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lunedì 5 gennaio 2015

Il Santo Rosario - Rivelazioni della Vergine a Fatima


Ti ho dato la vista intellettiva di ciò che è un Rosario ben detto: pioggia di rose sul mondo. Ad ogni Ave che un'anima amante dice con amore e con fede io lascio cadere una grazia. Dove? Dappertutto: sui giusti a farli più giusti, sui peccatori per ravvederli. Quante! Quante grazie piovono per le Ave del Rosario! Rose bianche, rosse, oro.

Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d'oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!

Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina - e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall'Uomo - Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose porpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d'oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l'inesauribile fonte di tutte le grazie!

venerdì 12 dicembre 2014

Misteri gaudiosi del Santo Rosario

1° mistero: L'annunciazione

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chia­mato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria dis­se: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. (Lc. 1, 30-32; 38)

E' il momento più grande della storia del genere umano.
L'angelo annuncia alla Vergine che sarà madre del Figlio di Dio, che l'Altissimo ha scelto Lei per compiere le scritture, che è Lei l'eletta.
Maria, dopo la prima esitazione -Com'è possibile, non conosco uomo?- accetta con fiducia: -Avvenga per me secondo la tua parola-.
E' l'elogio dell'umiltà: l'umiltà di Dio che aspetta un "sì" da una creatura e l'umiltà della Santa Vergine che si definisce "la serva del Signore".
Maria, dona anche a me la virtù dell'umiltà, fa' che anch'io possa essere sempre pronta e disponibile alla chiamata di Dio e che possa accettare tutti i suoi piani, anche quelli più dolorosi.

2° mistero: La visitazione

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la monta­gna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». (Lc. 1, 39-45)

L'angelo Gabriele mette al corrente Maria che sua cugina, in età avanzata e dichiarata sterile, è al sesto mese di gravidanza, - Nulla è impossibile a Dio-.
La Santa Vergine si mette subito in viaggio per recarsi da Elisabetta, incurante delle difficoltà e della pericolosità del viaggio. Probabilmente è spinta dal desiderio di condividere la sua gioia e dalla voglia di portare Gesù agli altri.
Sulla cugina scende lo Spirito Santo: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".
Maria le risponde con gli altissimi versi del Magnificat.
Maria, donami il desiderio di aiutare il prossimo, dammi la capacità di farmi piccola e di mettere gli altri al primo posto.
Fammi una vera discepola di Gesù.
Mettimi al servizio dei bisognosi, dei malati e degli infelici.

3° mistero: La nascita di Gesù a Betlemme

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nell'albergo. (Lc. 2, 6-7)

E' la Notte Santa. 
Maria e Giuseppe sono nella stalla di Betlemme. 
Il mondo li ha rifiutati. 
Ha già rifiutato il Salvatore.
La notte è rischiarata dalla stella, ma è "la luce del mondo" che sta nascendo.
I pastori arrivano attirati dalla luce della cometa e dai cori degli angeli che intonano sublimi canti di gioia.
Fuori è tutto giubilo.
Dentro è tutta estasi.
Giuseppe e Maria, contemplano il Bambino, il dono di Dio al mondo.
Maria, fa' che possa disprezzare la ricchezza, gli agi e gli ozi. Preservami dai vizi e dai peccati di gola.
Fammi amare la povertà.
Non permettere che sia superficiale e che dia troppa importanza all'apparenza.
Donami un animo sensibile e nobile, a imitazione tua e di Gesù.

4° mistero: La presentazione di Gesù nel tempio

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio. (Lc. 2, 25-28)

Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio, anche se sanno che non sarebbero tenuti a farlo poiché il Bambino è Figlio di Dio, ma nell'umiltà desiderano conformarsi agli usi e alle regole.
Maria offre Gesù a Dio, lo offre in sacrificio. 
E Simeone profetizza: "Anche a te una spada trafiggerà l'anima".
Maria non comprende totalmente ma custodisce tutte le cose nel suo cuore.
Maria, ti prego allontana da me l'arroganza, fa' che non mi senta mai superiore agli altri. 
Fa' che io viva la religione con entusiasmo e con rispetto e che riesca a insegnarlo ai miei figli.


5° mistero: Il ritrovamento di Gesù nel tempio

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mez­zo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intel­ligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Per­ché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». (Lc. 2, 46-49)

Maria e Giuseppe smarriscono Gesù a Gerusalemme. 
Lo cercano ovunque e lo trovano dopo tre giorni nel tempio.
Sta parlando con i sacerdoti, che rimangono stupiti dalle sue risposte e dalla sua intelligenza.
"Perché ci hai fatto questo?", è la domanda della Santa Vergine, che in questi tre giorni ha sofferto come solo una madre può fare.
E' l'anticipazione dei tre giorni che Maria dovrà aspettare per veder risorgere quel Figlio disprezzato, offeso, flagellato e crocifisso.
"Non lo sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
Ancora Maria non comprende appieno questa risposta, ma la accetta e la custodisce dentro di Lei.
Maria, fa' che io non mi perda d'animo nei momenti di aridità spirituale, quando cercherò il calore e l'affetto di Gesù e troverò solo la fatica nell'orazione. Aiutami a capire che in quei momenti il calore del mio cuore lo dono a Lui, per riscaldarlo della freddezza che gli riservano le creature e per consolarlo delle offese ricevute. Fammi amare l'attesa del suo ritorno, esulta con me quando lo ritroverò proprio lì dov'era, nel mio cuore.


martedì 4 novembre 2014

Da "Il Rosario teologia in ginocchio" - Florian Kolfhaus


Non pochi teologi, spesso sulla base di considerazioni ecumeniche discutibili, propagando un "minimalismo mariano" emettono in guardia dal pericolo di esagerazioni come l'onesto e sincero amore per Maria dispiacesse al Figlio o lo mettesse da parte. [...]
Maria non è morta. [...] Il suo ritorno a casa era così come Dio lo volle per Adamo ed Eva, se non avessero peccato. [...] Almeno una persona su questa terra doveva vivere senza peccato e dipartirne senza morire. Almeno una volta, vi doveva essere un amore così forte e puro che non innalza soltanto l'anima a Dio, ma con impeto estatico strappa anche il corpo dalla strettezza di questo mondo. [...]
Chi lo recita (il Rosario) studia la teologia in ginocchio. Il Rosario, infatti, è nato dal desiderio di contemplare Gesù, con e attraverso Maria, per imparare a conoscerlo meglio ed amarlo di più. [...]
La Chiesa utilizza i titoli cristologici anche per la Madre di Gesù, in forma femminile: Re e Regina, Mediatore e Mediatrice, Salvatore e Salvatrice, il nuovo Adamo e la nuova Eva. Santa Caterina da Siena chiama Maria Redemptrix, "Redentrice". Maria è così coinvolta nell'opera di Redenzione di Cristo da poter letteralmente affermare che non esiste altra via oltre a Lei, che conduca a Gesù. [...]
(Il Rosario) è una preghiera che può essere recitata da chiunque: dai bambini agli anziani, dai malati a chi gode ottima salute, in macchina o a casa davanti ad un'immagine di Maria. 

sabato 11 ottobre 2014


Continuate ad amare il Santo Rosario e diffondetene la pratica in tutti gli ambienti, in cui venite a trovarvi.
E' una preghiera che:
- vi forma alla scuola del Vangelo vissuto.
- educa il vostro animo alla pietà,
- vi rende perseveranti nel bene,
- vi prepara alla vita,
- e, soprattutto, vi fa cari a Maria Santissima, la quale vi custodirà e vi difenderà dalle insidie del male.
Pregate la Madonna anche per me, mentre io affido ciascuno di voi alla sua materna protezione.

{Giovanni Paolo II}


giovedì 9 ottobre 2014

I quindici canti del sublime poema


"Il Rosario: un poema, un sublime poema in quindici canti, 
che attraverso gesta di gaudio, di dolore e di gloria quali nessun poeta ideò mai più mirabili, 
conduce la mente e l'anima dalla terra al cielo 
- da un'oscura casa della Galilea agli splendori del Paradiso - indicandone al pellegrino la via".

{Tito Casini}


Rosario fra le onde

Dunque, bisogna sapere che anche da noi c'è un "Cristo degli abissi". A San Fruttuoso i "sub" hanno posto in fondo al mare una stupenda statua del Redentore, e qui i nostri giovani hanno voluto, nel tratto di mare tra la punta e l'isola, un magnifico Crocifisso in bronzo che domina il silenzio del fondale.
Così si decide. E' una domenica un po' grigia ma non importa. I "sub" della nostra cittadina vogliono offrire in omaggio al Cristo del mare una corona di alloro. Partiamo nel primo pomeriggio con un corteo di gommoni e fuoribordo. I giovani hanno già indossato la "muta". Portano sulle spalle le bombole di ossigeno. C'è eccitazione, allegria. Si punta al largo. Il mare è un po' mosso e qualche folata di vento fa temere per un cambiamento improvviso del tempo. Io me ne sto in piedi su un motoscafo bianco accanto alla corona. La mia tunica sembra una vela. Seduto al posto del timone sta un vecchio lupo di mare che guarda beatamente tutto lo scenario di barche brulicanti di giovani, pronti al segnale del capitano. Ci disponiamo in cerchio proprio sopra la postazione del Crocifisso.
Improvvisamente è tutto silenzio. Anche i motori dei gommoni tacciono. Dalla nave della Capitaneria di Porto si alza all'improvviso il secco urlo della sirena. Vedo i marinai mettersi sull'attenti. E' il momento. I "sub" si tuffano e spariscono nell'acqua. Volteggiano nelle profondità attorno alla Croce. Benedico la corona, e due giovani la prendono, poi si immergono portandola laggiù dove il segno della Redenzione protegge il nostro mare.
Il vecchio marinaio mi guarda soddisfatto. E' contento di quei ragazzi sportivi che se ne stanno ora nell'abisso marino a nuotare tra alghe e pesci. Il suo sguardo scintillante sotto il cappello a visiera sembra dire che c'è ancora qualcosa di buono in queste nuove generazioni. Gli sorrido partecipando la mia soddisfazione. A un certo punto dall'acqua spunta una testa di ragazzo protetta dal casco nero della "muta". Il "sub" si toglie dalle labbra il bocchettone dell'ossigeno e mi grida: "Laggiù tutto bene, Padre, attacchi a pregare!" e sparisce.
Rimango qualche secondo interdetto. Fisso il mio lupo di mare e incomincio il Rosario mormorato tra me e il mare mentre il vento freddo si fa sentire.
Il vecchio mi osserva. E all'improvviso, quasi cantilenando, fa eco alla mia preghiera, rispondendo alle "Ave Maria" che si disseminano tra le onde. Preghiamo per i ragazzi che stanno sul fondo perché la Vergine protegga il loro cammino e guardi per un attimo l'affetto di quell'omaggio marino a Suo Figlio.
La scena attorno a noi è bellissima. Ora i giovani affiorano a turno, fanno segnali di gioia e si rituffano nel profondo a gustare da vicino la cerimonia dell'offerta della corona alla Croce.
Il mio Rosario termina e il lupo di mare si aggiusta il cappello sulla fronte. 
"Accidenti!", mi fa a bruciapelo, "ma lo sa che forse saranno sessant'anni che non prego?".
Mi siedo accanto a lui. Non posso che sorridere. Sessanta anni! Ma la Vergine non ha avuto fretta. Con pazienza lo ha atteso qui tra la punta e l'isola a recitare una manciata di "Ave" in un pomeriggio di festa mentre i ragazzi regalavano al Signore un gesto di simpatia laggiù nel grande fondale marino dove non giungeva ancora la cattiveria del mondo che stava sopra.

{P. Renato Vasconi - da "Il Rosario di Padre Vasconi"}


domenica 21 settembre 2014

Da "Il Salterio di Maria" del Beato Alano della Rupe

Gli abitanti di Tolosa, (illustrissima città della Gallia, una volta famosa pure per il dominio del Principato), combattevano con grande forza ed autorità l’eresia degli Albigesi, a difesa delle Chiese e delle famiglie. 

Essi avrebbero rinunziato piuttosto alla vita che cedere alla malvagità. San Domenico con la sua predicazione (e Dio con i miracoli), aveva divulgato il Salterio in tutta l’Italia e la Spagna già da lungo tempo, con un meraviglioso cambiamento degli animi e dei costumi, come attesta Gregorio IX nella Bolla di Canonizzazione dello stesso, dicendo: Egli trafiggendo i piaceri delle carni e folgorando le menti di pietra degli empi, ogni setta degli eretici tremò e ogni Chiesa di fedeli esultò. Ma mai tuttavia il Beato
Domenico era stato capace di entrare sia nella città che negli animi dei Tolosani. 

Perciò, fremente di zelo e di dolore, in una grotta della vicina selva, una volta solo si ritirò per supplicare più intensamente la potenza della Madre di Dio. Aggiunse alle preghiere, digiuni e rigorose mortificazioni del corpo. In queste condizioni, le aveva rivolto un triduo, chiedendo su di sé le pene per le colpe dei Tolosani, e non mancava di battere il suo piccolo corpo con rovi e con pruni, finché privo di forze, cadde privo di sensi. 

Al discepolo caduto ed insanguinato, si avvicinò la sua potente Patrona e Regina del Cielo, e col volto, le parole e le carezze, chiamò colui che era privo di sensi, riportandolo in vita. Stavano vicino alla Santa Regina dei Cieli tre altre Regine, che la accompagnavano, simili nel volto e nell’ornamento, ma al di sotto
di lei; anche cinquanta Vergini attorniavano ciascuna di esse, quasi seguendole, tutte di aspetto assai maestoso al di sopra della natura umana, splendenti nei vestiti. San Domenico rimase incantato nel volto. 

A lui la Benigna Vergine Madre disse: O Domenico, figlio ed intimo Sposo, poiché hai combattuto fortemente contro i nemici della fede, avendoti Gesù infiammato e avendoti io soccorso, ecco io stessa, che tu invochi, vengo in tuo aiuto. Così disse, e nello stesso tempo le tre Regine, sollevatolo da terra quasi morente, lo portano con gran venerazione a Maria. Essa accoltolo con virginei abbracci, lo baciava con un tenero bacio, e avvicinatolo agli aperti seni del castissimo Petto, lo saziò del suo Latte e lo ristabilì integralmente.

Allora parlò con queste parole. Dal profondo del cuore, o dilettissimo figlio Domenico, sai dirmi bene, quali armi la tre volte Santissima Trinità usò, quando decise di rinnovare tutto il mondo? Ed egli a lei: O ignora del mondo, tu lo sai molto bene: attraverso di Te infatti venne la salvezza nel mondo, ed essendo Tu la propria mediatrice, il mondo è stato rinnovato e redento. E lei sorridendo all’intimo Sposo disse: La Beatissima Trinità per annientare tutti i delitti del mondo, si è scelto tra le armi principali l’Angelica Salutazione, della quale è composto il nostro Salterio, fondamento di tutto il Nuovo Testamento. Perciò se vuoi il frutto che desideri nella predicazione, predica il mio Salterio: ed immediatamente sentirai vivo l’aiuto della tre volte Santissima Trinità. Nello stesso tempo lei aggiunse tale cosa:


                              SCHEMA DEL SALTERIO

Disse: A testimonianza di ciò, ecco, le tre Regine che sono con me, rappresentano la Santissima Trinità. 
1. La prima di esse, come vedi, che splende per l’abbigliamento bianchissimo, designa la Potenza del Padre, che manifestò nella Santissima Incarnazione del suo Figlio, nato da me. Anche queste cinquanta Vergini, ugualmente degne di venerazione per lo splendore, designano il primo Giubileo di grazia e di Gloria, la Potenza che è nel Padre e che proviene dal Padre. La seconda Regina rosseggiante per le vesti di porpora, indica la Sapienza del Figlio, la quale nel mondo manifestò la Redenzione nella sua Passione.
Le cinquanta Vergini sue compagne, riconoscibili dall’uguale porpora, ricordano il secondo Giubileo del cinquantesimo anno di grazia e di gloria, che deriva dai meriti di Cristo sofferente. La terza Regina rivestita di stelle rappresenta la Clemenza dello Spirito Santo, ed indica la santificazione del mondo Redento per misericordia; le cinquanta Vergini sue assistenti, scintillanti di stelle dappertutto, promettono il terzo Giubileo di grazia e di gloria, che scorre nello e dallo Spirito Santo. 
2. Poi devi sapere che io, come sono la Regina delle tre Regine, così anche sono la Regina dei tre Giubilei, lungo questa vita ed in Patria:
senza dubbio sono la Regina della Legge Naturale, di quella Scritta, e di quella della Grazia, le quali sono eterne per la felicità dei Beati. Questo è il motivo per cui la Beatissima Trinità qua (in questo mondo) mi ha intitolato e conferito un Salterio, con il santo numero di centocinquanta, il quale nella prima cinquantina sull’Incarnazione, rifulge bianchissimo; nella seconda cinquantina sulla Passione del Figlio, rosseggia di porpora; nella terza cinquantina sulla sua Risurrezione e la gloria dei Santi, scintilla di stelle.
3. Orsù dunque, prendi questo Salterio e predicalo costantemente insieme a me. Entra coraggiosamente in città e tra le schiere dei nemici e, dove si riunirà tantissima gente, lodalo e raccomandalo; consiglia l’Orazione e credi: vedrai subito le più grandi meraviglie della potenza divina. Disse e si allontanò al di sopra delle stelle.

1. San Domenico crede alla promessa, obbedisce al comando ed entra nella città di Tolosa; nello stesso tempo ogni bronzo delle campane della principale Chiesa, per un moto divino, risuona nelle alte torri, in un suono diverso dal solito e sconosciuto. Il terrore, l’emozione e lo stupore assalgono gli animi di tutti, come pure il desiderio di sapere cosa fosse quel che udivano e di conoscerne la causa.
Quasi tutta la città va subito alla parrocchia principale, ed ecco appare davanti a tutti, l’assai odiato, l’intrepido e divino predicatore del Salterio, San Domenico, il martellatore dei cuori: viene ascoltato e guardato con ammirazione. Cattura lo stupore, per il suono delle campane più che per la predicazione. Per il fatto successo, l’emozione e la presenza di quello, tutti ugualmente sono timorosi e meravigliati: né ancora si piegava l’ostinazione eretica. Si verificò allora un’intemperie dal cielo, assai forte e spaventosa.
2. Si sviluppano le energie dei cieli, rimbombano i tuoni, i lampi improvvisi uno dopo l’altro balenano, rimbombano i fulmini che si abbattono: la città è sconvolta, tutti gli abitanti per i fragori che si
avvicendano, tremano. Sembra che il terreno venga meno, la terra mescolarsi con il cielo, e le onde con le fiamme. E non è abbastanza: anche la terra come se fosse untuosa, essendosi sollevata, è scossa da un moto sobbalzante; sembra proprio che tutti stiano per essere risucchiati in un’immensa voragine. Neanche le acque mantengono il loro corso, si ritirano e si riversano su ogni cosa; e tutta la forza dei venti, effondendosi con orrendo fragore, digrigna e strepita. 
3. Cose enormi e straordinarie, ma più mirabile era che tra tutte queste cose la sola voce di Domenico, che predicava il Salterio, non si abbassava affatto, anzi perveniva perfetta agli orecchi degli ascoltatori. Essa, che vinceva ogni cosa, vinceva anche i cuori eretici. Li scuote, li addolcisce, li trasforma, poi tra le altre cose dice: “Questa è la mano destra dell’Eccelso: è la voce di Dio che è adirato, o cittadini. Date un posto a Dio: sta alla porta del vostro cuore e bussa. E’ Dio, infatti, che folgora e tuona tra le nubi. Atterrisce per correggere, non punisce per uccidere. Tuttavia la punizione sovrasta le teste: se volete, evitate la pena e abbiate timore della pena ultima, quella eterna.
Prendete esempio dagli ostinati crocifissori di Gesù Cristo, che furono atterriti da simili prodigi, e sperate la benevola salvezza da parte di Gesù e della Madre di Gesù. Orsù, domandate tutti alla Vergine Madre del Salvatore, all’Avvocata Madre di misericordia, perché l’amato Figlio non nega nulla all’amata Madre.
Amate la preghiera di entrambi, adoperate il Salterio. Subito dopo Dio, onorate Maria, rigettate con giuramento, l’eresia. E fidatevi: prometto la salvezza, la grazia della Madre di Dio confermerà questa mia promessa e, per volontà di Dio, un’improvvisa quiete ed una tranquilla sicurezza vi libererà da questi tormenti. Credete: vedo qui davanti le centocinquanta Potestà, gli Angeli esecutori della punizione di Dio, mandati da Cristo e dalla Madre Vergine di Cristo dal Cielo contro di voi, per castigarvi delle vostre malvagità”. 4. Durante queste parole del Santo, si sentono le altre rovinose voci delle Blatte, e si odono dei confusi lamenti dei demoni: Guai, guai a noi! Dagli Angeli, per la potenza infinita del Salterio, siamo legati con catene infuocate e, lontano da questo mondo, siamo respinti nell’Inferno, oh infelici. Si sentivano i loro enormi urli, da sembrare che quasi coprissero la voce del Predicatore del Salterio.
L’avrebbero coperta, se Dio non avesse dato un tono assai grande a quella voce. 
5. Alla fine un prodigio terribile e meraviglioso si aggiunse a quegli (altri). Per caso nella Chiesa maggiore stava esposta una statua
della Madre di Dio, in un posto elevato e visibile. Essa fu vista da tutti elevare la mano destra distendendola verso il Cielo: per ripetere tre volte degli avvertimenti, come se dicesse: Se non eseguirete i comandi, perirete. San Domenico così, infatti, interpretò subito il gesto della statua dicendo: Non si allontaneranno la punizione e i terribili segni, a meno che, allontanandovi dall’ostinazione, non chiederete col Salterio, la salvezza per mezzo dell’Avvocata di misericordia.
Perciò placate la sua ira con le sacre preghiere del Salterio e lei piegherà a misericordia il braccio
sollevato minacciosamente.

1. Già Dio aveva scosso le fibre del cuore di tutti, e Domenico le aveva trafitte. Avresti potuto vedere tutti disperati a terra, tendere supplichevoli le mani a Dio e alla Madre di Dio, impallidire nel volto, tremare con le braccia, e spaventarsi in tutto il corpo. Avresti potuto sentire i gemiti provenienti dal profondo dei cuori, emettere singhiozzi spezzati, gemere confusamente con urli ed ululati, e risuonare pianti mescolati di uomini e di donne; sono tutti bagnati di lacrime, sono ricoperti da sudice vesti, si percuotono i petti, si gettano nel fango, lacerano le ginocchia e i capelli, tutti insieme invocano la misericordia, proprio come se avessero accompagnato il loro funerale pur vivendo e guardando. 
2. San Domenico rivoltosi a questo compassionevole spettacolo, col viso rivolto alla statua della Madre di Dio, si inginocchia supplichevole a terra e prega: O Signora del cielo e della terra, Vergine potente, guarda, ascolta i penitenti supplichevoli, la vergogna del passato e il dolore presente promette cose migliori per il futuro. Deponi l’ira, rinvia le minacce e riponi il braccio nel seno della tua clemenza. L’Amorevole Madre ascoltò, mosse e ripiegò il
braccio della sua statua. E subito i venti, i tuoni, i terremoti e tutte le cose si placarono. 
3. I Tolosani che avevano sperimentato quei terrori e pericoli, misero all’unanimità le loro mani e le loro anime nella mano dell’unico Dio e nella guida di San Domenico. 
Sopraggiunge la pace e una profonda quiete, come pure l’ammirazione e il mutamento totale degli animi. 
Abbandonano i loro errori, sono rigettate le tenebre delle eresie e si apre la luce della fede cattolica. 
4. Il giorno dopo, i cittadini di nuovo ripeterono un tale spettacolo. Indossate delle bianche vesti, portano con sé dei ceri accesi nelle mani, e vanno a pregare nella medesima Chiesa del giorno prima. 

Per loro, che si erano adunati, San Domenico iniziò l’insegnamento sul Salterio, per il tempo che riteneva sufficiente; allo stesso tempo seguivano i prodigi, che lì erano numerosissimi come anche in seguito, i quali Dio ha voluto operare per mezzo del suo servo.
1. Queste cose accaddero circa tre o quattro anni prima dell’istituzione del Sacro Ordine dei Predicatori. 2. Ed a perpetua memoria del fatto, il Vescovo di Tolosa Fulco, facendo una libera donazione, dette a San Domenico e a suoi Frati la sesta parte delle decime della sua Chiesa in perpetuo. 3. E qui s’iniziarono a porre i primi inizi nel tempo del Sacro Ordine dei Frati Predicatori, nella Chiesa, detta di San Romano, fondata tuttavia e dedicata alla Santissima Trinità e alla Beatissima Vergine Maria. 4. Non solo dell’Ordine, ma anche fu essa il primo punto di partenza del Salterio da diffondere altrove. E anche per questa strada, il Salterio entrò in questo Ordine, e in esso si è tramandato senza interruzione, fino a questo momento. 
5. Dalla fondazione di entrambe le cose, sia del Sacro Ordine nella Chiesa, sia del Salterio in quest’Ordine, è evidente, quanto sono grandi le cose, che Dio e la Madre di Dio hanno operato, ed è pubblicamente noto il risultato nel mondo, dovunque si estende il nome cristiano.



martedì 15 luglio 2014

Il Santo Rosario nei messaggi della Madonna di Maracaibo


Nella tormenta in cui state vivendo, avete un gran bisogno di essere uniti a Dio, e fintanto che vi aggrapperete al Santo Rosario, piccoli miei, Io non vi abbandonerò mai. 

Miei cari figli, meditate sulle mie parole. Non ve le lasciate sfuggire: non lasciate passare il tempo per reagire solo quando sarà ormai troppo tardi. Non abbandonate questo seme che Io stessa ho piantato, piccoli miei.

Non permettete che le difficoltà e le comodità di questo mondo vi separino da Me. 

Venite, piccoli miei, e consegnatemi le vostre preoccupazioni, le vostre tristezze, le vostre malattie, le vostre gioie, i vostri progetti.

Voglio invitarvi a perseverare nella preghiera, nella preghiera continua, nella preghiera in ogni istante della vostra vita, perché in questo modo lo Spirito di Dio possa riempire tutto il vostro essere e, affinché vi lasciate guidare da Lui sul lungo cammino della santità. Affidatevi al Santo Rosario come alla vostra arma di salvezza, come ad una scala per salire al Cielo. Là si trova il Santo Rosario, piccoli miei. Prendetelo e Io vi aiuterò a cambiare vita e a vivere sotto lo sguardo della grazia di Dio.


sabato 12 luglio 2014

Il Rosario a Dio Padre


Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
Angelo di Dio

                 
PRIMO MISTERO
Si contempla il trionfo del Padre nel giardino dell’Eden quando, dopo il peccato di Adamo ed Eva, promette la venuta del Salvatore.


Il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche, sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.  ( Gen 3,14-15)


                       Ave Maria
                      10 Padre nostro
                      Gloria al Padre
                     Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
                       Angelo di Dio

                   
SECONDO MISTERO
Si contempla il trionfo del Padre al momento del “Fiat” di Maria durante l’Annunciazione.


L’Angelo disse a Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.” Allora Maria disse:” Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (Lc 1,30-33.38 )


                           Ave Maria
                           10 Padre nostro
                           Gloria al Padre
                        Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
                           Angelo di Dio

                     
TERZO MISTERO
Si contempla il trionfo del Padre nell’orto  del Getsemani quando dona tutta  la sua potenza al Figlio.

Gesù pregava: “ Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo.
In preda all’angoscia, pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. ( Lc 22,42-44)
Gesù si fece innanzi e disse loro: “ Chi cercate?” Gli risposero: “ Gesù in Nazareno”. Disse loro Gesù: “ Io Sono!”. Appena disse “Io Sono!” indietreggiarono e caddero a terra. ( Gv 18,4-6 )


                           Ave Maria
                          10 Padre nostro
                          Gloria al Padre
                        Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
                        Angelo di Dio

QUARTO MISTERO
Nel quarto mistero si contempla il trionfo del Padre al momento del giudizio particolare.


Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Disse poi ai servi : “ Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” (  Lc 15,20-24 )


                             Ave Maria
                            10 Padre nostro
                            Gloria al Padre
                    Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
                            Angelo di Dio

                         
                     
QUINTO MISTERO
Si contempla il trionfo del Padre al momento del giudizio universale.


Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio con loro”: E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. ( Ap 21,1-4 )


                            Ave Maria
                            10 Padre nostro
                            Gloria al Padre
                         Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
                         Angelo di Dio
                         


LITANIE AL PADRE

Signore, pietà                                                          Signore pietà
Cristo, pietà                                                            Cristo pietà
Signore, pietà                                                          Signore pietà
Cristo, ascoltaci                                                      Cristo ascoltaci
Cristo, esaudiscici                                                   Cristo esaudiscici
Padre del cielo,                                                       abbi pietà di noi
O Dio, Figlio, redentore del mondo                                  "          
O Dio, Spirito Santo,                                                       "
Santa Trinità , unico Dio                                                   "

Padre creatore del mondo,
Padre propiziatore del mondo,
Padre sapienza eterna,                        
Padre bontà infinita,                          
Padre provvidenza ineffabile,            
Padre sorgente di ogni cosa,                          
Padre santissimo,                                            
Padre dolcissimo,                                        
Padre d’infinita misericordia,                          
Padre nostro difensore,                                    
Padre nostra gioia e nostra gloria,                  
Padre ricco per tutte le creature,      
Padre magnificenza della Chiesa,                      
Padre speranza dei cristiani,                          
Padre capovolgimento degli idoli,                        
Padre saggezza dei capi                                  
Padre magnificenza dei re,                            
Padre consolazione dei popoli,                      
Padre gioia dei sacerdoti,                              
Padre guida degli uomini,                          
Padre dono della vita di famiglia,                  
Padre aiuto dei miseri,                                  
Padre letizia dei poveri,                                
Padre guida dei giovani,                              
Padre amico dei piccoli,                              
Padre libertà degli schiavi,                            
Padre luce di coloro che sono nelle  tenebre,
Padre distruzione dei superbi,                      
Padre saggezza dei giusti,                                    
Padre riposo nelle tribolazioni,                    
Padre speranza nella desolazione,                  
Padre rifugio di salvezza per i disperati,    
Padre consolazione dei poveri,                      
Padre porto di salvezza nei pericoli,                                  
Padre pace e protezione nel denudamento,          
Padre consolazione degli afflitti,                         
Padre rifugio degli orfani,                          
Padre rifugio degli anziani,                                    
Padre rifugio dei moribondi,                          
Padre che estingui la sete nella nostra povertà,            
Padre vita dei morti,                                            
Padre gloria dei santi,                                          


Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Perdonaci, Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Esaudiscici, Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo.
Abbi pietà di noi.

Preghiamo:
Padre, per i figli, per ogni figlio, per tutti i figli, noi ti imploriamo: dona pace e salvezza in nome del Sangue del tuo Figlio Gesù ed in nome del Cuore sofferente della mamma Maria. Amen.

PREGHIERA AL PADRE
Padre, la terra ha bisogno di te; l'uomo, ogni uomo ha bisogno di te; ti preghiamo Padre, l'aria pesante e inquinata ha bisogno di te; torna a camminare per le strade del mondo, torna a vivere in mezzo ai tuoi figli, torna a governare le nazioni, torna a portare la Pace e con essa la giustizia, torna a far brillare il fuoco dell'amore perché, redenti dal dolore, possiamo divenire nuove creature.

PROMESSE
1. Il Padre promette che, per ogni Padre nostro che verrà recitato, decine di anime si salveranno dalla dannazione e decine di anime verranno liberate dalle pene del purgatorio.
2. Il Padre concederà grazie particolarissime alle famiglie nelle quali tale rosario verrà recitato e le grazie le tramanderà di generazione in generazione.
3. A tutti coloro che lo reciteranno con fede farà grandi miracoli, tali e talmente grandi quali non se ne sono mai visti nella storia della Chiesa.

{Fonte: "Pregate, pregate, pregate" - Ed. Shalom}

domenica 30 marzo 2014

Misteri gloriosi del Santo Rosario

1° mistero: La Resurrezione di Gesù

Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, en­trate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini vicino a loro in vesti sfol­goranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che biso­gnava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo gior­no». (Lc 24, 2-5, 6-7).

Gesù è risorto.

Splendente di luce ha lasciato il sepolcro.
Ha vinto la morte e il peccato.
Ha pagato per tutti noi e ci ha regalato la salvezza.
Le donne trovano la tomba vuota e non sanno cosa pensare, ancora una volta è un angelo a dare il lieto annunzio: "Non cercate tra i morti Colui che è vivo".
Signore, donaci la speranza di poter risorgere in Te già in questa vita, conduci a Te il Tuo gregge e pascilo con le tue dolcezze. Non chiederà altro.
Quanto è lungo questo esilio! Fa' che possiamo presto godere della Tua divina presenza, anche noi risorti, per l'eternità.
Liberami dalla schiavitù del mio inutile corpo, aspettami ed accoglimi sorridente.
Fa' in modo che non sia più io a vivere ma sia tu a vivere in me.
Citando Santa Teresa d'Avila, fa' che "il mio desiderio sia vedere Dio, il mio timore perderlo, il mio dolore non possederlo, la mia gioia in ciò che mi può condurre a Lui e vivrò in pace."

2° mistero: L'ascensione di Gesù al cielo

Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un gior­no allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo». (Atti 1, 9-11).

Gesù ascende al Cielo, dopo aver certamente salutato la sua cara mamma, ancora una volta tra le lacrime.

Gli apostoli rimangono in silenzio a guardare il punto in cui Gesù è scomparso, in un momento che pare infinito.
Sono di nuovo gli angeli a rompere il silenzio: "Uomini di Galilea, perché restate a guardare il cielo?".
A quelle parole tornano alla realtà. Piangono, si sentono orfani della presenza di Nostro Signore.
Questa è la Chiesa delle origini, con Maria come guida: a Lei sono certamente rivolti tutti gli sguardi.
E' a lei che li rivolgiamo ancora oggi "gementi e piangenti in questa valle di lacrime", in quella comunione di anime voluta da Gesù, che dall'alto della Croce a Lei ci affidò.
E' Lei che ci mostra la via per seguire il suo Santissimo Figlio. A Lei dobbiamo aprire il cuore.
Ella ci prenderà per mano e, sollevandoci, ci affiderà alle braccia forti di Gesù.

3° mistero: La discesa dello Spirito Santo

Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si tro­vavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. (Atti 2, 24)

"E tutti furono colmati di Spirito Santo", che donò loro forza, coraggio e sapienza.

Ebbri di quel dolce Spirito d'Amore, cominciano a parlare in altre lingue.
Gesù aiuta i suoi cari discepoli, li fortifica col suo Spirito perché è consapevole della difficoltà del compito che li aspetta: testimoniare al mondo le cose meravigliose che hanno imparato da Lui e vissuto con Lui.
Signore, colma anche noi col Tuo Santo Spirito perché anche noi possiamo essere testimoni del Tuo amore; fa' che possiamo anche noi convincere, con la nostra serenità e con la nostra gioia, quelli che ancora non Ti conoscono.
Citando Santa Teresa di Lisieux: "Vivere d'amore è custodire Te, Verbo increato, parola del mio Dio! Ah, Tu lo sai che t'amo, divino Gesù! Lo Spirito dell'amore tutta m'infiamma. Ed è amando Te che io attiro il Padre, il debole mio cuore lo trattiene. O Trinità, Tu ormai sei prigioniera del mio amore."

4° mistero: L'assunzione di Maria

Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guar­dato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le genera­zioni mi chiameranno beata». (Lc 1, 46).

Maria, Regina dei dolori, finalmente giungi alla fine della tua vita terrena.

Quante lacrime e quanti sospiri nel sopravvivere così tanti anni al tuo amato Gesù!
Dobbiamo imitarti, nostra Santa Madre, nel vivere nell'assenza di Gesù, anche se tutto ci sembra senza importanza, anche se sentiamo nell'anima solo la nostalgia di Lui.
Con quanto amore hai custodito le cose di Gesù, persino il telo con cui lo pulisti, deposto dalla Croce. Con lo stesso amore hai continuato a custodire nel tuo cuore ogni parola, ogni minuto trascorso insieme a Lui, ogni sorriso che Lui ti ha rivolto.
Quante volte ti ha parlato del suo Regno, del Padre suo, degli angeli, dell'amore per le anime e del dolore che avreste dovuto sopportare.
Tu, con eroica determinazione, hai acconsentito a tutto, non solo accettando ma amando la volontà del Tuo Dio.
Eccoti lì, Maria, la Vergine dormiente.
Gesù verrà e ti condurrà in Cielo e sarà tanta la tua maestà che gli angeli si domanderanno: "Chi è Costei che sale dal deserto, tutta appoggiata al suo Diletto?".

5° mistero: L'incoronazione di Maria, regina del Cielo e della terra

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. (Apoc 12,1).

Maria, il Cielo si svuota per renderti omaggio.
Gli angeli, i Santi, i martiri, i profeti e gli apostoli vengono ad inchinarsi davanti a Te, tabernacolo vivente di nostro Signore, a Te che con il tuo "fiat" ti elevasti a corredentrice del genere umano, a te che con la tua amorosa presenza, ancora oggi a Medjugorje, ti presenti come Regina del Cielo e della terra, ma anche e soprattutto come la Regina della Pace.
Volgi a noi il tuo sguardo, ricordati com'era difficile la vita terrena, abbi compassione di noi, delle nostre debolezze e delle nostre miserie.
Anche noi ci inchiniamo davanti a Te e ti ringraziamo, "Figlia di Dio, Madre di Dio, Sposa di Dio" per averci donato il Tuo Gesù.


mercoledì 26 febbraio 2014

Santo Rosario meditato con Papa Giovanni XXIII

MISTERI GAUDIOSI

Annunciazione dell'Angelo a Maria

Primo punto luminoso, questo, a congiungere cielo e ter­ra: primo di quelli che sono i più grandi avvenimenti, nei secoli. Il Figlio di Dio, Verbo del Padre, «per cui tutto fu fatto quanto fu fatto» (Gv 1,3) nell'ordine della creazione, assume in questo mistero l'umana natura, egli stesso diventa uomo, pur di potere, dell'uomo e dell'umanità intera, essere il redentore, il salvatore. Maria Immacolata, fiore della creazione, il più bello, il più fra­grante, col suo «Ecco l'ancella del Signore» (Lc 1,38) dato in ri­sposta alla voce dell'Angelo, accetta l'onore della divina maternità, la quale nell'istante stesso si compie in lei. E noi, nati un giorno col nostro padre Adamo, già figli adottivi di Dio, quindi decaduti, torniamo oggi altrettanti fratelli, figli adottivi del Padre, restituiti all'adozione con la redenzione che s'inizia. Noi saremo, ai piedi della croce, figli di Maria con quel Gesù che oggi da lei vien conce­pito. Sarà, da oggi, «mater Dei», e poi «mater nostra». Oh sublimità, oh tenerezza del primo mistero! 1006. A rifletterci, il nostro dovere principale, continuo, sta nel ringraziare il Signore, che si è degnato di venire a salvarci, perciò si è fatto uomo, uomo nostro fratello: con noi si è associato alla condizione di figlio di donna, di questa donna facendoci, ai piedi della croce, figli di adozione. Figli adottivi del Padre Celeste, ci ha voluti figli della stessa madre sua. Intenzione di preghiera, nella contemplazione di questo che è il primo quadro offerto alla nostra contemplazione, oltre la peren­nità abituale del ringraziamento, sia uno sforzo, ma sincero, ma reale, di umiltà, di purezza, di carità viva, altrettante virtù delle quali la Vergine benedetta porge a noi così prezioso esempio.

Visita di Maria alla cugina Elisabetta

Che soavità, che grazia, in codesta visita di tre mesi, fatta da Maria alla diletta cugina! L'una e l'altra, depositarie di una ma­ternità imminente: per la Vergine madre, la maternità più sacra che sia possibile anche soltanto immaginare sulla terra. Una dolcezza d'armonia si alterna nei due canti che si intrecciano: «Tu sei bene­detta fra le donne» (Lc 1,42), da una parte; dall'altra: «Il Signore ha guardato alla umiltà della sua ancella: tutte le generazioni mi chameranno beata» (Lc 1,48). Quanto qui accade, ad Ain-Karim, sul colle di Ebron, illumina di una luce, umanissima e celeste insieme, quali sono i rapporti che legano le buone famiglie cristiane, educate alla scuola antica del santo rosario: rosario recitato ogni sera in casa, nel cerchio degli intimi; rosario recitato, non in una o cento o mille famiglie ma da tutte, da tutti, in tutti i luoghi della terra, ovunque «soffre, com­batte e prega » 2 qualcuno di noi, chiamato da un'alta ispirazio­ne, o il sacerdozio, o la carità missionaria, o un sogno che avve­riamo di apostolato; oppure chiamati da uno di quei tanti motivi, tanto legittimi che sono persin doverosi, del lavoro, del commer­cio, del servizio militare, dello studio, dell'insegnamento, di altra qualsiasi occupazione. 1008. Bel ricongiungerci, durante le dieci avemarie del mistero, tra tante e tante anime, unite per ragione di sangue, per vincolo domestico, per un rapporto che santifica, e perciò rinsalda, il sen­timento d'amore che stringe le persone più care: tra genitori e fi­gli, tra fratelli e congiunti, tra conterranei, tra appartenenti a uno stesso popolo. Tutto ciò, allo scopo e in atto di sorreggere, accre­scere, illuminare la presenza di quella universale carità, l'esercizio della quale è la gioia più profonda e il più alto onore nella vita.

Nascita di Gesù nella capanna di Betlemme

Nell'ora che le leggi dell'assunta natura umana segnava-no, il Verbo di Dio, fattosi uomo, esce dal tabernacolo santo che è il seno immacolato di Maria. Prima sua apparizione nel mondo, in una mangiatoia: ivi le bestie digrumano il fieno e tutto intorno è silenzio, povertà, semplicità, innocenza. Voci di angeli trascor­rono per il cielo, ad annunziare la pace: quella pace, della quale è apportatore all'universo il bambino nato allora allora. Primi ado­ratori, Maria, la madre, e Giuseppe, il padre putativo; dopo di lo­ro, umili pastori che, invitati da voci angeliche, son discesi dalla collina. Giungerà più tardi una carovana di gente illustre, prece­4uta lontano lontano da una stella, e offrirà doni preziosi, pieni di reconditi significati. Tutto, nella notte di Betlemme, parla un linguaggio di universalità. 1010. Nel mistero, non un ginocchio che non si pieghi adorando innanzi alla cuna. Non uno che non vegga gli occhi del divino in­fante, che guardano lontano, quasi in atto di scorgere a uno a uno i popoli tutti della terra, i quali passano tutti, uno dopo l'altro, come in una rivista, alla sua presenza, ed egli tutti li riconosce, tutti li identifica, li saluta sorridendo tutti: ebrei, romani, greci, cinesi, indiani, popoli dell'Africa, popoli di qualsivoglia regione dell'uni­verso, di qualsivoglia epoca della storia, regioni le più dissite e de­serte, le più remote, segrete, inesplorate: epoche passate, presenti, future. Al Santo Padre, nel defluire delle dieci avemarie, piace racco­mandare, a Gesù che nasce, il numero senza numero di tutti i bam­bini - quanti sono! una moltitudine sterminata - di tutte le stirpi, umane, che nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, ven­gono alla luce un po' dappertutto sulla faccia della terra. Quanti sono! e tutti, battezzati che saranno o no, appartengono tutti, di diritto, a Gesù, a questo bambino che nasce in Betlemme; son suoi fratelli, chiamati al proseguimento di quella dominazione di lui che è la più alta e la più dolce che sia nel cuore dell'uomo e nella storia del mondo, la sola degna di Dio e degli uomini: una dominazione di luce, una dominazione di pace: il «regno» che chiediamo nel Pater noster.

Presentazione di Gesù al tempio

Gesù, sorretto dalle braccia materne è proteso al sacerdo­te, e insieme protende innanzi le braccia sue: è l'incontro, è il con­tatto dei due Testamenti. Si avvia verso «la luce a rivelazione delle genti » (Lc 2,32), egli, splendore del popolo eletto, figlio di Maria. Presente e presentatore anche lui, san Giuseppe, che partecipa del pari ai riti delle offerte legali che sono di prescrizione. 1012. L'episodio, in altra maniera ma analogo nella sostanza del­l'offerta, torna di continuo nella Chiesa, anzi vi si è perpetuato: nell'atto che ripetiamo le avemarie, quanto è bello contemplare il campo che germina, la messe che s'innalza: «Sollevate gli occhi verso il campo, che già tutto albeggia di messi» (Gv 4,35). Sono le speranze sorgenti, lietissime, del sacerdozio, dei cooperatori e delle cooperatrici del sacerdozio, così in gran numero nel regno di Dio e tuttavia non bastanti mai! giovani nei seminari, nelle case religiose, negli studentati missionari, persino - e perché no? non sono cristiani anche loro, chiamati anche loro ad essere apostoli? - nelle università cattoliche; e le speranze di tutti gli altri virgulti dell'apostolato futuro e imprescindibile dei laici: apostolato, che nel suo espandersi, nonostante difficoltà e contrasti, persino entro le nazioni tribolate dalla persecuzione, offre e non cesserà mai di offrire uno spettacolo così consolante, da strappare parole d'am­mirazione e di letizia. «Luce a rivelazione delle genti» (Lc 2,32), gloria del popolo eletto.

Gesù ritrovato fra i dottori nel tempio

Gesù conta ormai dodici anni. Maria e Giuseppe l’accompagnano a Gerusalemme, per la preghiera rituale. D’improvviso, scomparisce dai loro occhi, pur cos’ vigilanti, così amorosi. Affanno grande, e una ricerca che si protrae vana per tre giorni. Alla pena succede la gioia d'averlo trovato, lì, sotto gli atrii circostanti del tempio. Egli ragionava coi dottori della legge; e con quali pa­role significative ce lo rappresenta san Luca, nella più meticolosa precisione! Lo trovano, dunque, seduto fra mezzo ai dottori « au­dientem illos et interrogantem eos » (Lc 2,46), in atto di ascoltarli, di interrogarli. Un incontro coi dottori, allora, importava molto, significava tutto: conoscenza, sapienza, indirizzo di vita pratica nel­la luce del Testamento antico.Tale, in ogni tempo, il compito della intelligenza umana: racco­gliere le voci dei secoli, trasmettere la dottrina buona, spingere con fermezza e con umiltà più innanzi lo sguardo della investigazione scientifica; noi moriamo uno dopo l'altro, andiamo a Dio; l'uma­nità va verso l'avvenire. Il Cristo, come nella luce d'oltre natura così nelle luci naturali, non è mai assente: vi si trova sempre nel mezzo, al suo posto: «Ma­gister vester unus est, Christus » (Mt 23,10). 1014. Questa che è la quinta serie di dieci avemarie, ultima dei misteri gaudiosi, riserviamola come una invocazione del tutto spe­ciale a tutto beneficio di quanti vennero chiamati da Dio, per doni di natura, per circostanze di vita, per desiderio di superiori, al ser­vizio della verità, nella ricerca o nell'insegnamento, nella diffusio­ne della scienza antica o delle tecniche nuove, per il tramite dei libri o degli spettacoli audiovisivi, invitati tutti a imitare Gesù anch'es­si. Sono gli intellettuali, i professionisti, i giornalisti; costoro, i gior­nalisti specialmente, ai quali spetta quotidianamente il compito caratteristico di far onore alla verità, debbono trasmetterla con re­ligiosa fedeltà, con estrema saggezza, senza fantastiche distorsioni e contraffazioni. Sì, sì, per tutti costoro preghiamo, siano sacerdoti, siano laici: preghiamo che la verità sappiano ascoltarla, e ci vuol tanta purez­za del cuore; sappiano intenderla, e ci vuol tutta l'umiltà intima della mente; sappiano difenderla, e occorre quella che fu la forza di Gesù ed è la forza dei santi, l'obbedienza. Soltanto l'obbedien­za ottiene la pace, ossia la vittoria.



MISTERI DOLOROSI

Gesù nel Getsemani

La mente commossa torna di continuo sulla immagine del Salvatore, fl, nel luogo e nell'ora del supremo abbandono: «...E diede in un sudore, come di gocce di sangue che scorreva a terra » (Lc 22,44). Pena intima dell'animo, amarezza estrema della soli­tudine, venir meno del corpo affranto. Non può essere determina­ta l'agonia che dalla imminenza di quella passione che Gesù ormai vede non più lontana, non più vicina, ma presente ormai. La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia a tendere tutta la volontà nell'accettazione, un'accettazione piena della sofferen­za, quando chi quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio: «Non mea voluntas sed tua fiat » (Lc 22,42). Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre, e dànno, come in un ultimo tocco, la certezza, per noi, dei meriti più inenarrabili, i meriti della vita divina in noi, vita viva in noi oggi nella grazia, domani nella gloria. 1016. Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli occhi qui, nel presente mistero: la «sollicitudo omnium ecclesiarum » (2Cor 11,28), l'ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Ge­nezaret: «il vento infatti era contrario » (Mt 14,24), la preghiera quotidiana del Santo Padre, l'ansia delle ore più trepide dell'altis­simo ministero pastorale; l'ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e, insieme, egli soffre con la Chiesa, presen­te in lui e sofferente in lui; l'ansia di anime e anime, porzioni inte­re del gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la libertà di credere, di pensare, di vivere. «Chi sta male e non sto male an­ch'io?» (2Cor 11,29). Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi patisce, «fiere cum flentibus » (Rm 12,15), costituisce un beneficio, un merito per tutta la Chiesa. La « comunione dei santi » non è questo avere tut­ti e ciascuno in comune il sangue di Gesù, l'amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le nostre infermità? Ci si pensa mai a questa « comunione », che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità: «che siano uno » (Gv 17,22)? La croce del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: «e io, se sarò sollevato da terra, tutto attrarrò a me» (Gv 12,32). Tutto, tutti.

Flagellazione

Il mistero ci propone al ricordo il supplizio, così spietato, delle tante battiture sulle membra immacolate e sante di Gesù. Il composto umano risulta d'anima e corpo. Il corpo subisce le tentazioni più umilianti; la volontà, anche più debole, può venire di leggieri trascinata. Si troverà dunque nel mistero un richiamo a quella penitenza, salutare penitenza, perché implica e importa la salute vera dell'uomo, che è salute nella sua validità corporale ed è insieme salute nel senso di salvezza spirituale. Grande è l'insegnamento che ne discende, per tutti. Non saremo chiamati al martirio cruento, ma alla disciplina costante, alla mor­tificazione quotidiana delle passioni sì. Orbene, per cotesta stra­da, vera «via della croce », strada quotidiana, inevitabile, indi­spensabile, che può anche a volte diventare eroica nelle sue esigen­ze, noi si arriva un passo dopo l'altro alla rassomiglianza sempre più perfetta con Gesù Cristo, alla partecipazione dei suoi meriti, all'abluzione nel suo sangue immacolato, di ogni colpa in noi e in tutti. Non vi si giunge per via di facili esaltazioni, di fanatismi ma­gari innocenti, mai innocui. 1018. La Madre, addolorata, lo vide flagellato così: pensiamo con che afflizione! quante mamme vorrebbero poter gioire del per­fezionamento dei loro figlioli, avviati e iniziati da loro alla disci­plina di una buona educazione, di una vita sana, e debbono, invece, piangere allo svanire di tante speranze, nel pianto che tante ansie non sono approdate a nulla. Le avemarie del mistero chiederanno dunque al Signore in dono la purezza del costume nelle famiglie, nella società, specialmente nelle anime giovanili, le più esposte alla seduzione dei sensi; chie­deranno insieme il dono i una robustezza di carattere, d'una fe­deltà a tutta prova agli insegnamenti ricevuti, ai propositi fatti.

Coronazione di spine

La contemplazione del mistero in singolar modo si addice a coloro che portano il peso di responsabilità gravi, nella direzione del corpo sociale: è dunque il mistero dei governanti, dei legislato­ri, dei magistrati. Sul capo di questo Re, ecco la corona di spine. Anche sul loro capo viene imposta una corona, corona innegabil­mente fulgente d'una aureola di dignità e distinzione, corona di una autorità che vien da Dio ed è divina; tuttavia è talmente intes­suta d'elementi che pesano, che pungono, che rendono perplessi e vorrebbero persino amareggiarci, da spine insomma e da fastidi; senza parlare del dolore che ci recano i malanni e le colpe degli uomini, quanto più li si ama, e si ha il dovere d'essere per loro co­lui che rappresenta il Padre che è nei cieli. L'amore stesso diviene allora, come per Gesù, una corona di spine che gli uomini crudeli intessono sul capo a chi li ama. Altra applicazione utilè del mistero potrebbe essere, pensare a quelle che sono le gravi responsabilità di chi avesse ricevuto maggiori talenti, ed è pertanto tenuto a farli fruttificare in egual misura, attraverso un esercizio continuato delle sue facoltà, del­la sua intelligenza. Il servizio del pensiero, vale a dire l'impegno che si richiede a chi più ne fosse dotato, in luce e a guida di tutti gli altri, deve essere compiuto con tutta pazienza, respingendo le tentazioni dell'orgoglio, dell'egoismo, della disgregazione che de­molisce.

Via della croce

La vita umana è un pellegrinare continuo, lungo e pesan­te. Su su, per l'erta sassosa, per la strada segnata a tutti su quel colle. Nel mistero attuale, Gesù rappresenta il genere umano. Guai se per ciascuno di noi non ci fosse la sua croce: l'uomo, tentato di egoismo, d'insensibilità, o prima o poi soccomberebbe per via. Dalla contemplazione di Gesù che ascende al Calvario, noi ap­prendiamo, col cuore prima che con la mente, ad abbracciare e ba­ciare la croce, a portarla con generosità, con trasporto, secondo le parole dell'Imitazione di Cristo: «Nella croce sta la salvezza, nella croce sta la vita, nella croce sta la protezione dai nemici, l'ef­fusione di una celeste soavità» (IC 2.12). E come non estendere la preghiera a Maria che seguì, addolora­ta, Gesù con uno spirito ditale e tanta partecipazione ai suoi meri­ti, ai suoi dolori? Il mistero ci ponga davanti agli occhi la visione immensa di tanti poveri tribolati: orfani, vecchi, malati, prigionieri, deboli, esiliati. Per tutti, chiediamo la forza, chiediamo la consolazione che sola dà speranza. Ripetiamo con tenerezza, e perché no? con qualche lagrima nascosta: «O crux, ave, spes unica »

La morte di Gesù

«Vita et mors duello conflixere mirando »: vita e mor­te presentano i due punti significativi e risolutivi del sacrificio di Cristo. Dal sorriso di Betlemme, che si accende in tutti i figli degli uomini al loro primo apparire sulla terra, l'anelito e singulto ulti­mo sulla croce, che accolse in uno tutti i dolori nostri per santifi­carli, che espiò tutti i peccati nostri per cancellarli, ecco la vita di Gesù nella nostra vita. E Maria sta lì, accanto alla croce, come stava accanto al Bimbo in Betlemme. Preghiamola, questa madre, pre­ghiamola che preghi anch'essa per noi, «nunc et in hora mortis nostrae ». Nel mistero potrebbe vedersi adombrato il mistero di coloro che mai nulla sapranno - quale tristezza immensa - del sangue che è stato versato anche per loro dal Figlio di Dio; il mistero soprat­tutto dei peccatori ostinati, degli increduli, di quelli che ricevette­ro, e ricevono e poi la rifiutano, la luce del Vangelo! Così pensando, la preghiera si dilata in un respiro vastissimo, in un singhiozzo di accorata riparazione verso orizzonti mondiali di apostolato; e si domanda, di gran cuore, che il sangue preziosissimo versato per tutti gli uomini, doni alla fine, doni a tutti gli uomini la salvezza e la conversione: e il sangue di Gesù dia a tutti l'arra, il pegno di una vita eterna.




MISTERI GLORIOSI

Risurrezione di Nostro Signore

E’ questo il mistero della morte affrontata e vinta. La ri­surrezione segna il trionfo maggiore di Cristo, e insieme l'assicu­razione del trionfo per la santa Chiesa cattolica, di là dalle avversità, di là dalle persecuzioni, ieri nel passato, domani nell'avvenire. «Christus vincit, regnat, imperat ». Fa bene ricordarlo, la prima delle apparizioni del Cristo risorto, fu per le pie donne, familiari alla sua umile vita, rimastegli vicine nelle sofferenze di lui sino al Calvario, sino al Calvario compreso. Tra i fulgori del mistero, lo sguardo della nostra fede contempla viventi, unite ormai con Gesù risorto, le anime a noi più care, le anime di coloro dei quali godemmo la familiarità, condividemmo le pene. Come ci si ravviva nel cuore, alla luce della risurrezione di Gesù, il ricordo dei nostri morti! Ricordàti da noi e suffragati nel sacrificio stesso del Signore crocifisso e risorto, partecipano an­cora della nostra vita migliore, che è la preghiera ed è Gesù. Non per nulla la liturgia orientale conclude il rito funebre con l'alleluja per tutti i morti. Invochiamo ai morti la luce dei taberna­coli eterni, mentre il pensiero si dirige nello stesso tempo alla ri­surrezione che attende le nostre stesse spoglie mortali: «et exspecto resurrectionem mortuorum ». Saper aspettare, confidar sempre nel­la promessa soavissima di cui la risurrezione di Gesù ci dà il pegno sicuro, ecco, questo è un pregustare il cielo.

Ascensione di Gesù al cielo

In questo quadro, contempliamo la «consummatio », quanto dire il compimento ultimo delle promesse di Gesù. E la ri­sposta che dà lui al nostro anelito verso il paradiso. Il definitivo ritorno suo al Padre, dal quale egli un giorno discese tra noi nel mondo, è sicurezza per tutti noi, ai quali egli ha promesso e prepa­rato un posto lassù: «vado parare vobis locum » (Gv 14,2). Il mistero, innanzi tutto, ci si presenta come luce e indirizzo di quelle anime che siano studiose ciascuna della propria vocazione. Vi si legge dentro quel movimento spirituale, quell'ardore di con­tinua ascensione che brucia nel cuore ai sacerdoti, non trattenuti e non distratti da beni della terra, intesi unicamente ad aprirsi le vie, e aprirle agli altri, che portano alla santità e alla perfezione; a quel grado, cioè, di grazia al quale debbono, in privato o in co­mune, giungere sacerdoti, religiosi, religiose, missionari, missio­nane, laici innamorati di Dio e della Chiesa, molte anime, quelle anime almeno che sono come il buon profumo di Cristo (2Cor 2,15); e dove son loro si sente Gesù vicino: vivono infatti di già in una comunicazione continuata di vita celeste. Questa posta di rosario ci insegna ed esorta a non lasciarci trat­tenere da ciò che aggrava, appesantisce; ad abbandonarci, invece, alla volontà del Signore che ci spinge in alto. Le braccia di Gesù, nell'ora del suo ritorno al Padre ascendendo al cielo, si allargano in atto di benedizione sopra i primi apostoli, sopra tutti coloro che, nella loro traccia, continuano a credere in lui, ed è nel loro cuore una placida e serena sicurezza dell'incontro ultimo con lui e con tutti i salvati, nella felicità eterna.

Discesa dello Spirito Santo

Gli apostoli nell'ultima cena ricevettero la promessa dello Spirito; nel Cenacolo poi, scomparso Gesù ma presente Maria, lo ricevono come dono supremo di Cristo; che altro è infatti il suo Spirito? ed è il consolatore, è il vivificatore delle anime. Lo Spirito Santo continua le sue effusioni sulla Chiesa e nella Chiesa ogni gior­no: secoli e popoli appartengono allo Spirito, appartengono alla Chiesa. I trionfi della Chiesa non sono sempre palesi, esteriormente; di fatto, ci son sempre e sempre son ricchi di sorprese, spesso di meraviglie. Le avemarie del mistero che meditiamo mirano verso una spe­ciale intenzione, in questo anno di fervore in cui tutta la Chiesa santa che è pellegrina nel mondo, la vediamo avviarsi e prepararsi al Concilio Ecumenico. Il Concilio ha da riuscire una Pentecoste novella di fede, di apostolato, di grazie straordinarie, per la pro­sperità degli uomini, per la pace del mondo intero. Maria, la ma­dre di Gesù, sempre dolcissima madre nostra, si trovava insieme con gli apostoli, nel Cenacolo della Pentecoste. Restiamo sempre più vicini a lei, nel rosario, in questo anno. Le nostre preghiere unite con la sua rinnoveranno l'antico prodigio; e sarà come il sor­gere d'un nuovo giorno, un'alba vivissima della Chiesa cattolica, santa e sempre più santa, cattolica e sempre più cattolica, nei tem­pi moderni.

Maria assunta in cielo

L'immagine sovrana di Maria si accende e si irraggia, nel­la esaltazione suprema a cui può giungere una creatura. Che scena di grazia, di dolcezza, di solennità, la dormizione di Maria, così come i cristiani di Oriente la contemplano! Distesa essa nel sonno placido della morte, Gesù le sta accanto, la trattiene presso il cuor suo, come se l'anima di Maria fosse un bambino, a indicare il pro­digio della immediata risurrezione e glorificazione. I cristiani di Occidente preferiscono seguire, levando gli occhi e il cuore, Maria che è assunta, in anima e corpo verso i Fegni eter­ni. Così l'han vista e rappresentata gli artisti piu insigni, incompa­rabile di divina bellezza. Oh, seguiamola pure così, lasciamoci rapire anche noi fra l'angelico corteo. Motivo di consolazione e di fiducia, in giorni di dolore, a quelle anime privilegiate - come tutti noi possiamo essere, soltanto se rispondiamo alla grazia, - che Iddio prepara nel silenzio al trion­fo più bello, il trionfo dell'altare. Il mistero dell'Assunta ci rende familiare il pensiero della mor­te, della nostra morte, e diffonde in noi una luce di placido abban­dono; ci familiarizza e riconcilia con l'idea che il Signore sarà, come vorremmo che fosse, vicino alla nostra agonia, a raccogliere lui fra le mani sue l'anima nostra immortale. «Gratia tua nobis tecum, Virgo Immaculata».

Coronazione di Maria sopra tutti i cori degli Angeli e dei Santi

E’ la sintesi di tutto il rosario, che si chiude così nella leti­zia e nella gloria. Quella grande missione, che aprì col suo annunzio l'Angelo a Maria, a modo di una corrente di fuoco e di luce, è passata via via attraverso i singoli misteri: il disegno eterno di Dio per la no­stra salvezza, che vi è rappresentato in tanti quadri, ci ha sin qui accompagnato e ci ricongiunge ora a Dio nello splendore dei cieli. La gloria di Maria, madre di Gesù e madre nostra, si accende nella luce inaccessibile della Trinità augusta, e si riflette come un riverbero bagliante, nella santa Chiesa: trionfante nei cieli, pa­ziente nella sicura attesa del purgatorio, litante sulla terra. 1027. O Maria, tu preghi con noi, tu preghi per noi. Noi lo sap­piamo, noi lo sentiamo. Oh, quale delizia di realtà, altezza di glo­ria, in questa celeste e umana corrispondenza di affetti, di voci, di vita, che il rosario ci ha apprestato e appresta: temperamento della umana afflizione, pregusto di oltremondana pace, speranza di vita eterna!

{da "Il giornale dell'anima"}