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lunedì 3 novembre 2014

Dalla enciclica "Haurietis Aquas" emanata da Pio XII nel 1955

Il Mistero della Divina Redenzione è propriamente e naturalmente un mistero di amore: un mistero, cioè, di amore giusto da parte di Cristo verso il Padre celeste, cui il sacrificio della Croce, offerto con animo amante ed obbediente, presenta una soddisfazione sovrabbondante ed infinita per le colpe del genere umano: “Cristo, soffrendo per carità ed ubbidienza, offrì a Dio qualche cosa di maggior valore, che non esigesse la compensazione per tutte le offese a Dio fatte dal genere umano”. 
Inoltre, il Mistero della Redenzione è un mistero di amore misericordioso dell’Augusta Trinità e del Redentore divino verso l’intera umanità, poiché questa, essendo del tutto incapace di offrire a Dio una soddisfazione degna per i propri delitti, Cristo, mediante le inscrutabili ricchezze di meriti, che si acquistò con l’effusione del suo preziosissimo Sangue, poté ristabilire e perfezionare quel patto di amicizia tra Dio e gli uomini, violato una prima volta nel Paradiso terrestre per colpa di Adamo, e poi per gli innumerevoli peccati del Popolo Eletto.

Pertanto il Divin Redentore — nella sua qualità di legittimo e perfetto Mediatore nostro — avendo, sotto lo stimolo di una accesissima carità per noi, conciliato perfettamente i doveri e gli impegni del genere umano con i diritti di Dio, è stato indubbiamente l’autore di quella meravigliosa conciliazione tra la divina giustizia e la divina misericordia, che costituisce appunto l’assoluta trascendenza del mistero della nostra salvezza, così sapientemente espressa dall’Angelico Dottore in queste parole: “Giova osservare che la liberazione dell’uomo, mediante la passione di Cristo, fu conveniente sia alla sua misericordia che alla sua giustizia. Alla giustizia anzitutto, perché con la sua passione Cristo soddisfece per la colpa del genere umano: e quindi per la giustizia di Cristo l’uomo fu liberato. Alla misericordia, poi, poiché, non essendo l’uomo in grado di soddisfare per il peccato inquinante tutta l’umana natura, Dio gli donò un riparatore nella persona del Figlio suo. Ora questo fu da parte di Dio un gesto di più generosa misericordia, che se Egli avesse perdonato i peccati senza esigere alcuna soddisfazione. Perciò sta scritto: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo”.


giovedì 9 ottobre 2014

Confidare in Dio

Aver fiducia in Dio significa abbandonarsi, con tutta la forza della volontà sostenuta dalla grazia e dall'amore, alla onnipotenza, alla sapienza, all'amore infinito di Dio. E' credere che nulla, in questo mondo, sfugge alla Provvidenza, così nell'ordine universale come nel particolare; che nulla di grande e di piccolo accade se non previsto, voluto, permesso, diretto sempre da essa ai suoi alti fini, che, in questo mondo, sono sempre fini di amore per gli uomini. E' credere che Dio possa permettere talvolta quaggiù per qualche tempo il predominio dell'ateismo e dell'empietà, dolorosi oscuramenti del senso della giustizia, infrazioni del diritto, tormenti di uomini innocenti, pacifici, indifesi, senza sostegno; è credere che Dio lascia così talora cadere sugli individui e sui popoli, prove il cui strumento è la malizia degli uomini in un disegno di giustizia volto al castigo dei peccati, a purificare persone e popoli con le espiazioni della vita presente e ricondurli per tale via a sé ma è credere al tempo stesso che questa giustizia rimane sempre quaggiù, una giustizia di padre, ispirata e dominata dall'amore. E' credere, infine, che la fiera acutezza della prova, come il trionfo del male, non dureranno anche quaggiù, che per un certo tempo e non più: che l'ora di Dio verrà, l'ora in cui, dopo aver lasciato in un momento imperversare l'uragano sulla povera umanità, l'Onnipotente mano del Padre Celeste lo tratterrà e disperderà e per vie alle menti e alle speranze umane meno aperte, saranno restituite alle nazioni la giustizia, la calma e la pace.

{Pio XII - dal messaggio radiofonico del 29 maggio 1941}