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venerdì 24 ottobre 2014

Preghiera alla Madonna Bianca di Portovenere (SP)



Mamma celeste, da noi venerata con il titolo di Madonna Bianca da quando, nel lontano 1399, risplendesti in questa immagine, prostati davanti all'altare, Ti rivolgiamo la nostra preghiera per l'umanità.

O Madonna Bianca, vanto e decoro di Porto Venere, sprona i Tuoi figli alla speranza che conforta nell'angoscia, terge le lacrime, rasserena il tetro orizzonte della nostra travagliata esistenza.

Vergine Santa, nostra Regina e Avvocata, accoglici pietosa facendoci degni di venirTi un giorno a lodare con i Tuoi Santi, per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Salve Madonna Bianca dolcissima,
prega il Tuo Figlio per noi.

+ Con approvazione ecclesiastica


mercoledì 8 ottobre 2014

Le AVE MARIA di Santa Caterina da Bologna (hanno principio il 29 novembre)


PIA PRATICA DELLE MILLE "AVE MARIA"
iniziata da S. Caterina da Bologna


La devozione delle Ave Maria risale a S. Caterina da Bologna. La Santa era solita recitare mille Ave Maria la notte del Natale.
Nella notte del 25 dicembre 1445 era assorta nella contemplazione dell'ineffabile mistero e nella sua pia pratica. Quando le apparve la Vergine SS., che le porse il Bambino Gesù, Caterina lo intrattenne fra le sue purissi­me braccia - come lei stessa si esprime - per lo spazio di una quinta parte di un'ora.
A ricordo del prodigio, le figlie della Santa nel Monastero del Corpus Domini, ogni anno, nella notte santa, ripetono le mille Ave Maria, devozio­ne entrata ben presto nella pietà dei fedeli.
A rendere più facile il pio esercizio, le mille Ave Maria vengono recitate - quaranta ogni giorno - nei 25 giorni che precedo­no il Santo Natale, dal 29 novembre al 23 dicembre.
Il ripetersi del saluto angelico alla Vergine SS. con la meditazione del mistero riuscirà, per le ani­me devote, preparazione efficace al Santo Natale. 

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen. 
Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Ad imitazione di S. Caterina loderemo la gran Madre di Dio per il suo sacro parto, con queste quaranta salutazioni angeliche per otte­nere da lei protezione in vita ed assistenza nella morte, affinché da questa terra di pellegrinaggio possiamo giungere agli eterni luoghi del Paradiso. 

PRIMA DECINA - Ed in primo luogo, recitando dieci Ave Maria, ed altrettante benedizioni, considereremo l'ineffabile mistero della Incarnazione del Verbo, e la gran dignità della Vergine nell'essere stata eletta Madre dell'Altissimo. 

Ave Maria etc...
Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale foste scelta a Madre di Dio.

SECONDA DECINA - In secondo luogo, recitando dieci Ave Maria, ed altrettante benedizioni, mediteremo l'umiltà del re del cielo, che elesse una vile abitazione per il suo Natale, e la gioia che ebbe Maria nel vedere l'unigenito del Padre da lei nato nel presepio.  

Ave Maria etc...
Sia benedetta, o Maria, l'ora nella quale divenisti Madre del Figliuol di Dio.  

TERZA DECINA - In terzo luogo, recitando dieci Ave Maria ed altret­tante benedizioni, attentamente ci ricorderemo della perfetta diligenza di Maria Vergine, quando adempì gli uffici di Marta e di Maddalena, nel con­templare il suo figliuolo Redentore a servizio ed assisterlo ancora tenero bambino. 

Ave Maria etc...
Sia benedetto, o Maria, il primo palpito materno che provasti per il Figliuol di Dio. 

QUARTA DECINA - In quarto luogo, recitando dieci Ave Maria, ed altrettante benedizioni, considereremo la grande riverenza, con la quale Maria, più al cuore, che al seno, abbracciava, stringeva, baciava e adorava il suo e nostro Dio, fatto uomo per nostro amore. 

Ave Maria etc...
Sia benedetto, o Maria, il primo bacio che desti al Figliuol tuo e Figlio di Dio. 

L’ultima sera cioè il 23 dicembre:
Sia lode per sempre a Dio, poiché ad imitazione della nostra Santa, abbiamo compiuto questo devoto eserci­zio: e preghiamo la Regina degli Angeli che, come frutto particolare, si degni essa, la Madre di Gesù e Madre nostra, di ottenerci, in vita, un vero pentimento dei nostri peccati, e la eterna salvezza dell'anima, alla nostra morte.

PREGHIAMO

O Dio, concedi a noi tuoi fedeli di essere sostenuti dall'intercessione di Santa Caterina, dalle cui virtù noi siamo attratti lieti verso i tuoi misteri.

Per Cristo nostro Signore.


lunedì 11 agosto 2014

Cos'è la devozione

La fatica più grande che debbono affrontare le persone che si dedicano alla preghiera è la mancanza di devozione in cui spesso si trovano, poiché quando essa non manca, non vi è cosa più facile e più dolce che il pregare. Per questa ragione, poiché abbiamo già trattato l'argomento della preghiera e il modo in cui essa deve svolgersi, sarà bene che trattiamo adesso delle difficoltà e delle tentazioni più comuni delle persone devote e di alcune avvertenze di cui tener conto in questi esercizi. In primo luogo, sarà opportuno dire chiaramente cos'è la devozione per sapere prima quale sia il bene in cui ci impegnarne.

La devozione (dice san Tommaso) è una virtù che rende l'uomo sollecito e pronto a tutte le altre virtù e che ridesta e sollecita al bene operare (II Quest., 82, art. 1).

Questa definizione dichiara in modo manifesto la grande necessità e utilità di questa virtù in cui è rinchiuso più di quanto si possa pensare.

Per la qual cosa, bisogna sapere che il maggiore impedimento al vivere bene è la corruzione della natura umana derivata dal peccato, da cui procedono la nostra inclinazione al male e la difficoltà e la lentezza nell'operare il bene. Queste due ci rendono molto difficile il cammino della virtù, che è di per sé la cosa più bella, più amabile, più onorevole del mondo.

Contro questa difficoltà e lentezza, la divina sapienza progettò il più adeguato rimedio che è la virtù e il soccorso della devozione poiché, come il vento di tramontana disperde le nubi e lascia il cielo sereno e sgombro, così la vera devozione spazza dalla nostra anima ogni lentezza e difficoltà e la lascia idonea e sgombra per ogni bene; questa è una virtù tale da essere un dono dello Spirito Santo, una rugiada del cielo, un aiuto, una visitazione di Dio, raggiunto con la preghiera, la cui prerogativa è combattere contro la difficoltà e la lentezza, vincere la tiepidezza, dare prontezza, riempire l'anima di buoni desideri, illuminare l'intelletto, rafforzare la volontà, accendere l'amore a Dio, spegnere le fiamme dei turpi desideri, generare distacco dal mondo e odio per il peccato, imprimere all'uomo un nuovo fervore, un nuovo spirito, una nuova forza, un nuovo respiro per operare il bene.

Così come fu Sansone che, quando aveva i capelli, aveva maggiore forza di tutti gli altri uomini del mondo e, quando ne restò senza, era debole come tutti gli altri, così è anche l'anima del cristiano quando ha la devozione; quando non l'ha è debole. Questo, dunque, è ciò che volle dire san Tommaso in quella definizione e questa è senza dubbio la più grande lode che si possa fare di questa virtù, che, pur essendo una sola, è uno stimolo e uno sprone per tutte le altre; per questo, chi desidera davvero procedere per la strada delle virtù non deve andare avanti senza questi sproni, perché non potrà, senza di essi, scuotere la sua bestia dalla pigrizia.

Da ciò che si è detto, appare chiaro cosa sia la vera ed essenziale devozione. Non è devozione, infatti, quella tenerezza del cuore o quel conforto provato qualche volta da coloro che pregano, che non si accompagni alla prontezza e alla voglia di fare il bene; anzi, spesso accade che ci si trovi nell'uno senza l'altro, proprio quando il Signore vuole metterci alla prova.

È vero che da questa devozione e prontezza molte volte nasce quella consolazione e, al contrario, questa stessa consolazione e piacere spirituale aumentano la devozione, che consiste proprio nella franchezza e nell'ansia di operare il bene. Per questa ragione, i servi di Dio possono ben a ragione desiderare e richiedere tale gioia e consolazione non per il piacere che in esse si prova, bensì perché provocano la crescita di quella devozione che ci rende capaci di fare il bene, come li volle indicare il profeta, dicendo: Ho percorso la strada dei tuoi comandamenti,

Signore, quando hai allargato il mio cuore (Sal 118, 32), vale a dire con la gioia della tua consolazione che fu la causa di questa spirituale agilità.

Cerchiamo ora di esaminare i mezzi con cui si consegue questa devozione, perché ad essa si congiungono tutte le altre virtù che hanno familiarità speciale con Dio, di esaminare i mezzi con cui si riesce a conseguire la perfetta preghiera e contemplazione, le consolazioni dello Spirito Santo, l'amore di Dio, la saggezza celeste e quell'unione del nostro spirito con Dio, che è il fine di tutta la vita spirituale, e infine di esaminare i mezzi con cui si raggiunge Dio stesso in questa vita, cioè il tesoro del Vangelo, che è la perla preziosa per cui il saggio mercante si disfece lietamente di ogni altra cosa. Donde appare evidente che questa è un'altissima teologia, poiché qui si insegna la via per il sommo bene e, passo per passo, si costruisce una scala per raggiungere il frutto della felicità che in questa vita si può ottenere.

{Da "Trattato sulla preghiera e la meditazione" - San Pietro d'Alcantara}

Le tentazioni più comune che sono solite molestare coloro che si dedicano alla preghiera e i loro rimedi

Sarà bene esaminare ora le tentazioni più comuni delle persone che si dedicano alla preghiera e i loro rimedi. Esse sono per lo più le seguenti: la mancanza di consolazione spirituale, la guerra di pensieri importuni, i pensieri di bestemmia e di incredulità, il timore smodato, il sonno eccessivo, la sfiducia di trarre vantaggio e la presunzione di averne già tratto molto, l'eccessivo desiderio di sapere, la bramosia senza discrezione di trarre dei benefici. Queste sono le tentazioni più comuni sulla via della preghiera e i loro rimedi sono i seguenti.

Prima avvertenza
In primo luogo, per coloro a cui manca la consolazione spirituale, il rimedio è che non cessino l'esercizio della preghiera abituale anche se a loro sembra insipida e infruttuosa; si mettano anzi alla presenza di Dio come rei e colpevoli, esaminino la loro coscienza e guardino se per disgrazia hanno perduto questa grazia per colpa loro, implorino con fiducia il Signore di perdonarli e proclamino gli inestimabili tesori della sua pazienza e misericordia nel sopportare e perdonare chi non sa far altro che offenderlo. In questo modo, trarrà profitto dalla sua aridità prendendo occasione di umiliarsi di più, vedendo quanto pecca e di amare di più Dio, vedendo quanto perdona. Non desista da questi esercizi, anche se non ne ricava gioia, perché non è necessario che ciò che da vantaggio sia anche piacevole. Almeno questo si sa per esperienza: tutte le volte che si persevera nella preghiera eseguendo nel modo migliore ciò che si può, alla fine se ne esce consolati e lieti, constatando che si è fatto tutto quanto si poteva. Fa molto agli occhi di Dio chi fa tutto ciò che può, anche se può poco. Nostro Signore non guarda tanto al risultato, quanto alla disponibilità e alla volontà. Da molto chi desidera dare molto, chi da tutto ciò che ha, chi non tiene nulla per sé.

Non c'è merito nel perseverare nella preghiera quando se ne trae grande conforto, si ha merito quando la devozione è poca e molta è la preghiera e molta di più è l'umiltà, la pazienza, la perseveranza nel fare il bene.

È anche necessario, in questi momenti più che negli altri, procedere con cura e sollecitudine, vigilando, esaminando con cura i propri pensieri, le proprie parole, le proprie opere, perché se manca la gioia spirituale (che è il remo principale di questa navigazione) si supplisca con cura e diligenza a quanto manca di grazia. Quando ti senti in questa condizione, renditi conto (come dice san Bernardo) che si sono addormentate le guardie che ti vigilavano e sono caduti i muri che ti difendevano.

Per questo, ogni speranza di salvezza è nelle armi, poiché se il muro non ti difende, ti devono difendere la spada e la destrezza nel combattere.

Oh, quanto grande è la gloria dell'anima che combatte in questo modo, che si difende senza scudo, che combatte senza armi ed è forte senza forze e che, trovandosi sola nella battaglia, assume per sua compagnia l'ardore e il coraggio!

Non c'è gloria maggiore nel mondo che imitare il Salvatore nelle sue virtù.

E tra le sue virtù, si annovera come principale l'avere sofferto ciò che soffrì senza consentire alla sua anima nessun genere di conforto. In questo modo, colui che così soffre e combatte è tanto migliore imitatore di Cristo quanto più è privo di ogni genere di conforto. Ciò significa bere il calice puro dell'obbedienza senza mescolarla ad altra bevanda. Questo è il momento essenziale in cui si prova l'autenticità degli amici e si vede se lo sono davvero oppure no.

Seconda avvertenza

Contro il turbamento dei pensieri importuni che ci fanno guerra durante la preghiera, il rimedio è combattere contro di essi virilmente e con perseveranza, anche se questa resistenza non può non essere con eccessiva fatica ed angoscia dello spirito, perché questa impresa non richiede tanto forza quanto grazia ed umiltà. Per questo, quando ci si trova in questa situazione, ci si deve volgere a Dio senza scrupolo. Senza angoscia (questa infatti non è una colpa o lo è molto leggera) e con tutta umiltà e devozione gli si dica: " Vedi, mio Signore, chi sono, che cosa ci si poteva aspettare da questo immondezzaio se non simili odori? Che cosa ci si poteva aspettare da questa terra che hai maledetto, se non rovi e spine? Questo è il frutto che può dare se tu, Signore, non la purifichi ".

Detto questo, si torni a riprendere il filo come prima e si attenda con pazienza la visitazione del Signore, che non manca mai a chi si umilia. Se ancora poi ti daranno inquietudine i tuoi pensieri e tu ancora con perseveranza resisterai e farai ciò che sta in te, abbi per certo che guadagnerai più terreno in questa resistenza che se stessi godendo pienamente di Dio.

Terza avvertenza

Per rimedio alla tentazione di bestemmia, devi tener conto che, poiché nessun tipo di perturbazione è più penosa di questa, non ce n'è alcuna meno pericolosa e che il rimedio consiste nel non dar retta alle tentazioni, dal momento che il peccato non consiste in essa bensì nel consenso e nel piacere, che qui non ci sono, tutt'altro. Questa può anzi definirsi una pena invece che una colpa, poiché quanto più si è lontani dal trarre piacere da queste tentazioni, tanto più si è lontani dall'averne colpa.

Il rimedio quindi è disprezzarle e non temerle, poiché, quando se ne ha troppo timore, si finisce col ridestarle e col suscitarle.

Quarta avvertenza

Contro le tentazioni di incredulità, il rimedio è che ci si ricordi, da un lato, la piccolezza umana, dall'altro la grandezza divina, si pensi a ciò che Dio richiede e non si sia curiosi di voler commisurare le sue opere, dal momento che molte di loro trascendono le nostre capacità di comprensione. Pertanto, colui che vuole entrare nel santuario delle opere divine, deve farlo con molta umiltà e riverenza, con occhi di semplice colomba e non di malizioso serpente, con cuore di fanciullo e non di giudice temerario. Ci si faccia piccoli come bambini, perché proprio a loro Dio rivela i suoi segreti. Non si cerchi di sapere il perché delle opere divine, si chiuda l'occhio della ragione e si apra quello della fede, perché questo è lo strumento con cui si possono cogliere le opere di Dio. Per guardare le opere dell'uomo occorre l'occhio della ragione umana, per guardare quelle di Dio non c'è nulla di meno idoneo.

Poiché questa sensazione è in genere penosissima, il rimedio è quello che abbiamo suggerito per la tentazione precedente: non farci caso, perché questa è più una sofferenza che una colpa e non si può avere colpa in ciò a cui si oppone la volontà, come si è dichiarato.

Quinta avvertenza

Alcuni sono ostacolati da grandi rimorsi e fantasie quando si ritirano in solitudine di notte a pregare. Contro questa tentazione, il rimedio è farsi forza e perseverare nella devozione, perché se si fugge cresce il timore e se si combatte il coraggio.

Torna molto utile tener presente che né il demonio né alcun altro essere ha il potere di farci del male senza il consenso di nostro Signore.

Torna inoltre ancora molto utile tener presente che abbiamo al nostro fianco l'angelo custode, più presente durante la preghiera che in ogni altro momento, perché proprio in quel momento è lì per aiutarci e portare al cielo le nostre preghiere e difenderci dal demonio, affinché non ci faccia del male.

Sesta avvertenza

Contro il sonno eccessivo, il rimedio consiste nel tenere presente che esso può dipendere da necessità fisica e allora il rimedio è molto semplice: non negare al corpo ciò che gli spetta perché esso non ostacoli ciò che spetta a noi. Altre volte può dipendere da malattia e allora non c'è da angosciarsene perché non se ne ha colpa, ma neppure bisogna lasciarsi andare del tutto senza fare quanto sta in noi per non rinunciare del tutto alla preghiera, senza la quale non possiamo avere né sicura né vera gioia in questa vita. Altre volte, il sonno nasce dalla pigrizia oppure è il diavolo che lo procura.

In questo caso, il rimedio è il digiuno, il non bere vino, bere poca acqua, stare in ginocchio e in piedi o con le braccia in croce e non appoggiato e sottoporsi a qualche disciplina che tenga desta e stimoli la carne.

Alla fine, l'unico e generale rimedio contro questo male, come per tutti gli altri, è chiedere aiuto a colui che è sempre pronto darlo a coloro che vorranno chiederlo.

Settima avvertenza

Contro le tentazioni della sfiducia e della presunzione, .che sono vizi autentici, è gioco forza che ci siano rimedi diversi. Contro la sfiducia, il rimedio è tenere presente che non si riesce ad ottenere un buon risultato con le sole proprie forze bensì con la grazia divina che tanto più presto si consegue quanto più si diffida delle proprie forze e si confida nella bontà di Dio a cui tutto è possibile.

Per la presunzione, il rimedio consiste nel tenere presente che non c'è più chiaro indizio di essere molto lontani che il credere di essere molto vicini, perché, in questo cammino, coloro che scoprono più terra si affannano di più accorgendosi di quanto sono lontani dalla meta e, per questo, non si accorgono quanto posseggono in rapporto a quanto desiderano. Rispecchiati, dunque, nella vita dei santi o di altre persone eminenti che siano ancora vive e ti accorgerai di essere, di fronte a loro, come un nano alla presenza di un gigante e guarirai così dalla tua presunzione.

Ottava avvertenza

Contro la tentazione dello smodato desiderio di sapere e di studiare, il primo rimedio consiste nel tener presente quanto la virtù sia più nobile della scienza e quanto più eccellente la sapienza divina che quella umana, per vedere quanto più ci si deve impegnare in quegli esercizi coi quali si raggiunge più l'una che l'altra. Abbia pure la gloria della sapienza del mondo le grandezze che si vuole, ma questa gloria termina con la vita.

Che cosa può essere dunque più meschino che acquistare con tanta fatica ciò che si può godere tanto poco? Tutto quello che puoi conoscere sulla terra è nulla. Se ti impegnerai nell'amore di Dio, potrai presto vederlo e vedere in lui tutte le cose. "Il giorno del giudizio non ci sarà chiesto ciò che abbiamo letto, bensì ciò che abbiamo fatto, non quanto bene abbiamo parlato o predicato, bensì quanto bene abbiamo operato" (Kempis, lib. I.)

Nona avvertenza

Contro la tentazione dello zelo eccessivo di recar vantaggio agli altri, il rimedio principale è tenere presente che il vantaggio del prossimo non deve avvenire a nostro danno e capire che non dobbiamo occuparci tanto delle coscienze altrui da non aver tempo per la nostra, tempo che deve essere sufficiente a tenere il cuore costantemente raccolto e devoto. È questo infatti quell'andare nello spirito che, come dice l'apostolo, consiste nel procedere dell'uomo più in Dio che in se stesso.

Poiché ciò è la radice e l'origine di ogni nostro bene, tutta la nostra fatica deve consistere nel cercare di pregare tanto a lungo e tanto profondamente da avere sempre il cuore raccolto e devoto. E a questo non è sufficiente qualsiasi modo di raccogliersi e di pregare bensì occorre una preghiera molto prolungata e profonda.

{Da "Trattato sulla preghiera e la meditazione" - San Pietro d'Alcantara}

venerdì 25 luglio 2014


Noi conosciamo Cristo attraverso il Vangelo e anche attraverso la vita della Chiesa. Lo spirito è colui che ci conduce e illumina per vedere la vita di Cristo, per vedere il suo volto ed essere felici. "Tutti ti cercano" (Mc 1,37). Tutti ti vogliono vedere! 
Dissero i discepoli a Gesù, perché tutte le volte che lo incontravano gli infermi guarivano, gli infelici si consolavano, tutti rimanevano affascinati dalle parole che uscivano dalla sua bocca...
Pregare è incontrare Gesù. Pregare è vedere Gesù.
{P. Jozo Zovko}

lunedì 21 luglio 2014

L'orazione secondo Padre Pio


[...] Sarà bene ricordarsi che le grazie ed i gusti dell'orazione non sono acqua della terra, ma del Cielo e che perciò tutti i nostri sforzi per farla cadere, benché sia necessario il disporvisi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e tranquilla; bisogna tenere il cuore aperto verso il Cielo, ed aspettare di là la celeste rugiada; non ti scordare di portare, figliuola mia, con te all'orazione questa considerazione perché con essa ti avvicinerai a Dio e ti metterai alla sua presenza per due principali ragioni.
La prima per rendere a Dio l'onore e l'ossequio che Gli dobbiamo, e ciò può farsi senza che Egli parli a noi, né noi a Lui, perché questo obbligo si adempie riconoscendo che Egli è il nostro Dio, e noi sue vili creature, che stiamo prostrati col nostro spirito a Lui aspettando i suoi comandi. Quanti cortigiani ci sono che vengono e vanno cento volte alla presenza del Re non per parlargli e ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da Lui, e con quella assiduità farsi conoscere come suoi veri servi?
Questo modo di stare alla presenza di Dio solamente per protestare con la nostra volontà di conoscerci come suoi servi, è santissimo, eccellentissimo, purissimo e di grande perfezione.
Ridi pure, ma io parlo sul serio.
La seconda ragione per la quale uno si pone alla presenza di Dio nell'orazione, è per parlargli e sentire la sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne ed ordinariamente questo si fa con un grandissimo gusto, perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il quale, quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti preziosi che recano una grande gioia all'anima. Ora, mia buona figliuola, l'uno di questi due beni non ti può mancare nell'orazione.
Se puoi parlare al Signore parlaGli, lodaLo, ascoltaLo; se non puoi parlare per essere rozza, nelle vie dello spirito, non ti dispiacere, fermati in camera, a guisa di cortigiani e faGli la riverenza. Egli che vedrà, gradirà la tua presenza, favorirà il tuo silenzio ed un'altra volta rimarrai consolata, quando Egli ti prenderà per mano, parlerà con te, farà cento passeggiate in tua compagnia per i viali del suo giardino d'orazione, e quando ciò non avvenisse mai, il che sia detto per impossibile, perché a questo Padre sì tenero non Gli reggerà il cuore di vedere la sua creautura in perpetua fluttuazione, contentati, perché l'obbligo nostro è di seguirlo, considerando che è onore e grazia troppo grande per noi che Egli ci tolleri alla sua presenza. [...]

{Padre Pio Cappuccino, 23 settembre 1918}

sabato 12 luglio 2014

La preghiera


La preghiera dilata il cuore finché esso è in grado di contenere il dono che Dio fa di Se stesso. 
Chiedete e cercate, e il vostro cuore diverrà grande a sufficienza per riceverLo ed tenerLo presso di voi.
{Madre Teresa di Calcutta}

venerdì 13 giugno 2014

Sii uomo di preghiera

Se vuoi sopportare con pazienta le avversità e le miserie di questa vita, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi conseguire virtù e forze per vincere le tentazioni del nemico, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi mortificare la tua volontà con tutte le sue passioni e i suoi desideri, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi conoscere le astuzie di Satana e difenderti dai suoi inganni, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi vivere lietamente e procedere dolcemente per la strada della penitenza e dell'affanno, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi allontanare dalla tua anima le mosche importune di vani pensieri e sollecitudini, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi sostentare la tua anima con la pienezza della devozione e tenerla sempre piena di buoni pensieri e desideri, sii uomo di preghiera. 
Se vuoi rafforzare e rinsaldare il tuo cuore sulla strada di Dio, sii uomo di preghiera. 
Infine, se vuoi sradicare dalla tua anima tutti i vizi e piantare al loro posto la virtù, sii uomo di preghiera, poiché nella preghiera si riceve l'unzione e la grazia dello Spirito Santo, che insegna ogni cosa. 
Inoltre, se vuoi salire alle altezze della contemplazione e godere dei dolci abbracci dello sposo, impegnati nella preghiera, perché questa è la strada per cui l'anima sale alla contemplazione e al piacere delle cose celesti. 

{Da "La vita di Cristo" - San Bonaventura}

La preghiera

Non tutti coloro che si avvicinano (ai Sacramenti) sono santi, però i santi saranno sempre scelti tra coloro che li ricevono spesso. 
I santi sono come tanti piccoli specchi nei quali Gesú Cristo si contempla. 
Nei suoi apostoli (Gesú) contempla il suo zelo e il suo amore per la salvezza delle anime; nei martiri, contempla la sua pazienza, le sue sofferenze e la sua morte dolorosa; nei solitari, egli vede la sua vita oscura e nascosta; nelle vergini, ammira la sua purezza senza macchia, e in tutti i santi, la sua carità senza limiti, di modo che, ammirando le virtú dei santi, non facciamo altro che ammirare le virtú di Gesú Cristo. 
Sí, con una preghiera fatta bene, possiamo comandare al cielo e alla terra; tutto ci obbedirà. 
Se siete nell'impossibilità di pregare, nascondetevi dietro al vostro angelo, e incaricatelo di pregare al posto vostro. 
Non dovremmo perdere la presenza di Dio, piú di quanto non perdiamo la respirazione. 
La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto quello che farete non servirà a nulla. 
Non c'è bisogno di pregare tanto per pregare bene. Si sa che il buon Dio è lí, nel santo Tabernacolo; gli si apre il cuore, ci si compiace della sua presenza. Questa è la migliore preghiera. 
Quando prego, mi figuro Gesú mentre prega il Padre suo. 
Il buon Dio ama essere importunato. 
Bisogna pregare molto semplicemente e dire: Mio Dio, ecco un'anima ben povera che non ha niente, che non può nulla, fammi la grazia di amarti, di servirti e di conoscere che non so nulla. 
Il buon Dio non ha bisogno di noi: se ci comanda di pregare, è perché Egli vuole la nostra felicità, e perché la nostra felicità può trovarsi soltanto là. 
Quando siamo dinanzi al Santo Sacramento, invece di guardare attorno a noi, chiudiamo i nostri occhi e la nostra bocca, apriamo il nostro cuore, il buon Dio aprirà il suo, andremo a Lui, Egli verrà a noi, l'uno per chiedere e l'altro per ricevere; sarà come un soffio dall'uno all'altro. 

{Da "Curato D'Ars - Scritti scelti" di Iohannes Maria Vianney}

martedì 10 giugno 2014

Trovare il tempo per pregare


Non è una questione di tempo, è piuttosto una questione d'amore! Quando amiamo troviamo i mezzi. Quando non amiamo troviamo scuse!
{Padre Slavko}


lunedì 24 marzo 2014

Da "Metodo breve per fare orazione" di Jeanne Guyon

Ci sono due modi per avviare le anime all’orazione, che nei primi tempi possiamo e dobbiamo usare. Uno è la meditazione, l’altro la lettura meditata. 

1. La lettura meditata consiste semplicemente nel prendere qualche verità forte per la speculazione e per la 
pratica, preferendo la seconda alla prima, e leggere in questo modo: prendete la verità che avete scelto. Quindi leggete due o tre righe, digeritele e gustatele cercando di coglierne il succo e di soffermarvi sul punto che leggete finché non vi troverete gusto, e non andate avanti finché questo punto non è diventato insipido. 
Dopodiché continuate a leggere e procedete nello stesso modo, leggendo non più di mezza pagina per volta. 
Non è la quantità di lettura che conta, ma come si legge. Quelli che leggono troppo velocemente non ne traggono alcun vantaggio. Sono come le api che possono succhiare il polline dei fiori solo risposando sopra di essi, e non sorvolandoli e basta. Leggere molto va bene per la scienza scolastica, non per la mistica. Ma per trarre profitto dai libri spirituali bisogna leggere in questo modo. 
E sono sicura che, se ascolterete il mio consiglio, tramite la lettura vi abituerete a poco a poco all’orazione, e vi piacerà molto. 

2. L’altro metodo è la meditazione, per la quale va scelto un momento adatto e che non va praticata nel tempo dedicato alla lettura. Credo che sarebbe meglio se si procedesse in questo modo: dopo essersi 
messi in presenza di Dio grazie a un atto di grande fede, bisogna leggere qualcosa di sostanziale e soffermarvisi dolcemente sopra, non con la ragione ma soltanto per fermare lo, spirito, facendo attenzione che l’esercizio principale è di essere in presenza di Dio, e che il soggetto deve servire per fermare lo spirito più che per esercitarlo al ragionamento. Ammesso questo, bisogna che una grande fede in Dio presente in fondo ai nostri cuori ci porti a immergerci profondamente in noi stessi, raccogliendo tutti i sensi dentro di noi e impedendo che si esteriorizzino. Questo, all’inizio, è un modo molto efficace di liberarsi da tutte le distrazioni e di allontanarsi dagli oggetti esterni per avvicinarsi al nostro Dio, che 
si può trovare solo in fondo a noi stessi e nel nostro centro, che è il sancta sanctorum dove Lui abita. Egli promette anche che «se uno farà la sua volontà, verrà a Lui e dimorerà in Lui» (Gv 14,23). 
Sant’Agostino accusa se stesso per il tempo che ha perso non avendo subito cercato Dio in questo modo. 


3. Quindi, quando ci siamo immersi in noi stessi e Dio è penetrato in noi, quando i sensi sono raccolti e riportati dalla circonferenza al centro (cosa che all’inizio ci fa un po’ soffrire, ma che in seguito, come dirò, è piacevole), quando quindi l’anima è raccolta in questo modo in se stessa e si concentra dolcemente e soavemente sulla verità letta, non ragionandoci sopra ‘ma assaporandola e stimolando la volontà con la passione piuttosto che con la ragione, e la passione è mossa, occorre lasciarla riposare dolcemente e in pace, inghiottendo quello che essa ha assaggiato. Così ‘come una persona che mastichi della carne, per 
quanto eccellente e gustosa, non se ne nutrirebbe, a meno che non interrompa il movimento per inghiottire. La stessa cosa succede quando la passione è mossa.
Muoverla ancora significherebbe spegnerne il fuoco e sottrarre all’anima il suo nutrimento. Bisogna che inghiotta, tramite una piccola pausa piena d’amore, di rispetto e di fiducia, quello che ha masticato e gustato. Questo metodo è indispensabile e farà progredire l’anima più velocemente di qualsiasi altro metodo in non so quanti anni.


4. Ma poiché ho detto che l’esercizio diretto e principale deve essere la vista della presenza di Dio, quello che si deve fare più fedelmente possibile è di richiamare i sensi quando si disperdono.
È un modo veloce ed efficace di combattere le distrazioni. Infatti chi le vuole combattere direttamente le irrita e le fa aumentare. Mentre se ci immergiamo nella fede di Dio e ci raccogliamo semplicemente, le combattiamo indirettamente e senza pensarci ma molto efficacemente.
Avverto anche i principianti di non correre di verità in verità, di soggetto in soggetto, ma di soffermarsi sullo stesso fino a che ci trovano gusto. L’unico modo per penetrare velocemente le verità è quello di gustarle e imprimersele nell’anima.
Io penso che all’inizio sia difficile raccogliersi, perché l’anima è abituata a essere all’esterno. Ma quando ha preso un po’ l’abitudine, dopo essersi forzata, le diventa più facile sia perché si abitua sia perché Dio, che non domanda altro che di comunicarsi alla sua creatura, le manda abbondanti grazie e le fa sperimentare il
gusto della sua presenza, che le rende il compito facilissimo.

venerdì 31 gennaio 2014

L'orazione secondo San Josemaria Escrivá

81
L'azione senza l'orazione non vale nulla: l'orazione si avvalora col sacrificio.

82
In primo luogo, orazione; poi, espiazione; in terzo luogo, molto “in terzo luogo”, azione.

83
L'orazione è il fondamento dell'edificio spirituale. —L'orazione è onnipotente.

84
Domine, doce nos orare —Signore, insegnaci a pregare! —E il Signore rispose: Pater noster, qui es in coelis... —Padre nostro, che sei nei cieli...
Come non far tesoro della preghiera vocale?

85
Adagio. —Pensa che cosa dici, chi lo dice e a chi. —Perché quel parlare in fretta, senza dar tempo alla riflessione, è rumore, fragore di latta.
E ti dirò, con Santa Teresa, che non lo chiamo preghiera, anche se muovi molto le labbra.

86
La tua preghiera deve essere liturgica. —Magari ti affezionassi a recitare i salmi e le preghiere del messale, invece delle preghiere private o particolari!

87
“Non di solo pane vive l'uomo —ha detto il Signore— ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. —Pane e Parola! Ostia e orazione.
Altrimenti non vivrai vita soprannaturale.

88
Cerchi la compagnia di amici che, con la loro conversazione e il loro affetto, con la loro frequentazione, ti rendano più sopportabile l'esilio di questo mondo..., sebbene gli amici a volte tradiscano. —Non mi sembra male.

Però..., perché non frequenti ogni giorno, con maggiore intensità, la compagnia, la conversazione del Grande Amico, che non tradisce mai?

89
“Maria ha scelto la parte migliore”, si legge nel Santo Vangelo. —Se ne sta lì, a bere le parole del Maestro. In apparente inattività, prega e ama. —Poi, accompagna Gesù nelle sue predicazioni per città e villaggi.
Senza orazione, come è difficile accompagnarlo!

90
Non sai pregare? —Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, ... non so fare orazione!...”, sii certo che avrai cominciato a farla.

91
Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane..., debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione.
In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”!

92
Et in meditatione mea exardescit ignis —e, nella mia meditazione, si accende il fuoco. —Per questo vai all'orazione: per fare di te stesso un falò, un fuoco vivo, che dia calore e luce.
Perciò, quando non sai proseguire, quando senti che ti stai spegnendo, se non puoi gettare nel fuoco tronchi odorosi, getta i ramoscelli e il fogliame di piccole orazioni vocali, di giaculatorie, che continuino ad alimentare la fiamma. E avrai utilizzato bene il tempo.

93
Ti vedi così miserabile che ti riconosci indegno d'essere ascoltato da Dio. Ma... e i meriti di Maria? E le piaghe del tuo Signore? E... non sei forse figlio di Dio?

Inoltre, Egli ti ascolta quoniam bonus..., quoniam in saeculum misericordia eius: perché è buono, perché la sua misericordia permane in eterno.

94
Si è fatto così piccolo —lo vedi: un Bambino!— perché ti avvicinassi a Lui con fiducia.

95
In te, Domine, speravi: in te, Signore, ho sperato. —E ho applicato, oltre ai mezzi umani, la mia preghiera e la mia croce. —E la mia speranza non è stata vana, né mai lo sarà: non confundar in aeternum.

96
Parole di Gesù: “E io vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”.
Prega. In quale affare umano ti possono dare maggiori garanzie di successo?

97
Non sai che cosa dire al Signore nell'orazione. Non ti viene in mente nulla, eppure vorresti chiedergli consiglio su molte cose. Guarda: durante la giornata prendi qualche nota sulle questioni che desideri considerare alla presenza di Dio. Va' poi all'orazione con quegli appunti.

98
Dopo quella del Sacerdote e delle vergini consacrate, la preghiera più gradita a Dio è quella dei bambini e dei malati.


99
Quando vai a pregare, sia questo un fermo proposito: né più tempo se avrò consolazione, né di meno se avrò aridità.

100
Non dire a Gesù che vuoi consolazioni nella preghiera. —Se te ne dà, ringrazialo. —Digli sempre che vuoi perseveranza.

101
Persevera nell'orazione. —Persevera, anche se la tua fatica sembra sterile. —L'orazione è sempre feconda.

102
La tua intelligenza è torpida, inattiva; fai degli sforzi inutili per coordinare le idee alla presenza del Signore: un vero stordimento!
Non ti sforzare e non preoccuparti. —Ascoltami bene: è il momento del cuore.

103
Quelle parole, che ti hanno colpito durante l'orazione, incidile nella memoria e recitale lentamente, più volte, durante la giornata.

104
Pernoctans in oratione Dei —passò la notte in orazione. —Così riferisce San Luca, del Signore.
Tu, quante volte hai perseverato così? —Allora...

105
Se non frequenti Cristo nell'orazione e nel Pane, come potrai farlo conoscere?

106
Mi hai scritto, e ti comprendo: “Faccio ogni giorno il mio momentino d'orazione: se non fosse per questo!”.

107
Un santo senza orazione?... —Non credo a questa santità.

108
Ti dirò, plagiando un autore straniero, che la tua vita d'apostolo vale quanto vale la tua orazione.

109
Se non sei uomo d'orazione, non credo alla rettitudine delle tue intenzioni quando dici di lavorare per Cristo.

110
Mi hai detto una volta che somigli a una sveglia guasta, che suona a sproposito: al momento dell'orazione sei freddo, secco e arido; e invece, quando meno te l'aspetti, per la strada, tra gli affanni d'ogni giorno, in mezzo al frastuono e al tumulto della città, o nella quiete laboriosa del tuo lavoro professionale, ti accorgi che stai pregando... A sproposito?
Bene; però non trascurare questi trilli della tua sveglia. Lo Spirito soffia dove vuole.

111
Mi hai fatto sorridere con la tua orazione... impaziente. —Gli dicevi: “Non voglio invecchiare, Gesù... È troppo aspettare per vederti! Forse allora non avrò il cuore in carne viva come adesso. Da vecchio, mi sembra tardi. Adesso la mia unione sarebbe più gagliarda, perché ti amo con Amore di ragazzo”.

112
Mi piace che tu viva questa “riparazione ambiziosa”: il mondo!, mi hai detto. —Bene. Però, in primo luogo, quelli della tua famiglia soprannaturale, i tuoi parenti e quelli del paese che è la nostra Patria.

113
Gli dicevi: “Non ti fidare di me... Io sì che mi fido di Te, Gesù... Mi abbandono nelle tue braccia: in esse lascio tutto quello che ho, le mie miserie!”. —E mi sembra una buona orazione.

114
L'orazione del cristiano non è mai un monologo.

115
“Minuti di silenzio”. —Lasciateli a coloro che hanno il cuore secco.
Noi cattolici, figli di Dio, parliamo con il Padre nostro che è nei cieli.

116
Non tralasciare la lettura spirituale. —La lettura ha fatto molti santi.

117
“Nella lettura —mi scrivi— formo il deposito di combustibile. —Sembra un mucchio inerte, ma è da lì che la mia memoria trae spesso, spontaneamente, il materiale che riempie di vita la mia orazione e accende il mio ringraziamento dopo la Comunione”.

{da "Cammino" - San Josemaria Escrivá}