lunedì 5 gennaio 2015

Preghiera a Santa Lucia vergine e martire



O gloriosa Martire della Cattolica Chiesa, luce di santità ed esempio di fortezza, pensando alle tue sublimi virtù, nasce in me la brama di praticarle, ma sono debole a tanto: perciò a te mi volgo o vergine e ti prego di ottenermi dal Sommo Bene la costanza nell'effettuare il mio desiderio ed una scintilla del tuo divino amore: acciocché io sprezzi, al par di te, i vani piaceri terreni aspirando solennemente ai gaudi eterni.
Così sia. 

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Con approvazione ecclesiastica

Ricordo dei voti di Elisa Cucchi - Romacolo, 19 marzo 1937




Da "Ammonizioni" - San Francesco

Ecco, ogni giorno Egli si umilia, come quando dalla sede regale (Sap. 18,15) discese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18 ; 6,38) sopra l'altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli apparve in vera carne, così ora si mostra a noi nel pane consacrato; e come essi con lo sguardo fisico vedevano solo la sua carne ma, contemplandolo con gli occhi della fede, credevano che egli era Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, vediamo e fermamente crediamo che il suo santissimo corpo e sangue sono vivi e veri.
E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli così come egli dice. Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto Dio che ti creò e ti fece a immagine del suo diletto Figlio secondo il corpo, e a sua similitudine (Cfr Gen 1,26) secondo lo spirito .
E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la sua natura, servono e conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. E anche i demoni non lo crocifissero, ma tu con essi lo crucifiggesti e ancora lo crucifiggi col dilettarti nei vizi e nei peccati. Di che dunque puoi gloriarti? Infatti se tu fossi tanto intelligente e sapiente che tu avessi tutta la scienza e tu sapessi interpretare tutte le lingue e acutamente perscrutare le cose celesti (Cfr 1Cor 13,1-4), in tutto questo non ti puoi gloriare; poiché un solo demonio seppe delle cose celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme; benché ci sia stato qualche uomo che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza. Ugualmente se tu fossi più bello e più ricco di tutti e anche se tu facessi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono d’ostacolo e non sono di tua pertinenza e in queste non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità (Cfr 2Cor 12,5) e portare ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.

Beato il servo di Dio che ha fede nei sacerdoti che vivono rettamente secondo le norme della santa romana Chiesa. E guai a coloro che li disprezzano; quand’anche, infatti, siano peccatori, nessuno li deve giudicare, poiché solo il Signore si è riservato di giudicarli. Perciò, quanto di ogni altra cosa più grande è il ministero che svolgono nell’amministrare il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che essi solo consacrano e amministrano agli altri , tanto maggiore peccato hanno coloro che peccano contro di essi che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.

 Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). Ci sono molti che applicandosi insistentemente a preghiere ed uffici, fanno molte astinenze e molte mortificazioni nei loro corpi; ma per una sola parola che sembra ingiuria della loro persona, o per qualsiasi altra cosa che è loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi non sono poveri di spirito, poiché chi è veramente povero di spirito odia sé (Cfr Lc 14,26) e ama quelli che lo percuotono nella guancia (Cfr Mt 5,39).

Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9).  Sono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo.

Beati i puri di cuore, poiché essi, vedranno Dio (Mt 5,8). Puri di cuore sono coloro che disprezzano le cose terrene e cercano le celesti e non cessano mai di adorare e di vedere il Signore Dio vivo e vero con cuore ed animo puro.


Il Santo Rosario - Rivelazioni della Vergine a Fatima


Ti ho dato la vista intellettiva di ciò che è un Rosario ben detto: pioggia di rose sul mondo. Ad ogni Ave che un'anima amante dice con amore e con fede io lascio cadere una grazia. Dove? Dappertutto: sui giusti a farli più giusti, sui peccatori per ravvederli. Quante! Quante grazie piovono per le Ave del Rosario! Rose bianche, rosse, oro.

Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d'oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!

Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina - e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall'Uomo - Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose porpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d'oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l'inesauribile fonte di tutte le grazie!

Da "Gesù Cristo Dio-Uomo" di Mons. Geremia Bonomelli


Gesù, parlando di sé, senza ambagi predisse che sarebbe stato odiato fino al termine dei tempi. Non cito i luoghi notissimi. Anzi, parlando dei suoi discepoli e dei continuatori dell'opera loro, predisse ch'essi sarebbero stati odiati e perseguitati e uccisi per il suo nome: due vaticinii in un solo vaticinio.
Come poteva Egli lanciare innanzi a sé un vaticinio come questo? Poteva essere il frutto di considerazioni umane? Ciò ripugna. Per averne la massima certezza bastava ch'Egli avesse posto mente a sè, alla propria debolezza, alla nessuna importanza della propria persona come uomo; bastava ch'Egli avesse posto mente alla debolezza degli Apostoli e alla loro dottrina e condotta perché comprendesse la impossibilità che dopo qualche tempo gli uomini si occupassero di Lui, e dei suoi discepoli, sia per amarli sia per odiarli. Quanti personaggi celebri, famosi aveva dato Israele! I profeti, i Maccabei, i condottieri del popolo da Mosè a Zorobabele! Chi li odiava? Nessuno. Perché avrebbero odiato Lui, che non faceva male a persona, che tutti amava e beneficava, che compiva l'opera di Mosè, che portava nel mondo una dottrina sì alta e sì sublime? Perché avrebbero odiato i suoi discepoli, innocui, buoni, deboli? Umanamente doveva prevedere non l'odio, ma l'amore, o, anche peggio, la dimenticanza e la noncuranza. Che un povero artigiano, dolce e pacifico, scrive Emilio Bougaud, un giorno scenda sulla pubblica piazza e dica: Io sarò odiato sino alla fine del mondo: che Egli raccolga intorno a sé una dozzina di artigiani, dolci e pacifici come lui e che dica loro: Voi pure sarete odiati fino alla morte; ch'Egli abbia sulle labbra una dottrina sublime, nobile, pura e che dica: Sino alla fine del mondo questa dottrina susciterà grida di rabbia; finalmente, morendo d'una morte, che avrebbe dovuto destare pietà in tutte le anime, Egli annunci che la sua croce sarà oggetto di odio e vi saranno uomini, che non potranno contemplarla senza fremere di rabbia: ciò è, a mio giudizio, inesplicabile. Se è difficile farsi amare, non è poi tanto facile farsi odiare...Nominatemi un uomo, un grande uomo, un filosofo, un fondatore di religioni che abbia lasciato l'odio sulla sua tomba. Che se alcuni per qualche tempo hanno visto la loro memoria fatta segno alla pubblica esecrazione, il tempo ha fatto un passo, sopraggiunse la dimenticanza e l'odio sparve. Solamente Gesù Cristo ha l'onore di un odio inestinguibile (il Cristianesimo, ecc. Gesù, p. 3, cap. VII).
Ed  è verissimo. Pochi degli uomini grandi nelle scienze, nelle armi, in qualsiasi cosa, furono oggetto di odio ancora viventi: se lo furono (e alcuni lo furono), dopo la morte, l'odio cessò subito, o venne lentamente cessando. Ora chi odia Annibale, Zoroastro, Maometto, Budda, Attila, Tamerlano? Chi odia i grandi eresiarchi e i loro fautori? Chi odia i grandi colpevoli, i grandi scellerati, che al tempo della Rivoluzione Francese inondarono di sangue innocente la loro patria? Viventi furono odiati e perseguitati da molti: scesi nella tomba l'odio si dileguò. Noi leggiamo la loro vita, rammentiamo le loro gesta, le detestiamo, se volete, e poi tutto finisce lì: non sentiamo odio per le loro persone, per i loro seguaci o partigiani. La cosa non corre così con Cristo e coi discepoli e con la sua Chiesa. Esso è sempre vivo, sempre ardente, sempre operoso sotto tutte le forme. Ma che cosa ha fatto Cristo per essere odiato? Cosa han fatto gli Apostoli? Che cosa ha fatto e fa la Chiesa perché sia odiata? Cristo, gli Apostoli, la Chiesa non han fatto male, non lo fanno a chicchessia: han fatto e fan bene a tutti: Cristo è la fisionomia più amabile che sia stata sulla terra: gli Apostoli buoni, semplici, pieni di carità; la Chiesa passò e passa beneficando. La dottrina loro si raccoglie nel Vangelo, si riduce all'amore di Dio e del prossimo. Si può concepire dottrina più degna di essere amata. Donde dunque quest'odio? Questa guerra contro la Chiesa e il suo fondatore? E' un mistero: esso urta contro la ragione che dice, non essere possibile odiare, perseguitare chi insegna una dottrina teorica e pratica, che risponde sì perfettamente ai bisogni della natura umana e ne procura la felicità: non essere possibile che società, le quali proclamano e praticano la tolleranza massima, per tutte le religioni e per tutte le opinioni (come la pagana e come la moderna), nutrano odio e perseguitino Cristo e la sua Chiesa e la sua dottrina. Sì, considerata la cosa con l'occhio della ragione, tranquillo e scevro di passione, tutto questo sembra impossibile. Eppure Cristo predisse questa cosa, che pareva impossibile e che avvenne ed avviene tuttodì: Cristo dunque non vide il futuro con l'occhio umano ma con occhio divino e fu profeta. Dunque dobbiamo credere alla sua parola. Perché non è parola di un semplice uomo ma Egli ha detto, che è mandato dal Padre, che è suo Figlio, che è Dio: dunque crediamo che Egli è Figlio di Dio e Dio come il Padre.


giovedì 1 gennaio 2015

Da "Il portico del mistero della seconda virtù" - Charles Péguy


...Allora bisogna prendere il coraggio a due mani. 
E rivolgersi direttamente a colei che è al di sopra di tutto.
Essere arditi. Una volta. Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente bella.
Perché è anche infinitamente buona.

A colei che intercede. 
La sola che possa parlare con l'autorità di una madre.

Rivolgersi arditamente a colei che è infinitamente pura.
Perché è anche infinitamente dolce.

A colei che è infinitamente nobile.
Perché è anche infinitamente cortese.
Infinitamente accogliente.
Accogliente come il prete che sulla soglia della chiesa va incontro al neonato fin sulla soglia.
Il giorno del suo battesimo.
Per introdurlo nella casa di Dio.

A colei che è infinitamente ricca.
Perché è anche infinitamente povera.

A colei che è infinitamente alta.
Perché è anche infinitamente discendente.

A colei che è infinitamente grande.
Perché è anche infinitamente piccola.
Infinitamente umile.
Una giovane madre.

A colei che è infinitamente giovane.
Perché è infinitamente madre.

A colei che è infinitamente diritta.
Perché è anche infinitamente inclinata.

A colei che è infinitamente gioiosa.
Perché è anche infinitamente dolorosa.

Settanta e sette volte settanta volte dolorosa.
A colei che è infinitamente commovente.
Perché è anche infinitamente commossa.

A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede.
Perché è anche tutta Carità.

A colei che è tutta Fede e tutta Carità.
Perché è anche tutta Speranza...



mercoledì 31 dicembre 2014

Tre lacrime sotto la croce

Erano passate ormai otto albe da quando il piccolo Morin giunse in quel regno, ma quella nuova condizione d’essere, non era ancora riuscito ad accettarla. 
Giocare con gli amici; ascoltare le storie che raccontava il suo maestro; andare per le campagne con suo padre a raccogliere la legna; oppure fare qualche piccolo dispetto al vecchio Horly: momenti quotidiani diventati soltanto un ricordo. Erano le piume che accarezzavano la sua schiena… quelle piume speciali perché appartenevano alle ali di un piccolo angelo, gli ricordavano in ogni momento, quello che era stato sulla vita terrena e ciò che ora si ritrovava ad essere.
Quel giorno Morin si sentì turbato, avvertiva dentro di sé una certa tristezza, ma non riusciva a capire il perché. Decise di confidarsi con due angeli, probabilmente avrebbero potuto aiutarlo e consigliarlo, così come avevano fatto tante altre volte.
- Perché i Cherubini non cantano più? - chiese il piccolo angelo ancor prima di arrivare dai suoi amici. Una delle due creature celesti si chinò davanti a lui e posò le mani sulle sue spalle in segno di affetto. Sorrise.
- Piccolo Morin… Questo non è un sorriso di felicità. Nessuno più sorride qui, perché siete tutti così tristi? - continuò a chiedere il piccolo. 
L’angelo di fronte a lui sospirò profondamente ed attese un po’ prima di rispondere. - Il tuo Maestro… nostro Signore Gesù, è stato crocifisso dagli uomini e adesso sta morendo… -
- NON E’ VERO! - esclamò Morin allontanandosi da lui. 
- Mi dispiace, ma è la volontà del Padre Altissimo… vieni, unisciti a noi in preghiera. - lo invitò l’angelo porgendogli la mano. 
Morin indietreggiò ancora un po’ scuotendo la testa per negare a se stesso quanto gli era stato riferito. Aveva tanto bisogno di piangere ma non riusciva a farlo perché in quel regno, la tristezza era stata da sempre una sensazione sconosciuta, fino a quel momento.
- Perché nessuno di voi è sceso sulla terra per salvarlo? Come potete restare qui senza far nulla mentre l’uomo più buono al mondo sta morendo sulla croce? - 
L’angelo cercò di avvicinarsi e ancora una volta lo invitò a seguirlo. - Così è scritto, sia fatta la volontà dell’Altissimo Padre… - rispose.
Il piccolo Morin non sarebbe mai riuscito ad accettare una simile ingiustizia, il Maestro aveva reso felici tanti uomini e donne, e anche tanti bambini.
Ricordava ancora il giorno del loro primo incontro, erano trascorse tre primavere, ma quei momenti li rammentava benissimo. 
Accadde che in occasione dell’arrivo al villaggio di Gesù e dei suoi discepoli, ai bambini del tempio fu chiesto di portare un piccolo dono, per alleviare le fatiche del lungo viaggio. Così furono offerti dei frutti e del pane, ma il piccolo Morin, cresciuto in una famiglia molto povera, decise di portare in dono soltanto tre fiori che aveva appena raccolto da un campo abbandonato. Quel gesto non fu accolto molto bene dagli altri bambini: Morin venne deriso ed anche insultato perché quei fiori non furono considerati un’offerta dignitosa per il Maestro. Ma Gesù lasciò da parte tutti i doni, prese in braccio il piccolo Morin ancora in lacrime, e si avvicinò al resto dei bambini con espressione seria. 
- Piccoli amici… con questi frutti, sazierete il mio corpo per qualche giorno, e di questo vi ringrazio. Ma queste tre piccole viole, sono un segno di rinnovamento perché nate fra i primi fiori in questa primavera. Rappresentano il rinnovo dell’amore, del volersi bene… e il rinnovo della pace. Con questi fiori, Morin sazierà il mio spirito per un intero anno! - affermò con piacere. 
Poi adagiò il bambino sul terreno, s’inginocchiò per poterlo guardare negli occhi e gli disse: - Tu sarai portatore di rinnovamento. Da ora in poi, ogni primavera raccoglierai tre viole e le porterai al tempio, cosicché ogni anno sazierai i nostri spiriti. E’ questa la volontà del Signore. - 
E così fu per le due primavere successive. Purtroppo una terribile malattia stroncò la giovane vita del piccolo Morin, e per quell’anno non riuscì a raccogliere quei fiori.
I due angeli restarono ad osservarlo in silenzio, avevano capito che lo spirito del loro piccolo amico era ancora troppo legato alla vita ed alle sensazioni terrene. Improvvisamente ruppe il silenzio e dichiarò la sua decisione: - Se non salvate il Maestro… sarò io a farlo! -.
Fece alcuni “passi” spiegando le ali, un piccolo salto e spiccò il volo. Si portò ancora più in alto per poi lasciarsi andare giù verso la vita terrena e verso i luoghi dove aveva vissuto le sue undici primavere.
Trapassò alcune nubi, e già percepì quell’aria che fino a qualche giorno prima era stata così indispensabile per lui. In lontananza, riconobbe quei luoghi: era una terra avara di boschi, con suo padre aveva viaggiato tanto per aiutarlo a raccogliere la legna che poi vendeva per guadagnare quei pochi denari che avevano permesso alla sua famiglia di vivere in modo dignitoso.
Stranamente sentì dentro di sé la volontà di seguire una direzione ben precisa: doveva raggiungere una collina, l’unica ricoperta da un velo di tristezza e di dolore. Poco dopo, vide le tre croci che si ergevano maestosamente mostrandosi per quello che erano state create: strumenti di tortura, morte ed insegnamento. Oltre a punire, dovevano insegnare agli altri uomini… insegnare a rispettare le leggi, anche se ritenute ingiuste. Quando Morin raggiunse la collina, istintivamente si avvicinò alla croce centrale, il Maestro era lì. Vide che i suoi occhi erano chiusi, e tanto tanto sangue su tutto il suo corpo. Gesù aveva la testa rivolta in basso, verso la spalla destra. Respirava ancora.
- Una corona di spine… grandi chiodi conficcati nelle mani e nei piedi… e il petto trafitto da una lancia… PERCHE’? PERCHE’? - Senza perdere neanche un attimo così prezioso, il piccolo si avvicinò con agilità alla mano del Cristo. 
- MAESTRO! MAESTRO! - gridava sconfortato con la speranza di sentire una sua risposta.
- Maestro non preoccupatevi, vi salverò e vi porterò in un posto sicuro dove nessuno potrà farvi ancora del male! -
Ben presto capì che lui era un essere di spirito, non poteva afferrare oggetti o interagire con qualunque cosa, nella vita terrena. Nonostante ciò, continuava a muovere velocemente le sue mani per cercare di afferrare ed estrarre quel grosso chiodo conficcato nella mano del Cristo. Era disperato! Le sue dita trapassavano la mano del Maestro ed attraversavano anche il chiodo e l’asse di legno della croce.
- NOOO! Non è possibile! Non ci riesco! - Con un veloce battito delle sue ali raggiunse l’altro lato della croce, ed anche lì cercò invano di estrarre l’altro chiodo.
Per un attimo si guardò intorno: anche altri due uomini stavano soffrendo su una croce. Senza restare a riflettere, raggiunse la mano di uno dei due ladroni per cercare di liberarlo, ma il risultato era sempre lo stesso. Si precipitò sull’altra mano… e poi sull’altra dell’altro ladrone. Poi l’altra ancora. Ma fu tutto inutile.
Decise di ritornare alla mano destra del Cristo, cercando per l’ennesima volta l’impossibile estrazione del chiodo.
- Che qualcuno mi aiuti per favore! Da solo non ci riesco, AIUTATEMI VI PREGO! - E le sue mani non smettevano più di cercare di afferrare…
- Morin… 
Era la voce di Gesù.
Aveva rivolto lo sguardo verso il piccolo angelo che cercava in tutti i modi di salvarlo.
- Morin, tu sei un bambino dall’animo nobile, sento tanta bontà in te. -
Il Maestro gli parlava con la mente, e Morin riuscì ad avvertire uno straordinario senso di serenità nella sua voce. L’angelo bambino abbandonò il chiodo portandosi velocemente di fronte al volto di Gesù. - Maestro! Ditemi come posso fare per salvarvi! - implorò il piccolo.
- Il tuo Maestro è sulla croce per salvare, non per essere salvato. Questi uomini, non sono cattivi. Le loro menti sono offuscate, vagano nel buio in cerca di un sentiero che li porti alla Luce Divina. - rispose il Cristo.
- Ma io… Non capisco. Come possono trovare la Luce Divina, torturando e uccidendo un uomo buono come te? -
Gesù sospirò e una fitta di dolore gli attraversò tutto il corpo. - Uccideranno questo corpo già martoriato… Quando io risorgerò, questi uomini acquisteranno la fede e crederanno in me. Arriverà la Luce su di loro, e vivranno in eterno. -
A sentire quelle parole, Morin porse le braccia verso il Maestro, come se volesse abbracciarlo. - Signore, datemi la forza per sorreggervi, cosicché io possa alleviare tutto questo dolore! -
- No figlio mio, servirebbe soltanto a prolungare la mia agonia… ormai tutto è compiuto. E’ questa la volontà del Signore. Ora sono stanco, torna nel regno del Padre Nostro e prega per questi uomini. -
Il piccolo angelo fece il gesto di avvicinare la mano sulla fronte di Gesù per cercare di pulirla dalle gocce di sangue che scendevano lentamente ma copiose, dalle ferite provocate dalla corona di spine.
- State morendo su questa croce… non vi lascerò da solo! Resterò qui a vegliare su di voi. Vi chiedo soltanto una cosa per me molto importante, se potete… Concedetemi di poter piangere ancora una volta, e di farlo accanto alle persone che vi vogliono bene. - implorò ancora una volta il bambino.
Gesù sorrise e socchiuse gli occhi. - Così sia! -
Poco dopo, Morin percepì l’ultimo respiro del suo Maestro e improvvisamente la luce del giorno fu oscurata da dense nubi. Il piccolo angelo si posò sul terreno ai piedi della croce per raccogliersi in preghiera. Iniziò un lungo pianto pieno di rabbia per tutto il dolore e le ingiustizie patite dal suo Maestro, ma anche di gioia perché di lì a poco il Cristo sarebbe risorto. Tre lacrime furono versate ai suoi piedi, ma nessuno potrà mai dire se quelle fossero delle timide gocce di pioggia, o suggestive lacrime di un angelo. Il giorno dopo, proprio nel punto in cui quelle tre gocce di pianto toccarono il terreno, nacque una piantina, e successivamente spuntarono dei fiori: tre piccole viole che il portatore di rinnovamento volle donare per l’ultima volta al suo Maestro. 

Carmelo Trianni 
{Fonte: http://www.favole.org}

martedì 23 dicembre 2014

La via maestra della Croce

Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: «allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna.
Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e
desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.

Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va’ pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell’anima qualche tribolazione interiore.
Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza.
Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l’alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.

Se porti la croce di buon animo, sarà essa a portarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni patimento avrà quella fine che quaggiù non può aversi in alcun modo. Se invece la croce tu la porti contro
voglia, essa ti peserà; aggraverai te stesso, e tuttavia la dovrai portare, Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un’altra, e forse più grave. Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare? Quale santo stesse mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure Gesù Cristo, nostro signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il dolere della passione. «Era necessario — diceva — che il Cristo patisse, e risorgesse da morte per entrare nella sua gloria» (Lc 24,26 e 46). E perché mai tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa croce? Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e gioia? Sbagli, sbagli se cerchi qualcosa d’altro, che non sia il patire tribolazioni; perché tutta questa vita mortale è piena di miseria e segnata tutt’intorno da croci. Spesso, quanto più uno sarà salito in alto progredendo spiritualmente, tanto più pesanti saranno le croci che troverà, giacché la sofferenza del suo esilio su questa terra aumenta insieme con l’amore di Dio.

Tuttavia, costui, in mezzo a tante afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché, sopportando la sua croce, sente crescere in sé un frutto grandissimo; mentre si sottopone alla croce volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia di conforto divino. Quanto più la carne è prostrata da qualche afflizione, tanto più lo spirito si rafforza per la grazia interiore. Anzi, talvolta, per amore di conformarsi alla croce di Cristo, uno si rafforza talmente, nel desiderare tribolazioni e avversità, da non voler essere privato del dolore e dell’afflizione giacché si sente tanto più accetto a Dio quanto più numerosi e gravosi sono i mali che può sopportare Cristo. Non che ciò avvenga per forza umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per natura, essa fugge e abortisce. Non è secondo la natura umana portare e amare la croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori, sopportare lietamente le ingiurie, disprezzare se stesso e desiderare di essere disprezzato; infine, soffrire avversità e patimenti, senza desiderare, in alcun modo, che le cose vadano bene quaggiù. Se guardi alle tue forze, non potresti far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure avrai a temere il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la croce di Cristo. Disponiti dunque, da valoroso e fedele servo di Cristo, a portare virilmente la croce del tuo Signore, crocefisso per amor tuo. Preparati a dover sopportare molte avversità e molti inconvenienti, in questa misera vita. Così sarà infatti per te, dovunque tu sia; questo, in realtà, troverai, dovunque tu ti nasconda. Ed è una necessità che le cose stiano così. Non c’è rimedio o scappatoia dalla tribolazione, dal male o dal dolore, fuor di questo, che tu li sopporti. Se vuoi essere amico del Signore ed essergli compagno, bevi avidamente il suo calice.
Quanto alle consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui, con queste, come meglio gli piacerà. Ma, da parte tua, disponiti a sopportare le tribolazioni, considerandole come le consolazioni più grandi; giacché «i patimenti di questa nostra vita terrena», anche se tu li dovessi, da solo, sopportare tutti, «non sono nulla a confronto della conquista della gloria futura» (Rm 8,18).


Quando sarai giunto a questo punto, che la sofferenza ti sia dolce e saporosa per amore di Cristo, allora potrai dire di essere a posto, perché avrai trovato un paradiso in terra. Invece, fino a che il patire ti sia gravoso e tu cerchi di fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà dietro dappertutto la serie delle tribolazioni.
Ma le cose poi andranno subito meglio, e troverai pace, se ti sottoporrai a ciò che è inevitabile, e cioè a patire e a morire. Anche se tu fossi innalzato fino al terzo cielo, come Paolo, non saresti affatto sicuro, con ciò, di non dover sopportare alcuna contrarietà. «Io gli mostrerò — dice Gesù — quante cose egli debba patire per il mio nomo» (At 9,16). Dunque, se vuoi davvero amare il Signore e servirlo per sempre, soltanto il patire ti rimane. E magari tu fossi degno di soffrire qualcosa per il nome di Gesù!
Quale grande gloria ne trarresti; quale esultanza ne avrebbero i santi; e quanto edificazione ne riceverebbero tutti! Saper patire è cosa che tutti esaltano a parole; sono pochi però quelli che vogliono
patire davvero. Giustamente dovresti preferire di patire un poco per Cristo, dal momento che molti sopportano cose più gravose per il mondo.

Sappi per certo di dover condurre una vita che muore; sappi che si progredisce nella vita in Dio quanto più si muore a se stessi. Nessuno infatti può comprendere le cose del cielo, se non si adatta a sopportare le avversità per Cristo. Nulla è più gradito a Dio, nulla è più utile per te, in questo mondo, che soffrire lietamente per Cristo. E se ti fosse dato di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo, piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile a
Cristo e più conforme a tutti i santi. Infatti, il nostro merito e il progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con l’esempio. Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: «Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale, attentamente lette e meditate tutte queste cose, sia questa, «che per entrare nel regno di Dio, occorre passare attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). 

{L'imitazione di Cristo}


La mancanza di ogni conforto

Non è difficile disprezzare il conforto umano, quando si ha quello di Dio. Grande, anzi grandissima cosa, invece, sono: il saper sopportare la privazione del conforto sia umano sia divino, l'accettare di soffrire in buona pace, per la gloria di Dio, la desolazione del cuore, il non cercare se stesso in alcuna cosa, il non avere di mira il proprio merito. Che c'è di straordinario che tu sia lieto e devoto, quando scende su di te la Grazia divina? E, questo, un momento sospirato da tutti. Galoppa leggero chi è portato dalla Grazia di Dio. Che cosa c'è di strano se non sente alcun peso chi è sostenuto dall'Onnipotente ed è guidato dal Condottiero supremo? Ci fa piacere avere qualche cosa che ci conforti; difficilmente l'uomo si spoglia di se stesso. Il santo martire Lorenzo, invece, seppe staccarsi da questo mondo e vinse anche l'affetto verso il suo Pontefice, perché ripudiò tutto quello che nel mondo gli appariva caro. Sopportò di buon animo, per amore di Cristo, d'essere separato dal Sommo Pontefice Sisto, che egli amava moltissimo. Per amore del Creatore, dunque, riuscì a superare l'amore verso un uomo: al conforto umano preferì la volontà di Dio. Così impara anche tu a lasciare, per amore di Dio, qualche congiunto e caro amico. E non affliggerti se un amico t'abbandona, sapendo bene che tutti, alla fine, dobbiamo separarci l'uno dall'altro. È necessario che l'uomo combatta molto ed a lungo dentro di se stesso, prima che impari a superarsi completamente e a volgere a Dio tutto il suo affetto. Quando l'uomo fa affidamento sulle sole sue forze, facilmente slitta verso le consolazioni umane. Ma chi ama davvero Cristo e segue alacremente la via della virtù, non cerca tali dolcezze sensibili, ma per amore di Cristo preferisce sostenere le prove difficili e le dure fatiche. Quando, dunque, ti viene concessa da Dio una consolazione spirituale, ricevila e ringrazia; ma renditi conto che è dono di Dio, non frutto del tuo merito. Non insuperbirtene, non esserne troppo lieto, non presumere scioccamente di te; al contrario, per questo dono sii più umile, più cauto e più prudente in tutte le tue azioni, perché quell'ora passerà e le terrà dietro la prova. Quando, però, ti sarà stata tolta la consolazione divina, non disperare; attendi con umiltà e pazienza un'altra visita celeste, perché Egli può darti una consolazione anche più grande. Per chi ha fatto esperienza delle vie del Signore, questa non è cosa nuova né strana: nei grandi Santi e negli antichi Profeti si verificò spesso tale avvicendamento di condizioni di spirito. Perciò, uno di essi, avvertendo la presenza della Grazia, diceva: "Nella mia prosperità ho detto: non sarò smosso in eterno" (Sal 29,7). Ma poi, allontanatasi la Grazia e sperimentando ciò ch'era avvenuto in lui, aggiunge: "Tu hai distolto il tuo volto da me, ed io sono stato conturbato" (Sal 29,8).Eppure, in tale stato non dispera, ma con maggiore insistenza prega il Signore e dice: “A Te, o Signore, leverò il mio grido e innalzerò a Dio la mia preghiera” (Sal 29,9). Alla fine raccoglie il frutto della sua preghiera e proclama d'essere stato esaudito, dicendo: “Ascolta, Signore, abbi misericordia; Signore, vieni in mio aiuto” (Sal 29,11). Ma come? "Hai mutato - dice - il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" (Sal 9,12). Se così avvenne per i grandi Santi, noi, che siamo deboli e poveri, non dobbiamo disperarci se talvolta ci troviamo in fervore, talvolta in aridità, Perché lo Spirito viene e s'allontana secondo che vuole. Per questo, il santo Giobbe dice: "Tu, o Signore, visiti l'uomo alle prime luci del mattino, e subito lo metti alla prova " (Gb 7,18). In che cosa, pertanto, posso io porre la mia speranza o in chi devo io confidare, se non unicamente nella grande misericordia di Dio, se non unicamente nella speranza della Grazia celeste? Sia, infatti, ch'io abbia con me uomini virtuosi o pii confratelli o amici fedeli o libri santi o magnifici trattati o canti ed inni soavi, Tutto ciò mi aiuta poco, ha ben poco sapore quando sono abbandonato dalla Grazia e lasciato nella mia miseria. Allora, non c'è migliore rimedio della pazienza e della rassegnazione mia alla volontà divina. Non ho mai trovato alcuno tanto religioso e pio, che non abbia patito qualche volta la privazione della Grazia o non abbia sentito l'affievolimento del fervore. Nessun Santo fu mai rapito così in alto e così inondato da luce soprannaturale, che prima o poi non sia stato tentato. Non è degno, infatti, della profonda contemplazione di Dio chi non è stato provato da qualche tribolazione per amore di Dio. Di solito, un segno della consolazione che verrà è preceduto dalla tentazione. La consolazione celeste viene promessa a coloro che prima sono passati attraverso la prova della tentazione: “Al vincitore - dice il Signore - darò da mangiare dell'albero della vita”(Ap 2,7). In realtà, la consolazione divina è concessa perché l'uomo sia più forte a sostenere le tribolazioni. Ma la tentazione insiste ancora, perché egli non insuperbisca del bene compiuto. Il diavolo non dorme, e la carne non è ancora morta; perciò, non desistere dal prepararti alla battaglia, perché a destra e a sinistra ci sono nemici che non si concedono mai riposo.

{L'imitazione di Cristo}

mercoledì 17 dicembre 2014


Le Beatitudini si comprendono solo se si ha il cuore aperto.
{Papa Francesco}



Non siate santi per non andare all'inferno,
voi siete santi perché Gesù vi ama.
Vivete nella santità.

{Padre Franco - Gaggiola (SP), 1 novembre 2014}



venerdì 12 dicembre 2014

Misteri gaudiosi del Santo Rosario

1° mistero: L'annunciazione

L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chia­mato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria dis­se: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. (Lc. 1, 30-32; 38)

E' il momento più grande della storia del genere umano.
L'angelo annuncia alla Vergine che sarà madre del Figlio di Dio, che l'Altissimo ha scelto Lei per compiere le scritture, che è Lei l'eletta.
Maria, dopo la prima esitazione -Com'è possibile, non conosco uomo?- accetta con fiducia: -Avvenga per me secondo la tua parola-.
E' l'elogio dell'umiltà: l'umiltà di Dio che aspetta un "sì" da una creatura e l'umiltà della Santa Vergine che si definisce "la serva del Signore".
Maria, dona anche a me la virtù dell'umiltà, fa' che anch'io possa essere sempre pronta e disponibile alla chiamata di Dio e che possa accettare tutti i suoi piani, anche quelli più dolorosi.

2° mistero: La visitazione

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la monta­gna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». (Lc. 1, 39-45)

L'angelo Gabriele mette al corrente Maria che sua cugina, in età avanzata e dichiarata sterile, è al sesto mese di gravidanza, - Nulla è impossibile a Dio-.
La Santa Vergine si mette subito in viaggio per recarsi da Elisabetta, incurante delle difficoltà e della pericolosità del viaggio. Probabilmente è spinta dal desiderio di condividere la sua gioia e dalla voglia di portare Gesù agli altri.
Sulla cugina scende lo Spirito Santo: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?".
Maria le risponde con gli altissimi versi del Magnificat.
Maria, donami il desiderio di aiutare il prossimo, dammi la capacità di farmi piccola e di mettere gli altri al primo posto.
Fammi una vera discepola di Gesù.
Mettimi al servizio dei bisognosi, dei malati e degli infelici.

3° mistero: La nascita di Gesù a Betlemme

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nell'albergo. (Lc. 2, 6-7)

E' la Notte Santa. 
Maria e Giuseppe sono nella stalla di Betlemme. 
Il mondo li ha rifiutati. 
Ha già rifiutato il Salvatore.
La notte è rischiarata dalla stella, ma è "la luce del mondo" che sta nascendo.
I pastori arrivano attirati dalla luce della cometa e dai cori degli angeli che intonano sublimi canti di gioia.
Fuori è tutto giubilo.
Dentro è tutta estasi.
Giuseppe e Maria, contemplano il Bambino, il dono di Dio al mondo.
Maria, fa' che possa disprezzare la ricchezza, gli agi e gli ozi. Preservami dai vizi e dai peccati di gola.
Fammi amare la povertà.
Non permettere che sia superficiale e che dia troppa importanza all'apparenza.
Donami un animo sensibile e nobile, a imitazione tua e di Gesù.

4° mistero: La presentazione di Gesù nel tempio

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio. (Lc. 2, 25-28)

Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio, anche se sanno che non sarebbero tenuti a farlo poiché il Bambino è Figlio di Dio, ma nell'umiltà desiderano conformarsi agli usi e alle regole.
Maria offre Gesù a Dio, lo offre in sacrificio. 
E Simeone profetizza: "Anche a te una spada trafiggerà l'anima".
Maria non comprende totalmente ma custodisce tutte le cose nel suo cuore.
Maria, ti prego allontana da me l'arroganza, fa' che non mi senta mai superiore agli altri. 
Fa' che io viva la religione con entusiasmo e con rispetto e che riesca a insegnarlo ai miei figli.


5° mistero: Il ritrovamento di Gesù nel tempio

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mez­zo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intel­ligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Per­ché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». (Lc. 2, 46-49)

Maria e Giuseppe smarriscono Gesù a Gerusalemme. 
Lo cercano ovunque e lo trovano dopo tre giorni nel tempio.
Sta parlando con i sacerdoti, che rimangono stupiti dalle sue risposte e dalla sua intelligenza.
"Perché ci hai fatto questo?", è la domanda della Santa Vergine, che in questi tre giorni ha sofferto come solo una madre può fare.
E' l'anticipazione dei tre giorni che Maria dovrà aspettare per veder risorgere quel Figlio disprezzato, offeso, flagellato e crocifisso.
"Non lo sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
Ancora Maria non comprende appieno questa risposta, ma la accetta e la custodisce dentro di Lei.
Maria, fa' che io non mi perda d'animo nei momenti di aridità spirituale, quando cercherò il calore e l'affetto di Gesù e troverò solo la fatica nell'orazione. Aiutami a capire che in quei momenti il calore del mio cuore lo dono a Lui, per riscaldarlo della freddezza che gli riservano le creature e per consolarlo delle offese ricevute. Fammi amare l'attesa del suo ritorno, esulta con me quando lo ritroverò proprio lì dov'era, nel mio cuore.


giovedì 4 dicembre 2014

Dal diario di Léonie Guillemant




(Nel 1872, moriva, in concetto di santità, Leonia Gilemant (Léonie Guillemant). Dal suo diario inedito, a conforto e pel bene delle anime, stralciamo il tratto seguente, atto a rivelare sempre meglio la immensa bontà e misericordia di Maria Santissima in nostro favore).
31 marzo. - Me ne stavo assai contristata per la morte di un patrizio, la cui vita era trascorsa completamente lontana da Dio. Questa mattina volevo pregare per lui, ma non mi fu possibile. Sembrava che una volontà più forte della mia me lo impedisse, ed ero triste, perché lo stesso fenomeno mi era accaduto già altra volta, per una persona di cui Nostro Signore m'aveva fatto conoscere la dannazione. Però il Signore mi ha consolata e rassicurata: 
- E' salva - mi ha detto - ma si trova nel profondo del Purgatorio, e vi rimarrà per molto tempo. Il demonio, infuriato perché Maria SS. gli ha strappato dalle mani quell'anima, (come gliene strappa a migliaia ogni giorno), voleva impedirti di pregare per essa, onde privarla almeno di quel sollievo che le tue preghiere ed azioni potrebbero recarle.
- A chi deve la sua salvezza quella povera anima? - chiese a N. Signore. 
- Alle orazioni che il santo Sacerdote innalzava alla Madonna mentre assisteva ai suoi ultimi momenti. Queste preghiere gli ottennero da me un istante di conoscenza, durante il quale potè pentirsi.
N. Signore mi disse ancora che il demonio detestava la Santa Vergine Maria perché ogni giorno gli toglieva moltitudini di anime, bastando che una persona di pietà chieda la salvezza di un peccatore, perché Essa non lo lasci andare perduto. Così pure, basta che un peccatore, durante la sua vita abbia fatto qualche atto di devozione a Maria, fosse pure da bambino o al momento della sua prima Comunione, perché Essa ricordandoSene, gli ottenga la grazia della salvezza. 
- Oh! Come è buona la Madonna! - dissi. - Ma allora Ella è più nostra amica di Voi?...
- No - mi rispose. - Ella non può amare più di Me ma il suo cuore è stato formato e modellato per il Mio. Maria Santissima è Colei che fa piegare la Mia Giustizia. E' Madre, e tutti i giorni sottrae i Suoi figli a questa Giustizia quando mi vede presso a castigare.-
Ero tanto commossa che le lacrime scorrevano abbondanti. Allora, piena di confidenza nella bontà di Maria, e nel potere della Sua intercessione, mi disposi a chiederle che ottenesse da Nostra Signore di far salir presto al Paradiso quella povera anima che sapevo destinata a rimanere tanto tempo in Purgatorio. Ma Nostro Signore me lo impedì dicendo: - Non chiedere tal cosa a Maria. Non saresti esaudita. Maria ama ed adora tutte le mie perfezione. La Mia Giustizia Le è tanto cara quanto la Mia Misericordia, e mentre Essa vuol piegarLa, non intende né lederNe né distruggerNe i diritti. Se un'anima, che durante la intera vita, non ha fatto nulla per Me (che muore con una contrizione molto imperfetta, ma sufficiente per la grazia dell'assoluzione) ed è salva per pura misericordia entrasse immediatamente in Paradiso, la Mia Giustizia non esisterebbe. No: mia madre non mi fa tale richiesta e il peccatore che ti sta a cuore, pagherà il suo debito fino all'ultimo centesimo. Puoi, peraltro, ottenergli sollievo colle tue orazioni, ma non sarà liberato dalla pena intera che merita. 
1° aprile. - Ho visto oggi il buon Sacerdote che ha assistito il malato. Mi disse che prima della Estrema Unzione, trovandosi solo col morente cercò un Crocifisso e non trovandolo, diè a baciare al malato la crocetta di una Corona trovata lì per caso, dicendogli: 
- Questa è l'immagine di quel Dio che morì per noi. Se lei sente e mi capisce, se si pente e lo ama mi dia un segno onde io lo sappia. -
Il moribondo tese allora le labbra per baciare la Croce, gli presentai ancora la medaglia della Madonna, ed egli, di nuovo, tese le labbra per baciare...Così le parole del Sacerdote hanno dato piena conferma a quanto Nostro Signore mi ha detto ieri.


***

Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle Vostre Sante Piaghe (300 g. d'ind.)

Refugium peccatorum, ora pro nobis.

(Con Approv. Eccl.)





RINGRAZIAMENTO DOPO LA SS. COMUNIONE

Sia lodato e ringraziato ogni momento
il Santissimo e divinissimo Sacramento

Mio Gesù vi credo, vi sento in me presente; sotto le apparenze dell'Ostia che ho appena ricevuto, ho ricevuto Voi, Figlio del Padre e di Maria Vergine, vero Dio e vero uomo, il vostro Sacratissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Quale degnazione vostra e quale fortuna mia, in questi benedetti istanti, in questo divino incontro, in questa sacrosanta Comunione di amore!
           Vi adoro, vi benedico e vi lodo, mio Gesù, cogli Angeli qui intorno a me raccolti; vi adoro con tutto il mio essere, vi benedico con tutte le mie facoltà, vi lodo col mio spirito, col mio cuore, colla mia lingua. Grazie o Signore! In questa semplice parola io metto tutta l'anima mia, tutta la mia riconoscenza per la vostra sovrana degnazione di venire ospite dell'anima mia.





La S. Comunione fatta in onore del S. Cuore, specie se è frequente, è la sorgente di tutte le grazie divine.
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GESU' sacerdote e ostia ed il SACERDOTE sono così intimamente uniti, che il nostro sguardo non deve, giammai volgersi a Gesù senza posarsi sul Sacerdote, e non potrà mai vedere il Sacerdote senza pensare a Gesù.
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Amare senza essere amati, sacrificarsi senza essere conosciuti, lavorare senza essere stimati, troncare sul nascere ogni pensiero si se...è il segreto dei santi.
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Conosci te stesso e sarai sapiente; padroneggia te stesso e sarai virtuoso; frena le tue passioni e sarai libero; vivi sotto lo sguardo amoroso di Dio, e fidati di Lui e sarai felice.
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Sii sincero - sii prudente - credi a pochi - loda il bene - rifletti a quello che fai ed in quello che dici - non temere nulla e non ti aspettare niente dal mondo.
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Vivete in unione cordiale tra voi a qualunque prezzo e per quanto costi alla natura.
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Dove c'è l'unione regna Gesù! Satana regna ove i cuori sono divisi.


Preghiera alla S. Sindone



Signore, che nella S. Sindone entro la quale il vostro corpo adorabile deposto dalla croce venne ravvolto, lasciaste tracce della vostra presenza quaggiù, e pegni non dubbi del vostro amore; deh! per lo merito della vostra santa passione, ed in riguardo di questo venerabile Lino, che servì alla vostra sepoltura, fateci grazia che nel giorno della risurrezione siamo anche noi fatti consorti di quella gloria, nella quale voi regnerete eternamente. Così sia.

E' accordata indulgenza plenaria due volte all'anno a tutti coloro che confessati e comunicati, e veramente pentiti, reciteranno nella Chiesa Metropolitana dove si conserva il S. Sudario, o davanti la sua immagine, la sopradetta preghiera. Inoltre, è accordata un'indulgenza di 100 giorni a tutti coloro che la reciteranno come sopra. Tutte applicabili alle anime dei defunti.

{Breve di S. S. Pio IX del 16 settembre 1859}


Rosario alle Sante Piaghe di N.S.G.C.


La strada del Calvario è la sola che termina al paradiso: salitela colla vostra croce. Voi benedetti!
Card. Maffi
Arciv. di Pisa



Nuovi tesori




Preziosa offerta dei meriti del Cuore di Gesù
Eterno Padre vi offro il Sacro Cuore di Gesù, con tutto il suo amore, tutte le sue sofferenze e tutti i suoi meriti.
Primo: Per espiare tutti i peccati che ho commesso in questo giorno e durante la mia vita. Gloria Patri, ecc.
Secondo: Per purificare il bene che ho fatto malamente in questo giorno e durante la mia vita, Gloria Patri, ecc.
Terzo: Per supplire alle opere che dovevo fare e che ho trascurato in questo giorno e durante la mia vita, Gloria, ecc.

Una povera clarissa appena morta apparve alla sua abbadessa che stava pregando per lei e le disse: 
"Io sono andata subito in Cielo perché per mezzo di questa preghiera, che recitavo ogni sera, ho pagato i miei debiti".

GESU'! MARIA! GIUSEPPE!

Indulgenza di 7 anni e 7 quarantene, cioè 2835 giorni a chi invoca devotamente questi nomi SS.
Che tesoro! dicendola 10 volte si ha la bellezza si 28350 giorni di indulgenza.
___________

Dolce cuore del mio Gesù 
Fa ch'io t'ami sempre più

Tutto per Voi Cuore Sacratissimo di Gesù

Pio X, 26 novembre 1908. (300 giorni ogni volta).

Con permissione ecclesiastica


Benedizione delle case 1960




Preghiera alla B. V. Immacolata di Lourdes (che può servire anche da novena)


O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia, salute degli infermi, rifugio dei peccatori, consolatrice degli afflitti, voi conoscete i miei bisogni, le mie sofferenze, degnatevi volgere sopra di me uno sguardo propizio a mio sollievo e conforto.
Coll'apparire nella Grotta di Lourdes, voi avete voluto che essa divenisse un luogo privilegiato, donde diffondere i vostri favori, e già molti infelici vi hanno trovato il rimedio alle loro infermità intellettuali e corporali.
Vengo io pure pieno di fiducia ad implorare i materni vostri favori; esaudite, o tenera Madre, l'umile mia preghiera, e colmato dei vostri benefizi, mi sforzerò di imitare le vostre virtù, per partecipare un giorno alla vostra gloria in Paradiso. Così sia.
3 Ave.

N. S. di Lourdes, pregate per noi. 
100 giorni di indulgenza.

Sia benedetta la santa ed immacolata Concezione della beatissima Vergine Maria Madre di Dio.
300 giorni di indulgenza - Leone XIII.
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Con approvazione ecclesiastica