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venerdì 31 gennaio 2014

Josefa Menéndez fa esperienza di dannazione

La meditazione di oggi era sul giudizio particolare dell'anima religiosa. 
L'anima mia non poteva staccarsi da questo pensiero malgrado l'oppressione che ne provava. 
A un tratto mi sono sentita legata e gravata da un tal peso che in un istante ho conosciuto, con più chiarezza che mai, che cosa è la santità di Dio e come detesti il peccato.
Ho visto, in un lampo, tutta la mia vita, dalla prima confessione fino ad oggi.
Tutto mi era presente: le colpe, le grazie ricevute, la mia entrata in religione, la vestizione, i voti, le letture, gli esercizi, i consigli, le parole, tutti gli aiuti della vita religiosa.
Non è possibile esprimere la terribile confusione che prova l'anima in quel momento: "Adesso tutto è inutile: mi sono perduta per sempre!"

In un istante mi trovai in inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte. 
L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio per poter odiarlo e maledirlo.
L'anima mia si lasciò cadere in un abisso di cui non si poteva vedere il fondo, perché è immenso! Subito udii altre anime rallegrarsi vedendomi negli stessi tormenti.
E' già un gran martirio udire quelle terribili grida, ma credo che non vi sia tormento da paragonare alla sete di maledizione che invade l'anima; e più si maledice, più questa sete aumenta! Non avevo mai provato questo tormento.
Altre volte l'anima mia era rimasta affranta dal dolore udendo quelle orribili bestemmie, pur non potendo produrre alcun atto d'amore. Ma oggi era tutto il contrario!
Ho visto l'inferno come sempre: i lunghi corridoi, gli antri, il fuoco, ho inteso le stesse anime gridare e bestemmiare, poiché, l'ho già più volte scritto, benché non si vedano forme corporali, i tormenti straziano come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. E gridano: "Olà, eccoti quaggiù! Tu come noi! Eravamo libere di fare e non fare i voti, ma adesso!" E maledicevano i voti.
Allora fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti, e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel mio corpo!


Ho sentito come se si volesse, senza riuscirvi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembravano uscir dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non c'è neppure un'unghia che non soffra un orribile tormento. Non si può, né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso e piegato in due.
Le orecchie sono stordite dalle grida confuse che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia e invade tutto, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo, una miscela che non può essere paragonata a cosa alcuna del mondo.
Tutto questo l'ho provato come le altre volte, e sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse. Ma essa soffre in modo indicibile.
Fino ad ora, quando discendevo in inferno, soffrivo intensamente perché credevo di essere uscita dalla religione, e di essere perciò dannata. Ma questa volta no!
Ero in inferno col segno speciale di religiosa, di un'anima che ha conosciuto e amato il suo Dio, e vedevo altre anime di religiosi e religiose che portavano lo stesso segno. Non saprei dire da che cosa si riconoscevano: forse dai particolari insulti che i demoni e i dannati scagliavano contro di loro. Anche molti sacerdoti erano là! E non posso spiegare ciò che è stata questa sofferenza, poiché, se è terribile la pena di un'anima del mondo, è poca cosa rispetto a quella patita dall'anima religiosa.

Preghiera di Santa Maddalena-Sofia trascritta da Josefa Menéndez

Cuore sacratissimo di Gesù,
corro e vengo a te,
perché sei il mio unico rifugio,
la mia sola e certa speranza.
Tu sei il rimedio a tutti i miei mali,
il sollievo di tutte le mie miserie,
la riparazione di tutte le mie colpe,
il supplemento a tutto ciò che mi manca,
la certezza di tutte le mie domande,
la sorgente infallibile e inesauribile per me di luce,
di forza, di costanza, di pace e di benedizione.
Sono sicura che non ti stancherai mai di me
e che non cesserai di amarmi,
di aiutarmi,
di proteggermi,
perché mi ami di un amore infinito.
Abbi dunque pietà di me, Signore,
secondo la tua grande misericordia
e fa', di me, in me e per me,
tutto ciò che vorrai,
poiché mi abbandono a te
con la piena e intera fiducia
che non mi abbandoni mai!

Lettera di Josefa Menéndez alla madre


"Sono contenta di morire, perché so che è la volontà di Colui che amo.
E poi l'anima mia desidera tanto di possederLo e di vederLo senza il velo che ce Lo nasconde quaggiù.
Non piangere, né rattristarti: la morte è il principio della vita per l'anima che ama e che aspetta. Sarà breve la nostra separazione, perché la vita passa veloce, e presto noi ci troveremo unite per sempre!
Dal cielo penserò a te e pregherò perché non venga a mancarti il necessario e che tu possa un giorno morire nella pace e nel gaudio di Colui che è il nostro fine, la nostra felicità, il nostro Dio!
Non mettere il lutto per me, ma prega molto affinché possa presto entrare in cielo. Non so il giorno della mia morte: desidererei però che fosse il 12 di questo mese...
Lo vorrà anche Gesù? Sono pronta a tutto quello che Egli dispone.
Non credere che sia triste: questi quattro anni di vita re­ligiosa sono stati quattro anni di paradiso! L'unica cosa che desidero per le mie sorelle è che siano felici quanto lo sono stata io e che sappiano che non c'è niente che rechi tanta pace quanto il fare la volontà di Dio.
Non credere che muoia per sofferenze e patimenti, al contrario!... credo che la mia sia piuttosto una morte d'amore! Non mi sento malata, ma ho qualche cosa che mi fa desiderare il cielo, poiché non posso vivere senza vedere Gesù e la Madonna!"

Le confidenze di Maria

"Figlia mia, ascolta" - proseguì la Vergine - "fino dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose divine e delle speranze riposte nella venuta del Messia. Così, quando l'Arcangelo mi annunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per madre del Redentore degli uomini, il mio cuore sebbene pienamente sottomesso al volere di Dio fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e divino Bambino doveva soffrire, e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.
Tu puoi quindi figurarti quali dovevano essere i miei sentimenti nel contemplare le attrattive di mio figlio, il suo volto, le sue mani, i suoi piedi, tutta la sua persona, che sapevo dovevano essere un giorno così crudelmente maltrattati.
Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra si impregnassero già del sangue che un giorno sarebbe sgorgato dalle loro ferite.
Baciavo i suoi piedi e li contemplavo già confitti alla croce.
Ravviavo la sua meravigliosa capigliatura e la vedevo coperta di sangue, ingrovigliata nelle spine della corona.
E quando, a Nazaret, Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla croce dove doveva morire!
Quando giunse all'adolescenza apparve in Lui un tale insieme di grazia affascinante che non lo si poteva con­templare senza restare rapiti. Ma il mio cuore di madre si stringeva al pensiero dei tormenti di cui provavo in anticipo la ripercussione...


Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della passione e della sua morte furono per me il più terribile dei martiri. «Quando il terzo giorno, Lo vidi risuscitato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto poiché Egli non poteva più soffrire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! ConsolarLo, riparare le offese degli uomini era allora il mio solo sollievo. Ma che lungo esilio! Quali ardori di- vampavano dal mio cuore! come sospiravo l'istante del­l'eterna unione! Ah, che vita senza Lui! Che luce otte­nebrata! Che unione desiderata! E come tardava a venire!
Giunta al settantatreesimo anno l'anima mia passò come un lampo dalla terra al cielo. Dopo tre giorni gli angeli raccolsero la mia salma e la trasportarono in trionfo di giubilo per riunirla all'anima. Quale ammira­zione, quale adorazione, quale dolcezza quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà in mezzo alle schiere angeliche il mio Figlio e il mio Dio!
Che dire poi, figlia mia, dello stupore che mi invase alla vista della mia bassezza che veniva coronata di tanti doni e circondata da tante acclamazioni? Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna!... Tutto è dolcezza, gloria, amore!"
La Vergine Santissima, dirà poi Josefa, si è espressa con entusiasmo, e tuttavia un riflesso di umiltà avvolgeva ogni sua parola. Ella tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso nel cielo: poi, abbassando il suo profondo sguardo: "Tutto passa, figlia mia" - le disse - "e la beatitudine non ha fine. Soffri ed ama: mio Figlio tra poco coronerà i tuoi sforzi e le tue fatiche. Non temere: Egli ed Io ti amiamo".
E dopo alcune materne raccomandazioni: "Rimani fedele a Gesù e non rifiutarGli niente. PreparaGli il cammino con i tuoi piccoli atti, poiché presto verrà. Coraggio! Generosità e amore! L'inverno della vita è breve e la primavera sarà eterna".

{Colui che parla al fuoco - Josefa Menéndez}

Le anime che non vogliono salario

Vi sono invece anime, e non poche, le quali, mosse dal desiderio della loro salvezza, ma più ancora dall'amore per Colui che ha sofferto per loro, si risolvono a seguirmi sulla via del Calvario.
Abbracciano la vita perfetta e si consa­crano al mio servizio non per portare soltanto una parte della croce, ma per portarla tutta intera.
Il loro unico desiderio è di darmi riposo e consolarmi. Si offrono a tutto ciò che a me fa piacere. Non pensano né alla ricompensa né ai meriti che a loro verranno, né alla stanchezza, né ai patimenti che potranno incontrare. Il loro unico desiderio è di dimostrarmi il loro amore e di consolare il mio Cuore. Sia che la mia croce si presenti ad esse sotto forma di malattia o che si nasconda sotto un'occupazione contraria ai loro gusti o alle loro attitudini, che rivesta la forma di qualche dimenticanza o di una certa opposizione da parte di chi le circonda, esse la riconoscono e l'accettano con tutta la sottomissione di cui la loro volontà è capace.
Alle volte, sotto l'impulso di un grande amore per il mio Cuore e di un vero zelo per le anime, hanno fatto ciò che credevano meglio. Ma alla loro attesa rispondono pene ed umiliazioni. Allora queste anime che erano state ispirate soltanto dall'amore scoprono la mia croce sotto questo insuccesso: l'adorano, l'abbracciano, ed offrono per la mia gloria tutta l'umiliazione che loro ne viene.
Ah! queste anime sono quelle che veramente portano tutto il peso della mia croce, senz'altro vantaggio o guadagno che l'amore! Sono quelle che riposano il mio Cuore e lo glorificano!
Tenete per certo che se la vostra abnegazione e le vostre sofferenze tardano a dare i loro frutti, o sembrano magari non darne alcuno, tuttavia non sono state né vane né inutili. Un giorno il raccolto sarà abbondante. «L'anima che ama veramente non misura ciò che fa, né pesa quello che soffre. Non viene a patti per la fatica o per il lavoro, non aspetta retribuzione, ma intraprende tutto quello che giudica essere più glorioso a Dio.
E appunto perché agisce lealmente, qualunque sia il risultato del suo operare, non si discolpa, né mette in campo le sue intenzioni. E perché agisce per amore, i suoi sforzi e le sue pene porteranno sempre alla gloria di Dio. Non si agita né s'inquieta e meno ancora perde la pace se in qualche occasione essa si vede contraddetta o anche perseguitata ed umiliata; il solo movente dei suoi atti è l'amore, e l'amore è il suo solo scopo.
Queste sono le anime che non vogliono salario e che non cercano che la mia consolazione, il mio riposo, la mia gloria. Sono quelle che hanno preso la mia croce, e ne sostengono tutto il peso sulle proprie spalle!

{Colui che parla al fuoco - Josefa Menéndez}

La visione di Gesù


Gesù era nello stato in cui l'ha ridotto la flagellazione, e questa vista mi ha riempita di una compassione tale che mi sembra che avrei ormai il coraggio di soffrire qua­lunque cosa fino al termine della mia vita. «Nessun dolore potrà mai uguagliarsi al suo!...
Quello che mi ha più impressionato sono stati i suoi occhi, che abitualmente sono così belli e il cui sguardo dice tante cose all'anima. Oggi erano chiusi, molto gonfi, insanguinati, specialmente l'occhio destro. I capelli pieni di sangue ricadevano sul volto, sugli occhi, sulla bocca.
Stava in piedi, ma curvo, legato a qualche cosa, ma io potevo scorgere soltanto lui.
Le sue mani erano legate l'una all'altra alla cintura e coperte di sangue; la persona solcata da ferite e da macchie scure, le vene delle braccia molto gonfie e nerastre.
Dalla spalla sinistra pendeva un brandello di carne, prossimo a staccarsi e così in parecchie parti del corpo. Le sue vesti gli stavano ai piedi, rosse di sangue.
Una corda, assai stretta, sosteneva alla cintura un pezzo di tela di cui non si potrebbe dire il colore, tanto era insanguinata!

{Colui che parla al fuoco - Josefa Menéndez}

lunedì 27 gennaio 2014

Preghiera a Maria dettata da Gesù a Josefa Menendez

"Josefa" - dirà Nostro Signore la sera di quel giorno, - "è proprio vero che desideri qualche parola che possa far piacere alla Madre mia? Scrivi dunque ciò che ti dirò":
"Allora con voce ardente e infiammata e anzi entu­siasta" - ella dice, - "pronunciò questa preghiera":
«Madre tenera e amante, 
Vergine prudentissima, 
che sei la Madre del mio Redentore, 
ti saluto oggi con il più filiale amore con cui possa amarti un cuore di figlia. 
Sono figlia tua, e, siccome l'impotenza mia è tanto grande, 
prenderò gli ardori del Cuore del tuo divin Figlio:
con Lui ti saluterò come la più pura delle creature, 
poiché sei stata formata secondo i desideri e le attrattive del Dio tre volte santo! 
Concepita senza macchia di peccato originale, 
esente da ogni corruzione, 
tu sei stata sempre fedele ai movi­menti della grazia 
e l'anima tua si è arricchita così di tali meriti 
da elevarsi al di sopra di ogni creatura. 
Eletta per essere la Madre di Gesù Cristo, 
tu l'hai custodito come in un santuario purissimo 
e Colui che veniva a dare la vita alle anime in te 
ha preso Egli stesso la vita 
e da te ha ricevuto il suo alimento.
Vergine incomparabile! 
Vergine immacolata! 
Delizia della Santissima Trinità! 
Ammirata dagli angeli e dai santi, 
tu sei la gioia del cielo. 
Stella del mattino, 
rosaio fiorito di primavera, 
giglio candidissimo, 
iris delicato e grazioso, 
violetta olezzante, 
giardino coltivato e riservato per deliziare il Re del cielo! 
Tu sei mia Madre, 
Vergine prudentissima, 
arca preziosa ove stanno racchiuse tutte le virtù! 
Tu sei mia Madre, 
Vergine potentissima, 
Vergine clemente,
Vergine fedele! 
Tu sei mia Madre, 
rifugio dei peccatori! 
Ti saluto e mi rallegro alla vista di tali doni 
che ti ha concesso l'On­nipotente
e di tante prerogative di cui ti ha coronata. 
Sii benedetta e lodata, 
Madre del mio Redentore, 
Madre dei poveri peccatori! 
Abbi pietà di noi e coprici con la tua protezione! 
Ti saluto a nome di tutti gli uomini, 
di tutti i santi, 
di tutti gli angeli. 
Vorrei amarti con l'amore 
e gli ardori dei più in­fiammati serafini, 
e ciò sarebbe ancora troppo poco per appagare i miei desideri 
e tributarti eternamente una lode filiale, costante e purissima! 
O Vergine incomparabile, 
benedicimi perché sono tua figlia! 
Benedici tutti gli uomini! 
Proteggili, prega per loro Colui che è onnipotente 
e che non può rifiutarti nulla. 
Addio, Madre tenera e amatissima! 
Ti saluto giorno e notte, nel tempo e nell'eternità!». 

"Ora, Josefa, puoi lodare la Madre con le parole del Figlio, e il Figlio con quelle della Madre."
"Mai" - dirà Josefa, - "il Cuore di Gesù mi apparve così bello, e la voce sua così piena di ardore e di en­tusiasmo!".

{da "Colui che parla al fuoco" - Josefa Menéndez}

Preghiere a Gesù dettate dalla Vergine Maria a Josefa Menéndez

Il 16 marzo la Madonna, rispondendo al desiderio espresso la vigilia, reca a Josefa una nuova prova del suo amore ma­terno.
- Volevi chiedermi qualche cosa? - le dice con bontà, avvicinandosi verso sera mentre sta occupata a cucire. - Che desideri?
 Josefa vorrebbe saper pregare Gesù nel modo più gradito al Cuore divino.
«- Te lo insegnerò - risponde la Madre celeste. Sali nella tua cella e là scriverai!».
Appena è entrata nella sua cameretta, la Madonna la raggiunge:
«Ciò che più piace a mio Figlio - comincia a dire è l'amore e l'umiltà. Perciò scrivi:
«O mio dolcissimo e amatissimo Gesù, se tu non fossi il mio salvatore non oserei venire a te! 
Ma tu sei il mio salvatore e il mio sposo, e il tuo Cuore mi ama con tenerissimo ed ardentissimo amore, come nessun altro cuore è capace di amare. 
Vorrei corrispondere a questo amore che tu hai per me e vorrei avere per te, che sei il mio unico amore, tutto l'ardore dei serafini, la purezza degli angeli e delle vergini, la santità dei beati che ti posseggono e ti glori­ficano in cielo. 
E se potessi offrirti tutto questo, sarebbe ancora troppo poco per lodare la tua bontà e la tua misericordia. 
Perciò ti presento il mio povero cuore, così com'è, con tutte le sue miserie, le debolezze e i buoni desideri. 
Degnati purificarlo nel sangue del tuo Cuore, trasformarlo, infiammarlo tu stesso di un amore puro e ardente. 
In tal modo questa povera creatura, incapace di ogni bene e capace di ogni male, ti amerà e ti glorificherà come i serafini più infiammati del cielo. 
Ti supplico, infine, dolcissimo Gesù, di dare all'anima mia la santità stessa del tuo Cuore, o meglio d'immergerla nel tuo Cuore divino affinché in esso ti ami, ti serva, ti glorifichi e in lui s'inabissi per tutta l'eternità! 
Ti chiedo questa grazia per tutte le persone che amo. 
Possano esse darti per me la gloria e l'onore di cui le mie offese ti hanno privato».



Allora Josefa si azzardò a chiedere a questa Madre così buona una giacuiatoria da poter ripetere durante il lavoro:
RipetiGli queste parole che gli faranno piacere: "O mio sposo che sei anche il mio Dio, fa' che il mio cuore sia una fiamma di puro amore per te!".
 Ed ogni sera, prima di addormentarti - prosegue, tu gli ripeterai questa preghiera con molto rispetto e fiducia:
"Tu conoscesti la mia miseria prima di fissare i tuoi occhi su di me e tu non hai distolto da essa il tuo sguardo... anzi, a cagione di essa mi hai amata con amore ancor più tenero e delicato. 
Ti chiedo perdono di aver oggi tanto mal corrisposto al tuo amore! 
Ti supplico di perdonarmi e di purificare le mie azioni nel tuo sangue divino! 
Ho un vivo dolore di averti offeso perché sei infinitamente santo. 
Mi pento con tutto il cuore e ti prometto di fare il possibile per non ricadere nelle stesse colpe". 
Poi, figlia mia, addormentati in pace e con gioia.

{da "Colui che parla al fuoco" - Josefa Meneéndez}

L'abbandono dei suoi - 16 marzo 1923

I miei apostoli mi hanno abbandonato!... Pietro solo, mosso da curiosità, ma pieno di timore, si nasconde tra i servi.
Intorno a me si trovano solo falsi testimoni, che accumulano menzogne su menzogne per attizzare la collera di quei giudici iniqui.
Quegli stessi le cui labbra mi hanno tante volte applaudito per i miei miracoli si fanno oggi miei accusatori.
Mi chiamano perturbatore, profanatore del sabato, falso profeta... e la servitù, eccitata da tali ca­lunnie, proferisce contro di me grida e minacce.
E qui farò udire un richiamo ai miei apostoli di al­lora e alle mie anime scelte di oggi: «Dove eravate, dunque, voi apostoli e discepoli te­stimoni della mia vita, della mia dottrina, dei miei miracoli?...
Di tutti coloro dai quali aspettavo una prova d'amore, nessuno rimase per difendermi.
Mi trovo solo, accusato dei più vili delitti, circondato da soldati come da lupi affamati...
Tutti mi maltrattano... chi mi schiaffeggia... chi mi ricopre di sputi immondi... altri mi schernisce...
E mentre il mio Cuore si offre a tutti questi supplizi per liberare le anime dalla schiavitù del peccato, Pietro, che avevo costituito capo della mia Chiesa, Pietro, che poche ore prima aveva promesso di seguirmi fino alla morte...
Pietro, quando si presenta l'occasione di rendermi testimonianza, risponde ad una semplice domanda con una prima negazione.
E siccome la domanda si ripete e la paura s'impadronisce sempre più di lui, giura che non mi conobbe mai, che mai fu mio discepolo!...
Ah, Pietro, tu giuri che non conosci il tuo Maestro! Non solamente lo giuri: ma la terza volta lo rinneghi con orribili imprecazioni...
Anime scelte... Avete voi misurato quanto sia doloroso per il mio Cuore che s'infiamma e si consuma di amore il vedersi rinnegato dai suoi?...
Quando il mondo si sol­leva contro di me, e tante anime mi disprezzano, mi maltrattano e cercano di darmi la morte, il mio Cuore volgendosi verso i suoi non trova che isolamento e ab­bandono...
Quale tristezza ed amarezza!...
A voi, come a Pietro, dirò: «Hai dimenticato le prove di amore che ti ho dato, i vincoli che a me ti stringono e la promessa tante volte ripetuta di essermi fedele e di difendermi fino alla morte?...».
Se siete deboli, se temete di cedere al rispetto umano, venite a chiedermi la forza di vincervi...
Non cercate appoggio in voi stesse, ma ricorrete a me con fiducia ed Io vi sosterrò.
Se dovete vivere nel mondo, circondate da pericoli e da occasioni di peccato, non esponetevi al pericolo.
Pietro sarebbe forse caduto se, resistendo con coraggio, non avesse ceduto ad una vana curiosità?
E se voi che lavorate nel mio campo e nella mia vigna, in qualche circostanza vi sentite attratte ad operare per qualche soddisfazione umana: fuggite!
Ma se invece lavorate puramente per obbedienza, per la mia gloria e la salvezza delle anime non temete...
Io vi difenderò e passerete vittoriose attraverso ogni pericolo...
Mentre i soldati mi conducevano in prigione, vidi Pietro in mezzo agli sgherri ed i miei occhi si fissarono su di lui. Egli pure mi guardò e pianse amaramente il suo peccato.
Così fisso i miei occhi sull'anima colpevole! Ma essa mi guarda a sua volta?... Questi due sguardi s'incontrano sempre?...
Quante volte il mio sguardo cerca invano il suo: quest'anima non mi vede, è cieca! Io faccio dolce pressione e non mi ode...
La chiamo per nome e non mi risponde...
Cerco di risvegliarla con qualche tribolazione, ed essa non esce dal suo sonno!
Anime care, se non guardate più il cielo, voi sarete quaggiù come esseri privi di ragione. 
Rialzate il capo verso il vostro fine, verso la patria che vi aspetta. 
Cercate il vostro Dio e lo troverete sempre con gli occhi fissi su di voi, e nel suo sguardo la pace e la vita! 

{da "Colui che parla al fuoco" - Josefa Menéndez}

giovedì 23 gennaio 2014

Parole di Gesù trascritte da suor Josefa Menéndez

"Amare il mio Cuore non è cosa difficile e dura, ma facile e soave. Non occorre nulla di straordinario per giungere ad un alto grado d'amore: purezza di intenzione nelle piccole e grandi azioni, unione intima al mio Cuore, e l'amore farà il resto".

"Io non guardo l'azione, considero solo l'intenzione. Il più piccolo atto compiuto per amore acquista tanto merito e mi consola molto. Non cerco che l'amore, non chiedo che l'amore".

"Un giorno dissi ai miei discepoli: Poiché voi non siete del mondo, il mondo vi perseguita; oggi vi ripeto: poiché non siete del demonio, il demonio vi perseguita.
Ma il mio Cuore vi custodisce e per mezzo di queste sofferenze si glorifica".

"Io sono tutto amore! Il mio Cuore è un abisso d'amore! L'amore creò l'uomo e tutto ciò che esiste al mondo per metterlo al suo servizio.
L'amore spinse il Padre a dare il suo unico Figlio per la salvezza dell'uomo, perduto a causa del peccato.
L'amore condusse una Vergine purissima, quasi bambina, a rinunciare alle attrattive della vita al tempio, per accettare di diventare la Madre di Dio, accogliendo tutte le sofferenze che la divina maternità comportava.
L'amore mi fece nascere nel rigore dell'inverno, povero e privo di tutto.
L'amore mi tenne nascosto trent'anni nella più completa oscurità, occupato nei più umili lavori.
L'amore mi fece preferire la solitudine e il silenzio, vivere sconosciuto da tutti e sottomesso volontariamente agli ordini di mia Madre e del mio padre adottivo.
Il mio amore vedeva che, nel corso dei secoli, molte anime mi avrebbero seguito ponendo la loro gioia nel conformare la loro vita alla mia!
L'amore mi fece abbracciare tutte le miserie della natura umana.
L'amore del mio Cuore vedeva molto lontano e sapeva quante anime in pericolo, aiutate dagli atti e dai sacrifici di altre, avrebbero ritrovato la vita.
L'amore mi fece sopportare i disprezzi più obbrobriosi e i più terribili tormenti. Mi fece spargere tutto il mio Sangue e morire sulla Croce per salvare l'uomo e riscattare il genere umano".

"L'anima che vive una vita costantemente unita alla mia, mi glorifica e si immola per il bene delle anime.
Forse il suo lavoro può sembrare insignificante!
Però se lo bagna nel mio Sangue o lo unisce ai meriti della mia vita terrena, produrrà un enorme frutto nelle anime! Più grande forse che se avesse predicato in tutto il mondo. E questo sia che uno studi, che parli o scriva, che cucia, che spazzi, si riposi purché l'azione sia prima di tutto dettata dall'obbedienza o dal dovere e non dal capriccio. Inoltre è importante che sia fatta in intima unione con me".

"Qui si impone una distinzione: ci sono anime che prendono una certa abitudine a permettere, senza tuttavia reprimere nulla della loro natura, né dare nessuna prova di abnegazione e di amore; io dirò loro queste parole: -Fate attenzione che il fuoco non prenda tutta questa paglia che ammassate nei vostri granai o che il vento non se la porti via in un istante-.
Mentre ci sono altre anime ed è di queste che intendo parlare, che incominciano la giornata piene di buona volontà e animate da vivo desiderio di provarmi il loro amore, mi promettono abnegazione e generosità; ma giunta l'occasione, qualcosa impedisce loro di attuare quello che con tanta sincerità mi avevano promesso, però, subito dopo, riconoscono la loro debolezza e contristate mi cheidono perdono, si umiliano, rinnovano le loro promesse. Ah, si sappia bene che queste anime mi compiacciono come se non avessero nulla da rimproverarsi!".

"Non ho più grande gioia che quella di perdonare".

"Il mondo ignora la misericordia del mio Cuore!"

"L'amore non si stanca mai di perdonare".

"Coraggio! Soffrire è il dono migliore che possa farti, poiché è la via che ho scelto per me".

"L'amore non è amato! Pensa a questo e non mi rifiuterai più nulla".

"Vieni dimmi tutti i tuoi timori", e mostrandomi il Cuore:
"Se non sai soffrire, vieni qua!
Se temi di essere umiliata vieni qua!
Se hai paura, accostati ancor più a me!".

"Ricordati che voglio essere servito con gioia e non dimenticare quanto lo strumento sia inutile! Solo il mio amore può chiudere gli occhi sulla tua debolezza".

La solitudine e l'aridità nelle parole di Gesù a suor Josefa Menéndez

"Quando ti lascio così fredda, è perché prendo il tuo ardore per riscaldare altre anime. Quando ti abbandono all'angoscia, la tua sofferenza placa la collera divina. Quando ti sembra di non amarmi, eppure mi ripeti il tuo amore, allora tu consoli maggiormente il mio Cuore. Ecco quello che voglio: che sia pronta a consolare il mio Cuore, ogni volta che ho bisogno di te".

"Ecco quello che il tuo amore procura al mio Cuore, sebbene ti sdenti fredda e credi di non amarmi, trattieni la mia giustizia sul punto di punire le anime. Un atto solo di amore compiuto nella solitudine in cui ti lascio, ripara le ingratitudini che si commettono contro di me. Il mio Cuore apprezza questi tuoi atti di amore e li raccoglie come un balsamo prezioso".

"Quando ti faccio sentire l'angoscia e la solitudine, accettale e soffri nell'amore".


Preghiera di Gesù al Padre (trascritta da suor Josefa Menéndez)



Una sera il Signore le appare con le mani giunte e con lo sguardo rivolto verso il cielo. Si rivolge al Padre con queste parole:

Eterno Padre, Padre Misericordioso!
Ricevi il Sangue del tuo Figlio.
Ricevi le sue Piaghe.
Ricevi il suo Cuore per quelle anime!

Eterno Padre, ricevi il Sangue del tuo Figlio!
Prendi le sue Piaghe, prendi il suo Cuore!
Guarda quel capo coronato di spine.
Non permettere una volta di più che quel Sangue sia inutile!
Considera la mia sete di darti quelle anime.
O Padre mio, non permettere che vadano perdute!
Salvale affinché ti glorifichino in eterno!

[da "Invito all'Amore" - ed. Shalom]

Preghiera della sera (dettata dalla Madonna a suor Josefa Menéndez)

Tu che hai conosciuto la mia miseria
prima di fissare i tuoi occhi su di me
e non hai distolto da essa il tuo sguardo
anzi, a motivo della mia miseria,
mi hai amato con amore ancor più tenero e delicato.

Ti chiedo perdono,
perché, oggi, ho tanto mal corrisposto al tuo amore!

Ti supplico di perdonarmi
e di purificare le mie azioni nel tuo Sangue divino!
Ho un vivo dolore di averti offeso
perché sei infinitamente santo.
Mi pento con tutto il cuore
e ti prometto di fare il possibile
per non ricadere nelle stesse colpe.

[da "Invito all'Amore" - ed. Shalom]

La Via Crucis con suor Josefa Menéndez

Il Venerdì Santo, 30 Marzo 1923, Ge­sù dettò a Josefa le preghiere dette alla Via Crucis di qualche giorno prima.

“Vieni a contemplarmi durante il do­loroso cammino del Calvario, dove sto per spargere il mio Sangue, adoralo ed offrilo al mio Padre celeste affinché serva per la salvezza delle anime”.

PRIMA STAZIONE 
Gesù è condannato a morte

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Ascolta come pro­nunciano contro di Me la sentenza di morte. Considera con quale silenzio, con quale pazienza e con quale man­suetudine la riceve il mio Cuore.

Anime che cercate d'imitare la mia condotta, imparate a mantenere il si­lenzio e la serenità di fronte a ciò che vi mortifica e contraria».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:

«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



SECONDA STAZIONE 
Gesù prende la croce

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Guarda la Croce che mettono sulle mie spalle. II suo pe­so è grande, ma l'amore che sento verso le anime è molto più grande.
Anime che mi amate, confrontate la vostra sofferenza con l'amore che mi portate, e non permettete che l'abbattimento spenga la fiamma di questo amore».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



TERZA STAZIONE 
Gesù cade per la prima volta

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Il peso della Croce mi fa cadere a terra, ma lo zelo per la salvezza delle anime mi fa risollevare, prendere nuovamente animo e prose­guire il cammino.

Anime che ho invitato a dividere il peso della mia Croce, vedete un po' se il vostro zelo per le anime vi infonde nuova energia per andare avanti nel cammino dell'abnegazione e della ri­nuncia di voi stesse, oppure se l'ecces­sivo amor proprio atterra le vostre for­ze e non vi lascia sopportare il peso della Croce».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



QUARTA STAZIONE
Gesù incontra sua madre 

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Qui incontro la mia Santissima e diletta Madre. Considera il martirio che soffrono i nostri due Cuori! Tuttavia il dolore dell'uno e del­l'altro si uniscono vicendevolmente, e l'amore per quanto doloroso, trionfa.

Anime che camminate per lo stesso sentiero e che avete di mira gli stessi intenti, la vista delle vostre sofferenze vicendevoli vi animi e vi fortifichi af­finché l'amore trionfi. L'unione nel do­lore vi sostenga, e vi faccia abbracciare generosamente le spine del cammino».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



QUINTA STAZIONE 
Il Cireneo aiuta Gesù

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera come Si­mone di Cirene accetta questo peso crudele e penoso per un meschino inte­resse e come il mio Corpo va perdendo le forze.

O anime se vi vengono meno le forze alla vista della lotta continua contro la propria natura, considerate che portate la mia Croce, non già per un piccolo premio o per un godimento terreno e passeggero, ma per acquistare la vita eterna e per procurare la stessa felicità ad altre anime».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



SESTA STAZIONE 
La Veronica asciuga il volto di Gesù

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera la carità con cui questa donna (la Veronica) vie­ne a tergere il mio volto, e come per amore vince ogni rispetto umano.

Ah! non permettete che un futile ti­more di perdere la reputazione o la fama vi impedisca ora di tergere il mio volto con atti di generosità e di amore. Vedete come il sangue lo inonda!».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



SETTIMA STAZIONE 
Gesù cade la seconda volta 

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«La Croce va esau­rendo le mie forze. Il cammino è lungo e penoso; nessuno si avvicina per por­germi aiuto: e il mio affanno è tale che cado una seconda volta.

Anime che camminate alla mia se­quela, non perdetevi di coraggio se nel­la vostra vita senza consolazioni umane e piena di aridità vi vedete private di ogni consolazione spirituale. Prendete animo alla vista del vostro Modello sul cammino del Calvario. Vedete, è la se­conda volta che cade, ma si rialza e prosegue il cammino fino al termine. Se volete attingere un po' di forza, ve­nite e baciategli i piedi!».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



OTTAVA STAZIONE
Gesù incontra alcune donne piangenti

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Vedendomi in tale stato di ignominia le donne di Gerusa­lemme piangono.

Il mondo piange dinanzi alla soffe­renza: ma Io vi dico, o anime che mi seguite per il cammino stretto, che un giorno, il mondo vi vedrà camminare per ampie e fiorite praterie, mentre lui e i suoi seguaci cammineranno sopra il fuoco che essi stessi si preparano coi lo­ro godimenti».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



NONA STAZIONE
Gesù cade la terza volta

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera che qua­si sono prossimo al Calvario e cado per la terza volta. Così darò forza a quelle povere anime che, in pericolo di morte eterna, si rammolliranno col Sangue delle ferite che produce questa terza caduta: otterrò loro grazia per rialzarsi e giungere ad ottenere la vita eterna.

Anime che desiderate imitarmi, non ricusate mai il più piccolo atto, anche se vi produce nuove ferite. Non impor­ta! Questo sangue darà la vita ad un'a­nima! Imitate il vostro Gesù che avanza verso il Calvario!».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



DECIMA STAZIONE
Gesù viene spogliato

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera con quanta crudeltà mi spogliano delle ve­sti! Contempla come Io rimango in si­lenzio e in un totale abbandono!

Lasciatevi spogliare di quanto posse­dete, sia dei beni che della propria vo­lontà. In cambio lo vi rivestirò con la tunica della purezza e coi tesori del mio Cuore».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



UNDICESIMA STAZIONE 
Gesù inchiodato sulla croce

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Già sono giunto sulla cima dove mi daranno la morte. Già mi stendono e mi inchiodano sulla Croce! Non ho più nulla... Neppure la libertà di muovere una mano... un pie­de... Non sono i chiodi che mi tratten­gono, ma l'amore! Perciò dalle mie lab­bra non cade né un lamento né un so­spiro.

Voi siete inchiodate sulla croce e siete trattenute dai chiodi. Non lagna­tevi, non mormorate quando questi chiodi benedetti vi lacerano le mani e i piedi.
Venite e baciate i Miei: qui troverete la forza».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



DODICESIMA STAZIONE 
Gesù muore dopo tre ore di agonia

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«La Croce è la mia compagna sul cammino del Calvario, sulla Croce esalo l'ultimo respiro.

Anime che avete avuto la croce per compagna inseparabile durante la vo­stra vita, siate certe che su di essa esa­lerete il vostro ultimo respiro: ma è pe­rò anche certo che essa sarà la porta per cui entrerete alla vita.
Baciate costantemente questo pegno sacro e benedetto: abbracciatelo con tenerezza ed amatelo come il più gran­de dei vostri tesori».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



TREDICESIMA STAZIONE
Gesù deposto dalla croce

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera la cari­tà con cui Giuseppe d'Arimatea si inca­rica di calare il mio corpo dalla Croce. Lo depone fra le braccia di mia Madre. Essa lo adora e lo bacia; lascia cadere le sue lacrime sul mio volto e su tutte le mie membra. Poi lo consegna a quel­li che dovranno imbalsamarlo e depor­lo nel sepolcro.

O anime tutte venite. Prendete il mio corpo, imbalsamatelo con gli aromi del­le vostre virtù! Adorate le sue piaghe! Baciatele e lasciate che le vostre lacri­me cadano sul mio volto! E poi mette­temi nel sepolcro del vostro cuore.
E dite anche una parola di conforto alla cara Madre mia e vostra».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».



QUATTORDICESIMO STAZIONE 
Gesù viene deposto nel sepolcro

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo 
perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Considera con quanta delicatezza mi mettono nel se­polcro. È nuovo e quindi puro senza la più leggera macchia.

Anime che mi siete unite cercate tut­te le delicatezze che vi suggerirà l'amo­re, affinché il vostro cuore sia puro e ben adorno per seppellirmi nell'amore tenero, forte, costante e generoso. Ora bacia e adora le mie Piaghe, e recita il "Miserere"».

Ripetiamo con suor Josefa:
«Eterno Padre, ricevi il sangue Divi­no che Gesù Cristo Figlio tuo ha sparso nella sua Passione. Per le sue Piaghe, per il suo Capo trapassato di spine, per il suo Cuore, per tutti i suoi Meriti per­dona alle anime e salvale».

Baciando la terra, facevo questo atto di riparazione:
«Sangue Divino del mio Redentore, io Ti adoro con profondo rispetto e grande amore, per riparare gli oltraggi che ricevi dalle anime».

venerdì 27 settembre 2013

La Passione di Gesù secondo suor Josefa Menendez

Lavanda dei piedi

22 febbraio 1923

« Comincerò a scoprirti i sentimenti che inon­davano il mio Cuore, mentre lavavo i piedi ai miei Apostoli.

« Li convocai tutti e dodici. Non volli escludere nessuno. Vi si trovava Giovanni, il discepolo predi­letto, e Giuda, che di lì a poco m'avrebbe consegnato ai miei nemici.

« Ti dirò perché volli riunirli tutti e perché inco­minciai a lavar loro i piedi:

« Li riunii tutti, perché era quello il momento in cui la mia Chiesa doveva presentarsi al mondo; e presto non vi sarebbe stato che un solo Pastore per tutte le greggi.

« Volevo anche insegnare alle anime che quantun­que cariche di peccati atroci; non le escludo dalle mie grazie, né le separo dalle anime più amate; vale a dire che riunisco le une alle altre nel mio Cuore, e che do loro le grazie di cui abbisognano.

« Ma qual dolore provai in quell'ora sapendo che l'infelice Giuda rappresentava tutte le anime che pur tante volte raccolte ai miei piedi, tante volte lavate nel mio Sangue, si sarebbero egualmente per­dute per sempre.

« Sì, in quel momento volli insegnare ai peccatori che non devono allontanarsi da me, neppure quando sono in peccato, pensando che non vi è più un ri­medio e che mai più saranno amati come prima di aver peccato. No, povere anime! Non sono questi i sentimenti di un Dio, che ha sparso tutto il suo Sangue per voi!


« Venite tutti a Me e col mio Sangue tornerete candidi come la neve. Immergete i vostri peccati nell'acqua della mia Misericordia; nessuno sarà ca­pace di strappare dal mio Cuore l'Amore che vi porto!».


Il cenacolo

25 febbraio

« Continuerò a dirti i miei segreti d'amore...

« Volli lavare i piedi dei miei apostoli per mo­strare alle anime quanto desidero che siano can­dide e pure quando mi ricevono nel Sacramento dell'amore.

« Fu anche per rappresentare il Sacramento della Penitenza nel quale le anime, che hanno avuto la disgrazia di cadere in peccato, possono lavarsi e ri­cuperare il primitivo candore ».

« In quell'ora tanto prossima alla Redenzione del genere umano, il mio Cuore non poteva contenere l'ardore che lo divorava; e perché era infinito l'amor mio per gli uomini, non volli lasciarli orfani.

« Per vivere quindi con essi fino alla consuma­zione dei secoli e dimostrare tutta la mia tenerezza volli diventare loro alimento, loro sostegno, loro vita, loro tutto...

« Ah! quanto vorrei far conoscere a tutte le ani­me i sentimenti del mio Cuore! Quanto bramo che tutte siano penetrate dell'amore che m'infiammava quando nel cenacolo istituii il Sacramento dell'Eu­caristia.

« In quel momento vidi tutte le anime, che nel corso dei secoli si sarebbero cibate del mio Corpo e del mio Sangue; e anche tutti gli effetti divini prodotti in moltissime di loro da tale Cibo.

« In quante anime questo Sangue immacolato avrebbe generato purezza e verginità! In quante avrebbe acceso la fiamma dell'amore e dello zelo! Quante anime, anche dopo aver commesso molti e gravi peccati, indebolite dalle passioni, sarebbero ritornate a Me e avrebbero ritrovato vigore nutren­dosi del Pane dei forti!

« Ah, chi potrà penetrare i sentimenti del mio Cuore in quei momenti... sentimenti d'amore, di gioia, di tenerezza... Ma quanta fu pure l'amarezza che inondò il mio Cuore! ».



L'Eucaristia e i peccatori

2 marzo

« Voglio palesare alle mie anime la tristezza che inondò il mio Cuore durante la Cena; poiché se fu grande la mia gioia nel farmi compagno degli uo­mini fino alla fine dei secoli e divino alimento delle anime loro. e se vedevo il gran numero di essi che mi avrebbe reso omaggio d'adorazione, di ripara­zione e d'amore... non fu però minore la tristezza causatami dalla vista di quanti m'avrebbero lasciato nella solitudine del Tabernacolo, e di quelli che non avrebbero creduto alla presenza reale...

« In quanti cuori macchiati di peccato avrei do­vuto entrare... e quante volte la mia Carne e il mio Sangue così profanati sarebbero diventati motivo di condanna per quelle anime!

« Ah, come vidi in quel momento tutti gli oltrag­gi, i sacrilegi e le abbominazioni orribili che si sarebbero commesse contro di Me! Quante ore avrei dovuto passare nella solitudine del Tabernacolo! Quante notti! E quante anime avrebbero rifiutato gli amorosi inviti che dal Tabernacolo avrei fatto loro udire!

« Per amore delle anime, rimango prigioniero nell'Eucaristia, affinché in tutte le loro pene e nei lo­ro dolori possano venire a consolarsi col più tenero dei Cuori, col migliore dei Padri, col più fedele de­gli amici. Ma quest'amore che si consuma per il bene delle anime non è corrisposto!... Abito fra i peccatori per diventare la loro salvezza e la loro vita, medico e medicina di tutte le malattie causate dalla natura corrotta... e in cambio essi si allonta­nano da Me, mi oltraggiano, mi disprezzano!...

« Poveri peccatori! Non allontanatevi! Vi aspetto nel Tabernacolo!... Non vi rimprovererò i vostri de­litti... non vi rinfaccerò il vostro passato... ma lo laverò nel Sangue delle mie Piaghe... Non temete dunque... Venite a Me... Non sapete quanto vi amo?... ».



L'Eucaristia e le anime consacrate

6 marzo

« Nel momento d'istituire l'Eucaristia vidi pre­senti tutte le anime privilegiate che dovevano cibarsi del mio Corpo e del mio Sangue, e i differenti effetti prodotti in esse. Per alcune il mio Corpo sarebbe rimedio alla loro debolezza, per altre fuoco divora­tore che consumerebbe la loro miseria e le accende­rebbe d'amore.

« Ah, perché tante anime diventano per il mio Cuore causa di tristezza, dopo che Io le ho ricol­mate di carezze e d'ogni bene? Non sono lo sempre lo stesso? Sono forse cambiato con voi? No, Io non cambierò mai; e fino alla fine dei secoli vi amerò con tenerezza e predilezione.

« So che siete piene di miserie, ma per questo non ritrarrò da voi il mio più tenero sguardo; ansio­samente vi aspetto, non solo per alleviare. le vostre pene, ma per ricolmarvi di nuovi benefici.

« Se vi chiedo amore, non me lo negate; è molto facile amare Colui che è lo stesso Amore.

« Se chiedo qualche cosa che costa alla vostra natura, vi do anche la grazia e la forza necessaria. « Vi ho scelto perché siate il mio conforto. La­sciatemi entrare nell'anima vostra, e se non vi è nulla che sia degno di Me, ditemi con umiltà e fiducia: "Signore, vedete quali frutti e quali fiori produce il mio giardino. Venite ad insegnarmi ciò che debbo fare affinché oggi possa cominciare a sbocciare in me il fiore che Voi desiderate ".

« Credi tu che fra le anime scelte non ve ne siano alcune che mi danno pena?... Persevereranno tutte? Questo è il grido di dolore che esce dal mio Cuore; questo il gemito che voglio far udire alle anime ».



L'Eucaristia meraviglia dell'amore sconosciuto

7 marzo

« Scrivi quello che soffrì il mio Cuore in quel­l'ora quando cioè non potendo contenere il fuoco d'amore che mi consumava, inventai la meraviglia dell'Amore nell'Eucaristia.

« Avendo presenti tutte le anime che si cibereb­bero di questo Pane divino, vidi pure e sentii tutta la freddezza di tante fra quelle predilette... di tante anime consacrate, che avrebbero ferito il mio Cuore. Vidi quelle, che lasciandosi vincere dall'abitudine, dalla stanchezza, dal disgusto, cadrebbero a poco a poco nella tiepidezza.

« Io sto nel Tabernacolo, e aspetto... Desidero che quell'anima venga a ricevermi, che mi parli con la confidenza di una sposa, che mi chieda consiglio, e solleciti le mie grazie...

« Vieni, le dico, dimmi tutto; dimmi tutto con intera confidenza... chiedi dei peccatori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... guarda se il mio Cuore desidera da te qual­che cosa che mi possa dar conforto.

« Questo m'aspettavo da quell'anima, e da tante altre... Ma quando si avvicinano e mi ricevono sotto le Specie Eucaristiche, appena appena mi dicono una parola... Hanno sempre fretta: sono preoccu­pate, stanche, contrariate.

« Sono inquiete per la propria salute, angustiate per i loro affari... in ansietà per la famiglia... non so che dire... sono fredda, desidero uscir di chiesa, non mi occorre nulla...

« Ahimé, così mi consoli, anima da me eletta, e che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza? « Celebrando il Santo Sacrificio, ricevendomi ogni mattina nel suo cuore, il Sacerdote mi parla

forse delle anime di cui è responsabile? Ripara le offese che ricevo da quel peccatore? Mi chiede la forza per disimpegnare bene il suo ministero, lo zelo per lavorare per la salvezza del suo gregge? Mi darà egli tutto il suo amore? Potrò riposarmi in lui come nel mio discepolo tanto amato? ».

« L'Eucaristia è invenzione d'amore, è vita e forza delle anime, è rimedio a tutte le malattie dello spirito, è viatico per chi passa dal tempo all'eter­nità.

« I peccatori ritrovano in essa la vita dell'anima; le anime tiepide, il calore che le rinforza; le anime pure, soave, dolcissimo alimento; le fervorose, ri­poso e soddisfazione a tutti i loro ardenti desideri; le perfette, ali per librarsi e tendere a maggiore per­fezione.

« Infine le anime religiose trovano nell'Eucaristia il loro nido, il loro amore, ed inoltre il simbolo dei benedetti e sacri vincoli, che le uniscono intima­mente e inseparabilmente allo Sposo Divino ».



Getsemani

12 marzo

« Josefa, vieni con Me nel Getsemani; lascia che l'anima tua si riempia di quei medesimi sentimenti, di quell'amara tristezza che inondarono la mia in quell'ora.

« Dopo aver predicato alle turbe, curato gli in­fermi, dato la vista ai ciechi, risuscitato i morti... dopo aver vissuto tre anni in mezzo agli Apostoli per istruirli e affidar loro la mia dottrina, avevo in­fine insegnato coll'esempio a sopportarsi vicende­volmente, lavando loro i piedi e facendomi loro cibo.

« Si avvicina l'ora per la quale il Figlio di Dio s'era incarnato... Redentore del genere umano, Egli avrebbe sparso il suo Sangue e dato la sua vita per il mondo.

« In quell'ora, volli pormi in orazione e offrirmi a compiere la volontà del Padre mio.

« Anime care! Imparate dal vostro modello, che l'unica cosa necessaria, quantunque alla natura ri­pugni, è il sottomettersi umilmente e l'offrirsi a fare la volontà di Dio.

« Volli anche insegnare alle anime, che ogni azio­ne importante dev'essere preceduta, preparata e vi­vificata dalla preghiera, perché nell'orazione l'anima si rinvigorisce per affrontare le difficoltà e Dio le si comunica, consigliandola, inspirandola; ancorché essa non se ne accorga.

« Mi ritirai nell'Orto degli Ulivi con tre miei di­scepoli per insegnare a voi, anime care al mio Cuore, che le tre potenze dell'anima debbono accompa­gnarvi ed aiutarvi nell'orazione.

« Ricordate con la memoria i benefici divini, le perfezioni di Dio, la sua bontà, il suo potere, la sua misericordia, l'amore che vi porta. Cercate poi con

l'intelletto in qual modo potete corrispondere alle meraviglie che ha fatto per voi... Lasciate che la volontà si scuota, desiderando fare per Dio più e meglio; consacratevi alla salvezza delle anime, sia con le opere apostoliche, sia con la vita umile e nascosta, sia ritirandovi silenziose nella preghiera. Prostratevi umilmente come creature alla presenza del Creatore, e adoratene i disegni sopra di voi qua­lunque essi siano, sottomettendo la vostra alla di­vina sua volontà.

« Così m'offersi, per attuare l'opera della Reden­zione del mondo.

« Ah, che momento fu quello in cui sentii piom­bare su di Me tutti i tormenti che avrei dovuto soffrire durante la passione: le calunnie, gli insulti, gli schiaffi, i flagelli, la corona di spine, la sete, la croce!... Tutto si affollò dinanzi ai miei occhi e den­tro il mio Cuore, e nel medesimo istante vidi le offese, i peccati, le abbominazioni che si commette­rebbero nel corso dei secoli, e non solamente li vidi, ma mi sentii ricoperto

di tutti quegli orrori... e così rivestito d'ignominia, mi presentai al Padre celeste per implorare misericordia.

« Mi offersi come garante per calmare la sua col­lera e placare l'ira sua. Ma sotto il peso di tanti peccati e di tanti delitti la mia natura umana provò tale terribile angoscia, tale agonia mortale da su­darne sangue..

« Oh, anime che mi fate soffrire in tal modo! Sarà questo Sangue salute, vita per voi? Sarà possibile che tale angoscia, tale agonia e tal Sangue restino inutili, per tante anime? ».



Il sonno degli Apostoli

13 marzo

« Continuiamo la nostra meditazione: vieni ac­canto a Me, e quando mi vedrai immerso in un oceano di tristezza, seguimi mentre cercherò i tre discepoli rimasti ad una certa distanza.

« Li avevo presi con Me perché mi aiutassero par­tecipando alla mia angoscia... perché pregassero con Me; per riposarmi in essi... Ma... come esprimere ciò che provò il mio Cuore quando, cercandoli, li trovai addormentati?... Come è triste trovarsi soli, senza potersi confidare con coloro che ci circon­dano!

« Quante volte soffre il mio Cuore, e volendo tro­var sollievo presso le anime che più amo, vado loro incontro, e le trovo addormentate!...

« Anime care! desidero insegnarvi quant'è inutile e vano cercar sollievo nelle creature! Quante volte esse sono addormentate e invece di trovar in loro il conforto che andiamo cercando, ce ne torniamo tristi, perché non comprendono, né corrispondono al nostro desiderio, al nostro amore! ».

« Tornando quindi alla preghiera, mi prostrai nuovamente, adorando il Padre, e gli chiesi aiuto: « Padre mio! ». Non dissi: « Dio mio ». Quando sof­frite maggiormente, voi pure dovete chiamare Iddio, col dolce nome di « Padre », invocarlo, domandargli conforto, esponendogli le vostre pene, i vostri timori, e ricordargli, gemendo, che siete suoi figli. Ditegli che l'anima vostra non ne può più... che suda san­gue.. che il vostro cuore è tanto oppresso da sem­brare che gli venga meno la vita... che il vostro corpo soffre e più non resiste.

« Chiedete con confidenza di figli e siate certi che il Padre vostro vi consolerà, e darà la forza neces­saria per superare la tribolazione vostra o delle anime a voi affidate ».

« L'anima mia triste e desolata, pativa angoscie mortali... Mi sentii oppresso dal peso della più nera ingratitudine...

« Il sangue, che usciva da tutti i pori del mio cor­po, e che fra poco avrei versato da tutte le mie ferite, sarebbe riuscito inutile ad un gran numero d'anime che si sarebbero perdute... Moltissime mi avrebbero offeso, e molte non mi avrebbero cono­sciuto!

« Spargerò il mio Sangue per tutte, e i miei me­riti saranno applicati ad ognuna... Sangue divino... Meriti infiniti... e pur tuttavia inutili per tante e tante anime!...

« Questo fu il calice che accettai e bevvi fino alla feccia!

« Tutto per insegnarvi, anime care, a non indie­treggiare di fronte ai patimenti e a non crederli inutili, anche se non ne vedete il frutto, che però sempre otterrete. Sottomettete il giudizio e lasciate che in voi si compia la volontà divina ».



Tradimento di Giuda

14 marzo

« Dopo essere stato confortato dall'Angelo invia­tomi dal Padre mio, vidi avvicinarsi Giuda, uno dei miei dodici Apostoli, e dietro a lui tutti quelli che dovevano catturarmi. Avevano in mano corde, ba­stoni, pietre, e ogni genere di strumenti, per impos­sessarsi di Me...

« M'alzai e avvicinandomi a loro dissi: " Chi cer­cate? ".

« Frattanto Giuda, posandomi le mani sulle spal­le, mi baciò!... Ah! che fai Giuda, che significa questo bacio?

« E qui potrei dire a tante anime: Che fate?... perché mi tradite con un bacio?

« Anima ch'Io amo... dimmi, tu che vieni a Me, che mi ricevi nel tuo petto... mentre più di una volta mi dirai che mi ami, non mi consegnerai poi ai miei nemici quando uscirai di qui? Ben sai che mi feriscono fortemente... voglio dire conversazioni che mi offendono!...

« E tu che mi hai ricevuto oggi, che mi riceverai domani, perderai il candore prezioso della mia grazia?

« Continuerai tu in quell'impresa che ti insozza le mani? Non sai che non è lecito il mezzo col quale acquisti quel denaro, o raggiungi quella posizione, o ti procuri quel benessere?

« Guarda... fai come Giuda... adesso mi ricevi e mi baci; fra qualche minuto o fra qualche ora mi

prenderanno i miei nemici e tu stesso darai loro il segno di riconoscimento...

« Con quell'amicizia non solo mi leghi e mi la­pidi: ma sei anche causa che un'altra persona mi maltratti e mi lapidi come te!

« Perché mi tradisci così, anima che mi conosci e che in varie occasioni ti glorii di essere pia e di esercitare la carità?

« Anima tanto amata! perché ti lasci trasportare da quella passione? Non ti chiedo che tu ti senta libera, perché ciò non è in tuo potere, ma che tu lotti... Bada che il godimento di pochi istanti, sarà poi oggetto della tua perdizione come i trenta de­nari coi quali Giuda mi vendette.

« Quante anime mi hanno venduto e mi vende­ranno a prezzo vilissimo d'un piacere illecito, mo­mentaneo, passeggero... Ah, povere anime!... Chi cer­cate? Me? Quel Gesù che conoscete, che avete amato e col quale avete pattuito alleanza eterna?

« Lasciate che vi dica una parola: "Vegliate e pregate "... Lottate senza tregua e non lasciate che le vostre inclinazioni ed i vostri difetti diventino abituali ».

« Le anime che peccano" gravemente, mi conse­gnano al nemico, e l'arma con la quale mi feriscono è il peccato...

« Però non sempre si tratta di peccati gravi, spe­cialmente fra le mie anime elette. Molte di esse coi loro difetti abituali, con le cattive inclinazioni non combattute, con le concessioni alla natura immorti­ficata, con le mancanze di carità, mi consegnano ugualmente ai miei nemici, se non perché mi ucci­dano, perché mi maltrattino. E se è cosa tanto triste ricevere un'offesa d'ingratitudine da un'anima qual­siasi, assai più dolorosa è l'offesa che proviene da chi è particolarmente amato...

« Sì, anime che ho scelto per farne il mio luogo di riposo, il giardino delle mie delizie; da voi aspetto maggior tenerezza, maggior delicatezza, più grande amore...

« Da voi attendo il balsamo che mi chiuda le ferite; voi mi asciugherete il volto divino deturpato e sfigurato; mi aiuterete a illuminare tante anime cieche, che nell'oscurità della notte m'afferrano e mi legano per darmi la morte.

« Non lasciatemi solo... Destatevi e venite, perché già sono arrivati i miei nemici... ».



15 marzo

« Quando i soldati si avvicinavano per prender­mi, dissi loro: " Sono Io ". Questa medesima parola ripeto all'anima prossima a cadere nella tentazione: Sono Io... Sì, sono lo... Sei ancora in tempo a riti­rarti e se vuoi, io ti perdonerò; così invece di legar­mi tu con le corde del peccato, ti stringerò Io coi legami d'amore.

« Vieni, Io sono Colui che ti ama, ed ha tanta compassione della tua debolezza, Colui che aspetta ansiosamente per riceverti fra le sue braccia.

« Ah! che tristezza per Me, quando, dopo aver detto tutto questo alle anime, pur tuttavia alcune mi legano e mi trascinano egualmente alla morte! ».

« Ma era giunta l'ora mia, quella in cui dovevo consumare il sacrificio. Lasciando ogni libertà ai soldati, a loro mi consegnai con la mitezza di un agnello... Mi condussero a casa di Caifa, dove fui ricevuto con insulti e beffe e dove uno dei servi mi diede il primo schiaffo!

« Ah, Josefa!... Comprendi questo... il  primo schiaffo!... Mi fece forse più male dei colpi della flagellazione?... No, ma in quel primo schiaffo, vidi il primo peccato mortale di tante anime! Di quelle anime che dopo essere vissute nella mia grazia avrebbero commesso il primo peccato grave... e dopo il primo, quanti e quanti ancora... e quante anime trascinate con l'esempio alla medesima sven­tura... ».



La negazione di Pietro

16 marzo

« Gli Apostoli mi avevano abbandonato!... Pietro, mosso da curiosità, rimase nascosto tra i servi. In­torno a Me si trovavano solo accusatori che cerca­vano di accumulare accuse di delitti inesistenti, per accendere contro di Me la collera di quei giudici tanto iniqui. Mi chiamarono perturbatore dell'or­dine pubblico, profanatore del sabato, falso profeta.La soldatesca eccitata dalle calunnie, procedeva contro di Me con grida e minacce.

« Dove eravate voi, Apostoli e Discepoli, testimo­ni della mia vita, della mia dottrina, dei miei mi­racoli?

« Ah, di tutti coloro dai quali aspettavo una prova d'amore, nessuno rimase per difendermi. Mi trovai solo e circondato da soldati, che a guisa di lupi affamati mi cercavano per divorarmi.

« Vedete come mi maltrattano; uno mi schiaf­feggia e chi mi ricopre di sputi immondi; e chi ride, e mi schernisce.

« Mentre il mio Cuore si offre a soffrire questi supplizi, Pietro, che avevo costituito Capo della mia Chiesa e che poche ore prima aveva promesso di seguirmi fino alla morte... Pietro ad una semplice domanda, mi rinnega; la paura s'impossessa di lui, e al ripetersi della domanda, giura che non mi co­nobbe mai, che mai fu mio discepolo.

« Ah, Pietro, tu giuri che non conosci il tuo Mae­stro!... ed interrogato una terza volta, rispondi im­precando orribilmente! ».

« Anime care!... non sapete quant'è grande l'amo­re e la tristezza del mio Cuore, nei momenti in cui mi vedo abbandonato e rinnegato dalle mie anime elette.

« Vi dirò come a Pietro: Anima che tanto ho amato, non ricordi più le prove d'amore che t'ho dato?... Dimentichi i vincoli che a Me ti stringono?

Dimentichi quante volte hai promesso di essermi fedele e di difendermi?

« Non confidare in te stessa... perché ti perderai: ma se ricorri a Me con umiltà e fiducia, non temere, sarai ben sorretta...

« Anime che vivete circondate da tanti pericoli... non mettetevi, per vana curiosità, nell'occasione di peccare, perché come Pietro cadrete!... ».

« Quando dai soldati fui condotto nella prigione, attraversando uno degli atri, vidi Pietro tra la fol­la... lo guardai... i nostri occhi s'incontrano... Quante volte io fisso un'anima ed essa volge lo sguardo al­trove... non mi vede... è cieca... la chiamo per nome e non mi risponde; le mando qualche tribolazione, perché si desti dal sonno, ed essa non vuole scuo­tersi...

« Anime care, se non guardate il cielo, vivrete come gli esseri privi di ragione... Alzate la testa e guardate la patria che vi aspetta. Cercate il vostro Dio e lo vedrete sempre con lo sguardo fisso su di voi; in quel suo sguardo troverete pace e vita ».



La prigione

17 marzo

« Contemplami nella prigione dove passai gran parte della notte. I soldati m'insultavano con pa­role e con atti; dandomi chi uno spintone, chi una percossa...

« Al termine della notte, stanchi di Me, mi lascia­rono solo chiuso in un ambiente oscuro, umido e fetido, dove, seduto su di una pietra, il mio corpo indolenzito, rimase presto intirizzito dal freddo...

« Confrontiamo ora la prigione col Tabernacolo... e soprattutto col cuore degli uomini...

« Nella prigione passai parte di una notte... Quan­te notti passo Io nel Tabernacolo?...

« Nella prigione mi oltraggiarono i soldati che erano miei nemici... Nel Tabernacolo mi maltrattano e mi insultano anime, che mi chiamano " Padre "... Nella prigione soffrii freddo, sonno, fame, vergogna, dolore, tristezza, solitudine, desolazione...

« Vedevo nel corso dei secoli tanti Tabernacoli nei quali mi sarebbe mancato il rifugio dell'amore... Quanti cuori gelidi sarebbero stati per Me come la dura pietra della prigione!...

« Quante volte avrei avuto sete d'amore, sete di anime!

« Quanti giorni aspetto nel Tabernacolo che un'a­nima venga a visitarmi... a ricevermi nel suo cuore! Quante volte ho fame delle mie anime... della loro fedeltà, della loro generosità!...

« Sapranno calmare queste ansie? Sapranno dir­mi nei loro momenti dolorosi: questo servirà per confortare la tua tristezza, per tenerti compagnia nella tua solitudine?

« Nella prigione provai grande vergogna udendo parole orribili pronunciate contro di Me... e tale vergogna si accrebbe al pensiero che simili parole uscirebbero un giorno da labbra amatissime...

« Quando le mani sudice e ripugnanti dei soldati scaricavano su di me schiaffi e percosse, vidi come molte volte sarei stato poi schiaffeggiato e colpito da tante anime che senza purificarsi dai peccati mi avrebbero ricevuto nel loro cuore, e mi avrebbero inflitto, coi loro peccati abituali, ripetuti colpi.

« Se volete darmi prova del vostro amore, apri­temi il vostro cuore, perchè possa farne la mia prigione.

« Legatemi con le catene del vostro amore...

« Ricopritemi con le vostre attenzioni più deli­cate...

« Cibatemi con la vostra generosità... dissetatemi col vostro zelo.

« Consolate la mia tristezza e la mia desolazione con la vostra purezza e rettitudine d'intenzione.

« Se volete ch'io riposi in voi, evitate il tumulto delle passioni; udirete la mia voce che dirà al vo­stro cuore: " Io sarò il tuo riposo per tutta l'eter­nità; per te che con tanta vigilanza e amore mi pro­curi la dimora nel tuo cuore, la mia ricompensa non avrà limiti... Non rimpiangerai i sacrifici che avrai fatti per Me durante la vita.... " ».



L'imitazione del Divino Prigioniero

20 marzo

« Ascolta dunque i desideri del mio Cuore!

« Il pensiero di tante anime alle quali avrei più tardi ispirato il desiderio di seguire le mie orme, mi consumava d'amore!...

« Durante quelle ore di prigione lo le vedevo mie fedeli imitatrici, imparare da Me la mansuetudine, la pazienza, la serenità; non solo accettando il pati­mento e il disprezzo, ma perfino amando chi le per­seguita; ed anche sacrificarsi per i loro nemici come lo stesso mi sacrificai.

« Oh, come si accendeva ognor più il desiderio di compiere perfettamente la volontà del Padre mio! E in quelle ore di solitudine, in mezzo a tanto do­lore, come mi offrivo per riparare la sua gloria ol­traggiata!... ».

« Così voi anime religiose, che di trovate nella prigione scelta dall'amore, voi che più d'una volta passate agli occhi degli uomini come esseri inutili e forse nocivi: non temete! Lasciate che gridino con­tro di voi e nelle ore di solitudine e di dolore, fate che il vostro cuore si unisca intimamente a Dio, unico oggetto del vostro amore. Riparatene la gloria oltraggiata da tanti peccati!... ».

Il mio Regno non è di questo mondo

« All'alba del giorno seguente, Caifa ordinò che mi conducessero da Pilato, perché pronunciasse la sentenza di morte.

« Questi mi interrogò con grande sagacia, deside­rando trovar materia di condanna, ma nello stesso tempo la coscienza gli rimordeva e gli faceva temere l'ingiustizia che stava per commettere contro di Me.

« Infine trovò modo di liberarsi di Me e comandò che mi conducessero da Erode.

In Pilato sono fedelmente rappresentate le ani­me che sentono il pungolo della grazia e quello delle passioni, e dominate dal rispetto umano e accecate dall'amor proprio, temendo di sembrare ridicole, lasciano passare il momento della grazia... ».

« A tutte le domande di Pilato, Io nulla risposi; ma quando mi disse: "Sei tu il Re dei Giudei? " allora seriamente e gravemente replicai: " Tu lo hai detto: Io sono Re, però il mio Regno non è di que­sto mondo ".

« Con queste parole volli insegnare a molte anime che, presentandosi un'occasione di dolore, di soffe­renza o d'umiliazione che forse potrebbero evitare, debbono rispondere generosamente: " Il mio Regno non è di questo mondo"; ossia: non cerco lodi umane; la mia Patria non è qui; io riposerò in quel­la che è veramente Patria, ora compirò coraggiosa­mente il mio dovere senza tener conto dell'opinione del mondo ».



In casa di Erode

« Pilato comandò che mi portassero alla presenza di Erode, uomo corrotto che solo cercava il piacere, lasciandosi trasportare da passioni disordinate. Si compiacque di vedermi comparire al suo tribunale, poiché sperava divertirsi alle mie spalle, coi miei miracoli.

« Considerate, anime care, il ribrezzo ch'Io pro­vai alla presenza del più ripugnante fra gli uomini... mentre le sue parole, le sue domande, i suoi gesti e le sue mosse mi coprivano di confusione.

« Anime pure e verginali! venite, circondate e di­fendete lo Sposo vostro! Erode s'aspettava ch'Io rispondessi alle sue domande sarcastiche e deriso­rie, ma Io non aprii bocca; mi chiusi, in sua pre­senza, nel più profondo silenzio.

« Il silenzio fu allora la maggior prova che po­tessi dargli della mia dignità. Le sue parole oscene non meritavano d'incontrarsi con le mie purissime.

« Intanto il mio Cuore stava intimamente unito al Padre celeste. Mi struggevo dal desiderio di dare alle anime il mio Sangue fino all'ultima goccia.

« Il pensiero di tutte quelle che più tardi dove­vano seguirmi conquistate dal mio esempio e dalla mia liberalità, m'infiammava di amore, e non solo gioivo in quell'interrogatorio, ma desideravo correre al supplizio.

« Lasciai che mi trattassero da pazzo e mi co­prissero di una veste bianca in segno di burla e di derisione... dopo di ciò, tra furiose grida, venni ri­condotto a Pilato ».



La flagellazione

« Osserva come quest'uomo timoroso e codardo, non sappia che cosa fare di Me; per sedare il tu­multo della folla, ordina che Io sia flagellato.

« Guardate come sono rappresentate in Pilato le anime che mancano di coraggio e di generosità per romperla energicamente con le esigenze del mondo

e della natura. Invece di seguire ciò che la coscienza suggerisce, cedono ad un capriccio, si concedono una leggera soddisfazione, capitolano in parte alle esi­genze della passione... indi, per far tacere i rimorsi, dicono a se stesse: " Già mi sono privato di questa cosa e di quest'altra ".

« Io non dirò che una sola parola a qualcuna di queste anime: " Come Pilato mi fai flagellare... già hai fatto un passo; domani ne farai un altro. Credi di calmare così la tua passione! No... presto essa ti chiederà di più e siccome non avesti coraggio di lottare contro la natura in cosa lieve, avrai assai minor forza, quando l'occasione sarà più forte ".

« Contemplatemi, anime tanto care al mio Cuore, mentre mansueto come un agnello mi lascio con­durre al terribile e ignominioso supplizio della fla­gellazione.

« Sopra il corpo, già coperto di piaghe e sfinito dalla stanchezza i carnefici scaricano colpi crudeli .dalla corde e con verghe. Ed è tanta la violenza con cui mi feriscono che le mie ossa ne rimangono scosse con terribile dolore... La forza delle battiture mi produsse ferite innumerevoli...

« Il sangue schizzava da tutto il mio corpo, ri­dotto ormai in tale stato da somigliare più a un mostro che ad un essere umano.

« Ah, come potete contemplarmi in questo mare di dolori e di amarezza, senza che il vostro cuore si muova a compassione?

« Contemplate le mie ferite e vedete se c'è altri che tanto abbia sofferto per dimostrarvi il suo amore!... ».



La coronazione di spine

22 marzo

« Quando le braccia di quei crudeli furono stan­che a forza di menar colpi sul mio corpo, mi posero sulla testa una corona di rami spinosi poi sfilarono davanti a Me dicendo: "Re, noi ti salutiamo!".

« Alcuni mi sputavano addosso, altri m'insulta­vano... altri ancora menavano nuovi colpi sul capo; ognuno aggiungeva nuovo dolore a quelli che già sfinivano il mio corpo.

« Considerate come con quella corona Io abbia voluto espiare i peccati di superbia di tante anime, che si lasciano soggiogare dalle false opinioni del mondo, desiderandone eccessivamente la stima. Per­misi che mi coronassero di spine e che in tal modo la mia testa soffrisse terribilmente per riparare con volontaria umiltà, la ripugnanza e le orgogliose pre­tese con le quali tante anime ricusano di seguire il cammino tracciato dalla Provvidenza.

« Invano tenterete d'ingannare voi stesse, pen­sando di seguire la volontà di Dio, e facendo invece la vostra... non troverete la vera pace, né la conten­tezza che solo s'incontra nell'adempimento della volontà divina e nella piena sottomissione a quanto ci chiede.

« Vi sono persone che al momento di decidere l'inizio di un nuovo genere di vita, riflettono ed esa­minano i desideri del loro cuore. A volte trovano in colei o in colui al quale pensano di unirsi solide basi per una vita cristiana e pia; osservano che adempie i suoi doveri di famiglia, che possiede il necessario per soddisfare i desideri di felicità... Ma la vanità e l'orgoglio sopravvengono ad oscurare lo spirito... Si lasciano allora trasportare dalla smania di figurare, di arricchire... Si affannano quindi nella ricerca di chi, essendo più ricco e più elevato, possa soddisfare maggiormente le loro ambizioni!... Ah, quanto si comportano stoltamente!... No, dirò loro, non troverete la vera felicità in questo mondo; e voglia Dio che la troviate nell'altro! ... State attenti, perché vi mettete in gran pericolo!... ».

« Parlerò a quelle anime che chiamo alla vita per­fetta. Quante illusioni in coloro che mi dicono di essere disposti a fare la mia volontà e invece affon­dano sul mio capo le spine della corona!...

« Vi sono anime che veramente voglio per Me: e conoscendole e amandole desidero collocarle dove, nella mia sapienza infinita, vedo che troveranno

quant'è necessario per giungere alla santità. Là mi farò da loro conoscere, là esse mi daranno più con­forto, più amore e più anime!...

« Ma anche qui, quante delusioni! Alcune acce­cate dall'orgoglio, da superbia o meschina ambizio­ne, piena la testa di pensieri vani e inutili, rifiutano di seguire la via tracciata dal mio Amore...

« Coronato di spine e coperto di un manto di porpora, i soldati mi presentarono di nuovo a Pilato.

« Ma questi, non trovando in Me nessun delitto che meritasse condanna, mi rivolse varie domande chiedendomi per qual motivo non rispondevo, pur sapendo che egli aveva su di Me ogni potere... Ruppi allora il silenzio e gli dissi:

- Non avresti potere alcuno su di Me se non ti fosse stato dato dall'alto; ma è necessario che si compiano le Scritture.

« Chiusi di nuovo le labbra abbandonandomi al mio Padre celeste!

« Pilato, turbato per l'avvertimento ricevuto dalla moglie, e perplesso fra i rimorsi della coscienza e il timore che il popolo si ammutinasse contro di lui, cercava un mezzo per liberarmi... Mi espose per­ciò alla vista della plebe nel pietoso stato in cui mi trovavo dopo la flagellazione, proponendo di darmi la libertà e condannare al mio posto un mal­fattore: Barabba... Ma ad una voce la plebe rispose:

- Che Gesù muoia e che Barabba sia messo in libertà.

« Anime che mi amate, osservate come venni posto in paragone con un malfattore, guardate come

mi abbassarono al livello del più perverso fra gli uomini... Udite le urla furiose contro di Me! Vedete con quale rabbia chiedono la mia morte. Non cre­diate che la mia natura umana non provasse ripu­gnanza e dolore... Al contrario, volli sentire in Me tutte le vostre ripugnanze, dandovi così un esempio che vi fortifichi in ogni circostanza della vita.

« Anime elette, la vostra felicità e la vostra perfe­zione non consistono nel seguire i gusti e le incli­nazioni della natura, nell'essere conosciute o sco­nosciute dalle creature, nell'impiegare o nell'occul­tare il talento che Dio v'ha dato... ma nell'unirvi e conformarvi per amore e con piena adesione alla volontà di Lui, a ciò che Egli vi chiede per la sua gloria e per la vostra santificazione ».



Gesù condannato

24 marzo

« Medita per un momento l'indicibile martirio del mio Cuore, tanto tenero e delicato, quando si vide posposto a Barabba...

« Rammentai in quel momento tutta la tenerezza della Madre mia... quando Essa mi stringeva al suo Cuore! Ricordai tutti gli sforzi e la fatica soppor­tata dal mio padre adottivo per dimostrarmi il suo amore. Si presentarono alla mia memoria i benefici da Me liberalmente sparsi su quel popolo ingrato... concedendo la vista ai ciechi, ridonando la salute agli infermi e l'uso delle membra a quelli che l'ave­vano perduto! Rifocillando le turbe e risuscitando i morti!...

« Ed ora, eccomi da loro ridotto nello stato più spregevole! Sono il più odiato fra gli uomini... con­dannato a morte come un infame assassino!... Pilato ha pronunciato la sentenza! Anime care, meditate intensamente quanto ebbe a soffrire il mio Cuore ». La disperazione di Giuda

« Dal momento in cui mi consegnò nell'Orto degli Ulivi, Giuda errò fuggiasco, non potendo far tacere il grido della coscienza che l'accusava del più orri­bile sacrilegio. Quando poi gli giunse la notizia della mia condanna a morte, si lasciò prendere da tre­menda disperazione e si impiccò.

« Chi potrà comprendere l'acuto dolore del mio Cuore vedendo gettarsi alla perdizione eterna, quel­l'anima che aveva passato tre anni alla mia scuola d'amore, ascoltando la mia dottrina, ricevendo il mio insegnamento, udendo tante volte dalle mie lab­bra parole di perdono per i più grandi peccatori?

« Ah, Giuda! perché non vieni a gettarti ai miei piedi, affinché Io ti perdoni? Se non osi avvicinarti a Me, per paura di coloro che mi circondano e mi maltrattano con tanto furore, almeno guardami... vedresti come subito il mio sguardo si poserebbe su di te!».

« Anime che vi trovate irretite nei più grandi peccati... se per più o meno tempo siete vissute erra­bonde e fuggiasche a causa dei vostri delitti, se i falli di cui siete colpevoli vi hanno accecato e indu­rito il cuore: se per seguire qualche passione siete cadute nei più gravi disordini, ah, non lasciate che la disperazione s'impossessi di voi, quando i com­plici del vostro peccato vi abbandoneranno, o quan­do la vostra anima si renderà conto della sua colpa! Fin che all'uomo resta un soffio di vita può sempre ricorrere alla Misericordia e implorare il perdono.

« Se siete ancor giovane e gli scandali della vita passata vi hanno lasciato in uno stato di degrada­zione di fronte agli uomini, non temete! Quantunque il mondo vi disprezzi, vi tratti da scellerati, v'insulti e vi abbandoni, siate sicuri che il vostro Dio non vuole che diventiate preda delle fiamme dell'inferno. Egli desidera che vi avviciniate a Lui, per perdo­narvi. Se non osate parlargli, rivolgetegli almeno uno sguardo, un sospiro del cuore e subito vedrete che la sua mano benefica e paterna vi condurrà alla fonte del perdono e della vita.

« Se per malizia avete passato la maggior parte della vita nel disordine   e nell'indifferenza, e già prossimi all'eternità sentite che la disperazione cer­ca di tenervi chiusi gli occhi, non vi lasciate ingan­nare; c'è ancor tempo per il perdono, ascoltate bene: se vi restasse anche un secondo solo di vita, approfit­tatene, perché anche con quello soltanto, potete gua­dagnare la vita eterna!

« Se la vostra esistenza trascorse nell'ignoranza e nell'errore, se siete stati causa di gravi danni agli uomini, alla società, alla religione, e se per una cir­costanza qualunque, riconoscete il vostro errore, non lasciatevi accasciare dal peso delle colpe, né

dal male di cui siete stati strumento; al contrario, lasciando che la vostra anima si compenetri nel più vivo pentimento, inabissatevi nella fiducia, ricorrete a Colui che sempre attende e perdona ».

« Lo stesso accade se si tratta di un'anima che, passati i primi anni della vita nella fedele osser­vanza dei miei comandamenti, perduto poi il pri­mitivo fervore, si è lasciata trascinare a vita comoda e tiepida...

« Può darsi che un giorno una forte scossa la ridesti; allora la vita le apparirà inutile, vuota, senza meriti per l'eternità.

« Il demonio, con infernale invidia, l'assedia in mille modi, ispirandole scoraggiamento, tristezza ed esagerando la gravità delle colpe, finirà coll'immer­gerla nella paura e nella disperazione.

« Anima che mi appartieni, non far caso di que­sto nemico crudele... quando senti la mozione della grazia, prima che incominci la lotta, ricorri al mio Cuore, chiedigli che versi una goccia del suo sangue sull'anima tua... Vieni a Me! Tu sai dove lo mi trovo, celato sotto il velo della fede. Solleva questo velo e dimmi con tutta confidenza le tue pene, le tue miserie, le tue cadute... e non temere per il passato. Il mio Cuore lo ha sommerso nell'abisso della misericordia. La tua vita trascorsa ti renderà umile e ti sarà occasione di meriti; se vuoi darmi la maggior prova d'amore, abbi fiducia e conta sul mio perdono. Credi che i tuoi peccati non sorpasse­ranno mai la mia misericordia... essa è infinita... ».



La via del Calvario

26 marzo, lunedì santo

« Josefa, seguimi per la via del Calvario, ove sal­go esausto sotto il peso della croce.

« Mentre il mio Cuore era in un abisso di tristez­za per l'eterna perdizione di Giuda, i carnefici cru­deli, insensibili al mio dolore, mi caricarono sopra le spalle una croce, dura e pesante, sopra la quale do­veva consumarsi il Mistero della Redenzione del mondo.

« Contemplatemi Angeli del Cielo! Guardate il Creatore di tutte le meraviglie, quel Dio che gli spi­riti celesti adorano, salire il Calvario portando sulle spalle il legno santo e benedetto, che presto rice­verà il suo ultimo respiro!

« Guardatemi pure voi, anime che desiderate es­sere mie imitatrici fedeli. Il mio corpo martoriato dagli atroci supplizi, cammina senza forza, bagnato

di sudore e di sangue... Soffro... senza che nessuno compatisca al mio dolore... La folla mi accompagna, ma nessuno ha pietà di me!... Tutti mi circondano come lupi affamati, desiderosi soltanto di divorare la preda.

La mia stanchezza è così grande e la croce così pesante, che cado esausto!... Guarda come mi rial­zano quegli inumani e brutali; uno mi afferra per il braccio, l'altro mi tira per le vesti, ch'erano ade­renti alle ferite, altri m'afferrano pel collo, altri pei capelli... alcuni mi sferrano addosso terribili colpi, con pugni e calci. La croce cade sopra di me e sotto il suo peso si aprono sul mio corpo nuove ferite.

« Il mio volto batte sulle pietre... e il sangue scorre annebbiandomi gli occhi; così con tutta la faccia imbrattata di polvere e di sangue sono dive­nuto l'oggetto più ripugnante del mondo! ».



Incontro con la Santa Vergine

« Seguitemi per alcuni momenti ancora e fra poco mi vedrete alla presenza della Madre mia San­tissima. Essa, col Cuore trafitto dal dolore, viene ad incontrarmi per due motivi: per trovare maggior forza nel dolore alla vista del suo Dio... e per infon­dere, con l'eroico suo atteggiamento, coraggio al Figlio suo per continuare l'opera della Redenzione.

« Meditate il martirio di questi due Cuori: ciò che mia Madre più ama al mondo è il Figlio suo... Lungi dal poterlo sollevare, sa tutto quello che la sua presenza aggiunge alle mie sofferenze.

« Per me nulla vi è di più caro che mia Madre: e non soltanto non posso consolarla, ma anzi so be­nissimo che il pietoso stato in cui mi trovo, procura al suo Cuore una pena simile alla mia: la morte che io soffro nel corpo, mia Madre la soffre nel­l'anima!...

« Ah, come si fissano su di me i suoi sguardi e come gli occhi miei si fissano su di Lei. Non pro­nunciammo una parola: ma quante cose si dissero i nostri Cuori con quel doloroso sguardo.

« Sì, mia Madre assistette a tutti i tormenti della mia Passione, perché per rivelazione divina tutti le

furono presenti allo spirito! Inoltre, alcuni miei di­scepoli, quantunque da lontano per paura dei Giu­dei, cercavano di informarsi di tutto, e ne informa­vano la Madre mia. Quando ella seppe che era già stata pronunciata la sentenza di morte, uscì subito ad incontrarmi e più non mi abbandonò fino alla sepoltura! ».



Il Cireneo

27 marzo

 « La folla si avanza verso il Calvario...

« Quegli uomini iniqui, temendo di vedermi mo­rire prima di giungere al termine del supplizio, si mettono d'accordo per cercare qualcuno che m'aiuti a portare la croce! Requisiscono perciò, nelle vici­nanze, un uomo chiamato Simone.

« Guardalo dietro a Me mentre m'aiuta a portare la croce, e considera anzitutto due cose.

« Quell'uomo, quantunque di buona volontà, è un mercenario, perché pur accompagnandomi e pren­dendo parte al peso della croce, lo fa perchè "co­stretto ". Infatti quando prova stanchezza soverchia, lascia che il peso gravi sopra di Me, ed lo per questo cado due volte ancora.

« Egli m'aiuta dunque a portare la croce, ma solo in parte, ossia non tutta la croce.

« Vediamo il senso simbolico di queste due cir­costanze ».

« Vi sono molte anime che camminano così die­tro a Me. Come il Cireneo accettano di aiutarmi a portare la croce, ma pensano anche al loro conforto.

« Molte cioè accettano di seguirmi, e a tale scopo abbracciano la vita religiosa, ma non abbandonano per questo il loro interesse, vacillano e lasciano ca­dere la mia croce, quando questa pesa troppo. Cer­cano il modo di soffrire il meno possibile, patteg­giano la loro abnegazione, evitano quanto possono l'umiliazione e la stanchezza... e ricordano forse con rimpianto quel che lasciarono, si procurano certe comodità, certi sollievi. In una parola vi sono anime tanto interessate e tanto egoiste, le quali Mi seguono ma per il loro vantaggio più che per il mio... rasse­gnandosi a sopportare solo ciò che non possono evi­tare... Esse così mi aiutano a portare solo una pic­cola parte della mia croce e lo fanno in tal modo che appena acquistano i meriti necessari alla loro sal­vezza... Nell'eternità esse vedranno quanto rimasero lontano dalla via che dovevano percorrere...

« Vi sono al contrario anime, e non sono poche, le quali mosse dal desiderio della loro salvezza e soprattutto dall'amore che loro ispira la vista di quanto ho sofferto, si risolvono a seguirmi genero­samente sulla via del Calvario, abbracciano la vita perfetta, si consacrano al mio servizio, e non per portare soltanto una parte della mia croce, ma tutta intera. Il loro unico desiderio è darmi riposo... con­solarmi... e si offrono a tale scopo, per tutto ciò che la mia volontà possa loro chiedere, e cercano solo quanto a Me può far piacere. Non pensano né ai meriti, né alla stanchezza, né ai patimenti, che ver­ranno per esse. La sola cosa che esse tengono pre­sente è l'amore che vogliono dimostrarmi e la con­solazione che mi procurano.

« Se la mia croce si presenta sotto la forma della malattia, se si nasconde sotto un'occupazione con­traria ai loro gusti, o poco conforme alle loro atti­tudini, se è accompagnata dall'indifferenza delle per­sone che la circondano, esse l'accettano interamente sottomesse.

« Supponete ora che piene di buoni desideri, mosse soltanto dal grande amore al mio Cuore e da zelo per le anime, esse facciano tutto quello che più ritengono opportuno in tale o tal'altra circostanza, ma che invece dell'esito che aspettavano, raccolgano umiliazioni, dispiaceri, delusioni... Ebbene, queste anime accettano tutto, e in ogni cosa vedendo la mia croce, l'adorano e di essa si servono per procurare la mia maggior gloria.

« Ah, queste anime sono quelle che veramente mi aiutano a portare la croce senz'altro interesse, né altro compenso che il mio amore... Sono quelle che veramente mi consolano e mi glorificano.

«Siate dunque certi che se voi non vedrete il risultato dei vostri patimenti e della vostra abnega­zione, non per questo i vostri atti saranno vani e sterili: essi daranno al contrario frutti abbondanti. « L'anima che veramente ama non tiene conto di ciò che ha sofferto, né di quanto ha lavorato; né aspetta quella o questa ricompensa; cerca solo quan­to riesce di maggior gloria al suo Dio... Per Lui non ricusa pene o fatica. Non si agita, non s'inquieta, né perde la pace se si vede contrariata ed umiliata, perché l'unico motivo delle sue azioni è l'amore».



La crocifissione

28 marzo

« Siamo giunti alla vetta del Calvario! La folla si agita, perché si avvicina il terribile momento... Estenuato dalla fatica, posso appena appena cam­minare!...

« Tre volte sono caduto nel tragitto.

« Una per dare ai peccatori abituati al peccato la forza di convertirsi, l'altra per incoraggiare le anime che cadono per la debolezza e rianimare quel­le accecate dalla tiepidezza e dall'ingratitudine, invi­tandole a riprendere serenamente la via della virtù; la terza per aiutare le anime ad uscire dal peccato nell'ora della morte.

« Vedi di quali crudeltà mi fanno oggetto quei carnefici dal cuore indurito! Prendendo la croce, la stendono al suolo; mi strappano le vesti che col sangue si erano rapprese alle ferite, e queste si ria­prono.

« Guardate, anime care! quale vergogna e confu­sione nel vedermi in quello stato dinanzi a quella folla immensa! Qual dolore per l'anima mia...

« I carnefici mi strappano la tunica che con tanta cura la Madre mi aveva tessuto... la sorteggiano... Quale dolore per mia Madre presente alla scena!...

Quanto avrebbe desiderato di avere quella tunica tinta e imbevuta del mio sangue!...

« L'ora è giunta... I carnefici mi stendono sulla croce, mi afferrano le braccia, le tirano per farle giungere ai fori, già preparati per i chiodi.

« Tutto il mio corpo è violentemente stiracchiato, la mia testa è scossa da un lato all'altro e le spine della corona penetrano sempre più profondamente.

« Udite il primo colpo di martello, che mi in­chioda la mano destra... Risuona fino alle profondità della terra!... Ascoltate ancora... già mi inchiodano la mano sinistra... dinanzi a tale spettacolo il Cielo si commuove, gli angeli si prostrano! Io mantengo un profondo silenzio... né un lamento, né un gemito sfugge dalle mie labbra!...

« Dopo aver inchiodato le mani, i carnefici sti­rano crudelmente i piedi... le piaghe si aprono... i nervi si strappano... le ossa si slogano... Il dolore è intenso... I miei piedi sono trapassati... e il mio sangue bagna la terra!... ».

« Contemplate un istante quelle mani e quei piedi insanguinati... quel corpo ignudo coperto di ferite e di sangue... Quel capo trafitto d'acute spine, ba­gnato di sudore, ricoperto di polvere e intriso di sangue!...

« Ammirate il silenzio, la pazienza e la piena ras­segnazione con cui accetto tali patimenti.

« Chi è Colui che soffre così, vittima di tali igno­minie?... E' il Figlio di Dio!... Colui che ha fatto il

cielo e la terra, il mare e tutto ciò che esiste... Colui che ha creato l'uomo... che tutto sostiene con il suo potere infinito. Ora è qui immobile... disprezzato... spogliato di tutto... Ma presto una moltitudine di anime lo seguirà; per imitarlo tutto abbandoneran­no: fortuna, benessere, onore, famiglia, patria, paghe solo di provargli l'amore a cui ha diritto.

« I soldati rivoltano la croce per ribattere i chio­di; per impedire che col peso del mio corpo si stac­chino e mi lascino cadere. Il mio corpo dà così alla terra il bacio della pace! Mentre i colpi di martello risuonano nello spazio, sulla vetta del Calvario si compie il più ammirabile spettacolo! A richiesta della Madre mia che, osservando quanto succede, né potendomi aiutare, implora la misericordia del Padre, legioni d'Angeli scendono a sostenere il mio corpo adorabile, impedendo che strisci sulla terra e venga schiacciato dal peso della croce!... ».

« Contempla il tuo Gesù steso sulla croce... immo­bile, nudo, infamato, disonorato, privo di libertà... tutto gli è stato tolto...

« Nessuno s'impietosisce al suo dolore... anzi Egli è oggetto di nuovi scherni, tormenti e beffe.

« Se mi ami veramente, a che cosa non sarai di­sposta per somigliare a Me? Che cosa potrai ricu­sare per obbedirmi... compiacermi.. e consolarmi? Prostrati a terra e lascia che ti dica una parola: " Che la mia volontà trionfi in te!

Che il mio amore ti consumi! Che la tua miseria mi glorifichi! " ».



Le sette parole

29 marzo, venerdì santo

« Accompagnami sino alla fine e partecipa al mio dolore.

« Già hanno inalberata la croce!... Ecco l'ora della Redenzione del mondo!

« Sono oggetto di burla per la folla... ma sono pure oggetto d'ammirazione e d'amore per molte anime!... Questa croce, finora strumento di suppli­zio, sul quale finivano i malfattori, d'oggi in poi, sarà luce e pace per il mondo!

« Nelle mie piaghe sacratissime troveranno i pec­catori perdono e vita!... Il mio Sangue laverà e can­cellerà le macchie dei loro peccati ».

« Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!... ».

« Non hanno veramente conosciuto Colui che è la vita loro. Ed hanno scaricato su di Lui tutto il fu­rore delle loro iniquità!... Ma lo ti prego, o Padre mio!... scarica su di loro tutta la forza della tua Misericordia ».

« Oggi sarai meco in Paradiso ».

« La tua fede nella misericordia del tuo Salva­tore ha cancellato i tuoi delitti, essa ti conduce alla vita eterna... ».

« Donna, ecco tuo Figlio ».

« Madre mia! ecco i miei fratelli!... proteggili, amali ».

« Non siete soli, voi, per cui ho dato la vita.

« Ora avrete una Madre alla quale potete ricor­rere in tutte le vostre necessità... Vi ho unito tutti

a me con vincolo strettissimo nel dare a voi la mia propria Madre!... ».

« Dio mio! Dio mio! Perché mi hai abbando­nato? ».

« Sì, l'anima ha già il diritto di dire al suo Dio: - Perché mi hai abbandonato? Infatti, compiuto il mistero della Redenzione, l'uomo torna ad essere figlio di Dio, fratello di Gesù Cristo, erede della vita eterna.. ».

« Ho sete ».

« Oh! Padre mio!... ho sete della tua gloria!... ed ecco ormai giunta l'ora... d'oggi in poi vedendo av­verate le mie parole, il mondo conoscerà che Tu mi hai mandato e ne sarai glorificato...

« Ho sete della tua gloria! Sete d'anime!... e per trovare refrigerio a questa sete, ho sparso fino al­l'ultima goccia il mio sangue.

« Perciò posso dire: Tutto è consumato ».

« E' compiuto il grande Mistero d'Amore, per il quale Dio diede in balìa della morte il proprio Figlio, per ridonare la vita all'uomo... Son venuto al mondo per fare la tua volontà. Padre mio! essa è com­piuta!... ».

« Nelle tue mani affido lo spirito mio ».

“A Te offro l'anima mia! Così le anime che adem­piono la mia volontà possono dire veramente: tutto è consu