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mercoledì 8 ottobre 2014

Meditazione sulla Passione di Gesù Cristo - Gesù morto sulla croce


Cristiano, alza gli occhi e guarda Gesù morto su quel patibolo col corpo pieno di piaghe, che ancora mandano sangue. La fede t'insegna ch'egli è il tuo Creatore, il tuo Salvatore, la tua vita, il tuo liberatore; è quegli che ti ama più di ognuno altro, è quegli che solo può renderti felice. 
Sì, Gesù mio, lo credo; voi siete quello che mi avete amato sin dall'eternità, senza alcuno mio merito; anzi prevedendo le mie ingratitudini, solo per vostra bontà mi avete dato l'essere. Voi siete il mio Salvatore, che colla vostra morte mi avete liberato dall'inferno tante volte da me meritato. Voi siete la mia vita, per la vostra grazia che mi avete donata, senza la 
quale io sarei rimasto morto in eterno. Voi siete il mio padre e padre amoroso, perdonandomi con tanta misericordia tante ingiurie che vi ho fatte. Voi siete il mio tesoro, arricchendomi di tanti lumi e favori in vece de' gastighi a me dovuti. Voi siete la mia speranza, giacché fuori di voi io non posso sperare alcun bene da altri. Voi siete poi il mio vero ed unico amatore; basta dire che siete giunto a morire per me. Voi in somma siete il mio Dio, il mio sommo bene, il mio tutto. Uomini, uomini, amiamo Gesù Cristo, amiamo un Dio che si è sagrificato tutto per nostro amore. Egli ha sagrificati gli onori che gli spettavano su questa terra, ha sagrificate tutte le  ricchezze e le delizie che potea godere, e si è contentato di fare una vita umile, povera e tribulata; finalmente per pagare colle sue pene i nostri peccati ha voluto sagrificare tutto il suo sangue e la vita, morendo in un mar di dolori e di disprezzi. 
Figlio, dice il Redentore da quella croce a ciascuno di noi, figlio, che più doveva io fare per esser da te amato, che morire per te? Vedi se vi è nel mondo chi ti abbia amato più di me tuo Signore e Dio. 
Amami dunque, almeno per ricompensa dell'amore che ti ho portato. 
Ah Gesù mio, come posso pensare che i miei peccati vi han ridotto a morire di dolore su d'un patibolo infame, e non piangere sempre per la pena di aver cosi disprezzato il vostro amore? E come posso vedervi pendente da questo legno per amor mio, e non amarvi con 
tutte le mie forze? 
Ma come va, Signore, che voi siete morto per tutti noi, acciocché niuno di noi viva più a se stesso - Et pro omnibus mortuus est Christus, ut et qui vivunt iam non sibi vivant, sed ei qui 
pro ipsis mortuus est et resurrexit (II Cor. V, 15), - ed io poi, in vece di vivere solo per amarvi e darvi gloria, par che son vivuto solo per affliggervi e disonorarvi ? Deh mio Signor crocifisso, scordatevi delle amarezze che vi ho date, delle quali mi pento di vero cuore, e tiratemi colla vostra grazia tutto a voi. Io non voglio vivere più a me stesso, ma solo a voi, che tanto mi avete amato e meritate tutto il mio amore. Vi dono tutto me e tutte le cose mie 
senza riserba. Rinunzio a tutti gli onori e piaceri di questa terra, e mi offerisco a patire per amor vostro quanto vi piace. Voi che mi date questa buona volontà, voi datemi, vi prego, la forza di eseguirla. 
O Agnello di Dio sagrificato sulla croce, o vittima d'amore, o Dio innamorato, potessi morire per voi, come voi siete morto per me! 
O madre di Dio Maria, ottenetemi voi la grazia di sagrificar tutta la vita che mi resta all'amore del vostro amabilissimo Figlio. 
{Sant'Alfonso Maria de Liguori}

sabato 19 luglio 2014

Meditazione sulla Santa Agonia di San Pio da Pietrelcina

Spirito Divino, rischiara la mia intelligenza ed infiamma il mio cuore, mentre io medito la Passione di Gesù. Aiutami a penetrare questo mistero d'amore e di sofferenza del mio Dio che, fatto uomo, soffre, agonizza, muore per me. 
L'Eterno, l'Immortale, si abbassa per subire un martirio inaudito; la morte infame sulla croce, fra insulti, schiamazzi ed ignominie, affine di salvare la sua creatura che l'ha oltraggiato e che si avvoltola nel fango del peccato. 
L'uomo gusta il peccato e Dio, a causa del peccato, è triste fino alla morte; gli orrori di una crudele agonia gli fanno sudare sangue... 
No, non posso penetrare in questo oceano di amore e di dolore senza che la tua grazia, o mio Dio, mi assista! Aprimi l'accesso alle più intime profondità del cuore di Gesù affinché io possa partecipare all'amarezza che l'ha accompagnato, condotto al Giardino degli Ulivi, fino alle porte della morte e consolarlo nel suo estremo abbandono. Possa io unirmi a Lui, abbandonato da suo Padre e da se stesso, affin di espiare con Lui! 
Maria, Madre dei dolori, lasciami seguire Gesù e partecipare intimamente alla sua Passione ed alla tua afflizione! 
Angelo mio Custode, custodisci le mie facoltà tutte raccolte in Gesù sofferente, affinché mai esse se ne distacchino ... 
Al termine della vita terrena, dopo essersi dato interamente a noi nel Sacramento del suo Amore, il Signore va al Giardino degli Ulivi, ben noto ai suoi discepoli, ma anche a Giuda. 
Lungo la via egli li istruisce e li prepara alla sua imminente Passione e li invita a subire, per amor suo, calunnie e persecuzioni, fino alla morte, per trasfigurarli a rassomiglianza sua, loro divino modello. 
Al momento di entrare nella sua amara Passione, non è a se stesso che egli pensa, ma a te ... 
Quali abissi di amore non contiene il suo Cuore! Il santo viso è improntato di tristezza e tenerezza. Le parole sgorgano dalle più intime profondità del suo Cuore e traboccano d'amore. 
- O Gesù, il mio cuore è sconvolto, allorché pensa all'amore che ti fa correre, anticipando la tua Passione! Tu ci hai insegnato che non c'è più grande amore che dar la vita per quelli che amiamo. Ecco che tu sei sul punto di suggellare queste parole col tuo esempio. 
Al giardino, il Maestro si allontana dai suoi discepoli e non conduce con sé che tre testimoni della sua Agonia: Pietro, Giacomo e Giovanni. Avendolo visto trasfigurato sul Tabor, avranno la forza di riconoscere l'Uomo-Dio in questo essere 
oppresso dall'agonia della morte? 
Entrando nel giardino, Egli dice loro: "Restate qui! Vegliate e pregate per non cadere in tentazione". State in guardia 
perché il nemico non dorme. Armatevi anticipatamente con le armi della preghiera per non essere sorpresi e trascinati nel peccato. È l'ora delle tenebre. 
Avendoli così esortati, Egli si allontana, quanto un getto di pietra, e si prostra con la faccia a terra. L'anima sua è immersa in un mare di amarezza e di estrema afflizione. 
È tardi. La pallida notte è piena di ombre sinistre. La luna sembra iniettata di sangue. Il vento agita gli alberi e penetra fino alle ossa. Tutta la natura sembra fremere in un segreto spavento. 
O notte, come non ce ne furono mai somiglianti! Ecco il posto in cui Gesù viene a pregare. Egli spoglia la sua santa Umanità 
della forza alla quale ha diritto per la sua unione alla Persona Divina. L'immerge in un abisso di tristezza, di angoscia, di abiezione. Il suo spirito sembra sommerso ... 
Egli vede, anticipatamente, tutta la sua Passione. 
Vede Giuda, il suo apostolo tanto amato, che lo vende per poche monete. Eccolo sulla via del Gethsemani per tradirlo e darlo nelle mani dei suoi nemici! E nondimeno poco fa l'ha nutrito della sua Carne ed abbeverato col suo Sangue! Prostrato davanti a lui, 
gli ha lavato i piedi, li ha stretti sul suo cuore, li ha baciati con le sue labbra. Che cosa non ha fatto per arrestarlo sull'orlo del sacrilegio o, almeno, condurlo a pentimento? 
Ma no, ecco che corre verso la sua perdizione...Gesù piange. 
Egli si vede trascinato nelle vie di Gerusalemme, dove, soltanto pochi giorni prima, l'acclamavano come Messia. Si vede schiaffeggiato davanti al Sommo 
Sacerdote. Sente gridare: "A morte!". Lui, autore della vita, è trascinato come uno straccio da un tribunale all'altro. 
Il popolo, il suo popolo tanto amato, tanto beneficato, schiamazza, lo beffeggia, reclama a grandi grida la sua morte e quale morte! La morte in croce. Egli sente le loro false accuse. Si vede flagellato, coronato di spine, deriso, salutato come re da 
burla. Si vede condannato alla croce, lungo l'erta via del Calvario, cadente e vacillante, sotto il peso della Croce, disteso a terra ... 
Eccolo arrivato al Calvario, spogliato delle sue vesti, disteso sulla Croce, inchiodato spietatamente, elevato fra cielo e terra. Egli pende dai chiodi, ansante, fra indicibili torture ... Mio Dio! Quella lunga agonia di tre ore lo farà soccombere, fra lo schiamazzo della plebaglia ubriacata dall'odio! 
Egli vede le sue fauci e i suoi visceri divorati da una sete ardente e, per dissetarla, quell' aceto, quel fiele ... 
Vede il Padre suo che l'abbandona e sua Madre, oppressa dal dolore. Ed infine quella morte ignominiosa, in mezzo a due ladroni. Se uno lo riconosce come Dio, e può essere salvato, l'altro bestemmia e muore reprobo. 
Vede Longino che si avvicina per trapassargli il cuore. Ecco compiuta l'estrema umiliazione del corpo e dell' anima che si separano ... 
Tutto questo, scena per scena, passa davanti ai suoi occhi, lo spaventa e l’accascia. 
Tornerà indietro? 
Fin dal primo istante egli ha abbracciato tutto, ha accettato tutto. Perché dunque questo terrore estremo? Gli è che Egli ha esposta la sua santa Umanità come uno scudo che capta i colpi della giustizia, oltraggiata dal peccato. 
Egli sente vivamente nel suo spirito abbandonato da tutti ciò che deve soffrire. 
Per tale peccato, tale pena… Ed è schiacciato poiché lui stesso si è dato in preda allo spavento, alla debolezza, all’angoscia…
Sembra arrivato al colmo del dolore. È prostrato faccia a terra, davanti alla maestà di suo Padre. La santa faccia dell'Uomo-Dio, che gioisce della visione beatifica, giace là, nella polvere, irriconoscibile. Mio Gesù! Non sei tu Dio? Padrone 
del cielo e della terra? Eguale al Padre? Perché ti abbassi fino a perdere l'aspetto umano? 
Ah! sì... comprendo! Tu vuoi insegnare a me, orgoglioso, che per aprirmi una strada verso il cielo debbo inabissarmi fino al fondo della terra. È per espiare la mia arroganza che tu cadi. È per riconciliare il cielo con la terra, che tu ti abbassi fino alla 
terra come se tu volessi darle il bacio di pace...Gesù si solleva, volge verso il cielo uno sguardo supplichevole, leva le braccia 
e prega ... Un pallore mortale gli copre il viso! Egli implora suo Padre che volge da Lui il suo sguardo. Prega con una confidenza filiale, ma sa bene il posto che tiene. 
Si sa vittima per tutto il genere umano, esposto alla collera del Dio oltraggiato. Sa che lui solo può soddisfare alla infinita giustizia e riconciliare il Creatore con la creatura. 
Egli lo vuole, lo chiede. Ma la sua natura è letteralmente stritolata ed insorge contro un tal sacrificio. Nondimeno il suo spirito è pronto all'immolazione ed il duro combattimento continua. 
O Gesù! Come possiamo chiederti di essere forti, mentre ti vediamo così debole ed oppresso? 
Sì, comprendo! Tu hai preso su di te tutta la nostra debolezza. Per darci la tua forza, tu sei divenuto il nostro capro espiatorio. Tu vuoi insegnarci che dobbiamo mettere tutta la nostra confidenza soltanto in Te, anche se il cielo ci sembra di piombo. Nella sua Agonia, Gesù grida verso il Padre: "Se è possibile, allontana da me questo calice". È il grido della natura che, abbattuta, ricorre con confidenza al cielo. 
Benché sappia che non sarà esaudito, poiché Iddio vuole che sia così, nondimeno prega. Gesù mio, perché chiedi ciò che sai che non ti verrà concesso? 
Quale vertiginoso mistero! La pena che ti affligge ti fa chiedere aiuto e conforto, ma il tuo amore per noi e il tuo desiderio di dare a Dio le anime nostre ti fa esclamare: "Non la mia volontà, ma la Tua!". 
Il cuore suo desolato ha sete di conforto. Dolcemente si leva, fa qualche passo vacillante. Si avvicina ai suoi discepoli: almeno essi, suoi amici, suoi confidenti, comprenderanno, parteciperanno al suo dolore ... 
Li trova immersi nel sonno. Ahi! come allora si sente solo e desolato! "Simone, tu dormi? - dice dolcemente a Pietro.- Tu che poco fa mi hai detto che mi avresti seguito fino alla morte?". 
Si volge verso gli altri: "Non avete dunque potuto vegliare un'ora con me?". 
Ancora una volta dimentica le sue sofferenze, per non pensare che ad essi: "Vegliate e pregate per non cadere in tentazione!". 
Sembra dire: "Se così presto mi dimenticate mentre lotto e soffro, almeno nell'interesse vostro vegliate e pregate!". 
Ma essi, cadenti dal sonno, lo sentono appena. 
- O mio Gesù, quante anime generose commosse dai tuoi lamenti, ti tengono compagnia nell'Orto degli Ulivi, partecipano alla tua amarezza ed alla tua mortale angoscia! Quanti cuori nel corso dei secoli hanno risposto generosamente al tuo appello! Possano essi consolarti e, partecipando alla tua gloria, cooperare all'opera 
della salvezza! Possa esser anch'io del loro numero, e sollevarti, per quel che posso, o mio Gesù! 



Gesù ritorna al posto dove stava pregando, ed un altro quadro, ben più terribile, si presenta ai suoi occhi. Tutti i nostri peccati, nei loro minimi dettagli, sfilano davanti a lui. Egli vede l'estrema volgarità di quelli che li commettono. Sa a qual punto essi oltraggiano la divina Maestà! Vede tutte le infamie, tutte le oscenità, tutte le bestemmie di cui si rendono colpevoli i cuori e le labbra create per cantar la gloria di Dio. Vede i sacrilegi che disonorano preti e fedeli. Vede l'abuso mostruoso dei 
sacramenti che Egli ha istituiti per la nostra salvezza e che possono diventare causa della nostra dannazione. 
Egli deve addossarsi tutto questo fango fetido dell'umana corruzione, deve presentarsi così davanti alla santità del Padre suo. Deve espiare ogni peccato in particolare e rendere al Padre tutta la gloria che gli è stata negata. Per salvare il peccatore, deve discendere in questa cloaca. Neanche questo lo fa desistere. Come un'onda mostruosa questo fango 1'avvolge, lo sommerge, l'opprime. Eccolo di fronte al Padre, Dio di Giustizia, Lui, 
Santo dei Santi, cadente sotto il peso dei peccati, divenuto simile ai peccatori. Chi potrà immaginare il suo orrore e la sua estrema ripugnanza? Questo singulto di disgusto, questa nausea spaventosa? Avendo preso tutto su di sé, senza nessuna eccezione, è schiacciato dal mostruoso fardello e geme sotto il peso della Giustizia divina, davanti a suo Padre, che ha permesso a Lui, Figlio Suo, di offrirsi come vittima per i peccati del mondo e 
divenire come un "maledetto". 
La sua purezza freme davanti a questa massa infame, ma Egli vede nello stesso tempo la giustizia oltraggiata, il peccatore condannato ... Due forze, due amori si combattono nel suo cuore. È la giustizia oltraggiata che trionfa. Ma quale spettacolo infinitamente doloroso! Quest'Uomo carico di tutte le nostre sozzure, Lui, Santità essenziale, assimilato anche esteriormente a criminali ... 
Trema come una foglia. Per far fronte a questa terribile agonia, Egli s'inabissa nella preghiera. Prostrato davanti alla Maestà del Padre, dice: "Padre, allontana da me questo calice!". È come 
dicesse: "Padre, io voglio la tua gloria! lo voglio il compimento della tua Giustizia. 
Voglio la riconciliazione del genere umano. Ma non a questo prezzo! Che io, Santità per essenza, sia così inzaccherato dal peccato, oh! no ... questo no! O Padre, a cui tutto è possibile, allontana da me questo calice e trova un altro mezzo di salvezza nei tesori insondabili della tua Sapienza. Ma se tu non lo vuoi, che la tua volontà, non la mia, sia fatta!". 
Anche questa volta la preghiera del Salvatore resta senza effetto. Egli si sente nelle angosce della morte. Penosamente, si risolleva e cerca conforto. Sente che le forze gli mancano. Barcollando, si trascina verso i discepoli. Ancora una volta li trova addormentati. La sua tristezza diviene più profonda. Si limita a destarli 
semplicemente. Restarono confusi? Gesù non disse più niente. Vedo soltanto che è indicibilmente triste. Custodisce nel segreto del suo cuore tutta l'amarezza di questo abbandono. 
- Mio Gesù, quanto è grande la pena che intuisco nel tuo cuore traboccante d'angoscia. Veggo come tu ti ritiri dai tuoi discepoli, colpito in pieno cuore! Potessi darti qualche conforto, sollevarti un po' ... Ma, non sapendo fare altro, piango vicino a 
Te. Le lacrime del mio amore e della mia compunzione si uniscono alle tue lacrime. 
Così esse si elevano fino al trono del Padre per supplicarlo di aver pietà di Te e di tante anime immerse nel sonno del peccato e della morte. Gesù ritorna al luogo della sua preghiera, spossato ed in un'estrema afflizione. 
Cade piuttosto che genuflettere. Si sente come schiacciato da un' angoscia mortale e la sua preghiera si fa ancora più intensa. 
Il Padre volge lo sguardo da lui, come se Egli fosse il più spregevole degli uomini. 
Mi sembra di sentire i lamenti del Salvatore: "Se almeno l'uomo, per il quale io soffro tanto, volesse approfittare delle grazie che gli ottengo con queste mie sofferenze atroci! Se almeno riconoscesse, nel suo giusto valore, il prezzo che pago per riscattarlo e per dargli la vita di figlio di Dio! Ah! quest'amore mi strazia il cuore, 
ben più crudelmente di quel che faranno fra poco i carnefici nella mia carne ... ". 
Vede l'uomo che non sa, perché non vuole sapere; che bestemmia il Sangue divino, preparando così la sua eterna rovina, la sua dannazione! Quanto sono poco numerosi coloro che ne approfitteranno! e quanti altri che correranno invece verso la 
perdizione! 
Nell'immensa angoscia del suo cuore, egli continua a ripetere: "Quae utilitas in sanguine meo? A che cosa servirà il sangue mio?". 
Ma il pensiero di questo piccolo numero basta a fargli affrontare la Passione e la morte. 
Non c'è più nulla, né alcuna persona, presso cui possa andare ad attingere una goccia di conforto. Il cielo gli è chiuso. L'uomo, benché schiacciato dal peso dei peccati, è ingrato ed ignora il suo amore. Si sente sommerso nel dolore e grida negli spasimi dell' agonia: "L'anima mia è triste fino alla morte!". 
- Sangue divino, tu sprizzi irresistibilmente dal Cuore di Gesù, tu scorri da tutti i suoi pori, per lavare questa povera terra ingrata. Permettimi di raccoglierti, sangue preziosissimo. Soprattutto queste prime goccioline. Voglio custodirti nel calice del 
mio cuore. Tu sei una prova irrefutabile di quest'amore, che, solo, ti ha fatto scorrere. Io voglio purificarmi in te, o preziosissimo Sangue! Voglio purificare tutte le anime macchiate dal peccato. Voglio offrirti al Padre. È il sangue del Figlio suo diletto che è venuto su questa terra per purificarla! È 
il sangue del Figlio suo che risale verso il suo trono, per riconciliare la sua Giustizia oltraggiata. La soddisfazione, in verità, è sovrabbondante. Ma, dunque, Gesù è alla fine delle sue sofferenze? 
Eh, no! Egli non vuole arginare i torrenti del suo amore! 
Bisogna che l'uomo sappia quanto lui, Uomo-Dio, lo ama. 
Bisogna che l'uomo sappia fino a quali abissi di abiezione può ridurre un così grande amore. Anche la Giustizia del Padre è soddisfatta dal Sangue Preziosissimo che scende dalla fronte sudata; l'uomo ha bisogno di prove palpabili di questo amore. Gesù andrà dunque fino al termine ultimo: fino alla morte ignominiosa, sulla Croce. 
Il contemplativo intenderà forse un'ombra di questo amore che provoca gli spasimi della santa agonia dell'Orto degli Ulivi. Ma colui che vive impastoiato negli affari materiali e che cerca il mondo più che il cielo, deve vederlo così esteriormente, 
inchiodato in Croce, perché almeno la vista del Sangue suo e della sua crudele Agonia lo commuova. 
No, il suo Cuore, pieno d'amore, non è soddisfatto ancora! Riprendendosi, prega di nuovo: "Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva, che la tua volontà sia fatta!" . 
Da quest'istante, Gesù risponde dal fondo del suo Cuore consumato d'amore, al grido dell'umanità che reclama la sua morte come prezzo di Redenzione. Alla 
sentenza di morte che suo Padre pronunzia in cielo, la terra risponde reclamandola a gran voce! Gesù china la sua testa adorabile: "Padre, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, che la tua volontà e non la mia sia fatta". 
Ed ecco che il Padre gli manda un Angelo consolatore. Quale conforto può offrire un Angelo di Dio Forte, al Dio Invincibile, al Dio Onnipotente? Ma questo 
Dio ha voluto divenire passibile. Egli ha preso su di sé la nostra debolezza. È l'Uomo dei dolori, alle prese con l'Agonia. È il suo amore che gli fa sprizzare gocce di sangue. 
Egli prega suo Padre per se stesso e per noi. Suo Padre rifiuta di esaudirlo perché egli deve morire per noi. Io penso che l'Angelo si prostri profondamente davanti alla Bellezza eterna, offuscata dalla polvere e dal sangue e con un rispetto indicibile supplica Gesù di bere il calice per la gloria del Padre e per il riscatto dei 
peccatori. Ha pregato così, per insegnarci a ricorrere solo al cielo allorché le nostre anime sono desolate come la sua. 
Lui, nostra Forza, verrà in nostro aiuto, perché Egli ha acconsentito ad assumere tutte le nostre miserie. 
Sì, o mio Dio, è necessario che tu beva il calice fino alla feccia! Ecco che sei condannato alla morte più crudele. 
O Gesù, che nulla mi separi mai da te: né la vita, né la morte! Se aderisco alle tue sofferenze, durante tutta la mia vita, con amore infinito, mi sarà dato di morire con te sul Calvario e di salire con te nella gloria. Se ti seguo nei tormenti e nella persecuzione, tu mi renderai degno di amarti un giorno svelatamente in cielo e di 
cantare eternamente le tue lodi di ringraziamento per la crudele Passione che hai sofferto per nostro amore. 
Ma vedete! Gesù si solleva dalla polvere, forte, invincibile. Non ha forse "desiderato ardentemente" questo banchetto di sangue? Egli si ricompone, asciuga il sudore sanguigno che gli inonda il Viso, va con passo fermo verso l'ingresso del Giardino. 
Dove vai, o Gesù, non eri tu, un istante fa, preda dell'angoscia e del dolore? 
Non ti ho visto tremante e come schiacciato sotto il peso crudele di queste prove che debbono abbattersi su di te? Dove vai dunque con questo passo intrepido ed ardito? A chi vuoi tu abbandonarti? 
- Ascolta, figlio mio: le armi della preghiera mi hanno aiutato a vincere, l'anima mia ha domato la debolezza della natura. La forza mi è venuta nella preghiera ed adesso posso affrontare la prova. Segui il mio esempio e rivolgiti al cielo come ho fatto io! 
Gesù si avvicina agli Apostoli. Essi dormono sempre! L'emozione, l'ora notturna, il presentimento di qualche cosa di terribile ed irreparabile, la fatica, li ha fatti cadere in un sonno di piombo. Gesù ha pietà della loro debolezza. "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole!". 
Gesù esclama: "Dormite pure ora e riposatevi". Egli si ferma un istante. 
Sentendolo venire, con un grande sforzo essi socchiudono gli occhi ...Gesù ripiglia: "Basta. Ecco che l'ora è vicina! Il figlio dell'Uomo sta per essere dato nelle mani dei peccatori ... levatevi, andiamo! Colui che mi tradisce è vicino!". Gesù vede ogni cosa con i suoi occhi divini. E sembra dire: "Voi, miei amici e discepoli, dormite, mentre i miei nemici vegliano e s'avvicinano per arrestarmi! Tu, Pietro, che poco fa ti credevi abbastanza forte per seguirmi fino alla morte, adesso dormi! Fin dal principio mi hai dato prove di debolezza! Ma sta' tranquillo. Ho preso su di me la tua debolezza ed ho pregato per te. Allorché tu avrai confessato il tuo peccato, io sarò la tua forza e tu pascerai i miei agnelli ... E tu, Giovanni, anche tu dormi? Tu che hai sentito i battiti del mio cuore, tu non hai potuto vegliare un'ora con me? Levatevi, andiamo, non c'è 
più tempo per dormire! Il nemico è alla porta! È l'ora della potenza delle tenebre. Andiamo! di buon grado, me ne vado incontro alla morte. Giuda ha fretta per tradirmi ed io gli vado incontro! Non impedirò che le profezie si adempiano alla lettera. L'ora è venuta: l'ora della Misericordia infinita". Si sente il rumore di passi, torce accese riempiono il giardino di ombre rossigne. 
Gesù, seguito dai suoi discepoli, avanza intrepido e calmo. 
- O mio Gesù, dammi la tua forza allorché la mia povera natura si rivolta davanti ai mali che la minacciano, finché io possa accettare con amore le pene e le miserie di questa vita d'esilio. Io aderisco con tutte le mie forze ai tuoi meriti, alle tue pene, alle tue ispirazioni, alle tue lacrime, affinché io possa lavorare con te all'opera della salvezza e che io abbia la forza di fuggire il peccato, unica causa della tua agonia, del tuo sudore di sangue e della tua morte. Distruggi in me tutto ciò che ti dispiace ed imprimi nel mio cuore, col fuoco del tuo santo amore, tutte le tue sofferenze. 
Abbracciami così intimamente con una stretta dolce e forte, che giammai ti lasci solo nei tuoi crudeli tormenti. Io non domando che un solo riposo: sul tuo Cuore. Non desidero che una sola cosa: partecipare alla tua santa Agonia. Possa l'anima mia inebriarsi del tuo Sangue e nutrirsi del pane del tuo dolore! Amen.

venerdì 13 giugno 2014

Meditazione sul Paradiso


Sabato
In questo giorno penserai alla gloria dei beati perché da essa il tuo cuore sia indotto al disprezzo del mondo e al desiderio della loro compagnia.
Per comprendere qualcosa di questo bene, devi considerare le cinque cose, che devi bene sapere: l'eccellenza del luogo, la gioia della compagnia, la visione di Dio, la gloria dei corpi e, infine, il compimento di ogni bene che lì si ritrova.
Considera in primo luogo l'eccellenza del luogo e soprattutto la grandezza di ciò che devi ammirare, perché, quando si legge in alcuni autorevoli scrittori che qualsiasi stella del cielo è più grande di tutta la terra e che qualcuna di esse è di così eccezionale grandezza da essere novanta volte più grande di essa, e si alzano gli occhi al cielo e si vede una così grande moltitudine di stelle e tanti spazi vuoti dove potrebbero starcene altrettante e ancora di più, come non sgomentarsi? Come non restare attoniti e smarriti, considerando l'immensità di quel luogo e, ancora di più, quella del sovrano Signore che lo creò?
La sua bellezza non si può spiegare a parole, perché, se in questa valle di lacrime e luogo d'esilio Dio creò cose così mirabili e di tanta bellezza, cosa avrà creato in quel luogo che è trono della sua gloria, palazzo della sua maestà, casa dei suoi eletti e paradiso di ogni diletto?
Oltre all'eccellenza del luogo, pensa alla nobiltà di coloro che vi abitano, il cui numero, la cui santità, le cui ricchezze e bellezze superano ogni umana immaginazione. San Giovanni dice che tanta è la moltitudine degli eletti che nessuno è capace di contarli (Ap 7, 9). 
San Dionigi dice che tanto grande è il numero degli angeli che supera senza confronto quello di tutte le cose materiali che sono sulla terra (Lib. Coelest. Hierarch, 9).
San Tommaso, condividendo questa opinione, dice che, come la grandezza dei cieli supera senza confronto quella della terra, così la moltitudine di quegli spiriti gloriosi supera quella di tutte le cose materiali che sono in questo mondo.
Cosa può esserci dunque di più meraviglioso?
Davvero, questa è una considerazione che, a ben considerarla, basterebbe a lasciare attoniti tutti gli uomini. E se ciascuno di quei beati spiriti (sia pure il minore) è più bello da vedere di tutto questo mondo visibile, cosa sarà mai vedere un così grande numero di spiriti tanto belli e vedere le perfezioni e i compiti di ciascuno di loro?
Lì parlano gli angeli, amministrano gli arcangeli, trionfano i principati, gioiscono le potestà, dominano le dominazioni, risplendono le virtù, folgorano i troni, brillano i cherubini e ardono i serafini e tutti cantano lode a Dio. Se la compagnia dei buoni è così dolce e bella, che sarà mai essere insieme a tanti santi, parlare con gli apostoli, conversare con i profeti, comunicare coi martiri e con tutti gli eletti?
E se è così grande gloria godere della compagnia dei buoni, che cosa sarà godere della compagnia e della presenza di Colui che le stelle del mattino esaltano, della cui bellezza il sole e la luna si stupiscono, davanti al cui merito si inginocchiano gli angeli e tutti i più alti spiriti? Cosa sarà vedere quel bene universale in cui sono tutti i beni e quel mondo nel quale sono contenuti tutti i mondi e Colui che, essendo uno, è tutte le cose e, essendo semplicissimo, abbraccia le perfezioni di tutte? Se tanto grande cosa fa udire e vedere il re Salomone che la regina di Saba disse: "Beati coloro che si trovano innanzi a te e godono della tua sapienza" (I Re 10, 8), cosa sarà vedere quel sommo Salomone, quell'eterna sapienza, quell'infinita grandezza, quell'inestimabile bellezza, quell'immensa bontà e godere di essa per sempre? Questa è la vera gloria dei santi, questo il fine ultimo e il porto dei nostri desideri.
Considera, dopo di ciò, la gloria di corpi che godranno di quelle quattro singolari doti che sono la sottigliezza, la leggerezza, l'incorruttibilità e lo splendore, così grande quest'ultimo che ciascuno di essi risplenderà come il sole nel regno del Padre suo.
Se non più di un sole basta a dar luce e gioia a tutto questo mondo, che effetto produrranno tanti soli che splenderanno in quel luogo?
Che dirò poi di tutti gli altri beni che ci sono? Lì ci sarà salute senza malattia, libertà senza schiavitù, bellezza senza bruttezza, immortalità senza corruzione, abbondanza senza bisogno, pace senza turbamento, sicurezza senza timore, conoscenza senza errore, pienezza senza ripugnanza, gioia senza tristezza, gloria senza ostilità. "Lì sarà, dice sant'Agostino, vera la gloria e nessuno sarà lodato per errore o per lusinga. Lì sarà vero l'onore che non si negherà al degno e non si concederà all'indegno. Lì sarà vera la pace dove non si sarà molestati né da sé né da altri. Il premio della virtù sarà lo stesso che la virtù diede e fu promesso per sua ricompensa, si vedrà in eterno, si amerà senza noia e si loderà senza stanchezza. Lì il luogo è ampio, bello, risplendente, sicuro, la compagnia gradita, il tempo immutabile, non distinto in sera e mattina, ma continuato nell'eternità. Ci sarà un'estate perpetua che la frescura e il soffio dello Spirito Santo faranno sempre fiorire.
Lì tutti sono felici, cantano e lodano il Sommo Datore di ogni cosa per la cui generosità vivono e regnano per sempre. O città celeste, dimora sicura, terra dove si trova tutto ciò che diletta! Popolo senza mormorazioni, prossimo, pacifico e uomini senza nessun assillo'. Oh se questa ferita finisse! Oh se i giorni del mio esilio si concludessero! Quando giungerà quel giorno? Quando verrò al cospetto del mio Dio?” 
(De Civitate Dei, Libro 22, cap. 30)

{Da "Trattato della preghiera e della meditazione" di San Pietro d'Alcántara}

domenica 4 maggio 2014

Quinta Meditazione: LA MORTE

Preparazione:
1. Mettiti alla presenza di Dio.
1. Chiedigli l’aiuto della grazia.
1. Immagina di essere gravemente ammalata, sul letto di morte, senza speranza di cavartela.

Considerazioni:
1. Pensa a quanto sia incerto il giorno della tua morte. Anima mia, un giorno tu uscirai da questo corpo. Quando? In inverno o in estate? In città o in campagna? Di giorno o di notte? All’improvviso o con preavviso? Sarà per malattia o per incidente? Avrai il tempo di confessarti, oppure no? Avrai vicino il tuo confessore e il tuo padre spirituale? Di tutto ciò non ne sai proprio nulla. L’unica cosa certa è che moriremo tutti, e prima di quando pensiamo.
2. Pensa che in quel momento, per quello che riguarda te, il mondo finirà; per te sarà proprio finita! Ai tuoi occhi tutto si capovolgerà. Sì, perché i piaceri, le vanità, le gioie del mondo, gli affetti inutili ti sembreranno fantasmi e nebbia. Ti accorgerai allora che sei stata sciocca ad offendere Dio per quelle insulsaggini e quelle chimere! Vedrai che quando abbiamo lasciato Dio, lo abbiamo fatto per un nulla. Per contro, tanto dolci e desiderabili ti sembreranno la devozione e le opere buone: ma perché non ho percorso quella via bella e piacevole? In quel momento i tuoi peccati, che ti sembravano peccatucci, li vedrai ingigantiti come montagne e la tua devozione ti sembrerà piccola piccola.
3. Pensa agli addii senza fine e pieni di languore che la tua anima darà alle cose di questo basso mondo: addio alle ricchezze, alle vanità, alle compagnie melense, ai piaceri, ai passatempi, agli amici e ai vicini, ai genitori, ai figli, al marito, alla moglie; per farla breve, a tutti; e, per chiudere, al tuo corpo che dovrai abbandonare esangue, smunto, emaciato, schifoso, e male odorante.
4. Pensa alla fretta che avranno di prendere il tuo corpo e nasconderlo sotto terra; ciò fatto, la gente non penserà più, o quasi, a te; non se ne ricorderanno più, come del resto tu hai fatto per gli altri: Dio lo abbia in pace, si dirà, e amen! Tu, morte, fai seriamente pensare, sei impietosa!
5. Pensa che una volta uscita dal corpo, l’anima prende il suo posto: o a destra, o a sinistra. Tu, dove andrai? Che strada prenderai? Non dimenticare che sarà la stessa nella quale ti sei incamminata in questo mondo.

Affetti e risoluzioni
1. Prega Dio e gettati tra le sue braccia. Signore, in quel giorno terribile, accoglimi sotto la tua protezione, rendimi quel momento felice e favorevole, a costo di rendere tutti gli altri della mia vita tristi e segnati dalla sofferenza.
2. Disprezza il mondo. Giacché, o mondo, non mi è dato di conoscere l’ora in cui dovrò lasciarti, ho deciso di non legarmi a te. Amici miei, cari colleghi, permettetemi di volervi bene soltanto con un’amicizia santa che possa durare eternamente; infatti perché dovrei contrarre con voi un legame che poi dovrà essere troncato?
3. Voglio prepararmi a quell’ora e prendere le opportune precauzioni per compiere felicemente quel passo; con tutte le mie facoltà voglio mettere ordine nella mia coscienza, e porre fine a certe manchevolezze.

Conclusione
Ringrazia Dio dei propositi che ti ha dato la forza di concepire; offrili alla sua Maestà; pregalo spesso che ti conceda una morte beata per i meriti di quella del Figlio. Chiedi l’aiuto della Vergine e dei Santi.

Pater, Ave Maria.
Componi un mazzetto di mirra.

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}

Quarta Meditazione: IL PECCATO

Preparazione:
1. Mettiti alla presenza di Dio.
1. Pregalo di darti la sua ispirazione.

Considerazioni:
1. Pensa da quanto tempo hai incominciato a peccare, e come, da allora, i peccati si siano moltiplicati in te; li hai accresciuti ogni giorno, mettendoti contro Dio, contro te stessa, contro il prossimo, in opere in parole, in desideri e in pensieri.
2. Pensa alle tue cattive inclinazioni e a come le hai assecondate. E, soltanto meditando su questi due punti, dovrai constatare come le tue colpe siano più numerose dei capelli che hai in testa, o meglio ancora dei granelli di sabbia della spiaggia.
3. Pensa poi, in modo particolare, al peccato di ingratitudine verso Dio, peccato comune e presente in tutti gli altri, e che li rende più gravi: guarda di quanti benefici Dio ti ha colmata, e di tutti ne hai abusato contro il Donatore; e in modo hai disprezzato molte ispirazioni, hai lasciato cadere molti impulsi al bene.
 Ma quello che è ancor peggio, dopo che hai ricevuto i sacramenti tante volte, dove sono i frutti? Dove sono finiti gli ornamenti di cui ti aveva abbellita lo Sposo? Tutto è stato sepolto nella tua cattiveria. Ti sei preparata seriamente a riceverli? Pensa a quanto sei ingrata e irresponsabile; Dio ti insegue per salvarti e tu fuggi per perderti.

Affetti e propositi
1. Arrossisci alla tua miseria. Mio Dio, dove troverò il coraggio di comparire davanti a te? Io non sono che un bubbone purulento e una fogna di ingratitudine e di cattiveria. Sembra impossibile che io abbia potuto essere così sleale; non ho saputo conservare integro uno solo dei miei sensi; una sola delle facoltà della mia anima, senza corromperla, violarla, insozzarla; non ho trascorso un sol giorno della mia esistenza senza contaminarlo con affetti indecenti. E mi pare questo il modo di contraccambiare i benefici del Creatore e il Sangue del Redentore?
2. Chiedi perdono e gettati ai piedi del Signore come un Figliuol prodigo, come una Maddalena, come una donna che ha contaminato il letto matrimoniale con ogni sorta di adulterio. Signore, pietà di questa peccatrice; sorgente viva di misericordia, abbi pietà di questa misera peccatrice.
3. Decidi di vivere meglio. Signore, con la tua grazia, non voglio mai più cedere al peccato. L’ho amato già troppo! Ora lo detesto e abbraccio Te, Padre di misericordia, voglio vivere e morire con Te!
4. Per cancellare i peccati del passato ne farò una accusa coraggiosa, e non tollererò che uno solo rimanga in me.
5. Farò tutto il possibile per sradicare dal mio cuore le erbacce, in modo particolare le più dannose.
6. A tal fine, seguirò con impegno i consigli che mi verranno dati e non riterrò mai di avere fatto abbastanza per riparare le colpe del passato.

Conclusione
1. Ringrazia Dio che ti ha atteso pazientemente e ti ha dato questi buoni affetti.
2. Offrigli il tuo cuore in pegno.
3. Pregalo che ti fortifichi, ecc.

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}

Terza Meditazione: I BENEFICI DI DIO

Preparazione:
1. Mettiti alla presenza di Dio.
1. Pregalo di ispirarti.

Considerazioni:
1. Considera i doni corporali che Dio ti ha dato: il corpo, i mezzi per sostentarlo, la salute, le soddisfazioni legate a lui, gli amici, i beni materiali.
 Considera tutto ciò che ha dato a te e mettilo a confronto con ciò che hanno le altre persone che valgono più di te e che non hanno quello che hai tu: gli uni sono di debole costituzione, altri malfermi di salute, difettosi nelle membra; altri sono oggetto di insulti, di disprezzo e di disonore; altri ancora oppressi dalla povertà. E Dio non ha voluto che tu fossi così.
2. Considera i doni dello spirito: quanta gente c’è al mondo ebete, pazza furiosa, mentecatta; perché non sei anche tu di quelli? Dio ti ha favorito. Quanti altri hanno avuto scarsa possibilità di istruirsi, o addirittura nessuna; per te, invece, la Provvidenza divina ha voluto un’educazione civile e onorata.
3. Considera le grazie spirituali: tu sei figlia della Chiesa, Filotea; Dio si è fatto conoscere a te fin dalla tua infanzia. Quante volte ti ha visitato con i sacramenti? E le ispirazioni, le illuminazioni interiori, le correzioni per richiamarti? E quante volte ti ha perdonato? E non ricordi quante volte ti ha liberato dalle occasioni in cui ti saresti perduta? E gli anni passati non sono stati forse un tempo prezioso che Dio ti ha offerto per camminare verso il bene della tua anima?
 Fermati a considerare anche i dettagli, e vedrai quanto buono e generoso sia stato Dio con te!

Affetti e propositi
1. Ammira la bontà di Dio. Dio è veramente buono nei miei confronti. O Signore, quanto è ricco di misericordia e grande in bontà il tuo cuore! Anima mia, canta in eterno le innumerevoli grazie di cui ti ha colmata.
2. Pensa ora alla tua ingratitudine. Chi sono io, Signore, perché ti ricordi di me? Com’è grande la mia indegnità. Ho calpestato i tuoi benefici, ho disonorato le tue grazie, ho abusato della tua somma bontà e l’ho disprezzata! Ho contrapposto la voragine della mia ingratitudine all’abisso della tua grazia e del tuo favore.
3. Muoviti a riconoscenza. Orsù, cuor mio, basta con le infedeltà, l’ingratitudine e la slealtà verso questo grande Benefattore. Non Avverrà più che la mia anima rifiuti di essere sottomessa a Dio, che ha operato in me tante meraviglie e mi ha colmato di tanti doni.
4. Filotea, sii decisa e sottrai il tuo corpo alle voluttà. Mettilo al servizio di Dio che ha operato cose stupende in suo favore; impegna seriamente la tua anima a conoscerlo a fondo per renderlo suo, con quegli esercizi propri ad ottenere questo risultato. Impiega con cura i mezzi che la Chiesa ti offre per la salvezza tua e per amare Dio. Sì, sono decisa a fare regolarmente orazione, a ricevere i sacramenti, ad ascoltare la sua santa Parola; metterò in pratica le sue ispirazioni e i suoi consigli.

Conclusioni
1. Ringrazia Dio che ti ha fatto conoscere i tuoi doveri e tutti i benefici da Lui ricevuti.
2. Offrigli il tuo cuore con tutti i buoni propositi.
3. Pregalo che ti renda forte per tradurre in atto i propositi, per i meriti della morte di suo Figlio; chiedi l’intercessione della Vergine e dei Santi.

Padre nostro, ecc.
Intreccia il mazzetto spirituale.

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}

Seconda meditazione: IL FINE PER IL QUALE SIAMO CREATI

Preparazione:
1. Mettiti alla presenza di Dio.
1. Pregalo che ti ispiri.
Considerazioni:
1. Dio non ti ha messo al mondo perché aveva bisogno di te; tu non gli sei di alcuna utilità. Lo ha fatto soltanto per dimostrare in te la sua bontà, arricchendoti della sua grazia e della sua gloria. Per questo ti ha dato l’intelligenza per conoscerlo, la memoria per ricordarlo, la volontà per amarlo, l’immaginazione per rappresentarti i suoi benefici, gli occhi per contemplare le sue opere, la lingua per lodarlo , e così tutte le altre facoltà.
2. Poiché sei stata creata e messa al mondo per questo, tutte le azioni contrarie devono essere bandite ed evitate; e quelle che non giovano al conseguimento di questo fine, non devono essere nemmeno prese in considerazione perché vuote e inutili.
3. Considera la sventura del mondo che non pensa a queste cose, ma vive come se fosse stato creato soltanto per costruire case, piantare alberi, accumulare ricchezze e fare pazzie.

Affetti e propositi
1. Umiliati e rimprovera alla tua anima la sua miseria, che, per il passato, è stata così grande che ha pensato poco o punto a tutto ciò. Dirai: Mio Dio, a che cosa mi occupavo, quando non pensavo a te? Che cosa ricordavo, quando dimenticavo te? Che cosa amavo, quando non amavo te? Avrei dovuto nutrirmi di verità e mi imbottivo di vuoto; ero schiava del mondo anziché rendere lui schiavo di me.
2. Detesta la vita passata. Rinuncio a voi, pensieri vuoti e riflessioni inutili; rinnego voi, ricordi vergognosi e frivoli; tronco voi, amicizie infedeli e sleali; favori venali e interessati, soddisfazioni amare, false cortesie.
3. Convertiti a Dio. E tu, Dio mio e Salvatore, d’ora in poi sarai il solo oggetto dei miei pensieri; non occuperò più il mio spirito in pensieri che ti siano sgraditi; la memoria sarà occupata tutti i giorni della mia vita dalla grandezza della tua bontà, che tanto benevola è stata verso di me; sarai la delizia del mio cuore e la dolcezza dei miei affetti. D’ora in poi avrò in orrore quel rincorrersi di vanità, quei divertimenti a cui davo tanto tempo, quello occupazioni oziose che svuotavano la mia giornata, quegli affetti che ottenebravano il mio cuore. A tal fine mi servirò di questo e quel rimedio.

Conclusione
1. Ringrazia Dio che ti ha creata per un fine così nobile. Tu, o Signore, mi hai creata per te, perché io goda per tutta l’eternità dell’immensità della tua gloria: riuscirò un giorno ad esserne degna e a benedirti come meriti?
2. Offerta. Mio caro Creatore, ti offro tutti i miei affetti e i miei propositi assieme alla mia anima e al mio cuore.
3. Preghiera. Ti supplico, o Dio, di accettare le mie aspirazioni e i miei desideri, e benedire con la tua benedizione la mia anima perché riesca ad attuarli, per i meriti del Sangue di tuo Figlio vesato sulla Croce, ecc.

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}

Prima Meditazione: LA CREAZIONE

Preparazione:
1. Mettiti alla presenza di Dio.
1. Chiedigli di ispirarti.
Considerazioni:
1. Rifletti che qualche anno fa tu non esistevi, anzi il tuo essere era proprio il nulla. O anima mia, dov’eri allora? Il mondo esisteva da tanto, e dite, proprio nulla.
2. Dio ti ha fatto fiorire da quel nulla per renderti ciò che sei, non perché avesse bisogno di te, ma per sua esclusiva bontà.
3. Rifletti sull’essere che Dio ti ha dato; è il primo nella scala degli esseri viventi; fatto per vivere nell’eternità e per unirsi perfettamente a Dio.

Affetti e propositi
1. Umiliati profondamente davanti a Dio, dicendo di cuore con il Salmista: Signore, davanti a te sono come nulla. Come hai fatto a ricordarti di me per crearmi? Anima mia, tu eri sprofondata in quell’abisso senza fondo, e ci saresti ancora se Dio non ti avesse tirata fuori; e che faresti in quel nulla?
2. Ringrazia Dio. = Creatore, buono e potente, ti sono tanto riconoscente per avermi tirato fuori dal mio nulla, per avermi resa, per tua bontà, quella che sono. Che cosa posso fare per benedirti degnamente e rendere grazie alla tua immensa bontà?
3. E ora vergognati. Mio Creatore, anziché unirmi a te in amore e spirito di servizio, mi sono ribellata indegnamente con i miei affetti sregolati; mi sono separata e allontanata da te per confondermi con il peccato; non mi sono ricordata dell’onore di cui ti ero debitrice: ho dimenticato che sei il mio Creatore.
4. Umiliati davanti a Dio. Anima mia, devi sapere che il Signore è il tuo Dio; è lui che ti ha creato; non ti sei fatta da sola! Signore, sono opera delle tue mani.
5. Per quanto, d’ora in poi, non voglio più compiacermi in me stessa, perché sono proprio nulla. Di che cosa vorresti gloriarti? Tu, polvere e cenere, o meglio, nulla? Di che ti esalti? Per umiliarmi voglio fare e questo e quello; sopportare quel disprezzo, quell’altro. Voglio cambiare vita e seguire il mio Creatore e sentirmi onorata per l’essere che egli mi ha dato; voglio impegnarlo totalmente nell’obbedire alla sua volontà, nei modi che mi verranno indicati, e sui quali mi illuminerà il mio padre spirituale.

Conclusione
1. Ringraziamento. Anima mia, benedici il tuo Dio e lodino il suo nome tutte le viscere; perché la sua bontà mi ha tratto dal nulla e la sua misericordia mi ha creato.
2. Offerta. Signore, con tutto il cuore, ti offro l’essere che mi hai dato; lo dedico e lo consacro a Te.
3. Preghiera. Signore, rendimi forte in questi affetti e in questi propositi; Vergine Santa, raccomandali alla misericordia di tuo Figlio, come pure tutte quelle persone per le quali devo pregare,ecc.

Padre nostro, Ave Maria

Uscendo dall’orazione raccogli un po’ qua e un po’ là e, scegliendo tra le considerazioni fatte, confeziona un mazzetto di devozione; così, durante tutto l’arco della giornata, potrai odorarne il profumo.

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}