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lunedì 11 agosto 2014

Maria che assiste nel Calvario alla morte di Gesù


I. Stava presso la croce di Gesù, sua madre (Gv 19, 25). Osserviamo in questa regina dei martiri una sorta di martirio il più crudele d'ogni martirio, una madre posta a vedersi morire un figlio innocente giustiziato sopra un patibolo in­fame. Stava. Da che Gesù fu preso nell'orto, i discepoli l'hanno abbandonato, ma non l'abban­dona Maria: ella l'assiste sino a vederlo spirare avanti gli occhi suoi. Stava presso. Fuggono le madri dalla vista dei figli, allorché li vedono pa­tire e non possono aiutarli; si contenterebbero di patire esse i dolori dei figli; onde allorché li mi­rano patire senza poterli soccorrere, non han for­za di soffrire tal pena, e perciò fuggono e vanno lontano. Maria no, ella vede il Figlio fra i tor­menti, vede che i dolori gli stan levando la vita, ma non fugge nè si allontana, ma si accosta alla croce, ove il Figlio sta morendo.

O Madre addolorata, non isdegnate ch'io anco­ra vi accompagni in assistere alla morte del vo­stro e del mio Gesù.

II. Stava presso la croce. La croce dunque è il letto, ove Gesù lascia la vita: letto di dolore, ove quest'afflitta Madre sta guardando Gesù tut­to lacerato dai flagelli e dalle spine. Osserva Ma­ria che il povero Figlio appeso a quei tre uncini di ferro non trova sito nè riposo; vorrebbe ella dargli qualche sollievo, vorrebbe almeno, giac­ché ha da morire, farlo spirare fra le sue brac­cia, ma niente di ciò le è permesso. Ahi croce, dice, rendimi il Figlio mio; tu sei patibolo di malfattori, ma il Figlio mio è innocente.

Ma non vi affannate, o Madre; è volontà del­l'Eterno Padre che la croce non vi renda Gesù, se non dopo ch'è morto e spirato. O regina dei dolori, impetratemi dolore dei miei peccati.

III. Stava presso la croce sua madre. Conside­ra, anima mia, Maria che a piè della croce sta guardando il Figlio: Figlio, ma oh Dio qual Fi­glio! Figlio che insieme era suo Figlio e suo Dio: Figlio che dall'eternità 1'avea scelta per sua ma­dre, e l'avea preferita nel suo amore a tutti gli uomini e a tutti gli angeli: Figlio così bello, cos? santo e così amabile: Figlio che le era stato sem­pre ubbidiente: Figlio che era l'unico suo amore, mentre era Figlio di Dio. E questa Madre ebbe a vedersi morire di dolore un tal Figlio innanzi agli occhi suoi!

O Maria, o madre la più afflitta di tutte le ma­dri, compatisco il vostro cuore, specialmente quando miraste il vostro Gesù abbandonarsi sul­la croce, aprir la bocca e spirare; e per amore di questo Figlio morto per la mia salute, raccoman­dategli l'anima mia.

E voi, Gesù mio, per li meriti dei dolori di Ma­ria, abbiate pietà di me e concedetemi la grazia di morire per voi, come voi siete morto per me. Muoia io, mio Signore, dirò con S. Francesco d'Assisi, per amore di voi, che per amore del­l'amor mio vi siete degnato morire.

{Da "Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo" di Sant'Alfonso Maria de Liguori}

martedì 10 giugno 2014

Maria al gruppo di preghiera di Medjugorje

Con la preghiera, cari figli, raggiungerete l'amore perfetto.

Cari figli, amo ciascuno di voi quanto amo mio figlio Gesù.

Cari figli, se vedeste la tenerezza che si trova in fondo al cuore di tutti gli esseri, li amereste come li amo io, quelli buoni come quelli cattivi.

Cari figli, aprite i vostri cuori e lasciate che Gesù vi guidi. Per molte persone questo sembra difficile, ma è talmente facile. Non avete bisogno di avere paura, perché sapete che Gesù non vi abbandonerà mai e sapete che vi conduce alla salvezza.

Se volete essere felici, vivete una vita semplice e umile, pregate molto, non scrutate i vostri problemi, ma lasciatevi guidare da Dio. Non complicate le cose. Prendete la strada della semplicità.


Non celebrate l'Eucaristia come dovete. Se sapeste le grazie e i doni che vi ricevete, andreste ogni giorno e vi preparereste almeno un'ora prima.

Non abbiate paura di Satana. Non ne vale la pena perché con un'umile preghiera e un amore ardente lo si può disarmare.



mercoledì 4 giugno 2014

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 2 giugno 2014

Cari figli, invito ed accolgo voi tutti come miei figli. Prego che voi mi accogliate ed amiate come Madre. Ho unito tutti voi nel mio Cuore, sono scesa in mezzo a voi e vi benedico. So che voi volete da me consolazione e speranza, perché vi amo e intercedo per voi. Io vi chiedo di unirvi con me in mio Figlio e di essere miei apostoli. Perché possiate farlo, vi invito di nuovo ad amare. Non c’è amore senza preghiera, non c’è preghiera senza perdono, perché l’amore è preghiera, il perdono è amore. Figli miei, Dio vi ha creati per amare, amate per poter perdonare! Ogni preghiera che proviene dall’amore vi unisce a mio Figlio ed allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo vi illumina e vi rende miei apostoli: apostoli che, tutto ciò che faranno, lo faranno nel nome del Signore. Essi pregheranno con le opere e non soltanto con le parole, poiché amano mio Figlio e comprendono la via della verità che conduce alla vita eterna. Pregate per i vostri pastori, perché possano sempre guidarvi con cuore puro sulla via della verità e dell’amore, la via di mio Figlio. Vi ringrazio.

Di Maria non si dirà mai abbastanza.
{San Bernard di Clairvaux}

lunedì 12 maggio 2014

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 2 aprile 2014

Cari figli, con materno Amore desidero aiutarvi affinché la vostra vita di preghiera e di penitenza sia un vero tentativo di avvicinamento a Mio Figlio e alla Sua Luce Divina, affinché sappiate distaccarvi dal peccato. Ogni preghiera, ogni Messa ed ogni digiuno sono un tentativo di avvicinamento a Mio Figlio, un rimando alla Sua gloria e un rifugio dal peccato. Sono la via ad una nuova unione tra il Padre buono ed i Suoi figli. Perciò, cari figli Miei, con cuore aperto e pieno d’amore invocate il nome del Padre Celeste, affinché vi illumini con lo Spirito Santo. Per mezzo dello Spirito Santo, diventerete una sorgente dell’Amore di Dio: a quella sorgente berranno tutti coloro che non conoscono Mio Figlio, tutti gli assetati dell’amore e della pace di Mio Figlio. Vi ringrazio! Pregate per i vostri pastori. Io prego per loro e desidero che sentano sempre la benedizione delle Mie mani materne ed il sostegno del Mio Cuore materno.

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 2 maggio 2014

Cari figli, Io, vostra Madre, sono con voi per il vostro bene, per le vostre necessità e per vostra personale istruzione. Il Padre Celeste vi ha dato la libertà di decidere da soli e di conoscere da soli. Io desidero aiutarvi. Desidero essere per voi Madre, maestra di verità, affinché con la semplicità di un cuore aperto conosciate l’immensa purezza e la luce che da essa proviene e dissolve le tenebre, la luce che porta speranza. Io, figli Miei, capisco i vostri dolori e le vostre sofferenze. Chi potrebbe capirvi meglio di una Madre! Ma voi, figli Miei? È piccolo il numero di coloro che Mi capiscono e Mi seguono. Grande è il numero degli smarriti, di coloro che non hanno ancora conosciuto la verità in Mio Figlio. Perciò, apostoli Miei, pregate ed agite. Portate la luce e non perdete la speranza. Io sono con voi. In modo particolare sono con i vostri pastori. Li amo e li proteggo con Cuore materno, perché essi vi guidano al Paradiso che Mio Figlio vi ha promesso. Vi ringrazio.

domenica 27 aprile 2014

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 25 febbraio 1995

Cari figli, oggi vi invito a diventare missionari dei messaggi che vi do qui, attraverso questo luogo che mi è caro. Dio mi ha permesso di rimanere così a lungo con voi e perciò, figlioli, v'invito a vivere con amore i messaggi che vi do e a trasmetterli in tutto il mondo, così che un fiume d'amore scorra tra la gente piene di odio e senza pace. V'invito, figlioli, a diventare pace dove non c'è pace, e luce dove c'è tenebra, perché ogni cuore accetti la luce e la via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

sabato 12 aprile 2014

Messaggio della Madonna di Medjugorje - 25 settembre 1991

Cari figli, vi invito tutti in modo speciale alla preghiera e alla rinuncia perché, adesso come mai prima, satana desidera sedurre più gente possibile sul cammino della morte e del peccato. Perciò, cari figli, aiutate il mio Cuore Immacolato perché trionfi su un mondo di peccato.Chiedo a tutti voi di offrire le preghiere e i sacrifici per le mie intenzioni, affinché io possa offrirli a Dio per quello che è più necessario. Dimenticate i vostri desideri e pregate, cari figli, per quello che Dio vuole e non per quello che voi desiderate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

venerdì 31 gennaio 2014

Gruppo di preghiera di Jelena Vasilj

L'esperienza del gruppo di preghiera guidato direttamente dalla Madonna a Medjugorje durò 4 anni, dall'83 all'87, e da questa esperienza, sono nati migliaia di gruppi di preghiera in tutto il mondo, nonché una comunità religiosa fondata dal sacerdote che era l'assistente spirituale di questo gruppo. Il 25 maggio 1983, la Regina della Pace attraverso la veggente Jelena Vasilj rivolse questo invito a Padre Tomislav Vlašić:

“Raccogli una ventina di giovani disposti a seguire Gesù senza riserve. Riuniscili entro un mese. Li inizierò alla vita spirituale. Possono esser anche più di venti. Possono farne parte anche adulti e bambini; tutti coloro che ne accetteranno la regola. A queste persone chiederò di fare penitenza per alcune intenzioni. Digiuneranno e pregheranno per il vescovo. Rinunceranno a ciò a cui tengono di più, bevande, caffè, piaceri, televisione. E' necessario che ci siano persone disposte a consacrarsi alla vita religiosa. E altre disposte a consacrarsi in modo speciale alla preghiera e al digiuno. Darò loro le regole da seguire. Le persone che seguiranno queste regole saranno consacrate, qualunque sia il loro stato”.

La Madonna chiese poi a P.Tomislav Vlašić di assistere come sacerdote questo gruppo nel suo cammino spirituale. Per un breve periodo molti giovani hanno scelto di essere membri di questo gruppo, sotto la guida della Madonna, il loro cammino è durato quattro anni (dal 1983 al 1987).

“Vi chiedo questo impegno per quattro anni, perché non è ancora il momento di scegliere la vostra chiamata. È molto importante, all' inizio, entrare in preghiera. Dopo faretre la scelta giusta. Lasciate che tutta la famiglia ogni giorno si consacri al Sacro Cuore. Sarò molto lieta se tutta la famiglia si riunisce in preghiera mezz'ora ogni mattina”.(20. 10.1983)

Dopo la scadenza di quattro anni, alcuni membri del gruppo hanno optato per la vita consacrata nella Comunità "Regina della Pace, completamente tuoi – attraverso Maria a Gesù", fondata da Padre Tomislav Vlašić. Altri membri ancora dopo hanno continuato più o meno incontri regolari di preghiera.

Il 16 giugno 1983, la Madonna disse a Jelena:

" Ecco gli impegni fondamentali richiesti a coloro che intendono fare parte di questo gruppo:
1. Rinunciate a tutte le passioni e i desideri disordinati. Evitate la televisione, soprattutto le trasmissioni nefaste, gli sport eccessivi, il godimento smodato di cibo e di bevande, l'alcool, il tabacco, ecc.
2. Abbandonatevi senza riserve a Dio.
3. Bandite definitivamente ogni forma di paura. Chi si abbandona a Dio non ha posto nel suo cuore per la paura. Le difficoltà sussisteranno ma serviranno alla crescita spirituale e renderanno gloria a Dio.
4. Amate i vostri avversari. Bandite dal cuore odio, giudizi, preconcetti. non nutrite rancore e amarezza, ma donate solo benedizione, sorriso e serenità: pregate almeno cinque minuti al giorno il Cuore di Gesù ed il mio Cuore: cosi riceverete l'amore divino con cui potrete amare i nemici.
5. Digiunate a pane e acqua due volte alla settimana. Radunatevi in gruppo almeno una volta alla settimana.
6. Ogni giorno consacrate almeno tre ore alla preghiera, di cui almeno mezz'ora al mattino e mezz'ora alla sera. In questo tempo di preghiera sono compresi la Santa Messa e il rosario. Riservatevi momenti di preghiera silenziosa nel corso della giornata e ricevete la santa comunione ogni volta che vi sarà possibile. Pregate con grande raccoglimento. Non guardate continuamente l'orologio, ma lasciatevi guidare dalla grazia di Dio. Non vi preoccupate troppo delle cose di questo mondo, affidando tutto, nella preghiera, al nostro Padre celeste. Quando uno è troppo preoccupato non può pregare, perché manca la serenità interiore. Dio condurrà a buon fine le vostre cose terrene se voi vi sforzerete di aprirvi alle sue. Quelli che vanno a scuola, o al lavoro devono pregare mezz'ora al mattino e mezz'ora alla sera e partecipare, possibilmente, all'eucaristia. Bisogna estendere lo spirito di preghiera al lavoro quotidiano, cioè accompagnare il lavoro con la preghiera.
7. Siate prudenti, perché il demonio tenta tutti coloro che hanno deciso di consacrarsi a Dio, e soprattutto loro. Cercherà di convincervi che pregate troppo, che digiunate troppo; che dovete essere come gli altri giovani che cercano i piaceri di questo mondo. Non dovete assolutamente ascoltarlo ma prestate attenzione solo alla mia voce. Quando la vostra fede sarà consolidata, Satana non riuscirà più a sedurvi.
8. Pregate molto per il vescovo e per i responsabili della Chiesa. Non meno della metà delle vostre preghiere e dei vostri sacrifici deve essere consacrata a questa intenzione".

La Madonna, subito dopo, aggiunse: "Sono venuta per dire al mondo: Dio è verità. Egli esiste. In Lui c'è la felicità e la pienezza della vita. Mi sono presentata qui come Regina della Pace per dire al mondo che la pace è necessaria per la salvezza del mondo. In Dio si trova la vera gioia dalla quale deriva la vera pace".

{Fonte: http://www.kraljicemira.org/}

Le confidenze di Maria

"Figlia mia, ascolta" - proseguì la Vergine - "fino dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose divine e delle speranze riposte nella venuta del Messia. Così, quando l'Arcangelo mi annunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per madre del Redentore degli uomini, il mio cuore sebbene pienamente sottomesso al volere di Dio fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e divino Bambino doveva soffrire, e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.
Tu puoi quindi figurarti quali dovevano essere i miei sentimenti nel contemplare le attrattive di mio figlio, il suo volto, le sue mani, i suoi piedi, tutta la sua persona, che sapevo dovevano essere un giorno così crudelmente maltrattati.
Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra si impregnassero già del sangue che un giorno sarebbe sgorgato dalle loro ferite.
Baciavo i suoi piedi e li contemplavo già confitti alla croce.
Ravviavo la sua meravigliosa capigliatura e la vedevo coperta di sangue, ingrovigliata nelle spine della corona.
E quando, a Nazaret, Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla croce dove doveva morire!
Quando giunse all'adolescenza apparve in Lui un tale insieme di grazia affascinante che non lo si poteva con­templare senza restare rapiti. Ma il mio cuore di madre si stringeva al pensiero dei tormenti di cui provavo in anticipo la ripercussione...


Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della passione e della sua morte furono per me il più terribile dei martiri. «Quando il terzo giorno, Lo vidi risuscitato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto poiché Egli non poteva più soffrire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! ConsolarLo, riparare le offese degli uomini era allora il mio solo sollievo. Ma che lungo esilio! Quali ardori di- vampavano dal mio cuore! come sospiravo l'istante del­l'eterna unione! Ah, che vita senza Lui! Che luce otte­nebrata! Che unione desiderata! E come tardava a venire!
Giunta al settantatreesimo anno l'anima mia passò come un lampo dalla terra al cielo. Dopo tre giorni gli angeli raccolsero la mia salma e la trasportarono in trionfo di giubilo per riunirla all'anima. Quale ammira­zione, quale adorazione, quale dolcezza quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà in mezzo alle schiere angeliche il mio Figlio e il mio Dio!
Che dire poi, figlia mia, dello stupore che mi invase alla vista della mia bassezza che veniva coronata di tanti doni e circondata da tante acclamazioni? Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna!... Tutto è dolcezza, gloria, amore!"
La Vergine Santissima, dirà poi Josefa, si è espressa con entusiasmo, e tuttavia un riflesso di umiltà avvolgeva ogni sua parola. Ella tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso nel cielo: poi, abbassando il suo profondo sguardo: "Tutto passa, figlia mia" - le disse - "e la beatitudine non ha fine. Soffri ed ama: mio Figlio tra poco coronerà i tuoi sforzi e le tue fatiche. Non temere: Egli ed Io ti amiamo".
E dopo alcune materne raccomandazioni: "Rimani fedele a Gesù e non rifiutarGli niente. PreparaGli il cammino con i tuoi piccoli atti, poiché presto verrà. Coraggio! Generosità e amore! L'inverno della vita è breve e la primavera sarà eterna".

{Colui che parla al fuoco - Josefa Menéndez}

giovedì 23 gennaio 2014

I misteri della Gioia - Maria SS. parla alla Serva di Dio, Luisa Piccarreta

1) L’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Santissima

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia del mio Cuore, prestami attenzione ed ascoltami: alquanti giorni prima della discesa del Verbo sulla terra, io vedevo il Cielo aperto ed il Sole del Verbo Divino alle sue porte, come per guardare sopra di chi doveva prendere il suo volo, per rendersi Celeste Prigioniero di una creatura. [Le Divine Persone del]la Trinità Sacrosanta guardavano la terra non più [come] estranea a loro, perché c'era la piccola Maria, che possedendo la Divina Volontà aveva formato il Regno divino, dove [il Verbo] poteva scendere sicuro, come nella sua propria abitazione, nella quale trovava il Cielo ed i tanti soli dei tanti atti di Volontà Divina fatti nell'anima mia. La Divinità rigurgitò d'amore e, togliendosi il manto di Giustizia che da tanti secoli aveva tenuto con la creatura, [le Divine Persone] si coprirono col manto di misericordia infinita e decretarono tra Loro la discesa del Verbo. La Mamma tua si sentiva incendiata d'amore e, facendo eco all'Amore del mio Creatore, volevo formare un solo mare d'Amore, affinché scendesse in esso il Verbo sulla terra. Le mie preghiere erano incessanti e, mentre pregavo nella mia stanzetta, un Angelo venne spedito dal Cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti, ed inchinandosi mi salutò: “Ave, o Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempita di Grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuol scendere; già è dietro delle mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat”.

Ad un annuncio sì grande, da me tanto desiderato, ma che non avevo mai pensato di essere io la eletta, io restai stupita ed esitai un istante; ma l'Angelo del Signore mi disse: “Non temere, Regina nostra, tu hai trovato grazia presso Dio. Tu hai vinto il tuo Creatore; perciò, per compiere la vittoria, pronunzia il tuo Fiat”.
Io pronunciai il Fiat, ed oh, meraviglia! I due Fiat si fusero insieme, ed il Verbo Divino scese in Me. Il mio Fiat, che era avvalorato dallo stesso valore del Fiat Divino, formò dal germe della mia umanità, la piccina Umanità che doveva racchiudere il Verbo e [così] fu compiuto il gran prodigio dell'Incarnazione.
Figlia mia cara, tu non puoi comprendere ciò che provò la Mamma tua nell'atto dell'Incarnazione del Verbo.

Ora, figlia cara, ascoltami: quanto ti deve stare a cuore il fare ed il vivere di Volontà Divina! La mia potenza esiste ancora: fammi pronunziare il mio Fiat sull'anima tua. Ma per fare ciò, voglio il tuo; da soli non si può fare il vero bene, ma sempre fra due si fanno le opere più grandi. Dio stesso non voleva fare da solo, ma volle me insieme, per formare il gran prodigio dell'Incarnazione e nel mio Fiat e nel loro si formò la vita dell'Uomo Dio, si aggiustarono le sorti dell'umano genere, il Cielo non fu più chiuso [e] tutti i beni vennero racchiusi in mezzo ai due Fiat. Perciò pronunciamoli insieme: “Fiat! Fiat!”, e nel mio amore materno chiuderò in te la vita della Divina Volontà.”

L’anima alla Mamma Celeste:
Regina potente, pronuncia il tuo Fiat e crea in me la Volontà di Dio.


2) La visitazione di Maria a Santa Elisabetta

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Appena diventai Madre di Gesù e Madre tua, i miei mari d'amore si raddoppiarono e, non potendo contenerli tutti, sentivo il bisogno di espanderli e di essere, anche a costo di grandi sacrifici, la prima portatrice di Gesù alle creature. Ma che dico, sacrifici? Quando si ama davvero, i sacrifici, le pene, sono refrigeri, sono sollievi e sfoghi dell'amore che si possiede. Oh, figlia mia, se tu non provi il bene del sacrificio, se non senti come esso rechi le gioie più intime, è segno che l'Amore Divino non riempie tutta l'anima tua e quindi che la Divina Volontà non regna Regina in te. Essa sola dà tale forza all'anima, da renderla invincibile e capace di sopportare qualunque pena.
Metti la mano sul tuo cuore ed osserva quanti vuoti d'amore siano in esso. Rifletti: quella segreta stima di te stessa, quel turbarti per ogni minima contrariata, quei piccoli attacchi che senti a cose ed a persone, quella stanchezza nel bene, quel fastidio che ti causa ciò che non ti va a genio, equivalgono ad altrettanti vuoti d'amore nel tuo cuore; vuoti che, pari a febbrette, ti privano della forza e del desiderio di colmarti di Volontà Divina. Oh, come sentirai anche tu la virtù refrigerante e conquistatrice nei tuoi sacrifici, se riempirai di amore questi tuoi vuoti!

Figlia mia, dammi ora la mano e seguimi, perché io continuerò a darti le mie lezioni.
Mi partii dunque da Nazareth accompagnata da San Giuseppe, affrontando un lungo viaggio e valicando montagne per andare a visitare nella Giudea Elisabetta, che, a tarda età, era miracolosamente diventata madre.
Io mi recavo da lei, non già per farle una semplice visita, ma bensì perché ardevo dal desiderio di portarle Gesù. La pienezza di grazia, di amore, di luce che sentivo in me mi spingeva a portare, a moltiplicare, a centuplicare la Vita di mio Figlio nelle creature.
Sì, figlia mia, l'amore di Madre che ebbi per tutti gli uomini e per te in particolare fu così grande, che io sentii il bisogno estremo di dare a tutti il mio caro Gesù, affinché tutti Lo potessero possedere ed amare. Il diritto di Madre largitomi dal Fiat mi arricchì di tale potenza, da moltiplicare tante volte Gesù quante erano le creature che Lo volevano ricevere. Questo era il più grande miracolo che io potevo compiere: tenere pronto Gesù, per darlo a chiunque Lo desiderasse. Come mi sentivo felice!
Quanto vorrei che anche tu, figlia mia, avvicinandoti alle persone e facendo visite, fossi sempre la portatrice di Gesù, capace di farlo conoscere e desiderosa di farlo amare.

Dopo parecchi giorni di viaggio giunsi finalmente nella Giudea e premurosamente mi recai alla casa di Elisabetta. Essa mi venne incontro festante. Al saluto che le diedi, successero fenomeni meravigliosi. Il mio piccolo Gesù esultò nel mio seno e, fissando coi raggi della propria Divinità il piccolo Giovanni nel seno della madre sua, lo santificò, gli diede l'uso di ragione e gli fece conoscere che Egli era il Figlio di Dio. Giovanni allora sussulto così fortemente di amore e di gioia, che Elisabetta si sentì scossa; colpita anch'essa dalla Luce della Divinità del Figlio mio, conobbe che io ero diventata la Madre di Dio e, nell'enfasi del suo amore, tremebonda di gratitudine, esclamò: “Donde a me tanto onore, che la Madre del Signore mio venga a me?”
Io non negai l'altissimo mistero, anzi lo confermai umilmente. Inneggiando a Dio col canto del Magnificat, cantico sublime, per mezzo del quale continuamente la Chiesa mi onora, annunziai che il Signore aveva fatto grandi cose in me sua ancella e che, per questo, tutte le genti mi avrebbero chiamata beata.
Figlia mia, io mi sentivo struggere dal desiderio di dare uno sfogo alle fiamme d'amore che mi consumavano e di esternare il mio segreto ad Elisabetta, la quale anch'essa sospirava il Messia sulla terra. Il segreto è un bisogno del cuore che irresistibilmente si rivela alle persone capaci d'intendersi.
Figlia carissima, la Divina Volontà fa cose grandi ed inaudite ovunque Essa regna; se io operai tanti prodigi, fu perché Essa teneva il suo posto regio in me. Se anche tu lascerai regnare il Divin Volere nell'anima tua, diverrai tu pure la portatrice di Gesù alle creature, sentirai anche tu l'irresistibile bisogno di darlo a tutti!”

L’anima alla Mamma Celeste :

Mamma santa, visita l'anima mia e prepara in essa una degna abitazione alla Divina Volontà




3) La nascita di Gesù

La Regina del Cielo confida all’anima:
“Figlia mia cara, continua ad ascoltarmi. Come io lo ricevetti nelle mie braccia e Gli diedi il mio primo bacio, sentii il bisogno d'amore di dare del mio al mio Figlio Bambino e, porgendogli il mio seno, Gli diedi latte abbondante, latte formato dallo stesso Fiat Divino nella mia persona per alimentare il piccolo Re Gesù. Ma chi può dirti ciò che io provavo nel far ciò, e i mari di grazia, d'amore, di santità che mi dava il Figlio mio per contraccambiarmi? Quindi lo involsi in poveri ma nitidi pannicelli e lo adagiai nella mangiatoia. Questa era la sua Volontà ed io non potevo far a meno di eseguirla. Ma prima di fare ciò feci parte al caro San Giuseppe, dandolo nelle sue braccia; ed oh, come gioì, se lo strinse al cuore, ed il dolce Bambinello versò nell'anima sua torrenti di Grazia. Quindi insieme con San Giuseppe aggiustammo un po' di fieno nella mangiatoia e, distaccandolo dalle mie braccia materne, lo posi a giacere dentro di essa. E la Mamma tua, rapita dalla beltà dell'Infante Divino, se ne stava la maggior parte [del tempo] genuflessa innanzi a Lui; mettevo in moto tutti i miei mari d'amore, che il Voler Divino aveva formato in me, per amarlo, adorarlo e ringraziarlo.
Ed il Celeste Pargoletto, che faceva nella mangiatoia? Un atto continuato della Volontà del nostro Padre Celeste, che era anche sua, ed emettendo gemiti e sospiri, vagiva, piangeva e chiamava tutti, col dire nei suoi gemiti amorosi: “Venite tutti, figli miei; per amor vostro son nato al dolore, alle lacrime. Venite tutti a conoscere l'eccesso del mio amore! Datemi un ricetto nei vostri cuori”. E ci fu un via vai di pastori che vennero a visitarlo, ed a tutti dava il suo sguardo dolce ed il suo sorriso d'amore nelle sue stesse lacrime.

Ora, figlia mia, una parolina a te: tu devi sapere che tutta la mia gioia era tenere nel mio grembo il mio caro Figlio Gesù, ma il Voler Divino mi fece intendere che Lo mettessi nella mangiatoia a disposizione di tutti, affinché chiunque lo volesse, potesse vezzeggiarlo, baciarlo e prenderlo nelle proprie braccia come se fosse suo. Era il Piccolo Re di tutti; quindi tenevano il diritto di farsene un dolce pegno d'amore. Ed io, per compiere il Volere Supremo, mi privai delle mie gioie innocenti, ed incominciai con le opere e i sacrifici l'ufficio di Madre, di dare Gesù a tutti.

Figlia mia, la Divina Volontà è esigente e vuole tutto, anche il sacrificio delle cose più sante e, a seconda [del]le circostanze il grande sacrificio di privarsi dello stesso Gesù; ma questo [è] per distendere maggiormente il suo Regno e per moltiplicare la vita dello stesso Gesù, perché quando la creatura per amor suo si priva di Lui, è tale e tanto [il suo] eroismo ed il sacrificio, che tiene virtù di produrre una vita novella di Gesù, per poter formare un'altra abitazione a Gesù. Perciò, figlia cara, sii attenta, e sotto qualunque pretesto non negare mai nulla alla Divina Volontà."

L’anima:
Mamma mia, chiudi nel mio cuore il piccolo Gesù, affinché me lo trasformi tutto in Volontà di Dio.



4) La presentazione al Tempio

La Regina del Cielo confida all’anima:

“Ora, essendo giunto [il termine dei] quaranta giorni, il caro Bambino, più che mai affogato nel suo amore, volle ubbidire alla legge e presentarsi al Tempio per offrirsi per la salvezza di ciascuno. Era la Divina Volontà che ci chiamava al grande sacrificio e noi, pronti, ubbidimmo. Figlia mia, questo Fiat Divino, quando trova la prontezza nel fare ciò che Lui vuole, mette a disposizione della creatura la sua Forza divina, la sua Santità, la sua Potenza creatrice di moltiplicare quell'atto, quel sacrificio per tutti e per ciascuno, mette in quel sacrificio la monetina di valore infinito, [con cui] si può pagare e soddisfare per tutti.

Onde era la prima volta che la tua Mamma e San Giuseppe uscivamo insieme col Pargoletto Gesù. Tutta la Creazione riconobbe il suo Creatore e si sentirono onorati nell'averlo in mezzo a loro, ed atteggiandosi a festa, ci accompagnarono lungo la via. Giunti al Tempio, ci prostrammo ed adorammo la Maestà Suprema e poi [Lo] deponemmo nelle braccia del sacerdote, qual era Simeone, il quale ne fece l'offerta all'Eterno Padre, offrendolo per la salvezza di tutti; il quale, mentre L'offriva, ispirato da Dio, riconobbe il Verbo Divino ed esultando d'immensa gioia adorò e ringraziò il caro Bambino e, dopo l'offerta, si atteggiò a Profeta e predisse tutti i miei dolori. Oh, come il Fiat Supremo dolorosamente fece sentire al mio materno Cuore, con suono vibrante, la ferale tragedia di tutte le pene che avrebbe sofferto il mio Figlio Divino! Ogni parola era spada tagliente che mi trafiggeva. Ma quel che più mi trafisse il Cuore fu il sentire che questo Celeste Infante sarebbe stato non solo la salvezza, ma anche la rovina di molti ed il bersaglio delle contraddizioni. Che pena! Che dolore! Se il Voler Divino non mi avesse sostenuta, sarei morta all'istante di puro dolore. Invece mi diede vita per cominciare a formare in me il Regno dei dolori nel Regno della sua stessa Divina Volontà. Sicché, col diritto di Madre che tenevo su tutti, acquistai anche il diritto di Madre e Regina di tutti i dolori. Oh, sì, coi miei dolori acquistai la monetina per pagare i debiti dei figli miei ed anche dei figli ingrati.
Ora, figlia mia, tu devi sapere che per la luce della Divina Volontà, che in me regnava, già conoscevo tutti i dolori che dovevano toccarmi ed anche più di quelli che mi disse il santo Profeta; anzi posso dire [che] mi profetizzò i dolori che mi sarebbero venuti dalla parte esterna, ma dei dolori interni, che più mi avrebbero trafitta [e,] delle pene interne [passate] tra me e mio Figlio, non me ne fece parola; ma con tutto ciò, in quell'atto sì solenne dell'offerta di mio Figlio, nell'udirmeli ripetere, mi sentii talmente trafitta, che mi sanguinò il Cuore e si aprirono nuove vene di dolori e squarci profondi nell'anima mia.

Ora, ascolta la Mamma tua. Nelle tue pene, negli incontri dolorosi, che anche a te non mancano, quando conosci che il Voler Divino vuole qualche sacrificio da te, sii pronta, non ti abbattere, anzi ripeti subito il caro e dolce: “Fiat”, cioè: “Quello che vuoi tu [lo] voglio io”, e, con amore eroico, fa’ che il Volere Divino prenda il suo regio posto nelle tue pene, affinché te le converta in monetina d'infinito valore con cui potrai [pagare] così i tuoi debiti [e] anche quelli dei tuoi fratelli, per riscattarli dalla schiavitù dell'umana volontà [e] per farli entrare, come figli liberi, nel Regno del Fiat Divino. Perché tu devi sapere che il Voler Divino gradisce tanto il sacrificio da Lui voluto dalla creatura, che le cede i suoi diritti divini e la costituisce regina del sacrificio e del bene che sorgerà in mezzo alle creature.”

L'anima alla Mamma Celeste:
Mamma santa, nel tuo Cuore trafitto metto tutte le mie pene, che tu sai come mi affliggono. Deh, fammi da Mamma e versa nel mio cuore il balsamo dei tuoi dolori, affinché [io] abbia la tua stessa sorte di servirmi delle mie pene per corteggiare Gesù, tenerlo difeso e riparato da tutte le offese, e come mezzo sicuro per conquistare il Regno della Divina Volontà e farlo venire a regnare sulla terra.


5) Lo smarrimento ed il ritrovamento di Gesù nel tempio

La Regina del Cielo confida all’anima:

“Ti narrerò un episodio della mia vita il quale, benché abbia avuto esito consolante, tuttavia mi riuscì dolorosissimo. Immagina che, se il Voler Divino non mi avesse dato sorsi continui e nuovi di fortezza e di grazia, io sarei morta di puro spasimo.
Noi continuavamo a trascorrere la vita nella quieta casetta di Nazareth ed il mio caro Figlio cresceva in Grazia ed in Sapienza. Egli era attraente per la dolcezza e per la soavità della sua voce, per il dolce incanto dei suoi occhi, per l'amabilità di tutta la sua Persona. Sì, il Figlio mio era davvero bello, sommamente bello!
Egli da breve tempo aveva raggiunto l'età di dodici anni, quando si andò secondo l'usanza a Gerusalemme, per solennizzare la Pasqua. Ci mettemmo in cammino, Lui, San Giuseppe ed io. Spesso, spesso, mentre proseguivamo devoti e raccolti, il mio Gesù rompeva il silenzio e ci parlava or del suo Padre Celeste ed or dell'amore immenso che in cuor suo nutriva per le anime.

A Gerusalemme, ci recammo difilato al Tempio, e, giuntivi, ci prostrammo con la faccia a terra, adorammo profondamente Dio e pregammo a lungo. La nostra orazione era talmente fervida e raccolta, che apriva i Cieli, attirava e legava il Celeste Padre e quindi accelerava la riconciliazione tra Lui e gli uomini.
Ora, figlia mia, ti voglio confidare una pena che mi tortura: purtroppo vi sono tanti che vanno bensì in chiesa per pregare, ma la preghiera che essi rivolgono a Dio si ferma sul loro labbro, perché il cuore e la mente loro fuggono lontani da Lui! Quanti si recano in chiesa per pura abitudine o per passare inutilmente il tempo! Questi chiudono il Cielo invece di aprirlo. E come sono numerose le irriverenze che si commettono nella casa di Dio! Quanti flagelli non verrebbero risparmiati nel mondo e quanti castighi non si convertirebbero in grazie, se tutte le anime si sforzassero di imitare il nostro esempio!
Soltanto la preghiera che scaturisce da un'anima in cui regna la Divina Volontà agisce in modo irresistibile sul Cuore di Dio. Essa è tanto potente, da vincerlo e da ottenere da Lui le massime grazie. Abbi perciò cura di vivere nel Divin Volere e la Mamma tua, che ti ama, cederà alla tua preghiera i diritti della sua potente intercessione.

Dopo di aver compiuto il nostro dovere nel Tempio e di aver celebrata la Pasqua, ci disponemmo a far ritorno a Nazareth.
Nella confusione della folla ci sperdemmo; Io restai con le donne e Giuseppe si unì agli uomini.
Guardai intorno per assicurarmi se il mio caro Gesù fosse venuto con me; però, non avendolo visto, pensai che Egli fosse rimasto col padre suo Giuseppe. Quale non fu invece lo stupore e l'affanno che provai allorquando, giunti al punto in cui ci dovevamo riunire, non Lo vidi al suo fianco! Ignari di quanto era successo, provammo tale spavento e tale dolore, che restammo muti ambedue. Affranti dal dolore, ritornammo frettolosamente indietro, domandando con ansia a quanti incontravamo: “Deh, diteci se avete visto Gesù, il Figlio nostro, ché non possiamo più vivere senza di Lui!”
Però, malgrado tutte le nostre ricerche, nessuno ci seppe dir nulla. Il dolore che io provavo rincrudiva in modo tale, da farmi piangere amaramente e da aprire ad ogni istante nell'anima mia squarci profondi, i quali mi procuravano veri spasimi di morte.

Figlia cara, se Gesù era mio Figlio, Egli era anche il mio Dio; perciò il mio dolore fu tutto in ordine divino, vale a dire, così potente ed immenso da superare tutti gli altri possibili strazi riuniti insieme.
Se il Fiat che io possedevo non mi avesse sostenuta continuamente con la sua forza divina, Io sarei morta di sgomento.
Vedendo che nessuno ci sapeva dar notizie, ansiosa interrogavo gli Angeli che mi circondavano: “Ma ditemi, dov'è il mio diletto Gesù? Dove devo dirigere i miei passi per poterlo rintracciare? Ah, ditegli che non ne posso più, portatemelo sulle vostre ali fra le mie braccia! Deh, Angeli miei, abbiate pietà delle mie lacrime, soccorretemi, portatemi Gesù!”
Intanto, riuscita vana ogni ricerca, ritornammo a Gerusalemme. Dopo tre giorni di amarissimi sospiri, di lacrime, di ansie e di timori entrammo nel Tempio; io ero tutt'occhi e scrutavo ovunque. Quand'ecco, finalmente, come sopraffatta dal giubilo, scorsi mio Figlio che stava in mezzo ai dottori della legge! Egli parlava con tale Sapienza e maestà, da far rimanere rapiti e sorpresi quanti l'ascoltavano.
Al solo vederlo mi sentii ritornare la vita e subito compresi l'occulta ragione del suo smarrimento.
Ed ora una parolina a te, figlia carissima. In questo mistero mio Figlio volle dare a me e a te un insegnamento sublime. Potresti forse supporre che Egli ignorasse ciò che io soffrivo?

Tutt'altro, perché le mie lacrime, le mie ricerche, il mio crudo ed intenso dolore si ripercotevano nel suo Cuore. Eppure, durante quelle ore così penose, Egli sacrificava alla sua Divina Volontà la sua propria Mamma, colei che Egli tanto ama, per dimostrarmi come anch'io un giorno dovessi sacrificare la sua stessa vita al Voler Supremo.
In questa indicibile pena non ti dimenticai, mia diletta. Pensando che essa ti sarebbe servita di esempio, la tenni a tua disposizione, affinché anche tu potessi avere, al momento opportuno, la forza di sacrificare ogni cosa alla Divina Volontà. Non appena Gesù ebbe finito di parlare, ci avvicinammo riverenti a Lui e Gli rivolgemmo dolce rimprovero: “Figlio, perché ci hai fatto questo?” E Lui, con dignità divina, ci rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che Io sono venuto al mondo per glorificare il Padre mio?” Avendo compreso l'alto significato di una tale risposta ed avendo adorato in esso il Volere Divino, facemmo ritorno a Nazareth.
Figlia del mio materno Cuore, ascolta. Quando smarrii il mio Gesù, il dolore che provai fu quanto mai intenso; eppure a questo se ne aggiunse ancora un secondo, quello cioè del tuo stesso smarrimento.

Infatti, prevedendo che tu ti saresti allontanata dalla Volontà Divina, io mi sentii ad un tempo privare del Figlio e della figlia e perciò la mia maternità subì un duplice colpo.
Figlia mia, quando sarai in procinto di compiere la tua volontà anziché quella di Dio, rifletti che abbandonando il Fiat Divino stai per smarrire Gesù e me e per precipitare nel regno delle miserie e dei vizi.
Mantieni quindi la parola che mi desti di rimanere indissolubilmente unita a me ed io ti concederò la grazia di non lasciarti mai più dominare dal tuo volere, ma esclusivamente da Quello Divino.”

L’anima alla Mamma Celeste
Mamma santa, fa’ che io smarrisca per sempre la mia volontà, per vivere solo nel Divin Volere.


Messaggio della Madonna di Medjugorje - 9 ottobre 1986

Cari figli, voi sapete che io desidero guidarvi sulla strada della santità: non desidero, però, costringervi ad essere santi per forza. Io desidero che ciascuno di voi aiuti se stesso e me, per mezzo dei propri piccoli sacrifici, in modo che io possa guidarvi ad essere, di giorno in giorno, più vicini alla santità. Perciò, cari figli, non desidero neppure costringervi a vivere i miei messaggi; ma questo lungo tempo in cui sto con voi è segno che io vi amo immensamente e desidero che ciascuno di voi diventi santo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

venerdì 17 gennaio 2014

Il terrore di Satana


Un giorno un esorcista bresciano, il compianto Don Faustino Negrini, interrogò il demonio: "Perché hai tanto terrore quando invoco la Vergine Maria?". Si sentì rispondere con una stupenda apologia:
"Perché è la più umile di tutte le creature, e io sono il più superbo; è la più ubbidiente e io sono il più ribelle;
è la più pura e io sono il più sozzo."
Un altro esorcista, al corrente di questa risposta, a distanza di molti anni chiese a Satana: "Hai esaltato Maria perché è la più umile, la più ubbidiente, la più pura di tutte le creature. Qual è la sua quarta virtù che ti fa tremare?".
Ne ebbe subito la risposta: "E' la sola creatura che mi può vincere interamente perché non è mai stata sfiorata dalla più piccola ombra di peccato."

[da "Il Vangelo di Maria" - Gabriele Amorth]

Inno a Maria

Lascia guardare, guardarti semplicemente,
lascia aperto solo lo sguardo; guardarti senza dirti nulla,
dirti tutto, muto e riverente.

Non perturbare il vento della tua fronte;
solo cullare la mia solitudine violata
nei tuoi occhi di Madre innamorata
e nel tuo nido di terra trasparente.

Le ore si spiumano; agitati,
mordono gli uomini sciocchi i rifiuti
della vita e della morte, con i suoi rumori.

Guardarti, Madre; contemplarti appena,
il cuore tacitato nella tua tenerezza,
nel tuo casto silenzio di gigli.
Amen.

[Inno breviario]

venerdì 10 gennaio 2014

Messaggio Medjugorje del 2 Dicembre 2013 a Mirjana Dragičević

Cari figli, con materno amore e materna pazienza, guardo al vostro continuo vagare ed al vostro smarrimento: ecco perché sono con voi. Desidero, prima di tutto, aiutarvi a trovare e a conoscere voi stessi, affinché possiate successivamente capire e riconoscere tutto ciò che non vi permette di comprendere pienamente l’amore del Padre celeste. Figli miei, il Padre si conosce per mezzo della Croce, perciò non rifiutatela: con il mio aiuto, sforzatevi di comprenderla ed accoglierla. Quando sarete in grado di accettare la Croce, capirete anche l’amore del Padre Celeste. Camminerete con mio Figlio e con me. Vi distinguerete da quelli che non hanno conosciuto l’amore del Padre Celeste, da coloro che lo ascoltano ma non lo comprendono, da quelli che non camminano con Lui e che non l’hanno conosciuto. Desidero che conosciate la verità di mio Figlio e siate miei apostoli, che, come figli di Dio, vi innalziate sopra il pensiero dell’uomo e, sempre ed in tutto, cerchiate il pensiero di Dio. Figli miei, pregate e digiunate per poter capire tutto quello che vi chiedo. Pregate per i vostri pastori e bramate di conoscere, in comunione con loro, l’amore di Dio. Grazie.

giovedì 2 gennaio 2014

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 29 novembre 1984




Cari figli, no, voi non sapete amare e non sapete ascoltare con amore le parole che io vi rivolgo. Siate consapevoli, miei diletti, che io sono la vostra mamma e che sono venuta sulla terra per per insegnarvi ad ascoltare (Dio) per amore, a pregare per amore, e non perché spinti dalla croce che portate. Attraverso la croce Dio viene glorificato da qualsiasi persona. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.


mercoledì 13 novembre 2013

Maria, stella della speranza

49. Con un inno dell'VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come « stella del mare »: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo « sì » aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?

50. A lei perciò ci rivolgiamo: Santa Maria, tu appartenevi a quelle anime umili e grandi in Israele che, come Simeone, aspettavano « il conforto d'Israele » (Lc 2,25) e attendevano, come Anna, « la redenzione di Gerusalemme » (Lc 2,38). Tu vivevi in intimo contatto con le Sacre Scritture di Israele, che parlavano della speranza – della promessa fatta ad Abramo ed alla sua discendenza (cfr Lc 1,55). Così comprendiamo il santo timore che ti assalì, quando l'angelo del Signore entrò nella tua camera e ti disse che tu avresti dato alla luce Colui che era la speranza di Israele e l'attesa del mondo. Per mezzo tuo, attraverso il tuo « sì », la speranza dei millenni doveva diventare realtà, entrare in questo mondo e nella sua storia. Tu ti sei inchinata davanti alla grandezza di questo compito e hai detto « sì »: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Quando piena di santa gioia attraversasti in fretta i monti della Giudea per raggiungere la tua parente Elisabetta, diventasti l'immagine della futura Chiesa che, nel suo seno, porta la speranza del mondo attraverso i monti della storia. Ma accanto alla gioia che, nel tuo Magnificat, con le parole e col canto hai diffuso nei secoli, conoscevi pure le affermazioni oscure dei profeti sulla sofferenza del servo di Dio in questo mondo. Sulla nascita nella stalla di Betlemme brillò lo splendore degli angeli che portavano la buona novella ai pastori, ma al tempo stesso la povertà di Dio in questo mondo fu fin troppo sperimentabile. Il vecchio Simeone ti parlò della spada che avrebbe trafitto il tuo cuore (cfr Lc 2,35), del segno di contraddizione che il tuo Figlio sarebbe stato in questo mondo. Quando poi cominciò l'attività pubblica di Gesù, dovesti farti da parte, affinché potesse crescere la nuova famiglia, per la cui costituzione Egli era venuto e che avrebbe dovuto svilupparsi con l'apporto di coloro che avrebbero ascoltato e osservato la sua parola (cfr Lc 11,27s). Nonostante tutta la grandezza e la gioia del primo avvio dell'attività di Gesù tu, già nella sinagoga di Nazaret, dovesti sperimentare la verità della parola sul « segno di contraddizione » (cfr Lc 4,28ss). Così hai visto il crescente potere dell'ostilità e del rifiuto che progressivamente andava affermandosi intorno a Gesù fino all'ora della croce, in cui dovesti vedere il Salvatore del mondo, l'erede di Davide, il Figlio di Dio morire come un fallito, esposto allo scherno, tra i delinquenti. Accogliesti allora la parola: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19,26). Dalla croce ricevesti una nuova missione. A partire dalla croce diventasti madre in una maniera nuova: madre di tutti coloro che vogliono credere nel tuo Figlio Gesù e seguirlo. La spada del dolore trafisse il tuo cuore. Era morta la speranza? Il mondo era rimasto definitivamente senza luce, la vita senza meta? In quell'ora, probabilmente, nel tuo intimo avrai ascoltato nuovamente la parola dell'angelo, con cui aveva risposto al tuo timore nel momento dell'annunciazione: « Non temere, Maria! » (Lc 1,30). Quante volte il Signore, il tuo Figlio, aveva detto la stessa cosa ai suoi discepoli: Non temete! Nella notte del Golgota, tu sentisti nuovamente questa parola. Ai suoi discepoli, prima dell'ora del tradimento, Egli aveva detto: « Abbiate coraggio! Io ho vinto il mondo » (Gv 16,33). « Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore » (Gv 14,27). « Non temere, Maria! » Nell'ora di Nazaret l'angelo ti aveva detto anche: « Il suo regno non avrà fine » (Lc 1,33). Era forse finito prima di cominciare? No, presso la croce, in base alla parola stessa di Gesù, tu eri diventata madre dei credenti. In questa fede, che anche nel buio del Sabato Santo era certezza della speranza, sei andata incontro al mattino di Pasqua. La gioia della risurrezione ha toccato il tuo cuore e ti ha unito in modo nuovo ai discepoli, destinati a diventare famiglia di Gesù mediante la fede. Così tu fosti in mezzo alla comunità dei credenti, che nei giorni dopo l'Ascensione pregavano unanimemente per il dono dello Spirito Santo (cfr At 1,14) e lo ricevettero nel giorno di Pentecoste. Il « regno » di Gesù era diverso da come gli uomini avevano potuto immaginarlo. Questo « regno » iniziava in quell'ora e non avrebbe avuto mai fine. Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza. Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!

{Lettera Enciclica Spe Salvi - Benedetto XVI}

Fonte: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html

Costituzione Dogmatica della Chiesa - Lumen Gentium cap. VIII

CAPITOLO VIII

LA BEATA MARIA VERGINE MADRE DI DIO
NEL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA

I. Proemio

52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, « quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi» (Gal 4,4-5), « Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine » [172]. Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria «innanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo » [173]

Maria e la Chiesa

53. Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra » [174]. Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.

L'intenzione del Concilio

54. Perciò il santo Concilio, mentre espone la dottrina riguardante la Chiesa, nella quale il divino Redentore opera la salvezza, intende illustrare attentamente da una parte, la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico, dall'altra i doveri degli uomini, e i doveri dei credenti in primo luogo. Il Concilio tuttavia non ha in animo di proporre una dottrina esauriente su Maria, né di dirimere le questioni che il lavoro dei teologi non ha ancora condotto a una luce totale. Permangono quindi nel loro diritto le sentenze, che nelle scuole cattoliche vengono liberamente proposte circa colei, che nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi [175].

II. Funzione della beata Vergine nell'economia della salvezza

La madre del Messia nell'Antico Testamento

55. I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Questi documenti primitivi, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell'ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre più chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, è lei, la Vergine, che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emanuele (cfr. Is 7, 14; Mt 1,22-23). Essa primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova « economia », quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l'uomo dal peccato coi misteri della sua carne.

Maria nell'annunciazione

56. Il Padre delle misericordie ha voluto che l'accettazione da parte della predestinata madre precedesse l'incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario della madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l'uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura[176].  Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazaret è salutata dall'angelo dell'annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale « piena di grazia » (cfr. Lc 1,28) e al celeste messaggero essa risponde « Ecco l'ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola » (Lc 1,38). Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l'animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant'Ireneo, essa «con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano » [177]. Per cui non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che «il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede» [178] e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria «madre dei viventi [179] e affermano spesso: « la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria » [180].

Maria e l'infanzia di Gesù

57. Questa unione della madre col figlio nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui; e prima di tutto quando Maria, partendo in fretta per visitare Elisabetta, è da questa proclamata beata per la sua fede nella salvezza promessa, mentre il precursore esultava nel seno della madre (cfr. Lc 1,41-45); nella natività, poi, quando la madre di Dio mostrò lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuì la sua verginale integrità, ma la consacrò [181] Quando poi lo presentò al Signore nel tempio con l'offerta del dono proprio dei poveri, udì Simeone profetizzare che il Figlio sarebbe divenuto segno di contraddizione e che una spada avrebbe trafitto l'anima della madre, perché fossero svelati i pensieri di molti cuori (cfr. Lc 2,34-35). Infine, dopo avere perduto il fanciullo Gesù e averlo cercato con angoscia, i suoi genitori lo trovarono nel tempio occupato nelle cose del Padre suo, e non compresero le sue parole. E la madre sua conservava tutte queste cose in cuor suo e le meditava (cfr. Lc 2,41-51).

Maria e la vita pubblica di Gesù

58. Nella vita pubblica di Gesù la madre sua appare distintamente fin da principio, quando alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2 1-11). Durante la predicazione di lui raccolse le parole con le quali egli, mettendo il Regno al di sopra delle considerazioni e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cfr Mc 3,35; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cfr. Lc 2,19 e 51). Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27) [182].

Maria dopo l'ascensione

59. Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste « perseveranti d'un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesù e i suoi fratelli» (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all'annunciazione, l'aveva presa sotto la sua ombra. Infine la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale [183] finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo [184] e dal Signore esaltata quale regina dell'universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte [185].

III. La beata Vergine e la Chiesa

Maria e Cristo unico mediatore

60. Uno solo è il nostro mediatore, secondo le parole dell'Apostolo: « Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto » (1 Tm 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.

Cooperazione alla redenzione

61. La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.

Funzione salvifíca subordinata

62. E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna [186]. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice [187]. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore [188].

Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l'esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore.

Maria vergine e madre, modello della Chiesa

63. La beata Vergine, per il dono e l'ufficio della divina maternità che la unisce col Figlio redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo [189]. Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure è giustamente chiamata madre e vergine, la beata vergine Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e quale madre [190]. Ciò perché per la sua fede ed obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo, come una nuova Eva credendo non all'antico serpente, ma, senza alcuna esitazione, al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioè tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre.

La Chiesa vergine e madre

64. Orbene, la Chiesa contemplando la santità misteriosa della Vergine, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità [191].

La Chiesa deve imitare la virtù di Maria

65. Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo sposo. Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per cosi dire e riverbera le esigenze supreme della fede, quando è fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre. A sua volta la Chiesa, mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa più simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontà. Onde anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell'amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini.

IV. Il culto della beata Vergine nella Chiesa

Natura e fondamento del culto

66. Maria, perché madre santissima di Dio presente ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, al di sotto del Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale. E di fatto, già fino dai tempi più antichi, la beata Vergine è venerata col titolo di « madre di Dio » e i fedeli si rifugiano sotto la sua protezione, implorandola in tutti i loro pericoli e le loro necessità [192]. Soprattutto a partire dal Concilio di Efeso il culto del popolo di Dio verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione, secondo le sue stesse parole profetiche: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'Onnipotente» (Lc 1,48). Questo culto, quale sempre è esistito nella Chiesa sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione reso al Verbo incarnato cosi come al Padre e allo Spirito Santo, ed è eminentemente adatto a promuoverlo. Infatti le varie forme di devozione verso la madre di Dio, che la Chiesa ha approvato, mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno si che, mentre è onorata la madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr Col 1,15-16) e nel quale «piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza » (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti.

Norme pastorali

67. Il santo Concilio formalmente insegna questa dottrina cattolica. Allo stesso tempo esorta tutti i figli della Chiesa a promuovere generosamente il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa; raccomanda di osservare religiosamente quanto in passato è stato sancito circa il culto delle immagini di Cristo, della beata Vergine e dei Santi [193]. Esorta inoltre caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure da una eccessiva grettezza di spirito, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio [194]. Con lo studio della sacra Scrittura, dei santi Padri, dei dottori e delle liturgie della Chiesa, condotto sotto la guida del magistero, illustrino rettamente gli uffici e i privilegi della beata Vergine, i quali sempre sono orientati verso il Cristo, origine della verità totale, della santità e della pietà. Sia nelle parole che nei fatti evitino diligentemente ogni cosa che possa indurre in errore i fratelli separati o qualunque altra persona, circa la vera dottrina della Chiesa. I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa qual vana credulità, bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la madre nostra e all'imitazione delle sue virtù.

V. Maria, segno di certa speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio

Maria, segno del popolo di Dio

68. La madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell'anima, costituisce l'immagine e l'inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2 Pt 3,10).

Maria interceda per l'unione dei cristiani

69. Per questo santo Concilio è di grande gioia e consolazione il fatto che vi siano anche tra i fratelli separati di quelli che tributano il debito onore alla madre del Signore e Salvatore, specialmente presso gli Orientali, i quali vanno, con ardente slancio ed anima devota, verso la madre di Dio sempre vergine per renderle il loro culto [195]. Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla madre di Dio e madre degli uomini, perché, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo, fin tanto che tutte le famiglie di popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che ancora ignorano il loro Salvatore, in pace e concordia siano felicemente riunite in un solo popolo di Dio, a gloria della santissima e indivisibile Trinità.

21 novembre 1964

Fonte: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html

giovedì 7 novembre 2013

La Madonna luminosa



Quando la statua ha iniziato ad illuminarsi , Vicka non lo ha saputo subito perché non era qua. Quando la mamma l’ha chiamata e le ha raccontato tutto ciò che stava succedendo, cioè che la Statua della Madonna si è illuminata e che la gente si stava radunando davanti alla casa, Vicka ha risposto: “E’ la volontà della Gospa. Pregate. Meglio che si è manifestata nella Luce che in lacrime, è un segno buono, vuol dire che la nostra Mamma è gioiosa!”.

{Fonte: http://annalisacolzi.wordpress.com}

mercoledì 6 novembre 2013

L'umiltà - Gesù e Maria a Catalina Rivas

L’umiliarsi davanti al prossimo è un mezzo efficace di avanzamento che produce vigorosi effetti nell’Amore Divino. Ma umiliarsi vuole dire conoscere la propria insignificanza, non con parole vuote ma per come essa è realmente.
Chi tenta di umiliarsi sentirà una grande resistenza a farlo e troverà mille ragioni per non farlo. La resistenza è una buona cosa, perché il valore dell’umiliazione consiste precisamente nel vincerla; sbagliato è al contrario ragionare sull’umiliazione. Si può dire che meno si ragiona su questo argomento, migliori sono i frutti derivanti dall’umiliazione che si raccolgono.
{Gesù}


Un cuore umile è quello che sempre vuole e accetta la Mia Volontà - ciò che è più accettabile per Me, quello che più Mi piace - con rassegnazione e abbandono totale.
{Gesù}



La preghiera è onnipotente e ottiene tutto. Io vi dico: chiedete e riceverete. Ad ogni modo non dimenticate che per essere sentiti è necessario chiedere nel modo giusto. In molti chiedono, non tutti ricevono, perché non chiedono come dovrebbero: con umiltà, con fede, con perseveranza. Io non tollero i superbi: Mi rifiuto di ascoltare le loro preghiere.
{Gesù}



State allegri, l’umiltà non è abbattimento. Godete del Mio Amore Divino, senza tristezza ma contenti per la vostra condizione di miseri che godono di tutte le Mie infinite ricchezze.
{Gesù}



Molte strade conducono a Dio ma nessuna è così sicura come l’umiltà. Dio stesso, diventato uomo, si fece umile fino a morire in Croce. Io stessa fui esaltata come Madre di Dio per amare l’umiltà.
Nessuna creatura può vanagloriarsi del bene che può esserci in essa né delle capacità della sua mente, essendo una creatura di Dio deve a Lui quello che è e ciò che possiede e pertanto solo a Lui deve essere diretto tutto ciò, come supremo e unico fine.
Sii sempre umile e semplice, sforzati di esserlo ed avrai con te e in te Dio.
{Maria}