Visualizzazione post con etichetta Angela da Foligno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Angela da Foligno. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

Dubbi e chiarimenti

In quel periodo soffrivo e mi sembrava di non gustare Dio, ma di essere quasi abbandonata da lui. Non potevo confessare le mie colpe; da una parte pensavo che forse questo mi capitava a causa della mia superbia e dall’altra vedevo in me così profondamente i miei molti peccati, che mi sembrava di non poterli confessare con la dovuta contrizione, ma di poterli solamente dire con la bocca.
Mi sembrava di non essere in grado di manifestarli. Non potevo neppure lodare Dio né stare in preghiera.
Delle cose di Dio sembrava che mi fosse rimasto solamente il fatto che non ero afflitta tanto quanto meritavo, e ugualmente che non volevo allontanarmi da lui con il peccato per tutti i beni o i mali e i martiri del mondo e acconsentire ad alcun male. In questo modo forte e orribile fui afflitta per quattro settimane e più.

Successivamente mi furono rivolte queste parole divine: «Figlia mia, amata da Dio onnipotente e da tutti i santi del paradiso, Dio ha riposto in te il suo amore e ne ha più per te che per qualsiasi altra donna della valle di Spoleto».
L’anima rispose gridando: «Come posso crederlo, dal momento che sono piena di tribolazioni e mi sembra d’essere stata abbandonata da Dio?». Egli rispose: «Più ti sembra d’essere abbandonata, maggiormente sei amata da Dio e più lui ti è vicino».

{Da "Memoriale di Angela da Foligno}

Parabola del convito

La fedele mi disse che una volta, mentre stava chiedendo a Dio di comunicarle qualcosa di sé, si fece il segno della croce e pregò Dio di indicarle chi sono i suoi figli.
Egli, fra l’altro, le portò questo esempio: – «Mettiamo che ci sia un uomo che ha molti amici, li invita a un banchetto e dispone a tavola quelli che vanno; infatti, alcuni non accettano l’invito e per essi si addolora, perché ha preparato un convito molto abbondante. Sebbene voglia bene a tutti e a tutti offra il banchetto, nondimeno mette quelli che ama di più vicino a sé, alla mensa speciale, e con questi, che ama più intimamente, mangia in un’unica scodella e beve a un’unica coppa».

Io con grande compiacimento spirituale chiesi: «Quand’è Signore, che inviti tutti?».
Ed egli mi rispose: «Io ho amato e invitato tutti alla vita eterna; coloro che vogliono venire, vengano, perché nessuno può portare la scusa di non essere stato invitato. Se vuoi capire quanto li ho amati e scelti con piacere, guarda la croce».
Dopo disse: «Ecco, i chiamati vengono e sono disposti a tavola», e fece capire che era lui la mensa e il cibo.
Io chiesi: «Per quale strada son venuti i chiamati?». Ed egli rispose: «Per la via della tribolazione; sono i vergini, i casti, i poveri, i pazienti e i malati»; e nominò molti tipi di persone che si sarebbero salvate.
Di ogni parola capii il significato e la spiegazione e mi compiacqui molto e feci in modo di non muovere neppure gli occhi, per non perdere la consolazione. Questi furono definiti figli comuni.
In quella rivelazione disse che la verginità, la povertà, la febbre, la perdita dei figli, la tribolazione e la privazione della proprietà – e specificò molte cose con prove e spiegazioni che ben capivo – vengono mandate da Dio a quei figli, per il loro bene.
Essi non lo sanno e non se ne rendono conto, anzi all’inizio tribolano, ma poi sopportano in pace e riconoscono che è tutto permesso da Dio.

Invece gli invitati alla mensa speciale, che il Signore conduce con sé a mangiare in un’unica scodella e a bere a un’unica coppa, sono quelli che vogliono conoscere chi è l’uomo buono che li ha invitati, per potergli piacere. Dopo aver capito che hanno ricevuto l’invito, senza esserne degni e senza meritarlo, si danno da fare, per piacergli. Essi sono coloro che sanno d’essere stati amati molto da Dio onnipotente e se ne riconoscono indegni. Per scoprirlo, vanno alla croce, vi si fissano, la guardano e vi conoscono l’amore.

{Da "Memoriale di Angela da Foligno"}