venerdì 17 aprile 2015

Santa Teresa di Lisieux - Pensieri



Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il Cielo, è un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia, insomma è qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l'anima e mi unisce a Gesù.

Il fuoco dell'amore è più santificante di quello del purgatorio.

O mio amato Gesù, come mi apparite mite ed umile di cuore sotto il velo dell'ostia candida. Non potete abbassarvi maggior­mente per insegnarmi l'umiltà.

E Gesù che vuole il nostro amore, che lo va mendicando. Si abbandona, per così dire, alla nostra mercé. Non vuole prendere nulla senza che glielo diamo e la più piccola cosa è preziosa ai suoi occhi divini.


Ah, se tu sapessi come il buon Dio è offe­so! La tua anima è fatta apposta per conso­larlo. Amalo fino alla follia per tutti quelli che non l'amano.


Quant'è grande la nostra anima! Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, teniamoci a distanza dalla terra. Più in alto l'aria è pura. Gesù si nasconde, ma si sa che non è lontano.

Dio ti trova degna di soffrire per suo amore ed è questa la più grande prova di tenerezza che ti possa dare, poiché è la soffe­renza che ci rende simili a lui.

Se fosse necessario fare delle grandi cose, come saremmo da compiangere! Invece, siamo immensamente fortunate, perché Gesù si lascia conquistare dalle più piccole.

Facciamo della nostra vita un continuo sacrificio, un martirio d'amore, per consola­re Gesù. Egli non vuole che uno sguardo, un sospiro, ma uno sguardo e un sospiro che siano per lui solo! Che tutte le creature ci sfiorino appena.

E' grande la mia gioia di essere senza gioia, per far piacere a Gesù.

Il Signore mi ha sempre fatto desiderare ciò che voleva darmi.

Il mio cuore è calmo come un lago tran­quillo o come un cielo sereno; non ho rim­pianti per la vita di questo mondo; il mio cuore ha sete delle acque della vita eterna. Ancora un poco e l'anima mia lascerà la terra, finirà il suo esilio, terminerà il suo combattimento. Salgo al cielo, raggiungo la patria, colgo la palma della vittoria! Fra poco entrerò nel soggiorno degli eletti, con­templerò bellezze che l'occhio dell'uomo non ha veduto mai, udrò armonie che l'orecchio mai udì, godrò gioie che il cuore non ha gustato mai... Eccomi giunta a quell'ora... Sono un fiore primaverile che il Giardiniere coglie a suo piacere. Tutti siamo fiori pianta­ti su questa terra e che Dio coglie a suo tempo: un po' prima, un po' dopo. Un giorno ci ritroveremo in paradiso e godremo della vera felicità.



Non vorrei mai chiedere al Signore sofferenze più grandi. Se le accresce lui, le sop­porterò con gioia, perché mi verranno da lui. Ma se le chiedessi io, sarebbero sofferen­ze mie, le dovrei sopportare da sola; ed io da sola non ho saputo mai far nulla.

Non vi affliggete se io soffrirò molto e se non vedrete in me nessun segno di felicità nel momento della morte. Nostro Signore è ben vittima d'amore, eppure sapete quale è stata la sua agonia!


Offriamo tutte le nostre sofferenze a Gesù per salvare le anime. Povere anime! Esse hanno meno grazie di noi e tuttavia il sangue di un Dio è stato versato per salvarle. Gesù è disposto a far dipendere la loro sal­vezza da un sospiro del nostro cuore. Che mistero! Se un sospiro può salvare un'anima, che cosa non possono fare delle sofferenze come le nostre? Non rifiutiamo niente a Gesù!



venerdì 13 marzo 2015

Chiesa di San Lorenzo - Ortonovo (SP)



L'edificio fu costruito tra il 1621 e il 1645 sui resti di un preesistente castello medievale, di cui rimane la torre rotonda, detta di Guinigi, risalente al 1410, la torre fu convertita in campanile nel 1651. La consacrazione solenne dell'edificio avvenne il 5 febbraio del 1651 ad opera del vescovo della diocesi di Lacedonia monsignor Ambrosio Viola. Nel 1714, con bolla papale di Clemente XI, fu elevata al titolo di abbazia perpetua.





La chiesa è caratterizzata da una pianta basilicale a croce latina con transetto. Le tre navate sono suddivise da pilastri quadrangolari. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, mentre le laterali, movimentate da cinque cappelle per parte, insistono su volte a crociera. Robusti pilastri sorreggono la sovrastante cupola, impostata su tamburo circolare e rivestita esternamente da scaglie di ardesia disposte a squama di pesce.


Nella facciata sono ospitate, in due nicchie, le statue dei Santi Martino e Lorenzo entrambe realizzate nel 1754. Nel 1910 verrà rifatto il pavimento con lastre di marmo bianco.





Tra le opere pittoriche e scultoree sono conservate una statua di Sant'Antonio abate, del 1727 nel primo altare della navata destra; una statua di San Rocco del XVI secolo nel terzo altare; un dipinto raffigurante l'Estasi di San Francesco, nel quarto altare e opera di un pittore ignoto del XVIII secolo; una statua di Santa Lucia, nell'altare a fianco del maggiore; la statua di Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù; la tela della Madonna col Bambino, San Domenico e una santa martire anonima. 





Sulla controfacciata si può ammirare anche un affresco rappresentante il Battesimo di Cristo del 1637. Originariamente, tutta la chiesa era affrescata ma i dipinti vennero coperti da vernice grigia. Oggi solo sono visibili l' affresco dell'Assunta dietro l' altare maggiore e quello di San Lorenzo sulla volta della navata centrale. 




La vicinanza alla città romana di Luni è testimoniata dalla presenza in facciata di un'epigrafe che ricorda il liberto Marco Antonio Neantus augustale, membro del collegio dei sacerdoti addetti al culto di Augusto.



Il pulpito è risalente al Settecento.
L'organo a canne è stato realizzato nel 1884 dalla ditta Serassi di Bergamo.



{Fonte delle notizie: Wikipedia, culturainliguria.it. e terredilunigiana.com}


mercoledì 11 marzo 2015

Chiesa Santuario N. S. della Salute - La Spezia

La chiesa Nostra Signora della Salute (o anche Madonna della Scorza) della Spezia è una chiesa cattolica e sorge nel centro storico cittadino, nel quartiere Umbertino (sorto in seguito alla violenta epidemia di colera del 1884, al fine di migliorare le condizioni igieniche della classe operaia), in piazza Benedetto Brin.


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La costruzione del sacro edificio cominciò, ad opera dell'impresa Guido Cozzani, nel 1887 nell'ambito della realizzazione del nuovo quartiere popolare Umberto I; fu portato a termine nel 1900 seppur ancora mancante di alcuni elementi architettonici della facciata: i due campanili dalle cupole neo-barocche vennero infatti ultimati solo nel 1913.
La lapide commemorativa posta all'interno del battistero, collocata nel 1910 in occasione della solenne consacrazione (28 maggio 1910) da parte del vescovo Giovanni Carli, annuncia che il tempio venne edificato per desiderio del suo predecessore G.Rossi, su progetto dell'architetto Maurizio Dufour e venne aperto al culto il 14 luglio 1900.




La chiesa mantenne nome e devozione dell'antica chiesa della Scorza (risalente alla seconda metà del XVI secolo), che sorgeva in prossimità dell'omonimo ponte, sacrificata dal tracciamento di Viale regina Margherita (ora viale Aldo Ferrari), previsto dal piano regolatore del 1871, per l'espansione della città in direzione nord-ovest.

La chiesina sorgeva nell'attuale piazzetta Ancona, nei pressi della stazione ferroviaria, dove ancora oggi, nei locali di un'autorimessa, sono visibili le tracce delle strutture e delle decorazioni del vecchio tempio, poi inglobato nell'edificio dell'ex hotel Terminus, realizzato tra il 1906 e il 1908 su progetto dell'architetto Zanazzo.

L'interno presenta una sola navata voltata con matronei ai lati del presbiterio e un altare maggiore barocco di marmo che risale al 1771; le decorazioni interne sono state realizzate da Costa, Navarrini e Bifoli; il trono posto a circa undici metri da terra è "protetto" da quattro colonne di marmo giallo di Verona con sculture e decorazioni in marmo di Carrara, dove si trova la venerata effigie della Madonna della Salute, olio su tela che prima era conservato in sede sconosciuta. Infatti origine e autore sono sconosciuti; sembra comunque che sia opera risalente al XVI secolo. La tela è stata adornata nel 1925 da diademi in oro realizzati fondendo gioielli e monili donati dai parrocchiani.


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Entrando troviamo sulla sinistra il Battistero, realizzato nel 1928. Sul lato opposto è la Cappella dei Santi del '900, aperta durante i restauri del 2007, che ospita oltre a una statua di Padre Pio, la riproduzione dell'icona dei martiri e testimoni della Fede del XX secolo, di cui l'originale è custodito presso la Basilica di S. Bartolomeo a Roma.
Proseguendo troviamo gli altari di S.Antonio e di S. Giuseppe, da cui si può accedere alle stanze del memoriale di don Antonio Mori, parroco dal 1940 al 1956, testimone della lotta contro il fascismo e della ricostruzione del dopoguerra. L'altare dell'Immacolata è opera del marmista Sansevero e ivi troviamo l'Immacolata dipinta da Felice del Santo nel 1900. 
L'altare dell'Addolorata, come il trono, è opera dell'architetto Giannini di Pisa.
Più avanti troviamo la cappella di San Rocco, che in un antico altare accoglie l'immagine del santo realizzata da Enzo Bifoli, al quale sono attribuiti anche gli affreschi della cappella, del catino absidale e della botte centrale della volta, realizzati tra il 1929 e il 1931.
La decorazione delle vele della volta fu completata nel 1950 da Navarrino Navarrini, che vi raffigurò i quattro evangelisti, le Virtù in forma di angeli e i profeti.
Dal 2004 nella chiesa si venera l'immagine della Virgen de l'Altagracia, patrona della Repubblica Dominicana.




Altre opere conservate all'interno dell'edificio:
Navata destra:
Nei pressi dell'ingresso si può ammirare una pregevole tela del genovese Giovanni Andrea De Ferrari (1598-1669) raffigurante la famiglia della Vergine (la Vergine da bambina con i Santi Anna e Gioacchino);
Poco più avanti è collocata una Madonna lignea denominata Madonna di Lourdes risalente al 1957 dello scultore spezzino Rino Mordacci.

Navata sinistra:
- l'organo
- Madonna col Bambino fra San Vincenzo e San Carlo Borromeo risalente al XVIII secolo;
- Madonna col Bambino risalente sempre al XVIII secolo;
- un drammatica scultura lignea, opera dello spezzino Carlo Giovannoni (1915-1997), denominata Cristo deposto e realizzata nel 1965;
- un'acquasantiera nei pressi dell'ingresso che porta i segni di un grave atto vandalico subìto dal santuario nel 1907.
Sacrestia:
- olio su tela raffigurante il Battesimo di Cristo risalente al XVIII secolo;

- preziose argenterie.

{Fonte delle notizie: Wikipedia e il depliant realizzato in occasione del centenario della dedicazione della Chiesa Santuario di Nostra Signora della Salute, 2010.
Bibliografia:
- Ferdinando Podestà (1909), N. S. Della Scorza a La Spezia, Firenze
- Francesco Cresci (1983), Parrocchia-Santuario di N.S. della Salute detta della Scorza, La Spezia
- Casimiro Bonfigli (1990), La Madonna della Salute nella storia della Spezia, Roma
- Valeria Scandellari (1989), Il carattere del Liberty nell'architettura spezzina del Novecento, Sarzana}

Via Crucis (suggerita da Gesù a Suor Maria della Trinità)

PRIMA STAZIONE
Gesù è condannato a morte

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tu pure, anche tu sei condannata a morte, 
ma ne ignori il momento. 
Dover morire: ecco la grande realtà. 
Le ombre svaniranno: non rimarrà che quello che è. 
Impara da me come prepararti alla morte e come morire. 

Abbi pietà di noi, Signore.
Abbi pietà di noi.

SECONDA STAZIONE
Gesù è caricato della Croce

Benché sfinito dalla flagellazione 
e dalle sofferenze della notte, 
ho ricevuto la mia croce con amore e con gioia. 
E per quest'ora che io sono venuto. 
Io non pensavo a me, pensavo alla Redenzione.
Ogni croce che ti sarà data, ricevila con amore e gioia: 
non pensar a te; pensa all'opera della Redenzione. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

TERZA STAZIONE
Gesù cade per la prima volta

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Non avevo fatto un lungo cammino e già ero caduto.
Non meravigliarti quando cadi: 
ma, come ho fatto io, rialzati. 
Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

QUARTA STAZIONE
Gesù incontra la sua Santa Madre

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Ero irriconoscibile, non avevo più l'aspetto di un uomo.
Ella mi vide, mi riconobbe.
Oh, ha condiviso la mia Passione;
e non solo vi ha perdonato, 
ma vi ama come nessuna mamma ha mai amato il suo bambino. Non cessa di vegliare su voi, di proteggervi, 
d'intercedere per voi dal giorno in cui siete nati. 
Materna e silenziosa, tutta nascosta, non desidera neppure che la ringraziate, ma desidera che ringraziate Dio.
Indirizza a Lei tutte le tue suppliche: 
la sua preghiera è irresistibile nel cuore di Dio. 
Per ringraziarla, cerca di imitarla.
Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

QUINTA STAZIONE
Gesù riceve l'aiuto di Simone Cireneo

Lo vedi, ho voluto che l'umanità, nella persona dei Cireneo, partecipasse in una certa misura alla propria Redenzione. 
Così avviene sempre. 
Quelli che se ne astengono, quelli che rifiutano di obbedire ai comandamenti di Dio bisogna che li guadagniate a voi. 
Se voi portate i pesi gli uni degli altri, 
e fate agli altri quanto vorreste che gli altri facessero a voi, 
essi desidereranno di essere della vostra famiglia; 
essi ne accetteranno le obblighi;
e dopo, quando avranno capito, ameranno queste obblighi e la loro generosità darà ancora di più. 
Molti sono della mia famiglia senza saperlo, 
poiché è dalle azioni e dalle intenzioni che io riconosco i miei. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

SESTA STAZIONE 
Veronica asciuga il volto di Gesù.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Lo vedi? per un gesto d'umana bontà: ricompensa divina. 
E' sempre così. Quello che mi ha confortato in questo terribile cammino della croce, non è solamente il suo gesto e la dolcezza dei suo velo, è che io l'abbia potuta ricompensare. 
E' mia gioia donare. Le mie grazie sono senza fine.
Aspetto le occasioni per potervele manifestare; 
le occasioni in cui mi offrite un cuore atto a riceverle. 
Io le attendo e le cerco... Oh, sì, io me ne sto alla porta e busso.

Abbi pietà di noi, Signore.
Abbi pietà di noi.

SETTIMA STAZIONE
Gesù cade una seconda volta sotto la Croce

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Avrei dovuto morire qui perché la mia spossatezza aveva raggiunto i limiti estremi. Ma tutto non era compiuto, ho pensato alle anime e il mio amore mi ha dato la forza per rialzarmi. Quando voi non ne potete più per le fatiche e per le pene, domandate l'amore; esso non viene mai rifiutato a chi lo chiede. 
Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

OTTAVA STAZIONE
Gesù consola le donne di Gerusalemme

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Lo vedi, per parlare alle donne che piangono, io sono di nuovo in piedi. Si dimenticano le proprie sofferenze quando si pensa a quelle degli altri. Bisogna pregare per gli altri più che per se stessi, pregare per le grandi intenzioni della Chiesa: la salvezza delle anime, il trionfo delle verità, della Fede, le missioni, per i sacerdoti, per l'unità visibile della mia Chiesa, per la guarigione delle ferite da cui la mia Chiesa è colpita nella sua vita umana; queste ferite indeboliscono la sua azione, gettano come un velo sulla sua luce, la luce delle mie parole. Bisogna chiedere a Dio i suoi doni divini: la Fede, la fedeltà che è la carità in azione, la corrispondenza alle sue grazie che è il frutto della Speranza.
Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

NONA STAZIONE
Gesù cade per la terza volta sotto la Croce

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Eccomi ancora una volta in terra, sfinito. Fermarmi qui? 
La morte sarebbe stata sì dolce cosa. Ah! ho sofferto ben al di là di quello che era necessario per il riscatto del genere umano.
Questo sovrappiù di sofferenze era però necessario per tante anime che rischiano di perdere nella tiepidezza e nella compiacenza di sé i valori che sono stati ad esse affidati e di perdersi. Mia cara figliola, hai compreso? Nessuna sofferenza è perduta nella vita dell'amore. Sii generosa. Non lo sarai mai troppo. Non lo sarai mai abbastanza. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

DECIMA STAZIONE
Gesù è spogliato delle sue vesti

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Lo vedi, io ho tutto dato, non ho riservato nessun ricordo per mia Madre, neppure la mia tunica. I miei doni sono di un'altra specie. Lasciati spogliare; delle cose materiali innanzi tutto, poi dei tuoi diritti, delle tue forze, dei tuoi pensieri. E' a Dio che donerai. Alla vostra morte non vi resterà che quanto avrete a Lui donato. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

UNDICESIMA STAZIONE
Gesù inchiodato in Croce

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Per me i chiodi di ferro acuminato - la croce di duro legno che conficcava nella mia testa la corona di spine...
Per te i chiodi sono i tuoi voti; ma essi non ti fissano a una croce, ti fissano nel mio cuore affinché nulla ti separi da me, - nel mio Cuore che ti ama e che ti attende da tanto tempo.
Vedi come la tua sorte è invidiabile! Dove andresti tu senza i tuoi voti? Amali per viverli con la perfezione che l'amore ispira. 
Quello di vittima non cambia nulla agli altri. 
Esso ti unisce a me più strettamente, a me, l'Agnello immolato, la Vittima. Sforzati di vivere come io ho vissuto. Io ho scelto l'ultimo posto. Sei veramente la serva delle tue Sorelle? 
Hai tu ogni giorno qualche immolazione da offrirmi? 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

DODICESIMA STAZIONE
Gesù muore sulla Croce

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tu lo vedi, io ho perdonato, ho dato tutto, tutto quello che avevo; inoltre vi ho donato il mio corpo, il mio sangue. 
Avevo ancora, mentre ero sulla croce, mia Madre e ve l'ho donata; Essa è anche vostra Madre. Quelli che voi amate non dovete amarli per voi stessi, ma per donarli cosicché altri ricevano l'amore di cui voi avete beneficiato. Bisogna amare per il Signore sicché l'amore si diffonda e Dio sia così conosciuto e amato. Tu non comprenderai che in cielo quanto devi a quelli che ti hanno amata. Non tenerli per te, donali...
Bisogna donare il meglio del proprio cuore e il meglio del proprio pensiero. Se conservi per te stessa i tuoi pensieri essi rimarranno sterili; se tu li doni, il Signore li potrà utilizzare a suo piacimento. Che te ne deve importare? Getta come i grani che il vento disperde ai quattro angoli dei cielo il meglio dei tuoi pensieri, il tuo amore e tutto quello che puoi donare, e lascia a Dio la cura di usufruirne come meglio gli piacerà: la prodigalità mi onora.
Vi ho dato mia Madre; ho gridato il mio abbandono da parte di Dio poiché le anime prese dall'angoscia della morte fossero riconfortate dal pensiero che lo vi sono passato prima di loro e per loro. Ho gridato la mia sete di anime. Essa permane. La condividi? Chi vuole essere mia sposa deve sposare i miei desideri.
Tutto è compiuto. E tu sei fedele alla Regola? A quanto la tua Superiora e il tuo padre Spirituale ti dicono? E a quanto io ti dico? Compiere tutto, sì, costi quello che costi.
Io ho rimesso il mio spirito nelle mani del Padre mio.
E' così che bisogna morire. Ed è così che tu farai ben presto. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

TREDICESIMA STAZIONE
Gesù è deposto tra le braccia della Madre sua

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Lo vedi, come quando io ero piccolo, eccomi ancora tutto intero tra le sue braccia. Ella ha condiviso la mia Passione. Ed ora che mi porta tra le sue braccia, porta tutti i meriti della mia Passione che io le dono. Ella ne può disporre secondo il suo cuore di Madre: è la Mediatrice di tutte le grazie.
Abbandona così tutta la tua vita, i tuoi lavori, i tuoi desideri, il tuo cuore tutto intero perché Ella vi metta qualche cosa del suo, le tue preghiere perché le renda irresistibili unendovi la sua. 

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.

QUATTORDICESIMA STAZIONE 
Gesù è deposto nel sepolcro

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

E' il vostro cuore 
il sepolcro da dove io desidero risuscitare: 
non lasciarmi solo.
Fammi vivere in tutta la tua vita,
perché possa manifestarmi attraverso di te.

Abbi pietà di noi, Signore.

Abbi pietà di noi.


{da "Colloquio interiore"}


martedì 13 gennaio 2015

Santuario Madonna del Carmine, Carrara (MS)


Nel 1605 la chiesa venne consacrata dal vescovo Giovanni Battista Salvago e nel 1610 fu terminato il contiguo convento. Questo durante l'occupazione francese (1799-1814) fu trasformato prima in distretto militare e poi in laboratorio di scultura per la locale famiglia di artisti Lazzerini. La chiesa stessa divenne una sorta di galleria d'arte per i locali scultori, fino alla Restaurazione, quando fu riaperta al culto e restaurata. Nel XIX secolo il convento divenne prima caserma dei dragoni, poi ufficio postale ed infine frazionato e trasformato in abitazioni e fondi commerciali.


Sul portale della chiesa vi è un rilievo con Madonna col Bambino, opera attribuita a Bartolomeo Ordoñez. All'interno è una pittura Madonna del Carmine del XVI secolo, attribuita a Domenico Fiasella. Di pregevole fattura l'altare dedicato a santa Maria Maddalena de' Pazzi, eretto nel 1675 a spese del conte Francesco Maria Diana.


Dopo il Duomo, la chiesa dedicata a “Nostro Signore del monte Carmelo”, e popolarmente detta “al Carmine”, fu la prima chiesa a sorgere nel centro urbano. 
Come il Duomo era il fulcro spirituale della Carrara medioevale, il Carmine diventò quello della Carrara “nuova” che nasceva nel XVI secolo, alla fine del quale sorge la chiesa. Il culto per la Madonna del Carmine aveva radici antiche in tutto il territorio comunale, tant’è che un monte tra la città e le cave, sopra il paese di Miseglia, denominato ufficialmente il “Crocifisso, o monte Croce” per la sua forma a Calvario, Già alla fine del XIV secolo viene citato anche come “CARMULIN” in omaggio al Carmelo. 
La nuova chiesa cittadina, quindi, con la sua dedicazione recepiva e onorava una tradizione devozionale già diffusa nel popolo.
Il Carmine, ubicato nel punto di congiunzione e di obbligato transito tra i vecchi quartieri e i nuovi; alla confluenza fra due vie principali del centro (via Alberica e via Santa Maria) e proprio in fronte alla “Rocca”, simbolo del potere civile, assunse subito un duplice significato nella coscienza popolare. 
Perpetuava degnamente il culto della Madonna, e in particolare la Vergine del Carmelo, e ribadiva una radicata spiritualità dei tempi nuovi, sempre più segnati da tendenze “laiciste” anche a Carrara. Se la Madonna del Popolo, venerata in Duomo, incarnò ed incarna il culto per la Vergine delle Grazie eccezionali (salvò Carrara dalla peste e da eventi bellici), la Vergine del Carmelo incarnò ed incarna il culto per la Vergine delle Grazie quotidiane (la Madonna donna fertile), mediatrice perpetua. Il popolo e specialmente le donne, che affluiva e affluivano alla “Piazzeta”, il mercato; a piazza Alberica, verso piazza Duomo, alla Rocca, al Comune, verso il mare e verso Massa per “lo Stradone” che iniziava proprio al Carmine, cercava in questa chiesa ascolto e grazie. Così come li cercavano, spesso, gli arrestati e condannati uscendo dalla caserma dei Dragoni e dal carcere attiguo, ubicati a fianco della chiesa, nell’ex convento carmelitano, a partire dal periodo napoleonico in poi (periodo nel quale il popolo difese il Carmine dalla furia iconoclasta che lasciò i suoi tristi segni in altre chiese cittadine). Tradizione popolare e documenti ufficiali attestano che i condannati a morte, la cui esecuzione avveniva fuori della Porta presso la chiesa, benché non ammessi entro le sacre mura neppure se comunicati “in extremis”, chiedevano il sostare in preghiera e pentimento davanti alla Madonna “Sopra ‘I Portàl”, esposta sopra il portale. “In questa luttuosa circostanza si legge in una cronaca del 1835 (un’esecuzione) furono fatte molte preghiere con l’esposizione del Venerabile (il Santissimo) prima del Duomo, da dove nel passare del detenuto che andava a morte, gli venne impartita la benedizione, senza però entrare in chiesa”. Nel “passare” davanti al Carmine al condannato era concessa l’ultima sosta e l’estrema preghiera di contrizione. Fra gli altri motivi, e le altre prove, del diffuso e mai spento culto popolare per questa e in questa chiesa, se ne deve ricordare uno “umanamente” più “particolare”.
Santa Maria Maddalena Dei Pazzi, cui è dedicato un bellissimo altare con l’immagine della Santa proprio all’ingresso del tempio, era la Santa più pregata a Carrara, come dicevano molte donne.
Perché? Ragione anche triste: a Carrara l’alcolismo era diffuso e causava, tra l’altro soventi malattie mentali ereditarie: le statistiche attestano che la città aveva una percentuale di ricoverati in manicomi tra le più alte d’Italia. Madri, mogli,figli,figlie, congiunti e conoscenti di ricoverati o malati “in casa”, avevano nella Santa dei Pazzi, la loro consolatrice quotidiana.
{Fonte: http://www.carraraonline.com/chiesa_del_carmine.php}



{Fonte delle notizie non in corsivo: http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_del_Carmine_%28Carrara%29}


Duomo di Carrara (MS)


L'Insigne Collegiata Abbazia Mitrata di Sant'Andrea Apostolo risale al secolo XI.
L'interno della chiesa è lungo quant'è alto il campanile. La pianta è composta da una navata centrale e da due navate laterali, coperte da volte a crociera. La chiesa è stata "restaurata", o meglio fortemente rimaneggiato, dopo la seconda guerra mondiale con l'eliminazione sia dei sontuosi altari barocchi che del soffitto a cassettoni, come pure di quanto non apparteneva all'impianto originale dell'opera.







All'esterno, in piazza Drent (cioè "piazza dentro", sul sito dell'ex vecchio cimitero della pieve) si trova la statua non finita del "Gigante" (ossia il genovese Andrea Doria nelle sembianze del dio del mare Nettuno, scolpito da Baccio Bandinelli).



Nella navata destra:

- resti di affreschi del XV e XVI secolo
- altare di San Ceccardo con tela seicentesca rappresentante il martirio del santo, e spoglie dello stesso sotto la mensa dell'altare. San Ceccardo, vescovo di Luni, è il patrono della città, del comune e del vicariato di Carrara (16 giugno)
- sarcofago di San Ceccardo, vuoto, probabile adattamento rinascimentale di un sarcofago lunense.
- gruppo in marmo dell'Annunciazione, noto come Le Cassanelle, tardo trecentesco, esempio di gotico cortese
- altare del Santissimo Sacramento, di Domenico del Sarto e Giovanni Battista del Mastro (1524), con statua centrale cinquecentesca di Clemente da Reggio.

Nella navata sinistra:

- altare della Madonna del Popolo, Regina e Patrona del popolo di Carrara (si festeggia la Seconda domenica di maggio, e la terza domenica di novembre), le cui corone, simbolo di devozione cittadino, vennero realizzate dal Maestro orafo Mario Bruno Rolla.
- Madonna col Bambino e santi, gruppo in marmo già sull'altare maggiore, firmato da Andrea Guardi nel 1460 e commissionata da Spinetta Fregoso, raffigurato con la moglie ai piedi della Vergine
- pulpito marmoreo di Domenico del Sarto e Mastro Nicodemo, cominciato nel 1541.
- altare dell'Assunta, con statua seicentesca dell'Assunta di Francesco Moschino e affreschi.




L'altare maggiore è sovrastato da un crocifisso su tavola trecentesco, solitamente attribuito al pittore lucchese Angelo Puccinelli.


lunedì 5 gennaio 2015

Galateo per il luogo santo


Entra in chiesa in silenzio e con gran rispetto, tenendoti e reputandoti indegno di comparire davanti alla maestà del Signore.

Appena sei in vista del Dio Sacramentato, fa devotamente la genuflessione. 

Trovato il posto, inginocchiati e rendi a Gesù Sacramentato il tributo della tua preghiera e della tua adorazione.

Partecipando alla Santa Messa e alle funzioni, usa molta gravità nell'alzarti, nell'inginocchiarti, nel metterti a sedere e compi ogni atto religioso con la più grande devozione.

Sii modesto negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere per riverenza al luogo santo ed anche per riguardo a chi ti sta vicino.

Studiati di non proferire parole con chicchessia, a meno che la carità, ovvero la stretta necessità, non lo esiga.

Se preghi in comune, pronunzia distintamente le parole della preghiera, fa bene le pause e non affrettarti mai.

Insomma comportati in modo che tutti gli astanti rimangano edificati e siano, per mezzo tuo, spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste.

{Dagli scritti di Padre Pio}

Benedizione dal Libro dei Numeri 6,24


Ti benedica il Signore e ti custodisca. 
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. 
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.


Doveri di un buon cristiano