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martedì 10 giugno 2014

Gli apostoli degli ultimi tempi

Questi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, infimi davanti a tutti come il calcagno lo è in confronto alle altre membra del corpo. In cambio saranno ricchi di grazia divina, che Maria comunicherà loro in abbondanza, grandi ed elevati in santità davanti a Dio...e così fortemente sostenuti dall'aiuto di Dio, che con l'umiltà del loro calcagno, uniti a Maria, schiacceranno il capo del diavolo e faranno trionfare Gesù.
[...] Saranno veri apostoli degli ultimi tempi. Ad essi il Signore degli eserciti darà la parola e la forza per operare meraviglie e riportare gloriose spoglie sui suoi nemici. Dormiranno senza oro e argento...tuttavia avranno le ali argentate della colomba per volare, con la retta intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, là dove li chiamerà lo Spirito Santo. Lasceranno nei luoghi dove hanno predicato soltanto l'oro della carità, che è il compimento della legge.
Infine, sappiamo che saranno veri discepoli di Gesù Cristo secondo le orme della sua povertà, umiltà, disprezzo del mondo e carità, insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il santo Vangelo, e non secondo i canoni del mondo; senza preoccupazioni e senza guardare in faccia nessuno; senza risparmiare, seguire o temere alcun mortale, per potente che sia. Avranno in bocca la spada a due tagli della parola di Dio e porteranno sulle spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il crocifisso nella mano destra, la corona nella sinistra, i sacri nomi di Gesù e Maria nel cuore, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta. Ecco i grandi uomini che verranno e che Maria formerà su ordine dell'Altissimo, per estendere il suo dominio. Ma quando e come avverrà tutto questo?...Dio solo lo sa.

{da "Trattato della vera devozione a Maria" di San Luigi Maria Grignion de Monfort}

venerdì 6 giugno 2014

Da "L'amore dell'eterna Sapienza" di San Luigi Maria di Monfort

La Sapienza eterna ha incominciato a risplendere fuori del seno di Dio quando, al termine di un'intera eternità, creò la luce, il cielo e la terra.
San Giovanni afferma che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, cioè della Sapienza eterna. Salomone la definisce madre e artefice di tutte le cose.
Notiamo ch'egli non la chiama solamente artefice dell'universo, ma anche madre: infatti l'artefice non ama e non si prende cura della sua opera come una madre fa con il suo bambino.

La Sapienza eterna avendo creato tutte le cose, dimora in esse per abbracciarle, sostenerle, rinnovarle. È lei la bellezza sovranamente retta che mise il bell'ordine nel mondo da lei creato. Tutto lei ha
separato, composto, pesato, aggiunto, contato.
Lei ha steso i cieli, ha disposto con ordine il sole, la luna, le stelle e i pianeti; lei ha gettato le fondamenta della terra, ha stabilito i limiti e le leggi del mare e degli abissi, ha plasmato le montagne, ha dosato, equilibrato tutto, perfino le sorgenti.
Infine - ella dice - stavo con Dio e disponevo ogni cosa con una precisione così perfetta e al tempo stesso con una varietà così piacevole, che mi pareva di giocare per divertire me e il Padre ...

Questo ineffabile gioco della divina Sapienza si nota effettivamente nella diversità delle creature da lei prodotte nell'universo.
Infatti, a voler prescindere dalle differenti specie di angeli, quasi infiniti di numero, dalle differenti grandezze degli astri, e dai diversi caratteri degli uomini, non si vede forse la meravigliosa varietà delle stagioni e dei tempi, degli istinti negli animali, delle innumerevoli specie di piante, delle bellezze nei fiori, dei sapori nei frutti?
«Chi è saggio comprenda queste cose». La Sapienza si è comunicata a qualcuno? Ebbene, solo costui avrà l'intelligenza di questi misteri della natura.

La Sapienza ha rivelati questi misteri ai santi, come si legge nella loro vita. Talvolta essi si stupirono talmente nel contemplare la bellezza, la soavità e l'ordine immessi dalla divina Sapienza nelle piccole cose come l'ape, la spiga di frumento, il fiore, il bruco, da cadere rapiti in estasi.

L'azione della Sapienza nelle anime - da "L'amore dell'eterna Sapienza" di San Luigi Maria di Monfort

Dal Siracide 24, 1-32: 

1. La sapienza loda se stessa, 
si vanta in mezzo al suo popolo. 
2. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, 
si glorifica davanti alla sua potenza:  

3. «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e 
ho ricoperto come nube la terra. 
4. Ho posto la mia dimora lassù, 
il mio trono era su una colonna di nubi. 
5. Il giro del cielo da sola ho percorso, 
ho passeggiato nelle profondità degli abissi. 
6. Sulle onde del mare e su tutta la terra, 
su ogni popolo e nazione ho preso dominio. 

7. Fra tutti questi cercai un luogo di riposo,
in quale possedimento stabilirmi. 

8. Allora il creatore dell'universo 
mi diede un ordine, 
il mio creatore mi fece posare la tenda 
e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe 
e prendi in eredità Israele.

9. Prima dei secoli, fin dal principio, 
egli mi creò; 
per tutta l'eternità non verrò meno. 
10. Ho officiato nella tenda santa davanti a lui, 
e così mi sono stabilita in Sion. 
11. Nella città amata mi ha fatto abitare; 
in Gerusalemme è il mio potere. 

12. Ho posto le radici in mezzo 
a un popolo glorioso 
nella porzione del Signore, sua eredità. 
13. Sono cresciuta come un cedro sul Libano, 
come un cipresso sui monti dell'Ermon. 
14. Sono cresciuta 
come una palma in Engaddi, 
come le piante di rose in Gerico, 
come un ulivo maestoso nella pianura; 
sono cresciuta come un platano. 
15. Come cinnamomo e balsamo 
ho diffuso profumo; 
come mirra scelta ho sparso buon odore; 
come gàlbano, ònice e storàce, 
come nuvola di incenso nella tenda. 
16. Come un terebinto ho esteso i rami 
e i miei rami son rami di maestà 
e di bellezza. 
17. Io come una vite 
ho prodotto germogli graziosi 
e i miei fiori, 
frutti di gloria e ricchezza. 

Io sono la madre del bell'amore, 
del timore, della cognizione e 
della santa speranza. 
In me ogni grazia di via e di verità, 
in me ogni speranza di vita e di forza. 

Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, 
e saziatevi dei miei prodotti. 
Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, 
il possedermi è più dolce del favo di miele. 

Quanti si nutrono di me 
avranno ancora fame 
e quanti bevono di me, 
avranno ancora sete. 
Chi mi obbedisce non si vergognerà, 
chi compie le mie opere non peccherà». 
Tutto questo è il libro dell'alleanza 
del Dio altissimo. 


Da "L'amore dell'eterna Sapienza" di San Luigi Maria di Monfort

Nulla è più dolce della conoscenza della divina Sapienza. Beati quelli che l'ascoltano. Più beati quelli che  la desiderano e la cercano. Ancor più beati quelli che custodiscono le sue vie, gustano in cuore tale dolcezza  infinita che è la gioia e la felicità dell'eterno Padre e la gloria degli angeli. 
Se si sapesse quale piacere gusti l'anima, nel conoscere la bellezza della Sapienza, nel nutrirsi di lei, si esclamerebbe con la sposa del Cantico: «il latte del tuo petto è più dolce di un vino delizioso» e di tutte le dolcezze delle creature; questo, soprattutto, quando rivolge alle anime che la contemplano queste parole: 

«Gustate e vedete... 
Mangiate, amici, bevete; 
inebriatevi, o cari..., 
perché la sua compagnia non dà amarezza, 
né dolore la sua convivenza, 
ma contentezza e gioia». 

venerdì 6 dicembre 2013

Metodi per recitare il Santo Rosario

Metodi santi per recitare il santo Rosario e attirare su di sé la grazia 
dei misteri della vita, della passione e della gloria di Gesù e di Maria 

1º Metodo 

Vieni, Santo Spirito, ecc. 
Offerta generale del Rosario 

155. Io mi unisco a tutti i santi che sono nel cielo, a tutti i giusti che sono sulla terra; mi unisco a te, 
mio Gesù, per lodare degnamente la tua santa Madre e lodare te in lei e per mezzo di lei. Rinuncio a tutte le distrazioni che potranno venirmi durante questo Rosario. 

Noi ti offriamo, Vergine santa, questo Credo per onorare la tua fede sulla terra e chiederti di farci parte di questa stessa fede. 

Ti offriamo questo Padre nostro, Signore, per adorarti nella tua unità e riconoscerti come il primo principio e il fine di tutte le cose. 

Ti offriamo, Trinità santissima, queste tre Ave Maria per ringraziarti di tutte le grazie che hai fatto a Maria e che hai fatto a noi per sua intercessione. 

Padre nostro, 3 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Offerte particolari per ogni decina 


Misteri Gaudiosi 

156. Prima Decina. Ti offriamo questa prima decina, Signore Gesù, in onore del mistero della tua Incarnazione, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una profonda umiltà di cuore. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero dell'Incarnazione, discendi nella mia anima e rendila veramente umile. 

Seconda Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa seconda decina in onore della Visitazione della tua santa Madre a sua cugina santa Elisabetta, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione di Maria, una perfetta carità verso il nostro prossimo. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Visitazione, discendi nella mia anima e rendila veramente caritatevole. 

Terza Decina. Ti offriamo questa terza decina, Bambino Gesù, in onore della tua santa Nascita, e ti 
chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, il distacco dai beni del mondo, l'amore per la povertà e per i poveri. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Nascita di Gesù, discendi nella mia anima e rendila povera in spirito. 

Quarta Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa quarta decina in onore della tua Presentazione al tempio per le mani di Maria, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, il dono della sapienza e la purezza dell'anima e del corpo. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Purificazione, 
discendi nella mia anima e rendila veramente sapiente e veramente pura. 

Quinta Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa quinta decina in onore del tuo Ritrovamento da parte di Maria in mezzo ai dottori, quando ti ebbe smarrito, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, la nostra conversione e quella dei peccatori, degli eretici, degli scismatici e degli idolatri. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero del Ritrovamento di Gesù nel Tempio, discendi nella mia anima e convertila veramente. 


Misteri Dolorosi 

157. Sesta Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa sesta decina in onore della tua Agonia mortale nel giardino degli Ulivi, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una perfetta contrizione dei nostri peccati e una perfetta conformità alla tua santa volontà. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre
Grazia dell'Agonia di Gesù, discendi nella mia anima e rendila veramente contrita e conforme alla volontà di Dio. 

Settima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa settima decina in onore della tua sanguinosa Flagellazione, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una perfetta mortificazione dei nostri sensi. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia della Flagellazione di Gesù, discendi nella mia anima e rendila veramente mortificata. 

Ottava Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa ottava decina in onore della tua crudele 
Coronazione di spine, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, un grande disprezzo del mondo. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Coronazione di spine di Gesù, discendi nella mia anima e rendila veramente contraria al mondo. 

Nona Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa nona decina in onore della tua Salita al Calvario con la Croce, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una grande pazienza per portare la nostra croce dietro di te ogni giorno della nostra vita. 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Salita al Calvario con la Croce, discendi nella mia anima e rendila veramente paziente.
Decima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa decima decina in onore della tua Crocifissione sul Calvario, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, un grande orrore del peccato, l'amore della Croce e una buona morte per noi e per quelli che sono ora in agonia. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero della Morte e Passione di Gesù Cristo, discendi nella mia anima e rendila veramente santa. 


Misteri Gloriosi 

158. Undicesima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa undicesima decina in onore della tua trionfale Risurrezione, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una fede viva. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia della Risurrezione, discendi nella mia anima e rendila veramente fedele. 

Dodicesima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa dodicesima decina in onore della tua gloriosa Ascensione, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione della tua santa Madre, una ferma speranza e un grande desiderio del paradiso. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia del mistero dell'Ascensione di Gesù Cristo, discendi nella mia anima e rendila veramente celeste. 

Tredicesima Decina. Ti offriamo, Spirito Santo, questa tredicesima decina in onore del mistero della Pentecoste, e ti chiediamo, per questo mistero e per l'intercessione di Maria, tua fedele Sposa, la divina sapienza per conoscere, gustare e praticare la verità e farne tutti partecipi. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia della Pentecoste, discendi nella mia anima e rendila veramente sapiente secondo Dio. 

Quattordicesima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa quattordicesima decina in onore dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione in corpo e anima della tua santa Madre in cielo, e ti chiediamo, per questi due misteri e per la sua intercessione, una vera devozione verso di lei, per ben vivere e ben morire. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
Grazia dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione di Maria, discendi nella mia anima e rendila veramente devota a Maria. 

Quindicesima Decina. Ti offriamo, Signore Gesù, questa quindicesima e ultima decina in onore dell'Incoronazione di gloria della tua santa Madre in cielo, e ti chiediamo, per questo mistero e per la sua intercessione, la perseveranza e la crescita nella virtù fino alla morte, e la corona eterna che ci è preparata. Ti chiediamo la stessa grazia per tutti i giusti e per tutti i nostri benefattori. 
Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre. 
159. Ti preghiamo, Signore Gesù, per i quindici misteri della tua Vita, della tua Morte e Passione, e 
della tua Gloria e per i meriti della tua santa Madre, di convertire i peccatori, aiutare i morenti, 
liberare le anime del purgatorio, e di darci la tua grazia per ben vivere e ben morire, e la tua gloria 
per vederti faccia a faccia e amarti per l'eternità. Amen.  

2º Metodo (più breve)  

per celebrare la vita, la morte e la gloria di Gesù e di Maria nella recita del santo Rosario per 
diminuire le distrazioni 

160. Ad ogni Ave Maria delle varie decine bisogna aggiungere una clausola che richiama il mistero celebrato. La clausola si aggiunge dopo la parola Gesù, a metà dell'Ave Maria. 

1ª Decina — E benedetto il frutto del tuo seno, Gesù incarnato. 
2ª Decina — Gesù che santifica. 
3ª Decina — Gesù che nasce povero. 
4ª Decina — Gesù offerto per noi. 
5ª Decina — Gesù, il Santo dei Santi. 

6ª Decina — Gesù agonizzante. 
7ª Decina — Gesù flagellato. 
8ª Decina — Gesù coronato di spine. 
9ª Decina — Gesù carico della croce. 
10ª Decina — Gesù crocifisso. 

11ª Decina — Gesù risorto. 
12ª Decina — Gesù asceso al cielo. 
13ª Decina — Gesù che ti colma di Spirito Santo. 
14ª Decina — Gesù che ti risuscita. 
15ª Decina — Gesù che ti corona di gloria. 
Al termine della prima corona del Rosario si dice: 
Grazia dei misteri gaudiosi, discendi nelle nostre anime e rendile veramente sante. 

Al termine della seconda corona: 
Grazia dei misteri dolorosi, discendi nelle nostre anime e rendile veramente pazienti. 

Al termine della terza corona: 
Grazia dei misteri gloriosi, discendi nelle nostre anime e rendile eternamente beate.

{da "Il meraviglioso segreto del Santo Rosario" - San Luigi Maria Grignion de Montfort}


venerdì 22 novembre 2013

Scelta della vera Sapienza

Dio ha la sua Sapienza, ed essa è l'unica e vera da amare e cercare come un grande tesoro.
Ma anche il
mondo corrotto ha la sua sapienza, e questa è da condannare e detestare perché iniqua e perniciosa. Pure i filosofi hanno la loro sapienza, ed essa è da disprezzare perché inutile e spesso dannosa per la salvezza.
Fin qui abbiamo parlato della Sapienza di Dio alle anime perfette, come dice l'Apostolo.
Ma per il timore che queste vengano ingannate dal falso splendore della sapienza mondana, voglio dimostrare quanto essa sia menzognera e maligna.

I. La Sapienza mondana 

La sapienza mondana è quella di cui è scritto: «Distruggerò la sapienza dei sapienti secondo il mondo; i desideri della carne sono in rivolta contro Dio...
Non è questa la sapienza che viene dall'alto: è terrena, carnale, diabolica». Questa sapienza del mondo è una perfetta conformità alle massime ed alle mode del mondo.
È una tendenza continua verso la grandezza e la stima.
È la ricerca costante e subdola del proprio piacere e interesse, non in modo grossolano e stridente con il quale si commetterebbe un peccato di scandalo, ma in modo fine, ingannatore e astuto.
Altrimenti, anche secondo il mondo non sarebbe più sapienza ma libertinaggio.

Un sapiente del mondo è uno che sa far bene i propri interessi, e sa volgere tutto a proprio vantaggio
temporale quasi senza sembrare di volerlo.
Conosce l'arte di dissimulare e di ingannare furbescamente senza che altri s'accorga. Dice o fa una cosa e ne pensa un'altra.
Non ignora nulla dei comportamenti e dei complimenti del mondo.
Sa adattarsi a tutti per raggiungere i propri scopi, senza troppo preoccuparsi dell'onore e dell'interesse di Dio.
Mette un segreto ma funesto accordo tra verità e menzogna, vangelo e mondo, virtù e peccato, Gesù Cristo e Belial.
Vuol passare per onesto, ma non per bigotto.
Disprezza, avvelena o condanna con facilità tutte le pratiche di pietà che non combaciano con le sue. Infine, il sapiente del mondo è uno che seguendo la sola luce dei sensi e dell'umana ragione, cerca unicamente di salvare le apparenze di cristiano e di onesto.
E non si cura molto di piacere a Dio ed espiare con la penitenza i peccati commessi contro la divina maestà.

Ci sono sette motivi d'azione che il sapiente secondo il mondo non ritiene colpevoli e su questi si basa per condurre un'esistenza tranquilla: il punto d'onore, il «cosa si dirà?», la moda, la buona tavola, l'interesse, il darsi importanza, la battuta di spirito.
E ci sono sette speciali virtù che lo fanno canonizzare dai mondani: la bravura, la finezza, la diplomazia,
l'accortezza, la galanteria, la cortesia, la giovialità. Ritiene invece peccati enormi: l'apatia, la stupidità, la
povertà, la rusticità, la bigotteria.

Segue il più fedelmente possibile i comandamenti dettati dal mondo:
1) Conosci bene il mondo.
2) Vivi da galantuomo.
3) Fa bene i tuoi affari.
4) Conserva ciò che t'appartiene.
5) Esci dalla polvere.
6) Fatti degli amici.
7) Frequenta l'alta società.
8) Mangia bene.
9) Non suscitare malinconia.
10) Evita la singolarità, la rusticità, la bigotteria.

Mai il mondo è stato così corrotto come oggi, poiché mai è stato così fine, così sapiente a modo suo e così scaltro.
Si serve abilmente della verità per ispirare la menzogna, della virtù per autorizzare il peccato, delle massime di Cristo per legittimare le proprie, tanto da ingannare spesso i sapienti secondo Dio.
È infinito il numero degli stolti cioè dei sapienti secondo il mondo, che sono poi gli stolti secondo Dio.

{da "L'amore dell'eterna Sapienza" di San Luigi Maria Grignion de Monfort}

Meraviglie della bontà e misericordia della Sapienza eterna prima dell'incarnazione

Davanti alla rovina del povero Adamo e dei suoi figli, la Sapienza eterna è vivamente commossa.
Con immenso dispiacere vede frantumato il suo vaso prezioso, lacerato il suo ritratto, distrutto il suo capolavoro, detronizzato il suo vicario in terra.
Con tenerezza tende l'orecchio alla sua voce lamentosa ed alle sue grida. Con passione ne scorge il sudore sulla fronte, le lacrime negli occhi, gli spasimi nelle braccia, il dolore nel cuore e l'afflizione nell'anima.

I. Il piano divino della salvezza

[Mi par di vedere l'amabile Sapienza quasi chiamare e convocare una seconda volta la Trinità santa per
rinnovare l'uomo, come aveva già fatto per crearlo [54]. Ed immagino che durante quel grande Consiglio si svolga una specie di lotta fra l'eterna Sapienza e la Giustizia di Dio.

Mi sembra di udire la Sapienza nella discussione della causa dell'uomo. L'uomo e la sua discendenza - ella - dice - meritano davvero per la colpa commessa la condanna eterna insieme con gli angeli ribelli. Bisogna però aver pietà di lui perché ha peccato più per debolezza e ignoranza che per malizia.
Sarebbe un vero peccato - ella sostiene - che un capolavoro così perfetto rimanga schiavo per sempre del suo nemico e che milioni e milioni di uomini si perdano eternamente per colpa di uno solo.
Fa poi vedere i posti lasciati vuoti nel cielo dagli angeli apostati e l'opportunità di colmarli [55] e infine la grande gloria per Dio nel tempo e nell'eternità se l'uomo sarà salvato.

Mi par di udire la Giustizia rispondere: la sentenza di morte e di eterna condanna è decretata contro
l’uomo e contro la sua discendenza, e deve essere eseguita subito e senza misericordia, come lo fu quella contro Lucifero ed i suoi seguaci. L'uomo - ella aggiunge - è un ingrato dopo tutti i benefici ricevuti; avendo seguito il demonio nella disubbidienza e nell'orgoglio, lo deve seguire anche nel castigo, perché è proprio necessario punire il peccato.

La Sapienza non vede nessuno nell'universo in grado di espiare la colpa dell'uomo, di soddisfare la
giustizia e di placare l'ira di Dio. E vuole, tuttavia, salvare il misero uomo ch'ella è portata ad amare e trova un rimedio meraviglioso.
È sbalorditivo: l'amore incomprensibile giunge fino agli estremi! L'amorosa e augusta sovrana offre se stessa in sacrificio al Padre per risarcire la sua giustizia, calmare la sua collera, strappare l'uomo dalla schiavitù del demonio e dalle fiamme dell'inferno e meritargli un'eternità felice.

La sua offerta è accettata. Si prende e si decreta una decisione: l'eterna Sapienza, cioè il Figlio di Dio, si
farà uomo a tempo opportuno e con modalità stabilite. Durante i quattro millenni che passarono dalla creazione e dal peccato di Adamo fino all'incarnazione della divina Sapienza, Adamo e i suoi discendenti morirono come voleva la norma fissata da Dio. Ma, in vista dell'incarnazione del Figlio di Dio, ricevettero la grazia di ubbidire ai comandamenti e di farne degna penitenza quando li trasgredirono. E se morirono nella grazia e amicizia di Dio, le anime loro discesero al limbo nell'attesa del Salvatore e Liberatore che aprisse loro la porta del cielo.

{da "L'amore dell'eterna Sapienza" di San Luigi Maria Grignion de Monfort}


Meraviglie della potenza della Sapienza divina nella creazione del mondo e dell'uomo

I. Nella creazione del mondo 

La Sapienza eterna ha incominciato a risplendere fuori del seno di Dio quando, al termine di un'intera
eternità, creò la luce, il cielo e la terra.
San Giovanni afferma che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, cioè della Sapienza eterna. Salomone la definisce madre e artefice di tutte le cose.
Notiamo ch'egli non la chiama solamente artefice dell'universo, ma anche madre: infatti l'artefice non ama e non si prende cura della sua opera come una madre fa con il suo bambino.

La Sapienza eterna avendo creato tutte le cose, dimora in esse per abbracciarle, sostenerle,
rinnovarle. È lei la bellezza sovranamente retta che mise il bell'ordine nel mondo da lei creato. Tutto lei ha separato, composto, pesato, aggiunto, contato.
Lei ha steso i cieli, ha disposto con ordine il sole, la luna, le stelle e i pianeti; lei ha gettato le fondamenta della terra, ha stabilito i limiti e le leggi del mare e degli abissi, ha plasmato le montagne, ha dosato, equilibrato tutto, perfino le sorgenti.
Infine - ella dice - stavo con Dio e disponevo ogni cosa con una precisione così perfetta e al tempo stesso con una varietà così piacevole, che mi pareva di giocare per divertire me e il Padre....

Questo ineffabile gioco della divina Sapienza si nota effettivamente nella diversità delle creature da lei
prodotte nell'universo. Infatti, a voler prescindere dalle differenti specie di angeli, quasi infiniti di numero, dalle differenti grandezze degli astri, e dai diversi caratteri degli uomini, non si vede forse la meravigliosa varietà delle stagioni e dei tempi, degli istinti negli animali, delle innumerevoli specie di piante, delle bellezze nei fiori, dei sapori nei frutti?
«Chi è saggio comprenda queste cose». La Sapienza si è comunicata a qualcuno? Ebbene, solo costui avrà l'intelligenza di questi misteri della natura.

La Sapienza ha rivelati questi misteri ai santi, come si legge nella loro vita. Talvolta essi si stupirono
talmente nel contemplare la bellezza, la soavità e l'ordine immessi dalla divina Sapienza nelle piccole cose come l'ape, la spiga di frumento, il fiore, il bruco, da cadere rapiti in estasi.

II. Nella creazione dell'uomo 

Se la potenza e la dolcezza dell'eterna Sapienza hanno tanto rifulso nel creato, nella bellezza e nell'ordine
dell'universo, molto più han brillato nella creazione dell'uomo. Questi infatti è il suo meraviglioso capolavoro, la viva immagine della sua bellezza e delle sue perfezioni, l'eletto vaso delle sue grazie, il mirabile tesoro delle sue ricchezze e l'unico suo vicario in terra: «Con la tua Sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te».

A gloria di questo splendido e potente artefice bisognerebbe qui spiegare la bellezza e l'eccellenza
originale che l'uomo ebbe da lei al momento della creazione.
Ma l'immenso peccato da lui commesso, le cui tenebre e macchie si riflettono fin su di me, povero figlio d'Eva, mi ha così oscurato la mente che posso parlarne solo con molta imperfezione.

Si può dire ch'ella fece una copia ed una immagine splendente della sua intelligenza, della sua memoria e della sua volontà per donarle all'anima dell'uomo, perché fosse il vivo ritratto della Divinità. Gli accese in cuore la fiamma del puro amore di Dio; gli plasmò un corpo pieno di luce ed in lui racchiuse, come in sintesi, le differenti perfezioni degli angeli, degli animali e delle altre creature.

Nell'uomo tutto era luminoso senza ombre, bello senza brutture, puro senza macchia, regolato senza
disordine e senza difetto od imperfezione. Il suo spirito aveva in dote la luce della Sapienza per riconoscere perfettamente il Creatore e le creature. Aveva la grazia di Dio nell'anima per cui era innocente e gradito agli occhi dell'Altissimo. Aveva l'immortalità nel corpo. Aveva nel cuore il puro amore di Dio, esente dal timore della morte, ed amava Dio continuamente, senza negligenze, con amore puro per Dio stesso. Ed infine era tanto divino da essere in ogni momento trasportato al di fuori di sé, rapito in Dio, senza passioni da vincere e nemici da combattere.
O generosità dell'eterna Sapienza verso l'uomo! O felice stato d'innocenza dell'uomo!

Ma ecco la più grande delle disgrazie!... L'eletto divino si spezza in mille frantumi, la fulgente stella cade, lo splendente sole si ricopre di fango!
L'uomo pecca e, peccando, perde la sapienza, l'innocenza, la bellezza, l'immortalità... perde, insomma, ogni bene ricevuto ed è assalito da una infinità di mali!
L'uomo ha lo spirito inebetito ed ottenebrato: non vede più nulla. Il cuore gli si fa di ghiaccio nei confronti di Dio e non lo ama più. La sua anima offuscata dai peccati rassomiglia al demonio. Sorgono sregolate passioni di cui  egli perde il controllo. Gli resta la compagnia dei demoni, dei quali diventa abitacolo e schiavo. Le creature si ribellano e gli fan guerra.
In un attimo, l'uomo è ridotto a schiavo del demonio, oggetto dell'ira di Dio e vittima dell'inferno.
Appare a se stesso tanto brutto che corre a nascondersi. È maledetto e condannato a morte; è scacciato dal paradiso terrestre e perde il suo posto nel cielo. È condannato a condurre una vita grama, priva di ogni speranza di felicità, su di una terra maledetta! E da maledetto dovrà morire e, dopo la morte, andar dannato per sempre nel corpo e nell'anima, come il diavolo. E tutto ciò per sé e per i suoi figli [53].
Tale è la tremenda infelicità in cui l'uomo è caduto con il peccato. Tale è l'equa sentenza pronunciata dalla giustizia di Dio contro di lui.

In simile stato, Adamo è come disperato: non può ricevere aiuto né dagli angeli né dalle creature.
Nessuno è capace di rimetterlo in sesto, perché era troppo bello e ben fatto al momento della creazione, troppo repellente e macchiato è ora dopo la colpa. Si vede cacciato dal paradiso e dalla presenza di Dio.
Scorge la giustizia di Dio che lo perseguirà in tutta la discendenza. Vede chiudersi il cielo e spalancarsi l'inferno e nessuno capace di riaprirgli il primo e sbarrargli il secondo.

{da "L'amore dell'eterna Sapienza" - San Luigi Maria Grignion de Montfort}

martedì 19 novembre 2013

Eccellenza del Rosario nelle preghiere che lo compongono

Il Credo o Simbolo degli Apostoli, recitato sul Crocifisso della corona, essendo il compendio 
delle verità cristiane, è preghiera molto meritoria perché la fede è base, fondamento e principio di tutte le virtù cristiane, di tutte le verità eterne e di tutte le preghiere gradite a Dio. 
Chi s'accosta a Dio deve credere (Eb 11,6): chi si accosta a Dio con la preghiera deve incominciare con un atto di fede; più avrà fede e più la sua preghiera sarà efficace e meritoria per lui e gloriosa per Dio. 
Non mi dilungherò in spiegazioni sulle formule del Simbolo Apostolico; non posso, tuttavia, far a meno di affermare che le prime tre parole: Credo in Dio - le quali contengono gli atti di tre virtù teologali, fede, speranza e carità - hanno una meravigliosa efficacia per santificare le anime e vincere il demonio. 
Quanti Santi con questa professione di fede hanno vinto le tentazioni, specialmente quelle contro quelle virtù, sia in vita sia nell'ora della morte! 
Esse sono le ultime parole che san Pietro martire tracciò come meglio poteva col dito sulla sabbia quando, colpito al capo dalla sciabola di un eretico, stava per spirare. 

Le fede è l'unica chiave che ci apre la comprensione dei misteri di Gesù e di Maria espressi dal santo Rosario; perciò all'inizio occorre recitare il Credo con grande attenzione e devozione, poiché - lo ripeto - più viva e forte è la nostra fede e più il Rosario sarà valido. 
E questa fede deve essere ardita ed animata dalla carità: in altre parole, per ben recitare il Rosario bisogna essere in grazia di Dio o per lo meno decisi di riacquistarla; deve essere una fede robusta e costante e cioè: nel Rosario non dobbiamo ricercare il nostro gusto sensibile, la nostra spirituale consolazione, disposti ad abbandonarlo quando fossimo molestati da tante distrazioni involontarie o da uno strano disgusto nell'anima o da opprimente noia o torpore prolungato nel corpo. 
Nella recita del Rosario non c'è alcuna necessità di gusti o di consolazioni, di slanci o sospiri, di lacrime; neppure si richiede una continua applicazione dell'immaginazione: bastano la fede pura e la retta intenzione. 
E' sufficiente la sola fede! (Inno Pange lingua).

Nona e decima rosa

IX. Vediamo ora che ingiustizia sia di impedire il progresso della Confraternita del Rosario e con quali castighi Dio ha punito gli infelici che hanno disprezzato e voluto distruggerla. Benché la devozione al Rosario sia stata autorizzata dal cielo con molti prodigi e sia stata approvata dalla Chiesa con bolle pontificie, non mancano neppur oggi libertini, empi e spiriti forti che si adoperano a screditare la Confraternita del Rosario o almeno ad allontanarne i fedeli. 
E' facile constatare che le loro lingue sono infette di veleno infernale e che essi sono mossi dallo spirito maligno; nessuno infatti, potrebbe disapprovare il Rosario senza condannare quanto la religione cristiana ha di più pio, cioè l'orazione domenicale, la salutazione angelica, i misteri della vita, della morte e della gloria di Cristo Gesù e della santa sua Madre. 
Questi spiriti orgogliosi che non possono soffrire la recita del santo Rosario, cadono, spesso senza avvedersi, nello spirito riprovevole degli eretici che detestano la corona e il Rosario. Avere in orrore la Confraternita è allontanarsi da Dio e dalla vera pietà, dal momento che Gesù Cristo ci assicura di trovarsi in mezzo a coloro che si riuniscono nel suo nome. 
Neppure è da buon cattolico trascurare le tante e grandi indulgenze che la Chiesa accorda alla Confraternita. Ed infine è agire da nemico della salvezza delle anime il distogliere i fedeli dalla Confraternita del Rosario poiché con questo mezzo essi lasciano il peccato e si danno alla pietà. 
San Bonaventura disse, con ragione, che chi trascura la devozione alla Madonna morirà nel peccato e si dannerà (S. BONAVENTURA, Psalterium, lect. 4). 
Quali castighi non devono attendersi, allora, coloro che distolgono gli altri dall'esserle devoti!


X. Sono certo che gli spiriti forti e critici del nostro tempo, leggendo questi racconti, ne 
metteranno in dubbio l'autenticità, come sempre usano fare. 
Eppure io altro non ho fatto che trascriverli da buoni autori contemporanei e in parte da un recente libro del padre domenicano Antonino Thomas, intitolato Il Roseto mistico. 
Tutti sanno, del resto, che esistono tre specie di fede da prestate ai vari racconti. 
Agli avvenimenti narrati dalla Sacra Scrittura dobbiamo una fede divina; ai racconti profani che non ripugnano alla ragione e che sono scritti da seri autori, una fede umana, ai racconti pii riferiti da autori ponderati, non contrari alla ragione né alla fede o alla morale, anche se talvolta sono straordinari, dobbiamo una fede pia. 
Convengo che non bisogna essere troppo creduli, ma neppure troppo critici e in tutto occorre tenere il giusto mezzo se si vuole scoprire dove sia la verità e la virtù. 
E sono anche convinto che come la carità crede facilmente tutto ciò che non è contrario alla fede e ai buoni costumi: la carità tutto crede (1Cor 13,7), così l'orgoglio induce a negare quasi tutti i fatti soprannaturali, anche se accertati, col pretesto che non si trovano nelle Sacre Scritture. 
E questo è il tranello teso dal demonio nel quale sono caduti gli eretici che negano la Tradizione e in cui cadono senza accorgersene i critici odierni, che non credono ciò che non capiscono o che non conviene loro, a motivo del loro orgoglio e della pretesa sufficienza del loro spirito. 

{Il segreto meraviglioso del Santo Rosario - San Luigi Maria Grignion de Montfort}



lunedì 18 novembre 2013

Le rose del Rosario

[24] Da quando il beato Alano della Rupe rinnovò questa devozione, la voce del popolo, che è voce  di Dio, la chiamò “Rosario”, cioè corona di rose; e ciò per significare che ogni qual volta si recita  devotamente il Rosario si pone in capo a Gesù e a Maria una corona di 153 rose bianche e di 16  rosse del paradiso, che non perderanno mai la loro bellezza e il loro splendore. 
La Vergine approvò e confermò questo nome di Rosario rivelando a parecchi che con le Ave Maria recitate in suo onore, le si fa dono di altrettante gradite rose; e di tante corone di rose quanti sono i Rosari recitati. 

[25] Il fratello Alfonso Rodriguez della Compagnia di Gesù, recitava il Rosario con tale ardore che vedeva non di rado uscire dalla sua bocca ad ogni Pater una rosa vermiglia e ad ogni Ave Maria una rosa bianca, uguale in bellezza e fragranza, diversa solo nel colore. 
Le cronache di S. Francesco raccontano che un giovane religioso aveva la lodevole abitudine di recitare ogni giorno prima del pasto la corona della Vergine santa. 

Un giorno, non si sa per qual motivo, la omise. Quando suonò l'ora del pranzo, egli pregò il superiore di permettergli di recitarla prima di sedersi a tavola e col suo permesso si ritirò in cella. 
Tardando di molto a ripresentarsi, il superiore mandò un religioso a chiamarlo. Il confratello lo trovò risplendente di luce celeste; la Vergine e due angeli erano accanto a lui. Ad ogni Ave Maria usciva dalla sua bocca una bella rosa: gli, Angeli raccoglievano le rose, una dopo l'altra e le ponevano sul capo della Madonna che se ne dimostrava visibilmente soddisfatta. 
Altri due religiosi, mandati a vedere quale fosse la causa di tanto ritardo, poterono anch'essi 
ammirare il sorprendente spettacolo, poiché la Vergine disparve solo quando la recita dell'intera corona ebbe termine. 
Il Rosario è dunque. una grande corona di rose; una parte del Rosario é come un piccolo serto di piccoli fiori o piccola corona di rose celesti che si mette in capo a Gesù e a Maria. 
Come la rosa è la regina dei fiori, così il Rosario è la rosa e la prima fra, le devozioni. 

{da "Il segreto meraviglioso del Santo Rosario - San Luigi Maria Grignion de Montfort}


L'eccellenza del Santo Rosario nell'origine e nel nome

ROSA PRIMA
[9] Il Rosario contiene due elementi: l'orazione mentale e l'orazione vocale. La mentale consiste
nella meditazione dei principali misteri della vita, della morte e della gloria di Gesù Cristo e della
sua santissima Madre. La vocale consiste nel dire quindici decine di Ave Maria, ognuna preceduta
da un Pater, meditando e contemplando in pari tempo le quindici principali virtù praticate da Gesù
e da Maria nei quindici misteri del santo Rosario.
Nella prima parte di cinque decine, si onorano e si considerano i cinque misteri gaudiosi; nella
seconda i cinque misteri dolorosi; nella terza i cinque misteri gloriosi. In questo modo il Rosario
risulta composto da preghiere vocali e da meditazione per onorare e imitare i misteri e le virtù della
vita, della passione e morte e della gloria di Gesù Cristo e di Maria.

ROSA SECONDA
[10] Il santo Rosario, essendo sostanzialmente composto della preghiera di Cristo Gesù e della
salutazione angelica - il Pater e l'Ave - e della meditazione dei misteri di Gesù e di Maria, è senza
dubbio la prima e la principale devozione in uso presso i fedeli, dal tempo degli Apostoli e dei
primi discepoli, dì secolo in secolo giunta fino a noi.

[11] Tuttavia, nella forma e nel metodo in cui è recitato attualmente, fu ispirato alla Chiesa e
suggerito dalla Vergine a san Domenico per convertire gli Albigesi e i peccatori, soltanto nel 1214,
nel modo che sto per dire, così come lo riferisce il beato Alano della Rupe nel suo celebre libro De
Dignitate psalterii.
San Domenico, constatando che i peccati degli uomini erano di ostacolo alla conversione degli
Albigesi, si ritirò in una foresta presso Tolosa e vi restò tre giorni e tre notti in continua preghiera e
penitenza. E tali furono i suoi gemiti e i suoi pianti, le sue penitenze a colpi di disciplina per placare
la collera di Dio che cadde svenuto. La Vergine santa, allora gli apparve accompagnata da tre
principesse del cielo e gli disse: “Sai tu, caro Domenico, di quale arma si servì la SS. Trinità per
riformare il mondo?” - “Signora mia - le rispose - voi lo sapete meglio di me: dopo il figliolo vostro
Gesù voi foste lo strumento principale della nostra salvezza”. Ella soggiunse: “Sappi che l'arma più
efficace è stato il Salterio angelico, che è il fondamento della Nuova Alleanza; perciò se tu vuoi
conquistare a Dio quei cuori induriti, predica il mio salterio”.
Il Santo si ritrovò consolato e ardente di zelo per la salvezza di quelle popolazioni, andò nella
cattedrale di Tolosa. Immediatamente le campane, mosse dagli angeli, suonarono a distesa per
radunare gli abitanti. All'inizio della sua predica si scatenò un furioso temporale; il suolo sussultò, il
sole si oscurò, tuoni e lampi continui fecero impallidire e tremare tutto l'uditorio. Il loro spavento
crebbe quando videro una effige della Vergine, esposta in luogo ben visibile, alzare per tre volte le
braccia al cielo e chiedere la vendetta di Dio su di loro qualora non si convertissero e non
ricorressero alla protezione della santa Madre di Dio. Questo prodigio del cielo infuse la più alta
stima per la nuova devozione del Rosario e ne estese la conoscenza.
Il temporale finalmente cessò per le preghiere di san Domenico, che proseguì il discorso spiegando
l'eccellenza del santo Rosario con tanto fervore ed efficacia da indurre quasi tutti gli abitanti di
Tolosa ad abbracciarne la pratica e a rinunciare ai propri errori. In breve tempo si notò nella città un
grande cambiamento di costumi e di vita.

ROSA TERZA
[12] Questo prodigioso stabilirsi del santo Rosario, che ricorda un poco. il modo con cui Dio
promulgo la Legge sul Sinai, mostra con chiarezza l'eccellenza di questa sublime pratica. San
Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, istruito dalla Vergine e dalla sua personale esperienza, fin
che visse predicò il Rosario con l'esempio e con la parola, nelle città e nelle campagne, ai grandi e
ai piccoli, ai sapienti ed agli ignoranti ai cattolici ed agli eretici. Il santo Rosario, ch'egli recitava
ogni giorno, era la sua preparazione alla predica e il suo appuntamento dopo la predicazione.  5

[13] Un giorno - ricorreva la festa di san Giovanni Evangelista - il Santo stava in una cappella
dietro l'altare maggiore della cattedrale di Notre-Dame a Parigi e recitava il santo Rosario per
prepararsi a predicare. La Vergine gli apparve e disse: “Domenico, la predica che, hai preparato è
buona, ma molto migliore è questa che ti presento”. San Domenico riceve dalle mani di lei il libro
in cui è scritto il discorso, lo legge, lo gusta, lo fa suo e ringrazia la Vergine santa. All'ora della
predica sale sul pulpito e, dopo aver detto in lode di san Giovanni Evangelista soltanto ch'egli aveva
meritato di essere il custode della Regina del cielo, dichiara all'illustre uditorio dei grandi e dei
dottori abituati a discorsi singolari e forbiti, che avrebbe continuato non con le dotte parole della
sapienza umana, ma con la semplicità e la forza dello Spirito Santo. E li intrattenne sul Rosario,
spiegando loro, parola per parola come avrebbe fatto parlando a fanciulli, il Saluto angelico,
servendosi dei pensieri e degli argomenti molto semplici letti sul foglio che gli era stato consegnato
dalla Madonna.



[14] Il fatto è stato tolto, almeno in parte, dal libro del beato Alano della Rupe: De Dignitate
Psalterii, e così riferito dal Cartagena: Il beato Alano afferma che san Domenico gli disse un giorno
in una rivelazione: “Figlio mio, tu predichi, e sta, bene; ma perché tu non abbia a ricercare la lode
umana più che la salvezza delle anime, ascolta quanto mi accadde a Parigi. Dovevo predicare
nella grande chiesa dedicata alla beata Vergine Maria e volevo parlare in modo ingegnoso, non
per orgoglio ma per riguardo alla qualità elettissirna degli uditori. Mentre pregavo, come ero
solito per un'ora circa prima del discorso, recitando il Rosario, fui rapito in estasi: vidi la divina
Madre, mia amica, porgermi - un libretto e dirmi: "Domenico, per quanto sia ben fatto il discorso
che conti di tenere, io te ne porto uno molto migliore". Tutto lieto prendo, il libro, me lo leggo per
intero e, come ella aveva detto, vi trovo ciò che bisognava predicare. La ringraziai di cuore.
Venuta l'ora di predicare, avevo davanti l'intera Università di Parigi ed un gran numero di signori,
informati o testimoni essi pure, delle meraviglie operate dal Signore per mio mezzo. Salgo
all'ambone. Era la festività di san Giovanni evangelista, ma dell'apostolo io mi limito a dire che
meritò di essere prescelto come custode della Regina del cielo. Poi passai a dire così all'uditorio:
"Signori e Maestri illustri; voi siete abituati ad ascoltare discorsi eleganti ed elevati, però oggi non
voglio rivolgervi le dotte parole della sapienza umana, ma rivelarvi lo Spirito di Dio e la sua
forza"”. E allora, nota Cartagena insieme al beato Alano, S. Domenico, spiegò, con paragoni e
similitudini familiari, la salutazione angelica.

[15] Lo stesso beato Alano della Rupe, come riferisce ancora il Cartagena, racconta di parecchie
altre apparizioni di Nostro Signore e della Vergine Santa a san Domenico per stimolarlo ed
infervorarlo sempre più a predicare il santo Rosario perché il peccato sia distrutto e i peccatori e gli
eretici si convertano. Ad un certo punto il Cartagena scrive: “Il Beato Alano racconta che la
Madonna gli rivelò come suo Figlio Gesù Cristo era apparso a san Domenico, e gli aveva detto:
“Domenico, io mi compiaccio nel constatare che non ti appoggi sulla tua personale sapienza, che
lavori con umiltà alla salvezza delle anime e non cerchi di piacere agli uomini vani. Molti
predicatori, invece, usano fin dal principio tuonare contro i peccati più gravi, ignorando che prima
di somministrare un rimedio disgustoso bisogna disporre il malato a riceverlo e a profittarne. Per
questo devono innanzitutto esortare gli uditori ad amare la preghiera e specialmente il salterio
angelico. Se tutti incominceranno a pregare così, senza dubbio la divina clemenza sarà propizia a
quanti persevereranno. Predica dunque il mio Rosario”.

[16] Ed altrove dice: “Tutti i predicatori, all'inizio del discorso, fanno recitare ai fedeli la
salutazione angelica per ottenere il favore divino. Questa usanza proviene da una rivelazione. fatta
dalla Vergine a san Domenico: "Figlio mio - gli disse - non meravigliarti se non riesci nella tua
predicazione: tu lavori su un terreno non ancora irrigato dalla pioggia. Sappi che quando Dio volle
rinnovare il mondo mandò prima la pioggia, cioè la salutazione angelica: in tal modo il mondo fu
riformato. Nelle tue prediche esorta dunque a recitare il Rosario e raccoglierai grandi frutti per le
anime”. Così fece sempre san Domenico e ciò spiega il pieno successo della sua predicazione".  6

[17] Mi sono permesso di riferire parola per parola questi passi (tradotti dal latino) di buoni autori
per comodità dei predicatori e delle persone istruite che potrebbero mettere in dubbio la
meravigliosa efficacia del santo Rosario.
Finché, sull'esempio di san Domenico, i predicatori propagarono la devozione al Rosario, la pietà
ed il fervore fiorirono negli ordini religiosi fedeli a questa pratica e nel mondo cristiano. Ma da
quando si incominciò a trascurare questo dono venuto dal cielo, si constatò dovunque peccato e
disordine.

ROSA QUARTA
[18] Siccome ogni cosa, anche la più santa, quando dipende soprattutto dalla volontà degli uomini,
è soggetta a mutamento, non bisogna meravigliarsi se la Confraternita del santo Rosario perseverò
nel fervore primitivo solo per lo spazio di circa cento anni dalla sua istituzione; in seguito essa fu
quasi sepolta nell'oblio. All'abbandono del santo Rosario, contribuirono senza dubbio la malizia e
l'invidia del demonio che volle arrestare il corso delle grazie di Dio attirate sul mondo da tale
devozione.
Infatti la giustizia divina colpì tutti i, regni d'Europa, nel 1349, con la più orribile peste che fosse
mai venuta; partita dal Levante si diffuse in Italia, in Germania, in Francia, in Polonia, in Ungheria;
quasi tutti questi paesi furono devastati talmente che di cento uomini appena uno sopravvisse. Nei
tre anni che durò il contagio, le città, le borgate, i villaggi, i monasteri furono quasi completamente
spopolati. A questo flagello di Dio seguirono altri due: l'eresia dei Flagellanti ed il funesto scisma
del 1376.

[19] Quando finalmente, per divina misericordia, queste calamità cessarono, la Vergine Santa
ordinò al Beato Alano della Rupe, illustre dottore e predicatore di fama dell'Ordine di S. Domenico
del convento di Dinan, in Bretagna, di rinnovare l'antica Confraternita del santo Rosario; così, per
disposizione della Vergine, l'onore di ristabilire la nota Confraternita, toccò a un religioso della
stessa provincia dove essa era nata.
Per compiere quest'opera il beato Alano incominciò a lavorare nel 1460, specialmente dopo che
Nostro Signore - come egli stesso riferisce - gli disse, dall'Ostia Santa mentre celebrava la Messa,
per deciderlo a predicare il Rosario: “Ma come, di nuovo tu mi metti in croce?”.
“Che dite mai Signore?”, rispose il beato Alano, spaventato.
“Sì, sono i tuoi peccati che mi crocifiggono - soggiunse Gesù - e preferirei venire crocefisso un'al
tra volta piuttosto che vedere il Padre mio nuovamente offeso dai peccati che hai commesso in
passato. E anche adesso tu mi crocifiggi poiché possiedi la scienza e quanto occorre per predicare
il Rosario della mia Madre e con questo mezzo istruire, tenere lontane dal peccato tante anime in
modo da salvarle ed impedire molti altri mali, ma tu non lo fai e così sei colpevole dei peccati che
si commettono”. Questi tremendi rimproveri decisero il beato Alano a predicare senza posa il
Rosario.

[20] Anche, la Vergine santa, gli disse un giorno per animarlo sempre più a predicare il Rosario:
“Tu sei stato un grande peccatore in gioventù, ma io ottenni da mio Figlio la tua conversione, ho
pregato per te ed avrei perfino desiderato, se ciò fosse stato possibile, di soffrire ogni sorta di pene
per salvarti, perché i peccatori convertiti sono la mia gloria e per renderti degno di predicare
dovunque il mio Rosario”.
S. Domenico svelandogli i grandi frutti ottenuti da lui nelle popolazioni per mezzo di questa bella
devozione gli disse: “Vedi il frutto che ho colto predicando il Rosario? Fatelo anche voi, tu e tutti
quanti amate la Madonna, se volete attirare tutti i popoli alla vera scienza delle virtù per mezzo di
questo eccellente esercizio del Rosario”.
Ecco, in breve, quanto. la storia ci insegna riguardo alla istituzione del santo Rosario per mezzo di
S. Domenico. e al suo ristabilimento per opera del beato Alano della Rupe.

{Il segreto meraviglioso del Santo Rosario - San Luigi Maria Grignion de Montfort}

Rosaio mistico - Alle anime pie

Anime devote ed illuminate dallo Spirito Santo, non vi dispiaccia ch'io vi offra un piccolo rosaio
mistico, venuto dal cielo, perché lo trapiantiate nel giardino della vostra anima; esso non nuocerà ai
fiori odorosi delle vostre contemplazioni. E', molto profumato e tutto divino: non guasterà affatto
l'ordine delle vostre aiuole: purissimo e ben ordinato esso porta tutto all'ordine e alla purezza. Se
ogni giorno lo si innaffia e lo si coltiva a dovere, cresce ad altezza prodigiosa e si estende tanto che
non solo non ostacola tutte le altre devozioni, ma le conserva e le perfeziona. Voi che siete spirituali
mi capite! Questo rosaio è Gesù e Maria nella vita, nella morte, nell'eternità.

Le verdi foglie di questo rosaio esprimono i misteri gaudiosi di Gesù e di Maria; le spine, i
dolorosi; e i fiori, quelli gloriosi. Le rose in bocciolo ricordano l'infanzia di Gesù e di Maria, le rose
sbocciate rappresentano Gesù e Maria nella sofferenza, le rose completamente schiuse mostrano
Gesù e Maria nella gloria e nel loro trionfo. La rosa rallegra con la sua bellezza: ecco Gesù e Maria
nei misteri gaudiosi; punge con le sue spine: eccoli nei misteri dolorosi; dà gioia con la soavità del
profumo: eccoli infine nei misteri gloriosi.
Non disprezzate, dunque, la mia pianticella rigogliosa e divina; piantatela voi stessi nella vostra
anima prendendo la risoluzione di recitare il Rosario; coltivatela ed innaffiatela recitandolo
fedelmente ogni giorno, accompagnandolo con opere buone. Vi accorgerete che questo seme, ora
all'apparenza tanto piccolo, diventerà col tempo un grande albero, dove gli uccelli del cielo, cioè le
anime predestinate e di alta contemplazione, faranno il loro nido e la loro dimora. Sotto la sua
ombra saranno protette dagli ardori del sole, sulle sue cime troveranno difesa dalle bestie feroci
della terra e scopriranno un delicato nutrimento nel suo frutto, l'adorabile Gesù al quale sia ogni
onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen. Così sia.
Dio solo.


{Il segreto meraviglioso del Santo Rosario - San Luigi Maria Grignion de Montfort}