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giovedì 4 dicembre 2014

Dal diario di Léonie Guillemant




(Nel 1872, moriva, in concetto di santità, Leonia Gilemant (Léonie Guillemant). Dal suo diario inedito, a conforto e pel bene delle anime, stralciamo il tratto seguente, atto a rivelare sempre meglio la immensa bontà e misericordia di Maria Santissima in nostro favore).
31 marzo. - Me ne stavo assai contristata per la morte di un patrizio, la cui vita era trascorsa completamente lontana da Dio. Questa mattina volevo pregare per lui, ma non mi fu possibile. Sembrava che una volontà più forte della mia me lo impedisse, ed ero triste, perché lo stesso fenomeno mi era accaduto già altra volta, per una persona di cui Nostro Signore m'aveva fatto conoscere la dannazione. Però il Signore mi ha consolata e rassicurata: 
- E' salva - mi ha detto - ma si trova nel profondo del Purgatorio, e vi rimarrà per molto tempo. Il demonio, infuriato perché Maria SS. gli ha strappato dalle mani quell'anima, (come gliene strappa a migliaia ogni giorno), voleva impedirti di pregare per essa, onde privarla almeno di quel sollievo che le tue preghiere ed azioni potrebbero recarle.
- A chi deve la sua salvezza quella povera anima? - chiese a N. Signore. 
- Alle orazioni che il santo Sacerdote innalzava alla Madonna mentre assisteva ai suoi ultimi momenti. Queste preghiere gli ottennero da me un istante di conoscenza, durante il quale potè pentirsi.
N. Signore mi disse ancora che il demonio detestava la Santa Vergine Maria perché ogni giorno gli toglieva moltitudini di anime, bastando che una persona di pietà chieda la salvezza di un peccatore, perché Essa non lo lasci andare perduto. Così pure, basta che un peccatore, durante la sua vita abbia fatto qualche atto di devozione a Maria, fosse pure da bambino o al momento della sua prima Comunione, perché Essa ricordandoSene, gli ottenga la grazia della salvezza. 
- Oh! Come è buona la Madonna! - dissi. - Ma allora Ella è più nostra amica di Voi?...
- No - mi rispose. - Ella non può amare più di Me ma il suo cuore è stato formato e modellato per il Mio. Maria Santissima è Colei che fa piegare la Mia Giustizia. E' Madre, e tutti i giorni sottrae i Suoi figli a questa Giustizia quando mi vede presso a castigare.-
Ero tanto commossa che le lacrime scorrevano abbondanti. Allora, piena di confidenza nella bontà di Maria, e nel potere della Sua intercessione, mi disposi a chiederle che ottenesse da Nostra Signore di far salir presto al Paradiso quella povera anima che sapevo destinata a rimanere tanto tempo in Purgatorio. Ma Nostro Signore me lo impedì dicendo: - Non chiedere tal cosa a Maria. Non saresti esaudita. Maria ama ed adora tutte le mie perfezione. La Mia Giustizia Le è tanto cara quanto la Mia Misericordia, e mentre Essa vuol piegarLa, non intende né lederNe né distruggerNe i diritti. Se un'anima, che durante la intera vita, non ha fatto nulla per Me (che muore con una contrizione molto imperfetta, ma sufficiente per la grazia dell'assoluzione) ed è salva per pura misericordia entrasse immediatamente in Paradiso, la Mia Giustizia non esisterebbe. No: mia madre non mi fa tale richiesta e il peccatore che ti sta a cuore, pagherà il suo debito fino all'ultimo centesimo. Puoi, peraltro, ottenergli sollievo colle tue orazioni, ma non sarà liberato dalla pena intera che merita. 
1° aprile. - Ho visto oggi il buon Sacerdote che ha assistito il malato. Mi disse che prima della Estrema Unzione, trovandosi solo col morente cercò un Crocifisso e non trovandolo, diè a baciare al malato la crocetta di una Corona trovata lì per caso, dicendogli: 
- Questa è l'immagine di quel Dio che morì per noi. Se lei sente e mi capisce, se si pente e lo ama mi dia un segno onde io lo sappia. -
Il moribondo tese allora le labbra per baciare la Croce, gli presentai ancora la medaglia della Madonna, ed egli, di nuovo, tese le labbra per baciare...Così le parole del Sacerdote hanno dato piena conferma a quanto Nostro Signore mi ha detto ieri.


***

Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle Vostre Sante Piaghe (300 g. d'ind.)

Refugium peccatorum, ora pro nobis.

(Con Approv. Eccl.)


giovedì 2 ottobre 2014

La novena dei morti di S. Alfonso Maria di Liguori


La devozione alle anime del Purgatorio - col raccomandarle a Dio acciocché le sollevi nelle grandi pene che patiscono e presto le chiami alla gloria - è molto cara al Signore ed insieme è molto giovevole a noi, poiché quelle Anime benedette sono sue eterne spose e d'altra parte sono gratissime verso chi loro ottiene la liberazione da quella carcere o almeno qualche sollievo nei loro tormenti, onde giunte in cielo non si scorderanno certamente di chi ha pregato per esse. E piamente si crede che Dio loro palesi le nostre orazioni affinché esse preghino per noi. È vero che quelle Anime benedette non sono in stato di pregare per sé, perché stanno ivi come ree soddisfacendo le loro colpe; nondimeno perché sono molto care a Dio ben possono pregare per noi ed ottenerci le grazie. 
S. Caterina da Bologna quando voleva qualche grazia ricorreva alle anime del Purgatorio e presto si vedeva esaudita ed attestava che più grazie, che non aveva ottenuto ricorrendo ai Santi, le aveva conseguite ricorrendo alle Anime del Purgatorio. 
Del resto sono innumerevoli le grazie che narrano i devoti avere ricevuto per mezzo di queste Sante anime.  
Ma se noi vogliamo il soccorso delle loro orazioni, è giusto anzi è dovere che noi le soccorriamo con le nostre. Ho detto, anzi. è dovere, mentre la carità cristiana . richiede che noi sovveniamo i prossimi che stanno in necessità del nostro aiuto. Ma quali prossimi S. Alfonso stanno in tanta necessità di aiuto quanto queste sante prigioniere? Esse stanno continuamente in quel fuoco che tormenta assai più che il fuoco di questa terra; stanno poi prive della vista di Dio, pena che l'affligge molto più di tutte le altre. 
E pensiamo che ivi facilmente anche penano le anime dei nostri genitori o fratelli od altri parenti ed amici e aspettano il nostro soccorso. Pensiamo inoltre che quelle sante anime non possono aiutarsi da sé, mentre sono in istato di debitrici per le loro mancanze: questo pensiero deve maggiormente infiammare a sollevarle quanto più possiamo.
Ed in ciò, non solo daremo gran gusto a Dio, ma ci acquisteremo grandi meriti; e quelle anime benedette non lasceranno di ottenerci molte grazie da Dio e specialmente la salute eterna.
Io giudico per certo, che un'anima la quale è liberata dal purgatorio
per i suffragi avuti da qualche devoto, giunta che è in paradiso, non lascerà dire a Dio: "Signore, non permettete che si perda quegli che mi ha sprigionato dal Purgatorio e mi ha fatta venire più presto a godervi".
In somma a questo fine  si è data alle stampe la seguente Novena, acciocché tutti i fedeli si affatichino a sollevare e liberare quelle anime benedette dal purgatorio colle Messe, colle limosine, o almeno colle loro orazioni.

I° giorno

Molte sono le pene che patiscono quell'anime benedette, ma la maggiore è il pensiero che esse coi loro peccati commessi in vita sono state la causa de' dolori che soffrono.

O Gesù mio Salvatore, io tante volte mi ho meritato l'inferno, ora qual pena sarebbe la mia, se io fossi già dannato, in pensare di avermi io stesso causata la mia dannazione! Vi ringrazio della pazienza che avete avuta con me. Mio Dio, perché voi siete bontà infinita, io v'amo sopra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me: ed abbiate pietà ancora di quelle anime benedette, che ardono in quel fuoco.

Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.

Diciamo un Pater ed un Ave per quell'anime: Pater noster etc. Ave Maria etc.
E poi tutto il popolo seguirà a cantare la seguente canzoncina: «Quelle figlie e quelle spose, che son tanto tormentate, o Gesù, voi che l'amate, consolate per pietà».


II° giorno

L'altra pena che molto affligge quell'anime benedette è il tempo perduto in vita, in cui poteano acquistare più meriti per lo paradiso, e che a questa perdita non vi possono più rimediare; poiché finito il tempo della vita, è finito ancora il tempo di meritare.
Ah povero me, Signore, che da tanti anni vivo su questa terra, e non ho acquistati altri meriti che per l'inferno! Vi ringrazio che mi date ancora tempo di rimediare al male fatto. Mi pento, Dio mio così buono, di avervi dato disgusto; datemi il vostro aiuto, acciocché la vita che mi resta, la spenda solo a servirvi ed amarvi; abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quell'anime sante, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Si replica come di sopra Pater, Ave.
«Quelle figlie e quelle spose», etc.


III° giorno

Un'altra gran pena tormenta quelle anime benedette ed è la vista spaventosa de' loro peccati, che stanno pagando. Al presente in questa vita non si conosce la bruttezza de' peccati; ma ben si conosce nell'altra vita, e questa è una delle maggiori pene, che patiscono le anime del purgatorio.
O mio Gesù, perché voi siete bontà infinita, io v'amo sopra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso. Vi prometto di prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
E voi, Madre di Dio, soccorretele colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

IV° giorno

La pena poi che più affligge quell'anime spose di Gesu-Cristo è il pensare che in vita colle loro colpe han dato disgusto a quel Dio, che tanto amano. Alcuni penitenti anche su questa terra, pensando d'avere offeso un Dio tanto buono, sono arrivati a morirne di dolore. Le anime del purgatorio conoscono assai più che noi quanto è amabile Dio, e l'amano con tutte le loro forze; ond'è che pensando di averlo disgustato in vita, provano un dolore che supera ogni altro dolore.
O mio Dio, perché voi siete bontà infinita, mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto di prima morire che più offendervi; datemi la santa perseveranza; abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco e v'amano con tutto il cuore.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

V° giorno

Un'altra gran pena di quelle anime benedette è lo stare in quel fuoco a patire, senza sapere quando finiranno i loro tormenti. Sanno bensì per certo che ne saranno liberate un giorno, ma l'incertezza del quando giungerà il fine del loro penare, è per esse un tormento ben grande.
Misero me, Signore, se m'aveste mandato all'inferno! Ivi sarei certo di non uscire più da quella carcere di tormenti. V'amo sopra ogni cosa, bontà infinita, e mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VI° giorno

Quelle benedette anime quanto son consolate dalla memoria della passione di Gesu-Cristo e del SS. Sagramento dell'altare, giacché per mezzo della passione si trovano salve, e per mezzo delle Comunioni e delle Messe hanno ricevute e ricevono tante grazie; altrettanto son tormentate dal pensiero di essere state ingrate in vita a questi due gran beneficii dell'amore di Gesu-Cristo.
O mio Dio, voi anche per me siete morto, e tante volte vi siete dato a me nella santa Comunione, ed io vi ho pagato sempre d'ingratitudine! Ma ora v'amo sopra ogni cosa, mio sommo bene, e mi pento più d'ogni male di avervi offeso. Vi prometto prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VII° giorno

Accrescono poi la pena di quell'anime benedette tutti i beneficii particolari ricevuti da Dio, come l'essere state fatte cristiane, l'esser nate in paesi cattolici, l'essere state aspettate a penitenza e perdonate de' loro peccati; sì, perché tutti fanno loro conoscere maggiormente l'ingratitudine che hanno usata con Dio.
Ma chi più ingrato di me, Signore! Voi mi avete aspettato con tanta pazienza, più volte mi avete perdonato con tanto amore, ed io dopo tante promesse vi ho tornato ad offendere! Deh non mi mandate all'inferno; io vi voglio amare, ma nell'inferno non vi posso amare. Mi pento, bontà infinita, d'avervi offeso, prometto di prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VIII° giorno

Di più è una pena troppo amara per quell'anime benedette il pensare che Dio in vita ha loro usate tante misericordie speciali non usate cogli altri; ed esse co' loro peccati l'han costretto a odiarle, e condannarle all'inferno, benché poi per sua mera misericordia le ha perdonate e salvate.
Eccomi, Dio mio, uno di quest'ingrati son io, che dopo aver ricevute da voi tante grazie, ho disprezzato il vostro amore e vi ho costretto a condannarmi all'inferno. Bontà infinita, ora v'amo sovra ogni cosa, e mi pento con tutta l'anima di avervi offeso; 1 vi prometto prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancor pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

IX° giorno

Grandi sono in somma tutte le pene di queste benedette anime: il fuoco, il tedio, l'oscurità, l'incertezza del quando saranno liberate da quel carcere, ma fra tutte la pena maggiore di quelle sante spose è lo star lontane dal loro sposo e private di vederlo.
O Dio mio, come ho potuto io viver tanti anni lontano da voi e privo della vostra grazia! Bontà infinita, io v'amo sovra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso; 1 vi prometto prima di morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza e non permettete ch'io abbia a vedermi un'altra volta in disgrazia vostra. Abbiate, vi prego, pietà di quelle sante anime, alleggerite le loro pene ed abbreviate il tempo del loro esilio, con chiamarle presto ad amarvi da faccia a faccia in paradiso.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere; e pregate ancora per noi, che stiamo ancora in pericolo di dannarci.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.



Se desideriamo dar suffragio alle Sante anime del Purgatorio, procuriamo di pregarne la Santa Vergine in tutte le nostre orazioni applicando per esse specialmente il Santo Rosario, che apporta loro gran sollievo.


sabato 16 novembre 2013

Il Purgatorio nelle parole dei Santi

Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo. Tanto differisce la pena del fuoco del Purgatorio dal nostro fuoco, quanto il nostro fuoco differisce da quello dipinto.
San Tommaso d’Aquino

La mia vocazione religiosa e sacerdotale è una grazia immensa che attribuisco alla mia quotidiana preghiera per le anime del Purgatorio, che ancor bambino imparai da mia madre.
Beato Angelo D‘Acri

Dopo la morte, rare le anime che vaimo direttamente in Paradiso: la moltitudine delle altre che muoiono in grazia di Dio deve essere purificata dalle pene acerbissime del Purgatorio.
San Roberto Bellarmino

Quando voglio ottenere qualche grazia da Dio ricorro alle anime del Purgatorio e sento di essere esaudita per la loro intercessione.
Santa Caterina da Bologna

Il Signore dispone che tante anime facciano il loro Purgatorio in terra e fra noi, sia per istruzione dei vivi, sia a suffragio dei defunti.
San Tommaso d’Aquino

Per la strada, nei ritagli di tempo, prego sempre per le anime del Purgatorio. Queste sante anime con la loro intercessione mi hanno salvato da tanti pericoli dell’anima e del corpo.
San Leonardo da Porto Maurizio

Non credo che dopo la felicità dei Santi che godono nella gloria, vi sia una gioia simile a quella delle anime purganti. È certo che queste anime conciliano due cose in apparenza irriducibili: godono di una gioia somma e nello stesso tempo soffrono innumerevoli tormenti senza che le due cose così opposte si escludano e distruggano a vicenda.
Santa Caterina da Genova

Non ho mai chiesto grazie alle anime del Purgatorio senza essere esaudita. Anzi, quelle che non ho potuto ottenere dagli spiriti celesti le ho ottenute per intercessione delle anime del Purgatorio.

Santa Teresa D’Avila

Ogni giorno ascolto la Santa Messa per le anime sante del Purgatorio; a questa pia consuetudine debbo tante grazie che continuamente ricevo per me e per i miei amici.

San Contardo Ferrini

La devozione delle anime purganti è la migliore scuola di vita cristiana: ci spinge alle opere di misericordia, ci insegna la preghiera, ci fa ascoltare la Santa Messa, abitua alla meditazione e alla penitenza, sprona a compiere buone opere ed a fare l’elemosina, fa evitare il peccato mortale e temere il peccato veniale, causa unica della permanenza delle anime nel Purgatorio.

San Leonardo da Porto Maurizio

È certo che nulla è più efficace per il suffragio e la liberazione delle anime dal fuoco del Purgatorio, dell’offerta a Dio per esse del Sacrificio della Messa.

San Roberto Belarmino

La preghiera per i defunti è più accetta a Dio di quella per i vivi perché i defunti ne hanno bisogno e non possono aiutarsi da sé, come possono invece fare i vivi.
San Tommaso d’Aquino

Per i vostri defunti, per dimostrare ad essi il vostro amore, non offrite solo viole, ma soprattutto preghiere; non curate soltanto la pompa funebre, ma suffragateli con elemosine, indulgenze, ed opere di carità; non preoccupatevi solo per la costruzione di tombe sontuose, ma specialmente per la celebrazione del santo Sacrificio della Messa.
Le manifestazioni esterne sono un sollievo per voi, le opere spirituali sono un suffragio per essi, da essi tanto atteso e desiderato.
San Giovanni Crisostomo

Durante la celebrazione della Santa Messa quante anime vengono liberate dal Purgatorio! Quelle per cui si celebra non soffrono, accelerano la loro espiazione o volano subito in Cielo, perché la Santa Messa è la chiave che apre due porte:quella del Purgatorio per uscirne, quella del Paradiso per entrarvi per sempre.
San Gerolamo

Prega sempre la Santissima Vergine per le anime del Purgatorio. La Madonna attende la tua preghiera per portarla al trono di Dio e liberare subito le anime per cui tu preghi.
San Leonardo da Porto Maurizio


venerdì 15 novembre 2013

Il Purgatorio per Santa Teresa di Lisieux

Quali fiumi, o piuttosto quali oceani di grazie, inondarono 1‘anima mia...
Ah! Da quel giorno felice mi pare che l'amore mi compenetri e mi avvolga; mi pare che, ad ogni istante, questo amore misericordioso mi rinnovi, pur chi l'anima mia e non lasci alcuna traccia di peccato, perciò non posso temere il Purgatorio...
So che per me stessa non meriterei nemmeno di entrare in quel luogo di espiazione, poiché soltanto le anime sante possono trovare adito ad esso, ma so, altresì, che il fuoco dell'amore è più santificante di quello del Purgatorio, so che Gesù non può desiderare per noi sofferenze inutili, e ch‘Egli non m ‘ispirerebbe i desideri che sento, se non volesse colmarli...



Non tema il Purgatorio a causa della pena che vi si soffre, ma desideri di non andarvi per far piacere a Dio, il quale impone questa espiazione a malincuore. Dal momento che lei cerca di fargli piacere in ogni cosa, se ha la fiducia incrollabile che il Signore la pur ad ogni istante nel suo Amore e che non lascia in lei nessuna traccia di peccato, sia sicurissima che non andrà in Purgatorio.
Capisco che non tutte le anime possono somigliarsi, bisogna che ce ne siano di gruppi diversi per onorare in modo particolare ciascuna perfezione del Signore. A me ha dato la sua misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine. Allora tutte mi appaiono raggianti di amore, la giustizia stessa (e forse ancor più che qualsiasi altra) mi sembra rivestita d‘amore. Quale gioia pensare che il buon Dio è giusto, cioè che tiene conto delle nostre debolezze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura. Di che cosa dunque aver paura? Ah, il Dio infinitamente giusto che si degnò di perdonare con tanta bontà le colpe del figliuol prodigo, non deve essere giusto anche verso di me che sto sempre con lui? (Lc 15,31).



Non c ‘è che un mezzo per costringere il Signore a non giudicarci affatto; e questo mezzo è di presentarsi a Lui con le mani vuote.
È semplicissimo; non faccia risparmio di nulla, e dia quello che di mano in mano acquista. Io per me, se campassi anche fino a ottanta anni, sarò sempre povera; non so fare economie; tutto quello che ho lo spendo subito per riscattare delle anime.
Se aspettassi il momento della morte per presentare le piccole mie monete e farle stimare per il loro giusto valore, il buon Dio non mancherebbe di scoprirvi della lega, di cui dovrei andarmi a liberare nel Purgatorio. Non si narra forse che alcuni grandi santi, giunti al tribunale di Dio colle mani piene di meriti, dovettero andare in quel luogo di espiazione, perché ogni giustizia è macchiata agli occhi del Signore?



Nostro Signore è la stessa Giustizia; se non giudica le nostre azioni buone, non giudicherà neppure le cattive. Per le vittime dell'amore, mi sembra che non avrà luogo giudizio, ma che piuttosto il buon Dio si affretterà a ricompensare con eterne delizie il suo proprio amore che vedrà ardere nel loro cuore.
Per essere veramente vittime d'amore, è necessario abbandonarsi interamente, perché dall'amore non siamo consumati che in proporzione di quanto ad esso ci abbandoniamo.



Senta dove deve giungere la sua fiducia. Deve farle credere che il Purgatorio non è per lei, ma solo per le anime che hanno disconosciuto 1‘Amore Misericordioso, che hanno dubitato della sua potenza pur con coloro che si sforzano di rispondere a questo amore, Gesù è ‘cieco' e ‘non calcola', o piuttosto non conta, per pur che sul fuoco di carità che ‘copre ogni colpa' e soprattutto sui frutti del suo Sacrificio perpetuo. Sì, nonostante le sue piccole infedeltà, può sperare di andare diritta in Cielo, giacché Dio lo desidera ancor più di lei e le darà certamente quanto avrà sperato dalla sua misericordia. Egli ricompenserò la confidenza e l'abbandono; la sua giustizia che sa quanto ella è fragile, si è divinamente sbrogliata per riuscirvi.
Badi soltanto, appoggiandosi a tale sicurezza, a che Egli non ne scapiti in amore!


Che forse un padre sgrida il suo bambino quando egli si accusa da se stesso, o gli infligge un castigo? No davvero, ma se lo stringe al cuore. A rinforzare questo concetto, mi rammentò una storia che avevamo letto nella nostra infanzia:
‘Un re in una partita di caccia inseguiva un coniglio bianco, che i suoi cani erano sul punto di raggiungere, quando la bestiola, sentendosi perduta, ritornò indietro rapidamente e saltò tra le braccia del cacciatore. Costui, commosso da tanta fiducia, non volle più separarsi dal coniglio bianco, e non permetteva a nessuno di toccarlo, riservandosi di nutrirlo. Così il buon Dio farò con noi, ‘se, inseguiti dalla giustizia figurata dai cani, cercheremo scampo nelle braccia stesse del nostro Giudice...'


Ho fatto l'esperienza ‘ mi confidò, ‘che dopo un ‘infedeltà, anche piccola, l'anima deve subire per qualche tempo un certo disagio. Allora mi dico: “Figlietta mia, è il riscatto della tua mancanza “, e sopporto pazientemente che il piccolo debito sia pagato.


Non lo so se andrò in Purgatorio, non me ne angustio affatto; ma se ci vado, non mi pentirò mai d'aver lavorato soltanto per salvare le anime. Come sono stata felice sapendo che Santa Teresa d'Avila la pensava così!.


Non avrei raccolto uno spillo per evitare il Purgatorio. Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per far piacere al buon Dio, per salvargli anime.


Si potrebbe credere che, proprio perché non ho peccato, io abbia una fiducia tanto grande nel Signore. Dica bene, Madre mia, che se avessi commesso tutti i crimini possibili, avrei sempre la stessa fiducia, sentirei che questa moltitudine di offese sarebbe come una goccia d ‘acqua gettata in un braciere ardente.


Il Purgatorio secondo Santa Caterina da Siena

Parla Gesù alla santa:
"E se ti volgi al Purgatorio troverai ivi la mia dolce e inestimabile Provvidenza verso quelle anime tapinelle che stoltamente perderono in tempo, ed essendo ora separate dal corpo non hanno più il tempo per poter meritare. A loro io ho provveduto per mezzo vostro, di voi che siete ancora nella vita mortale e avete il tempo per loro e, mediante le elemosine e l'ufficio divino che fate dire ai miei ministri, insieme ai digiuni e alle orazioni fatte in stato di grazia, potete abbreviare loro il tempo della pena, confidando nella mia misericordia. O dolce provvidenza!"

"Non abbiate a schifo la malattia. Pensate quanto è grande la grazia divina che, nel tempo della malattia, pone freno a molti vizi e d che si commetterebbero avendo la sanità. Inoltre la malattia sconta e purga i peccati commessi: essi meritano pena infinita e Dio, per la sua misericordia, li punisce con pena finita.

Quando l‘anima considera di avere offeso il suo creatore, sommo ed eterno bene, reputa grandissima grazia da parte di Dio che Egli la punisca in questa vita, e non abbia stabilito di punirla nell'altra, dove sono pene infinite.

Se consideriamo i peccati e i difetti nostri, e quanto abbiamo offeso Dio, bene infinito, per cui dovremmo subire una pena infinita non solo per le grandi colpe ma altresì per una piccola, ci convinceremo che veramente siamo degni di mille Inferni. Eppure Egli, con misericordia, ci punisce in questo tempo finito, nel quale, sopportando con pazienza, si sconta e si merita."

"Non avviene così delle pene che l'anima sostiene nell'altra vita. Perché, se essa si trova nelle pene del Purgatorio, sconta sì, ma non merita. Sopportiamo, dunque, con buona volontà questa piccola pena. Piccola, in vero, si può dire, questa e ogni altra, per la brevità del tempo. Poiché, in questa vita, tanto grande è la fatica quanto grande è il tempo. E quanto è il tempo nostro? E' quanto una punta d'ago. E' ben vero dunque che essa è piccola.
Ogni fatica è piccola, perché la vita dell'uomo è un niente, tanto è poca.

Infatti, la fatica che è passata non l'ho più, essendo passato il tempo. Quella che ha da venire, ancora non l'ho, perché non sono sicura d‘avere il tempo, poiché devo morire, ma non so quando. C'è, dunque, solo questo punto del presente da sopportare."


Allora Santa Caterina esortava:
"Orsù, dunque, virilmente, per l'amore di Cristo crocifisso! Confidatevi con Cristo crocifisso; dilettatevi nelle piaghe di Cristo crocifisso!"

"Se sarai virtuoso e soffrirai ingiustamente, non avendo offeso coloro che ti fanno ingiuria, in questo seguirai le sue vestigia. Ma quanto è dalla parte di Dio, sempre soffriamo giustamente, poiché sempre l'offendiamo."

{Dialogo della Divina Provvidenza}


"Trattato del Purgatorio" di S. Caterina da Genova

Come (Caterina), per affinità con il fuoco divino che sentiva nel suo cuore e le purificava l'anima, vedeva interiormente e comprendeva la condizione delle anime in Purgatorio - per purificarsi prima di poter essere presentate al cospetto di Dio, in Paradiso.


1. Quest'anima santa (Caterina), ancora unita al corpo, si trovava nel Purgatorio dell'infuocato Amore divino, che tutta la incendiava cancellando in lei ogni impurità, di modo che, al momento di passare da questa vita, potesse essere subito presentata al cospetto del dolce Iddio. Per mezzo di questo fuoco d'amore, essa comprendeva interiormente la condizione delle anime dei fedeli nel luogo (nel tempo) del Purgatorio: erano lì per cancellare ogni ruggine di macchia di peccato che non avessero già espiato durante la vita terrena.
E come lei posta nell'amabile Purgatorio del fuoco divino stava unita a quel divino Amore, e contenta per tutto quello che Dio operava nella sua anima, così poteva comprendere lo stato delle anime che sono nel Purgatorio.

2. Allora (Caterina) diceva: «Le anime del purgatorio non possono avere al­tro desiderio che stare lì; e ciò per volontà di Dio, che giustamente ha disposto questo.
Né possono più ripensare alla vita passata, né dire: "Ho fatto tali peccati per i quali merito di stare qui", oppure "Non li vorrei aver compiuti, così ora andrei in Paradiso", e nemmeno "Quell'anima uscirà prima di me o io uscirò più presto di lei".
Infatti non possono ricordare nulla, né il bene né il male, che riguardi loro od altri, ma sono grandemente felici di fare parte del disegno di Dio e vedere che Egli opera ciò che gli piace e come gli piace, per cui non possono pensare niente di se stesse. Perché vedono la grande bontà divina e il suo modo di agire, che usa tanta misericordia verso l'uomo per attirarlo a sé, che non possono scorgere né le pene né i beni propri di ciascun altro. D'altra parte se lo potessero vedere non sarebbero nella perfetta carità.
Nemmeno possono conoscere che si trovano in quello stato a causa dei propri peccati, né possono trattenere nella mente i loro peccati, perché ciò sarebbe un'imperfezione in atto, cosa impossibile in questo luogo dove non si può più attualmente peccare.
Soltanto una volta, e precisamente nel lasciare questa vita vedono il motivo che le porta in Purgatorio; poi non possono più accorgersi di questa causa, perché (anche il ricordo) sarebbe una proprietà dell'anima.

3. Ed essendo (immerse) nella carità e non potendo più deviare da quella con un nuovo difetto (peccato veniale), non sono più in grado di decidere o desiderare altro se non il puro volere di quella perfetta bontà (che è Dio). Essendo però in quel fuoco purgativo, sono nella disposizione divina, che è carità pura, e non possono più scegliere di allontanarsi in qualche direzione da quella carità, perché non hanno più la facolta di peccare né ottenere dei meriti.

4. Non credo esista una gioia paragonabile a quella di un'anima del Purgatorio, eccetto quella dei santi del Paradiso. E questa gioia cresce di giorno in giorno per l'influsso di Dio in quelle anime, perché ciò consuma sempre più quanto impedisce l'accoglienza di quell'influsso. L'impedimento è la ruggine del peccato: il fuoco (dell'Amore divino) va consumando la ruggine e così l'anima si apre sempre più all'influsso di Dio. E' come un oggetto coperto davanti al sole, che non può ricevere i suoi raggi, non per una imperfezione del sole che splende di continuo, ma a causa della sua copertura: quando si elimina questa copertura, l'oggetto si apre al sole, la sua capacità di rifletterne (i raggi) aumenta quanto più si va assottigliando ciò che lo copre. Allo stesso modo la ruggine del peccato, che ricopre le anime del Purgatorio, si va consumando per il fuoco (dell'Amore divino) e quanto più si distrugge quanto più cresce la corrispondenza col vero sole che è Dio. Perciò quanto più diminuisce la ruggine, tanto più cresce la gioia e l'anima si apre all'influsso divino; così questa cresce e l'altra diminuisce finché non sia tutto compiuto. Non che venga meno la pena, va solo diminuendo il tempo di stare in quella pena. Le anime non possono volontariamente riconoscere che le loro pene sono davvero tali, perché gioiscono della disposizione di Dio, con la cui volontà sono unite in pura volontà.

5. Dall'altra parte, insieme alla gioia della volontà così unita (a quella divina) esse provano una pena talmente grande, che non c'è lingua che ne possa parlare né intelletto umano capace di comprenderne una minima scintilla, se Dio non gliela mostrasse con una grazia speciale. Questa scintilla mi è stata rivelata per grazia di Dio, ma non trovo parole per descriverla. Tuttavia non potrò mai dimenticare la visione che il Signore mi ha mostrato, pertanto cercherò di raccontare quello che posso e capirà colui al quale Egli vorrà aprire la mente.

6. Il fondamento di tutte le pene è il peccato, sia quello originale sia quello attuale. Dio ha creato l'anima pura e semplice, priva di ogni imperfezione e dotata di un certo istinto beatifico verso di Lui; da questo istinto la allontana il peccato originale. Quando ad esso si aggiunge il peccato attuale, l'allontana di più e quanto più si allontana tanto più cresce la malvagità dell'anima, perché corrisponde meno con Dio.
Il motivo è che tutti i beni che esistono si ottengono per partecipazione all'essere divino. Dio con le creature irrazionali agisce secondo l'ordine prefissato dalla sua volontà a cui non viene mai meno, mentre con l'anima agisce in misura maggiore o minore secondo il grado di purificazione dall'impedimento del peccato.
Perciò quando si trova un'anima che sta tornando perfetta e pura come quando fu creata, quell'istinto beatifico (verso Dio) si libera e divampa con grande impeto e forza per il fuoco della carità che la spinge talmente verso il suo fine ultimo (Dio) tanto che all'anima sembra insopportabile essere ostacolata; e quanto più scorge distintamente quel fine divino, tanto maggiore e più acuto è il suo tormento.

7. Le anime che si trovano nel Purgatorio, dato che sono senza peccato, non hanno barriere tra Dio e loro, salvo quella pena che le ha fatte attardare a realizzare quell'istinto che ha potuto trovare ancora la sua realizzazione. Vedendo allora chiaramente quanto sia grave di fronte a Dio anche solo un impedimento e che per un'esigenza di giustizia il loro istinto viene frenato, proprio per questo nasce in loro un fuoco straziante simile a quello dell'Inferno eccetto che nella colpa. E' infatti la colpa a rendere malvagia la volontà dei dannati dell'Inferno, dove la bontà di Dio non è corrisposta, perciò essi perseverano nella loro volontà disperata e malvagia contraria alla volontà divina.

8. Da ciò risulta chiarissimo come la colpa sta nella volontà perversa contraria a quella di Dio: perseverando allora nella cattiva volontà, ci si ostina anche nella colpa (nel peccato). Dato che i dannati sono passati da questa vita con una volontà malvagia, la loro colpa non è stata rimessa, né la si può rimettere perché essi non possono più cambiare la volontà perché con quella sono passati da questa vita. Proprio in tale passaggio l'anima si attesta nel bene o nel male secondo come si trova nella sua libera volontà, come sta scritto: Ubi te invenero - cioé nell'ora della morte, con la volontà o di peccato o di pentimento - ibi te indicabo.
A questo giudizio non c'è poi appello perché, dopo la morte, la libertà dell'arbitrio personale diventa immutabile e ferma sulla volontà in cui si trova in punto di morte. Così quelli che stanno all'Inferno portano eternamente la colpa e la pena: una pena non tanto grande quanto meritano, ma quella che hanno è senza fine. Le anime purganti, invece, hanno solo la pena; ma dato che sono senza colpa perché questa fu cancellata con il pentimento, la pena è temporanea e va scemando col passare del tempo, come ho già detto. O miseria più grande di ogni altra miseria e tanto più grande quanto più l'umana cecità non la considera!

9. Dico che la pena dei dannati non è infinita per la quantità perché la dolce bontà divina spande anche all'Inferno. Infatti l'uomo che muore in peccato mortale merita una pena infinita ed eterna, ma la sua misericordia ha stabilito che solo la durata sia infinita, mentre in quantità è limitata: Dio avrebbe potuto giustamente dare una pena più grande di quanto ha fatto. Puoi capire allora quanto sia pericoloso il peccato commesso con malizia di cui l'uomo difficilmente si pente; per cui, non pentendosi, rimane la colpa, che dura finché la persona si ostina nella volontà di peccato, commesso o con l'intenzione di commetterlo.

10. Al contrario le anime purganti hanno la loro volontà del tutto conforme a quella di Dio, perciò proprio a questa loro conforme volontà Dio corrisponde con la sua bontà, allora esse rimangono contente, perché la loro volontà viene purificata dal peccato originale e attuale.
Riguardo poi alla colpa, esse diventano talmente pure come quando Dio le creò, essendo passate da questa vita pentite di tutti i loro peccati e col proposito di non commetterne più. Per tale pentimento Dio subito perdona la colpa, così rimane soltanto la ruggine e la deformità del peccato che viene poi purificata nel fuoco per mezzo della pena.
Così tale anime, completamente purificate dalla colpa e unite a Dio con la volontà (corrispondente alla sua), lo vedono chiaramente nella misura in cui egli concede loro di conoscerlo.
E scoprono poi quanto sia essenziale godere di Dio e che l'anima è stata creata proprio per questo finee che c'è una grande affinità che le porta a unirsi a Lui. Tale affinità sospinge tanto verso Dio per un istinto naturale di Dio con l'anima, che non c'è ragionamento, né figura, né esempio capaci di spiegare questa cosa, cioè come la mente lo sente effettivamente e lo comprende per una luce interiore. Propongo tuttavia un esempio che mi si presenta alla mente.

11. Poniamo che nel mondo esista un solo pane che debba sfamare tutte le creature e che esse possano saziarsi solo vedendolo. Ora la creatura, cioè l'uomo, quando è sano, sente l'istinto naturale di mangiare e se non lo fa, qualora non si ammali o non muoia, la fame crescerà sempre proprio perché quello stimolo non viene meno: è contento perché sa che quel pane soltanto lo può saziare, ma non avendolo egli resta affamato.
Questo è l'Inferno che provano quanti hanno una grande fame: quanto più l'uomo si avvicina a quel pane senza poterlo vedere, tanto più acceso diventa il suo desiderio che, per istinto naturale, è completamente rivolto verso quel pane, nel quale risiede tutta la (sua) felicità.
Nel momento in cui avesse la certezza di non poter mai vedere quel pane, si inizierebbe per lui l'esatto Inferno: questo preciso Inferno provano le anime dannate perché prive completamente della speranza di contemplare il pane vero che è Dio salvatore.
Invece le anime del Purgatorio soffrono la fame perché non è concesso loro di vedere quel pane che le può nutrire, ma hanno la speranza di vederlo e di saziarsene completamente; perciò stanno in pena solo per il tempo in cui non possono sfamarsi di quel pane.


12. Oltre a questo, vedo distintamente che lo spirito purificato non trova pace in nessun luogo se non in Dio, essendo stato creato per questo fine. Ugualmente le anime in peccato possono stare solo all'Inferno, perché Dio ha predisposto per loro questo luogo, perciò nel preciso istante in cui lo spirito si separa dal corpo, l'anima va verso il posto che le si addice, senza altra guida che quella contenuta nella natura del peccato. Questo, naturalmente se l'anima parte dal corpo in peccato mortale. E dico ancora: se una tale anima non trovasse in quel passaggio l'ordine che Dio ha stabilito secondo la sua giustizia, rimarrebbe in una condizione ancora peggio dell'Inferno, perché chi è fuori da quell'ordine non può godere della divina misericordia che alle anime concede una pena minore di quanto meritano. Per questo non trovando un luogo più adatto e meno doloroso, perché Dio ha voluto così, esse si gettano immediatamente là dentro come luogo che appartiene a loro.

13. Riguardo al Purgatorio abbiamo qualcosa di simile: l'anima separata dal corpo, che non si trova in quella purezza in cui fu creata, constatando questo impedimento che può essere rimosso solo per mezzo del Purgatorio, volentieri e senza indugio vi si butta dentro. E se non trovasse questo ordine predisposto per eliminare quell'impedimento, nel medesimo istante sorgerebbe in lei un Inferno peggiore del Purgatorio perché l'anima si vedrebbe separata da Dio, che è tanto importante da non preoccuparla il Purgatorio, anche se, come dicevamo, è simile all'Inferno: ma di fronte a questo il Purgatorio non è niente.

14. Voglio dire anche che mi accorgo che per disposizione di Dio il Paradiso non ha alcuna porta e se qualcuno vuole entrare può farlo, perché Dio è somma misericordia ed è rivolto verso di noi con le braccia aperte per accoglierci nella sua gloria. Ma vedo pure che quella divina essenza è di tanta purezza e candore, molto più di quanto l'uomo possa immaginare, che l'anima con una minima imperfezione, come un granello di sabbia, preferirebbe gettarsi in uno o anche mille Inferni, piuttosto che trovarsi davanti a Dio con quella piccolissima macchia.
Vedendo allora che il Purgatorio, come più volte si è detto, è stato predisposto per mondare quella macchia, vi si getta dentro e le sembra di usufruire di una grande misericordia per eliminare ogni impedimento.

15. Non c'è lingua che possa spiegare né mente capire di quanta importanza sia il Purgatorio. Io comunque lo vedo luogo di tanta sofferenza come l'Inferno; tuttavia vedo che l'anima, che interiormente sente dentro una minima macchia, lo accoglie come un gesto di misericordia, come già detto, giudicandolo niente rispetto a quella macchia che ostacola il suo amore. Mi è sembrato pure di vedere che le anime del Purgatorio soffrono più nel vedere in se stesse qualcosa che dispiace a Dio e che se la sono procurata volontariamente calpestando l'infinità bontà divina, che per qualsiasi tormento che possano trovare là. Lo dico perché esse, trovandosi in stato di grazia, comprendono quanto sia grave ciò che impedisce di avvicinarci a Lui.

16. Io comunico quello che ho potuto capire già in questa vita, ma si tratta di cose talmente alte che, in confronto a loro, ogni immagine, ogni parola, ogni sentimento, ogni pensiero, ogni opera buona, ogni affermazione della nostra esperienza mi sembrano piuttosto bugia che verità. Utilizzando tali parole mi sento molto confusa, che soddisfatta delle espressioni usate, perché non ne trovo di più alte. Perciò evito di parlare.
Le cose che ho raccontato sono nulla rispetto a quello che percepisco con la mente: vedo infatti una corrispondenza così grande tra l'anima e Dio, il quale, non appena scopre il lei quella purezza in cui l'ha creata, le invia una sorta di attrazione, uno sguardo unitivo, con cui la lega e l'attira a sé per mezzo di un fuoco d'amore capace di annichilire persino l'anima che è immortale, ed agisce trasformandolo talmente in Dio, da non conoscere altro se non Lui.
E la attira a sé e la infiamma continuamente e mai l'abbandona fino a quando non l'ha ricondotta al suo stato originario, cioè a quell'immacolato candore in cui fu creata.

17. Quando l'anima interiormente si vede attratta da Dio con amore tanto ardente, si sente tutta liquefare per il calore di quell'infiammato amore del suo dolce Iddio, che sente traboccare dentro di sé. Allora comprende che Dio non cesserà di attrarla e portarla verso la completa perfezione, con tanta cura e impegno e in continuazione e solo per amore.
Tutta la pensa delle anime del Purgatorio consiste in questo: poiché Dio mostra loro nella propria luce quelle cose, esse si trovano impedite nell'assecondare l'attrazione divina, cioè lo sguardo che Dio rivolge a loro per attirarle a sé. Alla luce divina esse si vedono appesantite, mentre per istinto vorrebbero essere senza impedimento per poter essere attirate da quel divino sguardo. Non soffrono per la loro pena, che di per sé è già grandissima, ma soffrono per la condizione in cui si trovano, contraria al volere di Dio, che invece vedono chiaramente infiammato dal massimo e puro amore verso di loro da attirarle così fortemente con quel suo sguardo unitivo, che sembra non avere altra preoccupazione se non questa. Perciò l'anima di fronte a questo, se trovasse un altro Purgatorio che la potesse liberare più velocemente da quell'impedimento, ci si butterebbe, tanto è la potenza dell'amore che l'anima prova, simile a quello di Dio.

18. Vedo anche procedere da quel divino Amore verso l'anima alcuni raggi e vampe infuocate, così penetranti e potenti come se dovessero annientare non solo il corpo ma anche l'anima, se ciò fosse possibile.
Questi raggi compiono due effetti nell'anima, cioè prima la purificano, poi l'annientano. Pensa all'oro che più lo fondi e più diventa puro e quanto più lo puoi fondere tanto più togli in esso ogni impurità: è il fuoco che produce questo effetto nelle cose materiali. Ora l'anima non può annullarsi in Dio ma soltanto in se stessa e quanto più viene purificata, tanto più si annienta in se stessa, ma resta in Dio purificata. Come l'oro puro a 24 carati non si consuma ulteriormente, per quanto tu cerchi di aumentare la fiamma che a quel punto può bruciare soltanto residue imperfezioni, così il fuoco divino agisce nell'anima: Dio la tiene immersa nella fiamma che cancella ogni imperfezione finché raggiunga i 24 carati, ciascuna anima secondo il suo grado.
Quando poi si è purificata, l'anima resta tutta in Dio, senza alcunché di proprio, perché la purificazione dell'anima consiste nella privazione di noi a noi stessi, perché il nostro vero essere è Dio. Dopo che Dio ha riportato l'anima a Lui, cioè alla purezza di 24 carati, questa resta impassibile, perché in lei non c'è più qualcosa da consumare. E anche se quest'anima ormai purificata fosse tenuta ancora tra le fiamme, non le sarebbe penoso, al contrario le sarebbe fuoco di amore divino che dona vita eterna. Proprio come le anime beate che potrebbero stare in tale condizione (di beatitudine) anche in questa vita, se potessero starci con il corpo: ma non credo che Dio trattenga mai queste anime sulla terra, salvo che per qualche grande scopo.

19. L'anima è stata creata capace di raggiungere tutte le perfezioni, se vive secondo l'ordine di Dio e non si contamina con alcuna macchia di peccato. Ma dopo essersi contaminata col peccato originale e poi con quello attuale, perde i doni e le grazie che aveva, restando come morta: solo Dio, allora, può ridarle la vita.
Dopo essere stata risuscitata con il Battesimo, le resta la cattiva tendenza che la inclina e, se non oppone resistenza, la conduce al peccato attuale, così di nuovo muore. Allora Dio le ridà vita con un'altra grazia speciale, però l'anima è imbrattata e avvolta nel suo egoismo che per tornare allo stato originario in cui Dio l'ha creata sono necessarie tutte quelle operazioni divine, senza le quali l'anima non potrebbe ritornare nella prima condizione in cui fu creata.
E quando l'anima è in cammino per ritornare alla sua condizione primitiva, prova talmente il desiderio di unirsi a Dio che questo è il suo Purgatorio. Essa non riesce a riconoscere il Purgatorio come tale, ma quell'impulso ardente e insieme frenato è per lei il Purgatorio. Quest'ultima operazione dell'amore viene compiuta solo in assenza del corpo, perché l'anima possiede molte imperfezioni nascoste, che se la persona le potesse vedere durante la vita, vivrebbe disperata. Ma proprio questo ultimo atto d'amore va consumando le imperfezioni e Dio gliele mostra solo quando sono ormai annientate, affinché l'anima si renda conto dell'opera divina che le sta procurando il fuoco d'amore e che annienta tutto ciò che deve essere consumato.

20. Infatti ciò che l'uomo giudica imperfezione di fronte a Dio non è che difetto, perché ogni suo atto che pure gli sembra buono, come vedere, sentire, capire, decidere o ricordare, lo porta ad imbrattarsi; perché un'azione sia perfetta, bisogna che sia effettuata in noi senza di noi e che l'opera di Dio sia fatta da Dio senza partecipazione dell'uomo.
Questa è l'opera che Dio compie da solo, durante quest'ultima azione dell'amore puro e perfetto. Per questo penetra nell'anima e l'arroventa a tal punto che il corpo in cui è posta sembra agitarsi fortemente, come se si trovasse in un fuoco vivo che non lo lasciasse più tranquillo fino alla morte. Come mi sembra di capire l'amore di Dio che trabocca nell'anima le dona una gioia inesprimibile, ma alle anime che sono nel Purgatorio questa felicità non toglie nemmeno una scintilla di sofferenza. Infatti l'amore che provano, ma che viene frenato costituisce la loro pena, tanto più grande quanto è la perfezione di quel sentimento di cui Dio le ha rese capaci. Di conseguenza, le anime del Purgatorio provano una grandissima gioia e una sofferenza grandissima, senza che l'una escluda l'altra.

21.Se potessero purificarsi con il pentimento, pagherebbero in un solo istante tutto il debito, tanto profondo sarebbe l'impeto di contrizione suscitato dalla chiara visione del peso di quell'impedimento che le ostacola. Ma di quel debito non viene condonata nemmeno una scintilla, perché la divina giustizia ha  stabilito così.
L'anima, da parte sua, non può più scegliere, per cui non può vedere se non quello che vuole Dio, né vorrebbe vedere altro, perché così è stabilito da Dio.

22. Se poi coloro che vivono nel mondo offrono qualche elemosina che abbrevia la durata della sua pena (il suffragio), essa non può con gratitudine voltarsi a guardarla, ma lascia che sia Dio ad agire per ricompensare come vuole: se infatti l'anima potesse volgere altrove lo sguardo sarebbe una proprietà (un gesto di libera scelta) che la distoglierebbe dalla visione del volere divino, cosa che sarebbe per lei un Inferno.
Queste anime stanno immobili nel Purgatorio accogliendo tutto quello che Dio dona loro, sia i piaceri che le pene; e non possono più riflettere su se stesse, tanto è intima in loro la volontà di Dio da trasformarle, felici di ciò che Dio dispone.

23. Se un'anima venisse presentata al cospetto di Dio con un'ora ancora da purgare, le si farebbe un'offesa cagionandole una sofferenza più grande di dieci purgatori, poiché la somma giustizia e la pura bontà divina non potrebbero sopportare quella vista che, di fronte a Dio, sarebbe sconveniente.
Sarebbe anche intollerabile per l'anima accorgersi che Dio non è pienamente soddisfatto di lei, anche se le mancasse da scontare un solo batter di ciglia, e per togliersi ogni macchia si getterebbe subito in mille Inferni, se fosse possibile, piuttosto che rimanere ancora non del tutto purificata al cospetto di Dio.

24. Ora, vedendo chiaramente queste cose alla luce divina, avrei voglia di fare un grido così forte che se riuscisse a spaventare tutti gli uomini di questo mondo e dire loro: O miseri, che vi lasciate accecare da questo mondo e non vi preoccupate affatto di una cosa importante e inevitabile a cui andate incontro! Ve ne state tutti tranquilli sotto la speranza della Misericordia di Dio, dicendo che essa è davvero grande: ma non capite che tanta bontà divina sarà una testimonianza contro di voi, proprio perché avete agito contro la sua volontà? La bontà divina ci deve stimolare a compiere la sua volontà e non a sperare di fare il male impunemente! Non manca infatti anche la sua giustizia che, in qualche modo, si deve realizzare pienamente. Non ti fidare pensando: "Mi confesserò, poi prenderò l'indulgenza plenaria e così sarò purificato da tutti i miei peccati!". Rifletti: la Confessione e la contrizione necessarie per ottenere l'indulgenza plenaria, sono così difficili da conquistare, che se te ne rendessi conto tremeresti di paura e perderesti la tua sicurezza di riuscire ad ottenerla.

25. Io vedo ancora quelle anime, immerse nelle pene del Purgatorio, ricevere due effetti dell'azione divina. Il primo è che esse soffrono quelle sofferenze, convinte che Dio abbia compiuto un grande gesto di misericordia rispetto a quello che meritavano e rendendosi conto della sua maestà. Infatti se la bontà non mitigasse con la misericordia la giustizia, che si soddisfa con il sangue di Gesù Cristo, anche un solo peccato meriterebbe una pena eterna corrispondente a mille Inferni. Nel vedere invece la grande misericordia loro concessa, esse accettano volentieri la pena ricevuta e non la diminuirebbero di un solo carato, sapendo di meritarla giustamente secondo la perfetta disposizione divina; e non si lamentano di Dio, essendo la loro volontà come se vivessero già la vita eterna.
Il secondo effetto è che sentono una certa gioia nel vedere la divina disposizione con la quale Dio opera con l'amore e la misericordia verso le anime. Dio imprime nella loro mente queste due visioni in un solo istante, di modo che, essendo esse in grazia le comprendono in maniera autentica secondo la loro capacità personale. Così non viene mai a mancare la gioia che ne deriva e che, anzi, cresce avvicinandosi sempre di più a Dio.
Le anime non vedono queste cose dentro se stesse né per merito loro, ma le vedono in Dio, al quale rivolgono maggiore attenzione  piuttosto che alle pene che patiscono, poiché lo ritengono più importante.
Questo perché la visione di Dio per quanto possa essere limitata, supera ogni pena e gioia che l'uomo possa provare; ma anche se le supera, non toglie loro nemmeno una scintilla di pena o felicità.

26.Questo cammino di purificazione che vedo per le anime del Purgatorio lo sento alla stessa maniera interiormente, soprattutto da due anni, e ogni giorno lo vedo e lo sento più chiaramente. Sento infatti la mia anima stare nel corpo come in un Purgatorio, il quale diventa sempre più simile al vero Purgatorio, nella misura però in cui il corpo lo possa sopportare, affinché non perisca; tuttavia va sempre crescendo, finché il corpo non morirà.
Io vedo il mio spirito alienato da tutte le cose immateriale che gli possono dare sostegno, ad esempio l'allegria o la consolazione, che lo potrebbero saziare. Egli non può gustare qualsiasi cosa spirituale né per decisione della volontà, né per riflessione dell'intelletto, né per sforzo di memoria in modo che io possa dire: "Questa cosa mi piace più di quell'altra".

27. La mia parte interiore si trova come paralizzata, tutte quelle cose che rallegravano la vita spirituale o fisica le sono state tolte a poco a poco. Una volta tolte, il mio spirito ha capito che erano tutte cose di consolazione, e proprio per questo, le allontana senza alcuna riserva. Infatti lo spirito ha in sé questo istinto di eliminare ogni cosa che impedisce la sua perfezione e lo fa anche con crudeltà pur di realizzare il suo scopo, tanto che sarebbe disposto perfino a mettere il suo corpo all'Inferno. Perciò sottrae all'uomo interiore tutte quelle cose che lo possono nutrire e lo assedia così sottilmente che non lascia filtrare la minima briciola di conforto, che appena veduta, è da lui aborrita.
Per questo motivo dentro l'anima (di Caterina) creswceva l'assedio e non poteva sopportare che quelle persone che la frequentavano e che parevano già sulla via della perfezione, si consolassero con qualcosa. E quando le scorgeva intente a godere di un cibo che già lei aveva allontanato, lasciava quel posto per non vederle, specialmente se erano persone a lei care.

28.  Quanto al corpo, perché mancava la corrispondenza con lo spirito, (Caterina) si sentiva talmente assediata da non trovare sulla terra cosa alcuna che la potesse confortare secondo l'umano istinto. Altro sostegno non le restava che Dio, il quale opera con grande amore e misericordia per dare compimento alla sua giustizia; accorgendosi di questo le sorgeva una grande gioia e insieme una grande pace. Ma non per questo lei esce di prigione, né lei cerca di uscirne, fino a quando Dio non abbia compiuto tutto ciò che è necessario. La sua felicità sta nel vedere che Dio è soddisfatto e non le si potrebbe dare pena più grande che quella di porsi fuori della volontà divina, tanto la vede giusta e ricca di misericordia. E diceva: "Sto vedendo e sperimentando tutte queste cose, ma non riesco a trovare parole adatte per esprimere quanto vorrei dire. Quello che ho detto, lo sento agire interiormente, nello spirito."

29. La prigione nella quale mi sembra di stare è il mondo, le catene sono il corpo, l'anima, illuminata dalla grazia, conosce bene queste cose e sa quanto costa essere privati (del proprio fine, cioè della visione di Dio) oppure trattenuti nel cammino verso il proprio fine. Essa è molto fragile, ma Dio, per grazia, le dona una certa dignità che la unisce a sé, cioè la rende simile a lui partecipandole la sua bontà. Di conseguenza, come è impossibile che Dio possa provare qualche pena, così quelle anime che si avvicinano a lui partecipano tanto del suo essere quanto più si avvicinano a lui. Perciò il ritardo che deve subire un'anima le causa sofferenza; questa pena e questo ritardo non è una proprietà che essa possiede per natura.
Queste cose le vengono mostrate per grazia, ma non potendole ancora ottenere pur essendone capace, le resta una sofferenza tanto grande quanto la stima che ha per Dio per quanto a un'anima è dato di conoscere e di apprezzare.
La conoscenza e la stima, poi, aumentano man mano che essa si purifica dal peccato, perciò l'ostacolo diventa sempre più insopportabile, finché l'anima resta tutta raccolta in Dio e, libera da ogni impedimento, lo può conoscere senza errore.

30. L'uomo, che pure preferisce farsi uccidere prima di offendere Dio, prova sofferenza nell'abbandonare questa vita, ma la luce divina gli infonde un tale zelo che gli fa mettere al primo posto l'onore di Dio rispetto alla propria morte fisica.
Allo stesso modo l'anima, conosciuto il piano divino, lo giudica molto più importante di tutti i tormenti spirituali o corporali, per quanto terribili possano essere, proprio perché Dio, per il quale si compie quest'opera, è più grande di qualsiasi cosa che si possa immaginare o sperimentare.
L'anima, come hp già detto, non può più vedere né dire parole che riguardino se stessa o la causa della sua pena, ma conosce tutto in un solo istante e non dentro di sé, perché è così presa da Dio che, per quanto piccola possa essere quella presenza, la riempie talmente da allontanare ogni cosa, per cui non può pensare ad altro. Dio libera da tutto ciò che è umano, il Purgatorio lo purifica.

Fonte della foto: http://www.lanternafil.it/Public/SantaCaterina/caterina.htm

mercoledì 13 novembre 2013

Giovanni Paolo II - Catechesi sul Purgatorio


Il purgatorio: necessaria purificazione per l’incontro con Dio

Nella sua Catechesi del 4 agosto, il Pontefice ha spiegato che cos’è il purgatorio: «Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del “purgatorio”».

1. Come abbiamo visto nelle due precedenti catechesi, in base  all’opzione definitiva per Dio o contro Dio, l'uomo si trova dinanzi a una delle alternative: o vive con il Signore nella beatitudine eterna, oppure resta lontano dalla sua presenza.

Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del “Purgatorio” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032).

2.Nella Sacra Scrittura si possono cogliere alcuni elementi che aiutano a comprendere il senso di questa dottrina, pur non enunciata in modo formale. Essi esprimono il convincimento che non si possa accedere a Dio senza passare attraverso una qualche purificazione.

Secondo la legislazione religiosa dell'Antico Testamento, ciò che è destinato a Dio deve essere perfetto. In conseguenza, l'integrità anche fisica è particolarmente richiesta per le realtà che vengono a contatto con Dio sul piano sacrificale, come per esempio gli animali da immolare (cfr Lv 22,22) o su quello istituzionale, come nel caso dei sacerdoti, ministri del culto (cfr Lv 21,17-23). A questa integrità fisica deve corrispondere una dedizione totale, dei singoli e della collettività (cfr 1 Re 8,61), al Dio dell’alleanza nella linea dei grandi insegnamenti del Deuteronomio (cfr 6,5). Si tratta di amare Dio con tutto il proprio essere, con purezza di cuore e con testimonianza di opere (cfr ivi, 10,12s).

L’esigenza d’integrità s’impone evidentemente dopo la morte, per l’ingresso nella comunione perfetta e definitiva con Dio. Chi non ha questa integrità deve passare per la purificazione. Un testo di san Paolo lo suggerisce. L’Apostolo parla del valore dell’opera di ciascuno, che sarà rivelata nel giorno del giudizio, e dice: “Se l’opera che uno ha costruito sul fondamento [che è Cristo] resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco” (1 Cor 3,14-15).

3.Per raggiungere uno stato di perfetta integrità è necessaria talvolta l’intercessione o la mediazione di una persona. Ad esempio, Mosè ottiene il perdono del popolo con una preghiera, nella quale evoca l’opera salvifica compiuta da Dio in passato e invoca la sua fedeltà al giuramento fatto ai padri (cfr Es 32,30 e vv. 11-13). La figura del Servo del Signore, delineata dal Libro di Isaia, si caratterizza anche per la funzione di intercedere e di espiare a favore di molti; al termine delle sue sofferenze egli “vedrà la luce” e “giustificherà molti”, addossandosi le loro iniquità (cfr Is 52,13-53,12, spec. 53,11).

Il Salmo 51 può essere considerato, secondo la visuale dell’Antico Testamento, una sintesi del processo di reintegrazione: il peccatore confessa e riconosce la propria colpa (v. 6), chiede insistentemente di venire purificato o “lavato” (vv. 4.9.12.16) per poter proclamare la lode divina (v. 17).

4.Nel Nuovo Testamento Cristo è presentato come l’intercessore, che assume in sé le funzioni del sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione (cfr Eb 5,7; 7,25). Ma in lui il sacerdozio presenta una configurazione nuova e definitiva. Egli entra una sola volta nel santuario celeste allo scopo d’intercedere al cospetto di Dio in nostro favore (cfr Eb 9,23-26, spec. 24). Egli è Sacerdote e insieme “vittima di espiazione” per i peccati di tutto il mondo (cfr 1 Gv 2,2).

Gesù, come il grande intercessore che espia per noi, si rivelerà pienamente alla fine della nostra vita, quando si esprimerà con l’offerta di misericordia ma anche con l’inevitabile giudizio per chi rifiuta l'amore e il perdono del Padre.

L'offerta della misericordia non esclude il dovere di presentarci puri ed integri al cospetto di Dio, ricchi di quella carità, che Paolo chiama “vincolo di perfezione” (Col 3,14).

5.Durante la nostra vita terrena seguendo l’esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste (cfr Mt 5,48), siamo chiamati a crescere nell’amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, “al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi” (1 Ts 3,12s.). D’altra parte, siamo invitati a “purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito” (2 Cor 7,1; cfr 1 Gv 3,3), perché l’incontro con Dio richiede una purezza assoluta.

Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell’anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell’amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell’imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820).

Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un’ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino. L’insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna: “Siccome poi non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9,27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove ‘ci sarà il pianto e lo stridore dei denti’ (Mt 22,13 e 25,30)” (Lumen gentium, 48).

6.Un ultimo aspetto importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre (cfr CCC, 1032).

Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell’unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede. La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita del secolo presente e quelli che già godono la beatitudine eterna.



Costituzione dogmatica della Chiesa - Lumen Gentium cap. VII, 49

La Chiesa celeste e la Chiesa peregrinante

49. Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando « chiaramente Dio uno e trino, qual è » [147]. Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità verso Dio e verso il prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti infatti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui (cfr. Ef 4,16). L'unione quindi di quelli che sono ancora in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata; anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dallo scambio dei beni spirituali [148]. A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santità, nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e in molteplici maniere contribuiscono ad una più ampia edificazione (cfr. 1 Cor 12,12-27) [149]. Ammessi nella patria e presenti al Signore (cfr. 2 Cor 5,8), per mezzo di lui, con lui e in lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre [150] offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr. 1 Tm 2,5), servendo al Signore in ogni cosa e dando compimento nella loro carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1,24) [151]. La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine.

Relazioni della Chiesa celeste con la Chiesa peregrinante

50. La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti e, «poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti [152] perché siano assolti dai peccati», ha offerto per loro anche suffragi. Che gli apostoli e i martiri di Cristo, i quali con l'effusione del loro sangue diedero la suprema testimonianza della fede e della carità, siano con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto; li ha venerati con particolare affetto insieme con la beata vergine Maria e i santi angeli [153] e ha piamente implorato il soccorso della loro intercessione. A questi in breve se ne aggiunsero anche altri, che avevano più da vicino imitata la verginità e la povertà di Cristo [154] e infine altri, il cui singolare esercizio delle virtù cristiane [155] e le grazie insigni di Dio raccomandavano alla pia devozione e imitazione dei fedeli [156].

Il contemplare infatti la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo, è un motivo in più per sentirsi spinti a ricercare la città futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno [157], potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità. Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini in una viva luce la sua presenza e il suo volto. In loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo Regno [158] verso il quale, avendo intorno a noi un tal nugolo di testimoni (cfr. Eb 12,1) e una tale affermazione della verità del Vangelo, siamo potentemente attirati.

Non veneriamo però la memoria degli abitanti del cielo solo per il loro esempio, ma più ancora perché l'unione della Chiesa nello Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità (cfr. Ef 4,1-6). Poiché, come la cristiana comunione tra i cristiani della terra ci porta più vicino a Cristo, così la comunità con i santi ci congiunge a lui, dal quale, come dalla loro fonte e dal loro capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso popolo di Dio [159]. È quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio [160], «rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale solo è il nostro Redentore e Salvatore » [161]. Infatti ogni nostra vera attestazione di amore fatta ai santi, per sua natura tende e termina a Cristo, che è « la corona di tutti i santi » [162] e per lui a Dio, che è mirabile nei suoi santi e in essi è glorificato [163].

La nostra unione poi con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima, poiché specialmente nella sacra liturgia, nella quale la virtù dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestà tutti [164], di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5,9) e radunati in un'unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio uno in tre Persone Perciò quando celebriamo il sacrificio eucaristico, ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine Maria, del beato Giuseppe, dei beati apostoli e martiri e di tutti i santi [165].

Disposizioni pastorali del Concilio

51. Questa veneranda fede dei nostri padri nella comunione di vita che esiste con i fratelli che sono nella gloria celeste o che dopo la morte stanno ancora purificandosi, questo sacrosanto Concilio la riceve con grande pietà e nuovamente propone i decreti dei sacri Concili Niceno II [166] Fiorentino [167] e Tridentino [168]. E allo stesso tempo con pastorale sollecitudine esorta tutti i responsabili, perché, se si fossero infiltrati qua e là abusi, eccessi o difetti, si adoperino per toglierli o correggerli e tutto ristabiliscano per una più piena lode di Cristo e di Dio. Insegnino dunque ai fedeli che il vero culto dei Santi [169] non consiste tanto nel moltiplicare gli atti esteriori, quanto piuttosto nell'intensità del nostro amore fattivo, col quale, per il maggiore bene nostro e della Chiesa, cerchiamo «dalla vita dei santi l'esempio, dalla comunione con loro la partecipazione alla loro sorte e dalla loro intercessione l'aiuto». E d'altra parte insegnino ai fedeli che il nostro rapporto con gli abitanti del cielo, purché lo si concepisca alla piena luce della fede, non diminuisce affatto il culto di adorazione reso a Dio Padre mediante Cristo nello Spirito, ma anzi lo arricchisce [170].

Tutti quanti infatti, noi che siamo figli di Dio e costituiamo in Cristo una sola famiglia (cfr. Eb 3), mentre comunichiamo tra noi nella mutua carità e nell'unica lode della Trinità santissima, rispondiamo all'intima vocazione della Chiesa e pregustando partecipiamo alla liturgia della gloria perfetta [171]. Poiché quando Cristo apparirà e vi sarà la gloriosa risurrezione dei morti, lo splendore di Dio illuminerà la città celeste e la sua lucerna sarà l'Agnello (cfr. Ap 21,24). Allora tutta la Chiesa dei santi con somma felicità di amore adorerà Dio e «l'Agnello che è stato ucciso» (Ap 5,12), proclamando a una voce: «A colui che siede sul trono e all'Agnello, benedizione onore, gloria e dominio per tutti i secoli dei secoli » (Ap 5,13-14).

Fonte: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html

lunedì 11 novembre 2013

Il Purgatorio secondo Sant'Agostino

Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarò più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita.
{Commento al salmo 37}

Tutti siamo peccatori; tutti conduciamo una vita nella quale si può peccare; da questa vita tutti noi ce ne dovremo andare. Giacché Dio sarò tanto misericordioso con te, quanto tu sarai stato misericordioso con il prossimo; tanto riceverai nell'altra vita, quanto dai nella presente. Prega dunque per i defunti, affinché quando saranno nella vita eterna non dimentichino di pregare per te...
{Sermone 44}

Le anime dopo la morte sono penetrate da un fuoco ardentissimo che mente umana non può concepire. Benché questo fuoco sia destinato a purificare l'animo, è più doloroso di qualunque cosa si possa sopportare sulla terra.


giovedì 3 ottobre 2013

Messaggi della Madonna di Medjugorje sul Purgatorio

La maggior parte degli uomini, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’Inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte.
(2 novembre 1983)

Cari figli, Oggi desidero invitarvi a pregare ogni giorno per le anime del Purgatorio. Ad ogni anima è necessaria la preghiera e la grazia per giungere a Dio e all'amore di Dio. Con questo anche voi, cari figli, ricevete nuovi intercessori, che vi aiuteranno nella vita a capire che le cose della terra non sono importanti per voi; che solo il cielo è la meta a cui dovete tendere. Perciò, cari figli, pregate senza sosta affinché possiate aiutare voi stessi e anche gli altri, ai quali le preghiere porteranno la gioia.
(6 novembre 1986)

In Purgatorio ci sono tante anime e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette Pater Ave Gloria e il Credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in Purgatorio da molto tempo perché nessuno prega per loro. Nel Purgatorio ci sono diversi livelli: i più bassi sono vicini all'Inferno mentre quelli elevati si avvicinano gradualmente al Paradiso.
(20 luglio 1982)

Le anime del Purgatorio aspettano le vostre preghiere e i vostri sacrifici.
(2 novembre 1982)

Il Purgatorio secondo Jakov, veggente di Medjugorje

JAKOV: Poi ci siamo trovati in uno spazio pieno di nebbia. Non posso dire altro per descriverlo se non dicendo che era una specie di nebbia. Lì dentro abbiamo visto solo dei movimenti, ma la gente, le persone, non le abbiamo viste. La Madonna ci ha detto che dobbiamo pregare tanto per le anime del Purgatorio, perché hanno veramente bisogno delle nostre preghiere.

PADRE  LIVIO: Senti un po': ma uscendo dal Paradiso è scomparsa anche quella gioia?

JAKOV: Sì, ma non è scomparsa del tutto. Quando però entri nel Purgatorio non senti più ciò che hai sentito prima.

PADRE LIVIO: No? Che cosa si sente?

JAKOV: Si sente... Quando vedi questi movimenti dentro la nebbia, subito pensi che sono le anime della gente e anche tu senti fastidio. Senti fastidio, ma anche pena per loro.

PADRE LIVIO: Senti anche la pena per loro?

JAKOV: Ti dispiace per loro perché sono finiti lì e perché un attimo prima eri in quella gioia immensa e in quella pace e vedevi la gente che era proprio contenta. Poi vedi queste anime che soffrono e subito provi pena per loro.

PADRE LIVIO: Certo, e quindi dobbiamo pregare per loro.

JAKOV: La Madonna ha raccomandato tanto di pregare per le anime del Purgatorio, perché hanno bisogno delle nostre preghiere.

PADRE LIVIO: In questo modo il Purgatorio viene abbreviato?

JAKOV: Sì. Oggi tante volte affermiamo, e anch'io spesso l'ho sentito, che un nostro caro, che è morto, è andato sicuramente in Paradiso. Solo Dio sa dove sono i nostri morti.


PADRE LIVIO: Secondo te allora in che modo possiamo aiutarli?

JAKOV: Possiamo pregare per i nostri morti. Offrire sante Messe per loro.

PADRE LIVIO: Molto giusto...

JAKOV: È per questo che la Madonna si rivolge a noi.

Fonte: http://medjugorje.altervista.org

Il Purgatorio secondo Vicka, veggente di Medjugorje

Vicka: Anche il Purgatorio è un grande spazio. In Purgatorio, però, non si vedono le persone, ma solo si vede una grande nebbia e si sente...

Padre Livio: Che cosa si sente?

Vicka: Si sente che le persone soffrono. Sai, si sentono dei rumori....

Padre Livio: Ho appena mandato alle stampe il mio libro: "Perché credo a Medjugorje", dove scrivo che nel Purgatorio si sentirebbero come dei pianti, delle grida, dei colpi...E' esatto? Anch'io facevo fatica a trovare le parole giuste in lingua italiana per dare il senso di quello che tu dici in croato ai pellegrini.

Vicka: Non si può dire che si sentono dei colpi e neppure che si sentono dei pianti. Lì non si vedono le persone. Non è come il Paradiso.

Padre Livio: Che cosa si sente allora?

Vicka: Si sente che soffrono. E' una sofferenza di diverso genere. Si sentono delle voci e anche dei rumori, come uno che si picchia...

Padre Livio: Si picchiano fra di loro?

Vicka: Si sente così, ma io non ho potuto vedere. E' difficile, Padre Livio, spiegare una cosa che tu non vedi. Una cosa è sentire e un'altra è vedere. In Paradiso tu vedi che camminano, cantano, pregano, e quindi lo puoi riferire con esattezza. In Purgatorio si vede solo una grande nebbia. Le persone che si trovano lì aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Chi ha detto che attendono le nostre preghiere?

Vicka: La Madonna ha detto che le persone che si trovano in Purgatorio aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Senti, Vicka: la luce del Paradiso potremmo interpretarla come la divina presenza in cui sono immerse le persone che si trovano in quel luogo di beatitudine. La nebbia del Purgatorio, invece, che cosa sta ad indicare, secondo te?

Vicka: Per me, la nebbia è sicuramente un segno di speranza. Loro stanno soffrendo, ma hanno la certa speranza che andranno in Paradiso.

Padre Livio: Mi colpisce che la Madonna insista sulle nostre preghiere per le anime del Purgatorio.

Vicka: Sì, la Madonna dice che hanno bisogno delle nostre preghiere per andare prima in Paradiso.

Padre Livio: Allora le nostre preghiere possono abbreviare il Purgatorio.

Vicka: Se noi preghiamo di più, loro vanno prima in Paradiso.




Dopo il paradiso la Gospa ci ha portati a vedere il purgatorio. E' un luogo molto scuro e noi non potevamo vedere quasi niente perché c'era come un fumo grigio, molto spesso del colore della cenere. Sentivamo che c'era una quantità di gente ma non potevamo vedere i volti per via di questo fumo. Potevamo però sentire i gemiti e le grida. Sono molto numerosi e soffrono molto. Sentivamo anche delle specie di urti, come se le persone si scontrassero. La Gospa ci diceva: "Vedete come queste persone soffrono! Aspettano le vostre preghiere per poter andare in cielo." In seguito ci ha parlato ancora del purgatorio. Quello che mi ha stupito è stato di scoprire che là c'erano persone consacrate a Dio, suore e preti. Ho chiesto alla Gospa come fosse possibile che persone consacrate si ritrovassero in purgatorio; mi ha risposto: "Queste persone si erano consacrate a Dio, ma nella loro vita non c'era amore. Ecco perché ora sono in purgatorio." Prima di lasciare il purgatorio la Gospa ci ha molto raccomandato di "pregare ogni giorno per queste anime."- Chiedo - Vicka hai provato anche tu le sofferenze di quelle persone come avevi provato la felicità dei beati in cielo? - Al momento la Gospa ci ha dato una forza speciale, una grazia per sopportare di essere laggiù. Senza questa forza non l'avremmo potuto sopportare perché una cosa è pensare al purgatorio e un'altra cosa è vederlo! Oggi provo una grande tristezza quando penso a quelle anime che soffrono e prego per loro, perché certamente vorremmo che andassero tutte in cielo. Ma al momento abbiamo sentito questa forza che non è della terra. Era una cosa speciale per la circostanza.

Fonte: http://medjugorje.altervista.org

mercoledì 2 ottobre 2013

Una ferita al cuore

Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all'altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l'al­tare fosse Fra Leone, poiché era l'ora del­la cena, mi accosto alla balaustra e gli di­co: "Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l'altare". Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde ", "Non sono Fra Leone", "E chi sei?", chiedo io.
"Sono un vostro confratello che qui fe­ce il noviziato. L'ubbidienza mi dette l'in­carico di tenere pulito e ordinato l'altare maggiore durante l'anno di prova. Pur­troppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all'altare senza riverire il Santissimo conservato nel Tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fi­no a quando dovrò soffrire in quel­le fiamme di amore. Aiutatemi".
"Io credendo di essere genero­so verso quell'anima sofferente, e­sclamai: Vi starai fino a domattina alla Messa. Quell'anima urlò: Cru­dele! Poi gridò forte e sparì. Quel lamento mi causò una ferita al cuo­re che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell'anima im­mediatamente in Paradiso, la con­dannai a restare un'altra notte nel­le fiamme del Purgatorio.
{San Pio da Pietrelcina}

lunedì 30 settembre 2013

Padre Pio e le anime del Purgatorio

Mi si permetta un ricordo personale. Non so quante persone possono raccontare esperienze personali attinenti le anime del purgatorio: si sentono spesso racconti strani ed ognuno attribuisce a questi importanza e valori diversi. Anch’io ne ho avuta una e la riferisco così come l’ho vissuta allora e la vivo ora quando la rievoco nella mia mente. Riconosco che da allora la mia fiducia nell’efficacia delle preghiere e delle buone opere per la liberazione delle anime del purgatorio è stata sempre forte nella mia vita religiosa ed è per questo motivo che non le dimentico mai nelle mie quotidiane preghiere. Nel 1949, avevo sedici anni, mi trovavo come seminarista cappuccino nel convento di san Marco la Catola (Foggia). Con me c’erano ventiquattro seminaristi. Il nostro dormitorio era al piano terra, e vi dormiva anche il nostro direttore, che era il P. Atanasio da Teano. Quell’anno l’inverno fu molto rigido e io, ragazzo pieno di energie e distratto , fui poco attento alle precauzioni contro i malanni di stagione, per cui una sera, dopo aver giocato tutto il giorno a tirare palle, di neve, mi ritrovai con la mia bella bronchite e con una terribile tosse. Quella notte tutti i tentativi del mio direttore e dei miei compagni di dormire furono frustati dal mio continuo tossire. Il direttore, allora, si avvicinò al mio letto borbottando: “Non si può continuare così tutta la notte”. Mi dette dello sciroppo e mi accompagnò in una cella del convento, al piano di sopra. Sistemò un lettino, mi fece accomodare e andò via. Ero rimasto lì solo con i grani del rosario tra le mani a pregare e tossire. Ad un certo punto sentii scivolare lentamente le coperte fino ai piedi. Con un movimento rapido ed istintivo le afferrai e le riportai su, facendo attenzione a coprirmi il petto. Passarono alcuni minuti e risentii scivolare fino ai piedi le coperte. “Che strano”, dissi tra me e me. “Perché queste coperte vanno via da sole?”. Le riportai al loro posto, tenendole strette al mio corpo. Ma, dopo alcuni minuti, le sentii andar via di nuovo; allungai allora le mani verso l’interruttore per accendere la luce. Sentii, a questo punto, delle mani morbide, che allontanavano la mia mano dall’interruttore. Questo durò alcuni secondi; subito dopo cominciai ad avvertire una “speranza”. Ero spaventato. Mi alzai ed accesi la luce. La finestra e la porta erano chiuse; cercai sotto il letto ma invano. Cosa strana fu per me il ritrovarmi a letto, questa volta, però, anziché recitare le Ave Maria ad ogni grano della corona recitavo la preghiera per le anime del purgatorio: “L’eterno riposo dona a loro o Signore…”. Non ricordo quanto tempo rimasi a pregare per le anime del purgatorio, ma ricordo con certezza che la mattina successiva fui svegliato dal direttore ad ora tarda. Raccontai al direttore quello che mi era accaduto durante la notte. Il direttore per non spaventare ulteriormente mi tranquillizzò dicendomi di non pensarci più e di dimenticare, perché l’immaginazione qualche volta fa brutti scherzi. Rassicurato da queste parole, non ci pensai veramente più.
Due anni dopo stavo frequentando la scuola superiore nel convento di Pietralcina. Un giorno P. Atanasio mentre ci teneva una lezione sulla devozione alle anime del purgatorio, rivolto a me disse: “Ricordi quella notte a San Marco la Catola, quando ricevesti la visita di un estraneo? Tu mi raccontasti che qualcuno ti tirava giù le coperte e non ti faceva accendere la luce? Beh, alla stessa ora quella notte io venni su per controllare l’andamento della tosse. Appena entrai nel corridoio vidi un sacerdote dinanzi alla porta sdraiato per terra! Mi spaventai anch’io, e non immaginando alcun rapporto con te, corsi al piano inferiore nel dormitorio per sentirmi più sicuro in compagnia dei seminaristi . Il giorno seguente controllai le cronache del convento e scoprii che alcuni anni prima era morto in quella stanza un prete. Si trattava di un sacerdote diocesano, inviato lì dal suo vescovo per un ritiro di tre mesi, per un comportamento poco confacente con il suo stato sacerdotale”. Così ebbi conferma che la mia avventura di quella notte aveva a che fare con un’anima del purgatorio. Quella povera anima era dimenticata dai parenti e dai frati. La cella era rimasta vuota e mai più abitata da quando era morto quel sacerdote. Da allora le anime del purgatorio, ripeto, sono costantemente presenti nelle mie preghiere e nelle mie messe. Mi conforta il pensiero che quella notte forse io avrò contribuito ad alleviare le pene di quell’anima e forse a liberarla dal purgatorio. Forse Dio aveva bisogno di preghiere per quell’anima, e anche le preghiere di uno capitato a caso in un posto dove l’altro era morto erano buone e utili. E dire che io spesso dico di me di non essere buono a niente. Lo dico a me e a tutti coloro che si considerano inutili su questa terra; si può essere sempre utili per le anime del purgatorio e per il cielo.
{da "Padre Pio e le anime del Purgatorio" di Alessio Parente}