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venerdì 25 luglio 2014


"Alla mia cara mamma mai sfuggì il pensiero della Mia Passione; Ella, a forza di ripetere la Mia Passione, si riempì tutta di Me. Così succede all'anima: a forza di ripetere ciò che io soffrii, si riempie di Me".

{Gesù alla serva di Dio Luisa Piccarreta, 24 marzo 1913}

giovedì 29 maggio 2014

L'amante Gesù - Da "Croce e grazia" di Luisa Piccarreta

Onde il mio dolce Gesù non faceva altro che dispormi a quel mistico sposalizio promesso a me. Si faceva vedere, stando (io) in quello stato (di sofferenza), quando tre, quattro volte al giorno, secondo che a Lui piaceva, e delle volte era un continuo andare e ritornare; mi pareva un innamorato che non sa stare senza della sua sposa, così faceva Gesù con me, e delle volte giungeva a dirmelo: "Vedi, t'amo tanto che non so stare se non ci vengo! Mi sento quasi irrequieto pensando che tu stai a soffrire per Me e stai sola; perciò sono venuto per vedere se hai bisogno di qualche cosa". E mentre così diceva; Lui stesso mi sollevava la testa, metteva il braccio da dietro il collo e m'abbracciava, e mentre così mi teneva, mi baciava e, se era tempo d'estate che faceva caldo, dalla sua bocca mandava un alito rinfrescante o pure prendeva qualche cosa in mano e mi menava vento, e poi mi domandava: "Come ti senti? Non ti senti meglio?" Io Gli dicevo: "In qualunque modo si sta con Voi, si sta sempre bene".
Altre volte poi, veniva e, se mi vedeva molto debole per il continuo stare in quelle sofferenze - specialmente se il confessore veniva la sera - il mio amante Gesù veniva e, vedendomi in quello stato di estrema debolezza, tanto che delle volte mi sentivo morire, si avvicinava a me e dalla sua bocca versava nella mia il latte, oppure mi faceva mettere (la mia bocca) al (suo) costato e là succhiavo torrenti di dolcezze, di delizie e di fortezza; e lui mi diceva: "Voglio essere io proprio il tuo tutto, ed anche il tuo nutrimento dell'anima e del corpo". Chi può dire ciò che io esperimentavo, tanto nell'anima quanto nel corpo, da queste grazie che Gesù mi faceva? Se io le volessi dire andrei troppo per le lunghe.


Il bacio divino - Da "Croce e grazia" di Luisa Piccarreta

Proseguì (Gesù): "Vieni, vieni a Me; oggi è Capodanno, voglio darti la strenna". (Giusto quella mattina era il primo giorno dell'anno). Così avvicinò le sue purissime labbra alle mie e versò un latte dolcissimo, mi baciò, e prese un anello da dentro il costato, e mi disse: "Oggi voglio farti vedere l'anello che ti ho preparato (per) quando ti sposerò".
[...] Quel latte che Gesù versò in me mi produceva tale amore verso di Lui, che mi sentivo languire; e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza, che dopo che venne il confessore e mi riebbi da quello stato e la famiglia mi portò il cibo, tanto mi sentivo piena che il cibo non andava a basso, ma per fare l'ubbidienza, che così voleva, (ne) presi qualche poco, e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù. E Gesù, quasi scherzando, mi disse: "Non ti bastò quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?" Io mi arrossi tutta, ma subito gli dissi: "Che vuoi da me? E' l'ubbidienza".

mercoledì 19 marzo 2014

Durante l'aridità spirituale

Quando nell'orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a questo o a quest'altro, com'è e come non è; facendo così tu stessa chiami la distrazione. Ma invece, quando ti trovi in quello stato la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, che mentre l'uccide gli lambisce la mano; così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, Mi ringrazierai di tutto cuore, Mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi Mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedii, pregandomi che li accettassi come un sacrifizio di lode, di soddisfazione delle tue colpe, di riparazione dell'offese che Mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio Trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi di perdere, farai grandi acquisti.


{da "Croce e Grazia" di Luisa Piccarreta}

Ritratto di Gesù - da "Croce e Grazia" di Luisa Piccarreta


Una mattina, non ricordo tanto bene, credo che erano passati circa tre mesi che continuavo e stare sempre nel letto, mentre stavo nel mio solito stato, viene il mio dolce Gesù con un aspetto tanto amabile, da giovine, circa l'età di diciotto anni. Oh, quanto era bello!
Con la sua chioma dorata e tutta inanellata, pareva che incatenava i pensieri, gli affetti, il cuore!
La sua fronte serena e spaziosa, cui si rimirava, come da dentro a un cristallo, l'interno della sua mente e si scopriva la sua infinita sapienza, la sua pace imperturbabile! Oh, come mi sentivo rasserenare la mente, il mio cuore! Anzi, le stesse mie passioni innanzi a Gesù si atterrano e non ardiscono darmi la minima molestia. Io credo - non so se sbaglio - che non si può vedere questo Gesù sì bello se non si sta nella calma più profonda, tanto che il minimo alito di sturbo impedisce di ricevere una sì bella vista. Ah, sì, al solo vedere la serenità della sua fronte adorabile è tanta l'infusione della pace che si riceve nell'interno, che credo che non ci sia disastro, guerra più fiera che innanzi a Gesù non s'acquieta! O mio Tutto e bello Gesù, se per pochi momenti che Vi manifestavate in questa vita, comunicate tanta pace, in modo che si possono soffrire i più dolorosi martiri, le pene più umilianti con la più perfetta tranquillità - mi sembra un misto di pace e di dolore - che sarà in Paradiso? Oh, come sono belli i suoi occhi purissimi, scintillanti di luce! Non è come la luce del sole che, volendo guardarla, offende la nostra vista; no. In Gesù, mentre è luce, si può fissare benissimo lo sguardo; e solo guardare l'interno della sua pupilla, d'un colore celeste scuro, o quante cose mi dicevano! E' tanta la bellezza dei suoi occhi, che un sol suo sguardo basta (per) farmi uscire fuori di me stessa e farmi correre dietro di Lui, per vie e per monti, per la terra e per il cielo; basta una sola (sua) occhiata per trasformarmi in Lui e sentirmi scendere in me un resto che di divino.
Chi può dire poi la bellezza del suo volto adorabile? La sua bianca carnagione pare a la neve tinta di un colore di rose, le più belle; nelle sue guance purpuree si scovre la grandezza della sua persona, con un aspetto maestosissimo all'in tutto divino, che incute timore e riverenza, ed insieme vi dà tanta confidenza che, in quanto a me non ho trovato mai persona alcuna che mi desse almeno un'ombra di confidenza che dà il mio caro Gesù: né nei genitori né nei confessori né le sorelle. Ah, sì! Quel Volto Santo, mentre è così maestoso, poi è così amabile; e quella amabilità vi attira tanto, in modo che l'anima non ha minimo dubbio d'essere accolta da Gesù, per quanto brutta e peccatrice si vedesse. Bello pure è il suo naso che scende in punta finissima, proporzionato al suo Sacratissimo Volto. Graziosa è la sua bocca: piccola, ma estremamente bella; le sue labbra: finissime d'un colore di scarlatto; mentre parla contiene tanta graziosità che è impossibile poterlo dire.
E' dolce la voce del mio Gesù, è soave, è armoniosa; mentre parla esce tale un profumo dalla sua bocca, che pare non se ne trova sulla terra; è penetrante in modo (che) vi penetra tutto, si sente scendere dall'udito al cuore, ed oh, quanti effetti produce! Ma chi può dire tutto? Poi è tanto piacevole che credo che non si possono trovare altri piaceri, quanto se ne possono trovare in una sola parola di Gesù. La voce del mio Gesù è potentissima, è operante, e, già nello stesso atto che parla, opera ciò che dice. Ah, sì, è bella la sua bocca!, ma dimostra più la sua bella grazia nell'atto del suo parlare, mentre si vedono quei denti così nitidi e così ben aggiustati, ed esce il suo alito d'amore che incendia, saetta, consuma il cuore. Belle sono le sue mani, soffici, bianche, delicatissime, con quei diti così artificiosamente fatti, e li muove con una maestria tale, che è un incanto.
Oh, quanto sei bello, tutto bello, mio dolce Gesù! Ciò che ho detto è niente della vostra bellezza, anzi mi pare che ho detto tanti spropositi ma, che vuoi da me? Perdonami, è l'ubbidienza che così vuole; da me non avrei ardito di farne parola, conoscendo la mia insufficienza.

Da "Croce e Grazia" - Luisa Piccarreta

Voglio che sii sempre retta nel tuo operare: (con) un occhio guarda a Me, e (con) l'altro occhio quello che stai facendo; voglio che le creature ti scompariscano affatto.
Se sei comandata, non guardare le persone, no, ma devi pensare che io stesso voglio che tu faccia quel che ti viene comandato; quindi con l'occhio fisso in Me, non giudicherai nessuno, non guarderai se la cosa è penosa o gustosa, se puoi o non puoi farle.
Chiudendo gli occhi a tutto questo li aprirai per guardare Me solo, Mi porterai teco insieme pensando che ti sto fisso guardando; mi dirai: "Signore solo per Te lo faccio, per Te solo voglio operare, non più schiava delle creature."
Onde se cammini, se operi, se parli, in qualunque cosa che farai, il solo tuo fine dev'essere di piacere a Me solo. Oh, quanti difetti eviterai se farai così!"
Altre volte mi diceva: "Voglio pure che se le persone ti mortificano, t'ingiuriano, ti contraddicono, (tu tenga) lo sguardo ancora fisso in Me, pensando che di propria (mia) bocca ti sto dicendo: "Figlia, sono proprio Io che voglio che soffri questo, non le creature; allontana da loro lo sguardo, ma Io e tu sempre (solo guarda), tutte le altre (creature) distruggile. Vedi, voglio renderti bella per mezzo di queste sofferenze, ti voglio arricchire di meriti, lavorare l'anima tua, renderti simile a Me.
(Di quelle sofferenze) tu Me ne farai un presente, Mi ringrazierai affettuosamente, sarai grata a quelle persone che ti danno occasione di soffrire, ricompensandole con qualche benefizio. Così facendo camminerai retta innanzi a Me, tutte le cose non ti daranno più inquietudine e godrai sempre pace."

Foto scattata il 25 maggio 1998 durante l'elevazione dell'Ostia alla Santa Messa di chiusura dei 3 giorni del ritiro sulla Divina Volontà a Leon Guanajuato (Messico)


"Io sono il Maestro Divino, il Maestro della Divina Volontà, e le anime che vivono nel  Mio Volere sono il mio sorriso."

Abbandonare il nostro volere per ritornare al Volere Divino

L’ideale che Luisa Piccarreta ci propone è molto elevato, benché semplice da praticarsi. Secondo questo ideale non si tratta solo di fare la Volontà di Dio, ma di vivere nella Volontà di Dio, come ha fatto la Madonna, e come Luisa Piccarreta si è sempre sforzata di fare.



 Per vivere nel Divin Volere l’uomo deve rimpiazzare la sua volontà umana con quella divina. Questo lo può fare se accetta di offrire a Dio la propria volontà in cambio di quella divina. La persona offre a Dio la sua volontà umana in sacrificio di olocausto, ed il resto lo fa il Signore. Quello che il Signore fa è come un innesto, ma innesto di natura spirituale, e quindi mistico. In altre parole, se una persona vuole che l’“innesto” si operi in lei, essa prende l’iniziativa di rinunciare alla sua volontà umana, che è come un ramo “selvatico”, e di offrirla a Dio in cambio della Volontà divina, che è un ramo preziosissimo. Allora Dio, come un buon Vignaiolo, rimpiazza il ramo da noi reciso. Lo rimpiazza con un innesto nuovo, la cui linfa è di natura divina, perché è la sua, cioè la sua Volontà. Ma attenzione, quello che Dio vuol fare in noi come Vignaiolo non lo farà senza il nostro consenso. Egli agisce in noi, ma solo quando gliene diamo il permesso, perché siamo “viti” vive, intelligenti, e libere. Agisce in risposta alle nostre preghiere, alle nostre suppliche, perché non vuole forzare nessuno, ma rispettare in tutto, e sempre, la libertà che ci ha data. Nei nostri confronti Dio si è dato una legge, basata sull’amore, che Gli dice di non intervenire in noi – nemmeno per guarirci! – se prima non Gli abbiamo dato il nostro consenso, se non è sicuro al 100% che questo consenso glielo abbiamo dato liberamente, e per amore.

Ma è proprio vero che c’è un vantaggio a chiedere a Dio di realizzare in noi questo “innesto mistico” ? Certo! Un vantaggio immenso! Le anime “innestate” finiscono per sentirsi in Paradiso. Quando un’anima accoglie in sé la Divina Volontà, e lo fa con amore, per amore, al punto che la suddetta Volontà può fissarvi liberamente la sua dimora, in modo stabile e sicuro, quell’anima diventa Paradiso, non può rimanere più a lungo quello che è. Se già non è Paradiso, lo diventa, ed è cosa normale, perché la linfa di Dio, che è la sua Divina Volontà, trasforma in Paradiso il posto dove risiede, sia che si tratti dell’anima di un individuo, oppure dell’anima di una collettività. Le persone e le comunità che accettano l’innesto mistico finiscono per abbandonare l’orgoglio, la ribellione, l’egoismo, tutti quei “virus” che il Peccato originale ha generato in noi, esseri umani. Li abbandonano per forza di cose, come fanno quei rami innestati che inevitabilmente finiscono per produrre la qualità dei frutti del nuovo innesto.

Per noi che viviamo in questo tempo di transizione purificatrice, è un conforto il sapere che nel corso del millennio che è appena iniziato, questo ideale di vita santa sarà adottato dalla quasi totalità degli esseri umani, e farà nascere sulla nostra terra l’Era nuova, il Millennio felice, l’Era dello Spirito Santo.Questo è quanto ci lasciano intravedere i messaggi dei Profeti cristiani contemporanei, compresi quelli di Luisa Piccarreta.



8. – Divin Volere : Tre esempi concreti per illustrarne il senso.

Sulla base degli insegnamenti di Luisa Piccarreta [IV][130] molti lettori s’interrogano sulla differenza che c’è tra fare la Divina Volontà e vivere nella Divina Volontà. Avevo anch’io questo problema, e avendo chiesto aiuto al Signore, la spiegazione mi è venuta in tre successivi momenti, con tre immagini diverse.

1 – Autista privato:

Mentre riflettevo sul contenuto di un articolo che avevo appena letto in una rivista che parlava di automobili, mi sono trovato mentalmente alla guida della mia automobile. Solita posizione, il volante tra le mani. Sentendo che al mio fianco c’era un passeggero, mi sono girato a destra per vedere chi era. Con mia grande sorpresa ho scoperto che si trattava di Gesù. Proprio Lui, in persona! Stava lì, seduto a mio fianco, tranquillo, e occasionalmente mi dava un buon consiglio su che strada prendere, dove girare, quando rallentare, eccetera. Io lo ascoltavo, e seguivo i suoi consigli con sincera gratitudine, anche perché vedevo che mi erano di grande aiuto.

“Questo è fare la Volontà divina”, mi sono sentito dire all’interno da una voce silenziosa.

Qualche istante dopo mi sono trovato seduto come passeggero, alla destra dell’autista. Guardando verso sinistra per vedere chi guidava, ho scoperto con meraviglia che il mio illustre Passeggero di un momento prima, ora era diventato autista, il mio. Gesù in persona stava al volante della mia macchina e la guidava bene, come uno chauffeur di professione. Ci eravamo scambiati di posto, e con Gesù come autista mi sembrava che il mondo non era più quello di prima, nel senso che con Lui al volante non ci sarebbe potuto mai capitare un incidente grave. Mi sentivo al sicuro. Mentre Lui guidava avrei potuto persino chiudere gli occhi, e riposarmi.

“Questo è vivere nella Volontà divina”, mi ha suggerito dall’interno la voce silenziosa.

Ricordo di aver pensato, e forse detto: Ma è normale questo? È mai possibile che Dio mi faccia da autista? Non ci posso credere! A questo mio ragionamento Gesù ha risposto: Cos’è più facile, morire in croce o guidare la tua macchina, farti da autista? Siccome continuava a guidare la mia macchina con tanta naturalezza, gli ho ancora detto: Col privilegio dell’autista potrei quasi chiudere gli occhi, riposarmi la mente. E se mi addormento? Senza distrarsi dalla guida, il mio caro, divino, adorabile “Chauffeur” ha sorriso, poi mi ha detto: Se ti addormenti, penserò Io a tutto.

Da qui ho capito che quando l’uomo rinuncia alla propria volontà per vivere nella Volontà divina, è come se cedesse al Signore il volante della propria macchina, cioè la guida della propria vita. I vantaggi che ha non hanno fine.


2 – Gli scacchi.

Il giorno dopo mi permetto ancora di dire al Signore: Signore, non vi sembra che manchi qualcosa per far comprendere ancora meglio, e a tutti quanti, quello che ieri mi avete concesso di capire tramite l’immagine dell’autista privato? Non avreste per caso un’altra immagine per coloro che, spinti dalla buona volontà, hanno veramente sete di capire ancora meglio questa lezione? Mi sembra che…

Non ho finito di formulare la richiesta, che mi si presenta un’altra immagine. Vedo due Esseri che giocano a scacchi. Da solo non sarei mai riuscito a immaginare che Dio possa mettersi a giocare a scacchi col Diavolo. Eppure… Ma sento che si tratta di un’immagine, e che devo viverla. Mi applico quindi a capire l’immagine.

Innanzi tutto capisco che i pezzi del gioco che sono mossi sulla scacchiera sono degli esseri umani, nel senso che li rappresentano; e mi sembra addirittura di riconoscermi in una pedina, direi tra le più piccole… Mi rendo conto che al gioco degli scacchi anche una semplice pedina può essere preziosissima, se per esempio si trova al posto giusto, al momento giusto. Tutto dipende dalla strategia di colui che studia le mosse che deve fare.

Mentre osservo il gioco, mi diventa sempre più evidente che il Buon Dio è in posizione di svantaggio. Nell’immagine il Buon Dio è mio Papà. Penso: «È impossibile che mio Papà, che è Dio, non vinca la partita. Dio è più forte del Diavolo. Il Diavolo è una creatura, e non può vincere contro il suo Creatore. Il Creatore è necessariamente più intelligente delle sue creature, anche le più intelligenti.»

Eppure… Lo svantaggio di mio Papà-Dio è ben visibile. Allora lo guardo con occhi pieni di ansia. Sono come un bambinello che guarda il Papà, lo sa onnipotente, e malgrado ciò lo vede indietreggiare di fronte a un brutto e misterioso avversario vestito di nero. Peggio ancora, vedo che a tratti a mio Papà gli vengono le lacrime agli occhi, o quasi, perché il gioco lo obbliga a cedere uno, due, o magari tre dei suoi pezzi, che per lui sono così preziosi … Il bambino che sono nella visione si ribella all’idea che suo Papà, che è bravissimo, il più bravo di tutti, perda terreno di fronte a un avversario così brutto, ma brutto! Bambino in tutto, scopro per la prima volta l’esistenza del male: un qualcosa di brutto e di opprimente che sembra capace di sconfiggere il bello e il buono, di sopprimerlo, di ucciderlo, di annientarlo, il che per me non ha senso. Per la prima volta nella mia vita scopro l’esistenza del male e della morte, e ne soffro moltissimo. Non riesco a concepire che la morte possa vincere la vita, nemmeno in forma parziale, nemmeno per un istante. Il fanciullino che sono nella visione ha bisogno di un aiuto, di una luce, ha bisogno di una spiegazione che gli permetta di respingere un dubbio così schiacciante, così atroce … Non potendone più mi metto a dire con voce di pianto: Papà … ! Papà … ! Papà … ! Non voglio che perdiate. Non voglio. Fate qualcosa. Siete Dio. Siete onnipotente. Io lo so … lo so che siete onnipotente … e allora dovete vincere. Non potete perdere. Dovete vincere … vincere … Voglio che siate vincitore.

Mi sento schiacciato, pieno di dolore, immerso nel dispiacere, e mentre soffro di questa esperienza i miei occhi si mettono a guardare la scacchiera. La guardo, la fisso, e mentre la fisso … così, senza un motivo particolare, di punto in bianco… Tieh! Ecco la spiegazione! Ce l’ho davanti agli occhi la spiegazione! Scopro, infatti, che tutti i pezzi che appartengono a mio Papà hanno il privilegio di essere dotati di libertà, e che alcuni di essi, credendosi in posizione di svantaggio, anziché rimanere sul quadratino dove Dio li ha messi, si spostano da soli, chi verso un quadrato vicino, e chi più lontano ancora. Ed è questa loro mancanza di fiducia nei riguardi del Papà – mio e loro – che provoca la loro perdita, la loro squalifica.

Sempre nella visione, pur rimanendo il fanciullino che sento di essere, capisco che mio Papà è davvero onnipotente, ma che la libertà che la sua legge d’amore esige nei confronti dei pezzi presenti nel suo gioco, lo mette in una posizione di svantaggio di fronte all’Avversario. Invece nel campo di questi non c’è nessuna libertà. Al posto della libertà c’è la paura; ed è tramite la suddetta paura che l’Avversario riesce a mantenere ogni suo pezzo solidamente ancorato al quadratino che la sua diabolica intelligenza gli sceglie di volta in volta.

A questo punto mi ritrovo da questa parte della realtà, quella di tutti i giorni, e la voce silenziosa mi dice: «Mia cara, piccola pedina, ti ricordi quel testo che diceva che qualsiasi cosa avvenga, Io ricostruirò la mia Chiesa?» Me lo ricordo, sì, ma non con le parole esatte, e allora cerco il testo. Trovato il testo mi metto a rileggerlo. Porta la data del 19 marzo 1969, e dice: «Il mondo moderno è la mia rinnovata Passione. Anche se tutti i miei Sacerdoti mi dovessero abbandonare, come fu il caso per i miei Discepoli, e uno solo rimanesse sul Golgota, come fu il caso per Giovanni, tramite quel Giovanni Io rinnoverò il mondo. »

La rilettura di questo testo mi fa capire che la vittoria finale appartiene a Dio. La cosa è certa, sicura, ma durante la “partita” che oppone Dio all’Avversario ci possono essere delle sconfitte apparenti di Dio, delle vittorie apparenti della morte sulla vita, del male sul bene, di Satana su Cristo, dell’Infelicità sulla Felicità. E tuttavia, anche se sembra che a volte la morte trionfi sulla vita, tale trionfo non sarà mai definitivo ma sempre provvisorio. Dio ha deciso che il bene e il male si separino l’uno dall’altro in questa maniera, che la morte si squalifichi da se stessa credendosi vittoriosa sulla vita. Quello che conta, dunque, non sono le vittorie temporali e transitorie, ma solo quella finale.

Sto riflettendo su quanto il Signore mi ha appena fatto capire. Aspetto un commento da parte della voce silenziosa, ma siccome non viene, ne deduco che l’esperienza che ho appena vissuto dev’essere chiara a sufficienza. Per me lo è, ma mi chiedo sempre se lo è anche per tutti gli altri. Intuisco che se una persona non ama la Verità con cuore sincero, queste immagini, malgrado la loro potente chiarezza, non le saranno sufficienti. Mi chiedo che cos’é che impedisce certe persone di lasciarsi convincere dalle spiegazioni che la Provvidenza di Dio manda a tutti indistintamente. Allora la Voce immateriale si fa udire di nuovo, e mi parla così:

«Esistono due tipi di persone. Le prime si accontentano di quello che offre la Provvidenza, le seconde invece non si vogliono accontentare. Le prime credono alla Provvidenza, le seconde non ci vogliono credere. Le prime hanno buona volontà, le seconde invece non ne hanno, e non vogliono neppure averla. Le prime sono come bambinelle che inventano la loro felicità con quello che ricevono dagli adulti dai quali sanno di dipendere, le seconde invece hanno un’anima che assomiglia a quella dei contestatori professionali. Non c’è nulla che le convinca di accettare la Verità quando qualcuno la propone. Per esse la Verità non esiste, o se esiste, non ha nessun valore. Non amano la Verità, la odiano. Se si accorgono che la Verità sta per nascere da qualche parte, le negano in anticipo il diritto di nascere, la uccidono prima che nasca, la fanno abortire. Di conseguenza, se un testimonio della Verità non dice il suo nome, la sua testimonianza non è valida, se invece lo dice, è il suo nome che non è valido. Se un libro presenta la Verità con tanto di “Imprimatur”, si tratta per loro di vecchio paternalismo, se invece si presenta senza nessun “Imprimatur”, guai a colui che ha osato pubblicarlo in simile stato! »

A queste condizioni, mi dico, a che scopo indugiare oltre? È meglio che continui per la mia strada senza perdere altro tempo, che faccia quel che Virgilio consigliava di fare al suo caro compagno Dante Alighieri durante il viaggio che insieme facevano tra i meandri dell’inferno: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.



3 – L’amore al suo apice.

Ora per me esistono tre tipi d’amore: primitivo, evoluto, divinizzato. Per vederci più chiaro sarà necessario leggere l’episodio che segue, che ormai fa parte delle mie esperienze personali.

Tempo fa mi è capitato di contemplare spiritualmente tre coppie di novelli sposi. Le tre coppie erano tutte nel loro periodo detto “luna di miele”, e guardandole vivere ho notato che in ognuna di esse i due sposi avevano l’uno per l’altro gli stessi gesti di gentilezza, di affetto, di attaccamento reciproco, di passione amorosa. Di primo acchito nessuna differenza esteriore permetteva di distinguere qual’era la coppia che si amava meglio, o “di più”, ma quando – subito dopo – mi è stato concesso di “vedere” nell’anima degli sposi, ho costatato che malgrado l’apparente identità dei gesti esteriori, le tre coppie non si amavano allo stesso modo. Nella prima coppia la passione amorosa era presente in ambedue gli sposi come conseguenza del bisogno che essi avevano di ricevere amore; nella seconda coppia la passione era presente in ambedue gli sposi come conseguenza del bisogno che essi avevano di dare amore (oltre che riceverlo); nella terza coppia, la passione amorosa era presente in ambedue gli sposi come conseguenza di un bisogno specialissimo, quello di amare Dio insieme. Significa che ambedue gli sposi volevano amare Dio, ma non solo come individui, cioè ognuno per sè, ma collettivamente, cioè insieme, come coppia.

Qui ha parlato la mia coscienza. Mi ha chiesto:

− “Se Dio ti chiamasse a scegliere per te una di queste tre forme amorose, quale sceglieresti?”

− “La terza!”

− “Perché la terza?”

− Perché l’amore ideale io lo percepisco nella terza coppia. La terza coppia mi fa capire che l’amore umano, amore creato, diventa completamente degno dell’Amore increato (dando così il meglio di sè, sbocciando in tutto il suo splendore) solo quando accetta di unirsi a Lui – all’Amore increato – in maniera collettiva oltre che individuale. È logico che nelle tre coppie ambedue gli sposi possono permettersi di amare Dio individualmente, ma se ambedue accettano di amare Dio collettivamente, come coppia, ecco che il loro amore umano diventa ideale, ovverossia perfetto. Questo è quanto io percepisco. Sono convinto che il nostro mondo per diventare Paradiso avrà bisogno di questo tipo d’amore. Solo un amore a carattere universale – che io sappia – è in grado di garantire il Paradiso in terra mantenendo tutti gli esseri umani uniti tra di loro e uniti a Dio (senso orizzontale e senso verticale dell’unione).

Mi sembra che per forza di cose l’amore vissuto nel Divin Volere sarà un amore che abbraccerà l’universo, non solo quello immanente (senso orizzontale) ma anche quello trascendente (senso verticale). Questo tipo d’amore io l’ho sentito presente solo nella terza coppia. È da essa che ho potuto capire come sarà l’amore umano – sia esso coniugale, fraterno, materno, paterno, filiale, amicale, patriottico –  quando sarà divinizzato.

{Fonte: http://prenoviziomarco1980.wordpress.com/}

Da "Cosa desidera Gesù quando Lo riceviamo nell'Eucaristia" - dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta {Vol. 16 - 29/12/1923}

Ho fatto la Santa Comunione, ed io, secondo il mio solito, stavo chiamando e mettendo tutte le cose create intorno a Gesù, acciocché tutte Gli facessero corona e Gli dessero il contraccambio dell'amore, degli omaggi al loro Creatore. Tutte sono corse alla mia chiamata e vedevo a chiare note tutto l'amore del mio Gesù per me in tutte le cose create, e Gesù aspettava con tale tenerezza d'amore nel mio cuore il contraccambio di tanto amore, ed io, sorvolando su tutto e abbracciando tutto, mi portavo ai piedi di Gesù e Gli dicevo:
Amor mio, mio Gesù, 
tutto hai creato per me e me lo hai donato, 
sicché tutto è mio, ed io lo dono a Te per amarti;
perciò Ti dico in ogni stilla di luce di sole: "Ti amo";
nello scintillio delle stelle: "Ti amo";
in ogni goccia d'acqua: "Ti amo".
Il tuo volere mi fa vedere fin nel fondo dell'oceano il tuo ti amo per me;
ed io imprimo il mio Ti amo per Te in ogni pesce che guizza nel mare;
voglio imprimere il mio Ti amo sul volo di ogni uccello.
Ti amo dovunque Amor mio.
Voglio imprimere il mio Ti amo sulle ali del vento,
nel muoversi delle foglie, in ogni favilla di fuoco;
Ti amo per me e per tutti.

Tutta la Creazione era con me a dire: "Ti amo". Ma quando ho voluto abbracciare tutte le umane generazioni nel Voler Eterno, per far prostrare tutti innanzi a Gesù, perché tutti facessero il loro dovere di dire in ogni loro atto, parola, pensiero: "Ti amo" a Gesù, queste mi sfuggivano ed io mi sperdevo e non sapevo fare; onde l'ho detto a Gesù, e Lui:
"Figlia mia, eppure è proprio questo il vivere nel mio Volere: il portarmi tutta la Creazione innanzi a Me, ed a nome di tutti darmi il contraccambio dei loro doveri.
Nessuno deve sfuggirti, altrimenti la mia Volontà troverebbe dei vuoti nella Creazione e non resterebbe appagata. Ma sai perché non trovi tutti e molti ti sfuggono? E' la forza del libero arbitrio.
Ma però ti voglio insegnare il segreto dove tutti trovarli: entra nella mia Umanità e vi troverai tutti gli atti loro, come in custodia, per cui Io presi l'impegno di soddisfare per loro, innanzi al mio Celeste Padre, e tu va' seguendo tutti gli atti miei, che erano gli atti di tutti, così troverai tutto e Mi darai il ricambio d'amore per tutto e per tutti. Tutto c'è in Me, avendo fatto per tutti, c'è in Me il deposito di tutto, e rendo al Divin Padre il dovere dell'amore di tutto, e chi vuole se ne serve per via di mezzo per salire al Cielo."
Io sono entrata in Gesù e con facilità ho trovato tutto e tutti, e seguendo l'operato di Gesù dicevo: 
In ogni pensiero di creatura Ti amo,
sul volo d'ogni sguardo Ti amo,
in ogni suono di parola Ti amo;
in ogni palpito, respiro, affetto, Ti amo;
in ogni goccia di sangue, in ogni opera e passo, Ti amo.


martedì 4 marzo 2014

La Crocifissione di Gesù

Padre Santo, eccomi qui, carico di tutti i peccati del mondo, non vi è colpa che non si riversi su di me, perciò non scaricare più sugli uomini i flagelli della tua divina Giustizia, ma su di me, tuo Figlio.
O Padre, permetti che leghi tutte le anime a questa Croce e che loro implorino perdono con le voci del mio Sangue e delle mie Piaghe.
O Padre, non vedi come sono ridotto?
Per questa Croce, in virtù di quei dolori, concedi a tutti verace conversione, pace, perdono e santità.
Arresta il tuo furore contro la povera umanità, contro i figli miei; sono ciechi e non sanno quello che fanno, perciò guarda bene come sono ridotto per causa loro: se non ti muovi a compassione per essi, ti intenerisca almeno questo mio Volto, insozzato di sputi, coperto di Sangue, illividito e gonfio per i tanti schiaffi e colpi ricevuti.
Pietà, Padre mio!
Ero io il più bello di tutti, ed ora sono tutto sfigurato, tanto che non mi riconosco più; sono diventato l'abiezione di tutti, perciò a qualunque costo voglio salva la creatura!
Padre mio, guardami dalla testa ai piedi; non c'è parte sana in me, non ho dov'altro farmi aprire altre Piaghe e procurarmi altri dolori: se non ti plachi a questo spettacolo d'Amore e di dolore, chi mai potrà placarti?
O creature, se non vi arrendete a tanto Amore, che speranza vi resta di convertirvi?
Queste mie Piaghe e questo mio Sangue saranno sempre voci che chiameranno dal Cielo alla terra grazie di pentimento, perdono, compassione per voi!
{Gesù a Luisa Piccarreta - da "Le ore della Passione"}

La Via Crucis

Croce adorata, finalmente ti abbraccio; eri tu il sospiro del mio Cuore, il martirio del mio amore; ma tu, o Croce, tardasti finora, mentre i miei passi sempre verso di te si dirigevano.
Croce Santa, eri tu la meta dei miei desideri, lo scopo della mia esistenza quaggiù; in te concentro tutto l'essere mio, in te metto tutti i miei figli e tu sarai la loro vita, e la loro luce, la difesa, la custodia, la forza; tu li sovverrai in tutto e gloriosi me li condurrai in cielo.
Oh, Croce, cattedra di sapienza, tu sola insegnerai la vera santità, tu sola formerai gli eroi, gli atleti, i martiri, i Santi.
Croce bella, tu sei il mio trono, e dovendo io partire dalla terra, tu rimarrai in vece mia; a te do in dote tutte le anime; me le custodisci, me le salvi, a te le affido!
{Gesù a Luisa Piccarreta - da "Le ore della Passione"}

Meditare la Passione di Gesù

Figlia mia, mi è tanto gradito chi va sempre ruminando la mia Passione e ne sente dispiacere e mi compatisce, che mi sento come rinfrancato da tutto ciò che soffrii nel corso della mia Passione, e l'anima, ruminandola sempre, viene ad apprestare un cibo continuo; e in questo cibo ci sono tanti e diversi condimenti e sapori che formano diversi effetti.
Sicché se nel corso della mia Passione mi diedero funi e catene per legarmi, l'anima mi scioglie e mi dà la libertà; quelli che mi disprezzarono, mi sputarono e disonorarono, essa mi apprezza, mi pulisce da quei sputi e mi onora.
Quelli mi spogliarono e mi flagellarono; essa mi risana e mi veste.
Quelli mi coronarono di spine, trattandomi da re di burla, mi amareggiarono la bocca di fiele e mi crocifissero; l'anima ruminando tutte le mie pene, mi corona di gloria e mi onora per suo Re, mi riempie la bocca di dolcezza, dandomi il cibo più squisito qual è la memoria delle mie stesse opere, e schiodandomi dalla croce, mi fa risorgere nel suo cuore, dandole io per ricompensa, ogniqualvolta che fa ciò, una nuova Vita di Grazia, sicché essa è il mio cibo, ed io mi faccio suo cibo continuo.
Onde la cosa che più mi piace è il ruminare sempre la mia Passione.
{Gesù a Luisa Piccarreta}

giovedì 27 febbraio 2014

Gesù a Luisa Piccarreta

Figlia diletta mia, 
voglio farti sapere l'ordine della mia Provvidenza. 
Nel corso di ogni duemila anni ho rinnovato il mondo: 
nei primi duemila lo rinnovai col Diluvio; 
nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, 
in cui manifestai la mia Umanità, dalla quale, 
come da tante fessure, 
traluceva la mia Divinità, 
e i buoni e gli stessi Santi dei seguenti duemila anni 
sono vissuti dei frutti della mia Umanità 
e come leccando hanno goduto della mia Divinità. 
Ora siamo circa alla fine del terzo duemila, 
e ci sarà una terza rinnovazione, 
ecco pertanto lo scompiglio generale: 
non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione.
E se nella seconda rinnovazione 
manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità 
e pochissimo ciò che operava la mia Divinità, 
ora, in questa terza rinnovazione, 
dopo che la terra sarà purgata 
e distrutta in gran parte la generazione presente, 
sarò ancora più largo con le creature 
e compirò la rinnovazione col manifestare 
ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, 
come agiva il mio volere Divino col mio volere umano, 
come tutto restava concatenato in me 
e come tutto io facevo e rifacevo, 
e anche ogni pensiero di ciascuna creatura era rifatto da me 
e suggellato col mio Volere Divino.

Il Regno della divina volontà - Luisa Piccarreta

Ed ora una parola a voi tutti che leggerete questi scritti...
Vi prego, vi supplico che riceviate con amore ciò che Gesù
vuol darci, cioè la Sua Volontà.
Ma per darvi la Sua, vuole la vostra, altrimenti non potrà
quella regnare. Se sapeste… Con questo amore il mio Gesù
vuol darvi il più grande dono che esista e in Cielo e in terra
quale è la Sua Volontà!
Oh, quante amare lagrime Egli versa, perché vede che col
vostro volere strisciate su tutta la terra ammiserita! Non siete
buoni a mantenere un buon proposito, e sapete il perché? Perché
il Suo Volere non regna con voi.
Oh, come Gesù piange, sospira sulla vostra sorte! E singhiozzando
vi prega che facciate regnare il Suo Volere in voi.
Vuol farvi cambiare fortuna: da infermi sani, da poveri ricchi,
da deboli forti, da volubili immutabili, da schiavi re. Non vuole
grandi penitenze, non lunghe preghiere, né altro; ma che
regni in voi il Suo Volere, e che la vostra volontà non abbia più
vita.
Deh, ascoltatelo, ed io son pronta a dare la vita per ciascuno
di voi, a soffrire qualunque pena, purché apriate le porte dell’anima
vostra, e il Volere del mio Gesù regni e trionfi sulle
umane generazioni!
Ora vogliate tutti accettare il mio invito; venite meco nell’Eden,
dove ebbe principio la vostra origine, dove l’ente Supremo
creava l’uomo, lo faceva re, e gli dava un regno da
dominare; questo regno era tutto l’universo, però il suo scettro,
la sua corona, il suo comando venivano dal fondo dell’anima
sua, in cui risiedeva il Fiat Divino, come Re dominante, e
costituiva la vera regalità nell’uomo. Le sue vesti erano regali,
fulgide più che sole, i suoi atti erano nobili, la sua bellezza era
rapitrice. Dio l’amava tanto, si trastullava con lui, lo chiamava
il mio piccolo re e figlio. Tutto era felicità, ordine ed armonia.
Quest’uomo, primo padre nostro, tradì se stesso, tradì il
suo regno, e, facendo la sua volontà, amareggiò il suo Creatore,
che tanto lo aveva esaltato ed amato, e perdette il suo regno,
il regno della Divina Volontà, in cui tutto gli era stato dato. Le
porte del regno gli furono chiuse, e Iddio ritirò a Sé il regno
dato all’uomo. E intanto, ascoltate un mio segreto.
Iddio, nel ritirare a Sé il regno della Divina Volontà, non
disse che non l’avrebbe dato più all’uomo, ma lo tenne a riserbo,
aspettando le future generazioni, per assalirle con grazie
sorprendenti, con luce abbagliante, da eclissare l’umano volere,
che gli fece perdere un regno sì santo; e con attrattive di
mirabili e prodigiose conoscenze della Divina Volontà, far loro
sentire la necessità, il desiderio di mettere da banda il nostro
volere, che ci rende infelici, e slanciarci nella Divina Volontà.
Quindi il regno è nostro; perciò coraggio!
Il Fiat Supremo ci aspetta, ci chiama, ci pressa a prendere il
possesso. Chi avrà cuore di negarsi, chi sarà così perfido da
non ascoltare la sua chiamata, e non accettare tanta felicità?
Lasciamo i miseri cenci della nostra volontà, la veste di lutto
della nostra schiavitù, in cui essa ci ha gettato, e ci vestiremo
da regine, e ci orneremo con fregi divini!
Perciò faccio appello a tutti: ascoltatemi! Sapete, sono una
Piccina, la più piccola di tutte le creature… mi bilocherò nel
Divin Volere insieme con Gesù, verrò come piccola nel vostro
grembo, e con gemiti e pianti busserò ai vostri cuori, per chiedervi,
come una piccola mendicante, i vostri cenci, le vesti di
lutto, il vostro infelice volere, per darlo a Gesù; affinché bruci
tutto, e ridandovi il Suo Volere, vi renda il Suo regno, la Sua
felicità, la candidezza delle Sue vesti regali. Se sapeste che significa
Volontà di Dio! Essa racchiude Cielo e terra; se siamo
con Essa, tutto è nostro, tutto prende da noi; se non siamo con
Essa, tutto è contro di noi; e se abbiamo qualche cosa, siamo i
veri ladri del nostro Creatore, e viviamo a via di frode e di
rapina.
Perciò, se volete conoscerla, leggete queste pagine: in esse
troverete il balsamo alle ferite, che crudelmente ci ha fatto l’umano
volere, la nuova aria tutta divina, la nuova vita tutta celeste;
sentirete il Cielo nell’anima vostra, vedrete nuovi orizzonti,
nuovi soli, e spesso troverete Gesù col volto bagnato di pianto,
che vuol darvi il Suo Volere. Egli piange perché vi vuol vedere
felici, e vedendovi infelici, singhiozza, sospira, prega per la felicità
dei figli Suoi; e, chiedendovi il vostro volere per strapparvi
dall’infelicità, vi porge il Suo, come conferma del dono del Suo
Regno.
Perciò faccio appello a tutti. E faccio questo appello insieme
con Gesù, con le Sue stesse lagrime, coi Suoi sospiri ardenti,
col Suo Cuore che brucia, che vuole dare il Suo Fiat. Di
dentro il Fiat siamo usciti, avremmo la vita, è giusto, è doveroso
che ritorniamo in Esso, nella nostra cara ed interminabile
eredità.
E per primo, faccio appello, al Sommo Pontefice, a Sua Santità,
al Rappresentante della Santa Chiesa, e quindi Rappresentante
del Regno della Divina Volontà. Ai suoi santi piedi
questa piccola Piccina depone questo regno, affinché lo faccia
conoscere; e, colla sua voce paterna ed autorevole, chiami i suoi
figli a vivere in questo regno sì santo. Il Fiat Supremo lo investa,
e formi il primo Sole del Voler Divino nel suo Rappresentante
in terra; e, formando la sua vita primaria in Colui, che è
il capo di tutta la Chiesa, spanda i suoi raggi interminabili in
tutto il mondo, ed, eclissando tutti con la sua luce, formi un
solo ovile ed un solo Pastore!
Il secondo appello lo faccio a tutti i Sacerdoti. Prostrata ai
piedi di ciascuno, prego, imploro, che s’interessino di conoscere
la Divina Volontà. E dico ad essi: il primo moto, il primo
atto prendetelo da Essa, anzi, chiudetevi nel Fiat, e sentirete
quanto dolce e cara è la sua vita; attingerete da Essa tutto il
vostro operato; sentirete in voi una forza divina, una voce che
sempre parla, che vi dirà cose mirabili mai ascoltate, sentirete
una luce che eclisserà tutti i mali, e commuovendo i popoli, vi
darà il dominio sopra di loro.
Quante fatiche fatte senza frutto, perché manca la vita della
Divina Volontà! Avete spezzato ai popoli un pane senza lievito
del Fiat, e perciò essi, mangiandolo, l’hanno trovato duro, quasi
indigeribile; e, non sentendo la vita in loro, non si sono arresi
ai vostri insegnamenti. Perciò, mangiatelo voi questo pane del
Fiat Divino, così formerete con tutti la sua vita ed una sola
volontà.
Il terzo appello lo faccio a tutto il mondo intero, a tutti i
miei fratelli e sorelle e figli miei. Sapete perché vi chiamo tutti?
Perché voglio dare a tutti la vita della Divina Volontà! Essa è
più che aria, che tutti possiamo respirare; è come sole, da cui
tutti possiamo ricevere il bene della luce; è come un palpito di
cuore, che in tutti vuol palpitare; ed io, come piccola bambina,
voglio, sospiro che tutti prendiate la vita del Fiat! Oh, se sapeste
quanti beni ricevereste, mettereste la vita per farla regnare
in voi tutti!
Questa piccola Piccina vuol dire un altro segreto, che le ha
confidato Gesù; e ve lo dico, affinché mi diate la vostra volontà
ed, in ricambio, riceviate quella di Dio che vi renderà felici
nell’anima e nel corpo.
Volete sapere perché la terra non produce? Perché in vari
punti del mondo la terra coi terremoti spesso si apre e seppellisce
nel suo seno città e persone? Perché il vento, l’acqua formano
tempeste e devastano tutto? Perché tanti mali, che tutti
sapete?
Perché le cose create posseggono una Volontà Divina, che la
domina, e perciò sono potenti ed imperanti; sono più nobili di
noi, perché non siamo dominati da una volontà umana, e perciò
siamo degradati, deboli ed impotenti. Se per nostra sorte
metteremo da banda l’umana volontà, e prenderemo la vita del
Divino Volere, anche noi allora saremo forti, imperanti; saremo
fratelli con tutte le cose create, le quali non solo non ci
molesteranno più, ma ci daranno il dominio sopra di loro, e
noi saremo felici nel tempo e nell’eternità!
Siete contenti? Perciò, fate presto: ascoltate questa povera
Piccina che vi vuol tanto bene. Ed io allora sarò contenta, quando
potrò dire che tutti i miei fratelli e sorelle sono Re e Regine,
perché tutti posseggono la vita della Divina Volontà!
Coraggio dunque, rispondete all’appello.
Sì, sospiro che tutti a coro mi rispondiate: e molto più, perché
non sono io sola che vi chiamo, che vi prego: unito con me
vi chiama, con voce tenera e commovente il mio dolce Gesù,
che tante volte, anche piangendo, ci dice: “Prendete per vita
vostra la mia Volontà; venite nel regno di Essa”.
Sappiate che il primo a pregare il Celeste Padre che venga il
Suo Regno e che si faccia la sua Volontà come in Cielo così in
terra, fu Nostro Signore, quando disse il Pater Noster, e trasmettendoci
la Sua preghiera, fece appello a noi, e pregò tutti
che chiedessimo il “Fiat Voluntas Tua sicut in coelo et in terra”.
Perciò, ogni qualvolta recitate il Pater, Gesù è invaso da tale
desiderio di volervi dare il suo Regno, il suo Fiat, che corre per
dire insieme con noi: “Padre mio, son io che ve lo chiedo per i
figli miei, fate presto”. Sicché il primo a pregare è Gesù stesso, e
poi anche voi lo chiedete nel Pater. Non vorrete dunque tanto
bene?
Un’ultima parola.
Sappiate che questa piccola Bambina, nelle vedere le smanie,
i deliri, le lagrime di Gesù, desideroso di darvi il suo Regno,
il suo Fiat, ha tanta smania, tanti sospiri, tante ansie, per
vedervi tutti nel Regno della Divina Volontà, tutti felici per far
sorridere Gesù, che, se non riesce con le preghiere, con le lagrime,
cercherà di riuscirci coi capricci, tanto presso di Gesù,
quanto presso di voi.
Ascoltate quindi questa piccola Piccina, non la fate più sospirare,
ditele, di grazia: “così sia, così sia... tutti vogliamo il regno
della Divina Volontà. Fiat”.


martedì 18 febbraio 2014

Le 24 ore della Passione di N. S. G. C.

Brani tratti dagli scritti della serva di Dio Luisa Piccaretta

(Lettera inviata da Luisa Piccarreta al suo confessore straordinario, sant'Annibale Maria Di Francia)

"Molto Reverendo Padre,
Ecco finalmente, le rimetto le Ore scritte della Passione, e tutto a gloria di No­stro Signore.  Le accludo pure un altro foglietto in cui si contengono gli affetti, e  le belle promesse di Gesù per chi fa queste Ore del!a Passione, lo credo che se colui che le mediterà è peccatore, si convertirà,.se è imperfetto diverrà perfetto, se è santo, si farà più santo, se è tentato troverà la vittoria, se è sofferente troverà: in queste Ore la forza, la medicina, il conforto; e se l'anima sua è debole e povera, troverà il cibo spirituale ed uno specchio dove si rimirerà di continuo per abbellirsi e farsi simile a Gesù nostro modello.
E' tanto il compiacimento che ne prova Gesù benedetto dalla meditazione di queste Ore, che vorrebbe che di queste meditazioni vi fosse almeno una copia per ogni città o paese, e si praticassero; allora avverrebbe che in quelle riparazioni Gesù, sentirebbe: riprodussi la'sua stessa voce e le sue preghiere, quali le levava al Padre sue nelle 24 ore della sua dolorosa Passione; e se ciò si facesse almeno, in ogni paese o città da alquante anime, Gesù pare che mi faccia intendere che la divina Giustizia rimarrebbe in parte placata, e verrebbero in parte arrestati e come smorzati ì suoi flagelli in questi tristi tempi di strazi e di spargimento di sangue.
Faccia Lei, Reverendo Padre, appello a tutti: compia così l'operetta che il mio amabile Gesù mi ha fatto fare.
Onde le dico pure che lo scopo dì queste Ore della Passione, non tanto è di raccontare la storia della Passione, perché molti libri ci sono che trattano questo pietoso argomento, e non sarebbe stato necessario farne un altro; ma lo scopo é la riparazione, unendo assieme i diversi punti della Passione di Nostro Signore con la diversità di tante offese, e insieme a Gesù farne degna riparazione, rifacendolo quasi di tutto ciò che le creature tutte Gli debbono;  e da ciò i diversi modi di 'riparare; in queste Ore cioè, in alcuni tratti si benedice, in altri si compatisce, in  altri sì loda, in altri si conforta il Penante, in altri sì compensa, in altri si supplica, si prega, si domanda..."

(Gesù, a Luisa Piccarreta:)
"Figlia, rinata per il mio amore, su levati alla vita della mia grazia e del mio amore;   corrispondimi in tutto, e come mi hai fatto compagnia con le nove considerazioni sull'eccesso del mio amore lungo la novena della mia Natività, così continua a fare le altre 24 considerazioni circa la mia Passione e Morte di Croce, distribuendole nelle 24 ore della giornata; in queste  scorgerai altri eccessi più sublimi del mio amore e Mi sarai di continuo sollievo nelle dolorosissime pene che Mi vengono dalle ingrate creature; in vita  sarai del tutto amante della mia Sepoltura ed in morte avrai l'ottima parte della mia Gloria".


9 novembre 1906

Gesù gradisce chi rumina sempre la Sua Passione.
(Scrive Luisa:)
Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando alla Pas­sione, di Nostro Signore; mentre ciò facevo, Gesù è venuto e mi ha detto:
"Figlia mia, Mi è tanto, gradito chi rumina sempre la Mia Passione,ne sente dispiacere e Mi compatisce, poiché Mi sento rinfrancato da tutto ciò che soffrii nel corso della Mia Passione. L’ anima, ruminandola sempre, prepara un cibo continuo, nel quale ci sono tanti diversi condimenti e sapori,che formano diversi effetti. Nel corso della Mia Passione Mi diedero funi e catene per legarMi, l’anima Mi scioglie e Mi dà la libertà; Quelli Mi disprezzarono, Mi sputarono e disonorarono ella Mi apprezza, Mi pulisce da quegli sputi e Mi onora; Quelli Mi spogliarono e Mi flagellarono;  ella Mi risana e Mi veste;Quelli Mi coronarono di spine, trattandomi da Re di burla. Mi amareggiarono la bocca di fiele  e Mi crocifissero, el­la ruminando tutte le mie pene, Mi corona di gloria, Mi onora' per suo Re, Mi riempie la bocca di dolcezza; dandoMi il cibo più squisito; qualche è la memoria delle Mie stesse Opere e  schiodandoMi dalla Croce, Mi fa risorgere nel suo cuore Io le do per ricompensa ogniqualvolta ella fa ciò, una nuova vita di grazia; perciò, ella è il mio cibo e Io Mi faccio suo cibo continuo. Ciò che più Mi piace e chi rumina sempre la Mia Passione”

24 marzo 1913

L’anima, ripetendo ciò che Gesù soffre, si riempie di Lui.
Sentivo un certo scontento per la privazione del mio sem­pre amabile Gesù, e Lui, venendo per poco, mi ha detto:
"Figlia mia, cosa fai? Io sono la contentezza dei contenti. Stando in te e sentendo alcune insoddisfazioni, ricono­sco che sei tu; infatti non Mi riconosco essere Io soltanto in te, poiché le insoddisfazioni sono parte della natura umana e non di quella divina.   La Mia Volontà è che l’umano non più esista in te, ma soltanto la Mia Vita Divina.
Aggiungo che, pensando tra me alla dolce Mamma, Gesù mi ha detto:
"Figlia mia, alla mia cara Mamma mai sfuggì il pensiero della Mia Passione; Ella a forza della Mia Passione, si riempì tutta dì Me. Così succede all'anima; a forza di ripetere ciò che Io soffrii, si riempie di Me".

10 aprile 1913

“Queste ‘Ore’ non le considero come cose vostre , ma come cose fatte da Me.”
Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto ed, abbracciandomi il cuore, mi ha detto:
"Figlia mia, chi pensa sempre alla mia Passione, forma nel suo cuore una sorgente; quanto più ella pensa alla mia Passione, tanto più questa sorgente si ingrandisce; e sic­come le acque che sorgono, sono acque comuni a tutti, cosi questa sorgente della mia Passione che si forma nel cuore, ser­ve a bene dell'anima, a Gloria mia e a bene delle creature".
Ed io: "Mio Bene, dimmi, che cosa darai in compenso a quelli che faranno le "Ore della Passione"come Tu me le hai insegnate?"
E Lui:   "Figlia mia, non riguarderò queste “Ore” come cose vostre, ma come cose fatte da  Me e vi darò i miei stessi meriti, come se Io stessi soffrendo in atto la mia Passione, e cosi vi farò conseguire gli stessi effetti secondo la disposizione delle anime. Questo in terra, e per quale motivo premio maggiore non potrei darvi poi in Cielo? Queste anime me le metterò di fronte, saettandole con saette di amore e di contenti, per quante volte hanno fatto, le "Ore del la mia Passione" e loro saetteranno Me.  Che dolce incanto sarà questo per quei Beati!...".Poi ha soggiunto: "Il mio Amore è fuoco, ma non come   il fuoco materiale che distrugge le cose e le riduce in cenere; il  mio fuoco vivifica, perfeziona; e se brucia e consuma tutto  ciò che non è sante, i desideri, gli affetti, i pensieri che non sono buoni, questa è la virtù del mio fuoco: brucia il male e dà vita al bene, sicché se l'anima non sente in sé nessuna  tendenza. al male, può essere certa che c'è il mio fuoco. Se  poi sente in sé fuoco e mescolamento di male, c'è molto da dubitare che non sia il mio vero  fuoco".

6 settembre 1913

Le “Ore della Passione di Gesù” sono uscite dal fondo del Suo Cuore. A chi le fa, al posto delle indulgenze Gesù dà una manata di Amore.
Stavo pensando alle 'Ore della Passione' scritte, e come sono senza indulgenza, e quindi chi le fa non guadagna, mentre vi sono tante preghiere arricchite di tante indulgenze. Mentre ciò  pensavo , il mio sempre amabile Gesù, tutto benignità mi ha detto:
"Figlia mia, con le preghiere indulgenziate si guadagna qualche cosa, invece le "Ore della Mia Passione", che sono le stesse mie preghiere, le mie riparazioni e tutto Amore, sono proprio uscite dal fondo del mio Cuore: hai forse dimenticato quante volte Mi sono unito a te per farle insieme e ho convertito i flagelli in grazie, su tutta la terra?
Quindi è tale e tanto il mio compiacimento, che invece della indulgenza do una manata di amore che contiene pegni incalcolabili di infinito valore e poi, quando le cose san fatte per puro amore, il mio Amore vi trova lo sfogo e non è indifferente che la creatura dia sollievo e sfogo all'Amore del Creatore".

10 aprile 1914

Le spine intinte nel Sangue di Gesù risaneranno l’uomo e gli restituiranno la corona che il peccato gli aveva tolto.
Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto Crocifisso e mi partecipava le sue pene, e mi ha attirato a Sé, tanto, nel mare della Sua Passione, che quasi passo per passo Lo seguivo. Ma chi può dire tutto ciò che comprendevo? Sono tante le cose che non so dove incominciare Dico solo che nel vederGli strappare la corona di spine (le spine trattenevano il Sangue e non lo facevano uscire), il Sangue è uscito da quei piccoli fori e pioveva a larghi rivi sulla faccia, sopra i capelli e poi andava scendendo su tutta la Sua Persona. E Gesù: "Figlia mia, queste spine che Mi pungono la Testa, pungeranno l'orgoglio, la superbia, le piaghe più nascoste per far uscire fuori il pus che contengono, e le spine intinte nel Mio Sangue, le risaneranno e restituiranno la corona che il peccato aveva loro tolto".
Poi Gesù mi faceva passare ad altri passi della Passione, ma io mi sentivo trafiggere il cuore nel vederLo tanto soffrire. E Lui, quasi per sollevarmi ha ripreso a parlare del Suo Santo Volere : "Figlia mia, il mio centro sulla terra è l'anima che fa il Mio Volere ...."


Ottobre 1914
A chi fa le “Ore della Passione” insieme a Gesù e con la Sua stessa Volontà, per ogni parola Egli darà in compenso un'anima, un bacio. 
Queste “Ore” sono le più preziose di tutte. Stavo scrivendo le “Ore della Passione” e pensavo tra me:
Quanti sacrifici nello scrivere queste benedette”Ore della Passione”! specialmente nel mettere sulla carta certi atti interni, che sono passati solo tra me e Gesù; quale sarà la ricompensa che Egli mi darà? E Gesù,facendomi sentire la sua voce tenera e dolce, mi ha detto:"Figlia mia,  per compenso che hai scritto le, “Ore della Passione”, ad ogni parola che hai scritto, ti darò un anima, un bacio.
Ed io: Amor mio, questo a me; e a quelli che le faranno, che darai?
E Gesù: "Se le faranno insieme a Me e con la Mia stessa Volontà, ad ogni parola che reciteranno darò loro anche  un'anima, perché, tutta la maggiore o minore efficacia di queste "Ore della Passione" sta nella maggiore  o minore unione che hanno con  Me, e facendole con la Mia Volontà, la creatura si nasconde nel Mio Volere, ed agendo il Mio Volere, posso fare tutti i beni che  voglio, anche per una sola parola. E questo, ogni volta che le farete".
Una altra volta stavo lamentandomi con Gesù, che dopo tanti sacrifici nello scrivere queste "Ore della Passione", erano tanto poche le anime che le facevamo; ed Egli
"Figlia mia, non ti lamentare, ancor che  fosse una ne dovresti essere contenta; non avrei forse sofferta tutta la Mia Passione, anche, se avessi dovuto salvare una sola anima ? Cosi anche tu; mai si deve omettere il bene perché pochi se ne avvalgono. Tutto il male  è di chi non profitta.
Come la Mia Passione fece acquistare ilmerito alla Mia Umanità come se tutti  si salvassero,  tutti si salvano, ad onta perché la Mia Volontà era quella di salvarli tutti, e meritai secondo che Io  volevo, non secondo il profitto, che ne avrebbero fatto le creature, così tu, a seconda che la tua volontà si è immedesimata con la Mia Volontà di voler far bene a tutti, così ne resterai ricompensata. Tutto il male è di quelli che potendo, non le fanno.
Queste ore sono le più preziose di tutte, perché non è altro che ripetere ciò che Io feci nel corso della Mia Vita mortale, e ciò che continua nel SS.mo Sacramento. Quando sento queste “Ore della mia Passione”, sento la mia stessa voce, le mie stesse preghiere, vedo la Mia Volontà in quell’anima, quale è di volere il bene di tutti e di riparare per tutti, ed Io Mi sento trasportato a dimorare in essa, per poter fare in lei ciò che fa lei stessa; oh! Quanto amerei che anche una sola per paese facesse queste “Ore della mia Passione”! Sentirei Me stesso in ogni paese, e la Mia Giustizia, in questi tempi grandemente sdegnata, ne resterebbe in parte placata”.
Aggiungo che un giorno stavo facendo l'"Ora"in cui la Celeste Mamma diede sepoltura a Gesù, ed io la seguii appresso,  per tenerle compagnia nella sua amara desolazione, per compatirla. Questa non ero sempre solita farla, solo qualche volta; Ora stavo indecisa se farla o no. E Gesù benedetto, tutto Amore, e come se pregasse, mi ha detto: "Figlia mia, non voglio che tu la tralasci, la farai per amor mio, in onore della mia Mamma; sappi che ogni volta che tu la fai, la mia Mamma si sente come se stesse in persona in terra a ripetere la sua vita, e quindi riceve Essa quella gloria e amore che diede a Me sulla terra, le sue tenerezze materne, il suo amore e tutta la Gloria che Ella Mi diede, quindi ti terrò in conto di madre”. Onde abbracciandomi, mi sentivo dire zitto zitto(come in sottovoce) :”Mamma mia, mamma mia”, e mi suggeriva ciò che fece e soffrì in quest’ora la dolce Mamma e io la seguii e da allora in poi non l’ho più tralasciata, aiutata dalla sua Grazia.

4 novembre 1914
Per le “Ore della Passione”, Gesù ricompenserà Luisa, anche dopo la sua morte, ogniqualvolta le anime le faranno in terra.
Stavo facendo le “Ore della Passione”, e Gesù compiacendosi tutto, mi ha detto:
“Figlia mia, se tu sapessi il grande compiacimento che provo nel vederti ripetere queste “Ore della Passione”, sempre ripeterle, e di nuovo ripeterle, tu ne saresti felice. E’ vero che i miei Santi hanno meditato la Mia Passione ed hanno compreso quanto ho sofferto, e si sono sciolti in lacrime di compassione, tanto da sentirsi consumare per amore delle mie pene, però non così continuato e sempre ripetuto con quest’ordine.
Sicché posso dire che tu sei la prima che Mi dai questo gusto sì grande e speciale, e vai sminuzzando in te, ora per ora, la mia vita e ciò che soffrii, ed io Mi sento tanto attirato, che ora per ora ti do e mangio con te lo stesso cibo; e faccio insieme a te ciò che fai tu. Sappi però che ti ricompenserò abbondantemente di nuova luce e nuove grazie, ed anche, dopo la tua morte, ogniqualvolta si faranno dalle anime su questa terra, queste “Ore della Passione”, Io in Cielo ti ammanterò sempre di nuova luce e Gloria”.

6 novembre 1914
Riparare per tutti. Chi fa le “Ore della Passione” contraccambia il bene con il male fatto a Gesù.
Continuando le solite "Ore della Passione" il mio amabile Gesù, mi ha detto:
"Figlia mia, il mondo sta In continuo atto di rinnovare la Mia Passione. Siccome la mia Immensità involge tutte le creature dal di dentro e dal di fuori, così sono costretto dal loro contatto, a ricevere chiodi, spine, flagelli, disprezzi, sputi e tutto il resto che soffrii nella Passione, ed anche di più.
Ma intanto, dal contatto di chi fa queste "Ore della Mia Passione", Mi sento togliere i chiodi, frantumare le spine, raddolcire le piaghe, togliere gli sputi, Mi sento contraccambiare in bene il male che mi fanno gli altri, ed Io sentendo che il loro contatto non Mi fa male, ma bene, Mi appoggio sempre più su di loro".
Oltre a ciò, ritornando il Gesù benedetto a parlare di que­ste 'Ore della Passione", ha detto:
"Figlia, mia, sappi che col fare queste "'Ore" l'anima prende i miei pensieri e il fa suoi, la mia riparazione, le preghiere, i desideri,gli affetti, anche le più  intime mie fibre e le fa sue, ed elevandosi tra Cielo e la terra, fa il mio stesso ufficio, e come corredentrice dice assieme a Me.
Ecce ego, mitte me; voglio ripararTi per tutti, risponderTi per tutti ed impetrare il bene a tutti"

20 novembre 1914
"Se farai scorrere in te, come vita, la Mia Volontà ed il Mio Amore, scorrerà in te la Mia Passione."
Mi sentivo molto afflitta per le privazioni di Gesù benedetto, e molto più per i flagelli che attualmente stanno pioven­do sulla terra di cui tante volte Gesù mi aveva parlato, tanti anni prima.
Mi pare proprio che in tanti anni che mi ha tenuta in letto, dividendo insieme il peso del mondo, soffrivamo e lavoravamo insieme a prò di tutte le creature. Non mi pare  che lo stato di vittima in cui l'amabile Gesù mi aveva messo, concatenava insieme, tra me e Lui, tutte le creature.
Non vi era cosa che facesse, o castigo che doveva mandare, che non me lo facesse sapere, ed io tanto facevo presso di Lui che , o dimezzavo il castigo, o riuscivo a non farlo mandare affatto.
(...) Ora, ritorno a dire che, stando molto afflitta, Gesù nel venire per sollevarmi mi ha presa fra le mani e le braccia' e mi ha detto:
"Figlia mia, sollevati,  chi fa la Mia Volontà non resta mai scompagnato da me,anzi è insieme a Me, nell'opera che compio, nel desiderio che ho dì tutte le creature, e non riu­scendo ad averle, Io sto in attitudine intorno ad esse per farse conquista; ora, trovando in chi fa la Mia Volontà il compimento dei miei desideri, il mio desiderio sì riposa in es­so,il Mio, Amore e prende riposo nel suo amore, e così di tutto il resto”.
Poi ha soggiunto:
“Ti ho dato cose grandissime, che si può dire formano la Mia stessa Vita: Volontà Divina e Amore. E questa Volontà e questo Amore svolsero in Me la mia Vita e compirono la Mia Passione.
Non altro voglio da te, che Mia Volontà sia la tua vita, la tua regola, e che in nessuna cosa, sia piccola o grande, sfugga da Essa. Questa Volontà e l’Amore svolgeranno in te, la Mia Passione, e quando più stretta starai alla Mia Volontà, tanto più Mi amerai e La sentirai in te.
Se farai scorrere in te, come vita, la Mia Volontà ed il Mio Amore, scorrerà in te la Mia Passione. Sicché te la sentirai scorrere in ogni tuo pensiero, nella bocca ti sentirai inzuppata la lingua, e la tua parola uscirà calda del Mio Sangue, e parlerai eloquentemente delle mie pene; il tuo cuore ne sarà pieno ed ogni sbocco che darà  tutto il tuo essere, porterà l’impronta della Mia Passione, ed Io ti andrò sempre ripetendo: Ecco la Mia Vita, ecco la mia Vita… e Mi diletterò di farti delle sorprese, narrandoti ora una pena, ed ora un’altra, non ancora da te sentita o compresa. Non sei contenta?”.

14 agosto 1915
La Passione di Gesù è sempre in atto – La Giustizia colpisce Gesù dal Cielo e le creature, con la colpa, colpiscono Gesù dalla terra – “Non ti stancare di stare intorno a Me e di ripetere e di passare le mie Piaghe”.
Continuando il mio solito stato, Gesù è venuto appena, ed era tanto stanco, sfinito, che Lui stesso mi ha chiamato a baciare le sue Piaghe e ad asciguarGli il Sangue che scorreva da tutte le parti della Sua SS.ma Umanità. Onde, dopo aver ripassato tutte le Sue Membra, facendo varie adorazioni e riparazioni, il mio dolce Gesù. Rinfrancato ed appoggiandosi a me, mi ha detto:
“Figlia mia, la Mia Passione, e le mie Piaghe, il Mio Sangue , tutto ciò che feci patii, sta tutto in mezzo alle anime, in continuo atto, come se or ora, operassi e patissi, e Mi serve di puntello per appoggiarMi, e di puntello anche per le anime per non cadere nella colpa e salvarsi.
Ora in questi tempi di flagelli, Io sto come una persona che vive in aria, cui manca il terreno sotto, e tra continui urti: La Giustizia Mi urta dal Cielo, le creature con le colpe, dalla terra.
Ebbene, quanto più l’anima sta intorno a Me, baciandoMi e offrendo il Mio Sangue, in una parola, tanto più forma altri puntelli su cui poterMi appoggiare per non farMi cadere. Così, di più si allarga il circolo dove le anime trovano appoggio per non cadere nella colpa e salvarsi.
Non ti stancare, figlia mia, di stare intorno a Me e di ripetere di passare le Mie Piaghe; Io stesso ti somministrerò i pensieri, gli affetti, le parole, per darti campo di stare intorno a Me. SiiMi fedele, i tempi stringono, la Giustizia vuol spiegare il suo furore, le creature La irriti nano, i puntelli devono moltiplicarsi di più, quindi non mancare all’opera”.

23 aprile 1916
Ogni pena che Gesù ha sofferto, ha prodotto una luce nella Sua Umanità.
Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere tutto circondato da luce che Gli usciva dal di dentro della Sua SS.ma Umanità, che L’abbelliva in modo da formare una vista incantevole e rapitrice; io sono rimasta sorpresa e mi ha detto:
“Figlia mia, ogni pena che soffrii, ogni goccia di Sangue, ogni piaga, preghiera, parola, azione, passo ecc. produsse una luce nella Mia Umanità, da abbellirMi in questo modo, da tener rapiti tutti i Beati.
Ora, l’anima ad ogni pensiero della Mia Passione, compatimenti, riparazioni, ecc… che fa? Non fa altro che attingere luce dalla Mia Umanità ed abbelirsi alla mia assomiglianza; sicché, un pensiero di più alla Mia Passione sarà una luce di più che le porterà un gaudio eterno”.

13 ottobre 1916
Le “Ore della Passione” sono i piccoli sorsi dolci che le anime danno a Gesù.
Stavo facendo le “Ore della Passione” e Gesù benedetto mi ha detto:
“Figlia mia, nel corso della Mia Vita mortale, migliaia e migliaia di Angeli corteggiavano la Mia Umanità, e raccoglievano tutto ciò che facevo: i passi, le opere, le parole, anche i sospiri, le pene, le gocce del Mio Sangue, tutto insomma. Erano Angeli deputati alla mia custodia, a renderMi onore; ubbidienti, salivano e scendevano dal Cielo ad ogni mio cenno, per portare al Padre ciò che Io facevo.
Ora questi Angeli hanno un ufficio speciale; come l’anima fa memoria della Mia Vita, della Passione, delle mie preghiere, si fanno intorno a quest’anima, a raccogliere le sue parole,  le sue preghiere, i compatimenti che mi fa, le lacrime, le offerte; le uniscono alle Mie e le portano davanti alla Mia Maestà per rinnovarmi la Gloria della Mia stessa Vita.
E’ tanto il compiacimento degli Angeli che, riverenti, stanno a sentire ciò che dice l’anima e pregano insieme a Lei:perciò con quale attenzione e rispetto l’anima deve fare queste “Ore”, pensando che gli Angeli pendono dalle sue labbra per ripetere appresso a lei ciò che essa dice!”
Poi ha soggiunto :
“Alle amarezze che le creature Mi danno, queste ‘Ore’ sono i piccoli sorsi dolci che Mi danno le anime, ma di fronte a tanti sorso amari che ricevo sono toppo pochi i dolci.
Perciò…..più diffusione!....più diffusione!”

30 novembre 1916
A Gesù riesce impossibile non amare chi Lo ama. Gesù quando vede che un’anima e tutta intenta a ripararLo per i peccatori, Lui per ricambiarla chiede perdono per lei.
Ero molto afflitta per la privazione del Mio adorabile Gesù e piangevo amaramente, e siccome stavo facendo le “Ore della Passione”, il pensiero mi tormentava col dirmi: “Vedi a che ti hanno giovato le riparazioni per gli altri, a farti fuggire Gesù”, e tanti altri spropositi; e Gesù benedetto, mosso a compassione delle lacrime, mi ha stretto al Suo Cuore e mia ha detto: “Figlia mia, tu sei il pungolo, il Mio Amore si trova alle strette  con le tue violenze. Se sapessi quanto soffro a vederti soffrire per causa mia! Ma la Giustizia si vuole sfogare, e le tue stesse violenze Mi costringono a nasconderMi.
E le cose imperverseranno di più….perciò pazienza! E poi sappi che le riparazioni fatte per gli altri giovano moltissimo, perché, riparando per gli altri, tu intendevi fare ciò che ho fatto Io, ed Io riparavo per tutti ed anche per te; chiedevo perdono per tutti come pure chiedevo perdono per te e per te anche mi dolevo. Quindi facendo tutto ciò che feci Io venni a prendere insieme le riparazioni, il perdono, ed il dolore che ebbi per te. Per cui ti potrebbero giovare di più le mie riparazioni, il mio perdono, il mio dolore, o il tuo?
E poi, non Mi faccio mai vincere in amore! Quando vedo che l’anima è  tutta intenta per amor mio a ripararMi, ad AmarMi, a scusarMi, a chiedere perdono per i peccatori, Io per ricambiarla, chiedo perdono per lei in modo speciale, riparo ed amo per parte sua, e vado abbellendo l’anima con il Mio Amore con le mie riparazioni e perdono. Perciò, continua a riparare e a non suscitare contese tra  te e Me”.

30 dicembre 1916
“I carnefici poterono lacerare il Mio Corpo, ma non poterono toccare né la Mia Volontà, né il Mio Amore”. “A mia somiglianza ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore, affinché liberamente potesse correre verso di Me…. e glorificare il Padre …. E correre nei cuori di tutti per colpirli d’amore”.
Continuando il mio solito stato, io pensavo alle pene del mio amabile Gesù ed offrivo il mio martirio interno, unito alle pene di Gesù e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, i carnefici poterono lacerare il Mio Corpo, insultarMi, calpestarMi, ecc….J ma non poterono toccare né la Mia Volontà, né il Mio Amore. Questi li volli liberi,affinché, come due correnti potessero correre senza che nessuno potesse impedirle, riversandoMi a bene di tutti, anche degli stessi nemici; essi Mi colpivano coi flagelli, ed Io colpivo i loro cuori col Mio Amore e con la Mia Volontà li incatenavo. Essi Mi pungevano la testa con spine, ed il Mio Amore accendeva la luce nelle loro menti per farmi conoscere; essi Mi aprivano le piaghe, ed il Mio Amore sanava le piaghe delle anime loro; essi Mi davano la morte ed il Mio Amore restituiva loro la Vita, tanto che mentre spirai sulla Croce, la vampa del Mio Amore toccando il loro cuore, li costrinse a prostrarsi davanti a Me ed a confessarMi per vero Dio.
Mai finii così glorioso e trionfale come lo fui nelle pene nel corso della Mia Vita mortale, quaggiù.
Ora, figlia mia, amia somiglianza, ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore, sicché gli altri possono impadronirsi dell’operato esterno delle creature, ma dell’interno della volontà, dell’amore, nessuno, nessuno! Ed Io stesso la volli libera in questo, affinché liberamente , non forzata, potesse correre questa volontà e questo amore verso di Me, ed immergendosi in Me potesse offrirMi gli atti più nobili e pure, possiamo riversarci a vicenda, e correre, correre verso il Cielo, per amore, e glorificare il Padre e dimorare insieme con la Trinità Sacrosanta; correre verso la terra per fare bene a tutti; correre nei cuori di tutti per colpirli d’amore e con la volontà incatenarli e farne conquiste, sicché più grande non potevo dare alla creatura.
Ma dove la creatura può fare sfoggio di questa libera volontà e di questo amore? Nel patire, perché proprio nel patire l’amore cresce, si ingrandisce la volontà, e come regina regge se stessa, lega il Mio Cuore e le sue pene Mi circondano come corona, Mi impietosiscono e Mi faccio dominare, sicché non so resistere alle pene di un’anima amante, e come regina la tengo al mio fianco, ed è tanto il dominio di queste creatura nelle pene, che le fanno acquistare modi nobili, dignitosi, insinuanti, eroici, disinteressati, simili ai miei modi, che le altre creature fanno a gara per farsi dominare da queste anime.
E quanto più l’anima opera con Me, s’immedesima con Me, tanto più Mi sento assorbito da quella; sicché come pensa, sento assorbito il mio pensiero nella sua mente, come guarda, come parla come respira, così Mi sento assorbire lo sguardo, la voce il respiro, l’azione, il passo, il palpito, tutto Mi assorbe.
E mentre mi assorbe fa sempre acquisto dei miei modi, della mia somiglianza, ed Io, vado continuamente rimirandoMi in lei e trovo Me stesso”.

2 febbraio 1917
Il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della Mia Passione.
Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovato fuori di me stessa. Ho visto il mio sempre amabile Gesù, tutto grondante sangue,con un orribile corona di spine. A stento mi guardava attraverso le spine, e mi ha detto:
“Figlia mia, il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della mia passione. Nelle tenebre non ha trovato la luce della Mia Passione che lo rischiarava, che gli permetteva di conoscere il Mio Amore – e quanto pene mi costano le anime ! –
Poteva rivolgersi ad amore chi veramente lo ha amato, e la luce della Mia Passione guidandolo, lo avrebbe messo in guardia da tutti i pericoli. Nella debolezza non ha trovato la forza della Mia Passione che lo sosteneva; nell’impazienza non ha trovato  lo specchio della pazienza che gli infondeva calma, rassegnazione,  per cui vergognandosi di fronte alla mia pazienza, si sarebbe fatto un dovere di dominare sé stesso. Nelle pene non ha trovato il la il conforto delle pene di Dio, che sostenendo le sue gli infondevano amore al patire; nel peccato non ha trovato la mia santità, che facendogli fronte gli infondeva odio alla colpa.
Ah! In tutto ha prevaricato l’uomo, perché si è scostato in tutto da Chi poteva aiutarlo, quindi il mondo ha perduto l’equilibrio.
Ha fatto come un bambino che non ha voluto più conoscere la madre, come un discepolo che, sconoscendo il maestro, non ha voluto più sentire i suoi insegnamenti, né imparare le sue lezioni.
Che ne sarà di questo bambino e di questo discepolo? Saranno il dolore di sé stessi, ed il dolore della società.
Tale è diventato l’uomo: terrore e dolore, ma dolore senza pietà. Ah! L’uomo peggiora sempre, ed Io lo piango con lacrime di sangue!”

16 maggio 1917
Effetti delle “Ore della Passione” : Ogni volta che la creatura si fonde in Me,  dà a tutte le creature un flusso di Vita Divina. Non c’è un’anima che entra in Purgatorio o in Paradiso che non porti l’impronta delle  “Ore della Passione”. Queste “Ore” sono l’ordine dell’universo.
Trovandomi nel mio solito stato, stavo facendomi tutta nel mio dolce Gesù, e poi mi riversavo tutta nelle creature, per dare ad esse tutto Gesù. Ed Egli mi ha detto:
“Figlia mia , ogni volta che la creatura si fonde in Me, dà a tutte le creature un flusso di Vita Divina, e, secondo che le creature hanno bisogno, ottengono il loro effetto; chi è debole sente la forza, chi è ostinato nella colpa riceve la luce, chi soffre riceve il conforto, e così di tutto il resto”.
Poi mi sono trovata fuori di me stessa; mi trovavo in mezzo a tante anime(sembravano anime purganti e santi) che nominavano una persona di mia conoscenza morta da non molto;  mi dicevano che lui si sente felice nel vedere che non c’è un’anima che no sia accompagnata  da queste “Ore della Passione”: esse fanno piovere dal Cielo continua rugiada sulla terra, nel Purgatorio e fin dal Cielo.
Nel sentire ciò, dicevo tra me: Forse il mio amato Gesù, per mantenere la parola data, che ad ogni parola delle “Ore della Passione” avrebbe dato un’anima, non salva un’anima se non si serve di queste “Ore”.
Poi sono ritornata in me stessa, ed avendo trovato il mio dolce Gesù, gli ho chiesto se fosse vero. E lui:
“Queste ‘Ore’ sono l’ordine  dell’Universo e mettono in armonia il Cielo  e la terra e Mi trattengono dal mandare il mondo a sfascio; sento mettere in circolo il Mio Sangue, le Mie Piaghe, il Mio Amore e tutto ciò che feci. Scorrono su tutti per salvare tutti; e come le anime fanno queste ‘Ore della Passione’ , Mi sento mettere in vita il Mio Sangue, le Mie Piaghe, le mie ansie di salvare anime e, sentendomi, ripetere la mia Vita, come possono le creature ottenere alcun bene se non per mezzo di queste ‘Ore’? Perché ne dubiti? La cosa non è tua ma mia: tu sei stato lo sforzato e debole strumento.”

12 luglio 1918
Ogni parola sulla Mia Passione, pensiero, compatimento, riparazione, tante elettricità di comunicazioni aprono tra Me e l’anima.
Stavo pregando per un’anima moribonda con un certo timore ed ansietà, ed il mio amabile Gesù, venendo mi ha detto:
“Figlia mia, perché temi? Non sai che ogni parola sulla Mia Passione, pensiero, compatimento, riparazione, ricordo delle mie pene, tante elettricità di comunicazioni aprono tra Me e l’anima? E quindi di tante varietà di bellezze si va adornando l’anima; lei ha fatto le ‘Ore della Passione’, si è vestita del mio Sangue ed adornata delle Mie Piaghe, ed Io la riceverò come figlia della Mia Passione; questo fiore e cresciuto nel tuo cuore ed Io lo benedico e lo ricevo nel Mio come un fiore prediletto”. E mentre ciò diceva si sprigionava un fiore dal mio cuore e prendeva il volo verso Gesù.

21 ottobre 1921
Quanto bene produce pensare alla Passione di Gesù, in cui ci sono tutti i rimedi ai mali dell’uomo.
Stavo pensando alla passione del mio dolce Gesù, ed Egli nel venire Mi ha detto:
“Figlia mia, ogni qual volta l’anima pensa alla Mia Passione, si ricorda di ciò che ho sofferto, mi compatisce, si rinnova in lei l’afflizione delle mie pene, il Mio Sangue sorge per inondarla, le Mie Piaghe si mettono in via per sanarla se è piagata, o per abbellirla se è sana, e tutti i miei meriti per arricchirla. Il traffico che fa è sorprendente: è come se mettesse al banco tutto ciò che feci e soffrii, e ne riscuotesse il doppio.
Perciò tutto quello che feci e soffrii sta in continuo atto di dar luce e calore alla terra; il mio operato è soggetto ad esaurimento. Solo che l’anima lo voglia e quante volte lo vuole, riceve il frutto della Mia Vita. Sicché, se si ricorda venti, cento, mille volte la Mia Passione, tante volte di più gode gli effetti di Essa. Ma quanto pochi sono quelli che ne fanno tesoro! Con tutto il bene della Mia Passione, si vedono anime deboli, cieche, sorde, mute, zoppe, cadaveri viventi che fanno schifo. Perché? Perché la Mia Passione è messa in oblio; le mie pene, le mie piaghe, il mio Sangue, sono fortezze che tolgono le debolezze; sono luce che danno vista ai ciechi; sono lingua che scioglie le lingue ed apre l’udito; sono via che raddrizza gli zoppi; sono vita che fa risorgere i morti. Tutti i rimedi che ci vogliono per l’umanità, nella Mia Vita e Passione ci sono, ma le creature disprezzano la medicina e non si curano dei rimedi, e perciò si vede che con tutta la Mia Redenzione, lo stato dell’uomo perisce, come affetto da una tisi incurabile.
E quello che più mi addolora è vedere persone religiose che si affaticano per fare acquisto di dottrine, di speculazioni, di storie e, della Mia Passione: Nulla!
Sicché la Mia Passione molte volte è sbandita dalle Chiese, dalle bocche dei Sacerdoti: il loro parlare è senza Luce e i popoli restano più digiuni di prima”.

{Fonte: http://www.preghiereonline.it/}

giovedì 23 gennaio 2014

I misteri della Gioia - Maria SS. parla alla Serva di Dio, Luisa Piccarreta

1) L’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Santissima

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia del mio Cuore, prestami attenzione ed ascoltami: alquanti giorni prima della discesa del Verbo sulla terra, io vedevo il Cielo aperto ed il Sole del Verbo Divino alle sue porte, come per guardare sopra di chi doveva prendere il suo volo, per rendersi Celeste Prigioniero di una creatura. [Le Divine Persone del]la Trinità Sacrosanta guardavano la terra non più [come] estranea a loro, perché c'era la piccola Maria, che possedendo la Divina Volontà aveva formato il Regno divino, dove [il Verbo] poteva scendere sicuro, come nella sua propria abitazione, nella quale trovava il Cielo ed i tanti soli dei tanti atti di Volontà Divina fatti nell'anima mia. La Divinità rigurgitò d'amore e, togliendosi il manto di Giustizia che da tanti secoli aveva tenuto con la creatura, [le Divine Persone] si coprirono col manto di misericordia infinita e decretarono tra Loro la discesa del Verbo. La Mamma tua si sentiva incendiata d'amore e, facendo eco all'Amore del mio Creatore, volevo formare un solo mare d'Amore, affinché scendesse in esso il Verbo sulla terra. Le mie preghiere erano incessanti e, mentre pregavo nella mia stanzetta, un Angelo venne spedito dal Cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti, ed inchinandosi mi salutò: “Ave, o Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempita di Grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuol scendere; già è dietro delle mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat”.

Ad un annuncio sì grande, da me tanto desiderato, ma che non avevo mai pensato di essere io la eletta, io restai stupita ed esitai un istante; ma l'Angelo del Signore mi disse: “Non temere, Regina nostra, tu hai trovato grazia presso Dio. Tu hai vinto il tuo Creatore; perciò, per compiere la vittoria, pronunzia il tuo Fiat”.
Io pronunciai il Fiat, ed oh, meraviglia! I due Fiat si fusero insieme, ed il Verbo Divino scese in Me. Il mio Fiat, che era avvalorato dallo stesso valore del Fiat Divino, formò dal germe della mia umanità, la piccina Umanità che doveva racchiudere il Verbo e [così] fu compiuto il gran prodigio dell'Incarnazione.
Figlia mia cara, tu non puoi comprendere ciò che provò la Mamma tua nell'atto dell'Incarnazione del Verbo.

Ora, figlia cara, ascoltami: quanto ti deve stare a cuore il fare ed il vivere di Volontà Divina! La mia potenza esiste ancora: fammi pronunziare il mio Fiat sull'anima tua. Ma per fare ciò, voglio il tuo; da soli non si può fare il vero bene, ma sempre fra due si fanno le opere più grandi. Dio stesso non voleva fare da solo, ma volle me insieme, per formare il gran prodigio dell'Incarnazione e nel mio Fiat e nel loro si formò la vita dell'Uomo Dio, si aggiustarono le sorti dell'umano genere, il Cielo non fu più chiuso [e] tutti i beni vennero racchiusi in mezzo ai due Fiat. Perciò pronunciamoli insieme: “Fiat! Fiat!”, e nel mio amore materno chiuderò in te la vita della Divina Volontà.”

L’anima alla Mamma Celeste:
Regina potente, pronuncia il tuo Fiat e crea in me la Volontà di Dio.


2) La visitazione di Maria a Santa Elisabetta

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Appena diventai Madre di Gesù e Madre tua, i miei mari d'amore si raddoppiarono e, non potendo contenerli tutti, sentivo il bisogno di espanderli e di essere, anche a costo di grandi sacrifici, la prima portatrice di Gesù alle creature. Ma che dico, sacrifici? Quando si ama davvero, i sacrifici, le pene, sono refrigeri, sono sollievi e sfoghi dell'amore che si possiede. Oh, figlia mia, se tu non provi il bene del sacrificio, se non senti come esso rechi le gioie più intime, è segno che l'Amore Divino non riempie tutta l'anima tua e quindi che la Divina Volontà non regna Regina in te. Essa sola dà tale forza all'anima, da renderla invincibile e capace di sopportare qualunque pena.
Metti la mano sul tuo cuore ed osserva quanti vuoti d'amore siano in esso. Rifletti: quella segreta stima di te stessa, quel turbarti per ogni minima contrariata, quei piccoli attacchi che senti a cose ed a persone, quella stanchezza nel bene, quel fastidio che ti causa ciò che non ti va a genio, equivalgono ad altrettanti vuoti d'amore nel tuo cuore; vuoti che, pari a febbrette, ti privano della forza e del desiderio di colmarti di Volontà Divina. Oh, come sentirai anche tu la virtù refrigerante e conquistatrice nei tuoi sacrifici, se riempirai di amore questi tuoi vuoti!

Figlia mia, dammi ora la mano e seguimi, perché io continuerò a darti le mie lezioni.
Mi partii dunque da Nazareth accompagnata da San Giuseppe, affrontando un lungo viaggio e valicando montagne per andare a visitare nella Giudea Elisabetta, che, a tarda età, era miracolosamente diventata madre.
Io mi recavo da lei, non già per farle una semplice visita, ma bensì perché ardevo dal desiderio di portarle Gesù. La pienezza di grazia, di amore, di luce che sentivo in me mi spingeva a portare, a moltiplicare, a centuplicare la Vita di mio Figlio nelle creature.
Sì, figlia mia, l'amore di Madre che ebbi per tutti gli uomini e per te in particolare fu così grande, che io sentii il bisogno estremo di dare a tutti il mio caro Gesù, affinché tutti Lo potessero possedere ed amare. Il diritto di Madre largitomi dal Fiat mi arricchì di tale potenza, da moltiplicare tante volte Gesù quante erano le creature che Lo volevano ricevere. Questo era il più grande miracolo che io potevo compiere: tenere pronto Gesù, per darlo a chiunque Lo desiderasse. Come mi sentivo felice!
Quanto vorrei che anche tu, figlia mia, avvicinandoti alle persone e facendo visite, fossi sempre la portatrice di Gesù, capace di farlo conoscere e desiderosa di farlo amare.

Dopo parecchi giorni di viaggio giunsi finalmente nella Giudea e premurosamente mi recai alla casa di Elisabetta. Essa mi venne incontro festante. Al saluto che le diedi, successero fenomeni meravigliosi. Il mio piccolo Gesù esultò nel mio seno e, fissando coi raggi della propria Divinità il piccolo Giovanni nel seno della madre sua, lo santificò, gli diede l'uso di ragione e gli fece conoscere che Egli era il Figlio di Dio. Giovanni allora sussulto così fortemente di amore e di gioia, che Elisabetta si sentì scossa; colpita anch'essa dalla Luce della Divinità del Figlio mio, conobbe che io ero diventata la Madre di Dio e, nell'enfasi del suo amore, tremebonda di gratitudine, esclamò: “Donde a me tanto onore, che la Madre del Signore mio venga a me?”
Io non negai l'altissimo mistero, anzi lo confermai umilmente. Inneggiando a Dio col canto del Magnificat, cantico sublime, per mezzo del quale continuamente la Chiesa mi onora, annunziai che il Signore aveva fatto grandi cose in me sua ancella e che, per questo, tutte le genti mi avrebbero chiamata beata.
Figlia mia, io mi sentivo struggere dal desiderio di dare uno sfogo alle fiamme d'amore che mi consumavano e di esternare il mio segreto ad Elisabetta, la quale anch'essa sospirava il Messia sulla terra. Il segreto è un bisogno del cuore che irresistibilmente si rivela alle persone capaci d'intendersi.
Figlia carissima, la Divina Volontà fa cose grandi ed inaudite ovunque Essa regna; se io operai tanti prodigi, fu perché Essa teneva il suo posto regio in me. Se anche tu lascerai regnare il Divin Volere nell'anima tua, diverrai tu pure la portatrice di Gesù alle creature, sentirai anche tu l'irresistibile bisogno di darlo a tutti!”

L’anima alla Mamma Celeste :

Mamma santa, visita l'anima mia e prepara in essa una degna abitazione alla Divina Volontà




3) La nascita di Gesù

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia mia cara, continua ad ascoltarmi. Come io lo ricevetti nelle mie braccia e Gli diedi il mio primo bacio, sentii il bisogno d'amore di dare del mio al mio Figlio Bambino e, porgendogli il mio seno, Gli diedi latte abbondante, latte formato dallo stesso Fiat Divino nella mia persona per alimentare il piccolo Re Gesù. Ma chi può dirti ciò che io provavo nel far ciò, e i mari di grazia, d'amore, di santità che mi dava il Figlio mio per contraccambiarmi? Quindi lo involsi in poveri ma nitidi pannicelli e lo adagiai nella mangiatoia. Questa era la sua Volontà ed io non potevo far a meno di eseguirla. Ma prima di fare ciò feci parte al caro San Giuseppe, dandolo nelle sue braccia; ed oh, come gioì, se lo strinse al cuore, ed il dolce Bambinello versò nell'anima sua torrenti di Grazia. Quindi insieme con San Giuseppe aggiustammo un po' di fieno nella mangiatoia e, distaccandolo dalle mie braccia materne, lo posi a giacere dentro di essa. E la Mamma tua, rapita dalla beltà dell'Infante Divino, se ne stava la maggior parte [del tempo] genuflessa innanzi a Lui; mettevo in moto tutti i miei mari d'amore, che il Voler Divino aveva formato in me, per amarlo, adorarlo e ringraziarlo.
Ed il Celeste Pargoletto, che faceva nella mangiatoia? Un atto continuato della Volontà del nostro Padre Celeste, che era anche sua, ed emettendo gemiti e sospiri, vagiva, piangeva e chiamava tutti, col dire nei suoi gemiti amorosi: “Venite tutti, figli miei; per amor vostro son nato al dolore, alle lacrime. Venite tutti a conoscere l'eccesso del mio amore! Datemi un ricetto nei vostri cuori”. E ci fu un via vai di pastori che vennero a visitarlo, ed a tutti dava il suo sguardo dolce ed il suo sorriso d'amore nelle sue stesse lacrime.

Ora, figlia mia, una parolina a te: tu devi sapere che tutta la mia gioia era tenere nel mio grembo il mio caro Figlio Gesù, ma il Voler Divino mi fece intendere che Lo mettessi nella mangiatoia a disposizione di tutti, affinché chiunque lo volesse, potesse vezzeggiarlo, baciarlo e prenderlo nelle proprie braccia come se fosse suo. Era il Piccolo Re di tutti; quindi tenevano il diritto di farsene un dolce pegno d'amore. Ed io, per compiere il Volere Supremo, mi privai delle mie gioie innocenti, ed incominciai con le opere e i sacrifici l'ufficio di Madre, di dare Gesù a tutti.

Figlia mia, la Divina Volontà è esigente e vuole tutto, anche il sacrificio delle cose più sante e, a seconda [del]le circostanze il grande sacrificio di privarsi dello stesso Gesù; ma questo [è] per distendere maggiormente il suo Regno e per moltiplicare la vita dello stesso Gesù, perché quando la creatura per amor suo si priva di Lui, è tale e tanto [il suo] eroismo ed il sacrificio, che tiene virtù di produrre una vita novella di Gesù, per poter formare un'altra abitazione a Gesù. Perciò, figlia cara, sii attenta, e sotto qualunque pretesto non negare mai nulla alla Divina Volontà."

L’anima:
Mamma mia, chiudi nel mio cuore il piccolo Gesù, affinché me lo trasformi tutto in Volontà di Dio.



4) La presentazione al Tempio

La Regina del Cielo confida all’anima:

“Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al Tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno. Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio e noi, pronti, ubbidimmo. Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezza nel fare ciò che Lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua Forza divina, la sua Santità, la sua Potenza creatrice di moltiplicare quell'atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.

Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col Pargoletto Gesù. Tutta la Creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell'averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via. Giunti al Tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema e poi [Lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l'offerta all'Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti; il quale, mentre L'offriva, ispirato da Dio, riconobbe il Verbo Divino ed esultando d'immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino e, dopo l'offerta, si atteggiò a Profeta e predisse tutti i miei dolori. Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno Cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino! Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva. Ma quel che più mi trafisse il Cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni. Che pena! Che dolore! Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore. Invece mi diede vita per cominciare a formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà. Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo Profeta; anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta [e,] delle pene interne [passate] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola; ma con tutto ciò, in quell'atto sì solenne dell'offerta di mio Figlio, nell'udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell'anima mia.

Ora, ascolta la Mamma tua. Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce: “Fiat”, cioè: “Quello che vuoi tu [lo] voglio io”, e, con amore eroico, fa’ che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d'infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino. Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.”

L'anima alla Mamma Celeste:
Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene, che tu sai come mi affliggono. Deh, fammi da Mamma e versa nel mio cuore il balsamo dei tuoi dolori, affinché [io] abbia la tua stessa sorte di servirmi delle mie pene per corteggiare Gesù, tenerlo difeso e riparato da tutte le offese, e come mezzo sicuro per conquistare il Regno della Divina Volontà e farlo venire a regnare sulla terra.


5) Lo smarrimento ed il ritrovamento di Gesù nel tempio

La Regina del Cielo confida all’anima:

“Ti narrerò un episodio della mia vita il quale, benché abbia avuto esito consolante, tuttavia mi riuscì dolorosissimo. Immagina che, se il Voler Divino non mi avesse dato sorsi continui e nuovi di fortezza e di grazia, io sarei morta di puro spasimo.
Noi continuavamo a trascorrere la vita nella quieta casetta di Nazareth ed il mio caro Figlio cresceva in Grazia ed in Sapienza. Egli era attraente per la dolcezza e per la soavità della sua voce, per il dolce incanto dei suoi occhi, per l'amabilità di tutta la sua Persona. Sì, il Figlio mio era davvero bello, sommamente bello!
Egli da breve tempo aveva raggiunto l'età di dodici anni, quando si andò secondo l'usanza a Gerusalemme, per solennizzare la Pasqua. Ci mettemmo in cammino, Lui, San Giuseppe ed io. Spesso, spesso, mentre proseguivamo devoti e raccolti, il mio Gesù rompeva il silenzio e ci parlava or del suo Padre Celeste ed or dell'amore immenso che in cuor suo nutriva per le anime.

A Gerusalemme, ci recammo difilato al Tempio, e, giuntivi, ci prostrammo con la faccia a terra, adorammo profondamente Dio e pregammo a lungo. La nostra orazione era talmente fervida e raccolta, che apriva i Cieli, attirava e legava il Celeste Padre e quindi accelerava la riconciliazione tra Lui e gli uomini.
Ora, figlia mia, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo vi sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma la preghiera che essi rivolgono a Dio si ferma sul loro labbro, perché il cuore e la mente loro fuggono lontani da Lui! Quanti si recano in chiesa per pura abitudine o per passare inutilmente il tempo! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio! Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio!
Soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura di vivere nel Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione.

Dopo di aver compiuto il nostro dovere nel Tempio e di aver celebrata la Pasqua, ci disponemmo a far ritorno a Nazareth.
Nella confusione della folla ci sperdemmo; Io restai con le donne e Giuseppe si unì agli uomini.
Guardai intorno per assicurarmi se il mio caro Gesù fosse venuto con me; però, non avendolo visto, pensai che Egli fosse rimasto col padre suo Giuseppe. Quale non fu invece lo stupore e l'affanno che provai allorquando, giunti al punto in cui ci dovevamo riunire, non Lo vidi al suo fianco! Ignari di quanto era successo, provammo tale spavento e tale dolore, che restammo muti ambedue. Affranti dal dolore, ritornammo frettolosamente indietro, domandando con ansia a quanti incontravamo: “Deh, diteci se avete visto Gesù, il Figlio nostro, ché non possiamo più vivere senza di Lui!”
Però, malgrado tutte le nostre ricerche, nessuno ci seppe dir nulla. Il dolore che io provavo rincrudiva in modo tale, da farmi piangere amaramente e da aprire ad ogni istante nell'anima mia squarci profondi, i quali mi procuravano veri spasimi di morte.

Figlia cara, se Gesù era mio Figlio, Egli era anche il mio Dio; perciò il mio dolore fu tutto in ordine divino, vale a dire, così potente ed immenso da superare tutti gli altri possibili strazi riuniti insieme.
Se il Fiat che io possedevo non mi avesse sostenuta continuamente con la sua forza divina, Io sarei morta di sgomento.
Vedendo che nessuno ci sapeva dar notizie, ansiosa interrogavo gli Angeli che mi circondavano: “Ma ditemi, dov'è il mio diletto Gesù? Dove devo dirigere i miei passi per poterlo rintracciare? Ah, ditegli che non ne posso più, portatemelo sulle vostre ali fra le mie braccia! Deh, Angeli miei, abbiate pietà delle mie lacrime, soccorretemi, portatemi Gesù!”
Intanto, riuscita vana ogni ricerca, ritornammo a Gerusalemme. Dopo tre giorni di amarissimi sospiri, di lacrime, di ansie e di timori entrammo nel Tempio; io ero tutt'occhi e scrutavo ovunque. Quand'ecco, finalmente, come sopraffatta dal giubilo, scorsi mio Figlio che stava in mezzo ai dottori della legge! Egli parlava con tale Sapienza e maestà, da far rimanere rapiti e sorpresi quanti l'ascoltavano.
Al solo vederlo mi sentii ritornare la vita e subito compresi l'occulta ragione del suo smarrimento.
Ed ora una parolina a te, figlia carissima. In questo mistero mio Figlio volle dare a me e a te un insegnamento sublime. Potresti forse supporre che Egli ignorasse ciò che io soffrivo?

Tutt'altro, perché le mie lacrime, le mie ricerche, il mio crudo ed intenso dolore si ripercotevano nel suo Cuore. Eppure, durante quelle ore così penose, Egli sacrificava alla sua Divina Volontà la sua propria Mamma, colei che Egli tanto ama, per dimostrarmi come anch'io un giorno dovessi sacrificare la sua stessa vita al Voler Supremo.
In questa indicibile pena non ti dimenticai, mia diletta. Pensando che essa ti sarebbe servita di esempio, la tenni a tua disposizione, affinché anche tu potessi avere, al momento opportuno, la forza di sacrificare ogni cosa alla Divina Volontà. Non appena Gesù ebbe finito di parlare, ci avvicinammo riverenti a Lui e Gli rivolgemmo dolce rimprovero: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” E Lui, con dignità divina, ci rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che Io sono venuto al mondo per glorificare il Padre mio?” Avendo compreso l'alto significato di una tale risposta ed avendo adorato in esso il Volere Divino, facemmo ritorno a Nazareth.
Figlia del mio materno Cuore, ascolta. Quando smarrii il mio Gesù, il dolore che provai fu quanto mai intenso; eppure a questo se ne aggiunse ancora un secondo, quello cioè del tuo stesso smarrimento.

Infatti, prevedendo che tu ti saresti allontanata dalla Volontà Divina, io mi sentii ad un tempo privare del Figlio e della figlia e perciò la mia maternità subì un duplice colpo.
Figlia mia, quando sarai in procinto di compiere la tua volontà anziché quella di Dio, rifletti che abbandonando il Fiat Divino stai per smarrire Gesù e me e per precipitare nel regno delle miserie e dei vizi.
Mantieni quindi la parola che mi desti di rimanere indissolubilmente unita a me ed io ti concederò la grazia di non lasciarti mai più dominare dal tuo volere, ma esclusivamente da Quello Divino.”

L’anima alla Mamma Celeste
Mamma santa, fa’ che io smarrisca per sempre la mia volontà, per vivere solo nel Divin Volere.