Visualizzazione post con etichetta S. Alfonso Maria de Liguori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta S. Alfonso Maria de Liguori. Mostra tutti i post

giovedì 4 dicembre 2014



La S. Comunione fatta in onore del S. Cuore, specie se è frequente, è la sorgente di tutte le grazie divine.
_________________________________________________________________________________

GESU' sacerdote e ostia ed il SACERDOTE sono così intimamente uniti, che il nostro sguardo non deve, giammai volgersi a Gesù senza posarsi sul Sacerdote, e non potrà mai vedere il Sacerdote senza pensare a Gesù.
______________________________________________________

Amare senza essere amati, sacrificarsi senza essere conosciuti, lavorare senza essere stimati, troncare sul nascere ogni pensiero si se...è il segreto dei santi.
______________________________________________________

Conosci te stesso e sarai sapiente; padroneggia te stesso e sarai virtuoso; frena le tue passioni e sarai libero; vivi sotto lo sguardo amoroso di Dio, e fidati di Lui e sarai felice.
______________________________________________________

Sii sincero - sii prudente - credi a pochi - loda il bene - rifletti a quello che fai ed in quello che dici - non temere nulla e non ti aspettare niente dal mondo.
______________________________________________________

Vivete in unione cordiale tra voi a qualunque prezzo e per quanto costi alla natura.
______________________________________________________

Dove c'è l'unione regna Gesù! Satana regna ove i cuori sono divisi.


mercoledì 8 ottobre 2014

"Coronella delle sante piaghe di Gesù Crocifisso" di Sant'Alfonso Maria de Liguori


1) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro piede sinistro. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a concedermi il perdono de' peccati miei, de' quali con tutto il cuore mi pento sopra ogni male per essere state offese della vostra infinita bontà.

Maria Addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

2) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro piede destro. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto
amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a darmi fortezza di non cadere per l'avvenire in peccato mortale, ma di perseverare in grazia vostra fino alla morte.

Maria addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

3) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga della vostra mano sinistra. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga, vi prego a liberarmi dall'inferno tante volte da me meritato, dove non potrei amarvi più.

Maria addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

4) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga della vostra mano destra. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a donarmi la gloria del paradiso, dove vi amerò perfettamente e con tutte le mie forze.

Maria addolorata pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

5) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro costato. Vi ringrazio di aver voluto anche dopo la morte soffrire quest'altra ingiuria senza dolore sì, ma con sommo amore. Compatisco l'afflitta vostra madre che fu sola a sentirne tutta la pena. E per li meriti di questa sagra piaga vi prego a concedermi il dono del vostro santo amore, acciocch'io v'ami sempre in questa vita per venire poi nell'altra ad amarvi alla svelata eternamente in paradiso.

Maria addolorata pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.




* Edita la prima volta nel 1737 nella Via facile e sicura del Paradiso  del Ven. Sarnelli; ristampata con qualche variante nel 1751 (Napoli, Pellecchia) in fine dell'Amore delle anime . Una simile Coronella, assai più lunga, leggesi presso AURIEMMA (Stanza dell'Anima nelle Piaghe di Gesù).



Meditazione sulla Passione di Gesù Cristo - Gesù morto sulla croce


Cristiano, alza gli occhi e guarda Gesù morto su quel patibolo col corpo pieno di piaghe, che ancora mandano sangue. La fede t'insegna ch'egli è il tuo Creatore, il tuo Salvatore, la tua vita, il tuo liberatore; è quegli che ti ama più di ognuno altro, è quegli che solo può renderti felice. 
Sì, Gesù mio, lo credo; voi siete quello che mi avete amato sin dall'eternità, senza alcuno mio merito; anzi prevedendo le mie ingratitudini, solo per vostra bontà mi avete dato l'essere. Voi siete il mio Salvatore, che colla vostra morte mi avete liberato dall'inferno tante volte da me meritato. Voi siete la mia vita, per la vostra grazia che mi avete donata, senza la 
quale io sarei rimasto morto in eterno. Voi siete il mio padre e padre amoroso, perdonandomi con tanta misericordia tante ingiurie che vi ho fatte. Voi siete il mio tesoro, arricchendomi di tanti lumi e favori in vece de' gastighi a me dovuti. Voi siete la mia speranza, giacché fuori di voi io non posso sperare alcun bene da altri. Voi siete poi il mio vero ed unico amatore; basta dire che siete giunto a morire per me. Voi in somma siete il mio Dio, il mio sommo bene, il mio tutto. Uomini, uomini, amiamo Gesù Cristo, amiamo un Dio che si è sagrificato tutto per nostro amore. Egli ha sagrificati gli onori che gli spettavano su questa terra, ha sagrificate tutte le  ricchezze e le delizie che potea godere, e si è contentato di fare una vita umile, povera e tribulata; finalmente per pagare colle sue pene i nostri peccati ha voluto sagrificare tutto il suo sangue e la vita, morendo in un mar di dolori e di disprezzi. 
Figlio, dice il Redentore da quella croce a ciascuno di noi, figlio, che più doveva io fare per esser da te amato, che morire per te? Vedi se vi è nel mondo chi ti abbia amato più di me tuo Signore e Dio. 
Amami dunque, almeno per ricompensa dell'amore che ti ho portato. 
Ah Gesù mio, come posso pensare che i miei peccati vi han ridotto a morire di dolore su d'un patibolo infame, e non piangere sempre per la pena di aver cosi disprezzato il vostro amore? E come posso vedervi pendente da questo legno per amor mio, e non amarvi con 
tutte le mie forze? 
Ma come va, Signore, che voi siete morto per tutti noi, acciocché niuno di noi viva più a se stesso - Et pro omnibus mortuus est Christus, ut et qui vivunt iam non sibi vivant, sed ei qui 
pro ipsis mortuus est et resurrexit (II Cor. V, 15), - ed io poi, in vece di vivere solo per amarvi e darvi gloria, par che son vivuto solo per affliggervi e disonorarvi ? Deh mio Signor crocifisso, scordatevi delle amarezze che vi ho date, delle quali mi pento di vero cuore, e tiratemi colla vostra grazia tutto a voi. Io non voglio vivere più a me stesso, ma solo a voi, che tanto mi avete amato e meritate tutto il mio amore. Vi dono tutto me e tutte le cose mie 
senza riserba. Rinunzio a tutti gli onori e piaceri di questa terra, e mi offerisco a patire per amor vostro quanto vi piace. Voi che mi date questa buona volontà, voi datemi, vi prego, la forza di eseguirla. 
O Agnello di Dio sagrificato sulla croce, o vittima d'amore, o Dio innamorato, potessi morire per voi, come voi siete morto per me! 
O madre di Dio Maria, ottenetemi voi la grazia di sagrificar tutta la vita che mi resta all'amore del vostro amabilissimo Figlio. 
{Sant'Alfonso Maria de Liguori}

giovedì 2 ottobre 2014

Novena del Cuore di Gesù - Sant'Alfonso Maria de Liguori


Introduzione 
La divozione di tutte le divozioni è l'amore a Gesù Cristo, con pensare spesso all'amore che ci ha portato e ci porta quest'amabile Redentore. Piange e giustamente piange un divoto autore in vedere che molte persone attendono a praticare diverse divozioni e trascurano questa; e che molti predicatori e confessori dicono molte cose, ma poco parlano dell'amore a Gesù Cristo; quando che in verità l'amore a Gesù Cristo dev'esser la principale, anzi l'unica divozione di un cristiano; e perciò questa dovrebbe essere ancora l'unica attenzione e scopo de' predicatori e confessori verso de' loro uditori e penitenti, l'insinuare loro continuamente e l'infiammarli nell'amor di Gesù Cristo. Da questa negligenza poi nasce che le anime poco si avanzino nelle virtù e continuino a marcire negli stessi difetti e spesso ancora ricadano in colpe gravi; perché poco attendono e poco sono ammonite ad acquistare l'amore verso Gesù Cristo ch'è quel laccio d'oro che unisce e stringe le anime con Dio.

A questo solo fine è venuto il Verbo Eterno nel mondo, per farsi amare: Ignem veni mittere in terram et quid volo nisi ut accendatur? (Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Luc. XII, 49). E l'Eterno Padre a questo fine ancora l'ha mandato nel mondo, acciocch'egli ci palesasse il suo amore e così si tirasse l'amor nostro: protestandosi il Padre che in tanto ci ama in quanto noi amiamo Gesù Cristo: Ipse enim Pater amat vos, quia vos me amastis (Il Padre stesso infatti vi ama perché voi avete amato me, Iohan. XVI,). In oltre ci dona le sue grazie in quanto noi ce le domandiamo in nome del Figlio: Si quid petieritis Patrem in nomine meo dabit vobis (Se chiederete qualcosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà, Iohan. XVI, 23). Ed in tanto ci ammette all'eterna beatitudine in quanto ci trova conformi alla vita di Gesù Cristo: Nam quos praescivit et praedestinavit conformes fieri imaginis Filii sui (Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, Rom. VIII, 29). Ma questa conformità noi non mai l'acquisteremo, anzi neppur la desidereremo, se non attenderemo a considerare l'amore che ci ha portato Gesù Cristo.

A questo medesimo fine narrasi nella Vita della Ven. Suor Margherita Alacoque, religiosa della visitazione di S. Maria,1 che il nostro Salvatore rivelò a questa sua serva di volere che ultimamente a' nostri tempi s'istituisse e propagasse nella Chiesa la divozione e festa del suo SS. Cuore, acciocché l'anime divote coi loro ossequi ed affetti riparassero le ingiurie che il suo Cuore riceve spesso dagl'ingrati allorché sta esposto nel Sagramento su gli altari. Si narra per tanto nella vita della mentovata ven. religiosa, scritta dal dotto Mons. Languet vescovo di Sens, che mentre stava un giorno questa divota vergine orando avanti il SS. Sacramento, Gesù Cristo le fé vedere il suo Cuore circondato di spine con una croce di sopra e in un trono di fiamme; e poi le disse così: Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla per essi ha risparmiato sino a consumarsi per dar loro contrassegni del suo amore; ma che per ricompensa dalla maggior parte non riceve che ingratitudini e disonori in questo Sagramento d'amore; e quel che più mi dispiace è che questi cuori sono a me consagrati. Indi le ordinò ch'ella si adoperasse acciocché nel primo venerdì dopo l'ottava del SS. Sagramento si celebrasse una festa particolare per onorare il suo divin Cuore. 
E ciò a tre fini, 
1. affinché i fedeli lo ringraziassero di questo gran dono loro lasciato della venerabile Eucaristia. 
2. Acciocché le anime sue amanti riparassero coi loro ossequi ed affetti le irriverenze e i dispregi ch'egli ha ricevuti e riceve da' peccatori in questo sagramento. 
3. Acciocché compensassero anche l'onore ch'egli non riceve in tante chiese dove si trova poco adorato e riverito. 
E promise ch'esso avrebbe fatto abbondar le ricchezze del suo Cuore sopra coloro che gli avesser renduto questo onore, così nel giorno della festa, come in tutti gli altri giorni in cui l'avessero visitato nel SS. Sagramento. Sicché questa divozione al Cuore di Gesù Cristo non è altro che un esercizio d'amore verso un sì amabile Signore.

Ma parlando dell'oggetto d'una tal divozione, l'oggetto spirituale è l'amore di cui arde il Cuore di Gesù Cristo verso degli uomini, attesoché l'amore comunemente si attribuisce al cuore, come si legge in tanti luoghi: Praebe, fili mi, cor tuum mihi (Prov. XXIII, 26). Cor meum et caro mea exultaverunt in Deum vivum (Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente, Ps. LXIII, 5).2 Deus cordis mei et pars mea Deus in aeternum (Dio è roccia del mio cuore, mia parte per sempre, Ps. LXII, 11). Caritas Dei diffusa est in cordibus nostris per Spiritum Sanctum qui datus est nobis (L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo delo Spirito Santo che ci è stato dato, Rom. V, 5).

L'oggetto poi materiale o sia sensibile è il SS. Cuore di Gesù, non già preso per sé nudamente, ma come unito alla santa umanità e per conseguenza alla divina persona del Verbo.
Questa divozione poi in progresso di poco tempo è stata talmente propagata, che oltre l'essersi introdotta in molti monasteri di sagre vergini, se ne sono erette coll'autorità de'prelati da 400 confraternite consagrate al Cuore di Gesù, in Francia, nella Savoia, nelle Fiandre, in Alemagna, in Italia, ed anche in più parti degl'infedeli; e queste confraternite sono state anche arricchite dalla santa Sede di molte indulgenze, con facoltà ancora di erigere cappelle e chiese col titolo del Sacro Cuore, come apparisce dal breve di Clemente X dell'anno 1674, rapportato dal P. Eudes nel suo libro, pag. 468, secondo riferisce il P. Galliffet della Compagnia di Gesù nella sua opera, Eccellenza della divozione del Cuor di Gesù, pag. 266.

E si spera da molte persone divote che abbia un giorno ad ottenersene dalla S. Chiesa anche la concessione dell'Officio e della Messa propria in onore del SS. Cuore di Gesù Cristo. Ben sappiamo per altro che fin dall'anno 1726 fu fatta questa richiesta per mezzo del suddetto P. Galliffet che ne fu il postulatore, esponendo che 'l sagro Cuore di Gesù meritava questa special venerazione per esser egli il comprincipio sensibile e la sede di tutti gli affetti del Redentore e specialmente dell'amore, e per essere ancora il centro di tutt'i suoi dolori interni che soffrì nella sua vita. Ma secondo il mio corto intendimento il nominato buon religioso non conseguì l'intento, perché voll'egli per la sua supplica assumere come certo un appoggio ch'era molto dubbio. Onde giustamente gli fu opposto ch'ella era una gran questione se le affezioni dell'animo si formano nel cuore o nel cerebro; quando anzi i filosofi più moderni con Lodovico Muratori nella sua filosofia morale (Cap. II, p. 14) seguitano la seconda opinione del cerebro. E che perciò non essendovi circa una tal controversia alcun giudizio fatto sinora dalla Chiesa, che prudentemente suole astenersi da tali decisioni, non dovesse aver luogo la richiesta fatta, come appoggiata alla sentenza incerta degli antichi. All'incontro dicevasi che mancando il suddetto special motivo addotto di venerazione a rispetto del cuore, non conveniva accordare la concessione domandata dell'Officio e Messa; poiché altrimenti in avvenire avrebbero potuto promuoversi simili domande anche in onore del SS. costato, della lingua, degli occhi e delle altre membra di Gesù Cristo. Così ritrovo registrato nella celebre opera di Benedetto XIV di fel. mem. De canoniz. sanct., tom. 4, 1. 4, pag. 2, cap. 13.

Ma la speranza che noi abbiamo di vedere un giorno accordata la suddetta concessione in quanto al Cuore di nostro Signore, non l'appoggiamo già alla mentovata sentenza degli antichi, ma all'opinione comune de' filosofi, tanto antichi quanto moderni, che il cuore umano, sebbene non fosse la sede degli affetti e 'l principio della vita; non però, come scrive lo stesso dottissimo Muratori nel citato luogo, il cuore è uno de' primari fonti ed organi della vita dell'uomo. Poiché comunemente oggidì dicono i fisici che il fonte e principio della circolazione del sangue è il cuore, a cui stanno attaccate tutte le arterie e vene; e perciò non si dubita che dal cuore ricevono il moto le altre parti del corpo. Se dunque il cuore è uno de' primari fonti della vita umana, non può dubitarsi che 'l cuore ha una primaria parte negli affetti dell'uomo. Ed in fatti si vede coll'esperienza che le affezioni interne di dolore e d'amore fanno molto maggior impressione nel cuore, che in tutte le altre parti della persona. E specialmente circa l'amore, tralasciando di nominare tanti altri santi, si legge di S. Filippo Neri (Vita, al cap. VI) che ne' suoi fervori verso Dio usciva il calore del cuore a farsi sentire su del petto, e il cuore palpitavagli sì forte che respingeva la testa di chi se gli accostava; e 'l Signore con prodigio soprannaturale dilatò le coste del santo al di lui cuore, il quale agitato dall'ardore cercava più spazio da potersi muovere. S. Teresa scrive ella stessa nella sua Vita (Lib. I, cap. 4)che Dio mandò più volte un angelo a ferirle il cuore, sì che ne restava poi accesa d'amore divino e sentivasi sensibilmente bruciare e venir meno: cosa da molto ponderarsi, scorgendosi da ciò che gli affetti d'amore con modo speciale s'imprimono da Dio nel cuore de' santi; e la Chiesa non ha avuta ripugnanza di concedere a' Carmelitani scalzi la Messa propria in onore del cuore ferito di S. Teresa.

Di più si aggiunge che la Chiesa ha stimati ben degni di speciale venerazione gli strumenti della Passione di Gesù Cristo, come la lancia, i chiodi e la corona di spine, concedendo l'Officio e la Messa in loro culto speciale; siccome riferisce Benedetto XIV nell'opera e luogo citato al num. 18, dove specialmente riferisce le parole d'Innocenzo VI che concesse l'Officio della lancia e de' chiodi del Signore, e sono queste:  dignum reputamus, si de ipsius Passionis specialibus instrumentis, et praesertim in partibus in quibus instrumenta ipsa dicuntur haberi, speciale festum celebretur, nosque Christifideles in eorum devotione divinis officiis specialiter foveamus. Se dunque la Chiesa ha stimato bene di venerare con culto speciale la lancia, i chiodi, le spine, perché hanno avuto il contatto di quelle parti del corpo di Gesù Cristo che ebbero un tormento particolare nella sua Passione; quanto maggiormente può da noi sperarsi che si conceda un culto speciale in onore del SS. Cuore di Gesù Cristo, ch'ebbe una tanta gran parte ne' suoi santi affetti e negl'immensi dolori interni che patì in vedere i tormenti che gli si apparecchiavano e l'ingratitudine che dopo tanto amore gli uomini aveano a rendergli. Dal che fu cagionato il sudore di sangue che poi ebbe il Signore nell'orto, mentre un tal sudore non può spiegarsi senza ricorrere ad un forte stringimento del cuore, per lo quale il sangue, essendogli impedito il suo corso, fu costretto a diffondersi per le parti esterne: e tale stringimento del Cuore di Gesù Cristo certamente non derivò da altra causa, che dalle pene interne di timore, di tedio e di mestizia, secondo quel che scrivono i Vangelisti: Coepit pavere, [et] taedere, et maestus esse (Marc. XIV, [33] et Matth. XXVI, [37]).

Ma - checché sarà di ciò - veniamo per ora a compiacere la divozione dell'anime innamorate di Gesù Cristo, che desiderano nella novena del suo amantissimo Cuore trattenersi ad onorarlo nel SS. Sagramento con sante considerazioni ed affetti.


1° Meditazione 
Cuore amabile di Gesù

Chi fa conoscersi in tutto amabile si fa necessariamente amare. Oh se noi ci applicassimo a conoscere tutte le belle parti che ha Gesù Cristo d'essere amato, tutti saressimo nella felice necessità di amarlo. E qual cuore fra tutti i cuori può ritrovarsi più amabile del Cuore di Gesù? Cuore tutto puro, tutto santo, tutto pieno d'amore verso di Dio e verso di noi; mentre tutti i suoi desideri non sono che della divina gloria e del nostro bene. Questo è quel Cuore in cui trova Iddio tutte le sue delizie, tutte le sue compiacenze. Regnano in questo Cuore tutte le perfezioni, tutte le virtù: un amore ardentissimo a Dio suo Padre, unito alla maggiore umiltà e rispetto che possa esservi: una somma confusione per li nostri peccati, de' quali egli si è caricato, unita ad una somma confidenza d'un tenerissimo figlio; un sommo abborrimento alle nostre colpe, unito ad una viva compassione delle nostre miserie: una somma pena unita ad una perfetta uniformità alla volontà divina. Sicché in Gesù ritrovasi tutto ciò che può esservi di amabile. Taluni son tirati ad amare gli altri per la bellezza, altri per l'innocenza, altri per la consuetudine, altri per la divozione. Ma se vi fosse una persona in cui fossero raccolte tutte queste ed altre virtù, chi potrebbe non amarla? Se anche da lontano noi sentiamo esservi un principe straniero bello, umile, cortese, divoto, pieno di carità, mansueto con tutti, che rende bene a chi gli fa male, anche senza conoscerlo e bench'egli non ci conosca né noi conosciamo lui né ci abbiamo che fare, pure c'innamora e ci vediamo costretti ad amarlo. E Gesù Cristo poi, il quale tiene con sé tutte queste virtù e tutte in grado perfetto, e ci ama così teneramente, com'è possibile che sia poco amato dagli uomini e non sia tutto l'oggetto del nostro amore? Oh Dio, che Gesù ch'è solo amabile e che ci ha dati tanti contrassegni dell'amore che ci porta, egli solo - diciam così - par che sia il mal fortunato con noi, che non può giungere a vedersi da noi amato, come se non fosse a bastanza degno del nostro amore! Questo è quel che faceva piangere le Rose di Lima, le Catterine da Genova, le Terese, le Marie Maddalene de' Pazzi, le quali considerando questa ingratitudine degli uomini, esclamavano piangendo: L'amore non è amato, l'amore non è amato.

Affetti e preghiere

Mio amabile Redentore, quale oggetto più degno d'amore poteva il vostro Eterno Padre comandarmi d'amare fuori di voi? Voi siete la bellezza del paradiso, voi l'amore di vostro Padre, nel vostro Cuore hanno la sede tutte le virtù. O Cuore amabile del mio Gesù, voi ben meritate l'amore di tutti i cuori; povero ed infelice quel cuore che non v'ama! Tale infelice, oh Dio, è stato il cuor mio, in tutto quel tempo che non vi ha amato. Ma io non voglio seguire ad essere così infelice; io v'amo, e voglio sempre amarvi, o Gesù mio.

O Signore, per lo passato io mi son dimenticato di voi; ed ora che aspetto? aspetto forse di obbligarvi colla mia ingratitudine a scordarvi affatto di me e ad abbandonarmi? No, mio caro Salvatore, non lo permettete. Voi siete l'amore d'un Dio, e non avrete da essere poi l'amor d'un misero peccatore quale son io così beneficato e amato da voi? O belle fiamme, voi che ardete nel Cuore innamorato del mio Gesù, deh accendete voi nel mio povero cuore quel santo e beato fuoco che venne Gesù dal cielo ad accendere in terra. Voi incenerite e distruggete tutti gli affetti impuri che vivono nel mio cuore e l'impediscono d'essere tutto suo. - Fate, mio Dio, ch'egli non viva che per amare solo solo voi, caro mio Salvatore. Se un tempo vi ho disprezzato, ora sappiate che voi siete l'unico mio amore. Io v'amo, io v'amo, io v'amo né voglio amare altro che voi. Amato mio Signore, deh non isdegnate di accettare ad amarvi un cuore che un tempo vi ha amareggiato. Sia gloria vostra il far vedere agli angeli ardere per voi d'amore un cuore che un tempo vi ha fuggito e vilipeso.

Vergine SS. Maria, Madre e speranza mia, aiutatemi voi; pregate Gesù che mi renda colla sua grazia quale egli mi desidera.




2° Meditazione
Cuore amante di Gesù

Oh se intendessimo l'amore che arde nel Cuore di Gesù verso di noi! Egli ci ha tanto amati, che se si unissero tutti gli uomini, tutti gli angeli, e tutti i santi con tutte le loro forze, non giungerebbero alla millesima parte dell'amore che ci porta Gesù. Egli ci ama immensamente più che noi stessi. Egli ci ha amati sino all'eccesso: Dicebant excessum eius, quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 31). E qual maggior eccesso che un Dio morire per le sue creature? Egli ci ha amati sino all'estremo: Cum dilexisset suos... in finem dilexit eos (Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine, Io. XIII, 1). Poiché, dopo averci amato questo Dio da un'eternità, sicché non vi è stato momento nell'eternità che Iddio non ha pensato a noi e non ha amato ciascuno di noi in caritate perpetua dilexi te; - egli per nostro amore si è fatto uomo ed ha eletta una vita penosa e una morte di croce per noi. Ond'è ch'egli ci ha amati più del suo onore, più del suo riposo e più della sua vita, avendo sacrificato tutto per dimostrarci l'amor che ci porta. E questo non è eccesso di carità che farà stupire gli angeli e 'l paradiso per tutta l'eternità?- Quest'amore l'ha indotto ancora a restarsene con noi nel SS. Sagramento come in trono di amore: poiché ivi se ne sta in vista di poco pane, chiuso in un ciborio, dove par che rimanga in un pieno annientamento della sua maestà, senza moto e senza uso de' sensi; sicché ivi par che non faccia altro officio che di amare gli uomini.


L'amore fa desiderare la continua presenza della persona amata: quest'amore e questo desiderio fe' restar Gesù Cristo con noi nel SS. Sagramento. Parve troppo breve a questo innamorato Signore l'essere stato per soli trentatre anni cogli uomini in questa terra; onde per dimostrare il suo desiderio di stare sempre con noi, stimò necessario di fare il più grande di tutti i miracoli, quale fu l'istituzione della santa Eucaristia. Ma l'opera della Redenzione era già compita, gli uomini già erano stati riconciliati con Dio, a che serviva il restarsi Gesù in terra in questo sagramento? Ah ch'egli vi resta, perché non sa separarsi da noi, dicendo che con noi trova le sue delizie. Quest'amore ancora l'ha indotto sino a farsi cibo delle anime nostre, affin di unirsi con noi e fare de' cuori nostri e del suo una stessa cosa. Qui manducat meam carnem... in me manet et ego in illo (Chi mangia la mia carne e il mio sangue, rimane in me e io in lui, Io. VI, 57). O stupore! o eccesso dell'amor divino! Diceva un servo di Dio: Se qualche cosa potesse smuovere la mia fede circa il mistero dell'Eucaristia non sarebbe già il dubbio come il pane diventi carne e come Gesù stia in più luoghi e tutto ristretto in sì poco spazio, perché risponderei che Dio può tutto; ma se mi si chiede com'egli ami tanto l'uomo, che sia giunto a farsi suo cibo, altro non ho che rispondere, che questa è verità di fede superiore alla mia intelligenza e che l'amore di Gesù non può comprendersi.2 Oh amore di Gesù fatevi conoscere dagli uomini e fatevi amare!


Affetti e preghiere

O Cuore adorabile del mio Gesù, Cuore innamorato degli uomini, Cuore creato a posta per amare gli uomini, deh come potete esser dagli uomini così mal corrisposto e vilipeso? Ah me miserabile, che anch'io sono stato uno di questi ingrati che non vi ho saputo amare! Perdonatemi, Gesù mio, questo gran peccato di non aver amato voi che siete così amabile e tanto avete amato me, che non avete più che fare per obbligarmi ad amarvi. Vedo ch'io per aver un tempo rinunziato al vostro amore meriterei d'esser condannato a non potervi più amare. Ma no, mio caro Salvatore, datemi ogni castigo, ma non questo. Concedetemi la grazia d'amarvi e poi datemi qualunque pena voi volete. Ma come posso temere di tal castigo, mentre sento che voi seguite ad intimarmi il dolce, il caro precetto di amare voi mio Signore e Dio? Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo. (Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore - Dt 6,5) 
Sì, mio Dio, voi volete esser amato da me ed io voglio amarvi; anzi non voglio amare altri che voi che tanto mi avete amato. O amore del mio Gesù, voi siete l'amor mio. O Cuore infiammato di Gesù, infiammate ancora il cuore mio. Non permettete ch'io per l'avvenire abbia neppure per un momento da vivere privo del vostro amore, uccidetemi prima, distruggetemi; non fate vedere al mondo quest'orrenda ingratitudine, ch'io così amato da voi, dopo tante grazie e lumi da voi ricevuti abbia di nuovo a disprezzare il vostro amore. No, Gesù mio, non lo permettete. Spero al sangue che avete sparso per me, ch'io sempre v'amerò e voi sempre mi amerete: e quest'amore fra me e voi non si scioglierà mai più in eterno.

O madre del bell'amore Maria, voi che tanto desiderate di vedere amato Gesù, legatemi, stringetemi col vostro Figlio; ma stringetemi tanto ch'io non abbia a vedermene più separato.



3° Meditazione
Cuore di Gesù anelante di essere amato

Gesù non ha bisogno di noi; egli col nostro amore e senza di quello è ugualmente felice, ugualmente ricco e potente; e pure, dice S. Tommaso, Gesù Cristo, perché ci ama, tanto desidera il nostro amore, come se l'uomo fosse suo Dio, e la sua felicità dipendesse da quella dell'uomo.1 Ciò facea stupire il Santo Giobbe che dicea: Quid est homo, quia magnificas eum? aut quid apponis erga eum cor tuum? (Che cosa è l'uomo perché tu lo consideri grande e a lui rivolgi la tua attenzione? Iob VII, 17). Come? un Dio desiderare e chiedere con tante premure l'amore d'un verme! Gran favore sarebbe stato solamente che Dio ci avesse permesso l'amarlo. Se un vassallo dicesse al suo re: Signore, io v'amo; passerebbe per un temerario. Ma che si direbbe se il re dicesse al vassallo: Io voglio che m'ami? A ciò non si abbassano i principi della terra, ma Gesù ch'è il re del cielo, è quello che con tanto impegno ci domanda il nostro amore: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo (Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, Mt 22,37). 
Con tanta premura ci chiede il cuore: Praebe, fili mi, cor tuum mihi (Figlio mio, dammi il tuo cuore, Prov. XXIII). E se mai si vede discacciato da un'anima, egli non si parte, ma si mette fuori della porta del cuore e chiama e bussa per entrare: Sto ad ostium et pulso (Sto alla porta e busso, Apoc. III); e la prega ad aprirgli, chiamandola sorella e sposa: Aperi mihi, soror mea sponsa (Aprimi sorella mia, mia amica, Cant. V).3 Egli in somma trova le sue delizie in vedersi amato da noi, e tutto si consola quando un'anima gli dice e spesso glielo replica: Mio Dio, io v'amo. Tutto ciò è effetto del grande amore che ci porta. Chi ama, necessariamente desidera d'esser amato. Il cuore dimanda il cuore: l'amore cerca amore. Ad quid diligit Deus, nisi ut ametur? disse S. Bernardo;4 e prima lo disse Dio stesso: Quid Dominus Deus tuus petit a te, nisi ut timeas... et diligas eum? (Che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore, e che tu lo ami? Deut. X, 12). Perciò ci fa sapere ch'egli è quel pastore, che trovando la pecorella smarrita, chiama tutti a consolarsene seco: Congratulamini mihi quia inveni ovem meam quam perdideram (Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta, Luc. XV, 6).5 Ci fa sapere ch'egli è quel padre, che quando torna un figlio perduto a' suoi piedi, non solo gli perdona, ma teneramente l'abbraccia. Ci fa sapere che chi non l'ama resta condannato a morte: Qui non diligit manet in morte (Chi non ama rimane nella morte, I Io. III, [14]). Ed all'incontro che chi l'ama lo tiene con se e lo possiede: Qui manet in caritate in Deo manet et Deus in eo (Chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui, I Io. IV, 16). Or tante dimande, tante premure, tante minacce e promesse non ci moveranno ad amare un Dio che tanto desidera d'esser amato da noi?

Affetti e preghiere

Caro mio Redentore, vi dirò con S. Agostino, voi mi comandate ch'io vi ami, e se non v'amo mi minacciate l'inferno; ma qual inferno più orribile, qual disgrazia più grande può succedermi che l'esser privo del vostro amore? Se dunque volete atterrirmi, minacciatemi solamente ch'io vivrò senza amarvi, che questa sola minaccia mi spaventerà più che mille inferni. Se in mezzo alle fiamme dell'inferno potessero i dannati, o mio Dio, ardere del vostro amore, l'inferno diventerebbe un paradiso; e se all'incontro i beati nel cielo non potessero amarvi, il paradiso diventerebbe un inferno. Così S. Agostino.

Vedo già, amato mio Signore, ch'io per li miei peccati meriterei d'esser abbandonato dalla vostra grazia e con ciò condannato a non potervi più amare; ma intendo che voi seguite a comandarmi ch'io v'ami e sento in me un gran desiderio d'amarvi. Questo mio desiderio è dono della grazia vostra, voi me lo date; datemi dunque ancora la forza d'eseguirlo; e fate che da vero e con tutto il cuore da oggi avanti io vi dica e vi replichi sempre: Mio Dio, io v'amo, io v'amo, io v'amo. Voi desiderate il mio amore, io desidero il vostro.
Scordatevi dunque, o Gesù mio, de' disgusti che per lo passato vi ho dati; amiamoci sempre: io non vi lascerò, voi non mi lascerete. Voi sempre mi amerete, io sempre vi amerò. Caro mio Salvatore, i meriti vostri sono la speranza mia. Deh, fatevi amare sempre e fatevi amare assai da un peccatore che assai v'ha offeso.


Vergine immacolata Maria, aiutatemi voi, pregate Gesù per me.


4° Meditazione
Cuore addolorato di Gesù

Non è possibile considerare quanto fu in questa terra addolorato il Cuore di Gesù per nostro amore, e non compatirlo.

Egli stesso ci fe' intendere che giunse il suo Cuore ad essere afflitto da tanta mestizia, che quella sola sarebbe bastata a torgli la vita e farlo morire di puro dolore, se la virtù della sua divinità non avesse per miracolo impedito la morte: Tristis est anima mea usque ad mortem (La mia anima è triste fino alla morte, Marc. XIV, 34). Il maggior dolore che tanto afflisse il Cuore di Gesù non fu già la vista de' tormenti e de' vituperi che gli uomini gli preparavano, ma il vedere la loro ingratitudine all'immenso suo amore. Distintamente egli previde tutt'i peccati che noi avevamo a commettere dopo tante sue pene e dopo una morte così amara ed ignominiosa. Previde specialmente le ingiurie orrende che aveano a fare gli uomini al suo adorabile Cuore ch'egli ci lasciava per testimonio del suo affetto nel SS. Sagramento.- Oh Dio, e quali oltraggi non ha ricevuto Gesù Cristo in questo Sagramento d'amore dagli uomini! Chi l'ha calpestato, chi l'ha gittato nelle cloache, chi se n'è avvaluto per fare ossequio al demonio! E pure la vista di tutti questi dispregi non l'impedì di lasciarci questo gran pegno del suo amore. Egli odia sommamente il peccato, ma l'amore verso di noi sembra che in esso avesse superato l'odio ch'egli porta al peccato; mentre si contentò più presto di permettere tanti sacrilegi, che di privare di questo cibo divino l'anime che l'amano. Tutto ciò non ci basterà a renderci ad amare un Cuore che tanto ci ha amati? Forse Gesù Cristo non ha fatto quanto bastava per meritarsi il nostro amore? Ingrati lasceremo noi ancora abbandonato Gesù sull'altare, come fanno la maggior parte degli uomini? e non ci uniremo più presto con quelle poche anime divote che lo san riconoscere, a struggerci d'amore più che non si struggono le faci che ardono d'intorno a' sagri cibori? Il Cuore di Gesù ivi sta ardendo d'amore per noi; e noi alla sua presenza non arderemo d'amore per Gesù?

Affetti e preghiere

O adorato e caro mio Gesù, ecco a' piedi vostri chi ha tanto addolorato il vostro amabilissimo Cuore. Oh Dio, e come ho potuto io tanto amareggiare quel Cuore che mi ha tanto amato e che non ha risparmiato niente per farsi amare da me! Ma consolatevi, dirò così, mio Salvatore, sappiate che il mio cuore ferito per grazia vostra del vostro santo amore al presente prova tanto rincrescimento de' disgusti che vi ha dati, che vorrebbe morirne di dolore. Oh chi mi dasse, Gesù mio, quel dolore de' miei peccati che voi ne aveste nella vostra vita!

Eterno Padre, io v'offerisco la pena e l'abborrimento ch'ebbe il vostro Figlio delle mie colpe e per questo vi prego a darmi un dolore così grande dell'offese che vi ho fatte, che mi faccia vivere sempre afflitto e addolorato, pensando d'aver disprezzato un tempo la vostra amicizia.

E voi, Gesù mio, da ogg'innanzi donatemi un tale orrore al peccato, che mi faccia abborrire anche le colpe più leggiere, pensando che dispiacciono a voi che non meritate d'essere disgustato né poco né assai, ma meritate un infinito amore. Amato mio Signore, ora io detesto tutto ciò che a voi dispiace, e per l'avvenire non voglio amare se non voi e quello che amate voi. Aiutatemi, datemi forza; datemi la grazia d'invocarvi sempre, o Gesù mio, e di sempre replicarvi questa dimanda: Gesù mio, datemi il vostro amore, datemi il vostro amore, datemi il vostro amore.

E voi Maria santissima, impetratemi la grazia di pregarvi sempre e dirvi: Madre mia, fatemi amare Gesù Cristo.

5° Meditazione
Cuore pietoso di Gesù

E dove mai possiamo trovare un cuore più pietoso e più tenero del Cuore di Gesù, che abbia avuta maggior compassione delle nostre miserie? Questa pietà lo fe' scendere dal cielo in terra. Questa gli fe' dire ch'egli era quel buon pastore venuto a dar la vita per salvare le sue pecorelle. Egli per ottenere il perdono a noi peccatori, non perdonò a se stesso, e volle sacrificarsi sulla croce, per soddisfare colla sua pena il castigo a noi dovuto. Questa pietà e questa compassione gli fa dire anche al presente: Quare moriemini, domus Israel? Revertimini et vivite (Perché volete morire, o Israeliti, Io non godo della morte di chi muore. Convertitevi e vivrete, Ezech. II). Uomini, dice, poveri figli miei, perché vi volete dannare, fuggendo da me? non vedete che da me separandovi voi correte alla morte eterna? Io non voglio vedervi perduti; non diffidate, sempre che volete a me tornare, ritornate e ricupererete la vita. Revertimini et vivite. Questa pietà gli fa anche dire ch'egli è quel padre amoroso che benché si veda disprezzato dal figlio, se quello ritorna pentito egli non sa discacciarlo, ma teneramente l'abbraccia e si scorda di tutte le ingiurie ricevute: Omnium iniquitatum eius... non recordabor (Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, Ezech. XVIII). 
Non fanno così gli uomini; questi ancorché perdonano, sempre nonperò ritengono la memoria dell'offesa ricevuta e si sentono mossi a vendicarsi; e se non si vendicano perché temono Dio, almeno provano sempre una gran ripugnanza a conversare e trattenersi con quelle persone che l'hanno vilipesi. - Ah Gesù mio, voi perdonate ai peccatori pentiti e non ricusate in questa terra di darvi loro tutto nella santa comunione in questa vita, e tutto nell'altra in cielo poi per mezzo della gloria, senza ritenere alcuna minima ripugnanza a tenervi abbracciata quell'anima che vi ha offeso, per tutta l'eternità. E dove può trovarsi un cuore più amabile e più pietoso come il vostro, o mio caro Salvatore?


Affetti e preghiere

Cuore pietoso del mio Gesù, abbiate pietà di me: Iesu dulcissime, miserere mei. Ve lo dico ora, e voi datemi la grazia di dirvelo sempre: Iesu dulcissime, miserere mei. Prima ch'io vi offendessi, o mio Redentore, io certamente non meritava alcuna di tante grazie che mi avete fatte. Voi mi avete creato, voi mi avete donati tanti lumi: tutto senza merito mio. Ma dopo ch'io v'ho offeso, non solo io non meritava favori, ma ho meritato il vostro abbandono e l'inferno. La vostra pietà ha fatto che voi mi aspettaste e mi conservaste in vita quando io già stava in disgrazia vostra. La vostra pietà mi ha illuminato ed invitato al perdono, ella mi ha dato dolore de' miei peccati, ella il desiderio d'amarvi; ed ora spero già per la vostra pietà di stare in grazia vostra. Deh non lasciate, o Gesù mio, di seguire ad usarmi pietà. La misericordia che vi domando è che mi diate luce e forza di non esservi più ingrato. No, amor mio, non pretendo che mi abbiate a perdonare s'io ritorno a voltarvi le spalle: questa sarebbe presunzione che v'impedirebbe d'usarmi più misericordia. E qual pietà io dovrei più aspettare da voi, se ingrato di nuovo disprezzassi la vostra amicizia e mi separassi da voi? No, Gesù mio, io v'amo e vi voglio sempre amare. E questa è la misericordia che spero e cerco da voi: Ne permittas me separari a te; ne permittas me separari a te (Non permettere che io mi separi da te).

Ne prego anche voi, o madre mia Maria, non permettete ch'io m'abbia da separare più dal mio Dio.


6° Meditazione
Cuore liberale di Gesù Cristo

È proprio delle persone di buon cuore il desiderare di far contenti tutti, e specialmente i più bisognosi ed afflitti. Ma dove potrà mai trovarsi una persona di più buon cuore di Gesù Cristo? Egli perch'è bontà infinita ha un sommo desiderio di comunicare a noi le sue ricchezze: Mecum sunt divitiae..., ut ditem diligentes me (Ricchezza e onore sono con me, per dotare di beni quanti mi amano, Prov. VIII, 18,20). Egli a questo fine si è fatto povero, dice l'Apostolo, per fare noi ricchi: Propter vos egenus factus est... ut illius inopia [vos] divites essetis (Da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà, II Cor. VIII, 9). A questo fine ancora ha voluto restarsene con noi nel SS. Sagramento, dove in ogni tempo sta colle mani piene di grazie, come fu veduto dal padre Baldassarre Alvarez, per dispensarle a chi viene a visitarlo.1 A questo fine inoltre egli si dona tutto a noi nella santa comunione, facendo con ciò intendere che non saprà negarci i suoi beni, mentre giunge a darci tutto se stesso: Quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? (Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?, Rom. VIII, 32). 
Sicché nel Cuore di Gesù noi troviamo ogni bene, ogni grazia che desideriamo: In omnibus divites facti estis in Christo... ita ut nihil vobis desit in ulla gratia (In Lui siete stati arricchiti di tutti i doni...così che non vi manca più nessun dono di grazia, I Cor. I).2 Ed intendiamo che al Cuore di Gesù noi siam debitori di tutte le grazie ricevute della Redenzione, della vocazione, de' lumi, del perdono, dell'aiuto a resistere nelle tentazioni, della sofferenza nelle cose contrarie: sì, perché senza il suo soccorso non potevamo far niente di bene: Sine me nihil potestis facere (Senza di me non potete fare nulla, Io. XV, 5). E se per lo passato, dice il Signore, voi non avete ricevute più grazie, non vi lagnate di me, lagnatevi di voi che avete trascurato di cercarmele. Usque modo non petistis quidquam;... petite et accipietis (Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena, Io. XVI, 24). Oh com'è ricco e liberale il Cuore di Gesù per ognuno che a lui ricorre. Dives in omnes qui invocant illum (Ricco verso tutti quelli che lo invocano, Rom. X, 12). Oh le gran misericordie che ricevono l'anime che sono attente a chiedere aiuto a Gesù Cristo! Dicea Davide: Quoniam tu, Domine, suavis et mitis, et multae misericordiae omnibus invocantibus te (Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca, Ps. LXXXV, 5). Andiamo dunque sempre a questo Cuore, domandiamo con confidenza, ed otterremo tutto.

Affetti e preghiere

Ah Gesù mio, voi non avete ripugnato di darmi il vostro sangue e la vita, ed io ripugnerò di darvi il miserabile mio cuore? No, mio caro Redentore, io ve l'offerisco tutto, tutta vi dono la mia volontà; accettatela voi e disponetene a vostro piacere. Io non ho né posso niente, ma ho questo cuore donatomi da voi, del quale niuno può privarmi: posso esser privato delle robe, del sangue, della vita, ma non già del cuore. Con questo cuore io posso amarvi, con questo io voglio amarvi.

Deh insegnatemi voi, o mio Dio, la perfetta dimenticanza di me stesso; insegnatemi ciò che debbo fare per giungere al vostro puro amore, del quale voi per vostra bontà me ne avete ispirato il desiderio. Io sento in me una volontà risoluta di piacervi; ma per eseguirla da voi aspetto e domando l'aiuto. A voi tocca, o amante Cuore di Gesù, di render tutto vostro il mio povero cuore, che per lo passato è stato a voi così ingrato, e per sua colpa privo del vostro amore. Deh fate che questo mio cuore sia tutto acceso per voi, come il vostro è acceso per me. Fate che la mia volontà sia tutta unita alla vostra, sicché io non voglia se non quello che volete voi; e da ogg'innanzi la vostra santa volontà sia la regola di tutte le mie azioni, di tutti i pensieri, e di tutti i desideri miei. Io spero, Signore, che non mi negherete la grazia vostra per eseguire questa mia risoluzione ch'io fo oggi a' vostri piedi, di abbracciare con pace quanto di me e delle mie cose voi disponerete, così nella mia vita, come nella mia morte.

Beata voi, o Maria immacolata, che aveste il cuore sempre e tutto uniforme al Cuore di Gesù! Deh impetratemi voi, madre mia, che per l'avvenire altro io non voglia né desideri se non quel che vuole Gesù e volete voi.




7° Meditazione
Cuore grato di Gesù

È così grato il Cuore di Gesù, ch'egli non sa vedere alcuna minima nostra opera fatta per suo amore, alcuna minima parola detta per sua gloria, alcun buon pensiero deliberato di suo compiacimento, senza darne a ciascuno la sua mercede. Egli inoltre è così grato, che rende sempre il centuplo per uno, Centuplum accipietis. Gli uomini che son grati, se ricompensano alcun beneficio loro fatto lo ricompensano una volta; si tolgon, come suol dirsi, l'obbligazione e poi non vi pensano più. Gesù Cristo non fa così con noi: ogni nostro buon atto fatto per dargli gusto, non solo centuplicatamente lo ricompensa in questa vita, ma nell'altra lo ricompensa infinite volte in ogni momento per tutta l'eternità. E chi sarà così trascurato che non faccia quanto può per contentare questo Cuore così grato? Ma oh Dio, come attendono gli uomini a compiacere Gesù Cristo? Dirò meglio, come possiamo noi essere così ingrati con questo nostro Salvatore? S'egli non avesse sparsa che una sola goccia di sangue, una lagrima sola per la nostra salute, pure noi gli saressimo infinitamente obbligati; poiché questa goccia e questa lagrima anche sarebbe stata d'infinito valore appresso Dio per ottenerci ogni grazia. Ma Gesù ha voluto impiegare per noi tutti i momenti della sua vita, ha donati a noi tutti i suoi meriti, tutte le sue pene, le ignominie, tutto il sangue e la vita; sicché non una, ma infinite obbligazioni abbiamo noi d'amarlo. Ma oimè, che noi siamo grati anche colle bestie: se un cagnolino ci dimostra qualche segno d'affetto, par che ci costringa ad amarlo; e poi come possiamo esser così ingrati con Dio? I benefizi di questo Dio sembra che cogli uomini mutino natura e diventino maltrattamenti, mentre in vece di gratitudine e d'amore non riportano che offese ed ingiurie. Illuminate, o Signore, questi ingrati a conoscere l'amore che voi loro portate.

Affetti e preghiere

O amato mio Gesù, ecco a' piedi vostri l'ingrato. Io sono stato ben grato colle creature, solamente con voi sono stato un ingrato. Con voi dico, che siete morto per me e non avete avuto più che fare per mettermi in obbligo d'amarvi. Mi consola e mi dà animo l'aver che fare con un Cuore di bontà e di misericordia infinita, che si protesta di scordarsi di tutte le offese di quel peccatore che si pente e l'ama.
Caro mio Gesù, per lo passato io v'ho offeso, v'ho disprezzato: ma ora v'amo più d'ogni cosa, più di me stesso. Ditemi quel che volete da me, che tutto son pronto a farlo colla grazia vostra. Io credo che voi mi avete creato, voi avete dato il sangue e la vita per amor mio: credo ancora che per me vi siete lasciato nel SS. Sagramento; ve ne ringrazio, amor mio; deh non permettete ch'io di tanti benefici e testimoni del vostro amore ve ne sia più ingrato per l'avvenire. Legatemi, stringetemi al vostro Cuore, e non permettete ch'io nella vita che mi resta abbia da darvi più disgusto ed amarezze. Basta, Gesù mio, quanto vi ho offeso, ora vi voglio amare. Oh ritornassero gli anni miei perduti! Ma no, che quei non tornano più e poca sarà la vita che mi resta; ma o sia poca o sia molta, mio Dio, il tempo che mi rimane a vivere tutto lo voglio spendere in amar voi, sommo bene, che meritate un amore eterno ed infinito.


Maria, madre mia, non permettete ch'io abbia da essere più ingrato al vostro Figlio; pregate Gesù per me.


8° Meditazione
Cuore di Gesù disprezzato

Non v'è pena maggiore ad un cuore che ama quanto vedere disprezzato il suo amore; e tanto più quando i contrassegni dimostrati di questo amore sono stati grandi, ed all'incontro è grande l'ingratitudine. Se ogni uomo rinunziasse a tutti i suoi beni e se ne andasse a vivere in un deserto, a cibarsi d'erbe, a dormir sulla terra, a macerarsi colle penitenze, ed in fine si facesse trucidare per Gesù Cristo; qual compenso renderebbe alle pene, al sangue, alla vita che questo gran Figlio di Dio ha data per suo amore? Se noi ci sagrificassimo ogni momento alla morte, certamente neppure ricompenseressimo in minima parte l'amore che Gesù Cristo ci ha dimostrato nel darsi a noi nel SS. Sagramento. Un Dio mettersi sotto le specie di poco pane e farsi cibo d'una sua creatura! Ma, oh Dio, qual è la ricompensa e gratitudine che rendono gli uomini a Gesù Cristo? Qual è? maltrattamenti, disprezzo delle sue leggi e delle sue massime, ingiurie tali che non le farebbero a un loro nemico o loro schiavo o peggior villano della terra. E possiamo noi pensare a tutti questi maltrattamenti che ha ricevuti e riceve tutto giorno Gesù Cristo e non sentirne pena? e non cercare col nostro amore di compensare l'amore immenso del suo Cuore divino che sta nel SS. Sagramento acceso del medesimo amore verso di noi, e desideroso di comunicarci i suoi beni e di donarci tutto se stesso, pronto a riceverci nel suo Cuore sempre che andiamo a lui? Qui venit ad me, non eiiciam foras (Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, Io. VI, 37).


-Abbiam fatto l'uso a sentir nominare Creazione, Incarnazione, Redenzione: Gesù nato in una stalla, Gesù morto in croce. Oh Dio, se sapessimo che un altro uomo ci avesse fatto alcuno di questi benefici, non potressimo far di meno di amarlo. Solo Iddio par che abbia, diciam così, questa mala sorte cogli uomini, che non avendo più che fare per farsi da loro amare, non può giungere a questo intento; e in vece d'essere amato si vede vilipeso e posposto. Tutto nasce dalla dimenticanza che hanno gli uomini dell'amor di questo Dio.

Affetti e preghiere

O Cuore del mio Gesù, abisso di misericordia e d'amore, come a vista della bontà che mi avete usata e della mia ingratitudine, io non muoio e non mi struggo di dolore? Voi, Salvator mio, dopo avermi dato l'essere, mi avete dato tutto il vostro sangue e la vita, abbandonandovi alle ignominie ed alla morte per amor mio; e di ciò non contento, avete di più inventato il modo di sagrificarvi ogni giorno per me nella santa Eucaristia, non ricusando di esporvi alle ingiurie che dovevate ricevere - e che già voi prevedevate - in questo Sagramento d'amore. O Dio, come posso vedermi poi così ingrato a voi senza morir di confusione! Ah Signore, date fine alle mie ingratitudini con ferirmi il cuore del vostro amore e farmi tutto vostro. Ricordatevi del sangue e delle lagrime che avete sparse per me e perdonatemi. Deh non siano perdute per me tante vostre pene.

Ma voi, benché m'abbiate veduto così ingrato ed indegno del vostro amore, non avete lasciato d'amarmi ancora quando io non v'amava e neppure desiderava che voi mi amaste; quanto più dunque io debbo sperare il vostro amore ora che non voglio né sospiro altro che amarvi ed esser amato da voi? Deh contentate appieno questo mio desiderio; dirò meglio questo desiderio vostro, perché voi siete che me lo date. Fate che questo giorno sia il giorno della mia total conversione, sicch'io cominci ad amarvi, per non cessare mai più d'amare voi sommo bene. Fate ch'io muoia in tutto a me stesso, per non vivere che a voi e per ardere sempre del vostro amore.


O Maria, il vostro cuore fu quell'altare beato che fu sempre acceso dal divino amore; madre mia cara, rendetemi simile a voi; pregatene il vostro Figlio, che gode di onorarvi col non negarvi niente di quanto gli domandate.

9° Meditazione
Cuore fedele di Gesù

Oh quanto è fedele il bel Cuore di Gesù Cristo con coloro che chiama al suo santo amore! Fidelis est qui vocavit vos, qui etiam faciet (Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!,I Thess. V, 24). La fedeltà di Dio porge a noi la confidenza di sperar tutto, ancorché non meritiamo niente. Se abbiam discacciato Dio dal nostro cuore, apriamogli la porta ed egli subito entrerà secondo la promessa fatta: Si quis... aperuerit mihi ianuam, intrabo ad illum et caenabo cum illo (Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me, Ap. III, 20). Se vogliamo grazie, domandiamole a Dio in nome di Gesù Cristo, ed egli ci ha promesso che l'otterremo: Si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis (Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà, Io. XV, 16). Se siamo tentati, confidiamo ne' suoi meriti, ed egli non permetterà che i nemici ci combattano oltre le nostre forze: Fidelis autem Deus est qui non patietur vos tentari supra id quod potestis (Dio, infatti, è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, I Cor. X, 13). Oh quanto è meglio trattar con Dio, che cogli uomini! Quante volte gli uomini promettono e poi mancano, o perché mentiscono nel promettere, o dopo la promessa mutano volontà? Non est Deus quasi homo, dice lo Spirito Santo, ut mentiatur; nec ut filius hominis, ut mutetur (Dio non è un uomo perchè egli menta, dice lo Spirito Santo, non è un figlio d'uomo perché egli ritrattiNum. XXIII, 19). Iddio non può essere infedele nelle sue promesse, perché egli non può mentire essendo la stessa verità; né può mutar volontà, perché tutto ciò che vuole è giusto e retto. Ha promesso dunque di ricevere ognuno che a lui viene, di dare aiuto a chi glielo domanda, di amare chi l'ama, e poi non lo farà? Dixit ergo et non faciet? (Forse Egli dice e poi non fa? Parla e non adempie?, Nm 23,19) - Oh fossimo fedeli con Dio com'egli è fedele con noi! Noi per lo passato quante volte gli abbiam promesso d'esser suoi, di servirlo e d'amarlo; e poi l'abbiamo tradito, e licenziandoci dalla sua servitù ci siamo venduti per ischiavi al demonio! Deh preghiamolo che ci dia fortezza per essergli fedeli in avvenire. Oh beati noi se saremo fedeli con Gesù Cristo in quelle poche cose che ci comanda! Egli sarà ben fedele nel rimunerarci con premi troppo grandi; e ci farà sentire ciò che ha promesso a' suoi servi fedeli: Euge, serve bone et fidelis, quia super pauca fuisti fidelis, super multa te constituam; intra in gaudium Domini tui (Bene servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, io ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo Signore, Matth. XXV, 21).



Affetti e preghiere

Caro mio Redentore, oh foss'io stato fedele con voi come voi siete stato fedele con me! Sempre ch'io ho aperto il mio cuore, voi siete entrato a perdonarmi ed a ricevermi nella vostra grazia: sempre che vi ho chiamato voi siete accorso ad aiutarmi. Voi siete stato fedele con me, ma io sono stato troppo infedele con voi; vi ho promesso servirvi, e poi tante volte vi ho voltate le spalle; vi ho promesso il mio amore, e poi tante volte ve l'ho negato: come se voi mio Dio che mi avete creato e redento, foste men degno di esser amato, che le creature e quei miseri miei gusti per cui v'ho lasciato.

Perdonatemi, Gesù mio. Conosco la mia ingratitudine e l'abborrisco. Conosco che voi siete una bontà infinita che meritate un infinito amore specialmente da me che dopo tante offese da me ricevute voi avete tanto amato. Povero me se mi dannassi! Le grazie che m'avete fatte ed i contrassegni dell'affetto speciale che mi avete dimostrati sarebbero, oh Dio, l'inferno del mio inferno. Ah no, amor mio, abbiate pietà di me; non permettete ch'io vi torni a lasciare, e che poi dannandomi, come meriterei, io avessi da seguir nell'inferno a pagare con ingiurie e odio l'amore che voi m'avete portato.
Deh, Cuore innamorato e fedele di Gesù, infiammate il misero mio cuore acciocché arda per voi come voi ardete per me. Gesù mio, al presente mi pare che v'amo, ma v'amo poco, fate voi che v'ami assai e che vi sia fedele sino alla morte. Questa grazia vi cerco insieme colla grazia di seguire sempre a cercarvela. Fatemi morire prima ch'io v'abbia di nuovo a tradire.

O Maria, madre mia, aiutatemi ad esser fedele al vostro Figlio.


La novena dei morti di S. Alfonso Maria di Liguori


La devozione alle anime del Purgatorio - col raccomandarle a Dio acciocché le sollevi nelle grandi pene che patiscono e presto le chiami alla gloria - è molto cara al Signore ed insieme è molto giovevole a noi, poiché quelle Anime benedette sono sue eterne spose e d'altra parte sono gratissime verso chi loro ottiene la liberazione da quella carcere o almeno qualche sollievo nei loro tormenti, onde giunte in cielo non si scorderanno certamente di chi ha pregato per esse. E piamente si crede che Dio loro palesi le nostre orazioni affinché esse preghino per noi. È vero che quelle Anime benedette non sono in stato di pregare per sé, perché stanno ivi come ree soddisfacendo le loro colpe; nondimeno perché sono molto care a Dio ben possono pregare per noi ed ottenerci le grazie. 
S. Caterina da Bologna quando voleva qualche grazia ricorreva alle anime del Purgatorio e presto si vedeva esaudita ed attestava che più grazie, che non aveva ottenuto ricorrendo ai Santi, le aveva conseguite ricorrendo alle Anime del Purgatorio. 
Del resto sono innumerevoli le grazie che narrano i devoti avere ricevuto per mezzo di queste Sante anime.  
Ma se noi vogliamo il soccorso delle loro orazioni, è giusto anzi è dovere che noi le soccorriamo con le nostre. Ho detto, anzi. è dovere, mentre la carità cristiana . richiede che noi sovveniamo i prossimi che stanno in necessità del nostro aiuto. Ma quali prossimi S. Alfonso stanno in tanta necessità di aiuto quanto queste sante prigioniere? Esse stanno continuamente in quel fuoco che tormenta assai più che il fuoco di questa terra; stanno poi prive della vista di Dio, pena che l'affligge molto più di tutte le altre. 
E pensiamo che ivi facilmente anche penano le anime dei nostri genitori o fratelli od altri parenti ed amici e aspettano il nostro soccorso. Pensiamo inoltre che quelle sante anime non possono aiutarsi da sé, mentre sono in istato di debitrici per le loro mancanze: questo pensiero deve maggiormente infiammare a sollevarle quanto più possiamo.
Ed in ciò, non solo daremo gran gusto a Dio, ma ci acquisteremo grandi meriti; e quelle anime benedette non lasceranno di ottenerci molte grazie da Dio e specialmente la salute eterna.
Io giudico per certo, che un'anima la quale è liberata dal purgatorio
per i suffragi avuti da qualche devoto, giunta che è in paradiso, non lascerà dire a Dio: "Signore, non permettete che si perda quegli che mi ha sprigionato dal Purgatorio e mi ha fatta venire più presto a godervi".
In somma a questo fine  si è data alle stampe la seguente Novena, acciocché tutti i fedeli si affatichino a sollevare e liberare quelle anime benedette dal purgatorio colle Messe, colle limosine, o almeno colle loro orazioni.

I° giorno

Molte sono le pene che patiscono quell'anime benedette, ma la maggiore è il pensiero che esse coi loro peccati commessi in vita sono state la causa de' dolori che soffrono.

O Gesù mio Salvatore, io tante volte mi ho meritato l'inferno, ora qual pena sarebbe la mia, se io fossi già dannato, in pensare di avermi io stesso causata la mia dannazione! Vi ringrazio della pazienza che avete avuta con me. Mio Dio, perché voi siete bontà infinita, io v'amo sopra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me: ed abbiate pietà ancora di quelle anime benedette, che ardono in quel fuoco.

Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.

Diciamo un Pater ed un Ave per quell'anime: Pater noster etc. Ave Maria etc.
E poi tutto il popolo seguirà a cantare la seguente canzoncina: «Quelle figlie e quelle spose, che son tanto tormentate, o Gesù, voi che l'amate, consolate per pietà».


II° giorno

L'altra pena che molto affligge quell'anime benedette è il tempo perduto in vita, in cui poteano acquistare più meriti per lo paradiso, e che a questa perdita non vi possono più rimediare; poiché finito il tempo della vita, è finito ancora il tempo di meritare.
Ah povero me, Signore, che da tanti anni vivo su questa terra, e non ho acquistati altri meriti che per l'inferno! Vi ringrazio che mi date ancora tempo di rimediare al male fatto. Mi pento, Dio mio così buono, di avervi dato disgusto; datemi il vostro aiuto, acciocché la vita che mi resta, la spenda solo a servirvi ed amarvi; abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quell'anime sante, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Si replica come di sopra Pater, Ave.
«Quelle figlie e quelle spose», etc.


III° giorno

Un'altra gran pena tormenta quelle anime benedette ed è la vista spaventosa de' loro peccati, che stanno pagando. Al presente in questa vita non si conosce la bruttezza de' peccati; ma ben si conosce nell'altra vita, e questa è una delle maggiori pene, che patiscono le anime del purgatorio.
O mio Gesù, perché voi siete bontà infinita, io v'amo sopra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso. Vi prometto di prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
E voi, Madre di Dio, soccorretele colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

IV° giorno

La pena poi che più affligge quell'anime spose di Gesu-Cristo è il pensare che in vita colle loro colpe han dato disgusto a quel Dio, che tanto amano. Alcuni penitenti anche su questa terra, pensando d'avere offeso un Dio tanto buono, sono arrivati a morirne di dolore. Le anime del purgatorio conoscono assai più che noi quanto è amabile Dio, e l'amano con tutte le loro forze; ond'è che pensando di averlo disgustato in vita, provano un dolore che supera ogni altro dolore.
O mio Dio, perché voi siete bontà infinita, mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto di prima morire che più offendervi; datemi la santa perseveranza; abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco e v'amano con tutto il cuore.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

V° giorno

Un'altra gran pena di quelle anime benedette è lo stare in quel fuoco a patire, senza sapere quando finiranno i loro tormenti. Sanno bensì per certo che ne saranno liberate un giorno, ma l'incertezza del quando giungerà il fine del loro penare, è per esse un tormento ben grande.
Misero me, Signore, se m'aveste mandato all'inferno! Ivi sarei certo di non uscire più da quella carcere di tormenti. V'amo sopra ogni cosa, bontà infinita, e mi pento con tutto il cuore di avervi offeso. Vi prometto prima morire che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate pietà ancora di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VI° giorno

Quelle benedette anime quanto son consolate dalla memoria della passione di Gesu-Cristo e del SS. Sagramento dell'altare, giacché per mezzo della passione si trovano salve, e per mezzo delle Comunioni e delle Messe hanno ricevute e ricevono tante grazie; altrettanto son tormentate dal pensiero di essere state ingrate in vita a questi due gran beneficii dell'amore di Gesu-Cristo.
O mio Dio, voi anche per me siete morto, e tante volte vi siete dato a me nella santa Comunione, ed io vi ho pagato sempre d'ingratitudine! Ma ora v'amo sopra ogni cosa, mio sommo bene, e mi pento più d'ogni male di avervi offeso. Vi prometto prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VII° giorno

Accrescono poi la pena di quell'anime benedette tutti i beneficii particolari ricevuti da Dio, come l'essere state fatte cristiane, l'esser nate in paesi cattolici, l'essere state aspettate a penitenza e perdonate de' loro peccati; sì, perché tutti fanno loro conoscere maggiormente l'ingratitudine che hanno usata con Dio.
Ma chi più ingrato di me, Signore! Voi mi avete aspettato con tanta pazienza, più volte mi avete perdonato con tanto amore, ed io dopo tante promesse vi ho tornato ad offendere! Deh non mi mandate all'inferno; io vi voglio amare, ma nell'inferno non vi posso amare. Mi pento, bontà infinita, d'avervi offeso, prometto di prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancora pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

VIII° giorno

Di più è una pena troppo amara per quell'anime benedette il pensare che Dio in vita ha loro usate tante misericordie speciali non usate cogli altri; ed esse co' loro peccati l'han costretto a odiarle, e condannarle all'inferno, benché poi per sua mera misericordia le ha perdonate e salvate.
Eccomi, Dio mio, uno di quest'ingrati son io, che dopo aver ricevute da voi tante grazie, ho disprezzato il vostro amore e vi ho costretto a condannarmi all'inferno. Bontà infinita, ora v'amo sovra ogni cosa, e mi pento con tutta l'anima di avervi offeso; 1 vi prometto prima morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza, abbiate pietà di me; ed abbiate ancor pietà di quelle sante anime, che ardono nel fuoco.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.

IX° giorno

Grandi sono in somma tutte le pene di queste benedette anime: il fuoco, il tedio, l'oscurità, l'incertezza del quando saranno liberate da quel carcere, ma fra tutte la pena maggiore di quelle sante spose è lo star lontane dal loro sposo e private di vederlo.
O Dio mio, come ho potuto io viver tanti anni lontano da voi e privo della vostra grazia! Bontà infinita, io v'amo sovra ogni cosa, e mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso; 1 vi prometto prima di morire, che mai più offendervi; datemi voi la santa perseveranza e non permettete ch'io abbia a vedermi un'altra volta in disgrazia vostra. Abbiate, vi prego, pietà di quelle sante anime, alleggerite le loro pene ed abbreviate il tempo del loro esilio, con chiamarle presto ad amarvi da faccia a faccia in paradiso.
O Madre di Dio Maria, soccorretele voi colle vostre potenti preghiere; e pregate ancora per noi, che stiamo ancora in pericolo di dannarci.
Pater, Ave. «Quelle figlie», etc.



Se desideriamo dar suffragio alle Sante anime del Purgatorio, procuriamo di pregarne la Santa Vergine in tutte le nostre orazioni applicando per esse specialmente il Santo Rosario, che apporta loro gran sollievo.


Settenario in onore di San Giuseppe - Sant'Alfonso Maria de Liguori

Introduzione
Il solo esempio di Gesu-Cristo, che in questa terra volle così onorare e soggettarsi a S. Giuseppe, dovrebbe infiammar tutti ad essere molto divoti di questo gran santo. Gesù, dacché l'Eterno suo Padre gli assegnò in terra Giuseppe in suo luogo, egli sempre lo riguardò come padre, e come padre lo rispettò ed ubbidì per lo spazio di trent'anni: «Et erat subditus illis» (E stava lor sottomesso, Luc. 2) . Il che significa che in tutti quegli anni l'unica occupazione del Redentore fu di ubbidire a Maria ed a Giuseppe. A Giuseppe in tutto quel tempo toccò l'officio di comandare, come capo costituito di quella picciola famiglia, ed a Gesù come suddito l'officio di ubbidire; talmente che Gesù non moveva passo, non faceva azione, non gustava cibo, non prendea riposo che secondo gli ordini di S. Giuseppe.
Rivelò il Signore a S. Brigida: «Sic Filius meus obediens erat, ut Ioseph diceret, fac hoc, vel illud, statim ipse faciebat» (Mio figlio era così obbediente che, appena Giuseppe gli diceva di fare qualcosa, lui subito la faceva, Lib. 6. Revel. Cap. 58). E Giovan Gersone: «Saepe potum, et cibum parat, vasa lavat, baiulat undam de fonte, nuncque domum scopit» (Spesso prepara il cibo e le bevande, lava le stoviglie, va ad attingere l'acqua alla fontana, pulisce la casa, In Ioseph. Dist. 3). L'umiltà di Gesù in ubbidire fa conoscere che la dignità di S. Giuseppe è superiore a quella di tutti i santi, eccetto che della divina Madre. Onde con ragione scrisse un dotto autore: «Ab hominibus valde honorandus, quem Rex regum sic voluit extollere» (Va onorato molto colui che il Re dei re ha voluto esaltare, Card. Camer. Tract. de S. Ios.). Gesù stesso perciò raccomandò a S. Margherita da Cortona che fosse particolarmente divota di S. Giuseppe, per essere stato quello che l'avea nutrito in sua vita: «Volo ut omni die specialem facias reverentiam S. Iosepho devotissimo nutritio meo» (Voglio che ogni giorno tu faccia uno speciale ossequio a San Giuseppe, mio devotissimo nutritore). 

Per intendere poi le grazie grandi che fa S. Giuseppe a' suoi divoti, lascio di qui riferire gl'innumerabili esempii che ve ne sono; chi volesse saperli, legga specialmente il p. Patrignani nel suo libro: Il divoto di S. Giuseppe. A me basta qui di riferire ciò che ne dice S. Teresa al capo 6 della sua Vita: «Io non mi ricordo (dice la santa) d'averlo sinora pregato di cosa, ch'egli abbia lasciato di farla. E cosa maravigliosa il dire le molte grazie che m'ha fatte Dio per mezzo di questo santo, ed i pericoli onde m'ha liberata, così nel corpo, come nell'anima. È cosa maravigliosa di dire le molte grazie che m'ha fatte Dio per mezzo di questo santo, ed i pericoli onde m'ha liberata, così nel corpo, come nell'anima. Agli altri santi par che abbia concesso il Signore di soccorrere in una sola necessità; questo santo si prova per esperienza che soccorre in tutte; e che vuole il Signore darci ad intendere che sì come in terra gli volle star soggetto, così fa in cielo in quanto il santo gli dimanda. Ciò han veduto per esperienza altre persone, a cui diceva io che si raccomandassero a lui. Vorrei persuadere a tutti che fossero divoti di questo santo, per la grande esperienza che ho de' gran favori ch'egli ottiene da Dio. Non ho conosciuta persona che gli faccia particolar servitù, che non la veda sempre più nelle virtù avanzarsi. Da molti anni nel giorno della sua festa io gli chieggo una grazia, e sempre la veggo adempita. Chieggo per amor di Dio, che chi non lo crede, voglia provarlo. Ed io non so come possa pensarsi alla Reina degli Angeli, nel tempo che tanto s'affaticò nella fanciullezza di Gesù, che non si rendano grazie a S. Giuseppe, per gli aiuti ch'egli diede in quel tempo alla Madre ed al Figliuolo».

In somma ben dice S. Bernardino da Siena  non doversi dubitare che quel Signore il quale vivendo ha riverito S. Giuseppe in terra come suo padre, in cielo niente gli negherà, anzi più abbondantemente esaudirà le sue dimande: «Dubitandum non est, quod Christus familiaritatem, et reverentiam quam exhibuit illi cum viveret, tamquam filius patri suo in caelis utique non negavit, sed potius complevit» (Ser. de S. Ioseph).



Specialmente ogni fedele (avendo ognuno da morire) dee esser divoto di S. Giuseppe, affin di ottenere una buona morte. Tutto il mondo cristiano riconosce S. Giuseppe per avvocato de' moribondi e protettore della buona morte; e ciò per tre ragioni. Per prima, perché egli è amato da Gesu-Cristo, non solo come amico, ma come padre; onde la sua intercessione è assai più potente di quella degli altri santi. Dice Giovan Gersone che le preghiere di S. Giuseppe in certo modo con Gesù han forza di comando: «Dum pater orat Natum, velut imperium reputatur» (Ciò che un padre chiede a un figlio ha valore di comando, In Ioseph. n. 2). Per secondo, perché S. Giuseppe ha maggior potenza contro i demonii, che ci combattono in fine della vita; Gesu-Cristo ha dato a S. Giuseppe il privilegio particolare di proteggere i moribondi dall'insidie di Lucifero, in ricompensa, d'averlo il santo salvato un tempo dall'insidie di Erode. Per terzo perché S. Giuseppe anche in riguardo dell'assistenza fattagli da Gesù e da Maria nella sua morte, ha il privilegio d'impetrare una santa e dolce morte a' suoi servi. Ond'egli invocato da loro in morte verrà a confortarli, apportando loro con sé anche l'assistenza di Gesù e di Maria.


Di ciò ve ne sono molti esempi, ma noi ci contenteremo dei pochi seguenti. Narra il Boverio come nell'anno 1581 Fra Alessio da Vigevano laico cappuccino, stando in morte, pregò i Frati ad accendere alcune candele. Gli dimandarono quelli, perché? Rispose, perché doveano tra poco venire a visitarlo Giuseppe e Maria santissima. Ed appena ciò detto disse: Ecco S. Giuseppe e la Regina del cielo: inginocchiatevi, Padri miei, ed accoglieteli. E così dicendo placidamente spirò nel dì 19 di Marzo, giorno appunto consegrato ad onor di S. Giuseppe.
Narra il P. Patrignani 19 nel citato libro (capo 7, parag. 3) da san Vincenzo Ferreri e da altri scrittori che un certo mercante della città di Valenza soleva ogni anno nel giorno di Natale invitare a mensa un vecchio ed una donna che allattasse un bambino in onore di Gesù, Maria e Giuseppe. Questo divoto apparve dopo sua morte a chi pregava per lui, e gli disse che nell'ora del suo passaggio furono a visitarlo Gesù, Maria e Giuseppe, con dirgli: «Tu in vita ci riceveresti in persona di quei tre poveri in casa tua, ora siam venuti per riceverti in casa nostra». E che ciò detto, l'aveano condotto in paradiso.


Di più si narra nel Leggendario Francescano a' 14 di febbraio che la Ven. Suor Pudenziana Zagnoni, che fu molto divota di S. Giuseppe, in morte ebbe la sorte di vedere il santo, che se le appressò al letto con Gesù in braccio; ed ella si pose a ragionare ora con S. Giuseppe ed ora con Gesù, ringraziandoli di tanto favore, e con tale dolcissima compagnia spirò felicemente l'anima.
Si narra ancora nell'Istoria de' Carmelitani Scalzi della ven. suor Anna di S. Agostino teresiana, che mentre stava in morte, alcune religiose la videro assistita da S. Giuseppe e S. Teresa, e che la serva di Dio giubilava d'allegrezza. Ed un'altra religiosa poi in un altro monastero la vide salire al cielo in mezzo a S. Giuseppe e S. Teresa.
Un altro religioso di S. Agostino, come narra il p. Giovanni de Allosa nel suo libro di S. Giuseppe, comparve ad un suo compagno e disse che Dio l'avea liberato dall'inferno per la sua divozione particolare avuta a S. Giuseppe; e poi pubblicò che il santo, come padre putativo di Gesù Cristo, può molto appresso di lui.


1° giorno
Viaggio e nascita di Gesù a Betlemme

«Ascendit autem et Ioseph a Galilaea de civitate Nazareth in Iudaeam in civitatem David, quae vocatur Bethlehem» (Giuseppe dalla casa di Nazaret, salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, Luc. 2. 4).

Considera i dolci colloquii che in questo viaggio dovette fare Maria con Giuseppe della misericordia di Dio in mandare il suo Figlio al mondo per redimere il genere umano, e dell'amore di questo Figlio in venire a questa valle di lagrime a soddisfare colle sue pene e morte i peccati degli uomini.

Considera poi la pena di Giuseppe in vedersi in quella notte, in cui nacque il Verbo divino, discacciato con Maria da Betlemme, sì che furono costretti a stare in una stalla. Qual fu la pena di Giuseppe in vedere la sua santa sposa, giovinetta di quindici anni, gravida vicino al parto tremar di freddo in quella grotta, umida ed aperta da più parti! Ma quanta poi dovette essere la sua consolazione, quando intese da Maria chiamarsi e dire: Vieni Giuseppe, vieni ad adorare il nostro Dio bambino, ch'è già nato in questa spelonca. Miralo quanto è bello: mira in questa mangiatoia su di questo poco fieno il Re del mondo. Vedi come trema di freddo, chi fa ardere d'amore i Serafini! Ecco come piange quegli ch'è l'allegrezza del paradiso!

Or qui considera qual fu l'amore e la tenerezza di Giuseppe, allorché mirò co' propri occhi il Figlio di Dio fatto bambino; e nello stesso tempo udì gli Angeli che cantavano intorno al loro nato Signore, e vide quella grotta ripiena di luce! Allora genuflesso Giuseppe piangendo per tenerezza: Vi adoro, disse, vi adoro sì mio Signore e Dio; e qual sorte è la mia di essere il primo dopo Maria a vedervi nato! e di sapere che nel mondo voi volete esser chiamato e stimato figlio mio! Dunque lasciate che anch'io vi chiami e da ora vi dica: Dio mio e figlio mio, a voi tutto mi consagro. La mia vita non sarà più mia, sarà tutta vostra; ad altro ella non servirà che a servire voi, mio Signore.

Quanto più poi si accrebbe l'allegrezza di Giuseppe in veder venire in quella notte i pastori, chiamati dall'Angelo a vedere il lor nato Salvatore; ed indi i santi Magi, che vennero dall'oriente a riverire il Re del cielo venuto in terra a salvare le sue creature.


2° giorno
Viaggio in Egitto

«Angelus Domini apparuit in somnis Ioseph dicens: Surge, et accipe Puerum et Matrem eius, et fuge in Aegyptum» (Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, Matt. 2. 13.)

Avendo i santi Magi informato Erode che già era nato il Re de' giudei, il barbaro principe ordinò che fossero uccisi tutti i bambini che allora si ritrovavano d'intorno a Bettelemme. Onde volendo Dio liberare il suo Figlio per allora dalla morte, mandò per un Angelo ad avvisare Giuseppe che avesse preso il fanciullo e la madre, e fossero fuggiti in Egitto.

Considera qui la pronta ubbidienza di Giuseppe, il quale, ancorché l'Angelo non gli avesse prescritto il tempo della partenza, egli senza far dubbi, né in quanto al tempo né in quanto al modo d'un tal viaggio, né in quanto al luogo da fermarsi in Egitto, subito si accinge a partire. Onde subito ne avvisa Maria, e nella stessa notte, come giustamente vuole il Gersone, raccogliendo quei poveri strumenti del suo mestiere che potea portare, e che doveano poi servirgli in Egitto per alimentare la sua povera famiglia, s'avvia insieme colla sua sposa Maria, soli senza guida all'Egitto per un viaggio così lungo di quattro cento miglia (come portano) per monti, per vie aspre, e deserti. Or qual dovette esser la pena di S. Giuseppe in questo viaggio in vedere così patire la sua cara sposa, non avvezza a camminare, con quel caro bambino in braccio, che fuggendo lo portavano a vicenda or Maria, or Giuseppe, col timore d'incontrare ad ogni passo i soldati di Erode, nel tempo più rigido del verno, con pioggie, con venti e con nevi. Di che dovean cibarsi in questo viaggio, se non di un tozzo di pane portato dalla casa, o accattato per limosina! Dove la notte dovean dormire, se non in qualche tugurio vile, o alla campagna a cielo aperto, di sotto a qualche albero?

Stava sì bene Giuseppe tutto uniformato alla volontà dell'Eterno Padre, il quale volea che sin da bambino il suo Figlio cominciasse a patire, per soddisfare i peccati degli uomini; ma non potea il tenero ed amante cuore di Giuseppe non sentir la pena in vederlo tremare e in udirlo piangere per lo freddo e per gli altri incomodi che provava.

Considera finalmente quanto dovette soffrire Giuseppe nella dimora per sette anni in Egitto, in mezzo a gente idolatra, barbara e sconosciuta; poiché ivi non avea né parenti, né amici che potessero sovvenirlo; onde dicea San Bernardo che 'l santo patriarca per poter alimentar la povera sua sposa e quel divino fanciullo (che provvede di cibo tutti gli uomini e le bestie della terra) era costretto a faticare di notte e di giorno.


3° giorno
Smarrimento di Gesù nel tempio

«Remansit puer Iesus in Ierusalem, et non cognoverunt parentes eius» (Il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero, Luc. 2. 43.)

Venuto il tempo del ritorno dall'Egitto, ecco di nuovo l'Angelo avvisò Giuseppe che ritornasse col fanciullo e la madre nella Giudea. Considera San Bonaventura che in questo ritorno la pena di Giuseppe e di Maria fu maggiore che nell'andare: poich'essendo allora Gesù in età di sette anni in circa, egli era già così grande che non potea portarsi in braccio, ed era all'incontro così piccolo che non potea da sé far lungo viaggio; onde spesso quell'amabile fanciullo era costretto a fermarsi e buttarsi sulla terra per la stanchezza.

In oltre consideriamo la pena che intesero Giuseppe e Maria, ritornati che furono, quando dispersero Gesù nella visita fatta al tempio. Era Giuseppe avvezzo a godere la dolce vista e compagnia del suo amato Salvatore; or quale fu poi il dolore, quando se ne vide privo per tre giorni, senza sapere se più l'avesse a ritrovare? e senza saperne la cagione, che fu la sua pena maggiore, poiché temeva il santo patriarca per la sua grande umiltà, che forse a cagion di qualche suo difetto Gesù avesse determinato di non vivere più in sua casa, stimandolo non più degno della sua compagnia e dell'onore di assistergli, con aver cura d'un tanto tesoro.



4° giorno
Della continua compagnia che ebbe San Giuseppe con Gesù

«Et descendit cum eis, et venit Nazareth, et erat subditus illis» (Scese con loro a Nazaret e stava loro sottomesso, Luc. 2. 51.) 

Gesù dopo essere stato ritrovato nel tempio da Maria e da Giuseppe, ritornò con essi alla loro casa di Nazaret, e visse con Giuseppe sino alla di lui morte, ubbidendogli come a suo padre.

Consideriamo qui la santa vita ch'indi menò Giuseppe colla compagnia di Gesù e di Maria. In quella famiglia non v'era altro affare, se non della maggior gloria di Dio; non v'erano altri pensieri e desiderii che di piacere a Dio: non v'erano altri discorsi che dell'amore che gli uomini debbono a Dio, e che Dio porta agli uomini, specialmente in aver mandato al mondo il suo Unigenito a patire ed a finire la vita sua in un mare di dolori e di disprezzi per la salute dell'uman genere.

Ah con quante lagrime doveano Maria e Giuseppe, già bene intesi delle divine Scritture, parlare alla presenza di Gesù della di lui penosa passione e morte! Con quanta tenerezza doveano andare discorrendo, secondo dice Isaia, che il loro diletto dovea esser l'uomo de' dolori e de' disprezzi; che doveano i nemici talmente difformarlo che più non fosse conosciuto bello qual'era; che talmente doveano co' flagelli lacerargli e pestargli le carni, che dovea comparire come un lebbroso, tutto pieno di piaghe e di ferite; che il loro amato pegno dovea tutto soffrire con pazienza, senza neppur aprir la bocca e lamentarsi di tanti strazii, e come un agnello farsi condurre alla morte, e finalmente appeso ad un legno infame in mezzo a due ladri dovea a forza di tormenti finir la vita. Or considerate gli affetti di dolore e di amore, che in tali colloquii doveano destarsi nel cuore di Giuseppe.


5° giorno
Dell'amore di Giuseppe che portò a Maria e Gesù

Et descendit cum eis (Iesus), et venit Nazareth; et erat subditus illis «Et descendit cum eis (Iesus), et venit Nazaret; et erat subditus illis» (Luc. 2) 

Considerate per prima l'amore che portò Giuseppe alla sua santa sposa. Ella era già la più bella, che mai fosse stata fra le donne: ella era la più umile, la più mansueta, la più pura, la più ubbidiente e la più amante di Dio, che non v'è stata, né vi sarà fra tutti gli uomini e fra tutti gli Angeli; onde meritava tutto l'amore di Giuseppe, ch'era così amante della virtù. Aggiungete l'amore col quale egli si vedeva amato da Maria, che certamente nell'amore preferì il suo sposo a tutte le creature. Egli poi la considerava come la diletta di Dio, scelta ad esser la Madre del di lui Unigenito. Or da tutti questi riguardi considerate qual doveva esser l'affetto che 'l giusto e grato cuore di Giuseppe conservava verso questa sua amabile sposa.

Considerate per secondo l'amore, che Giuseppe portò a Gesù. Avendo Dio assegnato il nostro santo in luogo di padre a Gesù, certamente gli dovette infondere nel cuore un amore di padre, e padre di tal figlio sì amabile, ch'era insieme Dio; onde l'amor di Giuseppe non fu puramente umano, com'è l'amore degli altri padri, ma un amore soprumano, ritrovando nella stessa persona il suo figliuolo e 'l suo Dio. Ben sapea Giuseppe per certa e divina rivelazione avuta dall'Angelo che quel fanciullo, da cui si vedea sempre accompagnato, era il Verbo divino che per amore degli uomini, ma specialmente di lui s'era fatt'uomo. Sapea ch'egli stesso l'avea fra tutti eletto per custode della sua vita, e volea esser chiamato suo figlio.

Or considerate che incendio di santo amore si dovea accendere nel cuore di Giuseppe in considerare tutto ciò, ed in vedere il suo Signore, che da garzone lo serviva ora in aprire e serrar la bottega, ora in aiutarlo a segare i legnami, in maneggiar la pialla e l'ascia, ora in raccogliere i frammenti e scopar la casa; in somma che l'ubbidiva in tutto quello che gli ordinava, anzi che non facea cosa alcuna senza la di lui ubbidienza, che gli osservava come padre. Quali affetti doveano destarsi nel suo cuore in portarlo in braccio, in accarezzarlo e ricevere le carezze che gli rendea quel dolce fanciullo! in ascoltare le di lui parole di vita eterna, che divenivano tutte saette amorose a ferire il suo cuore, e specialmente poi in osservare i santi esempii che gli dava quel divin garzoncello di tutte le virtù!

La lunga familiarità delle persone che s'amano, alle volte raffredda l'amore, perché gli uomini quanto più lungamente fra di loro conversano, più l'uno conosce i difetti dell'altro. Non così avveniva a Giuseppe; quanto di più egli conversava con Gesù, più conosceva la di lui santità. Da ciò pensate, quanto egli amò Gesù, avendo (come portano gli autori) goduta la sua compagnia per lo spazio di venticinque anni.


6° giorno
Della morte di San Giuseppe
«Pretiosa in conspectu Domini mors sanctorum eius» (Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli, Psalm. 115. 15)

Considera come S. Giuseppe, dopo aver egli usata una fedel servitù a Gesù e a Maria, giunse alla fine di sua vita nella casa di Nazzaret. Ivi circondato dagli Angioli ed assistito dal Re degli Angioli Gesu-Cristo e da Maria sua sposa, che gli si posero a canto dall'uno e dall'altro lato del suo povero letto, con questa dolce e nobile compagnia con pace di paradiso uscì da questa misera vita. Dalla presenza di tale sposa e di tal figlio, quale degnavasi di chiamarsi il Redentore, fu renduta troppo dolce e preziosa la morte di Giuseppe.

E come mai poteva a lui riuscire amara la morte, mentre moriva in braccio alla vita? Chi mai potrà spiegare o intendere le pure dolcezze, le consolazioni, le speranze beate, gli atti di rassegnazione, le fiamme di carità, che spiravano al cuore di Giuseppe le parole di vita eterna, che a vicenda or Gesù, or Maria gli diceano in quell'estremo del suo vivere? Molto ragionevole perciò è l'opinione che riferisce S. Francesco di Sales che S. Giuseppe morisse di puro amore verso Dio.

Tale fu la morte del nostro santo, tutta placida e soave, senza angustie e senza timori, perché la sua vita fu sempre santa. Ma non può esser tale la morte di coloro, che un tempo hanno offeso Dio e s'han meritato l'inferno. Sì, ma certamente grande sarà il conforto che riceverà allora chi si vedrà protetto da S. Giuseppe, al quale avendo già un tempo ubbidito un Dio, certamente ubbidiranno i demonii, che dal santo saranno discacciati ed impediti a tentare in morte i suoi divoti. Beata quell'anima che in tal punto è assistita da questo grande avvocato, al quale, per essere egli morto coll'assistenza di Gesù e di Maria, e per aver liberato Gesù bambino da' pericoli della morte





7° giorno
Della gloria di San Giuseppe

«Euge serve bone et fidelis, quia in pauca fuisti fidelis, intra in gaudium Domini tui» (Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco..., prendi parte alla gioia del tuo Signore, Matth. 25. 21)

La gloria che Dio dona a' suoi santi in cielo corrisponde alla santità della vita ch'essi han menata in terra. Per comprendere la santità di S. Giuseppe, basta intendere solamente quel che ne dice l'Evangelio: «Ioseph autem vir eius, cum esset iustus» (Matt. I. 19). Uomo giusto viene a dire uno che possiede tutte le virtù; mentre chi manca in una sola virtù, non può dirsi più giusto. Or se lo Spirito Santo chiamò giusto Giuseppe, allorché fu eletto sposo di Maria, considerate quale abbondanza di amor divino e di tutte le virtù trasse poi il nostro Santo da' colloquii e dalla continua conversazione della santa sua sposa, che gli dava un perfetto esempio in tutte le virtù. Se una sola voce di Maria bastò a santificare il Battista ed a riempire di Spirito Santo Elisabetta, or a quale altezza di santità dobbiam pensare che fosse giunta la bell'anima di Giuseppe colla compagnia e familiarità, che per lo spazio di 25 anni (secondo si porta) ebbe egli con Maria?

In oltre, quale altro accrescimento di virtù e di meriti dobbiam supponere che acquistasse Giuseppe, col praticare per lo spazio di trenta e più anni continuamente colla santità medesima, ch'era Gesù Cristo, in servirlo, alimentarlo ed assistergli in questa terra? Se Dio promette premio a chi dona un semplice bicchier d'acqua ad un povero per di lui amore, pensate qual gloria in cielo avrà data a Giuseppe, che lo salvò dalle mani di Erode, lo provvide di vesti e di cibo, lo portò tante volte in braccio, e l'allevò con tanto affetto. Certamente dobbiam credere che la vita di Giuseppe alla vista ed alla presenza di Gesù e di Maria era una continua orazione ricca d'atti di fede, di confidenza, d'amore, di rassegnazione e d'offerte.