Erano passate ormai otto albe da quando il piccolo Morin giunse in quel regno, ma quella nuova condizione d’essere, non era ancora riuscito ad accettarla.
Giocare con gli amici; ascoltare le storie che raccontava il suo maestro; andare per le campagne con suo padre a raccogliere la legna; oppure fare qualche piccolo dispetto al vecchio Horly: momenti quotidiani diventati soltanto un ricordo. Erano le piume che accarezzavano la sua schiena… quelle piume speciali perché appartenevano alle ali di un piccolo angelo, gli ricordavano in ogni momento, quello che era stato sulla vita terrena e ciò che ora si ritrovava ad essere.
Quel giorno Morin si sentì turbato, avvertiva dentro di sé una certa tristezza, ma non riusciva a capire il perché. Decise di confidarsi con due angeli, probabilmente avrebbero potuto aiutarlo e consigliarlo, così come avevano fatto tante altre volte.
- Perché i Cherubini non cantano più? - chiese il piccolo angelo ancor prima di arrivare dai suoi amici. Una delle due creature celesti si chinò davanti a lui e posò le mani sulle sue spalle in segno di affetto. Sorrise.
- Piccolo Morin… Questo non è un sorriso di felicità. Nessuno più sorride qui, perché siete tutti così tristi? - continuò a chiedere il piccolo.
L’angelo di fronte a lui sospirò profondamente ed attese un po’ prima di rispondere. - Il tuo Maestro… nostro Signore Gesù, è stato crocifisso dagli uomini e adesso sta morendo… -
- NON E’ VERO! - esclamò Morin allontanandosi da lui.
- Mi dispiace, ma è la volontà del Padre Altissimo… vieni, unisciti a noi in preghiera. - lo invitò l’angelo porgendogli la mano.
Morin indietreggiò ancora un po’ scuotendo la testa per negare a se stesso quanto gli era stato riferito. Aveva tanto bisogno di piangere ma non riusciva a farlo perché in quel regno, la tristezza era stata da sempre una sensazione sconosciuta, fino a quel momento.
- Perché nessuno di voi è sceso sulla terra per salvarlo? Come potete restare qui senza far nulla mentre l’uomo più buono al mondo sta morendo sulla croce? -
L’angelo cercò di avvicinarsi e ancora una volta lo invitò a seguirlo. - Così è scritto, sia fatta la volontà dell’Altissimo Padre… - rispose.
Il piccolo Morin non sarebbe mai riuscito ad accettare una simile ingiustizia, il Maestro aveva reso felici tanti uomini e donne, e anche tanti bambini.
Ricordava ancora il giorno del loro primo incontro, erano trascorse tre primavere, ma quei momenti li rammentava benissimo.
Accadde che in occasione dell’arrivo al villaggio di Gesù e dei suoi discepoli, ai bambini del tempio fu chiesto di portare un piccolo dono, per alleviare le fatiche del lungo viaggio. Così furono offerti dei frutti e del pane, ma il piccolo Morin, cresciuto in una famiglia molto povera, decise di portare in dono soltanto tre fiori che aveva appena raccolto da un campo abbandonato. Quel gesto non fu accolto molto bene dagli altri bambini: Morin venne deriso ed anche insultato perché quei fiori non furono considerati un’offerta dignitosa per il Maestro. Ma Gesù lasciò da parte tutti i doni, prese in braccio il piccolo Morin ancora in lacrime, e si avvicinò al resto dei bambini con espressione seria.
- Piccoli amici… con questi frutti, sazierete il mio corpo per qualche giorno, e di questo vi ringrazio. Ma queste tre piccole viole, sono un segno di rinnovamento perché nate fra i primi fiori in questa primavera. Rappresentano il rinnovo dell’amore, del volersi bene… e il rinnovo della pace. Con questi fiori, Morin sazierà il mio spirito per un intero anno! - affermò con piacere.
Poi adagiò il bambino sul terreno, s’inginocchiò per poterlo guardare negli occhi e gli disse: - Tu sarai portatore di rinnovamento. Da ora in poi, ogni primavera raccoglierai tre viole e le porterai al tempio, cosicché ogni anno sazierai i nostri spiriti. E’ questa la volontà del Signore. -
E così fu per le due primavere successive. Purtroppo una terribile malattia stroncò la giovane vita del piccolo Morin, e per quell’anno non riuscì a raccogliere quei fiori.
I due angeli restarono ad osservarlo in silenzio, avevano capito che lo spirito del loro piccolo amico era ancora troppo legato alla vita ed alle sensazioni terrene. Improvvisamente ruppe il silenzio e dichiarò la sua decisione: - Se non salvate il Maestro… sarò io a farlo! -.
Fece alcuni “passi” spiegando le ali, un piccolo salto e spiccò il volo. Si portò ancora più in alto per poi lasciarsi andare giù verso la vita terrena e verso i luoghi dove aveva vissuto le sue undici primavere.
Trapassò alcune nubi, e già percepì quell’aria che fino a qualche giorno prima era stata così indispensabile per lui. In lontananza, riconobbe quei luoghi: era una terra avara di boschi, con suo padre aveva viaggiato tanto per aiutarlo a raccogliere la legna che poi vendeva per guadagnare quei pochi denari che avevano permesso alla sua famiglia di vivere in modo dignitoso.
Stranamente sentì dentro di sé la volontà di seguire una direzione ben precisa: doveva raggiungere una collina, l’unica ricoperta da un velo di tristezza e di dolore. Poco dopo, vide le tre croci che si ergevano maestosamente mostrandosi per quello che erano state create: strumenti di tortura, morte ed insegnamento. Oltre a punire, dovevano insegnare agli altri uomini… insegnare a rispettare le leggi, anche se ritenute ingiuste. Quando Morin raggiunse la collina, istintivamente si avvicinò alla croce centrale, il Maestro era lì. Vide che i suoi occhi erano chiusi, e tanto tanto sangue su tutto il suo corpo. Gesù aveva la testa rivolta in basso, verso la spalla destra. Respirava ancora.
- Una corona di spine… grandi chiodi conficcati nelle mani e nei piedi… e il petto trafitto da una lancia… PERCHE’? PERCHE’? - Senza perdere neanche un attimo così prezioso, il piccolo si avvicinò con agilità alla mano del Cristo.
- MAESTRO! MAESTRO! - gridava sconfortato con la speranza di sentire una sua risposta.
- Maestro non preoccupatevi, vi salverò e vi porterò in un posto sicuro dove nessuno potrà farvi ancora del male! -
Ben presto capì che lui era un essere di spirito, non poteva afferrare oggetti o interagire con qualunque cosa, nella vita terrena. Nonostante ciò, continuava a muovere velocemente le sue mani per cercare di afferrare ed estrarre quel grosso chiodo conficcato nella mano del Cristo. Era disperato! Le sue dita trapassavano la mano del Maestro ed attraversavano anche il chiodo e l’asse di legno della croce.
- NOOO! Non è possibile! Non ci riesco! - Con un veloce battito delle sue ali raggiunse l’altro lato della croce, ed anche lì cercò invano di estrarre l’altro chiodo.
Per un attimo si guardò intorno: anche altri due uomini stavano soffrendo su una croce. Senza restare a riflettere, raggiunse la mano di uno dei due ladroni per cercare di liberarlo, ma il risultato era sempre lo stesso. Si precipitò sull’altra mano… e poi sull’altra dell’altro ladrone. Poi l’altra ancora. Ma fu tutto inutile.
Decise di ritornare alla mano destra del Cristo, cercando per l’ennesima volta l’impossibile estrazione del chiodo.
- Che qualcuno mi aiuti per favore! Da solo non ci riesco, AIUTATEMI VI PREGO! - E le sue mani non smettevano più di cercare di afferrare…
- Morin…
Era la voce di Gesù.
Aveva rivolto lo sguardo verso il piccolo angelo che cercava in tutti i modi di salvarlo.
- Morin, tu sei un bambino dall’animo nobile, sento tanta bontà in te. -
Il Maestro gli parlava con la mente, e Morin riuscì ad avvertire uno straordinario senso di serenità nella sua voce. L’angelo bambino abbandonò il chiodo portandosi velocemente di fronte al volto di Gesù. - Maestro! Ditemi come posso fare per salvarvi! - implorò il piccolo.
- Il tuo Maestro è sulla croce per salvare, non per essere salvato. Questi uomini, non sono cattivi. Le loro menti sono offuscate, vagano nel buio in cerca di un sentiero che li porti alla Luce Divina. - rispose il Cristo.
- Ma io… Non capisco. Come possono trovare la Luce Divina, torturando e uccidendo un uomo buono come te? -
Gesù sospirò e una fitta di dolore gli attraversò tutto il corpo. - Uccideranno questo corpo già martoriato… Quando io risorgerò, questi uomini acquisteranno la fede e crederanno in me. Arriverà la Luce su di loro, e vivranno in eterno. -
A sentire quelle parole, Morin porse le braccia verso il Maestro, come se volesse abbracciarlo. - Signore, datemi la forza per sorreggervi, cosicché io possa alleviare tutto questo dolore! -
- No figlio mio, servirebbe soltanto a prolungare la mia agonia… ormai tutto è compiuto. E’ questa la volontà del Signore. Ora sono stanco, torna nel regno del Padre Nostro e prega per questi uomini. -
Il piccolo angelo fece il gesto di avvicinare la mano sulla fronte di Gesù per cercare di pulirla dalle gocce di sangue che scendevano lentamente ma copiose, dalle ferite provocate dalla corona di spine.
- State morendo su questa croce… non vi lascerò da solo! Resterò qui a vegliare su di voi. Vi chiedo soltanto una cosa per me molto importante, se potete… Concedetemi di poter piangere ancora una volta, e di farlo accanto alle persone che vi vogliono bene. - implorò ancora una volta il bambino.
Gesù sorrise e socchiuse gli occhi. - Così sia! -
Poco dopo, Morin percepì l’ultimo respiro del suo Maestro e improvvisamente la luce del giorno fu oscurata da dense nubi. Il piccolo angelo si posò sul terreno ai piedi della croce per raccogliersi in preghiera. Iniziò un lungo pianto pieno di rabbia per tutto il dolore e le ingiustizie patite dal suo Maestro, ma anche di gioia perché di lì a poco il Cristo sarebbe risorto. Tre lacrime furono versate ai suoi piedi, ma nessuno potrà mai dire se quelle fossero delle timide gocce di pioggia, o suggestive lacrime di un angelo. Il giorno dopo, proprio nel punto in cui quelle tre gocce di pianto toccarono il terreno, nacque una piantina, e successivamente spuntarono dei fiori: tre piccole viole che il portatore di rinnovamento volle donare per l’ultima volta al suo Maestro.
Carmelo Trianni
{Fonte: http://www.favole.org}
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mercoledì 31 dicembre 2014
giovedì 4 dicembre 2014
La Madonna di Chianciano Terme
mercoledì 7 maggio 2014
Sono qui...
Ti penso,
ti immagino,
ti parlo,
ti invoco,
ti adoro...
Piango per te,
vivo per te.
Ti sto chiamando,
ti sto cercando,
ma nel buio della mia solitudine
non riesco a vederti.
Desidero parlarti,
voglio contemplare il tuo sorriso,
dolce ragazzo di Nazareth.
Rispondimi,
sono qui che ti aspetto.
Che mi importa di lasciare questo basso mondo,
che mai mi ha capita?
La morte segnerà l'incontro tanto agognato.
Promettimi Gesù che quando sarò davanti a te
non enumererai le mie mancanze
ma conterai le volte che ti ho chiamato "amore".
lunedì 17 marzo 2014
Aspirazioni di vita eterna - Santa Teresa dì'Avila
aspettando sì alta vita,
ché mi è morte il non morire.
Vivo ormai fuori di me,
dacché muoio del mio amore;
vivo, infatti, del Signore,
che mi volle sol per sé.
Quando il cuore gli donai,
tale scritta egli vi pose:
mi è di morte il non morire.
Questo carcere divino
dell’amore con cui vivo,
fatto Dio di me prigione,
reso ha libero il mio cuore;
e per me è una tal passione
veder Dio di me prigione,
che mi è morte il non morire.
Com’è lunga questa vita!
Come duro quest’esilio!
Questo carcer, questi ceppi
in cui l’anima è rinchiusa!
Sol l’attesa d’uscir d’essi
causa in me strazio sì vivo,
che mi è morte il non morire.
Oh, che vita amara è quella
che non gode del Signore!
Se l’amore, infatti, è dolce,
non lo è la lunga attesa:
Dio mi tolga tal gravame,
che più pesa dell’acciaio,
sì ch’è morte il non morire.
Vivo sol per la certezza
di dovere un dì morire,
ché, morendo, della vita
mi assicura la speranza.
Morte, in cui vita s’acquista,
non tardare, ch’io ti attendo,
che mi è morte il non morire.
Vita, assai forte è l’amore:
non devi essermi molesta;
vedi, solo orami mi resta
perder te per guadagnarti.
Venga, orsù, la dolce morte,
il trapasso giunga presto,
che mi è morte il non morire.
L’altra vita di lassù,
quella ch’è la vita vera,
fino a che questa non muoia,
non si gode, essendo vivi.
Morte, a me non rifiutarti;
possa io viver morendo,
che mi è morte il non morire.
Vita, che altro posso dare
al mio Dio che vive in me,
se non perder proprio te,
per riuscire a guadagnarti?
Col morir voglio acquistarti,
ché il mio Amato amo talmente,
da morir perché non muoio.
giovedì 23 gennaio 2014
Maria contempla il SS. Bambinello che dorme - Sant'Alfonso Maria de' Liguori
Fermarono i cieli
la loro armonia
cantando Maria
la nanna a Gesú.
Con voce divina
la Vergine bella,
piú vaga che stella,
diceva cosí:
Mio Figlio, mio Dio,
mio caro tesoro,
tu dormi, ed io moro
per tanta beltà.
Dormendo, mio bene,
tua Madre non miri,
ma l'aura che spiri
è fuoco per me.
O bei occhi serrati,
voi pur mi ferite:
or quando v'aprite,
per me che sarà?
Le guance di rose
mi rubano il core;
o Dio, che si more
quest'alma per te!
Mi sforz'a baciarti
un labbro sí raro;
perdonami, caro,
non posso piú, no.
Si tacque ed al petto
stringendo il Bambino,
al volto divino
un bacio donò.
Si desta il diletto
e tutto amoroso
con occhio vezzoso
la Madre guardò.
Ah Dio, ch'alla Madre
quegli occhi, quel guardo
fu strale, fu dardo
che l'alma ferí!
E tu non languisci,
o dur'alma mia,
vedendo Maria
languir per Gesú?
Che aspetti, che pensi?
Ogn'altra bellezza
è fango, è bruttezza;
risolviti su.
Sí, sí che trionfa
amor nel mio seno:
sí, sí vengo meno
per doppia beltà.
Se tardi v'amai,
bellezze divine,
or mai senza fine
per voi arderò.
Il Figlio e la Madre,
la Madre col Figlio
la rosa col giglio
quest'alma vorrà.
La pianta col frutto,
il frutto col fiore
saranno il mio amore,
né altro amerò.
Non cerco diletti,
mercede non bramo;
mi basta, se t'amo,
l'amarti è mercé.
venerdì 17 gennaio 2014
Inno a Maria
Lascia guardare, guardarti semplicemente,
lascia aperto solo lo sguardo; guardarti senza dirti nulla,
dirti tutto, muto e riverente.
Non perturbare il vento della tua fronte;
solo cullare la mia solitudine violata
nei tuoi occhi di Madre innamorata
e nel tuo nido di terra trasparente.
Le ore si spiumano; agitati,
mordono gli uomini sciocchi i rifiuti
della vita e della morte, con i suoi rumori.
Guardarti, Madre; contemplarti appena,
il cuore tacitato nella tua tenerezza,
nel tuo casto silenzio di gigli.
Amen.
[Inno breviario]
lascia aperto solo lo sguardo; guardarti senza dirti nulla,
dirti tutto, muto e riverente.
Non perturbare il vento della tua fronte;
solo cullare la mia solitudine violata
nei tuoi occhi di Madre innamorata
e nel tuo nido di terra trasparente.
Le ore si spiumano; agitati,
mordono gli uomini sciocchi i rifiuti
della vita e della morte, con i suoi rumori.
Guardarti, Madre; contemplarti appena,
il cuore tacitato nella tua tenerezza,
nel tuo casto silenzio di gigli.
Amen.
[Inno breviario]
martedì 7 gennaio 2014
La mia gioia
Vi sono delle anime sulla terra
Che cercano invano la felicità
Ma per me, è tutto il contrario
La gioia si trova nel mio cuore
Questa gioia non è effimera
La possiedo per sempre
Come una rosa primaverile
Mi sorride ogni giorno.
Veramente sono fin troppo felice,
Faccio sempre la mia volontà...
Potrei non essere lieta
E non mostrare la mia allegria ?...
Mia gioia, è amare la sofferenza,
Sorrido versando lacrime
Accetto con riconoscenza
Le spine miste ai fiori.
Quando il Cielo azzurro diventa scuro
E sembra abbandonarmi,
La mia gioia, è di restare nell'ombra
Di nascondermi, abbassarmi.
La mia gioia, e la Volontà Santa
Di Gesù mio unico amore
Così vivo senza alcun timore
Amo la notte quanto il giorno
Mia gioia, è restare piccola
Così quando cado nel cammino
Posso rialzarmi in fretta
E Gesù mi prende per mano
Allora colmandolo di carezze
Gli dico che Egli e tutto per me
E raddoppio di tenerezze
Quando si nasconde alla mia fede.
Se talvolta verso delle lacrime
La mia gioia è di nasconderle bene
Oh ! che fascino ha la sofferenza
Quando si sa velarla di fiori!
Voglio ben soffrire senza dirlo
Perché Gesù sia consolato
La mia gioia è di vederlo sorridere
Mentre il mio cuore è esiliato...
La mia gioia è di lottare senza sosta
Per generare degli eletti
E' col cuore ardente di tenerezza
Che spesso ripeto a Gesù:
"Per te, mio Divin Fratellino
Sono felice di soffrire
La mia sola gioia su questa terra
E' di poterti rallegrare.
Ancora a lungo accetto di vivere
Signore, se è questo il tuo desiderio
In Cielo vorrei seguirti
Se ciò ti facesse piacere.
L'amore, questo fuoco della Patria
Non cessa di consumarmi
Che mi fanno la morte o la vita?
Gesù, la mia gioia, è di amarti!".
{Santa Teresa di Lisieux}
Che cercano invano la felicità
Ma per me, è tutto il contrario
La gioia si trova nel mio cuore
Questa gioia non è effimera
La possiedo per sempre
Come una rosa primaverile
Mi sorride ogni giorno.
Veramente sono fin troppo felice,
Faccio sempre la mia volontà...
Potrei non essere lieta
E non mostrare la mia allegria ?...
Mia gioia, è amare la sofferenza,
Sorrido versando lacrime
Accetto con riconoscenza
Le spine miste ai fiori.
Quando il Cielo azzurro diventa scuro
E sembra abbandonarmi,
La mia gioia, è di restare nell'ombra
Di nascondermi, abbassarmi.
La mia gioia, e la Volontà Santa
Di Gesù mio unico amore
Così vivo senza alcun timore
Amo la notte quanto il giorno
Mia gioia, è restare piccola
Così quando cado nel cammino
Posso rialzarmi in fretta
E Gesù mi prende per mano
Allora colmandolo di carezze
Gli dico che Egli e tutto per me
E raddoppio di tenerezze
Quando si nasconde alla mia fede.
Se talvolta verso delle lacrime
La mia gioia è di nasconderle bene
Oh ! che fascino ha la sofferenza
Quando si sa velarla di fiori!
Voglio ben soffrire senza dirlo
Perché Gesù sia consolato
La mia gioia è di vederlo sorridere
Mentre il mio cuore è esiliato...
La mia gioia è di lottare senza sosta
Per generare degli eletti
E' col cuore ardente di tenerezza
Che spesso ripeto a Gesù:
"Per te, mio Divin Fratellino
Sono felice di soffrire
La mia sola gioia su questa terra
E' di poterti rallegrare.
Ancora a lungo accetto di vivere
Signore, se è questo il tuo desiderio
In Cielo vorrei seguirti
Se ciò ti facesse piacere.
L'amore, questo fuoco della Patria
Non cessa di consumarmi
Che mi fanno la morte o la vita?
Gesù, la mia gioia, è di amarti!".
{Santa Teresa di Lisieux}
lunedì 28 ottobre 2013
"La fede" di Trilussa
Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me persi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nu’ la sai,
ti ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima dove c’è la Croce… -
Io risposi: - Sarà… ma trovo strano
Che me possa guidà chi nun ce vede… -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! – Era la fede.
la notte che me persi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nu’ la sai,
ti ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima dove c’è la Croce… -
Io risposi: - Sarà… ma trovo strano
Che me possa guidà chi nun ce vede… -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! – Era la fede.
domenica 27 ottobre 2013
Poesia a Gesù, infinita dolcezza
Dolcissimo Gesù,
volgi a me il Tuo sguardo,
lascia che contempli il Tuo volto.
Sorridi, amore mio.
Sradica il peccato dal mio essere,
annulla tutti i miei sforzi terreni,
vanifica le mie ambizioni,
insegnami l'umiltà profonda.
Accetta tutte le mie offerte:
non ho denaro né ricchezze,
non ho più voti né proponimenti da regalarTi,
Ti dono la mia anima,
fanne ciò che vuoi.
Usala come riparo,
coricati sul mio cuore,
consolati delle mie viscere.
Voglio lavare il Tuo sangue,
medicare le Tue piaghe,
asciugare le Tue lacrime.
Fa' che io sia il vetro dal quale filtra la Tua luce,
fa' che io porti il tuo odore nel mondo.
Dolcezza infinita,
benedici il mio innamoramento.
Prometti di non lasciarmi più,
mi stringerò al Tuo cuore,
lì mi nasconderò per il resto del mio esilio.
volgi a me il Tuo sguardo,
lascia che contempli il Tuo volto.
Sorridi, amore mio.
Sradica il peccato dal mio essere,
annulla tutti i miei sforzi terreni,
vanifica le mie ambizioni,
insegnami l'umiltà profonda.
Accetta tutte le mie offerte:
non ho denaro né ricchezze,
non ho più voti né proponimenti da regalarTi,
Ti dono la mia anima,
fanne ciò che vuoi.
Usala come riparo,
coricati sul mio cuore,
consolati delle mie viscere.
Voglio lavare il Tuo sangue,
medicare le Tue piaghe,
asciugare le Tue lacrime.
Fa' che io sia il vetro dal quale filtra la Tua luce,
fa' che io porti il tuo odore nel mondo.
Dolcezza infinita,
benedici il mio innamoramento.
Prometti di non lasciarmi più,
mi stringerò al Tuo cuore,
lì mi nasconderò per il resto del mio esilio.
sabato 28 settembre 2013
Non restate davanti alla mia tomba a piangere
Non restate davanti alla mia tomba a piangere.
Io non sono lì, io non dormo.
Io sono mille venti che soffiano.
Io sono il luccichio di diamante sulla neve.
Io sono la luce del sole sul grano maturo.
Io sono la lieve pioggia dell'autunno.
Quando vi svegliate al mattino,
io sono il rapido volo verso l'alto
degli uccelli che volteggiano.
Io sono le dolci stelle che brillano di notte.
Non restate davanti alla mia tomba a piangere.
Io non sono lì. Io non sono morto.
{Mary Frye}
Io non sono lì, io non dormo.
Io sono mille venti che soffiano.
Io sono il luccichio di diamante sulla neve.
Io sono la luce del sole sul grano maturo.
Io sono la lieve pioggia dell'autunno.
Quando vi svegliate al mattino,
io sono il rapido volo verso l'alto
degli uccelli che volteggiano.
Io sono le dolci stelle che brillano di notte.
Non restate davanti alla mia tomba a piangere.
Io non sono lì. Io non sono morto.
{Mary Frye}
venerdì 27 settembre 2013
Alla Madonna - Trilussa
Qann’ero ragazzino,
mamma mia me diceva:
Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo
tu prova a recità n’Ave Maria.
L’anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe’ magìa.
Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo,
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!
{Trilussa}
mamma mia me diceva:
Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo
tu prova a recità n’Ave Maria.
L’anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe’ magìa.
Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo,
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!
{Trilussa}
venerdì 6 settembre 2013
Vergine Madre
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.
{Dante Alighieri}
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