martedì 11 ottobre 2016

Il perdono

Il perdono non è dimenticanza che spesso significa non voler guardare in faccia la realtà. Il perdono non è debolezza, e cioè non tener conto di un torto per paura del più forte che l’ha commesso. Il perdono non consiste nell’affermare senza importanza ciò che è grave, o bene ciò che è male. Il perdono non è indifferenza. Il perdono è un atto di volontà e di lucidità, quindi di libertà, che consiste nell’accogliere il fratello così com’è, nonostante il male che ci ha fatto, come Dio accoglie noi peccatori, nonostante i nostri difetti. Il perdono consiste nel non rispondere all’offesa con l’offesa, ma nel fare quanto Paolo dice: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”.

Il perdono consiste nell’aprire a chi ti fa del torto la possibilità d’un nuovo rapporto con te, la possibilità quindi per lui e per te di ricominciare la vita, d’aver un avvenire in cui il male non abbia l’ultima parola.
Dirai: “Ma ciò è difficile”. Si capisce. Ma qui è il bello del cristianesimo. Non per nulla sei alla sequela di un Dio che, spegnendosi in croce, ha chiesto il perdono a suo Padre per chi gli aveva dato la morte. Coraggio. Inizia una vita così. Ti assicuro una pace mai provata e tanta gioia sconosciuta.
{Chiara Lubich}

mercoledì 2 settembre 2015

Santuario della Madonna del Mirteto, Ortonovo (SP)


Verso la metà del XV secolo nella lunigiana genovese si verificò un processo di proliferazione e di radicamento delle Confraternite dei "Disciplinati". Costoro, particolarmente devoti al culto della Madonna, usavano erigere oratori sia sopra ruderi di chiese sconsacrate sia nelle vicinanze dei cimiteri posti al di fuori delle mura del paese e utilizzati principalmente per dare sepoltura ai poveri e ai pellegrini. L'oratorio o casaccia, come veniva chiamato dagli stessi Disciplinati, proprio per sottolineare il richiamo ai valori spirituali di povertà evangelica, era una costruzione molto semplice e di dimensioni ridotte in grado di ospitare non più di cinquanta fedeli.
E fu proprio nell'ambito di questo processo che sul finire del XV secolo la Confraternita dei Disciplinati di Ortonovo decise di costruire la propria casaccia nella zona adiacente al paese denominata mortineto ovvero nel luogo ove venivano seppelliti quei morti le cui famiglie non potevano permettersi di pagare il costo del trasporto della salma nella chiesa cimiteriale di san Martino.
Secondo un'altra autorevole teoria il toponimo mortineto o mirteto deriverebbe dal fatto che l'oratorio fu edificato nell'area di un bosco di mirto.
Ad ogni modo l'oratorio di santa Maria del Mortineto, pur presentando un arredamento molto sobrio, doveva necessariamente essere corredato di un'immagine della Madonna affinché si potesse celebrare il culto in suo onore.
Non disponendo di fondi sufficienti per ingaggiare un pittore o quanto meno un artista di un certo livello, i Disciplinati assoldarono uno dei tanti 'frescanti' che giravano per la lunigiana e che dipingevano immagini sacre in cambio di pochi soldi. L'anonimo frescante che giunse a Ortonovo eseguì, in una parrete dell'oratorio, un affresco raffigurante la drammatica scena della Deposizione di Cristo dalla Croce in cui la Vergine veniva raffigurata accasciata e semi-svenuta ai piedi della croce.
Il 29 luglio 1537, mentre le donne del paese pregavano dinnanzi all'affresco della Deposizione, l'immagine della Madonna cominciò a lacrimare sangue vivo. Si gridò subito al miracolo e in breve tempo la notizia si diffuse nei territori circostanti a Ortonovo: folle di fedeli cominciarono ad accorrere al piccolo oratorio, attirati soprattutto da notizie di grazie e di guarigioni che in quel luogo si ottenevano per intercessione della Madonna.
Per contenere il sempre più crescente numero di visitatori, i priori della Confraternita decisero nel 1540 di utilizzare le sostanziose offerte elargite dai pellegrini nella costruzione di un grande santuario in onore della B. V. Addolorata. Il progetto, commissionato all'architetto lucchese Ippolito Marcello, prevedeva la realizzazione di una chiesa a tre navate sorrette da due file di colonne con l'entrata non più rivolta verso il paese, come era nell'antico oratorio, bensì sulla pianura di Luni. Per l'esiguità dello spazio destinato alla costruzione del santuario, l'antico oratorio dovette essere distrutto ma naturalmente fu preservata la parte che conteneva l'affresco della Deposizione. Oggi custodito nello splendido tempietto realizzato alla fine del '700 e posto a sinistra rispetto la navata centrale. Nel 1566 dopo oltre 25 anni di lavori i priori e i procuratori della Compagnia annunciarono la fine dei lavori.
Con l'apertura del santuario aumentarono ulteriormente le presenze dei pellegrini ma, nello stesso tempo, sorsero nuove e intricate problematiche connesse alla gestione della nuova struttura. In effetti se i Disciplinati si fossero impegnati principalmente nella cura del santuario non avrebbero potuto dedicarsi assiduamente alle opere caritatevoli (in particolare all'assistenza dei malati e ai poveri della parrocchia), sulle quali si fondava l'essenza spirituale della Confraternita. Fu per tale motivo che nel 1584, durante la visita a Ortonovo del vescovo Angelo Peruzzi, la Confraternita annunciò l'affidamento del santuario ai padri domenicani.
Con la presenza dei frati domenicani il santuario ricevette notevoli benefici, anche dal punto di vista estetico: fu costruito immediatamente un ampio convento adiacente alla chiesa; nel 1601 fu realizzata la sacrestia, nel 1650 fu aperto un ampio coro dietro la sacra edicola, nel 1749 fu eretto il bellissimo altare marmoreo dovuto allo zelo del padre priore Celso Furia, mentre nel 1796 fu aggiunto l'attuale prezioso tempietto, opera insigne del celebre architetto carrarese Giò Matteo Scalabrini.
La conquista della Liguria da parte delle armate napoleoniche preannunciò il periodo più buio della storia del santuario; nel 1800 i frati domenicani furono espulsi da Ortonovo e lasciarono il santuario nelle mani della Confraternita ormai ridotta a pochissimi componenti e non in grado di gestire una struttura così imponente. Fu in questi anni di dominazioen francese che il toponimo mortineto, usato per oltre tre secoli, si trasformò in mirteto, probabilmente a causa delle storpiature che avvenivano nel passaggio dall'italiano al francese, lingua quest'ultima, adottata nei documenti ufficiali.
Dopo la caduta di Napoleone il santuario fu abbandonato a se stesso e veniva ricordato dai fedeli soltanto quando qualche pericolo minacciava i raccolti o la salute della gente.
Fortunatamente nel 1888 il vescovo decise di riaffidare il santuario alla cura dei frati domenicani, costoro si misero subito al lavoro e in poco tempo ripararono i danni causati da quasi un secolo di incurie donando al santuario di N. S. del Mirteto quell'aspetto imponente e mistico che tutt'oggi possiamo ammirare.
Dal 1933 al settembre 2003 il santuario è stato custodito dai padri Orionini. Ora è custodito dai sacerdoti della Fraternità Missionaria di Maria, comunità religiosa nata in Guatemala-Centro America.

Santa Caterina da Siena

San Vincenzo Ferrer
San Domenico di Guzman




San Paolo della Croce

San Giacinto apostolo della Polonia, San Pio V e sant'Agnese da Montepulciano
Madonna con Bambino e Santi








martedì 18 agosto 2015


Tutta la scienza dei Santi si restringe a due cose: fare e soffrire. 
E chi avrà fatto meglio queste due cose, sarà davvero più santo.
{San Francesco di Sales}


Nozze d'oro della R.ma Madre, suor Teresa De Martini, Genova - 23 novembre 1930



RR. suore Canonichesse Regolari Lateranesi



Sacro Cuore di Gesù


Massime e insegnamenti spirituali cavati dalle opere di S. Francesco di Sales


Come può essere, che un'anima che consideri Gesù crocifisso per essa, possa amare cosa alcuna fuori di Lui, e che dopo tanti atti di fedeltà, che ci hanno fatto dire; Viva Gesù, vogliamo come gli Ebrei gridare, sia crocifisso, sia ucciso nei nostri cuori? O Dio, quanto saremo forti se continueremo a tenerci legati l'uno con l'altro con questo legame tinto nel Sangue vermiglio del Salvatore.

Io vorrei che tutti noi fossimo crocifissi ad imitazione di S.Pietro. La guerra, e la povertà, e le altre miserie ci crocifiggono, è vero; ma ci crocifiggono come il cattivo Ladrone, non come S. Pietro; cioè invece di profittarci di questi flagelli diventiamo peggiori. Ah, che S. Pietro fu crocifisso con la Croce di Cristo. Non basta prendere la sua Croce, ma bisogna ancora seguire Nostro Signore, perché allora la Croce ne sarà dolce, e troveremo allora la vita nella morte, e la consolazione nei travagli.

O noi beati, se nell'ora della nostra morte, e durante il corso della nostra vita pronunceremo spesse volte e amorosamente questo santo Nome di Gesù, perché sarà come il nome di guardia, che ci aprirà l'entrata libera nel cielo, mentre il nome di Gesù è il nome della nostra Redenzione. Questo Santissimo Nome è quello che rallegra gli Angeli, salva gli uomini, fa tremare i Demoni. Bisogna dunque imprimerlo profondamente nei nostri cuori, e nei nostri spiriti, perché pronunciandolo frequentemente, benedicendolo ed onorandolo in questa vita, siamo fatti degni di cantare eternamente nel cielo con i beati Spiriti: Viva Gesù.

Il vero amore di Dio non può soggiornare nell'anima, né tampoco possederla, che non faccia nascere incontanente in essa quello del prossimo; perciò se non avete né praticate questo amore, assicuratevi di non aver nemmeno quello d'Iddio, il quale lo mette a parallelo col suo.

Nella vostra pazienza voi possederete l'anime vostre, dice il Salvatore. Questa è la gran ventura dell'uomo, il possedere l'anima sua e quanto la pazienza sarà più perfetta, tanto più perfettamente noi possederemo le anime nostre, bisogna dunque che ci perfezioniamo in questa virtù.

Poco mi importa vivere questi brevissimi momenti che passano, purché eternamente io viva nella gloria con Dio. Noi siamo incamminati verso l'Eternità, vi abbiamo di già quasi posto un piede, purché ella sia per noi felice, che importa, che siano per noi sventurati questi transitori momenti? Come è mai possibile il sapere, che queste nostre tribolazioni di tre o quattro giorni ci fanno conseguire tante consolazioni eterne, e che noi non vogliamo sopportarle? In fine poi ciò che non serve all'Eternità, è una mera vanità.

Per vivere costantemente in una vita divota, non vi è bisogno di altro che di prefiggere al suo spirito alcune massime eccellenti, e generose. La prima che desidero in voi, è quella di S. Paolo: Tutto ritorna in bene a quelli, che amano Dio; e per verità giacché Iddio può , e sa cavare il bene dal male, per chi farà questo, se non per coloro, che senza alcuna riserva si sono donati a Lui? Insino gli stessi peccati, dai quali Iddio per sua bontà ci tiene lontani, dalla sua Divina provvidenza sono ordinati al bene di quelli, che a Lui servono. Se Davide non avesse peccato, non avrebbe avuto umiltà così profonda.

Comunicatevi francamente, in pace, con ogni umiltà, per corrispondere a questo Sposo, il quale per unirsi a noi si annichilato, e soavemente abbassato sino a rendersi nostro cibo, e pascolo di noi, che siamo il pasto e il cibo dei vermi.

Acciocché i Santi preghino e intercedano per noi, bisogna invocarli e chiedere il loro soccorso; e questo è il modo col quale dobbiamo celebrare le loro feste, servendoci del potere che hanno presso Dio, per conseguire dalla sua misericordia le grazie e i favori dei quali abbiamo bisogno. E la divina Maestà gradisce tanto, che ci serviamo dell'invocazione dei Santi, che volendo farci qualche grazia, ne ispira sovente di ricorrere al loro mezzo, ed Ella stessa li provoca a pregar per noi. Dobbiamo dunque con ogni confidenza supplicarli, e rivolgerci ad essi, e massime nei giorni delle loro feste; senz'aver alcun dubbio, che non ci ascoltino, e facciano volentieri quello che li supplichiamo.

Molti non si compiacciono nel divino amore se non in quanto trovasi al zucchero di qualche sensibile dolcezza; e se la dolcezza si potesse separare dall'amore, abbandonerebbero l'amore e succhierebbero la dolcezza quindi seguono essi l'amore per causa della dolcezza, la quale quando non incontrano, non tengono conto dell'amore. Ma queste genti sono esposte a molti danni, o di tornare indietro, quando i gusti e le consolazioni mancano, o di fermarsi intorno a vane dolcezze, cercando le consolazioni di Dio, e non il Dio delle consolazioni.

Prendetevi la massima dell'Apostolo che dice: Guarda, che io mi glori in altro, che nella Croce del mio Gesù. Tenete nel vostro cuore Gesù Crocifisso e tutte le croci del mondo vi sembreranno rose. Quelli che hanno sentite le punture della corona di spine del Salvatore, che è il nostro capo, non sentono in modo alcuno le altre ferite.


Il tuo cuore - dagli scritti di Padre Pio


Il tuo cuore sia sempre il tempio della Santissima Trinità.
Gesù accresca nel tuo spirito gli ardori della sua carità e ti sorrida sempre, come a tutte le anime a sé dilette.
Maria Santissima ti sorrida in ogni evento della tua vita.
Il tuo buon angelo custode vegli sempre su di te, sia egli il condottiero che ti guidi per l'aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani...ti protegga sotto le ali sue dalle insidie tutte del mondo, del demonio e della carne.
{Epistolario III}

lunedì 20 luglio 2015

Chiesa di San Lorenzo - Manarola (SP)


La chiesa venne iniziata nel 1338 dalle popolazioni di Manarola e Volastra, come recita la lapide posta nella parte destra della facciata. Era intitolata alla Vergine Maria: a san Lorenzo era dedicata infatti la chiesa di Volastra. Solo alla fine del XVI sec. vi fu lo spostamento del titolo tra le due chiese.


 Nel 1375 fu realizzato il rosone della facciata. 



Il rosone con 12 colonnine, è attribuibile a Matteo e Pietro da Campilio, autori del rosone della chiesa di Corniglia.  La pianta è a basilica con tre navate, come nelle altre chiese delle Cinque Terre, la navata centrale è il doppio di quelle laterali.
Il portale è attualmente privo delle colonne, due per lato, che lo adornavano.



Sull'altare maggiore si trova un pregevole trittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, degli inizi del '500, attribuito sempre al maestro delle Cinque Terre. Alla stessa mano si deve il trittico con san Lorenzo e i Santi, collocato nella navata destra.








Nella navata destra della chiesa vi è un piccolo tabernacolo con un bassorilievo che raffigura il martirio di san Lorenzo. Fino a pochi anni fa il bassorilievo era collocato nella lunetta del portale di ingresso.