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martedì 14 ottobre 2014

Orazione a Santa Caterina da Siena


O Caterina, 
irresistibile Santa 
prega per la pace di 
tutto il mondo, per la
unità e la fedeltà del
popolo di Dio al Supremo 
Pastore, e per il bene della
patria nostra. E ricordati di
me, che ti invoco con fiducia,
sapendo che non abbandoni
nelle difficoltà coloro che
ti considerano loro
Madre e Maestra.
Amen.



venerdì 18 aprile 2014


L'Eucaristia infiamma talmente l'uomo
che lo fa uscire da sé
e lo fa giungere al punto
di non vedere più sé per sé
ma se stesso per Dio
e Dio per Dio
e il prossimo per Dio.

{Santa Caterina da Siena}

lunedì 27 gennaio 2014

Dio parla della preghiera a S. Caterina da Siena

- Molti mi pregano piuttosto colle labbra che col cuore.
Non pensano che a recitare un certo numero di salmi e di Pater.
E compito il numero che si sono proposti di dire, non pare che pensino più oltre; pare che pongano affetto e attenzione all'orazione, solo nel dire vocalmente.
Egli non si vuole far così, per­ché, non facendo altro, poco frutto traggono, e ciò poco è piacevole a me.
Tu sai che l'a­nima è imperfetta prima d'essere perfetta; così è imperfetta la sua orazione.
Per non cadere nell'ozio quando ancora è imperfetta, l'anima deve applicarsi all'orazione vocale.
Ma non deve fare l'orazione vocale senza la mentale; mentre che le labbra pronunziano parole, ella si sforzerà d'innalzare e fissare la sua mente nel mio amore colla considera­zione de' suoi difetti in generale e del sangue del mio Figliuolo.
E questo deve fare, ac­ciocché il conoscimento di sé e la considera­zione de' difetti suoi le faccia conoscere la mia bontà in sé e continuare l'esercizio suo con vera umiltà.
Non voglio che siano considerati i difetti in particolare, ella in comune, acciocché la mente non sia contami­nata per il ricordo dei particolari e laidi peccati.
Dico inoltre ch'ella non deve consi­derare i suoi peccati, senz'aggiungervi la considerazione del sangue del mio Figliuolo e la memoria della mia inesauribile misericordia, affinché non cada nel turbamento che la con­durrebbe alla disperazione.

- La preghiera perfetta non consiste nella moltitudine delle parole, ma nell'ardore del desiderio che solleva 1'anima a me, mediante il conoscimento del suo niente e quello della mia bontà insieme uniti. Bi­sogna dunque unire la preghiera mentale e la preghiera vocale come la vita attiva e la vita contemplativa.

- Spesso l'anima nella sua ignoranza si ostina a recitare colla lingua certe preghiere, quand'io la visito, ora dandole un chiaro co­noscimento di sé e la contrizione delle sue colpe, ora facendole intendere la grandezza della mia carità, altre volte manifestandole in diversi modi la presenza del mio Figliuolo diletto. Ella non deve far così, perché facen­dolo sarebbe inganno del demonio. Ma subito che sente la mia visita, come ho detto, deve abbandonare la preghiera vocale per la pre­ghiera mentale e non ripigliarla salvo ella abbia tempo. Non avendo tempo, non se ne deve curare, nè venirne a tedio, né a confu­sione di mente, perché ha fatto ciò che do­veva fare. Bisogna tuttavia eccettuare 1'uf­fizio divino, che gli ecclesiastici e i religiosi sono obbligati a dire. E non dicendolo, m'of­fendono, poiché, vi sono tenuti fino alla morte. E se sentissero la loro mente tratta all'ora­zione mentale all'ora ch'essi dovrebbero consacrare alla recita dell'ufficio, devono dirlo prima o dopo, perché non devono mai trala­sciarlo.
L'anima deve cominciare dalla preghiera vocale per arrivare alla preghiera mentale e, appena che vi si trova disposta, ella serberà il silenzio. La preghiera vocale, fatta come ho detto, conduce alla preghiera perfetta.
Alcuni partecipano al corpo e al sangue di Cristo virtualmente, quantunque non sacra­mentalmente, perché partecipano all'ardore della carità per mezzo della santa preghiera poco o molto secondo le disposizioni di chi prega. Colui che prega con poca applicazione, raccoglie poco; colui che prega con molta applicazione, raccoglie molto. Quanto più l'a­nima si sforza di purificare l'amor suo e unirsi a Me col lume dell'intelletto, tanto più mi co­nosce; quanto più mi conosce, tanto più mi ama; quanto più mi ama, tanto più mi gusta..
Adunque vedi che l'orazione perfetta non s'acquista con molte parole, ma con affetto di desiderio levandosi in Me con conosci­mento di sé condito insieme l'uno coll'altro.

(da "Le divine parole" di P. Augusto Saudreau}

venerdì 15 novembre 2013

Il Purgatorio secondo Santa Caterina da Siena

Parla Gesù alla santa:
"E se ti volgi al Purgatorio troverai ivi la mia dolce e inestimabile Provvidenza verso quelle anime tapinelle che stoltamente perderono in tempo, ed essendo ora separate dal corpo non hanno più il tempo per poter meritare. A loro io ho provveduto per mezzo vostro, di voi che siete ancora nella vita mortale e avete il tempo per loro e, mediante le elemosine e l'ufficio divino che fate dire ai miei ministri, insieme ai digiuni e alle orazioni fatte in stato di grazia, potete abbreviare loro il tempo della pena, confidando nella mia misericordia. O dolce provvidenza!"

"Non abbiate a schifo la malattia. Pensate quanto è grande la grazia divina che, nel tempo della malattia, pone freno a molti vizi e d che si commetterebbero avendo la sanità. Inoltre la malattia sconta e purga i peccati commessi: essi meritano pena infinita e Dio, per la sua misericordia, li punisce con pena finita.

Quando l‘anima considera di avere offeso il suo creatore, sommo ed eterno bene, reputa grandissima grazia da parte di Dio che Egli la punisca in questa vita, e non abbia stabilito di punirla nell'altra, dove sono pene infinite.

Se consideriamo i peccati e i difetti nostri, e quanto abbiamo offeso Dio, bene infinito, per cui dovremmo subire una pena infinita non solo per le grandi colpe ma altresì per una piccola, ci convinceremo che veramente siamo degni di mille Inferni. Eppure Egli, con misericordia, ci punisce in questo tempo finito, nel quale, sopportando con pazienza, si sconta e si merita."

"Non avviene così delle pene che l'anima sostiene nell'altra vita. Perché, se essa si trova nelle pene del Purgatorio, sconta sì, ma non merita. Sopportiamo, dunque, con buona volontà questa piccola pena. Piccola, in vero, si può dire, questa e ogni altra, per la brevità del tempo. Poiché, in questa vita, tanto grande è la fatica quanto grande è il tempo. E quanto è il tempo nostro? E' quanto una punta d'ago. E' ben vero dunque che essa è piccola.
Ogni fatica è piccola, perché la vita dell'uomo è un niente, tanto è poca.

Infatti, la fatica che è passata non l'ho più, essendo passato il tempo. Quella che ha da venire, ancora non l'ho, perché non sono sicura d‘avere il tempo, poiché devo morire, ma non so quando. C'è, dunque, solo questo punto del presente da sopportare."


Allora Santa Caterina esortava:
"Orsù, dunque, virilmente, per l'amore di Cristo crocifisso! Confidatevi con Cristo crocifisso; dilettatevi nelle piaghe di Cristo crocifisso!"

"Se sarai virtuoso e soffrirai ingiustamente, non avendo offeso coloro che ti fanno ingiuria, in questo seguirai le sue vestigia. Ma quanto è dalla parte di Dio, sempre soffriamo giustamente, poiché sempre l'offendiamo."

{Dialogo della Divina Provvidenza}


martedì 15 ottobre 2013

Dal "Dialogo della divina Provvidenza" di Santa Caterina da Siena

Parla Dio Padre: “Anche l’anima giusta che finisce la vita in affetto di carità ed è legata a Dio nell’amore, non può crescere in virtù, poiché viene a mancare il tempo di quaggiù, ma può sempre amare con quella dilezione che la porta a Me, e con tale misura le viene misurato il premio. Sempre mi desidera e sempre mi ama, onde il suo desiderio non è vuoto; ma sebbene abbia fame, è saziato, e saziato ha fame; e tuttavia è lungi il fastidio della sazietà, come è lungi la pena della fame.

Nell’amore i beati godono dell’eterna mia visione, partecipando ognuno, secondo la sua misura, di quel bene, che io ho in me medesimo. Con quella misura d’amore con la quale sono venuti a me, con essa viene loro misurato. Essi sono rimasti nella mia carità ed in quella del prossimo; sono stati insieme uniti nella carità comune ed in quella particolare, che esce pure da una medesima carità.

Godono ed esultano, partecipando l’uno del bene dell’altro con l’affetto della carità, oltre al bene universale, che essi hanno tutti insieme. Godono ed esultano cogli angeli, coi quali sono collocati i santi, secondo le diverse e varie virtù, che principalmente ebbero nel mondo, essendo tutti legati nel legame della carità. Hanno poi una partecipazione singolare di bene con coloro coi quali si amavano strettamente d’amore speciale nel mondo, col quale amore crescevano in grazia, aumentando la virtù. L’uno era cagione all’altro di manifestare la gloria e lode del mio nome, in sé e nel prossimo. Nella vita eterna non hanno perduto questo affetto, ma l’hanno aggiunto al bene generale, partecipando più strettamente e con più abbondanza l’uno del bene dell’altro.

Non vorrei però che tu credessi che questo bene partico­lare, di cui ti ho parlato, l’avessero solo per sé: non è così, ma esso è partecipato da tutti quanti i gustatori, che sono i cittadini del cielo, i miei figli diletti, e da tutte le creature angeliche. Quando l’anima giunge a vita eterna, tutti parteci­pano del bene di quell’anima, e l’anima del bene loro. Non è che il vaso di ciascuno possa crescere, né che abbia bisogno di empirsi, poiché è pieno e quindi non può crescere; ma hanno un’esultanza, una giocondità, un giubilo, un’allegrezza, che si ravvivano in loro, per quanto sono venuti a conoscere di quell’anima. Vedono che per mia misericordia ella è tolta alla terra con la pienezza della grazia, e così esultano in me per il bene che quell’anima ha ricevuto dalla mia bontà.

E quell’anima gode pure in me, nelle altre anime, e negli spiriti beati, vedendo e gustando in loro la bellezza e dolcez­za della mia carità. I loro desideri gridano sempre dinanzi a me per la salvezza di tutto quanto il mondo. Poiché la loro vita finì nella carità dei prossimo, non hanno lasciata questa carità, ma sono passati con essa per la porta del mio Unige­nito Figliuolo, nel modo che ti dirò più sotto. Vedi dunque che essi restano con quel legame dell’amore, col quale finì la loro vita: esso resta e dura per tutta l’eternità.

Sono tanto conformi alla mia volontà, che non possono volere se non quello che io voglio; poiché il loro libero arbi­trio è legato per siffatto modo col legame della carità che, quando viene meno il tempo di questa vita alla creatura, che ha in sé ragione e che muore in stato di grazia, essa non può più peccare. Ed è tanto unita la sua volontà alla mia che, se il padre o la madre vedessero il figliolo nell’inferno, o il figlio ci vedesse la madre, non se ne curerebbero; anzi sono contenti di vederli puniti come miei nemici. In nessuna cosa si scordano di me; i loro desideri sono appagati. Desiderio dei beati è di vedere trionfare il mio onore in voi viandanti, che siete pellegrini in questa terra e sempre correte verso il termine della morte. Nel desiderio del mio onore bramano la vostra salute, e perciò sempre mi pregano per voi. Un tale desiderio è sempre adempiuto per parte mia, se voi ignoranti non recalcitraste contro la mia misericordia.

Hanno ancora il desiderio di riavere la dote della loro anima, che è il corpo; questo desiderio non li affligge al presente, ma godono per la certezza che hanno di vederlo appagato: non li affligge, perché, sebbene ancora non abbiano il corpo, tuttavia non manca loro la beatitudine, e perciò non risentono pena. Non pensare che la beatitudine del corpo, dopo la resurre­zione, dia maggiore beatitudine all’anima. Se fosse così, ne ver­rebbe che i beati avrebbero una beatitudine imperfetta, fino a che non riprendessero il corpo; cosa impossibile, perché in loro non manca perfezione alcuna. Non è il corpo che dia beatitudine all’anima, ma sarà l’anima a dare beatitudine al corpo; darà della sua abbondanza, rivestendo nel dì del giudizio la propria carne, che aveva lasciato in terra.

Come l’anima è resa immortale, ferma e stabilita in me, così il corpo in quella unione diventa immortale; perduta la gravezza della materia, diviene sottile e leggero. Sappi che il corpo glorificato passerebbe di mezzo a un muro. Né il fuoco né l’acqua potrebbero nuocergli, non per virtù sua ma per virtù dell’anima, la quale virtù è mia, ed è stata data a lei per grazia e per quell’amore ineffabile col quale la creai a mia immagine e somiglianza. L’occhio del tuo intelletto non è sufficiente a ve­dere, né l’orecchio a udire, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare, il bene loro.

Oh, quanto diletto provano nel vedere me, che sono ogni bene! Oh, quanto diletto avranno, allorché il loro corpo sarà glorificato! E sebbene manchino di questo bene fino al giorno del giudizio universale, non hanno pena, perché l’anima è piena di felicità in se stessa. Una tale beatitudine sarà poi partecipata al corpo, come ti ho spiegato.

Ti parlavo del bene, che ritrarrebbe il corpo glorificato nell’Umanità glorificata del mio Figlio Unigenito, la quale dà a voi certezza della vostra resurrezione. Esultano i beati nelle sue piaghe, che sono rimaste fresche; sono conservate nel suo corpo le cicatrici, che continuamente gridano a me, sommo ed eterno Padre, misericordia. Tutti si conformano a lui in gaudio e giocondità, occhio con occhio, mano con mano, e con tutto il corpo del dolce Verbo, mio Figlio. Stando in me, starete in lui, poiché egli è una cosa sola con me; ma l’occhio del vostro corpo si diletterà nell’Umanità glorificata del Verbo Unigenito mio Figlio. Perché questo? Perché la loro vita finì nella dilezione della mia carità, e perciò dura loro eternamente.

Non possono guadagnare alcun nuovo bene, ma si godono quello che si sono portato, non potendo fare alcun atto meritorio, perché solo in vita si merita e si pecca, secondo che piace al libero arbitrio della vostra volontà. Essi non aspettano con timore, ma con allegrezza, il giudizio divino; e la faccia del mio Figlio non parrà loro terribile, né piena d’odio, perché sono morti nella carità, nella dilezione di me e nella benevolenza del prossimo. Così tu comprendi come la mutazione della faccia non sarà in lui, quando verrà a giudicare con la mia maestà, ma in coloro che saranno giudicati da lui. Ai dannati apparirà con odio e con giustizia; ai salvati, con amore e misericordia.”