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giovedì 2 ottobre 2014


Dio contempla con amore un'anima pura, le concede tutto quello che essa chiede.
E come potrebbe resistere ad un'anima che vive soltanto per Lui, per mezzo di Lui e in Lui?
Essa lo cerca e Dio si mostra a lei; Lo chiama e Dio viene; è tutt'uno con Lui. Essa incatena la sua volontà.
Non si può capire il potere che un'anima pura ha sul buon Dio. Non è lei che fa la volontà di Dio, è Dio che fa la sua.
Un'anima pura è come una bella perla. Finché è nascosta in una conchiglia in fondo al mare, nessuno pensa ad ammirarla, ma se la mostrate al sole, essa risplende e attira gli sguardi: così è dell'anima pura, nascosta adesso agli occhi del mondo, risplenderà un giorno dinanzi agli angeli, nel sole dell'eternità.

{Curato d'Ars}

martedì 29 luglio 2014

L'umiltà di Gesù


La visione di nostro Signore, essendo anche accompagnata da una continua conversazione con lui, aumentò molto il mio amore e la mia fiducia. Mi rendevo conto che, pur essendo Dio, egli è anche uomo, e come tale non si meraviglia della debolezza umana, conoscendo la nostra misera natura soggetta a molte cadute a causa del primo peccato che egli è venuto a riparare. Posso trattare con lui come con un amico, benché sia il Signore; capisco, infatti, che egli non è come quelli che quaggiù stimiamo signori, i quali ripongono tutta la loro grandezza in un fittizio sfoggio di autorità. Bisogna attenersi a ore determinate per parlare con loro e non lo possono fare che persone segnalate. Se si tratta di un poveretto che ha qualche affare da sbrigare, non parliamo dei giri, dei favori da chiedere, delle fatiche che gli dovrà costare avere una udienza. Se poi si vuole parlare con il re, la gente povera e non nobile è fuori causa; bisogna che faccia ricorso ai suoi favoriti e si può essere certi che non sono di quelli che tengono il mondo sotto i piedi, perché questi dicono la verità, non hanno timori né devono averne, non sono fatti per le corti, dove non si può agire con franchezza, ma tacere se qualcosa sembra un male, senza neanche pensare che tale sia, per non cadere in disgrazia.
Oh, Re della gloria e Signore di tutti i re, il vostro regno non è difeso da fragili barriere, perché è eterno, e per voi non c’è bisogno di intermediari! Basta guardarvi per vedere, dalla maestà che mostrate, che voi solo meritate il nome di Signore; non avete bisogno di scorta né di guardie perché vi riconoscano Re. Difficilmente quaggiù si può riconoscere un re quando è solo. Per quanto egli si sforzi d’essere riconosciuto come tale, nessuno gli crede, non avendo nulla che lo distingua dagli altri. Per essere creduto re, gli occorre qualche insegna esteriore, e pertanto è giusto che usi di uno sfoggio fittizio di autorità perché, se non lo facesse, non godrebbe di alcuna considerazione. Dalla sua persona, infatti, non appare alcuna potenza, e l’autorità deve venirgli da altre cose. Oh, Signor mio, oh, mio Re! Se qui si potesse descrivere la Vostra Maestà! È impossibile riconoscere che siete la stessa Maestà, la cui contemplazione fa restare sbigottiti, ma più ancora stupisce, Signor mio, insieme con essa, vedere la vostra umiltà e l’amore che dimostrate a una creatura come me. Passato quel primo senso di timore e di sbigottimento che nasce dalla vista della Maestà Vostra, si può trattare con voi e parlarvi liberamente di ogni cosa, pur restando un più grande timore, quello di offendervi, ma non per paura del castigo, mio Signore, perché questo non ha alcuna importanza in confronto al timore di perdervi.

{Santa Teresa d'Avila - Libro della mia vita}

martedì 22 luglio 2014


L'umiltà è come la catena del rosario; se la catena si rompe, i granelli se ne vanno; se cessa l'umiltà, tutte le virtú spariscono. L'umiltà è come una bilancia: quanto piú ci si abbassa da un lato, tanto piú si è innalzati dall'altro.
{San Giovanni Maria Vianney}

martedì 18 febbraio 2014

I tre gradi di umiltà

[ 165] Il primo modo grado di umiltà è necessario per la salvezza eterna, cioè che mi abbassi e mi umilii tanto quanto mi sia possibile, perché in tutto obbedisca alla legge di Dio nostro Signore,
di modo che, anche se mi facessero padrone di tutte le cose create in questo mondo, neppure per la mia vita temporale mi metta a deliberare di trasgredire un comandamento sia divino sia umano, che mi obblighi a peccato mortale.

[ 166] Il secondo è umiltà più perfetta della prima, se, cioè, io mi trovo in tale disposizione che non voglio né mi affeziono più a tenere ricchezza che povertà, a cercare più onore che disonore, a desiderare più vita lunga che breve,
essendo uguale il servizio di Dio nostro Signore e la salvezza dell’anima mia; e con ciò, né per tutto il creato e neppure se mi togliessero la vita, mi metta a deliberare di fare un peccato veniale.

[ 167] Il terzo è umiltà perfettissima, quando, cioè, includendo la prima e la seconda, ed è di uguale lode e gloria della divina maestà,
per imitare e assomigliare più attualmente a Cristo nostro Signore
voglio e scelgo piuttosto povertà con Cristo povero che ricchezza, piuttosto ignominie con Cristo pieno di esse che onori,
e desidero più di essere stimato insensato e folle per Cristo, il quale per primo fu ritenuto tale, che saggio e prudente in questo mondo.

[ 168] Nota. Così, per chi desidera ottenere questa terza umiltà giova molto fare i tre sopradetti colloqui delle categorie,
chiedendo che il Signore nostro voglia sceglierlo per questa terza, maggiore e migliore umiltà, al fine di imitarlo e servirlo di più, se fosse di uguale o maggiore servizio e lode di sua divina maestà.

{da "Esercizi spirituali" - Sant'Ignazio di Loyola}

venerdì 10 gennaio 2014

I cinque gradi dell’umiltà - San Francesco di Sales

Il primo grado dell’umiltà è la conoscenza di sé, che avviene allorché, per mezzo della testimonianza della nostra coscienza, e con l’aiuto della luce che Dio riversa sui nostri spiriti, ci rendiamo conto che non siamo altro che povertà, miserie e abiezione. Questa umiltà, se non va oltre, non è granché, e, di fatto, è molto comune; infatti, sono poche le persone che vivono in tanta cecità da non riconoscere abbastanza chiaramente la propria pochezza, per poco che riflettano; tuttavia, non vogliono vedersi per quello che sono, tanto che sarebbero molto contrariati se qualcuno li giudicasse per quello che realmente sono. Ecco perché non bisogna fermarsi a questo punto, ma passare al secondo livello, che è il riconoscimento; c’è differenza fra conoscere una cosa e riconoscerla.

Riconoscere significa dire e manifestare pubblicamente, quando è necessario, quello che conosciamo di noi stessi; ma si intende che va detto con un sincero sentimento del nostro nulla, dato che c’è una quantità di persone che non fa altro che umiliarsi soltanto a parole. Parlate alla donna più vanitosa del mondo, ad un cortigiano dello stesso stampo, e dite loro, ad esempio: mio Dio! quanto lei è in gamba, quanto merito le deve essere riconosciuto! Non trovo nulla che si avvicini alla sua perfezione. Risponderanno: Oh, Signore, non valgo nulla, e non sono che la miseria in persona e la stessa imperfezione; ma contemporaneamente sono molto contenti di sentirsi lodare e, ancor di più, se li giudicate secondo quello che dite. Ecco allora che quelle parole di umiltà non si trovano che sulle labbra e non provengono dal profondo del cuore; infatti, se doveste prenderli in parola, prendendo per vere le loro false dichiarazioni di umiltà, si offenderebbero, e pretenderebbero che facciate loro ammenda per l’onore offeso. Ora, Dio ci protegga da umili di tal genere!

Il terzo livello è di ammettere e confessare la nostra pochezza e abiezione quando la scoprono gli altri: infatti, molto spesso, diciamo personalmente e anche con convinzione, che siamo cattivi e miserabili, ma non vorremmo che in questa affermazione ci prevenisse qualche altro; e se capita, non soltanto non ci fa piacere, ma ce ne abbiamo a male, e questo è un segno sicuro che la nostra umiltà non è perfetta e nemmeno di buona qualità. Bisogna dunque ammettere francamente e dire: avete proprio ragione, mi conoscete molto bene. Questo grado è già molto buono.

Il quarto è amare il disprezzo e rallegrarci quando veniamo abbassati e umiliati; infatti, a quale pro trarre in inganno lo spirito degli altri? È un fatto irragionevole. Se ammettiamo che non siamo nulla, dobbiamo essere molto contenti che venga creduto, che si dica e che ci si tratti come nullità e miserabili.

Il quinto, che è il più perfetto e il più alto dei gradi di umiltà, è quello non soltanto di amare il disprezzo, ma desiderarlo, cercarlo e compiacervisi per amore di Dio: e beati sono quelli che giungono a questo livello; ma il loro numero è molto limitato. Nostro Signore lo voglia aumentare di... 10 o 20 fratelli che Gli sono consacrati in questa nostra famiglia.

mercoledì 6 novembre 2013

L'umiltà - Gesù e Maria a Catalina Rivas

L’umiliarsi davanti al prossimo è un mezzo efficace di avanzamento che produce vigorosi effetti nell’Amore Divino. Ma umiliarsi vuole dire conoscere la propria insignificanza, non con parole vuote ma per come essa è realmente.
Chi tenta di umiliarsi sentirà una grande resistenza a farlo e troverà mille ragioni per non farlo. La resistenza è una buona cosa, perché il valore dell’umiliazione consiste precisamente nel vincerla; sbagliato è al contrario ragionare sull’umiliazione. Si può dire che meno si ragiona su questo argomento, migliori sono i frutti derivanti dall’umiliazione che si raccolgono.
{Gesù}


Un cuore umile è quello che sempre vuole e accetta la Mia Volontà - ciò che è più accettabile per Me, quello che più Mi piace - con rassegnazione e abbandono totale.
{Gesù}



La preghiera è onnipotente e ottiene tutto. Io vi dico: chiedete e riceverete. Ad ogni modo non dimenticate che per essere sentiti è necessario chiedere nel modo giusto. In molti chiedono, non tutti ricevono, perché non chiedono come dovrebbero: con umiltà, con fede, con perseveranza. Io non tollero i superbi: Mi rifiuto di ascoltare le loro preghiere.
{Gesù}



State allegri, l’umiltà non è abbattimento. Godete del Mio Amore Divino, senza tristezza ma contenti per la vostra condizione di miseri che godono di tutte le Mie infinite ricchezze.
{Gesù}



Molte strade conducono a Dio ma nessuna è così sicura come l’umiltà. Dio stesso, diventato uomo, si fece umile fino a morire in Croce. Io stessa fui esaltata come Madre di Dio per amare l’umiltà.
Nessuna creatura può vanagloriarsi del bene che può esserci in essa né delle capacità della sua mente, essendo una creatura di Dio deve a Lui quello che è e ciò che possiede e pertanto solo a Lui deve essere diretto tutto ciò, come supremo e unico fine.
Sii sempre umile e semplice, sforzati di esserlo ed avrai con te e in te Dio.
{Maria}