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lunedì 27 gennaio 2014

Gesù a Maria Brotel


Rappre­sentati davanti a me come una bambina che va a chiedere al suo babbo ciò ch’egli vuole dalla sua piccina, che è pronta a non rifiutargli nulla. 
Devi essere come un figliuolino che è in casa, e che domanda con molta semplicità, senza sottintesi, senza rag­giri. 
Altre volte figurati di vedermi sempre presente e di parlarmi cuore a cuore, di pregare o di conversare con me. 
Ma voglio che tu venga sempre con una nuova gioia; ancorchè tu non la senta, sii contenta. 
Io non amo che si venga a me, con quella mol­lezza e con quell'indifferenza, che mi fa tanta pena.

{da "Le divine parole" - P. Augusto Saudreau}

Il mio Gesù mi dice sovente che la preghiera del cuore è migliore e ottiene più da lui che quella delle labbra, perché egli esaudisce i desideri di quelli che si dilettano in lui, e non è possibile dilettarsi in qualcuno se non per l'amore del cuore.
{Suor Giovanna Benigna Gojoz}

Dio parla della preghiera a S. Caterina da Siena

- Molti mi pregano piuttosto colle labbra che col cuore.
Non pensano che a recitare un certo numero di salmi e di Pater.
E compito il numero che si sono proposti di dire, non pare che pensino più oltre; pare che pongano affetto e attenzione all'orazione, solo nel dire vocalmente.
Egli non si vuole far così, per­ché, non facendo altro, poco frutto traggono, e ciò poco è piacevole a me.
Tu sai che l'a­nima è imperfetta prima d'essere perfetta; così è imperfetta la sua orazione.
Per non cadere nell'ozio quando ancora è imperfetta, l'anima deve applicarsi all'orazione vocale.
Ma non deve fare l'orazione vocale senza la mentale; mentre che le labbra pronunziano parole, ella si sforzerà d'innalzare e fissare la sua mente nel mio amore colla considera­zione de' suoi difetti in generale e del sangue del mio Figliuolo.
E questo deve fare, ac­ciocché il conoscimento di sé e la considera­zione de' difetti suoi le faccia conoscere la mia bontà in sé e continuare l'esercizio suo con vera umiltà.
Non voglio che siano considerati i difetti in particolare, ella in comune, acciocché la mente non sia contami­nata per il ricordo dei particolari e laidi peccati.
Dico inoltre ch'ella non deve consi­derare i suoi peccati, senz'aggiungervi la considerazione del sangue del mio Figliuolo e la memoria della mia inesauribile misericordia, affinché non cada nel turbamento che la con­durrebbe alla disperazione.

- La preghiera perfetta non consiste nella moltitudine delle parole, ma nell'ardore del desiderio che solleva 1'anima a me, mediante il conoscimento del suo niente e quello della mia bontà insieme uniti. Bi­sogna dunque unire la preghiera mentale e la preghiera vocale come la vita attiva e la vita contemplativa.

- Spesso l'anima nella sua ignoranza si ostina a recitare colla lingua certe preghiere, quand'io la visito, ora dandole un chiaro co­noscimento di sé e la contrizione delle sue colpe, ora facendole intendere la grandezza della mia carità, altre volte manifestandole in diversi modi la presenza del mio Figliuolo diletto. Ella non deve far così, perché facen­dolo sarebbe inganno del demonio. Ma subito che sente la mia visita, come ho detto, deve abbandonare la preghiera vocale per la pre­ghiera mentale e non ripigliarla salvo ella abbia tempo. Non avendo tempo, non se ne deve curare, nè venirne a tedio, né a confu­sione di mente, perché ha fatto ciò che do­veva fare. Bisogna tuttavia eccettuare 1'uf­fizio divino, che gli ecclesiastici e i religiosi sono obbligati a dire. E non dicendolo, m'of­fendono, poiché, vi sono tenuti fino alla morte. E se sentissero la loro mente tratta all'ora­zione mentale all'ora ch'essi dovrebbero consacrare alla recita dell'ufficio, devono dirlo prima o dopo, perché non devono mai trala­sciarlo.
L'anima deve cominciare dalla preghiera vocale per arrivare alla preghiera mentale e, appena che vi si trova disposta, ella serberà il silenzio. La preghiera vocale, fatta come ho detto, conduce alla preghiera perfetta.
Alcuni partecipano al corpo e al sangue di Cristo virtualmente, quantunque non sacra­mentalmente, perché partecipano all'ardore della carità per mezzo della santa preghiera poco o molto secondo le disposizioni di chi prega. Colui che prega con poca applicazione, raccoglie poco; colui che prega con molta applicazione, raccoglie molto. Quanto più l'a­nima si sforza di purificare l'amor suo e unirsi a Me col lume dell'intelletto, tanto più mi co­nosce; quanto più mi conosce, tanto più mi ama; quanto più mi ama, tanto più mi gusta..
Adunque vedi che l'orazione perfetta non s'acquista con molte parole, ma con affetto di desiderio levandosi in Me con conosci­mento di sé condito insieme l'uno coll'altro.

(da "Le divine parole" di P. Augusto Saudreau}

venerdì 10 gennaio 2014

Santa Teresa d'Avila spiega cosa sia l’orazione mentale

1. Sappiate, figlie mie, che la differenza tra l’orazione mentale e vocale non consiste nel tener la bocca chiusa o no. Se, pregando vocalmente, sono del tutto consapevole e persuasa di parlare con Dio, più attenta a lui che alle parole che dico, l’orazione mentale e vocale sono unite. Se poi mi si viene a dire che state parlando con Dio quando, recitando il Pater noster, avete il pensiero alle cose del mondo, non posso che tacere. Ma se starete attente a lui, com’è giusto fare parlando con un tale Signore, è bene che consideriate chi è colui con il quale parlate e chi siete voi, non foss’altro che per rispettare la convenienza dovuta. Come potete infatti chiamare il re Altezza, e osservare il cerimoniale di prammatica per parlare a un grande, se non vi rendete conto della sua condizione e della vostra? Il rispetto da testimoniargli formalmente deve conformarsi alla sua dignità e alle regole d’uso, che dovrete pur conoscere, altrimenti sarete mandate via come persone grossolane, e non tratterete alcun affare.
Ma è possibile, mio Signore? È possibile, mio sovrano? Come si può sopportarlo? Voi siete, Dio mio, il Re eterno, perché il regno che avete non vi è stato dato in prestito. Quando nel Credo si dice che il vostro regno non avrà fine, è raro che io non ne provi una gioia particolare. Vi lodo, Signore, e vi benedico per sempre: infine, il vostro regno durerà eternamente. Non permettete dunque mai, Signore, che chi parla con voi ritenga sufficiente farlo soltanto con la bocca.
2. Com’è possibile, cristiani, che vi mettiate a dire che non c’è bisogno di orazione mentale? Ma capite quel che dite? Io son certa di no, e per questo volete metterci tutti fuor di strada! Voi non sapete neanche che cosa sia l’orazione mentale né come bisogna fare quella vocale né che cosa s’intenda per contemplazione, perché se lo sapeste non condannereste da un lato quel che lodate dall’altro.
3. Io vi dirò sempre, sorelle, ogni volta che me ne ricorderò, di unire l’orazione mentale a quella vocale, e vi raccomando di non intimorirvi a questo riguardo; io so come vanno a finire certi timori, perché in questo ho sofferto non poco, pertanto non vorrei che alcuno vi procurasse qualche turbamento, essendo di gran danno procedere per questo cammino con paura. È molto importante rendersi conto che si è sulla buona strada. Infatti, se si dice a un viandante che ha sbagliato, che ha smarrito la strada, lo si costringe ad andare da una parte all’altra stancandosi nella ricerca del cammino che deve percorrere: perde tempo e arriva più tardi.
Chi può dire che fate male se, cominciando a recitare le Ore o il rosario, cominciate anche a pensare con chi state per parlare e chi siete voi che parlate, per vedere come dovrete trattare con lui? Ora io vi dico, sorelle, che se la profonda riflessione richiesta da questi due punti si facesse come conviene, prima di cominciare l’orazione vocale che siete sul punto di recitare, avreste dedicato già molto tempo a quella mentale. Certamente, non dobbiamo parlare alla buona ad un principe, come si fa con un contadino o con una poveretta come noi, a cui in qualunque modo si parli, va bene.
4. È vero che l’umiltà del nostro Re è tale che, per quanto io, grossolana come sono, non sappia parlargli se non con rozzo linguaggio, non tralascia di aiutarmi né mi vieta di avvicinarmi a lui. Neppure le sue guardie mi respingono, perché gli angeli del cielo conoscono bene la natura del loro Re, il quale si compiace maggiormente della rozzezza di un umile pastorello, vedendo che se più sapesse più direbbe, che di quanti bei ragionamenti gli facciano grandi sapienti e letterati, i quali manchino di umiltà. Non, però, perché egli è buono noi dobbiamo essere irriverenti. Non foss’altro per ringraziarlo di sopportare la vicinanza di esseri ripugnanti, come, ad esempio, son io, è bene che si cerchi di conoscere la sua purezza e la sua maestà. È vero che lo si capisce subito quando ci si avvicina a lui, mentre per i grandi della terra basta che ci dicano chi furono i loro antenati, i milioni di rendita, il titolo di nobiltà e non c’è da sapere altro, perché nel mondo, per onorare qualcuno, non si tiene conto dei meriti personali, per grandi ch’essi siano, ma delle ricchezze.
5. Oh, mondo miserabile! Figlie mie, rendete gran lode a Dio per avervi concesso di lasciare cosa tanto vile, dove non si fa stima delle persone per i loro pregi intrinseci, ma per quello che possiedono i loro affittuari e i loro vassalli; e se cessano di averne, il mondo cessa subito di onorarli. È questo davvero un buon motivo di divertimento per voi quando vi prendete insieme un po’ di ricreazione, perché costituisce un gradevole svago rendersi conto dell’accecamento in cui passano il loro tempo quelli che vivono nel mondo.
6. Oh, nostro Sovrano, voi che siete la potenza infinita, la bontà suprema, la sapienza stessa, che non avete principio né fine, le cui opere non hanno limite, infinite come sono e incomprensibili, voi che siete un oceano senza fondo di meraviglie, una bellezza che in sé racchiude ogni bellezza, voi, la forza stessa! Oh, mio Dio, se in questo momento potessi avere unite insieme tutta l’eloquenza e tutta la sapienza degli uomini per riuscire a spiegare bene – come si può farlo quaggiù, dove tutta la nostra scienza è ignoranza assoluta a questo riguardo – qualcuna delle molte perfezioni che possiamo considerare per farci un’idea di quello che è questo nostro Signore e nostro bene!
7. Sì, avvicinandovi a lui cercate di pensare e di capire chi sia colui con il quale vi disponete a parlare o al quale state già parlando. Neppure con mille vite delle nostre arriveremo a comprendere come meriti di essere trattato questo Signore, di fronte al quale gli angeli tremano. Egli impera su tutto, può tutto: volere, per lui, è agire. Sarà dunque giusto, figlie mie, che ci adoperiamo a godere di tali grandezze del nostro Sposo e che comprendiamo con chi siamo sposate e quale vita dev’essere la nostra. Oh, mio Dio! Quaggiù, quando ci si sposa, anzitutto si conosce la persona, con le sue qualità e le sue sostanze, e noi, già promesse in matrimonio, non potremo pensare al nostro Sposo prima del giorno delle nozze, in cui ci farà entrare nella sua casa? Visto che qui non proibiscono di farlo a quelle che sono promesse agli uomini, , perché devono impedire a noi di cercare di sapere chi sia il nostro Sposo, chi sia suo Padre, quale il paese dove ci condurrà, quali le ricchezze che ci promette, quale il suo carattere, come potremo meglio contentarlo, in che cosa compiacerlo e studiare il modo di conformare il nostro temperamento al suo? Perché infatti una donna sia una buona sposa, non le danno altro consiglio che questo, anche se il marito è un uomo di condizioni molto umili.
8. O mio Sposo, dunque, si dovrà proprio in tutto far meno apprezzamento di voi che degli uomini? Se ad essi ciò non sembra giusto, lascino in pace le vostre spose, che devono trascorrere la vita con voi. E che vita felice! Se uno sposo è tanto geloso da non volere che la sua sposa tratti con alcuno, non sarà certo una bella cosa non cercare di compiacerlo e non capire come sia giusto adeguarsi a tale desiderio, e non voler trattare con altri, poiché in lui si ha tutto ciò che si può desiderare!
Comprendere queste verità, figlie mie, è fare orazione mentale. Se a tali considerazioni volete aggiungere qualche preghiera vocale, va benissimo. Ma non vogliate, vi scongiuro, parlare con Dio e pensare ad altre cose, perché questo significherebbe non capire che cosa sia l’orazione mentale. Credo di avervelo spiegato abbastanza. Piaccia al Signore che riusciamo a metterlo in pratica! Amen.
[Cammino di perfezione]

La preghiera mentale

La preghiera mentale è una forma di preghiera raccomandata della Chiesa cattolica in cui il fedele esprime il proprio amore di Dio mediante un dialogo, meditando sulle parole di Dio e contemplandone il volto. È un periodo di silenzio concentrato in Dio. Viene distinto dalle preghiere vocali che usano parole predefinite, sebbene la preghiera mentale possa procedere usando orazioni vocali per migliorare il dialogo con Dio.
E' il secondo gradino dell'orazione. Questo tipo di preghiera è priva di formule. Anche qui la definizione non allude semplicemente al fatto che non è pronunciata con le labbra. Infatti, anche la preghiera vocale, ad esempio un’Ave Maria, può essere recitata mentalmente, pur essendo costituita da una formula prestabilita. Più precisamente, con la definizione “orazione mentale” ci si riferisce solitamente alla meditazione. La meditazione è una forma di preghiera elevata a cui non si arriva facilmente. Essa può essere definita pure “preghiera di ascolto”, perché si fonda su un rapporto profondo con la Parola di Dio. Questa forma di preghiera non consiste nel “dire” qualcosa a Dio, ma nella capacità di “ascoltare e capire” ciò che Egli sta dicendo proprio a me attraverso i testi biblici della Messa, e attraverso la lettura quotidiana della Bibbia.
Questo tipo di preghiera raggiunge la sua massima espressione nelle giornate di ritiro e negli esercizi spirituali. Beninteso, questa forma di preghiera non consiste nel capire il testo biblico, ma nella capacità di sentire quella parola utile e illuminante per le situazioni che io sto vivendo proprio adesso.

La preghiera mentale non è altro che una condivisione intima tra amici; significa dedicare frequentemente del tempo ad essere soli con colui del quale sappiamo che ci ama.
[Santa Teresa d'Avila]

Non dobbiamo mai dimenticare che siamo legati alla perfezione e dovremmo mirare incessantemente verso di essa. La pratica della preghiera mentale è necessaria per raggiungere tale obiettivo. Poiché è il soffio di vita per la nostra anima, la santità è impossibile senza di essa. È solo nella preghiera mentale e nella lettura spirituale che coltiviamo il dono della preghiera. L'orazione mentale è fortemente favorita dalla semplicità - che è l'abnegazione di sé e del corpo e del senso - e da frequenti aspirazioni che alimentano la nostra preghiera.
[Madre Teresa di Calcutta]

Senza l'aiuto della preghiera mentale, l'anima non può trionfare sulle forze del demonio.
[San Giovanni della Croce]

La preghiera mentale è la fornace benedetta in cui le anime sono infiammate dell'amore di Dio. Tutti i santi sono diventati santi con la preghiera mentale.
[Sant'Alfonso M. de Liguori]

- E' moralmente impossibile per colui che trascura la meditazione di vivere senza peccato.
- Vi raccomando una assidua orazione mentale, e più in particolare sulla vita e la passione di nostro Signore. Se Lo contemplate spesso in meditazione, tutta la vostra anima sarà piena di Lui, crescerete a sua somiglianza e le vostre azioni saranno modellate sulle sue.
- Inizia ogni preghiera, sia mentale che vocale, con un atto della Presenza di Dio. Se si osserva questa regola rigorosamente, presto vedrai quanto ti sia utile.
[San Francesco di Sales]

L’autenticità della vita cristiana si misura dalla profondità della preghiera, arte che va appresa umilmente 'dalle labbra stesse del Maestro divino', quasi implorando, "come i primi discepoli: ‘Signore, insegnaci a pregare!’ (Lc 11, 1). Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: ‘Rimanete in me e io in voi’ (Gv 15, 4).
[Papa Giovanni Paolo II]

In un rapimento, il Signore mi rammentò com'egli m'insegnava a fare l'orazione mentale, la prima volta che mi posi a praticarla. Appena ebbi preso un punto da meditare, egli si presentò alla mia mente, e mi fece intendere che nella scuola dell'orazione non dev'esserci volontà propria, e l'anima non deve condursi se non secondo la volontà di Dio. Io mi domandavo come dovevo fare per imparare a ben far orazione; e ogni volta che mi comunicavo, udivo che mi si diceva internamente: « Se vuoi impa­rare a far l'orazione mentale, è tampo ». Al­lora capii che dovevo cercare tutte le occasioni di mortificare la mia volontà propria, che dovevo esaminare tutto ciò ch'era di mio gusto e mi cagionava soddisfazione e rinun­ziarvi, per far ciò ch'era contrario alle mie inclinazioni; finalmente che la mia unica cura doveva esser il far la volontà di Dio. Mi ci applicai per lungo tempo. Adesso il Signore mi dà nuovamente le sue istruzioni a questo proposito, ed io capisco che, per ben far ora­zione, l'anima deve prepararsi facendo sì che non vi sia in lei altro che la volontà di Dio. Quando ci mettiamo in orazione con questo spogliamento di noi stessi e con questo de­siderio di far la volontà di Dio. questa vo­lontà divina si fa conoscere. Un po' di tempo trascorso in questa perfetta conformità ci li­bera da tutti gli ostacoli e ci fa conoscere il vero modo di vivere. Così s'apprendono tutte le virtù, s'apprende ciò che sono le cose della terra, si piglia in orrore tutto il creato, si vorrebbe non avere che croci e pene, non si cerca che disprezzi e abbassamenti, si ot-. tiene un vero conoscimento di sé si scoprono i menomi difetti e si trovano i mezzi di cor­reggersi. Ecco ciò che il Signore mi fece intendere.
(Santa Veronica Giuliani)

Per approfondire: http://christusveritas.altervista.org/Conversazioni_sull'orazione_mentale.htm

La preghiera mentale per Santa Teresa d'Avila

- Anzitutto si fa il segno della croce, poi l'esame di coscienza, indi si recita il Confiteor. Poi, siccome siete sole, dovete cercarvi una compagnia. E ve n'è forse una migliore di quella del Maestro che vi ha insegnato la preghiera che state per recitare? Immaginate, quindi, che vi stia vicino, e considerate l'amore e l'umiltà con cui vi istruisce.
- Quelli che sanno discorrere con l'intelletto non devono impiegare in questo tutto il tempo dell'orazione, benché, trattandosi di un lavoro molto meritorio e delizioso, sembri loro di non dover avere alcun (...) istante di riposo. Quando non discorrono credono di perder tempo, mentre io considero questa perdita come un guadagno assai grande.
- Come ho detto, invece, s'immaginino di essere alla presenza di Gesù Cristo, gli parlino e godano di star con Lui senza affaticare l'intelletto. Non si preoccupino di far ragionamenti, ma gli espongano semplicemente i loro bisogni, umiliandosi nella considerazione di quanto siano indegni di stare alla sua presenza.
- Tuttavia non bisogna affaticarci troppo. Essendo così vicini al Signore, occorre che l'intelletto sappia anche tacere , immaginandoci, per quanto ci sarà possibile, che il Signore ci stia guardando. Allora facciamogli compagnia, parliamo con Lui, supplichiamolo, umiliamo ci, deliziamoci della sua presenza, ricordandoci sempre che siamo indegni di stargli innanzi. Quando un'anima può fare questi atti, ne avrà vantaggio anche se è al principio dell'orazione perché, come almeno io ho costatato, questo modo di pregare è assai utile.
- Vorrei far comprendere che l'anima non è il pensiero e che la volontà non è governata dall'immaginazione. Sarebbe una grave sventura se lo fosse. Ne viene, quindi, che il profitto dell'anima non consiste nel molto pensare, ma nel molto amare.
Desidero avvertirvi che per inoltrarsi in questo cammino e salire alle mansioni a cui tendiamo, l'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in quelle cose che più eccitano all'amore.
- Ascoltatemi, figliole; fate sempre il possibile per stargli sempre dappresso. Se vi abituerete a tenervelo vicino, ed Egli vedrà che lo fate con amore e che cercate ogni mezzo per contentarlo, non solo non vi mancherà mai, ma, come suol dirsi, non potrete più togliervelo d'attorno. L'avrete con voi dappertutto, e vi aiuterà in ogni vostro travaglio. Credete sempre che sia poca cosa aver sempre vicino un così buon amico?».
- Sorelle mie, voi che non potete discorrer molto con l'intelletto, né arrestare il pensiero sopra un punto determinato senza cadere nelle distrazioni, abituatevi, vi prego, abituatevi alla pratica che vi suggerisco! So che lo potete.
- Non chiedo già di concentrarvi tutte su di Lui, formare alti e magnifici concetti ed applicare la mente a profonde e sublimi considerazioni. Vi chiedo solo che lo guardiate. E chi vi può impedire di volgere su di Lui gli occhi della vostra anima, sia pure per un istante se non potete di più?.
- Non è forse così che deve fare una buona sposa con il suo sposo: mostrarsi triste se egli è triste, allegra se egli è allegro, anche se non ha voglia?
- Così fa il Signore con voi, senza alcun'ombra di finzione. Si fa vostro servo, vuole che voi siate le padrone e si accomoda in tutto alla vostra volontà. Se siete nella gioia potete contemplarlo risorto, e nel vederlo uscire dal sepolcro, la vostra allegrezza abbonderà. Se invece siete afflitte o fra i travagli, potete considerarlo mentre si reca al giardino degli ulivi, legato alla colonna, perseguitato dagli uni e sputacchiato dagli altri, rinnegato, abbandonato dagli amici ridotto a tanta solitudine che ben potete avvicinarlo e consolarvi a vicenda. Oppure consideratelo con la croce sulle spalle, quando i carnefici non gli permettono nemmeno di respirare. Egli allora vi guarderà con quei suoi occhi tanto belli, compassionevoli e ripieni di lacrime; dimenticherà i suoi dolori per consolare i vostri, purché voi Lo guardiate e Lo preghiate di consolarvi.
Vedendolo in quello stato il vostro cuore si sentirà intenerire, e allora non solo lo guarderete ma vi verrà pure di parlargli, non con preghiere studiate, ma con parole sgorganti dal cuore , che sono sempre quelle che Egli stima di più.
Mi domanderete, sorelle, come ciò possa essere, e mi direte che abbraccereste volentieri il mio consiglio se vedeste il Signore come quando era sulla terra, nel qual caso non cessereste mai di guardarlo. Ma non credetelo. Chi rifiuta oggi di farsi un po' di violenza per raccogliersi e contemplare il Signore nel proprio interno, quando lo può fare senza alcun pericolo ma soltanto con un po' di diligenza, pensate se poteva durarla ai piedi della croce con la Maddalena, minacciata di morte da ogni parte.
-  Non bisogna che si dica di noi che parliamo senza sapere quello che diciamo. Quando dico il Pater Noster, mi sembra che l'amore debba esigere che io intenda chi sia questo Padre e chi il Maestro che ci ha insegnata tal preghiera. Come dimenticarci del Maestro che ci ha insegnata questa preghiera, e ce l'ha insegnata con tanto amore e con un così vivo desiderio che ci sia utile?In primo luogo - come sapete bene anche voi Sua Maestà ci insegna a pregare in solitudine. Così anch'Egli faceva, benché non ne avesse bisogno, ma solo a nostro insegnamento.
È chiaro, del resto, che non si può parlare con Dio nel medesimo tempo che con il mondo, come fanno coloro che mentre recitano preghiere, ascoltano ciò che si dice d'intorno, o si fermano a quanto viene loro nella mente, senza cura di raccogliersi.
E' bene inoltre considerare che il Signore ha insegnato e continua ad insegnare questa sua preghiera a ciascuno in particolare. Il Maestro non è così lontano dal discepolo d'aver bisogno di alzare la voce... Anzi, gli è molto vicino, ed io vorrei che per bene recitare il Pater Noster, foste intimamente persuase di non dovervi mai allontanare da Chi ve lo ha insegnato.
Direte che questo è meditare, mentre voi non potete né volete fare altro che pregare vocalmente.
Vi sono infatti persone così amanti del proprio comodo da non volersi dare alcuna pena. Non essendo abituate a meditare e trovando in principio qualche difficoltà a raccogliersi, preferiscono sostenere, per evitarne la molestia, che esse ne sono incapaci e che sanno pregare solo vocalmente».
Dite bene quando affermate che il metodo anzidetto è già meditazione; ma io vi dichiaro che non so comprendere come l'orazione vocale possa essere ben fatta, quando sia separata dal pensiero di Colui al quale ci rivolgiamo. O che forse non è doveroso, quando si prega, pregare con attenzione? Piaccia a Dio che riusciamo a dire bene il Pater Noster anche con questi mezzi, senza cadere in mille pensieri stravaganti! Io ne ho fatto spesso l'esperienza, e so che il miglior rimedio alle distrazioni è di applicarmi a tenermi fissa in Colui a cui mi rivolgo . Abbiate dunque pazienza, e procurate di abituarvi a questa pratica che è tanto necessaria.
- Buon mezzo per mantenervi alla presenza di Dio è di procurarvi una sua immagine o pittura che vi faccia devozione, non già per portarla sul petto senza mai guardarla, ma per servirvene e intrattenervi spesso con Lui; ed Egli vi suggerirà quello che gli dovete dire» (Cam. 26, 9).
Quando il Signore è assente ce lo dà a vedere con le aridità. Allora sì che ci è utile di contemplare le immagini di colui che amiamo. Per conto mio vorrei incontrarmi con il suo sembiante in qualunque parte mi rivolgessi, non essendovi nulla di più bello e di più giocondo che impiegare i nostri sguardi nell'affissarsi in Colui che tanto ci ama e che in sé racchiude ogni bene » (Cam. 34, 11).
Altro ottimo mezzo per raccogliervi e pregar bene vocalmente è di aiutarvi con un buon libro in volgare. Così con questi mezzi e attrattive vi abituerete gradualmente alla meditazione, senza troppo preoccuparvi.
- Alle anime che battono questa strada giova molto un buon libro per raccogliersi presto. Per me bastava anche la vista dei campi, dell'acqua e dei fiori: cose che mi ricordavano il Creatore, mi scuotevano, mi raccoglievano, mi servivano da libro. Oltre a ciò mi giovava pure pensare alla mia ingratitudine e ai miei peccati.
Godevo spesso di considerare la mia anima sotto la figura di un giardino e immaginarmi il Signore che vi prendesse i suoi passeggi. Allora lo pregavo di voler aumentare il profumo dei piccoli fiori di virtù che sembravano li per sbocciare e rinforzarli per amore della sua gloria, giacché nulla io volevo per me. Lo pregavo pure di tagliare quelli che voleva, sicura che sarebbero ricresciuti più belli (...). Bisogna far poco conto della nostra miseria, che è meno di nulla: allora l'anima progredirà in umiltà, e i fiori torneranno a sbocciare.
- Non potendo discorrere con l'intelletto, procuravo di rappresentarmi Gesù Cristo nel mio interno, specialmente secondo quei tratti della sua vita in cui lo vedevo più solo, e mi pareva di trovarmi meglio. Mi sembrava che essendo solo ed afflitto mi avrebbe accolta più facilmente, come persona bisognosa di aiuto. Di simili ingenuità ne avevo parecchie.
Mi trovavo molto bene con 1' " Orazione dell'orto " dove gli tenevo compagnia. Pensavo al sudore e all'afflizione che vi aveva sofferto, e desideravo di potergli asciugare quel sudore così penoso. Ma ripensando ai miei gravi peccati, ricordo bene che non ne avevo il coraggio. Me ne stavo con Lui fino a quando i miei pensieri lo permettevano, perché mi disturbavano assai.
- La visione di nostro Signore e la continua conversazione che avevo con Lui aumentarono di molto il mio amore e la mia fiducia: comprendevo che se è Dio, è anche Uomo, e che come tale non solo non si meraviglia della debolezza umana, ma sa pure che questa nostra misera natura va soggetta a molte cadute, causa il primo peccato che Egli è venuto a riparare».
Benché sia Dio, posso trattare con Lui come con un amico. Non è Egli come i signori della terra che ripongono la loro grandezza in un esteriore apparato di autorità. Con costoro non si può parlare che in certe ore e nemmeno da tutti. Se un poveretto vuol parlare deve far giri e rigiri, implorar favori e sudar sangue.
Oh Signor mio e mio Re, se si potesse dipingere la grandezza che in Voi rifulge! È impossibile non riconoscere che siete la stessa Maestà! A guardarVi si rimane pieni di stupore, soprattutto nel vederVi anche così umile e così pieno d'amore con una creatura come me. Passato quel primo senso di sgomento che nasce dalla vista di tanta Vostra grandezza, si può trattare con Voi e parlarVi liberamente. E dopo si ha un altro timore più grande, quello di offendervi, ma non già per paura del castigo, non essendovi allora per l'anima altro maggior castigo che quello di perderVi.
-  Poniamo a tacere l'intelletto, e qualora ci sia possibile, immaginiamoci che il Signore ci stia guardando. Facciamogli compagnia, parliamo con lui, esponiamogli le nostre suppliche, umiliamoci, deliziamoci insomma della sua presenza, ricordandoci sempre però che siamo indegni di stargli innanzi. Quando un'anima può fare questi atti, anche se ancora è sul principio dell'orazione, riceverà gran profitto. Questo modo di pregare è assai vantaggioso» (Vita, c.13, n. 22)