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martedì 23 dicembre 2014

La via maestra della Croce

Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: «allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna.
Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e
desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.

Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va’ pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell’anima qualche tribolazione interiore.
Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza.
Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l’alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.

Se porti la croce di buon animo, sarà essa a portarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni patimento avrà quella fine che quaggiù non può aversi in alcun modo. Se invece la croce tu la porti contro
voglia, essa ti peserà; aggraverai te stesso, e tuttavia la dovrai portare, Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un’altra, e forse più grave. Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare? Quale santo stesse mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure Gesù Cristo, nostro signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il dolere della passione. «Era necessario — diceva — che il Cristo patisse, e risorgesse da morte per entrare nella sua gloria» (Lc 24,26 e 46). E perché mai tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa croce? Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e gioia? Sbagli, sbagli se cerchi qualcosa d’altro, che non sia il patire tribolazioni; perché tutta questa vita mortale è piena di miseria e segnata tutt’intorno da croci. Spesso, quanto più uno sarà salito in alto progredendo spiritualmente, tanto più pesanti saranno le croci che troverà, giacché la sofferenza del suo esilio su questa terra aumenta insieme con l’amore di Dio.

Tuttavia, costui, in mezzo a tante afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché, sopportando la sua croce, sente crescere in sé un frutto grandissimo; mentre si sottopone alla croce volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia di conforto divino. Quanto più la carne è prostrata da qualche afflizione, tanto più lo spirito si rafforza per la grazia interiore. Anzi, talvolta, per amore di conformarsi alla croce di Cristo, uno si rafforza talmente, nel desiderare tribolazioni e avversità, da non voler essere privato del dolore e dell’afflizione giacché si sente tanto più accetto a Dio quanto più numerosi e gravosi sono i mali che può sopportare Cristo. Non che ciò avvenga per forza umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per natura, essa fugge e abortisce. Non è secondo la natura umana portare e amare la croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori, sopportare lietamente le ingiurie, disprezzare se stesso e desiderare di essere disprezzato; infine, soffrire avversità e patimenti, senza desiderare, in alcun modo, che le cose vadano bene quaggiù. Se guardi alle tue forze, non potresti far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure avrai a temere il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la croce di Cristo. Disponiti dunque, da valoroso e fedele servo di Cristo, a portare virilmente la croce del tuo Signore, crocefisso per amor tuo. Preparati a dover sopportare molte avversità e molti inconvenienti, in questa misera vita. Così sarà infatti per te, dovunque tu sia; questo, in realtà, troverai, dovunque tu ti nasconda. Ed è una necessità che le cose stiano così. Non c’è rimedio o scappatoia dalla tribolazione, dal male o dal dolore, fuor di questo, che tu li sopporti. Se vuoi essere amico del Signore ed essergli compagno, bevi avidamente il suo calice.
Quanto alle consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui, con queste, come meglio gli piacerà. Ma, da parte tua, disponiti a sopportare le tribolazioni, considerandole come le consolazioni più grandi; giacché «i patimenti di questa nostra vita terrena», anche se tu li dovessi, da solo, sopportare tutti, «non sono nulla a confronto della conquista della gloria futura» (Rm 8,18).


Quando sarai giunto a questo punto, che la sofferenza ti sia dolce e saporosa per amore di Cristo, allora potrai dire di essere a posto, perché avrai trovato un paradiso in terra. Invece, fino a che il patire ti sia gravoso e tu cerchi di fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà dietro dappertutto la serie delle tribolazioni.
Ma le cose poi andranno subito meglio, e troverai pace, se ti sottoporrai a ciò che è inevitabile, e cioè a patire e a morire. Anche se tu fossi innalzato fino al terzo cielo, come Paolo, non saresti affatto sicuro, con ciò, di non dover sopportare alcuna contrarietà. «Io gli mostrerò — dice Gesù — quante cose egli debba patire per il mio nomo» (At 9,16). Dunque, se vuoi davvero amare il Signore e servirlo per sempre, soltanto il patire ti rimane. E magari tu fossi degno di soffrire qualcosa per il nome di Gesù!
Quale grande gloria ne trarresti; quale esultanza ne avrebbero i santi; e quanto edificazione ne riceverebbero tutti! Saper patire è cosa che tutti esaltano a parole; sono pochi però quelli che vogliono
patire davvero. Giustamente dovresti preferire di patire un poco per Cristo, dal momento che molti sopportano cose più gravose per il mondo.

Sappi per certo di dover condurre una vita che muore; sappi che si progredisce nella vita in Dio quanto più si muore a se stessi. Nessuno infatti può comprendere le cose del cielo, se non si adatta a sopportare le avversità per Cristo. Nulla è più gradito a Dio, nulla è più utile per te, in questo mondo, che soffrire lietamente per Cristo. E se ti fosse dato di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo, piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile a
Cristo e più conforme a tutti i santi. Infatti, il nostro merito e il progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con l’esempio. Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: «Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale, attentamente lette e meditate tutte queste cose, sia questa, «che per entrare nel regno di Dio, occorre passare attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). 

{L'imitazione di Cristo}


La mancanza di ogni conforto

Non è difficile disprezzare il conforto umano, quando si ha quello di Dio. Grande, anzi grandissima cosa, invece, sono: il saper sopportare la privazione del conforto sia umano sia divino, l'accettare di soffrire in buona pace, per la gloria di Dio, la desolazione del cuore, il non cercare se stesso in alcuna cosa, il non avere di mira il proprio merito. Che c'è di straordinario che tu sia lieto e devoto, quando scende su di te la Grazia divina? E, questo, un momento sospirato da tutti. Galoppa leggero chi è portato dalla Grazia di Dio. Che cosa c'è di strano se non sente alcun peso chi è sostenuto dall'Onnipotente ed è guidato dal Condottiero supremo? Ci fa piacere avere qualche cosa che ci conforti; difficilmente l'uomo si spoglia di se stesso. Il santo martire Lorenzo, invece, seppe staccarsi da questo mondo e vinse anche l'affetto verso il suo Pontefice, perché ripudiò tutto quello che nel mondo gli appariva caro. Sopportò di buon animo, per amore di Cristo, d'essere separato dal Sommo Pontefice Sisto, che egli amava moltissimo. Per amore del Creatore, dunque, riuscì a superare l'amore verso un uomo: al conforto umano preferì la volontà di Dio. Così impara anche tu a lasciare, per amore di Dio, qualche congiunto e caro amico. E non affliggerti se un amico t'abbandona, sapendo bene che tutti, alla fine, dobbiamo separarci l'uno dall'altro. È necessario che l'uomo combatta molto ed a lungo dentro di se stesso, prima che impari a superarsi completamente e a volgere a Dio tutto il suo affetto. Quando l'uomo fa affidamento sulle sole sue forze, facilmente slitta verso le consolazioni umane. Ma chi ama davvero Cristo e segue alacremente la via della virtù, non cerca tali dolcezze sensibili, ma per amore di Cristo preferisce sostenere le prove difficili e le dure fatiche. Quando, dunque, ti viene concessa da Dio una consolazione spirituale, ricevila e ringrazia; ma renditi conto che è dono di Dio, non frutto del tuo merito. Non insuperbirtene, non esserne troppo lieto, non presumere scioccamente di te; al contrario, per questo dono sii più umile, più cauto e più prudente in tutte le tue azioni, perché quell'ora passerà e le terrà dietro la prova. Quando, però, ti sarà stata tolta la consolazione divina, non disperare; attendi con umiltà e pazienza un'altra visita celeste, perché Egli può darti una consolazione anche più grande. Per chi ha fatto esperienza delle vie del Signore, questa non è cosa nuova né strana: nei grandi Santi e negli antichi Profeti si verificò spesso tale avvicendamento di condizioni di spirito. Perciò, uno di essi, avvertendo la presenza della Grazia, diceva: "Nella mia prosperità ho detto: non sarò smosso in eterno" (Sal 29,7). Ma poi, allontanatasi la Grazia e sperimentando ciò ch'era avvenuto in lui, aggiunge: "Tu hai distolto il tuo volto da me, ed io sono stato conturbato" (Sal 29,8).Eppure, in tale stato non dispera, ma con maggiore insistenza prega il Signore e dice: “A Te, o Signore, leverò il mio grido e innalzerò a Dio la mia preghiera” (Sal 29,9). Alla fine raccoglie il frutto della sua preghiera e proclama d'essere stato esaudito, dicendo: “Ascolta, Signore, abbi misericordia; Signore, vieni in mio aiuto” (Sal 29,11). Ma come? "Hai mutato - dice - il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" (Sal 9,12). Se così avvenne per i grandi Santi, noi, che siamo deboli e poveri, non dobbiamo disperarci se talvolta ci troviamo in fervore, talvolta in aridità, Perché lo Spirito viene e s'allontana secondo che vuole. Per questo, il santo Giobbe dice: "Tu, o Signore, visiti l'uomo alle prime luci del mattino, e subito lo metti alla prova " (Gb 7,18). In che cosa, pertanto, posso io porre la mia speranza o in chi devo io confidare, se non unicamente nella grande misericordia di Dio, se non unicamente nella speranza della Grazia celeste? Sia, infatti, ch'io abbia con me uomini virtuosi o pii confratelli o amici fedeli o libri santi o magnifici trattati o canti ed inni soavi, Tutto ciò mi aiuta poco, ha ben poco sapore quando sono abbandonato dalla Grazia e lasciato nella mia miseria. Allora, non c'è migliore rimedio della pazienza e della rassegnazione mia alla volontà divina. Non ho mai trovato alcuno tanto religioso e pio, che non abbia patito qualche volta la privazione della Grazia o non abbia sentito l'affievolimento del fervore. Nessun Santo fu mai rapito così in alto e così inondato da luce soprannaturale, che prima o poi non sia stato tentato. Non è degno, infatti, della profonda contemplazione di Dio chi non è stato provato da qualche tribolazione per amore di Dio. Di solito, un segno della consolazione che verrà è preceduto dalla tentazione. La consolazione celeste viene promessa a coloro che prima sono passati attraverso la prova della tentazione: “Al vincitore - dice il Signore - darò da mangiare dell'albero della vita”(Ap 2,7). In realtà, la consolazione divina è concessa perché l'uomo sia più forte a sostenere le tribolazioni. Ma la tentazione insiste ancora, perché egli non insuperbisca del bene compiuto. Il diavolo non dorme, e la carne non è ancora morta; perciò, non desistere dal prepararti alla battaglia, perché a destra e a sinistra ci sono nemici che non si concedono mai riposo.

{L'imitazione di Cristo}

lunedì 17 marzo 2014

La grandezza del sacramento dell'Eucaristia


Quand'anche tu avessi la purezza degli Angeli e la santità di Giovanni Battista, non saresti degno di ricevere questo Sacramento né di toccarlo. 

(L'imitazione di Cristo, Lib. IV, Cap.V.)

lunedì 21 ottobre 2013

L'imitazione di Cristo 23,9

Non dimenticare che su questa terra sei pellegrino e ospite, e come tale ti conviene comportarti: non hai nulla a che fare con le faccende di questo mondo. Il tuo cuore sia libero e sempre rivolto al cielo, perché "non abbiamo quaggiù una città stabile" (Eb 13,14). Rivolgi lassù le tue preghiere quotidiane insieme a gemiti e lacrime, perché la tua anima dopo la morte, sia ritenuta degna di passare felicemente al Signore. Amen.

giovedì 29 agosto 2013

I vantaggi delle contrarietà

1. Difficoltà e contrarietà non sono da considerare, in assoluto, delle disgrazie, poiché hanno in sé quella capacità di richiamare la persona a se stessa e di condurla nella stanza più intima del suo cuore.
Qui le è dato di comprendere che quaggiù essa è in esilio e che il riporre la speranza nelle cose di questo mondo non vale proprio la pena. Soffrire qualche contraddizione e il giudizio negativo della gente, nonostante tutta la bontà delle nostre azioni e della nostra retta intenzione, può addirittura risultare una prova benefica.
Questa cosa infatti favorisce normalmente l'umiltà e difende dalla vanità. Anzi, l'ingiuria e lo scredito della gente fanno scattare il desiderio di levare maggiormente e con più convinzione il capo verso Dio, che è il miglior testimone della coscienza.
2. Saldamente uniti a Dio, non avremo più bisogno di rincorrere le consolazioni umane.
Una persona di buona volontà che soffre tribolazioni e tentazioni, o è assalita da cattivi pensieri, avverte maggiormente il bisogno di Dio e si persuade di essere incapace di compiere una qualsiasi buona azione senza di lui. A volte si rattrista e piange e prega per lo stato di sofferenza in cui può venire a trovarsi; può giungere persino ad annoiarsi della vita e invocare la morte, alimentando "il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo" (Fil 1,23).
Allora si fa persuasa che nel mondo non è dato di avere sicurezza e pace piena.
(L'imitazione di Cristo)

Le vane speranze e la fuga dalla superbia

1. Mettere la propria fiducia negli uomini o in altre creature è da sciocchi. Non ti dispiaccia stare sottomesso ad altri per amore di Gesù Cristo, e di apparire poca cosa in questo mondo.
Non presumere delle tue forze, ma riponi la tua fiducia e la tua speranza in Dio: se farai quanto ti è possibile, Dio non mancherà di venire in aiuto alla tua buona volontà. Non confidare nella tua scienza o nelle capacità di una persona, chiunque essa sia; confida piuttosto nella grazia di Dio che "ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili" (Lc 1,52).
2. Non siano per te motivo di vanto le tue ricchezze, se ne hai, e neppure la protezione di amici potenti; il tuo vanto sia in Dio, che concede ogni cosa e che soprattutto desidera donarti se stesso.
Non inorgoglirti per la forza e la bellezza del tuo corpo: basta poco a far venir meno l'una e far sfiorire l'altra. Non compiacerti di te stesso e di ciò che possiedi, per non spiacere a Dio, al quale appartiene tutto ciò che hai ricevuto in dono dalla natura.
3. Non crederti migliore di altri perché non succeda di essere giudicato diversamente dinanzi a Dio, il quale ben conosce quello che c'è nell'uomo (v. Gv 2,25).
Non ti insuperbire per le tue opere buone, perché il giudizio degli uomini è diverso da quello di Dio, al quale spesso non piace ciò che piace agli uomini. E se hai qualcosa di buono, pensa che altri possano averne di migliore: questo pensiero ti aiuterà a mantenerti nell'umiltà. Non perdi nulla se ti consideri un po' inferiore agli altri, perdi invece molto se ti consideri superiore anche a una sola persona. In chi è umile puoi trovare grande serenità; nel cuore del superbo trovi solo agitazione e sdegno.
(L'imitazione di Cristo)

mercoledì 28 agosto 2013

L'imitazione di Cristo 20,8


Che cosa pensi di vedere fuori casa che qui tu non veda? Qui hai il cielo e la terra con tutti i loro elementi: da essi tutto proviene.
Che cos'altro pensi di vedere altrove, o che cosa pensi di trovare che duri a lungo sotto il sole? Che cosa pensi veramente? Di poterti saziare pienamente? Ma questa è un'illusione, perché anche se tu vedessi tutte le cose di questo mondo, non sarebbero per te che un inutile sogno. Alza gli occhi al cielo, verso il Signore tuo Dio e supplicalo per i tuoi peccati e per le tue negligenze. Lascia le cose vane a chi è amante delle vanità; tu immergiti in ciò che il Signore ti ha comandato. Chiudi la porta della tua stanza, chiama Gesù, il tuo diletto, e resta solo con Lui, perché non troverai altrove una pace così grande.