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mercoledì 30 aprile 2014

Satana al Curato d'Ars


Se in Francia ne trovassi solo tre come te, non potrei più mettervi piede!

lunedì 7 aprile 2014

Il diavolo si confessa da Padre Pio


Una mattina mentre stavo confessando gli uomini mi si presenta un signore alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. 
Inginocchiatosi questo sconosciuto incomincia a palesare i suoi peccati che erano di ogni genere contro Dio, contro il prossimo, contro la morale: tutti aberranti. 
Mi colpì una cosa: per tutte le accuse, anche dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi. 
E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, Gesù, la Madonna, i Santi, che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli, ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca.
Le risposte, che questo enigmatico penitente dava di volta in volta alle mie argomentazioni, con abile sottigliezza e con ovattata malizia, mi impressionavano. 
Tra me e me, domandandomi, dicevo:"Chi è costui?" Da che mondo viene? Chi sarà mai?". 
E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere eventualmente qualcosa tra le pieghe del suo viso; e allo stesso tempo aguzzavo le orecchie a ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata.
A un certo momento, per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. 
E con tono deciso e imperioso gli dissi:"Di' viva Gesù, viva Maria". 
Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, satana sparisce all'istante in un guizzo di fuoco, lasciando dietro a sé un insopportabile irrespirabile fetore.


venerdì 17 gennaio 2014

Il terrore di Satana


Un giorno un esorcista bresciano, il compianto Don Faustino Negrini, interrogò il demonio: "Perché hai tanto terrore quando invoco la Vergine Maria?". Si sentì rispondere con una stupenda apologia:
"Perché è la più umile di tutte le creature, e io sono il più superbo; è la più ubbidiente e io sono il più ribelle;
è la più pura e io sono il più sozzo."
Un altro esorcista, al corrente di questa risposta, a distanza di molti anni chiese a Satana: "Hai esaltato Maria perché è la più umile, la più ubbidiente, la più pura di tutte le creature. Qual è la sua quarta virtù che ti fa tremare?".
Ne ebbe subito la risposta: "E' la sola creatura che mi può vincere interamente perché non è mai stata sfiorata dalla più piccola ombra di peccato."

[da "Il Vangelo di Maria" - Gabriele Amorth]

lunedì 18 novembre 2013

Papa Francesco e il demonio

«Per favore, non facciamo affari con il demonio» e prendiamo sul serio i pericoli che derivano dalla sua presenza nel mondo. Lo ha raccomandato Papa Francesco questa mattina, venerdì 11 ottobre, nell’omelia della messa a Santa Marta. «La presenza del demonio — ha ricordato — è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del demonio, con la vittoria di Dio sul demonio». Ma questi, ha avvertito, torna sempre con le sue tentazioni. E sta a noi «non essere ingenui».

Il Pontefice ha commentato l’episodio in cui Luca (11, 15-26) racconta di Gesù che scaccia i demoni. L’evangelista riferisce anche dei commenti di quanti assistono perplessi e accusano Gesù di magia o, tutt’al più, gli riconoscono di essere solo un guaritore di persone colte da epilessia. Anche oggi, ha notato il Papa, «ci sono preti che quando leggono questo brano e altri brani del Vangelo, dicono: Gesù ha guarito una persona da una malattia psichica». Certamente «è vero che in quel tempo si poteva confondere l’epilessia con la possessione del demonio — ha riconosciuto — ma è anche vero che c’era il demonio. E noi non abbiamo il diritto di rendere la cosa tanto semplice», liquidandola come se si trattasse di malati psichici e non di indemoniati.

Tornando al Vangelo, il Papa ha notato che Gesù ci offre alcuni criteri per capire questa presenza e reagire. «Come andare per la nostra strada cristiana quando ci sono le tentazioni? Quando entra il diavolo per disturbarci?» si è chiesto. Il primo dei criteri suggeriti dal brano evangelico «è che non si può ottenere la vittoria di Gesù sul male, sul diavolo, a metà». Per spiegarlo il Santo Padre ha citato le parole di Gesù riferite da Luca: «O sei con me o sei contro di me; chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde». E riferendosi all’azione di Gesù nei riguardi dei posseduti dal diavolo, ha detto che si tratta solo di una piccola parte «di quello che è venuto a fare per tutta l’umanità»: distruggere l’opera del diavolo per liberarci dalla sua schiavitù.

Non si può continuare a credere che sia un’esagerazione: «O sei con Gesù o sei contro Gesù. E su questo punto non ci sono sfumature. C’è una lotta, una lotta in cui è in gioco la salvezza eterna di tutti noi». E non ci sono alternative, anche se a volte sentiamo «alcune proposte pastorali» che sembrano più accomodanti. «No! O sei con Gesù — ha ripetuto il vescovo di Roma — o sei contro. Questo è così. E questo è uno dei criteri».

Ultimo criterio è quello della vigilanza. «Dobbiamo sempre vigilare, vigilare contro l’inganno, contro la seduzione del maligno» ha esortato il Pontefice. Ed è tornato a citare il Vangelo: «Quando un uomo forte e ben armato fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è sicuro. E noi possiamo farci la domanda: io vigilo su di me? Sul mio cuore? Sui miei sentimenti? Sui miei pensieri? Custodisco il tesoro della grazia? Custodisco la presenza dello Spirito Santo in me?». Se non si custodisce — ha aggiunto citando ancora il Vangelo — «arriva uno che è più forte, lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino».

Sono questi, dunque, i criteri per rispondere alle sfide poste dalla presenza del diavolo nel mondo: la certezza che «Gesù lotta contro il diavolo»; «chi non è con Gesù è contro Gesù»; e «la vigilanza». C’è da tener presente, ha detto ancora il Pontefice, che «il demonio è astuto: mai è scacciato via per sempre, soltanto l’ultimo giorno lo sarà». Perché quando «lo spirito impuro — ha ricordato citando il Vangelo — esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e non trovandone, dice: ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna; allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Ecco perché è necessario vigilare. «La sua strategia — ha avvertito Papa Francesco — è questa: tu ti sei fatto cristiano, vai avanti nella tua fede, e io ti lascio, ti lascio tranquillo. Ma poi, quando ti sei abituato e non sei molto vigile e ti senti sicuro, io torno. Il Vangelo di oggi incomincia col demonio scacciato e finisce col demonio che torna. San Pietro lo diceva: è come un leone feroce che gira intorno a noi». E queste non sono bugie: «è la Parola del Signore».

«Chiediamo al Signore — è stata la sua preghiera conclusiva — la grazia di prendere sul serio queste cose. Lui è venuto a lottare per la nostra salvezza, lui ha vinto il demonio».

{da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 234, Sab. 12/10/2013}


Quando non si confessa Gesù Cristo,, mi sovviene la frase di Lèon Bloy, "Chi non prega il Signore prega il diavolo." Quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Non cediamo mai al pessimismo, a quell'amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento. 
Gesù con la sua morte e resurrezione ci ha riscattati dal potere del mondo, dal potere del diavolo, dal potere del principe di questo mondo. L'origine dell'odio è questa: siamo salvati, e quel principe del mondo che non vuole che siamo salvati, ci odia e fa nascere la persecuzione che dai primi tempi di Gesù continua fino ad oggi. Con il principe di questo mondo non si può dialogare. E questo sia chiaro. Il dialogo nasce dalla carità, dall'amore. Con quel principe non si può dialogare; si può soltanto rispondere con la parola di Dio che ci difende. 
Il principe del mondo ci odia. Comincia con piccole cose, poi inizia con le lusinghe e con esse ci ammorbidisce fino a che cadiamo nella trappola. Voi potreste chiedere: "Padre ma qual'è l'arma per difendersi da queste seduzioni, da questi fuochi d'artificio che fa il principe di questo mondo, dalle sue lusinghe?". L'arma è la stessa di Gesù: la parola di Dio e poi l'umiltà e la mitezza. L'umiltà. Umiltà e mitezza: queste sono le armi che il principe del mondo, lo spirito del mondo non tollera, perché le sue proposte sono di potere mondano, proposte di vanità, proposte di ricchezze. L'umiltà e la mitezza non le tollera.
Dobbiamo sempre vigilare contro l’inganno del demonio, non dobbiamo essere ingenui. 
Non sparlare, le chiacchiere sono tentazione del maligno.
Qualcuno di voi potrà dirmi: “Ma, padre, noi come c’entriamo qui col diavolo? Noi dobbiamo difendere la sicurezza di questo Stato, di questa città: che non ci siano i ladri, che non ci siano i delinquenti, che non vengano i nemici a prendere la città. Vi chiedo non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano, ma di difendere, come il vostro patrono San Michele, le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione “entra” esattamente come altrove: Ma c’è una tentazione… Ma, io vorrei dirla – la dico così per tutti, anche per me, per tutti – però è una tentazione che al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano. E il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale, no? È una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua. 

venerdì 25 ottobre 2013

Diario di Santa Gemma Galgani, sabato 21 luglio

Stasera, come avevo promesso a Gesù, sono andata da padre Vallini a confessarmi.
Ma chi sa, dopo uscita di confessionario, mi sono sentita subito agitata e inquieta: era segno che il diavolo era vicino.
Purtroppo se era vicino! Ben me ne avvidi più tardi, quando mi misi a dire le mie preghiere.
Già, come ho detto, internamente e anche esternamente ero tutta in tempesta; avrei preferito entrare nel letto e addormentarmi anziché pregare; ma no, volli provare.
Incominciai a dire tre invocazioni, che sono solita ogni sera dire al Sacro Cuor di Maria; appena mi fui messa in ginocchio, il nemico, che già da qualche ora stava nascosto, si fece vedere nella forma di un uomo piccino piccino; ma così brutto, che fui presa tutta da spavento.
La mia mente era tutta rivolta a Gesù e nulla mi curavo di lui; continuavo a pregare, ma tutto ad un tempo cominciò a darmi dei colpi nelle spalle e più giù ancora: me ne dette assai.
Sarò stata circa una mezz'ora in quella tempesta; mi sono bene avveduta però che la cosa che più gli dispiaccia a lui è il raccoglimento, che Gesù spesso spesso mi fa provare.
Mi raccomandavo a Gesù, ma che! Intanto si avvicinava l'ora che dovevo obbedire, cioè di andare a letto; andarci in quel modo mi dispiaceva: non avevo ancora fatto l'esame di coscienza. Pregai il mio angelo custode, e mi aiutò davvero, in un modo devo dire al tutto curioso.
Appena mi si presentò, lo pregai tanto che non mi lasciasse sola. Mi domandò che avessi; gli feci vedere il diavolo, che si era assai allontanato, ma mi minacciava sempre.
Lo pregai che stasse con me tutta la notte, e lui mi diceva: « Ma io ho sonno ».
« Ma no », gli ripetevo, « gli angeli di Gesù non dormono ». « Ma pure », soggiungeva, « devo riposarmi »
(ma mi accorsi che faceva per ridere); « dove mi farai stare? ».
Io volevo dirgli che lui si mettesse sul letto, e io stavo lì a pregare; ma allora avrei disobbedito.
Gli dissi che stasse vicino a me; me lo promise.
Io andai a letto; dopo lui mi parve che allargasse le sue ali e mi venisse sopra il capo. Mi addormentai, e stamani pure era al solito suo posto di ieri sera. Io ce l'ho lasciato; quando sono tornata dalla messa, non ci era più.

martedì 22 ottobre 2013

Il sonetto del diavolo in onore di Maria

Vera Madre son io d'un Dio che è Figlio
e son Figlia di Lui benché son Madre
Ab aeterno nacqu'Egli ed è mio Figlio
nel tempo io nacqui eppur gli son Madre.
Egli è mio creator ed è mio Figlio
son io sua creatura e gli son Madre
Fu prodigio divin l'esser mio Figlio
un Dio eterno e me aver per Madre.
L'esser quasi è comun tra Madre e Figlio
perché l'esser dal Figlio ebbe la Madre
e l'esser dalla Madre ebbe anche il Figlio.
Or, se l'esser dal Figlio ebbe la Madre
o s'ha da dir che fu macchiato il Figlio
o senza macchia s'ha da dir la Madre.
{Sonetto composto dal diavolo, obbligato da un esorcista nel 1800}