Visualizzazione post con etichetta Santo Rosario Meditato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Santo Rosario Meditato. Mostra tutti i post

venerdì 12 dicembre 2014

Misteri gaudiosi del Santo Rosario

1° mistero: L'annunciazione

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chia­mato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria dis­se: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. (Lc. 1, 30-32; 38)

E' il momento più grande della storia del genere umano.
L'angelo annuncia alla Vergine che sarà madre del Figlio di Dio, che l'Altissimo ha scelto Lei per compiere le scritture, che è Lei l'eletta.
Maria, dopo la prima esitazione -Com'è possibile, non conosco uomo?- accetta con fiducia: -Avvenga per me secondo la tua parola-.
E' l'elogio dell'umiltà: l'umiltà di Dio che aspetta un "sì" da una creatura e l'umiltà della Santa Vergine che si definisce "la serva del Signore".
Maria, dona anche a me la virtù dell'umiltà, fa' che anch'io possa essere sempre pronta e disponibile alla chiamata di Dio e che possa accettare tutti i suoi piani, anche quelli più dolorosi.

2° mistero: La visitazione

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la monta­gna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». (Lc. 1, 39-45)

L'angelo Gabriele mette al corrente Maria che sua cugina, in età avanzata e dichiarata sterile, è al sesto mese di gravidanza, - Nulla è impossibile a Dio-.
La Santa Vergine si mette subito in viaggio per recarsi da Elisabetta, incurante delle difficoltà e della pericolosità del viaggio. Probabilmente è spinta dal desiderio di condividere la sua gioia e dalla voglia di portare Gesù agli altri.
Sulla cugina scende lo Spirito Santo: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".
Maria le risponde con gli altissimi versi del Magnificat.
Maria, donami il desiderio di aiutare il prossimo, dammi la capacità di farmi piccola e di mettere gli altri al primo posto.
Fammi una vera discepola di Gesù.
Mettimi al servizio dei bisognosi, dei malati e degli infelici.

3° mistero: La nascita di Gesù a Betlemme

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nell'albergo. (Lc. 2, 6-7)

E' la Notte Santa. 
Maria e Giuseppe sono nella stalla di Betlemme. 
Il mondo li ha rifiutati. 
Ha già rifiutato il Salvatore.
La notte è rischiarata dalla stella, ma è "la luce del mondo" che sta nascendo.
I pastori arrivano attirati dalla luce della cometa e dai cori degli angeli che intonano sublimi canti di gioia.
Fuori è tutto giubilo.
Dentro è tutta estasi.
Giuseppe e Maria, contemplano il Bambino, il dono di Dio al mondo.
Maria, fa' che possa disprezzare la ricchezza, gli agi e gli ozi. Preservami dai vizi e dai peccati di gola.
Fammi amare la povertà.
Non permettere che sia superficiale e che dia troppa importanza all'apparenza.
Donami un animo sensibile e nobile, a imitazione tua e di Gesù.

4° mistero: La presentazione di Gesù nel tempio

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio. (Lc. 2, 25-28)

Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio, anche se sanno che non sarebbero tenuti a farlo poiché il Bambino è Figlio di Dio, ma nell'umiltà desiderano conformarsi agli usi e alle regole.
Maria offre Gesù a Dio, lo offre in sacrificio. 
E Simeone profetizza: "Anche a te una spada trafiggerà l'anima".
Maria non comprende totalmente ma custodisce tutte le cose nel suo cuore.
Maria, ti prego allontana da me l'arroganza, fa' che non mi senta mai superiore agli altri. 
Fa' che io viva la religione con entusiasmo e con rispetto e che riesca a insegnarlo ai miei figli.


5° mistero: Il ritrovamento di Gesù nel tempio

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mez­zo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intel­ligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Per­ché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». (Lc. 2, 46-49)

Maria e Giuseppe smarriscono Gesù a Gerusalemme. 
Lo cercano ovunque e lo trovano dopo tre giorni nel tempio.
Sta parlando con i sacerdoti, che rimangono stupiti dalle sue risposte e dalla sua intelligenza.
"Perché ci hai fatto questo?", è la domanda della Santa Vergine, che in questi tre giorni ha sofferto come solo una madre può fare.
E' l'anticipazione dei tre giorni che Maria dovrà aspettare per veder risorgere quel Figlio disprezzato, offeso, flagellato e crocifisso.
"Non lo sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
Ancora Maria non comprende appieno questa risposta, ma la accetta e la custodisce dentro di Lei.
Maria, fa' che io non mi perda d'animo nei momenti di aridità spirituale, quando cercherò il calore e l'affetto di Gesù e troverò solo la fatica nell'orazione. Aiutami a capire che in quei momenti il calore del mio cuore lo dono a Lui, per riscaldarlo della freddezza che gli riservano le creature e per consolarlo delle offese ricevute. Fammi amare l'attesa del suo ritorno, esulta con me quando lo ritroverò proprio lì dov'era, nel mio cuore.


mercoledì 26 febbraio 2014

Santo Rosario meditato con Papa Giovanni XXIII

MISTERI GAUDIOSI

Annunciazione dell'Angelo a Maria

Primo punto luminoso, questo, a congiungere cielo e ter­ra: primo di quelli che sono i più grandi avvenimenti, nei secoli. Il Figlio di Dio, Verbo del Padre, «per cui tutto fu fatto quanto fu fatto» (Gv 1,3) nell'ordine della creazione, assume in questo mistero l'umana natura, egli stesso diventa uomo, pur di potere, dell'uomo e dell'umanità intera, essere il redentore, il salvatore. Maria Immacolata, fiore della creazione, il più bello, il più fra­grante, col suo «Ecco l'ancella del Signore» (Lc 1,38) dato in ri­sposta alla voce dell'Angelo, accetta l'onore della divina maternità, la quale nell'istante stesso si compie in lei. E noi, nati un giorno col nostro padre Adamo, già figli adottivi di Dio, quindi decaduti, torniamo oggi altrettanti fratelli, figli adottivi del Padre, restituiti all'adozione con la redenzione che s'inizia. Noi saremo, ai piedi della croce, figli di Maria con quel Gesù che oggi da lei vien conce­pito. Sarà, da oggi, «mater Dei», e poi «mater nostra». Oh sublimità, oh tenerezza del primo mistero! 1006. A rifletterci, il nostro dovere principale, continuo, sta nel ringraziare il Signore, che si è degnato di venire a salvarci, perciò si è fatto uomo, uomo nostro fratello: con noi si è associato alla condizione di figlio di donna, di questa donna facendoci, ai piedi della croce, figli di adozione. Figli adottivi del Padre Celeste, ci ha voluti figli della stessa madre sua. Intenzione di preghiera, nella contemplazione di questo che è il primo quadro offerto alla nostra contemplazione, oltre la peren­nità abituale del ringraziamento, sia uno sforzo, ma sincero, ma reale, di umiltà, di purezza, di carità viva, altrettante virtù delle quali la Vergine benedetta porge a noi così prezioso esempio.

Visita di Maria alla cugina Elisabetta

Che soavità, che grazia, in codesta visita di tre mesi, fatta da Maria alla diletta cugina! L'una e l'altra, depositarie di una ma­ternità imminente: per la Vergine madre, la maternità più sacra che sia possibile anche soltanto immaginare sulla terra. Una dolcezza d'armonia si alterna nei due canti che si intrecciano: «Tu sei bene­detta fra le donne» (Lc 1,42), da una parte; dall'altra: «Il Signore ha guardato alla umiltà della sua ancella: tutte le generazioni mi chameranno beata» (Lc 1,48). Quanto qui accade, ad Ain-Karim, sul colle di Ebron, illumina di una luce, umanissima e celeste insieme, quali sono i rapporti che legano le buone famiglie cristiane, educate alla scuola antica del santo rosario: rosario recitato ogni sera in casa, nel cerchio degli intimi; rosario recitato, non in una o cento o mille famiglie ma da tutte, da tutti, in tutti i luoghi della terra, ovunque «soffre, com­batte e prega » 2 qualcuno di noi, chiamato da un'alta ispirazio­ne, o il sacerdozio, o la carità missionaria, o un sogno che avve­riamo di apostolato; oppure chiamati da uno di quei tanti motivi, tanto legittimi che sono persin doverosi, del lavoro, del commer­cio, del servizio militare, dello studio, dell'insegnamento, di altra qualsiasi occupazione. 1008. Bel ricongiungerci, durante le dieci avemarie del mistero, tra tante e tante anime, unite per ragione di sangue, per vincolo domestico, per un rapporto che santifica, e perciò rinsalda, il sen­timento d'amore che stringe le persone più care: tra genitori e fi­gli, tra fratelli e congiunti, tra conterranei, tra appartenenti a uno stesso popolo. Tutto ciò, allo scopo e in atto di sorreggere, accre­scere, illuminare la presenza di quella universale carità, l'esercizio della quale è la gioia più profonda e il più alto onore nella vita.

Nascita di Gesù nella capanna di Betlemme

Nell'ora che le leggi dell'assunta natura umana segnava-no, il Verbo di Dio, fattosi uomo, esce dal tabernacolo santo che è il seno immacolato di Maria. Prima sua apparizione nel mondo, in una mangiatoia: ivi le bestie digrumano il fieno e tutto intorno è silenzio, povertà, semplicità, innocenza. Voci di angeli trascor­rono per il cielo, ad annunziare la pace: quella pace, della quale è apportatore all'universo il bambino nato allora allora. Primi ado­ratori, Maria, la madre, e Giuseppe, il padre putativo; dopo di lo­ro, umili pastori che, invitati da voci angeliche, son discesi dalla collina. Giungerà più tardi una carovana di gente illustre, prece­4uta lontano lontano da una stella, e offrirà doni preziosi, pieni di reconditi significati. Tutto, nella notte di Betlemme, parla un linguaggio di universalità. 1010. Nel mistero, non un ginocchio che non si pieghi adorando innanzi alla cuna. Non uno che non vegga gli occhi del divino in­fante, che guardano lontano, quasi in atto di scorgere a uno a uno i popoli tutti della terra, i quali passano tutti, uno dopo l'altro, come in una rivista, alla sua presenza, ed egli tutti li riconosce, tutti li identifica, li saluta sorridendo tutti: ebrei, romani, greci, cinesi, indiani, popoli dell'Africa, popoli di qualsivoglia regione dell'uni­verso, di qualsivoglia epoca della storia, regioni le più dissite e de­serte, le più remote, segrete, inesplorate: epoche passate, presenti, future. Al Santo Padre, nel defluire delle dieci avemarie, piace racco­mandare, a Gesù che nasce, il numero senza numero di tutti i bam­bini - quanti sono! una moltitudine sterminata - di tutte le stirpi, umane, che nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, ven­gono alla luce un po' dappertutto sulla faccia della terra. Quanti sono! e tutti, battezzati che saranno o no, appartengono tutti, di diritto, a Gesù, a questo bambino che nasce in Betlemme; son suoi fratelli, chiamati al proseguimento di quella dominazione di lui che è la più alta e la più dolce che sia nel cuore dell'uomo e nella storia del mondo, la sola degna di Dio e degli uomini: una dominazione di luce, una dominazione di pace: il «regno» che chiediamo nel Pater noster.

Presentazione di Gesù al tempio

Gesù, sorretto dalle braccia materne è proteso al sacerdo­te, e insieme protende innanzi le braccia sue: è l'incontro, è il con­tatto dei due Testamenti. Si avvia verso «la luce a rivelazione delle genti » (Lc 2,32), egli, splendore del popolo eletto, figlio di Maria. Presente e presentatore anche lui, san Giuseppe, che partecipa del pari ai riti delle offerte legali che sono di prescrizione. 1012. L'episodio, in altra maniera ma analogo nella sostanza del­l'offerta, torna di continuo nella Chiesa, anzi vi si è perpetuato: nell'atto che ripetiamo le avemarie, quanto è bello contemplare il campo che germina, la messe che s'innalza: «Sollevate gli occhi verso il campo, che già tutto albeggia di messi» (Gv 4,35). Sono le speranze sorgenti, lietissime, del sacerdozio, dei cooperatori e delle cooperatrici del sacerdozio, così in gran numero nel regno di Dio e tuttavia non bastanti mai! giovani nei seminari, nelle case religiose, negli studentati missionari, persino - e perché no? non sono cristiani anche loro, chiamati anche loro ad essere apostoli? - nelle università cattoliche; e le speranze di tutti gli altri virgulti dell'apostolato futuro e imprescindibile dei laici: apostolato, che nel suo espandersi, nonostante difficoltà e contrasti, persino entro le nazioni tribolate dalla persecuzione, offre e non cesserà mai di offrire uno spettacolo così consolante, da strappare parole d'am­mirazione e di letizia. «Luce a rivelazione delle genti» (Lc 2,32), gloria del popolo eletto.

Gesù ritrovato fra i dottori nel tempio

Gesù conta ormai dodici anni. Maria e Giuseppe l’accompagnano a Gerusalemme, per la preghiera rituale. D’improvviso, scomparisce dai loro occhi, pur cos’ vigilanti, così amorosi. Affanno grande, e una ricerca che si protrae vana per tre giorni. Alla pena succede la gioia d'averlo trovato, lì, sotto gli atrii circostanti del tempio. Egli ragionava coi dottori della legge; e con quali pa­role significative ce lo rappresenta san Luca, nella più meticolosa precisione! Lo trovano, dunque, seduto fra mezzo ai dottori « au­dientem illos et interrogantem eos » (Lc 2,46), in atto di ascoltarli, di interrogarli. Un incontro coi dottori, allora, importava molto, significava tutto: conoscenza, sapienza, indirizzo di vita pratica nel­la luce del Testamento antico.Tale, in ogni tempo, il compito della intelligenza umana: racco­gliere le voci dei secoli, trasmettere la dottrina buona, spingere con fermezza e con umiltà più innanzi lo sguardo della investigazione scientifica; noi moriamo uno dopo l'altro, andiamo a Dio; l'uma­nità va verso l'avvenire. Il Cristo, come nella luce d'oltre natura così nelle luci naturali, non è mai assente: vi si trova sempre nel mezzo, al suo posto: «Ma­gister vester unus est, Christus » (Mt 23,10). 1014. Questa che è la quinta serie di dieci avemarie, ultima dei misteri gaudiosi, riserviamola come una invocazione del tutto spe­ciale a tutto beneficio di quanti vennero chiamati da Dio, per doni di natura, per circostanze di vita, per desiderio di superiori, al ser­vizio della verità, nella ricerca o nell'insegnamento, nella diffusio­ne della scienza antica o delle tecniche nuove, per il tramite dei libri o degli spettacoli audiovisivi, invitati tutti a imitare Gesù anch'es­si. Sono gli intellettuali, i professionisti, i giornalisti; costoro, i gior­nalisti specialmente, ai quali spetta quotidianamente il compito caratteristico di far onore alla verità, debbono trasmetterla con re­ligiosa fedeltà, con estrema saggezza, senza fantastiche distorsioni e contraffazioni. Sì, sì, per tutti costoro preghiamo, siano sacerdoti, siano laici: preghiamo che la verità sappiano ascoltarla, e ci vuol tanta purez­za del cuore; sappiano intenderla, e ci vuol tutta l'umiltà intima della mente; sappiano difenderla, e occorre quella che fu la forza di Gesù ed è la forza dei santi, l'obbedienza. Soltanto l'obbedien­za ottiene la pace, ossia la vittoria.



MISTERI DOLOROSI

Gesù nel Getsemani

La mente commossa torna di continuo sulla immagine del Salvatore, fl, nel luogo e nell'ora del supremo abbandono: «...E diede in un sudore, come di gocce di sangue che scorreva a terra » (Lc 22,44). Pena intima dell'animo, amarezza estrema della soli­tudine, venir meno del corpo affranto. Non può essere determina­ta l'agonia che dalla imminenza di quella passione che Gesù ormai vede non più lontana, non più vicina, ma presente ormai. La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia a tendere tutta la volontà nell'accettazione, un'accettazione piena della sofferen­za, quando chi quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio: «Non mea voluntas sed tua fiat » (Lc 22,42). Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre, e dànno, come in un ultimo tocco, la certezza, per noi, dei meriti più inenarrabili, i meriti della vita divina in noi, vita viva in noi oggi nella grazia, domani nella gloria. 1016. Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli occhi qui, nel presente mistero: la «sollicitudo omnium ecclesiarum » (2Cor 11,28), l'ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Ge­nezaret: «il vento infatti era contrario » (Mt 14,24), la preghiera quotidiana del Santo Padre, l'ansia delle ore più trepide dell'altis­simo ministero pastorale; l'ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e, insieme, egli soffre con la Chiesa, presen­te in lui e sofferente in lui; l'ansia di anime e anime, porzioni inte­re del gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la libertà di credere, di pensare, di vivere. «Chi sta male e non sto male an­ch'io?» (2Cor 11,29). Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi patisce, «fiere cum flentibus » (Rm 12,15), costituisce un beneficio, un merito per tutta la Chiesa. La « comunione dei santi » non è questo avere tut­ti e ciascuno in comune il sangue di Gesù, l'amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le nostre infermità? Ci si pensa mai a questa « comunione », che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità: «che siano uno » (Gv 17,22)? La croce del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: «e io, se sarò sollevato da terra, tutto attrarrò a me» (Gv 12,32). Tutto, tutti.

Flagellazione

Il mistero ci propone al ricordo il supplizio, così spietato, delle tante battiture sulle membra immacolate e sante di Gesù. Il composto umano risulta d'anima e corpo. Il corpo subisce le tentazioni più umilianti; la volontà, anche più debole, può venire di leggieri trascinata. Si troverà dunque nel mistero un richiamo a quella penitenza, salutare penitenza, perché implica e importa la salute vera dell'uomo, che è salute nella sua validità corporale ed è insieme salute nel senso di salvezza spirituale. Grande è l'insegnamento che ne discende, per tutti. Non saremo chiamati al martirio cruento, ma alla disciplina costante, alla mor­tificazione quotidiana delle passioni sì. Orbene, per cotesta stra­da, vera «via della croce », strada quotidiana, inevitabile, indi­spensabile, che può anche a volte diventare eroica nelle sue esigen­ze, noi si arriva un passo dopo l'altro alla rassomiglianza sempre più perfetta con Gesù Cristo, alla partecipazione dei suoi meriti, all'abluzione nel suo sangue immacolato, di ogni colpa in noi e in tutti. Non vi si giunge per via di facili esaltazioni, di fanatismi ma­gari innocenti, mai innocui. 1018. La Madre, addolorata, lo vide flagellato così: pensiamo con che afflizione! quante mamme vorrebbero poter gioire del per­fezionamento dei loro figlioli, avviati e iniziati da loro alla disci­plina di una buona educazione, di una vita sana, e debbono, invece, piangere allo svanire di tante speranze, nel pianto che tante ansie non sono approdate a nulla. Le avemarie del mistero chiederanno dunque al Signore in dono la purezza del costume nelle famiglie, nella società, specialmente nelle anime giovanili, le più esposte alla seduzione dei sensi; chie­deranno insieme il dono i una robustezza di carattere, d'una fe­deltà a tutta prova agli insegnamenti ricevuti, ai propositi fatti.

Coronazione di spine

La contemplazione del mistero in singolar modo si addice a coloro che portano il peso di responsabilità gravi, nella direzione del corpo sociale: è dunque il mistero dei governanti, dei legislato­ri, dei magistrati. Sul capo di questo Re, ecco la corona di spine. Anche sul loro capo viene imposta una corona, corona innegabil­mente fulgente d'una aureola di dignità e distinzione, corona di una autorità che vien da Dio ed è divina; tuttavia è talmente intes­suta d'elementi che pesano, che pungono, che rendono perplessi e vorrebbero persino amareggiarci, da spine insomma e da fastidi; senza parlare del dolore che ci recano i malanni e le colpe degli uomini, quanto più li si ama, e si ha il dovere d'essere per loro co­lui che rappresenta il Padre che è nei cieli. L'amore stesso diviene allora, come per Gesù, una corona di spine che gli uomini crudeli intessono sul capo a chi li ama. Altra applicazione utilè del mistero potrebbe essere, pensare a quelle che sono le gravi responsabilità di chi avesse ricevuto maggiori talenti, ed è pertanto tenuto a farli fruttificare in egual misura, attraverso un esercizio continuato delle sue facoltà, del­la sua intelligenza. Il servizio del pensiero, vale a dire l'impegno che si richiede a chi più ne fosse dotato, in luce e a guida di tutti gli altri, deve essere compiuto con tutta pazienza, respingendo le tentazioni dell'orgoglio, dell'egoismo, della disgregazione che de­molisce.

Via della croce

La vita umana è un pellegrinare continuo, lungo e pesan­te. Su su, per l'erta sassosa, per la strada segnata a tutti su quel colle. Nel mistero attuale, Gesù rappresenta il genere umano. Guai se per ciascuno di noi non ci fosse la sua croce: l'uomo, tentato di egoismo, d'insensibilità, o prima o poi soccomberebbe per via. Dalla contemplazione di Gesù che ascende al Calvario, noi ap­prendiamo, col cuore prima che con la mente, ad abbracciare e ba­ciare la croce, a portarla con generosità, con trasporto, secondo le parole dell'Imitazione di Cristo: «Nella croce sta la salvezza, nella croce sta la vita, nella croce sta la protezione dai nemici, l'ef­fusione di una celeste soavità» (IC 2.12). E come non estendere la preghiera a Maria che seguì, addolora­ta, Gesù con uno spirito ditale e tanta partecipazione ai suoi meri­ti, ai suoi dolori? Il mistero ci ponga davanti agli occhi la visione immensa di tanti poveri tribolati: orfani, vecchi, malati, prigionieri, deboli, esiliati. Per tutti, chiediamo la forza, chiediamo la consolazione che sola dà speranza. Ripetiamo con tenerezza, e perché no? con qualche lagrima nascosta: «O crux, ave, spes unica »

La morte di Gesù

«Vita et mors duello conflixere mirando »: vita e mor­te presentano i due punti significativi e risolutivi del sacrificio di Cristo. Dal sorriso di Betlemme, che si accende in tutti i figli degli uomini al loro primo apparire sulla terra, l'anelito e singulto ulti­mo sulla croce, che accolse in uno tutti i dolori nostri per santifi­carli, che espiò tutti i peccati nostri per cancellarli, ecco la vita di Gesù nella nostra vita. E Maria sta lì, accanto alla croce, come stava accanto al Bimbo in Betlemme. Preghiamola, questa madre, pre­ghiamola che preghi anch'essa per noi, «nunc et in hora mortis nostrae ». Nel mistero potrebbe vedersi adombrato il mistero di coloro che mai nulla sapranno - quale tristezza immensa - del sangue che è stato versato anche per loro dal Figlio di Dio; il mistero soprat­tutto dei peccatori ostinati, degli increduli, di quelli che ricevette­ro, e ricevono e poi la rifiutano, la luce del Vangelo! Così pensando, la preghiera si dilata in un respiro vastissimo, in un singhiozzo di accorata riparazione verso orizzonti mondiali di apostolato; e si domanda, di gran cuore, che il sangue preziosissimo versato per tutti gli uomini, doni alla fine, doni a tutti gli uomini la salvezza e la conversione: e il sangue di Gesù dia a tutti l'arra, il pegno di una vita eterna.




MISTERI GLORIOSI

Risurrezione di Nostro Signore

E’ questo il mistero della morte affrontata e vinta. La ri­surrezione segna il trionfo maggiore di Cristo, e insieme l'assicu­razione del trionfo per la santa Chiesa cattolica, di là dalle avversità, di là dalle persecuzioni, ieri nel passato, domani nell'avvenire. «Christus vincit, regnat, imperat ». Fa bene ricordarlo, la prima delle apparizioni del Cristo risorto, fu per le pie donne, familiari alla sua umile vita, rimastegli vicine nelle sofferenze di lui sino al Calvario, sino al Calvario compreso. Tra i fulgori del mistero, lo sguardo della nostra fede contempla viventi, unite ormai con Gesù risorto, le anime a noi più care, le anime di coloro dei quali godemmo la familiarità, condividemmo le pene. Come ci si ravviva nel cuore, alla luce della risurrezione di Gesù, il ricordo dei nostri morti! Ricordàti da noi e suffragati nel sacrificio stesso del Signore crocifisso e risorto, partecipano an­cora della nostra vita migliore, che è la preghiera ed è Gesù. Non per nulla la liturgia orientale conclude il rito funebre con l'alleluja per tutti i morti. Invochiamo ai morti la luce dei taberna­coli eterni, mentre il pensiero si dirige nello stesso tempo alla ri­surrezione che attende le nostre stesse spoglie mortali: «et exspecto resurrectionem mortuorum ». Saper aspettare, confidar sempre nel­la promessa soavissima di cui la risurrezione di Gesù ci dà il pegno sicuro, ecco, questo è un pregustare il cielo.

Ascensione di Gesù al cielo

In questo quadro, contempliamo la «consummatio », quanto dire il compimento ultimo delle promesse di Gesù. E la ri­sposta che dà lui al nostro anelito verso il paradiso. Il definitivo ritorno suo al Padre, dal quale egli un giorno discese tra noi nel mondo, è sicurezza per tutti noi, ai quali egli ha promesso e prepa­rato un posto lassù: «vado parare vobis locum » (Gv 14,2). Il mistero, innanzi tutto, ci si presenta come luce e indirizzo di quelle anime che siano studiose ciascuna della propria vocazione. Vi si legge dentro quel movimento spirituale, quell'ardore di con­tinua ascensione che brucia nel cuore ai sacerdoti, non trattenuti e non distratti da beni della terra, intesi unicamente ad aprirsi le vie, e aprirle agli altri, che portano alla santità e alla perfezione; a quel grado, cioè, di grazia al quale debbono, in privato o in co­mune, giungere sacerdoti, religiosi, religiose, missionari, missio­nane, laici innamorati di Dio e della Chiesa, molte anime, quelle anime almeno che sono come il buon profumo di Cristo (2Cor 2,15); e dove son loro si sente Gesù vicino: vivono infatti di già in una comunicazione continuata di vita celeste. Questa posta di rosario ci insegna ed esorta a non lasciarci trat­tenere da ciò che aggrava, appesantisce; ad abbandonarci, invece, alla volontà del Signore che ci spinge in alto. Le braccia di Gesù, nell'ora del suo ritorno al Padre ascendendo al cielo, si allargano in atto di benedizione sopra i primi apostoli, sopra tutti coloro che, nella loro traccia, continuano a credere in lui, ed è nel loro cuore una placida e serena sicurezza dell'incontro ultimo con lui e con tutti i salvati, nella felicità eterna.

Discesa dello Spirito Santo

Gli apostoli nell'ultima cena ricevettero la promessa dello Spirito; nel Cenacolo poi, scomparso Gesù ma presente Maria, lo ricevono come dono supremo di Cristo; che altro è infatti il suo Spirito? ed è il consolatore, è il vivificatore delle anime. Lo Spirito Santo continua le sue effusioni sulla Chiesa e nella Chiesa ogni gior­no: secoli e popoli appartengono allo Spirito, appartengono alla Chiesa. I trionfi della Chiesa non sono sempre palesi, esteriormente; di fatto, ci son sempre e sempre son ricchi di sorprese, spesso di meraviglie. Le avemarie del mistero che meditiamo mirano verso una spe­ciale intenzione, in questo anno di fervore in cui tutta la Chiesa santa che è pellegrina nel mondo, la vediamo avviarsi e prepararsi al Concilio Ecumenico. Il Concilio ha da riuscire una Pentecoste novella di fede, di apostolato, di grazie straordinarie, per la pro­sperità degli uomini, per la pace del mondo intero. Maria, la ma­dre di Gesù, sempre dolcissima madre nostra, si trovava insieme con gli apostoli, nel Cenacolo della Pentecoste. Restiamo sempre più vicini a lei, nel rosario, in questo anno. Le nostre preghiere unite con la sua rinnoveranno l'antico prodigio; e sarà come il sor­gere d'un nuovo giorno, un'alba vivissima della Chiesa cattolica, santa e sempre più santa, cattolica e sempre più cattolica, nei tem­pi moderni.

Maria assunta in cielo

L'immagine sovrana di Maria si accende e si irraggia, nel­la esaltazione suprema a cui può giungere una creatura. Che scena di grazia, di dolcezza, di solennità, la dormizione di Maria, così come i cristiani di Oriente la contemplano! Distesa essa nel sonno placido della morte, Gesù le sta accanto, la trattiene presso il cuor suo, come se l'anima di Maria fosse un bambino, a indicare il pro­digio della immediata risurrezione e glorificazione. I cristiani di Occidente preferiscono seguire, levando gli occhi e il cuore, Maria che è assunta, in anima e corpo verso i Fegni eter­ni. Così l'han vista e rappresentata gli artisti piu insigni, incompa­rabile di divina bellezza. Oh, seguiamola pure così, lasciamoci rapire anche noi fra l'angelico corteo. Motivo di consolazione e di fiducia, in giorni di dolore, a quelle anime privilegiate - come tutti noi possiamo essere, soltanto se rispondiamo alla grazia, - che Iddio prepara nel silenzio al trion­fo più bello, il trionfo dell'altare. Il mistero dell'Assunta ci rende familiare il pensiero della mor­te, della nostra morte, e diffonde in noi una luce di placido abban­dono; ci familiarizza e riconcilia con l'idea che il Signore sarà, come vorremmo che fosse, vicino alla nostra agonia, a raccogliere lui fra le mani sue l'anima nostra immortale. «Gratia tua nobis tecum, Virgo Immaculata».

Coronazione di Maria sopra tutti i cori degli Angeli e dei Santi

E’ la sintesi di tutto il rosario, che si chiude così nella leti­zia e nella gloria. Quella grande missione, che aprì col suo annunzio l'Angelo a Maria, a modo di una corrente di fuoco e di luce, è passata via via attraverso i singoli misteri: il disegno eterno di Dio per la no­stra salvezza, che vi è rappresentato in tanti quadri, ci ha sin qui accompagnato e ci ricongiunge ora a Dio nello splendore dei cieli. La gloria di Maria, madre di Gesù e madre nostra, si accende nella luce inaccessibile della Trinità augusta, e si riflette come un riverbero bagliante, nella santa Chiesa: trionfante nei cieli, pa­ziente nella sicura attesa del purgatorio, litante sulla terra. 1027. O Maria, tu preghi con noi, tu preghi per noi. Noi lo sap­piamo, noi lo sentiamo. Oh, quale delizia di realtà, altezza di glo­ria, in questa celeste e umana corrispondenza di affetti, di voci, di vita, che il rosario ci ha apprestato e appresta: temperamento della umana afflizione, pregusto di oltremondana pace, speranza di vita eterna!

{da "Il giornale dell'anima"}

lunedì 3 febbraio 2014

Il Santo Rosario meditato con San Pio da Pietrelcina

Misteri della gioia

1 – L’annuncio dell’Angelo a Maria
Dal Vangelo di Luca. L’Angelo le disse: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc.1,45).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Fuggite, fuggite la benché minima ombra che vi faccia sentire alta di voi stessa. Riflettete ed abbiate sempre innanzi all’occhio della mente la grande umiltà della Madre di Dio e nostra, la quale, a misura che in lei crescevano i doni celesti, sempre più si sprofondava nell’umiltà, tanto da poter Ella cantare da quello stesso momento che fu adombrata dallo Spirito Santo, che la rese Madre del Figliuolo di Dio : «Ecco l’ancella del Signore» (Epist. 2, 417).

2 – Maria visita Santa Elisabetta
Dal Vangelo di Luca: In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta… Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo… Maria allora esclamò: «L’anima mia Magnifica il Signore. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente». Maria rimase con Lei circa tre mesi… (Lc. 1.39-56).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Figliuole, l’abbiezione in latino si chiama umiltà, e l’umiltà abbiezione; sicché quando la Santissima Vergine dice nel Magnificat: «Perché ha riguardato l’umiltà della sua serva». Ella vuol dire perché ha riguardato la mia abbiezione e viltà. Non di meno vi è qualche differenza fra la virtù dell’umiltà e della abbiezione; perché l’umiltà è la ricognizione della propria abbiezione; ora il grado sublime dell’umiltà è il solo riconoscere la propria abbiezione, ma amarla; questo è ciò che io vi esorto (Epist. 3, 566).

3 – Gesù nasce a Betlemme

Dal Vangelo di Luca: Maria diede alla luce il Suo Figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo… L’Angelo disse ai pastori: «Non temete, vi annunzio una grande gioia: oggi vi è nato nella città di Davide il Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc. 2, 7-12)
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Ricordatelo che una cosa è necessaria, di essere appresso a Gesù. Ditemi, mie care figliuole, voi sapete bene che alla nascita di nostro Signore i pastori udirono i canti angelici e divini degli spiriti celesti, la scrittura lo dice, ma non dice però che la Vergine sua Madre e San Giuseppe, che erano i più vicini al bambino, udissero la voce degli Angeli o vedessero quei miracolosi splendori, anzi al contrario, invece di udire gli Angeli cantare, udivano piangere il bambino, e videro a qualche lume, mendicato da una lampada vile, gli occhi di questo divino Infante, tutti bagnati di lacrime nel pianto, tremanti pel freddo (Epist. 3, 565).

4 – Presentazione di Gesù al Tempio
Dal Vangelo di Luca: Quando venne il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore… (Lc. 2, 22-23).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Siate, mie dilettissime figliuole, tutte rassegnate nelle mani di nostro Signore, donandogli il rimanente degli anni vostri e supplicatelo sempre di impiegarli a servirsene in quello che a lui piacerà; non preoccupate il vostro cuore con vane promesse, ma presentate al vostro sposo divino i vostri cuori tutti vuoti di ogni altro affetto, e supplicatelo che lo riempia puramente e semplicemente dei movimenti, desideri e volontà che sono del suo Amore, acciocché i vostri cuori, come una madreperla, non concepiscano che non la rugiada del cielo e non l’acqua del mondo; e vedrete che Dio vi aiuterà, e che farete assai, nello scegliere e nell’eseguire (Epist. 3, 569).

5 – Ritrovamento di Gesù nel Tempio
Dal Vangelo di Luca: Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava… Al vederlo restarono stupiti e Sua Madre Gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, Tuo Padre e io, angosciati Ti cercavamo». Ed Egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio?» Ma essi non compresero le Sue parole (Lc. 2 46,49-50).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Si’, mia buona figliuola, allargate sempre più il vostro cuore alla fiducia in questa amorosissima Madre, che il Dio della pietà ha voluto in Lei assegnarci una Madre che ci servisse non solo quale legame di unione con Dio, di beneficenza, ma ancora una mediatrice che ci servisse con un mezzo di difesa contro i nemici della nostra salute. Coraggio dunque ed avanti sempre, ché, se il nemico non dorme per perderci, questa Madre Benedetta non ci lascia un istante (Epist. 3, 98).


Misteri della Luce

1 – Battesimo di Gesù al Giordano
Dal Vangelo di Matteo: Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». (Mt. 3, 16-17).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Sì, il cristiano nel Battesimo risorge in Gesù, viene sollevato ad una vita sopranaturale, acquista la bella speranza di sedere glorioso sopra il Trono Celeste. Quale dignità! La sua vocazione richiede di aspirare di continuo alla patria dei Beati, di considerarsi qual pellegrino nella terra di esilio; la vocazione di cristiano, dico, richiede di non apporre il cuore nelle cose di questo basso mondo; tutta la cura, tutto lo studio del buon cristiano che vive secondo la sua vocazione è rivolto nel procacciarsi i beni eterni; egli si deve formare tale giudizio delle cose di qua giù, da stimare ed apprezzare solo quelle che servono al conseguimento degli eterni beni l’aiutino (Epist. 2, 226).

2 – Gesù si rivela alle nozze di Cana

Dal Vangelo di Giovanni: Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La Madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; le riempirono fino all’orlo (e l’acqua si trasformò in vino). Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Gv. 2, 1-8).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Se la nostra miseria ci atterrisce, se la memoria delle nostre colpe ci arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, ricorriamo allora alla Madre nostra: Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi perché ci è madre. Ascendiamo, ascendiamo in sua compagnia sino al trono di Dio, e facciamo valere presso di Lui la di Lei maternità. Questa Madre amorosissima saprà sostenerle le nostre suppliche, far valere le nostre ragioni, e farci conoscere che non è meno tenera, meno generosa Madre nostra nel cielo di quello che tanto a suo costo, lo fu già sul Calvario in un momento, il più solenne per Lei, quando tutti ci partorì col Suo Amore (Epist. 3, 100).

3 – Gesù annuncia il Regno di Dio
Dal Vangelo di Marco: Dopo che Giovanni (il Battista) fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc. 1, 15-16).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La prima cosa che io desidero in te è questa di San Paolo: «Tutto ritorna in bene a quelli che amano Dio». E per verità giacché Iddio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a Lui? Perfino gli stessi peccati, dalla sua divina provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Considera, mia carissima figliuola, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre miserie in favori. Dimmi dunque, di grazia, che non farà Egli delle nostre afflizioni, dei nostri travagli e delle persecuzioni, che ci molestano? E perciò se mai ti occorrerà di patire delle afflizioni, assicurati pure che, se ami Dio di cuore, tutto si convertirà in bene, allora più che mai sii certa che Egli verrà senz’altro (Epist. 3, 822).

4 – Contempliamo Nostro Signore Gesù Cristo nella sua Trasfigurazione
Dal Vangelo di Luca: E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme… E dalla nube (che li aveva avvolti) uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc. 9, 35).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Ricordati ed imprimi bene nella mente che il Calvario è il monte dei santi; ma ricordati ancora che dopo salito il Calvario, piantata la Croce e spirata su essa, si ascenderà immediatamente ad un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme celeste. Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna. Riposa tranquilla od almeno rassegnata, ma sicura sempre, nella parola dell’autorità. Ad essa affidati, e non temere l’imperversare delle tempeste poiché la navicella del tuo spirito non andrà giammai sommersa. I Cieli e la terra si cambieranno, ma la parola di Dio ci assicura che chi ubbidisce canterà vittoria, non si cambierà, rimarrà sempre scritta a caratteri indelebili sul libro della vita: io sussisterò sempre (Epist. 3, 245).

5 – Contempliamo Nostro Signore Gesù Cristo che istituisce l’Eucarestia
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv. 13,1). Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt. 26,24-28).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Oh! intendiamo bene per amore del cielo quello che il nostro buon Maestro, domanda al Padre, «Dacci oggi, o Padre, il nostro pane quotidiano». Ma qual è questo pane? In questa domanda di Gesù, salvo sempre migliori interpretazione, io vi ravviso l’Eucaristia principalmente. Quale eccesso di umiltà di quest’Uomo Dio! Egli che è una cosa sola col Padre, Egli che è l’amore e la delizia dell’eterno Genitore, sebbene sapesse che tutto ciò che lui farebbe in terra sarebbe gradito e rettificato dal Padre suo in Cielo, chiede licenza di restar con noi! (Epist. 2, 340).


Misteri del Dolore

1 – Contempliamo l’agonia di nostro Signore Gesù Cristo nell’orto
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc. 14,34-36). Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella Sua gloria? (Lc. 24,26).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La Vergine Addolorata ci ottenga dal Suo Santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della Croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù. La più certa prova dell’amore consiste nel patire per l’amato, e dopo che il Figliuolo di Dio patì per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la Croce portata per Lui diviene amabile quanto l’amore (Epist. 1, 602).

2 – Contempliamo la flagellazione di Nostro Signore Gesù alla colonna
Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!» Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt. 27,22-26). «Mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Ga. 2, 20).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La Santissima Vergine ci ottenga l’amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ed Ella che fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure ed essa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d’appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad Ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine (Epist. 1, 602).

3 – Contempliamo l’incoronazione di spine di Nostro Signore Gesù Cristo
Dal Vangelo di Matteo: Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono intorno tutta la corte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra, poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve Re dei Giudei!» E sputandogli addosso gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo (Mt. 27, 27-30).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Nella vostra risoluta volontà di meglio ricevere riscontro a quelle vostre interrogazioni, mi dispongo ad ubbidivi. La prima vostra domanda è che volete sapere da quando Gesù cominciò a favorire la sua povera creatura delle sue celesti visioni. Queste dovettero incominciare non molto dopo del noviziato. La seconda domanda è se l’ha concesso il dono ineffabile delle sue Sante Stimmate. A ciò devesi rispondere affermativamente e la prima volta di quando Gesù volle degnarla di questo suo favore, furono visibili, specie in una mano, e poiché quest’anima a tal fenomeno rimase assai esterrefatta, pregò il Signore che avesse ritirato un tal fenomeno visibile. D’allora non apparsero più; però, scomparse le trafitture, non per questo scomparve il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni. La terza ed ultima vostra domanda si è se il Signore l’abbia fatto provare, e quante volte, la Sua coronazione di spine e la Sua flagellazione. La risposta anche a quest’altra domanda deve essere pure affermativa; quest’anima son vari anni che ciò patisce e quasi una volta per settimana (Epist. 1, 669).

4 – Contempliamo Gesù Cristo caricato della Croce sale al Calvario
Dal Vangelo di Luca: Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù (Lc. 23-26). «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc. 17, 27).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Rimiriamo sempre coll’occhio della fede Gesù Cristo che carico della Sua Croce ascende il Calvario, noi lo vediamo seguito da un immenso stuolo di anime che appresso a Lui portano la propria croce e battono la stessa strada. Oh come è bella questa vista! Noi vediamo venire immediatamente appresso a Gesù la nostra Santissima Madre, la quale in tutta la perfezione segue Gesù, carico della propria Croce. Ecco seguire gli Apostoli, i Martiri, le Vergini, i Confessori. Oh come questa comitiva è Santa, è nobile, augusta e cara! Or chi concederà anche noi di essere di sì bella compagnia? Gesù stesso, contro ogni nostro stesso demerito, ci ha posti in sì bella compagnia. Sforziamoci di unirci sempre meglio alle Sue file ed affrettiamoci a camminare con essa per la strada del calvario. Abbiamo fede che Gesù ci sosterrà sempre con la Sua grazia. Combattiamo da forti colle anime forti ed il premio non sarà lontano (Epist. 1, 597).

5 – Contempliamo la crocifissione e morte di nostro Signore Gesù
Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto». E chinato il capo, spirò (Gv. 19, 28-30). Il Cristo Gesù (…) spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fili. 2, 7-8).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Soffri, ma rassegnata, perché la sofferenza non è voluta da Dio se non per la Sua gloria e per il tuo bene: soffri, ma non temere perché la sofferenza non è castigo di Dio, sebbene un parto di amore che vuole renderti simile al Figlio Suo; soffri, ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per te e con te e ti va associando nella Sua Passione e tu in qualità di vittima devi pei fratelli quello che ancora manca alla passione di Gesù Cristo. Ti conforti il pensiero di non essere sola in tale agonia, ma bene accompagnata; altrimenti come potresti volere ciò che l’anima fugge e spaventarti di non potere pronunciare il Fiat? Come potresti “voler amare” il Sommo Bene? (Epist. 3, 202).


Misteri della Gloria

1 – Contempliamo la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo
L’Angelo disse alle donne: «Non abbiate paura voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto: venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto andate a dire ai suoi discepoli: “È resuscitato dai morti e ora vi precede in Galilea”; là lo vedrete. Ecco io ve l’ho detto» (Mt. 28, 5-7). Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno, secondo le scritture (1Cor 15, 3-4).

Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Un giorno la Maddalena parlava al divin Maestro e stimandosi separata da Lui, piangeva. Così avviene anche in te. Orsù coraggio, mia buona figliola, non ti angustiare per nulla: tu hai in tua compagnia il tuo Divin Maestro, non ne sei disunita. Di che temi? Di che ti lamenti? La Maddalena voleva abbracciare nostro Signore, e questo dolce Maestro, che pur tante volte glielo aveva permesso, questa volta frappone un ostacolo: No, le disse, non mi toccare, perché ancora non sono asceso al Padre Mio. Gesù ti dia l’intelligenza chiara di questo e ti sia di conforto. Lassù non vi saranno più ostacoli, qua giù bisogna soffrirli. Basti a noi che Dio è il nostro Dio e che il nostro cuore ne sia il Suo tempio (Epist. 3, 750).

2 – Contempliamo l’Ascensione di Gesù che torna al Padre
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in Cielo e sedette alla destra di Dio (Mc. 16,19). Essi dopo averlo adorato tornarono a Gerusalemme con grande gioia (Lc. 24,52) «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt. 28,20).

Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Noi sappiamo benissimo che, per lo spazio di quaranta giorni Gesù volle comparire risorto. E perché mai? Per stabilire, come dice San Leone, in modo definitivo e ribadire con la testimonianza della Sua Risurrezione le massime della nostra fede. Reputò, quindi, di non aver fatto abbastanza per la nostra edificazione, se non fosse apparso anche dopo essere risorto. Dico questo per la nostra edificazione, perché non basta a noi risorgere ad imitazione di Cristo, se, a sua immagine, non compariamo risorti, cambiati, e rinnovati nello Spirito (Epist. 4, 1120).

3 – Contempliamo la Discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli Apostoli riuniti nel cenacolo
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,2-4). È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Gv. 16, 7).

Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Non cesserò, mia buona figliuola, di pregare il nostro buon Dio e per te e la tua famiglia tutta, acciocché a lui piaccia di compiere in te e sulla tua famiglia la sua santa opera, cioè il buon desiderio e disegno di arrivare alla perfezione della vita Cristiana; desiderio che tu devi amare e nutrire teneramente nel tuo cuore, come un’opera dello Spirito ed una scintilla del suo fuoco divino (Epist. 3, 836).

4 – Contempliamo l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo
Nel cielo apparve poi un segno grandioso, una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle (Ap. 12,1). Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio (Col. 3,1-3).

Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. L’amore divino ha raggiunto nel cuore di Maria la maggiore intensità, di modo che non poteva più essere ristretto in creatura mortale. Allora l’anima beata di Maria, come colomba cui vengono spezzati i lacci, si dissolse dal suo santo corpo e volò nel seno del suo Diletto. Gesù che regnava in Cielo coll’umanità santissima, che aveva preso le viscere della Vergine, volle che pure la madre sua non solo con l’anima, ma anche col corpo si riunisse a lui e dividesse appieno la sua gloria. Quel corpo che neppure un istante era stato schiavo del demonio e del peccato, non lo doveva essere neppure nella corruzione.

5 – Contempliamo l’incoronazione di Maria Regina nella gloria degli Angeli e dei Santi
Dal Vangelo di Giovanni: Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto. Sappiamo che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è (Gv. 12,2).

Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Le porte esterne si schiudono, e la Madre di Dio vi entra. Non appena i beati comprensori la vedono, compresi dallo splendore della sua bellezza, le muovono tutti giulivi e festanti incontro, la salutano e la onorano coi titoli più eccelsi, si prostrano ai suoi piedi, le presentano i loro omaggi la proclamano concordemente loro regina. Alla festa degli angoli si unisce la Triade Sacrosanta (Epist. 4, 1126).

{Fonte: http://www.sansalvatoreinlauro.org/}

giovedì 2 gennaio 2014

Rosario meditato con Santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux)

MISTERI GAUDIOSI

PRIMO MISTERO

L'annuncio a Maria [dal Vangelo secondo Luca 1 26-38]
Quando Elisabetta fu al sesto mese Dio mandò l'angelo Gabriele a Nazareth, un villaggio della Galilea.
L'angelo andò da una vergine che era fidanzata con un uomo chiamato Giuseppe. La ver­gine si chiamava Maria. L'angelo entrò in casa e le disse: "Ti saluto, Maria! Piena di grazia, il Signore è con te".
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto. Ma l'angelo le disse: "Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà sem­pre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?".
L'angelo rispose: "Lo Spirito Santo verrà su di te e l'Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bam­bino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto". Poi l'angelo la lasciò.

"Quando un angelo del cielo ti offre d'essere la Madre di un Dio che deve regnare per tutta l'eter­nità, Maria io ti vedo preferire, sorprendente miste­ro, l'ineffabile tesoro della tua verginità. Io com­prendo, Vergine Immacolata, che la tua anima sia più cara al Signore della sua divina dimora... e che la tua anima, Umile e Dolce Valle, può contene­re il mio Gesù, l'Oceano dell Amore! (Poesia 54 in prosa).
Maria ti amo, quando ti dici la piccola serva di Dio che rapisci per la tua umiltà! Questa virtù nascosta ti rende onnipotente e attira la Santa Trinità nel tuo cuore. E così lo Spirito d’Amore, coprendoti con la sua ombra, incarna in te il Figlio uguale al Padre!... Egli avrà un grande numero di fratelli peccatori; se lo si dovrà chiamare. Gesù tuo primogenito" (Poesia 54 in prosa).
"Tu t'inganni, se credi che la piccola Teresa cammini sempre con ardore sulla strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa espe­rienza. Ma Gesù si compiace d'insegnarle, come a San Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità: questa è una grande grazia e io prego Gesù di inse­gnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l'unico Diletto!... " (Lettera 109).
“Madre amata, malgrado la mia piccolezza, anch'io come te possiedo in me l'Onnipotente e non tremo vedendo la mia povertà: infatti l'eredità di una madre appartiene al figlio... Ed io sono tua figlia, Madre! Le tue virtù, il tuo amore, non sono forse miei? Così, quando nel mio cuore discende l'Ostia bianca, Gesù, il tuo dolce Agnello, crede di riposare in Te!” (Poesia 54 in prosa).
“Ricordati Gesù della gloria del Padre, ricor­dati dei suoi divini splendori che lasciasti per esi­liarti qui in terra e riscattare tutti i poveri peccato­ri... Gesù, abbassandoti verso la Vergine Maria, tu veli la tua grandezza e la tua gloria infinita. Di quel materno grembo che fu il tuo secondo cielo! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un'anima più debole, più piccola della mia, ti com­piaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita" (Manoscritto B 5v).
Pater, 10 Ave, Gloria

SECONDO MISTERO

La visita di Maria ad Elisabetta [dal Vangelo secondo Luca 1 39-56]

In quei giorni Maria si mise in viaggio e rag­giunse in fretta un villaggio che si trovava nella parte montagnosa della Giudea. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colma di Spirito santo e a gran voce esclamò: "Dio ti ha benedetta più di tutte le altre don­ne, e benedetto è il bambino che avrai! Che grande cosa per me! Perché mai la madre del mio Signore viene a farmi visita? Appena ho sentito il tuo salu­to, il bambino si è mosso in me per la gioia. Beata te che hai avuto fiducia nel Signore e hai creduto che egli può compiere ciò che ti ha annunziato".
Allora Maria disse: "Grande è il Signore: lo voglio lodare. Dio è mio salvatore: sono piena di gioia. Ha guardato a me, alla sua povera serva: tutti, d'ora in poi, mi diranno beata. Dio è potente: ha fatto in me grandi cose, santo è il suo nome. La sua misericordia resta per sempre con tutti quelli che lo servono. Ha dato prova della sua potenza, ha distrutto i superbi e i loro progetti. Ha rovesciato dal trono i potenti, ha rialzato da terra gli oppressi. Ha colmato i poveri di beni, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Fedele nella sua misericordia, ha risollevato il suo popolo, Israele. Così aveva promesso ai nostri padri: ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre".
Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi. Poi ritornò a casa sua.

“Tu mi fai comprendere che non è impossibile seguire i tuoi passi Regina degli eletti. La stretta via del Cielo, tu l'hai resa percorribile mettendo in pratica ogni giorno le virtù più umili. Accanto a Te, Maria, anch'io amo restare piccola: vedo la vanità delle grandezze umane. Nella casa di Elisabetta, che riceve la tua visita, imparo a eserci­tare una ardente carità” (Poesia 54 in prosa).
"Una parola, un sorriso amabile, spesso basta­no per far distendere una persona triste... Voglio essere amabile con tutti per rallegrare Gesù... Che banchetto potrebbe imbandire una carmelitana alle sue sorelle se non un banchetto spirituale composto da una carità amabile e gioiosa?" (Manoscritto C).
"Vivere d’Amore è navigare seminando sempre la gioia e la pace nei cuori. Mossa dalla Carità, ti vedo nelle anime delle mie sorelle. La Carità, ecco la mia sola stella: sulla giusta rotta navigo alla sua luce. Sulla vela ho scritto il mio motto: Vivere d'Amore!" (Poesia 17).
“Ho compreso che la carità non deve rimanere chiusa in fondo al cuore. Nessuno - ha detto Gesù - accende una lampada per metterla sotto il tavolo, ma la si mette sopra il candeliere per­ché illumini tutti coloro che stanno nella casa.
Mi sembra che questa lampada rappresenti la carità che deve illuminare, rallegrare non solo quelli mi sono i più cari, ma anche tutti coloro che stanno nella casa senza alcuna eccezione” (Mattoscritto c).
"Quando Giuseppe il Giusto, ignora il prodi­gio, che tu vorresti nascondergli per la tua umiltà, in lacrime lo lasci accanto a te, Tabernacolo che vela la divina Bellezza del Salvatore... O quanto amo, Maria, questo tuo eloquente silenzio; per me è un concerto melodioso e dolce che mi mostra la grandezza e l'onnipotenza di chi soltanto attende il suo aiuto dal cielo... " (Poesia 54 in prosa).
"Là in quella casa ascolto rapita, dolce Regina degli Angeli, il sacro cantico che ti sgorgò dal cuore. Tu m'insegni a cantare le lodi divine e a gloriarmi in Gesù mio Salvatore. Le tue parole d'amore sono come mistiche rose che devono profu­mare i secoli futuri. In Te l'Onnipotente ha fatto grandi cose e io voglio meditarle per poterlo benedi­re" (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria

TERZO MISTERO

La nascita di Gesù [dal Vangelo secondo Luca 2 1-12]

In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei regi­stri e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
Anche Giuseppe partì da Nazareth, in Galilea e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Andò là perché era un discendente diretto del re Davide e Maria sua sposa, che era incinta, andò con lui.
Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.
In quella stessa regione c'erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura. L'angelo disse: “Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una magiatoia”.

“Più tardi, a Betlemme, o Giuseppe e Maria, vi vedo respinti da tutti gli abitanti. Nessuno vuole accogliere nella sua locanda dei poveri stranieri, il posto è per i grandi... Il posto è per i grandi... così è in una stalla che la Regina dei Cieli deve partori­re Dio. Madre, come sei amabile, quanto ti trovo grande in un così misero luogo” (Poesia 54 in prosa).
"Quando vedo l'Eterno avvolto in fasce e sento il debole grido del Verbo Divino, Madre, non invi­dio più gli Angeli perché il loro potente Signore è mio Fratello amato!... Come t'amo, Maria, che sulla nostra terra hai fatto germogliare il tuo Divino Fiore!... E t'amo ancora, quando ascolti i pastori e i mogi, vedere con quanta cura conservi tutte le cose nel tuo cuore!..." (Poesia 54 in prosa).

“Ricordati Gesù del giorno della tua natività, quando scendendo dal Cielo, gli Angeli hanno can­tato. “Al nostro Dio gloria, onore e potestà... E pace ai cuori di buona volontà”. Da mille novecento anni, Signore, tu mantieni la promessa e ai figli tuoi appartiene la ricchezza della pace. Per gustare sempre la tua pace ineffabile io vengo da te. Io vengo da te, nascondimi nelle tue fasce, nella tua culla voglio restare per sempre. Là, con gli Angeli, potrò cantando dirti: Ricordati le gioie dei tuoi primi giorni Gesù! Rammentati dei pastori e dei magi che gioiosi t'offrirono i loro cuori e i loro omaggi. E del corteo innocente che il suo sangue ti donò ricordati” (Poesia 24 in prosa).
“Ho dipinto (su di una immaginetta) il divi­no Bambino in modo da mostrare come si comporta nei miei confronti... In effetti egli dorme quasi sempre... Il Gesù della povera Teresa non l'acca­rezza così come Egli accarezzava la sua Santa Madre. Ciò è molto naturale, poiché la figlia è così indegna della Madre!... Tuttavia gli occhietti chiusi di Gesù parlano molto alla mia anima e, poiché Egli non mi accarezza, mi sforzo io di far­gli piacere...” (Lettera 160).
“Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!... Io l'amo!... Infatti egli non è che amore e misericordia! (Lettera 266).
Il mio cielo è sentire in me la somiglianza con Dio che mi ha creato con il suo potente soffio divino. Il mio Cielo è mantenermi sempre alla sua presenza. Chiamarlo Padre ed essere sua figlia. Tra le sue divine braccia non temo la tempesta. Questo totale abbandono è la mia sola legge! Assopirmi sul suo cuore, accanto al suo Volto, ecco il mio Cielo” (Paese 32 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria

QUARTO MISTERO

La presentazione di Gesù al tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 25-35]

Viveva allora a Gerusalemme un uomo chia­mato Simeone. Un uomo retto e pieno di fede in Dio, che aspettava con fiducia la liberazione d'Israele. Lo Spirito Santo era con lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto prima di aver vedu­to il Messia mandato dal Signore.
Mosso dallo Spirito Santo, Simeone andò nel tempio dove s'incontrò con i genitori di Gesù, pro­prio mentre essi stavano portandovi il loro bambino per compiere quello che ordinava la legge del Signore.
Simeone allora prese il bambino tra le braccia e ringraziò Dio così: "Ormai, Signore, puoi lasciare che il tuo servo se ne vada in pace: la tua promessa si è compiuta. Con i miei occhi ho visto il Salvatore: Tu l'hai messo davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le nazioni e gloria del tuo popolo, Israele".
Il padre e la madre di Gesù rimasero stupiti per le cose che Simeone aveva detto del bambino. Simeone poi li benedisse e parlò a Maria, la madre di Gesù: "Dio ha deciso che questo bambino sarà occa­sione di rovina o di risurrezione per molti in Israele. Sarà un segno di Dio, ma molti lo rifiute­ranno: così egli metterà in chiaro le intenzioni nascoste nel cuore di molti. Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come colpisce una spada".

"Amo vederti confusa tra tutte le altre donne che dirigono verso il santo tempio i loro passi. T'amo, Maria, quando presenti il Salvatore delle nostre anime al beato Vegliardo che lo stringe tra le sue braccia. Dapprima ascolto sorridente il suo canto, ma presto la sua voce mi fa piangere. Lo sguardo profetico di Simeone scrutando l'avvenire ti mostra una spada di dolori" (Poesia 54 in prosa).
"O Regina dei Martiri, fino a sera della vita la spada dolorosa trapasserà il tuo cuore. Devi già abbandonare la terra della tua patria per sfuggire al furore geloso di un re. Mentre tra le pieghe del tuo velo, Gesù in pace dorme, Giuseppe viene a chiederti di partire sull'istante, la tua obbedienza si manifesta pronta e senza alcun ritardo parti e senza ragionare" (Poesia 54 in prosa).
“Il merito non consiste nel fare né nel donare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell'amare molto! È detto che è molto più dolce dare che ricevere, ed è vero. Ma allora, quando Gesù vuol prendere per Sé la dolcezza di donare, non sarebbe simpatico rifiu­tare. Lasciamogli prendere e dare tutto quel che vorrà: la perfezione consiste nel fare la sua volontà e l'anima che si abbandona interamente a Lui è chiamata da Gesù stesso sua madre, sua sorella e tutta la sua famiglia... come è facile piacere a Gesù, conquistare il suo cuore! Non c'è che da amarlo senza guardare a se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti... " (Lettera 142).
"Gesù lo so, l'amore si paga soltanto con l'a­more... Ma sono una figlia della Chiesa... e ciò che chiede il cuore d'un bambino piccolo è l'amo­re... ma come glielo testimonierà il suo amore, dal momento che l'Amore si prova con le opere? Ebbene il piccolo bambino getterà dei fiori, impregnerà con i suoi profumi il trono regale, canterà con la sua voce argentina il cantico dell Amore..." (Manoscritto B 4r).
"Sono solo una bambina, impotente e debole, eppure la mia stessa debolezza mi dà l'audacia di offrirmi come vittima al tuo Amore, Gesù! Un tempo... per soddisfare la Giustizia Divina occor­revano vittime perfette, ma alla legge del timore è succeduta la legge dell'Amore; e l'Amore ha scelto per olocausto me, debole e imperfetta creatura!... Questa scelta non è forse degna dell’Amore?... Sì, perché l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente..." (Manoscritto B 3v).
Pater, 10 Ave, Gloria

QUINTO MISTERO

Il ritrovamento di Gesù nel tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 41-52]

I genitori di Gesù ogni anno andavano in pel­legrinaggio a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni lo portarono per la prima volta con loro secondo l'usanza. Finita la festa ripresero il viaggio di ritorno con gli altri. Ma Gesù rimase in Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credevano che anche lui fosse in viaggio con la comitiva. Dopo un gior­no di cammino, si misero a cercarlo tra i parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a cercarlo a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trova­rono nel tempio: era là, seduto in mezzo ai maestri della legge: li ascoltava e discuteva con loro. Tutti quelli che lo udivano erano meravigliati per l'intel­ligenza che dimostrava con le sue risposte. Anche i suoi genitori, appena lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: 'Figlio mio, perché ti sei comportato così con noi? Vedi, tuo padre ed io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto preoccupati per causa tua'. Egli rispose loro: "Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?". Ma essi non capirono il significato di quelle parole.
Gesù poi ritornò a Nazareth con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelo­samente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti.
Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini.

“Nella terra d'Egitto, mi sembra, Maria, che nella povertà il tuo cuore resta gioioso. Gesù non è forse Lui la più bella Patria? Che t'importa l'esilio, se tu possiedi i Cieli?... Ma a Gerusalemme un dolore vasto come un oceano sta per inondarti il cuore: Gesù per ben tre giorni si nasconde al tuo amore! Questo sì che è un esilio in tutto il suo rigore!...” Poesia 54 in prosa).
“Finalmente lo ritrovi e la gioia ti trasporta e dici al bel Fanciullo che incanta i dottori: "Figlio perché agisci così? Guarda, tuo padre ed io, ti cer­chiamo in pianto". E il Dio Bambino risponde (mistero profondo) alla sua cara Madre che tende le braccia verso di Lui: “Perché voi mi cercate?... Occorre che io mi dedichi all'opera del Padre, o non lo sapevate?" (Poesia 54 in prosa).
“Il Re della patria del sole splendente è venuto a vivere trentatrè anni nel paese delle tenebre. Le tenebre non hanno affatto capito che questo Re Divino era la luce del mondo!... Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono per i suoi fratelli. Ella accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole affatto alzarsi prima del giorno che hai stabilito da questa tavola piena di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori” (Manoscritto C 5 6).
“Poiché il Re dei Cieli volle che la sua Madre fosse immersa nella notte, nell'angoscia del cuore, Maria, soffre sulla terra è forse dunque un bene? Sì soffre amando, è la più pura felicità!... Tutto quel­lo che Gesù mi ha dato, lo può riprendere. Digli che mai con me deve farsi scrupolo... Può ben nascon­dersi, ed acconsento attenderlo fino al giorno senza tramonto quando la fede si spegnerà...” (Poesia 54 in prosa).
“Mio Benamato, il tuo esempio m'invita ad abbassarmi, a disprezzare l'onore. Per incantarti, voglio restare piccola e col dimenticarmi affascinerò il tuo Cuore. La mia pace sta nella solitudine, non domando niente di più... Piacerti è l'unico mio pro­getto, la mia beatitudine sei tu, Gesù” (Poesia 31 in prosa).
"Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabi­le che poche anime trovano perché è nascosto e il mondo ama ciò che brilla. Se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili senza dubbio non ce ne sarebbe una sola che l'a­vrebbe rifiutato; ma Egli non vuole che lo amiamo per i suoi doni, è Lui stesso che deve essere la nostra ricompensa. Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stessi: la nostra vita deve esse­re un mistero, occorre che assomigliamo a Gesù, quel Gesù il cui volto era nascosto... " (Lettera 145).
Pater, 10 Ave, Gloria

MISTERI DOLOROSI

PRIMO MISTERO

L'agonia di Gesù nell'orto [dal Vangelo secondo Matteo 26 36-46]

Gesù arrivò con i discepoli in un podere chia­mato Getzemani e disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Si fece accompagnare da Pietro e dai due figli di Zebedeo. Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime, Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Diceva: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice di dolore! Però non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu”.
Poi tornò indietro verso i discepoli, ma li trovò che dormivano. Allora disse a Pietro: "Così non avete potuto vegliare con me nem­meno un'ora? State svegli e pregate per resistere nel momento della prova; perché la volontà è pron­ta ma la debolezza è grande!".
Per la seconda volta andò a pregare e disse: “Padre mio, se proprio devo bere da questo calice di dolore, sia fatta la tua volontà”. Poi tornò dai disce­poli e li trovò ancora che dormivano: non riuscivano a tenere gli occhi aperti. Per la terza volta Gesù si allontanò e andò a pregare ripetendo le stesse paro­le. Poi tornò verso i discepoli e disse: "Ma come, voi ancora dormite e riposate? Ecco, il momento è ormai vicino. Il Figlio dell'uo­mo sta per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici. Alzatevi, andiamo! Sta arrivando quello che mi tradisce".

“Lo zio non mi diede il permesso di partire - per entrare al Carmelo - al contrario, mi proibì di parlargli della mia vocazione... Prima di far ri­splendere nella mia anima un raggio di speranza, Dio volle inviarmi un martirio ben doloroso che durò tre giorni. Mai come in questa prova ho compreso il dolore della Vergine Maria e di San Giuseppe quan­do cercavano Gesù Bambino. Mi trovavo in un trisie deserto. Era la notte! La notte profonda dell'anima... come Gesù nel giardino dell’agonia mi sentivo sola, non trovavo consolazione né sulla terra né in Cielo. Dio sembrava avermi abbandonata!!!” (Manoscritto A).
"Il mio desiderio di sofferenza è colmato, tutta­via l'attrattiva verso il dolore non diminuiva, così la mia anima condivise ben presto le sofferenze del mio cuore. L'aridità era il mio pane quotidiano, privata di ogni consolazione ero tuttavia la più felice delle creature, poiché i miei desideri erano soddisfatti ".
"Nostro Signore non ci chiede mai sacrifici al di sopra delle nostre forze. Talvolta, è vero il divino Salvatore ci fa sentire tutta l'amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando ci chiede il sacrificio di tutto quello che vi è di più caro in questo mondo, è impossibile a meno di una grazia del tutto particolare, non gridare come lui nel giardino dell'a­gonia: Padre mio che si allontani da me questo calice!... Tuttavia sia fatta la tua Volontà e non la mia. È molto consolante pensare che Gesù il Dio Forte, ha conosciuto le nostre debolezze, ha tremato alla vista del calice amaro, quel calice che, un tempo, aveva così ardentemente desiderato bere" (Lettera 213 ).
“Non pensare che sia possibile amare senza sof­frire, senza soffre molto... Soffriamo con amarezza, senza coraggio! Gesù ha sofferto con tristezza. Senza tristezza, forse che l'anima soffrirebbe?! E noi vorremmo soffrire generosamente, nobilmente!... Che illusione! Non vorremmo cadere mai!” (Lettera 89).
"Gesù ci presenta un calice amaro, tanto quan­to la nostra debole natura può sopportare... non ritiriamo le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù" (Lettera 87).
"Desideravo soffrire, e sono esaudita. Ho sof­ferto molto da parecchi giorni. Una mattina, du­rante il ringraziamento dopo la Comunione, ho provato come le angosce della morte... e con ciò nessuna consolazione".
"Non avrei mai creduto possibile soffrire tan­to! Mai! Mai! Non posso spiegarlo se non con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime" (Ultimo Colloqui).
Pater, 10 Ave, Gloria

SECONDO MISTERO

Gesù viene flagellato [dal Vangelo secondo Matteo 27,15-15. 20.26]

Ogni anno, per la Festa di Pasqua, il Governa­tore aveva l'abitudine di lasciare libero uno dei carce­rati, quello che il popolo voleva. A quel tempo era in prigione un certo Barabba, un carcerato famoso. Così, quando si fu riunita una certa folla, Pilato domandò: "Chi volete che sia lasciato libero: Barabba, oppure Gesù detto Cristo?". Perché sapeva bene che l'avevano portato da lui solo per odio.
Intanto i capi dei sacerdoti e le altre autorità riuscirono a convincere la folla che era meglio chie­dere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù. Il governatore domandò ancora: "Chi dei due volete lasci libero"? La folla rispose: "Barabba!".
Pilato continuò: "Che farò dunque di Gesù detto Cristo?".
Tutti risposero: "In croce!".
Pilato replicò: "Che cosa ha fatto di male?". Ma quelli gridarono ancora più forte: "In croce! In croce!".
Quando vide che non poteva far niente e che anzi la gente si agitava sempre di più Pilato fece por­tare un po' d'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: "Io non sono responsabile della morte di que­st'uomo! Sono affari vostri!".
Tutto la gente rispose: "Il suo sangue ricada su di noi e sui i nostri figli".
Allora Pilato lasciò libero Barabba. Fece fla­gellare Gesù, poi lo consegnò ai soldati per farlo crocifiggere.

Gesù "vuole che le gioie le più belle si cambi­no in sofferenze, perché non avendo, per così dire, nemmeno il tempo di respirare a nostro piacimento, il nostro cuore si rivolga verso lui che solo è il nostro sole e la nostra gioia" (Lettera 149).
"Come te, Gesù vorrei essere flagellata e crocifis­sa... Vorrei morire scuoiata come San Bartolomeo... Come San Giovanni, vorrei essere immersa nell'olio bollente, vorrei subire tutti i supplizi inflitti ai marti­ri... come Giovanna d'Arco, mia sorella, vorrei sul rogo mormorare il tuo nome, Gesù... " (Manoscritto B).
“I miei desideri di martirio non sono nulla; non sono quei desideri che mi danno la fiducia illi­mitata che sento nel cuore. A dire il vero, sono ric­chezze spirituali che rendono ingiusti quando ci si riposa in esse con compiacenza e si crede che siano qualcosa di grande... Questi desideri sono una con­solazione, che Gesù talvolta accorda alle anime deboli come la mia (e queste anime sono numerose); ma quando non dona questa consolazione, si tratta di una grazia di elezione. Ricordi queste parole del Padre Pichon: I martiri hanno sofferto con gioia, e il Re dei martiri ha sofferto con tristez­za. Sì, Gesù ha detto. Padre mio, allontana da me questo calice" (Lettera 197).
“Per essere la sposa di Gesù, occorre assomi­gliare a Gesù. Gesù è tutto sanguinante... Gesù brucia d'amore per noi... Guarda il suo volto ado­rabile! Guarda i suoi occhi spenti ed abbassati! Guardale quelle piaghe!... Fissa Gesù in volto... Là, tu vedrai come ci ama” (Lettera 87).
"Quando soffro molto, quando mi accadono delle cose penose, spiacevoli, invece di assumere un'aria triste, le affronto con un sorriso. All'inizio non mi riusciva sempre, ma ora è un'abitudine che sono felice di avere acquisita" (P.O. 15 febbraio 1911).
"Dio si è degnato di far passare l'anima mia attraverso molti generi di prove, ho molto sofferto da quando sono sulla terra, ma se nella mia infan­zia ho sofferto con tristezza, ora non è più così che soffro, è nella gioia e nella pace, sono veramente felice di sofrire" (Manoscritto C).
"Questo piccolo bicchiere è l'immagine della mia vita... agli occhi della gente è sempre apparso loro che bevessi liquori squisiti e non era che ama­rezza. Dico amarezza, ma no! La mia vita non è mai stata amara, perché di ogni amarezza ho saputo fare la mia gioia e la mia dolcezza".
Pater, 10 Ave, Gloria

TERZO MISTERO

Gesù coronato di spine [dal Vangelo secondo Matteo 27 27-31]

Allora i soldati portarono Gesù nel palazzo del governatore e chiamarono tutto il resto della truppa. Gli tolsero i suoi vestiti e gli gettarono addosso una veste rossa. Prepararono una corona di rami spinosi e gliela misero sul capo, nella mano destra gli misero un bastone.
Poi incominciarono a inginocchiarsi davanti a lui e a dire ridendo: "Salve re dei Giudei!".
Intanto gli sputavano addosso, gli prendevano il bastone e gli davano colpi sulla testa. Quando finirono di insultarlo, gli tolsero la veste rossa e lo rivestirono con i suoi abiti. Poi lo portarono via per crocifiggerlo.

"Gesù il tuo Volto ineffabile è l'astro che guida i miei passi. Lo sai bene, il tuo Volto adorabile è per me quaggiù un paradiso! L'amore scopre gli incanti del tuo Viso abbellito di pianti. Sorrido tra le mie lacrime quando contemplo i tuoi dolori. Oh! voglio per consolarti vivere ignorata su questa terra!... La tua bellezza, che sai nascondere, mi svela tutto il suo mistero e verso Te vorrei volare!..”. (Poesia 20 in prosa).
“Ricordati Gesù, Verbo di Vita, che tu m'ama­sti fino a morire per me, anch'io voglio amarti alla follia, anch'io voglio vivere e morire per Te. Lo sai, mio Dio, tutto ciò ch'io desidero è di farti amare ed essere un giorno martire. Io voglio morire d'amore, Signore, del mio desiderio! Ricordati...” (Poesia 24 in prosa).
Celina Il mattino della nostra vita è passato noi abbiamo goduto delle brezze profumate dell'au­rora. Allora tutto ci sorrideva: Gesù ci faceva senti­re la sua dolce presenza, ma quando il Sole ha preso forza il Benamato ci ha condotte nel suo giardino, ci ha fatto raccogliere la mirra della prova, separandoci da tutto e da Lui stesso".
“Il tuo Volto è la mia sola Patria, è il mio Regno d'amore. Il mio ridente pascolo, il mio dolce sole di ogni giorno. È il Giglio della Valle, il cui misterioso profumo consola la mia anima esiliata e gli fa gustare la pace del Cielo". (Poesia 20 in prosa).
“Il tuo Volto è la mia sola ricchezza! Non chie­do nient'altro di più. In esso mi nascondo senza sosta. Io ti rassomiglierò Gesù... In me lascia l'impronta Divina delle tue fattezze colme di dolcezza. Ben pre­sto, diventerò santa e a Te attirerò i cuori. Perché possa raccogliere una bella messe dorata con le tue fiamme infiammami” (poesia 20 in prosa).
"Adesso non abbiamo più nulla da sperare sulla terra, più nulla oltre la sofferenza e ancora la sofferenza. Quando avremo finito, la sofferenza sarà ancora là a tenderci le braccia. Oh che sorte degna d'invidia! I Cherubini in Cielo invidiano la nostra fortuna" (Lettera 83).
“Fino ai quattordici anni, ho praticato la virtù senza sentirne la dolcezza; desideravo la sof­ferenza senza pensare di farne la mia gioia. È una grazia che mi è stata concessa più tardi. La mia anima rassomiglia a un bell’albero i cui fiori cado­no in fretta appena si sono dischiusi”.
Pater, 10 Ave, Gloria

QUARTO MISTERO

Gesù sale il Calvario [dal Vangelo secondo Luca 25,26-91]

Presero Gesù e lo portarono via.
Lungo la strada, fermarono un certo Simone, originario di Cirene, che tornava dai campi. Gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù.
Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Gesù si voltò verso di loro e disse: “Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. Ecco verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le donne che non possono avere bambini, quelle che non hanno mai avuto figli e quelle che non ne hanno mai allattato’.
Allora la gente comincerà a dire ai monti: ‘Franate su di noi’ e alle colline: ‘Nascon­deteci’. Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?”.

"Vivere d’Amore, non è fissare sulla terra la tenda in cima al monte Tabor, ma con Gesù, è sali­re al Calvario, è considerare la Croce come un teso­ro!... In Cielo mi sarà dato di gioire per sempre, là, la prova non ci sarà più. Ma nell’esilio, io voglio nella sofferenza, Vivere d'Amore" (Poesie 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è dare senza misura, senza reclamare qua in terra il salario. Ah! Senza conta­re dono essendo ben sicura, che quando si ama non si calcola più!... Al Cuore Divino, debordante di tenerezza, ho dato tutto... leggera io corro, non possiedo che questa sola mia ricchezza: Vivere d'Amore" (Poesia 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è asciugare il tuo Volto ed ottenere il perdono ai peccatori. O Dio d'Amore che ritornino nella tua grazia! E che per sempre bene­dicano il tuo Nome. Fin nel mio cuore risuona la bestemmia, per cancellarla voglio cantare per sem­pre: il tuo Sacro Nome adoro e amo. Vivo d'Amore!... " (Poesia 17 in prosa).
“Perché spaventarti di non poter portare que­sta croce senza la debolezza? Gesù sulla via del Calvario è caduto ben tre volte, e tu - Celina - povera piccola, tu non vorresti essere simile al tuo Sposo, tu non vorresti cadere cento volte, se è necessario, per dargli prova del tuo amore, risollevandoti con maggior forza di prima della tua caduta!... Celina... Gesù deve amarti con un amore partico­lare per provarti così. Sappi che ne sono quasi gelo­sa! A quelli che amano di più egli ne dona di più a quelli che amano di meno egli ne dona meno!” (Lettera 81).
“Ricordati' che il tuo Volto divino tra i tuoi fu sempre sconosciuto, a me hai lasciato la dolce tua immagine e tu lo sai io ben ti ho riconosciuto... Si ti riconosco, tutto velato di lacrime, Volto dell'Eterno, e ne scopro il fascino Gesù. Di tutti i cuori che il tuo pianto accolgono! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"Esiliandoti, per amore, sulla terra Divino Gesù tu t'immolasti per me! Mio Benamato, prendi la mia vita tutta intera voglio soffrire, voglio morire per te... Signore, ce l'hai detto tu stesso... Non si può far nulla di più che di morire per quelli che si ama. E l'Amore mio supremo sei Tu Gesù!... Si fa tardi il giorno ormai declina: vieni a guidarmi, Signore, sul mio cammino. Con la tua Croce, salgo la collina... Resta con me, Celeste Pellegrino... La voce tua echeggia nella mia anima: voglio rassomi­gliarti Signore. La sofferenza, io la reclamo, la tua parola di fiamma brucia il mio cuore!" (Poesia 31 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria

QUINTO MISTERO

La Crocifissione [dal Vangelo secondo Luca 25, 35-46]

Quando furono arrivati sul posto detto "luogo del cranio", prima crocifissero Gesù e poi i due mal­fattori: uno a destra e l'altro a sinistra di Gesù.
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". I soldati intanto si divisero le vesti di Gesù, tirandole a sorte. La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù gli dicevano: "Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il messia scelto da Dio". Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano a bere aceto e gli dicevano: "Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!". Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: "Quest'uomo è il re dei Giudei". I due malfat­tori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo diceva: "Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!". L'altro invece si mise a rim­proverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il casti­go per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male. Poi aggiunse: "Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".
Verso mezzogiorno si fece buio per tutta la regione fino alle tre del pomeriggio. Il sole si oscurò e il grande velo del tempio si squarciò a metà. Allora Gesù gridò a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido la mia vita".
Dopo queste parole morì.

"... Una domenica guardando un'immagine di Nostro Signore in Croce, venni colpita dal sangue che colava da una delle sue mani divine. Provai una pena grande e molto viva pensando che questo sangue cadeva a terra senza che nessuno si avvici­nasse per raccoglierlo. Decisi di tenermi in spirito ai piedi della croce per ricevere la Divina rugiada che ne colava, comprendendo che avrei voluto in seguito spargerla sulle anime... Il grido di Gesù sulla Croce risuonava così continuamente nel mio cuore: Ho sete!. Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto... Volevo dare da bere al mio Amato e sentivo me stessa divorata dalla sete delle anime... Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne... " (Manoscritto A 45 V° ).
"Il grande Dio che il Cielo adora vive in me, notte e giorno, prigioniero. La tua dolce voce ad ogni ora m'implora e mi ripete. Ho sete! Ho sete d'Amore! Sono anch'io tua prigioniera e voglio ripetere a mia volta la tenera e divina tua preghie­ra: mio Benamato, mio Fratello io ho sete d'Amore!... Io ho sete d'Amore, colma la mia spe­ranza aumenta in me, Signore, il tuo divino Fuoco io ho sete d'Amore, ben grande è la mia sofferen­za. Ah! vorrei volare da te, mio Dio!... L'Amore tuo è il solo mio martirio. Più io lo sento bruciare in me e più l'anima mia ti desidera... Gesù fa ch'io spiri d'Amore per Te!!!... " (Poesia 3, in prosa).
"Sulla Croce dal tuo Cuore sfuggì un grido Ah! nel mio cuore, Gesù è impresso e della tua sete condivido l'ardore e più mi sento bruciata delle tue divine fiamme più sono assetata di donarti delle anime. La sete d'amore di cui io brucio, notte e giorno, Ricordati" (Poesia 24 in prosa).
"Un tempo quando ero ancora nel mondo, sve­gliandomi al mattino pensavo a quello che mi sarebbe capitato di bello o di brutto durante la giornata: se non prevedevo che delle noie, mi alzavo triste. Ora, è tutto il contrario, pensando alle pene, alle sofferenze che mi attendono, mi alzo tanto più contenta e piena di coraggio prevedendo più occa­sioni per testimoniare il mio amore a Gesù e di guadagnare da vivere per i miei figli, poiché sono madre delle anime. Poi, bacio il mio crocifisso, lo poso delicatamente sul cuscino per tutto il tempo che mi vesto e gli dico: Gesù voi avete già lavorato abbastanza e abbastanza pianto durante i trentatré anni di vita su questa povera terra! Oggi riposate­vi... È il mio turno di combattere e di soffrire".
Pater, 10 Ave, Gloria

MISTERI GLORIOSI

PRIMO MISTERO

La Resurrezione di Nostro Signore [dal vangelo secondo Luca 25 1-12]

Il primo giorno della settimana, di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata sposta­ta. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassa­ta verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è risuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: È necessario che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai nemici di Dio e questi lo cro­cifiggeranno. Ma il terzo giorno risusciterà".
Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Màgdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.

“Maria Maddalena in lacrime, presso il santo sepolcro, si china a cercare Gesù gli Angeli volevano addolcire la sua pena ma nulla poteva però calmare il suo dolore. Non eravate voi; luminosi arcangeli, che quell'ardente anima veniva a cercare, voleva vedere il Signore degli angeli prenderlo fra le sue braccia e portarlo via ben lontano” (Poesia 23 in prosa)
"Presso il santo sepolcro, rimanendo l'ultima era arrivata là ben avanti il giorno. Venne anche il suo Dio, velando la sua luce, Maria non poteva vincerlo in amore! Gli mostrò per primo il suo Santo Volto e subito una sola parola sgorgò dal suo Cuore che mormorava il nome sì dolce di Maria. Gesù le dono la pace, la felicità" (Poesia 23 in prosa).
"Un giorno, mio Dio, come Maddalena, anch'io volli vederti ed accostarmi a te. Il mio sguardo scru­tava la vasta pianura in cui ricercavo il Maestro e il Re ed esclamai vedendo l'onda pura l'azzurra stella, di fiore e il passero: "Se io non vedo Dio, o stupenda natura Tu non sei nulla per me se non una immensa tomba" (Poesia 23 in prosa).
"Mi occorre un cuore bruciante di tenerezza che resti il mio sostegno senza ripensamento, che ami tutto di me perfino la mia debolezza, e non mi lasci mai né giorno né la notte. Non ho trovato nessuna creatura che mi amasse sempre e senza mai morire. Io voglio un Dio che con la mia natura si faccia mio fratello, capace di soffrire!" (Poesia 23 in prosa).
"Mi hai udita, Amico, l'unico che amo! Per rapirmi il cuore, ti sei fatto mortale e versasti il tuo sangue, mistero supremo!... E vivi ancora per me sopra l’altare. Se non posso vedere lo splendore del tuo Volto, né intendere la tua voce che riempie di dolcezza, io posso, mio Dio, vivere della tua grazia e posso riposare sul tuo Sacro Cuore!" (Poesa 23 in prosa).
"Ricordati che il giorno della tua vittoria Tu ci dicesti: Colui che non ha visto il Figlio di Dio tutto raggiante di gloria è beato, se tuttavia in lui crede! All'ombra della Fede, amo e adoro. O Gesù! Per vederti, attendo in pace l'aurora. Ma il mio desiderio non è di contemplarti quaggiù! Ri­cordati!" (Poesia 24 in prosa).
"Dio mi ha sempre fatto desiderare ciò che vole­va darmi. Comincerà allora in Cielo a non appagare più i miei desiden. Non lo posso veramente credere e vi dico: fratello mio, sarò presto da voi... " (Lettera 258).
"Ciò che riguarda Teresa è abbandonarsi senza nemmeno la gioia di sapere quanto le frutti in banca. L'abbandono: è Gesù che fa tutto, io non faccio nulla" (Lettera 142).
Pater, 10 Ave, Gloria

SECONDO MISTERO

L’ascensione di Nostro Signore [dal Vangelo secondo Luca 24 36-53]

Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: "La pace sia con voi!" Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: "Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono pro­prio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come me".
Poi disse loro: "Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salini!".
Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: "Così sta scritto: Il messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscita­re dai morti. Per suo incarico ora deve essere por­tato a tutti i popoli l'invito a cambiare vita e a rice­vere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza".
Poi Gesù condusse i suoi discepoli verso il vil­laggio di Betània Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adoraro­no. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e rin­graziando Dio.

"Poiché Gesù è salito in Cielo, non posso seguirlo che sulle tracce che ha lasciato, ma queste tracce sono tanto luminose, tanto profumate! Non devo fare altro che gettare uno sguardo al Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da quale parte correre... non mi slancio al primo posto ma all'ultimo, invece di avanzare come il fariseo ripeto, colma di fiducia, l'umile preghiera del pubbli­cano. Soprattutto imito la condotta di Maddalena, la sua stupefacente o meglio amorosa audacia che incanta il Cuore di Gesù seduce il mio. Si lo sento, quand'anche avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei col cuore spezzato dal pentimento a gettarmi nelle braccia di Gesù - perché Teresa sa bene che - Gesù non è che amore e mise­ricordia" (Manosintto C).
"Hai fatto bene a scrivermi: ho capito tutto... tutto, tutto, tutto! Tu non hai commesso neppure l'ombra del male. So così bene che cos'è questo gene­re di tentazioni che posso assicurartelo senza timore; d'altronde Gesù me lo dice nel profondo del cuore. Posso confessarti una cosa che mi ha causato molto dispiacere? È che la mia piccola Maria ha trala­sciato le sue comunioni il giorno dell'Ascensione e l'ultimo del mese (maggio) di Maria!... Oh, quanto è dispiaciuto a Gesù" (Lettera 92).
“La mia missione sta per cominciare, la mia missione di fare amare Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se Dio esaudisce i miei desideri passerò il mio Cielo sulla terra fino alla fine del mondo. Certo, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra... Non mi voglio riposare finché ci saranno anime da salvare...” (Ultimi colloqui).
A Celina che baciava i piedi del Crocifisso: 'Ma io bacio il suo Volto! Voi non state seguendo la dottrina del piccolo bambino: baciatelo subito sulle guance e fatevi abbracciare... se vado fra i Serafini, non farò come loro;... tutti si coprono con le ali davanti a Dio: io mi guarderò bene dal coprirmi con le ali" (Ultimi Colloqui 2,5 settembre).
“Amo tanto Dio, che vorrei fargli piacere senza che nemmeno sapesse che sono io... non vo­glio dare per ricevere...” (Ultimi Colloqui maggio).
"...papà mi proponeva un viaggio a Gerusa­lemme; ma nonostante l'attrattiva naturale che mi spingeva a visitare i luoghi santificati dal passag­gio di Nostro Signore, ero stanca dei pellegrinaggi terreni, non desideravo nient'altro che le bellezze del cielo e, per donarle alle anime, volevo, al più presto essere prigioniera".
Pater, 10 Ave, Gloria

TERZO MISTERO

La discesa dello Spirito Santo [dal Vangelo secondo Luca 2, 1-12]

Quando venne il giorno della Pentecoste, i credenti erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo. All'improvviso si sentì un rumore in cielo, come quando tira un forte vento, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posa­vano sopra ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo concedeva loro di esprimersi.
A Gerusalemme c'erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: "Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa? Noi apparteniamo a popoli diversi". Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadocia, dal Ponto e dall'Asia, dalla Frigia e dalla Panfilia, dall'Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall'Arabia. C'è gente che viene perfino da Roma: alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla reli­gione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunciare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto".

"Comprendo e so per esperienza che il Regno di Dio è dentro di noi: Gesù non ha bisogno di libri né di dottori per istruire le anime; Egli, il Dottore dei dottori, insegna senza rumore di paro­la... Non l'ho mai udito parlare ma sento che Egli è in me, ad ogni istante mi guida e mi ispira quello che devo dire o fare. Proprio al momento in cui ne ho bisogno, scorgo dei lumi che non avevo ancora veduto e non è durante l'orazione che questi sono più abbondanti, ma è piuttosto in mezzo alle occu­pazioni della mia giornata" (Manoscritto A).
"Conoscerlo come egli ci conosce e diventare degli dei noi stessi, oh! che destino! Quanto è gran­de la nostra anima!" (Lettera 57).
“Più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di questo Amore che consu­ma e trasforma!... Amiamo allora la nostra picco­lezza, preferiamo non sentire nulla! Allora saremo povere di spirito e Gesù verrà a cercarci; per quanto lontano possiamo essere, Egli ci trasformerà in fiamme d'amore!” (Lettera 197).
“Mi ero preparata con molto cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non capivo come non si facesse una grande attenzione a ricevere il sacramen­to d’Amore… Ah! com'era gioiosa la mia anima; come gli apostoli attendevo con felicità la visita dello Spirato Santo! Mi rallegravo all'idea di essere presto perfetta cristiana e soprattutto di avere eternamente sulla fronte la croce misteriosa che il Vescovo segna imponendo al sacramento... Finalmente il momento felice arrivò: al momento della discesa dello Spirito Santo non sentii un vento impetuoso, ma piuttosto quella brezza leggera della quale il profeta Elia udì il mormorio sul monte Oreb.. . " (Manoscritto A 360).
"Sono certa che Nostro Signore con i suoi insegnamenti e la sua presenza sensibile non diceva agli Apostoli più di quanto non dica a noi con le buone ISPIRAZIONI della sua grazia" (Ultimi colloqui 7.8.4). "Amore che m'infiamma, penetra nell'anima mia, vieni io ti reclamo, vieni a consumarmi, vieni" (Poesia 28).
"Vivere d’Amore è custodire Te, Verbo Incre­ato, Parola del mio Dio! Ah, tu lo sai che t'amo, divino Gesù! Lo Spirito dell’Amore tutta m'infiam­ma. Ed è amando Te che io attiro il Padre il de­bole mio cuore lo trattiene. O Trinità, tu ormai sei prigioniera del mio Amore!" (Poesia 26).
Pater, 10 Ave, Gloria

QUARTO MISTERO

L'assunzione di Maria (Apocalisse 12)

Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna che sembrava vestita di sole, con una corona di dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi. Stava per dare alla luce un bambino e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Un altro segno apparve nel cielo: un drago enorme, rosso fuoco, con sette teste e dieci corna. Su ogni testa aveva un diadema, e la sua coda tra­scinava un terzo delle stelle del cielo e le scagliava sulla terra. Il drago si pose di fronte alla donna che stava per partorire: voleva divorare il bambino appena fosse nato.
La donna dette alla luce un maschio: egli dovrà governare tutte le nazioni con un bastone di ferro. Quel figlio fu rapito e portato verso Dio e verso il suo trono.
Quando il drago si rese conto di essere stato gettato sulla terra, cominciò a perseguitare la donna che aveva dato alla luce il bambino. Ma la donna ricevette due grandi ali d'aquila, per allonta­narsi dal serpente, e volò al suo rifugio nel deserto. Là rimase in pace per tre anni e mezzo. Il serpente vomitò dalla sua bocca una fiumana d'acqua, dietro alla donna, per farla portar via dalla corrente. Ma la terra venne in suo aiuto: aprì una voragine e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato.
Infuriato con la donna, il drago andò a far guerra contro gli altri figli di lei: quelli che metto­no in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a ciò che Gesù ha annunziato.
“Maria possiede certamente più di noi, tra l'al­tro, l'impeccabilità, cioè l'impossibilità di commettere il peccato, poiché fu esente dalla macchia della colpa originale. Ma bisogna anche ricordare che ella è stata meno fortunata di noi perché non ebbe - come noi - una Beata Vergine da amare.- per noi è una dolcezza in più per lei, una soavità di meno” (Ultimi colloqui).
"O Madre mia, nell'attesa del Cielo, voglio vivere con te, seguirti tutti i giorni e, nel contem­plarti, immergermi rapita, scoprendo nel tuo cuore gli abissi dell'amore. Il tuo sguardo materno bandi­sce ogni mia paura, m'insegna a piangere e m'inse­gna a gioire. Invece che disprezzare le gioie pure e sante tu le vuoi condividere con noi e ti degni di benedirle" (Poesia 54 in prosa).
"Se voi sapeste che progetti sto facendo per quando sarò in Cielo sulle cose che farò!... Comincerò la mia missione" (Ultimi colloqui 13 Luglio).
Il Cielo lo trovo nella Trinità Beata, che, pri­gioniera d'amore, - vive nel mio cuore. Lì contemplo il mio Dio e gli ripeto sicura che voglio servirlo ed amarlo senza sosta. Il mio Cielo è sorridere a Dio che adoro e, se vuole nascondersi provando la mia fede, che mi guardi ancora soffrire nell'attesa: ecco il mio Cielo!" (Poesia I2 m prosa).
"Noi carmelitane passiamo per pazze agli oc­chi della gente... perfino i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate... Celina, che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo è obbligato, suo malgrado, a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l'aria avvelenata che non smette di respi­rare?" (Lettera 169).
"O Immacolata Vergine, la più tenera fra le madri, ascoltando Gesù non ti rattristi affatto, ma ti rallegri di sapere che sceglie, qui in terra, l'ani­ma nostra come sua famiglia. Tu ti rallegri che lui ci doni la sua vita, gli infiniti beni della sua Divi­nità!... Ma come non amarti, Madre, vedendo tanto amore e tanta umiltà?" (Poesia 54 in prosa).
“Maria tu ci ami, come ci ama Gesù ed accon­senti per noi a distaccarti da Lui. Amare è dare tutto e dare anche se stesso. Tu hai voluto mostrar­celo restando il nostro esempio. Il Salvatore conosce la tua immensa affezione. Conosceva i segreti del tuo cuore materno, rifugio dei peccatori, perciò Gesù ci ha lasciati a Te quando abbandona la Croce per aspettarci in Cielo” (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria

QUINTO MISTERO

L’incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra [Apocalisse 21, 1-8]

Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c'era più e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo.
Una voce forte che veniva dal trono esclamò: "Ecco l'abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno il suo popolo ed egli sarà Dio con loro. Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre". Allora Dio dal suo trono disse: "Ora faccio nuova ogni cosa". Poi mi disse: "Scrivi, perché ciò che dico è vero e degno di essere creduto".
E aggiunse: "È fatto. Io sono l'Inizio e la Fine, il Primo e l'Ultimo. A chi ha sete io darò gratuitamente l'ac­qua della vita. Ai vincitori toccherà questa parte dei beni. Io sarò loro Dio, ed essi saranno miei figli. Ma i vigliacchi, i miscredenti, i depravati, gli assas­sini, gli svergognati, i ciarlatani, gli idolatri e tutti i bugiardi andranno a finire nel lago ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte".

"Non trovando alcun soccorso sulla terra, la povera piccola Teresa si rivolse verso la sua Madre del Cielo, la pregai con tutto il cuore d'aver infine pietà di me... All'improvviso la Santa Vergine mi parve bella, così bella che mai avevo visto qualche cosa di così stupendo. Il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che penetrò fino in fondo alla mia anima fu il sorriso incante­vole della Vergine Maria. Allora tutte le mie pene svanirono, due grosse lacrime spuntarono dalle mie palpebre e scesero sulle guance, ma erano lacrime di una gioia senza nubi. La Santa Vergine mi ha sor­riso, pensai, come sono felice... " (Mattoscntto A 30r).
"Tutti sappiamo che la Beata Vergine Maria è la Regina del Cielo e della Terra; ma più che Regina ella è una madre.
Non bisogna ribadire, che a motivo delle sue prerogative eccezionali Maria eclissa la gloria di tutti i santi, come il sole, al suo nascere, fa sparire le stelle. Dio mio, che strana affermazione! Una madre che fa svanire la gloria dei propri figli! Io, invece, ritengo tutto l'opposto: Maria aumenta all'infinito lo splendore degli eletti.
E lodevole rievocarne le prerogative; ma non bisogna fermarsi lì. Se - ascoltando una predica - si è portati; dall'inizio alla fine, ad uscire in conti­nue esclamazioni Ah! Ne verrebbe poi vera nausea; e nemmeno è escluso che qualcuno vada più oltre fino a sperimentare disgusto o alienazione da una creatura tanto eminente; e potrebbe anche dire: se questa è la realtà, converrebbe ritirarsi in un can­tuccio e brillarvi per conto proprio" (Ultimi colloqui).
'La Vergine, non manca mai di proteggermi appena la invoco. Se sopraggiunge una preoccupa­zione, una difficoltà, subito mi rivolgo a lei e sem­pre, come la più tenera delle madri, prende a cuore i miei interessi! Quante volte parlando alle novizie, mi è capitato di invocarla e di sperimentare i bene­fici della sua protezione materna!" (Manoscritto c 26r).
“Ben presto ascolterò questa dolce armonia. Ben presto verrò nel bel Cielo a contemplarti. Tu che venisti a sorridermi all'alba della mia vita, torna ancora a sorridermi Madre... ecco viene la sera!... No, non temo più lo splendore della tua suprema gloria, con te ho sofferto e ora voglio sol­tanto cantare sulle tue ginocchia, perché, Maria, io t'amo. E ripetere per sempre. sono tua figlia” (Poesia 54, in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria