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mercoledì 8 ottobre 2014

"Coronella delle sante piaghe di Gesù Crocifisso" di Sant'Alfonso Maria de Liguori


1) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro piede sinistro. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a concedermi il perdono de' peccati miei, de' quali con tutto il cuore mi pento sopra ogni male per essere state offese della vostra infinita bontà.

Maria Addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

2) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro piede destro. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto
amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a darmi fortezza di non cadere per l'avvenire in peccato mortale, ma di perseverare in grazia vostra fino alla morte.

Maria addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

3) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga della vostra mano sinistra. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga, vi prego a liberarmi dall'inferno tante volte da me meritato, dove non potrei amarvi più.

Maria addolorata, pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

4) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga della vostra mano destra. Vi ringrazio di averla per me sofferta con tanto dolore e con tanto amore. Compatisco la pena vostra e della vostra afflitta madre. E per li meriti di questa santa piaga vi prego a donarmi la gloria del paradiso, dove vi amerò perfettamente e con tutte le mie forze.

Maria addolorata pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.

5) Signor mio Gesù Cristo, io adoro la piaga del vostro costato. Vi ringrazio di aver voluto anche dopo la morte soffrire quest'altra ingiuria senza dolore sì, ma con sommo amore. Compatisco l'afflitta vostra madre che fu sola a sentirne tutta la pena. E per li meriti di questa sagra piaga vi prego a concedermi il dono del vostro santo amore, acciocch'io v'ami sempre in questa vita per venire poi nell'altra ad amarvi alla svelata eternamente in paradiso.

Maria addolorata pregate Gesù per me.

Pater, Ave et Gloria

Per le piaghe che soffristi,

Gesù mio, con tanto amore

E con tanto tuo dolore,

Abbi, o Dio, di me pietà.




* Edita la prima volta nel 1737 nella Via facile e sicura del Paradiso  del Ven. Sarnelli; ristampata con qualche variante nel 1751 (Napoli, Pellecchia) in fine dell'Amore delle anime . Una simile Coronella, assai più lunga, leggesi presso AURIEMMA (Stanza dell'Anima nelle Piaghe di Gesù).



Meditazione sulla Passione di Gesù Cristo - Gesù morto sulla croce


Cristiano, alza gli occhi e guarda Gesù morto su quel patibolo col corpo pieno di piaghe, che ancora mandano sangue. La fede t'insegna ch'egli è il tuo Creatore, il tuo Salvatore, la tua vita, il tuo liberatore; è quegli che ti ama più di ognuno altro, è quegli che solo può renderti felice. 
Sì, Gesù mio, lo credo; voi siete quello che mi avete amato sin dall'eternità, senza alcuno mio merito; anzi prevedendo le mie ingratitudini, solo per vostra bontà mi avete dato l'essere. Voi siete il mio Salvatore, che colla vostra morte mi avete liberato dall'inferno tante volte da me meritato. Voi siete la mia vita, per la vostra grazia che mi avete donata, senza la 
quale io sarei rimasto morto in eterno. Voi siete il mio padre e padre amoroso, perdonandomi con tanta misericordia tante ingiurie che vi ho fatte. Voi siete il mio tesoro, arricchendomi di tanti lumi e favori in vece de' gastighi a me dovuti. Voi siete la mia speranza, giacché fuori di voi io non posso sperare alcun bene da altri. Voi siete poi il mio vero ed unico amatore; basta dire che siete giunto a morire per me. Voi in somma siete il mio Dio, il mio sommo bene, il mio tutto. Uomini, uomini, amiamo Gesù Cristo, amiamo un Dio che si è sagrificato tutto per nostro amore. Egli ha sagrificati gli onori che gli spettavano su questa terra, ha sagrificate tutte le  ricchezze e le delizie che potea godere, e si è contentato di fare una vita umile, povera e tribulata; finalmente per pagare colle sue pene i nostri peccati ha voluto sagrificare tutto il suo sangue e la vita, morendo in un mar di dolori e di disprezzi. 
Figlio, dice il Redentore da quella croce a ciascuno di noi, figlio, che più doveva io fare per esser da te amato, che morire per te? Vedi se vi è nel mondo chi ti abbia amato più di me tuo Signore e Dio. 
Amami dunque, almeno per ricompensa dell'amore che ti ho portato. 
Ah Gesù mio, come posso pensare che i miei peccati vi han ridotto a morire di dolore su d'un patibolo infame, e non piangere sempre per la pena di aver cosi disprezzato il vostro amore? E come posso vedervi pendente da questo legno per amor mio, e non amarvi con 
tutte le mie forze? 
Ma come va, Signore, che voi siete morto per tutti noi, acciocché niuno di noi viva più a se stesso - Et pro omnibus mortuus est Christus, ut et qui vivunt iam non sibi vivant, sed ei qui 
pro ipsis mortuus est et resurrexit (II Cor. V, 15), - ed io poi, in vece di vivere solo per amarvi e darvi gloria, par che son vivuto solo per affliggervi e disonorarvi ? Deh mio Signor crocifisso, scordatevi delle amarezze che vi ho date, delle quali mi pento di vero cuore, e tiratemi colla vostra grazia tutto a voi. Io non voglio vivere più a me stesso, ma solo a voi, che tanto mi avete amato e meritate tutto il mio amore. Vi dono tutto me e tutte le cose mie 
senza riserba. Rinunzio a tutti gli onori e piaceri di questa terra, e mi offerisco a patire per amor vostro quanto vi piace. Voi che mi date questa buona volontà, voi datemi, vi prego, la forza di eseguirla. 
O Agnello di Dio sagrificato sulla croce, o vittima d'amore, o Dio innamorato, potessi morire per voi, come voi siete morto per me! 
O madre di Dio Maria, ottenetemi voi la grazia di sagrificar tutta la vita che mi resta all'amore del vostro amabilissimo Figlio. 
{Sant'Alfonso Maria de Liguori}

lunedì 11 agosto 2014

Maria che assiste nel Calvario alla morte di Gesù


I. Stava presso la croce di Gesù, sua madre (Gv 19, 25). Osserviamo in questa regina dei martiri una sorta di martirio il più crudele d'ogni martirio, una madre posta a vedersi morire un figlio innocente giustiziato sopra un patibolo in­fame. Stava. Da che Gesù fu preso nell'orto, i discepoli l'hanno abbandonato, ma non l'abban­dona Maria: ella l'assiste sino a vederlo spirare avanti gli occhi suoi. Stava presso. Fuggono le madri dalla vista dei figli, allorché li vedono pa­tire e non possono aiutarli; si contenterebbero di patire esse i dolori dei figli; onde allorché li mi­rano patire senza poterli soccorrere, non han for­za di soffrire tal pena, e perciò fuggono e vanno lontano. Maria no, ella vede il Figlio fra i tor­menti, vede che i dolori gli stan levando la vita, ma non fugge nè si allontana, ma si accosta alla croce, ove il Figlio sta morendo.

O Madre addolorata, non isdegnate ch'io anco­ra vi accompagni in assistere alla morte del vo­stro e del mio Gesù.

II. Stava presso la croce. La croce dunque è il letto, ove Gesù lascia la vita: letto di dolore, ove quest'afflitta Madre sta guardando Gesù tut­to lacerato dai flagelli e dalle spine. Osserva Ma­ria che il povero Figlio appeso a quei tre uncini di ferro non trova sito nè riposo; vorrebbe ella dargli qualche sollievo, vorrebbe almeno, giac­ché ha da morire, farlo spirare fra le sue brac­cia, ma niente di ciò le è permesso. Ahi croce, dice, rendimi il Figlio mio; tu sei patibolo di malfattori, ma il Figlio mio è innocente.

Ma non vi affannate, o Madre; è volontà del­l'Eterno Padre che la croce non vi renda Gesù, se non dopo ch'è morto e spirato. O regina dei dolori, impetratemi dolore dei miei peccati.

III. Stava presso la croce sua madre. Conside­ra, anima mia, Maria che a piè della croce sta guardando il Figlio: Figlio, ma oh Dio qual Fi­glio! Figlio che insieme era suo Figlio e suo Dio: Figlio che dall'eternità 1'avea scelta per sua ma­dre, e l'avea preferita nel suo amore a tutti gli uomini e a tutti gli angeli: Figlio così bello, cos? santo e così amabile: Figlio che le era stato sem­pre ubbidiente: Figlio che era l'unico suo amore, mentre era Figlio di Dio. E questa Madre ebbe a vedersi morire di dolore un tal Figlio innanzi agli occhi suoi!

O Maria, o madre la più afflitta di tutte le ma­dri, compatisco il vostro cuore, specialmente quando miraste il vostro Gesù abbandonarsi sul­la croce, aprir la bocca e spirare; e per amore di questo Figlio morto per la mia salute, raccoman­dategli l'anima mia.

E voi, Gesù mio, per li meriti dei dolori di Ma­ria, abbiate pietà di me e concedetemi la grazia di morire per voi, come voi siete morto per me. Muoia io, mio Signore, dirò con S. Francesco d'Assisi, per amore di voi, che per amore del­l'amor mio vi siete degnato morire.

{Da "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo" di Sant'Alfonso Maria de Liguori}

venerdì 25 luglio 2014


"Alla mia cara mamma mai sfuggì il pensiero della Mia Passione; Ella, a forza di ripetere la Mia Passione, si riempì tutta di Me. Così succede all'anima: a forza di ripetere ciò che io soffrii, si riempie di Me".

{Gesù alla serva di Dio Luisa Piccarreta, 24 marzo 1913}

martedì 22 luglio 2014


La devozione alla Passione di Gesù è la strada più facile per salvarsi. Il Crocifisso è un libro dove s'apprende ogni virtù, dove s'impara la scienza dei santi, dove si trova tutto.
{San Paolo della Croce}

sabato 19 luglio 2014

Meditazione sulla Santa Agonia di San Pio da Pietrelcina

Spirito Divino, rischiara la mia intelligenza ed infiamma il mio cuore, mentre io medito la Passione di Gesù. Aiutami a penetrare questo mistero d'amore e di sofferenza del mio Dio che, fatto uomo, soffre, agonizza, muore per me. 
L'Eterno, l'Immortale, si abbassa per subire un martirio inaudito; la morte infame sulla croce, fra insulti, schiamazzi ed ignominie, affine di salvare la sua creatura che l'ha oltraggiato e che si avvoltola nel fango del peccato. 
L'uomo gusta il peccato e Dio, a causa del peccato, è triste fino alla morte; gli orrori di una crudele agonia gli fanno sudare sangue... 
No, non posso penetrare in questo oceano di amore e di dolore senza che la tua grazia, o mio Dio, mi assista! Aprimi l'accesso alle più intime profondità del cuore di Gesù affinché io possa partecipare all'amarezza che l'ha accompagnato, condotto al Giardino degli Ulivi, fino alle porte della morte e consolarlo nel suo estremo abbandono. Possa io unirmi a Lui, abbandonato da suo Padre e da se stesso, affin di espiare con Lui! 
Maria, Madre dei dolori, lasciami seguire Gesù e partecipare intimamente alla sua Passione ed alla tua afflizione! 
Angelo mio Custode, custodisci le mie facoltà tutte raccolte in Gesù sofferente, affinché mai esse se ne distacchino ... 
Al termine della vita terrena, dopo essersi dato interamente a noi nel Sacramento del suo Amore, il Signore va al Giardino degli Ulivi, ben noto ai suoi discepoli, ma anche a Giuda. 
Lungo la via egli li istruisce e li prepara alla sua imminente Passione e li invita a subire, per amor suo, calunnie e persecuzioni, fino alla morte, per trasfigurarli a rassomiglianza sua, loro divino modello. 
Al momento di entrare nella sua amara Passione, non è a se stesso che egli pensa, ma a te ... 
Quali abissi di amore non contiene il suo Cuore! Il santo viso è improntato di tristezza e tenerezza. Le parole sgorgano dalle più intime profondità del suo Cuore e traboccano d'amore. 
- O Gesù, il mio cuore è sconvolto, allorché pensa all'amore che ti fa correre, anticipando la tua Passione! Tu ci hai insegnato che non c'è più grande amore che dar la vita per quelli che amiamo. Ecco che tu sei sul punto di suggellare queste parole col tuo esempio. 
Al giardino, il Maestro si allontana dai suoi discepoli e non conduce con sé che tre testimoni della sua Agonia: Pietro, Giacomo e Giovanni. Avendolo visto trasfigurato sul Tabor, avranno la forza di riconoscere l'Uomo-Dio in questo essere 
oppresso dall'agonia della morte? 
Entrando nel giardino, Egli dice loro: "Restate qui! Vegliate e pregate per non cadere in tentazione". State in guardia 
perché il nemico non dorme. Armatevi anticipatamente con le armi della preghiera per non essere sorpresi e trascinati nel peccato. È l'ora delle tenebre. 
Avendoli così esortati, Egli si allontana, quanto un getto di pietra, e si prostra con la faccia a terra. L'anima sua è immersa in un mare di amarezza e di estrema afflizione. 
È tardi. La pallida notte è piena di ombre sinistre. La luna sembra iniettata di sangue. Il vento agita gli alberi e penetra fino alle ossa. Tutta la natura sembra fremere in un segreto spavento. 
O notte, come non ce ne furono mai somiglianti! Ecco il posto in cui Gesù viene a pregare. Egli spoglia la sua santa Umanità 
della forza alla quale ha diritto per la sua unione alla Persona Divina. L'immerge in un abisso di tristezza, di angoscia, di abiezione. Il suo spirito sembra sommerso ... 
Egli vede, anticipatamente, tutta la sua Passione. 
Vede Giuda, il suo apostolo tanto amato, che lo vende per poche monete. Eccolo sulla via del Gethsemani per tradirlo e darlo nelle mani dei suoi nemici! E nondimeno poco fa l'ha nutrito della sua Carne ed abbeverato col suo Sangue! Prostrato davanti a lui, 
gli ha lavato i piedi, li ha stretti sul suo cuore, li ha baciati con le sue labbra. Che cosa non ha fatto per arrestarlo sull'orlo del sacrilegio o, almeno, condurlo a pentimento? 
Ma no, ecco che corre verso la sua perdizione...Gesù piange. 
Egli si vede trascinato nelle vie di Gerusalemme, dove, soltanto pochi giorni prima, l'acclamavano come Messia. Si vede schiaffeggiato davanti al Sommo 
Sacerdote. Sente gridare: "A morte!". Lui, autore della vita, è trascinato come uno straccio da un tribunale all'altro. 
Il popolo, il suo popolo tanto amato, tanto beneficato, schiamazza, lo beffeggia, reclama a grandi grida la sua morte e quale morte! La morte in croce. Egli sente le loro false accuse. Si vede flagellato, coronato di spine, deriso, salutato come re da 
burla. Si vede condannato alla croce, lungo l'erta via del Calvario, cadente e vacillante, sotto il peso della Croce, disteso a terra ... 
Eccolo arrivato al Calvario, spogliato delle sue vesti, disteso sulla Croce, inchiodato spietatamente, elevato fra cielo e terra. Egli pende dai chiodi, ansante, fra indicibili torture ... Mio Dio! Quella lunga agonia di tre ore lo farà soccombere, fra lo schiamazzo della plebaglia ubriacata dall'odio! 
Egli vede le sue fauci e i suoi visceri divorati da una sete ardente e, per dissetarla, quell' aceto, quel fiele ... 
Vede il Padre suo che l'abbandona e sua Madre, oppressa dal dolore. Ed infine quella morte ignominiosa, in mezzo a due ladroni. Se uno lo riconosce come Dio, e può essere salvato, l'altro bestemmia e muore reprobo. 
Vede Longino che si avvicina per trapassargli il cuore. Ecco compiuta l'estrema umiliazione del corpo e dell' anima che si separano ... 
Tutto questo, scena per scena, passa davanti ai suoi occhi, lo spaventa e l’accascia. 
Tornerà indietro? 
Fin dal primo istante egli ha abbracciato tutto, ha accettato tutto. Perché dunque questo terrore estremo? Gli è che Egli ha esposta la sua santa Umanità come uno scudo che capta i colpi della giustizia, oltraggiata dal peccato. 
Egli sente vivamente nel suo spirito abbandonato da tutti ciò che deve soffrire. 
Per tale peccato, tale pena… Ed è schiacciato poiché lui stesso si è dato in preda allo spavento, alla debolezza, all’angoscia…
Sembra arrivato al colmo del dolore. È prostrato faccia a terra, davanti alla maestà di suo Padre. La santa faccia dell'Uomo-Dio, che gioisce della visione beatifica, giace là, nella polvere, irriconoscibile. Mio Gesù! Non sei tu Dio? Padrone 
del cielo e della terra? Eguale al Padre? Perché ti abbassi fino a perdere l'aspetto umano? 
Ah! sì... comprendo! Tu vuoi insegnare a me, orgoglioso, che per aprirmi una strada verso il cielo debbo inabissarmi fino al fondo della terra. È per espiare la mia arroganza che tu cadi. È per riconciliare il cielo con la terra, che tu ti abbassi fino alla 
terra come se tu volessi darle il bacio di pace...Gesù si solleva, volge verso il cielo uno sguardo supplichevole, leva le braccia 
e prega ... Un pallore mortale gli copre il viso! Egli implora suo Padre che volge da Lui il suo sguardo. Prega con una confidenza filiale, ma sa bene il posto che tiene. 
Si sa vittima per tutto il genere umano, esposto alla collera del Dio oltraggiato. Sa che lui solo può soddisfare alla infinita giustizia e riconciliare il Creatore con la creatura. 
Egli lo vuole, lo chiede. Ma la sua natura è letteralmente stritolata ed insorge contro un tal sacrificio. Nondimeno il suo spirito è pronto all'immolazione ed il duro combattimento continua. 
O Gesù! Come possiamo chiederti di essere forti, mentre ti vediamo così debole ed oppresso? 
Sì, comprendo! Tu hai preso su di te tutta la nostra debolezza. Per darci la tua forza, tu sei divenuto il nostro capro espiatorio. Tu vuoi insegnarci che dobbiamo mettere tutta la nostra confidenza soltanto in Te, anche se il cielo ci sembra di piombo. Nella sua Agonia, Gesù grida verso il Padre: "Se è possibile, allontana da me questo calice". È il grido della natura che, abbattuta, ricorre con confidenza al cielo. 
Benché sappia che non sarà esaudito, poiché Iddio vuole che sia così, nondimeno prega. Gesù mio, perché chiedi ciò che sai che non ti verrà concesso? 
Quale vertiginoso mistero! La pena che ti affligge ti fa chiedere aiuto e conforto, ma il tuo amore per noi e il tuo desiderio di dare a Dio le anime nostre ti fa esclamare: "Non la mia volontà, ma la Tua!". 
Il cuore suo desolato ha sete di conforto. Dolcemente si leva, fa qualche passo vacillante. Si avvicina ai suoi discepoli: almeno essi, suoi amici, suoi confidenti, comprenderanno, parteciperanno al suo dolore ... 
Li trova immersi nel sonno. Ahi! come allora si sente solo e desolato! "Simone, tu dormi? - dice dolcemente a Pietro.- Tu che poco fa mi hai detto che mi avresti seguito fino alla morte?". 
Si volge verso gli altri: "Non avete dunque potuto vegliare un'ora con me?". 
Ancora una volta dimentica le sue sofferenze, per non pensare che ad essi: "Vegliate e pregate per non cadere in tentazione!". 
Sembra dire: "Se così presto mi dimenticate mentre lotto e soffro, almeno nell'interesse vostro vegliate e pregate!". 
Ma essi, cadenti dal sonno, lo sentono appena. 
- O mio Gesù, quante anime generose commosse dai tuoi lamenti, ti tengono compagnia nell'Orto degli Ulivi, partecipano alla tua amarezza ed alla tua mortale angoscia! Quanti cuori nel corso dei secoli hanno risposto generosamente al tuo appello! Possano essi consolarti e, partecipando alla tua gloria, cooperare all'opera 
della salvezza! Possa esser anch'io del loro numero, e sollevarti, per quel che posso, o mio Gesù! 



Gesù ritorna al posto dove stava pregando, ed un altro quadro, ben più terribile, si presenta ai suoi occhi. Tutti i nostri peccati, nei loro minimi dettagli, sfilano davanti a lui. Egli vede l'estrema volgarità di quelli che li commettono. Sa a qual punto essi oltraggiano la divina Maestà! Vede tutte le infamie, tutte le oscenità, tutte le bestemmie di cui si rendono colpevoli i cuori e le labbra create per cantar la gloria di Dio. Vede i sacrilegi che disonorano preti e fedeli. Vede l'abuso mostruoso dei 
sacramenti che Egli ha istituiti per la nostra salvezza e che possono diventare causa della nostra dannazione. 
Egli deve addossarsi tutto questo fango fetido dell'umana corruzione, deve presentarsi così davanti alla santità del Padre suo. Deve espiare ogni peccato in particolare e rendere al Padre tutta la gloria che gli è stata negata. Per salvare il peccatore, deve discendere in questa cloaca. Neanche questo lo fa desistere. Come un'onda mostruosa questo fango 1'avvolge, lo sommerge, l'opprime. Eccolo di fronte al Padre, Dio di Giustizia, Lui, 
Santo dei Santi, cadente sotto il peso dei peccati, divenuto simile ai peccatori. Chi potrà immaginare il suo orrore e la sua estrema ripugnanza? Questo singulto di disgusto, questa nausea spaventosa? Avendo preso tutto su di sé, senza nessuna eccezione, è schiacciato dal mostruoso fardello e geme sotto il peso della Giustizia divina, davanti a suo Padre, che ha permesso a Lui, Figlio Suo, di offrirsi come vittima per i peccati del mondo e 
divenire come un "maledetto". 
La sua purezza freme davanti a questa massa infame, ma Egli vede nello stesso tempo la giustizia oltraggiata, il peccatore condannato ... Due forze, due amori si combattono nel suo cuore. È la giustizia oltraggiata che trionfa. Ma quale spettacolo infinitamente doloroso! Quest'Uomo carico di tutte le nostre sozzure, Lui, Santità essenziale, assimilato anche esteriormente a criminali ... 
Trema come una foglia. Per far fronte a questa terribile agonia, Egli s'inabissa nella preghiera. Prostrato davanti alla Maestà del Padre, dice: "Padre, allontana da me questo calice!". È come 
dicesse: "Padre, io voglio la tua gloria! lo voglio il compimento della tua Giustizia. 
Voglio la riconciliazione del genere umano. Ma non a questo prezzo! Che io, Santità per essenza, sia così inzaccherato dal peccato, oh! no ... questo no! O Padre, a cui tutto è possibile, allontana da me questo calice e trova un altro mezzo di salvezza nei tesori insondabili della tua Sapienza. Ma se tu non lo vuoi, che la tua volontà, non la mia, sia fatta!". 
Anche questa volta la preghiera del Salvatore resta senza effetto. Egli si sente nelle angosce della morte. Penosamente, si risolleva e cerca conforto. Sente che le forze gli mancano. Barcollando, si trascina verso i discepoli. Ancora una volta li trova addormentati. La sua tristezza diviene più profonda. Si limita a destarli 
semplicemente. Restarono confusi? Gesù non disse più niente. Vedo soltanto che è indicibilmente triste. Custodisce nel segreto del suo cuore tutta l'amarezza di questo abbandono. 
- Mio Gesù, quanto è grande la pena che intuisco nel tuo cuore traboccante d'angoscia. Veggo come tu ti ritiri dai tuoi discepoli, colpito in pieno cuore! Potessi darti qualche conforto, sollevarti un po' ... Ma, non sapendo fare altro, piango vicino a 
Te. Le lacrime del mio amore e della mia compunzione si uniscono alle tue lacrime. 
Così esse si elevano fino al trono del Padre per supplicarlo di aver pietà di Te e di tante anime immerse nel sonno del peccato e della morte. Gesù ritorna al luogo della sua preghiera, spossato ed in un'estrema afflizione. 
Cade piuttosto che genuflettere. Si sente come schiacciato da un' angoscia mortale e la sua preghiera si fa ancora più intensa. 
Il Padre volge lo sguardo da lui, come se Egli fosse il più spregevole degli uomini. 
Mi sembra di sentire i lamenti del Salvatore: "Se almeno l'uomo, per il quale io soffro tanto, volesse approfittare delle grazie che gli ottengo con queste mie sofferenze atroci! Se almeno riconoscesse, nel suo giusto valore, il prezzo che pago per riscattarlo e per dargli la vita di figlio di Dio! Ah! quest'amore mi strazia il cuore, 
ben più crudelmente di quel che faranno fra poco i carnefici nella mia carne ... ". 
Vede l'uomo che non sa, perché non vuole sapere; che bestemmia il Sangue divino, preparando così la sua eterna rovina, la sua dannazione! Quanto sono poco numerosi coloro che ne approfitteranno! e quanti altri che correranno invece verso la 
perdizione! 
Nell'immensa angoscia del suo cuore, egli continua a ripetere: "Quae utilitas in sanguine meo? A che cosa servirà il sangue mio?". 
Ma il pensiero di questo piccolo numero basta a fargli affrontare la Passione e la morte. 
Non c'è più nulla, né alcuna persona, presso cui possa andare ad attingere una goccia di conforto. Il cielo gli è chiuso. L'uomo, benché schiacciato dal peso dei peccati, è ingrato ed ignora il suo amore. Si sente sommerso nel dolore e grida negli spasimi dell' agonia: "L'anima mia è triste fino alla morte!". 
- Sangue divino, tu sprizzi irresistibilmente dal Cuore di Gesù, tu scorri da tutti i suoi pori, per lavare questa povera terra ingrata. Permettimi di raccoglierti, sangue preziosissimo. Soprattutto queste prime goccioline. Voglio custodirti nel calice del 
mio cuore. Tu sei una prova irrefutabile di quest'amore, che, solo, ti ha fatto scorrere. Io voglio purificarmi in te, o preziosissimo Sangue! Voglio purificare tutte le anime macchiate dal peccato. Voglio offrirti al Padre. È il sangue del Figlio suo diletto che è venuto su questa terra per purificarla! È 
il sangue del Figlio suo che risale verso il suo trono, per riconciliare la sua Giustizia oltraggiata. La soddisfazione, in verità, è sovrabbondante. Ma, dunque, Gesù è alla fine delle sue sofferenze? 
Eh, no! Egli non vuole arginare i torrenti del suo amore! 
Bisogna che l'uomo sappia quanto lui, Uomo-Dio, lo ama. 
Bisogna che l'uomo sappia fino a quali abissi di abiezione può ridurre un così grande amore. Anche la Giustizia del Padre è soddisfatta dal Sangue Preziosissimo che scende dalla fronte sudata; l'uomo ha bisogno di prove palpabili di questo amore. Gesù andrà dunque fino al termine ultimo: fino alla morte ignominiosa, sulla Croce. 
Il contemplativo intenderà forse un'ombra di questo amore che provoca gli spasimi della santa agonia dell'Orto degli Ulivi. Ma colui che vive impastoiato negli affari materiali e che cerca il mondo più che il cielo, deve vederlo così esteriormente, 
inchiodato in Croce, perché almeno la vista del Sangue suo e della sua crudele Agonia lo commuova. 
No, il suo Cuore, pieno d'amore, non è soddisfatto ancora! Riprendendosi, prega di nuovo: "Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva, che la tua volontà sia fatta!" . 
Da quest'istante, Gesù risponde dal fondo del suo Cuore consumato d'amore, al grido dell'umanità che reclama la sua morte come prezzo di Redenzione. Alla 
sentenza di morte che suo Padre pronunzia in cielo, la terra risponde reclamandola a gran voce! Gesù china la sua testa adorabile: "Padre, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, che la tua volontà e non la mia sia fatta". 
Ed ecco che il Padre gli manda un Angelo consolatore. Quale conforto può offrire un Angelo di Dio Forte, al Dio Invincibile, al Dio Onnipotente? Ma questo 
Dio ha voluto divenire passibile. Egli ha preso su di sé la nostra debolezza. È l'Uomo dei dolori, alle prese con l'Agonia. È il suo amore che gli fa sprizzare gocce di sangue. 
Egli prega suo Padre per se stesso e per noi. Suo Padre rifiuta di esaudirlo perché egli deve morire per noi. Io penso che l'Angelo si prostri profondamente davanti alla Bellezza eterna, offuscata dalla polvere e dal sangue e con un rispetto indicibile supplica Gesù di bere il calice per la gloria del Padre e per il riscatto dei 
peccatori. Ha pregato così, per insegnarci a ricorrere solo al cielo allorché le nostre anime sono desolate come la sua. 
Lui, nostra Forza, verrà in nostro aiuto, perché Egli ha acconsentito ad assumere tutte le nostre miserie. 
Sì, o mio Dio, è necessario che tu beva il calice fino alla feccia! Ecco che sei condannato alla morte più crudele. 
O Gesù, che nulla mi separi mai da te: né la vita, né la morte! Se aderisco alle tue sofferenze, durante tutta la mia vita, con amore infinito, mi sarà dato di morire con te sul Calvario e di salire con te nella gloria. Se ti seguo nei tormenti e nella persecuzione, tu mi renderai degno di amarti un giorno svelatamente in cielo e di 
cantare eternamente le tue lodi di ringraziamento per la crudele Passione che hai sofferto per nostro amore. 
Ma vedete! Gesù si solleva dalla polvere, forte, invincibile. Non ha forse "desiderato ardentemente" questo banchetto di sangue? Egli si ricompone, asciuga il sudore sanguigno che gli inonda il Viso, va con passo fermo verso l'ingresso del Giardino. 
Dove vai, o Gesù, non eri tu, un istante fa, preda dell'angoscia e del dolore? 
Non ti ho visto tremante e come schiacciato sotto il peso crudele di queste prove che debbono abbattersi su di te? Dove vai dunque con questo passo intrepido ed ardito? A chi vuoi tu abbandonarti? 
- Ascolta, figlio mio: le armi della preghiera mi hanno aiutato a vincere, l'anima mia ha domato la debolezza della natura. La forza mi è venuta nella preghiera ed adesso posso affrontare la prova. Segui il mio esempio e rivolgiti al cielo come ho fatto io! 
Gesù si avvicina agli Apostoli. Essi dormono sempre! L'emozione, l'ora notturna, il presentimento di qualche cosa di terribile ed irreparabile, la fatica, li ha fatti cadere in un sonno di piombo. Gesù ha pietà della loro debolezza. "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole!". 
Gesù esclama: "Dormite pure ora e riposatevi". Egli si ferma un istante. 
Sentendolo venire, con un grande sforzo essi socchiudono gli occhi ...Gesù ripiglia: "Basta. Ecco che l'ora è vicina! Il figlio dell'Uomo sta per essere dato nelle mani dei peccatori ... levatevi, andiamo! Colui che mi tradisce è vicino!". Gesù vede ogni cosa con i suoi occhi divini. E sembra dire: "Voi, miei amici e discepoli, dormite, mentre i miei nemici vegliano e s'avvicinano per arrestarmi! Tu, Pietro, che poco fa ti credevi abbastanza forte per seguirmi fino alla morte, adesso dormi! Fin dal principio mi hai dato prove di debolezza! Ma sta' tranquillo. Ho preso su di me la tua debolezza ed ho pregato per te. Allorché tu avrai confessato il tuo peccato, io sarò la tua forza e tu pascerai i miei agnelli ... E tu, Giovanni, anche tu dormi? Tu che hai sentito i battiti del mio cuore, tu non hai potuto vegliare un'ora con me? Levatevi, andiamo, non c'è 
più tempo per dormire! Il nemico è alla porta! È l'ora della potenza delle tenebre. Andiamo! di buon grado, me ne vado incontro alla morte. Giuda ha fretta per tradirmi ed io gli vado incontro! Non impedirò che le profezie si adempiano alla lettera. L'ora è venuta: l'ora della Misericordia infinita". Si sente il rumore di passi, torce accese riempiono il giardino di ombre rossigne. 
Gesù, seguito dai suoi discepoli, avanza intrepido e calmo. 
- O mio Gesù, dammi la tua forza allorché la mia povera natura si rivolta davanti ai mali che la minacciano, finché io possa accettare con amore le pene e le miserie di questa vita d'esilio. Io aderisco con tutte le mie forze ai tuoi meriti, alle tue pene, alle tue ispirazioni, alle tue lacrime, affinché io possa lavorare con te all'opera della salvezza e che io abbia la forza di fuggire il peccato, unica causa della tua agonia, del tuo sudore di sangue e della tua morte. Distruggi in me tutto ciò che ti dispiace ed imprimi nel mio cuore, col fuoco del tuo santo amore, tutte le tue sofferenze. 
Abbracciami così intimamente con una stretta dolce e forte, che giammai ti lasci solo nei tuoi crudeli tormenti. Io non domando che un solo riposo: sul tuo Cuore. Non desidero che una sola cosa: partecipare alla tua santa Agonia. Possa l'anima mia inebriarsi del tuo Sangue e nutrirsi del pane del tuo dolore! Amen.

venerdì 13 giugno 2014

Salmo 22 e Vangelo a confronto



- Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Salmi 22,2)
- Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Matteo 27,46)


- Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo (Salmi 22,8)
- E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo (Matteo 27,49)


- Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico (Salmi 22,9)
- Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!» (Matteo 27,41-43)


- È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. (Salmi 22,16)
- Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». 
(Giovanni 19,28)

Si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte. (Salmi 22,19)
Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. (Matteo 27,35)
- Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così. (Giovanni 19,24)


martedì 4 marzo 2014

La Crocifissione di Gesù

Padre Santo, eccomi qui, carico di tutti i peccati del mondo, non vi è colpa che non si riversi su di me, perciò non scaricare più sugli uomini i flagelli della tua divina Giustizia, ma su di me, tuo Figlio.
O Padre, permetti che leghi tutte le anime a questa Croce e che loro implorino perdono con le voci del mio Sangue e delle mie Piaghe.
O Padre, non vedi come sono ridotto?
Per questa Croce, in virtù di quei dolori, concedi a tutti verace conversione, pace, perdono e santità.
Arresta il tuo furore contro la povera umanità, contro i figli miei; sono ciechi e non sanno quello che fanno, perciò guarda bene come sono ridotto per causa loro: se non ti muovi a compassione per essi, ti intenerisca almeno questo mio Volto, insozzato di sputi, coperto di Sangue, illividito e gonfio per i tanti schiaffi e colpi ricevuti.
Pietà, Padre mio!
Ero io il più bello di tutti, ed ora sono tutto sfigurato, tanto che non mi riconosco più; sono diventato l'abiezione di tutti, perciò a qualunque costo voglio salva la creatura!
Padre mio, guardami dalla testa ai piedi; non c'è parte sana in me, non ho dov'altro farmi aprire altre Piaghe e procurarmi altri dolori: se non ti plachi a questo spettacolo d'Amore e di dolore, chi mai potrà placarti?
O creature, se non vi arrendete a tanto Amore, che speranza vi resta di convertirvi?
Queste mie Piaghe e questo mio Sangue saranno sempre voci che chiameranno dal Cielo alla terra grazie di pentimento, perdono, compassione per voi!
{Gesù a Luisa Piccarreta - da "Le ore della Passione"}

La Via Crucis

Croce adorata, finalmente ti abbraccio; eri tu il sospiro del mio Cuore, il martirio del mio amore; ma tu, o Croce, tardasti finora, mentre i miei passi sempre verso di te si dirigevano.
Croce Santa, eri tu la meta dei miei desideri, lo scopo della mia esistenza quaggiù; in te concentro tutto l'essere mio, in te metto tutti i miei figli e tu sarai la loro vita, e la loro luce, la difesa, la custodia, la forza; tu li sovverrai in tutto e gloriosi me li condurrai in cielo.
Oh, Croce, cattedra di sapienza, tu sola insegnerai la vera santità, tu sola formerai gli eroi, gli atleti, i martiri, i Santi.
Croce bella, tu sei il mio trono, e dovendo io partire dalla terra, tu rimarrai in vece mia; a te do in dote tutte le anime; me le custodisci, me le salvi, a te le affido!
{Gesù a Luisa Piccarreta - da "Le ore della Passione"}

Meditare la Passione di Gesù

Figlia mia, mi è tanto gradito chi va sempre ruminando la mia Passione e ne sente dispiacere e mi compatisce, che mi sento come rinfrancato da tutto ciò che soffrii nel corso della mia Passione, e l'anima, ruminandola sempre, viene ad apprestare un cibo continuo; e in questo cibo ci sono tanti e diversi condimenti e sapori che formano diversi effetti.
Sicché se nel corso della mia Passione mi diedero funi e catene per legarmi, l'anima mi scioglie e mi dà la libertà; quelli che mi disprezzarono, mi sputarono e disonorarono, essa mi apprezza, mi pulisce da quei sputi e mi onora.
Quelli mi spogliarono e mi flagellarono; essa mi risana e mi veste.
Quelli mi coronarono di spine, trattandomi da re di burla, mi amareggiarono la bocca di fiele e mi crocifissero; l'anima ruminando tutte le mie pene, mi corona di gloria e mi onora per suo Re, mi riempie la bocca di dolcezza, dandomi il cibo più squisito qual è la memoria delle mie stesse opere, e schiodandomi dalla croce, mi fa risorgere nel suo cuore, dandole io per ricompensa, ogniqualvolta che fa ciò, una nuova Vita di Grazia, sicché essa è il mio cibo, ed io mi faccio suo cibo continuo.
Onde la cosa che più mi piace è il ruminare sempre la mia Passione.
{Gesù a Luisa Piccarreta}

martedì 18 febbraio 2014

Le 24 ore della Passione di N. S. G. C.

Brani tratti dagli scritti della serva di Dio Luisa Piccaretta

(Lettera inviata da Luisa Piccarreta al suo confessore straordinario, sant'Annibale Maria Di Francia)

"Molto Reverendo Padre,
Ecco finalmente, le rimetto le Ore scritte della Passione, e tutto a gloria di No­stro Signore.  Le accludo pure un altro foglietto in cui si contengono gli affetti, e  le belle promesse di Gesù per chi fa queste Ore del!a Passione, lo credo che se colui che le mediterà è peccatore, si convertirà,.se è imperfetto diverrà perfetto, se è santo, si farà più santo, se è tentato troverà la vittoria, se è sofferente troverà: in queste Ore la forza, la medicina, il conforto; e se l'anima sua è debole e povera, troverà il cibo spirituale ed uno specchio dove si rimirerà di continuo per abbellirsi e farsi simile a Gesù nostro modello.
E' tanto il compiacimento che ne prova Gesù benedetto dalla meditazione di queste Ore, che vorrebbe che di queste meditazioni vi fosse almeno una copia per ogni città o paese, e si praticassero; allora avverrebbe che in quelle riparazioni Gesù, sentirebbe: riprodussi la'sua stessa voce e le sue preghiere, quali le levava al Padre sue nelle 24 ore della sua dolorosa Passione; e se ciò si facesse almeno, in ogni paese o città da alquante anime, Gesù pare che mi faccia intendere che la divina Giustizia rimarrebbe in parte placata, e verrebbero in parte arrestati e come smorzati ì suoi flagelli in questi tristi tempi di strazi e di spargimento di sangue.
Faccia Lei, Reverendo Padre, appello a tutti: compia così l'operetta che il mio amabile Gesù mi ha fatto fare.
Onde le dico pure che lo scopo dì queste Ore della Passione, non tanto è di raccontare la storia della Passione, perché molti libri ci sono che trattano questo pietoso argomento, e non sarebbe stato necessario farne un altro; ma lo scopo é la riparazione, unendo assieme i diversi punti della Passione di Nostro Signore con la diversità di tante offese, e insieme a Gesù farne degna riparazione, rifacendolo quasi di tutto ciò che le creature tutte Gli debbono;  e da ciò i diversi modi di 'riparare; in queste Ore cioè, in alcuni tratti si benedice, in altri si compatisce, in  altri sì loda, in altri si conforta il Penante, in altri sì compensa, in altri si supplica, si prega, si domanda..."

(Gesù, a Luisa Piccarreta:)
"Figlia, rinata per il mio amore, su levati alla vita della mia grazia e del mio amore;   corrispondimi in tutto, e come mi hai fatto compagnia con le nove considerazioni sull'eccesso del mio amore lungo la novena della mia Natività, così continua a fare le altre 24 considerazioni circa la mia Passione e Morte di Croce, distribuendole nelle 24 ore della giornata; in queste  scorgerai altri eccessi più sublimi del mio amore e Mi sarai di continuo sollievo nelle dolorosissime pene che Mi vengono dalle ingrate creature; in vita  sarai del tutto amante della mia Sepoltura ed in morte avrai l'ottima parte della mia Gloria".


9 novembre 1906

Gesù gradisce chi rumina sempre la Sua Passione.
(Scrive Luisa:)
Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando alla Pas­sione, di Nostro Signore; mentre ciò facevo, Gesù è venuto e mi ha detto:
"Figlia mia, Mi è tanto, gradito chi rumina sempre la Mia Passione,ne sente dispiacere e Mi compatisce, poiché Mi sento rinfrancato da tutto ciò che soffrii nel corso della Mia Passione. L’ anima, ruminandola sempre, prepara un cibo continuo, nel quale ci sono tanti diversi condimenti e sapori,che formano diversi effetti. Nel corso della Mia Passione Mi diedero funi e catene per legarMi, l’anima Mi scioglie e Mi dà la libertà; Quelli Mi disprezzarono, Mi sputarono e disonorarono ella Mi apprezza, Mi pulisce da quegli sputi e Mi onora; Quelli Mi spogliarono e Mi flagellarono;  ella Mi risana e Mi veste;Quelli Mi coronarono di spine, trattandomi da Re di burla. Mi amareggiarono la bocca di fiele  e Mi crocifissero, el­la ruminando tutte le mie pene, Mi corona di gloria, Mi onora' per suo Re, Mi riempie la bocca di dolcezza; dandoMi il cibo più squisito; qualche è la memoria delle Mie stesse Opere e  schiodandoMi dalla Croce, Mi fa risorgere nel suo cuore Io le do per ricompensa ogniqualvolta ella fa ciò, una nuova vita di grazia; perciò, ella è il mio cibo e Io Mi faccio suo cibo continuo. Ciò che più Mi piace e chi rumina sempre la Mia Passione”

24 marzo 1913

L’anima, ripetendo ciò che Gesù soffre, si riempie di Lui.
Sentivo un certo scontento per la privazione del mio sem­pre amabile Gesù, e Lui, venendo per poco, mi ha detto:
"Figlia mia, cosa fai? Io sono la contentezza dei contenti. Stando in te e sentendo alcune insoddisfazioni, ricono­sco che sei tu; infatti non Mi riconosco essere Io soltanto in te, poiché le insoddisfazioni sono parte della natura umana e non di quella divina.   La Mia Volontà è che l’umano non più esista in te, ma soltanto la Mia Vita Divina.
Aggiungo che, pensando tra me alla dolce Mamma, Gesù mi ha detto:
"Figlia mia, alla mia cara Mamma mai sfuggì il pensiero della Mia Passione; Ella a forza della Mia Passione, si riempì tutta dì Me. Così succede all'anima; a forza di ripetere ciò che Io soffrii, si riempie di Me".

10 aprile 1913

“Queste ‘Ore’ non le considero come cose vostre , ma come cose fatte da Me.”
Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto ed, abbracciandomi il cuore, mi ha detto:
"Figlia mia, chi pensa sempre alla mia Passione, forma nel suo cuore una sorgente; quanto più ella pensa alla mia Passione, tanto più questa sorgente si ingrandisce; e sic­come le acque che sorgono, sono acque comuni a tutti, cosi questa sorgente della mia Passione che si forma nel cuore, ser­ve a bene dell'anima, a Gloria mia e a bene delle creature".
Ed io: "Mio Bene, dimmi, che cosa darai in compenso a quelli che faranno le "Ore della Passione"come Tu me le hai insegnate?"
E Lui:   "Figlia mia, non riguarderò queste “Ore” come cose vostre, ma come cose fatte da  Me e vi darò i miei stessi meriti, come se Io stessi soffrendo in atto la mia Passione, e cosi vi farò conseguire gli stessi effetti secondo la disposizione delle anime. Questo in terra, e per quale motivo premio maggiore non potrei darvi poi in Cielo? Queste anime me le metterò di fronte, saettandole con saette di amore e di contenti, per quante volte hanno fatto, le "Ore del la mia Passione" e loro saetteranno Me.  Che dolce incanto sarà questo per quei Beati!...".Poi ha soggiunto: "Il mio Amore è fuoco, ma non come   il fuoco materiale che distrugge le cose e le riduce in cenere; il  mio fuoco vivifica, perfeziona; e se brucia e consuma tutto  ciò che non è sante, i desideri, gli affetti, i pensieri che non sono buoni, questa è la virtù del mio fuoco: brucia il male e dà vita al bene, sicché se l'anima non sente in sé nessuna  tendenza. al male, può essere certa che c'è il mio fuoco. Se  poi sente in sé fuoco e mescolamento di male, c'è molto da dubitare che non sia il mio vero  fuoco".

6 settembre 1913

Le “Ore della Passione di Gesù” sono uscite dal fondo del Suo Cuore. A chi le fa, al posto delle indulgenze Gesù dà una manata di Amore.
Stavo pensando alle 'Ore della Passione' scritte, e come sono senza indulgenza, e quindi chi le fa non guadagna, mentre vi sono tante preghiere arricchite di tante indulgenze. Mentre ciò  pensavo , il mio sempre amabile Gesù, tutto benignità mi ha detto:
"Figlia mia, con le preghiere indulgenziate si guadagna qualche cosa, invece le "Ore della Mia Passione", che sono le stesse mie preghiere, le mie riparazioni e tutto Amore, sono proprio uscite dal fondo del mio Cuore: hai forse dimenticato quante volte Mi sono unito a te per farle insieme e ho convertito i flagelli in grazie, su tutta la terra?
Quindi è tale e tanto il mio compiacimento, che invece della indulgenza do una manata di amore che contiene pegni incalcolabili di infinito valore e poi, quando le cose san fatte per puro amore, il mio Amore vi trova lo sfogo e non è indifferente che la creatura dia sollievo e sfogo all'Amore del Creatore".

10 aprile 1914

Le spine intinte nel Sangue di Gesù risaneranno l’uomo e gli restituiranno la corona che il peccato gli aveva tolto.
Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto Crocifisso e mi partecipava le sue pene, e mi ha attirato a Sé, tanto, nel mare della Sua Passione, che quasi passo per passo Lo seguivo. Ma chi può dire tutto ciò che comprendevo? Sono tante le cose che non so dove incominciare Dico solo che nel vederGli strappare la corona di spine (le spine trattenevano il Sangue e non lo facevano uscire), il Sangue è uscito da quei piccoli fori e pioveva a larghi rivi sulla faccia, sopra i capelli e poi andava scendendo su tutta la Sua Persona. E Gesù: "Figlia mia, queste spine che Mi pungono la Testa, pungeranno l'orgoglio, la superbia, le piaghe più nascoste per far uscire fuori il pus che contengono, e le spine intinte nel Mio Sangue, le risaneranno e restituiranno la corona che il peccato aveva loro tolto".
Poi Gesù mi faceva passare ad altri passi della Passione, ma io mi sentivo trafiggere il cuore nel vederLo tanto soffrire. E Lui, quasi per sollevarmi ha ripreso a parlare del Suo Santo Volere : "Figlia mia, il mio centro sulla terra è l'anima che fa il Mio Volere ...."


Ottobre 1914
A chi fa le “Ore della Passione” insieme a Gesù e con la Sua stessa Volontà, per ogni parola Egli darà in compenso un'anima, un bacio. 
Queste “Ore” sono le più preziose di tutte. Stavo scrivendo le “Ore della Passione” e pensavo tra me:
Quanti sacrifici nello scrivere queste benedette”Ore della Passione”! specialmente nel mettere sulla carta certi atti interni, che sono passati solo tra me e Gesù; quale sarà la ricompensa che Egli mi darà? E Gesù,facendomi sentire la sua voce tenera e dolce, mi ha detto:"Figlia mia,  per compenso che hai scritto le, “Ore della Passione”, ad ogni parola che hai scritto, ti darò un anima, un bacio.
Ed io: Amor mio, questo a me; e a quelli che le faranno, che darai?
E Gesù: "Se le faranno insieme a Me e con la Mia stessa Volontà, ad ogni parola che reciteranno darò loro anche  un'anima, perché, tutta la maggiore o minore efficacia di queste "Ore della Passione" sta nella maggiore  o minore unione che hanno con  Me, e facendole con la Mia Volontà, la creatura si nasconde nel Mio Volere, ed agendo il Mio Volere, posso fare tutti i beni che  voglio, anche per una sola parola. E questo, ogni volta che le farete".
Una altra volta stavo lamentandomi con Gesù, che dopo tanti sacrifici nello scrivere queste "Ore della Passione", erano tanto poche le anime che le facevamo; ed Egli
"Figlia mia, non ti lamentare, ancor che  fosse una ne dovresti essere contenta; non avrei forse sofferta tutta la Mia Passione, anche, se avessi dovuto salvare una sola anima ? Cosi anche tu; mai si deve omettere il bene perché pochi se ne avvalgono. Tutto il male  è di chi non profitta.
Come la Mia Passione fece acquistare ilmerito alla Mia Umanità come se tutti  si salvassero,  tutti si salvano, ad onta perché la Mia Volontà era quella di salvarli tutti, e meritai secondo che Io  volevo, non secondo il profitto, che ne avrebbero fatto le creature, così tu, a seconda che la tua volontà si è immedesimata con la Mia Volontà di voler far bene a tutti, così ne resterai ricompensata. Tutto il male è di quelli che potendo, non le fanno.
Queste ore sono le più preziose di tutte, perché non è altro che ripetere ciò che Io feci nel corso della Mia Vita mortale, e ciò che continua nel SS.mo Sacramento. Quando sento queste “Ore della mia Passione”, sento la mia stessa voce, le mie stesse preghiere, vedo la Mia Volontà in quell’anima, quale è di volere il bene di tutti e di riparare per tutti, ed Io Mi sento trasportato a dimorare in essa, per poter fare in lei ciò che fa lei stessa; oh! Quanto amerei che anche una sola per paese facesse queste “Ore della mia Passione”! Sentirei Me stesso in ogni paese, e la Mia Giustizia, in questi tempi grandemente sdegnata, ne resterebbe in parte placata”.
Aggiungo che un giorno stavo facendo l'"Ora"in cui la Celeste Mamma diede sepoltura a Gesù, ed io la seguii appresso,  per tenerle compagnia nella sua amara desolazione, per compatirla. Questa non ero sempre solita farla, solo qualche volta; Ora stavo indecisa se farla o no. E Gesù benedetto, tutto Amore, e come se pregasse, mi ha detto: "Figlia mia, non voglio che tu la tralasci, la farai per amor mio, in onore della mia Mamma; sappi che ogni volta che tu la fai, la mia Mamma si sente come se stesse in persona in terra a ripetere la sua vita, e quindi riceve Essa quella gloria e amore che diede a Me sulla terra, le sue tenerezze materne, il suo amore e tutta la Gloria che Ella Mi diede, quindi ti terrò in conto di madre”. Onde abbracciandomi, mi sentivo dire zitto zitto(come in sottovoce) :”Mamma mia, mamma mia”, e mi suggeriva ciò che fece e soffrì in quest’ora la dolce Mamma e io la seguii e da allora in poi non l’ho più tralasciata, aiutata dalla sua Grazia.

4 novembre 1914
Per le “Ore della Passione”, Gesù ricompenserà Luisa, anche dopo la sua morte, ogniqualvolta le anime le faranno in terra.
Stavo facendo le “Ore della Passione”, e Gesù compiacendosi tutto, mi ha detto:
“Figlia mia, se tu sapessi il grande compiacimento che provo nel vederti ripetere queste “Ore della Passione”, sempre ripeterle, e di nuovo ripeterle, tu ne saresti felice. E’ vero che i miei Santi hanno meditato la Mia Passione ed hanno compreso quanto ho sofferto, e si sono sciolti in lacrime di compassione, tanto da sentirsi consumare per amore delle mie pene, però non così continuato e sempre ripetuto con quest’ordine.
Sicché posso dire che tu sei la prima che Mi dai questo gusto sì grande e speciale, e vai sminuzzando in te, ora per ora, la mia vita e ciò che soffrii, ed io Mi sento tanto attirato, che ora per ora ti do e mangio con te lo stesso cibo; e faccio insieme a te ciò che fai tu. Sappi però che ti ricompenserò abbondantemente di nuova luce e nuove grazie, ed anche, dopo la tua morte, ogniqualvolta si faranno dalle anime su questa terra, queste “Ore della Passione”, Io in Cielo ti ammanterò sempre di nuova luce e Gloria”.

6 novembre 1914
Riparare per tutti. Chi fa le “Ore della Passione” contraccambia il bene con il male fatto a Gesù.
Continuando le solite "Ore della Passione" il mio amabile Gesù, mi ha detto:
"Figlia mia, il mondo sta In continuo atto di rinnovare la Mia Passione. Siccome la mia Immensità involge tutte le creature dal di dentro e dal di fuori, così sono costretto dal loro contatto, a ricevere chiodi, spine, flagelli, disprezzi, sputi e tutto il resto che soffrii nella Passione, ed anche di più.
Ma intanto, dal contatto di chi fa queste "Ore della Mia Passione", Mi sento togliere i chiodi, frantumare le spine, raddolcire le piaghe, togliere gli sputi, Mi sento contraccambiare in bene il male che mi fanno gli altri, ed Io sentendo che il loro contatto non Mi fa male, ma bene, Mi appoggio sempre più su di loro".
Oltre a ciò, ritornando il Gesù benedetto a parlare di que­ste 'Ore della Passione", ha detto:
"Figlia, mia, sappi che col fare queste "'Ore" l'anima prende i miei pensieri e il fa suoi, la mia riparazione, le preghiere, i desideri,gli affetti, anche le più  intime mie fibre e le fa sue, ed elevandosi tra Cielo e la terra, fa il mio stesso ufficio, e come corredentrice dice assieme a Me.
Ecce ego, mitte me; voglio ripararTi per tutti, risponderTi per tutti ed impetrare il bene a tutti"

20 novembre 1914
"Se farai scorrere in te, come vita, la Mia Volontà ed il Mio Amore, scorrerà in te la Mia Passione."
Mi sentivo molto afflitta per le privazioni di Gesù benedetto, e molto più per i flagelli che attualmente stanno pioven­do sulla terra di cui tante volte Gesù mi aveva parlato, tanti anni prima.
Mi pare proprio che in tanti anni che mi ha tenuta in letto, dividendo insieme il peso del mondo, soffrivamo e lavoravamo insieme a prò di tutte le creature. Non mi pare  che lo stato di vittima in cui l'amabile Gesù mi aveva messo, concatenava insieme, tra me e Lui, tutte le creature.
Non vi era cosa che facesse, o castigo che doveva mandare, che non me lo facesse sapere, ed io tanto facevo presso di Lui che , o dimezzavo il castigo, o riuscivo a non farlo mandare affatto.
(...) Ora, ritorno a dire che, stando molto afflitta, Gesù nel venire per sollevarmi mi ha presa fra le mani e le braccia' e mi ha detto:
"Figlia mia, sollevati,  chi fa la Mia Volontà non resta mai scompagnato da me,anzi è insieme a Me, nell'opera che compio, nel desiderio che ho dì tutte le creature, e non riu­scendo ad averle, Io sto in attitudine intorno ad esse per farse conquista; ora, trovando in chi fa la Mia Volontà il compimento dei miei desideri, il mio desiderio sì riposa in es­so,il Mio, Amore e prende riposo nel suo amore, e così di tutto il resto”.
Poi ha soggiunto:
“Ti ho dato cose grandissime, che si può dire formano la Mia stessa Vita: Volontà Divina e Amore. E questa Volontà e questo Amore svolsero in Me la mia Vita e compirono la Mia Passione.
Non altro voglio da te, che Mia Volontà sia la tua vita, la tua regola, e che in nessuna cosa, sia piccola o grande, sfugga da Essa. Questa Volontà e l’Amore svolgeranno in te, la Mia Passione, e quando più stretta starai alla Mia Volontà, tanto più Mi amerai e La sentirai in te.
Se farai scorrere in te, come vita, la Mia Volontà ed il Mio Amore, scorrerà in te la Mia Passione. Sicché te la sentirai scorrere in ogni tuo pensiero, nella bocca ti sentirai inzuppata la lingua, e la tua parola uscirà calda del Mio Sangue, e parlerai eloquentemente delle mie pene; il tuo cuore ne sarà pieno ed ogni sbocco che darà  tutto il tuo essere, porterà l’impronta della Mia Passione, ed Io ti andrò sempre ripetendo: Ecco la Mia Vita, ecco la mia Vita… e Mi diletterò di farti delle sorprese, narrandoti ora una pena, ed ora un’altra, non ancora da te sentita o compresa. Non sei contenta?”.

14 agosto 1915
La Passione di Gesù è sempre in atto – La Giustizia colpisce Gesù dal Cielo e le creature, con la colpa, colpiscono Gesù dalla terra – “Non ti stancare di stare intorno a Me e di ripetere e di passare le mie Piaghe”.
Continuando il mio solito stato, Gesù è venuto appena, ed era tanto stanco, sfinito, che Lui stesso mi ha chiamato a baciare le sue Piaghe e ad asciguarGli il Sangue che scorreva da tutte le parti della Sua SS.ma Umanità. Onde, dopo aver ripassato tutte le Sue Membra, facendo varie adorazioni e riparazioni, il mio dolce Gesù. Rinfrancato ed appoggiandosi a me, mi ha detto:
“Figlia mia, la Mia Passione, e le mie Piaghe, il Mio Sangue , tutto ciò che feci patii, sta tutto in mezzo alle anime, in continuo atto, come se or ora, operassi e patissi, e Mi serve di puntello per appoggiarMi, e di puntello anche per le anime per non cadere nella colpa e salvarsi.
Ora in questi tempi di flagelli, Io sto come una persona che vive in aria, cui manca il terreno sotto, e tra continui urti: La Giustizia Mi urta dal Cielo, le creature con le colpe, dalla terra.
Ebbene, quanto più l’anima sta intorno a Me, baciandoMi e offrendo il Mio Sangue, in una parola, tanto più forma altri puntelli su cui poterMi appoggiare per non farMi cadere. Così, di più si allarga il circolo dove le anime trovano appoggio per non cadere nella colpa e salvarsi.
Non ti stancare, figlia mia, di stare intorno a Me e di ripetere di passare le Mie Piaghe; Io stesso ti somministrerò i pensieri, gli affetti, le parole, per darti campo di stare intorno a Me. SiiMi fedele, i tempi stringono, la Giustizia vuol spiegare il suo furore, le creature La irriti nano, i puntelli devono moltiplicarsi di più, quindi non mancare all’opera”.

23 aprile 1916
Ogni pena che Gesù ha sofferto, ha prodotto una luce nella Sua Umanità.
Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere tutto circondato da luce che Gli usciva dal di dentro della Sua SS.ma Umanità, che L’abbelliva in modo da formare una vista incantevole e rapitrice; io sono rimasta sorpresa e mi ha detto:
“Figlia mia, ogni pena che soffrii, ogni goccia di Sangue, ogni piaga, preghiera, parola, azione, passo ecc. produsse una luce nella Mia Umanità, da abbellirMi in questo modo, da tener rapiti tutti i Beati.
Ora, l’anima ad ogni pensiero della Mia Passione, compatimenti, riparazioni, ecc… che fa? Non fa altro che attingere luce dalla Mia Umanità ed abbelirsi alla mia assomiglianza; sicché, un pensiero di più alla Mia Passione sarà una luce di più che le porterà un gaudio eterno”.

13 ottobre 1916
Le “Ore della Passione” sono i piccoli sorsi dolci che le anime danno a Gesù.
Stavo facendo le “Ore della Passione” e Gesù benedetto mi ha detto:
“Figlia mia, nel corso della Mia Vita mortale, migliaia e migliaia di Angeli corteggiavano la Mia Umanità, e raccoglievano tutto ciò che facevo: i passi, le opere, le parole, anche i sospiri, le pene, le gocce del Mio Sangue, tutto insomma. Erano Angeli deputati alla mia custodia, a renderMi onore; ubbidienti, salivano e scendevano dal Cielo ad ogni mio cenno, per portare al Padre ciò che Io facevo.
Ora questi Angeli hanno un ufficio speciale; come l’anima fa memoria della Mia Vita, della Passione, delle mie preghiere, si fanno intorno a quest’anima, a raccogliere le sue parole,  le sue preghiere, i compatimenti che mi fa, le lacrime, le offerte; le uniscono alle Mie e le portano davanti alla Mia Maestà per rinnovarmi la Gloria della Mia stessa Vita.
E’ tanto il compiacimento degli Angeli che, riverenti, stanno a sentire ciò che dice l’anima e pregano insieme a Lei:perciò con quale attenzione e rispetto l’anima deve fare queste “Ore”, pensando che gli Angeli pendono dalle sue labbra per ripetere appresso a lei ciò che essa dice!”
Poi ha soggiunto :
“Alle amarezze che le creature Mi danno, queste ‘Ore’ sono i piccoli sorsi dolci che Mi danno le anime, ma di fronte a tanti sorso amari che ricevo sono toppo pochi i dolci.
Perciò…..più diffusione!....più diffusione!”

30 novembre 1916
A Gesù riesce impossibile non amare chi Lo ama. Gesù quando vede che un’anima e tutta intenta a ripararLo per i peccatori, Lui per ricambiarla chiede perdono per lei.
Ero molto afflitta per la privazione del Mio adorabile Gesù e piangevo amaramente, e siccome stavo facendo le “Ore della Passione”, il pensiero mi tormentava col dirmi: “Vedi a che ti hanno giovato le riparazioni per gli altri, a farti fuggire Gesù”, e tanti altri spropositi; e Gesù benedetto, mosso a compassione delle lacrime, mi ha stretto al Suo Cuore e mia ha detto: “Figlia mia, tu sei il pungolo, il Mio Amore si trova alle strette  con le tue violenze. Se sapessi quanto soffro a vederti soffrire per causa mia! Ma la Giustizia si vuole sfogare, e le tue stesse violenze Mi costringono a nasconderMi.
E le cose imperverseranno di più….perciò pazienza! E poi sappi che le riparazioni fatte per gli altri giovano moltissimo, perché, riparando per gli altri, tu intendevi fare ciò che ho fatto Io, ed Io riparavo per tutti ed anche per te; chiedevo perdono per tutti come pure chiedevo perdono per te e per te anche mi dolevo. Quindi facendo tutto ciò che feci Io venni a prendere insieme le riparazioni, il perdono, ed il dolore che ebbi per te. Per cui ti potrebbero giovare di più le mie riparazioni, il mio perdono, il mio dolore, o il tuo?
E poi, non Mi faccio mai vincere in amore! Quando vedo che l’anima è  tutta intenta per amor mio a ripararMi, ad AmarMi, a scusarMi, a chiedere perdono per i peccatori, Io per ricambiarla, chiedo perdono per lei in modo speciale, riparo ed amo per parte sua, e vado abbellendo l’anima con il Mio Amore con le mie riparazioni e perdono. Perciò, continua a riparare e a non suscitare contese tra  te e Me”.

30 dicembre 1916
“I carnefici poterono lacerare il Mio Corpo, ma non poterono toccare né la Mia Volontà, né il Mio Amore”. “A mia somiglianza ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore, affinché liberamente potesse correre verso di Me…. e glorificare il Padre …. E correre nei cuori di tutti per colpirli d’amore”.
Continuando il mio solito stato, io pensavo alle pene del mio amabile Gesù ed offrivo il mio martirio interno, unito alle pene di Gesù e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, i carnefici poterono lacerare il Mio Corpo, insultarMi, calpestarMi, ecc….J ma non poterono toccare né la Mia Volontà, né il Mio Amore. Questi li volli liberi,affinché, come due correnti potessero correre senza che nessuno potesse impedirle, riversandoMi a bene di tutti, anche degli stessi nemici; essi Mi colpivano coi flagelli, ed Io colpivo i loro cuori col Mio Amore e con la Mia Volontà li incatenavo. Essi Mi pungevano la testa con spine, ed il Mio Amore accendeva la luce nelle loro menti per farmi conoscere; essi Mi aprivano le piaghe, ed il Mio Amore sanava le piaghe delle anime loro; essi Mi davano la morte ed il Mio Amore restituiva loro la Vita, tanto che mentre spirai sulla Croce, la vampa del Mio Amore toccando il loro cuore, li costrinse a prostrarsi davanti a Me ed a confessarMi per vero Dio.
Mai finii così glorioso e trionfale come lo fui nelle pene nel corso della Mia Vita mortale, quaggiù.
Ora, figlia mia, amia somiglianza, ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore, sicché gli altri possono impadronirsi dell’operato esterno delle creature, ma dell’interno della volontà, dell’amore, nessuno, nessuno! Ed Io stesso la volli libera in questo, affinché liberamente , non forzata, potesse correre questa volontà e questo amore verso di Me, ed immergendosi in Me potesse offrirMi gli atti più nobili e pure, possiamo riversarci a vicenda, e correre, correre verso il Cielo, per amore, e glorificare il Padre e dimorare insieme con la Trinità Sacrosanta; correre verso la terra per fare bene a tutti; correre nei cuori di tutti per colpirli d’amore e con la volontà incatenarli e farne conquiste, sicché più grande non potevo dare alla creatura.
Ma dove la creatura può fare sfoggio di questa libera volontà e di questo amore? Nel patire, perché proprio nel patire l’amore cresce, si ingrandisce la volontà, e come regina regge se stessa, lega il Mio Cuore e le sue pene Mi circondano come corona, Mi impietosiscono e Mi faccio dominare, sicché non so resistere alle pene di un’anima amante, e come regina la tengo al mio fianco, ed è tanto il dominio di queste creatura nelle pene, che le fanno acquistare modi nobili, dignitosi, insinuanti, eroici, disinteressati, simili ai miei modi, che le altre creature fanno a gara per farsi dominare da queste anime.
E quanto più l’anima opera con Me, s’immedesima con Me, tanto più Mi sento assorbito da quella; sicché come pensa, sento assorbito il mio pensiero nella sua mente, come guarda, come parla come respira, così Mi sento assorbire lo sguardo, la voce il respiro, l’azione, il passo, il palpito, tutto Mi assorbe.
E mentre mi assorbe fa sempre acquisto dei miei modi, della mia somiglianza, ed Io, vado continuamente rimirandoMi in lei e trovo Me stesso”.

2 febbraio 1917
Il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della Mia Passione.
Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovato fuori di me stessa. Ho visto il mio sempre amabile Gesù, tutto grondante sangue,con un orribile corona di spine. A stento mi guardava attraverso le spine, e mi ha detto:
“Figlia mia, il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della mia passione. Nelle tenebre non ha trovato la luce della Mia Passione che lo rischiarava, che gli permetteva di conoscere il Mio Amore – e quanto pene mi costano le anime ! –
Poteva rivolgersi ad amore chi veramente lo ha amato, e la luce della Mia Passione guidandolo, lo avrebbe messo in guardia da tutti i pericoli. Nella debolezza non ha trovato la forza della Mia Passione che lo sosteneva; nell’impazienza non ha trovato  lo specchio della pazienza che gli infondeva calma, rassegnazione,  per cui vergognandosi di fronte alla mia pazienza, si sarebbe fatto un dovere di dominare sé stesso. Nelle pene non ha trovato il la il conforto delle pene di Dio, che sostenendo le sue gli infondevano amore al patire; nel peccato non ha trovato la mia santità, che facendogli fronte gli infondeva odio alla colpa.
Ah! In tutto ha prevaricato l’uomo, perché si è scostato in tutto da Chi poteva aiutarlo, quindi il mondo ha perduto l’equilibrio.
Ha fatto come un bambino che non ha voluto più conoscere la madre, come un discepolo che, sconoscendo il maestro, non ha voluto più sentire i suoi insegnamenti, né imparare le sue lezioni.
Che ne sarà di questo bambino e di questo discepolo? Saranno il dolore di sé stessi, ed il dolore della società.
Tale è diventato l’uomo: terrore e dolore, ma dolore senza pietà. Ah! L’uomo peggiora sempre, ed Io lo piango con lacrime di sangue!”

16 maggio 1917
Effetti delle “Ore della Passione” : Ogni volta che la creatura si fonde in Me,  dà a tutte le creature un flusso di Vita Divina. Non c’è un’anima che entra in Purgatorio o in Paradiso che non porti l’impronta delle  “Ore della Passione”. Queste “Ore” sono l’ordine dell’universo.
Trovandomi nel mio solito stato, stavo facendomi tutta nel mio dolce Gesù, e poi mi riversavo tutta nelle creature, per dare ad esse tutto Gesù. Ed Egli mi ha detto:
“Figlia mia , ogni volta che la creatura si fonde in Me, dà a tutte le creature un flusso di Vita Divina, e, secondo che le creature hanno bisogno, ottengono il loro effetto; chi è debole sente la forza, chi è ostinato nella colpa riceve la luce, chi soffre riceve il conforto, e così di tutto il resto”.
Poi mi sono trovata fuori di me stessa; mi trovavo in mezzo a tante anime(sembravano anime purganti e santi) che nominavano una persona di mia conoscenza morta da non molto;  mi dicevano che lui si sente felice nel vedere che non c’è un’anima che no sia accompagnata  da queste “Ore della Passione”: esse fanno piovere dal Cielo continua rugiada sulla terra, nel Purgatorio e fin dal Cielo.
Nel sentire ciò, dicevo tra me: Forse il mio amato Gesù, per mantenere la parola data, che ad ogni parola delle “Ore della Passione” avrebbe dato un’anima, non salva un’anima se non si serve di queste “Ore”.
Poi sono ritornata in me stessa, ed avendo trovato il mio dolce Gesù, gli ho chiesto se fosse vero. E lui:
“Queste ‘Ore’ sono l’ordine  dell’Universo e mettono in armonia il Cielo  e la terra e Mi trattengono dal mandare il mondo a sfascio; sento mettere in circolo il Mio Sangue, le Mie Piaghe, il Mio Amore e tutto ciò che feci. Scorrono su tutti per salvare tutti; e come le anime fanno queste ‘Ore della Passione’ , Mi sento mettere in vita il Mio Sangue, le Mie Piaghe, le mie ansie di salvare anime e, sentendomi, ripetere la mia Vita, come possono le creature ottenere alcun bene se non per mezzo di queste ‘Ore’? Perché ne dubiti? La cosa non è tua ma mia: tu sei stato lo sforzato e debole strumento.”

12 luglio 1918
Ogni parola sulla Mia Passione, pensiero, compatimento, riparazione, tante elettricità di comunicazioni aprono tra Me e l’anima.
Stavo pregando per un’anima moribonda con un certo timore ed ansietà, ed il mio amabile Gesù, venendo mi ha detto:
“Figlia mia, perché temi? Non sai che ogni parola sulla Mia Passione, pensiero, compatimento, riparazione, ricordo delle mie pene, tante elettricità di comunicazioni aprono tra Me e l’anima? E quindi di tante varietà di bellezze si va adornando l’anima; lei ha fatto le ‘Ore della Passione’, si è vestita del mio Sangue ed adornata delle Mie Piaghe, ed Io la riceverò come figlia della Mia Passione; questo fiore e cresciuto nel tuo cuore ed Io lo benedico e lo ricevo nel Mio come un fiore prediletto”. E mentre ciò diceva si sprigionava un fiore dal mio cuore e prendeva il volo verso Gesù.

21 ottobre 1921
Quanto bene produce pensare alla Passione di Gesù, in cui ci sono tutti i rimedi ai mali dell’uomo.
Stavo pensando alla passione del mio dolce Gesù, ed Egli nel venire Mi ha detto:
“Figlia mia, ogni qual volta l’anima pensa alla Mia Passione, si ricorda di ciò che ho sofferto, mi compatisce, si rinnova in lei l’afflizione delle mie pene, il Mio Sangue sorge per inondarla, le Mie Piaghe si mettono in via per sanarla se è piagata, o per abbellirla se è sana, e tutti i miei meriti per arricchirla. Il traffico che fa è sorprendente: è come se mettesse al banco tutto ciò che feci e soffrii, e ne riscuotesse il doppio.
Perciò tutto quello che feci e soffrii sta in continuo atto di dar luce e calore alla terra; il mio operato è soggetto ad esaurimento. Solo che l’anima lo voglia e quante volte lo vuole, riceve il frutto della Mia Vita. Sicché, se si ricorda venti, cento, mille volte la Mia Passione, tante volte di più gode gli effetti di Essa. Ma quanto pochi sono quelli che ne fanno tesoro! Con tutto il bene della Mia Passione, si vedono anime deboli, cieche, sorde, mute, zoppe, cadaveri viventi che fanno schifo. Perché? Perché la Mia Passione è messa in oblio; le mie pene, le mie piaghe, il mio Sangue, sono fortezze che tolgono le debolezze; sono luce che danno vista ai ciechi; sono lingua che scioglie le lingue ed apre l’udito; sono via che raddrizza gli zoppi; sono vita che fa risorgere i morti. Tutti i rimedi che ci vogliono per l’umanità, nella Mia Vita e Passione ci sono, ma le creature disprezzano la medicina e non si curano dei rimedi, e perciò si vede che con tutta la Mia Redenzione, lo stato dell’uomo perisce, come affetto da una tisi incurabile.
E quello che più mi addolora è vedere persone religiose che si affaticano per fare acquisto di dottrine, di speculazioni, di storie e, della Mia Passione: Nulla!
Sicché la Mia Passione molte volte è sbandita dalle Chiese, dalle bocche dei Sacerdoti: il loro parlare è senza Luce e i popoli restano più digiuni di prima”.

{Fonte: http://www.preghiereonline.it/}

lunedì 3 febbraio 2014

La Passione di Gesù secondo la beata Alexandrina Maria da Costa

La flagellazione
Fui condotta alla flagellazione. Vidi i modi bruschi con cui spogliarono Gesù fino alla cintola e lo legarono poi alla colonna con grosse catene di ferro.
Mi sentii inginocchiata e legata alla colonna. Una pioggia di flagelli cadde sul mio corpo e una pioggia di brandelli della mia carne e di gocce del mio sangue cadde attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. Il mio corpo fu lacerato con palline di ferro, o cose simili. Mi pareva che tutto il corpo era una ferita sanguinante. Caddi sfinita ai piedi della colonna. E vidi Gesù dentro di me nella stessa sofferenza.Sentii i suoi sguardi divini innalzarsi verso il suo Eterno Padre, in un amore indicibile. Sentii che Gesù inclinava il capo sopra il petto, serrava gli occhi, stava per spirare. Questa scena si ripeté più di una volta.

L'incoronazione di spine
Vidi il capo sacrosanto di Gesù coronato di spine, le quali procuravano al divin corpo un bagno di sangue. Lo vedevo, ed era in me: io ero, come lui, flagellata e coronata con la stessa corona di spine. Sentii il grande casco di acute spine violentemente confitte nel mio capo: qualcuno con verghe le batteva per farle penetrare ancora più profondamente. La corona non mi cingeva soltanto la fronte, non vi era parte del corpo che non ne fosse ferita. I dolori erano insopportabili. Che pioggia di sangue cadde dal mio capo, coronato di spine! Non ci vedevo per la grande abbondanza di sangue che scorreva sul volto. Non potevo muovermi perché avevo le carni a brandelli. Ricoperta con vesti da re, ma per scherno, mi misero in mano una canna. Quanta barbarie, contro di me! Quanto era grande il numero di coloro che si ingegnavano di inventare maggiori torture!


La Via Crucis
Insieme a Gesù camminavano i due ladroni con le proprie croci. L'anima vide la Mamma, a volto quasi coperto, camminare tutta in lacrime, molto affrettatamente alla ricerca di Gesù. Si apriva un varco tra la gente per vedere dove potesse incontrarlo. Il suo cuore scoppiava e si dissolveva in dolore, facendo scoppiare e dissolvere in dolore quello di Gesù. Quasi al principio, Gesù cadde: si ferì gravemente il volto ed il petto. Lo sfinimento, la tristezza e le ferite del suo corpo si riproducevano nel mio. Cadde un'altra volta; e caddi anch'io. Nelle cadute, le spine penetravano sempre più profondamente: il capo era un solo dolore; il viso, pestato e insanguinato, macchiava ogni volta le pietre su cui batteva.

La crocifissione e morte di Gesù
Sentii, prima nel cuore, e poi in tutto il corpo, un freddo agghiacciante: era la morte. Gesù spirò. Il mistero della morte regnò sul Calvario e nella mia anima. Quando Gesù spirò, il cielo si aprì. Ero rimasta nel medesimo dolore della Mamma, a sentire la stessa perdita. Gesù era spirato; ed io ero rimasta in questo strappo: non appartenevo a Dio; non appartenevo alla terra. Poco dopo vidi dare il colpo di lancia al suo divino costato. Fu dentro di me che egli fu trafitto. Il cuore fu trafitto: diede le ultime gocce di sangue e, alla fine, gocce di acqua. Rimasero raggi dal Cuore a illuminare la terra; mentre il sole, come si vergognasse, si nascondeva dietro le nubi che tremavano unitamente al suolo del Calvario. Da tutte le piaghe uscivano raggi di luce, come raggi di sole da fessure.