mercoledì 20 maggio 2015

Da "Autobiografia" - G.K. Chesterton

Quando la gente chiede a me, o a qualsiasi altro: Perché vi siete unito alla Chiesa di Roma? La prima risposta essenziale, anche se in parte incompleta, è: Per liberarmi dai miei peccati. Poiché non v’è nessun altro sistema religioso che dichiari veramente di liberare la gente dai peccati. Ciò trova la sua conferma nella logica, spaventosa per molti, con la quale la Chiesa trae la conclusione che il peccato confessato, e pianto adeguatamente, viene di fatto abolito, e che il peccatore comincia veramente di nuovo, come se non avesse mai peccato. […] Orbene, quando un cattolico ritorna dalla confessione entra veramente, per definizione, nell’alba del suo stesso inizio, e guarda con occhi nuovi attraverso il mondo, ad un Crystal Palace che è veramente di cristallo. Egli sa che in quell’angolo oscuro, e in quel breve rito, Dio lo ha veramente rifatto a Sua immagine. Egli è ora un nuovo esperimento del Creatore. È un esperimento nuovo tanto quanto lo era a soli cinque anni.
Egli sta, come dissi, nella luce bianca dell’inizio, pieno di dignità, della vita di un uomo. Le accumulazioni di tempo non possono più spaventare. Può essere grigio e gottoso, ma è vecchio soltanto di cinque minuti.

Il fascino di Gesù - Antonio Socci


Seguendo il percorso di Karl Adam nel volume “Gesù il Cristo” (Morcelliana), cerchiamo di “mettere bene in luce e di fissare con esattezza storica tutti i dati nettamente controllabili che riguardano la figura storica di Gesù, il suo aspetto psicologico, la sua vita e la sua struttura intima, la sua molteplice attività sulla scena della storia”.

Perfino Nietzsche – ed è tutto dire - ammirò Gesù: “Ha volato più alto di chiunque altro”. Ma chi è precisamente quest’uomo che da duemila anni affascina il cuore degli uomini. I Vangeli, quattro piccoli libri scritti con stile asciutto, sobrio, giornalistico, sono un resoconto fedele dei fatti che lo riguardano. Lì sono riportate le genuine testimonianze di chi c’era, di chi ha visto con i propri occhi, toccato con mano.

Allora, seguendo il percorso di Karl Adam nel volume “Gesù il Cristo” (Morcelliana), cerchiamo di “mettere bene in luce e di fissare con esattezza storica tutti i dati nettamente controllabili che riguardano la figura storica di Gesù, il suo aspetto psicologico, la sua vita e la sua struttura intima, la sua molteplice attività sulla scena della storia”. Facciamoci “un’idea chiara e ben definita dell’impressione lasciata da Gesù nei suoi discepoli e nei suoi contemporanei”.

Com’era Gesù?

 C’è un fatto immediato, evidente a tutti, fin dal primo impatto. “La fisionomia esteriore di Gesù doveva esercitare un fascino irresistibile. Un giorno una donna del popolo si lasciò sfuggire, incontenibile, questo grido di lode: ‘Beato il grembo che t’ha portato e il seno che ti ha nutrito’ (Lc 11,27). Gesù rispose correggendo: ‘Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio’ (11,28). Tale risposta lascia intendere che la donna aveva di mira non solo i pregi dello spirito, ma anche quelli del corpo di Gesù”.

Scorrendo il resoconto dei Vangeli ci si accorge bene che “quell’impressione di forza che subito, al primo apparire, Gesù esercitava sul popolo, specialmente sui malati, sui peccatori, sulle peccatrici, era prodotta sì dalle sue forze spirituali, ma certamente, in parte almeno, doveva essere un effetto del suo aspetto affascinante che trascinava le folle”. Innanzitutto colpivano i suoi occhi, lo sguardo. Non a caso Marco, nel riferire ogni detto importante di Gesù, usa la formula: “Ed Egli li fissò e disse”.

Marco parla spesso degli occhi di Gesù perché riflette il racconto che aveva ascoltato da Pietro e Pietro non ha più potuto dimenticare quello sguardo. Fin dal primo incontro con quell’uomo. Doveva essere un’esperienza impressionante incrociare i suoi occhi se perfino Pilato, di fronte a questo imputato silenzioso, uomo straziato nelle carni, che è in suo potere, resta come soggiogato dal suo sguardo, dal suo fascino, dalla sua calma, dal suo mistero. E il governatore romano, che era così cinico e sprezzante, è insicuro, quasi intimidito, davanti a lui.

Oltre allo sguardo, va sottolineata, dice Adam, “l’impressione prodotta dal portamento sano, vigoroso, equilibrato di Gesù”. Stando ai fatti dei Vangeli si capisce che “doveva essere un uomo avvezzo alla fatica, resistente, sano robusto. E già per questo Egli si distingueva da altri celebri fondatori di religioni”. La sua vita pubblica è un continuo peregrinare per vallate e monti e deserti. Spesso i suoi, che lo seguono, lamentano la fame e la sete, sotto il sole del deserto. Notevole, osserva Adam, “la sua ultima salita da Gerico a Gerusalemme… sotto la sferza del sole su sentieri senza ombra, attraverso ammassi rocciosi, nel deserto, dovette compiere una marcia di sei ore in salita, superando un dislivello di oltre mille metri. Ciò che meraviglia è che Gesù non si stanca. Alla sera stessa prende parte a un convito preparatogli da Lazzaro e dalle sue sorelle (Gv 12,2)”.

Fisicamente l’uomo della Sindone corrisponde perfettamente a questo identikit: prestante, alto, sano. E’ un uomo che nei due anni e mezzo della sua missione vive perlopiù all’aperto, sotto tutte le intemperie. Per centinaia di notti “non ha dove posare il capo”, si riposa accanto ai gigli del campo e agli uccelli dell’aria che amerà portare ad esempio. Un uomo che fin dall’inizio si trova assediato da grandi folle cosicché Marco dice che spesso “non aveva neppure il tempo per mangiare”, “fino a notte fonda andavano e venivano i malati” (Mc 3,8) e lui aveva compassione di tutti. Dopo un miracolo fatto di sabato – che dunque farà molto discutere – va sull’altra riva del lago, ma in molti lo seguono pure là. Il Vangelo allora dice che Lui “guarì tutti” cioè guardò tutti, capì tutti, prese sul serio tutti. Sottoposto a questa defatigante missione a volte crolla di stanchezza.

Come quella volta, sulla barca: si addormentò mentre il legno di Simone attraversava le acque calme del lago. Poi di colpo l’arrivo di uno di quei tremendi “cicloni” improvvisi che, dalle gole orientali, si scatenano sul lago di Tiberiade, mandando a picco – ancora oggi - tante barche di pescatori. Simone e i suoi, che pure sono esperti, vengono presi dal panico, sanno che di lì a pochi minuti potrebbero essere risucchiati dai gorghi. Concitati svegliano Gesù e lui subito “si ritrova e domina la situazione. Tutto questo mostra quando fosse lungi dall’avere un temperamento eccitabile, nervoso. Invece Egli era sempre padrone dei suoi sensi, era insomma perfettamente sano”.

Ma chi è – si chiedono sgomenti i suoi – uno che può comandare perfino alla tempesta? Colpisce anche “la straordinaria chiarezza del suo pensiero”, la “virile fermezza nell’eseguire la volontà del Padre”, basti vedere la sua reazione in tre passi in cui i suoi tentano di “indurlo ad abbandonare la via della Passione che Lui aveva scelto irrevocabilmente”. “Gesù è l’uomo dalla volontà chiara, dall’azione sicura e decisa” “in tutta la sua vita non si trova un solo istante in cui si mostri indeciso e pensieroso sul da farsi”.

Adam osserva che pur essendo mite e umile “Gesù è un carattere eroico al sommo grado: è l’eroismo incarnato. Per lui l’eroismo è la regola” ed esige da chi lo segue coraggio e decisione. Parla con semplicità, con piccole storie tratte dalla vita di tutti i giorni, tutti lo comprendono, e tuttavia manifesta un’autorevolezza che nessun altro ha. Quando i suoi contestatori provano a metterlo in contraddizione, vengono sbaragliati. “Nessuno osa resistergli”, “ha un carattere regale”, gli stessi suoi amici, a cui Lui vorrà lavare i piedi come un loro servo, invitandoli a fare lo stesso, avevano un “timore reverenziale verso il Maestro”. Pur essendo sempre inerme, rifiutando ogni violenza, perfino per legittima difesa, era come temuto dai nemici. Addirittura la squadraccia armata che va ad arrestarlo di notte ha un momento di sbandamento davanti alla forza che manifestano le sue parole: “sono io, lasciate stare loro”.

“Era uno che possedeva un potere superiore”. Non era solo l’impressione di superiorità, di potenza dominatrice che traspariva dal volto di Gesù, ma il suo potere concreto su tutto. Sulla tempesta, sui demoni, sulle malattie. Un giorno un padre concitato lo supplica di andare da lui perché la sua bambina sta morendo. Quando arriva Gesù la piccola è già spirata e giace sul letto inerte. Troppo tardi. Ma Gesù si china accanto a lei, le prende una mano e le dice: “Talita Kum” (che significa: “agnellino, alzati”). E la bambina torna in vita nello sconcerto dei presenti. Non c’è solo la potenza, ma la tenereza di quell’espressione: “agnellino”. Un uomo così non si è mai visto. Così potente e così buono.

“Egli amava la solitudine”, eppure stava volentieri fra gli uomini, ha simpatia per loro (perfino per i pagani, cosa rivoluzionaria) , specialmente quando sono peccatori, prostitute, pubblicani. Lui che era così puro non li disprezza, ma ne ha profonda compassione, dà loro calore, forza, luce e così scandalizza gli osservanti. Gesù invita tutti a seguire e ad amare lui, cambiando vita. Lui rivendica il potere di perdonare (e perdona tutti, sempre). Un potere che era solo di Dio. Lui si pone addirittura al di sopra della Legge e del Sabato. Nessuno poteva farlo, se non Dio solo.
Romano Guardini, nel libro “La realtà umana del Signore” (Morcelliana), va più in profondità. Dai Vangeli, dice, emerge “una figura di sconvolgente grandezza e incomprensibilità”.

Il suo vero “segreto”

Guardini si chiede “che impressione fa in complesso la figura di Gesù se la confrontiamo con grandi figure dell’Antico Testamento come Mosè ed Elia? Innanzitutto quella di una grande calma e mitezza… L’impressione che la figura di Gesù fece ai suoi contemporanei è stata evidentemente quella di una persona che possedeva una forza misteriosa. Secondo il resoconto evangelico gli uomini che lo vedono restano colpiti, anzi profondamente scossi dalla sua presenza”.

Calma e sicurezza. “In Gesù non si trova alcun indizio di esitazione o di dubbio nel pensiero, di timidezza o di riservatezza dovuta a suscettibilità per le offese o a passività di fronte agli avvenimenti… In Gesù c’è una umanità meravigliosamente pura… Egli è capace di portare la persona alla coscienza perfetta e alla realizzazione di quello che significa essere uomo… appartiene essenzialmente alla figura di Gesù la mancanza di ogni stranezza ed anomalità”.

Le sue stesse parole appaiono molto sobrie, misurate, ma “la sua volontà è fortissima. Tuttavia è pieno di rispetto per la volontà umana. Mai Gesù le fa violenza. Egli possiede il perfetto accordo di tutta la sua persona, non ha paura ed è pronto a tutte le conseguenze. Nello stesso tempo Egli è calmo, senza fretta, senza alcuna premura, non c’è in Lui né angoscia, né inquietudine, né un affanato agitarsi… la sua serenità e pacatezza non ha nulla di simile al fatalismo”. Da cosa è determinata in lui “l’assenza di ogni paura”? Non solo dal temperamento: è una cosa sola con Colui che tutto crea e tutto domina.

“Egli va verso gli uomini con cuore aperto. Sta quasi sempre insieme con loro… è pieno di un inesauribile desiderio di aiutare…”. “Egli ha compassione per il popolo e le sue sofferenze, lo guarda con affetto”. Se malati e sofferenti si rivolgono a lui in massa, se i bambini gli vanno così incontro è perché sentono la sua “calda simpatia”, la sua accoglienza. “In tutto ciò non c’è nulla della calma atarassia di uno stoico o dell’avversione per il mondo di un Buddha. Gesù è pieno di vita e di umana sensibilità…”.

“Gesù dà sempre l’impressione di essere infinitamente di più di quello che appare, di potere di più di quello che Egli fa, di sapere di più di quello che dice”, “in Gesù non si trova affatto malinconia che è una forma diffusissima della patologia religiosa”. “Gesù non è nemmeno un visionario… Egli dà l’impressione di una perfetta e completa salute”. Anche nella tentazione di Satana è un caso unico: non deve fare nessuno sforzo per resistere, “Satana contro di lui è impotente”. Lo dice lui stesso: “il principe del mondo non può nulla contro di me” (Gv 14,30). E’ inattaccabile. Eppure questa “persona divinamente sicura è piena di vita, è in tutto umana”.

Così coloro che vivono con Lui o che lo incontrano nelle piazze, nei villaggi, nelle sinagoghe, sempre più si domandano: “ma chi è veramente quest’uomo?”.


Luigi Giussani (“All’origine della pretesa cristiana”, Rizzoli) traccia questa traiettoria. Innanzitutto c’è la scoperta di “un uomo senza paragone”. La gente starebbe delle ore a guardarlo parlare, affascinati da tutti i suoi gesti, le sue espressioni, il suo volto, il suo modo di guardare negli occhi tutti. I Vangeli fanno capire che spesso, anche dopo ore, nessuno va via, anche quando si fa tardi.

Lui sa leggere nel segreto di tutti i cuori (come scopre la samaritana al pozzo), così che tutti crollano davanti a lui. “La sua intelligenza sventa ogni tentativo di coglierlo in fallo”. Come quando gli portano la donna colta in flagrante adulterio, che per la legge doveva essere lapidata: “Chi di voi è senza peccato….”. Uno così non si era mai visto. Un giorno entrando in un villaggio s’imbatte in un corteo funebre ed è toccato dal pianto di quella madre, le si avvicina e le dice: “donna, non piangere…” E dopo questo gesto di tenerezza le restituisce il figlio vivo. “E’ difficile” commenta Giussani “che una persona potente sia veramente buona”. Ma lui è così. E’ una meraviglia mai vista sulla terra. E’ l’essere umano che ciascuno desidererebbe incontrare nella vita.

Eppure, dicono i suoi contemporanei, si sa da dove viene, si conoscono i familiari, pure i nemici si sono informati bene su di lui. Ma tale è la sua eccezionalità che ci si chiede chi sia veramente. Anche fra i suoi amici che ogni giorno gli vedono compiere quelle cose cresce sempre di più la sensazione che egli sia un mistero inafferrabile. Finché lui si rivela apertamente: “prima che Abramo fosse, Io Sono”.

Una pretesa inaudita. Una bestemmia, per i suoi nemici. E, va detto, un caso unico nella storia. Come si può davvero credere che il figlio del falegname di Nazaret sia l’Eterno, l’Onnipotente, Colui che ha disegnato il corso delle galassie e dei millenni? Si può solo accettare la sua sfida: “viene e vedi”. Andargli dietro per capire. Anche oggi è possibile. I cristiani ogni giorno – oggi – gli vedono compiere opere immense e davanti a questa evidenza carnale, di Lui vivo e operante nel 2005, il pesantissimo attacco scatenato negli ultimi due secoli contro la storicità dei resoconti evangelici appare risibile. La prova che è davvero risorto sta nel fatto che lo si può vedere oggi operante, vivo.

Le scoperte su di Lui

D’altra parte anche le più recenti scoperte archeologiche e storiche (dal 7Q5 di Josè O’Callaghan ai lavori di Jean Carmignac, dalle “ridatazioni” di Robinson e Tresmontant alle ricerche di Carsten P. Thiede, per dirne solo alcune), oggi confermano che i vangeli furono scritti da testimoni oculari, a ridosso degli eventi e circolavano pubblicamente quando ancora erano viventi gli avversari di Gesù che avrebbero potuto contestare quelle notizie (a cominciare dal ritrovamento della tomba vuota).

Lo straordinario volume di Josè Miguel Garcia La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli (Rizzoli, pp. 246, e 9.50) aggiunge oggi altre scoperte straordinarie. Per esempio ha trovato addirittura che in due passi della seconda lettera ai Corinzi, scritta prima dell’autunno del 57 d.C., san Paolo parla di un Vangelo già scritto e circolante fra le comunità e cita espressamente Luca come il suo estensore. Due secoli di farneticazioni moderniste spazzate via.

Garcia, esponente della cosiddetta “scuola di Madrid”, lavora da anni alla retroversione del testo greco dei Vangeli in aramaico, la lingua originaria e parlata da Gesù. In Spagna sono già usciti più di una decina di volumi che raccolgono i risultati di questo imponente lavoro. Il libro della Rizzoli ne propone una sintesi divulgativa. Lo scopo era il chiarimento di quei passi che nel greco dei Vangeli risultano oscuri o contraddittori e che sono stati usati polemicamente contro la Chiesa.

Questi studiosi spagnoli dimostrano che spesso ci troviamo di fronte a traduzioni inesatte. Si scopre per esempio che secoli di speculazioni sui “fratelli di Gesù”, con cui si era messa in discussione la dottrina della Chiesa, non hanno ragion d’essere: sono sempre gli apostoli e i discepoli a essere definiti “i fratelli di Gesù”. Sotto il greco si recupera anche l’esattezza dei resoconti. Per esempio sui miracoli che in certi casi – come quello dell’indemoniato di Gerasa - erano contestati a causa dell’imprecisione del testo greco. D’altronde che Gesù impressionasse tutti per i suoi straordinari miracoli è storicamente certo perché viene attestato pure dalle insospettabili fonti ebraiche (raccolte nel Talmud di Babilonia). Un’altra delle balordaggini propalate dalla “critica storica” è l’idea per cui Gesù si sarebbe aspettato una fine del mondo imminente, nella sua generazione, sbagliandosi clamorosamente. Si cita Mc 9, 1, oltretutto interpretando male l’espressione “Regno di Dio”. Josè Miguel Garcia svela l’equivoco e confuta i critici.

C’è un altro passo cruciale dei Vangeli che ha dato occasione a infinite polemiche, soprattutto dei protestanti: l’episodio di Cesarea di Filippo quando Gesù chiede: “chi dice la gente che io sia?”. Poi lo chiede ai suoi e Pietro – ispirato dallo Spirito Santo – confessa la sua convinzione: Tu sei il Figlio di Dio. E’ così che Gesù dà a Pietro l’investitura, il primato. Ma curiosamente il racconto evangelico si conclude con un versetto strano: “e impose loro severamente di non dire questo di lui a nessuno” (Mc 8, 30).
Un versetto che ha fatto strologare molti sul fantasioso “segreto messianico”, ma che – ricostruito nell’originale aramaico – dice tutt’altro: “E impose loro severamente di vedere sempre in lui (in Pietro, ndr) il Figlio dell’Uomo”.

Una sottolineatura clamorosa, come si vede, della missione di Pietro. A proposito del “segreto messianico” secondo cui “Gesù non fu mai consapevole di essere il Messia”, anche dal lavoro di Garcia si evidenzia l’inconsistenza di questa invenzione. Emerge chiaramente, infatti, che Gesù non solo sapeva di essere il Messia, il Cristo, ma fa comprendere pian piano ai suoi e a chi lo ascolta che egli è Dio stesso. Alla fine lo dice apertamente ai suoi stessi nemici. E’ questa infatti l’inaudita pretesa, la bestemmia per cui fu arrestato e processato: perché, dicevano i suoi accusatori, “tu, che sei uomo, ti fai Dio…” (Gv 10, 33). Ed era vero.
Ma le pagine più toccanti del libro di Garcia sono quelle sull’ultima cena, quando Gesù dice, nella traduzione attuale: “ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione”.

Secondo Garcia l’originale aramaico è ancora più vertiginoso: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questo agnello pasquale quando ero lontano da voi, lontano dalla mattina del mio venire incontro al patimento. Poiché vi dico: Quando io sarò mangiato come lui (= come questo agnello pasquale), il regno celeste di Dio giungerà alla sua pienezza”.

Qui “Gesù designa la sua incarnazione: la sua venuta incontro alla morte”. E nelle prime parole si coglie “il desiderio di Gesù, già nella sua esistenza celeste” di “andare incontro alla morte” per instaurare il Regno di Dio e “sconfiggere il regno di Satana”.

Una profondità simile hanno anche le parole che Gesù pronuncia dopo aver lavato i piedi ai suoi amici, investendoli del potere sacerdotale: egli manifesta loro “la sua contentezza, poiché, grazie a loro, potrà morire nuovamente, bere di nuovo il calice che bevette sul calvario” (è la santa messa dei cristiani).

Il testo aramaico dunque restituisce, con potenza ancora maggiore, il desiderio di Gesù di morire per la salvezza di tutti gli esseri umani, la sua volontà fortissima di subire su di sé tutta lo scatenarsi di Satana per liberare gli uomini. Ecco perché, nel resoconto delle torture e della passione, Gesù appare così determinato a subire ogni atrocità, ogni umiliazione, fino in fondo, e sembra voler resistere fino in fondo perché nulla gli sia risparmiato. Vuole bere fino in fondo questo straziante calice di sofferenze e crudeltà. Senza un lamento, senza un solo gesto di difesa dai colpi, dagli sputi, dai flagelli. Fino all’ultimo istante si rivela questo essere immenso, sublime, unico. Impossibile non amarlo. Per gli uomini di tutti i tempi. 

Il referto quasi fotografico di quella macellazione finale dell’agnello, dove la vittima non avrà più un centimetro di carne che non sia stata piagata, è la Sindone di Torino. E proprio dalla retroversione in aramaico di Garcia si scopre una straordinaria conferma della Sindone. Le traduzioni correnti dicono infatti che dalla croce “presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende” (Gv 19,40), ma l’originale aramaico recita: “presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in una doppia tela di lino”. E’ l’esatta descrizione della Sindone. Guardando quell’immagine tornano in mente i versi di Pedro Calderon de la Barca:

“La tua voce ha potuto intenerirmi
La tua presenza trattenermi,
E il tuo rispetto commuovermi.
Chi sei? (…)
Tu, solo tu, hai destato (…)
L’ammirazione dei miei occhi,
la meraviglia del mio udito.
Ogni volta che ti guardo
Mi provochi nuovo stupore
E quanto più ti guardo
Più desidero guardarti” .

{Fonte: http://www.internetsv.info/}

Da "Gesù il Cristo" - Karl Adam

Tutto il suo essere e il suo vivere è, in tutto e per tutto, unità, decisione, lucidità: pura chiarezza, pura verità. Lasciava tale impressione di veracità, di lealtà, di rettitudine e di forza che neppure i suoi nemici potevano sottrarsene: Maestro, noi sappiamo che tu sei veritiero e non hai paura di nessuno.
Proprio qui, in questa unità, in questa rettitudine, chiarezza del suo intimo sta la spiegazione psicologica della sua lotta a morte contro i farisei, contro i sepolcri imbiancati, contro quei rappresentanti di tutto ciò che è falso, basso, puramente esteriore, di ciò che rende intollerabile la religione e la vita. Tale condotta gli ha aperto la via della croce…
Gesù è un carattere eroico al sommo grado: è l’eroismo incarnato. Tale senso d’eroismo, tale assoluta dedizione della vita alla verità conosciuta, egli esige anche dai suoi discepoli. Per lui l’eroismo è la regola. Al giovane ricco che ha osservato tutti i comandamenti, manca ancora una cosa: 'Va’, vendi tutto, poi seguimi'.




La sostanza della fede cristiana e qualcosa di completamente nuovo nella storia: per questo, in nessun modo, può essere considerata come creazione umana, o come espressione prodotta dalla fede della stessa comunità cristiana.
Sarebbe, per sé, certamente pensabile che la forza della leggenda o della pia credenza, oppure il culto entusiasta di un eroe, o, se si vuole, una consapevole arte letteraria, possa giungere ad innalzare e a glorificare talmente un personaggio puramente umano, da fame una divinità. In questo caso, un processo puramente naturale e spontaneo, oppure voluto dall'arte, avrebbe dato origine all'apoteosi d'un essere puramente umano. Ma sul terreno delle concezioni cristiane, non v'era posto per tale apoteosi.
Infatti nella fede nel Cristo non v'e indizio di glorificazione progressiva, non si tratta già della divinizzazione d'un essere puramente umano, ma piuttosto della professione di fede religiosa in un essere che è e rimane integralmente, completamente, nettamente uomo. Il mistero di tale fede sta appunto in questo: nel fatto che questa integra e completa natura umana e unita personalmente con la divinità.
Il nucleo centrale della fede cristiana sta proprio in questo paradosso: «Un uomo completo e vero, e, nondimeno, Figlio di Dio! ».
Proprio per questo mancava agli evangelisti, agli apostoli e alla loro comunità di fedeli qualsiasi stimolo dogmatico per glorificare, per innalzare comunque fino alla divinità la figura umana di Gesù.
Il loro interesse dogmatico invece converge piuttosto verso la bassezza dell'umanità, verso il fatto che quest'uomo, Gesù, proprio come noi è nato e muore, proprio come noi soffre fame e sete, proprio come noi e afflitto e piange.
Nella storia delle religioni manca qualsiasi parallelo ad una fede siffatta che crede all'integra umanità del Figlio di Dio. In quelle religioni in cui frequentemente accadono delle divinizzazioni, troviamo che l'elemento umano viene dal divino e scompare in esso. Quando Antinoo, favorito dell'imperatore Adriano, morì affogato nel Nilo, fu subito adorato come trasfigurato in Osiride. Non altrimenti accadde nel culto di Simone, di Menandro e di Eichasai.
Il risultato della metamorfosi non era un uomo-dio, ma solo la divinità, la pienezza della divinità. I Kyrioi delle comunità unite per la celebrazione dei misteri pagani non stanno affatto, come il Verbo fattosi uomo, tra Dio e gli uomini, Essi non sono la via che conduce al Padre, i mediatori. Essi stessi sono l'apparizione della divinità. Per questo lo scopo fondamentale cui tendeva la mistica pagana della salvezza non consisteva nell’unione dell'essere col mediatore, al fine di raggiungere per mezzo suo la divinità, ma consisteva nella divinizzazione del mistero in senso assoluto. Il consacrato stesso diventa Iside o Mitra.
Per tale divinizzazione mancava al Cristianesimo qualsiasi fondamento, perché il suo Cristo e, e rimase, pienamente e completamente uomo, e, appunto per mezzo della sua umanità, opera la salvezza.
Altra divergenza fondamentale: il Dio che e unito con  questa umanità, per i cristiani non e un Dio, uno tra i molti dei o dee, uno tra i mille possibili intermediari fra gli esseri: terrestri e il Dio supremo. Il Dio, che e Cristo, e nella sua unione col Padre e con lo Spirito Santo il solo Dio, l'unico Dio del cielo e della terra: Deus solus.
Il solo, l'unico Dio dell'Antico Testamento si continua: qui, in quest'uomo, che è Figlio di Dio sulla terra. In nessun luogo, in tutto l'ambito della storia delle religioni, si trova quest'unico Dio e quest'unico Cristo.
In questo concetto cristiano sta la seconda nota caratteristica che lo distingue da tutti i pretesti paralleli desunti dalla storia delle religioni.
Sempre e dovunque nelle antiche leggende entravano delle divinità sotto forma umana, si trattava di dei, non dell'unico Dio. Tutte queste figure di dèi nascevano da concezioni a fondo politeistico o panteistico. Erano tutte forze della natura proiettate nell'infinito, erano una Natura risultante dalla loro fusione, non erano il Signore, il Creatore della natura. Perciò erano alla mercé della loro essenza puramente naturale, erano soggette per necessita naturale al divenire, al Fato e ai suoi voleri come le altre creature.
Ben altrimenti il Verbo Eterno che, secondo la professione di fede cristiana, e apparso nel Cristo. Egli è Dio da Dio, Lume da Lume. Nelle eterne relazioni della vita divina Egli precede oggi, domani, in tutti i tempi dal seno del Padre, e ne esprime l'essenza nella sua propria Persona sussistente. Egli è il Figlio uguale per natura al Padre, è l'immagine riflessa, e lo splendore del Padre. Il mistero del Cristo per la fede cristiana sta in questo, che la sua natura umana riceve la sua individualità, la sua sussistenza, la sua personalità da questo Verbo divino eguale per natura al Padre e allo Spirito. Il Cristo rimane si un uomo in tutto completo, ma Egli ha la sua più profonda realtà nel Verbo divino. Per questo, quando i Cristiani chiamano «Dio» il Verbo Incarnato, questo «Dio» è infinitamente diverse da tutte le divinità pagane.
Potremmo dire ch'Egli è al-di-là, sostanziale di tutte le forze e di tutte le figure della natura, di tutti gli dèi e le dee, di tutti gli angeli e gli uomini, è l'Essere eternamente identico, che riposa assolutamente in Se stesso, che non ha nessuna specie di rapporti di dipendenza dal mondo e che quindi giammai potrà divenire una parte di questo mondo. Per questo appunto tale Dio dei Cristiani non può tramutarsi come gli dei e le dee dell'ellenismo, in altre figure divine. Egli è col Padre e collo Spirito il grande Unico, l'Esclusivo per essenza: Deus solus.
Qui non v'è nessun punto di contatto con la fede negli dèi del paganesimo. La pretesa di trattare alla stessa stregua lo theós ellenistico e lo theós cristiano dev'essere qualificata una grossolana confusione o falsificazione di sensi o di concetti. Il loro contenuto è talmente diverso, anzi opposto, quanto lo sono cristianesimo e paganesimo, teismo e panteismo.
Per tre secoli i Cristiani a motivo di questa stridente opposizione hanno sofferto i più sanguinosi martiri. E quando la concezione ellenistica voleva penetrare nel Cristianesimo come talvolta accadde, sotto forma velata, presso l'uno o l'altro apologeta, e poi, più tardi, gettando i veli coll’arianesimo allora l'antica fede, dall'intimo della sua volontà di vita, reagì energicamente.
Allora l'antica fede, in una lotta aspra e quasi disperata contro la forza dello Stato e degli spiriti sacrificò la vita, l'onore, la patria dei migliori eroi fino a raggiungere la vittoria, fin quando il dogma della divinità del Figlio di Dio, della sua essenziale eguaglianza col Padre, non ottenne il riconoscimento universale.
È uno scandalo che disonora la scienza quello di trascurare questi fatti, e, col pretesto della medesima espressione theós di avvicinare l'Incarnazione di Cristo alle incarnazioni pagane.
Ma tale fede nel Figlio di Dio, come non riceve luce dall'ellenismo, cosi non può affatto spiegarsi come una derivazione dal giudaismo. È noto che il popolo giudaico era seriamente e pienamente persuaso della sua fede nell’unico Dio. Esso conservava con zelo geloso, tra la molteplicità degli dèi pagani, il monoteismo rigoroso, come il più prezioso tesoro nazionale.
Per questo appunto la sua mentalità puramente umana doveva essere molto lontana dall'idea che quest'unico Dio viva una vita trinitaria come Padre, Figlio e Spirito.

domenica 17 maggio 2015

Karol Wojtyła




















La famiglia


Forse il più grande servizio sociale che possa essere reso da chiunque al proprio Paese e all'umanità è formarsi una famiglia.
{George Bernard Shaw}


Un giorno fu chiesto a Madre Teresa: "Madre, cosa posso fare per la pace nel mondo?". Ella rispose: "Torna a casa e ama la tua famiglia". 

Santuario della Madonna del Mirteto, Ortonovo (SP)

Domenica 29 luglio 1537, memoria di Santa Marta. Nel tardo pomeriggio il sole, ancora alto in quella stagione, investiva con i suoi raggi la sacra immagine, rivolta ad occidente. Portate verso la devozione verso la Madre dei Dolori, alcune pie donne di Ortonovo erano salite fino all'oratorio, e inginocchiate ai piedi della Vergine Addolorata, pregavano intensamente. All'improvviso videro chiaramente sangue vivo scaturire dagli occhi della Vergine e scorrere sulla parete dipinta. Sorprese, si avvicinarono alla sacra immagine, e non credendo ai loro occhi, dopo averla toccata, tremando, ritirarono le mani insanguinate. Alla vista di tale manifestazione miracolosa, le donne si commossero e, piangendo e gridando, corsero al paese a raccontare l'evento prodigioso. Descrissero il miracolo avvenuto sotto i loro occhi, mostrando le dita rosse di sangue, e tornarono verso l'oratorio, seguite da molta gente del paese: tutti videro sugli occhi di Maria le lacrime di sangue che segnarono indelebilmente l'affresco con le loro impronte, ancora oggi visibili. Da quel giorno l'umile oratorio di Ortonovo è divenuto il luogo di pellegrinaggio e di preghiera di tutti gli abitanti delle città e dei paesi vicini. Successivamente il Concilio di Trento, informato e sollecitato dal vescovo Ambrogio Monticola, approvò il culto della Madonna, invocata col titolo di N. S. Addolorata del Mirteto.



Il Santuario fu costruito verso la fine del 1500 e fu curato dalla Confraternita dei Disciplinati che, dopo qualche tempo, affidò la chiesa ai Padri di san Domenico. Quest'Ordine rimase ad Ortonovo per oltre tre secoli. Successivamente se ne presero cura i Padri Passionisti, gli Stimmatini e gli Orionini.
Dal 2003 il Santuario è curato dai Missionari della "Fraternità Missionaria di Maria", una Società di vita apostolica, nata nel Guatemala.



Internamente il santuario si presenta a tre navate, separate da due fila di pilastri in stile corinzio, a sua volta sorreggenti le volte del soffitto e gli archi delle cappelle. Nella facciata, oltre al centrale rosone rivestito in marmo bianco di Carrara, è presente nella lunetta sopra l'architrave un altorilievo riproducente la Madonna col Bambino e due devoti forse appartenenti, dallo stile degli indumenti, alla confraternita locale; l'opera, in prima analisi attribuita ad un giovane Michelangelo, parrebbe essere invece lavoro di uno scultore lucchese che probabilmente s'ispirò all'arte michelangiolesca.
Tra le opere d'arte conservate all'interno del santuario il dipinto della Deposizione della Croce ubicato nel centrale tempietto, quest'ultimo realizzato nel 1796 da Giovanni Maria Scalabrini con marmi policromi e a forma ottagonale.



Per chi desidera vivere una giornata o un breve periodo di meditazione personale c'è la possibilità di soggiornare nei locali del Santuario, condividendo i pasti e i momenti di preghiera con la Fraternità sacerdotale.
Il Santuario può offrire anche dei locali per una giornata di ritiro per gruppi parrocchiali che non siano molto numerosi (max 20 persone).
Per informazioni chiamare il 0187-66844



Come raggiungere il Santuario:
1 Dall'autostrada (A12): uscita Carrara, proseguire fino al secondo semaforo, svoltare quindi a sinistra sulla SS1 Via Aurelia; al terzo semaforo svolatre a destra in direzione Ortonovo e seguire le indicazioni per il paese.
2 Dalla SS1: per chi arriva da Sarzana: svoltare a sinistra in direzione Ortonovo; per chi arriva da Carrara, scendere per viale XX settembre, al semaforo svoltare a destra seguendo le indicazioni per Santa Lucia e Ortonovo.

7-8 settembre Natività della Beata Vergine Maria
7 settembre: dopo il tramonto, si svolge una solenne processione seguita dalla S. Messa. Raduno presso la chiesa di San Lorenzo alle 20,30.
8 settembre: si festeggia con grande solennità la Natività di Maria. S. Messe a tutte le ore, dalle 7 alle 18. S. Messa solenne alle 11.

Apertura del Santuario:
Dalle 7 alle 17, ora solare
Dalle 14 alle 18, ora legale

Confessioni: 
Ogni giorno dalle 9 alle 11,30 (eccetto il lunedi)

Per informazioni:
SANTUARIO MADONNA DEL MIRTETO
Fraternità Missionaria di Maria
Salita della Madonna, 6
19034 Ortonovo (SP)
Tel. 0187 66844
Fax 0187 690846
sito internet: www.santuariodelmirteto.it
e-mail: info@santuariodelmirteto.it

{Fonte delle notizie: opuscolo del Santuario e Wikipedia}

venerdì 15 maggio 2015

Gesù a Gabrielle Bossis

Sorridi a tutti. Unirò una Grazia al tuo sorriso.

Occupati del mio amore... non c’è nessun orfano abbandonato come me.

Cerca di essere per tutti il mio sorriso. La mia voce amabile.

Nasconditi in me. Nutri il mondo con le tue sofferenze. È così che sarai la mia sposa.

Non giudicare. Forse tu conosci l'anima altrui?

Sii sempre serena e calma. Il fiume riflette il cielo solo quando è calmo.

Prendi il mio Vangelo. Tienilo sempre con te. Mi farai piacere.

Pensa con carità. I pensieri generano le parole.

Io non vi chiedo di essere degli angeli. Vi chiedo di essere santi secondo la vostra natura.

Considera ogni cosa in vista dell’Eternità.

Credi forse che Io non abbia bisogno di tenerezza, perché sono Dio?

Rispetta la devozione degli altri. Ognuno ha il suo modo di venire a me.

Offrimi la sofferenza. Non si può offrirmene in cielo. Offrimela!


Più ti darai agli altri, più Io mi darò a te.

Quando si ha nel proprio salotto qualcuno di molto amato, non ci si mette alla finestra a guardare i passanti.

Non parlare senza sorridere.

Dimmi “buon giorno” ad ogni risveglio, come se tu entrassi in cielo.

Nessun delitto supera l’amore. L’amore è più grande delle vostre colpe.

Guarda spesso al cielo. Ti aiuterà a desiderarlo.

Onora gli angeli della tua casa. Ah! se credeste, vivreste più con gli Invisibili che con i visibili.

Sin dal tuo risveglio, chiedimi delle anime. Richiedimi dei peccatori. Mi farai tanto piacere… non puoi immaginartelo. Io sono morto per loro. Sono morto senza essere stato malato, anzi pieno di vita. Sono morto a forza d’essere picchiato.
Se non mi aiuti oggi, non potrò salvare questa o quell’anima, e tu sai se le amo! Salvale come se tu salvassi me...

Vivi unicamente per me. Quando parli, si veda bene che in te ci sono solo io. Non temere di nominarmi nelle conversazioni. Tutti, senza saperlo, hanno bisogno di me. E il nome di Dio può svegliare il Bene nelle anime. Tu ne prenderai l’abitudine. Io ti aiuterò. Si verrà da te per sentire parlare di me.
Perché dovresti temere, dato che io farò la maggior parte del tuo lavoro? Aiutarvi è la mia felicità. Chiamatemi in vostro soccorso, mie amate anime. Voi avete la libertà di volermi o di non volermi; e io resto qui, aspettando la vostra decisione con il cuore che batte. Il mio cuore desideroso della vostra scelta...
Ama seminare il mio nome nelle parole che pronunci. Come una tenera riparazione per il dolore che mi procurano coloro che vogliono cancellarmi da tutto, persino dall’anima dei fanciulli.

Semina il mio nome, io lo farò crescere.

Credilo: le azioni più ordinarie, fatte con l’intenzione di salvare le anime, salvano le anime. Credilo per davvero. Bisogna crederlo, perché onora la mia potenza e la mia bontà.

Fa’ attenzione al santo del giorno. C’è festa per lui in cielo. Ha grazie da donare in quel giorno, se gli si chiedono. Unisciti alle feste del cielo… mentre aspetti.

Allora, offrimi già da ora il tuo consenso a morire, per obbedire alla legge divina, per la glorificazione di Dio, per la riduzione del male sulla terra, per l’esaltazione della Croce. Ricordati: quando la mia Croce è scesa nella sua buca, il rumore dell’urto fu udito nel Limbo dove tante anime che aspettavano la venuta del Salvatore
tremarono di gioia; quando l’amore della Croce entra in un’anima e vi si sprofonda, quest’anima vive in una gioia che il mondo non conoscerà: il mondo che ha soltanto piaceri, mentre la gioia appartiene a me e ai miei, amica mia.

Render l’anima, è una parola giusta. Io ve l’avevo data. Vi avevo messo tanto Amore…
Bisogna rendermela con tutto l’affetto, tutta la tenerezza di cui siete capaci, per onorare il mio amore, il Primo. Quando verrò a coglierla, questa cara anima, che essa mi si doni come un flacone di profumo che si spezza.

Non dire le tue preghiere come una corvée obbligatoria, ma come una storia affascinante e nuova raccontata all’orecchio del tuo Diletto. E come la dirai ancora meglio con un sorriso interiore! E come sarà ascoltata meglio!

Il lunedì: vivi nell’amore dello Spirito Santo chiedendogli l’amore. È Lui che fa la santità.
Il martedì: con la Regina degli angeli e gli angeli. Per riparare alle offese e alle tue offese.
Il mercoledì: con San Giuseppe. Prendi in prestito da Lui la sua vita interiore.
Il giovedì: sii piccola ostia con me. Sii un’ostia che canta. Cerca come un avaro le occasioni di piccoli
sacrifici che ti rinnoveranno nello stato di ostia.
Il venerdì: tutta per il mio Cuore. Il venerdì che fu per me una grande sofferenza, sia per te una grande
dolcezza.
Il sabato non sei sola: mia Madre ti accompagna. Risveglia in te l’amore per Lei.
La domenica: sali in seno alla Trinità santa, come un piccolo grano d’incenso in segno di pura lode. Fa’ così, piccola anima.

Hai notato? Perfino la sala in cui realizzavo il mio voto più caro, la mia Eucaristia, perfino quella sala non era mia. Mi fu prestata: “Il maestro ne ha bisogno”. Ho dato persino la mia tunica tessuta da mia madre. Renditi conto della mia povertà.

Il tuo giorno: una vita. Al risveglio è la tua nascita. La messa, la tua prima Comunione. La giornata, come la vita: dispiaceri e gioie. Tutto offerto a me, in me. E io ti porterò sul mio Cuore pieno d’amore. Preparati al sonno come alla morte: nell’amore, per la mia gloria; e domani avrai nuovamente la vita sul mio Cuore che è attento a ognuno dei tuoi passi, figliolina mia.

No, non c’è nessuna occupazione che impedisca di pregare.
Io, non recitavo forse i Salmi, coperto di colpi e di piaghe, trascinandomi sul cammino del Calvario, in mezzo alla folla urlante? E sulla Croce? La mia povera Croce…E tu, troveresti difficile pregare nelle tue piccole, comode occupazioni? Oh! unisciti a me.

Capisci? Tu lo sai, non hai spesso l’occasione di buttarti in acqua per salvare qualcuno. È nelle piccole circostanze che devi dedicarti al prossimo per l’amore mio. Un piccolo gesto. Dell’affetto. E del fascino. È l’intenzione che guardo in te. L’intenzione, capisci? Sarò
indulgente, se il risultato non è perfetto.

Io ti ho dato tutto ciò che possiedi. Non sono forse capace di raddoppiare ancora i miei doni? Sono diventato meno ricco? Oppure ho perso dell’amore? Posso santificarti in un istante. Ma amo il tuo lungo e paziente lavoro che ti mantiene nell’umiltà.
Acquisisci l’umiltà amorosa. Ti eleverà. Lo scoraggiamento non ha mai elevato un’anima. Cammina, cammina! Io camminavo sulla via del Calvario e, nonostante tanta sofferenza, sono arrivato. Guardami. Avrai un coraggio nuovo. E fammi l’onore di chiamarmi in tuo soccorso.

Dimmi spesso: “Mio Creatore, compi le tue volontà su di me. Desidero una sola cosa, che venga il tuo Regno in me come in cielo”. E m’impadronirò di te con più avidità di un uccello da preda. Sai cos’è una fiamma che divora? Lasciati prendere in corsa.
Invece di fuggire, gettati nelle mie braccia e perdi la direzione di te stessa. Io ti amerò cieca, che ti lasci guidare. Le mie spalle non sono ancora abbastanza cariche, reclamano altri pesi. Prendi il tuo posto: io sono il Buon Pastore. Dimmi il nome delle anime che vorresti portarmi… Per te, le chiamerò con insistenza. Non temere di portarmene troppe. Ne aspetto di più. Quanto a te, apri bene il tuo cuore.
Io entro e non me ne vado più. A meno che tu non ti stanchi dell’Amico che è morto per salvarti…Se tu mi scacciassi, resterei ancora davanti alla tua porta.

Chi è puro? Non vi sono che peccatori o purificati. Guai a coloro che s’inorgogliscono di non soccombere alle tentazioni che non subiscono.

Questa notte, quando sei andata alla finestra aperta per guardare lo splendido cielo stellato i cui riflessi cadevano sui ciliegi in fiore, ascoltavi l’usignolo dell’isola e sentivi la gioia di avere uno sposo così potente. Ah! che questo, e molti altri spettacoli della natura accrescano la tua fiducia in me… Scaccia la diffidenza. Essa non mi onora.

Riprendi fiducia e ricomincia il tuo umile cammino, sempre più vicina a me. Sai che non hai solidità e che i tuoi fondamenti non possono essere che in me. Quando crolli, io prendo le macerie e rifaccio un tempio nuovo più bello, perché ti sei umiliata.
Pensa a questo per riuscire ad amare l’umiliazione.
Non l’ho vissuta io stesso per tutta la mia vita terrena? Io, Dio! Quale compagna, figlia mia!…Vedi, ciò che affligge l’amore è l’indifferenza, è l’apatia, è l’inerzia: molte anime sono con me come se io fossi ancora morto. Ma sono vivo, figlia mia, e sono vicino a loro, dentro di loro, aspettando che mi parlino, che
mi sorridano e che il loro cuore batta un po’ per me. Esigo così poco! Sono contento così presto…Chiedo solo di essere invitato e m’incarico io della festa.

Oggi, contemplerai la mia bellezza.
Già stamani hai visto quella pennellata di rosa intenso all’orizzonte, verso oriente. Poi, passando sotto gli alberi, ti sei fermata davanti ai lunghi fili delle ragnatele di ottobre, tese da un ramo all’altro, con le gocce di rugiada infilate come fossero perle in tante collane aperte.
E il grillo, che aveva cantato tutta la notte sul tuo ciliegio, ad un tratto ha taciuto perché il sole era appena sorto. Allora, la Loira ha cominciato a cambiare colore con tanta varietà di tinte che nessun prodotto della terra avrebbe potuto fornirle tale ricchezza.
E gli aironi sono passati rigando il firmamento viola. Se sai guardare bene, tutte le ore del giorno hanno la loro magnificenza:
viene da me, viene da una parte del mio Essere, per voi naturalmente, per sviluppare in voi l’attrattiva
verso la lode, il gusto dell’adorazione, l’amore dell’Amore.
E ogni mattina io faccio nuovi i miei spettacoli per fare nuovi i vostri cuori. Hai un fornitore tanto abile, e che cerchi tanto di piacerti? Hai qualcuno per ritagliare le nuvole in quelle forme che ti piacciono? Hai un ingegnere capace di sollevare il fiume fino al muro della tua terrazza?
Chi è il mercante che ha disposto gli uccelli sui tuoi alberi? e tante farfalle fra i tuoi fiori? E stamani, è stata una fabbrica di tulle che ha steso, come fosse un velo, la striscia di nebbia che tagliava
l’isola in due piani? Di chi è la mano che stacca con tanta grazia le foglie ingiallite dei tuoi tigli, mentre le tue piante di fragola ti offrono i loro lunghi getti per i frutti degli anni venturi? Apri bene gli occhi e guarda l’Amore: è Lui che passa.

Chiedi la fame e la sete di Dio. Chiedi il mal di Dio.

Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo.

Non trovi che la Delicatezza sia il fascino dell’amore?

E tu non sai tutto. Non lo saprai che in Cielo. E con quale gioia…
Mi compiaccio a percorrere la via dei cuori con il nostro piccolo libro. Tanti leggono e sono trafitti da una delle mie frecce.
Alcuni non osano credere a tanto amore e rimangono sull’orlo della Verità. Altri chiudono il libro senza voler comprendere.
Ma credi che molti, profondamente stupiti, tentano di ricalcare il loro modo di amare sull’intimità che non abbandona, che non trascura, che si ingegna a piacere, a consolare, a rallegrare con una tenerezza nuova. Ti ho detto che, nell’amarmi, voi non esagererete mai. Anche fino alla follia: non ho fatto lo stesso io, per voi? Potrete mai rispondere allo stesso modo? Vicino ai vostri cuori, io sono così povero…Tante indifferenze, tante avversioni… Almeno quelli che comprendono, cerchino di farmi ricco ogni giorno, non foss’altro che con un sentimento di commiserazione. Anche poca pietà da parte vostra mi è già di sollievo. Un semplice desiderio di avvicinarsi a me, mi calma. Un atto d’amore, sia pur breve, in mezzo alle vostre occupazioni, mi accontenta. E se un cuore arriva a non vivere più che per me, io lo appago fin da questa vita,
poiché egli mi offre sulla terra un luogo in cui mi rifugio. Non credere che ce ne siano molti!
Leggete il Vangelo. Guardate il Modello. Attingetevi l’amore per gli altri, lo zelo nel servizio al Padre, l’unione con lo Spirito affinché Egli soffi quando vorrà, quanto vorrà.
E se Egli vi manda una prova, non dite: “Basta!”. Tendetegli il vostro essere, affinché Egli lo porti dove vuole… E sarà sulle cime.
Tu, che mi hai trovato, non desideri onorarmi del tuo delicato amore? Anche in mezzo alle visite, alle distrazioni, ai viaggi, apri l’interno del tuo cuore: io vi risiedo.

È alla sera della vita che comincerai a vivere: quando tu penserai che stai per morire.

Dunque, tienimi stretto a te, perché possiamo camminare meglio. Oh! la bella via che conduce all’Eternità. Non essere triste, ne soffrirei. Poiché morire è venire a me. Poiché perdendoti tu mi trovi… Vuoi che finalmente siamo uniti.

La mia Misericordia è felice di accettare le promesse e i desideri che, a poco a poco, divengono atti: promesse e desideri sono atti in germoglio. Non scoraggiarti mai. Pensa spesso che io sono presente. Posso essere presente e non aiutarti? La creatura non è infinitamente cara al Creatore? Se tu sapessi... Tendi spesso l’orecchio verso di me: intenderai. Giovanni, appoggiato al mio Cuore, ne intese i segreti. Se non avesse avuto questo gesto di tenerezza, avrebbe inteso? Io sono come il timido: mi ci vuole il vostro primo passo.

{da "Lui ed io"}

Ricordo della Prima Comunione di Enrico Marchese - 28 marzo 1922


S. Missione predicata in S. Bartolomeo pel giubileo di S. S. Pio XI, 16-24 novembre 1929






Regina Pacis



lunedì 11 maggio 2015

Il Credo di Papa Francesco



Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna.

Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera, 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo.

Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi rifugio.

Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare… senza dare.

Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me.

Credo nella vita religiosa.

Credo di voler amare molto.

Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla.

Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate.

Credo che papà sia in cielo insieme al Signore.

Credo che anche padre Duarte stia lì intercedendo per il mio sacerdozio.

Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen.


martedì 5 maggio 2015


Vivete nella fede,
trasmettetela ai figli,
testimoniatela nella vita.

Amate la Chiesa,
vivete in essa e per essa.

Fate spazio nel cuore 
a tutti gli uomini,
perdonatevi a vicenda,
costruite ambienti di pace 
ovunque siete.

Ai non credenti dico:
cercate Dio, 
Egli sta cercando voi.

E ai sofferenti dico:
abbiate fiducia,
Cristo che vi ha preceduto
vi darà la forza
di far fronte al dolore.

Ai giovani:
spendete bene la vita,
è un tesoro unico.

A tutti:
la Grazia di Dio
vi accompagni ogni giorno.

{San Giovanni Paolo II}



Il Papa è il Cristo che parla. L'Eucaristia è il Cristo che tace.
{S. Francesco di Sales}


L'acqua santa - Santa Teresa d’Avila


Ho sperimentato molte volte che non c’è mezzo più efficace dell’acqua benedetta per scacciare gli spiriti cattivi, e per impedire che ritornino. Essi fuggono davanti alla croce, ma poi ritornano. Vuol dire che l’acqua benedetta ha una forza speciale e straordinaria. Per me in particolare essa è sempre portatrice di una grande consolazione e la sento in me ogni volta che la uso. Questa non è immaginazione. L’ho provato molte volte e ho esaminato il fatto con attenzione. È come quando uno è bruciato da un’ardente sete e beve un bicchiere di acqua freschissima.

In riparazione delle bestemmie


LA DEVOZIONE al SANTO NOME di GESU'

Gesù rivelò alla Serva di Dio Suor Saint-Pierre, carmelitana di Tour (1843), l'Apostola della Riparazione:

"Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli bestemmiano e l'orribile peccato ferisce apertamente il mio Cuore.
Il peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna.
La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore. 
Io ti darò una freccia d'oro per cicatrizzarmi la ferita dei peccatori ed è questa:

Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato 
il Santissimo, il Sacratissimo, l'adoratissimo - eppure incomprensibile - Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. 
Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell'altare. Amen.
Ogni volta che ripeterai questa formula ferirai il mio Cuore d'amore.
Tu non puoi comprendere la malizia e l'orrore della bestemmia.
Se la mia Giustizia non fosse trattenuta dalla misericordia, schiaccerebbe
il colpevole verso il quale le stesse creature inanimate si vendicherebbero,
ma io ho l'eternità per punirlo.
Oh, se sapessi quale grado di gloria ti darà il Cielo dicendo una sola volta:
O ammirabile Nome di Dio! in spirito di riparazione per le bestemmie".



CORONCINA RIPARATRICE al 
SANTISSIMO NOME DI GESU'

Sui grani del Padre Nostro si recita il Gloria e la seguente efficacissima preghiera suggerita da Gesù stesso:

Sempre sia lodato, benedetto, amato, adorato, glorificato il Santissimo, il Sacratissimo, l'adoratissimo - eppure incomprensibile - Nome di Dio in cielo, in terra o negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio. 
Per il Sacro Cuore di nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell'altare. Amen.

Sui grani dell'Ave Maria si dice 10 volte:

Cuore Divino di Gesù, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le Anime sante del Purgatorio

Si conclude con:

Gloria al Padre, Salve o Regina e l'Eterno riposo.

{Fonte: preghiereperlafamiglia.it}

Preghiera dei bambini a Gesù Bambino


Caro Gesù Bambino,
tu che ami tutti
e specialmente i piccoli,
ascolta la mia preghiera.
Ti ringrazio per tutti i tuoi doni
e ti prometto
di essere sempre tuo amico.
Voglio amrti con tutto il cuore,
e imitare le tue virtù.
Fammi crescere come te
in età, sapienza e grazia.
Fa' che io sia esempio per tutti,
buono, obbediente e generoso.
Proteggi la mia famiglia
e tutti i miei amici.
Conservami un cuore puro
perché diventato grande
io possa sempre starti vicino.
Ti voglio bene, Gesù!
Amen.


Coroncina a Gesù Bambino


Si recita:

  1. Tre volte: "E il Verbo si è fatto carne"; seguiti dal Padre Nostro...
  2. Una volta: "E il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi".
  3. Dodici Ave Maria
  4. Un Gloria al Padre.

I tre Pater sono in onore delle tre persone della Santa Famiglia.
Le 12 Ave vogliono ricordare i dodici misteri dell'infanzia del Signore.


Novena a Gesù Bambino

PRIMO GIORNO

O bambino Gesù, eccomi ai tuoi piedi. Mi rivolgo a Te che sei tutto. Ho tanto bisogno del Tuo aiuto! Donami, o Gesù, uno sguardo di pietà e, poiché sei onnipo­tente, soccorrimi nella mia necessità.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù, concedi­mi la grazia che ti chiedo (si esprime­ la grazia desiderata), se è conforme al tuo beneplacito ed al mio vero bene. Non guardare alla mia indegnità, ma alla mia fede e alla tua misericordia infinita.


INNO AL SS. NOME DI GESU'

I

Gesù pensiero amabile
al cuore vero gaudio
è più del miele l'intima
presenza tua dolcissima.
Né lingua può ripetere
parola mai esprimere
sol chi provò può credere
quant'è Gesù ineffabile.
Noi ti eleviamo grazie
Gesù, con preci e laudi
e Tu nel cielo accoglici
perché ti amiam nei secoli.                   Amen


  II

O Cristo Re mirabile
e Vincitore splendido
dolcezza ineffabile
ognor desiderabile.
Invitto Re di gloria
e d'inclita vittoria
Tu largitor di grazie
onor del cielo e gaudio.
A Te dal cuor si innalzano
Gesù le preci e i cantici
coi Santi tuoi concedici
d'amare Te nei secoli.                            Amen

V. Sia benedetto il nome del Signore;
R. Ora e sempre.

PREGHIERA

O Dio, che hai costituito l'Unigenito Figlio tuo, Salvatore del genere umano, e volesti che fosse chiamato Gesù, concedi propizio a noi, di poter un giorno contemplare svelatamente in cielo, Colui del quale sulla terra veneriamo il Santo Nome. Amen.



SECONDO GIORNO

O Gesù, splendore del Padre celeste, sul cui volto rifulge il raggio della divinità, io t'adoro mentre ti confesso vero Figlio di Dio vivo. Ti offro, Signore, l'umile omaggio di tutto il mio essere. Ch'io non abbia mai a separarmi da Te, mio sommo bene.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


TERZO GIORNO

O Santo Bambin Gesù, nel contemplare il tuo volto da cui traspare il più dolce sor­riso, mi sento animato da viva fiducia. Sì, tutto spero dalla tua bontà. Irradia, o Gesù, su di me e su quanti mi sono cari i tuoi sorrisi di grazia, ed io esalterò la tua infinita misericordia.
Pater, Ave Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


QUARTO GIORNO

O Bambino Gesù, la cui fronte è recinta da corona, io ti riconosco per mio divino sovrano. Non voglio più servire al demo­nio, alle passioni, al peccato. Regna, o Gesù, su questo povero cuore, e rendilo tutto tuo per sempre.
Pater, Ave Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


QUINTO GIORNO

Io ti contemplo, o Redentore dolcissimo, rivestito di un manto di porpora. E' la tua divisa regale. Essa mi parla di sangue! Quel sangue che tu hai sparso per me. Fa', o Gesù Bambi­no, ch'io corrisponda al tuo sacrificio, e non ricusi, quando mi offrirai qualche pena, di soffrire con Te e per Te.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


SESTO GIORNO

O amabilissimo Bambino, nel vederti sorreggere il mondo, il mio cuore si riempie di gaudio. Fra gli innu­merevoli esseri che sostieni, vi sono anch'io. Tu mi vedi, mi sorreggi ad ogni istante, mi custodisci come cosa tua.
Veglia, o Gesù, su di me ed aiutami nelle mie necessità.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...



SETTIMO GIORNO

Sul tuo petto, o Bambino Gesù, sfavilla una Croce. E' il vessillo della nostra Redenzione. Anch'io, o divin Salvatore, ho la mia croce che, sebbene leggera, troppo spesso mi pesa. 
Aiutami tu a sostenerla, perché la porti sempre con frutto. Ben sai quanto sono debole. Aiutami, Gesù!
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


OTTAVO GIORNO

Insieme con la Croce, sul tuo petto io scorgo, o Bambino Gesù, un piccolo cuore. E’ l'immagine del Tuo Cuore, veramente d'oro per la infinita tenerezza. Tu sei l'Amico vero, che generosamente si dona, anzi s'immola per la persona amata. Riversa ancora su di me, o Gesù, l'ardore della tua carità e insegnami a corrispondere al tuo amore.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


NONO GIORNO

La tua destra onnipotente, o piccolo Re, quante benedizioni ha versato su quelli che ti onorano e t’invocano. Bene­dici anche me, o Bambino Gesù; l'anima mia,il mio corpo, i miei interessi. Bene­dici le mie necessità per soccorrerle, i miei desideri per esaudirli...
Ascolta i miei voti, ed io benedirò ogni giorno il tuo Santo Nome.
Pater, Ave, Gloria

Per la tua divina infanzia, o Gesù...


PREGHIERA RIVELATA DA MARIA SS.
al V. P. Cirillo Carmelitano Scalzo

O Bambino Gesù, io ricorro a Te, e Ti prego, per l'intercessione della Tua Santa Madre, di assistermi in questa mia necessità (si può esprimerla) perché credo fermamente che la tua Divinità mi può soccorrere. Spero con tutta fiducia di ottenere la tua santa grazia. Ti amo con tutto il cuore e con tutte le forze dell'anima mia. Mi pento sinceramente di tutti i miei peccati, e ti supplico, o buon Gesù, di darmi forza di trionfarne. Propongo di non offenderti e a te mi offro disposto a soffrire, anziché darti dolore. D'ora innanzi voglio servirti con ogni fedeltà e, per amor tuo, o Divin Bambino, io amerò il mio prossimo come me stesso. Bambino onnipotente, Signore Gesù, io di nuovo te ne scongiuro, assistimi in questa circostanza (si esprime). Fammi la grazia di possederti eternamente con Maria e Giuseppe, e di adorarti con gli Angeli santi nella Corte del Cielo. Amen.


LITANIE AL SS. NOME DI GESU'

Signore pietà
Cristo pietà
Signore pietà
Gesù ascoltaci! 
Gesù esaudiscici!
Padre celeste Dio,                                                abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio                                  "
Spirito Santo, Dio                                                          "
Santa Trinità, unico Dio                                                "
Gesù, Figlio del Dio vivente                                         "
Gesù, splendore del Padre                                             "
Gesù, sapienza eterna                                                    "
Gesù, bontà infinita                                                       "
Gesù, dio di pace                                                           "
Gesù, figlio di Maria vergine                                        "
Gesù, gioia degli angeli e degli uomini                         "
Gesù, atteso dai patriarchi e dai profeti                         "
Gesù, maestro dei dottori                                               "
Gesù, modello di innocenza e di purezza                      "
Gesù, amabile                                                                "
Gesù, ammirabile                                                           "
Gesù, desiderabile                                                          "
Gesù, delizia di tutti i santi                                            "

Sii indulgente                                                       perdonaci Gesù
Sii misericordioso                                                ascoltaci Gesù
Da ogni male                                                        liberaci Gesù
Da ogni peccato,                                                             "
Per il mistero della tua incarnazione                              "
Per la tua nascita                                                             "
Per la tua infanzia                                                           "
Per l'amore di Maria e di Giuseppe                                "
Per il nostro amore                                                         "
Per la gloria del tuo santo nome                                     "
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo    perdonaci Gesù
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo    ascoltaci, Gesù
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo    pietà di noi, Gesù

Gesù ascoltaci
Gesù esaudiscici.


PREGHIERA A GESU' BAMBINO

O Santo Bambino Gesù, che diffondi le tue grazie su chi Ti invoca, volgi i tuoi occhi a noi, prostrati davanti alla tua santa immagine ed ascolta la nostra preghiera.
Ti raccomandiamo tanti poveri bisognosi, che confidano nel tuo divin Cuore. Stendi su di essi la tua mano onnipotente, e soccorri alle loro necessità.
Stendila sui bambini, per proteggerli; sulle famiglie per custodirne l'unità e l'amore; sugli infermi, per guarirli e santificarne le pene; sugli afflitti, per consolarli; sui peccatori, per trarli alla luce della tua grazia; su quanti stretti dal dolore e dalla miseria, invocano fiduciosi il tuo amoroso aiuto.
Stendila ancora su di noi per benedirci.
Concedi, o piccolo Re, i tesori della tua misericordia e della tua pace al mondo intero, e conservaci ora e sempre nella grazia del tuo amore. 
Amen!