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lunedì 13 ottobre 2014

L'Eucaristia


O Sacramento di pietà, o segno di unità, o vincolo di carità! 
Chi vuol vivere sa dove vivere, dove attingere la vita. 
Non rifugga dall'unione con le altre membra, non sia un membro reciso e distorto, ma sia bello, sia perfetto, sia sacro...
Aderisca al corpo, viva di Dio e per Dio; ora lavori sulla terra, 
per riposare poi in cielo con lui.
{Sant'Agostino}


sabato 11 ottobre 2014


I morti non sono assenti, sono degli invisibili.
Tengono i loro occhi pieni di luce nei nostri, pieni di lacrime.
{Sant'Agostino}

lunedì 26 maggio 2014

L'ascensione


Oggi il nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore. Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso. Cristo viene ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità? Cristo infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l'amore che nutriamo per lui.
{Sant'Agostino}

venerdì 18 aprile 2014

Signore, ti ho cercato...


Signore, per quanto ho potuto,
per quanto tu mi hai concesso di potere,
ti ho cercato e ho desiderato
di vedere con l'intelligenza ciò che ho creduto,
ed ho molto disputato e molto faticato.
Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi
e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza,
ma cerchi sempre la tua faccia con ardore.
Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto, ricevimi quando entro;
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fa' che mi ricordi di te,
che comprenda te,
che ami te.

{Sant'Agostino}

venerdì 17 gennaio 2014

Da "Soliloqui" di Sant'Agostino

Me misero! 
Quando la mia pochezza e la mia imperfezione 
potranno incontrarsi con la tua rettitudine? 
Tu sei veramente buono e io cattivo; 
tu pio, io empio; 
tu santo, io miserabile; 
tu giusto, io ingiusto; 
tu luce, io cieco; 
tu vita, io morte; 
tu medicina, io malato; 
tu verità somma, io tutto vanità.

venerdì 10 gennaio 2014

Discorso n° 77 di Sant'Agostino

Sulla donna cananea

La fede e la preghiera assidua della cananea strappò a Cristo il miracolo.

1. Avete inteso dal Vangelo, fratelli, come la donna cananea col perseverare ottenne a forza ciò che non avrebbe potuto ottenere col chiederlo una sola volta; ma il Signore differendo d'esaudirla metteva alla prova il suo desiderio, non le rifiutava la grazia; poiché sapeva a che punto sarebbe arrivata nel richiederla, dato che a ciò l'ammaestrava egli stesso. Dapprima fu chiamata cagna, ma poi le disse: Grande è la tua fede, o donna!. Dopo ch'ebbe ricevuta la grazia se ne andò contenta, ma prima era stata cambiata e poi rallegrata. Quanto era stata cambiata? Da cagna era divenuta una donna. E quale donna era questa? Era una donna di grande fede. S'era rivolta al Signore pregandolo con molta insistenza; qual grande grazia ottenne in un sol breve spazio di tempo! Ecco perché differiva a fare la grazia il Signore che disse: Occorre pregare sempre e non stancarsi mai. Questa è una massima del Signore che ci esorta alla preghiera. Ogni giorno gli uomini pregano, i santi non tralasciano gli spazi di tempo riservati alla preghiera. Poiché anche l'Apostolo dice: Siate sempre contenti: pregate continuamente. Ecco cosa vuol dire: È necessario pregare sempre e non stancarsi mai. In un altro passo lo stesso Signore dice: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate alla porta e vi sarà aperto. Così fece la cananea: chiese, cercò, bussò alla porta e ricevette. Essa dunque fece così perché la propria figlia fosse guarita dall'ossessione del demonio e meritò la grazia; da quel momento sua figlia rimase guarita. Avrebbe forse implorato di nuovo quella grazia dopo che la figlia era stata guarita? Prima di ricevere continuò a cercare, chiedere, bussare; ricevette, fu rallegrata e se n'andò. Non so che cos'è, anzi è qualcosa d'importante ciò per cui è necessario pregare sempre e non stancarsi. Vale più la vita immortale che la guarigione d'una figlia. Ecco perché bisogna pregare sino alla fine per tutto il tempo che viviamo sulla terra sino a quando vivremo senza fine, quando non ci sarà più la preghiera, ma l'esultanza.

Non sono da biasimarsi altre diverse preghiere.

2. Adesso dunque bisogna pregare sempre e non stancarsi. Chi prega per una cosa, chi per un'altra; di diverso genere sono le vostre preghiere, poiché diversi sono i vostri desideri. Tutti gemono quasi ugualmente, ma le volontà le dispone colui che le esaudisce. Uno prega Dio - come la donna cananea - perché guarisca il figlio malato; la moglie lo prega per il marito, il marito per la moglie; tutti lo pregano per gli ammalati; nessuna di queste preghiere è da biasimarsi. Altri pregano, sospirano, intercedono, cercano, chiedono, bussano per diventare ricchi, e quanto più grande è la loro brama, tanto più ardente e frequente è una tale preghiera. Alcuni inoltre pensano che anche per questo scopo il Signore disse: Chiedete e riceverete, cercate e troverete, bussate alla porta e vi sarà aperto, poiché chi chiede riceverà, chi cerca troverà e a chi bussa alla porta sarà aperto. Sente quest'esortazione un avaro e ogni giorno non chiede altro che di diventare ricco. Ma anche a tacere d'un avaro, ascolta questa massima un povero: prega, cerca, bussa per diventar ricco, e talora spende molto tempo e non trova alcun momento in cui riceve, e allora dice tra sé: "Che significa quello che il Signore ha voluto dire: Chiedete e riceverete, cercate e troverete, bussate alla porta e vi sarà aperto; poiché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa alla porta verrà aperto? Che ho fatto dunque, io infelice, per chiedere e non ricevere?". Che cosa potremo rispondere a quel tale? Il Signore ha forse mentito? Ha mentito forse la Scrittura? Nient'affatto. Non osa dire tra sé una simile cosa neppure la stessa brama di denaro: ciò che dunque non dice la cupidigia, lo dirà lo spirito di fede?.


Dio dà e nega guardando al nostro bene.

3. Che cosa dunque diremo a quell'individuo? "Chiedi ancora, insisti ancora, bussa ancora". Gli diremo che non senza motivo è detto: Chiunque chiede, riceve. Prega quanto puoi, chiedi, bussa, continua "pregare costantemente e sarai ricco". Uno trascorre il tempo nella preghiera eppure spira nella povertà; non ha ricevuto nulla, non ha trovato nulla da lasciare ai propri figli. È perduta dunque tutta la fatica spesa nel chiedere, cercare, bussare? No. A un simile individuo <...> vive non gli si deve dire altro se non: "Cambia la preghiera". E perché chiedi, cerchi, bussi per diventare ricco, da povero che sei? O non hai udito l'Apostolo che dice: Quelli che vogliono diventare ricchi cadono nelle tentazioni e in molti desideri stupidi e disastrosi che fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione ? Ecco ciò che chiedevi; ma il Padre tuo, al quale lo chiedevi, per sua misericordia ti negava ciò che chiedevi, perché tu non cadessi nella rovina e nella perdizione. Cambia dunque preghiera. Poiché nemmeno tu daresti a tuo figlio ciò che ti chiedesse. Che faresti infatti se tuo figlio ti chiedesse un coltello con cui ferirsi, o piangendo si desse dei pugni perché tu lo facessi salire a cavallo; lo faresti? Oseresti forse farlo? Non è meglio che pianga rimanendo sano anziché venga pianto una volta diventato storpio? Se tu dunque, pur essendo cattivo, sai cos'è bene dare a tuo figlio, quanto più il Padre, ch'è sempre buono, ti concede una grazia senza che tu lo sappia, quando non ti dà quanto gli chiedi? È necessario che tu sia figlio; egli non ti trascura: devi essere figlio senza preoccupazioni. L'apostolo Paolo, quando veniva schiaffeggiato dal messaggiero di Satana, perché non montasse in superbia, come dichiara apertamente egli stesso - noi infatti quando mai avremmo osato affermare una simile cosa a proposito dell'Apostolo? - così dice dell'emissario di Satana: Io perciò pregai tre volte il Signore che mi togliesse questa spina ma egli mi rispose: Ti basti la mia grazia, perché la virtù si perfeziona nell'infermità. Perché infatti tu preghi, o Paolo? Non preghi forse perché tu stia bene? Lascia al Creatore fare come tu non sai, affinché tu abbia del bene. Ti danneggia forse l'impiastro quando ti tormenta? Esso invece ti è utile perché ti guarisce! Se dunque Paolo chiese quella grazia e non fu esaudito, perché mai tu invece sei triste quando non vieni esaudito? Perché forse chiedi qualcosa che non ti gioverebbe.


Perché fu esaudito il diavolo e non Paolo.

4. È sorprendente, fratelli miei che Paolo pregò e non ricevette la grazia, il diavolo invece pregò e la ricevette; non fu esaudito l'Apostolo mentre fu esaudito il diavolo. O giustizia di Dio! Anzi, grande giustizia! "Ma quando - dirà qualcuno - fu esaudito il diavolo?". Non avete letto o sentito che i demoni furono esauditi e fu loro permesso di entrare nei porci ? Oppure non avete letto o sentito che il diavolo chiese al Signore il permesso di tentare il servo di Dio Giobbe, e lo ebbe? Cosa sorprendente! Il diavolo chiese e Giobbe fu consegnato nelle sue mani. Viene, sì, consegnato ma per essere messo alla prova; viene, sì, consegnato ma per essere tentato; viene consegnato, sì, ma per essere giudicato ed essere ricordato con lode ai posteri. Il diavolo invece lo prese per rimanere scornato. Vedete che non sempre è bene ricevere ciò che chiedete. Cambiate dunque le preghiere per ricevere sicuri ciò ch'è bene; cambiate le preghiere, correggete i vostri desideri. Lo dico a coloro che desiderano beni temporali per diventare ricchi.


Bisogna chiedere ciò che chiedeva Iditun, di cui s'erano cantate le parole.

5. Notate che cosa chiedeva Iditun, del quale abbiamo cantato le parole: Esaudisci - dice - la mia preghiera, porgi l'orecchio alle mie lacrime. Chiedeva forse la ricchezza? Aveva forse una ferita nel corpo e supplicava ch'essa fosse risanata? E dove troviamo ciò che chiedeva o a proposito di quali desideri elevava spesso le sue preghiere, o per quali desideri versava le lagrime che desiderava fossero esaudite? E dove troviamo i suoi desideri? dove, se non nelle sue parole? La mia sostanza - dice - è come un nulla dinanzi a te. Davvero è vanità ogni uomo vivente. Ed ora cos'è ciò che io aspetto? Non sei forse tu, Signore? E la mia sostanza è sempre dinanzi a te. Poco prima dice: E la mia sostanza è come un nulla dinanzi a te. La sostanza mortale è come un nulla dinanzi a te; ma poiché dopo la vita presente riceverò l'immortalità, per la quale desidero che tu esaudisca le mie lagrime, dinanzi a te sarà sempre la sostanza immortale. Ecco il desiderio, ecco quel che devi chiedere, ecco quel che devi desiderare, ecco quello per cui devi pregare, ecco ciò per cui bisogna pregare sempre, finché non usciamo da questa vita, senza stancarsi mai.


Prega, piangi, ma spera di avere da Dio tutto quello che promise.

6. Qualcuno di voi forse domanderà: "Che cosa ha voluto dire Iditun con la frase: Porgi l'orecchio alle mie lagrime? Le lagrime infatti si vedono, ma non si odono; le lagrime scorrono, non risuonano". Eppure hanno la loro voce, come aveva la sua voce il sangue di Abele. Se il sangue di Abele ucciso ebbe la voce che arrivò fino al Signore, l'hanno anche le lagrime di chi prega, l'hanno certamente. Poiché anche le lagrime sono il sangue del cuore. Quando dunque chiedi la vita eterna, quando dici: Venga il tuo regno, dove tu possa vivere sicuro, ove tu possa vivere sempre, ove mai tu pianga l'amico, mai tema il nemico, quando chiedi ciò, piangi, versa il sangue del cuore, sacrifica a Dio il tuo cuore; ecco ciò per cui bisogna pregare e non stancarsi; ecco quanto c'insegna la preghiera dettata dal Signore: Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, affinché siamo uguali ai tuoi angeli. O desiderio! Qual uomo avrebbe osato desiderare ciò, se Dio non si fosse degnato di prometterlo? Prega: tu chiedi una cosa grande, ma più grande è chi l'ha promessa. Che l'uomo diventi angelo è una cosa difficile, nulla è più difficile; ma a Dio tutto è possibile. Tu credi sia una cosa grande e difficile che l'uomo diventi angelo e non ti pare difficile, anzi molto più difficile e molto più incredibile che l'unico Figlio di Dio sia diventato uomo. Che l'uomo diventerà un angelo, lo dubita l'uomo, per il quale Dio è diventato uomo!. Tu dubiti di ricevere ciò che chiedi, pur avendo un siffatto pegno, colui cioè che si è degnato di farsi gratuitamente tuo debitore? Tu non hai dato a Dio alcun prestito ad interesse, o gli hai prestato del denaro o gli hai concesso qualche favore. Tutto quello che hai non l'hai forse da lui e non riceverai forse da lui tutto quello che riceverai? Si è degnato di farsi debitore, e quale debitore! Ha fatto un certificato autografo, ha dato un pegno. Il certificato di debito autografo di Dio è la Sacra Scrittura; il suo pegno è la morte di Cristo, la sua promessa è la morte di Cristo. Chi ha dato agli empi la morte del proprio Figlio, ha forse negato la morte del proprio Figlio ai buoni e ai fedeli?.


Bisogna pregare non solo con parole, ma anche con i buoni costumi.

7. State sicuri, fratelli, riceverete [quanto promesso da Dio]: chiedete, cercate, bussate: riceverete, troverete, vi sarà aperto. Ma non dovete chiedere, cercare, bussare solo a parole, ma anche con la vostra condotta; fate le opere buone, senza le quali non deve affatto trascorrersi la vita presente. Cancellate i peccati con le opere buone d'ogni giorno. Ma si deve evitare di tenere in poco conto i peccati leggeri; poiché sebbene non siano gravi, si accumulano e formano un mucchio, si assommano e formano una massa. Non dovete considerarli un'inezia perché sono piccoli, ma dovete temere se sono molti. Che c'è di più piccolo delle gocce di pioggia? Ma di molte gocce s'imbevono i campi e si riempiono i fiumi. Non tenete in poco conto i vostri peccati leggeri e piccoli perché formando un mucchio non vi schiaccino. Ecco, l'acqua del mare trasuda attraverso le fessure della nave e tuttavia riempie la sentina; se da questa non venisse vuotata, affonderebbe la nave. Anche un'ondata, per esempio, se sarà gigantesca, arriverà come una montagna e cadrà addosso alla nave tutta in una volta e la manderà in rovina; così sono gli omicidi, cioè i peccati gravi come l'adulterio, la fornicazione, la bestemmia, lo spergiuro; sono peccati che fanno affondare la nave in una sola volta. Ora, i peccati veniali, senza i quali non può essere vissuta la vita umana, entrano insensibilmente, a poco a poco, attraverso le crepe della fragilità umana e vanno a raccogliersi nella sentina. Imitate i marinai le cui mani non cessano di lavorare e dalla sentina vien tolta tutta l'acqua; non cessino - voglio dire -, ma dal fare opere buone. Ma di nuovo confluiscono nella sentina poiché rimangono nelle crepe della fragilità umana, e perciò si deve svuotare di nuovo la sentina. Poiché se le tue mani non cesseranno dal vuotarla con le opere buone, il giorno del giudizio ti troverà puro, e sicuro arriverai alla vita desiderata da Iditum quando diceva: Porgi l'orecchio alle mie lagrime.

{tratto dal sito http://www.preghiereonline.it/}

lunedì 11 novembre 2013

Il Purgatorio secondo Sant'Agostino

Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarò più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita.
{Commento al salmo 37}

Tutti siamo peccatori; tutti conduciamo una vita nella quale si può peccare; da questa vita tutti noi ce ne dovremo andare. Giacché Dio sarò tanto misericordioso con te, quanto tu sarai stato misericordioso con il prossimo; tanto riceverai nell'altra vita, quanto dai nella presente. Prega dunque per i defunti, affinché quando saranno nella vita eterna non dimentichino di pregare per te...
{Sermone 44}

Le anime dopo la morte sono penetrate da un fuoco ardentissimo che mente umana non può concepire. Benché questo fuoco sia destinato a purificare l'animo, è più doloroso di qualunque cosa si possa sopportare sulla terra.


lunedì 30 settembre 2013

Vieni in me Spirito Santo

Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di sapienza:
donami lo sguardo e l'udito interiore,
perché non mi attacchi alle cose materiali,
ma ricerchi sempre le realtà spirituali.

Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito dell'amore:
riversa sempre più
la carità nel mio cuore.

Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di verità:
Concedimi di pervenire
alla conoscenza della verità
in tutta la sua pienezza.

Vieni in me, Spirito Santo,
acqua viva che zampilla
per la vita eterna:
fammi la grazia di giungere
a contemplare il volto del Padre
nella vita e nella gioia senza fine.
Amen.
{Sant'Agostino}






mercoledì 25 settembre 2013

Capitolo V - Le confessioni

Chi mi farà riposare in te? E chi ti farà venire nel mio cuore a inebriarlo? Allora dimenticherei i miei mali e abbraccerei te mio unico bene. Che cosa sei, tu per me? Abbi pietà, fa' che io parli E che cosa sono io per te, perché tu voglia essere amato da me, e ti adiri verso di me se non lo faccio, e mi minacci grandi sventure? Ahimè! Per la tua misericordia, mio Signore e mio Dio, dimmi, dimmi che cosa sei per me. Dillo all'anima mia: io sono la tua salvezza. Dillo, che io lo senta. Ecco, l'orecchio del mio cuore è qui, davanti a te; aprilo e ripeti alla mia anima: "Io sono la tua salvezza". Verrò correndo dietro questa voce e ti raggiungerò. Non nascondermi il tuo volto! Che io muoia per vederlo, per non morire! Angusta casa è l'anima mia perché tu possa entrarvi: e tu allargala. Cade in rovina, e tu riparala. Contiene cose che possono disgustare i tuoi occhi: lo confesso, lo so. Ma chi altri potrebbe purificarla? A chi altri se non a te griderò: purificami, Signore, dai miei peccati occulti, e tieni lontano il tuo servo dai peccati altrui. Credo, per questo parlo. Tu lo sai, Signore. Non ti ho parlato, accusandomene, delle mie iniquità e tu, mio Dio, non hai allontanato l'empietà del mio cuore? Non discuto il tuo giudizio con te che sei la verità: né io voglio ingannare me stesso, nel timore che la mia malvagità menta a se stessa. No, non discuto il tuo giudizio, perché se tu considererai le iniquità, Signore, chi mai si potrà reggere?
{Sant'Agostino}


Capitolo II - Le confessioni

E in qual modo potrò invocare il mio Dio, Dio e Signore mio, se, invocandolo lo chiamo in me?
Ma qual luogo è in me in cui si possa accogliere in me il Dio che ha creato il cielo e la terra?
C'è davvero dentro di me, Signore mio Dio, qualcosa capace di comprenderti?
Forse che ti contengono il cielo e la terra che hai creato e nei quali mi hai creato? O invece, poiché niente di quanto esiste esisterebbe senza di te, tutto quello che esiste ti comprende? E, poiché anch'io esisto, perché ti chiedo di venire in me, mentre non esisterei se tu non fossi in me? Non sono ancora nel regno dei morti: sebbene tu sei anche là.
Poiché (sta scritto) se anche discenderò nel regno dei morti, Tu sei là.
Non esisterei, dunque, mio Dio, non esiterei affatto, se tu non fossi in me. O meglio non esisterei se io non fossi in te, da cui, per cui, in cui tutto esiste.
Sì, o mio Signore, è così. Ma allora dove ti invoco, se io sono in te? E dove potresti venire in me? Potrei forse trovare un posto fuori dal cielo e della terra, perché di là possa venire in me il mio Dio che disse: Io riempio il cielo e la terra?
{Sant'Agostino}

martedì 24 settembre 2013

Capitolo IV - Le confessioni

O mio Dio, che cosa sei tu dunque? Che cosa sei, me lo domando, se non il Signore Iddio?
Infatti chi è Signore tranne il Signore; chi è Dio tranne Dio?
Sommo, ottimo, potentissimo, anzi onnipotente, misericordiosissimo e giustissimo, lontanissimo e pur presente, bellissimo e fortissimo, stabile e inafferrabile; immutabile, muti tutto; mai nuovo e mai vecchio, rinnovi ogni cosa e riduci a vecchiezza i superbi a loro insaputa; sempre attivo e sempre quieto; raccogli e non hai bisogno, sostieni, colmi, proteggi; che tutto crei, tutto alimenti, tutto perfezioni; cerchi e nulla ti manca.
Ami senza agitazione, sei geloso senza turbamento; ti penti senza soffrire; ti adiri e rimani sereno; muti l'opera ma non cambi il disegno; ricuperi quello che trovi e che non hai mai perduto; non hai bisogno di nulla ma ti rallegri del guadagno; mai avaro pure esigi gli interessi.
E se anche ti si dà tanto da averti come debitore, chi ha qualche cosa che non ti appartenga?
Non devi nulla a nessuno e paghi i debiti; rinunzi ai crediti e nulla perdi. Ma che cosa sto dicendo, Dio mio, mia vita, mia santa dolcezza? Che cosa si può dire quando si parla di te?
Eppure, sventurati coloro che non parlano di te, perché blaterano e sono muti.
{Sant'Agostino}