Misteri della gioia
1 – L’annuncio dell’Angelo a Maria
Dal Vangelo di Luca. L’Angelo le disse: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc.1,45).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Fuggite, fuggite la benché minima ombra che vi faccia sentire alta di voi stessa. Riflettete ed abbiate sempre innanzi all’occhio della mente la grande umiltà della Madre di Dio e nostra, la quale, a misura che in lei crescevano i doni celesti, sempre più si sprofondava nell’umiltà, tanto da poter Ella cantare da quello stesso momento che fu adombrata dallo Spirito Santo, che la rese Madre del Figliuolo di Dio : «Ecco l’ancella del Signore» (Epist. 2, 417).
2 – Maria visita Santa Elisabetta
Dal Vangelo di Luca: In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta… Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo… Maria allora esclamò: «L’anima mia Magnifica il Signore. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente». Maria rimase con Lei circa tre mesi… (Lc. 1.39-56).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Figliuole, l’abbiezione in latino si chiama umiltà, e l’umiltà abbiezione; sicché quando la Santissima Vergine dice nel Magnificat: «Perché ha riguardato l’umiltà della sua serva». Ella vuol dire perché ha riguardato la mia abbiezione e viltà. Non di meno vi è qualche differenza fra la virtù dell’umiltà e della abbiezione; perché l’umiltà è la ricognizione della propria abbiezione; ora il grado sublime dell’umiltà è il solo riconoscere la propria abbiezione, ma amarla; questo è ciò che io vi esorto (Epist. 3, 566).
3 – Gesù nasce a Betlemme
Dal Vangelo di Luca: Maria diede alla luce il Suo Figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo… L’Angelo disse ai pastori: «Non temete, vi annunzio una grande gioia: oggi vi è nato nella città di Davide il Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc. 2, 7-12)
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Ricordatelo che una cosa è necessaria, di essere appresso a Gesù. Ditemi, mie care figliuole, voi sapete bene che alla nascita di nostro Signore i pastori udirono i canti angelici e divini degli spiriti celesti, la scrittura lo dice, ma non dice però che la Vergine sua Madre e San Giuseppe, che erano i più vicini al bambino, udissero la voce degli Angeli o vedessero quei miracolosi splendori, anzi al contrario, invece di udire gli Angeli cantare, udivano piangere il bambino, e videro a qualche lume, mendicato da una lampada vile, gli occhi di questo divino Infante, tutti bagnati di lacrime nel pianto, tremanti pel freddo (Epist. 3, 565).
4 – Presentazione di Gesù al Tempio
Dal Vangelo di Luca: Quando venne il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore… (Lc. 2, 22-23).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Siate, mie dilettissime figliuole, tutte rassegnate nelle mani di nostro Signore, donandogli il rimanente degli anni vostri e supplicatelo sempre di impiegarli a servirsene in quello che a lui piacerà; non preoccupate il vostro cuore con vane promesse, ma presentate al vostro sposo divino i vostri cuori tutti vuoti di ogni altro affetto, e supplicatelo che lo riempia puramente e semplicemente dei movimenti, desideri e volontà che sono del suo Amore, acciocché i vostri cuori, come una madreperla, non concepiscano che non la rugiada del cielo e non l’acqua del mondo; e vedrete che Dio vi aiuterà, e che farete assai, nello scegliere e nell’eseguire (Epist. 3, 569).
5 – Ritrovamento di Gesù nel Tempio
Dal Vangelo di Luca: Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava… Al vederlo restarono stupiti e Sua Madre Gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, Tuo Padre e io, angosciati Ti cercavamo». Ed Egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio?» Ma essi non compresero le Sue parole (Lc. 2 46,49-50).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Si’, mia buona figliuola, allargate sempre più il vostro cuore alla fiducia in questa amorosissima Madre, che il Dio della pietà ha voluto in Lei assegnarci una Madre che ci servisse non solo quale legame di unione con Dio, di beneficenza, ma ancora una mediatrice che ci servisse con un mezzo di difesa contro i nemici della nostra salute. Coraggio dunque ed avanti sempre, ché, se il nemico non dorme per perderci, questa Madre Benedetta non ci lascia un istante (Epist. 3, 98).
Misteri della Luce
1 – Battesimo di Gesù al Giordano
Dal Vangelo di Matteo: Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». (Mt. 3, 16-17).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Sì, il cristiano nel Battesimo risorge in Gesù, viene sollevato ad una vita sopranaturale, acquista la bella speranza di sedere glorioso sopra il Trono Celeste. Quale dignità! La sua vocazione richiede di aspirare di continuo alla patria dei Beati, di considerarsi qual pellegrino nella terra di esilio; la vocazione di cristiano, dico, richiede di non apporre il cuore nelle cose di questo basso mondo; tutta la cura, tutto lo studio del buon cristiano che vive secondo la sua vocazione è rivolto nel procacciarsi i beni eterni; egli si deve formare tale giudizio delle cose di qua giù, da stimare ed apprezzare solo quelle che servono al conseguimento degli eterni beni l’aiutino (Epist. 2, 226).
2 – Gesù si rivela alle nozze di Cana
Dal Vangelo di Giovanni: Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La Madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; le riempirono fino all’orlo (e l’acqua si trasformò in vino). Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Gv. 2, 1-8).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Se la nostra miseria ci atterrisce, se la memoria delle nostre colpe ci arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, ricorriamo allora alla Madre nostra: Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi perché ci è madre. Ascendiamo, ascendiamo in sua compagnia sino al trono di Dio, e facciamo valere presso di Lui la di Lei maternità. Questa Madre amorosissima saprà sostenerle le nostre suppliche, far valere le nostre ragioni, e farci conoscere che non è meno tenera, meno generosa Madre nostra nel cielo di quello che tanto a suo costo, lo fu già sul Calvario in un momento, il più solenne per Lei, quando tutti ci partorì col Suo Amore (Epist. 3, 100).
3 – Gesù annuncia il Regno di Dio
Dal Vangelo di Marco: Dopo che Giovanni (il Battista) fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc. 1, 15-16).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La prima cosa che io desidero in te è questa di San Paolo: «Tutto ritorna in bene a quelli che amano Dio». E per verità giacché Iddio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a Lui? Perfino gli stessi peccati, dalla sua divina provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Considera, mia carissima figliuola, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre miserie in favori. Dimmi dunque, di grazia, che non farà Egli delle nostre afflizioni, dei nostri travagli e delle persecuzioni, che ci molestano? E perciò se mai ti occorrerà di patire delle afflizioni, assicurati pure che, se ami Dio di cuore, tutto si convertirà in bene, allora più che mai sii certa che Egli verrà senz’altro (Epist. 3, 822).
4 – Contempliamo Nostro Signore Gesù Cristo nella sua Trasfigurazione
Dal Vangelo di Luca: E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme… E dalla nube (che li aveva avvolti) uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (Lc. 9, 35).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Ricordati ed imprimi bene nella mente che il Calvario è il monte dei santi; ma ricordati ancora che dopo salito il Calvario, piantata la Croce e spirata su essa, si ascenderà immediatamente ad un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme celeste. Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna. Riposa tranquilla od almeno rassegnata, ma sicura sempre, nella parola dell’autorità. Ad essa affidati, e non temere l’imperversare delle tempeste poiché la navicella del tuo spirito non andrà giammai sommersa. I Cieli e la terra si cambieranno, ma la parola di Dio ci assicura che chi ubbidisce canterà vittoria, non si cambierà, rimarrà sempre scritta a caratteri indelebili sul libro della vita: io sussisterò sempre (Epist. 3, 245).
5 – Contempliamo Nostro Signore Gesù Cristo che istituisce l’Eucarestia
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv. 13,1). Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati» (Mt. 26,24-28).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Oh! intendiamo bene per amore del cielo quello che il nostro buon Maestro, domanda al Padre, «Dacci oggi, o Padre, il nostro pane quotidiano». Ma qual è questo pane? In questa domanda di Gesù, salvo sempre migliori interpretazione, io vi ravviso l’Eucaristia principalmente. Quale eccesso di umiltà di quest’Uomo Dio! Egli che è una cosa sola col Padre, Egli che è l’amore e la delizia dell’eterno Genitore, sebbene sapesse che tutto ciò che lui farebbe in terra sarebbe gradito e rettificato dal Padre suo in Cielo, chiede licenza di restar con noi! (Epist. 2, 340).
Misteri del Dolore
1 – Contempliamo l’agonia di nostro Signore Gesù Cristo nell’orto
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc. 14,34-36). Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella Sua gloria? (Lc. 24,26).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La Vergine Addolorata ci ottenga dal Suo Santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della Croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù. La più certa prova dell’amore consiste nel patire per l’amato, e dopo che il Figliuolo di Dio patì per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la Croce portata per Lui diviene amabile quanto l’amore (Epist. 1, 602).
2 – Contempliamo la flagellazione di Nostro Signore Gesù alla colonna
Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!» Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt. 27,22-26). «Mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Ga. 2, 20).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. La Santissima Vergine ci ottenga l’amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ed Ella che fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure ed essa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d’appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad Ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine (Epist. 1, 602).
3 – Contempliamo l’incoronazione di spine di Nostro Signore Gesù Cristo
Dal Vangelo di Matteo: Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono intorno tutta la corte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra, poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve Re dei Giudei!» E sputandogli addosso gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo (Mt. 27, 27-30).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Nella vostra risoluta volontà di meglio ricevere riscontro a quelle vostre interrogazioni, mi dispongo ad ubbidivi. La prima vostra domanda è che volete sapere da quando Gesù cominciò a favorire la sua povera creatura delle sue celesti visioni. Queste dovettero incominciare non molto dopo del noviziato. La seconda domanda è se l’ha concesso il dono ineffabile delle sue Sante Stimmate. A ciò devesi rispondere affermativamente e la prima volta di quando Gesù volle degnarla di questo suo favore, furono visibili, specie in una mano, e poiché quest’anima a tal fenomeno rimase assai esterrefatta, pregò il Signore che avesse ritirato un tal fenomeno visibile. D’allora non apparsero più; però, scomparse le trafitture, non per questo scomparve il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni. La terza ed ultima vostra domanda si è se il Signore l’abbia fatto provare, e quante volte, la Sua coronazione di spine e la Sua flagellazione. La risposta anche a quest’altra domanda deve essere pure affermativa; quest’anima son vari anni che ciò patisce e quasi una volta per settimana (Epist. 1, 669).
4 – Contempliamo Gesù Cristo caricato della Croce sale al Calvario
Dal Vangelo di Luca: Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù (Lc. 23-26). «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc. 17, 27).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Rimiriamo sempre coll’occhio della fede Gesù Cristo che carico della Sua Croce ascende il Calvario, noi lo vediamo seguito da un immenso stuolo di anime che appresso a Lui portano la propria croce e battono la stessa strada. Oh come è bella questa vista! Noi vediamo venire immediatamente appresso a Gesù la nostra Santissima Madre, la quale in tutta la perfezione segue Gesù, carico della propria Croce. Ecco seguire gli Apostoli, i Martiri, le Vergini, i Confessori. Oh come questa comitiva è Santa, è nobile, augusta e cara! Or chi concederà anche noi di essere di sì bella compagnia? Gesù stesso, contro ogni nostro stesso demerito, ci ha posti in sì bella compagnia. Sforziamoci di unirci sempre meglio alle Sue file ed affrettiamoci a camminare con essa per la strada del calvario. Abbiamo fede che Gesù ci sosterrà sempre con la Sua grazia. Combattiamo da forti colle anime forti ed il premio non sarà lontano (Epist. 1, 597).
5 – Contempliamo la crocifissione e morte di nostro Signore Gesù
Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto». E chinato il capo, spirò (Gv. 19, 28-30). Il Cristo Gesù (…) spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fili. 2, 7-8).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Soffri, ma rassegnata, perché la sofferenza non è voluta da Dio se non per la Sua gloria e per il tuo bene: soffri, ma non temere perché la sofferenza non è castigo di Dio, sebbene un parto di amore che vuole renderti simile al Figlio Suo; soffri, ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per te e con te e ti va associando nella Sua Passione e tu in qualità di vittima devi pei fratelli quello che ancora manca alla passione di Gesù Cristo. Ti conforti il pensiero di non essere sola in tale agonia, ma bene accompagnata; altrimenti come potresti volere ciò che l’anima fugge e spaventarti di non potere pronunciare il Fiat? Come potresti “voler amare” il Sommo Bene? (Epist. 3, 202).
Misteri della Gloria
1 – Contempliamo la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo
L’Angelo disse alle donne: «Non abbiate paura voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto: venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto andate a dire ai suoi discepoli: “È resuscitato dai morti e ora vi precede in Galilea”; là lo vedrete. Ecco io ve l’ho detto» (Mt. 28, 5-7). Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno, secondo le scritture (1Cor 15, 3-4).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Un giorno la Maddalena parlava al divin Maestro e stimandosi separata da Lui, piangeva. Così avviene anche in te. Orsù coraggio, mia buona figliola, non ti angustiare per nulla: tu hai in tua compagnia il tuo Divin Maestro, non ne sei disunita. Di che temi? Di che ti lamenti? La Maddalena voleva abbracciare nostro Signore, e questo dolce Maestro, che pur tante volte glielo aveva permesso, questa volta frappone un ostacolo: No, le disse, non mi toccare, perché ancora non sono asceso al Padre Mio. Gesù ti dia l’intelligenza chiara di questo e ti sia di conforto. Lassù non vi saranno più ostacoli, qua giù bisogna soffrirli. Basti a noi che Dio è il nostro Dio e che il nostro cuore ne sia il Suo tempio (Epist. 3, 750).
2 – Contempliamo l’Ascensione di Gesù che torna al Padre
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in Cielo e sedette alla destra di Dio (Mc. 16,19). Essi dopo averlo adorato tornarono a Gerusalemme con grande gioia (Lc. 24,52) «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt. 28,20).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Noi sappiamo benissimo che, per lo spazio di quaranta giorni Gesù volle comparire risorto. E perché mai? Per stabilire, come dice San Leone, in modo definitivo e ribadire con la testimonianza della Sua Risurrezione le massime della nostra fede. Reputò, quindi, di non aver fatto abbastanza per la nostra edificazione, se non fosse apparso anche dopo essere risorto. Dico questo per la nostra edificazione, perché non basta a noi risorgere ad imitazione di Cristo, se, a sua immagine, non compariamo risorti, cambiati, e rinnovati nello Spirito (Epist. 4, 1120).
3 – Contempliamo la Discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli Apostoli riuniti nel cenacolo
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi (At 2,2-4). È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò (Gv. 16, 7).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Non cesserò, mia buona figliuola, di pregare il nostro buon Dio e per te e la tua famiglia tutta, acciocché a lui piaccia di compiere in te e sulla tua famiglia la sua santa opera, cioè il buon desiderio e disegno di arrivare alla perfezione della vita Cristiana; desiderio che tu devi amare e nutrire teneramente nel tuo cuore, come un’opera dello Spirito ed una scintilla del suo fuoco divino (Epist. 3, 836).
4 – Contempliamo l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo
Nel cielo apparve poi un segno grandioso, una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle (Ap. 12,1). Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio (Col. 3,1-3).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. L’amore divino ha raggiunto nel cuore di Maria la maggiore intensità, di modo che non poteva più essere ristretto in creatura mortale. Allora l’anima beata di Maria, come colomba cui vengono spezzati i lacci, si dissolse dal suo santo corpo e volò nel seno del suo Diletto. Gesù che regnava in Cielo coll’umanità santissima, che aveva preso le viscere della Vergine, volle che pure la madre sua non solo con l’anima, ma anche col corpo si riunisse a lui e dividesse appieno la sua gloria. Quel corpo che neppure un istante era stato schiavo del demonio e del peccato, non lo doveva essere neppure nella corruzione.
5 – Contempliamo l’incoronazione di Maria Regina nella gloria degli Angeli e dei Santi
Dal Vangelo di Giovanni: Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto. Sappiamo che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è (Gv. 12,2).
Dagli scritti di San Pio da Pietrelcina. Le porte esterne si schiudono, e la Madre di Dio vi entra. Non appena i beati comprensori la vedono, compresi dallo splendore della sua bellezza, le muovono tutti giulivi e festanti incontro, la salutano e la onorano coi titoli più eccelsi, si prostrano ai suoi piedi, le presentano i loro omaggi la proclamano concordemente loro regina. Alla festa degli angoli si unisce la Triade Sacrosanta (Epist. 4, 1126).
{Fonte: http://www.sansalvatoreinlauro.org/}
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lunedì 3 febbraio 2014
venerdì 31 gennaio 2014
Il Santo Rosario nelle parole di San Josemaría Escrivá
Il Santo Rosario è un'arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato. (Cammino, 558).
Abbi una devozione intensa per nostra Madre. Ella sa corrispondere con finezza agli omaggi che Le rivolgiamo.
Inoltre, se reciti tutti i giorni, con spirito di fede e di amore, il Santo Rosario, la Madonna provvederà a condurti molto avanti nel cammino di suo Figlio. (Solco, 691)
Il Rosario è efficacissimo per quanti usano come arma l'intelligenza e lo studio. Poiché quell'apparente monotonia di bambini con la loro Madre, nell'implorare la Madonna, va distruggendo ogni germe di vanagloria e di orgoglio. (Solco, 474)
Vergine Immacolata, so bene di essere un povero miserabile, che non fa altro che aumentare tutti i giorni il numero dei propri peccati...». Mi hai detto che parlavi così con nostra Madre, l'altro giorno.
E ti ho consigliato, con sicurezza, di recitare il Santo Rosario: benedetta monotonia di avemarie che purifica la monotonia dei tuoi peccati! (Solco, 475)
Le gioie, i dolori e le glorie della vita della Vergine intessono una corona di lodi, ininterrottamente ripetute dagli angeli e dai santi del cielo...e da chi ama nostra Madre qui sulla terra.
Pratica quotidianamente questa devozione santa e diffondila. (Forgia, 621)
In questa trama, in questo vivo tessuto della fede cristiana, si incastonano, come gemme, le orazioni vocali. Formule divine: Padre Nostro, Ave o Maria, Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...o quella corona di lodi a Dio e a nostra Madre che è il santo Rosario; o tante e tante altre acclamazioni piene di devozione che i nostri fratelli cristiani hanno sempre recitato, fin dai primi tempi. (Amici di Dio, 248)
Che cosa sono l'Ave Maria e l'Angelus se non le lodi ardenti alla Maternità divina? E nel santo Rosario — meravigliosa devozione che non mi stancherò mai di raccomandare a tutti i cristiani — passano per la nostra mente e per il nostro cuore i misteri dell'esistenza mirabile di Maria, che sono anche i misteri fondamentali della fede. (Amici di Dio, 290)
Considerate anche una delle devozioni più radicate fra i cristiani, la recita del santo Rosario. La Chiesa ci esorta alla contemplazione dei misteri affinché si imprima nella nostra mente e nella nostra immaginazione, con il gaudio, il dolore e la gloria della Madonna, l'ammirabile esempio del Signore, nei suoi trent'anni di oscurità e nei suoi tre anni di predicazione, nella sua Passione ignominiosa e nella sua gloriosa Risurrezione. (Amici di Dio, 299)
Amico: ti ho svelato un po’ del mio segreto. A te, con l’aiuto di Dio, spetta di scoprire il resto. Avanti, dunque. E sii fedele.
Fatti piccolo. Il Signore si nasconde ai superbi e manifesta agli umili i tesori della sua grazia.
Non ti preoccupare se, quando sarai tu a parlare, ti sfuggiranno moti d’affetto e parole audaci e puerili. A Gesù piacciono. Maria ti incoraggia. Se reciti il Rosario in questo modo, imparerai davvero a pregare bene.
(Il Santo Rosario, 23)
Abbi una devozione intensa per nostra Madre. Ella sa corrispondere con finezza agli omaggi che Le rivolgiamo.
Inoltre, se reciti tutti i giorni, con spirito di fede e di amore, il Santo Rosario, la Madonna provvederà a condurti molto avanti nel cammino di suo Figlio. (Solco, 691)
Il Rosario è efficacissimo per quanti usano come arma l'intelligenza e lo studio. Poiché quell'apparente monotonia di bambini con la loro Madre, nell'implorare la Madonna, va distruggendo ogni germe di vanagloria e di orgoglio. (Solco, 474)
Vergine Immacolata, so bene di essere un povero miserabile, che non fa altro che aumentare tutti i giorni il numero dei propri peccati...». Mi hai detto che parlavi così con nostra Madre, l'altro giorno.
E ti ho consigliato, con sicurezza, di recitare il Santo Rosario: benedetta monotonia di avemarie che purifica la monotonia dei tuoi peccati! (Solco, 475)
Le gioie, i dolori e le glorie della vita della Vergine intessono una corona di lodi, ininterrottamente ripetute dagli angeli e dai santi del cielo...e da chi ama nostra Madre qui sulla terra.
Pratica quotidianamente questa devozione santa e diffondila. (Forgia, 621)
In questa trama, in questo vivo tessuto della fede cristiana, si incastonano, come gemme, le orazioni vocali. Formule divine: Padre Nostro, Ave o Maria, Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo...o quella corona di lodi a Dio e a nostra Madre che è il santo Rosario; o tante e tante altre acclamazioni piene di devozione che i nostri fratelli cristiani hanno sempre recitato, fin dai primi tempi. (Amici di Dio, 248)
Che cosa sono l'Ave Maria e l'Angelus se non le lodi ardenti alla Maternità divina? E nel santo Rosario — meravigliosa devozione che non mi stancherò mai di raccomandare a tutti i cristiani — passano per la nostra mente e per il nostro cuore i misteri dell'esistenza mirabile di Maria, che sono anche i misteri fondamentali della fede. (Amici di Dio, 290)
Considerate anche una delle devozioni più radicate fra i cristiani, la recita del santo Rosario. La Chiesa ci esorta alla contemplazione dei misteri affinché si imprima nella nostra mente e nella nostra immaginazione, con il gaudio, il dolore e la gloria della Madonna, l'ammirabile esempio del Signore, nei suoi trent'anni di oscurità e nei suoi tre anni di predicazione, nella sua Passione ignominiosa e nella sua gloriosa Risurrezione. (Amici di Dio, 299)
Amico: ti ho svelato un po’ del mio segreto. A te, con l’aiuto di Dio, spetta di scoprire il resto. Avanti, dunque. E sii fedele.
Fatti piccolo. Il Signore si nasconde ai superbi e manifesta agli umili i tesori della sua grazia.
Non ti preoccupare se, quando sarai tu a parlare, ti sfuggiranno moti d’affetto e parole audaci e puerili. A Gesù piacciono. Maria ti incoraggia. Se reciti il Rosario in questo modo, imparerai davvero a pregare bene.
(Il Santo Rosario, 23)
Il Santo Rosario - Lettera di Suor Lucia Dos Santos
Fratelli e sorelle a me cari, è la Madonna stessa che ci esorta a recitare il suo Rosario con più fede, con più fervore, contemplando i misteri della gioia, della passione e della gloria del Figlio suo che volle associarla al mistero salvifico della nostra redenzione.
Per questo vi esorto a rileggere e meditare il messaggio che la Madonna ci rivolse parlando a noi della potenza ed efficacia che il S. Rosario ha sempre sul Cuore di Dio e su quello del Figlio suo.
Ecco perché la Madonna stessa nelle sue apparizioni prende parte alla recita del Rosario come alla Grotta di Lourdes con S. Bernadetta e a Fatima con me, Francesco e Giacinta. Ed era durante il Rosario che la Vergine usciva da una nube e si posava sull'elce avvolgendoci nella sua luce. Anch'io da qui, dal Monastero di Coimbra, mi unirò a tutti voi per una più forte e universale crociata di preghiera.
Però ricordate che non sono io sola a unirmi a voi: è tutto il Paradiso che si unisce all'armonia della vostra corona e sono tutte le anime del Purgatorio che si uniscono all’eco della vostra supplica.
È quando il Rosario scorre nelle vostre mani che gli Angeli e i Santi si uniscono a voi. Per questo vi esorto a recitarlo con profondo raccoglimento, con fede, meditando con religiosa pietà il significato dei suoi misteri. Vi esorto pure a non biascicare le "Ave Maria" a tarda notte quando siete oppressi dalla fatica del giorno.
Recitatelo privatamente o in comunità, in casa o fuori, in chiesa o per le strade, con semplicità di cuore seguendo passo passo il cammino della Madonna col Figlio suo.
Recitatelo sempre con viva fede per chi nasce, per chi soffre, per chi lavora, per chi muore.
Recitatelo uniti a tutti i giusti della terra e a tutte le Comunità Mariane, ma, soprattutto, con la semplicità dei piccoli, la cui voce ci unisce a quella degli Angeli.
Mai come oggi, il mondo ha bisogno del vostro Rosario. Ricordate che sulla terra vi sono coscienze prive della luce della fede, peccatori da convertire, atei da strappare a Satana, infelici da soccorrere, giovani disoccupati, famiglie nel bivio morale, anime da strappare all'inferno.
È stata. tante volte la recita di un solo Rosario a piacare lo sdegno della Divina Giustizia ottenendo sul mondo la misericordia divina e a salvare tante anime.
Solo così affretterete l'ora del trionfo del Cuore immacolato della Madonna sul mondo.
Vi abbraccio tutti con affetto.
Suor Lucia dos Santos
Per questo vi esorto a rileggere e meditare il messaggio che la Madonna ci rivolse parlando a noi della potenza ed efficacia che il S. Rosario ha sempre sul Cuore di Dio e su quello del Figlio suo.
Ecco perché la Madonna stessa nelle sue apparizioni prende parte alla recita del Rosario come alla Grotta di Lourdes con S. Bernadetta e a Fatima con me, Francesco e Giacinta. Ed era durante il Rosario che la Vergine usciva da una nube e si posava sull'elce avvolgendoci nella sua luce. Anch'io da qui, dal Monastero di Coimbra, mi unirò a tutti voi per una più forte e universale crociata di preghiera.
Però ricordate che non sono io sola a unirmi a voi: è tutto il Paradiso che si unisce all'armonia della vostra corona e sono tutte le anime del Purgatorio che si uniscono all’eco della vostra supplica.
È quando il Rosario scorre nelle vostre mani che gli Angeli e i Santi si uniscono a voi. Per questo vi esorto a recitarlo con profondo raccoglimento, con fede, meditando con religiosa pietà il significato dei suoi misteri. Vi esorto pure a non biascicare le "Ave Maria" a tarda notte quando siete oppressi dalla fatica del giorno.
Recitatelo privatamente o in comunità, in casa o fuori, in chiesa o per le strade, con semplicità di cuore seguendo passo passo il cammino della Madonna col Figlio suo.
Recitatelo sempre con viva fede per chi nasce, per chi soffre, per chi lavora, per chi muore.
Recitatelo uniti a tutti i giusti della terra e a tutte le Comunità Mariane, ma, soprattutto, con la semplicità dei piccoli, la cui voce ci unisce a quella degli Angeli.
Mai come oggi, il mondo ha bisogno del vostro Rosario. Ricordate che sulla terra vi sono coscienze prive della luce della fede, peccatori da convertire, atei da strappare a Satana, infelici da soccorrere, giovani disoccupati, famiglie nel bivio morale, anime da strappare all'inferno.
È stata. tante volte la recita di un solo Rosario a piacare lo sdegno della Divina Giustizia ottenendo sul mondo la misericordia divina e a salvare tante anime.
Solo così affretterete l'ora del trionfo del Cuore immacolato della Madonna sul mondo.
Vi abbraccio tutti con affetto.
Suor Lucia dos Santos
giovedì 23 gennaio 2014
I misteri della Gioia - Maria SS. parla alla Serva di Dio, Luisa Piccarreta
1) L’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Santissima
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia del mio Cuore, prestami attenzione ed ascoltami: alquanti giorni prima della discesa del Verbo sulla terra, io vedevo il Cielo aperto ed il Sole del Verbo Divino alle sue porte, come per guardare sopra di chi doveva prendere il suo volo, per rendersi Celeste Prigioniero di una creatura. [Le Divine Persone del]la Trinità Sacrosanta guardavano la terra non più [come] estranea a loro, perché c'era la piccola Maria, che possedendo la Divina Volontà aveva formato il Regno divino, dove [il Verbo] poteva scendere sicuro, come nella sua propria abitazione, nella quale trovava il Cielo ed i tanti soli dei tanti atti di Volontà Divina fatti nell'anima mia. La Divinità rigurgitò d'amore e, togliendosi il manto di Giustizia che da tanti secoli aveva tenuto con la creatura, [le Divine Persone] si coprirono col manto di misericordia infinita e decretarono tra Loro la discesa del Verbo. La Mamma tua si sentiva incendiata d'amore e, facendo eco all'Amore del mio Creatore, volevo formare un solo mare d'Amore, affinché scendesse in esso il Verbo sulla terra. Le mie preghiere erano incessanti e, mentre pregavo nella mia stanzetta, un Angelo venne spedito dal Cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti, ed inchinandosi mi salutò: “Ave, o Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempita di Grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuol scendere; già è dietro delle mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat”.
Ad un annuncio sì grande, da me tanto desiderato, ma che non avevo mai pensato di essere io la eletta, io restai stupita ed esitai un istante; ma l'Angelo del Signore mi disse: “Non temere, Regina nostra, tu hai trovato grazia presso Dio. Tu hai vinto il tuo Creatore; perciò, per compiere la vittoria, pronunzia il tuo Fiat”.
Io pronunciai il Fiat, ed oh, meraviglia! I due Fiat si fusero insieme, ed il Verbo Divino scese in Me. Il mio Fiat, che era avvalorato dallo stesso valore del Fiat Divino, formò dal germe della mia umanità, la piccina Umanità che doveva racchiudere il Verbo e [così] fu compiuto il gran prodigio dell'Incarnazione.
Figlia mia cara, tu non puoi comprendere ciò che provò la Mamma tua nell'atto dell'Incarnazione del Verbo.
Ora, figlia cara, ascoltami: quanto ti deve stare a cuore il fare ed il vivere di Volontà Divina! La mia potenza esiste ancora: fammi pronunziare il mio Fiat sull'anima tua. Ma per fare ciò, voglio il tuo; da soli non si può fare il vero bene, ma sempre fra due si fanno le opere più grandi. Dio stesso non voleva fare da solo, ma volle me insieme, per formare il gran prodigio dell'Incarnazione e nel mio Fiat e nel loro si formò la vita dell'Uomo Dio, si aggiustarono le sorti dell'umano genere, il Cielo non fu più chiuso [e] tutti i beni vennero racchiusi in mezzo ai due Fiat. Perciò pronunciamoli insieme: “Fiat! Fiat!”, e nel mio amore materno chiuderò in te la vita della Divina Volontà.”
L’anima alla Mamma Celeste:
Regina potente, pronuncia il tuo Fiat e crea in me la Volontà di Dio.
2) La visitazione di Maria a Santa Elisabetta
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Appena diventai Madre di Gesù e Madre tua, i miei mari d'amore si raddoppiarono e, non potendo contenerli tutti, sentivo il bisogno di espanderli e di essere, anche a costo di grandi sacrifici, la prima portatrice di Gesù alle creature. Ma che dico, sacrifici? Quando si ama davvero, i sacrifici, le pene, sono refrigeri, sono sollievi e sfoghi dell'amore che si possiede. Oh, figlia mia, se tu non provi il bene del sacrificio, se non senti come esso rechi le gioie più intime, è segno che l'Amore Divino non riempie tutta l'anima tua e quindi che la Divina Volontà non regna Regina in te. Essa sola dà tale forza all'anima, da renderla invincibile e capace di sopportare qualunque pena.
Metti la mano sul tuo cuore ed osserva quanti vuoti d'amore siano in esso. Rifletti: quella segreta stima di te stessa, quel turbarti per ogni minima contrariata, quei piccoli attacchi che senti a cose ed a persone, quella stanchezza nel bene, quel fastidio che ti causa ciò che non ti va a genio, equivalgono ad altrettanti vuoti d'amore nel tuo cuore; vuoti che, pari a febbrette, ti privano della forza e del desiderio di colmarti di Volontà Divina. Oh, come sentirai anche tu la virtù refrigerante e conquistatrice nei tuoi sacrifici, se riempirai di amore questi tuoi vuoti!
Figlia mia, dammi ora la mano e seguimi, perché io continuerò a darti le mie lezioni.
Mi partii dunque da Nazareth accompagnata da San Giuseppe, affrontando un lungo viaggio e valicando montagne per andare a visitare nella Giudea Elisabetta, che, a tarda età, era miracolosamente diventata madre.
Io mi recavo da lei, non già per farle una semplice visita, ma bensì perché ardevo dal desiderio di portarle Gesù. La pienezza di grazia, di amore, di luce che sentivo in me mi spingeva a portare, a moltiplicare, a centuplicare la Vita di mio Figlio nelle creature.
Sì, figlia mia, l'amore di Madre che ebbi per tutti gli uomini e per te in particolare fu così grande, che io sentii il bisogno estremo di dare a tutti il mio caro Gesù, affinché tutti Lo potessero possedere ed amare. Il diritto di Madre largitomi dal Fiat mi arricchì di tale potenza, da moltiplicare tante volte Gesù quante erano le creature che Lo volevano ricevere. Questo era il più grande miracolo che io potevo compiere: tenere pronto Gesù, per darlo a chiunque Lo desiderasse. Come mi sentivo felice!
Quanto vorrei che anche tu, figlia mia, avvicinandoti alle persone e facendo visite, fossi sempre la portatrice di Gesù, capace di farlo conoscere e desiderosa di farlo amare.
Dopo parecchi giorni di viaggio giunsi finalmente nella Giudea e premurosamente mi recai alla casa di Elisabetta. Essa mi venne incontro festante. Al saluto che le diedi, successero fenomeni meravigliosi. Il mio piccolo Gesù esultò nel mio seno e, fissando coi raggi della propria Divinità il piccolo Giovanni nel seno della madre sua, lo santificò, gli diede l'uso di ragione e gli fece conoscere che Egli era il Figlio di Dio. Giovanni allora sussulto così fortemente di amore e di gioia, che Elisabetta si sentì scossa; colpita anch'essa dalla Luce della Divinità del Figlio mio, conobbe che io ero diventata la Madre di Dio e, nell'enfasi del suo amore, tremebonda di gratitudine, esclamò: “Donde a me tanto onore, che la Madre del Signore mio venga a me?”
Io non negai l'altissimo mistero, anzi lo confermai umilmente. Inneggiando a Dio col canto del Magnificat, cantico sublime, per mezzo del quale continuamente la Chiesa mi onora, annunziai che il Signore aveva fatto grandi cose in me sua ancella e che, per questo, tutte le genti mi avrebbero chiamata beata.
Figlia mia, io mi sentivo struggere dal desiderio di dare uno sfogo alle fiamme d'amore che mi consumavano e di esternare il mio segreto ad Elisabetta, la quale anch'essa sospirava il Messia sulla terra. Il segreto è un bisogno del cuore che irresistibilmente si rivela alle persone capaci d'intendersi.
Figlia carissima, la Divina Volontà fa cose grandi ed inaudite ovunque Essa regna; se io operai tanti prodigi, fu perché Essa teneva il suo posto regio in me. Se anche tu lascerai regnare il Divin Volere nell'anima tua, diverrai tu pure la portatrice di Gesù alle creature, sentirai anche tu l'irresistibile bisogno di darlo a tutti!”
L’anima alla Mamma Celeste :
Mamma santa, visita l'anima mia e prepara in essa una degna abitazione alla Divina Volontà
3) La nascita di Gesù
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia mia cara, continua ad ascoltarmi. Come io lo ricevetti nelle mie braccia e Gli diedi il mio primo bacio, sentii il bisogno d'amore di dare del mio al mio Figlio Bambino e, porgendogli il mio seno, Gli diedi latte abbondante, latte formato dallo stesso Fiat Divino nella mia persona per alimentare il piccolo Re Gesù. Ma chi può dirti ciò che io provavo nel far ciò, e i mari di grazia, d'amore, di santità che mi dava il Figlio mio per contraccambiarmi? Quindi lo involsi in poveri ma nitidi pannicelli e lo adagiai nella mangiatoia. Questa era la sua Volontà ed io non potevo far a meno di eseguirla. Ma prima di fare ciò feci parte al caro San Giuseppe, dandolo nelle sue braccia; ed oh, come gioì, se lo strinse al cuore, ed il dolce Bambinello versò nell'anima sua torrenti di Grazia. Quindi insieme con San Giuseppe aggiustammo un po' di fieno nella mangiatoia e, distaccandolo dalle mie braccia materne, lo posi a giacere dentro di essa. E la Mamma tua, rapita dalla beltà dell'Infante Divino, se ne stava la maggior parte [del tempo] genuflessa innanzi a Lui; mettevo in moto tutti i miei mari d'amore, che il Voler Divino aveva formato in me, per amarlo, adorarlo e ringraziarlo.
Ed il Celeste Pargoletto, che faceva nella mangiatoia? Un atto continuato della Volontà del nostro Padre Celeste, che era anche sua, ed emettendo gemiti e sospiri, vagiva, piangeva e chiamava tutti, col dire nei suoi gemiti amorosi: “Venite tutti, figli miei; per amor vostro son nato al dolore, alle lacrime. Venite tutti a conoscere l'eccesso del mio amore! Datemi un ricetto nei vostri cuori”. E ci fu un via vai di pastori che vennero a visitarlo, ed a tutti dava il suo sguardo dolce ed il suo sorriso d'amore nelle sue stesse lacrime.
Ora, figlia mia, una parolina a te: tu devi sapere che tutta la mia gioia era tenere nel mio grembo il mio caro Figlio Gesù, ma il Voler Divino mi fece intendere che Lo mettessi nella mangiatoia a disposizione di tutti, affinché chiunque lo volesse, potesse vezzeggiarlo, baciarlo e prenderlo nelle proprie braccia come se fosse suo. Era il Piccolo Re di tutti; quindi tenevano il diritto di farsene un dolce pegno d'amore. Ed io, per compiere il Volere Supremo, mi privai delle mie gioie innocenti, ed incominciai con le opere e i sacrifici l'ufficio di Madre, di dare Gesù a tutti.
Figlia mia, la Divina Volontà è esigente e vuole tutto, anche il sacrificio delle cose più sante e, a seconda [del]le circostanze il grande sacrificio di privarsi dello stesso Gesù; ma questo [è] per distendere maggiormente il suo Regno e per moltiplicare la vita dello stesso Gesù, perché quando la creatura per amor suo si priva di Lui, è tale e tanto [il suo] eroismo ed il sacrificio, che tiene virtù di produrre una vita novella di Gesù, per poter formare un'altra abitazione a Gesù. Perciò, figlia cara, sii attenta, e sotto qualunque pretesto non negare mai nulla alla Divina Volontà."
L’anima:
Mamma mia, chiudi nel mio cuore il piccolo Gesù, affinché me lo trasformi tutto in Volontà di Dio.
4) La presentazione al Tempio
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al Tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno. Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio e noi, pronti, ubbidimmo. Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezza nel fare ciò che Lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua Forza divina, la sua Santità, la sua Potenza creatrice di moltiplicare quell'atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.
Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col Pargoletto Gesù. Tutta la Creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell'averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via. Giunti al Tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema e poi [Lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l'offerta all'Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti; il quale, mentre L'offriva, ispirato da Dio, riconobbe il Verbo Divino ed esultando d'immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino e, dopo l'offerta, si atteggiò a Profeta e predisse tutti i miei dolori. Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno Cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino! Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva. Ma quel che più mi trafisse il Cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni. Che pena! Che dolore! Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore. Invece mi diede vita per cominciare a formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà. Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo Profeta; anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta [e,] delle pene interne [passate] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola; ma con tutto ciò, in quell'atto sì solenne dell'offerta di mio Figlio, nell'udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell'anima mia.
Ora, ascolta la Mamma tua. Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce: “Fiat”, cioè: “Quello che vuoi tu [lo] voglio io”, e, con amore eroico, fa’ che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d'infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino. Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.”
L'anima alla Mamma Celeste:
Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene, che tu sai come mi affliggono. Deh, fammi da Mamma e versa nel mio cuore il balsamo dei tuoi dolori, affinché [io] abbia la tua stessa sorte di servirmi delle mie pene per corteggiare Gesù, tenerlo difeso e riparato da tutte le offese, e come mezzo sicuro per conquistare il Regno della Divina Volontà e farlo venire a regnare sulla terra.
5) Lo smarrimento ed il ritrovamento di Gesù nel tempio
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Ti narrerò un episodio della mia vita il quale, benché abbia avuto esito consolante, tuttavia mi riuscì dolorosissimo. Immagina che, se il Voler Divino non mi avesse dato sorsi continui e nuovi di fortezza e di grazia, io sarei morta di puro spasimo.
Noi continuavamo a trascorrere la vita nella quieta casetta di Nazareth ed il mio caro Figlio cresceva in Grazia ed in Sapienza. Egli era attraente per la dolcezza e per la soavità della sua voce, per il dolce incanto dei suoi occhi, per l'amabilità di tutta la sua Persona. Sì, il Figlio mio era davvero bello, sommamente bello!
Egli da breve tempo aveva raggiunto l'età di dodici anni, quando si andò secondo l'usanza a Gerusalemme, per solennizzare la Pasqua. Ci mettemmo in cammino, Lui, San Giuseppe ed io. Spesso, spesso, mentre proseguivamo devoti e raccolti, il mio Gesù rompeva il silenzio e ci parlava or del suo Padre Celeste ed or dell'amore immenso che in cuor suo nutriva per le anime.
A Gerusalemme, ci recammo difilato al Tempio, e, giuntivi, ci prostrammo con la faccia a terra, adorammo profondamente Dio e pregammo a lungo. La nostra orazione era talmente fervida e raccolta, che apriva i Cieli, attirava e legava il Celeste Padre e quindi accelerava la riconciliazione tra Lui e gli uomini.
Ora, figlia mia, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo vi sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma la preghiera che essi rivolgono a Dio si ferma sul loro labbro, perché il cuore e la mente loro fuggono lontani da Lui! Quanti si recano in chiesa per pura abitudine o per passare inutilmente il tempo! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio! Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio!
Soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura di vivere nel Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione.
Dopo di aver compiuto il nostro dovere nel Tempio e di aver celebrata la Pasqua, ci disponemmo a far ritorno a Nazareth.
Nella confusione della folla ci sperdemmo; Io restai con le donne e Giuseppe si unì agli uomini.
Guardai intorno per assicurarmi se il mio caro Gesù fosse venuto con me; però, non avendolo visto, pensai che Egli fosse rimasto col padre suo Giuseppe. Quale non fu invece lo stupore e l'affanno che provai allorquando, giunti al punto in cui ci dovevamo riunire, non Lo vidi al suo fianco! Ignari di quanto era successo, provammo tale spavento e tale dolore, che restammo muti ambedue. Affranti dal dolore, ritornammo frettolosamente indietro, domandando con ansia a quanti incontravamo: “Deh, diteci se avete visto Gesù, il Figlio nostro, ché non possiamo più vivere senza di Lui!”
Però, malgrado tutte le nostre ricerche, nessuno ci seppe dir nulla. Il dolore che io provavo rincrudiva in modo tale, da farmi piangere amaramente e da aprire ad ogni istante nell'anima mia squarci profondi, i quali mi procuravano veri spasimi di morte.
Figlia cara, se Gesù era mio Figlio, Egli era anche il mio Dio; perciò il mio dolore fu tutto in ordine divino, vale a dire, così potente ed immenso da superare tutti gli altri possibili strazi riuniti insieme.
Se il Fiat che io possedevo non mi avesse sostenuta continuamente con la sua forza divina, Io sarei morta di sgomento.
Vedendo che nessuno ci sapeva dar notizie, ansiosa interrogavo gli Angeli che mi circondavano: “Ma ditemi, dov'è il mio diletto Gesù? Dove devo dirigere i miei passi per poterlo rintracciare? Ah, ditegli che non ne posso più, portatemelo sulle vostre ali fra le mie braccia! Deh, Angeli miei, abbiate pietà delle mie lacrime, soccorretemi, portatemi Gesù!”
Intanto, riuscita vana ogni ricerca, ritornammo a Gerusalemme. Dopo tre giorni di amarissimi sospiri, di lacrime, di ansie e di timori entrammo nel Tempio; io ero tutt'occhi e scrutavo ovunque. Quand'ecco, finalmente, come sopraffatta dal giubilo, scorsi mio Figlio che stava in mezzo ai dottori della legge! Egli parlava con tale Sapienza e maestà, da far rimanere rapiti e sorpresi quanti l'ascoltavano.
Al solo vederlo mi sentii ritornare la vita e subito compresi l'occulta ragione del suo smarrimento.
Ed ora una parolina a te, figlia carissima. In questo mistero mio Figlio volle dare a me e a te un insegnamento sublime. Potresti forse supporre che Egli ignorasse ciò che io soffrivo?
Tutt'altro, perché le mie lacrime, le mie ricerche, il mio crudo ed intenso dolore si ripercotevano nel suo Cuore. Eppure, durante quelle ore così penose, Egli sacrificava alla sua Divina Volontà la sua propria Mamma, colei che Egli tanto ama, per dimostrarmi come anch'io un giorno dovessi sacrificare la sua stessa vita al Voler Supremo.
In questa indicibile pena non ti dimenticai, mia diletta. Pensando che essa ti sarebbe servita di esempio, la tenni a tua disposizione, affinché anche tu potessi avere, al momento opportuno, la forza di sacrificare ogni cosa alla Divina Volontà. Non appena Gesù ebbe finito di parlare, ci avvicinammo riverenti a Lui e Gli rivolgemmo dolce rimprovero: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” E Lui, con dignità divina, ci rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che Io sono venuto al mondo per glorificare il Padre mio?” Avendo compreso l'alto significato di una tale risposta ed avendo adorato in esso il Volere Divino, facemmo ritorno a Nazareth.
Figlia del mio materno Cuore, ascolta. Quando smarrii il mio Gesù, il dolore che provai fu quanto mai intenso; eppure a questo se ne aggiunse ancora un secondo, quello cioè del tuo stesso smarrimento.
Infatti, prevedendo che tu ti saresti allontanata dalla Volontà Divina, io mi sentii ad un tempo privare del Figlio e della figlia e perciò la mia maternità subì un duplice colpo.
Figlia mia, quando sarai in procinto di compiere la tua volontà anziché quella di Dio, rifletti che abbandonando il Fiat Divino stai per smarrire Gesù e me e per precipitare nel regno delle miserie e dei vizi.
Mantieni quindi la parola che mi desti di rimanere indissolubilmente unita a me ed io ti concederò la grazia di non lasciarti mai più dominare dal tuo volere, ma esclusivamente da Quello Divino.”
L’anima alla Mamma Celeste
Mamma santa, fa’ che io smarrisca per sempre la mia volontà, per vivere solo nel Divin Volere.
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia del mio Cuore, prestami attenzione ed ascoltami: alquanti giorni prima della discesa del Verbo sulla terra, io vedevo il Cielo aperto ed il Sole del Verbo Divino alle sue porte, come per guardare sopra di chi doveva prendere il suo volo, per rendersi Celeste Prigioniero di una creatura. [Le Divine Persone del]la Trinità Sacrosanta guardavano la terra non più [come] estranea a loro, perché c'era la piccola Maria, che possedendo la Divina Volontà aveva formato il Regno divino, dove [il Verbo] poteva scendere sicuro, come nella sua propria abitazione, nella quale trovava il Cielo ed i tanti soli dei tanti atti di Volontà Divina fatti nell'anima mia. La Divinità rigurgitò d'amore e, togliendosi il manto di Giustizia che da tanti secoli aveva tenuto con la creatura, [le Divine Persone] si coprirono col manto di misericordia infinita e decretarono tra Loro la discesa del Verbo. La Mamma tua si sentiva incendiata d'amore e, facendo eco all'Amore del mio Creatore, volevo formare un solo mare d'Amore, affinché scendesse in esso il Verbo sulla terra. Le mie preghiere erano incessanti e, mentre pregavo nella mia stanzetta, un Angelo venne spedito dal Cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti, ed inchinandosi mi salutò: “Ave, o Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempita di Grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuol scendere; già è dietro delle mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat”.
Ad un annuncio sì grande, da me tanto desiderato, ma che non avevo mai pensato di essere io la eletta, io restai stupita ed esitai un istante; ma l'Angelo del Signore mi disse: “Non temere, Regina nostra, tu hai trovato grazia presso Dio. Tu hai vinto il tuo Creatore; perciò, per compiere la vittoria, pronunzia il tuo Fiat”.
Io pronunciai il Fiat, ed oh, meraviglia! I due Fiat si fusero insieme, ed il Verbo Divino scese in Me. Il mio Fiat, che era avvalorato dallo stesso valore del Fiat Divino, formò dal germe della mia umanità, la piccina Umanità che doveva racchiudere il Verbo e [così] fu compiuto il gran prodigio dell'Incarnazione.
Figlia mia cara, tu non puoi comprendere ciò che provò la Mamma tua nell'atto dell'Incarnazione del Verbo.
Ora, figlia cara, ascoltami: quanto ti deve stare a cuore il fare ed il vivere di Volontà Divina! La mia potenza esiste ancora: fammi pronunziare il mio Fiat sull'anima tua. Ma per fare ciò, voglio il tuo; da soli non si può fare il vero bene, ma sempre fra due si fanno le opere più grandi. Dio stesso non voleva fare da solo, ma volle me insieme, per formare il gran prodigio dell'Incarnazione e nel mio Fiat e nel loro si formò la vita dell'Uomo Dio, si aggiustarono le sorti dell'umano genere, il Cielo non fu più chiuso [e] tutti i beni vennero racchiusi in mezzo ai due Fiat. Perciò pronunciamoli insieme: “Fiat! Fiat!”, e nel mio amore materno chiuderò in te la vita della Divina Volontà.”
L’anima alla Mamma Celeste:
Regina potente, pronuncia il tuo Fiat e crea in me la Volontà di Dio.
2) La visitazione di Maria a Santa Elisabetta
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Appena diventai Madre di Gesù e Madre tua, i miei mari d'amore si raddoppiarono e, non potendo contenerli tutti, sentivo il bisogno di espanderli e di essere, anche a costo di grandi sacrifici, la prima portatrice di Gesù alle creature. Ma che dico, sacrifici? Quando si ama davvero, i sacrifici, le pene, sono refrigeri, sono sollievi e sfoghi dell'amore che si possiede. Oh, figlia mia, se tu non provi il bene del sacrificio, se non senti come esso rechi le gioie più intime, è segno che l'Amore Divino non riempie tutta l'anima tua e quindi che la Divina Volontà non regna Regina in te. Essa sola dà tale forza all'anima, da renderla invincibile e capace di sopportare qualunque pena.
Metti la mano sul tuo cuore ed osserva quanti vuoti d'amore siano in esso. Rifletti: quella segreta stima di te stessa, quel turbarti per ogni minima contrariata, quei piccoli attacchi che senti a cose ed a persone, quella stanchezza nel bene, quel fastidio che ti causa ciò che non ti va a genio, equivalgono ad altrettanti vuoti d'amore nel tuo cuore; vuoti che, pari a febbrette, ti privano della forza e del desiderio di colmarti di Volontà Divina. Oh, come sentirai anche tu la virtù refrigerante e conquistatrice nei tuoi sacrifici, se riempirai di amore questi tuoi vuoti!
Figlia mia, dammi ora la mano e seguimi, perché io continuerò a darti le mie lezioni.
Mi partii dunque da Nazareth accompagnata da San Giuseppe, affrontando un lungo viaggio e valicando montagne per andare a visitare nella Giudea Elisabetta, che, a tarda età, era miracolosamente diventata madre.
Io mi recavo da lei, non già per farle una semplice visita, ma bensì perché ardevo dal desiderio di portarle Gesù. La pienezza di grazia, di amore, di luce che sentivo in me mi spingeva a portare, a moltiplicare, a centuplicare la Vita di mio Figlio nelle creature.
Sì, figlia mia, l'amore di Madre che ebbi per tutti gli uomini e per te in particolare fu così grande, che io sentii il bisogno estremo di dare a tutti il mio caro Gesù, affinché tutti Lo potessero possedere ed amare. Il diritto di Madre largitomi dal Fiat mi arricchì di tale potenza, da moltiplicare tante volte Gesù quante erano le creature che Lo volevano ricevere. Questo era il più grande miracolo che io potevo compiere: tenere pronto Gesù, per darlo a chiunque Lo desiderasse. Come mi sentivo felice!
Quanto vorrei che anche tu, figlia mia, avvicinandoti alle persone e facendo visite, fossi sempre la portatrice di Gesù, capace di farlo conoscere e desiderosa di farlo amare.
Dopo parecchi giorni di viaggio giunsi finalmente nella Giudea e premurosamente mi recai alla casa di Elisabetta. Essa mi venne incontro festante. Al saluto che le diedi, successero fenomeni meravigliosi. Il mio piccolo Gesù esultò nel mio seno e, fissando coi raggi della propria Divinità il piccolo Giovanni nel seno della madre sua, lo santificò, gli diede l'uso di ragione e gli fece conoscere che Egli era il Figlio di Dio. Giovanni allora sussulto così fortemente di amore e di gioia, che Elisabetta si sentì scossa; colpita anch'essa dalla Luce della Divinità del Figlio mio, conobbe che io ero diventata la Madre di Dio e, nell'enfasi del suo amore, tremebonda di gratitudine, esclamò: “Donde a me tanto onore, che la Madre del Signore mio venga a me?”
Io non negai l'altissimo mistero, anzi lo confermai umilmente. Inneggiando a Dio col canto del Magnificat, cantico sublime, per mezzo del quale continuamente la Chiesa mi onora, annunziai che il Signore aveva fatto grandi cose in me sua ancella e che, per questo, tutte le genti mi avrebbero chiamata beata.
Figlia mia, io mi sentivo struggere dal desiderio di dare uno sfogo alle fiamme d'amore che mi consumavano e di esternare il mio segreto ad Elisabetta, la quale anch'essa sospirava il Messia sulla terra. Il segreto è un bisogno del cuore che irresistibilmente si rivela alle persone capaci d'intendersi.
Figlia carissima, la Divina Volontà fa cose grandi ed inaudite ovunque Essa regna; se io operai tanti prodigi, fu perché Essa teneva il suo posto regio in me. Se anche tu lascerai regnare il Divin Volere nell'anima tua, diverrai tu pure la portatrice di Gesù alle creature, sentirai anche tu l'irresistibile bisogno di darlo a tutti!”
L’anima alla Mamma Celeste :
Mamma santa, visita l'anima mia e prepara in essa una degna abitazione alla Divina Volontà
3) La nascita di Gesù
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia mia cara, continua ad ascoltarmi. Come io lo ricevetti nelle mie braccia e Gli diedi il mio primo bacio, sentii il bisogno d'amore di dare del mio al mio Figlio Bambino e, porgendogli il mio seno, Gli diedi latte abbondante, latte formato dallo stesso Fiat Divino nella mia persona per alimentare il piccolo Re Gesù. Ma chi può dirti ciò che io provavo nel far ciò, e i mari di grazia, d'amore, di santità che mi dava il Figlio mio per contraccambiarmi? Quindi lo involsi in poveri ma nitidi pannicelli e lo adagiai nella mangiatoia. Questa era la sua Volontà ed io non potevo far a meno di eseguirla. Ma prima di fare ciò feci parte al caro San Giuseppe, dandolo nelle sue braccia; ed oh, come gioì, se lo strinse al cuore, ed il dolce Bambinello versò nell'anima sua torrenti di Grazia. Quindi insieme con San Giuseppe aggiustammo un po' di fieno nella mangiatoia e, distaccandolo dalle mie braccia materne, lo posi a giacere dentro di essa. E la Mamma tua, rapita dalla beltà dell'Infante Divino, se ne stava la maggior parte [del tempo] genuflessa innanzi a Lui; mettevo in moto tutti i miei mari d'amore, che il Voler Divino aveva formato in me, per amarlo, adorarlo e ringraziarlo.
Ed il Celeste Pargoletto, che faceva nella mangiatoia? Un atto continuato della Volontà del nostro Padre Celeste, che era anche sua, ed emettendo gemiti e sospiri, vagiva, piangeva e chiamava tutti, col dire nei suoi gemiti amorosi: “Venite tutti, figli miei; per amor vostro son nato al dolore, alle lacrime. Venite tutti a conoscere l'eccesso del mio amore! Datemi un ricetto nei vostri cuori”. E ci fu un via vai di pastori che vennero a visitarlo, ed a tutti dava il suo sguardo dolce ed il suo sorriso d'amore nelle sue stesse lacrime.
Ora, figlia mia, una parolina a te: tu devi sapere che tutta la mia gioia era tenere nel mio grembo il mio caro Figlio Gesù, ma il Voler Divino mi fece intendere che Lo mettessi nella mangiatoia a disposizione di tutti, affinché chiunque lo volesse, potesse vezzeggiarlo, baciarlo e prenderlo nelle proprie braccia come se fosse suo. Era il Piccolo Re di tutti; quindi tenevano il diritto di farsene un dolce pegno d'amore. Ed io, per compiere il Volere Supremo, mi privai delle mie gioie innocenti, ed incominciai con le opere e i sacrifici l'ufficio di Madre, di dare Gesù a tutti.
Figlia mia, la Divina Volontà è esigente e vuole tutto, anche il sacrificio delle cose più sante e, a seconda [del]le circostanze il grande sacrificio di privarsi dello stesso Gesù; ma questo [è] per distendere maggiormente il suo Regno e per moltiplicare la vita dello stesso Gesù, perché quando la creatura per amor suo si priva di Lui, è tale e tanto [il suo] eroismo ed il sacrificio, che tiene virtù di produrre una vita novella di Gesù, per poter formare un'altra abitazione a Gesù. Perciò, figlia cara, sii attenta, e sotto qualunque pretesto non negare mai nulla alla Divina Volontà."
L’anima:
Mamma mia, chiudi nel mio cuore il piccolo Gesù, affinché me lo trasformi tutto in Volontà di Dio.
4) La presentazione al Tempio
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al Tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno. Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio e noi, pronti, ubbidimmo. Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezza nel fare ciò che Lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua Forza divina, la sua Santità, la sua Potenza creatrice di moltiplicare quell'atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.
Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col Pargoletto Gesù. Tutta la Creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell'averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via. Giunti al Tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema e poi [Lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l'offerta all'Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti; il quale, mentre L'offriva, ispirato da Dio, riconobbe il Verbo Divino ed esultando d'immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino e, dopo l'offerta, si atteggiò a Profeta e predisse tutti i miei dolori. Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno Cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino! Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva. Ma quel che più mi trafisse il Cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni. Che pena! Che dolore! Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore. Invece mi diede vita per cominciare a formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà. Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo Profeta; anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta [e,] delle pene interne [passate] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola; ma con tutto ciò, in quell'atto sì solenne dell'offerta di mio Figlio, nell'udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell'anima mia.
Ora, ascolta la Mamma tua. Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce: “Fiat”, cioè: “Quello che vuoi tu [lo] voglio io”, e, con amore eroico, fa’ che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d'infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino. Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.”
L'anima alla Mamma Celeste:
Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene, che tu sai come mi affliggono. Deh, fammi da Mamma e versa nel mio cuore il balsamo dei tuoi dolori, affinché [io] abbia la tua stessa sorte di servirmi delle mie pene per corteggiare Gesù, tenerlo difeso e riparato da tutte le offese, e come mezzo sicuro per conquistare il Regno della Divina Volontà e farlo venire a regnare sulla terra.
5) Lo smarrimento ed il ritrovamento di Gesù nel tempio
La Regina del Cielo confida all’anima:
“Ti narrerò un episodio della mia vita il quale, benché abbia avuto esito consolante, tuttavia mi riuscì dolorosissimo. Immagina che, se il Voler Divino non mi avesse dato sorsi continui e nuovi di fortezza e di grazia, io sarei morta di puro spasimo.
Noi continuavamo a trascorrere la vita nella quieta casetta di Nazareth ed il mio caro Figlio cresceva in Grazia ed in Sapienza. Egli era attraente per la dolcezza e per la soavità della sua voce, per il dolce incanto dei suoi occhi, per l'amabilità di tutta la sua Persona. Sì, il Figlio mio era davvero bello, sommamente bello!
Egli da breve tempo aveva raggiunto l'età di dodici anni, quando si andò secondo l'usanza a Gerusalemme, per solennizzare la Pasqua. Ci mettemmo in cammino, Lui, San Giuseppe ed io. Spesso, spesso, mentre proseguivamo devoti e raccolti, il mio Gesù rompeva il silenzio e ci parlava or del suo Padre Celeste ed or dell'amore immenso che in cuor suo nutriva per le anime.
A Gerusalemme, ci recammo difilato al Tempio, e, giuntivi, ci prostrammo con la faccia a terra, adorammo profondamente Dio e pregammo a lungo. La nostra orazione era talmente fervida e raccolta, che apriva i Cieli, attirava e legava il Celeste Padre e quindi accelerava la riconciliazione tra Lui e gli uomini.
Ora, figlia mia, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo vi sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma la preghiera che essi rivolgono a Dio si ferma sul loro labbro, perché il cuore e la mente loro fuggono lontani da Lui! Quanti si recano in chiesa per pura abitudine o per passare inutilmente il tempo! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio! Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio!
Soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura di vivere nel Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione.
Dopo di aver compiuto il nostro dovere nel Tempio e di aver celebrata la Pasqua, ci disponemmo a far ritorno a Nazareth.
Nella confusione della folla ci sperdemmo; Io restai con le donne e Giuseppe si unì agli uomini.
Guardai intorno per assicurarmi se il mio caro Gesù fosse venuto con me; però, non avendolo visto, pensai che Egli fosse rimasto col padre suo Giuseppe. Quale non fu invece lo stupore e l'affanno che provai allorquando, giunti al punto in cui ci dovevamo riunire, non Lo vidi al suo fianco! Ignari di quanto era successo, provammo tale spavento e tale dolore, che restammo muti ambedue. Affranti dal dolore, ritornammo frettolosamente indietro, domandando con ansia a quanti incontravamo: “Deh, diteci se avete visto Gesù, il Figlio nostro, ché non possiamo più vivere senza di Lui!”
Però, malgrado tutte le nostre ricerche, nessuno ci seppe dir nulla. Il dolore che io provavo rincrudiva in modo tale, da farmi piangere amaramente e da aprire ad ogni istante nell'anima mia squarci profondi, i quali mi procuravano veri spasimi di morte.
Figlia cara, se Gesù era mio Figlio, Egli era anche il mio Dio; perciò il mio dolore fu tutto in ordine divino, vale a dire, così potente ed immenso da superare tutti gli altri possibili strazi riuniti insieme.
Se il Fiat che io possedevo non mi avesse sostenuta continuamente con la sua forza divina, Io sarei morta di sgomento.
Vedendo che nessuno ci sapeva dar notizie, ansiosa interrogavo gli Angeli che mi circondavano: “Ma ditemi, dov'è il mio diletto Gesù? Dove devo dirigere i miei passi per poterlo rintracciare? Ah, ditegli che non ne posso più, portatemelo sulle vostre ali fra le mie braccia! Deh, Angeli miei, abbiate pietà delle mie lacrime, soccorretemi, portatemi Gesù!”
Intanto, riuscita vana ogni ricerca, ritornammo a Gerusalemme. Dopo tre giorni di amarissimi sospiri, di lacrime, di ansie e di timori entrammo nel Tempio; io ero tutt'occhi e scrutavo ovunque. Quand'ecco, finalmente, come sopraffatta dal giubilo, scorsi mio Figlio che stava in mezzo ai dottori della legge! Egli parlava con tale Sapienza e maestà, da far rimanere rapiti e sorpresi quanti l'ascoltavano.
Al solo vederlo mi sentii ritornare la vita e subito compresi l'occulta ragione del suo smarrimento.
Ed ora una parolina a te, figlia carissima. In questo mistero mio Figlio volle dare a me e a te un insegnamento sublime. Potresti forse supporre che Egli ignorasse ciò che io soffrivo?
Tutt'altro, perché le mie lacrime, le mie ricerche, il mio crudo ed intenso dolore si ripercotevano nel suo Cuore. Eppure, durante quelle ore così penose, Egli sacrificava alla sua Divina Volontà la sua propria Mamma, colei che Egli tanto ama, per dimostrarmi come anch'io un giorno dovessi sacrificare la sua stessa vita al Voler Supremo.
In questa indicibile pena non ti dimenticai, mia diletta. Pensando che essa ti sarebbe servita di esempio, la tenni a tua disposizione, affinché anche tu potessi avere, al momento opportuno, la forza di sacrificare ogni cosa alla Divina Volontà. Non appena Gesù ebbe finito di parlare, ci avvicinammo riverenti a Lui e Gli rivolgemmo dolce rimprovero: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” E Lui, con dignità divina, ci rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che Io sono venuto al mondo per glorificare il Padre mio?” Avendo compreso l'alto significato di una tale risposta ed avendo adorato in esso il Volere Divino, facemmo ritorno a Nazareth.
Figlia del mio materno Cuore, ascolta. Quando smarrii il mio Gesù, il dolore che provai fu quanto mai intenso; eppure a questo se ne aggiunse ancora un secondo, quello cioè del tuo stesso smarrimento.
Infatti, prevedendo che tu ti saresti allontanata dalla Volontà Divina, io mi sentii ad un tempo privare del Figlio e della figlia e perciò la mia maternità subì un duplice colpo.
Figlia mia, quando sarai in procinto di compiere la tua volontà anziché quella di Dio, rifletti che abbandonando il Fiat Divino stai per smarrire Gesù e me e per precipitare nel regno delle miserie e dei vizi.
Mantieni quindi la parola che mi desti di rimanere indissolubilmente unita a me ed io ti concederò la grazia di non lasciarti mai più dominare dal tuo volere, ma esclusivamente da Quello Divino.”
L’anima alla Mamma Celeste
Mamma santa, fa’ che io smarrisca per sempre la mia volontà, per vivere solo nel Divin Volere.
lunedì 13 gennaio 2014
Santo Rosario - I misteri luminosi con meditazioni di San Pio da Pietrelcina
1° mistero della luce
Il Battesimo di Gesù
Il cristiano nel battesimo risorge in Gesù,viene sollevato ad una vita soprannaturale, acquista la bella speranza di sedere glorioso sopra il trono celeste. Quale dignità!
La sua vocazione richiede di aspirare di continuo alla patria dei beati, di considerarsi qual pellegrino nella terra di esilio; la vocazione di cristiano, dico, richiede di non legare il cuore alle cose di questo basso mondo; tutta la cura, tutto lo studio del buon cristiano, che vive secondo la sua vocazione, è rivolto nel procacciarsi i beni eterni.
2° mistero della luce
Le nozze di Cana
E se la nostra miseria ci atterrisce, se la nostra ingratitudine verso Dio ci terrorizza, se la memoria delle nostre colpe ci arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, di cui abbiamo provocato lo sdegno verso di noi, ricorriamo allora alla Madre nostra Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi, perché ci è Madre. Ascendiamo, ascendiamo in sua compagnia sino al trono di Dio, e facciamo valere presso di lui la di lei maternità. Insistiamo nei momenti di suprema lotta perché salvi il figlio ingrato della sua ancella, di colei che nel solenne momento di divenire Madre del Dio si disse del Signore ancella: Ecco l'ancella del Signore.
3° mistero della luce
L'annuncio del regno di Dio
Dio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a lui? Perfino gli stessi peccati, da cui Iddio per sua bontà ci tiene lontani, dalla sua Divina Provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Se il santo re Davide, mai non avesse peccato, mai non avrebbe acquistato un'umiltà così profonda; né la Maddalena avrebbe tanto ardentemente amato Gesù, se egli non le avesse perdonato tanti peccati e non avrebbe Gesù potuto a lei perdonarli, se ella non li avesse commessi. Considera, mio carissimo figliuolo, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre anime in favori, e con la vipera delle nostre iniquità produce la medicina per le anime nostre.
4° mistero della luce
La Trasfigurazione
Ricordati e imprimiti bene nella mente che il Calvario è il monte dei santi; ma ricordati ancora che dopo esser salito sul Calvario, avervi piantato la croce ed esservi spirato, si ascenderà immediatamente a un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme Celeste.
Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna. Riposa tranquillo o almeno rassegnato, ma sempre sicuro, nella parola dell'autorità. A essa affidati, e non temere l'imperversare delle tempeste poiché la navicella del tuo spirito non verrà mai sommersa. I cieli e la terra si cambieranno, ma la parola di Dio, che ci assicura che chi ubbidisce canterà vittoria, non si cambierà, rimarrà sempre scritta a caratteri indelebili sul libro della vita: "Io sussisterò sempre".
5° mistero della luce
L'Eucarestia
Gesù si sedette a mensa con i Dodici e chiese che gli portassero del pane genuino, senza lievito, che pose su un piatto, e vino puro con il quale riempì il calice della quantità necessaria...Proferì le parole della consacrazione sopra al pane, lasciando mutato nel suo vero corpo, e sopra il calice del vino, convertendolo nel suo vero sangue. Egli, dopo aver innalzato il Santissimo Sacramento, lo spezzò con le sue sacre mani comunicando innanzitutto se stesso, come primo e sommo sacerdote, manifestando due cose: la riverenza con cui si doveva ricevere il suo sacratissimo corpo e il dolore che sentiva per la temeraria e l'audacia con cui molti uomini avrebbero ardito accostarsi a questo altissimo sacramento per riceverlo o toccarlo. Subito dopo lo diede agli apostoli ed ordinò che lo distribuissero fra loro e lo mangiassero. Con questo comando conferì loro la dignità sacerdotale. La Santissima Eucarestia è il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e con l'impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a Colui che vogliamo alloggiare. Quando sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi e saremo indubbiamente rinvigoriti . Il divino Agnello raccoglierà il nostro spirito,il suo sole lo riscalderà e lo stempererà soavemente con il suo profumo. Nel corso del giorno, quando non ti è permesso altro, vola con lo spirito dinanzi al tabernacolo e là sfoga le ardenti brame e parla e prega ed abbraccia il Diletto delle anime, meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente.
Il Battesimo di Gesù
Il cristiano nel battesimo risorge in Gesù,viene sollevato ad una vita soprannaturale, acquista la bella speranza di sedere glorioso sopra il trono celeste. Quale dignità!
La sua vocazione richiede di aspirare di continuo alla patria dei beati, di considerarsi qual pellegrino nella terra di esilio; la vocazione di cristiano, dico, richiede di non legare il cuore alle cose di questo basso mondo; tutta la cura, tutto lo studio del buon cristiano, che vive secondo la sua vocazione, è rivolto nel procacciarsi i beni eterni.
2° mistero della luce
Le nozze di Cana
E se la nostra miseria ci atterrisce, se la nostra ingratitudine verso Dio ci terrorizza, se la memoria delle nostre colpe ci arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, di cui abbiamo provocato lo sdegno verso di noi, ricorriamo allora alla Madre nostra Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi, perché ci è Madre. Ascendiamo, ascendiamo in sua compagnia sino al trono di Dio, e facciamo valere presso di lui la di lei maternità. Insistiamo nei momenti di suprema lotta perché salvi il figlio ingrato della sua ancella, di colei che nel solenne momento di divenire Madre del Dio si disse del Signore ancella: Ecco l'ancella del Signore.
3° mistero della luce
L'annuncio del regno di Dio
Dio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a lui? Perfino gli stessi peccati, da cui Iddio per sua bontà ci tiene lontani, dalla sua Divina Provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Se il santo re Davide, mai non avesse peccato, mai non avrebbe acquistato un'umiltà così profonda; né la Maddalena avrebbe tanto ardentemente amato Gesù, se egli non le avesse perdonato tanti peccati e non avrebbe Gesù potuto a lei perdonarli, se ella non li avesse commessi. Considera, mio carissimo figliuolo, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre anime in favori, e con la vipera delle nostre iniquità produce la medicina per le anime nostre.
4° mistero della luce
La Trasfigurazione
Ricordati e imprimiti bene nella mente che il Calvario è il monte dei santi; ma ricordati ancora che dopo esser salito sul Calvario, avervi piantato la croce ed esservi spirato, si ascenderà immediatamente a un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme Celeste.
Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna. Riposa tranquillo o almeno rassegnato, ma sempre sicuro, nella parola dell'autorità. A essa affidati, e non temere l'imperversare delle tempeste poiché la navicella del tuo spirito non verrà mai sommersa. I cieli e la terra si cambieranno, ma la parola di Dio, che ci assicura che chi ubbidisce canterà vittoria, non si cambierà, rimarrà sempre scritta a caratteri indelebili sul libro della vita: "Io sussisterò sempre".
5° mistero della luce
L'Eucarestia
Gesù si sedette a mensa con i Dodici e chiese che gli portassero del pane genuino, senza lievito, che pose su un piatto, e vino puro con il quale riempì il calice della quantità necessaria...Proferì le parole della consacrazione sopra al pane, lasciando mutato nel suo vero corpo, e sopra il calice del vino, convertendolo nel suo vero sangue. Egli, dopo aver innalzato il Santissimo Sacramento, lo spezzò con le sue sacre mani comunicando innanzitutto se stesso, come primo e sommo sacerdote, manifestando due cose: la riverenza con cui si doveva ricevere il suo sacratissimo corpo e il dolore che sentiva per la temeraria e l'audacia con cui molti uomini avrebbero ardito accostarsi a questo altissimo sacramento per riceverlo o toccarlo. Subito dopo lo diede agli apostoli ed ordinò che lo distribuissero fra loro e lo mangiassero. Con questo comando conferì loro la dignità sacerdotale. La Santissima Eucarestia è il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e con l'impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a Colui che vogliamo alloggiare. Quando sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi e saremo indubbiamente rinvigoriti . Il divino Agnello raccoglierà il nostro spirito,il suo sole lo riscalderà e lo stempererà soavemente con il suo profumo. Nel corso del giorno, quando non ti è permesso altro, vola con lo spirito dinanzi al tabernacolo e là sfoga le ardenti brame e parla e prega ed abbraccia il Diletto delle anime, meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente.
giovedì 2 gennaio 2014
Rosario meditato con Santa Teresa di Gesù Bambino (di Lisieux)
MISTERI GAUDIOSI
PRIMO MISTERO
L'annuncio a Maria [dal Vangelo secondo Luca 1 26-38]
Quando Elisabetta fu al sesto mese Dio mandò l'angelo Gabriele a Nazareth, un villaggio della Galilea.
L'angelo andò da una vergine che era fidanzata con un uomo chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. L'angelo entrò in casa e le disse: "Ti saluto, Maria! Piena di grazia, il Signore è con te".
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto. Ma l'angelo le disse: "Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?".
L'angelo rispose: "Lo Spirito Santo verrà su di te e l'Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bambino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto". Poi l'angelo la lasciò.
"Quando un angelo del cielo ti offre d'essere la Madre di un Dio che deve regnare per tutta l'eternità, Maria io ti vedo preferire, sorprendente mistero, l'ineffabile tesoro della tua verginità. Io comprendo, Vergine Immacolata, che la tua anima sia più cara al Signore della sua divina dimora... e che la tua anima, Umile e Dolce Valle, può contenere il mio Gesù, l'Oceano dell Amore! (Poesia 54 in prosa).
Maria ti amo, quando ti dici la piccola serva di Dio che rapisci per la tua umiltà! Questa virtù nascosta ti rende onnipotente e attira la Santa Trinità nel tuo cuore. E così lo Spirito d’Amore, coprendoti con la sua ombra, incarna in te il Figlio uguale al Padre!... Egli avrà un grande numero di fratelli peccatori; se lo si dovrà chiamare. Gesù tuo primogenito" (Poesia 54 in prosa).
"Tu t'inganni, se credi che la piccola Teresa cammini sempre con ardore sulla strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa esperienza. Ma Gesù si compiace d'insegnarle, come a San Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità: questa è una grande grazia e io prego Gesù di insegnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l'unico Diletto!... " (Lettera 109).
“Madre amata, malgrado la mia piccolezza, anch'io come te possiedo in me l'Onnipotente e non tremo vedendo la mia povertà: infatti l'eredità di una madre appartiene al figlio... Ed io sono tua figlia, Madre! Le tue virtù, il tuo amore, non sono forse miei? Così, quando nel mio cuore discende l'Ostia bianca, Gesù, il tuo dolce Agnello, crede di riposare in Te!” (Poesia 54 in prosa).
“Ricordati Gesù della gloria del Padre, ricordati dei suoi divini splendori che lasciasti per esiliarti qui in terra e riscattare tutti i poveri peccatori... Gesù, abbassandoti verso la Vergine Maria, tu veli la tua grandezza e la tua gloria infinita. Di quel materno grembo che fu il tuo secondo cielo! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un'anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita" (Manoscritto B 5v).
Pater, 10 Ave, Gloria
SECONDO MISTERO
La visita di Maria ad Elisabetta [dal Vangelo secondo Luca 1 39-56]
In quei giorni Maria si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio che si trovava nella parte montagnosa della Giudea. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colma di Spirito santo e a gran voce esclamò: "Dio ti ha benedetta più di tutte le altre donne, e benedetto è il bambino che avrai! Che grande cosa per me! Perché mai la madre del mio Signore viene a farmi visita? Appena ho sentito il tuo saluto, il bambino si è mosso in me per la gioia. Beata te che hai avuto fiducia nel Signore e hai creduto che egli può compiere ciò che ti ha annunziato".
Allora Maria disse: "Grande è il Signore: lo voglio lodare. Dio è mio salvatore: sono piena di gioia. Ha guardato a me, alla sua povera serva: tutti, d'ora in poi, mi diranno beata. Dio è potente: ha fatto in me grandi cose, santo è il suo nome. La sua misericordia resta per sempre con tutti quelli che lo servono. Ha dato prova della sua potenza, ha distrutto i superbi e i loro progetti. Ha rovesciato dal trono i potenti, ha rialzato da terra gli oppressi. Ha colmato i poveri di beni, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Fedele nella sua misericordia, ha risollevato il suo popolo, Israele. Così aveva promesso ai nostri padri: ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre".
Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi. Poi ritornò a casa sua.
“Tu mi fai comprendere che non è impossibile seguire i tuoi passi Regina degli eletti. La stretta via del Cielo, tu l'hai resa percorribile mettendo in pratica ogni giorno le virtù più umili. Accanto a Te, Maria, anch'io amo restare piccola: vedo la vanità delle grandezze umane. Nella casa di Elisabetta, che riceve la tua visita, imparo a esercitare una ardente carità” (Poesia 54 in prosa).
"Una parola, un sorriso amabile, spesso bastano per far distendere una persona triste... Voglio essere amabile con tutti per rallegrare Gesù... Che banchetto potrebbe imbandire una carmelitana alle sue sorelle se non un banchetto spirituale composto da una carità amabile e gioiosa?" (Manoscritto C).
"Vivere d’Amore è navigare seminando sempre la gioia e la pace nei cuori. Mossa dalla Carità, ti vedo nelle anime delle mie sorelle. La Carità, ecco la mia sola stella: sulla giusta rotta navigo alla sua luce. Sulla vela ho scritto il mio motto: Vivere d'Amore!" (Poesia 17).
“Ho compreso che la carità non deve rimanere chiusa in fondo al cuore. Nessuno - ha detto Gesù - accende una lampada per metterla sotto il tavolo, ma la si mette sopra il candeliere perché illumini tutti coloro che stanno nella casa.
Mi sembra che questa lampada rappresenti la carità che deve illuminare, rallegrare non solo quelli mi sono i più cari, ma anche tutti coloro che stanno nella casa senza alcuna eccezione” (Mattoscritto c).
"Quando Giuseppe il Giusto, ignora il prodigio, che tu vorresti nascondergli per la tua umiltà, in lacrime lo lasci accanto a te, Tabernacolo che vela la divina Bellezza del Salvatore... O quanto amo, Maria, questo tuo eloquente silenzio; per me è un concerto melodioso e dolce che mi mostra la grandezza e l'onnipotenza di chi soltanto attende il suo aiuto dal cielo... " (Poesia 54 in prosa).
"Là in quella casa ascolto rapita, dolce Regina degli Angeli, il sacro cantico che ti sgorgò dal cuore. Tu m'insegni a cantare le lodi divine e a gloriarmi in Gesù mio Salvatore. Le tue parole d'amore sono come mistiche rose che devono profumare i secoli futuri. In Te l'Onnipotente ha fatto grandi cose e io voglio meditarle per poterlo benedire" (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
La nascita di Gesù [dal Vangelo secondo Luca 2 1-12]
In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
Anche Giuseppe partì da Nazareth, in Galilea e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Andò là perché era un discendente diretto del re Davide e Maria sua sposa, che era incinta, andò con lui.
Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.
In quella stessa regione c'erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura. L'angelo disse: “Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una magiatoia”.
“Più tardi, a Betlemme, o Giuseppe e Maria, vi vedo respinti da tutti gli abitanti. Nessuno vuole accogliere nella sua locanda dei poveri stranieri, il posto è per i grandi... Il posto è per i grandi... così è in una stalla che la Regina dei Cieli deve partorire Dio. Madre, come sei amabile, quanto ti trovo grande in un così misero luogo” (Poesia 54 in prosa).
"Quando vedo l'Eterno avvolto in fasce e sento il debole grido del Verbo Divino, Madre, non invidio più gli Angeli perché il loro potente Signore è mio Fratello amato!... Come t'amo, Maria, che sulla nostra terra hai fatto germogliare il tuo Divino Fiore!... E t'amo ancora, quando ascolti i pastori e i mogi, vedere con quanta cura conservi tutte le cose nel tuo cuore!..." (Poesia 54 in prosa).
“Ricordati Gesù del giorno della tua natività, quando scendendo dal Cielo, gli Angeli hanno cantato. “Al nostro Dio gloria, onore e potestà... E pace ai cuori di buona volontà”. Da mille novecento anni, Signore, tu mantieni la promessa e ai figli tuoi appartiene la ricchezza della pace. Per gustare sempre la tua pace ineffabile io vengo da te. Io vengo da te, nascondimi nelle tue fasce, nella tua culla voglio restare per sempre. Là, con gli Angeli, potrò cantando dirti: Ricordati le gioie dei tuoi primi giorni Gesù! Rammentati dei pastori e dei magi che gioiosi t'offrirono i loro cuori e i loro omaggi. E del corteo innocente che il suo sangue ti donò ricordati” (Poesia 24 in prosa).
“Ho dipinto (su di una immaginetta) il divino Bambino in modo da mostrare come si comporta nei miei confronti... In effetti egli dorme quasi sempre... Il Gesù della povera Teresa non l'accarezza così come Egli accarezzava la sua Santa Madre. Ciò è molto naturale, poiché la figlia è così indegna della Madre!... Tuttavia gli occhietti chiusi di Gesù parlano molto alla mia anima e, poiché Egli non mi accarezza, mi sforzo io di fargli piacere...” (Lettera 160).
“Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!... Io l'amo!... Infatti egli non è che amore e misericordia! (Lettera 266).
Il mio cielo è sentire in me la somiglianza con Dio che mi ha creato con il suo potente soffio divino. Il mio Cielo è mantenermi sempre alla sua presenza. Chiamarlo Padre ed essere sua figlia. Tra le sue divine braccia non temo la tempesta. Questo totale abbandono è la mia sola legge! Assopirmi sul suo cuore, accanto al suo Volto, ecco il mio Cielo” (Paese 32 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
La presentazione di Gesù al tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 25-35]
Viveva allora a Gerusalemme un uomo chiamato Simeone. Un uomo retto e pieno di fede in Dio, che aspettava con fiducia la liberazione d'Israele. Lo Spirito Santo era con lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto prima di aver veduto il Messia mandato dal Signore.
Mosso dallo Spirito Santo, Simeone andò nel tempio dove s'incontrò con i genitori di Gesù, proprio mentre essi stavano portandovi il loro bambino per compiere quello che ordinava la legge del Signore.
Simeone allora prese il bambino tra le braccia e ringraziò Dio così: "Ormai, Signore, puoi lasciare che il tuo servo se ne vada in pace: la tua promessa si è compiuta. Con i miei occhi ho visto il Salvatore: Tu l'hai messo davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le nazioni e gloria del tuo popolo, Israele".
Il padre e la madre di Gesù rimasero stupiti per le cose che Simeone aveva detto del bambino. Simeone poi li benedisse e parlò a Maria, la madre di Gesù: "Dio ha deciso che questo bambino sarà occasione di rovina o di risurrezione per molti in Israele. Sarà un segno di Dio, ma molti lo rifiuteranno: così egli metterà in chiaro le intenzioni nascoste nel cuore di molti. Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come colpisce una spada".
"Amo vederti confusa tra tutte le altre donne che dirigono verso il santo tempio i loro passi. T'amo, Maria, quando presenti il Salvatore delle nostre anime al beato Vegliardo che lo stringe tra le sue braccia. Dapprima ascolto sorridente il suo canto, ma presto la sua voce mi fa piangere. Lo sguardo profetico di Simeone scrutando l'avvenire ti mostra una spada di dolori" (Poesia 54 in prosa).
"O Regina dei Martiri, fino a sera della vita la spada dolorosa trapasserà il tuo cuore. Devi già abbandonare la terra della tua patria per sfuggire al furore geloso di un re. Mentre tra le pieghe del tuo velo, Gesù in pace dorme, Giuseppe viene a chiederti di partire sull'istante, la tua obbedienza si manifesta pronta e senza alcun ritardo parti e senza ragionare" (Poesia 54 in prosa).
“Il merito non consiste nel fare né nel donare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell'amare molto! È detto che è molto più dolce dare che ricevere, ed è vero. Ma allora, quando Gesù vuol prendere per Sé la dolcezza di donare, non sarebbe simpatico rifiutare. Lasciamogli prendere e dare tutto quel che vorrà: la perfezione consiste nel fare la sua volontà e l'anima che si abbandona interamente a Lui è chiamata da Gesù stesso sua madre, sua sorella e tutta la sua famiglia... come è facile piacere a Gesù, conquistare il suo cuore! Non c'è che da amarlo senza guardare a se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti... " (Lettera 142).
"Gesù lo so, l'amore si paga soltanto con l'amore... Ma sono una figlia della Chiesa... e ciò che chiede il cuore d'un bambino piccolo è l'amore... ma come glielo testimonierà il suo amore, dal momento che l'Amore si prova con le opere? Ebbene il piccolo bambino getterà dei fiori, impregnerà con i suoi profumi il trono regale, canterà con la sua voce argentina il cantico dell Amore..." (Manoscritto B 4r).
"Sono solo una bambina, impotente e debole, eppure la mia stessa debolezza mi dà l'audacia di offrirmi come vittima al tuo Amore, Gesù! Un tempo... per soddisfare la Giustizia Divina occorrevano vittime perfette, ma alla legge del timore è succeduta la legge dell'Amore; e l'Amore ha scelto per olocausto me, debole e imperfetta creatura!... Questa scelta non è forse degna dell’Amore?... Sì, perché l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente..." (Manoscritto B 3v).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
Il ritrovamento di Gesù nel tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 41-52]
I genitori di Gesù ogni anno andavano in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni lo portarono per la prima volta con loro secondo l'usanza. Finita la festa ripresero il viaggio di ritorno con gli altri. Ma Gesù rimase in Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credevano che anche lui fosse in viaggio con la comitiva. Dopo un giorno di cammino, si misero a cercarlo tra i parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a cercarlo a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio: era là, seduto in mezzo ai maestri della legge: li ascoltava e discuteva con loro. Tutti quelli che lo udivano erano meravigliati per l'intelligenza che dimostrava con le sue risposte. Anche i suoi genitori, appena lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: 'Figlio mio, perché ti sei comportato così con noi? Vedi, tuo padre ed io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto preoccupati per causa tua'. Egli rispose loro: "Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?". Ma essi non capirono il significato di quelle parole.
Gesù poi ritornò a Nazareth con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti.
Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini.
“Nella terra d'Egitto, mi sembra, Maria, che nella povertà il tuo cuore resta gioioso. Gesù non è forse Lui la più bella Patria? Che t'importa l'esilio, se tu possiedi i Cieli?... Ma a Gerusalemme un dolore vasto come un oceano sta per inondarti il cuore: Gesù per ben tre giorni si nasconde al tuo amore! Questo sì che è un esilio in tutto il suo rigore!...” Poesia 54 in prosa).
“Finalmente lo ritrovi e la gioia ti trasporta e dici al bel Fanciullo che incanta i dottori: "Figlio perché agisci così? Guarda, tuo padre ed io, ti cerchiamo in pianto". E il Dio Bambino risponde (mistero profondo) alla sua cara Madre che tende le braccia verso di Lui: “Perché voi mi cercate?... Occorre che io mi dedichi all'opera del Padre, o non lo sapevate?" (Poesia 54 in prosa).
“Il Re della patria del sole splendente è venuto a vivere trentatrè anni nel paese delle tenebre. Le tenebre non hanno affatto capito che questo Re Divino era la luce del mondo!... Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono per i suoi fratelli. Ella accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole affatto alzarsi prima del giorno che hai stabilito da questa tavola piena di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori” (Manoscritto C 5 6).
“Poiché il Re dei Cieli volle che la sua Madre fosse immersa nella notte, nell'angoscia del cuore, Maria, soffre sulla terra è forse dunque un bene? Sì soffre amando, è la più pura felicità!... Tutto quello che Gesù mi ha dato, lo può riprendere. Digli che mai con me deve farsi scrupolo... Può ben nascondersi, ed acconsento attenderlo fino al giorno senza tramonto quando la fede si spegnerà...” (Poesia 54 in prosa).
“Mio Benamato, il tuo esempio m'invita ad abbassarmi, a disprezzare l'onore. Per incantarti, voglio restare piccola e col dimenticarmi affascinerò il tuo Cuore. La mia pace sta nella solitudine, non domando niente di più... Piacerti è l'unico mio progetto, la mia beatitudine sei tu, Gesù” (Poesia 31 in prosa).
"Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime trovano perché è nascosto e il mondo ama ciò che brilla. Se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili senza dubbio non ce ne sarebbe una sola che l'avrebbe rifiutato; ma Egli non vuole che lo amiamo per i suoi doni, è Lui stesso che deve essere la nostra ricompensa. Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stessi: la nostra vita deve essere un mistero, occorre che assomigliamo a Gesù, quel Gesù il cui volto era nascosto... " (Lettera 145).
Pater, 10 Ave, Gloria
MISTERI DOLOROSI
PRIMO MISTERO
L'agonia di Gesù nell'orto [dal Vangelo secondo Matteo 26 36-46]
Gesù arrivò con i discepoli in un podere chiamato Getzemani e disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Si fece accompagnare da Pietro e dai due figli di Zebedeo. Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime, Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Diceva: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice di dolore! Però non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu”.
Poi tornò indietro verso i discepoli, ma li trovò che dormivano. Allora disse a Pietro: "Così non avete potuto vegliare con me nemmeno un'ora? State svegli e pregate per resistere nel momento della prova; perché la volontà è pronta ma la debolezza è grande!".
Per la seconda volta andò a pregare e disse: “Padre mio, se proprio devo bere da questo calice di dolore, sia fatta la tua volontà”. Poi tornò dai discepoli e li trovò ancora che dormivano: non riuscivano a tenere gli occhi aperti. Per la terza volta Gesù si allontanò e andò a pregare ripetendo le stesse parole. Poi tornò verso i discepoli e disse: "Ma come, voi ancora dormite e riposate? Ecco, il momento è ormai vicino. Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici. Alzatevi, andiamo! Sta arrivando quello che mi tradisce".
“Lo zio non mi diede il permesso di partire - per entrare al Carmelo - al contrario, mi proibì di parlargli della mia vocazione... Prima di far risplendere nella mia anima un raggio di speranza, Dio volle inviarmi un martirio ben doloroso che durò tre giorni. Mai come in questa prova ho compreso il dolore della Vergine Maria e di San Giuseppe quando cercavano Gesù Bambino. Mi trovavo in un trisie deserto. Era la notte! La notte profonda dell'anima... come Gesù nel giardino dell’agonia mi sentivo sola, non trovavo consolazione né sulla terra né in Cielo. Dio sembrava avermi abbandonata!!!” (Manoscritto A).
"Il mio desiderio di sofferenza è colmato, tuttavia l'attrattiva verso il dolore non diminuiva, così la mia anima condivise ben presto le sofferenze del mio cuore. L'aridità era il mio pane quotidiano, privata di ogni consolazione ero tuttavia la più felice delle creature, poiché i miei desideri erano soddisfatti ".
"Nostro Signore non ci chiede mai sacrifici al di sopra delle nostre forze. Talvolta, è vero il divino Salvatore ci fa sentire tutta l'amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando ci chiede il sacrificio di tutto quello che vi è di più caro in questo mondo, è impossibile a meno di una grazia del tutto particolare, non gridare come lui nel giardino dell'agonia: Padre mio che si allontani da me questo calice!... Tuttavia sia fatta la tua Volontà e non la mia. È molto consolante pensare che Gesù il Dio Forte, ha conosciuto le nostre debolezze, ha tremato alla vista del calice amaro, quel calice che, un tempo, aveva così ardentemente desiderato bere" (Lettera 213 ).
“Non pensare che sia possibile amare senza soffrire, senza soffre molto... Soffriamo con amarezza, senza coraggio! Gesù ha sofferto con tristezza. Senza tristezza, forse che l'anima soffrirebbe?! E noi vorremmo soffrire generosamente, nobilmente!... Che illusione! Non vorremmo cadere mai!” (Lettera 89).
"Gesù ci presenta un calice amaro, tanto quanto la nostra debole natura può sopportare... non ritiriamo le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù" (Lettera 87).
"Desideravo soffrire, e sono esaudita. Ho sofferto molto da parecchi giorni. Una mattina, durante il ringraziamento dopo la Comunione, ho provato come le angosce della morte... e con ciò nessuna consolazione".
"Non avrei mai creduto possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarlo se non con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime" (Ultimo Colloqui).
Pater, 10 Ave, Gloria
SECONDO MISTERO
Gesù viene flagellato [dal Vangelo secondo Matteo 27,15-15. 20.26]
Ogni anno, per la Festa di Pasqua, il Governatore aveva l'abitudine di lasciare libero uno dei carcerati, quello che il popolo voleva. A quel tempo era in prigione un certo Barabba, un carcerato famoso. Così, quando si fu riunita una certa folla, Pilato domandò: "Chi volete che sia lasciato libero: Barabba, oppure Gesù detto Cristo?". Perché sapeva bene che l'avevano portato da lui solo per odio.
Intanto i capi dei sacerdoti e le altre autorità riuscirono a convincere la folla che era meglio chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù. Il governatore domandò ancora: "Chi dei due volete lasci libero"? La folla rispose: "Barabba!".
Pilato continuò: "Che farò dunque di Gesù detto Cristo?".
Tutti risposero: "In croce!".
Pilato replicò: "Che cosa ha fatto di male?". Ma quelli gridarono ancora più forte: "In croce! In croce!".
Quando vide che non poteva far niente e che anzi la gente si agitava sempre di più Pilato fece portare un po' d'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: "Io non sono responsabile della morte di quest'uomo! Sono affari vostri!".
Tutto la gente rispose: "Il suo sangue ricada su di noi e sui i nostri figli".
Allora Pilato lasciò libero Barabba. Fece flagellare Gesù, poi lo consegnò ai soldati per farlo crocifiggere.
Gesù "vuole che le gioie le più belle si cambino in sofferenze, perché non avendo, per così dire, nemmeno il tempo di respirare a nostro piacimento, il nostro cuore si rivolga verso lui che solo è il nostro sole e la nostra gioia" (Lettera 149).
"Come te, Gesù vorrei essere flagellata e crocifissa... Vorrei morire scuoiata come San Bartolomeo... Come San Giovanni, vorrei essere immersa nell'olio bollente, vorrei subire tutti i supplizi inflitti ai martiri... come Giovanna d'Arco, mia sorella, vorrei sul rogo mormorare il tuo nome, Gesù... " (Manoscritto B).
“I miei desideri di martirio non sono nulla; non sono quei desideri che mi danno la fiducia illimitata che sento nel cuore. A dire il vero, sono ricchezze spirituali che rendono ingiusti quando ci si riposa in esse con compiacenza e si crede che siano qualcosa di grande... Questi desideri sono una consolazione, che Gesù talvolta accorda alle anime deboli come la mia (e queste anime sono numerose); ma quando non dona questa consolazione, si tratta di una grazia di elezione. Ricordi queste parole del Padre Pichon: I martiri hanno sofferto con gioia, e il Re dei martiri ha sofferto con tristezza. Sì, Gesù ha detto. Padre mio, allontana da me questo calice" (Lettera 197).
“Per essere la sposa di Gesù, occorre assomigliare a Gesù. Gesù è tutto sanguinante... Gesù brucia d'amore per noi... Guarda il suo volto adorabile! Guarda i suoi occhi spenti ed abbassati! Guardale quelle piaghe!... Fissa Gesù in volto... Là, tu vedrai come ci ama” (Lettera 87).
"Quando soffro molto, quando mi accadono delle cose penose, spiacevoli, invece di assumere un'aria triste, le affronto con un sorriso. All'inizio non mi riusciva sempre, ma ora è un'abitudine che sono felice di avere acquisita" (P.O. 15 febbraio 1911).
"Dio si è degnato di far passare l'anima mia attraverso molti generi di prove, ho molto sofferto da quando sono sulla terra, ma se nella mia infanzia ho sofferto con tristezza, ora non è più così che soffro, è nella gioia e nella pace, sono veramente felice di sofrire" (Manoscritto C).
"Questo piccolo bicchiere è l'immagine della mia vita... agli occhi della gente è sempre apparso loro che bevessi liquori squisiti e non era che amarezza. Dico amarezza, ma no! La mia vita non è mai stata amara, perché di ogni amarezza ho saputo fare la mia gioia e la mia dolcezza".
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
Gesù coronato di spine [dal Vangelo secondo Matteo 27 27-31]
Allora i soldati portarono Gesù nel palazzo del governatore e chiamarono tutto il resto della truppa. Gli tolsero i suoi vestiti e gli gettarono addosso una veste rossa. Prepararono una corona di rami spinosi e gliela misero sul capo, nella mano destra gli misero un bastone.
Poi incominciarono a inginocchiarsi davanti a lui e a dire ridendo: "Salve re dei Giudei!".
Intanto gli sputavano addosso, gli prendevano il bastone e gli davano colpi sulla testa. Quando finirono di insultarlo, gli tolsero la veste rossa e lo rivestirono con i suoi abiti. Poi lo portarono via per crocifiggerlo.
"Gesù il tuo Volto ineffabile è l'astro che guida i miei passi. Lo sai bene, il tuo Volto adorabile è per me quaggiù un paradiso! L'amore scopre gli incanti del tuo Viso abbellito di pianti. Sorrido tra le mie lacrime quando contemplo i tuoi dolori. Oh! voglio per consolarti vivere ignorata su questa terra!... La tua bellezza, che sai nascondere, mi svela tutto il suo mistero e verso Te vorrei volare!..”. (Poesia 20 in prosa).
“Ricordati Gesù, Verbo di Vita, che tu m'amasti fino a morire per me, anch'io voglio amarti alla follia, anch'io voglio vivere e morire per Te. Lo sai, mio Dio, tutto ciò ch'io desidero è di farti amare ed essere un giorno martire. Io voglio morire d'amore, Signore, del mio desiderio! Ricordati...” (Poesia 24 in prosa).
Celina Il mattino della nostra vita è passato noi abbiamo goduto delle brezze profumate dell'aurora. Allora tutto ci sorrideva: Gesù ci faceva sentire la sua dolce presenza, ma quando il Sole ha preso forza il Benamato ci ha condotte nel suo giardino, ci ha fatto raccogliere la mirra della prova, separandoci da tutto e da Lui stesso".
“Il tuo Volto è la mia sola Patria, è il mio Regno d'amore. Il mio ridente pascolo, il mio dolce sole di ogni giorno. È il Giglio della Valle, il cui misterioso profumo consola la mia anima esiliata e gli fa gustare la pace del Cielo". (Poesia 20 in prosa).
“Il tuo Volto è la mia sola ricchezza! Non chiedo nient'altro di più. In esso mi nascondo senza sosta. Io ti rassomiglierò Gesù... In me lascia l'impronta Divina delle tue fattezze colme di dolcezza. Ben presto, diventerò santa e a Te attirerò i cuori. Perché possa raccogliere una bella messe dorata con le tue fiamme infiammami” (poesia 20 in prosa).
"Adesso non abbiamo più nulla da sperare sulla terra, più nulla oltre la sofferenza e ancora la sofferenza. Quando avremo finito, la sofferenza sarà ancora là a tenderci le braccia. Oh che sorte degna d'invidia! I Cherubini in Cielo invidiano la nostra fortuna" (Lettera 83).
“Fino ai quattordici anni, ho praticato la virtù senza sentirne la dolcezza; desideravo la sofferenza senza pensare di farne la mia gioia. È una grazia che mi è stata concessa più tardi. La mia anima rassomiglia a un bell’albero i cui fiori cadono in fretta appena si sono dischiusi”.
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
Gesù sale il Calvario [dal Vangelo secondo Luca 25,26-91]
Presero Gesù e lo portarono via.
Lungo la strada, fermarono un certo Simone, originario di Cirene, che tornava dai campi. Gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù.
Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Gesù si voltò verso di loro e disse: “Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. Ecco verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le donne che non possono avere bambini, quelle che non hanno mai avuto figli e quelle che non ne hanno mai allattato’.
Allora la gente comincerà a dire ai monti: ‘Franate su di noi’ e alle colline: ‘Nascondeteci’. Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?”.
"Vivere d’Amore, non è fissare sulla terra la tenda in cima al monte Tabor, ma con Gesù, è salire al Calvario, è considerare la Croce come un tesoro!... In Cielo mi sarà dato di gioire per sempre, là, la prova non ci sarà più. Ma nell’esilio, io voglio nella sofferenza, Vivere d'Amore" (Poesie 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è dare senza misura, senza reclamare qua in terra il salario. Ah! Senza contare dono essendo ben sicura, che quando si ama non si calcola più!... Al Cuore Divino, debordante di tenerezza, ho dato tutto... leggera io corro, non possiedo che questa sola mia ricchezza: Vivere d'Amore" (Poesia 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è asciugare il tuo Volto ed ottenere il perdono ai peccatori. O Dio d'Amore che ritornino nella tua grazia! E che per sempre benedicano il tuo Nome. Fin nel mio cuore risuona la bestemmia, per cancellarla voglio cantare per sempre: il tuo Sacro Nome adoro e amo. Vivo d'Amore!... " (Poesia 17 in prosa).
“Perché spaventarti di non poter portare questa croce senza la debolezza? Gesù sulla via del Calvario è caduto ben tre volte, e tu - Celina - povera piccola, tu non vorresti essere simile al tuo Sposo, tu non vorresti cadere cento volte, se è necessario, per dargli prova del tuo amore, risollevandoti con maggior forza di prima della tua caduta!... Celina... Gesù deve amarti con un amore particolare per provarti così. Sappi che ne sono quasi gelosa! A quelli che amano di più egli ne dona di più a quelli che amano di meno egli ne dona meno!” (Lettera 81).
“Ricordati' che il tuo Volto divino tra i tuoi fu sempre sconosciuto, a me hai lasciato la dolce tua immagine e tu lo sai io ben ti ho riconosciuto... Si ti riconosco, tutto velato di lacrime, Volto dell'Eterno, e ne scopro il fascino Gesù. Di tutti i cuori che il tuo pianto accolgono! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"Esiliandoti, per amore, sulla terra Divino Gesù tu t'immolasti per me! Mio Benamato, prendi la mia vita tutta intera voglio soffrire, voglio morire per te... Signore, ce l'hai detto tu stesso... Non si può far nulla di più che di morire per quelli che si ama. E l'Amore mio supremo sei Tu Gesù!... Si fa tardi il giorno ormai declina: vieni a guidarmi, Signore, sul mio cammino. Con la tua Croce, salgo la collina... Resta con me, Celeste Pellegrino... La voce tua echeggia nella mia anima: voglio rassomigliarti Signore. La sofferenza, io la reclamo, la tua parola di fiamma brucia il mio cuore!" (Poesia 31 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
La Crocifissione [dal Vangelo secondo Luca 25, 35-46]
Quando furono arrivati sul posto detto "luogo del cranio", prima crocifissero Gesù e poi i due malfattori: uno a destra e l'altro a sinistra di Gesù.
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". I soldati intanto si divisero le vesti di Gesù, tirandole a sorte. La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù gli dicevano: "Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il messia scelto da Dio". Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano a bere aceto e gli dicevano: "Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!". Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: "Quest'uomo è il re dei Giudei". I due malfattori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo diceva: "Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!". L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male. Poi aggiunse: "Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".
Verso mezzogiorno si fece buio per tutta la regione fino alle tre del pomeriggio. Il sole si oscurò e il grande velo del tempio si squarciò a metà. Allora Gesù gridò a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido la mia vita".
Dopo queste parole morì.
"... Una domenica guardando un'immagine di Nostro Signore in Croce, venni colpita dal sangue che colava da una delle sue mani divine. Provai una pena grande e molto viva pensando che questo sangue cadeva a terra senza che nessuno si avvicinasse per raccoglierlo. Decisi di tenermi in spirito ai piedi della croce per ricevere la Divina rugiada che ne colava, comprendendo che avrei voluto in seguito spargerla sulle anime... Il grido di Gesù sulla Croce risuonava così continuamente nel mio cuore: Ho sete!. Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto... Volevo dare da bere al mio Amato e sentivo me stessa divorata dalla sete delle anime... Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne... " (Manoscritto A 45 V° ).
"Il grande Dio che il Cielo adora vive in me, notte e giorno, prigioniero. La tua dolce voce ad ogni ora m'implora e mi ripete. Ho sete! Ho sete d'Amore! Sono anch'io tua prigioniera e voglio ripetere a mia volta la tenera e divina tua preghiera: mio Benamato, mio Fratello io ho sete d'Amore!... Io ho sete d'Amore, colma la mia speranza aumenta in me, Signore, il tuo divino Fuoco io ho sete d'Amore, ben grande è la mia sofferenza. Ah! vorrei volare da te, mio Dio!... L'Amore tuo è il solo mio martirio. Più io lo sento bruciare in me e più l'anima mia ti desidera... Gesù fa ch'io spiri d'Amore per Te!!!... " (Poesia 3, in prosa).
"Sulla Croce dal tuo Cuore sfuggì un grido Ah! nel mio cuore, Gesù è impresso e della tua sete condivido l'ardore e più mi sento bruciata delle tue divine fiamme più sono assetata di donarti delle anime. La sete d'amore di cui io brucio, notte e giorno, Ricordati" (Poesia 24 in prosa).
"Un tempo quando ero ancora nel mondo, svegliandomi al mattino pensavo a quello che mi sarebbe capitato di bello o di brutto durante la giornata: se non prevedevo che delle noie, mi alzavo triste. Ora, è tutto il contrario, pensando alle pene, alle sofferenze che mi attendono, mi alzo tanto più contenta e piena di coraggio prevedendo più occasioni per testimoniare il mio amore a Gesù e di guadagnare da vivere per i miei figli, poiché sono madre delle anime. Poi, bacio il mio crocifisso, lo poso delicatamente sul cuscino per tutto il tempo che mi vesto e gli dico: Gesù voi avete già lavorato abbastanza e abbastanza pianto durante i trentatré anni di vita su questa povera terra! Oggi riposatevi... È il mio turno di combattere e di soffrire".
Pater, 10 Ave, Gloria
MISTERI GLORIOSI
PRIMO MISTERO
La Resurrezione di Nostro Signore [dal vangelo secondo Luca 25 1-12]
Il primo giorno della settimana, di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è risuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: È necessario che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai nemici di Dio e questi lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno risusciterà".
Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Màgdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.
“Maria Maddalena in lacrime, presso il santo sepolcro, si china a cercare Gesù gli Angeli volevano addolcire la sua pena ma nulla poteva però calmare il suo dolore. Non eravate voi; luminosi arcangeli, che quell'ardente anima veniva a cercare, voleva vedere il Signore degli angeli prenderlo fra le sue braccia e portarlo via ben lontano” (Poesia 23 in prosa)
"Presso il santo sepolcro, rimanendo l'ultima era arrivata là ben avanti il giorno. Venne anche il suo Dio, velando la sua luce, Maria non poteva vincerlo in amore! Gli mostrò per primo il suo Santo Volto e subito una sola parola sgorgò dal suo Cuore che mormorava il nome sì dolce di Maria. Gesù le dono la pace, la felicità" (Poesia 23 in prosa).
"Un giorno, mio Dio, come Maddalena, anch'io volli vederti ed accostarmi a te. Il mio sguardo scrutava la vasta pianura in cui ricercavo il Maestro e il Re ed esclamai vedendo l'onda pura l'azzurra stella, di fiore e il passero: "Se io non vedo Dio, o stupenda natura Tu non sei nulla per me se non una immensa tomba" (Poesia 23 in prosa).
"Mi occorre un cuore bruciante di tenerezza che resti il mio sostegno senza ripensamento, che ami tutto di me perfino la mia debolezza, e non mi lasci mai né giorno né la notte. Non ho trovato nessuna creatura che mi amasse sempre e senza mai morire. Io voglio un Dio che con la mia natura si faccia mio fratello, capace di soffrire!" (Poesia 23 in prosa).
"Mi hai udita, Amico, l'unico che amo! Per rapirmi il cuore, ti sei fatto mortale e versasti il tuo sangue, mistero supremo!... E vivi ancora per me sopra l’altare. Se non posso vedere lo splendore del tuo Volto, né intendere la tua voce che riempie di dolcezza, io posso, mio Dio, vivere della tua grazia e posso riposare sul tuo Sacro Cuore!" (Poesa 23 in prosa).
"Ricordati che il giorno della tua vittoria Tu ci dicesti: Colui che non ha visto il Figlio di Dio tutto raggiante di gloria è beato, se tuttavia in lui crede! All'ombra della Fede, amo e adoro. O Gesù! Per vederti, attendo in pace l'aurora. Ma il mio desiderio non è di contemplarti quaggiù! Ricordati!" (Poesia 24 in prosa).
"Dio mi ha sempre fatto desiderare ciò che voleva darmi. Comincerà allora in Cielo a non appagare più i miei desiden. Non lo posso veramente credere e vi dico: fratello mio, sarò presto da voi... " (Lettera 258).
"Ciò che riguarda Teresa è abbandonarsi senza nemmeno la gioia di sapere quanto le frutti in banca. L'abbandono: è Gesù che fa tutto, io non faccio nulla" (Lettera 142).
Pater, 10 Ave, Gloria
SECONDO MISTERO
L’ascensione di Nostro Signore [dal Vangelo secondo Luca 24 36-53]
Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: "La pace sia con voi!" Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: "Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come me".
Poi disse loro: "Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salini!".
Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: "Così sta scritto: Il messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l'invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza".
Poi Gesù condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betània Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.
"Poiché Gesù è salito in Cielo, non posso seguirlo che sulle tracce che ha lasciato, ma queste tracce sono tanto luminose, tanto profumate! Non devo fare altro che gettare uno sguardo al Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da quale parte correre... non mi slancio al primo posto ma all'ultimo, invece di avanzare come il fariseo ripeto, colma di fiducia, l'umile preghiera del pubblicano. Soprattutto imito la condotta di Maddalena, la sua stupefacente o meglio amorosa audacia che incanta il Cuore di Gesù seduce il mio. Si lo sento, quand'anche avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei col cuore spezzato dal pentimento a gettarmi nelle braccia di Gesù - perché Teresa sa bene che - Gesù non è che amore e misericordia" (Manosintto C).
"Hai fatto bene a scrivermi: ho capito tutto... tutto, tutto, tutto! Tu non hai commesso neppure l'ombra del male. So così bene che cos'è questo genere di tentazioni che posso assicurartelo senza timore; d'altronde Gesù me lo dice nel profondo del cuore. Posso confessarti una cosa che mi ha causato molto dispiacere? È che la mia piccola Maria ha tralasciato le sue comunioni il giorno dell'Ascensione e l'ultimo del mese (maggio) di Maria!... Oh, quanto è dispiaciuto a Gesù" (Lettera 92).
“La mia missione sta per cominciare, la mia missione di fare amare Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se Dio esaudisce i miei desideri passerò il mio Cielo sulla terra fino alla fine del mondo. Certo, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra... Non mi voglio riposare finché ci saranno anime da salvare...” (Ultimi colloqui).
A Celina che baciava i piedi del Crocifisso: 'Ma io bacio il suo Volto! Voi non state seguendo la dottrina del piccolo bambino: baciatelo subito sulle guance e fatevi abbracciare... se vado fra i Serafini, non farò come loro;... tutti si coprono con le ali davanti a Dio: io mi guarderò bene dal coprirmi con le ali" (Ultimi Colloqui 2,5 settembre).
“Amo tanto Dio, che vorrei fargli piacere senza che nemmeno sapesse che sono io... non voglio dare per ricevere...” (Ultimi Colloqui maggio).
"...papà mi proponeva un viaggio a Gerusalemme; ma nonostante l'attrattiva naturale che mi spingeva a visitare i luoghi santificati dal passaggio di Nostro Signore, ero stanca dei pellegrinaggi terreni, non desideravo nient'altro che le bellezze del cielo e, per donarle alle anime, volevo, al più presto essere prigioniera".
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
La discesa dello Spirito Santo [dal Vangelo secondo Luca 2, 1-12]
Quando venne il giorno della Pentecoste, i credenti erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo. All'improvviso si sentì un rumore in cielo, come quando tira un forte vento, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posavano sopra ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo concedeva loro di esprimersi.
A Gerusalemme c'erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: "Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa? Noi apparteniamo a popoli diversi". Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadocia, dal Ponto e dall'Asia, dalla Frigia e dalla Panfilia, dall'Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall'Arabia. C'è gente che viene perfino da Roma: alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla religione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunciare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto".
"Comprendo e so per esperienza che il Regno di Dio è dentro di noi: Gesù non ha bisogno di libri né di dottori per istruire le anime; Egli, il Dottore dei dottori, insegna senza rumore di parola... Non l'ho mai udito parlare ma sento che Egli è in me, ad ogni istante mi guida e mi ispira quello che devo dire o fare. Proprio al momento in cui ne ho bisogno, scorgo dei lumi che non avevo ancora veduto e non è durante l'orazione che questi sono più abbondanti, ma è piuttosto in mezzo alle occupazioni della mia giornata" (Manoscritto A).
"Conoscerlo come egli ci conosce e diventare degli dei noi stessi, oh! che destino! Quanto è grande la nostra anima!" (Lettera 57).
“Più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di questo Amore che consuma e trasforma!... Amiamo allora la nostra piccolezza, preferiamo non sentire nulla! Allora saremo povere di spirito e Gesù verrà a cercarci; per quanto lontano possiamo essere, Egli ci trasformerà in fiamme d'amore!” (Lettera 197).
“Mi ero preparata con molto cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non capivo come non si facesse una grande attenzione a ricevere il sacramento d’Amore… Ah! com'era gioiosa la mia anima; come gli apostoli attendevo con felicità la visita dello Spirato Santo! Mi rallegravo all'idea di essere presto perfetta cristiana e soprattutto di avere eternamente sulla fronte la croce misteriosa che il Vescovo segna imponendo al sacramento... Finalmente il momento felice arrivò: al momento della discesa dello Spirito Santo non sentii un vento impetuoso, ma piuttosto quella brezza leggera della quale il profeta Elia udì il mormorio sul monte Oreb.. . " (Manoscritto A 360).
"Sono certa che Nostro Signore con i suoi insegnamenti e la sua presenza sensibile non diceva agli Apostoli più di quanto non dica a noi con le buone ISPIRAZIONI della sua grazia" (Ultimi colloqui 7.8.4). "Amore che m'infiamma, penetra nell'anima mia, vieni io ti reclamo, vieni a consumarmi, vieni" (Poesia 28).
"Vivere d’Amore è custodire Te, Verbo Increato, Parola del mio Dio! Ah, tu lo sai che t'amo, divino Gesù! Lo Spirito dell’Amore tutta m'infiamma. Ed è amando Te che io attiro il Padre il debole mio cuore lo trattiene. O Trinità, tu ormai sei prigioniera del mio Amore!" (Poesia 26).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
L'assunzione di Maria (Apocalisse 12)
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna che sembrava vestita di sole, con una corona di dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi. Stava per dare alla luce un bambino e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Un altro segno apparve nel cielo: un drago enorme, rosso fuoco, con sette teste e dieci corna. Su ogni testa aveva un diadema, e la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le scagliava sulla terra. Il drago si pose di fronte alla donna che stava per partorire: voleva divorare il bambino appena fosse nato.
La donna dette alla luce un maschio: egli dovrà governare tutte le nazioni con un bastone di ferro. Quel figlio fu rapito e portato verso Dio e verso il suo trono.
Quando il drago si rese conto di essere stato gettato sulla terra, cominciò a perseguitare la donna che aveva dato alla luce il bambino. Ma la donna ricevette due grandi ali d'aquila, per allontanarsi dal serpente, e volò al suo rifugio nel deserto. Là rimase in pace per tre anni e mezzo. Il serpente vomitò dalla sua bocca una fiumana d'acqua, dietro alla donna, per farla portar via dalla corrente. Ma la terra venne in suo aiuto: aprì una voragine e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato.
Infuriato con la donna, il drago andò a far guerra contro gli altri figli di lei: quelli che mettono in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a ciò che Gesù ha annunziato.
“Maria possiede certamente più di noi, tra l'altro, l'impeccabilità, cioè l'impossibilità di commettere il peccato, poiché fu esente dalla macchia della colpa originale. Ma bisogna anche ricordare che ella è stata meno fortunata di noi perché non ebbe - come noi - una Beata Vergine da amare.- per noi è una dolcezza in più per lei, una soavità di meno” (Ultimi colloqui).
"O Madre mia, nell'attesa del Cielo, voglio vivere con te, seguirti tutti i giorni e, nel contemplarti, immergermi rapita, scoprendo nel tuo cuore gli abissi dell'amore. Il tuo sguardo materno bandisce ogni mia paura, m'insegna a piangere e m'insegna a gioire. Invece che disprezzare le gioie pure e sante tu le vuoi condividere con noi e ti degni di benedirle" (Poesia 54 in prosa).
"Se voi sapeste che progetti sto facendo per quando sarò in Cielo sulle cose che farò!... Comincerò la mia missione" (Ultimi colloqui 13 Luglio).
Il Cielo lo trovo nella Trinità Beata, che, prigioniera d'amore, - vive nel mio cuore. Lì contemplo il mio Dio e gli ripeto sicura che voglio servirlo ed amarlo senza sosta. Il mio Cielo è sorridere a Dio che adoro e, se vuole nascondersi provando la mia fede, che mi guardi ancora soffrire nell'attesa: ecco il mio Cielo!" (Poesia I2 m prosa).
"Noi carmelitane passiamo per pazze agli occhi della gente... perfino i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate... Celina, che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo è obbligato, suo malgrado, a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l'aria avvelenata che non smette di respirare?" (Lettera 169).
"O Immacolata Vergine, la più tenera fra le madri, ascoltando Gesù non ti rattristi affatto, ma ti rallegri di sapere che sceglie, qui in terra, l'anima nostra come sua famiglia. Tu ti rallegri che lui ci doni la sua vita, gli infiniti beni della sua Divinità!... Ma come non amarti, Madre, vedendo tanto amore e tanta umiltà?" (Poesia 54 in prosa).
“Maria tu ci ami, come ci ama Gesù ed acconsenti per noi a distaccarti da Lui. Amare è dare tutto e dare anche se stesso. Tu hai voluto mostrarcelo restando il nostro esempio. Il Salvatore conosce la tua immensa affezione. Conosceva i segreti del tuo cuore materno, rifugio dei peccatori, perciò Gesù ci ha lasciati a Te quando abbandona la Croce per aspettarci in Cielo” (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
L’incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra [Apocalisse 21, 1-8]
Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c'era più e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo.
Una voce forte che veniva dal trono esclamò: "Ecco l'abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno il suo popolo ed egli sarà Dio con loro. Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre". Allora Dio dal suo trono disse: "Ora faccio nuova ogni cosa". Poi mi disse: "Scrivi, perché ciò che dico è vero e degno di essere creduto".
E aggiunse: "È fatto. Io sono l'Inizio e la Fine, il Primo e l'Ultimo. A chi ha sete io darò gratuitamente l'acqua della vita. Ai vincitori toccherà questa parte dei beni. Io sarò loro Dio, ed essi saranno miei figli. Ma i vigliacchi, i miscredenti, i depravati, gli assassini, gli svergognati, i ciarlatani, gli idolatri e tutti i bugiardi andranno a finire nel lago ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte".
"Non trovando alcun soccorso sulla terra, la povera piccola Teresa si rivolse verso la sua Madre del Cielo, la pregai con tutto il cuore d'aver infine pietà di me... All'improvviso la Santa Vergine mi parve bella, così bella che mai avevo visto qualche cosa di così stupendo. Il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che penetrò fino in fondo alla mia anima fu il sorriso incantevole della Vergine Maria. Allora tutte le mie pene svanirono, due grosse lacrime spuntarono dalle mie palpebre e scesero sulle guance, ma erano lacrime di una gioia senza nubi. La Santa Vergine mi ha sorriso, pensai, come sono felice... " (Mattoscntto A 30r).
"Tutti sappiamo che la Beata Vergine Maria è la Regina del Cielo e della Terra; ma più che Regina ella è una madre.
Non bisogna ribadire, che a motivo delle sue prerogative eccezionali Maria eclissa la gloria di tutti i santi, come il sole, al suo nascere, fa sparire le stelle. Dio mio, che strana affermazione! Una madre che fa svanire la gloria dei propri figli! Io, invece, ritengo tutto l'opposto: Maria aumenta all'infinito lo splendore degli eletti.
E lodevole rievocarne le prerogative; ma non bisogna fermarsi lì. Se - ascoltando una predica - si è portati; dall'inizio alla fine, ad uscire in continue esclamazioni Ah! Ne verrebbe poi vera nausea; e nemmeno è escluso che qualcuno vada più oltre fino a sperimentare disgusto o alienazione da una creatura tanto eminente; e potrebbe anche dire: se questa è la realtà, converrebbe ritirarsi in un cantuccio e brillarvi per conto proprio" (Ultimi colloqui).
'La Vergine, non manca mai di proteggermi appena la invoco. Se sopraggiunge una preoccupazione, una difficoltà, subito mi rivolgo a lei e sempre, come la più tenera delle madri, prende a cuore i miei interessi! Quante volte parlando alle novizie, mi è capitato di invocarla e di sperimentare i benefici della sua protezione materna!" (Manoscritto c 26r).
“Ben presto ascolterò questa dolce armonia. Ben presto verrò nel bel Cielo a contemplarti. Tu che venisti a sorridermi all'alba della mia vita, torna ancora a sorridermi Madre... ecco viene la sera!... No, non temo più lo splendore della tua suprema gloria, con te ho sofferto e ora voglio soltanto cantare sulle tue ginocchia, perché, Maria, io t'amo. E ripetere per sempre. sono tua figlia” (Poesia 54, in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
PRIMO MISTERO
L'annuncio a Maria [dal Vangelo secondo Luca 1 26-38]
Quando Elisabetta fu al sesto mese Dio mandò l'angelo Gabriele a Nazareth, un villaggio della Galilea.
L'angelo andò da una vergine che era fidanzata con un uomo chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. L'angelo entrò in casa e le disse: "Ti saluto, Maria! Piena di grazia, il Signore è con te".
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto. Ma l'angelo le disse: "Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà sempre sul popolo d'Israele. Il suo regno non finirà mai". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?".
L'angelo rispose: "Lo Spirito Santo verrà su di te e l'Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bambino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio!".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto". Poi l'angelo la lasciò.
"Quando un angelo del cielo ti offre d'essere la Madre di un Dio che deve regnare per tutta l'eternità, Maria io ti vedo preferire, sorprendente mistero, l'ineffabile tesoro della tua verginità. Io comprendo, Vergine Immacolata, che la tua anima sia più cara al Signore della sua divina dimora... e che la tua anima, Umile e Dolce Valle, può contenere il mio Gesù, l'Oceano dell Amore! (Poesia 54 in prosa).
Maria ti amo, quando ti dici la piccola serva di Dio che rapisci per la tua umiltà! Questa virtù nascosta ti rende onnipotente e attira la Santa Trinità nel tuo cuore. E così lo Spirito d’Amore, coprendoti con la sua ombra, incarna in te il Figlio uguale al Padre!... Egli avrà un grande numero di fratelli peccatori; se lo si dovrà chiamare. Gesù tuo primogenito" (Poesia 54 in prosa).
"Tu t'inganni, se credi che la piccola Teresa cammini sempre con ardore sulla strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa esperienza. Ma Gesù si compiace d'insegnarle, come a San Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità: questa è una grande grazia e io prego Gesù di insegnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l'unico Diletto!... " (Lettera 109).
“Madre amata, malgrado la mia piccolezza, anch'io come te possiedo in me l'Onnipotente e non tremo vedendo la mia povertà: infatti l'eredità di una madre appartiene al figlio... Ed io sono tua figlia, Madre! Le tue virtù, il tuo amore, non sono forse miei? Così, quando nel mio cuore discende l'Ostia bianca, Gesù, il tuo dolce Agnello, crede di riposare in Te!” (Poesia 54 in prosa).
“Ricordati Gesù della gloria del Padre, ricordati dei suoi divini splendori che lasciasti per esiliarti qui in terra e riscattare tutti i poveri peccatori... Gesù, abbassandoti verso la Vergine Maria, tu veli la tua grandezza e la tua gloria infinita. Di quel materno grembo che fu il tuo secondo cielo! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"O Gesù, perché non mi è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un'anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita" (Manoscritto B 5v).
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SECONDO MISTERO
La visita di Maria ad Elisabetta [dal Vangelo secondo Luca 1 39-56]
In quei giorni Maria si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio che si trovava nella parte montagnosa della Giudea. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colma di Spirito santo e a gran voce esclamò: "Dio ti ha benedetta più di tutte le altre donne, e benedetto è il bambino che avrai! Che grande cosa per me! Perché mai la madre del mio Signore viene a farmi visita? Appena ho sentito il tuo saluto, il bambino si è mosso in me per la gioia. Beata te che hai avuto fiducia nel Signore e hai creduto che egli può compiere ciò che ti ha annunziato".
Allora Maria disse: "Grande è il Signore: lo voglio lodare. Dio è mio salvatore: sono piena di gioia. Ha guardato a me, alla sua povera serva: tutti, d'ora in poi, mi diranno beata. Dio è potente: ha fatto in me grandi cose, santo è il suo nome. La sua misericordia resta per sempre con tutti quelli che lo servono. Ha dato prova della sua potenza, ha distrutto i superbi e i loro progetti. Ha rovesciato dal trono i potenti, ha rialzato da terra gli oppressi. Ha colmato i poveri di beni, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Fedele nella sua misericordia, ha risollevato il suo popolo, Israele. Così aveva promesso ai nostri padri: ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre".
Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi. Poi ritornò a casa sua.
“Tu mi fai comprendere che non è impossibile seguire i tuoi passi Regina degli eletti. La stretta via del Cielo, tu l'hai resa percorribile mettendo in pratica ogni giorno le virtù più umili. Accanto a Te, Maria, anch'io amo restare piccola: vedo la vanità delle grandezze umane. Nella casa di Elisabetta, che riceve la tua visita, imparo a esercitare una ardente carità” (Poesia 54 in prosa).
"Una parola, un sorriso amabile, spesso bastano per far distendere una persona triste... Voglio essere amabile con tutti per rallegrare Gesù... Che banchetto potrebbe imbandire una carmelitana alle sue sorelle se non un banchetto spirituale composto da una carità amabile e gioiosa?" (Manoscritto C).
"Vivere d’Amore è navigare seminando sempre la gioia e la pace nei cuori. Mossa dalla Carità, ti vedo nelle anime delle mie sorelle. La Carità, ecco la mia sola stella: sulla giusta rotta navigo alla sua luce. Sulla vela ho scritto il mio motto: Vivere d'Amore!" (Poesia 17).
“Ho compreso che la carità non deve rimanere chiusa in fondo al cuore. Nessuno - ha detto Gesù - accende una lampada per metterla sotto il tavolo, ma la si mette sopra il candeliere perché illumini tutti coloro che stanno nella casa.
Mi sembra che questa lampada rappresenti la carità che deve illuminare, rallegrare non solo quelli mi sono i più cari, ma anche tutti coloro che stanno nella casa senza alcuna eccezione” (Mattoscritto c).
"Quando Giuseppe il Giusto, ignora il prodigio, che tu vorresti nascondergli per la tua umiltà, in lacrime lo lasci accanto a te, Tabernacolo che vela la divina Bellezza del Salvatore... O quanto amo, Maria, questo tuo eloquente silenzio; per me è un concerto melodioso e dolce che mi mostra la grandezza e l'onnipotenza di chi soltanto attende il suo aiuto dal cielo... " (Poesia 54 in prosa).
"Là in quella casa ascolto rapita, dolce Regina degli Angeli, il sacro cantico che ti sgorgò dal cuore. Tu m'insegni a cantare le lodi divine e a gloriarmi in Gesù mio Salvatore. Le tue parole d'amore sono come mistiche rose che devono profumare i secoli futuri. In Te l'Onnipotente ha fatto grandi cose e io voglio meditarle per poterlo benedire" (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
La nascita di Gesù [dal Vangelo secondo Luca 2 1-12]
In quel tempo l'imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell'impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri e ciascuno nel proprio luogo d'origine.
Anche Giuseppe partì da Nazareth, in Galilea e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Andò là perché era un discendente diretto del re Davide e Maria sua sposa, che era incinta, andò con lui.
Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.
In quella stessa regione c'erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all'aperto per fare la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura. L'angelo disse: “Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una magiatoia”.
“Più tardi, a Betlemme, o Giuseppe e Maria, vi vedo respinti da tutti gli abitanti. Nessuno vuole accogliere nella sua locanda dei poveri stranieri, il posto è per i grandi... Il posto è per i grandi... così è in una stalla che la Regina dei Cieli deve partorire Dio. Madre, come sei amabile, quanto ti trovo grande in un così misero luogo” (Poesia 54 in prosa).
"Quando vedo l'Eterno avvolto in fasce e sento il debole grido del Verbo Divino, Madre, non invidio più gli Angeli perché il loro potente Signore è mio Fratello amato!... Come t'amo, Maria, che sulla nostra terra hai fatto germogliare il tuo Divino Fiore!... E t'amo ancora, quando ascolti i pastori e i mogi, vedere con quanta cura conservi tutte le cose nel tuo cuore!..." (Poesia 54 in prosa).
“Ricordati Gesù del giorno della tua natività, quando scendendo dal Cielo, gli Angeli hanno cantato. “Al nostro Dio gloria, onore e potestà... E pace ai cuori di buona volontà”. Da mille novecento anni, Signore, tu mantieni la promessa e ai figli tuoi appartiene la ricchezza della pace. Per gustare sempre la tua pace ineffabile io vengo da te. Io vengo da te, nascondimi nelle tue fasce, nella tua culla voglio restare per sempre. Là, con gli Angeli, potrò cantando dirti: Ricordati le gioie dei tuoi primi giorni Gesù! Rammentati dei pastori e dei magi che gioiosi t'offrirono i loro cuori e i loro omaggi. E del corteo innocente che il suo sangue ti donò ricordati” (Poesia 24 in prosa).
“Ho dipinto (su di una immaginetta) il divino Bambino in modo da mostrare come si comporta nei miei confronti... In effetti egli dorme quasi sempre... Il Gesù della povera Teresa non l'accarezza così come Egli accarezzava la sua Santa Madre. Ciò è molto naturale, poiché la figlia è così indegna della Madre!... Tuttavia gli occhietti chiusi di Gesù parlano molto alla mia anima e, poiché Egli non mi accarezza, mi sforzo io di fargli piacere...” (Lettera 160).
“Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!... Io l'amo!... Infatti egli non è che amore e misericordia! (Lettera 266).
Il mio cielo è sentire in me la somiglianza con Dio che mi ha creato con il suo potente soffio divino. Il mio Cielo è mantenermi sempre alla sua presenza. Chiamarlo Padre ed essere sua figlia. Tra le sue divine braccia non temo la tempesta. Questo totale abbandono è la mia sola legge! Assopirmi sul suo cuore, accanto al suo Volto, ecco il mio Cielo” (Paese 32 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
La presentazione di Gesù al tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 25-35]
Viveva allora a Gerusalemme un uomo chiamato Simeone. Un uomo retto e pieno di fede in Dio, che aspettava con fiducia la liberazione d'Israele. Lo Spirito Santo era con lui e gli aveva rivelato che non sarebbe morto prima di aver veduto il Messia mandato dal Signore.
Mosso dallo Spirito Santo, Simeone andò nel tempio dove s'incontrò con i genitori di Gesù, proprio mentre essi stavano portandovi il loro bambino per compiere quello che ordinava la legge del Signore.
Simeone allora prese il bambino tra le braccia e ringraziò Dio così: "Ormai, Signore, puoi lasciare che il tuo servo se ne vada in pace: la tua promessa si è compiuta. Con i miei occhi ho visto il Salvatore: Tu l'hai messo davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le nazioni e gloria del tuo popolo, Israele".
Il padre e la madre di Gesù rimasero stupiti per le cose che Simeone aveva detto del bambino. Simeone poi li benedisse e parlò a Maria, la madre di Gesù: "Dio ha deciso che questo bambino sarà occasione di rovina o di risurrezione per molti in Israele. Sarà un segno di Dio, ma molti lo rifiuteranno: così egli metterà in chiaro le intenzioni nascoste nel cuore di molti. Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come colpisce una spada".
"Amo vederti confusa tra tutte le altre donne che dirigono verso il santo tempio i loro passi. T'amo, Maria, quando presenti il Salvatore delle nostre anime al beato Vegliardo che lo stringe tra le sue braccia. Dapprima ascolto sorridente il suo canto, ma presto la sua voce mi fa piangere. Lo sguardo profetico di Simeone scrutando l'avvenire ti mostra una spada di dolori" (Poesia 54 in prosa).
"O Regina dei Martiri, fino a sera della vita la spada dolorosa trapasserà il tuo cuore. Devi già abbandonare la terra della tua patria per sfuggire al furore geloso di un re. Mentre tra le pieghe del tuo velo, Gesù in pace dorme, Giuseppe viene a chiederti di partire sull'istante, la tua obbedienza si manifesta pronta e senza alcun ritardo parti e senza ragionare" (Poesia 54 in prosa).
“Il merito non consiste nel fare né nel donare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell'amare molto! È detto che è molto più dolce dare che ricevere, ed è vero. Ma allora, quando Gesù vuol prendere per Sé la dolcezza di donare, non sarebbe simpatico rifiutare. Lasciamogli prendere e dare tutto quel che vorrà: la perfezione consiste nel fare la sua volontà e l'anima che si abbandona interamente a Lui è chiamata da Gesù stesso sua madre, sua sorella e tutta la sua famiglia... come è facile piacere a Gesù, conquistare il suo cuore! Non c'è che da amarlo senza guardare a se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti... " (Lettera 142).
"Gesù lo so, l'amore si paga soltanto con l'amore... Ma sono una figlia della Chiesa... e ciò che chiede il cuore d'un bambino piccolo è l'amore... ma come glielo testimonierà il suo amore, dal momento che l'Amore si prova con le opere? Ebbene il piccolo bambino getterà dei fiori, impregnerà con i suoi profumi il trono regale, canterà con la sua voce argentina il cantico dell Amore..." (Manoscritto B 4r).
"Sono solo una bambina, impotente e debole, eppure la mia stessa debolezza mi dà l'audacia di offrirmi come vittima al tuo Amore, Gesù! Un tempo... per soddisfare la Giustizia Divina occorrevano vittime perfette, ma alla legge del timore è succeduta la legge dell'Amore; e l'Amore ha scelto per olocausto me, debole e imperfetta creatura!... Questa scelta non è forse degna dell’Amore?... Sì, perché l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente..." (Manoscritto B 3v).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
Il ritrovamento di Gesù nel tempio [dal Vangelo secondo Luca 2 41-52]
I genitori di Gesù ogni anno andavano in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni lo portarono per la prima volta con loro secondo l'usanza. Finita la festa ripresero il viaggio di ritorno con gli altri. Ma Gesù rimase in Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credevano che anche lui fosse in viaggio con la comitiva. Dopo un giorno di cammino, si misero a cercarlo tra i parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a cercarlo a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio: era là, seduto in mezzo ai maestri della legge: li ascoltava e discuteva con loro. Tutti quelli che lo udivano erano meravigliati per l'intelligenza che dimostrava con le sue risposte. Anche i suoi genitori, appena lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: 'Figlio mio, perché ti sei comportato così con noi? Vedi, tuo padre ed io ti abbiamo tanto cercato e siamo stati molto preoccupati per causa tua'. Egli rispose loro: "Perché cercarmi tanto? Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?". Ma essi non capirono il significato di quelle parole.
Gesù poi ritornò a Nazareth con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti.
Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini.
“Nella terra d'Egitto, mi sembra, Maria, che nella povertà il tuo cuore resta gioioso. Gesù non è forse Lui la più bella Patria? Che t'importa l'esilio, se tu possiedi i Cieli?... Ma a Gerusalemme un dolore vasto come un oceano sta per inondarti il cuore: Gesù per ben tre giorni si nasconde al tuo amore! Questo sì che è un esilio in tutto il suo rigore!...” Poesia 54 in prosa).
“Finalmente lo ritrovi e la gioia ti trasporta e dici al bel Fanciullo che incanta i dottori: "Figlio perché agisci così? Guarda, tuo padre ed io, ti cerchiamo in pianto". E il Dio Bambino risponde (mistero profondo) alla sua cara Madre che tende le braccia verso di Lui: “Perché voi mi cercate?... Occorre che io mi dedichi all'opera del Padre, o non lo sapevate?" (Poesia 54 in prosa).
“Il Re della patria del sole splendente è venuto a vivere trentatrè anni nel paese delle tenebre. Le tenebre non hanno affatto capito che questo Re Divino era la luce del mondo!... Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina! Ti chiede perdono per i suoi fratelli. Ella accetta di mangiare per quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole affatto alzarsi prima del giorno che hai stabilito da questa tavola piena di amarezza alla quale mangiano i poveri peccatori” (Manoscritto C 5 6).
“Poiché il Re dei Cieli volle che la sua Madre fosse immersa nella notte, nell'angoscia del cuore, Maria, soffre sulla terra è forse dunque un bene? Sì soffre amando, è la più pura felicità!... Tutto quello che Gesù mi ha dato, lo può riprendere. Digli che mai con me deve farsi scrupolo... Può ben nascondersi, ed acconsento attenderlo fino al giorno senza tramonto quando la fede si spegnerà...” (Poesia 54 in prosa).
“Mio Benamato, il tuo esempio m'invita ad abbassarmi, a disprezzare l'onore. Per incantarti, voglio restare piccola e col dimenticarmi affascinerò il tuo Cuore. La mia pace sta nella solitudine, non domando niente di più... Piacerti è l'unico mio progetto, la mia beatitudine sei tu, Gesù” (Poesia 31 in prosa).
"Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime trovano perché è nascosto e il mondo ama ciò che brilla. Se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili senza dubbio non ce ne sarebbe una sola che l'avrebbe rifiutato; ma Egli non vuole che lo amiamo per i suoi doni, è Lui stesso che deve essere la nostra ricompensa. Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stessi: la nostra vita deve essere un mistero, occorre che assomigliamo a Gesù, quel Gesù il cui volto era nascosto... " (Lettera 145).
Pater, 10 Ave, Gloria
MISTERI DOLOROSI
PRIMO MISTERO
L'agonia di Gesù nell'orto [dal Vangelo secondo Matteo 26 36-46]
Gesù arrivò con i discepoli in un podere chiamato Getzemani e disse: "Restate qui mentre io vado là a pregare". Si fece accompagnare da Pietro e dai due figli di Zebedeo. Poi incominciò ad essere triste e angosciato. Allora disse ai tre discepoli: "Una tristezza mortale mi opprime, Fermatevi qui e restate svegli con me". Andò un po' avanti, si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare. Diceva: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice di dolore! Però non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu”.
Poi tornò indietro verso i discepoli, ma li trovò che dormivano. Allora disse a Pietro: "Così non avete potuto vegliare con me nemmeno un'ora? State svegli e pregate per resistere nel momento della prova; perché la volontà è pronta ma la debolezza è grande!".
Per la seconda volta andò a pregare e disse: “Padre mio, se proprio devo bere da questo calice di dolore, sia fatta la tua volontà”. Poi tornò dai discepoli e li trovò ancora che dormivano: non riuscivano a tenere gli occhi aperti. Per la terza volta Gesù si allontanò e andò a pregare ripetendo le stesse parole. Poi tornò verso i discepoli e disse: "Ma come, voi ancora dormite e riposate? Ecco, il momento è ormai vicino. Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici. Alzatevi, andiamo! Sta arrivando quello che mi tradisce".
“Lo zio non mi diede il permesso di partire - per entrare al Carmelo - al contrario, mi proibì di parlargli della mia vocazione... Prima di far risplendere nella mia anima un raggio di speranza, Dio volle inviarmi un martirio ben doloroso che durò tre giorni. Mai come in questa prova ho compreso il dolore della Vergine Maria e di San Giuseppe quando cercavano Gesù Bambino. Mi trovavo in un trisie deserto. Era la notte! La notte profonda dell'anima... come Gesù nel giardino dell’agonia mi sentivo sola, non trovavo consolazione né sulla terra né in Cielo. Dio sembrava avermi abbandonata!!!” (Manoscritto A).
"Il mio desiderio di sofferenza è colmato, tuttavia l'attrattiva verso il dolore non diminuiva, così la mia anima condivise ben presto le sofferenze del mio cuore. L'aridità era il mio pane quotidiano, privata di ogni consolazione ero tuttavia la più felice delle creature, poiché i miei desideri erano soddisfatti ".
"Nostro Signore non ci chiede mai sacrifici al di sopra delle nostre forze. Talvolta, è vero il divino Salvatore ci fa sentire tutta l'amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando ci chiede il sacrificio di tutto quello che vi è di più caro in questo mondo, è impossibile a meno di una grazia del tutto particolare, non gridare come lui nel giardino dell'agonia: Padre mio che si allontani da me questo calice!... Tuttavia sia fatta la tua Volontà e non la mia. È molto consolante pensare che Gesù il Dio Forte, ha conosciuto le nostre debolezze, ha tremato alla vista del calice amaro, quel calice che, un tempo, aveva così ardentemente desiderato bere" (Lettera 213 ).
“Non pensare che sia possibile amare senza soffrire, senza soffre molto... Soffriamo con amarezza, senza coraggio! Gesù ha sofferto con tristezza. Senza tristezza, forse che l'anima soffrirebbe?! E noi vorremmo soffrire generosamente, nobilmente!... Che illusione! Non vorremmo cadere mai!” (Lettera 89).
"Gesù ci presenta un calice amaro, tanto quanto la nostra debole natura può sopportare... non ritiriamo le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù" (Lettera 87).
"Desideravo soffrire, e sono esaudita. Ho sofferto molto da parecchi giorni. Una mattina, durante il ringraziamento dopo la Comunione, ho provato come le angosce della morte... e con ciò nessuna consolazione".
"Non avrei mai creduto possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarlo se non con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime" (Ultimo Colloqui).
Pater, 10 Ave, Gloria
SECONDO MISTERO
Gesù viene flagellato [dal Vangelo secondo Matteo 27,15-15. 20.26]
Ogni anno, per la Festa di Pasqua, il Governatore aveva l'abitudine di lasciare libero uno dei carcerati, quello che il popolo voleva. A quel tempo era in prigione un certo Barabba, un carcerato famoso. Così, quando si fu riunita una certa folla, Pilato domandò: "Chi volete che sia lasciato libero: Barabba, oppure Gesù detto Cristo?". Perché sapeva bene che l'avevano portato da lui solo per odio.
Intanto i capi dei sacerdoti e le altre autorità riuscirono a convincere la folla che era meglio chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù. Il governatore domandò ancora: "Chi dei due volete lasci libero"? La folla rispose: "Barabba!".
Pilato continuò: "Che farò dunque di Gesù detto Cristo?".
Tutti risposero: "In croce!".
Pilato replicò: "Che cosa ha fatto di male?". Ma quelli gridarono ancora più forte: "In croce! In croce!".
Quando vide che non poteva far niente e che anzi la gente si agitava sempre di più Pilato fece portare un po' d'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: "Io non sono responsabile della morte di quest'uomo! Sono affari vostri!".
Tutto la gente rispose: "Il suo sangue ricada su di noi e sui i nostri figli".
Allora Pilato lasciò libero Barabba. Fece flagellare Gesù, poi lo consegnò ai soldati per farlo crocifiggere.
Gesù "vuole che le gioie le più belle si cambino in sofferenze, perché non avendo, per così dire, nemmeno il tempo di respirare a nostro piacimento, il nostro cuore si rivolga verso lui che solo è il nostro sole e la nostra gioia" (Lettera 149).
"Come te, Gesù vorrei essere flagellata e crocifissa... Vorrei morire scuoiata come San Bartolomeo... Come San Giovanni, vorrei essere immersa nell'olio bollente, vorrei subire tutti i supplizi inflitti ai martiri... come Giovanna d'Arco, mia sorella, vorrei sul rogo mormorare il tuo nome, Gesù... " (Manoscritto B).
“I miei desideri di martirio non sono nulla; non sono quei desideri che mi danno la fiducia illimitata che sento nel cuore. A dire il vero, sono ricchezze spirituali che rendono ingiusti quando ci si riposa in esse con compiacenza e si crede che siano qualcosa di grande... Questi desideri sono una consolazione, che Gesù talvolta accorda alle anime deboli come la mia (e queste anime sono numerose); ma quando non dona questa consolazione, si tratta di una grazia di elezione. Ricordi queste parole del Padre Pichon: I martiri hanno sofferto con gioia, e il Re dei martiri ha sofferto con tristezza. Sì, Gesù ha detto. Padre mio, allontana da me questo calice" (Lettera 197).
“Per essere la sposa di Gesù, occorre assomigliare a Gesù. Gesù è tutto sanguinante... Gesù brucia d'amore per noi... Guarda il suo volto adorabile! Guarda i suoi occhi spenti ed abbassati! Guardale quelle piaghe!... Fissa Gesù in volto... Là, tu vedrai come ci ama” (Lettera 87).
"Quando soffro molto, quando mi accadono delle cose penose, spiacevoli, invece di assumere un'aria triste, le affronto con un sorriso. All'inizio non mi riusciva sempre, ma ora è un'abitudine che sono felice di avere acquisita" (P.O. 15 febbraio 1911).
"Dio si è degnato di far passare l'anima mia attraverso molti generi di prove, ho molto sofferto da quando sono sulla terra, ma se nella mia infanzia ho sofferto con tristezza, ora non è più così che soffro, è nella gioia e nella pace, sono veramente felice di sofrire" (Manoscritto C).
"Questo piccolo bicchiere è l'immagine della mia vita... agli occhi della gente è sempre apparso loro che bevessi liquori squisiti e non era che amarezza. Dico amarezza, ma no! La mia vita non è mai stata amara, perché di ogni amarezza ho saputo fare la mia gioia e la mia dolcezza".
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
Gesù coronato di spine [dal Vangelo secondo Matteo 27 27-31]
Allora i soldati portarono Gesù nel palazzo del governatore e chiamarono tutto il resto della truppa. Gli tolsero i suoi vestiti e gli gettarono addosso una veste rossa. Prepararono una corona di rami spinosi e gliela misero sul capo, nella mano destra gli misero un bastone.
Poi incominciarono a inginocchiarsi davanti a lui e a dire ridendo: "Salve re dei Giudei!".
Intanto gli sputavano addosso, gli prendevano il bastone e gli davano colpi sulla testa. Quando finirono di insultarlo, gli tolsero la veste rossa e lo rivestirono con i suoi abiti. Poi lo portarono via per crocifiggerlo.
"Gesù il tuo Volto ineffabile è l'astro che guida i miei passi. Lo sai bene, il tuo Volto adorabile è per me quaggiù un paradiso! L'amore scopre gli incanti del tuo Viso abbellito di pianti. Sorrido tra le mie lacrime quando contemplo i tuoi dolori. Oh! voglio per consolarti vivere ignorata su questa terra!... La tua bellezza, che sai nascondere, mi svela tutto il suo mistero e verso Te vorrei volare!..”. (Poesia 20 in prosa).
“Ricordati Gesù, Verbo di Vita, che tu m'amasti fino a morire per me, anch'io voglio amarti alla follia, anch'io voglio vivere e morire per Te. Lo sai, mio Dio, tutto ciò ch'io desidero è di farti amare ed essere un giorno martire. Io voglio morire d'amore, Signore, del mio desiderio! Ricordati...” (Poesia 24 in prosa).
Celina Il mattino della nostra vita è passato noi abbiamo goduto delle brezze profumate dell'aurora. Allora tutto ci sorrideva: Gesù ci faceva sentire la sua dolce presenza, ma quando il Sole ha preso forza il Benamato ci ha condotte nel suo giardino, ci ha fatto raccogliere la mirra della prova, separandoci da tutto e da Lui stesso".
“Il tuo Volto è la mia sola Patria, è il mio Regno d'amore. Il mio ridente pascolo, il mio dolce sole di ogni giorno. È il Giglio della Valle, il cui misterioso profumo consola la mia anima esiliata e gli fa gustare la pace del Cielo". (Poesia 20 in prosa).
“Il tuo Volto è la mia sola ricchezza! Non chiedo nient'altro di più. In esso mi nascondo senza sosta. Io ti rassomiglierò Gesù... In me lascia l'impronta Divina delle tue fattezze colme di dolcezza. Ben presto, diventerò santa e a Te attirerò i cuori. Perché possa raccogliere una bella messe dorata con le tue fiamme infiammami” (poesia 20 in prosa).
"Adesso non abbiamo più nulla da sperare sulla terra, più nulla oltre la sofferenza e ancora la sofferenza. Quando avremo finito, la sofferenza sarà ancora là a tenderci le braccia. Oh che sorte degna d'invidia! I Cherubini in Cielo invidiano la nostra fortuna" (Lettera 83).
“Fino ai quattordici anni, ho praticato la virtù senza sentirne la dolcezza; desideravo la sofferenza senza pensare di farne la mia gioia. È una grazia che mi è stata concessa più tardi. La mia anima rassomiglia a un bell’albero i cui fiori cadono in fretta appena si sono dischiusi”.
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
Gesù sale il Calvario [dal Vangelo secondo Luca 25,26-91]
Presero Gesù e lo portarono via.
Lungo la strada, fermarono un certo Simone, originario di Cirene, che tornava dai campi. Gli caricarono sulle spalle la croce e lo costrinsero a portarla dietro a Gesù.
Erano in molti a seguire Gesù: una gran folla di popolo e un gruppo di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Gesù si voltò verso di loro e disse: “Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli. Ecco verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le donne che non possono avere bambini, quelle che non hanno mai avuto figli e quelle che non ne hanno mai allattato’.
Allora la gente comincerà a dire ai monti: ‘Franate su di noi’ e alle colline: ‘Nascondeteci’. Perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà di quello secco?”.
"Vivere d’Amore, non è fissare sulla terra la tenda in cima al monte Tabor, ma con Gesù, è salire al Calvario, è considerare la Croce come un tesoro!... In Cielo mi sarà dato di gioire per sempre, là, la prova non ci sarà più. Ma nell’esilio, io voglio nella sofferenza, Vivere d'Amore" (Poesie 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è dare senza misura, senza reclamare qua in terra il salario. Ah! Senza contare dono essendo ben sicura, che quando si ama non si calcola più!... Al Cuore Divino, debordante di tenerezza, ho dato tutto... leggera io corro, non possiedo che questa sola mia ricchezza: Vivere d'Amore" (Poesia 17 in prosa).
"Vivere d'Amore, è asciugare il tuo Volto ed ottenere il perdono ai peccatori. O Dio d'Amore che ritornino nella tua grazia! E che per sempre benedicano il tuo Nome. Fin nel mio cuore risuona la bestemmia, per cancellarla voglio cantare per sempre: il tuo Sacro Nome adoro e amo. Vivo d'Amore!... " (Poesia 17 in prosa).
“Perché spaventarti di non poter portare questa croce senza la debolezza? Gesù sulla via del Calvario è caduto ben tre volte, e tu - Celina - povera piccola, tu non vorresti essere simile al tuo Sposo, tu non vorresti cadere cento volte, se è necessario, per dargli prova del tuo amore, risollevandoti con maggior forza di prima della tua caduta!... Celina... Gesù deve amarti con un amore particolare per provarti così. Sappi che ne sono quasi gelosa! A quelli che amano di più egli ne dona di più a quelli che amano di meno egli ne dona meno!” (Lettera 81).
“Ricordati' che il tuo Volto divino tra i tuoi fu sempre sconosciuto, a me hai lasciato la dolce tua immagine e tu lo sai io ben ti ho riconosciuto... Si ti riconosco, tutto velato di lacrime, Volto dell'Eterno, e ne scopro il fascino Gesù. Di tutti i cuori che il tuo pianto accolgono! Ricordati” (Poesia 24 in prosa).
"Esiliandoti, per amore, sulla terra Divino Gesù tu t'immolasti per me! Mio Benamato, prendi la mia vita tutta intera voglio soffrire, voglio morire per te... Signore, ce l'hai detto tu stesso... Non si può far nulla di più che di morire per quelli che si ama. E l'Amore mio supremo sei Tu Gesù!... Si fa tardi il giorno ormai declina: vieni a guidarmi, Signore, sul mio cammino. Con la tua Croce, salgo la collina... Resta con me, Celeste Pellegrino... La voce tua echeggia nella mia anima: voglio rassomigliarti Signore. La sofferenza, io la reclamo, la tua parola di fiamma brucia il mio cuore!" (Poesia 31 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
La Crocifissione [dal Vangelo secondo Luca 25, 35-46]
Quando furono arrivati sul posto detto "luogo del cranio", prima crocifissero Gesù e poi i due malfattori: uno a destra e l'altro a sinistra di Gesù.
Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". I soldati intanto si divisero le vesti di Gesù, tirandole a sorte. La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù gli dicevano: "Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il messia scelto da Dio". Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano a bere aceto e gli dicevano: "Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!". Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: "Quest'uomo è il re dei Giudei". I due malfattori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo diceva: "Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!". L'altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse: "Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male. Poi aggiunse: "Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo regno". Gesù gli rispose: "Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso".
Verso mezzogiorno si fece buio per tutta la regione fino alle tre del pomeriggio. Il sole si oscurò e il grande velo del tempio si squarciò a metà. Allora Gesù gridò a gran voce: "Padre, nelle tue mani affido la mia vita".
Dopo queste parole morì.
"... Una domenica guardando un'immagine di Nostro Signore in Croce, venni colpita dal sangue che colava da una delle sue mani divine. Provai una pena grande e molto viva pensando che questo sangue cadeva a terra senza che nessuno si avvicinasse per raccoglierlo. Decisi di tenermi in spirito ai piedi della croce per ricevere la Divina rugiada che ne colava, comprendendo che avrei voluto in seguito spargerla sulle anime... Il grido di Gesù sulla Croce risuonava così continuamente nel mio cuore: Ho sete!. Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto... Volevo dare da bere al mio Amato e sentivo me stessa divorata dalla sete delle anime... Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne... " (Manoscritto A 45 V° ).
"Il grande Dio che il Cielo adora vive in me, notte e giorno, prigioniero. La tua dolce voce ad ogni ora m'implora e mi ripete. Ho sete! Ho sete d'Amore! Sono anch'io tua prigioniera e voglio ripetere a mia volta la tenera e divina tua preghiera: mio Benamato, mio Fratello io ho sete d'Amore!... Io ho sete d'Amore, colma la mia speranza aumenta in me, Signore, il tuo divino Fuoco io ho sete d'Amore, ben grande è la mia sofferenza. Ah! vorrei volare da te, mio Dio!... L'Amore tuo è il solo mio martirio. Più io lo sento bruciare in me e più l'anima mia ti desidera... Gesù fa ch'io spiri d'Amore per Te!!!... " (Poesia 3, in prosa).
"Sulla Croce dal tuo Cuore sfuggì un grido Ah! nel mio cuore, Gesù è impresso e della tua sete condivido l'ardore e più mi sento bruciata delle tue divine fiamme più sono assetata di donarti delle anime. La sete d'amore di cui io brucio, notte e giorno, Ricordati" (Poesia 24 in prosa).
"Un tempo quando ero ancora nel mondo, svegliandomi al mattino pensavo a quello che mi sarebbe capitato di bello o di brutto durante la giornata: se non prevedevo che delle noie, mi alzavo triste. Ora, è tutto il contrario, pensando alle pene, alle sofferenze che mi attendono, mi alzo tanto più contenta e piena di coraggio prevedendo più occasioni per testimoniare il mio amore a Gesù e di guadagnare da vivere per i miei figli, poiché sono madre delle anime. Poi, bacio il mio crocifisso, lo poso delicatamente sul cuscino per tutto il tempo che mi vesto e gli dico: Gesù voi avete già lavorato abbastanza e abbastanza pianto durante i trentatré anni di vita su questa povera terra! Oggi riposatevi... È il mio turno di combattere e di soffrire".
Pater, 10 Ave, Gloria
MISTERI GLORIOSI
PRIMO MISTERO
La Resurrezione di Nostro Signore [dal vangelo secondo Luca 25 1-12]
Il primo giorno della settimana, di buon mattino le donne andarono al sepolcro di Gesù, portando gli aromi che avevano preparato per la sepoltura. Videro che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata. Entrarono nel sepolcro, ma non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Le donne stavano ancora lì senza sapere che cosa fare, quando apparvero loro due uomini con vesti splendenti. Impaurite, tennero la faccia abbassata verso terra. Ma quegli uomini dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Egli non si trova qui ma è risuscitato! Ricordatevi che ve lo disse quando era ancora in Galilea. Allora vi diceva: È necessario che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai nemici di Dio e questi lo crocifiggeranno. Ma il terzo giorno risusciterà".
Allora le donne si ricordarono che Gesù aveva detto quelle parole. Lasciarono il sepolcro e andarono a raccontare agli undici quello che avevano visto e udito. Erano Maria, nativa di Màgdala, Giovanna e Maria, madre di Giacomo. Anche le altre donne che erano con loro riferirono agli apostoli le stesse cose. Ma gli apostoli non vollero credere a queste parole. Pensavano che le donne avevano perso la testa.
Pietro però si alzò e corse al sepolcro. Guardò dentro, e vide solo le bende usate per la sepoltura. Poi tornò a casa pieno di stupore per quello che era accaduto.
“Maria Maddalena in lacrime, presso il santo sepolcro, si china a cercare Gesù gli Angeli volevano addolcire la sua pena ma nulla poteva però calmare il suo dolore. Non eravate voi; luminosi arcangeli, che quell'ardente anima veniva a cercare, voleva vedere il Signore degli angeli prenderlo fra le sue braccia e portarlo via ben lontano” (Poesia 23 in prosa)
"Presso il santo sepolcro, rimanendo l'ultima era arrivata là ben avanti il giorno. Venne anche il suo Dio, velando la sua luce, Maria non poteva vincerlo in amore! Gli mostrò per primo il suo Santo Volto e subito una sola parola sgorgò dal suo Cuore che mormorava il nome sì dolce di Maria. Gesù le dono la pace, la felicità" (Poesia 23 in prosa).
"Un giorno, mio Dio, come Maddalena, anch'io volli vederti ed accostarmi a te. Il mio sguardo scrutava la vasta pianura in cui ricercavo il Maestro e il Re ed esclamai vedendo l'onda pura l'azzurra stella, di fiore e il passero: "Se io non vedo Dio, o stupenda natura Tu non sei nulla per me se non una immensa tomba" (Poesia 23 in prosa).
"Mi occorre un cuore bruciante di tenerezza che resti il mio sostegno senza ripensamento, che ami tutto di me perfino la mia debolezza, e non mi lasci mai né giorno né la notte. Non ho trovato nessuna creatura che mi amasse sempre e senza mai morire. Io voglio un Dio che con la mia natura si faccia mio fratello, capace di soffrire!" (Poesia 23 in prosa).
"Mi hai udita, Amico, l'unico che amo! Per rapirmi il cuore, ti sei fatto mortale e versasti il tuo sangue, mistero supremo!... E vivi ancora per me sopra l’altare. Se non posso vedere lo splendore del tuo Volto, né intendere la tua voce che riempie di dolcezza, io posso, mio Dio, vivere della tua grazia e posso riposare sul tuo Sacro Cuore!" (Poesa 23 in prosa).
"Ricordati che il giorno della tua vittoria Tu ci dicesti: Colui che non ha visto il Figlio di Dio tutto raggiante di gloria è beato, se tuttavia in lui crede! All'ombra della Fede, amo e adoro. O Gesù! Per vederti, attendo in pace l'aurora. Ma il mio desiderio non è di contemplarti quaggiù! Ricordati!" (Poesia 24 in prosa).
"Dio mi ha sempre fatto desiderare ciò che voleva darmi. Comincerà allora in Cielo a non appagare più i miei desiden. Non lo posso veramente credere e vi dico: fratello mio, sarò presto da voi... " (Lettera 258).
"Ciò che riguarda Teresa è abbandonarsi senza nemmeno la gioia di sapere quanto le frutti in banca. L'abbandono: è Gesù che fa tutto, io non faccio nulla" (Lettera 142).
Pater, 10 Ave, Gloria
SECONDO MISTERO
L’ascensione di Nostro Signore [dal Vangelo secondo Luca 24 36-53]
Gli undici apostoli e i loro compagni stavano parlando di queste cose. Gesù apparve in mezzo a loro e disse: "La pace sia con voi!" Sconvolti e pieni di paura, essi pensavano di vedere un fantasma. Ma Gesù disse loro: "Perché avete tanti dubbi dentro di voi? Guardate le mie mani e i miei piedi! Sono proprio io! Toccatemi e verificate: un fantasma non ha carne e ossa come me".
Poi disse loro: "Era questo il senso dei discorsi che vi facevo quando ero ancora con voi! Vi dissi chiaramente che doveva accadere tutto quel che di me era stato scritto nella legge di Mosè, negli scritti dei profeti e nei salini!".
Allora Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia. Poi aggiunse: "Così sta scritto: Il messia doveva morire, ma il terzo giorno doveva resuscitare dai morti. Per suo incarico ora deve essere portato a tutti i popoli l'invito a cambiare vita e a ricevere il perdono dei peccati. Voi sarete testimoni di tutto ciò cominciando da Gerusalemme. Perciò io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Voi però restate nella città di Gerusalemme fino a quando Dio non vi riempirà con la sua forza".
Poi Gesù condusse i suoi discepoli verso il villaggio di Betània Alzò le mani sopra di loro e li benedisse. Mentre li benediceva si separò da loro e fu portato verso il cielo. I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.
"Poiché Gesù è salito in Cielo, non posso seguirlo che sulle tracce che ha lasciato, ma queste tracce sono tanto luminose, tanto profumate! Non devo fare altro che gettare uno sguardo al Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so da quale parte correre... non mi slancio al primo posto ma all'ultimo, invece di avanzare come il fariseo ripeto, colma di fiducia, l'umile preghiera del pubblicano. Soprattutto imito la condotta di Maddalena, la sua stupefacente o meglio amorosa audacia che incanta il Cuore di Gesù seduce il mio. Si lo sento, quand'anche avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei col cuore spezzato dal pentimento a gettarmi nelle braccia di Gesù - perché Teresa sa bene che - Gesù non è che amore e misericordia" (Manosintto C).
"Hai fatto bene a scrivermi: ho capito tutto... tutto, tutto, tutto! Tu non hai commesso neppure l'ombra del male. So così bene che cos'è questo genere di tentazioni che posso assicurartelo senza timore; d'altronde Gesù me lo dice nel profondo del cuore. Posso confessarti una cosa che mi ha causato molto dispiacere? È che la mia piccola Maria ha tralasciato le sue comunioni il giorno dell'Ascensione e l'ultimo del mese (maggio) di Maria!... Oh, quanto è dispiaciuto a Gesù" (Lettera 92).
“La mia missione sta per cominciare, la mia missione di fare amare Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se Dio esaudisce i miei desideri passerò il mio Cielo sulla terra fino alla fine del mondo. Certo, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra... Non mi voglio riposare finché ci saranno anime da salvare...” (Ultimi colloqui).
A Celina che baciava i piedi del Crocifisso: 'Ma io bacio il suo Volto! Voi non state seguendo la dottrina del piccolo bambino: baciatelo subito sulle guance e fatevi abbracciare... se vado fra i Serafini, non farò come loro;... tutti si coprono con le ali davanti a Dio: io mi guarderò bene dal coprirmi con le ali" (Ultimi Colloqui 2,5 settembre).
“Amo tanto Dio, che vorrei fargli piacere senza che nemmeno sapesse che sono io... non voglio dare per ricevere...” (Ultimi Colloqui maggio).
"...papà mi proponeva un viaggio a Gerusalemme; ma nonostante l'attrattiva naturale che mi spingeva a visitare i luoghi santificati dal passaggio di Nostro Signore, ero stanca dei pellegrinaggi terreni, non desideravo nient'altro che le bellezze del cielo e, per donarle alle anime, volevo, al più presto essere prigioniera".
Pater, 10 Ave, Gloria
TERZO MISTERO
La discesa dello Spirito Santo [dal Vangelo secondo Luca 2, 1-12]
Quando venne il giorno della Pentecoste, i credenti erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo. All'improvviso si sentì un rumore in cielo, come quando tira un forte vento, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posavano sopra ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo concedeva loro di esprimersi.
A Gerusalemme c'erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: "Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa? Noi apparteniamo a popoli diversi". Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadocia, dal Ponto e dall'Asia, dalla Frigia e dalla Panfilia, dall'Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall'Arabia. C'è gente che viene perfino da Roma: alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla religione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunciare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto".
"Comprendo e so per esperienza che il Regno di Dio è dentro di noi: Gesù non ha bisogno di libri né di dottori per istruire le anime; Egli, il Dottore dei dottori, insegna senza rumore di parola... Non l'ho mai udito parlare ma sento che Egli è in me, ad ogni istante mi guida e mi ispira quello che devo dire o fare. Proprio al momento in cui ne ho bisogno, scorgo dei lumi che non avevo ancora veduto e non è durante l'orazione che questi sono più abbondanti, ma è piuttosto in mezzo alle occupazioni della mia giornata" (Manoscritto A).
"Conoscerlo come egli ci conosce e diventare degli dei noi stessi, oh! che destino! Quanto è grande la nostra anima!" (Lettera 57).
“Più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di questo Amore che consuma e trasforma!... Amiamo allora la nostra piccolezza, preferiamo non sentire nulla! Allora saremo povere di spirito e Gesù verrà a cercarci; per quanto lontano possiamo essere, Egli ci trasformerà in fiamme d'amore!” (Lettera 197).
“Mi ero preparata con molto cura a ricevere la visita dello Spirito Santo, non capivo come non si facesse una grande attenzione a ricevere il sacramento d’Amore… Ah! com'era gioiosa la mia anima; come gli apostoli attendevo con felicità la visita dello Spirato Santo! Mi rallegravo all'idea di essere presto perfetta cristiana e soprattutto di avere eternamente sulla fronte la croce misteriosa che il Vescovo segna imponendo al sacramento... Finalmente il momento felice arrivò: al momento della discesa dello Spirito Santo non sentii un vento impetuoso, ma piuttosto quella brezza leggera della quale il profeta Elia udì il mormorio sul monte Oreb.. . " (Manoscritto A 360).
"Sono certa che Nostro Signore con i suoi insegnamenti e la sua presenza sensibile non diceva agli Apostoli più di quanto non dica a noi con le buone ISPIRAZIONI della sua grazia" (Ultimi colloqui 7.8.4). "Amore che m'infiamma, penetra nell'anima mia, vieni io ti reclamo, vieni a consumarmi, vieni" (Poesia 28).
"Vivere d’Amore è custodire Te, Verbo Increato, Parola del mio Dio! Ah, tu lo sai che t'amo, divino Gesù! Lo Spirito dell’Amore tutta m'infiamma. Ed è amando Te che io attiro il Padre il debole mio cuore lo trattiene. O Trinità, tu ormai sei prigioniera del mio Amore!" (Poesia 26).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUARTO MISTERO
L'assunzione di Maria (Apocalisse 12)
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna che sembrava vestita di sole, con una corona di dodici stelle in capo e la luna sotto i suoi piedi. Stava per dare alla luce un bambino e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Un altro segno apparve nel cielo: un drago enorme, rosso fuoco, con sette teste e dieci corna. Su ogni testa aveva un diadema, e la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le scagliava sulla terra. Il drago si pose di fronte alla donna che stava per partorire: voleva divorare il bambino appena fosse nato.
La donna dette alla luce un maschio: egli dovrà governare tutte le nazioni con un bastone di ferro. Quel figlio fu rapito e portato verso Dio e verso il suo trono.
Quando il drago si rese conto di essere stato gettato sulla terra, cominciò a perseguitare la donna che aveva dato alla luce il bambino. Ma la donna ricevette due grandi ali d'aquila, per allontanarsi dal serpente, e volò al suo rifugio nel deserto. Là rimase in pace per tre anni e mezzo. Il serpente vomitò dalla sua bocca una fiumana d'acqua, dietro alla donna, per farla portar via dalla corrente. Ma la terra venne in suo aiuto: aprì una voragine e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato.
Infuriato con la donna, il drago andò a far guerra contro gli altri figli di lei: quelli che mettono in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a ciò che Gesù ha annunziato.
“Maria possiede certamente più di noi, tra l'altro, l'impeccabilità, cioè l'impossibilità di commettere il peccato, poiché fu esente dalla macchia della colpa originale. Ma bisogna anche ricordare che ella è stata meno fortunata di noi perché non ebbe - come noi - una Beata Vergine da amare.- per noi è una dolcezza in più per lei, una soavità di meno” (Ultimi colloqui).
"O Madre mia, nell'attesa del Cielo, voglio vivere con te, seguirti tutti i giorni e, nel contemplarti, immergermi rapita, scoprendo nel tuo cuore gli abissi dell'amore. Il tuo sguardo materno bandisce ogni mia paura, m'insegna a piangere e m'insegna a gioire. Invece che disprezzare le gioie pure e sante tu le vuoi condividere con noi e ti degni di benedirle" (Poesia 54 in prosa).
"Se voi sapeste che progetti sto facendo per quando sarò in Cielo sulle cose che farò!... Comincerò la mia missione" (Ultimi colloqui 13 Luglio).
Il Cielo lo trovo nella Trinità Beata, che, prigioniera d'amore, - vive nel mio cuore. Lì contemplo il mio Dio e gli ripeto sicura che voglio servirlo ed amarlo senza sosta. Il mio Cielo è sorridere a Dio che adoro e, se vuole nascondersi provando la mia fede, che mi guardi ancora soffrire nell'attesa: ecco il mio Cielo!" (Poesia I2 m prosa).
"Noi carmelitane passiamo per pazze agli occhi della gente... perfino i cristiani più ferventi, i sacerdoti, trovano che siamo esagerate... Celina, che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato e il mondo è obbligato, suo malgrado, a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l'aria avvelenata che non smette di respirare?" (Lettera 169).
"O Immacolata Vergine, la più tenera fra le madri, ascoltando Gesù non ti rattristi affatto, ma ti rallegri di sapere che sceglie, qui in terra, l'anima nostra come sua famiglia. Tu ti rallegri che lui ci doni la sua vita, gli infiniti beni della sua Divinità!... Ma come non amarti, Madre, vedendo tanto amore e tanta umiltà?" (Poesia 54 in prosa).
“Maria tu ci ami, come ci ama Gesù ed acconsenti per noi a distaccarti da Lui. Amare è dare tutto e dare anche se stesso. Tu hai voluto mostrarcelo restando il nostro esempio. Il Salvatore conosce la tua immensa affezione. Conosceva i segreti del tuo cuore materno, rifugio dei peccatori, perciò Gesù ci ha lasciati a Te quando abbandona la Croce per aspettarci in Cielo” (Poesia 54 in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
QUINTO MISTERO
L’incoronazione di Maria Regina del cielo e della terra [Apocalisse 21, 1-8]
Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c'era più e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo.
Una voce forte che veniva dal trono esclamò: "Ecco l'abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno il suo popolo ed egli sarà Dio con loro. Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre". Allora Dio dal suo trono disse: "Ora faccio nuova ogni cosa". Poi mi disse: "Scrivi, perché ciò che dico è vero e degno di essere creduto".
E aggiunse: "È fatto. Io sono l'Inizio e la Fine, il Primo e l'Ultimo. A chi ha sete io darò gratuitamente l'acqua della vita. Ai vincitori toccherà questa parte dei beni. Io sarò loro Dio, ed essi saranno miei figli. Ma i vigliacchi, i miscredenti, i depravati, gli assassini, gli svergognati, i ciarlatani, gli idolatri e tutti i bugiardi andranno a finire nel lago ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte".
"Non trovando alcun soccorso sulla terra, la povera piccola Teresa si rivolse verso la sua Madre del Cielo, la pregai con tutto il cuore d'aver infine pietà di me... All'improvviso la Santa Vergine mi parve bella, così bella che mai avevo visto qualche cosa di così stupendo. Il suo volto spirava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che penetrò fino in fondo alla mia anima fu il sorriso incantevole della Vergine Maria. Allora tutte le mie pene svanirono, due grosse lacrime spuntarono dalle mie palpebre e scesero sulle guance, ma erano lacrime di una gioia senza nubi. La Santa Vergine mi ha sorriso, pensai, come sono felice... " (Mattoscntto A 30r).
"Tutti sappiamo che la Beata Vergine Maria è la Regina del Cielo e della Terra; ma più che Regina ella è una madre.
Non bisogna ribadire, che a motivo delle sue prerogative eccezionali Maria eclissa la gloria di tutti i santi, come il sole, al suo nascere, fa sparire le stelle. Dio mio, che strana affermazione! Una madre che fa svanire la gloria dei propri figli! Io, invece, ritengo tutto l'opposto: Maria aumenta all'infinito lo splendore degli eletti.
E lodevole rievocarne le prerogative; ma non bisogna fermarsi lì. Se - ascoltando una predica - si è portati; dall'inizio alla fine, ad uscire in continue esclamazioni Ah! Ne verrebbe poi vera nausea; e nemmeno è escluso che qualcuno vada più oltre fino a sperimentare disgusto o alienazione da una creatura tanto eminente; e potrebbe anche dire: se questa è la realtà, converrebbe ritirarsi in un cantuccio e brillarvi per conto proprio" (Ultimi colloqui).
'La Vergine, non manca mai di proteggermi appena la invoco. Se sopraggiunge una preoccupazione, una difficoltà, subito mi rivolgo a lei e sempre, come la più tenera delle madri, prende a cuore i miei interessi! Quante volte parlando alle novizie, mi è capitato di invocarla e di sperimentare i benefici della sua protezione materna!" (Manoscritto c 26r).
“Ben presto ascolterò questa dolce armonia. Ben presto verrò nel bel Cielo a contemplarti. Tu che venisti a sorridermi all'alba della mia vita, torna ancora a sorridermi Madre... ecco viene la sera!... No, non temo più lo splendore della tua suprema gloria, con te ho sofferto e ora voglio soltanto cantare sulle tue ginocchia, perché, Maria, io t'amo. E ripetere per sempre. sono tua figlia” (Poesia 54, in prosa).
Pater, 10 Ave, Gloria
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