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venerdì 10 gennaio 2014

Santa Teresa d'Avila spiega cosa sia l’orazione mentale

1. Sappiate, figlie mie, che la differenza tra l’orazione mentale e vocale non consiste nel tener la bocca chiusa o no. Se, pregando vocalmente, sono del tutto consapevole e persuasa di parlare con Dio, più attenta a lui che alle parole che dico, l’orazione mentale e vocale sono unite. Se poi mi si viene a dire che state parlando con Dio quando, recitando il Pater noster, avete il pensiero alle cose del mondo, non posso che tacere. Ma se starete attente a lui, com’è giusto fare parlando con un tale Signore, è bene che consideriate chi è colui con il quale parlate e chi siete voi, non foss’altro che per rispettare la convenienza dovuta. Come potete infatti chiamare il re Altezza, e osservare il cerimoniale di prammatica per parlare a un grande, se non vi rendete conto della sua condizione e della vostra? Il rispetto da testimoniargli formalmente deve conformarsi alla sua dignità e alle regole d’uso, che dovrete pur conoscere, altrimenti sarete mandate via come persone grossolane, e non tratterete alcun affare.
Ma è possibile, mio Signore? È possibile, mio sovrano? Come si può sopportarlo? Voi siete, Dio mio, il Re eterno, perché il regno che avete non vi è stato dato in prestito. Quando nel Credo si dice che il vostro regno non avrà fine, è raro che io non ne provi una gioia particolare. Vi lodo, Signore, e vi benedico per sempre: infine, il vostro regno durerà eternamente. Non permettete dunque mai, Signore, che chi parla con voi ritenga sufficiente farlo soltanto con la bocca.
2. Com’è possibile, cristiani, che vi mettiate a dire che non c’è bisogno di orazione mentale? Ma capite quel che dite? Io son certa di no, e per questo volete metterci tutti fuor di strada! Voi non sapete neanche che cosa sia l’orazione mentale né come bisogna fare quella vocale né che cosa s’intenda per contemplazione, perché se lo sapeste non condannereste da un lato quel che lodate dall’altro.
3. Io vi dirò sempre, sorelle, ogni volta che me ne ricorderò, di unire l’orazione mentale a quella vocale, e vi raccomando di non intimorirvi a questo riguardo; io so come vanno a finire certi timori, perché in questo ho sofferto non poco, pertanto non vorrei che alcuno vi procurasse qualche turbamento, essendo di gran danno procedere per questo cammino con paura. È molto importante rendersi conto che si è sulla buona strada. Infatti, se si dice a un viandante che ha sbagliato, che ha smarrito la strada, lo si costringe ad andare da una parte all’altra stancandosi nella ricerca del cammino che deve percorrere: perde tempo e arriva più tardi.
Chi può dire che fate male se, cominciando a recitare le Ore o il rosario, cominciate anche a pensare con chi state per parlare e chi siete voi che parlate, per vedere come dovrete trattare con lui? Ora io vi dico, sorelle, che se la profonda riflessione richiesta da questi due punti si facesse come conviene, prima di cominciare l’orazione vocale che siete sul punto di recitare, avreste dedicato già molto tempo a quella mentale. Certamente, non dobbiamo parlare alla buona ad un principe, come si fa con un contadino o con una poveretta come noi, a cui in qualunque modo si parli, va bene.
4. È vero che l’umiltà del nostro Re è tale che, per quanto io, grossolana come sono, non sappia parlargli se non con rozzo linguaggio, non tralascia di aiutarmi né mi vieta di avvicinarmi a lui. Neppure le sue guardie mi respingono, perché gli angeli del cielo conoscono bene la natura del loro Re, il quale si compiace maggiormente della rozzezza di un umile pastorello, vedendo che se più sapesse più direbbe, che di quanti bei ragionamenti gli facciano grandi sapienti e letterati, i quali manchino di umiltà. Non, però, perché egli è buono noi dobbiamo essere irriverenti. Non foss’altro per ringraziarlo di sopportare la vicinanza di esseri ripugnanti, come, ad esempio, son io, è bene che si cerchi di conoscere la sua purezza e la sua maestà. È vero che lo si capisce subito quando ci si avvicina a lui, mentre per i grandi della terra basta che ci dicano chi furono i loro antenati, i milioni di rendita, il titolo di nobiltà e non c’è da sapere altro, perché nel mondo, per onorare qualcuno, non si tiene conto dei meriti personali, per grandi ch’essi siano, ma delle ricchezze.
5. Oh, mondo miserabile! Figlie mie, rendete gran lode a Dio per avervi concesso di lasciare cosa tanto vile, dove non si fa stima delle persone per i loro pregi intrinseci, ma per quello che possiedono i loro affittuari e i loro vassalli; e se cessano di averne, il mondo cessa subito di onorarli. È questo davvero un buon motivo di divertimento per voi quando vi prendete insieme un po’ di ricreazione, perché costituisce un gradevole svago rendersi conto dell’accecamento in cui passano il loro tempo quelli che vivono nel mondo.
6. Oh, nostro Sovrano, voi che siete la potenza infinita, la bontà suprema, la sapienza stessa, che non avete principio né fine, le cui opere non hanno limite, infinite come sono e incomprensibili, voi che siete un oceano senza fondo di meraviglie, una bellezza che in sé racchiude ogni bellezza, voi, la forza stessa! Oh, mio Dio, se in questo momento potessi avere unite insieme tutta l’eloquenza e tutta la sapienza degli uomini per riuscire a spiegare bene – come si può farlo quaggiù, dove tutta la nostra scienza è ignoranza assoluta a questo riguardo – qualcuna delle molte perfezioni che possiamo considerare per farci un’idea di quello che è questo nostro Signore e nostro bene!
7. Sì, avvicinandovi a lui cercate di pensare e di capire chi sia colui con il quale vi disponete a parlare o al quale state già parlando. Neppure con mille vite delle nostre arriveremo a comprendere come meriti di essere trattato questo Signore, di fronte al quale gli angeli tremano. Egli impera su tutto, può tutto: volere, per lui, è agire. Sarà dunque giusto, figlie mie, che ci adoperiamo a godere di tali grandezze del nostro Sposo e che comprendiamo con chi siamo sposate e quale vita dev’essere la nostra. Oh, mio Dio! Quaggiù, quando ci si sposa, anzitutto si conosce la persona, con le sue qualità e le sue sostanze, e noi, già promesse in matrimonio, non potremo pensare al nostro Sposo prima del giorno delle nozze, in cui ci farà entrare nella sua casa? Visto che qui non proibiscono di farlo a quelle che sono promesse agli uomini, , perché devono impedire a noi di cercare di sapere chi sia il nostro Sposo, chi sia suo Padre, quale il paese dove ci condurrà, quali le ricchezze che ci promette, quale il suo carattere, come potremo meglio contentarlo, in che cosa compiacerlo e studiare il modo di conformare il nostro temperamento al suo? Perché infatti una donna sia una buona sposa, non le danno altro consiglio che questo, anche se il marito è un uomo di condizioni molto umili.
8. O mio Sposo, dunque, si dovrà proprio in tutto far meno apprezzamento di voi che degli uomini? Se ad essi ciò non sembra giusto, lascino in pace le vostre spose, che devono trascorrere la vita con voi. E che vita felice! Se uno sposo è tanto geloso da non volere che la sua sposa tratti con alcuno, non sarà certo una bella cosa non cercare di compiacerlo e non capire come sia giusto adeguarsi a tale desiderio, e non voler trattare con altri, poiché in lui si ha tutto ciò che si può desiderare!
Comprendere queste verità, figlie mie, è fare orazione mentale. Se a tali considerazioni volete aggiungere qualche preghiera vocale, va benissimo. Ma non vogliate, vi scongiuro, parlare con Dio e pensare ad altre cose, perché questo significherebbe non capire che cosa sia l’orazione mentale. Credo di avervelo spiegato abbastanza. Piaccia al Signore che riusciamo a metterlo in pratica! Amen.
[Cammino di perfezione]

giovedì 2 gennaio 2014

San Giuseppe secondo Santa Teresa d'Avila

Quando vidi lo stato in cui mi avevano ridotta i medici della terra e come fossi tutta contorta in così giovine età, decisi di ricorrere ai medici del cielo e domandare ad essi la salute, perché quantunque sopportassi quel male con tanta gioia, desideravo anche di guarire. Pensavo talvolta che se con la salute avessi dovuto dannarmi, sarebbe stato meglio rimanere così, ma insieme m'immaginavo con la salute di poter servire meglio il Signore.
Ecco qui il nostro errore: non voler rimetterci in tutto nelle mani di Dio che sa meglio di noi quello che ci conviene.
Cominciai a far celebrare messe e a recitare orazioni approvate.
Non fui mai portata a certe devozioni che praticano alcuni, specialmente donne, nelle quali entrano non so quali cerimonie che io non ho mai potuto soffrire e che a loro piacciono tanto. Poi si conobbe che non erano convenienti e che sapevano di superstizione.
Io invece presi per mio avvocato e patrono il glorioso S. Giuseppe, e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio Padre e Protettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute della mia anima.
Ho visto chiaramente che il suo aiuto mi fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l'intercessione di questo Santo benedetto.
Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell'altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol farci intendere che a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, così anche in cielo fa tutto quello che gli chiede. Ciò han riconosciuto per esperienza anche altre persone che dietro mio consiglio si sono raccomandate al suo patrocinio. Molte altre si sono fatte da poco sue devote per aver sperimentato questa verità.
Procuravo di celebrarne la festa con la maggior possibile solennità. È vero che ci mettevo più vanità che spirito, perché volevo che si facesse tutto con ricercatezza e scrupolosità, ma l'intenzione era buona. Del resto, era questo il mio male, che appena il Signore mi faceva grazia d'intraprendere qualche cosa di buono, lo frammischiavo a molte imperfezioni e mancanze. - Dio mi perdoni se per il male, le ricercatezze e le vanità usavo invece tanta industria e diligenza!
Per la grande esperienza che ho dei favori ottenuti da S. Giuseppe, vorrei che tutti si persuadessero ad essergli devoti. Non ho conosciuto persona che gli sia veramente devota e gli renda qualche particolare servizio senza far progressi in virtù. Egli aiuta moltissimo chi si raccomanda a lui. È già da vari anni che nel giorno della sua festa io gli chiedo qualche grazia, e sempre mi sono vista esaudita. Se la mia domanda non è tanto retta, egli la raddrizza per il mio maggior bene.
Se la mia parola potesse essere autorevole, ben volentieri mi dilungherei nel narrare dettagliatamente le grazie che questo Santo glorioso ha fatto a me e ad altri, ma non volendo varcare i limiti che mi furono imposti, in molte cose sarò breve più di quanto vorrei, e in altre più lunga del bisogno: insomma, come colei che ha poca discrezione in tutto ciò che è bene.
Chiedo solo per amore di Dio che chi non mi crede ne faccia la prova, e vedrà per esperienza come sia vantaggioso raccomandarsi a questo glorioso Patriarca ed essergli devoti. Gli devono essere affezionate specialmente le persone di orazione, perché non so come si possa pensare alla Regina degli Angeli e al molto che ha sofferto col Bambino Gesù, senza ringraziare S. Giuseppe che fu loro di tanto aiuto.
Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo Santo glorioso, e non sbaglierà.
Piaccia al Signore che non abbia sbagliato io nell'arrischiarmi a parlare di lui, perché sebbene mi professi sua devota, tuttavia nel modo di servirlo e imitarlo sono sempre piena di difetti. Egli, da quegli che è, mi ha dato di potermi alzare da letto, raddrizzarmi e camminare; e io, da quella che sono, l'ho ripagato con usar male la sua grazia.
[Vita VI 5,8]

L'Ave Maria per Santa Teresa d'Avila

Santa Teresa d'Avila apparve, dopo la sua morte, ad una suora e le disse: "Quale gioia si gode nel Paradiso, non c’è paragone a quella della terra. Però tornerei tra voi per un motivo solo: recitare un’Ave Maria per acquistare tanti meriti."


venerdì 29 novembre 2013

Santa Teresa d'Avila

Mentre l'anima è ben lontana dall'aspettarsi di vedere qualcosa, e non le passa neppure per la mente, d'un tratto le si presenta tutta intera la visione che sconvolge le potenze e i sensi, riempiendola di timore e di turbamento, per poi darle una pace deliziosa e l'anima si ritrova con la cognizione di tali sublimi verità da non aver più bisogno di alcun maestro.
{Il castello interiore 9,10}

Il tuo desiderio sia vedere Dio,
il tuo timore, perderlo,
il tuo dolore, non possederlo,
la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui
e vivrai in una grande pace.
{Ricordi della Madre Teresa di Gesù}

Posso dire soltanto quello di cui ho fatto esperienza, ed è che, per quanti peccati faccia, chi ha incominciato a praticare l'orazione non deve abbandonarla, essendo il mezzo con il quale potrà riprendersi, mentre senza di essa sarà molto più difficile. E che il demonio non abbia a tentarlo, come ha fatto con me, a lasciare l'orazione per umiltà; sia convinto che la parola di Dio non può mancare, che con un sincero pentimento e con il fermo proposito di non ritornare ad offenderlo si ristabilisce l'amicizia di prima ed egli ci fa le stesse grazie, anzi, a volte, molte di più, se il nostro pentimento lo merita. Quanto a coloro che non hanno ancora incominciato, io li scongiuro, per amore del Signore, di non privarsi di tanto bene. Qui non c'è nulla temere, ma tutto da desiderare, perché, anche se non facessero progressi né si sforzassero d'essere perfetti, così da meritare le grazie e i favori che Dio riserva agli altri, per poco che guadagnassero, giungerebbero a conoscere il cammino del cielo; e, perseverando nell'orazione, spero molto per essi che godano la misericordia di quel Dio che nessuno ha preso per amico senza esserne ripagato; per me l'orazione mentale non è altro se non un rapporto d'amicizia, un trovarsi frequentemente da soli a soli con chi sappiamo che ci ama. E se voi ancora non l'amate (infatti, perché l'amore sia vero e l'amicizia durevole, deve esserci parità di condizioni, e invece sappiamo che quella del Signore non può avere alcun difetto, mentre la nostra consiste nell'essere viziosi, sensuali, ingrati), cioè se non potete riuscire ad amarlo quanto si merita, non essendo egli della vostra condizione, nel vedere, però, quanto vi sia di vantaggio avere la sua amicizia e quanto egli vi ami, sopportate questa pena di stare a lungo con chi è tanto diverso da voi.
{Libro della Vita 8, 5}

C'è un modo in cui il Signore parla all'anima e a me sembra un segno sicurissimo della sua opera: è la visione intellettuale. Ha luogo così nell'intimo dell'anima e sembra di udire così chiaramente e al tempo stesso segretamente, con l'udito spirituale, pronunciare proprio dal Signore quelle parole, che lo stesso modo di intendere, insieme con ciò che la visione opera, rassicura e dà la certezza che il demonio non può intromettersi minimamente, I grandi effetti che lascia sono, appunto, motivo di crederlo; se non altro c'è la sicurezza che non procede dall'immaginazione, sicurezza che con un po' di avvertenza si può sempre avere per le seguenti ragioni. La prima perché c'è una evidente differenza circa la chiarezza del linguaggio: nelle parole di Dio essa è tale che ci si rende conto anche di una sola sillaba mancante e si ha il ricordo preciso del diverso modo in cui tale parole ci sono state dette. La seconda, perché spesso non si pensava nemmeno a ciò a cui le parole si riferiscono - intendo dire che vengono all'improvviso, a volte anche mentre si sta in conversazione - e spesso riguardano cose mai pensate né credute possibili. La terza, perché nelle parole di Dio l'anima è come una persona che ode, mentre in quelle dell'immaginazione è come una persona che va componendo a poco a poco ciò che ella stessa desidera udire. La quarta, perché le parole sono assai diverse, e una sola di quelle divine fa capire molto più di quello che il nostro intelletto non potrebbe mettere insieme in così breve spazio di tempo. La quinta, perché insieme con le parole, spesso, in un modo che io non saprei spiegare, si comprende assai più di quello che significano, benché senza suoni.
{Il castello interiore 3, 11-16}

mercoledì 27 novembre 2013

Nulla ti turbi

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi.
Tutto passa, solo Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!
{Santa Teresa d'Avila}


martedì 19 novembre 2013

"Il castello interiore" di Santa Teresa d'Avila - cap 1,5

Tornando al nostro incantevole e splendido castello, dobbiamo ora vedere il modo di potervi 
entrare. 
Sembra che dica uno sproposito, perché se il castello è la stessa anima, non si ha certo bisogno di entrarvi, perché si è già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di essere e un altro, perché molte anime stanno soltanto nei dintorni, là dove sostano le guardie, senza curarsi di andare più innanzi, né sapere cosa si racchiuda in quella splendida dimora, né chi l'abiti, né quali appartamenti contenga. Se avete letto in qualche libro di orazione consigliare l'anima ad entrare in se stessa, è proprio quello che intendo io. 
Mi diceva ultimamente un gran teologo che le anime senza orazione sono come un corpo storpiato o paralitico che ha mani e piedi, ma non li può muovere. Ve ne sono di così ammalate e talmente avvezze a vivere fra le cose esteriori, da esser refrattarie a qualsiasi cura, quasi impotenti a rientrare in se stesse. 
Abituate a un continuo contatto con i rettili e gli animali che stanno intorno al castello, si son fatte quasi come quelli, e non sanno più vincersi, nonostante la nobiltà della loro natura e la possibilità che hanno di trattare nientemeno che con Dio. 
Se queste anime non cercano d'intendere la loro immensa miseria e non vi pongono rimedio, avverrà che per non volger lo sguardo a se stesse, si trasformeranno in altrettante statue di sale, come avvenne alla moglie di Lot per essersi voltata indietro. 
Per quanto io ne capisca, la porta per entrare in questo castello è l'orazione e la meditazione. 
Non sto più per la mentale che per la vocale, perché dove si ha orazione occorre che vi sia pure meditazione. 
Non chiamo infatti orazione quella di colui che non considera con chi parla, chi è che parla, cosa domanda e a chi domanda, benché muova molto le labbra. 
Alle volte sarà buona orazione anche questa, quantunque non accompagnata da tali riflessioni, purché queste si siano fatte altre volte. Ma se alcuno ha l'abitudine di parlare con la maestà di Dio come con uno schiavo, senza pensare se dice bene o male, contento di quello che gli viene in bocca o ha imparato a memoria per averlo recitato altre volte... non tengo ciò per orazione, né piaccia a Dio che vi siano cristiani che così facciano. 




martedì 22 ottobre 2013

Il Padre nostro di Santa Teresa d'Avila

Padre nostro
Figliuolo di Dio e mio Signore, quanti beni ci date in questa prima parola! Vi abbassate fino a unirvi con noi nelle nostre domande. Vostro Padre in tal modo ci deve sopportare, malgrado i nostri gravi peccati; perdonare come al figliuol prodigo tutte le volte che ritorniamo ai suoi piedi; e procurarci di che vivere, come si conviene a un buon Padre; anzi, vincere in bontà tutti i padri del mondo, come Colui che è la perfezione di ogni bene; e infine renderci partecipi ed eredi con Voi di ogni sua ricchezza.
Che sei nei cieli 
[Carissime sorelle,] credete che importi poco sapere che cosa sia il cielo e dove si ha da cercare il vostro adorabilissimo Padre? Ricordate ciò che dice S. Agostino, il quale dopo aver cercato Dio in molti luoghi, lo trovò finalmente in se stesso. Assai importante dunque è comprendere che il Signore sta in noi, e che in noi dobbiamo tenergli compagnia.
Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno
Chi è colui che, malgrado ogni sua leggerezza, avendo da domandare una grazia a una persona di riguardo non pensi prima come domandargliela, per non essere villano e dispiacerle? Il buon Gesù, dunque, ci invita a dire le parole seguenti, con le quali chiediamo che il regno di Dio venga in noi. Di tanto in tanto il Signore, vedendoci spossate per la fatica del viaggio, ci inonda di tale serenità da farci capire qualche cosa di ciò che godono coloro che Egli ha già introdotto nel suo regno. E questa è la grazia di cui noi lo preghiamo.
Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra
Quando la terra dell'anima mia si sarà cambiata in cielo, sarà pure più facile che si compia in essa la volontà del Padre, mentre senza questa trasformazione non vedo proprio come ciò possa farsi, non trattandosi
che di una terra sterile e vile. E queste due volontà andranno molto d'accordo; perché Dio,
vedendo che l'anima fa quello che Egli vuole, farà anch'Egli quello che ella vuole.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Il buon Gesù constatò le difficoltà che in far questo avremmo dovuto superare, perché troppo deboli, troppo attaccati alla terra: Egli ci avrebbe dovuto eccitare col metterci innanzi il suo amore per noi.
E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Sorelle, considerate che non dice “Come perdoneremo”, ma “Come perdoniamo” facendoci comprendere, con questo, che chi ha chiesto al Padre un dono così grande, come quello di cui abbiamo parlato, e ha rimesso completamente la sua volontà in quella di Dio, deve aver già tutto perdonato. Essere o non essere stimata importa poco a questa anima.
E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male, amen. 
Il demonio ci fa credere di avere una determinata virtù, supponiamo la pazienza. Ma io vi dirò che di simili virtù non dobbiamo far conto, convincendoci di non conoscerle che di nome. Potremo credere che il
Signore ce n'abbia favorite soltanto allora che ci vedremo alla prova, perché può essere che tutta la vostra pazienza se ne vada in fumo per una parola di offesa. Quando sarete molto tribolate, lodate il Signore che comincia a insegnarvi cosa sia la pazienza.
{dal "Cammino di perfezione" di Santa Teresa d'Avila}

Santa Teresa d'Avila e gli angeli


"Vedevo vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e molto bello; con il suo viso appassionato, pareva essere tra i più elevati tra coloro che sembrano incendiati d'amore, che io chiamo Cherubini poiché non mi hanno mai rivelato il loro nome.
Ma vedo chiaramente nel cielo una così grande differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla.
Vedevo dunque l'angelo che teneva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremità di ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore, fino a giungere alle mie viscere. Quando lo estrasse si sarebbe detto che il ferro le avesse portate via con sé e mi lasciò tutta immersa in un infinito amore verso Dio...
La soavità procuratami da quell'incomparabile tormento è così immensa che l'anima non poteva desiderarne la fine, né accontentarsi di altro all'infuori di Dio. Non è una sofferenza corporale, bensì spirituale.
E' uno scambio d'amore così dolce tra Dio e l'anima, che supplico il Signore di degnarsi, nella sua immensa bontà, di elargirne altrettanto a coloro che presteranno fede alle mie parole."
{Santa Teresa d'Avila}