gesù: né nei genitori né nei confessori né le sorelle. Ah, sì! Quel Volto Santo, mentre è così maestoso, poi è così amabile; e quella amabilità vi attira tanto, in modo che l'anima non ha minimo dubbio d'essere accolta da Gesù, per quanto brutta e peccatrice si vedesse. Bello pure è il suo naso che scende in punta finissima, proporzionato al suo Sacratissimo Volto. Graziosa è la sua bocca: piccola, ma estremamente bella; le sue labbra: finissime d'un colore di scarlatto; mentre parla contiene tanta graziosità che è impossibile poterlo dire.
E' dolce la voce del mio Gesù, è soave, è armoniosa; mentre parla esce tale un profumo dalla sua bocca, che pare non se ne trova sulla terra; è penetrante in modo (che) vi penetra tutto, si sente scendere dall'udito al cuore, ed oh, quanti effetti produce! Ma chi può dire tutto? Poi è tanto piacevole che credo che non si possono trovare altri piaceri, quanto se ne possono trovare in una sola parola di Gesù. La voce del mio Gesù è potentissima, è operante, e, già nello stesso atto che parla, opera ciò che dice. Ah, sì, è bella la sua bocca!, ma dimostra più la sua bella grazia nell'atto del suo parlare, mentre si vedono quei denti così nitidi e così ben aggiustati, ed esce il suo alito d'amore che incendia, saetta, consuma il cuore. Belle sono le sue mani, soffici, bianche, delicatissime, con quei diti così artificiosamente fatti, e li muove con una maestria tale, che è un incanto.
Oh, quanto sei bello, tutto bello, mio dolce Gesù! Ciò che ho detto è niente della vostra bellezza, anzi mi pare che ho detto tanti spropositi ma, che vuoi da me? Perdonami, è l'ubbidienza che così vuole; da me non avrei ardito di farne parola, conoscendo la mia insufficienza.
Foto scattata il 25 maggio 1998 durante l'elevazione dell'Ostia alla Santa Messa di chiusura dei 3 giorni del ritiro sulla Divina Volontà a Leon Guanajuato (Messico)
"Io sono il Maestro Divino, il Maestro della Divina Volontà, e le anime che vivono nel Mio Volere sono il mio sorriso."
martedì 28 gennaio 2014
Non si nasconda mai al tuo sguardo il volto di Colui che assai bellamente è ritratto in questa immagine.
Il suo paradisiaco sorriso infiori sempre il tuo labbro ed i palpiti del tuo cuore si confondano con i palpiti del suo.
(San Pio da Pietrelcina - Epist. IV, p. 1006)
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giovedì 23 gennaio 2014
Gesù nel Getsemani
"Nel Gethsemani conobbi i peccati dì tutti gli uomini. Fui fatto quindi: ladro, assassino, adultero, bugiardo, sacrilego, bestemmiatore, calunniatore e ribelle al Padre che invece ho sempre amato.
Io, puro, ho risposto al Padre come se fossi macchiato di tutte le impurità. Ed in questo, appunto è consistito il Mio sudare sangue: nel contrasto del Mio amore per il padre e la Sua volontà che voleva addossarmi tutto il marciume dei Miei fratelli.
Ma ho obbedito, sino alla fine ho obbedito e per amore di tutti mi sono ricoperto di ogni macchia, pur di fare il volere di Mio Padre e salvarvi dalla perdizione eterna.
Nessuno crederà che molto più soffrii allora anziché sulla Croce, pur tanto e tanto dolorosa, perché chiaramente ed insistentemente Mi fu mostrato che i peccati di tutti erano fatti Miei ed Io dovevo risponderne per ciascuno.
Sicché Io, innocente, ho risposto al padre come se fossi veramente colpevole di disonestà.
Considera, perciò, quante agonie più che mortali ho avuto in quella notte e, credimi, nessuno poteva alleggerirmi di tali spasimi, perché, anzi, vedevo che ognuno di voi si è adoperato per rendermi crudelissima la morte che ad ogni attimo Mi veniva data per le offese di cui ho pagato interamente il riscatto.
Più di quanto l'uomo può capire ed oltre ogni immaginazione, provai in Me stesso abbandono, dolore e morte.
Nessuna grandezza maggiore potete attribuirmi che questa: essere divenuto centro, bersaglio di tutte le colpe vostre.
Immensamente conobbi il peso delle offese che al Padre Mio furono e sarebbero state fatte.
La Mia Divinità, avendo preso per suo proprio strumento la Mia Umanità, Mi partecipava la bruttezza che nasconde la ribellione e la conseguente disubbidienza, trasformando il tutto in gemiti e martini nell'Anima e nel Corpo.
Ma un solo istante sarebbe bastato, un solo Mio sospiro avrebbe potuto operare la Redenzione per la quale ero stato inviato; eppure moltiplicai questi sospiri, prolungai il Mio vivere quaggiù, perché Sapienza e Amore così volevano.
Giunto, però alla fine volli come intensificare in Me stesso ogni genere di patimenti: vidi tutto ciò che dovevo redimere e che tutto Mi era addossato come cose Mie.
Fù lì, nell'Orto, il culmine del dolore e Uomo quale Io volli essere, fui atterrato, sopraffatto, fisicamente distrutto.
Venne l'Angelo Mio e mi ristorò mostrandomi le pene che altre Mie creature fedeli avrebbero sofferto per questo Mio soffrire; non gloria Mi fu mostrata ma amore, compassione, unione.
Ecco come ripresi animo, ecco come diedi a Me stesso sollievo e forza.
Pianto e lotta, sangue e vittoria, ho portato agli uomini, ingrati ed immemori, per quella notte di grande sconforto.
Fu notte di redenzione, in cui Mi sostituii ad ogni peccatore e ne presi ogni colpa, ma, oltre a ciò volli racchiudere anche le pene tutte degli uomini e soffrirne intensamente.
Miei cari, il Gethsemani è un mare senza confinì, un oceano in carità nel quale ogni persona, ogni colpa, ogni dolore venne sommerso ed Io sentii realmente: non in via immaginaria, tutta la gravezza che nel mondo sarebbe discesa.
Amore per il Padre, amore per gli uomini, Mi fecero vittima volontaria.
Se uno di voi avesse potuto vederMi, sarebbe morto di spavento per il solo aspetto fisico che avevo preso.
Poiché non trattavasi di un solo tipo di pena, non si trattava di un solo anelito, ma di mille, milioni di aneliti tutti compressi in Me.
Io fui capace di abbracciare ogni vostra colpa e tutte le vostre sofferenze. Io solo sono stato capace di sentire, dico sentire, tutte le vostre pene, perché io ero voi e voi eravate Me.
Notte di tragedia, notte oscura per la Mia Anima che inoltravasì titubante fra gli ulivi del Gethsemani.
Il Padre Mi preparava l'Altare sul quale Io, Sua Vittima, dovevo essere Immolato.
Io dovevo prendere le colpe degli altri e Colui che Mi aveva mandato, attendeva quella notte per dare agli uomini la misura del Suo Amore, col sacrificio totale di Me, Suo figlio e Sua Prima Creatura.
Laggiù fra gli ulivi del Gethsemani, il peccato degli uomini ebbe sconfitta definitiva perché fu in quel luogo che Io Mi immolai e vinsi.
E' vero che sarebbe bastato un solo sospiro nel mondo per dar redenzione a tutti, ma è anche vero che un'opera è completa quando raggiunge il culmine voluto, come dire che, essendo stabilito che Io pagassi per tutti sottoponendomi alle umiliazioni della Passione, soltanto con la Immolazione potevasi raggiungere lo scopo voluto dal Padre.
Difatti, il merito fu infinito in Me, qualsiasi cosa Io facessi, tuttavia la volontà Divina voleva la Mia umiliazione sotto la Sua potente mano, a titolo di completamento della Sua e Mia opera: perciò col Gethsemani si adempì la prima parte di tale volontà e la parte principalissima.
Lentamente, quasi privo di forze, ero giunto ai piedi di quell'altare sul quale il Mio Sacrificio stava per iniziarsi e consumarsi.
Che notte fu quella! Quale angoscia, nel Mio cuore, al pensiero, alla visione terrificante dei peccati degli uomini!
Ero la Luce e non vedevo che tenebre; ero il Fuoco e non sentivo che gelo; ero l'Amore e non sentivo che il disamore; ero il Bene e non sentivo che il male; ero la Gioia e non avevo che tristezza, ero Dio e Mi vedevo un verme, ero il Cristo, l'unto del Padre e Mi vedevo lordo e ributtante, ero la Dolcezza e non sentivo che amarezza; ero il Giudice e subivo la condanna, la vostra condanna; ero il Santo, ma venivo trattato come il massimo peccatore; ero Gesù, ma sentivo chiamarMi soltanto con nomi di vitupero da satana; ero la vittima volontaria, però la Mia stessa natura umana Mi faceva sentire tremore e debolezza e chiedeva l'allontanamento di tutta la sofferenza in cui trovavasi; sì, ero l'Uomo di tutti i dolori cui era sfuggita la gioia della donazione di Me stesso che avevo fatto con trasporto tutto Divino.
E tutte queste cose, perché? Ve l'ho già detto:
Io ero voi, perché voi dovete divenire Me.
La Mia Passione... Oh! che abisso di amarezze ha racchiuso!
E come è lontano chi crede di conoscerla soltanto perché pensa alle sofferenze del Mio Corpo!
Guardate al Gethsemani, guardatemi disfatto nell'Orto e unitevi a Me.
Torno oggi a voi per ricordarvi di guardare bene il Mio viso triste, di considerare meglio il Mio sudore di Sangue...
Non vi interessa molto questa Passione sconosciuta? Non vi pare che merito più considerazione, migliore attenzione?
Anime Mie care! Tornate al Gethsemani, tornate con me nel buio, nel dolore, nella compassione, nell' amore doloroso!
E tu, come ti trovi ora? Intendi, dunque, che ti faccio simile a Me?
Posa anche tu le tue ginocchia sulla terra del tuo sacrificio e dì con Me:
Padre, se è possibile, allontana da me questo calice: però non si faccia la mia, ma la Tua volontà.
E quanto avrai detto con intima convinzione "fiat", allora cesserà tutto e sarai rinnovato nel Mio Amore.
Guardate al Gethsemani, guardatemi disfatto, nell'orto e unitevi a Me!'
Quanto a Me il soffrire che fu, ora Mi sarà dolcissimo se vi metterete nella considerazione delle Mie pene. Non temete di entrare con Me nel Gethsemani:
Entrate e vedete. Se poi, vi parteciperò sensibili angosce e solitudini, ritenetele Miei veri doni e non vi smarrite, ma con Me dite:
Padre, non la mia volontà, ma la Tua si faccia!
Pregatemi, perché voglio sia conosciuto come ho amato tutti voi in quell'ora di abbandono e di tristezza senza nome".
(dal libro: Anonimo del XX secolo - Parole di cielo - in 3 volumi - 7 ediz.)
LE PROMESSE DI GESU'
Dal mio Cuore sempre partono voci di amore che invadono le anime, le scaldano e, a volte, le bruciano... E' la voce del Cuore mio che si propaga e raggiunge anche quelli che non vogliono sentirmi e che, perciò, non si accorgono di me. Ma a tutti parlo interiormente, a tutti mando la mia voce, perché tutti amo. Chi conosce la legge dell'amore non si meraviglia se Io insisto a dire che non posso non picchiare alle porte di quelli che mi resistono e che il rifiuto che spesso ne ottengo mi costringe - per così dire - a ripetere il richiamo, l'invito, l'offerta.
Ora, queste mie voci tutte calde d'amore, che partono dal Cuore mio, che altro sono se non l'amorosa volontà di un Dio amante che vuole salvare? Ma so assai bene che i miei inviti disinteressati non giovano a tanti e che i pochi che li accettano devono anche essi fare notevoli sforzi per accogliermi. Ebbene voglio dimostrarmi generoso (quasi che finora non lo fossi stato) e lo fo dandovi una preziosa gemma dell'amore mio per testimonianza dell'affetto sincero che Io nutro per tutti. Così, ho deciso di aprire una diga per lasciar passare il fiume di grazia che il mio cuore non può contenere più.
Ed ecco cosa offro a tutti in cambio di un pò d'amore: remissione di tutte le colpe e certezza di salvezza in punto dì morte a chi pensa, una volta al giorno, almeno, alle pene che provai nell'Orto del Gethsemani; contrizione perfetta e duratura a chi faccia celebrare una messa in onore di quelle stesse pene; riuscita nelle faccende spirituali a coloro che inculcheranno agli altri l'amore alle pene dolorosissime del mio Gethsemani. Infine, per dimostrarvi che voglio proprio rompere una diga del mio Cuore e darvi un fiume di grazia, Io prometto a chi si farà promotore della devozione al mio Gethsemani queste altre tre cose: vittoria completa e definitiva nella maggiore tentazione cui è soggetto; potere diretto di liberare anime dal Purgatorio; grande luce per compiere la mia volontà.
Tutti questi doni miei Io farò con certezza a quelli che faranno le cose che ho dette, con amore e compassione per la mia spaventosa agonia del Gethsemani.
(agosto 1963)
[Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/]
Io, puro, ho risposto al Padre come se fossi macchiato di tutte le impurità. Ed in questo, appunto è consistito il Mio sudare sangue: nel contrasto del Mio amore per il padre e la Sua volontà che voleva addossarmi tutto il marciume dei Miei fratelli.
Ma ho obbedito, sino alla fine ho obbedito e per amore di tutti mi sono ricoperto di ogni macchia, pur di fare il volere di Mio Padre e salvarvi dalla perdizione eterna.
Nessuno crederà che molto più soffrii allora anziché sulla Croce, pur tanto e tanto dolorosa, perché chiaramente ed insistentemente Mi fu mostrato che i peccati di tutti erano fatti Miei ed Io dovevo risponderne per ciascuno.
Sicché Io, innocente, ho risposto al padre come se fossi veramente colpevole di disonestà.
Considera, perciò, quante agonie più che mortali ho avuto in quella notte e, credimi, nessuno poteva alleggerirmi di tali spasimi, perché, anzi, vedevo che ognuno di voi si è adoperato per rendermi crudelissima la morte che ad ogni attimo Mi veniva data per le offese di cui ho pagato interamente il riscatto.
Più di quanto l'uomo può capire ed oltre ogni immaginazione, provai in Me stesso abbandono, dolore e morte.
Nessuna grandezza maggiore potete attribuirmi che questa: essere divenuto centro, bersaglio di tutte le colpe vostre.
Immensamente conobbi il peso delle offese che al Padre Mio furono e sarebbero state fatte.
La Mia Divinità, avendo preso per suo proprio strumento la Mia Umanità, Mi partecipava la bruttezza che nasconde la ribellione e la conseguente disubbidienza, trasformando il tutto in gemiti e martini nell'Anima e nel Corpo.
Ma un solo istante sarebbe bastato, un solo Mio sospiro avrebbe potuto operare la Redenzione per la quale ero stato inviato; eppure moltiplicai questi sospiri, prolungai il Mio vivere quaggiù, perché Sapienza e Amore così volevano.
Giunto, però alla fine volli come intensificare in Me stesso ogni genere di patimenti: vidi tutto ciò che dovevo redimere e che tutto Mi era addossato come cose Mie.
Fù lì, nell'Orto, il culmine del dolore e Uomo quale Io volli essere, fui atterrato, sopraffatto, fisicamente distrutto.
Venne l'Angelo Mio e mi ristorò mostrandomi le pene che altre Mie creature fedeli avrebbero sofferto per questo Mio soffrire; non gloria Mi fu mostrata ma amore, compassione, unione.
Ecco come ripresi animo, ecco come diedi a Me stesso sollievo e forza.
Pianto e lotta, sangue e vittoria, ho portato agli uomini, ingrati ed immemori, per quella notte di grande sconforto.
Fu notte di redenzione, in cui Mi sostituii ad ogni peccatore e ne presi ogni colpa, ma, oltre a ciò volli racchiudere anche le pene tutte degli uomini e soffrirne intensamente.
Miei cari, il Gethsemani è un mare senza confinì, un oceano in carità nel quale ogni persona, ogni colpa, ogni dolore venne sommerso ed Io sentii realmente: non in via immaginaria, tutta la gravezza che nel mondo sarebbe discesa.
Amore per il Padre, amore per gli uomini, Mi fecero vittima volontaria.
Se uno di voi avesse potuto vederMi, sarebbe morto di spavento per il solo aspetto fisico che avevo preso.
Poiché non trattavasi di un solo tipo di pena, non si trattava di un solo anelito, ma di mille, milioni di aneliti tutti compressi in Me.
Io fui capace di abbracciare ogni vostra colpa e tutte le vostre sofferenze. Io solo sono stato capace di sentire, dico sentire, tutte le vostre pene, perché io ero voi e voi eravate Me.
Notte di tragedia, notte oscura per la Mia Anima che inoltravasì titubante fra gli ulivi del Gethsemani.
Il Padre Mi preparava l'Altare sul quale Io, Sua Vittima, dovevo essere Immolato.
Io dovevo prendere le colpe degli altri e Colui che Mi aveva mandato, attendeva quella notte per dare agli uomini la misura del Suo Amore, col sacrificio totale di Me, Suo figlio e Sua Prima Creatura.
Laggiù fra gli ulivi del Gethsemani, il peccato degli uomini ebbe sconfitta definitiva perché fu in quel luogo che Io Mi immolai e vinsi.
E' vero che sarebbe bastato un solo sospiro nel mondo per dar redenzione a tutti, ma è anche vero che un'opera è completa quando raggiunge il culmine voluto, come dire che, essendo stabilito che Io pagassi per tutti sottoponendomi alle umiliazioni della Passione, soltanto con la Immolazione potevasi raggiungere lo scopo voluto dal Padre.
Difatti, il merito fu infinito in Me, qualsiasi cosa Io facessi, tuttavia la volontà Divina voleva la Mia umiliazione sotto la Sua potente mano, a titolo di completamento della Sua e Mia opera: perciò col Gethsemani si adempì la prima parte di tale volontà e la parte principalissima.
Lentamente, quasi privo di forze, ero giunto ai piedi di quell'altare sul quale il Mio Sacrificio stava per iniziarsi e consumarsi.
Che notte fu quella! Quale angoscia, nel Mio cuore, al pensiero, alla visione terrificante dei peccati degli uomini!
Ero la Luce e non vedevo che tenebre; ero il Fuoco e non sentivo che gelo; ero l'Amore e non sentivo che il disamore; ero il Bene e non sentivo che il male; ero la Gioia e non avevo che tristezza, ero Dio e Mi vedevo un verme, ero il Cristo, l'unto del Padre e Mi vedevo lordo e ributtante, ero la Dolcezza e non sentivo che amarezza; ero il Giudice e subivo la condanna, la vostra condanna; ero il Santo, ma venivo trattato come il massimo peccatore; ero Gesù, ma sentivo chiamarMi soltanto con nomi di vitupero da satana; ero la vittima volontaria, però la Mia stessa natura umana Mi faceva sentire tremore e debolezza e chiedeva l'allontanamento di tutta la sofferenza in cui trovavasi; sì, ero l'Uomo di tutti i dolori cui era sfuggita la gioia della donazione di Me stesso che avevo fatto con trasporto tutto Divino.
E tutte queste cose, perché? Ve l'ho già detto:
Io ero voi, perché voi dovete divenire Me.
La Mia Passione... Oh! che abisso di amarezze ha racchiuso!
E come è lontano chi crede di conoscerla soltanto perché pensa alle sofferenze del Mio Corpo!
Guardate al Gethsemani, guardatemi disfatto nell'Orto e unitevi a Me.
Torno oggi a voi per ricordarvi di guardare bene il Mio viso triste, di considerare meglio il Mio sudore di Sangue...
Non vi interessa molto questa Passione sconosciuta? Non vi pare che merito più considerazione, migliore attenzione?
Anime Mie care! Tornate al Gethsemani, tornate con me nel buio, nel dolore, nella compassione, nell' amore doloroso!
E tu, come ti trovi ora? Intendi, dunque, che ti faccio simile a Me?
Posa anche tu le tue ginocchia sulla terra del tuo sacrificio e dì con Me:
Padre, se è possibile, allontana da me questo calice: però non si faccia la mia, ma la Tua volontà.
E quanto avrai detto con intima convinzione "fiat", allora cesserà tutto e sarai rinnovato nel Mio Amore.
Guardate al Gethsemani, guardatemi disfatto, nell'orto e unitevi a Me!'
Quanto a Me il soffrire che fu, ora Mi sarà dolcissimo se vi metterete nella considerazione delle Mie pene. Non temete di entrare con Me nel Gethsemani:
Entrate e vedete. Se poi, vi parteciperò sensibili angosce e solitudini, ritenetele Miei veri doni e non vi smarrite, ma con Me dite:
Padre, non la mia volontà, ma la Tua si faccia!
Pregatemi, perché voglio sia conosciuto come ho amato tutti voi in quell'ora di abbandono e di tristezza senza nome".
(dal libro: Anonimo del XX secolo - Parole di cielo - in 3 volumi - 7 ediz.)
LE PROMESSE DI GESU'
Dal mio Cuore sempre partono voci di amore che invadono le anime, le scaldano e, a volte, le bruciano... E' la voce del Cuore mio che si propaga e raggiunge anche quelli che non vogliono sentirmi e che, perciò, non si accorgono di me. Ma a tutti parlo interiormente, a tutti mando la mia voce, perché tutti amo. Chi conosce la legge dell'amore non si meraviglia se Io insisto a dire che non posso non picchiare alle porte di quelli che mi resistono e che il rifiuto che spesso ne ottengo mi costringe - per così dire - a ripetere il richiamo, l'invito, l'offerta.
Ora, queste mie voci tutte calde d'amore, che partono dal Cuore mio, che altro sono se non l'amorosa volontà di un Dio amante che vuole salvare? Ma so assai bene che i miei inviti disinteressati non giovano a tanti e che i pochi che li accettano devono anche essi fare notevoli sforzi per accogliermi. Ebbene voglio dimostrarmi generoso (quasi che finora non lo fossi stato) e lo fo dandovi una preziosa gemma dell'amore mio per testimonianza dell'affetto sincero che Io nutro per tutti. Così, ho deciso di aprire una diga per lasciar passare il fiume di grazia che il mio cuore non può contenere più.
Ed ecco cosa offro a tutti in cambio di un pò d'amore: remissione di tutte le colpe e certezza di salvezza in punto dì morte a chi pensa, una volta al giorno, almeno, alle pene che provai nell'Orto del Gethsemani; contrizione perfetta e duratura a chi faccia celebrare una messa in onore di quelle stesse pene; riuscita nelle faccende spirituali a coloro che inculcheranno agli altri l'amore alle pene dolorosissime del mio Gethsemani. Infine, per dimostrarvi che voglio proprio rompere una diga del mio Cuore e darvi un fiume di grazia, Io prometto a chi si farà promotore della devozione al mio Gethsemani queste altre tre cose: vittoria completa e definitiva nella maggiore tentazione cui è soggetto; potere diretto di liberare anime dal Purgatorio; grande luce per compiere la mia volontà.
Tutti questi doni miei Io farò con certezza a quelli che faranno le cose che ho dette, con amore e compassione per la mia spaventosa agonia del Gethsemani.
(agosto 1963)
[Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/]
Lettera di Publio Lentulo
Lettera di Publio Lentulo, Governatore della Giudea (antecessore di Pilato), nella quale si descrivono le fattezze di Gesù Cristo all'Imperatore di Roma, tradotta dal latino originale che si conserva dai Signori Cesarini di Roma.
Ho inteso, o Cesare, che desideri sapere quanto ora ti narro: esiste qui un uomo, chiamato Gesù Cristo, il quale vive di grandi virtù.
Dalla gente è detto profeta, ed i suoi discepoli lo tengono per divino, e dicono che egli è figlio di Dio, Creatore del cielo e della terra, e di tutte le cose che in essa si trovano e sono fatte.
In verità, o Cesare, ogni giorno si sentono cose meravigliose di questo Cristo: risuscita i morti, e sana gli infermi con una sola parola.
Uomo di giusta statura, è molto bello di aspetto; ed ha grande maestà nel Volto, e quelli che lo mirano sono forzati ad amarlo e temerlo.
Ha i capelli color della nocciola ben matura; sono distesi sino alle orecchie, e dalle orecchie sino alle spalle sono color della terra, ma più risplendenti.
Ha nel mezzo della fronte in testa il crine spartito ad usanza dei Nazareni, il volto senza ruga, o macchia, accompagnato da un colore modesto.
Le narici e le labbra non possono da alcuno essere descritte. La barba è spessa ed ha somiglianza dei capelli, non molto lunga, ma spartita nel mezzo.
Il suo mirare è molto severo e grave: ha gli occhi come i raggi del sole, e nessuno può guardarlo fisso per lo splendore; e quando ammonisce si fa amare, ed è allegro con gravità.
Dicono che nessuno l'ha mai veduto ridere, ma bensì piangere.
Ha le mani e le braccia molto belle; nella conversazione contenta molti, ma si vede di rado; e quando Lo si trova, è molto modesto all'aspetto, e nella presenza è il più bell'uomo che si possa immaginare, tutto simile alla madre, la quale è la più giovane che siasi mai vista in queste parti.
Però se la Maestà tua, o Cesare, desidera di vederlo come negli avvisi passati mi scrivesti, fammelo sapere, che non mancherò subito di mandartelo.
Di lettere fa stupire la città di Gerusalemme.
Egli non ha studiato giammai con alcuno, eppure sa tutte le scienze.
Cammina scalzo, senza cosa alcuna in testa; molti ne ridono in vederlo, ma in presenza sua nel parlare con lui tremano e stupiscono.
Dicono che un tal uomo non è mai stato veduto, né inteso in queste parti.
In verità secondo quanto mi dicono gli ebrei non si è sentito mai nessuno di tali consigli, di così grande dottrina, come insegna questo Cristo, e molti Giudei lo tengono per divino e lo credono; e molti altri me lo querelano con dire che è contro la Maestà tua, o Cesare.
Si dice che non ha mai fatto dispiacere ad alcuna persona, anzi, tutti quelli che lo conoscono e che L'hanno incontrato dicono di aver ricevuto benefizi e sanità.
O Cesare, alla Maestà tua, alla tua obbedienza sono prontissimo: quanto mi comandi sarà eseguito. Vale.
Da Gerusalemme ripartizione settima, luna undicesima.
Della Maestà tua fedelissimo e obbedientissimo.
Publio Lentulo
Governatore della Giudea
La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l'orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria. (n. 537, 1994)
Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo. (n. 548, 1994)
[Blaise Pascal - "Pensieri"]
Preghiera di Gesù al Padre (trascritta da suor Josefa Menéndez)
Eterno Padre, Padre Misericordioso!
Ricevi il Sangue del tuo Figlio.
Ricevi le sue Piaghe.
Ricevi il suo Cuore per quelle anime!
Eterno Padre, ricevi il Sangue del tuo Figlio!
Prendi le sue Piaghe, prendi il suo Cuore!
Guarda quel capo coronato di spine.
Non permettere una volta di più che quel Sangue sia inutile!
Considera la mia sete di darti quelle anime.
O Padre mio, non permettere che vadano perdute!
Salvale affinché ti glorifichino in eterno!
[da "Invito all'Amore" - ed. Shalom]
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mercoledì 27 novembre 2013
Gesù a mamma Natuzza
Vedi me, non è un Paradiso? Tu brilli quando vedi me! Ti senti felice, ti senti in cielo, ti senti in Paradiso. Il Paradiso è questo: il godimento, la gioia, l'amore e la pace. Perché dico sempre: dispensate l'amore? Mi piace quando dici alla gente: "Vorrei che tutti fossero innamorati come sono io di Gesù". Godo di questa parola, perché il desiderio mio tu lo condividi. Io li vorrei tutti felici insieme a me, per godere le gioie, le bellezze, tutto. Quando un'anima non crede, non viene vicino a me, io vado in cerca, lei mi rifiuta, quella non trova pace, non ha nemmeno il godimento [...].
Chi soffre e offre vive le bellezze, le gusta, le assapora. Per chi non crede è tutto svanito.
{Gesù a Natuzza Evolo}
Natuzza: Guaritemi perché io sto male, perché sento di essere pazza per tutte queste cose, perché penso sempre la stessa cosa, perché penso sempre a Voi, in ogni angolo vi vedo e se non vi vedo con gli occhi, vi vedo con lo spirito.
Gesù: C'è chi è pazza per la carne, c'è chi è pazza per lo spirito. C'è chi impazzisce solo per il corpo, per le bestemmie, per i peccati, per i terreni, per le cose materiali, c'è chi impazzisce per le cose spirituali. Innamoratevi delle cose del Cielo e non di quelle della terra, perché queste sfumano come il vento, finiscono presto.
Chi soffre e offre vive le bellezze, le gusta, le assapora. Per chi non crede è tutto svanito.
{Gesù a Natuzza Evolo}
Natuzza: Guaritemi perché io sto male, perché sento di essere pazza per tutte queste cose, perché penso sempre la stessa cosa, perché penso sempre a Voi, in ogni angolo vi vedo e se non vi vedo con gli occhi, vi vedo con lo spirito.
Gesù: C'è chi è pazza per la carne, c'è chi è pazza per lo spirito. C'è chi impazzisce solo per il corpo, per le bestemmie, per i peccati, per i terreni, per le cose materiali, c'è chi impazzisce per le cose spirituali. Innamoratevi delle cose del Cielo e non di quelle della terra, perché queste sfumano come il vento, finiscono presto.
Padre Pio e Gesù
Questa notte scorsa poi l'ho passata tutta intiera con Gesù appassionato: Ho sofferto anche assai; ma in un modo ben diverso da quello della notte precedente. Questo è stato un dolore che non mi ha fatto male alcuno; aumentava sempre più in me la fiducia in Dio; mi sentivo sempre più attratto verso Gesù; senza nessun fuoco vicino, mi sentivo interamente tutto bruciare; senza lacci addosso, mi sentivo a Gesù stretto e legato; da mille fiamme mi sentivo bruciare, che mi facevano vivere e mi facevano morire. Quindi soffrivo, vivevo e morivo continuamente. Padre mio, se potessi volare, vorrei parlare forte, a tutti vorrei gridare con quanta voce terrei in gola: amate Gesù che è degno d'amore. Ma, ahimé!, padre mio, il mio spirito è ancora fortemente legato a questo corpo [...].
Pregate, affinché il Signore si degni di accorciare il mio esilio. Spiegatemi donde nasce in me questo cieco desiderio di andarmene, [...] di spiccare il volo per partire.
Finita la messa mi trattenni con Gesù per rendimento di grazia. Oh, quanto fu soave il colloquio tenuto col Paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dire tutto non lo potei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù ne era il Paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non mi potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto. Sì, babbo mio, l'uomo non può comprendere che quando il Paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo. Questa visita, credetemi, mi rinfrancò tutto. Viva il divin prigioniero!
Eccovi descritto debolmente quello che mi accade quando sono con Gesù e Maria. Fuori di questi momenti cerco di fuggire tutti i piaceri; ed intanto un piacere grandissimo riempie tutto il mio cuore, da rendermi beato e contento. Soffro e vorrei sempre più soffrire; mi sento consumare e vorrei essere più consumato. Desidero la morte solo per unirmi con vincoli indissolubili al Celeste Sposo. Desidero la vita per sempre più patire, avendomi Gesù dato ad intendere che la prova sicura dell'amore è solo nei dolori. Parmi di cercare sempre qualcosa che non trovo, e neanche io so qual è questa cosa che continuamente cerco; amo, soffro poco, vorrei amare assai di più per l'ideale che cerco.
Questo Gesù, quasi sempre mi chiede amore. Ed il mio cuore, più che la bocca gli risponde: "O Gesù mio...".
E non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: "Sì, Gesù, ti amo; in questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più; ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato a te; se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò; anzi te ne prego di farlo, io lo desidero.
Vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore! Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa più inasprirlo. Questo amante voi già lo conoscete. E' un amante che non si adira mai con chi l'offende. Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta con sé. Egli riconosce di non avere proprio nulla di che gloriarsi davanti a lui. [...]
Egli si è talmente invaghito del mio cuore che mi fa arder tutto del suo fuoco divino, del suo fuoco d'amore. Che cos'è questo fuoco che mi investe tutto? Padre mio, se Gesù ci rende così felici sulla terra, che sarà nel cielo?! [...]
Vi sono momenti che mi si presenta alla mente la severità di Gesù e sono sul momento di affliggermi; mi metto a considerare la sua piacevolezza e tutto ne rimango consolato. Non posso non abbandonarmi a questa dolcezza, a questa felicità...
Pregate, affinché il Signore si degni di accorciare il mio esilio. Spiegatemi donde nasce in me questo cieco desiderio di andarmene, [...] di spiccare il volo per partire.
Finita la messa mi trattenni con Gesù per rendimento di grazia. Oh, quanto fu soave il colloquio tenuto col Paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dire tutto non lo potei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù ne era il Paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non mi potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto. Sì, babbo mio, l'uomo non può comprendere che quando il Paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo. Questa visita, credetemi, mi rinfrancò tutto. Viva il divin prigioniero!
Eccovi descritto debolmente quello che mi accade quando sono con Gesù e Maria. Fuori di questi momenti cerco di fuggire tutti i piaceri; ed intanto un piacere grandissimo riempie tutto il mio cuore, da rendermi beato e contento. Soffro e vorrei sempre più soffrire; mi sento consumare e vorrei essere più consumato. Desidero la morte solo per unirmi con vincoli indissolubili al Celeste Sposo. Desidero la vita per sempre più patire, avendomi Gesù dato ad intendere che la prova sicura dell'amore è solo nei dolori. Parmi di cercare sempre qualcosa che non trovo, e neanche io so qual è questa cosa che continuamente cerco; amo, soffro poco, vorrei amare assai di più per l'ideale che cerco.
Questo Gesù, quasi sempre mi chiede amore. Ed il mio cuore, più che la bocca gli risponde: "O Gesù mio...".
E non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: "Sì, Gesù, ti amo; in questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più; ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato a te; se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò; anzi te ne prego di farlo, io lo desidero.
Vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore! Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa più inasprirlo. Questo amante voi già lo conoscete. E' un amante che non si adira mai con chi l'offende. Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta con sé. Egli riconosce di non avere proprio nulla di che gloriarsi davanti a lui. [...]
Egli si è talmente invaghito del mio cuore che mi fa arder tutto del suo fuoco divino, del suo fuoco d'amore. Che cos'è questo fuoco che mi investe tutto? Padre mio, se Gesù ci rende così felici sulla terra, che sarà nel cielo?! [...]
Vi sono momenti che mi si presenta alla mente la severità di Gesù e sono sul momento di affliggermi; mi metto a considerare la sua piacevolezza e tutto ne rimango consolato. Non posso non abbandonarmi a questa dolcezza, a questa felicità...
venerdì 22 novembre 2013
Meraviglie della bontà e misericordia della Sapienza eterna prima dell'incarnazione
Davanti alla rovina del povero Adamo e dei suoi figli, la Sapienza eterna è vivamente commossa.
Con immenso dispiacere vede frantumato il suo vaso prezioso, lacerato il suo ritratto, distrutto il suo capolavoro, detronizzato il suo vicario in terra.
Con tenerezza tende l'orecchio alla sua voce lamentosa ed alle sue grida. Con passione ne scorge il sudore sulla fronte, le lacrime negli occhi, gli spasimi nelle braccia, il dolore nel cuore e l'afflizione nell'anima.
I. Il piano divino della salvezza
[Mi par di vedere l'amabile Sapienza quasi chiamare e convocare una seconda volta la Trinità santa per
rinnovare l'uomo, come aveva già fatto per crearlo [54]. Ed immagino che durante quel grande Consiglio si svolga una specie di lotta fra l'eterna Sapienza e la Giustizia di Dio.
Mi sembra di udire la Sapienza nella discussione della causa dell'uomo. L'uomo e la sua discendenza - ella - dice - meritano davvero per la colpa commessa la condanna eterna insieme con gli angeli ribelli. Bisogna però aver pietà di lui perché ha peccato più per debolezza e ignoranza che per malizia.
Sarebbe un vero peccato - ella sostiene - che un capolavoro così perfetto rimanga schiavo per sempre del suo nemico e che milioni e milioni di uomini si perdano eternamente per colpa di uno solo.
Fa poi vedere i posti lasciati vuoti nel cielo dagli angeli apostati e l'opportunità di colmarli [55] e infine la grande gloria per Dio nel tempo e nell'eternità se l'uomo sarà salvato.
Mi par di udire la Giustizia rispondere: la sentenza di morte e di eterna condanna è decretata contro
l’uomo e contro la sua discendenza, e deve essere eseguita subito e senza misericordia, come lo fu quella contro Lucifero ed i suoi seguaci. L'uomo - ella aggiunge - è un ingrato dopo tutti i benefici ricevuti; avendo seguito il demonio nella disubbidienza e nell'orgoglio, lo deve seguire anche nel castigo, perché è proprio necessario punire il peccato.
La Sapienza non vede nessuno nell'universo in grado di espiare la colpa dell'uomo, di soddisfare la
giustizia e di placare l'ira di Dio. E vuole, tuttavia, salvare il misero uomo ch'ella è portata ad amare e trova un rimedio meraviglioso.
È sbalorditivo: l'amore incomprensibile giunge fino agli estremi! L'amorosa e augusta sovrana offre se stessa in sacrificio al Padre per risarcire la sua giustizia, calmare la sua collera, strappare l'uomo dalla schiavitù del demonio e dalle fiamme dell'inferno e meritargli un'eternità felice.
La sua offerta è accettata. Si prende e si decreta una decisione: l'eterna Sapienza, cioè il Figlio di Dio, si
farà uomo a tempo opportuno e con modalità stabilite. Durante i quattro millenni che passarono dalla creazione e dal peccato di Adamo fino all'incarnazione della divina Sapienza, Adamo e i suoi discendenti morirono come voleva la norma fissata da Dio. Ma, in vista dell'incarnazione del Figlio di Dio, ricevettero la grazia di ubbidire ai comandamenti e di farne degna penitenza quando li trasgredirono. E se morirono nella grazia e amicizia di Dio, le anime loro discesero al limbo nell'attesa del Salvatore e Liberatore che aprisse loro la porta del cielo.
Con immenso dispiacere vede frantumato il suo vaso prezioso, lacerato il suo ritratto, distrutto il suo capolavoro, detronizzato il suo vicario in terra.
Con tenerezza tende l'orecchio alla sua voce lamentosa ed alle sue grida. Con passione ne scorge il sudore sulla fronte, le lacrime negli occhi, gli spasimi nelle braccia, il dolore nel cuore e l'afflizione nell'anima.
I. Il piano divino della salvezza
[Mi par di vedere l'amabile Sapienza quasi chiamare e convocare una seconda volta la Trinità santa per
rinnovare l'uomo, come aveva già fatto per crearlo [54]. Ed immagino che durante quel grande Consiglio si svolga una specie di lotta fra l'eterna Sapienza e la Giustizia di Dio.
Mi sembra di udire la Sapienza nella discussione della causa dell'uomo. L'uomo e la sua discendenza - ella - dice - meritano davvero per la colpa commessa la condanna eterna insieme con gli angeli ribelli. Bisogna però aver pietà di lui perché ha peccato più per debolezza e ignoranza che per malizia.
Sarebbe un vero peccato - ella sostiene - che un capolavoro così perfetto rimanga schiavo per sempre del suo nemico e che milioni e milioni di uomini si perdano eternamente per colpa di uno solo.
Fa poi vedere i posti lasciati vuoti nel cielo dagli angeli apostati e l'opportunità di colmarli [55] e infine la grande gloria per Dio nel tempo e nell'eternità se l'uomo sarà salvato.
Mi par di udire la Giustizia rispondere: la sentenza di morte e di eterna condanna è decretata contro
l’uomo e contro la sua discendenza, e deve essere eseguita subito e senza misericordia, come lo fu quella contro Lucifero ed i suoi seguaci. L'uomo - ella aggiunge - è un ingrato dopo tutti i benefici ricevuti; avendo seguito il demonio nella disubbidienza e nell'orgoglio, lo deve seguire anche nel castigo, perché è proprio necessario punire il peccato.
La Sapienza non vede nessuno nell'universo in grado di espiare la colpa dell'uomo, di soddisfare la
giustizia e di placare l'ira di Dio. E vuole, tuttavia, salvare il misero uomo ch'ella è portata ad amare e trova un rimedio meraviglioso.
È sbalorditivo: l'amore incomprensibile giunge fino agli estremi! L'amorosa e augusta sovrana offre se stessa in sacrificio al Padre per risarcire la sua giustizia, calmare la sua collera, strappare l'uomo dalla schiavitù del demonio e dalle fiamme dell'inferno e meritargli un'eternità felice.
La sua offerta è accettata. Si prende e si decreta una decisione: l'eterna Sapienza, cioè il Figlio di Dio, si
farà uomo a tempo opportuno e con modalità stabilite. Durante i quattro millenni che passarono dalla creazione e dal peccato di Adamo fino all'incarnazione della divina Sapienza, Adamo e i suoi discendenti morirono come voleva la norma fissata da Dio. Ma, in vista dell'incarnazione del Figlio di Dio, ricevettero la grazia di ubbidire ai comandamenti e di farne degna penitenza quando li trasgredirono. E se morirono nella grazia e amicizia di Dio, le anime loro discesero al limbo nell'attesa del Salvatore e Liberatore che aprisse loro la porta del cielo.
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San Luigi Maria Grignion de Montfort
Meraviglie della potenza della Sapienza divina nella creazione del mondo e dell'uomo
I. Nella creazione del mondo
La Sapienza eterna ha incominciato a risplendere fuori del seno di Dio quando, al termine di un'intera
eternità, creò la luce, il cielo e la terra.
San Giovanni afferma che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, cioè della Sapienza eterna. Salomone la definisce madre e artefice di tutte le cose.
Notiamo ch'egli non la chiama solamente artefice dell'universo, ma anche madre: infatti l'artefice non ama e non si prende cura della sua opera come una madre fa con il suo bambino.
La Sapienza eterna avendo creato tutte le cose, dimora in esse per abbracciarle, sostenerle,
rinnovarle. È lei la bellezza sovranamente retta che mise il bell'ordine nel mondo da lei creato. Tutto lei ha separato, composto, pesato, aggiunto, contato.
Lei ha steso i cieli, ha disposto con ordine il sole, la luna, le stelle e i pianeti; lei ha gettato le fondamenta della terra, ha stabilito i limiti e le leggi del mare e degli abissi, ha plasmato le montagne, ha dosato, equilibrato tutto, perfino le sorgenti.
Infine - ella dice - stavo con Dio e disponevo ogni cosa con una precisione così perfetta e al tempo stesso con una varietà così piacevole, che mi pareva di giocare per divertire me e il Padre....
Questo ineffabile gioco della divina Sapienza si nota effettivamente nella diversità delle creature da lei
prodotte nell'universo. Infatti, a voler prescindere dalle differenti specie di angeli, quasi infiniti di numero, dalle differenti grandezze degli astri, e dai diversi caratteri degli uomini, non si vede forse la meravigliosa varietà delle stagioni e dei tempi, degli istinti negli animali, delle innumerevoli specie di piante, delle bellezze nei fiori, dei sapori nei frutti?
«Chi è saggio comprenda queste cose». La Sapienza si è comunicata a qualcuno? Ebbene, solo costui avrà l'intelligenza di questi misteri della natura.
La Sapienza ha rivelati questi misteri ai santi, come si legge nella loro vita. Talvolta essi si stupirono
talmente nel contemplare la bellezza, la soavità e l'ordine immessi dalla divina Sapienza nelle piccole cose come l'ape, la spiga di frumento, il fiore, il bruco, da cadere rapiti in estasi.
II. Nella creazione dell'uomo
Se la potenza e la dolcezza dell'eterna Sapienza hanno tanto rifulso nel creato, nella bellezza e nell'ordine
dell'universo, molto più han brillato nella creazione dell'uomo. Questi infatti è il suo meraviglioso capolavoro, la viva immagine della sua bellezza e delle sue perfezioni, l'eletto vaso delle sue grazie, il mirabile tesoro delle sue ricchezze e l'unico suo vicario in terra: «Con la tua Sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te».
A gloria di questo splendido e potente artefice bisognerebbe qui spiegare la bellezza e l'eccellenza
originale che l'uomo ebbe da lei al momento della creazione.
Ma l'immenso peccato da lui commesso, le cui tenebre e macchie si riflettono fin su di me, povero figlio d'Eva, mi ha così oscurato la mente che posso parlarne solo con molta imperfezione.
Si può dire ch'ella fece una copia ed una immagine splendente della sua intelligenza, della sua memoria e della sua volontà per donarle all'anima dell'uomo, perché fosse il vivo ritratto della Divinità. Gli accese in cuore la fiamma del puro amore di Dio; gli plasmò un corpo pieno di luce ed in lui racchiuse, come in sintesi, le differenti perfezioni degli angeli, degli animali e delle altre creature.
Nell'uomo tutto era luminoso senza ombre, bello senza brutture, puro senza macchia, regolato senza
disordine e senza difetto od imperfezione. Il suo spirito aveva in dote la luce della Sapienza per riconoscere perfettamente il Creatore e le creature. Aveva la grazia di Dio nell'anima per cui era innocente e gradito agli occhi dell'Altissimo. Aveva l'immortalità nel corpo. Aveva nel cuore il puro amore di Dio, esente dal timore della morte, ed amava Dio continuamente, senza negligenze, con amore puro per Dio stesso. Ed infine era tanto divino da essere in ogni momento trasportato al di fuori di sé, rapito in Dio, senza passioni da vincere e nemici da combattere.
O generosità dell'eterna Sapienza verso l'uomo! O felice stato d'innocenza dell'uomo!
Ma ecco la più grande delle disgrazie!... L'eletto divino si spezza in mille frantumi, la fulgente stella cade, lo splendente sole si ricopre di fango!
L'uomo pecca e, peccando, perde la sapienza, l'innocenza, la bellezza, l'immortalità... perde, insomma, ogni bene ricevuto ed è assalito da una infinità di mali!
L'uomo ha lo spirito inebetito ed ottenebrato: non vede più nulla. Il cuore gli si fa di ghiaccio nei confronti di Dio e non lo ama più. La sua anima offuscata dai peccati rassomiglia al demonio. Sorgono sregolate passioni di cui egli perde il controllo. Gli resta la compagnia dei demoni, dei quali diventa abitacolo e schiavo. Le creature si ribellano e gli fan guerra.
In un attimo, l'uomo è ridotto a schiavo del demonio, oggetto dell'ira di Dio e vittima dell'inferno.
Appare a se stesso tanto brutto che corre a nascondersi. È maledetto e condannato a morte; è scacciato dal paradiso terrestre e perde il suo posto nel cielo. È condannato a condurre una vita grama, priva di ogni speranza di felicità, su di una terra maledetta! E da maledetto dovrà morire e, dopo la morte, andar dannato per sempre nel corpo e nell'anima, come il diavolo. E tutto ciò per sé e per i suoi figli [53].
Tale è la tremenda infelicità in cui l'uomo è caduto con il peccato. Tale è l'equa sentenza pronunciata dalla giustizia di Dio contro di lui.
In simile stato, Adamo è come disperato: non può ricevere aiuto né dagli angeli né dalle creature.
Nessuno è capace di rimetterlo in sesto, perché era troppo bello e ben fatto al momento della creazione, troppo repellente e macchiato è ora dopo la colpa. Si vede cacciato dal paradiso e dalla presenza di Dio.
Scorge la giustizia di Dio che lo perseguirà in tutta la discendenza. Vede chiudersi il cielo e spalancarsi l'inferno e nessuno capace di riaprirgli il primo e sbarrargli il secondo.
La Sapienza eterna ha incominciato a risplendere fuori del seno di Dio quando, al termine di un'intera
eternità, creò la luce, il cielo e la terra.
San Giovanni afferma che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, cioè della Sapienza eterna. Salomone la definisce madre e artefice di tutte le cose.
Notiamo ch'egli non la chiama solamente artefice dell'universo, ma anche madre: infatti l'artefice non ama e non si prende cura della sua opera come una madre fa con il suo bambino.
La Sapienza eterna avendo creato tutte le cose, dimora in esse per abbracciarle, sostenerle,
rinnovarle. È lei la bellezza sovranamente retta che mise il bell'ordine nel mondo da lei creato. Tutto lei ha separato, composto, pesato, aggiunto, contato.
Lei ha steso i cieli, ha disposto con ordine il sole, la luna, le stelle e i pianeti; lei ha gettato le fondamenta della terra, ha stabilito i limiti e le leggi del mare e degli abissi, ha plasmato le montagne, ha dosato, equilibrato tutto, perfino le sorgenti.
Infine - ella dice - stavo con Dio e disponevo ogni cosa con una precisione così perfetta e al tempo stesso con una varietà così piacevole, che mi pareva di giocare per divertire me e il Padre....
Questo ineffabile gioco della divina Sapienza si nota effettivamente nella diversità delle creature da lei
prodotte nell'universo. Infatti, a voler prescindere dalle differenti specie di angeli, quasi infiniti di numero, dalle differenti grandezze degli astri, e dai diversi caratteri degli uomini, non si vede forse la meravigliosa varietà delle stagioni e dei tempi, degli istinti negli animali, delle innumerevoli specie di piante, delle bellezze nei fiori, dei sapori nei frutti?
«Chi è saggio comprenda queste cose». La Sapienza si è comunicata a qualcuno? Ebbene, solo costui avrà l'intelligenza di questi misteri della natura.
La Sapienza ha rivelati questi misteri ai santi, come si legge nella loro vita. Talvolta essi si stupirono
talmente nel contemplare la bellezza, la soavità e l'ordine immessi dalla divina Sapienza nelle piccole cose come l'ape, la spiga di frumento, il fiore, il bruco, da cadere rapiti in estasi.
II. Nella creazione dell'uomo
Se la potenza e la dolcezza dell'eterna Sapienza hanno tanto rifulso nel creato, nella bellezza e nell'ordine
dell'universo, molto più han brillato nella creazione dell'uomo. Questi infatti è il suo meraviglioso capolavoro, la viva immagine della sua bellezza e delle sue perfezioni, l'eletto vaso delle sue grazie, il mirabile tesoro delle sue ricchezze e l'unico suo vicario in terra: «Con la tua Sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te».
A gloria di questo splendido e potente artefice bisognerebbe qui spiegare la bellezza e l'eccellenza
originale che l'uomo ebbe da lei al momento della creazione.
Ma l'immenso peccato da lui commesso, le cui tenebre e macchie si riflettono fin su di me, povero figlio d'Eva, mi ha così oscurato la mente che posso parlarne solo con molta imperfezione.
Si può dire ch'ella fece una copia ed una immagine splendente della sua intelligenza, della sua memoria e della sua volontà per donarle all'anima dell'uomo, perché fosse il vivo ritratto della Divinità. Gli accese in cuore la fiamma del puro amore di Dio; gli plasmò un corpo pieno di luce ed in lui racchiuse, come in sintesi, le differenti perfezioni degli angeli, degli animali e delle altre creature.
Nell'uomo tutto era luminoso senza ombre, bello senza brutture, puro senza macchia, regolato senza
disordine e senza difetto od imperfezione. Il suo spirito aveva in dote la luce della Sapienza per riconoscere perfettamente il Creatore e le creature. Aveva la grazia di Dio nell'anima per cui era innocente e gradito agli occhi dell'Altissimo. Aveva l'immortalità nel corpo. Aveva nel cuore il puro amore di Dio, esente dal timore della morte, ed amava Dio continuamente, senza negligenze, con amore puro per Dio stesso. Ed infine era tanto divino da essere in ogni momento trasportato al di fuori di sé, rapito in Dio, senza passioni da vincere e nemici da combattere.
O generosità dell'eterna Sapienza verso l'uomo! O felice stato d'innocenza dell'uomo!
Ma ecco la più grande delle disgrazie!... L'eletto divino si spezza in mille frantumi, la fulgente stella cade, lo splendente sole si ricopre di fango!
L'uomo pecca e, peccando, perde la sapienza, l'innocenza, la bellezza, l'immortalità... perde, insomma, ogni bene ricevuto ed è assalito da una infinità di mali!
L'uomo ha lo spirito inebetito ed ottenebrato: non vede più nulla. Il cuore gli si fa di ghiaccio nei confronti di Dio e non lo ama più. La sua anima offuscata dai peccati rassomiglia al demonio. Sorgono sregolate passioni di cui egli perde il controllo. Gli resta la compagnia dei demoni, dei quali diventa abitacolo e schiavo. Le creature si ribellano e gli fan guerra.
In un attimo, l'uomo è ridotto a schiavo del demonio, oggetto dell'ira di Dio e vittima dell'inferno.
Appare a se stesso tanto brutto che corre a nascondersi. È maledetto e condannato a morte; è scacciato dal paradiso terrestre e perde il suo posto nel cielo. È condannato a condurre una vita grama, priva di ogni speranza di felicità, su di una terra maledetta! E da maledetto dovrà morire e, dopo la morte, andar dannato per sempre nel corpo e nell'anima, come il diavolo. E tutto ciò per sé e per i suoi figli [53].
Tale è la tremenda infelicità in cui l'uomo è caduto con il peccato. Tale è l'equa sentenza pronunciata dalla giustizia di Dio contro di lui.
In simile stato, Adamo è come disperato: non può ricevere aiuto né dagli angeli né dalle creature.
Nessuno è capace di rimetterlo in sesto, perché era troppo bello e ben fatto al momento della creazione, troppo repellente e macchiato è ora dopo la colpa. Si vede cacciato dal paradiso e dalla presenza di Dio.
Scorge la giustizia di Dio che lo perseguirà in tutta la discendenza. Vede chiudersi il cielo e spalancarsi l'inferno e nessuno capace di riaprirgli il primo e sbarrargli il secondo.
{da "L'amore dell'eterna Sapienza" - San Luigi Maria Grignion de Montfort}
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martedì 19 novembre 2013
Preghiera a Gesù Risorto
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua resurrezione
hai dato la vita al mondo.
Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.
Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.
Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.
Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.
Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.
Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
{dal Vangelo secondo Matteo 28,1}
Perché il Signore ha voluto darci solamente dopo la sua risurrezione lo Spirito, dal quale ci provengono i massimi benefici, in quanto per suo mezzo viene riversata nei nostri cuori la carità di Dio? Per quale motivo? Perché nell'attesa della nostra risurrezione la nostra carità arda vivamente, consumi ogni attaccamento mondano, e tutta intera corra verso Dio. …..Il Signore nostro Gesù Cristo, infatti, dopo che è risorto non muore più - dice l'Apostolo -, la morte non avrà più alcun potere su di lui (Rm 6, 9). Ecco che cosa dobbiamo amare. Se viviamo, se crediamo in colui che è risorto, egli ci darà cose ben diverse da quelle che qui amano quelli che non amano Dio, i quali tanto più amano le cose di quaggiù quanto meno amano Dio, e tanto meno quanto più amano lui. Ma vediamo che cosa ci ha promesso non ricchezze terrene e temporali, non onori e potenza di questo mondo …. non la salute del corpo; non …. una vita lunga …non la bellezza del corpo… Niente di tutto questo ci ha promesso colui che ha detto: Chi crede in me venga e beva; e dal suo seno fluiranno torrenti d'acqua viva. Ci ha promesso la vita eterna, dove niente dovremo temere, dove saremo al sicuro d'ogni turbamento… Essendo tale la promessa che il Signore ha fatto a coloro che lo amano, e ardono della carità dello Spirito Santo, per questo non volle dare lo Spirito stesso se non dopo la sua glorificazione, onde mostrare nel suo corpo la vita che ancora non abbiamo, ma che speriamo di avere nella risurrezione.
{S. Agostino, Omelia 32}
Richiesta di grazia:
O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi questa grazia...
(dire la grazia che si desidera ottenere)
che tanto desideriamo, purché sia conforme alla Tua santa volontà, porti frutti di amore, di carità, di pace; ci liberi dall'egoismo; ci renda collaboratori per la diffusione del Regno di Dio nel mondo. Amen.
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