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lunedì 3 febbraio 2014

Dalle epistole di San Pio da Pietrelcina

Il cristiano, adunque, morto e risuscitato con Gesù pel battesimo, deve sforzarsi di sempre rinnovarsi e perfezionarsi nel contemplare le verità eterne ed i voleri di Dio; devesi insomma di continuo sforzare di ritrarre in sé la somiglianza di quel quel Signore che lo creò. A tanto ci obbliga la perfezione cristiana, a tanto c’incita l’apostolo con quella sapientissima espressione: “ Vestendo l’uomo nuovo, che sempre si rinnovella per la cognizione delle verità, secondo l’immagine di colui che lo creò“( Col.3,9).ma qual’è quest’uomo nuovo di cui tiene qui la parola l’apostolo? Questi è l’uomo santificato pel battesimo, che secondo i principi della santificazione deve vivere “nella giustizia e nella vera santità”(Lc.1,75).
( Ep. II,233)

Vi prego caldamente di non perdere il tempo nel pensiero del passato. Se questo fu bene impiegato, diamone gloria a Dio; se male, detestiamolo e confidiamo nella bontà del Padre celeste. Anzi vi esorto a mettere il vostro cuore nella tranquillità al consolante pensiero che la vostra vita, per quella parte non bene spesa, è stata ormai al nostro dolcissimo Iddio già perdonata.
(Ep.IV,193/194)

Per fare bella comparsa, non si finirebbe mai, anzi tutte le nostre cure sarebbero rivolte a migliorare ed a rendere sempre più bello il nostro corpo. L’anima forse sarebbe stata meno curata, l’avremmo avuta come entità trascurabile. Ebbene, se la provvidenza ha allontanato da noi il motivo di trascurare l’anima per poter attendere a migliorare il nostro corpo, fu però infinita sapienza di Dio l’averci messo in nostre mani tutti i mezzi per poter rendere bella la nostra anima, anche dopo che la rendemmo deforme colla colpa. Basta che l’anima voglia cooperare alla divina grazia, che la sua bellezza può raggiungere a tale splendore, a tale formosità, a tale leggiadria da poter attirare in se stessa, per amore e per stupore, non tanto gli occhi degli angioli ma quelli istessi di Dio, secondo che ce ne dà testimonianza la stessa sacra scrittura: “ Il re, cioè Iddio, si è innamorato del tuo decoro “(Sal.44,12).
(Ep.II,227)



martedì 28 gennaio 2014


Non si nasconda mai al tuo sguardo il volto di Colui che assai bellamente è ritratto in questa immagine. 
Il suo paradisiaco sorriso infiori sempre il tuo labbro ed i palpiti del tuo cuore si confondano con i palpiti del suo. 
(San Pio da Pietrelcina - Epist. IV, p. 1006)

giovedì 23 gennaio 2014

Abbandonare la vita

Dobbiamo abbandonare la vita, e tutto ciò che siamo, alla pura disposizione della Divina Provvidenza; giacché noi non viviamo e non siamo a noi stessi, ma a colui che, per renderci suoi, ha voluto di una maniera così amorosa farsi interamente nostro. 
[San Pio da Pietrelcina -Epist. III, p. 675]

lunedì 13 gennaio 2014

Santo Rosario - I misteri luminosi con meditazioni di San Pio da Pietrelcina

1° mistero della luce

Il Battesimo di Gesù

Il cristiano nel battesimo risorge in Gesù,viene sollevato ad una vita soprannaturale, acquista la bella speranza di sedere glorioso sopra il trono celeste. Quale dignità!
La sua vocazione richiede di aspirare di continuo alla patria dei beati, di considerarsi qual pellegrino nella terra di esilio; la vocazione di cristiano, dico, richiede di non legare il cuore alle cose di questo basso mondo; tutta la cura, tutto lo studio del buon cristiano, che vive secondo la sua vocazione, è rivolto nel procacciarsi i beni eterni.


2° mistero della luce

Le nozze di Cana

E se la nostra miseria ci atterrisce, se la nostra ingratitudine verso Dio ci terrorizza, se la memoria delle nostre colpe ci arresta dal presentarci a Dio nostro Padre, di cui abbiamo provocato lo sdegno verso di noi, ricorriamo allora alla Madre nostra Maria. Ella è tutta dolcezza, tutta misericordia, tutta bontà, tutta tenerezza per noi, perché ci è Madre. Ascendiamo, ascendiamo in sua compagnia sino al trono di Dio, e facciamo valere presso di lui la di lei maternità. Insistiamo nei momenti di suprema lotta perché salvi il figlio ingrato della sua ancella, di colei che nel solenne momento di divenire Madre del Dio si disse del Signore ancella: Ecco l'ancella del Signore.


3° mistero della luce

L'annuncio del regno di Dio

Dio può e sa cavare il bene anche dal male, per chi farà questo, se non per coloro che senza alcuna riserva si sono donati a lui? Perfino gli stessi peccati, da cui Iddio per sua bontà ci tiene lontani, dalla sua Divina Provvidenza sono ordinati al bene di quelli che a lui servono. Se il santo re Davide, mai non avesse peccato, mai non avrebbe acquistato un'umiltà così profonda; né la Maddalena avrebbe tanto ardentemente amato Gesù, se egli non le avesse perdonato tanti peccati e non avrebbe Gesù potuto a lei perdonarli, se ella non li avesse commessi. Considera, mio carissimo figliuolo, questo grande artificio di misericordia: converte le nostre anime in favori, e con la vipera delle nostre iniquità produce la medicina per le anime nostre.


4° mistero della luce

La Trasfigurazione

Ricordati e imprimiti bene nella mente che il Calvario è il monte dei santi; ma ricordati ancora che dopo esser salito sul Calvario, avervi piantato la croce ed esservi spirato, si ascenderà immediatamente a un altro monte che si denomina Tabor, la Gerusalemme Celeste.
Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna. Riposa tranquillo o almeno rassegnato, ma sempre sicuro, nella parola dell'autorità. A essa affidati, e non temere l'imperversare delle tempeste poiché la navicella del tuo spirito non verrà mai sommersa. I cieli e la terra si cambieranno, ma la parola di Dio, che ci assicura che chi ubbidisce canterà vittoria, non si cambierà, rimarrà sempre scritta a caratteri indelebili sul libro della vita: "Io sussisterò sempre".


5° mistero della luce

L'Eucarestia

Gesù si sedette a mensa con i Dodici e chiese che gli portassero del pane genuino, senza lievito, che pose su un piatto, e vino puro con il quale riempì il calice della quantità necessaria...Proferì le parole della consacrazione sopra al pane, lasciando mutato nel suo vero corpo, e sopra il calice del vino, convertendolo nel suo vero sangue. Egli, dopo aver innalzato il Santissimo Sacramento, lo spezzò con le sue sacre mani comunicando innanzitutto se stesso, come primo e sommo sacerdote, manifestando due cose: la riverenza con cui si doveva ricevere il suo sacratissimo corpo e il dolore che sentiva per la temeraria e l'audacia con cui molti uomini avrebbero ardito accostarsi a questo altissimo sacramento per riceverlo o toccarlo. Subito dopo lo diede agli apostoli ed ordinò che lo distribuissero fra loro e lo mangiassero. Con questo comando conferì loro la dignità sacerdotale. La Santissima Eucarestia è il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e con l'impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a Colui che vogliamo alloggiare.  Quando sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi e saremo indubbiamente rinvigoriti . Il divino Agnello raccoglierà il nostro spirito,il suo sole lo riscalderà e lo stempererà soavemente con il suo profumo. Nel corso del giorno, quando non ti è permesso altro, vola con lo spirito dinanzi al tabernacolo e là sfoga le ardenti brame e parla e prega ed abbraccia il Diletto delle anime, meglio che se ti fosse dato di riceverlo sacramentalmente.


mercoledì 27 novembre 2013

Padre Pio e Gesù

Questa notte scorsa poi l'ho passata tutta intiera con Gesù appassionato: Ho sofferto anche assai; ma in un modo ben diverso da quello della notte precedente. Questo è stato un dolore che non mi ha fatto male alcuno; aumentava sempre più in me la fiducia in Dio; mi sentivo sempre più attratto verso Gesù; senza nessun fuoco vicino, mi sentivo interamente tutto bruciare; senza lacci addosso, mi sentivo a Gesù stretto e legato; da mille fiamme mi sentivo bruciare, che mi facevano vivere e mi facevano morire. Quindi soffrivo, vivevo e morivo continuamente. Padre mio, se potessi volare, vorrei parlare forte, a tutti vorrei gridare con quanta voce terrei in gola: amate Gesù che è degno d'amore. Ma, ahimé!, padre mio, il mio spirito è ancora fortemente legato a questo corpo [...].
Pregate, affinché il Signore si degni di accorciare il mio esilio. Spiegatemi donde nasce in me questo cieco desiderio  di andarmene, [...] di spiccare il volo per partire.

Finita la messa mi trattenni con Gesù per rendimento di grazia. Oh, quanto fu soave il colloquio tenuto col Paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dire tutto non lo potei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso, come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù ne era il Paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non mi potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto. Sì, babbo mio, l'uomo non può comprendere che quando il Paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo. Questa visita, credetemi, mi rinfrancò tutto. Viva il divin prigioniero!

Eccovi descritto debolmente quello che mi accade quando sono con Gesù e Maria. Fuori di questi momenti cerco di fuggire tutti i piaceri; ed intanto un piacere grandissimo riempie tutto il mio cuore, da rendermi beato e contento. Soffro e vorrei sempre più soffrire; mi sento consumare e vorrei essere più consumato. Desidero la morte solo per unirmi con vincoli indissolubili al Celeste Sposo. Desidero la vita per sempre più patire, avendomi Gesù dato ad intendere che la prova sicura dell'amore è solo nei dolori. Parmi di cercare sempre qualcosa che non trovo, e neanche io so qual è questa cosa che continuamente cerco; amo, soffro poco, vorrei amare assai di più per l'ideale che cerco.

Questo Gesù, quasi sempre mi chiede amore. Ed il mio cuore, più che la bocca gli risponde: "O Gesù mio...".
E non posso più continuare. Ma alla fine esclamo: "Sì, Gesù, ti amo; in questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più; ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato a te; se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò; anzi te ne prego di farlo, io lo desidero.

Vorrei per un solo istante scoprirvi il mio petto per farvi vedere la piaga che il dolcissimo Gesù amorosamente vi ha aperto in questo mio cuore! Esso finalmente ha trovato un amante che si è talmente invaghito di lui, che non sa più inasprirlo. Questo amante voi già lo conoscete. E' un amante che non si adira mai con chi l'offende. Infinito è il numero delle misericordie di lui che il mio cuore porta con sé. Egli riconosce di non avere proprio nulla di che gloriarsi davanti a lui. [...]
Egli si è talmente invaghito del mio cuore che mi fa arder tutto del suo fuoco divino, del suo fuoco d'amore. Che cos'è questo fuoco che mi investe tutto? Padre mio, se Gesù ci rende così felici sulla terra, che sarà nel cielo?! [...]
Vi sono momenti che mi si presenta alla mente la severità di Gesù e sono sul momento di affliggermi; mi metto a considerare la sua piacevolezza e tutto ne rimango consolato. Non posso non abbandonarmi a questa dolcezza, a questa felicità...





mercoledì 23 ottobre 2013

Frasi di Padre Pio

Voglio essere solo un povero frate che prega... Dio vede le macchie anche negli angeli, figuriamoci in me!

Nella scuola di cristo ho imparato che il silenzio e la speranza sono la fortezza dell'anima.

Gran meraviglia in vero, che essendo noi figliuoli di un tal padre, abbiamo e possiamo avere altro pensiero che di amarlo e servirlo? Assisti e governa come Egli vuole la tua anima e la tua famiglia e non prenderti altra cura, perché se farai così vedrai che Gesù avrà pensiero di te...

Lascia soffiare il vento e non pensare che il rumore delle foglie sia il rumore delle armi.

Per le anime amanti di Dio le tribolazioni sono più preziose dell'oro e del riposo.

L'amore non è altro che la scintilla di Dio negli uomini...l'essenza stessa di Dio impersonata dallo Spirito Santo.

La misericordia del Signore è infinitamente più grande della tua malizia.

O Dio, se tutti conoscessero la Vostra severità, al pari della Vostra dolcezza, quale creatura sarebbe così stolta che oserebbe offenderVi?

Il Rosario è l'arma con cui si debella il demonio e si ottengono tutte le grazie.

Spesso provo gran travaglio nel sovvenire alle necessità della vita: il mangiare, cioè il bere, il dormire; e mi ci assoggetto come un condannato solo perché Iddio lo vuole...

Il tradire la propria vocazione è la migliore strada per andare all'inferno.

Quanto mi rende allegro Gesù! Quanto è soave il Suo spirito! Ma io mi confondo e non riesco a fare altro se non che piangere e ripetere: "Gesù, cibo mio!".

Il demonio è come un cane rabbioso alla catena; oltre il limite della catena egli non può azzannare alcuno. E tu, allora, stattene lontano. Se ti avvicini troppo ti fai prendere.

I benifici che riceviamo ascoltando la Santa Messa non si possono enumerare. Li vedrete in Paradiso.

Gesù non ti ha abbandonato quando fuggivi da Lui; molto meno ti abbandonerà adesso che vuoi amarlo.

L'uomo non può comprendere che, quando il Paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale non lo può sopportare senza piangere.

Su questa montagna (San Giovanni Rotondo) salgono più anime purganti che uomini e donne ancora viventi ad assistere alle mie messe e cercare le mie preghiere.

Mi dispiace tanto vedere soffrire! Per togliere un dispiacere a qualcuno, non troverei difficoltà a tirarmi una pugnalata al cuore!

Le preghiere dei santi in cielo e delle anime giuste sulla terra, sono un profumo che non andrà mai perduto.

Ti desidero altamente allegra nel servizio del Signore. Hai capito? La tristezza che abbatte è dei figli del mondo.

Io riconosco benissimo di non avere in me niente che sia stato capace di attirare gli sguardi di questo dolcissimo Gesù. La sola Sua bontà ha colmato l'anima mia di tanti beni.

Padre Pio aiuta Cristo a portare la croce - Chiesa di S. Salvatore in Lauro, Roma

Tra il vento e i flutti

Camminate pure tra il vento e i flutti, ma con Gesù.
Se il timore vi stringe fortemente, esclamate pure con San Pietro:"O Signore, salvatemi".
Egli stenderà a voi la mano, stringetela e camminate allegramente.
{Padre Pio}


Padre Pio su Maria Santissima

Colei che entrò nel mondo senza macchia, ci ottenga dal suo Figliolo la grazia, di uscire da questo mondo senza colpa.

Si abbandoni pure- dice Gesù - su questo mio cuore e si rammenti che io sono il Padre specialissimo degli orfani. Mia Madre supplisce a quell'altra madre che io volli per me.

Una donna fu la rovina e una Donna sarà la salvezza. L'una stampò il marchio della colpa nell'umanità tentata dal serpente; l'altra sorgerà, per grazia, pura e Immacolata e schiaccerà la testa al serpente, che per essere appunto concepita colpa d'origine, nulla potrà contro di Essa, e invano insidierà al suo calcagno, e per Essa l'umanità ebbe grazia.

La preghiera più bella e più gradita alla Madonna? Quella che ci insegnò Lei stessa. Recitate sempre il Rosario.

Ho chiesto alla Madonna la grazia di farmi morire, ma non mi ha ascoltato. E quando è una mamma che non ti ascolta, non c'è più niente da fare...

martedì 22 ottobre 2013

Padre Pio e gli angeli

Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere così a lungo, sebbene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per punirlo decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferrò e mi fissò, finché non alzai gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto. Disse: "Ti sono sempre vicino, mio caro protetto...L'affetto che provo per te non si spegnerà nemmeno con la fine della tua vita".

Come mi consola il fatto di sapere che siamo sempre sotto lo sguardo vigile di uno spirito celeste che non ci abbandona mai, nemmeno (cosa ammirevole) nelle azioni con le quali deludiamo profondamente Dio...
Prendete la bella abitudine di pensare sempre a lui. Al nostro fianco c'è uno spirito celeste che, dalla culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci protegge, come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente nelle ore che sono per noi le più tristi.
Sappiate che questo buon angelo prega per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri più santi e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata non vi lamentate di non avere un'anima amica a cui aprire il vostro cuore e confidare le vostre pene: per carità, non dimenticate questo compagno invisibile, sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.
{Padre Pio}
{Fonte: Jean Derobert - Padre Pio témoin de Dieu}


sabato 5 ottobre 2013

La meditazione

Con la preghiera si cerca Dio, con la meditazione si trova e si gusta.
{San Pio da Pietrelcina}

La pace

La pace è la semplicità dello spirito, la serenità della mente, la tranquillità dell'anima, il vincolo dell'amore.
{San Pio da Pietrelcina}

Vicino alla culla del Bambino

Sta' molto vicino alla culla di questo Bambino, specialmente in questi santi giorni del suo natalizio.
Se ami le ricchezze, qui troverai l'oro che i re magi vi lasciarono;
se ami il fumo degli onori, vi troverai quello dell'incenso;
e se ami le delicatezze dei sensi, sentirai la mirra odorosa, la quale profuma tutta la grotta.
{San Pio da Pietrelcina}


mercoledì 2 ottobre 2013

Una ferita al cuore

Una sera, mentre, solo, ero in coro a pregare, sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all'altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori. Convinto che a riordinare l'al­tare fosse Fra Leone, poiché era l'ora del­la cena, mi accosto alla balaustra e gli di­co: "Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l'altare". Ma una voce, che non era quella di Fra Leone mi risponde ", "Non sono Fra Leone", "E chi sei?", chiedo io.
"Sono un vostro confratello che qui fe­ce il noviziato. L'ubbidienza mi dette l'in­carico di tenere pulito e ordinato l'altare maggiore durante l'anno di prova. Pur­troppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all'altare senza riverire il Santissimo conservato nel Tabernacolo. Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio. Ora il Signore, nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fi­no a quando dovrò soffrire in quel­le fiamme di amore. Aiutatemi".
"Io credendo di essere genero­so verso quell'anima sofferente, e­sclamai: Vi starai fino a domattina alla Messa. Quell'anima urlò: Cru­dele! Poi gridò forte e sparì. Quel lamento mi causò una ferita al cuo­re che ho sentito e sentirò tutta la vita. Io che per delega divina avrei potuto mandare quell'anima im­mediatamente in Paradiso, la con­dannai a restare un'altra notte nel­le fiamme del Purgatorio.
{San Pio da Pietrelcina}

Il Santo Rosario

Padre Pio ci invitava e ci invita a pregare sempre senza stancarci mai, perché abbiamo presso Dio una potente avvocata, la Mamma nostra Maria, e raccomandava il Santo Rosario in ogni bisogno, in ogni affanno. Il Santo Rosario è l'arma più potente di commuovere il Cuore di Gesù.
{Prof. Giampà, figlio spirituale di Padre Pio}

Più bella del sole e della luna

Un'altra sera stavamo soli nella celletta, lui (Padre Pio) ed io. Sotto la sua finestra della gente cantava una canzoncina alla Madonna, il cui ritornello diceva: "Bella tu sei qual sole, bianca come la luna..."
A queste parole il Padre ebbe uno scatto: "Eh, se fosse così, rinunzierei ad andare in paradiso!".
Io, colpito da questa affermazione, replicai: "Ma Padre, che c'è di più bello del sole e della luna?"
E lui, con un gesto di commiserazione per me, soggiunse in dialetto: "Eh, 'a voglia!". La usa risposta fu un largo sorriso di cielo, più eloquente di qualsiasi parola.
{Padre Eusebio da Castelpetroso}

Padre Pio, 7 aprile 1913

Venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato.
Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai!".
E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…"
Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo.
{Padre Pio}

Per lei

Lei (Maria) è una vera artista, una vera sirena nel guadagnare, nel conquistare i suoi figli. Il suo fascino è senza trucchi. Lei è veramente bella, lei è veramente buona. Vedrai che per lei, una volta che ne sarai affascinato, ti sentirai il coraggio di gettarti in mare o di gettarti nel fuoco indifferentemente.
{Padre Pio}

Il giudizio del mondo

Sii amante e praticante della semplicità e dell'umiltà, non curarti del giudizio del mondo, perché se questo mondo non avesse qualcosa da dire contro di te, non saresti veramente servo di Dio.
{Padre Pio da Pietrelcina}

lunedì 30 settembre 2013

Padre Pio e le anime del Purgatorio

Mi si permetta un ricordo personale. Non so quante persone possono raccontare esperienze personali attinenti le anime del purgatorio: si sentono spesso racconti strani ed ognuno attribuisce a questi importanza e valori diversi. Anch’io ne ho avuta una e la riferisco così come l’ho vissuta allora e la vivo ora quando la rievoco nella mia mente. Riconosco che da allora la mia fiducia nell’efficacia delle preghiere e delle buone opere per la liberazione delle anime del purgatorio è stata sempre forte nella mia vita religiosa ed è per questo motivo che non le dimentico mai nelle mie quotidiane preghiere. Nel 1949, avevo sedici anni, mi trovavo come seminarista cappuccino nel convento di san Marco la Catola (Foggia). Con me c’erano ventiquattro seminaristi. Il nostro dormitorio era al piano terra, e vi dormiva anche il nostro direttore, che era il P. Atanasio da Teano. Quell’anno l’inverno fu molto rigido e io, ragazzo pieno di energie e distratto , fui poco attento alle precauzioni contro i malanni di stagione, per cui una sera, dopo aver giocato tutto il giorno a tirare palle, di neve, mi ritrovai con la mia bella bronchite e con una terribile tosse. Quella notte tutti i tentativi del mio direttore e dei miei compagni di dormire furono frustati dal mio continuo tossire. Il direttore, allora, si avvicinò al mio letto borbottando: “Non si può continuare così tutta la notte”. Mi dette dello sciroppo e mi accompagnò in una cella del convento, al piano di sopra. Sistemò un lettino, mi fece accomodare e andò via. Ero rimasto lì solo con i grani del rosario tra le mani a pregare e tossire. Ad un certo punto sentii scivolare lentamente le coperte fino ai piedi. Con un movimento rapido ed istintivo le afferrai e le riportai su, facendo attenzione a coprirmi il petto. Passarono alcuni minuti e risentii scivolare fino ai piedi le coperte. “Che strano”, dissi tra me e me. “Perché queste coperte vanno via da sole?”. Le riportai al loro posto, tenendole strette al mio corpo. Ma, dopo alcuni minuti, le sentii andar via di nuovo; allungai allora le mani verso l’interruttore per accendere la luce. Sentii, a questo punto, delle mani morbide, che allontanavano la mia mano dall’interruttore. Questo durò alcuni secondi; subito dopo cominciai ad avvertire una “speranza”. Ero spaventato. Mi alzai ed accesi la luce. La finestra e la porta erano chiuse; cercai sotto il letto ma invano. Cosa strana fu per me il ritrovarmi a letto, questa volta, però, anziché recitare le Ave Maria ad ogni grano della corona recitavo la preghiera per le anime del purgatorio: “L’eterno riposo dona a loro o Signore…”. Non ricordo quanto tempo rimasi a pregare per le anime del purgatorio, ma ricordo con certezza che la mattina successiva fui svegliato dal direttore ad ora tarda. Raccontai al direttore quello che mi era accaduto durante la notte. Il direttore per non spaventare ulteriormente mi tranquillizzò dicendomi di non pensarci più e di dimenticare, perché l’immaginazione qualche volta fa brutti scherzi. Rassicurato da queste parole, non ci pensai veramente più.
Due anni dopo stavo frequentando la scuola superiore nel convento di Pietralcina. Un giorno P. Atanasio mentre ci teneva una lezione sulla devozione alle anime del purgatorio, rivolto a me disse: “Ricordi quella notte a San Marco la Catola, quando ricevesti la visita di un estraneo? Tu mi raccontasti che qualcuno ti tirava giù le coperte e non ti faceva accendere la luce? Beh, alla stessa ora quella notte io venni su per controllare l’andamento della tosse. Appena entrai nel corridoio vidi un sacerdote dinanzi alla porta sdraiato per terra! Mi spaventai anch’io, e non immaginando alcun rapporto con te, corsi al piano inferiore nel dormitorio per sentirmi più sicuro in compagnia dei seminaristi . Il giorno seguente controllai le cronache del convento e scoprii che alcuni anni prima era morto in quella stanza un prete. Si trattava di un sacerdote diocesano, inviato lì dal suo vescovo per un ritiro di tre mesi, per un comportamento poco confacente con il suo stato sacerdotale”. Così ebbi conferma che la mia avventura di quella notte aveva a che fare con un’anima del purgatorio. Quella povera anima era dimenticata dai parenti e dai frati. La cella era rimasta vuota e mai più abitata da quando era morto quel sacerdote. Da allora le anime del purgatorio, ripeto, sono costantemente presenti nelle mie preghiere e nelle mie messe. Mi conforta il pensiero che quella notte forse io avrò contribuito ad alleviare le pene di quell’anima e forse a liberarla dal purgatorio. Forse Dio aveva bisogno di preghiere per quell’anima, e anche le preghiere di uno capitato a caso in un posto dove l’altro era morto erano buone e utili. E dire che io spesso dico di me di non essere buono a niente. Lo dico a me e a tutti coloro che si considerano inutili su questa terra; si può essere sempre utili per le anime del purgatorio e per il cielo.
{da "Padre Pio e le anime del Purgatorio" di Alessio Parente}