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lunedì 21 luglio 2014

L'aridità spirituale dalle lettere di Padre Pio

Con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente ripulitura vuole il Divin Artista preparare le pietre, che dovranno essere in composizione dell'eterno Edificio.
Così canta la nostra tenerissima Madre la Santa Chiesa nell'inno dell'Ufficio per la Dedicazione delle Chiese e così è veramente. 
Ogni anima destinata all'eterna gloria, può benissimo dirsi essere una pietra destinata ad innalzare l'eterno Edificio. Un muratore per innalzare una casa ha bisogno di preparare la ripulitura, così il Celeste Padre si comporta con l'anima eletta, la quale fu destinata ab aeterno alla composizione dell'eterno Edificio. Innanzi che quest'anima entri ad innalzare l'eterno Edificio deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello, di cui si serve il Padre Celeste per preparare le pietre, cioè le anime elette. Sorella mia, questi colpi di scalpello sono le ombre, i timori, le tentazioni, le afflizioni dello spirito, i tremori spirituali con qualche aroma di desolazione e anche malessere fisico. Ringraziate dunque l'infinità pietà del Padre Celeste, che così va trattando l'anima vostra. Perché non gloriarsi, sorella mia, di questi tratti amorosi del più buono di tutti i padri? Aprite il cuore all'abbandono totale fra le braccia di questo Santissimo Padre, Egli vi tratta da eletta a seguire Gesù da vicino per l'erta del Calvario. [...]
L'amore non fugge se non per fortificare l'amore! Gesù non chiede l'impossibile. Ditegli: Vuoi che ti ami di più? In verità non posso! Dammi più amore e ti offrirò più amore. Credetemi, figlia mia, Gesù sarà contento! Ora che cosa può esserci di più importante, se non piacere a Lui solo? Contento Lui, contenti tutti! [...]
E' così, e molto meglio ancora che Iddio tratta l'anima. Da principio l'attira colmandola di dolcezze e consolazioni. Ma c'è da temere che la poveretta si attacchi più ai doni che al Donatore! A questo pericolo Iddio rimedia divezzandola, ossia immergendola nelle tenebre e desolazioni. Eccola dunque sconvolta, assalita da timori mortali, e si domanda con angoscia se questo suo stato d'animo dipende da qualche peccato che l'ha messa fuori della grazia di Dio. Moltiplica i suoi esami di coscienza, scruta i suoi pensieri e le sue azioni e, non trovando niente, finisce per convincersi che Iddio l'ha abbandonata a causa dei peccati della sua vita passata. Come si sbaglia! Ciò che le sembra abbandono non è che una prova della più tenera sollecitudine, da principio sterile ed arida, ma che, a poco a poco, se ella resta fedele, diverrà dolce e gustosa. [...]
Quando il Signore si compiacerà di mettervi in questo stato, l'anima vostra proverà una pena talmente acuta, che sorpassa tutto quel che si può immaginare. Vi sentirete avvolta da spesse tenebre, il vostro spirito sarà immerso nelle più crudeli ripugnanze. E' allora che voi servirete ed amerete Iddio con un amore più puro, nella dimenticanza di voi stessa e per Lui solo. Più il Signore vi invita alla sua divina intimità e più Egli investe l'anima vostra della sua purissima luce, che, a tutta prima, l'acceca. Le pene che l'anima prova sono allora così atroci e così crudeli che non sapremmo paragonarle se non a ciò che soffrono le anime del Purgatorio o meglio ancora i dannati. Finchè l'anima non è interamente purificata la luce di Dio è per lei notte e tenebra, ma allorché sarà pronta a ricevere il bacio della perfetta unione d'amore, questa luce, che le fu pena e tortura, l'illuminerà. [...]

{Fonte: "Il vero volto di Padre Pio" di Maria Winowska}

mercoledì 25 giugno 2014

Aridità, tentazione e miseria

Non meravigliatevi delle tentazioni, delle aridità, delle miserie; è la parte migliore. Quanto più la tentazione è forte, profonda l’aridità, umiliante la miseria, tanto più lo sposo divino chiede alla nostra anima di combattere, di resistere, di sperare nel suo amore. Sottoporre a questa prova i nostri poveri cuori… non è forse una grazia? Che cosa può fare per noi di più che unirci sempre più a sé, rendendoci spiritualmente simili a lui!
E tra i mezzi per elevare la nostra anima, non potremmo immaginarne uno più dolce e più delicato di ogni nostra ora una dichiarazione d’amore… Una prova di puro amore, un atto d’amore nell’oscurità, le apparenze dell’abbandono, il dubbio in se stessi con le amarezze dell’Amore e nessuna delle sue dolcezze…
Perduto, Annegato, Inabissato in voi.

{Da "Pensieri" di Charles de Foucauld}


lunedì 16 giugno 2014

Dubbi e chiarimenti

In quel periodo soffrivo e mi sembrava di non gustare Dio, ma di essere quasi abbandonata da lui. Non potevo confessare le mie colpe; da una parte pensavo che forse questo mi capitava a causa della mia superbia e dall’altra vedevo in me così profondamente i miei molti peccati, che mi sembrava di non poterli confessare con la dovuta contrizione, ma di poterli solamente dire con la bocca.
Mi sembrava di non essere in grado di manifestarli. Non potevo neppure lodare Dio né stare in preghiera.
Delle cose di Dio sembrava che mi fosse rimasto solamente il fatto che non ero afflitta tanto quanto meritavo, e ugualmente che non volevo allontanarmi da lui con il peccato per tutti i beni o i mali e i martiri del mondo e acconsentire ad alcun male. In questo modo forte e orribile fui afflitta per quattro settimane e più.

Successivamente mi furono rivolte queste parole divine: «Figlia mia, amata da Dio onnipotente e da tutti i santi del paradiso, Dio ha riposto in te il suo amore e ne ha più per te che per qualsiasi altra donna della valle di Spoleto».
L’anima rispose gridando: «Come posso crederlo, dal momento che sono piena di tribolazioni e mi sembra d’essere stata abbandonata da Dio?». Egli rispose: «Più ti sembra d’essere abbandonata, maggiormente sei amata da Dio e più lui ti è vicino».

{Da "Memoriale di Angela da Foligno}

sabato 17 maggio 2014

Le aridità e le sterilità dello spirito - Cap. XIV

Quando ti troverai nelle consolazioni, cara Filotea, farai dunque come ti ho detto; ma il bel tempo, così gradevole, non durerà in eterno; anzi qualche volta ti capiterà di sentirti così vuota e lontana dal sentimento della devozione, che avrai la sensazione che la tua anima sia una terra deserta, senza frutti, arida, senza sentieri e senza piste per camminare verso Dio; senza nemmeno un filo d'acqua della sua grazia per irrigarla. L'aridità è tale che tutto fa temere che l'anima sarà presto ridotta simile a un terreno totalmente incolto e abbandonato. L'anima che si trova in questo stato, sinceramente merita compassione, soprattutto quando la sensazione di aridità è molto profonda; in tal caso l'anima si ciba giorno e notte di lacrime, proprio come Davide, mentre il nemico, per farla disperare, la deride con mille angustie e le chiede: Poveretta! e dov'è il tuo Dio? In quale via lo troverai? Chi potrà darti la gioia della sua santa grazia?

Che farai in simili occasioni, Filotea? Guarda da dove viene il male: spesso siamo noi stessi causa delle nostre aridità e sterilità.

l. Come la madre rifiuta lo zucchero al figlio soggetto ai vermi, così Dio ci priva delle consolazioni quando noi ne ricaviamo vuote emozioni e andiamo soggetti ai vermi della presunzione. Dio mio, hai fatto bene ad umiliarmi! Sì, perché prima che tu mi umiliassi io ti avevo offeso.

2. Quando trascuriamo di raccogliere le dolcezze e le delizie dell'amore di Dio nel tempo opportuno, il Signore le allontana da noi per punire la nostra pigrizia. L'israelita che non raccoglieva la manna di buon mattino, una volta sorto il sole, non gli era più possibile, perché si scioglieva.

3. A volte ci adagiamo in un letto di soddisfazioni sensuali e di consolazioni caduche, come la Sposa del Cantico dei Cantici. Lo Sposo delle nostre anime bussa alla porta del nostro cuore, ci invita a ricominciare di nuovo i nostri esercizi spirituali, ma noi vogliamo mercanteggiare, perché ci dispiace lasciare quelle gioie, e separarci dalle false soddisfazioni; allora egli passa oltre e ci lascia nella nostra pigrizia. In seguito poi, quando lo cercheremo, faticheremo molto a trovarlo. Ce lo meritiamo, perché siamo stati sleali e infedeli al suo amore e abbiamo rifiutato di viverne l'esperienza per seguire l'amore delle cose del mondo.

Se hai la farina d'Egitto, non puoi avere la manna del cielo! Le api odiano tutti i profumi artificiali; le soavità dello Spirito Santo non possono convivere con le delizie artificiali del mondo.

4. La doppiezza e la finzione nella confessione e nei colloqui spirituali con la propria guida, provoca l'aridità e la sterilità: dopo che hai mentito allo Spirito Santo, perché ti meravigli se ti priva della sua consolazione? Tu non vuoi essere semplice e spontanea come un bambino, e allora non avrai le caramelle destinate al bambino!

5. Ti sei ben ubriacata delle gioie mondane, perché ti meravigli allora se le delizie spirituali ti vengono a nausea? Dice un antico proverbio che le colombe ubriache trovano amare le ciliege. Ha colmato di beni gli affamati, dice la Madonna, e i ricchi li ha lasciati a mani vuote. i ricchi di piaceri mondani non possono ricevere quelli spirituali.

6. Hai conservato bene i frutti delle consolazioni ricevute. In tal caso ne riceverai delle altre, perché a colui che ha sarà dato ancora di più ma a quello che ha perso tutto per propria colpa sarà 'tolto anche quello che non ha; ossia sarà privato anche delle grazie che gli erano destinate. Osserva come la pioggia dia vita alle piante che hanno ancora del verde; ma a quelle che non ne hanno Più, toglie anche la vita che non hanno, perché le fa marcire del tutto.

Per molte di queste cause noi perdiamo le consolazioni devote e cadiamo nell'aridità e sterilità di spirito; esaminiamo la nostra coscienza per vedere se vi scopriamo manchevolezza in questo campo. Nota però, Filotea, che non devi fare questo esame con agitazione e troppo puntiglio; ma dopo aver obiettivamente preso in esame le eventuali colpe a questo proposito, se scopri che la causa dei male è dentro di te, ringrazia Dio, perché il male quando se ne scopre la causa, per metà è già guarito. Se, al contrario, non trovi nulla che, secondo te, possa essere la causa di questa aridità, non impegnarti in un esame più accurato, ma, con tutta semplicità, senza scendere a dettagli, fa quello che ora ti dirò:

1. Umiliati profondamente davanti a Dio, riconoscendo il tuo nulla e la tua miseria: Che cosa ne è di me quando sono affidata a me stessa? Signore, sono soltanto terra arida, con enormi crepe da tutte le parti, con una grande sete di pioggia dal cielo, che il vento dissipa e riduce in polvere.

2. Invoca Dio e domandagli la sua gioia: Rendimi, Signore, la gioia della tua salvezza. Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice. Partiti da qui, vento secco, che inaridisci la mia anima; e tu, brezza gentile di consolazione, vieni e soffia nel mio giardino; i tuoi buoni affetti spanderanno soavi profumi.

3. Va dal tuo confessore, aprigli bene il cuore, svelagli tutti i nascondigli della tua anima, accetta i consigli che ti darà, con grande semplicità e umiltà. Dio ama infinitamente l'obbedienza, per cui aggiunge spesso efficacia ai consigli che si ricevono da altri, soprattutto quando si tratta delle guide delle anime, anche se non c'è nessuna esteriorità apparente; pensa a Naaman: il Signore rese per lui prodigiose le acque del Giordano, nelle quali Eliseo, senza alcuna ragione apparente, gli aveva ordinato di bagnarsi.

4. Ma, dopo tutto, niente è così utile e così fruttuoso, in tali aridità e sterilità, come il non affezionarsi e attaccarsi al desiderio di essere liberati. Non dico che non bisogna, con molta semplicità, aspirare alla liberazione; ma dico che non ci si deve affezionare, anzi bisogna rimettersi con semplicità nelle mani della Provvidenza di Dio, affinché si serva di noi tra le spine e nel deserto, fin che gli piacerà. Diciamo a Dio in tale frangente: Padre, se è possibile, allontana da me questo calice; ma aggiungiamo con grande coraggio: tuttavia sia fatta la tua volontà e non la mia, e fermiamoci lì, con tutta la calma possibile. Dio vedendoci in quella santa indifferenza ci consolerà con molte grazie e favori, come quando vide Abramo deciso a privarsi del suo figlio Isacco. Gli bastò vederlo indifferente nell'accettare, e lo consolò con una visione molto gradita e con dolcissime benedizioni. In ogni genere di afflizioni, sia corporali che spirituali, e nella diminuzione, o addirittura sparizione della devozione sensibile, che ci può capitare, dobbiamo dire con tutto il cuore e con profonda sottomissione: Il Signore mi ha dato delle consolazioni, il Signore me le ha tolte; sia benedetto il suo santo Nome!

Se perseveriamo nell'umiltà, ci colmerà dei suoi deliziosi favori, come fece con Giobbe, che, in tutte le tribolazioni si espresse con queste parole.

5. Infine, Filotea, tra tutte le nostre aridità e sterilità, non perdiamo il coraggio, ma aspettiamo con pazienza, il ritorno delle consolazioni. Continuiamo il nostro abituale modo di vivere; non tralasciamo per questo motivo nessun esercizio di devozione, anzi, se ci è possibile, moltiplichiamo le buone azioni; e se non possiamo presentare allo sposo la marmellata, gli daremo la frutta secca; per lui fa lo stesso, a condizione che il cuore che gliela offre, sia decisamente risoluto ad amarlo.

Quando la primavera è bella, le api fanno più miele e si occupano meno delle ninfe, perché con il bel tempo si divertono molto a fare la raccolta sui fiori, tanto che dimenticano di occuparsi delle ninfe; ma quando la primavera è fredda e nuvolosa, si occupano di più delle ninfe e fanno meno miele, perché non potendo uscire per fare la raccolta del polline, occupano il tempo ad accrescere e moltiplicare la loro stirpe.

Capita spesso, Filotea, che l'anima, trovandosi in una bella primavera di consolazioni spirituali, si distragga talmente nel desiderio di accumularle e assaporarle, che, per l'abbondanza delle piacevoli delizie, si occupa molto meno delle opere buone. Al contrario quando si trova nell'asprezza e nell'aridità spirituale, a misura che si vede privata dei sentimenti piacevoli della devozione, moltiplica le opere concrete e interiormente genera più copiose le vere virtù, quali la pazienza, l'umiltà, l'abiezione di sé, la rassegnazione, l'abnegazione dell'amor proprio.

Molti, specialmente le donne, cadono nel grave errore di credere che il servizio che noi rendiamo a Dio

senza piacere, senza tenerezza di cuore e senza sentimento, sia meno gradito alla Maestà divina; al contrario, le nostre azioni sono come le rose che, quando sono fresche, sono più belle, quando invece sono secche emanano un profumo più acuto: lo stesso avviene per le nostre opere; quelle fatte con tenerezza di cuore piacciono più a noi, dico a noi, perché noi guardiamo soltanto il nostro piacere; quelle invece compiute con aridità e sterilità, sono più profumate e hanno più valore davanti a Dio. Sì, cara Filotea, in tempo di aridità, la volontà ci trascina al servizio di Dio quasi per forza, e per conseguenza, deve essere più vigorosa e costante che in tempo di tenerezze.

Non vale gran che servire un principe in tempo di pace, negli agi della corte; ma servirlo nella durezza della guerra, in mezzo ai torbidi e alle persecuzioni, è un vero segno di costanza e di fedeltà.

La Beata Angela da Foligno dice che "l'orazione più gradita a Dio è quella che si fa per forza e costrizione", ossia quella che facciamo, non per il piacere che vi troviamo, o perché vi siamo portati, ma soltanto per piacere a Dio; ed è la nostra volontà che ci trascina quasi a forza, facendo violenza alle aridità e alle ripugnanze che vi si oppongono,

Dico la stessa cosa per ogni sorta di buone opere, perché più noi proviamo contrarietà a compierle, sia quelle interiori che quelle esteriori, più godono del favore e della stima di Dio. Nelle virtù, minore è l'interesse da parte nostra e più vi splende in tutta la sua purezza l'amore di Dio. Facilmente il bambino bacia la mamma che gli regala lo zuccherino, ma se la bacia dopo che gli ha dato assenzio o fiele, allora sì che è segno che le vuole veramente molto bene!

{Da "Filotea" - San Francesco di Sales}

mercoledì 19 marzo 2014

Durante l'aridità spirituale

Quando nell'orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a questo o a quest'altro, com'è e come non è; facendo così tu stessa chiami la distrazione. Ma invece, quando ti trovi in quello stato la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, che mentre l'uccide gli lambisce la mano; così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, Mi ringrazierai di tutto cuore, Mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi Mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedii, pregandomi che li accettassi come un sacrifizio di lode, di soddisfazione delle tue colpe, di riparazione dell'offese che Mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio Trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi di perdere, farai grandi acquisti.


{da "Croce e Grazia" di Luisa Piccarreta}

martedì 18 febbraio 2014

Regole per sentire e riconoscere in qualche modo le varie mozioni che si producono nell'anima

[314] Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale all'altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con il giudizio della ragione.

[315] Seconda regola. In coloro che si impegnano a purificarsi dai loro peccati e che procedono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario della prima regola. In questo caso, infatti, è proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimuovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene.

[316] Terza regola: la consolazione spirituale. Si intende per consolazione quando si produce uno stimolo interiore, per cui l'anima si infiamma di amore per il suo Creatore e Signore, e quindi non può amare nessuna delle realtà di questo mondo per se stessa,
ma solo per il Creatore di tutte; così pure quando uno versa lacrime che lo portano all'amore del Signore, sia per il dolore dei propri peccati, sia per la passione di Cristo nostro Signore, sia per altri motivi direttamente ordinati al suo servizio e alla sua lode.
Infine si intende per consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità, e ogni gioia interiore che stimola e attrae alle realtà celesti e alla salvezza dell'anima, dandole tranquillità e pace nel suo Creatore e Signore.

[317] Quarta regola: la desolazione spirituale. Si intende per desolazione tutto il contrario della terza regola, per esempio l'oscurità dell'anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l'inquietudine dovuta a diverse agitazioni e
tentazioni: così l'anima s'inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Infatti, come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che sorgono dalla consolazione sono contrari a quelli che sorgono dalla desolazione.

[318] Quinta regola. Nel tempo della desolazione non bisogna mai fare cambiamenti, ma rimanere saldi e costanti nei propositi e nella decisione in cui si era nel giorno precedente a quella desolazione, o nella decisione in cui si era nella consolazione precedente. Infatti, come nella consolazione ci guida e ci consiglia soprattutto lo spirito
buono, così nella desolazione lo fa lo spirito cattivo, e con i suoi consigli noi non possiamo prendere la strada giusta.

[319] Sesta regola. Durante la desolazione non dobbiamo cambiare i propositi precedenti; però giova molto reagire intensamente contro la stessa desolazione, per esempio insistendo di più nella preghiera e nella meditazione, prolungando gli esami di coscienza e aggiungendo qualche forma conveniente di penitenza.

[320] Settima regola. Chi si trova nella desolazione, consideri che il Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l'aiuto di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero, infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza eterna.

[321] Ottava regola. Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che presto sarà consolato, se si impegna con ogni diligenza contro quella desolazione, come è detto nella sesta regola.

[322] Nona regola. I motivi principali per cui ci troviamo desolati sono tre: il primo, perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nelle pratiche spirituali, e così la consolazione
spirituale si allontana per colpa nostra; il secondo, perché il Signore vuole provare quanto valiamo e quanto andiamo avanti nel suo servizio e nella sua lode, anche senza
un'abbondante elargizione di consolazioni e di grandi grazie; il terzo, perché sappiamo con certezza e ci convinciamo, così da sentirlo internamente, che non dipende da noi
acquistare o conservare una grande devozione, un intenso amore, le lacrime o alcun'altra consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore; ossia perché non facciamo il nido in casa d'altri, elevando la mente a superbia o vanagloria con l'attribuire a noi stessi la devozione o altre forme della consolazione spirituale.

[323] Decima regola. Chi si trova nella consolazione, pensi come si comporterà nella desolazione che in seguito verrà, preparando nuove forze per allora.

[324] Undicesima regola. Chi è consolato, procuri di umiliarsi e di abbassarsi quanto può, pensando quanto poco vale nel tempo della desolazione senza quella grazia di consolazione. Invece chi si trova nella desolazione pensi che può fare molto con la grazia di Dio, che è sufficiente per resistere a tutti gli avversari, e con la forza che riceve dal suo Creatore e Signore.

[325] Dodicesima regola. Il demonio si comporta come una donna, perché per natura è debole ma vuole sembrare forte. Infatti è proprio di una donna perdersi d'animo quando litiga con un uomo, e fuggire se l'uomo le si oppone con fermezza; se invece l'uomo incomincia a fuggire e a perdersi d'animo, crescono smisuratamente l'ira, lo spirito vendicativo e la ferocia della donna. Allo stesso modo è proprio del demonio indebolirsi e perdersi d'animo, e quindi allontanare le tentazioni, quando chi si esercita nella vita spirituale si oppone ad esse con fermezza, agendo in modo diametralmente opposto; se invece chi si esercita incomincia a temere e a perdersi d'animo nel sostenere le tentazioni, non c'è al mondo una bestia così feroce come il nemico della natura umana nel perseguire con tanta malizia il suo dannato disegno.

[326] Tredicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto e non essere scoperto. Infatti un uomo frivolo, che con discorsi maliziosi circuisce la figlia di un buon padre o la moglie di un buon marito, vuole che le sue parole e le sue lusinghe rimangano nascoste; è invece molto contrariato quando la figlia rivela le sue parole licenziose e il suo disegno perverso al padre, o la moglie al marito, perché capisce facilmente che non potrà riuscire nell'impresa iniziata. Allo stesso modo, quando il nemico della natura umana
presenta a una persona retta le sue astuzie e le sue lusinghe, vuole e desidera che queste siano accolte e mantenute segrete; ma quando essa le manifesta a un buon confessore o ad altra persona spirituale che conosca gli inganni e le malizie del demonio, questi ne è molto indispettito; infatti capisce che non potrà riuscire nella
malizia iniziata, dato che i suoi evidenti inganni sono stati scoperti.

[327] Quattordicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un castello, e poi lo attacca dalla parte
più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna.

{da "Esercizi spirituali" - Sant'Ignazio di Loyola}

lunedì 27 gennaio 2014

Gesù a Santa Camilla Battista da Varano


Ricordati che vi è più me­rito nel tenersi davanti all'Eterno senza di­vozione e senza lacrime che se si avesse il cuor pieno d'amore e tali occhi molli di pianto. ­La preghiera arida, desolata, in cui tu per­severi, riscatta una parte delle tue colpe, dove che, se tu ti stemprassi in tenerezze; davanti al Signore, non soddisfaresti alla somma del tuo debito.
Fa' provvista d’umile pazienza per i giorni d'avversità e d'abbandono. Soprattutto non credere che la sospensione delle dolcezze spirituali possa venire dalla collera divina: essa, non è in realtà che un effetto certo del­l'amore che il Signore ti porta. Sai ch'egli non intende di darti il paradiso sopra la terra. Egli ti vuole sola, tutta sola, spoglia di tutto, sopra la croce, dove si consuma la santa e spirituale unione del Creatore colla creatura. Allora potrai dire come la sposa dei sacri Cantici: "Il mio Diletto è mio, ma io sono sua in mezzo ai rossi gigli della sua passione, quei gigli della sofferenza che sono il caro pascolo del suo Cuore".

L'aridità di Santa Margherita Maria


Iddio sottraeva qualche volta a S. Marghe­rita Maria le sue dolcezze. 
Trovandosi ella un giorno in una grande impotenza, si lagnò con nostro Signore che permettesse ch'ella re­stasse senza far nulla alla sua presenza. 
Al­lora egli le fece questo rimprovero: «S'io ti voglio alla mia presenza sorda, cieca e muta, non devi tu esser contenta?».

{da "Le divine parole" - P. Augusto Saudreau}

giovedì 23 gennaio 2014

L'aridità spirituale

Chiamo desolazione spirituale (aridità)…l’oscurità dell’anima, il turbamento in essa, la mozione verso le cose basse e terrene, l’inquietudine per le diverse agitazioni e tentazioni, che muovano a sfiducia, senza speranza, senza amore, trovandosi tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore”.
[Sant'Ignazio di Loyola]

Affranto dalla fatica, molte volte gli accadrà di non aver neppure la forza di sollevare le braccia per formulare un pensiero devoto, soprattutto se la preghiera è ancora uno sforzo di intelletto.
[Santa Teresa d'Avila]

In questo tempo di desolazione non fare mai cambiamenti, ma restare fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel giorno precedente a quella desolazione, o nella determinazione in cui si era nella precedente consolazione; infatti come nella consolazione ci guida e ci consiglia lo spirito buono, così nella desolazione il cattivo, con i consigli del quale non possiamo trovare la giusta via d’uscita.
Chi sta in desolazione lavori per conservare la pazienza, che è contraria alle vessazioni che gli vengono; e pensi che sarà presto consolato; se usa diligenze contro tale desolazione com’é stato detto nella stessa regola.
[Sant'Ignazio di Loyola]

Che deve fare colui che da molti giorni non prova altro che aridità, disgusto, insipidezza, e un'estrema ripugnanza... né potrà formulare un buon pensiero?
Sua Maestà vuole condurre per questa strada perché comprendiamo meglio il poco che siamo.
[Santa Teresa d'Avila]

Mi ha invaso questa languidezza e ottusità della mente, questa debolezza e sterilità dell'anima, assenza di devozione. Come si è asciugato così il mio cuore? E tale la durezza del cuore che già non riesce a commuoversi né a versare una lacrima. Non trovo più gusto nel salmodiare, la lettura spirituale mi risulta insipida, la preghiera ha perso per me il suo incanto... Mi sento pigro nel lavoro manuale, sonnolento nelle veglie, propenso ad arrabbiarmi, ostinato nella mia avversione.
[San Bernardo]

Mentre Josefa inizia l'ora di preghiera in preda al più profondo sgomento, si sente invadere da una gioia soprannaturale che brucia ogni timore e angoscia. Ella scrive:
"Gesù nel deserto è tentato. Permette che il diavolo si avvicini a lui, per darmi coraggio ed insegnarmi che la tentazione è sorgente di virtù.
Non so se Gesù ha sperimentato la tentazione nella vita nascosta, ma vuol passare attraverso la prova quando sta preparandosi alla vita pubblica.
Così anche quando il Signore vuol servirsi di un'anima agisce allo stesso modo: per renderla solida nella vita interiore comincia a nasconderla. Poi, quando si avvicina il tempo di realizzare i suoi disegni, l'abbandona alla tentazione per fortificarla, preservarla da ogni vanità e renderla più utile al prossimo. Devo aver fiducia nel suo Cuore che veglia su di me. E la misura della sofferenza, sarà, un giorno, quella della consolazione. Che grande insegnamento mi dai, o Signore! Nel tempo della tentazione e della desolazione devo ricorrere alla preghiera per aver sollievo, ma soprattutto per trovare la forza di compiere la tua volontà.
[Josefa Menéndez]

La solitudine e l'aridità nelle parole di Gesù a suor Josefa Menéndez

"Quando ti lascio così fredda, è perché prendo il tuo ardore per riscaldare altre anime. Quando ti abbandono all'angoscia, la tua sofferenza placa la collera divina. Quando ti sembra di non amarmi, eppure mi ripeti il tuo amore, allora tu consoli maggiormente il mio Cuore. Ecco quello che voglio: che sia pronta a consolare il mio Cuore, ogni volta che ho bisogno di te".

"Ecco quello che il tuo amore procura al mio Cuore, sebbene ti sdenti fredda e credi di non amarmi, trattieni la mia giustizia sul punto di punire le anime. Un atto solo di amore compiuto nella solitudine in cui ti lascio, ripara le ingratitudini che si commettono contro di me. Il mio Cuore apprezza questi tuoi atti di amore e li raccoglie come un balsamo prezioso".

"Quando ti faccio sentire l'angoscia e la solitudine, accettale e soffri nell'amore".