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martedì 5 maggio 2015


Il Papa è il Cristo che parla. L'Eucaristia è il Cristo che tace.
{S. Francesco di Sales}


mercoledì 19 novembre 2014

Il testamento di Gesù Cristo

Questo calice è il nuovo Testamento nel sangue mio. 
1 Corinti, XI, 25. 

La vigilia della morte del Salvatore, il Giovedì Santo, il giorno dell'istituzione dell'adorabile Sacramento dell'Eucaristia, ecco il più bel giorno della vita di Nostro Signore! E' il gran giorno del suo amore e della sua tenerezza. Gesù Cristo si perpetuerà in mezzo a 
noi. 
Immenso è il suo amore sulla croce, senza dubbio; ma i suoi dolori finiranno, il Venerdì santo non dura che un giorno! Il Giovedì Santo, invece, durerà sino alla fine del mondo: Gesù si fa il Sacramento di se stesso, per sempre. 
I. - In questo giorno dunque Nostro Signore si ricorda che è  padre, e vuol fare il suo testamento poiché la morte si avvicina. Quale atto solenne è in una famiglia il testamento! E', per dir così, l'ultimo atto della vita, atto che si prolunga al di là di della tomba. 
Un padre da ciò che ha; non può dare se stesso; non si appartiene: dispone di quanto possiede a favore di ciascuno dei suoi figli, lascia un ricordo agli amici; dà quel che ha di più caro. Ma Nostro Signore darà se stesso! 
Egli non ha ricchezze da distribuire, non possedimenti, non una casa; neppure ove riposare il capo. Quelli che attendono da lui beni temporali, nulla avranno; la sua croce, tre chiodi, la sua corona di 
spine, ecco tutta la sua eredità materiale. Ah, se Nostro Signore elargisse delle ricchezze, quanti sarebbero buoni cristiani! Tutti si farebbero suoi discepoli! Ma no, non ha nulla da distribuire quaggiù, nemmeno un po' di gloria, egli che sarà fra poco così umiliato nella sua Passione! 
Eppure Nostro Signore vuol fare un testamento. Con che? Con se stesso. Egli è Dio e uomo; come Dio è padrone della sua umanità; ce la dà, e con essa tutto ciò che Egli è. Ce la dà veramente, non in 
prestito, ma in dono. Si riduce all'immobilità, si fa come una cosa, affinché noi lo possiamo possedere in verità. Si fa pane: il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità sottentrano alla 
sostanza del pane offerto: non lo vediamo; l'abbiamo! Ed ecco la nostra eredità: Nostro Signore Gesù Cristo! Egli vuol darsi a tutti; però non tutti lo vogliono. Certuni lo vorrebbero, ma rifiutano di accettare le condizioni di purezza, di vita buona, ch'egli ha poste: e la loro malizia ha il potere di annullare il legato di Dio. 

II. - Ammirate le invenzioni dell'amore di Gesù! Egli solo ha saputo creare tale opera di amore. Chi all'infuori di Lui avrebbe potuto concepirla, anche solo osato pensarvi?... Neppure un angelo! Egli, 
egli solo l'ha trovata! Voi avete bisogno di pane? Io sarò il vostro pane. 
E morì contento, lasciandoci del pane, e qual pane! Come un padre di famiglia che si affatica tutta la vita, per un solo scopo: lasciar, morendo, del pane ai suoi figli. 
Che cosa poteva Nostro Signore donarci di più? In questo testamento d'amore Egli ha tutto racchiuso; tutte le sue grazie e la stessa sua gloria. Noi possiamo dire al Padre celeste: Datemi le grazie di cui abbisogno, e vi pagherò con Gesù Sacramentato, che mi appartiene: è cosa mia, posso spenderlo a mio grado; e tutte le vostre grazie, la stessa vostra gloria, o Padre santo, sono inferiori a questo prezzo divino. Quando abbiamo peccato, noi disponiamo di una vittima da offrire per le nostre colpe; è nostra: Padre, ve l'offro; mi perdonerete, per mezzo di Gesù e per amore di Gesù, che ha 
bastantemente sofferto e riparato per me. E per quante grazie Dio ci accordi, ci è sempre debitore. Gesù Cristo, nostro tesoro, vai più che tutte le grazie, vai più che il Cielo. I Saraceni, avendo nelle mani San Luigi, re di Francia, tenevano la Francia per riscatto. 
Possedendo Gesù Cristo, già possediamo il Cielo. Serviamoci dunque di questo pensiero: facciamo fruttare Gesù Cristo. I più tengono Gesù come sepolto in se stessi, o lo lasciano nel sudario, non se né valgono per guadagnare il Cielo e conquistare dei regni a Dio; e quanti sono! Serviamoci dunque di Gesù Cristo per pregare e riparare; paghiamo con Gesù: è un prezzo sovrabbondante. 

III. - Ma attraverso diciannove secoli in quale modo viene fino a me questa eredità? Gesù Cristo l'ha confidata a tutori che l'hanno amministrata e conservata, per consegnarcela al momento della nostra maggiorità: sono gli Apostoli, e tra essi il loro capo indefettibile; gli Apostoli l'hanno trasmessa ai loro successori e per essi ai sacerdoti, e questi ce la rimettono; aprono per noi il testamento, ci danno la nostra Ostia, consacrata nel pensiero di Nostro Signore fin dalla Cena. Sì, per Gesù Cristo non vi ha né passato, né presente, né futuro; tutti ci conosceva alla Cena, questo buon Padre; in potenza e nel suo desiderio, consacrò tutte le nostre Ostie, e noi siamo stati personalmente da lui amati diciannove 
secoli prima di nascere. Sì, noi eravamo presenti alla Cena, e Gesù ci ha riservato non un'Ostia, ma cento, ma mille, ma tante quanti i giorni della nostra vita. Vi pensiamo noi? Gesù ha voluto amarci 
con sovrabbondanza. Le nostre Ostie sono preparate, non perdiamone neppure una. Nostro Signore non viene che per fruttificare, e noi lo lasceremo infecondo? No, giammai! Fatelo fruttificare per mezzo di Sé stesso: negotiamini! Non lasciate delle Ostie sterili! Come è buono il Salvatore! La Cena durò circa tre ore; era la Passione del suo amore. Ah! quanto costò caro il Pane di Gesù! Si dice: Il pane è caro. Non è nulla in paragone del Pane celeste, del Pane di vita! Mangiamolo dunque: è nostro. Gesù ce l'ha comprato, l'ha pagato egli stesso; ce lo dà, non abbiamo che a 
prenderlo! 
Quale onore! quale amore!

{da "La presenza reale" di di San Pier Giuliano Eymard}

lunedì 3 novembre 2014

Omelia del Santo Padre - Santa Messa della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 19.06.2014

«Il Signore, tuo Dio, … ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi» (Dt 8,2).

Queste parole del Deuteronomio fanno riferimento alla storia d’Israele, che Dio ha fatto uscire dall’Egitto, dalla condizione di schiavitù, e per quarant’anni ha guidato nel deserto verso la terra promessa. Una volta stabilito nella terra, il popolo eletto raggiunge una certa autonomia, un certo benessere, e corre il rischio di dimenticare le tristi vicende del passato, superate grazie all’intervento di Dio e alla sua infinita bontà. Allora le Scritture esortano a ricordare, a fare memoria di tutto il cammino fatto nel deserto, nel tempo della carestia e dello sconforto. L’invito è quello di ritornare all’essenziale, all’esperienza della totale dipendenza da Dio, quando la sopravvivenza era affidata alla sua mano, perché l’uomo comprendesse che «non vive soltanto di pane, ma … di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3).

Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame, una fame che non può essere saziata con il cibo ordinario. E’ fame di vita, fame di amore, fame di eternità. E il segno della manna – come tutta l’esperienza dell’esodo – conteneva in sé anche questa dimensione: era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda che c’è nell’uomo. Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo (cfr Gv 6,51). Il suo Corpo è il vero cibo sotto la specie del pane; il suo Sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino. Non è un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna; il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è l’Amore.

Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Sé stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze. Vivere l’esperienza della fede significa lasciarsi nutrire dal Signore e costruire la propria esistenza non sui beni materiali, ma sulla realtà che non perisce: i doni di Dio, la sua Parola e il suo Corpo.

Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù. Essi, in quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria malata, una memoria selettiva. Una memoria schiava, non libera.

Ognuno di noi, oggi, può domandarsi: e io? Dove voglio mangiare? A quale tavola voglio nutrirmi? Alla tavola del Signore? O sogno di mangiare cibi gustosi, ma nella schiavitù? Inoltre, ognuno di noi può domandarsi: qual è la mia memoria? Quella del Signore che mi salva, o quella dell’aglio e delle cipolle della schiavitù? Con quale memoria io sazio la mia anima?

Il Padre ci dice: «Ti ho nutrito di manna che tu non conoscevi». Recuperiamo la memoria. Questo è il compito, recuperare la memoria. E impariamo a riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato.

Tra poco, nella processione, seguiremo Gesù realmente presente nell’Eucaristia. L’Ostia è la nostra manna, mediante la quale il Signore ci dona se stesso. A Lui ci rivolgiamo con fiducia: Gesù, difendici dalle tentazioni del cibo mondano che ci rende schiavi, cibo avvelenato; purifica la nostra memoria, affinché non resti prigioniera nella selettività egoista e mondana, ma sia memoria viva della tua presenza lungo la storia del tuo popolo, memoria che si fa "memoriale" del tuo gesto di amore redentivo. Amen.


mercoledì 8 ottobre 2014

Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà più sete (Gv 6,35)


Nel suo vangelo, Giovanni narra che Gesù, dopo aver moltiplicato i pani, nel grande discorso tenuto a Cafarnao, dice fra il resto: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà” (Gv 6,27). 
E' evidente, per i suoi uditori, il riferimento alla manna, come anche all'aspettativa della “seconda” manna che scenderà dal cielo nel tempo messianico. Poco dopo, nello stesso discorso, alla folla che ancora non comprende, Gesù si presenta egli stesso come il vero pane disceso dal cielo, che deve essere accettato mediante la fede:
"Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà più sete"

Gesù si vede già pane. E' dunque quello il motivo ultimo della sua vita qui sulla terra. Essere pane per essere mangiato. Ed essere pane per comunicarci la sua vita, per trasformarci in lui. Fin qui il significato spirituale di questa parola, con i suoi richiami all'Antico Testamento, è chiaro. Ma il discorso si fa misterioso e ostico quando più avanti Gesù dice di se stesso: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51b) e “se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6,53). 
E' l'annuncio dell'Eucaristia che scandalizza e allontana tanti discepoli. Ma è il dono più grande che Gesù vuol fare all'umanità: la sua presenza nel sacramento dell'Eucaristia, che dà la sazietà dell'anima e del corpo, la pienezza della gioia, per l'intima unione con Gesù. 
Nutriti di questo pane ogni altra fame non ha più ragione di esistere. Ogni nostro desiderio di amore e di verità è saziato da chi è lo stesso Amore, la stessa Verità. 

Dunque questo pane nutre di Lui fin da quaggiù, ma ci è dato perché possiamo a nostra volta saziare la fame spirituale e materiale dell'umanità che ci circonda. Il mondo non riceve tanto l'annuncio di Cristo dall'Eucaristia, quanto dalla vita dei cristiani nutriti di essa e della Parola, i quali predicando il Vangelo con la vita e con la voce, rendono presente Cristo in mezzo agli uomini. La vita della comunità cristiana, grazie all'Eucaristia, diventa la vita di Gesù, una vita quindi capace di dare l'amore, la vita di Dio agli altri. 

Con la metafora del pane, Gesù ci insegna anche il modo più vero, più “cristiano” di amare il nostro prossimo. 
Infatti, che cosa significa amare? 
Amare significa “farsi uno” con tutti, farsi uno in tutto quello che gli altri desiderano, nelle cose più piccole e insignificanti e in quelle che forse a noi importano poco ma che agli altri interessano. E Gesù ha esemplificato in maniera stupenda questo modo di amare facendosi pane per noi. Egli si fa pane per entrare in tutti, per farsi mangiabile, per farsi uno con tutti, per servire, per amare tutti. 
Farsi uno anche noi dunque fino a lasciarsi mangiare. Questo è l'amore, farsi uno in modo che gli altri si sentano nutriti dal nostro amore, confortati, sollevati, compresi.

{Chiara Lubich}

giovedì 2 ottobre 2014


Dio contempla con amore un'anima pura, le concede tutto quello che essa chiede.
E come potrebbe resistere ad un'anima che vive soltanto per Lui, per mezzo di Lui e in Lui?
Essa lo cerca e Dio si mostra a lei; Lo chiama e Dio viene; è tutt'uno con Lui. Essa incatena la sua volontà.
Non si può capire il potere che un'anima pura ha sul buon Dio. Non è lei che fa la volontà di Dio, è Dio che fa la sua.
Un'anima pura è come una bella perla. Finché è nascosta in una conchiglia in fondo al mare, nessuno pensa ad ammirarla, ma se la mostrate al sole, essa risplende e attira gli sguardi: così è dell'anima pura, nascosta adesso agli occhi del mondo, risplenderà un giorno dinanzi agli angeli, nel sole dell'eternità.

{Curato d'Ars}

Preghiera prima dell'Eucaristia - San Tommaso d'Aquino


Ti rendo grazie, o Signore santo, Padre Onnipotente, eterno Dio, che non certo per i miei meriti, ma per solo effetto della tua misericordia ti sei degnato di saziare, coi prezioso Corpo e coi Sangue dei Figlio tuo signor nostro Gesù Cristo, me peccatore, indegno tuo servo. Ti prego che questa santa comunione non sia per me un reato degno di pena, ma valida intercessione per ottenere il perdono. Sia essa per me armatura di fede e scudo di buona volontà. Sia liberazione dei miei vizi, sterminio della concupiscenza e delle passioni, aumento di carità, di pazienza, di umiltà, di obbedienza, di tutte le virtù, sicura difesa contro le insidie dei miei nemici tanto visibili quanto invisibili, assoluta tranquillità delle passioni carnali e spirituali, perfetto abbandono in te, unico e vero Dio, felice compimento dei mio fine. E ti prego affinché ti degni di condurre me peccatore a quell'ineffabile convito dove tu coi Figlio tuo e con lo Spirito Santo sei luce vera ai Santi tuoi, sazietà piena, gioia eterna, gioia completa, felicità perfetta. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore.
Amen.
{San Tommaso d’Aquino}



Preghiera prima dell'Eucaristia - Sant'Ambrogio

Alla mensa del tuo dolcissimo convito, o pio Signore Gesù Cristo, io, peccatore e privo di meriti, mi accosto tremante, solo confidando nella tua misericordia e bontà.
Anima e corpo ho macchiati di molte colpe, la mente e la lingua non ben custodite. Dunque, o pio Signore, o terribile maestà, io misero, stretto fra le angustie, ricorro a te, fonte di misericordia, a te mi affretto per essere risanato, sotto la tua protezione mi rifugio. Quello che non posso sostenere come Giudice, sospiro di averLo come Salvatore.
A te, o Signore, mostro le mie piaghe, a te scopro la mia vergogna. Conosco i miei peccati, che sono molti e grandi, per i quali io temo. Spero nelle tue misericordie senza numero.
Guarda dunque verso di me con gli occhi della tua clemenza, o Signore Gesù Cristo, Re eterno, Dio e uomo, che per l'uomo fosti crocifisso. Esaudiscimi, poiché spero in te, abbi misericordia di me pieno di miseria e di peccati, tu che non cesserai mai di far scaturire la fonte della misericordia. 
Salve, o vittima della Salvezza, offerta sul patibolo della Croce per me e per tutto il genere umano. Salve, o nobile e prezioso Sangue, che sgorghi dalle ferite dei mio crocifisso Signore Gesù Cristo e lavi i peccati di tutto il mondo.
Ricordati, o Signore, della tua creatura, che hai redento col tuo Sangue. Mi pento di aver peccato e desidero di rimediare a ciò che ho fatto. Togli dunque da me, o clementissimo Padre, tutte le mie iniquità ed i miei peccati, affinché, purificato di mente e di corpo, meriti di gustare degnamente il Santo dei santi; e concedimi che questa santa partecipazione dei Corpo e dei Sangue tuo, che io, sebbene indegno, intendo di ricevere, sia remissione dei miei peccati, perfetta purificazione dei miei delitti, fuga dei cattivi pensieri, rigenerazione dei buoni sentimenti, salutare efficacia di opere che ti piacciano, sicura tutela dell'anima e dei corpo contro le insidie dei miei nemici. 
Così sia.                                 

{Sant'Ambrogio}


lunedì 17 marzo 2014

La grandezza del sacramento dell'Eucaristia


Quand'anche tu avessi la purezza degli Angeli e la santità di Giovanni Battista, non saresti degno di ricevere questo Sacramento né di toccarlo. 

(L'imitazione di Cristo, Lib. IV, Cap.V.)

La Comunione in mano

L'anima di un sacerdote venne da me e mi disse di pregare per lui, perché doveva soffrire molto. Di più non poté dire; poi sparì. Un'altra anima del Purgatorio mi spiegò in seguito: "Egli deve soffrire mol­to, poiché ha seguito l'uso di distribuire la Comunione nelle mani dei fedeli e perché ha fatto rimuovere i banchi che servivano per ricevere la Comunione in ginocchio. Si potrebbe aiutarlo rimettendo i banchi al loro posto, là dove egli li fece togliere, ed esortando coloro che furono abituati da lui a ricevere la Comunione nelle mani a non farla più così". Parlai con il Decano del posto, che ebbe molta comprensione. Disse: "Non sono stato io ad introdurre l'uso della Comunio­ne in mano. Per quanto riguarda i banchi, posso tentare di soddisfare questo deside­rio, ma devo lasciare che decidano i sacer­doti del luogo". Parecchie volte venne l'anima di un altro sacerdote, lamentandosi che soffriva moltissimo, poiché aveva rimosso i banchi in chiesa, costringendo il popolo a riceve­re la Comunione in piedi. Da ciò si capisce che qualcosa qui non funziona. È vero: il Papa ha permesso di ricevere la Comunio­ne anche in piedi. Chi però desidera ingi­nocchiarsi, deve avere la possibilità di farlo. Così vuole il Papa, e noi possiamo pretendere ciò da ogni sacerdote. Se un sacerdote, o un vescovo, sapesse qual è la sua grande responsabilità nell'in­trodurre l'uso della comunione in mano, non lo farebbe certamente, e non lo per­metterebbe...

{da "Le anime del Purgatorio mi hanno detto..." di Maria Simma}
Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/comunione%20sulla%20mano%20anche%20i%20mostici%20dicono%20di%20no.htm

martedì 18 febbraio 2014

Preghiera di ringraziamento dopo l'Eucaristia

1. Dopo che vi sarete saziati, così rendete grazie: 
2. Ti rendiamo grazie, Padre santo, per il tuo santo nome che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la 
conoscenza, la fede e l'immortalità che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. 
A te gloria nei secoli. 
3. Tu, Signore onnipotente, hai creato ogni cosa a gloria del tuo nome; hai dato agli uomini cibo e bevanda a loro conforto, affinché ti rendano grazie; ma a noi hai donato un cibo e una bevanda spirituali e la vita eterna per mezzo del tuo servo. 
4. Soprattutto ti rendiamo grazie perché sei potente. A te gloria nei secoli. 
5. Ricordati, Signore, della tua chiesa, di preservarla da ogni male e di renderla perfetta nel tuo amore; 
santificata, raccoglila dai quattro venti nel tuo regno che per lei preparasti. 
Perché tua è la potenza e la gloria nei secoli. 
6. Venga la grazia e passi questo mondo. 
Osanna alla casa di David. 
Chi è santo si avanzi, chi non lo è si penta. 
Maranatha. 
Amen. 

{da "Didaché"}