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venerdì 15 maggio 2015
Regina Pacis
lunedì 5 gennaio 2015
Il Santo Rosario - Rivelazioni della Vergine a Fatima
Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d'oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!
Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina - e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall'Uomo - Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose porpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d'oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l'inesauribile fonte di tutte le grazie!
giovedì 1 gennaio 2015
Da "Il portico del mistero della seconda virtù" - Charles Péguy
E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto.
Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.
Perché è anche infinitamente buona.
A colei che intercede.
La sola che possa parlare con l'autorità di una madre.
Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.
Perché è anche infinitamente dolce.
A colei che è infinitamente nobile.
Perché è anche infinitamente cortese.
Infinitamente accogliente.
Accogliente come il prete che sulla soglia della chiesa va incontro al neonato fin sulla soglia.
Il giorno del suo battesimo.
Per introdurlo nella casa di Dio.
A colei che è infinitamente ricca.
Perché è anche infinitamente povera.
A colei che è infinitamente alta.
Perché è anche infinitamente discendente.
A colei che è infinitamente grande.
Perché è anche infinitamente piccola.
Infinitamente umile.
Una giovane madre.
A colei che è infinitamente giovane.
Perché è infinitamente madre.
A colei che è infinitamente diritta.
Perché è anche infinitamente inclinata.
A colei che è infinitamente gioiosa.
Perché è anche infinitamente dolorosa.
Settanta e sette volte settanta volte dolorosa.
A colei che è infinitamente commovente.
Perché è anche infinitamente commossa.
A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede.
Perché è anche tutta Carità.
A colei che è tutta Fede e tutta Carità.
Perché è anche tutta Speranza...
mercoledì 19 novembre 2014
lunedì 3 novembre 2014
Il vero volto di Maria Santissima
Ella attendeva, come ogni primo sabato del mese, la visita della “Mamma” nella sua casa di via Urbino, e più esattamente nella sua Cappellina; ma quel sabato la Madonna non era venuta. Luigina si fece triste e, per consolarsi, pensò di proiettarsi alcune immagini sacre, ed in particolare le diapositive dei Luoghi Santi.
Un’abitudine, questa, che incrementò dopo il pellegrinaggio in Terra Santa, avvenuto nell’agosto 1967. Sulla parete che funge da schermo, ecco che arriva, nell’ordine , la diapositiva della località, Cana, luogo dell’evangelico “Festino di Nozze”, dove Gesù “diedi inizio ai suoi miracoli”.
All’’improvviso la scena si anima per la presenza reale della Madre di Gesù che intercede preso il Figlio. Maria è rivestita della Veste di Nozze, ed è adorna dei “gioielli della Casa di Davide”, dono dello Sposo Giuseppe: due magnifici orecchini di perle e una fibula analoga sull’omero a fermare la lieve cadenza del manto. Un tessuto impalpabile, quasi un velo, bianco, poggia sul suo capo. In una prima posa la Vergine è rivolta con gli occhi al Figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino”. In un’altra posa, la seconda, l’immagine si presenta il sembiante verginale della “Donna”, allorché la Madre di Gesù, rivolta ai servi, pronuncia le arcane parole: ”Fate quello che Egli vi dirà”. Nell’atto di allontanarsi la Madonna dice a Luigina: “Ti lascio un regalo, vedi!”, e aggiunge: “In Me troverai Gesù”.
La testimonianza è di Don Attilio Malacchini, Paolino, che fu con lei in quel pellegrinaggio, e, successivamente, provvide Luigina del proiettore, preso in affitto vicino Porta Cavalleggeri, nonché delle diapositive. Maria indossava abitualmente il costume del suo popolo, di tessuto bigio, ma usava per le festività anche un abito turchino con ricami d’argento. Sono particolari, questi, dati da Luigina.
Luigina 3sinapiconstata che la presenza della Madre di Gesù alle “Nozze di Cana” ha impressionato per due volte il materiale adoperato per la proiezione, producendo il ritratto della Madre di Dio in due pose diverse. Essa chiamerà
l’effige “La Vergine alle Nozze di Cana”.
L’evangelica “Festa di Nozze” è il misterioso grembo da cui è sorta l’immagine. Quale “regalo” più bello avrebbe potuto lasciarle, la “Mamma”? Più desiderato? Ma Luigina era anche depositaria di un materno avviso: “In me troverai Gesù”, le aveva detto la “Mamma” all’’atto di allontanarsi. Quali parole misteriose, queste! Luigina dapprima non le intende. La sua fede, fede di “eventi maturati in silenzio”, diventa operosa attesa. Sorge la viva esigenza di decifrare il senso delle arcane parole. Il giubilo del materno “regalo” era attraversato da quella domanda. Ed ecco, a un tratto, la sublime, consolante scoperta: nel Volto bello e santo della “Mamma”, c’era –c’è– ben visibile, il Volto di Gesù.
Bisogna coprire con un foglio bianco la parte sinistra del Volto della Madre, perché nella parte destra emerga una sagoma, uguale e diversa: l’immagine del Figlio. I sembianti del Figlio e del Figlio e della Madre sono uguali, ma non identici, nei tratti e nelle espressioni.
Luigina cerca una conferma alla sua scoperta e la trova in modo convincente nell’unico termine di paragone irrefragabile: i tratti del Salvatore presenti nel Volto della “Donna” che intercede alle Nozze di Cana, sono conformi al divino sembiante dell’Uomo della Sindone, l’unico archetipo dell’Uomo–Dio. Nel regalo fatto dalla “Mamma” a Luigina “il Figlio di Maria” è conforme nei tratti al Volto della Madre. Ma la Madre, “Figlia del Suo Figlio”, è conforme a Lui. Allorché Luigina mostrava nel volto di Maria il volto adorabile del suo Gesù era presa da un’intima consolazione. Era questo il messaggio più grande dell’immagine: “Lì –e cioè in Me– troverai Gesù”, aveva detto la “Mamma”. Le riproduzioni Luigina attribuiva molta importanza a questa 3gesù1compenetrazione fisionomica del Figlio e della Madre e, con Lei, anche Padre Raffaele Preite, il Servo di Maria che le fu “amico e fratello per venticinque anni”.
L’autodefinizione di Padre Raffaele sta nell’unica intervista, concessa a “Prospettive 2000”, che egli stesso diffondeva.
Padre Raffaele Preite diffondeva la “foto” della “Vergine alle Nozze di Cana” con poche parole, solo qualche espressione diretta e franca, esercitando una delicatissima forma di equilibrio tra il proporre e il non imporre. O meglio, egli dava l’immagine a chi credeva fosse pronto ad accoglierla. Ma egli, nelle “retrovie” del suo ministero sacerdotale, ad insaputa di tutti, combatteva a favore dell’immagine un’altra singolare battaglia, quella di farla riprodurre: un’impresa che non sempre gli riusciva. “Se non è scritto, non riesce”, diceva. Ma era anche un avvertimento. Significava: “Non a tutti riesce”. La sorella di Padre Raffaele, Paolina Preite vedova Letizia, ricorda:
“Quando la dava per riprodurla, a qualche fotografo si rompeva l’obiettivo. È capitato a Roma ma anche a Spongano. Uno dei nostri fotografi, quando ripeteva, ripeteva i tentativi, ma non credeva, si rompeva l’obiettivo.”
Si spiega così il piccolo capitale di immagini di diverso formato ed esecuzione che alla sua morte è accaduto di trovare nella valigia dove aveva disposto con estrema precisione tanti suoi documenti. Padre Raffaele le aveva accumulate amorosamente, quelle foto, sovvenendo, certo, alle spese di suo. Le copie del materno “ricordo” a Luigina da lui realizzate, egli le distribuiva con parsimonia nel tempo: le ha lasciate come impreveduta sua eredità. Per quello che riguarda la prima riproduzione dell’ “originale” e cioè l’impressione della Sua Presenza lasciata come “regalo” a Luigina dalla Madonna, se ne occupò il fisico On. Prof. Enrico Medi, a quel tempo vicino a Luigina.
Il Santo Padre Pio XII aveva disposto che si instaurasse una collaborazione della carismatica romana con lui all’’Istituto Nazionale di Geofisica. L’On. Medi sottopose l’immagine, ma senza denunciarne l’origine, alla perizia di un esperto dell’Università “La Sapienza”. Da questa perizia gli viene risposto che la persona 3sinapi2rappresentata era di razza semitica e propriamente del Medio Oriente.
L’On. Medi estese le sue indagini scientifiche anche negli Stati Unititi avvalendosi delle strutture di elaborazione dati dalla N.A.S.A.; lo ricordano Alfonso Malacchini dell’Istituto Nazionale di Geofisica, Pina Nuccitelli Sinapi e Maria Rosaria Calabrese. Alla morte di Luigina, il 17 Aprile 1978, nel trambusto, nel via vai di gente che si verificò nella sua casa, il Padre Raffaele Preite ebbe “un solo pensiero”, com’egli mi disse più tardi, e cioè ritrovare il cosiddetto “negativo” –che negativo non era– e cioè recuperare la matrice dell’immagine. “La ritrovai fortunatamente dentro il suo passaporto”, mi disse, “posto in un cassetto”. Ma l’immagine originale sembra essere scomparsa, vale a dire non sia più tornata nella casa di Via Urbino.
“Da ogni mia immagine, anche la più povera, effondo la mia benedizione sui miei figli”, dice la Madonna a Luigina. “Mamma, Ti amerò e Ti farò amare come mai sei stata amata”, aveva detto Luigina a Maria Santissima. La “Madre universale”, le ha dato uno strumento perché possa davvero essere “amata come mai è stata amata”, perché possano essere accorciate le distanze tra Lei e tutti i Suoi figli.
Così che l’amore per lei possa parlare “a tu per tu” con ciascuno. In ogni punto della terra.
{Da blog.studenti.it}
Un’abitudine, questa, che incrementò dopo il pellegrinaggio in Terra Santa, avvenuto nell’agosto 1967. Sulla parete che funge da schermo, ecco che arriva, nell’ordine , la diapositiva della località, Cana, luogo dell’evangelico “Festino di Nozze”, dove Gesù “diedi inizio ai suoi miracoli”.
All’’improvviso la scena si anima per la presenza reale della Madre di Gesù che intercede preso il Figlio. Maria è rivestita della Veste di Nozze, ed è adorna dei “gioielli della Casa di Davide”, dono dello Sposo Giuseppe: due magnifici orecchini di perle e una fibula analoga sull’omero a fermare la lieve cadenza del manto. Un tessuto impalpabile, quasi un velo, bianco, poggia sul suo capo. In una prima posa la Vergine è rivolta con gli occhi al Figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino”. In un’altra posa, la seconda, l’immagine si presenta il sembiante verginale della “Donna”, allorché la Madre di Gesù, rivolta ai servi, pronuncia le arcane parole: ”Fate quello che Egli vi dirà”. Nell’atto di allontanarsi la Madonna dice a Luigina: “Ti lascio un regalo, vedi!”, e aggiunge: “In Me troverai Gesù”.
La testimonianza è di Don Attilio Malacchini, Paolino, che fu con lei in quel pellegrinaggio, e, successivamente, provvide Luigina del proiettore, preso in affitto vicino Porta Cavalleggeri, nonché delle diapositive. Maria indossava abitualmente il costume del suo popolo, di tessuto bigio, ma usava per le festività anche un abito turchino con ricami d’argento. Sono particolari, questi, dati da Luigina.
Luigina 3sinapiconstata che la presenza della Madre di Gesù alle “Nozze di Cana” ha impressionato per due volte il materiale adoperato per la proiezione, producendo il ritratto della Madre di Dio in due pose diverse. Essa chiamerà
l’effige “La Vergine alle Nozze di Cana”.
L’evangelica “Festa di Nozze” è il misterioso grembo da cui è sorta l’immagine. Quale “regalo” più bello avrebbe potuto lasciarle, la “Mamma”? Più desiderato? Ma Luigina era anche depositaria di un materno avviso: “In me troverai Gesù”, le aveva detto la “Mamma” all’’atto di allontanarsi. Quali parole misteriose, queste! Luigina dapprima non le intende. La sua fede, fede di “eventi maturati in silenzio”, diventa operosa attesa. Sorge la viva esigenza di decifrare il senso delle arcane parole. Il giubilo del materno “regalo” era attraversato da quella domanda. Ed ecco, a un tratto, la sublime, consolante scoperta: nel Volto bello e santo della “Mamma”, c’era –c’è– ben visibile, il Volto di Gesù.
Bisogna coprire con un foglio bianco la parte sinistra del Volto della Madre, perché nella parte destra emerga una sagoma, uguale e diversa: l’immagine del Figlio. I sembianti del Figlio e del Figlio e della Madre sono uguali, ma non identici, nei tratti e nelle espressioni.
Luigina cerca una conferma alla sua scoperta e la trova in modo convincente nell’unico termine di paragone irrefragabile: i tratti del Salvatore presenti nel Volto della “Donna” che intercede alle Nozze di Cana, sono conformi al divino sembiante dell’Uomo della Sindone, l’unico archetipo dell’Uomo–Dio. Nel regalo fatto dalla “Mamma” a Luigina “il Figlio di Maria” è conforme nei tratti al Volto della Madre. Ma la Madre, “Figlia del Suo Figlio”, è conforme a Lui. Allorché Luigina mostrava nel volto di Maria il volto adorabile del suo Gesù era presa da un’intima consolazione. Era questo il messaggio più grande dell’immagine: “Lì –e cioè in Me– troverai Gesù”, aveva detto la “Mamma”. Le riproduzioni Luigina attribuiva molta importanza a questa 3gesù1compenetrazione fisionomica del Figlio e della Madre e, con Lei, anche Padre Raffaele Preite, il Servo di Maria che le fu “amico e fratello per venticinque anni”.
L’autodefinizione di Padre Raffaele sta nell’unica intervista, concessa a “Prospettive 2000”, che egli stesso diffondeva.
Padre Raffaele Preite diffondeva la “foto” della “Vergine alle Nozze di Cana” con poche parole, solo qualche espressione diretta e franca, esercitando una delicatissima forma di equilibrio tra il proporre e il non imporre. O meglio, egli dava l’immagine a chi credeva fosse pronto ad accoglierla. Ma egli, nelle “retrovie” del suo ministero sacerdotale, ad insaputa di tutti, combatteva a favore dell’immagine un’altra singolare battaglia, quella di farla riprodurre: un’impresa che non sempre gli riusciva. “Se non è scritto, non riesce”, diceva. Ma era anche un avvertimento. Significava: “Non a tutti riesce”. La sorella di Padre Raffaele, Paolina Preite vedova Letizia, ricorda:
“Quando la dava per riprodurla, a qualche fotografo si rompeva l’obiettivo. È capitato a Roma ma anche a Spongano. Uno dei nostri fotografi, quando ripeteva, ripeteva i tentativi, ma non credeva, si rompeva l’obiettivo.”
Si spiega così il piccolo capitale di immagini di diverso formato ed esecuzione che alla sua morte è accaduto di trovare nella valigia dove aveva disposto con estrema precisione tanti suoi documenti. Padre Raffaele le aveva accumulate amorosamente, quelle foto, sovvenendo, certo, alle spese di suo. Le copie del materno “ricordo” a Luigina da lui realizzate, egli le distribuiva con parsimonia nel tempo: le ha lasciate come impreveduta sua eredità. Per quello che riguarda la prima riproduzione dell’ “originale” e cioè l’impressione della Sua Presenza lasciata come “regalo” a Luigina dalla Madonna, se ne occupò il fisico On. Prof. Enrico Medi, a quel tempo vicino a Luigina.
Il Santo Padre Pio XII aveva disposto che si instaurasse una collaborazione della carismatica romana con lui all’’Istituto Nazionale di Geofisica. L’On. Medi sottopose l’immagine, ma senza denunciarne l’origine, alla perizia di un esperto dell’Università “La Sapienza”. Da questa perizia gli viene risposto che la persona 3sinapi2rappresentata era di razza semitica e propriamente del Medio Oriente.
L’On. Medi estese le sue indagini scientifiche anche negli Stati Unititi avvalendosi delle strutture di elaborazione dati dalla N.A.S.A.; lo ricordano Alfonso Malacchini dell’Istituto Nazionale di Geofisica, Pina Nuccitelli Sinapi e Maria Rosaria Calabrese. Alla morte di Luigina, il 17 Aprile 1978, nel trambusto, nel via vai di gente che si verificò nella sua casa, il Padre Raffaele Preite ebbe “un solo pensiero”, com’egli mi disse più tardi, e cioè ritrovare il cosiddetto “negativo” –che negativo non era– e cioè recuperare la matrice dell’immagine. “La ritrovai fortunatamente dentro il suo passaporto”, mi disse, “posto in un cassetto”. Ma l’immagine originale sembra essere scomparsa, vale a dire non sia più tornata nella casa di Via Urbino.
“Da ogni mia immagine, anche la più povera, effondo la mia benedizione sui miei figli”, dice la Madonna a Luigina. “Mamma, Ti amerò e Ti farò amare come mai sei stata amata”, aveva detto Luigina a Maria Santissima. La “Madre universale”, le ha dato uno strumento perché possa davvero essere “amata come mai è stata amata”, perché possano essere accorciate le distanze tra Lei e tutti i Suoi figli.
Così che l’amore per lei possa parlare “a tu per tu” con ciascuno. In ogni punto della terra.
{Da blog.studenti.it}
lunedì 27 ottobre 2014
All'altare di Maria
venerdì 24 ottobre 2014
Verranno certe mode che offenderanno molto Gesù.
Le persone che servono Dio non devono seguire la moda.
La Chiesa non ha mode.
Gesù è sempre lo stesso.
{La Madonna a Fatima}
Preghiera alla Madonna Bianca di Portovenere (SP)
Mamma celeste, da noi venerata con il titolo di Madonna Bianca da quando, nel lontano 1399, risplendesti in questa immagine, prostati davanti all'altare, Ti rivolgiamo la nostra preghiera per l'umanità.
O Madonna Bianca, vanto e decoro di Porto Venere, sprona i Tuoi figli alla speranza che conforta nell'angoscia, terge le lacrime, rasserena il tetro orizzonte della nostra travagliata esistenza.
Vergine Santa, nostra Regina e Avvocata, accoglici pietosa facendoci degni di venirTi un giorno a lodare con i Tuoi Santi, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
Salve Madonna Bianca dolcissima,
prega il Tuo Figlio per noi.
+ Con approvazione ecclesiastica
martedì 21 ottobre 2014
"I dolori della Vergine Maria" da "La Passione" di Catalina Rivas
Molti profeti hanno parlato di Me, hanno visto in anticipo come Io avrei dovuto soffrire per giungere ad essere degna Madre di Dio. Mi fecero conoscere sulla terra anticipatamente, ma, come doveva essere, in modo molto velato. In seguito, parlarono di Me gli Evangelisti, specialmente Luca, il mio amato medico, medico più di anime che di corpi. Poi sono nate alcune devozioni che ebbero come base le pene e i dolori da Me sofferti. In questo modo, si è creduto e comunemente si pensa, ai sette dolori principali da Me vissuti.
Figli miei, vostra Madre ha premiato e premierà gli sforzi e l'amore che avete avuto per Me. Ma, come ha fatto Gesù, anche Io voglio parlarvi dei miei dolori in modo più esteso. Poi, voi li riferirete ad altri fratelli perché mi possono imitare. Per tutto quanto ho sofferto, sto continuamente lodando Gesù e non cerco niente, solo che Egli sia glorificato in Me.
Figlioli miei, è triste parlare di queste cose ai propri figli, poiché ogni madre tiene i suoi dolori solo per sé. Questo io lo feci già in modo totale durante la mia vita mortale, e pertanto il mio desiderio di madre è già stato da Dio rispettato. Ora che mi trovo qui, dove il sorriso è eterno, e avendo già nascosto come tutte le madri i dolori che ho provato, devo parlare di essi, poiché, come figli miei, conosciate qualcosa della mia vita.
Conosco i frutti che se ne ricaveranno e come saranno graditi a Gesù, il mio Figlio adorato; ve ne parlerò nella misura in cui potrete comprendermi.
Il mio Gesù disse: colui che è primo si faccia ultimo; ed Egli veramente così fece: primo nella Casa di Dio, si abbassò all'ultimo gradino. Ora Io non Gli toglierò questo ultimo e primo posto che spetta a Lui in ragione dell'Amore. Ma piuttosto mi sforzerò di farvi comprendere questa verità, e la mia gioia sarà molto più grande quando accetterete questa convinzione, non per semplice conoscenza, ma per mezzo di una profonda e radicata convinzione. Sia Lui il primo, e noi tutti i veri ultimi.
Se Lui era il primo, ci doveva essere un secondo nella scala dell'amore e della gloria, e pertanto della bassezza e dell'umiliazione. L'avete già capito: quell'Essere dovevo essere Io. Figlioli lodate Dio che pur avendo stabilito una distanza immensa tra Gesù e Me, volle immediatamente collocarmi vicino a Lui.
Figlioli miei, non è ciò che appare al mondo che più conta davanti a Dio. L'essere stata eletta Madre di Dio, implicò per Me grossi sacrifici e rinunce. La prima fu questa: conoscere attraverso Gabriele, l'elezione a cui venivo ammessa nell'intimità di Dio. Io avrei preferito rimanere nello stato di umile conoscenza e nascondimento in Dio; desideravo questo più di ogni altra cosa, poiché la mia gioia era sapermi l'ultima in tutto.
Nel conoscere l'elezione di Dio, ho risposto come ben sapete; ma quanto mi costò salire alla dignità alla quale ero stata chiamata.
Figlioli: comprenderete voi, questa mia prima pena di cui vi parlo? Rifletteteci sopra, date a vostra Madre la grande gioia di apprezzare quell'umiltà che Io ho apprezzato molto più della mia verginità. Sì, Io ero e sono la schiava alla quale si può chiedere tutto, unicamente perché la mia offerta era dello stesso grado del mio amore.
Ti piacque, o Dio, elevarmi a Te e a Me fu gradito accettare, perché Ti era gradita la mia obbedienza. Ma Tu sai quale pena fu per Me e come quella pena sta ora davanti a Te, bisognosa di luce per questi figli che ami e che amo. Io sono la schiava; così ora, lasciate, figli miei, che come si è fatta in Me, si faccia ora in voi tutto ciò che Dio vorrà!
L'accettazione portò a Dio quella risposta che darà poi agli uomini l'accesso alla Redenzione, e in questo si avverò quella mirabile frase: "Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio, che sarà chiamato l'Emmanuele".
L'aver accettato di farmi Madre dell'Emmanuele, implicava la mia donazione al Figlio di Dio, di modo che la Madre di Lui si donasse a Lui stesso, prima che l'umanità di Gesù si formasse in Me. Per questo, la mia donazione fu effetto della Grazia e benché si debba riconoscere la priorità della causa prima che è Dio, si deve senza dubbio affermare che la mia accettazione operò nel piano della Grazia come causa concomitante.
Mi chiamano Corredentrice per i dolori che ho sofferto; ma Io lo fui ancora prima, per la donazione fatta attraverso Gabriele. Oh, Figlio mio Divino! Quale onore hai voluto dare a tua Madre, compensandola della pena che soffrì nell'assurgere alla dignità di essere la Madre tua!
Voi, figlioli, siete nel mondo come ciechi, ma quando vedrete, delle cose stupende saranno incentivo al vostro giubilo per Me.
Vedrete quale unione di gloria e di umiltà esiste qui, dove Gesù è il Sole che mai si nasconde. Vedrete quale sapiente progetto viene portato a termine attraverso la mia rinuncia e la bassezza del nascondimento.
Ma ora, ascoltatemi: come la mia maternità avanzava, ne dovetti parlare con le persone care; lo feci nascondendo, quanto più potevo, l'onore che avevo ricevuto...Mi rammaricai di dover rinunciare al trionfo del segreto di Dio, perché lo Stesso Dio poteva essere glorificato in Me.
Allora ebbi subito la gioia di sapere che ero considerata come una donna fra tante. Si rallegrò la mia anima, poiché di fronte al mondo veniva umiliata la schiava di Dio, che anelava di essere umiliata come solo Io potevo desiderarlo. Quando Giuseppe si allontanò, Io non ho sofferto, ma ho veramente gioito; non dite che allora ho sofferto, perché non è vero.
In questo modo, Dio soddisfece il mio desiderio di umiliazione; è stata questa la contropartita richiesta dal Signore per essere giunta a diventare la Madre di Dio: essere considerata come una donna caduta. Figlia, impara la sapienza dell'amore, impara a stimare la santa umiltà e non temere, perché è questa virtù che brilla di una splendida luce.
Dopo che si concluse lo sposalizio, non ci fu alcuna contrarietà, Io sapevo come sarebbero andate le cose e non temevo nulla. Infatti, Dio dà a chi si abbandona interamente a Lui; una perfetta pace nelle situazioni più paradossali, come era la mia; dovermi sposare, forzata dal compromesso umano, con un uomo, pur sapendo che dovevo appartenere solo a Dio.
Quanti dolori ho vissuto sulla terra! Non è facile fare la Madre dell'Altissimo, ve lo assicuro. Ma nemmeno può dirsi difficile tutto quanto si fa per un fine purissimo e per compiacere a Dio. Ricordatelo!
Avete qualche volta pensato che cosa è stato a causarmi il più grande dolore, nella notte santa di Betlemme? Voi andate subito con la mente alla stalla, al presepe, alla povertà: Io invece vi dico che quella notte Io la passai nella completa estasi di mio Figlio, e, sebbene dovessi occuparmi di tutto ciò che una madre fa per il suo neonato, non mi distolsi dalla mia estasi, dal mio rapimento. L'unica cosa che mi causò dolore, in quella notte d'amore, è stato vedere la sofferenza del mio povero Giuseppe, mentre cercava per Me un luogo qualsiasi per ripararmi. Cosciente come era di quanto doveva accadere e di Chi doveva venire al mondo, il mio amato sposo, nel vedere come venivo mortificata, si angustiò, e questo mi diede molta pena. Poi, la gioia pervase entrambi e dimenticammo ogni altra angoscia.
Fuggimmo in Egitto, e di questo vi è già stato riferito quanto era possibile; alcuni hanno messo al centro più la fatica del viaggio, che il timore di una Madre che sapeva di possedere il tesoro del Cielo e della terra.
Vivemmo poi a Nazaret, dove il piccino cresceva vivace e senza causarci, in quel tempo, altro che minime preoccupazioni. Ogni madre sa che cosa significhi desiderare la salute del proprio figlio e come anche la più piccola sciocchezza viene vista come una grande nube nera. Il mio Piccino passò tutte le epidemie e tutti i disturbi infantili propri di quel periodo. Come tutte le madri, Io non potevo essere preservata da nessuna ansia, propria del mio cuore materno.
Ma giunse un giorno in cui la nube nera oscurò la luce festosa della Madre di Dio. Quella nube si chiama "Gesù smarrito"...Nessun poeta, nessun maestro di spirito potrebbe immaginare Maria quando si accorge di avere smarrito il suo adorato Bene, e per tre giorni non riesce ad avere sue notizie...Figlioli, non stupitevi delle mie parole: Io sperimentai il turbamento più grande della mia vita. Non avete sufficientemente riflettuto su quelle mie parole: "Figlio, io e tuo padre ti abbiamo cercato per tre giorni. Perché ci hai fatto questo?".
Dio mio, ora che parlo a questi amati figli, non posso fare a meno di lodare Te, che Ti eri nascosto per farci provare la delizia di incontrarti. Oh! Come si potrebbe in altro modo, conoscere la dolcezza che mette nell'anima un vaso pieno di miele, quando la stessa anima giunge ad abbracciare il suo Tutto?
Vedete io vi parlo anche delle mie gioie; ma non senza motivo unisco dolori e gioie. Traete profitto da tutti ciò che accade nel miglior modo possibile. Dio si nasconde per farsi trovare; alcuni questa verità la conoscono. Altri, pensando al terribile dolore di aver perso Gesù, fanno di tutto per trovarlo. Non dovete rimanere inerti e scoraggiati.
Vostra Madre vorrebbe sottrarsi dal parlare di quel che resta ancora da dire. Primo, perché sono cose ancora mai dette e dunque non ancora valutate. Secondo, il conoscerle vi porterebbe a unirvi a Me nella sofferenza e in dolorose considerazioni.
Credete che la vita nella famiglia di Nazaret poté svolgersi tranquilla? E' stata tranquilla in virtù dell'uniformità al Volere di Dio, però, quanta guerra da parte delle creature!...
Veniva notato il modo singolare di cita che tenevamo, e come risultato ci furono le pubbliche critiche. Mi consideravano eccessiva per il solo fatto che tutte le volte che Gesù si allontanava da casa, Io non potevo trattenere le lacrime, e Gesù si allontanava spesso. Giuseppe era perseguitato come se fosse stato uno schiavo mio e di Gesù. Che cosa poteva comprendere il mondo? Noi mettevamo ogni attenzione a Colui che viveva con Noi, adorato in ogni sua manifestazione.
Che amore di Figlio quel ragazzetto più bello del mare, più sapiente di Salomone, più forte di Sansone! Tutte le madri Me lo avrebbero rubato, tanto era l'incanto che da Lui emanava. Ma quella povera gente emetteva salaci giudizi su di Me, e non risparmiava critiche all'instancabile padre, ritenuto sottomesso alla sua sposa fedele, ma gelosa. Tutti conoscevano la mia integrità, ma la ritenevano una volgare passione egoista.
Questo, figli miei, è quello che non si sa. Questo accadeva tra il mondo che non vedeva e non poteva comprendere la sua purissima Madre. Gesù rimaneva nel silenzio, non mi incoraggiava, poiché la Madre di Dio doveva passare attraverso il crogiuolo, una donna come tante, alla quale non vengono risparmiati i giudizi.
Ammirate in tutto questo la sapienza di Dio e sappiateci trovare quel significato divino che accoppia la più grande sublimità alle prove più dolorose rapportate a tale sublimità; perché ogni abisso chiama un altro abisso e ogni profondità chiama la sua profondità...
Giunse l'ora della separazione, l'ora della missione di Gesù. Giunse il giorno temuto della partenza da Nazaret.
Gesù mi aveva ampiamente parlato della sua missione e Me l'aveva fatta amare anticipatamente; mi aveva anche parlato dei frutti che ne avrebbe tratto, per Lui e per tutti. Ma fu necessaria la separazione, anche se per brevi periodi...Ci siamo salutati, baciati, e poi Egli partì verso la sua missione di Maestro dell'umanità. Ma il fatto non passò inosservato nel piccolo villaggio, dove Gesù era tanto amato.
Ci furono dimostrazioni di affetto e di benedizioni e, per quanto non sapessero che cosa Gesù andava a fare, era comunque una perdita per quella gente di ristretta mentalità, ma dal cuore generoso.
Ed Io, fra tante manifestazioni, come mi sentivo? Irrompevano in Me mille sentimenti; ma non ritardai di un minuto la sua partenza. Il mio Gesù conosceva quello che lo attendeva dopo la predicazione. Me lo aveva detto tante volte; mi aveva parlato a profusione della perfidia dei farisei e degli altri. E così, lo vidi partire; solo, senza di Me, per compiere il suo mandato. Senza di Me, che lo avevo fatto crescere al calore del mio Cuore. Senza di Me, che lo adoravo come nessuno mai lo potrebbe adorare!
In seguito, l'ho seguito, l'ho incontrato, ma circondato talmente da tanta gente che non mi era possibile vederlo. Ed Egli, vero Figlio di Dio, diede a sua Madre una risposta sublime come la sua sapienza, ma che trapassò questo Cuore materno da parte a parte. Sì, Io lo capivo pienamente, ma non per questo ero risparmiata dalle pene. All'umana parentela, Egli contrapponeva la divina, nella quale Io ero compresa, è vero, ma i commenti degli altri non cessarono di ferirmi.
Al colpo iniziale fece seguito la gioia di vedere la sua grandezza, nel vederlo onorato, venerato ed amato dalla gente, e così, anche questa ferita subito si cicatrizzò.
Percorsi le strade con Lui, estasiata dalla sua sapienza, confortata dai suoi insegnamenti, senza mai essere sazia di ammirarlo e di amarlo.
Poi ci furono i primi attriti con il Sinedrio, accadde il miracolo che suscitò tanto scalpore nella mente di Giuda e dei superbi Sacerdoti. Fu odiato, perseguitato, spiato, istigato. E Io? Io sapevo tutto e da allora, con le mani tese, ho offerto nelle mani del Padre l'olocausto del Figlio mio, la sua consegna, la sua spaventosa e ignominiosa morte. Già sapevo di Giuda, conoscevo già l'albero dal quale si sarebbe ricavato il legno per la croce del Figlio mio.
Non potete immaginare l'intima tragedia che ho vissuto insieme al mio Gesù, perché la Redenzione giungesse a compimento.
Prima ho detto: "Corredentrice"; perché lo fossi non bastavano le solite pene. Ci voleva un'unione intima alla grande sofferenza di Lui, perché tutti gli uomini fossero redenti; così, mentre con Lui andavo da un posto all'altro, ero ogni volta di più al corrente del pianto sconsolato che mio Figlio versava in tante notti insonni, passate in preghiera e meditazione. Si rivelava a Me e metteva alla mia presenza ogni suo stato d'animo; cominciò allora il mio calvario e la mia croce.
Quanti pensieri appesantivano ogni giorno di più i miei dolori di Madre, Madre sua e Madre vostra! Tanti peccati, tutti i peccati! Tanta angoscia, tutte le angosce! Tante spine, tutte le spine! Non era solo Gesù. Egli lo sapeva, lo sentiva; vedeva che sua Madre era in unione continua con Lui. E si affliggeva per questo, e ancora di più, perché la mia sofferenza era per Lui una sofferenza più grande.
Figlio mio, Figlio mio adorato, se questi figli sapessero quel che accadde, allora, fra Te e Me!...
E giunse l'ora dell'olocausto, giunse dopo la dolcezza della Cena di Pasqua. E da allora, ho dovuto di nuovo mescolarmi alla folla; io che l'amavo e lo adoravo in un modo unico, ho dovuto essere allontanata da Lui. Lo capite questo, figli miei?...
Sapevo che Giuda stava facendo i suoi passi da traditore e io non potevo farci niente; sapevo che Gesù aveva versato sangue nell'Orto e nulla ho potuto fare per Lui. E poi lo presero, lo maltrattarono, lo insultarono e, in un modo iniquo, lo condannarono!
Non posso dirvi tutto. Vi dirò solo che il mio Cuore era un tumulto di ansie continue, la sede di continue amarezze e incertezze, un luogo di desolazione, di abbattimento e di sconforto. E le anime che in seguito si sarebbero perse? E tutte le simonie e i tradimenti sacrileghi?
Oh, figli dei miei dolori! Se oggi vi viene concessa la grazia di soffrire per Me, benedite con fervore Colui che vi dà questa sofferenza e sacrificatevi senza timore.
Voi pensate alla mia grandezza, miei amati figli. Vi aiuta a rifletterci; ma ascoltatemi, non pensate a Me, quanto a Lui. Io vorrei, se possibile, essere dimenticata! Tutta la vostra compassione datela a Lui, al mio Gesù, al vostro Gesù, a Gesù, amore vostro e mio.
Così, figlioli, la pena del mio cuore fu una continua spada che trapassava la mia anima e la mia vita da parte a parte. L'ho continuata a sentire fino a quando Gesù venne a consolarmi con la sua Risurrezione, quando quella mia immensa gioia venne a cicatrizzare di colpo tutte quelle ferite che sanguinavano dentro di Me.
"Figlio mio - andavo ripetendo -, perché tanta desolazione? Tua madre è vicino a Te. Non ti basta neppure il mio amore? Quante volte Ti ho consolato in tante tue afflizioni? E ora, perché non può, nemmeno tua Madre, darti alcun sollievo?...O, Padre del mio Gesù, non voglio altro se non ciò che Tu vuoi, e Tu lo sai; ma guarda se tante sofferenze possono ricevere qualche conforto; Te lo chiede la Madre del Figlio tuo".
E sul Calvario ho gridato "Mio Dio, restituisci a quegli occhi che adoro, la luce che in essi hai impresso quel giorno in cui Me lo hai dato! Padre Divino, guarda l'orrore di quel volto santo! Non puoi, Tu almeno, asciugare tutto quel copioso sangue? Oh,Padre del Figlio mio! Oh, Sposo amore mio! Oh, Tu Stesso, Verbo, che hai voluto avere da Me l'Umanità! Siano preghiera quelle braccia aperte al Cielo e alla terra, siano la supplica della sua e mia accettazione!
Guarda, o Dio, come si è ridotto Colui che Tu ami! E' sua Madre che Ti chiede un conforto in così grande tristezza. Fra poco, io resterò senza di Lui,così si compirà interamente la mia promessa, quando con il cuore lo offrii nel tempio; sì, rimarrò sola ma sarà meno pesante il suo dolore se non ascolterò il mio...".
Figli miei, vostra Madre ha premiato e premierà gli sforzi e l'amore che avete avuto per Me. Ma, come ha fatto Gesù, anche Io voglio parlarvi dei miei dolori in modo più esteso. Poi, voi li riferirete ad altri fratelli perché mi possono imitare. Per tutto quanto ho sofferto, sto continuamente lodando Gesù e non cerco niente, solo che Egli sia glorificato in Me.
Figlioli miei, è triste parlare di queste cose ai propri figli, poiché ogni madre tiene i suoi dolori solo per sé. Questo io lo feci già in modo totale durante la mia vita mortale, e pertanto il mio desiderio di madre è già stato da Dio rispettato. Ora che mi trovo qui, dove il sorriso è eterno, e avendo già nascosto come tutte le madri i dolori che ho provato, devo parlare di essi, poiché, come figli miei, conosciate qualcosa della mia vita.
Conosco i frutti che se ne ricaveranno e come saranno graditi a Gesù, il mio Figlio adorato; ve ne parlerò nella misura in cui potrete comprendermi.
Il mio Gesù disse: colui che è primo si faccia ultimo; ed Egli veramente così fece: primo nella Casa di Dio, si abbassò all'ultimo gradino. Ora Io non Gli toglierò questo ultimo e primo posto che spetta a Lui in ragione dell'Amore. Ma piuttosto mi sforzerò di farvi comprendere questa verità, e la mia gioia sarà molto più grande quando accetterete questa convinzione, non per semplice conoscenza, ma per mezzo di una profonda e radicata convinzione. Sia Lui il primo, e noi tutti i veri ultimi.
Se Lui era il primo, ci doveva essere un secondo nella scala dell'amore e della gloria, e pertanto della bassezza e dell'umiliazione. L'avete già capito: quell'Essere dovevo essere Io. Figlioli lodate Dio che pur avendo stabilito una distanza immensa tra Gesù e Me, volle immediatamente collocarmi vicino a Lui.
Figlioli miei, non è ciò che appare al mondo che più conta davanti a Dio. L'essere stata eletta Madre di Dio, implicò per Me grossi sacrifici e rinunce. La prima fu questa: conoscere attraverso Gabriele, l'elezione a cui venivo ammessa nell'intimità di Dio. Io avrei preferito rimanere nello stato di umile conoscenza e nascondimento in Dio; desideravo questo più di ogni altra cosa, poiché la mia gioia era sapermi l'ultima in tutto.
Nel conoscere l'elezione di Dio, ho risposto come ben sapete; ma quanto mi costò salire alla dignità alla quale ero stata chiamata.
Figlioli: comprenderete voi, questa mia prima pena di cui vi parlo? Rifletteteci sopra, date a vostra Madre la grande gioia di apprezzare quell'umiltà che Io ho apprezzato molto più della mia verginità. Sì, Io ero e sono la schiava alla quale si può chiedere tutto, unicamente perché la mia offerta era dello stesso grado del mio amore.
Ti piacque, o Dio, elevarmi a Te e a Me fu gradito accettare, perché Ti era gradita la mia obbedienza. Ma Tu sai quale pena fu per Me e come quella pena sta ora davanti a Te, bisognosa di luce per questi figli che ami e che amo. Io sono la schiava; così ora, lasciate, figli miei, che come si è fatta in Me, si faccia ora in voi tutto ciò che Dio vorrà!
L'accettazione portò a Dio quella risposta che darà poi agli uomini l'accesso alla Redenzione, e in questo si avverò quella mirabile frase: "Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio, che sarà chiamato l'Emmanuele".
L'aver accettato di farmi Madre dell'Emmanuele, implicava la mia donazione al Figlio di Dio, di modo che la Madre di Lui si donasse a Lui stesso, prima che l'umanità di Gesù si formasse in Me. Per questo, la mia donazione fu effetto della Grazia e benché si debba riconoscere la priorità della causa prima che è Dio, si deve senza dubbio affermare che la mia accettazione operò nel piano della Grazia come causa concomitante.
Mi chiamano Corredentrice per i dolori che ho sofferto; ma Io lo fui ancora prima, per la donazione fatta attraverso Gabriele. Oh, Figlio mio Divino! Quale onore hai voluto dare a tua Madre, compensandola della pena che soffrì nell'assurgere alla dignità di essere la Madre tua!
Voi, figlioli, siete nel mondo come ciechi, ma quando vedrete, delle cose stupende saranno incentivo al vostro giubilo per Me.
Vedrete quale unione di gloria e di umiltà esiste qui, dove Gesù è il Sole che mai si nasconde. Vedrete quale sapiente progetto viene portato a termine attraverso la mia rinuncia e la bassezza del nascondimento.
Ma ora, ascoltatemi: come la mia maternità avanzava, ne dovetti parlare con le persone care; lo feci nascondendo, quanto più potevo, l'onore che avevo ricevuto...Mi rammaricai di dover rinunciare al trionfo del segreto di Dio, perché lo Stesso Dio poteva essere glorificato in Me.
Allora ebbi subito la gioia di sapere che ero considerata come una donna fra tante. Si rallegrò la mia anima, poiché di fronte al mondo veniva umiliata la schiava di Dio, che anelava di essere umiliata come solo Io potevo desiderarlo. Quando Giuseppe si allontanò, Io non ho sofferto, ma ho veramente gioito; non dite che allora ho sofferto, perché non è vero.
In questo modo, Dio soddisfece il mio desiderio di umiliazione; è stata questa la contropartita richiesta dal Signore per essere giunta a diventare la Madre di Dio: essere considerata come una donna caduta. Figlia, impara la sapienza dell'amore, impara a stimare la santa umiltà e non temere, perché è questa virtù che brilla di una splendida luce.
Dopo che si concluse lo sposalizio, non ci fu alcuna contrarietà, Io sapevo come sarebbero andate le cose e non temevo nulla. Infatti, Dio dà a chi si abbandona interamente a Lui; una perfetta pace nelle situazioni più paradossali, come era la mia; dovermi sposare, forzata dal compromesso umano, con un uomo, pur sapendo che dovevo appartenere solo a Dio.
Quanti dolori ho vissuto sulla terra! Non è facile fare la Madre dell'Altissimo, ve lo assicuro. Ma nemmeno può dirsi difficile tutto quanto si fa per un fine purissimo e per compiacere a Dio. Ricordatelo!
Avete qualche volta pensato che cosa è stato a causarmi il più grande dolore, nella notte santa di Betlemme? Voi andate subito con la mente alla stalla, al presepe, alla povertà: Io invece vi dico che quella notte Io la passai nella completa estasi di mio Figlio, e, sebbene dovessi occuparmi di tutto ciò che una madre fa per il suo neonato, non mi distolsi dalla mia estasi, dal mio rapimento. L'unica cosa che mi causò dolore, in quella notte d'amore, è stato vedere la sofferenza del mio povero Giuseppe, mentre cercava per Me un luogo qualsiasi per ripararmi. Cosciente come era di quanto doveva accadere e di Chi doveva venire al mondo, il mio amato sposo, nel vedere come venivo mortificata, si angustiò, e questo mi diede molta pena. Poi, la gioia pervase entrambi e dimenticammo ogni altra angoscia.
Fuggimmo in Egitto, e di questo vi è già stato riferito quanto era possibile; alcuni hanno messo al centro più la fatica del viaggio, che il timore di una Madre che sapeva di possedere il tesoro del Cielo e della terra.
Vivemmo poi a Nazaret, dove il piccino cresceva vivace e senza causarci, in quel tempo, altro che minime preoccupazioni. Ogni madre sa che cosa significhi desiderare la salute del proprio figlio e come anche la più piccola sciocchezza viene vista come una grande nube nera. Il mio Piccino passò tutte le epidemie e tutti i disturbi infantili propri di quel periodo. Come tutte le madri, Io non potevo essere preservata da nessuna ansia, propria del mio cuore materno.
Ma giunse un giorno in cui la nube nera oscurò la luce festosa della Madre di Dio. Quella nube si chiama "Gesù smarrito"...Nessun poeta, nessun maestro di spirito potrebbe immaginare Maria quando si accorge di avere smarrito il suo adorato Bene, e per tre giorni non riesce ad avere sue notizie...Figlioli, non stupitevi delle mie parole: Io sperimentai il turbamento più grande della mia vita. Non avete sufficientemente riflettuto su quelle mie parole: "Figlio, io e tuo padre ti abbiamo cercato per tre giorni. Perché ci hai fatto questo?".
Dio mio, ora che parlo a questi amati figli, non posso fare a meno di lodare Te, che Ti eri nascosto per farci provare la delizia di incontrarti. Oh! Come si potrebbe in altro modo, conoscere la dolcezza che mette nell'anima un vaso pieno di miele, quando la stessa anima giunge ad abbracciare il suo Tutto?
Vedete io vi parlo anche delle mie gioie; ma non senza motivo unisco dolori e gioie. Traete profitto da tutti ciò che accade nel miglior modo possibile. Dio si nasconde per farsi trovare; alcuni questa verità la conoscono. Altri, pensando al terribile dolore di aver perso Gesù, fanno di tutto per trovarlo. Non dovete rimanere inerti e scoraggiati.
Vostra Madre vorrebbe sottrarsi dal parlare di quel che resta ancora da dire. Primo, perché sono cose ancora mai dette e dunque non ancora valutate. Secondo, il conoscerle vi porterebbe a unirvi a Me nella sofferenza e in dolorose considerazioni.
Credete che la vita nella famiglia di Nazaret poté svolgersi tranquilla? E' stata tranquilla in virtù dell'uniformità al Volere di Dio, però, quanta guerra da parte delle creature!...
Veniva notato il modo singolare di cita che tenevamo, e come risultato ci furono le pubbliche critiche. Mi consideravano eccessiva per il solo fatto che tutte le volte che Gesù si allontanava da casa, Io non potevo trattenere le lacrime, e Gesù si allontanava spesso. Giuseppe era perseguitato come se fosse stato uno schiavo mio e di Gesù. Che cosa poteva comprendere il mondo? Noi mettevamo ogni attenzione a Colui che viveva con Noi, adorato in ogni sua manifestazione.
Che amore di Figlio quel ragazzetto più bello del mare, più sapiente di Salomone, più forte di Sansone! Tutte le madri Me lo avrebbero rubato, tanto era l'incanto che da Lui emanava. Ma quella povera gente emetteva salaci giudizi su di Me, e non risparmiava critiche all'instancabile padre, ritenuto sottomesso alla sua sposa fedele, ma gelosa. Tutti conoscevano la mia integrità, ma la ritenevano una volgare passione egoista.
Questo, figli miei, è quello che non si sa. Questo accadeva tra il mondo che non vedeva e non poteva comprendere la sua purissima Madre. Gesù rimaneva nel silenzio, non mi incoraggiava, poiché la Madre di Dio doveva passare attraverso il crogiuolo, una donna come tante, alla quale non vengono risparmiati i giudizi.
Ammirate in tutto questo la sapienza di Dio e sappiateci trovare quel significato divino che accoppia la più grande sublimità alle prove più dolorose rapportate a tale sublimità; perché ogni abisso chiama un altro abisso e ogni profondità chiama la sua profondità...
Giunse l'ora della separazione, l'ora della missione di Gesù. Giunse il giorno temuto della partenza da Nazaret.
Gesù mi aveva ampiamente parlato della sua missione e Me l'aveva fatta amare anticipatamente; mi aveva anche parlato dei frutti che ne avrebbe tratto, per Lui e per tutti. Ma fu necessaria la separazione, anche se per brevi periodi...Ci siamo salutati, baciati, e poi Egli partì verso la sua missione di Maestro dell'umanità. Ma il fatto non passò inosservato nel piccolo villaggio, dove Gesù era tanto amato.
Ci furono dimostrazioni di affetto e di benedizioni e, per quanto non sapessero che cosa Gesù andava a fare, era comunque una perdita per quella gente di ristretta mentalità, ma dal cuore generoso.
Ed Io, fra tante manifestazioni, come mi sentivo? Irrompevano in Me mille sentimenti; ma non ritardai di un minuto la sua partenza. Il mio Gesù conosceva quello che lo attendeva dopo la predicazione. Me lo aveva detto tante volte; mi aveva parlato a profusione della perfidia dei farisei e degli altri. E così, lo vidi partire; solo, senza di Me, per compiere il suo mandato. Senza di Me, che lo avevo fatto crescere al calore del mio Cuore. Senza di Me, che lo adoravo come nessuno mai lo potrebbe adorare!
In seguito, l'ho seguito, l'ho incontrato, ma circondato talmente da tanta gente che non mi era possibile vederlo. Ed Egli, vero Figlio di Dio, diede a sua Madre una risposta sublime come la sua sapienza, ma che trapassò questo Cuore materno da parte a parte. Sì, Io lo capivo pienamente, ma non per questo ero risparmiata dalle pene. All'umana parentela, Egli contrapponeva la divina, nella quale Io ero compresa, è vero, ma i commenti degli altri non cessarono di ferirmi.
Al colpo iniziale fece seguito la gioia di vedere la sua grandezza, nel vederlo onorato, venerato ed amato dalla gente, e così, anche questa ferita subito si cicatrizzò.
Percorsi le strade con Lui, estasiata dalla sua sapienza, confortata dai suoi insegnamenti, senza mai essere sazia di ammirarlo e di amarlo.
Poi ci furono i primi attriti con il Sinedrio, accadde il miracolo che suscitò tanto scalpore nella mente di Giuda e dei superbi Sacerdoti. Fu odiato, perseguitato, spiato, istigato. E Io? Io sapevo tutto e da allora, con le mani tese, ho offerto nelle mani del Padre l'olocausto del Figlio mio, la sua consegna, la sua spaventosa e ignominiosa morte. Già sapevo di Giuda, conoscevo già l'albero dal quale si sarebbe ricavato il legno per la croce del Figlio mio.
Non potete immaginare l'intima tragedia che ho vissuto insieme al mio Gesù, perché la Redenzione giungesse a compimento.
Prima ho detto: "Corredentrice"; perché lo fossi non bastavano le solite pene. Ci voleva un'unione intima alla grande sofferenza di Lui, perché tutti gli uomini fossero redenti; così, mentre con Lui andavo da un posto all'altro, ero ogni volta di più al corrente del pianto sconsolato che mio Figlio versava in tante notti insonni, passate in preghiera e meditazione. Si rivelava a Me e metteva alla mia presenza ogni suo stato d'animo; cominciò allora il mio calvario e la mia croce.
Quanti pensieri appesantivano ogni giorno di più i miei dolori di Madre, Madre sua e Madre vostra! Tanti peccati, tutti i peccati! Tanta angoscia, tutte le angosce! Tante spine, tutte le spine! Non era solo Gesù. Egli lo sapeva, lo sentiva; vedeva che sua Madre era in unione continua con Lui. E si affliggeva per questo, e ancora di più, perché la mia sofferenza era per Lui una sofferenza più grande.
Figlio mio, Figlio mio adorato, se questi figli sapessero quel che accadde, allora, fra Te e Me!...
E giunse l'ora dell'olocausto, giunse dopo la dolcezza della Cena di Pasqua. E da allora, ho dovuto di nuovo mescolarmi alla folla; io che l'amavo e lo adoravo in un modo unico, ho dovuto essere allontanata da Lui. Lo capite questo, figli miei?...
Sapevo che Giuda stava facendo i suoi passi da traditore e io non potevo farci niente; sapevo che Gesù aveva versato sangue nell'Orto e nulla ho potuto fare per Lui. E poi lo presero, lo maltrattarono, lo insultarono e, in un modo iniquo, lo condannarono!
Non posso dirvi tutto. Vi dirò solo che il mio Cuore era un tumulto di ansie continue, la sede di continue amarezze e incertezze, un luogo di desolazione, di abbattimento e di sconforto. E le anime che in seguito si sarebbero perse? E tutte le simonie e i tradimenti sacrileghi?
Oh, figli dei miei dolori! Se oggi vi viene concessa la grazia di soffrire per Me, benedite con fervore Colui che vi dà questa sofferenza e sacrificatevi senza timore.
Voi pensate alla mia grandezza, miei amati figli. Vi aiuta a rifletterci; ma ascoltatemi, non pensate a Me, quanto a Lui. Io vorrei, se possibile, essere dimenticata! Tutta la vostra compassione datela a Lui, al mio Gesù, al vostro Gesù, a Gesù, amore vostro e mio.
Così, figlioli, la pena del mio cuore fu una continua spada che trapassava la mia anima e la mia vita da parte a parte. L'ho continuata a sentire fino a quando Gesù venne a consolarmi con la sua Risurrezione, quando quella mia immensa gioia venne a cicatrizzare di colpo tutte quelle ferite che sanguinavano dentro di Me.
"Figlio mio - andavo ripetendo -, perché tanta desolazione? Tua madre è vicino a Te. Non ti basta neppure il mio amore? Quante volte Ti ho consolato in tante tue afflizioni? E ora, perché non può, nemmeno tua Madre, darti alcun sollievo?...O, Padre del mio Gesù, non voglio altro se non ciò che Tu vuoi, e Tu lo sai; ma guarda se tante sofferenze possono ricevere qualche conforto; Te lo chiede la Madre del Figlio tuo".
E sul Calvario ho gridato "Mio Dio, restituisci a quegli occhi che adoro, la luce che in essi hai impresso quel giorno in cui Me lo hai dato! Padre Divino, guarda l'orrore di quel volto santo! Non puoi, Tu almeno, asciugare tutto quel copioso sangue? Oh,Padre del Figlio mio! Oh, Sposo amore mio! Oh, Tu Stesso, Verbo, che hai voluto avere da Me l'Umanità! Siano preghiera quelle braccia aperte al Cielo e alla terra, siano la supplica della sua e mia accettazione!
Guarda, o Dio, come si è ridotto Colui che Tu ami! E' sua Madre che Ti chiede un conforto in così grande tristezza. Fra poco, io resterò senza di Lui,così si compirà interamente la mia promessa, quando con il cuore lo offrii nel tempio; sì, rimarrò sola ma sarà meno pesante il suo dolore se non ascolterò il mio...".
martedì 14 ottobre 2014
Preghiera alla N. S. degli Angeli, Arcola (SP)
Preghiera
O santissima Vergine Maria, o Madonna degli Angeli, deh! da codesto vostro trono di misericordia, rivolgete benigna il vostro sguardo sopra di me indegno vostro servo. Aiutatemi contro le insidie del demonio, impetratemi un perfetto e costante amore al vostro dilettissimo Figlio ed a Voi che siete dopo Lui la mia unica speme.
O mia Regina e Madre deh! fate che in me non venga mai meno un tale amore, ma duri fino alla morte, dopo la quale io sia da Voi condotto alla patria dei Beati. Amen.
(Sette Ave Marie).
A chi visiterà la Chiesa di N. S. degli Angioli in Arcola ed ivi reciterà divotamente la suddetta preghiera con l'aggiunta di sette "Ave Marie" accordiamo l'indulgenza di 100 giorni, da lucrarsi una volta al giorno.
La Spezia, 5 aprile 1949
+ Giuseppe Stella, Vescovo di Luni
domenica 21 settembre 2014
Il matrimonio spirituale con Maria e i 15 gioielli da Lei donati
Questa Regina di entrambi i mondi, dopo lo Sposalizio, apparendogli molto spesso e lasciandolo stupefatto, accrebbe divinamente la sua forza, e lo rinvigorì, affinché desse allo stesso modo coraggio agli altri devoti, per mezzo del Salterio della Madre
di Dio. Una volta Lei gli disse: «Diletto Sposo, da ora in poi non devi mai più considerarmi divisa da te, né separarti dall’affidamento a me, e dal mio servizio: essendo così grande l’unione tra me e te, che, se per mezzo del Santo Sposalizio corporale fossimo stati sposati tante volte, quante donne esistono al mondo, tuttavia non sarei stata a te così stretta e legata come ora, per mezzo dello Sposalizio spirituale, sono unita a te, e questo senza alcuna unione carnale, che è senza valore e che non vale nulla, ma in quella spirituale e del tutto divina. In questo consiste la procreazione verginale e la celeste fecondazione delle anime, che nessuno, sia con la ragione, sia attraverso l’erudizione è abbastanza in grado di comprendere, se non colui che la riceve.
2. Orsù dunque, coraggio, o dilettissimo Sposo, è necessario ormai che, secondo i diritti matrimoniali, siano condivise tra noi tutte le cose.
Perciò voglio comunicarti per diritto del Matrimonio spirituale, le grazie conferite a me.
3. Sappi poi che il Matrimonio corporale è un Sacramento Santo nella Chiesa, in quanto è figura e segno del Matrimonio spirituale tra Cristo e la Chiesa.
4. Poiché dunque ti sposai, per mezzo del Salterio Angelico, come anche Dio Padre mi sposò a sé, per mezzo del medesimo nell’Angelica Salutazione, per la generazione di suo Figlio; così anch’io, Vergine purissima e intemerata, sono stata unita a te, per volere di Dio, in vista del rinnovamento del mondo operato dal (mio) Figlio, per mezzo dei Sacramenti e delle Virtù.
5. Non venga in mente a nessuno, nulla di impuro in questa (unione). Infatti, la generazione spirituale è più pura del sole, più pulita delle stelle, contenendo l’abbraccio della Trinità infinita, e in essa si consuma questo Sposalizio, in quella stessa, nella quale sono tutte le cose, dalla quale vengono tutte le cose, e per mezzo della quale esistono tutte le cose.
6. Gioisci allora e rallegrati, o Sposo, poiché mi hai fatto gioire tante volte, quante volte mi hai salutato nel mio Salterio. Eppure, mentre io ero felice, tu molto spesso eri angosciato, eri tormentato assai pesantemente, eri afflitto molto duramente, ma perché? Avevo stabilito di darti cose dolci, perciò per molti anni, portavo a te cose amare. Orsù gioisci ora. Eccoti, dall’abbondanza dei miei doni, quindici Gioielli in dono, secondo i quindici Gigli del mio Salterio Verginale».
I quindici Gioielli donati dalla Sposa, allo Sposo, il BEATO ALANO.
I. Primo Gioiello: è la remissione finale dei peccati. «Ho ottenuto per te, o Sposo, la remissione di tutti i peccati, per quanto gravi (essi siano): non morirai nella colpa del peccato, ma se commetterai uno sbaglio, in questo mondo sarai punito, poiché molto spesso mi hai salutato con “Ave”: proprio senza colpa». Gli diede questo, perché lui fu per lungo tempo un gran peccatore, ed aveva vissuto irretito in diversi e numerosi tipi di peccati. E ciò fu pure di esempio per gli altri, affinché i peccatori sperino (in Lei).
Allora Maria non ha scelto un innocente, come anche Cristo scelse per il Matrimonio Spirituale una (discepola) piena di gratitudine, la Maddalena, per porre fiducia nel pentimento. E la stessa Maddalena partecipò anche a questo Sposalizio, come auspice del matrimonio e iniziatrice di questo, insieme a sua figlia Caterina Martire, anche lei Sposa di Gesù Cristo.
II. Secondo Gioiello. La Presenza di Maria: “Ecco, perché molto spesso offristi a me “Maria”: che è l’Illuminata (dalla Grazia): “perciò do a te questo chiarore celeste, affinché tu abbia sempre in me una luce presente, e sempre mi avrai e mi vedrai, come tua Assistente e Soccorritrice. E ciò in modo assai più manifesto e più vero, che se mi vedessi con gli occhi e mi toccassi con i sensi del corpo”.
III. Terzo Gioiello. La grazia di ottenere le cose richieste: “Poiché hai offerto molto spesso a me il “Grazia”, per la quale io piacqui a Dio ed ho meritato a vantaggio del mondo, perciò do a te la grazia di ottenere ogni cosa, qualunque cosa, pregando, chiederai nel modo dovuto, e in seguito anche cose più grandi, di quelle che puoi desiderare”. Ed egli sperimentò spesso quella cosa nella vera realtà.
IV. Quarto Gioiello. L’aiuto del Cielo. “Poiché molto spesso hai offerto a me questo giglio del “Piena”, io, in quanto sono ripiena in tutte le mie potenze, le mie opere e le grazie, ecco allora concedo a te che dalla testa fino ai piedi, dentro e fuori, non vi sia in te parte o potenza, che possa non sentire il divino aiuto sia nel momento della gioia, che in quello della tristezza, come in ogni azione”. Ed avvenne proprio così. Sentì profondamente, infatti, spessissimo, in tutte le membra, una certa luce che si insinuava, ed in modo inspiegabile, lo conduceva alla conformità della volontà della Beatissima Trinità.
V. Quinto Gioiello. La Presenza di Dio. “Poiché molto spesso hai offerto a me il giglio, del “Signore”, che è la stessa Beata Trinità, ecco per te ho ottenuto che il Signore Dio sia con te sempre presente”. Da allora vedeva in sé sempre la Beatissima Trinità, che lo assimilava, cosicché non vedeva più se stesso, ma essa. E lì vi sono tre Persone distinte, e l’una è tutta quanta nell’altra, e tutta è all'interno di essa, e qualsiasi cosa si veda in una, tutto si vede anche nell’altra. Ma questa visione non è legata all’immaginazione, e non è materiale, ma è propria della fede, la cui luce è più alta, di quanto lo sia la luce di ogni scienza creata.
Così tuttavia sentiva e vedeva, secondo la propria maggiore o minore disposizione e devozione. Se talvolta, infatti, non era devoto, o era occupato in cose mondane, o era ozioso, la visione spariva per un po’ di tempo, poi pian piano ritornava come prima, non senza prima (aver compiuto opere di) devozione e di penitenza.
VI. Sesto Gioiello. La Presenza dei Santi. “Poiché tu hai offerto a me molto spesso il “Con Te”, per il fatto che fui il Tabernacolo della Santissima Trinità, ecco, io concedo a te, che tu veda dentro di te, e senta tutta la Corte Celeste, anzi anche tutto il mondo, in maniera distinta e chiara”. Ed avviene così. Vede dentro di sé i Santi, le Sante e gli Angeli, secondo il loro nome, verso i quali si volge con singolare devozione. E cosa singolare, sente con l’udito e (vede) una luce che lo illuminava, non senza una gran gioia, tuttavia anche con una gran contrizione.
VII. Settimo Gioiello. Il modo d'esprimersi dei Santi. “Poiché hai offerto a me il “Benedetto”, per il fatto che fu benedetto il mio modo d'esprimermi, ecco, concedo a te anche il modo di parlare mio e dei Santi, in modo che tu oda la nostra lingua”.
E avviene così. Sente in sé quasi sempre qualche parola, o del Padre, o del Figlio, o dello Spirito Santo, oppure di Maria, o dei Santi: né quella voce è legata all’immaginazione, o è materiale, ma di un’altra specie, chiara e distinta, che influisce sulla mente ed istruisce: in natura non conosco una cosa simile a questa.
VIII. Settimo Gioiello. Una certa Onniscienza. “Poiché a me hai offerto spesso il “Tu”, che è la parola di chi espone, riferisce e sostiene, cose queste, che appartengono ai Dottori: esporre, riferire, sostenere le infermità del popolo; perciò, ecco, dono a te la scienza non acquisita con l’ingegno umano, ma concessa dalla mia grazia”. Da allora fu esperto e preparato in ogni scienza divina, morale e umana: né ebbe bisogno di libri per ricercare. Pregando, può trovare di più con la Beata Maria in breve tempo, che trattenendosi per
tutto il giorno in un’ottima Biblioteca. Allo stesso la Beata Vergine rivelò pure le origini e le sottigliezze delle scienze: se gli uomini le conoscessero, disprezzerebbero le scienze umane, per la grandissima imperfezione che esse hanno.
IX. Nono Gioiello. L’Innocenza dalle donne. “Poiché hai offerto a me questo giglio “Tra le donne”, sottinteso Sante: non è una lode, infatti, essere benedetta fra le cattive, perciò, ecco, concedo a te questa grazia, che le donne non ti nuocciano mai, nemmeno minimamente. E poiché hai preso me in Sposa, ti concedo inoltre la presenza, l’aiuto e l’ossequio delle mie Damigelle, cioè tutte le Sante”. Onde molto spesso ho visto Sant’Anna con la figlia Maria, Santa Maddalena, Santa Caterina Vergine e Martire, e quella da Siena, e Agnese, e moltissime altre, non senza gran devozione ed Angelico diletto.
X. Decimo Gioiello. L’Eloquenza. “Poiché molto spesso hai offerto a me il “E benedetto”, che è il Verbo della Sapienza, perciò ecco concedo a te la Benedizione, perché nel tuo parlare e nel discorso tu senta la gloria celeste, e in questa tu veda le grandi cose di Dio. Ciò che, infatti, vedi in tutto te stesso, lo vedrai anche nella parola”. E così vedeva e sentiva. Poiché la SS. Trinità era vista da lui tutta nella stessa totalità, e tutta in qualsiasi parte di essa, ugualmente potente, ugualmente perfetta. A queste cose aggiunse la Beata Vergine: “Avrai questa grazia, affinché, quando preghi o insegni, se vigilerai con la dovuta fede e devozione, tu senta in te Cristo, che dice quelle cose che devi (dire), e (senta) anche me, che rispondo a te sia che pregherai, sia che insegnerai, sia che leggerai”. E avvenne così.
1. Nella parola, infatti, sentiva gioie spessissimo inspiegabili, non con il senso del gusto, ma in altro modo, che non si può esprimere. E questo (accadeva) specialmente dopo l’assunzione della SS. Eucaristia.
2. Questa cosa è straordinaria: spesso sentiva molto percettibilmente proprio un uomo assimilato ed infuso in lui, che aveva la testa nella sua testa e le braccia nelle sue braccia, e così per le altre membra: secondo il detto di Sant’Agostino: Tu non
cambierai me in te, ma tu ti cambierai in me.
3. E quest’uomo, assimilato in lui, proprio faceva ogni cosa, parlare, camminare, ecc., secondo il detto: Non siete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Questo modo è difficile e faticoso, soprattutto quando mancano la devozione ed una grande Fede.
XI. Undicesimo Gioiello. La Presenza di Cristo: “Poiché mi hai offerto il giglio della Verginità, il “Frutto”, che è il Figlio mio, che è dentro ogni frutto dello Spirito Santo, e vuole per sé, tra le prime cose, il cuore e l’anima: infatti col cuore, più che con la carne, ho concepito: a Dio ho offerto (la Verginità), ed ho ricevuto nel cuore Dio, che si vestì della mia carne. Perciò ecco ti concedo nel tuo cuore questa benedizione, perché tu in esso, avverta chiaramente la vita del Figlio mio tutto intero”. E sono avvenute queste cose.
1. Infatti, nel suo cuore sente come un globo, dentro il quale guarda con meraviglia la vita del Signore Gesù, cioè l’Incarnazione, la Passione e la Glorificazione. E in seguito a ciò, il suo cuore è spinto
sia verso la gioia, sia verso la compassione.
2. Allo stesso modo nella profondità del proprio cuore, avverte
chiaramente una luce straordinaria, da cui è meravigliosamente confortato a fare ogni cosa buona, a sopportare le avversità e a respingere i mali dell’ira, dell’accidia e delle rimanenti passioni. 3. Se qualche volta questa luce si ritira, allora subito egli sperimenta di essere incapace in ogni cosa. Il dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo Gioiello, lo Sposo già detto non li ha scritti. Non si conosce la causa: si crede che siano stati tanto segreti e sublimi, che giudicò che non dovessero essere manifestati ai mortali.
{Da "Il Salterio di Maria" del Beato Alano della Rupe}
di Dio. Una volta Lei gli disse: «Diletto Sposo, da ora in poi non devi mai più considerarmi divisa da te, né separarti dall’affidamento a me, e dal mio servizio: essendo così grande l’unione tra me e te, che, se per mezzo del Santo Sposalizio corporale fossimo stati sposati tante volte, quante donne esistono al mondo, tuttavia non sarei stata a te così stretta e legata come ora, per mezzo dello Sposalizio spirituale, sono unita a te, e questo senza alcuna unione carnale, che è senza valore e che non vale nulla, ma in quella spirituale e del tutto divina. In questo consiste la procreazione verginale e la celeste fecondazione delle anime, che nessuno, sia con la ragione, sia attraverso l’erudizione è abbastanza in grado di comprendere, se non colui che la riceve.
2. Orsù dunque, coraggio, o dilettissimo Sposo, è necessario ormai che, secondo i diritti matrimoniali, siano condivise tra noi tutte le cose.
Perciò voglio comunicarti per diritto del Matrimonio spirituale, le grazie conferite a me.
3. Sappi poi che il Matrimonio corporale è un Sacramento Santo nella Chiesa, in quanto è figura e segno del Matrimonio spirituale tra Cristo e la Chiesa.
4. Poiché dunque ti sposai, per mezzo del Salterio Angelico, come anche Dio Padre mi sposò a sé, per mezzo del medesimo nell’Angelica Salutazione, per la generazione di suo Figlio; così anch’io, Vergine purissima e intemerata, sono stata unita a te, per volere di Dio, in vista del rinnovamento del mondo operato dal (mio) Figlio, per mezzo dei Sacramenti e delle Virtù.
5. Non venga in mente a nessuno, nulla di impuro in questa (unione). Infatti, la generazione spirituale è più pura del sole, più pulita delle stelle, contenendo l’abbraccio della Trinità infinita, e in essa si consuma questo Sposalizio, in quella stessa, nella quale sono tutte le cose, dalla quale vengono tutte le cose, e per mezzo della quale esistono tutte le cose.
6. Gioisci allora e rallegrati, o Sposo, poiché mi hai fatto gioire tante volte, quante volte mi hai salutato nel mio Salterio. Eppure, mentre io ero felice, tu molto spesso eri angosciato, eri tormentato assai pesantemente, eri afflitto molto duramente, ma perché? Avevo stabilito di darti cose dolci, perciò per molti anni, portavo a te cose amare. Orsù gioisci ora. Eccoti, dall’abbondanza dei miei doni, quindici Gioielli in dono, secondo i quindici Gigli del mio Salterio Verginale».
I quindici Gioielli donati dalla Sposa, allo Sposo, il BEATO ALANO.
I. Primo Gioiello: è la remissione finale dei peccati. «Ho ottenuto per te, o Sposo, la remissione di tutti i peccati, per quanto gravi (essi siano): non morirai nella colpa del peccato, ma se commetterai uno sbaglio, in questo mondo sarai punito, poiché molto spesso mi hai salutato con “Ave”: proprio senza colpa». Gli diede questo, perché lui fu per lungo tempo un gran peccatore, ed aveva vissuto irretito in diversi e numerosi tipi di peccati. E ciò fu pure di esempio per gli altri, affinché i peccatori sperino (in Lei).
Allora Maria non ha scelto un innocente, come anche Cristo scelse per il Matrimonio Spirituale una (discepola) piena di gratitudine, la Maddalena, per porre fiducia nel pentimento. E la stessa Maddalena partecipò anche a questo Sposalizio, come auspice del matrimonio e iniziatrice di questo, insieme a sua figlia Caterina Martire, anche lei Sposa di Gesù Cristo.
II. Secondo Gioiello. La Presenza di Maria: “Ecco, perché molto spesso offristi a me “Maria”: che è l’Illuminata (dalla Grazia): “perciò do a te questo chiarore celeste, affinché tu abbia sempre in me una luce presente, e sempre mi avrai e mi vedrai, come tua Assistente e Soccorritrice. E ciò in modo assai più manifesto e più vero, che se mi vedessi con gli occhi e mi toccassi con i sensi del corpo”.
III. Terzo Gioiello. La grazia di ottenere le cose richieste: “Poiché hai offerto molto spesso a me il “Grazia”, per la quale io piacqui a Dio ed ho meritato a vantaggio del mondo, perciò do a te la grazia di ottenere ogni cosa, qualunque cosa, pregando, chiederai nel modo dovuto, e in seguito anche cose più grandi, di quelle che puoi desiderare”. Ed egli sperimentò spesso quella cosa nella vera realtà.
IV. Quarto Gioiello. L’aiuto del Cielo. “Poiché molto spesso hai offerto a me questo giglio del “Piena”, io, in quanto sono ripiena in tutte le mie potenze, le mie opere e le grazie, ecco allora concedo a te che dalla testa fino ai piedi, dentro e fuori, non vi sia in te parte o potenza, che possa non sentire il divino aiuto sia nel momento della gioia, che in quello della tristezza, come in ogni azione”. Ed avvenne proprio così. Sentì profondamente, infatti, spessissimo, in tutte le membra, una certa luce che si insinuava, ed in modo inspiegabile, lo conduceva alla conformità della volontà della Beatissima Trinità.
V. Quinto Gioiello. La Presenza di Dio. “Poiché molto spesso hai offerto a me il giglio, del “Signore”, che è la stessa Beata Trinità, ecco per te ho ottenuto che il Signore Dio sia con te sempre presente”. Da allora vedeva in sé sempre la Beatissima Trinità, che lo assimilava, cosicché non vedeva più se stesso, ma essa. E lì vi sono tre Persone distinte, e l’una è tutta quanta nell’altra, e tutta è all'interno di essa, e qualsiasi cosa si veda in una, tutto si vede anche nell’altra. Ma questa visione non è legata all’immaginazione, e non è materiale, ma è propria della fede, la cui luce è più alta, di quanto lo sia la luce di ogni scienza creata.
Così tuttavia sentiva e vedeva, secondo la propria maggiore o minore disposizione e devozione. Se talvolta, infatti, non era devoto, o era occupato in cose mondane, o era ozioso, la visione spariva per un po’ di tempo, poi pian piano ritornava come prima, non senza prima (aver compiuto opere di) devozione e di penitenza.
VI. Sesto Gioiello. La Presenza dei Santi. “Poiché tu hai offerto a me molto spesso il “Con Te”, per il fatto che fui il Tabernacolo della Santissima Trinità, ecco, io concedo a te, che tu veda dentro di te, e senta tutta la Corte Celeste, anzi anche tutto il mondo, in maniera distinta e chiara”. Ed avviene così. Vede dentro di sé i Santi, le Sante e gli Angeli, secondo il loro nome, verso i quali si volge con singolare devozione. E cosa singolare, sente con l’udito e (vede) una luce che lo illuminava, non senza una gran gioia, tuttavia anche con una gran contrizione.
VII. Settimo Gioiello. Il modo d'esprimersi dei Santi. “Poiché hai offerto a me il “Benedetto”, per il fatto che fu benedetto il mio modo d'esprimermi, ecco, concedo a te anche il modo di parlare mio e dei Santi, in modo che tu oda la nostra lingua”.
E avviene così. Sente in sé quasi sempre qualche parola, o del Padre, o del Figlio, o dello Spirito Santo, oppure di Maria, o dei Santi: né quella voce è legata all’immaginazione, o è materiale, ma di un’altra specie, chiara e distinta, che influisce sulla mente ed istruisce: in natura non conosco una cosa simile a questa.
VIII. Settimo Gioiello. Una certa Onniscienza. “Poiché a me hai offerto spesso il “Tu”, che è la parola di chi espone, riferisce e sostiene, cose queste, che appartengono ai Dottori: esporre, riferire, sostenere le infermità del popolo; perciò, ecco, dono a te la scienza non acquisita con l’ingegno umano, ma concessa dalla mia grazia”. Da allora fu esperto e preparato in ogni scienza divina, morale e umana: né ebbe bisogno di libri per ricercare. Pregando, può trovare di più con la Beata Maria in breve tempo, che trattenendosi per
tutto il giorno in un’ottima Biblioteca. Allo stesso la Beata Vergine rivelò pure le origini e le sottigliezze delle scienze: se gli uomini le conoscessero, disprezzerebbero le scienze umane, per la grandissima imperfezione che esse hanno.
IX. Nono Gioiello. L’Innocenza dalle donne. “Poiché hai offerto a me questo giglio “Tra le donne”, sottinteso Sante: non è una lode, infatti, essere benedetta fra le cattive, perciò, ecco, concedo a te questa grazia, che le donne non ti nuocciano mai, nemmeno minimamente. E poiché hai preso me in Sposa, ti concedo inoltre la presenza, l’aiuto e l’ossequio delle mie Damigelle, cioè tutte le Sante”. Onde molto spesso ho visto Sant’Anna con la figlia Maria, Santa Maddalena, Santa Caterina Vergine e Martire, e quella da Siena, e Agnese, e moltissime altre, non senza gran devozione ed Angelico diletto.
X. Decimo Gioiello. L’Eloquenza. “Poiché molto spesso hai offerto a me il “E benedetto”, che è il Verbo della Sapienza, perciò ecco concedo a te la Benedizione, perché nel tuo parlare e nel discorso tu senta la gloria celeste, e in questa tu veda le grandi cose di Dio. Ciò che, infatti, vedi in tutto te stesso, lo vedrai anche nella parola”. E così vedeva e sentiva. Poiché la SS. Trinità era vista da lui tutta nella stessa totalità, e tutta in qualsiasi parte di essa, ugualmente potente, ugualmente perfetta. A queste cose aggiunse la Beata Vergine: “Avrai questa grazia, affinché, quando preghi o insegni, se vigilerai con la dovuta fede e devozione, tu senta in te Cristo, che dice quelle cose che devi (dire), e (senta) anche me, che rispondo a te sia che pregherai, sia che insegnerai, sia che leggerai”. E avvenne così.
1. Nella parola, infatti, sentiva gioie spessissimo inspiegabili, non con il senso del gusto, ma in altro modo, che non si può esprimere. E questo (accadeva) specialmente dopo l’assunzione della SS. Eucaristia.
2. Questa cosa è straordinaria: spesso sentiva molto percettibilmente proprio un uomo assimilato ed infuso in lui, che aveva la testa nella sua testa e le braccia nelle sue braccia, e così per le altre membra: secondo il detto di Sant’Agostino: Tu non
cambierai me in te, ma tu ti cambierai in me.
3. E quest’uomo, assimilato in lui, proprio faceva ogni cosa, parlare, camminare, ecc., secondo il detto: Non siete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Questo modo è difficile e faticoso, soprattutto quando mancano la devozione ed una grande Fede.
XI. Undicesimo Gioiello. La Presenza di Cristo: “Poiché mi hai offerto il giglio della Verginità, il “Frutto”, che è il Figlio mio, che è dentro ogni frutto dello Spirito Santo, e vuole per sé, tra le prime cose, il cuore e l’anima: infatti col cuore, più che con la carne, ho concepito: a Dio ho offerto (la Verginità), ed ho ricevuto nel cuore Dio, che si vestì della mia carne. Perciò ecco ti concedo nel tuo cuore questa benedizione, perché tu in esso, avverta chiaramente la vita del Figlio mio tutto intero”. E sono avvenute queste cose.
1. Infatti, nel suo cuore sente come un globo, dentro il quale guarda con meraviglia la vita del Signore Gesù, cioè l’Incarnazione, la Passione e la Glorificazione. E in seguito a ciò, il suo cuore è spinto
sia verso la gioia, sia verso la compassione.
2. Allo stesso modo nella profondità del proprio cuore, avverte
chiaramente una luce straordinaria, da cui è meravigliosamente confortato a fare ogni cosa buona, a sopportare le avversità e a respingere i mali dell’ira, dell’accidia e delle rimanenti passioni. 3. Se qualche volta questa luce si ritira, allora subito egli sperimenta di essere incapace in ogni cosa. Il dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo Gioiello, lo Sposo già detto non li ha scritti. Non si conosce la causa: si crede che siano stati tanto segreti e sublimi, che giudicò che non dovessero essere manifestati ai mortali.
{Da "Il Salterio di Maria" del Beato Alano della Rupe}
Da "Il Salterio di Maria" del Beato Alano della Rupe
Gli abitanti di Tolosa, (illustrissima città della Gallia, una volta famosa pure per il dominio del Principato), combattevano con grande forza ed autorità l’eresia degli Albigesi, a difesa delle Chiese e delle famiglie.
Essi avrebbero rinunziato piuttosto alla vita che cedere alla malvagità. San Domenico con la sua predicazione (e Dio con i miracoli), aveva divulgato il Salterio in tutta l’Italia e la Spagna già da lungo tempo, con un meraviglioso cambiamento degli animi e dei costumi, come attesta Gregorio IX nella Bolla di Canonizzazione dello stesso, dicendo: Egli trafiggendo i piaceri delle carni e folgorando le menti di pietra degli empi, ogni setta degli eretici tremò e ogni Chiesa di fedeli esultò. Ma mai tuttavia il Beato
Domenico era stato capace di entrare sia nella città che negli animi dei Tolosani.
Perciò, fremente di zelo e di dolore, in una grotta della vicina selva, una volta solo si ritirò per supplicare più intensamente la potenza della Madre di Dio. Aggiunse alle preghiere, digiuni e rigorose mortificazioni del corpo. In queste condizioni, le aveva rivolto un triduo, chiedendo su di sé le pene per le colpe dei Tolosani, e non mancava di battere il suo piccolo corpo con rovi e con pruni, finché privo di forze, cadde privo di sensi.
Al discepolo caduto ed insanguinato, si avvicinò la sua potente Patrona e Regina del Cielo, e col volto, le parole e le carezze, chiamò colui che era privo di sensi, riportandolo in vita. Stavano vicino alla Santa Regina dei Cieli tre altre Regine, che la accompagnavano, simili nel volto e nell’ornamento, ma al di sotto
di lei; anche cinquanta Vergini attorniavano ciascuna di esse, quasi seguendole, tutte di aspetto assai maestoso al di sopra della natura umana, splendenti nei vestiti. San Domenico rimase incantato nel volto.
A lui la Benigna Vergine Madre disse: O Domenico, figlio ed intimo Sposo, poiché hai combattuto fortemente contro i nemici della fede, avendoti Gesù infiammato e avendoti io soccorso, ecco io stessa, che tu invochi, vengo in tuo aiuto. Così disse, e nello stesso tempo le tre Regine, sollevatolo da terra quasi morente, lo portano con gran venerazione a Maria. Essa accoltolo con virginei abbracci, lo baciava con un tenero bacio, e avvicinatolo agli aperti seni del castissimo Petto, lo saziò del suo Latte e lo ristabilì integralmente.
Allora parlò con queste parole. Dal profondo del cuore, o dilettissimo figlio Domenico, sai dirmi bene, quali armi la tre volte Santissima Trinità usò, quando decise di rinnovare tutto il mondo? Ed egli a lei: O ignora del mondo, tu lo sai molto bene: attraverso di Te infatti venne la salvezza nel mondo, ed essendo Tu la propria mediatrice, il mondo è stato rinnovato e redento. E lei sorridendo all’intimo Sposo disse: La Beatissima Trinità per annientare tutti i delitti del mondo, si è scelto tra le armi principali l’Angelica Salutazione, della quale è composto il nostro Salterio, fondamento di tutto il Nuovo Testamento. Perciò se vuoi il frutto che desideri nella predicazione, predica il mio Salterio: ed immediatamente sentirai vivo l’aiuto della tre volte Santissima Trinità. Nello stesso tempo lei aggiunse tale cosa:
Disse: A testimonianza di ciò, ecco, le tre Regine che sono con me, rappresentano la Santissima Trinità.
1. La prima di esse, come vedi, che splende per l’abbigliamento bianchissimo, designa la Potenza del Padre, che manifestò nella Santissima Incarnazione del suo Figlio, nato da me. Anche queste cinquanta Vergini, ugualmente degne di venerazione per lo splendore, designano il primo Giubileo di grazia e di Gloria, la Potenza che è nel Padre e che proviene dal Padre. La seconda Regina rosseggiante per le vesti di porpora, indica la Sapienza del Figlio, la quale nel mondo manifestò la Redenzione nella sua Passione.
Le cinquanta Vergini sue compagne, riconoscibili dall’uguale porpora, ricordano il secondo Giubileo del cinquantesimo anno di grazia e di gloria, che deriva dai meriti di Cristo sofferente. La terza Regina rivestita di stelle rappresenta la Clemenza dello Spirito Santo, ed indica la santificazione del mondo Redento per misericordia; le cinquanta Vergini sue assistenti, scintillanti di stelle dappertutto, promettono il terzo Giubileo di grazia e di gloria, che scorre nello e dallo Spirito Santo.
2. Poi devi sapere che io, come sono la Regina delle tre Regine, così anche sono la Regina dei tre Giubilei, lungo questa vita ed in Patria:
senza dubbio sono la Regina della Legge Naturale, di quella Scritta, e di quella della Grazia, le quali sono eterne per la felicità dei Beati. Questo è il motivo per cui la Beatissima Trinità qua (in questo mondo) mi ha intitolato e conferito un Salterio, con il santo numero di centocinquanta, il quale nella prima cinquantina sull’Incarnazione, rifulge bianchissimo; nella seconda cinquantina sulla Passione del Figlio, rosseggia di porpora; nella terza cinquantina sulla sua Risurrezione e la gloria dei Santi, scintilla di stelle.
3. Orsù dunque, prendi questo Salterio e predicalo costantemente insieme a me. Entra coraggiosamente in città e tra le schiere dei nemici e, dove si riunirà tantissima gente, lodalo e raccomandalo; consiglia l’Orazione e credi: vedrai subito le più grandi meraviglie della potenza divina. Disse e si allontanò al di sopra delle stelle.
1. San Domenico crede alla promessa, obbedisce al comando ed entra nella città di Tolosa; nello stesso tempo ogni bronzo delle campane della principale Chiesa, per un moto divino, risuona nelle alte torri, in un suono diverso dal solito e sconosciuto. Il terrore, l’emozione e lo stupore assalgono gli animi di tutti, come pure il desiderio di sapere cosa fosse quel che udivano e di conoscerne la causa.
Quasi tutta la città va subito alla parrocchia principale, ed ecco appare davanti a tutti, l’assai odiato, l’intrepido e divino predicatore del Salterio, San Domenico, il martellatore dei cuori: viene ascoltato e guardato con ammirazione. Cattura lo stupore, per il suono delle campane più che per la predicazione. Per il fatto successo, l’emozione e la presenza di quello, tutti ugualmente sono timorosi e meravigliati: né ancora si piegava l’ostinazione eretica. Si verificò allora un’intemperie dal cielo, assai forte e spaventosa.
2. Si sviluppano le energie dei cieli, rimbombano i tuoni, i lampi improvvisi uno dopo l’altro balenano, rimbombano i fulmini che si abbattono: la città è sconvolta, tutti gli abitanti per i fragori che si
avvicendano, tremano. Sembra che il terreno venga meno, la terra mescolarsi con il cielo, e le onde con le fiamme. E non è abbastanza: anche la terra come se fosse untuosa, essendosi sollevata, è scossa da un moto sobbalzante; sembra proprio che tutti stiano per essere risucchiati in un’immensa voragine. Neanche le acque mantengono il loro corso, si ritirano e si riversano su ogni cosa; e tutta la forza dei venti, effondendosi con orrendo fragore, digrigna e strepita.
3. Cose enormi e straordinarie, ma più mirabile era che tra tutte queste cose la sola voce di Domenico, che predicava il Salterio, non si abbassava affatto, anzi perveniva perfetta agli orecchi degli ascoltatori. Essa, che vinceva ogni cosa, vinceva anche i cuori eretici. Li scuote, li addolcisce, li trasforma, poi tra le altre cose dice: “Questa è la mano destra dell’Eccelso: è la voce di Dio che è adirato, o cittadini. Date un posto a Dio: sta alla porta del vostro cuore e bussa. E’ Dio, infatti, che folgora e tuona tra le nubi. Atterrisce per correggere, non punisce per uccidere. Tuttavia la punizione sovrasta le teste: se volete, evitate la pena e abbiate timore della pena ultima, quella eterna.
Prendete esempio dagli ostinati crocifissori di Gesù Cristo, che furono atterriti da simili prodigi, e sperate la benevola salvezza da parte di Gesù e della Madre di Gesù. Orsù, domandate tutti alla Vergine Madre del Salvatore, all’Avvocata Madre di misericordia, perché l’amato Figlio non nega nulla all’amata Madre.
Amate la preghiera di entrambi, adoperate il Salterio. Subito dopo Dio, onorate Maria, rigettate con giuramento, l’eresia. E fidatevi: prometto la salvezza, la grazia della Madre di Dio confermerà questa mia promessa e, per volontà di Dio, un’improvvisa quiete ed una tranquilla sicurezza vi libererà da questi tormenti. Credete: vedo qui davanti le centocinquanta Potestà, gli Angeli esecutori della punizione di Dio, mandati da Cristo e dalla Madre Vergine di Cristo dal Cielo contro di voi, per castigarvi delle vostre malvagità”. 4. Durante queste parole del Santo, si sentono le altre rovinose voci delle Blatte, e si odono dei confusi lamenti dei demoni: Guai, guai a noi! Dagli Angeli, per la potenza infinita del Salterio, siamo legati con catene infuocate e, lontano da questo mondo, siamo respinti nell’Inferno, oh infelici. Si sentivano i loro enormi urli, da sembrare che quasi coprissero la voce del Predicatore del Salterio.
L’avrebbero coperta, se Dio non avesse dato un tono assai grande a quella voce.
5. Alla fine un prodigio terribile e meraviglioso si aggiunse a quegli (altri). Per caso nella Chiesa maggiore stava esposta una statua
della Madre di Dio, in un posto elevato e visibile. Essa fu vista da tutti elevare la mano destra distendendola verso il Cielo: per ripetere tre volte degli avvertimenti, come se dicesse: Se non eseguirete i comandi, perirete. San Domenico così, infatti, interpretò subito il gesto della statua dicendo: Non si allontaneranno la punizione e i terribili segni, a meno che, allontanandovi dall’ostinazione, non chiederete col Salterio, la salvezza per mezzo dell’Avvocata di misericordia.
Perciò placate la sua ira con le sacre preghiere del Salterio e lei piegherà a misericordia il braccio
sollevato minacciosamente.
1. Già Dio aveva scosso le fibre del cuore di tutti, e Domenico le aveva trafitte. Avresti potuto vedere tutti disperati a terra, tendere supplichevoli le mani a Dio e alla Madre di Dio, impallidire nel volto, tremare con le braccia, e spaventarsi in tutto il corpo. Avresti potuto sentire i gemiti provenienti dal profondo dei cuori, emettere singhiozzi spezzati, gemere confusamente con urli ed ululati, e risuonare pianti mescolati di uomini e di donne; sono tutti bagnati di lacrime, sono ricoperti da sudice vesti, si percuotono i petti, si gettano nel fango, lacerano le ginocchia e i capelli, tutti insieme invocano la misericordia, proprio come se avessero accompagnato il loro funerale pur vivendo e guardando.
2. San Domenico rivoltosi a questo compassionevole spettacolo, col viso rivolto alla statua della Madre di Dio, si inginocchia supplichevole a terra e prega: O Signora del cielo e della terra, Vergine potente, guarda, ascolta i penitenti supplichevoli, la vergogna del passato e il dolore presente promette cose migliori per il futuro. Deponi l’ira, rinvia le minacce e riponi il braccio nel seno della tua clemenza. L’Amorevole Madre ascoltò, mosse e ripiegò il
braccio della sua statua. E subito i venti, i tuoni, i terremoti e tutte le cose si placarono.
3. I Tolosani che avevano sperimentato quei terrori e pericoli, misero all’unanimità le loro mani e le loro anime nella mano dell’unico Dio e nella guida di San Domenico.
Sopraggiunge la pace e una profonda quiete, come pure l’ammirazione e il mutamento totale degli animi.
Abbandonano i loro errori, sono rigettate le tenebre delle eresie e si apre la luce della fede cattolica.
4. Il giorno dopo, i cittadini di nuovo ripeterono un tale spettacolo. Indossate delle bianche vesti, portano con sé dei ceri accesi nelle mani, e vanno a pregare nella medesima Chiesa del giorno prima.
Per loro, che si erano adunati, San Domenico iniziò l’insegnamento sul Salterio, per il tempo che riteneva sufficiente; allo stesso tempo seguivano i prodigi, che lì erano numerosissimi come anche in seguito, i quali Dio ha voluto operare per mezzo del suo servo.
1. Queste cose accaddero circa tre o quattro anni prima dell’istituzione del Sacro Ordine dei Predicatori. 2. Ed a perpetua memoria del fatto, il Vescovo di Tolosa Fulco, facendo una libera donazione, dette a San Domenico e a suoi Frati la sesta parte delle decime della sua Chiesa in perpetuo. 3. E qui s’iniziarono a porre i primi inizi nel tempo del Sacro Ordine dei Frati Predicatori, nella Chiesa, detta di San Romano, fondata tuttavia e dedicata alla Santissima Trinità e alla Beatissima Vergine Maria. 4. Non solo dell’Ordine, ma anche fu essa il primo punto di partenza del Salterio da diffondere altrove. E anche per questa strada, il Salterio entrò in questo Ordine, e in esso si è tramandato senza interruzione, fino a questo momento.
5. Dalla fondazione di entrambe le cose, sia del Sacro Ordine nella Chiesa, sia del Salterio in quest’Ordine, è evidente, quanto sono grandi le cose, che Dio e la Madre di Dio hanno operato, ed è pubblicamente noto il risultato nel mondo, dovunque si estende il nome cristiano.
Essi avrebbero rinunziato piuttosto alla vita che cedere alla malvagità. San Domenico con la sua predicazione (e Dio con i miracoli), aveva divulgato il Salterio in tutta l’Italia e la Spagna già da lungo tempo, con un meraviglioso cambiamento degli animi e dei costumi, come attesta Gregorio IX nella Bolla di Canonizzazione dello stesso, dicendo: Egli trafiggendo i piaceri delle carni e folgorando le menti di pietra degli empi, ogni setta degli eretici tremò e ogni Chiesa di fedeli esultò. Ma mai tuttavia il Beato
Domenico era stato capace di entrare sia nella città che negli animi dei Tolosani.
Perciò, fremente di zelo e di dolore, in una grotta della vicina selva, una volta solo si ritirò per supplicare più intensamente la potenza della Madre di Dio. Aggiunse alle preghiere, digiuni e rigorose mortificazioni del corpo. In queste condizioni, le aveva rivolto un triduo, chiedendo su di sé le pene per le colpe dei Tolosani, e non mancava di battere il suo piccolo corpo con rovi e con pruni, finché privo di forze, cadde privo di sensi.
Al discepolo caduto ed insanguinato, si avvicinò la sua potente Patrona e Regina del Cielo, e col volto, le parole e le carezze, chiamò colui che era privo di sensi, riportandolo in vita. Stavano vicino alla Santa Regina dei Cieli tre altre Regine, che la accompagnavano, simili nel volto e nell’ornamento, ma al di sotto
di lei; anche cinquanta Vergini attorniavano ciascuna di esse, quasi seguendole, tutte di aspetto assai maestoso al di sopra della natura umana, splendenti nei vestiti. San Domenico rimase incantato nel volto.
A lui la Benigna Vergine Madre disse: O Domenico, figlio ed intimo Sposo, poiché hai combattuto fortemente contro i nemici della fede, avendoti Gesù infiammato e avendoti io soccorso, ecco io stessa, che tu invochi, vengo in tuo aiuto. Così disse, e nello stesso tempo le tre Regine, sollevatolo da terra quasi morente, lo portano con gran venerazione a Maria. Essa accoltolo con virginei abbracci, lo baciava con un tenero bacio, e avvicinatolo agli aperti seni del castissimo Petto, lo saziò del suo Latte e lo ristabilì integralmente.
Allora parlò con queste parole. Dal profondo del cuore, o dilettissimo figlio Domenico, sai dirmi bene, quali armi la tre volte Santissima Trinità usò, quando decise di rinnovare tutto il mondo? Ed egli a lei: O ignora del mondo, tu lo sai molto bene: attraverso di Te infatti venne la salvezza nel mondo, ed essendo Tu la propria mediatrice, il mondo è stato rinnovato e redento. E lei sorridendo all’intimo Sposo disse: La Beatissima Trinità per annientare tutti i delitti del mondo, si è scelto tra le armi principali l’Angelica Salutazione, della quale è composto il nostro Salterio, fondamento di tutto il Nuovo Testamento. Perciò se vuoi il frutto che desideri nella predicazione, predica il mio Salterio: ed immediatamente sentirai vivo l’aiuto della tre volte Santissima Trinità. Nello stesso tempo lei aggiunse tale cosa:
SCHEMA DEL SALTERIO
Disse: A testimonianza di ciò, ecco, le tre Regine che sono con me, rappresentano la Santissima Trinità.
1. La prima di esse, come vedi, che splende per l’abbigliamento bianchissimo, designa la Potenza del Padre, che manifestò nella Santissima Incarnazione del suo Figlio, nato da me. Anche queste cinquanta Vergini, ugualmente degne di venerazione per lo splendore, designano il primo Giubileo di grazia e di Gloria, la Potenza che è nel Padre e che proviene dal Padre. La seconda Regina rosseggiante per le vesti di porpora, indica la Sapienza del Figlio, la quale nel mondo manifestò la Redenzione nella sua Passione.
Le cinquanta Vergini sue compagne, riconoscibili dall’uguale porpora, ricordano il secondo Giubileo del cinquantesimo anno di grazia e di gloria, che deriva dai meriti di Cristo sofferente. La terza Regina rivestita di stelle rappresenta la Clemenza dello Spirito Santo, ed indica la santificazione del mondo Redento per misericordia; le cinquanta Vergini sue assistenti, scintillanti di stelle dappertutto, promettono il terzo Giubileo di grazia e di gloria, che scorre nello e dallo Spirito Santo.
2. Poi devi sapere che io, come sono la Regina delle tre Regine, così anche sono la Regina dei tre Giubilei, lungo questa vita ed in Patria:
senza dubbio sono la Regina della Legge Naturale, di quella Scritta, e di quella della Grazia, le quali sono eterne per la felicità dei Beati. Questo è il motivo per cui la Beatissima Trinità qua (in questo mondo) mi ha intitolato e conferito un Salterio, con il santo numero di centocinquanta, il quale nella prima cinquantina sull’Incarnazione, rifulge bianchissimo; nella seconda cinquantina sulla Passione del Figlio, rosseggia di porpora; nella terza cinquantina sulla sua Risurrezione e la gloria dei Santi, scintilla di stelle.
3. Orsù dunque, prendi questo Salterio e predicalo costantemente insieme a me. Entra coraggiosamente in città e tra le schiere dei nemici e, dove si riunirà tantissima gente, lodalo e raccomandalo; consiglia l’Orazione e credi: vedrai subito le più grandi meraviglie della potenza divina. Disse e si allontanò al di sopra delle stelle.
1. San Domenico crede alla promessa, obbedisce al comando ed entra nella città di Tolosa; nello stesso tempo ogni bronzo delle campane della principale Chiesa, per un moto divino, risuona nelle alte torri, in un suono diverso dal solito e sconosciuto. Il terrore, l’emozione e lo stupore assalgono gli animi di tutti, come pure il desiderio di sapere cosa fosse quel che udivano e di conoscerne la causa.
Quasi tutta la città va subito alla parrocchia principale, ed ecco appare davanti a tutti, l’assai odiato, l’intrepido e divino predicatore del Salterio, San Domenico, il martellatore dei cuori: viene ascoltato e guardato con ammirazione. Cattura lo stupore, per il suono delle campane più che per la predicazione. Per il fatto successo, l’emozione e la presenza di quello, tutti ugualmente sono timorosi e meravigliati: né ancora si piegava l’ostinazione eretica. Si verificò allora un’intemperie dal cielo, assai forte e spaventosa.
2. Si sviluppano le energie dei cieli, rimbombano i tuoni, i lampi improvvisi uno dopo l’altro balenano, rimbombano i fulmini che si abbattono: la città è sconvolta, tutti gli abitanti per i fragori che si
avvicendano, tremano. Sembra che il terreno venga meno, la terra mescolarsi con il cielo, e le onde con le fiamme. E non è abbastanza: anche la terra come se fosse untuosa, essendosi sollevata, è scossa da un moto sobbalzante; sembra proprio che tutti stiano per essere risucchiati in un’immensa voragine. Neanche le acque mantengono il loro corso, si ritirano e si riversano su ogni cosa; e tutta la forza dei venti, effondendosi con orrendo fragore, digrigna e strepita.
3. Cose enormi e straordinarie, ma più mirabile era che tra tutte queste cose la sola voce di Domenico, che predicava il Salterio, non si abbassava affatto, anzi perveniva perfetta agli orecchi degli ascoltatori. Essa, che vinceva ogni cosa, vinceva anche i cuori eretici. Li scuote, li addolcisce, li trasforma, poi tra le altre cose dice: “Questa è la mano destra dell’Eccelso: è la voce di Dio che è adirato, o cittadini. Date un posto a Dio: sta alla porta del vostro cuore e bussa. E’ Dio, infatti, che folgora e tuona tra le nubi. Atterrisce per correggere, non punisce per uccidere. Tuttavia la punizione sovrasta le teste: se volete, evitate la pena e abbiate timore della pena ultima, quella eterna.
Prendete esempio dagli ostinati crocifissori di Gesù Cristo, che furono atterriti da simili prodigi, e sperate la benevola salvezza da parte di Gesù e della Madre di Gesù. Orsù, domandate tutti alla Vergine Madre del Salvatore, all’Avvocata Madre di misericordia, perché l’amato Figlio non nega nulla all’amata Madre.
Amate la preghiera di entrambi, adoperate il Salterio. Subito dopo Dio, onorate Maria, rigettate con giuramento, l’eresia. E fidatevi: prometto la salvezza, la grazia della Madre di Dio confermerà questa mia promessa e, per volontà di Dio, un’improvvisa quiete ed una tranquilla sicurezza vi libererà da questi tormenti. Credete: vedo qui davanti le centocinquanta Potestà, gli Angeli esecutori della punizione di Dio, mandati da Cristo e dalla Madre Vergine di Cristo dal Cielo contro di voi, per castigarvi delle vostre malvagità”. 4. Durante queste parole del Santo, si sentono le altre rovinose voci delle Blatte, e si odono dei confusi lamenti dei demoni: Guai, guai a noi! Dagli Angeli, per la potenza infinita del Salterio, siamo legati con catene infuocate e, lontano da questo mondo, siamo respinti nell’Inferno, oh infelici. Si sentivano i loro enormi urli, da sembrare che quasi coprissero la voce del Predicatore del Salterio.
L’avrebbero coperta, se Dio non avesse dato un tono assai grande a quella voce.
5. Alla fine un prodigio terribile e meraviglioso si aggiunse a quegli (altri). Per caso nella Chiesa maggiore stava esposta una statua
della Madre di Dio, in un posto elevato e visibile. Essa fu vista da tutti elevare la mano destra distendendola verso il Cielo: per ripetere tre volte degli avvertimenti, come se dicesse: Se non eseguirete i comandi, perirete. San Domenico così, infatti, interpretò subito il gesto della statua dicendo: Non si allontaneranno la punizione e i terribili segni, a meno che, allontanandovi dall’ostinazione, non chiederete col Salterio, la salvezza per mezzo dell’Avvocata di misericordia.
Perciò placate la sua ira con le sacre preghiere del Salterio e lei piegherà a misericordia il braccio
sollevato minacciosamente.
1. Già Dio aveva scosso le fibre del cuore di tutti, e Domenico le aveva trafitte. Avresti potuto vedere tutti disperati a terra, tendere supplichevoli le mani a Dio e alla Madre di Dio, impallidire nel volto, tremare con le braccia, e spaventarsi in tutto il corpo. Avresti potuto sentire i gemiti provenienti dal profondo dei cuori, emettere singhiozzi spezzati, gemere confusamente con urli ed ululati, e risuonare pianti mescolati di uomini e di donne; sono tutti bagnati di lacrime, sono ricoperti da sudice vesti, si percuotono i petti, si gettano nel fango, lacerano le ginocchia e i capelli, tutti insieme invocano la misericordia, proprio come se avessero accompagnato il loro funerale pur vivendo e guardando.
2. San Domenico rivoltosi a questo compassionevole spettacolo, col viso rivolto alla statua della Madre di Dio, si inginocchia supplichevole a terra e prega: O Signora del cielo e della terra, Vergine potente, guarda, ascolta i penitenti supplichevoli, la vergogna del passato e il dolore presente promette cose migliori per il futuro. Deponi l’ira, rinvia le minacce e riponi il braccio nel seno della tua clemenza. L’Amorevole Madre ascoltò, mosse e ripiegò il
braccio della sua statua. E subito i venti, i tuoni, i terremoti e tutte le cose si placarono.
3. I Tolosani che avevano sperimentato quei terrori e pericoli, misero all’unanimità le loro mani e le loro anime nella mano dell’unico Dio e nella guida di San Domenico.
Sopraggiunge la pace e una profonda quiete, come pure l’ammirazione e il mutamento totale degli animi.
Abbandonano i loro errori, sono rigettate le tenebre delle eresie e si apre la luce della fede cattolica.
4. Il giorno dopo, i cittadini di nuovo ripeterono un tale spettacolo. Indossate delle bianche vesti, portano con sé dei ceri accesi nelle mani, e vanno a pregare nella medesima Chiesa del giorno prima.
Per loro, che si erano adunati, San Domenico iniziò l’insegnamento sul Salterio, per il tempo che riteneva sufficiente; allo stesso tempo seguivano i prodigi, che lì erano numerosissimi come anche in seguito, i quali Dio ha voluto operare per mezzo del suo servo.
1. Queste cose accaddero circa tre o quattro anni prima dell’istituzione del Sacro Ordine dei Predicatori. 2. Ed a perpetua memoria del fatto, il Vescovo di Tolosa Fulco, facendo una libera donazione, dette a San Domenico e a suoi Frati la sesta parte delle decime della sua Chiesa in perpetuo. 3. E qui s’iniziarono a porre i primi inizi nel tempo del Sacro Ordine dei Frati Predicatori, nella Chiesa, detta di San Romano, fondata tuttavia e dedicata alla Santissima Trinità e alla Beatissima Vergine Maria. 4. Non solo dell’Ordine, ma anche fu essa il primo punto di partenza del Salterio da diffondere altrove. E anche per questa strada, il Salterio entrò in questo Ordine, e in esso si è tramandato senza interruzione, fino a questo momento.
5. Dalla fondazione di entrambe le cose, sia del Sacro Ordine nella Chiesa, sia del Salterio in quest’Ordine, è evidente, quanto sono grandi le cose, che Dio e la Madre di Dio hanno operato, ed è pubblicamente noto il risultato nel mondo, dovunque si estende il nome cristiano.
Da "Il Salterio di Maria" del Beato Alano della Rupe
Uno che pregava il Salterio della Vergine Maria, fu assalito per sette interi anni, a volte con i sensi e altre materialmente, da spaventose tentazioni dei demoni. Ed egli in quasi tutti questi anni, non ebbe nessuna consolazione, neanche una minima. Per misericordia di Dio infine gli apparve la Regina di Clemenza, la quale accompagnata da alcuni Santi, visitandolo di quando in quando, essendo stata abbattuta la tentazione da lei in persona, lo liberò dal pericolo: nello stesso tempo lo allattò dal suo Virgineo Seno. Inoltre lo sposò a sé con un anello formato dai Virginei Capelli della stessa Vergine Maria, e affidò a lui l’incarico di predicare questo Salterio sotto pericolo di una morte inevitabile e la pena di castigo divino.
Spinto da ragioni umane, tuttavia non sono stato capace di credere assai spesso a queste cose. Ma poi sono stato costretto da una forza più alta ed interiore, a ritenere valida questa Rivelazione.
E questo tanto, che non solo credo che essa sia vera:
1. Ma conosco anche la persona.
2. E per mezzo di segni indubitabili conobbi la stessa cosa, non una sola volta soltanto, ma spesso.
3. E confesso che essa è vera; e quanto so e quanto credo, senza alcuna falsità giuro che queste cose sono vere davanti a tutto il mondo. Augurandomi piuttosto di morire piamente in ogni ora di morte corporale, da parte del Signore Nostro Gesù Cristo, che sbagliarmi o di essere in errore su ciò che ho detto. Mi creda chi volesse: chi poi non vuole, lascio ciascuno libero nel Signore. Molto spesso ho predicato e insegnato queste cose.
4. E non io soltanto so questo di quella persona, ma moltissime persone in maniera certa vennero a conoscere quella Rivelazione non umana, ma solo di Dio. Affinché abbia il coraggio di dire con più franchezza queste cose che ho detto. In verità poiché questa persona vive ancora, non posso manifestarla espressamente per i pericoli della vanagloria, della mutabilità del mondo, ma anche della sofferenza. Tali cose, infatti, devono essere nascoste in vita ed essere lodate dopo la morte.
Ma un dubbio tuttavia potrà essere preso in considerazione: in che modo poté bere il latte così tanto glorioso della Vergine Maria? Perché così passò in corruzione e nella digestione naturale.
Rispondo:
1. Questa è una cosa futile. In questo modo, infatti, bevette il latte della Vergine e proprio dal Seno della Vergine Maria; e certamente il Seno nella bocca di colui che suggeva, produsse qualcosa di alquanto reale e corporale per un po’ di tempo. Come la luce nell’aria è causata, rimanendo sempre la luce all’interno del sole. Ignoro quale di queste due cose accade. Quella stessa persona conobbe questa cosa, che è stata dolcissima, purissima e si riversò nella sua bocca e si diffuse col massimo gaudio per tutte le membra del corpo stesso sia nell’essenza sia nell’esteriorità.
2. Neanche è impossibile, che la Santissima Vergine Maria anche ora abbia il latte e lo offra ad altri, non essendo il latte dell’essenza del corpo glorioso, ma un aspetto secondario.
Così è anche quella sostanza, che sazierà le viscere dei Santi, affinché non siano vuoti, secondo San Tommaso (4 dist. 44).
3. Anzi sarebbe strano a dirsi che il Seno della Beata Vergine sia più impotente di quanto lo siano i seni delle donne mortali, le quali hanno e generano in sé il latte dall’interno del corpo e che perciò lo possono trasmettere. Quanto a me non voglio così qui obbligare o chiudere la via della divina potenza.
4. Perché se non c’è vero latte nei Seni di Maria Madre di Dio (cosa che è difficile a dirsi), per lo meno ivi c’è una certa meravigliosa sostanza, che è completa come il latte; di conseguenza, in qualche modo per divina potenza viene creata, e all’esterno la sostanza di diversa natura è mutata a somiglianza del latte; 5. poiché se non ci fu latte o altra sostanza al posto del latte (questo non si può proprio dire), non si potrà vietare certo la Vergine Maria della possibilità di dare il suo latte: e si creda almeno che tale Sposo abbia ricevuto il latte della Gloriosa Vergine, in qualche maniera detta sopra, se non per il genere della sostanza, per lo meno per il suo essere nell’abbondanza.
Ma ignoro in quale modo straordinario ciò è avvenuto:
1. Infatti, conosciamo appena a fatica le cose che sono sulla terra: chi comprenderà poi le cose che stanno nel Cielo?, dice il libro della Sapienza al cap.9. Nessuno infatti conosce le cose che sono, e qual è la gloria dei Beati, se non lo Spirito di Dio e colui al quale il Signore avrà voluto rivelarlo.
2. In seguito abbiamo appreso che San Bernardo succhiò dai Seni di Maria Vergine.
3. E poi il latte di Maria Vergine si trova sulla terra, tra le altre reliquie, in molte chiese.
4. Ed in maniera uguale Santa Caterina da Siena ha bevuto abbondantemente dalla fonte del Fianco di Cristo;
5. ed alcuni Santi hanno anche bevuto dalle SS. Piaghe di Cristo, tanto che furono raggianti essendo attirati, con indicibili gioie, fino all’ebbrezza dello Spirito; chi poi oserebbe affermare che queste cose sono state mere e vane fantasie, soprattutto quando, secondo i Teologi, la Chiesa rifiuta e condanna le cose fantastiche, così come quelle che soggiacciono al potere del demonio?
Si presenta un altro dubbio sui Capelli della Beata Vergine Maria. In che modo ella ha potuto privarsi dei Capelli, quando i Capelli sono appropriati al decoro e alla gloria di lei?
Rispondo:
1. come i Capelli, per divina potenza, furono in maniera accurata la bellezza per la Vergine Maria, così già da lungo tempo in qualche luogo nel mondo sono stati conservati. Dove mai essi fossero tenuti, dalla tal persona non ho saputo.
2. Crediamo tuttavia fermamente che Maria Vergine ora Assunta nel corpo, abbia Capelli sia verissimi che bellissimi, i quali non sono della sostanza del corpo glorioso, ma soltanto per decoro. Perciò possono essere tolti senza impoverire la gloria della Beatissima Vergine.
3. Si deve credere anche che se il corpo glorioso ha la possibilità di portare i Capelli, ne avrà anche una più grande di produrre Capelli da sé, e più potentemente di qualunque corpo naturale.
É straordinario poi il fatto dell’Anello. Poiché è senza dubbio giudicato ottimamente da alcuni, ma sembra una cosa molto rara. La cosa è più meravigliosa di tutte le cose sopra dette.
Ivi perciò in qualche modo è visibile una certa profondità della gloria:
1. E quanto a me, ho toccato questo Anello, non senza una grande gioia, non umana, ma di gran lunga maggiore;
2. Mi creda, chi vuole, poiché affermo questo con un giuramento.
Se poi non volessero, che m’importa? Queste cose che dico, non posso e non voglio provarle diversamente da come affermo. Tuttavia sono venuto a conoscenza di moltissimi segni che destano ugualmente stupore.
3. Posto anche il caso che le cose che racconto in questo modo siano totalmente false (cosa che non credo in nessun modo), nondimeno tuttavia rimane e resta ferma la dignità e la verità del Salterio della Vergine Maria, dai capitoli fin qui detti e da esporre in seguito.
Tuttavia dirò una cosa sola:
1. Che l’uomo carnale non conosce le cose che sono di Dio, e quelle dello Spirito: lo afferma la Parola di Dio, e nessuno conosce questi doni, se non colui che li riceve.
2. Anzi, coloro che le ricevettero, allontanandosi la luce della Rivelazione, a stento un giorno possono credere alle cose rivelate. Così il Profeta Geremia, sopraggiungendo lo Spirito di Dio e rivelando a lui nuovi misteri, egli credette e li annunziò. Ma ad un certo punto abbandonandolo la luce della divina Rivelazione, parlò in modo umano: Mi hai sedotto Signore, e io mi sono lasciato sedurre (cap.20).
3. Perciò, benché queste cose possono essere credute, non possono tuttavia essere apprese per mezzo della scienza umana, e molto meno con la sapienza diabolica. La ragione di ciò, secondo San Tommaso, è che la luce della divina Rivelazione supera l’intera luce della conoscenza naturale. È, infatti, proprio così riguardo a ciò nel Salmo 35: Nella tua luce vedremo la luce. Quindi coloro che sono privi di tale luce, giudicheranno in merito alle Rivelazioni divine, come i ciechi riguardo i colori. E perciò uomini anche buoni e devoti, privati di tale luce, possono errare sui giudizi delle celesti rivelazioni, come spesso si è saputo. A meno che al posto della luce non abbiano segni o prodigi o miracoli evidenti.
4. Ma già non mancano esempi di Santi Sposi di Cristo con l’Anello dell’impegno. San Caterina Martire ottenne da Cristo l’Anello dello sposalizio, e allo stesso modo Santa Caterina da Siena, il cui cuore in qualche modo straordinario, noto a Dio solo, fu mutato nel Cuore di Cristo. Di queste cose in ugual misura si potrebbe dubitare circa la materia e di quale sostanza fossero stati.
Pertanto le sottigliezze di tal genere si appoggiano alla sola umana prudenza e alla scienza:
1. Come se Dio, nel cui potere sono state poste tutte le cose, non potesse fare ciò che per natura non può avvenire. Questa è un’eresia, poiché i miracoli trascendono tutta la natura creata.
2. Circa queste cose essi lo gettano in errore, perché devono di conseguenza negare che i miracoli ci sono: al contrario di ciò che dicono la fede della Chiesa e l’esperienza, di cui, da parte mia, sono sicurissimo.
3. La Chiesa lo manifesta anche nella preghiera di Colletta, nella quale dice: Dio, che conosci la tua Chiesa concedi sempre di splendere con i miracoli ecc.
4. È un miracolo la conversione dei peccatori, in quanto tra i più grandi miracoli di Dio si annovera San Tommaso, e pure Sant’Agostino. Così anche la transustanziazione della SS. Eucaristia fu sempre considerata essere il Sommo Miracolo di Dio, poiché senza dubbio, senza paragone, è più importante di qualunque Rivelazione. Colui che dunque opera tali cose, non c’è ragione perché non possa essere capace di compiere cose minori. Perciò coloro che così dubitano, ammettano che, per quanto le Rivelazioni divine possono essere ritenute vere, tuttavia in nessun modo possono essere dimostrate, se non a quelli che hanno la stessa luce della Rivelazione.
[...]
I. Il Clementissimo Dio d’ogni Misericordia e Dio d’ogni consolazione, dall’abbondanza della sua indulgentissima pietà ed eterna carità, si è degnato di rivelare il Salterio di Cristo e di Maria, già a lungo sepolto nella incurante dimenticanza degli uomini, ad un Padre, Frate dell’Ordine dei Predicatori. 1. Per mezzo di lui, con l’aiuto della grazia di Dio, sono stati compiuti inauditi e innumerevoli prodigi; questo Frate Predicatore era particolarmente devoto nel Salterio a Dio e alla Madre di Dio. 2. Il detto Padre anche, prima di pervenire per vocazione divina, a quella grazia di straordinaria predicazione, per lungo tempo fu solito offrire il Salterio di Maria, in un’assidua devozione quotidiana a Dio, attraverso l’Avvocata Maria, Madre di Dio; per cui liberato dalle tentazioni del diavolo, della carne e del mondo, e immune da esse, trascorreva una vita sicura con Dio nell’Istituto della sua vocazione.
E certamente fu liberato da alcune tentazioni; ma dalla grandissima importuna molestia d’altre tentazioni e da lotte assai crudeli fu tanto afflitto, e dovette combattere. 3. Infatti Dio così permettendo (come solo lui poteva farlo uscire fuori dalla tentazione: cosa che la Chiesa conosce per esperienza, e anche oggi soffre), ecco che fu tentato per sette anni interi assai crudelmente dal diavolo, fu battuto dalle sferze, e ricevette duramente percosse con fruste.
A tal punto furono dunque parecchio crudeli quelle sferze, da torturargli abbastanza spesso la vita, o spingerlo alla disperazione, se la benigna Vergine di Dio, impietositasi, non avesse così portato all’afflitto di tanto in tanto soccorso e rimedio. 4. E poiché assai largamente, per la così gran forza occulta proprio da parte dell’impetuoso torturatore, molto spesso era agitato furiosamente dallo spirito della disperazione, a darsi la morte violentemente, apportandola con le proprie mani, o spargendo l’anima e il sangue con un coltello, o rinunziando alla vita con qualsiasi altro genere di morte. Una volta stava in una lucida disperazione dell’anima, nella Chiesa del suo Sacro Ordine, quando Santa Maria lo salvò, apparendogli visibilmente all’improvviso, dissipando la tentazione. 5. Già, infatti, ahimè, la mano tesa del tentato, avendo estratto il coltello, sebbene non aveva la piena volontà, piegò il braccio e con la lama affilata, scagliò alla propria gola un colpo così deciso e certo per la morte, che di certo avrebbe causato, senza alcun indugio o dubbio il taglio della gola, che aveva recisa: ma si avvicinò, misericordiosissima, la salvatrice Maria, e con un colpo deciso, in soccorso a lui, afferra il suo braccio, non gli permette di farlo, dà uno schiaffo al disperato, e dice: Che fai, o misero? Se tu avessi richiesto il mio aiuto, come hai fatto altre volte, non saresti incorso in così grande pericolo. Detto questo svanì, ed il misero rimase da solo.
II. 1. Dopo un po’ di tempo egli, fu colpito da una gravissima ed incurabile infermità del corpo, cosicché, tutti coloro che lo conoscevano, credevano che egli fosse sicuramente il prossimo figlio della morte.
2. Uscito dalla Chiesa, entra nella cella, dove di nuovo da ogni parte era agitato dai demoni, turbato nella coscienza, gravato da una nuova malattia, e giaceva miseramente in ardentissimi gemiti, mentre pregava in questo modo ed invocava la Vergine Maria:
Me misero, figlio della morte. Ahi! Che farò, sfortunato? Le cose celesti mi sono avverse: per me il cielo è di ferro. Le cose infernali mi tormentano; le cose umane mi abbandonano. Non so che pensare, che dire, dove volgermi. Speravo, o Maria soccorritrice, che io, oh misero!, sarei stato più forte e più sicuro col tuo aiuto: ed ecco, oh dolore!, sono caduto in una maledizione più pesante. Ahimè! Per quale ragione sono nato? Perché infelice ho visto questa luce? Perché sono entrato in questa Religione, anche possedendola? Perché mi ha comportato un così lungo e duro servizio della vocazione? Dov’è, per favore, la verità di colui che dice: Il mio giogo è soave, e il mio carico leggero? Dove è la verità, che Lui non permette a noi di essere tentati al di là di quanto possiamo? Veramente, dando a Dio la riverenza e anche offendendola, preferirei piuttosto non esistere, o essere stato un sasso, che trascorrere così i giorni della mia vita. Così egli concluse supplicando come Giobbe e Geremia: e incerto si chiedeva se abbandonare per il resto della sua vita il servizio del Signore intrapreso, o continuarlo.
III. A lui che vacilla nella decisione, ecco all'improvviso, viene in soccorso la Santa delle Sante.
1. Mentre egli, infatti, si dibatteva tra gli stati d’animo, ed era incline all’una o all’altra cosa, quasi a metà della notte tempestosa, tra la decima e l’undicesima ora, nella cella ove lui giaceva, rifulse lo splendore di Dio con una luce improvvisa, ed in essa apparve maestosa la Beatissima Vergine Maria, che lo salutò dolcissimamente.
2. Dopo molti santi colloqui la Vergine cosparse del suo Latte purissimo le moltissime ferite mortali dei demoni, e subito le guarì del tutto.
3. Nello stesso tempo, alla presenza del Signore Gesù Cristo e di molti Santi, che stavano intorno, sposò questo suo servo, e gli dette l’anello della sua Verginità, fatto accuratamente dei Virginei capelli della stessa Maria. E’ inspiegabile ed inestimabile quest’anello di gloria, che porta infilato al dito, (con il quale) si sposa in modo così mirabile, senza essere visto da nessuno. Egli poi sente profondamente, per mezzo di esso, indubitabili aiuti contro ogni tentazione diabolica.
4. Allo stesso modo, la Benedetta Vergine Madre di Dio gli appende al collo, mettendogliela addosso, una Catena intrecciata di Capelli Virginei, sulla quale stavano attaccate centocinquanta pietre preziose, e (inframmezzate da altre) quindici, secondo il numero del suo Salterio.
5. Dopo aver esposto tutte queste cose, Lei gli dice che fa così, in modo spirituale e invisibile, a coloro che recitano devotamente
il suo Salterio. Il medesimo numero di gemme è contenuto anche nell’anello, ma in forma minore. 6. Dopo queste cose, la medesima soavissima Signora gli dà un bacio, e gli dà anche da succhiare i Virginei Seni.
Succhiando egli avidamente da essi, gli sembrava di essersi ristorato in tutte le membra e forze, e di essere trasportato al Cielo. E abbastanza spesso, poi, la benigna Madre gli donò la medesima grazia dell’allattamento.
Spinto da ragioni umane, tuttavia non sono stato capace di credere assai spesso a queste cose. Ma poi sono stato costretto da una forza più alta ed interiore, a ritenere valida questa Rivelazione.
E questo tanto, che non solo credo che essa sia vera:
1. Ma conosco anche la persona.
2. E per mezzo di segni indubitabili conobbi la stessa cosa, non una sola volta soltanto, ma spesso.
3. E confesso che essa è vera; e quanto so e quanto credo, senza alcuna falsità giuro che queste cose sono vere davanti a tutto il mondo. Augurandomi piuttosto di morire piamente in ogni ora di morte corporale, da parte del Signore Nostro Gesù Cristo, che sbagliarmi o di essere in errore su ciò che ho detto. Mi creda chi volesse: chi poi non vuole, lascio ciascuno libero nel Signore. Molto spesso ho predicato e insegnato queste cose.
4. E non io soltanto so questo di quella persona, ma moltissime persone in maniera certa vennero a conoscere quella Rivelazione non umana, ma solo di Dio. Affinché abbia il coraggio di dire con più franchezza queste cose che ho detto. In verità poiché questa persona vive ancora, non posso manifestarla espressamente per i pericoli della vanagloria, della mutabilità del mondo, ma anche della sofferenza. Tali cose, infatti, devono essere nascoste in vita ed essere lodate dopo la morte.
Ma un dubbio tuttavia potrà essere preso in considerazione: in che modo poté bere il latte così tanto glorioso della Vergine Maria? Perché così passò in corruzione e nella digestione naturale.
Rispondo:
1. Questa è una cosa futile. In questo modo, infatti, bevette il latte della Vergine e proprio dal Seno della Vergine Maria; e certamente il Seno nella bocca di colui che suggeva, produsse qualcosa di alquanto reale e corporale per un po’ di tempo. Come la luce nell’aria è causata, rimanendo sempre la luce all’interno del sole. Ignoro quale di queste due cose accade. Quella stessa persona conobbe questa cosa, che è stata dolcissima, purissima e si riversò nella sua bocca e si diffuse col massimo gaudio per tutte le membra del corpo stesso sia nell’essenza sia nell’esteriorità.
2. Neanche è impossibile, che la Santissima Vergine Maria anche ora abbia il latte e lo offra ad altri, non essendo il latte dell’essenza del corpo glorioso, ma un aspetto secondario.
Così è anche quella sostanza, che sazierà le viscere dei Santi, affinché non siano vuoti, secondo San Tommaso (4 dist. 44).
3. Anzi sarebbe strano a dirsi che il Seno della Beata Vergine sia più impotente di quanto lo siano i seni delle donne mortali, le quali hanno e generano in sé il latte dall’interno del corpo e che perciò lo possono trasmettere. Quanto a me non voglio così qui obbligare o chiudere la via della divina potenza.
4. Perché se non c’è vero latte nei Seni di Maria Madre di Dio (cosa che è difficile a dirsi), per lo meno ivi c’è una certa meravigliosa sostanza, che è completa come il latte; di conseguenza, in qualche modo per divina potenza viene creata, e all’esterno la sostanza di diversa natura è mutata a somiglianza del latte; 5. poiché se non ci fu latte o altra sostanza al posto del latte (questo non si può proprio dire), non si potrà vietare certo la Vergine Maria della possibilità di dare il suo latte: e si creda almeno che tale Sposo abbia ricevuto il latte della Gloriosa Vergine, in qualche maniera detta sopra, se non per il genere della sostanza, per lo meno per il suo essere nell’abbondanza.
Ma ignoro in quale modo straordinario ciò è avvenuto:
1. Infatti, conosciamo appena a fatica le cose che sono sulla terra: chi comprenderà poi le cose che stanno nel Cielo?, dice il libro della Sapienza al cap.9. Nessuno infatti conosce le cose che sono, e qual è la gloria dei Beati, se non lo Spirito di Dio e colui al quale il Signore avrà voluto rivelarlo.
2. In seguito abbiamo appreso che San Bernardo succhiò dai Seni di Maria Vergine.
3. E poi il latte di Maria Vergine si trova sulla terra, tra le altre reliquie, in molte chiese.
4. Ed in maniera uguale Santa Caterina da Siena ha bevuto abbondantemente dalla fonte del Fianco di Cristo;
5. ed alcuni Santi hanno anche bevuto dalle SS. Piaghe di Cristo, tanto che furono raggianti essendo attirati, con indicibili gioie, fino all’ebbrezza dello Spirito; chi poi oserebbe affermare che queste cose sono state mere e vane fantasie, soprattutto quando, secondo i Teologi, la Chiesa rifiuta e condanna le cose fantastiche, così come quelle che soggiacciono al potere del demonio?
Si presenta un altro dubbio sui Capelli della Beata Vergine Maria. In che modo ella ha potuto privarsi dei Capelli, quando i Capelli sono appropriati al decoro e alla gloria di lei?
Rispondo:
1. come i Capelli, per divina potenza, furono in maniera accurata la bellezza per la Vergine Maria, così già da lungo tempo in qualche luogo nel mondo sono stati conservati. Dove mai essi fossero tenuti, dalla tal persona non ho saputo.
2. Crediamo tuttavia fermamente che Maria Vergine ora Assunta nel corpo, abbia Capelli sia verissimi che bellissimi, i quali non sono della sostanza del corpo glorioso, ma soltanto per decoro. Perciò possono essere tolti senza impoverire la gloria della Beatissima Vergine.
3. Si deve credere anche che se il corpo glorioso ha la possibilità di portare i Capelli, ne avrà anche una più grande di produrre Capelli da sé, e più potentemente di qualunque corpo naturale.
É straordinario poi il fatto dell’Anello. Poiché è senza dubbio giudicato ottimamente da alcuni, ma sembra una cosa molto rara. La cosa è più meravigliosa di tutte le cose sopra dette.
Ivi perciò in qualche modo è visibile una certa profondità della gloria:
1. E quanto a me, ho toccato questo Anello, non senza una grande gioia, non umana, ma di gran lunga maggiore;
2. Mi creda, chi vuole, poiché affermo questo con un giuramento.
Se poi non volessero, che m’importa? Queste cose che dico, non posso e non voglio provarle diversamente da come affermo. Tuttavia sono venuto a conoscenza di moltissimi segni che destano ugualmente stupore.
3. Posto anche il caso che le cose che racconto in questo modo siano totalmente false (cosa che non credo in nessun modo), nondimeno tuttavia rimane e resta ferma la dignità e la verità del Salterio della Vergine Maria, dai capitoli fin qui detti e da esporre in seguito.
Tuttavia dirò una cosa sola:
1. Che l’uomo carnale non conosce le cose che sono di Dio, e quelle dello Spirito: lo afferma la Parola di Dio, e nessuno conosce questi doni, se non colui che li riceve.
2. Anzi, coloro che le ricevettero, allontanandosi la luce della Rivelazione, a stento un giorno possono credere alle cose rivelate. Così il Profeta Geremia, sopraggiungendo lo Spirito di Dio e rivelando a lui nuovi misteri, egli credette e li annunziò. Ma ad un certo punto abbandonandolo la luce della divina Rivelazione, parlò in modo umano: Mi hai sedotto Signore, e io mi sono lasciato sedurre (cap.20).
3. Perciò, benché queste cose possono essere credute, non possono tuttavia essere apprese per mezzo della scienza umana, e molto meno con la sapienza diabolica. La ragione di ciò, secondo San Tommaso, è che la luce della divina Rivelazione supera l’intera luce della conoscenza naturale. È, infatti, proprio così riguardo a ciò nel Salmo 35: Nella tua luce vedremo la luce. Quindi coloro che sono privi di tale luce, giudicheranno in merito alle Rivelazioni divine, come i ciechi riguardo i colori. E perciò uomini anche buoni e devoti, privati di tale luce, possono errare sui giudizi delle celesti rivelazioni, come spesso si è saputo. A meno che al posto della luce non abbiano segni o prodigi o miracoli evidenti.
4. Ma già non mancano esempi di Santi Sposi di Cristo con l’Anello dell’impegno. San Caterina Martire ottenne da Cristo l’Anello dello sposalizio, e allo stesso modo Santa Caterina da Siena, il cui cuore in qualche modo straordinario, noto a Dio solo, fu mutato nel Cuore di Cristo. Di queste cose in ugual misura si potrebbe dubitare circa la materia e di quale sostanza fossero stati.
Pertanto le sottigliezze di tal genere si appoggiano alla sola umana prudenza e alla scienza:
1. Come se Dio, nel cui potere sono state poste tutte le cose, non potesse fare ciò che per natura non può avvenire. Questa è un’eresia, poiché i miracoli trascendono tutta la natura creata.
2. Circa queste cose essi lo gettano in errore, perché devono di conseguenza negare che i miracoli ci sono: al contrario di ciò che dicono la fede della Chiesa e l’esperienza, di cui, da parte mia, sono sicurissimo.
3. La Chiesa lo manifesta anche nella preghiera di Colletta, nella quale dice: Dio, che conosci la tua Chiesa concedi sempre di splendere con i miracoli ecc.
4. È un miracolo la conversione dei peccatori, in quanto tra i più grandi miracoli di Dio si annovera San Tommaso, e pure Sant’Agostino. Così anche la transustanziazione della SS. Eucaristia fu sempre considerata essere il Sommo Miracolo di Dio, poiché senza dubbio, senza paragone, è più importante di qualunque Rivelazione. Colui che dunque opera tali cose, non c’è ragione perché non possa essere capace di compiere cose minori. Perciò coloro che così dubitano, ammettano che, per quanto le Rivelazioni divine possono essere ritenute vere, tuttavia in nessun modo possono essere dimostrate, se non a quelli che hanno la stessa luce della Rivelazione.
[...]
I. Il Clementissimo Dio d’ogni Misericordia e Dio d’ogni consolazione, dall’abbondanza della sua indulgentissima pietà ed eterna carità, si è degnato di rivelare il Salterio di Cristo e di Maria, già a lungo sepolto nella incurante dimenticanza degli uomini, ad un Padre, Frate dell’Ordine dei Predicatori. 1. Per mezzo di lui, con l’aiuto della grazia di Dio, sono stati compiuti inauditi e innumerevoli prodigi; questo Frate Predicatore era particolarmente devoto nel Salterio a Dio e alla Madre di Dio. 2. Il detto Padre anche, prima di pervenire per vocazione divina, a quella grazia di straordinaria predicazione, per lungo tempo fu solito offrire il Salterio di Maria, in un’assidua devozione quotidiana a Dio, attraverso l’Avvocata Maria, Madre di Dio; per cui liberato dalle tentazioni del diavolo, della carne e del mondo, e immune da esse, trascorreva una vita sicura con Dio nell’Istituto della sua vocazione.
E certamente fu liberato da alcune tentazioni; ma dalla grandissima importuna molestia d’altre tentazioni e da lotte assai crudeli fu tanto afflitto, e dovette combattere. 3. Infatti Dio così permettendo (come solo lui poteva farlo uscire fuori dalla tentazione: cosa che la Chiesa conosce per esperienza, e anche oggi soffre), ecco che fu tentato per sette anni interi assai crudelmente dal diavolo, fu battuto dalle sferze, e ricevette duramente percosse con fruste.
A tal punto furono dunque parecchio crudeli quelle sferze, da torturargli abbastanza spesso la vita, o spingerlo alla disperazione, se la benigna Vergine di Dio, impietositasi, non avesse così portato all’afflitto di tanto in tanto soccorso e rimedio. 4. E poiché assai largamente, per la così gran forza occulta proprio da parte dell’impetuoso torturatore, molto spesso era agitato furiosamente dallo spirito della disperazione, a darsi la morte violentemente, apportandola con le proprie mani, o spargendo l’anima e il sangue con un coltello, o rinunziando alla vita con qualsiasi altro genere di morte. Una volta stava in una lucida disperazione dell’anima, nella Chiesa del suo Sacro Ordine, quando Santa Maria lo salvò, apparendogli visibilmente all’improvviso, dissipando la tentazione. 5. Già, infatti, ahimè, la mano tesa del tentato, avendo estratto il coltello, sebbene non aveva la piena volontà, piegò il braccio e con la lama affilata, scagliò alla propria gola un colpo così deciso e certo per la morte, che di certo avrebbe causato, senza alcun indugio o dubbio il taglio della gola, che aveva recisa: ma si avvicinò, misericordiosissima, la salvatrice Maria, e con un colpo deciso, in soccorso a lui, afferra il suo braccio, non gli permette di farlo, dà uno schiaffo al disperato, e dice: Che fai, o misero? Se tu avessi richiesto il mio aiuto, come hai fatto altre volte, non saresti incorso in così grande pericolo. Detto questo svanì, ed il misero rimase da solo.
II. 1. Dopo un po’ di tempo egli, fu colpito da una gravissima ed incurabile infermità del corpo, cosicché, tutti coloro che lo conoscevano, credevano che egli fosse sicuramente il prossimo figlio della morte.
2. Uscito dalla Chiesa, entra nella cella, dove di nuovo da ogni parte era agitato dai demoni, turbato nella coscienza, gravato da una nuova malattia, e giaceva miseramente in ardentissimi gemiti, mentre pregava in questo modo ed invocava la Vergine Maria:
Me misero, figlio della morte. Ahi! Che farò, sfortunato? Le cose celesti mi sono avverse: per me il cielo è di ferro. Le cose infernali mi tormentano; le cose umane mi abbandonano. Non so che pensare, che dire, dove volgermi. Speravo, o Maria soccorritrice, che io, oh misero!, sarei stato più forte e più sicuro col tuo aiuto: ed ecco, oh dolore!, sono caduto in una maledizione più pesante. Ahimè! Per quale ragione sono nato? Perché infelice ho visto questa luce? Perché sono entrato in questa Religione, anche possedendola? Perché mi ha comportato un così lungo e duro servizio della vocazione? Dov’è, per favore, la verità di colui che dice: Il mio giogo è soave, e il mio carico leggero? Dove è la verità, che Lui non permette a noi di essere tentati al di là di quanto possiamo? Veramente, dando a Dio la riverenza e anche offendendola, preferirei piuttosto non esistere, o essere stato un sasso, che trascorrere così i giorni della mia vita. Così egli concluse supplicando come Giobbe e Geremia: e incerto si chiedeva se abbandonare per il resto della sua vita il servizio del Signore intrapreso, o continuarlo.
III. A lui che vacilla nella decisione, ecco all'improvviso, viene in soccorso la Santa delle Sante.
1. Mentre egli, infatti, si dibatteva tra gli stati d’animo, ed era incline all’una o all’altra cosa, quasi a metà della notte tempestosa, tra la decima e l’undicesima ora, nella cella ove lui giaceva, rifulse lo splendore di Dio con una luce improvvisa, ed in essa apparve maestosa la Beatissima Vergine Maria, che lo salutò dolcissimamente.
2. Dopo molti santi colloqui la Vergine cosparse del suo Latte purissimo le moltissime ferite mortali dei demoni, e subito le guarì del tutto.
3. Nello stesso tempo, alla presenza del Signore Gesù Cristo e di molti Santi, che stavano intorno, sposò questo suo servo, e gli dette l’anello della sua Verginità, fatto accuratamente dei Virginei capelli della stessa Maria. E’ inspiegabile ed inestimabile quest’anello di gloria, che porta infilato al dito, (con il quale) si sposa in modo così mirabile, senza essere visto da nessuno. Egli poi sente profondamente, per mezzo di esso, indubitabili aiuti contro ogni tentazione diabolica.
4. Allo stesso modo, la Benedetta Vergine Madre di Dio gli appende al collo, mettendogliela addosso, una Catena intrecciata di Capelli Virginei, sulla quale stavano attaccate centocinquanta pietre preziose, e (inframmezzate da altre) quindici, secondo il numero del suo Salterio.
5. Dopo aver esposto tutte queste cose, Lei gli dice che fa così, in modo spirituale e invisibile, a coloro che recitano devotamente
il suo Salterio. Il medesimo numero di gemme è contenuto anche nell’anello, ma in forma minore. 6. Dopo queste cose, la medesima soavissima Signora gli dà un bacio, e gli dà anche da succhiare i Virginei Seni.
Succhiando egli avidamente da essi, gli sembrava di essersi ristorato in tutte le membra e forze, e di essere trasportato al Cielo. E abbastanza spesso, poi, la benigna Madre gli donò la medesima grazia dell’allattamento.
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