giovedì 24 luglio 2014

San Pietro d'Alcántara descritto da Santa Teresa d'Avila


Che gloria relativa e che gioia sarà per i beati che già godono di gaudi celesti il vedere che, sia pur tardi, non tralasciarono di far nulla di quanto fosse loro possibile, né di dargli, in tutti i modi alla loro portata, quanto poterono, secondo le proprie forze e la propria condizione, e di più chi poteva di più! Come si troverà ricco colui che ha lasciato tutte le ricchezze per Cristo, come si vedrà onorato colui che per suo amore non volle onori, godendo solo di vedersi molto umiliato, quanto sapiente colui che si compiacque di essere stimato pazzo, poiché tale fu il nome dato alla stessa Sapienza! Come sono pochi adesso tutti costoro, a causa dei nostri peccati! Sembra proprio che ora siano spariti quelli che la gente stimava pazzi vedendoli compiere azioni eroiche, da veri amanti di Cristo. Oh mondo, mondo, come vai guadagnando in onore, per essere pochi quelli che ti conoscono!

Arriviamo al punto di pensare che si serve maggiormente Dio se si è stimati saggi e prudenti. E si dice che si deve agire così perché così vuole la discrezione; ci sembra subito che sia poco edificante non comportarsi col decoro e l’autorità che il nostro stato richiede; perfino al frate, al prete e alla monaca sembra una cosa strana e un motivo di scandalo per i deboli il portare un abito vecchio e rammendato, come anche stare in grande raccoglimento e praticare l’orazione, tale è l’andazzo del mondo e tanto si sono dimenticati i grandi impeti di perfezione che avevano i santi. E penso che ciò sia il peggiore danno nel quadro delle sventure che si verificano ai nostri giorni, mentre non vi sarebbe scandalo per nessuno se i religiosi dimostrassero con le opere, come dicon a parole, il poco conto che si deve fare del mondo. Sono scandali, questi, da cui il Signore sa cavare grandi beni. E se alcuni si scandalizzano, altri si sentono pungere la coscienza. Se almeno vi fosse qualcuno che rendesse immagine della vita di Cristo e dei suoi apostoli, perché ora ve n’è più che mai bisogno!

Che bell’esempio di un tal genere di vita ci è offerto dal benedetto fra Pietro d’Alcántara che ora Dio ci ha tolto! Sembra che il mondo non sia più capace di sopportare tanta perfezione: si dice che le costituzioni fisiche sono più deboli e che i tempi sono cambiati. Eppure questo santo era un uomo del nostro tempo, ma il suo spirito era forte come nei tempi passati, perciò teneva il mondo sotto i piedi. Ed anche senz’andare scalzi né far così aspra penitenza come lui, vi sono molti modi – come ho detto altre volte – per calpestare il mondo, che il Signore ci insegna quando ci vede con coraggio. E quanto ne diede a questo santo di cui parlo, se per quarantasette anni poté fare quella così aspra penitenza che tutti sanno! Voglio dirne qualcosa che so rispondente del tutto a verità.

Ne parlò con me e con un’altra persona: con questa, perché per lei non aveva segreti, e con me, per l’affetto che mi portava, ispiratogli dal Signore, affinché potesse difendermi e incoraggiarmi in un momento in cui ne avevo tanto bisogno, come ho già detto e ancora dirò. Mi sembra che mi dicesse che da quarant’anni dormiva solo un’ora e mezzo tra notte e giorno, e che vincere il sonno era stata in principio la sua più faticosa penitenza; proprio a questo scopo stava sempre in ginocchio o in piedi. Per dormire si metteva a sedere, con la testa appoggiata a una piccola trave conficcata nella parete. Coricarsi non avrebbe potuto, anche volendolo, perché la sua cella, com’è noto, non era più lunga di quattro piedi e mezzo. In tutti questi anni non si mise mai il cappuccio, per quanto il sole ardesse o per quanta pioggia si rovesciasse, né calzatura ai piedi, né alcun indumento fuorché un abito di bigello, senz’altro che gli ricoprisse le carni, e questo di strettissima misura; sopra di esso portava un mantello della stessa stoffa. Mi diceva che nei grandi freddi se lo toglieva e lasciava aperta la porta e la finestrina della cella affinché, ponendosi poi di nuovo il mantello e chiudendo la porta, il corpo si riavesse un po’ e potesse riposare più riparato. Mangiare ogni tre giorni era per lui cosa ordinaria e, poiché io me ne stupivo, mi disse che era molto facile per chi ne avesse preso l’abitudine. Da un suo confratello seppi che gli accadeva di stare otto giorni senza mangiare, perché era soggetto a grandi rapimenti e impeti di amore di Dio, dei quali io, una volta, fui testimone.

La sua povertà era estrema e grande la sua mortificazione fin dalla giovinezza, in cui mi disse che gli era accaduto di stare tre anni in una casa del suo Ordine senza conoscere alcun frate se non dalla voce, perché non alzava mai gli occhi. Pertanto, ignorando i luoghi dove doveva necessariamente recarsi, lo faceva seguendo gli altri. E così faceva anche nelle strade. Da molti anni non guardava le donne; mi diceva che per lui vedere o non vedere era lo stesso. Ed essendo molto vecchio quando io lo conobbi, era di così estrema magrezza che sembrava fatto di radici d’albero. Nonostante questa sua assoluta santità, era molto affabile, anche se di poche parole, tranne quando veniva interrogato; e allora diceva cose molto acute, perché era dotato di un ingegno assai perspicace. Vorrei dire ancora di più, senonché ho paura che la signoria vostra mi chieda che c’entra tutto ciò, e con tale timore ne ho scritto. Pertanto, vi pongo fine dicendo che egli morì come era vissuto, istruendo e ammonendo i suoi frati. Quando vide di essere agli estremi, disse il salmo: Mi sono rallegrato per quello che mi è stato detto e, inginocchiatosi, morì.

In seguito, è piaciuto al Signore che io avessi da lui più aiuto di quando era in vita, ricevendone consiglio in molte circostanze. L’ho visto più volte circonfuso di eccelso splendore. La prima volta che mi apparve mi disse che era stata la sua una felice penitenza, avendogli meritato tale premio. Mi era anche apparso un anno prima di morire, quando era lontano alcune leghe da qui; avevo saputo che sarebbe morto e lo avvertii di ciò. Appena spirato, mi apparve e mi disse che andava a riposare. Io non gli credetti e ne parlai con alcune persone; dopo otto giorni giunse la notizia che era morto o, per meglio dire, che aveva cominciato a vivere per sempre.

Ecco, dunque, finite le aspre penitenze della sua vita in così grande gioia! Mi sembra che egli ora mi consoli molto di più di quando stava qui. Una volta il Signore mi disse che avrebbe sempre esaudito chi gli avesse chiesto qualcosa in suo nome. Infatti, ho visto sempre soddisfatte le richieste che gli ho raccomandato di porgere al Signore. Sia per sempre benedetto! Amen.


{Da "Libro della mia vita" di Santa Teresa d'Avila}