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martedì 15 ottobre 2013

La Passione di Gesù secondo Santa Veronica Giuliani

Mi parve che Iddio mi facesse vedere una bellissima stanza, e che così mi dicesse: "questa è stanza, dove si imparano gli ammaestramenti divini, per potere le anime dilette perfezionarsi, e per imparare le vere e più perfette virtù...". Mi fece capire che detta scuola era la sua SS. Passione (S. Veronica Giuliani).

 "Il Signore nel cenacolo si rattristò (molto) per la perdita di Giuda, come anche nell'atto tanto umile di lavare gli immondi piedi del traditore, e che sopra essi spargeva le sue preziosis­sime lagrime e mandava infuocati sospiri per compassione di quella povera anima".

"Il Maestro con tanto amore se lo strinse al suo petto, con tal carità fece ciò per ammollirgli il cuore; ma, in quell'atto, il perfido Giuda si stabilì a fargli il tradimento. E ciò fu un dolore sì grande al cuore di Gesù, che si spezzava di pena; non solo per questo tradimento del suo discepolo, ma per tutti quelli che gli dovevano fare tutte le altre creature".

Impegno di vita: Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti (Mc 9,35). Pater, Ave, Gloria.

 "Questo Sommo Bene divenne pallido e mesto nell'annun­cio che fece ai cari apostoli che uno di loro lo avrebbe tradi­to... ciò fece rattristare gli apostoli".

"Nel fine della sua vita, approssimandosi il tempo della Sua morte, non gli dava cuore di lasciarci, e trovò un'inven­zione amorosa, per poter sempre restare con noi, con lasciarci Se stesso per cibo delle anime nostre". "A nostro pro". “Vera medicina per i nostri mali: se siamo deboli ci dà forza, se siamo freddi ci riscalda, se siamo afflitti ci consola”. "Noi accostandoci al fonte e, per dir meglio, al mare immenso del divinissimo Sacramento, ogni qual volta ci accostiamo con fede, con amore e con purità, l'anima nostra si intrinseca in Dio e fa come, per esempio, il pesce in mezzo al mare. O Dio! Ella sta in mezzo a questo divinissimo mare. Ove si volta, ove sta, ove si posa, tutto è Dio; e questo Dio arricchisce siffattamente le anime nostre delle Sue grazie e doni, che ogni comunione fa che l'anima nostra faccia sempre passi da gigante nella perfezione". "Il nostro cuore divien tempio della SS. Trini­tà".

"Giunto che fu il Signore al monte Oliveto, entrando nel­l'orto con tre apostoli diede licenza all'orrore dei tormenti e della morte, che entrassero nella Sua innocentissima Umanità; quale subito divenne mestissima, afflitta e in tristezza di mor­te... nessun conforto veniva somministrato al Signore, anzi... Egli, Sommo Bene, compatendo ai suoi cari figli, si allontanò da loro, acciò non Lo vedessero in tanto dolore". In quel­l'ora che Egli "faceva orazione nell'orto", "Gli stavano avanti tutti i patimenti... il calice amaro di tutta la Sua SS. Passione", nel medesimo tempo, con fare "sacrificio della sua volontà a quella del Suo Eterno Padre, con tutto che sem­pre fossero stati uno stesso volere", "si sacrificò per tutti noi". "In quel punto fu al Suo cuore un dolore sì grande, vedendo la perfida ostinazione di tutti gli ostinati e quando poco conto avrebbero fatto del suo preziosissimo sangue. Questo fu il dolore principale che Egli patì nel Suo interno". Allora "l'Eterno Suo Padre Gli fece vedere e sentire in quel punto tutti i patimenti che avevano da patire i suoi Eletti, le anime Sue più care, cioé quelle che si sarebbero approfitta­te del Suo Sangue e di tutti i patimenti. Egli sentì tanto le pene che questi dovevano patire, che in quel punto", "cadendo con la faccia a terra, entrò in agonia tale che sudò sangue". "Vedendo il gran frutto che doveva essere alle anime elette il Suo sangue, lo volle mandar fuori avanti che i flagelli lo percuotessero". "Questa Sua agonia... l'ebbe sino allo spirare che fece in croce... gli si rinnovò in particolare... quan­do.ebbe il bacio del tradimento da un suo caro discepolo... quando fu consegnato a quei giovani, che facessero di Lui ciò che volevano... quando fu così empiamente (mal)trattato, che le pene e i tormenti che patì non sono noti a creatura nessuna".

"Quando... (Gesù) ricevette il bacio del tradimento, fu al­l'Umanità SS. una pena così grande! Non solo per vederSi tradire ora da un Suo discepolo, ma in quel punto, in quell'at­to ricevette i tradimenti, senza numero, avuti da anime più beneficate".

"Questo sì che gli (tra)passava il cuore, e sentiva tanta pena, più che degli oltraggi che Gli facevano".

"Il Signore andò incontro ai suoi nemici con amore svisce­rato". "Ognuno faceva a gara per percuoterlo nella boc­ca, di dargli pugni negli occhi, di sputargli in faccia; ed Esso come mansueto agnello, tacendo, soffriva tutto con amore e per amore". I persecutori... tutti sdegno e furore, Esso era tutto obbedienza e zelo della loro salute; essi tutti a gara in percuoterlo, Esso tutto silenzio e carità; essi tutti odio, ed Egli tutto benigno, li mirava con sguardi amorosi, sopportava tutto con sapienza e sempre intento a fare la volontà SS. del Suo Eterno Padre. "Quei soldati e turba di gente, (che) l'eb­bero preso e legato "con corde, ambedue le gambe e braccia e... con catene nel collo e nella cintura", "fecero sì che quelli che lo menavano passassero avanti, ed ognuno di essi Gli diedero la percossa, chi con pugni, chi con urtoni, chi con calci, chi con bastoni, chi tirandogli dei sassi, chi del fango" "facendo a gara chi poteva percuoterlo più". “Fu tale che il tormento che ebbe il pietoso Gesù, che fu un miracolo, che non morisse allora”. Uscito dall'orto "Lo fecero camminare dentro il fiume; ed i soldati stavano sopra il ponte di esso e Lo tiravano con corde e catene, ora in quò, ora in là; ed Esso si feriva tutti i piedi, per quelle pietre ed altre cose moleste che stavano dentro quella fiumana".

"Nel primo (tribunale) Gesù patì molto stantechè l'avevano preso così furiosamente e con tali strapazzi, che mente umana non può capire. Fra le altre mie pene, lo patii - disse Gesù a S. Veronica Giuliani - di molto avanti la porta del palazzo di Anna. Qui mi fecero cadere e, per molte volte, mi batterono il capo in terra ove dalla Mia bocca uscì molto sangue" (32).

"Più tormentato ed afflitto di prima... fu presentato al se­condo tribunale... il Suo divino volto (era) tutto livido, per la percossa che ebbe dello schiaffo che gli fu dato" “da quella mano di ferro”. "Patì più nel Suo interno, vedendo la gran­de ingratitudine di quello che glielo diede, al quale poco fa aveva fatto beneficio, con risanargli l'orecchio; e che ora lo percuoteva così alla traditora".

Quando "tutti gli Scribi, i Farisei e i Capi andarono a ripo­sare", "consegnarono Gesù in mano e potere di gente più barbara, iniqua ed odiosa vi fosse". “Pare... che negli occhi e nella bocca Santissima di Gesù vi ponessero cose im­monde e gli scarpissero ad uno ad uno con violenza tutte le palpebre; mettessero dentro agli occhi cose ben pungenti, così dentro le orecchie. Fu maggiore questa pena che non fu quando gli passavano il capo con le spine”. Questi giovani “Lo trattarono tanto male e Gli fecero tanti strapazzi e cose tutte inumane, che Iddio non ha voluto che si sappiano, perché mente umana non le potrebbe credere. Tutto ciò si saprà nel giorno del Giudizio”.

“La sua faccia non pareva più di creatura (uomo), ma era tutta livida da pugni, da schiaffi, da urtoni che Gli davano, in quel mentre, tutte le genti”.

“Il re Erode lo schernì con tutta la sua corte”. “Oh Dio non posso con le parole scrivere tutto! Solo dico che non davano tempo al tempo; ma che in un subito si scaricava sopra di Gesù ogni sorte di tormenti e pene”. "Dopo che tutti (eb­bero percosso e maltrattato, Gli misero quella veste bianca e lo rimandarono da Pilato".

"Quante percosse ebbe! Sono senza numero. Ognuno lo disprezzava ed, avendolo percosso, faceva(no) gran festa", "mentre Gli tiravano le orecchie, lo facevano con tal rabbia, che ne portarono via dei pezzi".

Gesù, stando legato alla colonna, con quella gran carnefi­cina sopra quel divinissimo Corpo, quei carnefici diedero con i flagelli un colpo nel capo di lui e con essi flagelli gli portaro­no via tutta la palpebra dell'occhio destro, cagionandoGli un dolore di spasimo dentro l'occhio" "Gli portarono via, in più luoghi, pezzi di carne, in specie, tutta la polpa dei bracci tanto che si vedeva l'osso". “Vedi quanto ho fatto per te?". "Lo tormentava più l'ingratitudine, che non... i flagelli". "Non erano le catene né le corde che lo tenevano così legato, ma la volontà del Suo Eterno Padre, così voleva; e stando legato con questo vincolo d'amore, uniforme a quel volere di­vino, lasciava il suo divinissimo Corpo sotto sì barbara carne­ficina. Lo tormentava l'amore... lo batteva, lo piagava, lo cro­cifiggeva!".

“In quel punto che fu coronato di spine”, “se noi l'aves­simo veduto, in tal patire, saremmo morti di compassione e di dolore, vedendo quel capo coperto di sangue e tutto passato di spine... Le spine che più lo tormentavano, erano quelle che Gli passavano per il cervello, gli occhi e tutte le parti più sensitive ... al pari del dolore esterno, fu più grande quello interno”; "i persecutori non si saziavano di tormentarlo... Essi con odio, Egli con amore; essi lo oltraggiavano, con bestemmie ed avvilimenti, ed Egli, con carità ed amore, pregava il Suo Eter­no Padre, per tutti noi"; "vedeva non si aveva a far conto di un così grande prezzo del suo sangue. Fra questi ingrati vi ero anch'io; e gli apportavo più tormento io sola, che non tutte quelle spine".

"Quando portò la croce" Gesù sentiva "il dolore... non solo nella spalla, ma in tutta la vita... nel capo, per la puntura delle spine; nei bracci, per le legature delle corde; nella schie­na, per le percosse e gli urtoni che gli davano; nella faccia, per i pugni e guanciate che riceveva; nella bocca, per gli spu­ti", "polvere", "e sporcizie che vi mettevano; nelle gambe e nei piedi, per i calci e bastonate che gli davano"; "chiunque farà qualche cosa - disse Gesù a S. Veronica Giuliani - in memoria di questi patimenti occulti (non conosciu­ti) gli concederò qual grazia mi domanderanno". Gesù "non potendo fare un passo, per la pena che sentiva, riversa­rono sopra di lui (ogni genere di) percosse... ed Esso, come mansueto Agnello... in silenzio... (era) solo ansioso di arrivare al Calvario, per essere ivi crocifisso e morto, per riscatto delle anime nostre". Durante la "prima caduta che Gesù fece con la croce in spalla, ivi, non vi era Maria Santissima in per­sona, era lontana; ma con tutto ciò, in spirito, vedeva tutto, sentiva in sé tutte le pene del Figlio". Maria "quando in­contrò il suo Figlio Gesù colla croce", (patì molto). “Si abbracciarono insieme Figlio e Madre; e quei due cuori trafit­ti, si unirono in un solo cuore conforme alla divina volontà, e si stabilirono di stare, sino all'ultimo respiro, fermi e disposti al decreto divino; uniformi in volere, e tutti attenti alla nostra re­denzione. Maria Santissima é stata coadiutrice al suo Figlio Santissimo; tutto ciò che faceva il Figlio, lo faceva lei; tutto ciò che pativa il Figlio lo pativa lei; ma le pene maggiori... era­no... quelle che pativano intimamente nell'anima e nel cuore. Vedevano le creature tutte e il poco conto che avrebbero fatto di un prezzo così grande e di tanti meriti infiniti, e quanti e quanti non volevano prevalersene”. "Stando Gesù con un peso così grande sulle spalle sue, non poteva fare un passo, e stava in agonia; perché questa da che l'ebbe nell'Orto quan­do sudò sangue, non gli si partì mai e stiede sempre, in tutta la sua Passione, in agonia, patendo pene così atroci, come é descritto da tutti gli Evangelisti. Noi non possiamo arrivare a penetrare il suo patire". "Nella terza caduta che fece (Gesù), mentre andava al Calvario, i perversi nemici gli attiz­zarono addosso i cani, ed uno di essi, gli fece una ferita mor­tale in un braccio... che si vedeva l'osso".

“Quando Santa Veronica (la donna della via crucis), mossa da compassione, diede a Gesù quell'asciugatoio, per asciu­garsi la faccia... Esso era caduto, per la terza volta, in terra sotto la croce, e aveva il Suo santissimo volto tutto coperto di sangue, di polvere, di fango e di sputi. Mentre tutte le creature correvano chi per curiosità, chi per oltraggiare Gesù, Ella, questa matrona e serva che stava sulla porta della sua casa per vedere tutto il successo di tal novità, vedendoLa e dandoLe Egli un'occhiata, si cavò l'asciugatoio (il panno) che aveva in capo, e senza riguardo alcuno, lo porse a Gesù, perché si riasciugasse il volto. Maria Santissima era ivi, ma incognita, e nessuna la vedeva (= conosceva). Fu Ella però che riasciugò il volto al Figlio, e poi rese l'asciugatoio alla donna la cui anima restò, in quell'atto di carità santificata; ed ebbe nelle sue mani la vera effige della faccia di Gesù, ma molto più nell'anima Iddio medesimo”. "Quei carnefici gli levarono la croce di spalla, non per carità, ma perché avevano paura che non ar­rivasse vivo al Calvario". "Non era la gravezza del le­gno, che così spesso lo faceva cascare, ma bensì, la gravezza delle colpe e delle ingratitudini di tutto il mondo... O amore grande di Dio! lo, coll'ingratitudine lo conducevo alla morte e morte di croce, ed Esso con amore infinito sborsava tutto il suo sangue per l'anima mia".

"Arrivato al Calvario, (i carnefici) spogliatolo delle sue ve­sti, gli rinnovarono tutte le piaghe, e poi, gli cavarono la coro­na di spine, e gliela rimisero con doppio patire". "Patì (molto) quando (i suoi crocifissori) rivoltarono la croce sossopra per ribattere i chiodi" "che gli avevano messi nelle mani e piedi". I crocifissori "misero la croce in quella buca e la calarono giù" "con tale empietà", "che in quell'istan­te si rinnovarono nel corpo di Gesù tutte le pene. Si strapparono i nervi", e "si riaprirono tutte le piaghe". "Stan­do sulla croce, il suo Cuore Santissimo provò tutti i tormenti che ebbe l'Umanità Sua, ed anche sentì in sé tutte le pene e i dolori della Sua Santissima Madre; e tutti quelli che dovevano patire i suoi Eletti". "Mentre stava sulla croce... il maggior patire che (ebbe fu) quell'abbandono interno. Le pene, la cro­ce, i chiodi, erano come delizie al pari delle pene che pari nel suo interno". "Ebbene che vuoi più di quello che io faccio per te? Eccomi confitto in questa croce, per tuo amore". "L'Umanità Santissima... stava tutta attenta per offrire per noi tutta se stessa; e con che amore lo faceva! Questo fu tanto ardente, che lo dimostrò in tutto, specialmente però, pregando il Suo Eterno Padre, perché volesse perdonare a quelli medesi­mi carnefici, con scusargli, che non sapevano che cosa si fa­cessero". "Sotto la croce... (Maria Santissima pari molto) nel vedere il Suo amato Figlio... pendente in croce. Ella parte­cipava dei medesimi tormenti, non per via dei carnefici, come Gesù, ma ... per via di amore e di dolore ... Il Cuore di Gesù, e il Cuore di Maria stavano ambedue uniti in pena ed in amo­re, e si offrivano a Dio Padre, per tutti noi mortali".

"Nella prima parola (Gesù) ci raccomanda la carità verso i nemici".

"Nella seconda (parola, ci raccomanda) la misericordia verso i peccatori".

"Nella terza (parola, ci raccomanda) la pietà verso i geni­tori".

"Nella quarta (parola, ci raccomanda) il desiderio della salute dei prossimi".

Nella quinta parola Gesù "palesò il suo cuore e narrò il suo affanno avanti alla Maestà divina" e ci raccomanda “l'ora­zione nelle tribolazioni e quando pare che Iddio ci abbia ab­bandonato”.

"Nella sesta (parola, ci raccomanda) l'obbedienza e la per­severanza".

"Nella settima (parola, ci raccomanda) la perfetta rasse­gnazione a Dio". "Dall'altare della croce ci fece intendere lo sviscerato Suo amore. Esso aveva compito tutto; restava a noi cominciare con l'Essere che Esso ci dava".

"O amore, quanto poco vi ho amato!... non più peccati. Voglio amarvi davvero, con l'amor vostro... per i miei peccati meriterei l'inferno; ma spero e confido nella vostra divina mi­sericordia. Abbiate pietà di me".

"La creatura dovrebbe, in un subito, dar principio a vivere per Dio e con Dio, perché noi non siamo creati per noi, ma per Iddio. Tutto il bene che abbiamo, non é nostro; lo abbiamo mediante i meriti di Gesù. Esso ci ha acquistato ogni dono, nel regno celeste del santo Paradiso; e il Suo amore e così grande verso di noi, che non gli basta aver fatto tanto, ma vorrebbe che ciascheduna anima partecipasse in sé le sue pene, i suoi tormenti, la sua croce, i suoi flagelli, non per altro, se non perché essa fosse una medesima cosa con Essolui; non solo per la partecipazione di frutti, ma anche delle medesime virtù che essa Umanità praticò nel tempo di essa (Passione)": "l'umiltà, la carità, la rassegnazione alla volontà del Suo Eter­no Padre, il silenzio, fra tante ingiurie ed opposizione; la beni­gnità, fra tanti oltraggi; la mansuetudine, fra tanti flagelli e tormenti e la orazione fervente, per i propri crocifissori. Fra croci, fra tormenti, fra pene e morte, altro pensiero non aveva l'Umanità Santissima, che la salute delle anime; e che si adem­pisse il volere del Suo Eterno Padre, per venire al compimento della redenzione; con finire sulla croce la propria vita, per dare vita a noi".

lunedì 7 ottobre 2013

La Santa Comunione nel diario di Santa Faustina

Io desidero unirmi con le anime umane; la mia delizia è unirmi con le anime. Sappi, figlia mia, che quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all’anima, ma le anime non mi prestano nemmeno attenzione, mi lasciano solo e si occupano d’altro. Oh, quanto è triste per Me che le anime non conoscano l’Amore!
(D. 1385)
Quanto mi addolora che le anime si uniscano così poco a Me nella santa Comunione! Attendo le anime ed esse sono indifferenti verso di Me. Le amo con tanta tenerezza e sincerità ed esse non si fidano di Me! Voglio colmarle di grazie, ma esse non vogliono riceverle. Trattano con Me come una cosa inerte, eppure ho un Cuore pieno di Misericordia e d’amore.
Scrivi questo per le anime dei religiosi: che è una delizia per Me entrare nei loro cuori con la santa Comunione.
(D. 1638)
Vedi, ho lasciato il trono del Cielo per unirmi a te. Quello che vedi ora è appena un lembo e la tua anima già sviene per amore, allora come si sbalordirà il tuo cuore quando mi vedrai in tutta la mia gloria? Ma voglio dirti che la vita eterna deve cominciare già su questa terra per mezzo della santa Comunione. Ogni santa Comunione ti rende più idonea a trattare familiarmente con Dio per tutta l’eternità.
(D. 1810)

{Gesù a Santa Faustina}

Il Sacramento della Riconciliazione

Figlia mia, quando ti accosti alla santa Confessione, a questa sorgente della mia Misericordia, scendono sempre sulla tua anima il mio Sangue ed Acqua che uscirono dal mio Cuore e nobilitano la tua anima. Ogni volta che vai alla santa Confessione immergiti tutta nella mia Misericordia con grande fiducia, in modo che Io possa versare sulla tua anima l’abbondanza delle mie grazie. Quando vai alla Confessione, sappi che Io stesso ti aspetto in confessionale, Mi copro soltanto dietro al sacerdote, ma sono Io che opero nell’anima. Lì la miseria dell’anima si incontra col Dio della Misericordia. Dì alle anime che da questa sorgente della Misericordia possono attingere le grazie unicamente col recipiente della fiducia. Se la loro fiducia sarà grande, la mia generosità non avrà limiti. I rivoli della mia grazia inondano le anime umili. I superbi sono sempre nell’indigenza e nella miseria, poiché la mia grazia si allontana da loro e va verso le anime umili”.
(D. 1602).
Dì alle anime dove debbono cercare le consolazioni, cioè nel tribunale della Misericordia. Lì avvengono i più grandi miracoli che si ripetono continuamente. Per ottenere questo miracolo non occorre fare pellegrinaggi in terre lontane né celebrare solenni riti esteriori, ma basta mettersi con fede ai piedi di un mio rappresentante e confessargli la propria miseria ed il miracolo della Divina Misericordia si manifesterà in tutta la sua pienezza. Anche se un’anima fosse come un cadavere in decomposizione ed umanamente non ci fosse alcuna possibilità di resurrezione e tutto fosse perduto, non sarebbe così per Dio: un miracolo della Divina Misericordia risusciterà quest’anima in tutta la sua pienezza. Oh! Infelici coloro che non approfittano di questo miracolo della Divina Misericordia! Lo invocherete invano, quando sarà troppo tardi !
(D. 1448)

{Gesù a Santa Faustina}

mercoledì 2 ottobre 2013

Chi pensa a mia madre pensa a me

Chi pensa a mia madre pensa a me. Tutto ciò che piace a mia madre, piace a me, e tutto ciò che piace a me, piace a mia madre. Predica sempre che distribuiscano l'amore, che non è mai sufficiente quello che fanno. Io voglio Amore, mia madre pure. Sai che cos'è l'Amore? La conversione dell'anima.
Convertili. Riparare. Non vedi quanti peccati, quanti innocenti muoiono.
Io soffro, ma la Madonna soffre più di me, perché ha sofferto la mia morte. La mia crocifissione l'ha sofferta più mia Madre che io (...). Il figlio deve avere sempre di più rispetto della mamma.
Figurati il rispetto che ho io per la Madonna. E voi dovete ascoltarla, perché è una mamma santa, una mamma piena di gloria, di luce e buona. Siete nel suo cuore, come nel cuore del figlio. Accontentala! Se accontentate lei, accontentate me. Distribuitelo questo amore, perché la Madonna non vuole l'amore per Lei. I gesti d'amore che fate per gli uomini sono sempre per Lei e per me.
{Gesù a Natuzza Evolo}
{Fonte: Il dolore si fa gioia - Luciano Regolo}

Distribuite l'amore

Gesù: Tu sei il legno della mia croce. Io del tuo corpo ne ho fatto il legno per appoggiarmi. Soffri con me. Figlia, tu soffri, però quando sai che con la tua sofferenza abbiamo salvato 10 anime, 20 anime, tu sei consola­ta, ti passa il dolore, non conti quello che hai soffer­to. Nessuno può capire queste cose meglio di te. Ma non le vuoi capire?

Natuzza: Non mi rendo conto se le capisco.

Gesù: Come non ti rendi conto. Se viene qualcuno che dice improperi, idiozie, che vive in peccato e poi piange e si pente? Manco questo capisci?

Natuzza: Voi dite che lo capisco?

Gesù: Certo! Non c'è gioia se non c'è il dolore. Pri­ma c'è il dolore, poi viene la gioia. Con la tua soffe­renza abbiamo salvato tante anime.
ù: Distribuite l'Amore.

Natuzza: Gesù, come posso distribuirlo, mi posso mettere con tutti a fare la predica io, una povera ignorante. Voi
Natuzza: Signore, vorrei descrivere la vostra bellez­za, il vostro amore, la vostra intelligenza, la vostra gioia quando parlate, la gioia che mi trasmettete.

Gesmi dovevate dare l'intelligenza, il sen­so da quando ero bambina, così mi restava l'abitudi­ne di predicare, di descrivere come siete bello e che siete pieno di amore.

Gesù: Non solo pieno d'amore, ma pieno anche di misericordia. Ricordati questa parola, che è la parola più importante: io sono pieno di misericordia. Ho misericordia per tutti e tu diglielo! Anche per quelli che non mi conoscono. Per questo vi dico di distri­buire l'amore. Questo è l'amore: carità per gli altri, misericordia per gli altri. Uno deve sempre dire qual­che parola anche per quelli che non credono. Non è che tu gli devi dire di credere per forza. Gli devi par­lare, come un racconto, come una favola. Qualcuno riflette e ci pensa. Ecco così voi dovete distribuire l'a­more, parlate sempre che Dio è buono, pieno di amore e di misericordia. Pregate e parlate.

{Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it}

Lo schiaffo

Gesù: Il mondo non è luce, è tenebre perché i pec­cati aumentano sempre di più. Grazie alla Madonna, grazie a te che lavorate molto e parli sempre della Madonna e di me, grazie a questi Cenacoli, la pre­ghiera un po' è aumentata. Ma a confronto dei pec­cati la preghiera non è sufficiente, andrebbe moltipli­cata almeno 40.000 volte per la riparazione dei pec­cati e per rallegrare il mio cuore, per dare gioia a te e gioia a tutte le anime buone.

Natuzza: Signore, siete bello!

Gesù: Io mi sono innamorato dell'anima tua.

Natuzza: E chi mi ha creato l'anima?

Gesù: Io. Ti ho scelta quando eri nel grembo di tua madre e ti ho fatta come ho voluto.

Natuzza: E come mi avete voluta?

Gesù: Ti ho voluta umile, caritatevole, piena d'amo­re, piena di gioia e piena di carità, per confortare il prossimo. Ma io a tutti ho dato qualcosa, ma non ri­spondono, sono come i figli scapestrati in famiglia. Mi insultano. Non mi conoscono? Li voglio bene lo stesso. Amo pure quelli che mi insultano, pure quelli che non mi conoscono. Voglio bene a tutti.

Natuzza: Ecco qual è la misericordia vostra Gesù. Avete detto che se ci danno uno schiaffo dobbiamo porgere l'altra guancia. Io sono la prima a non farlo.

Gesù: Eppure quanti schiaffi hai preso. Tu non capi­sci cosa vuol dire schiaffo. Che cosa hai capito per schiaffo, che davvero ti menano in faccia? Lo schiaffo è l'insulto.

Natuzza: Ancora non l'avevo capito.

Gesù: E quando le capisci le cose, quando arrivi qua?

Natuzza: Forse sì.

Gesù: E qua nessuno ti insulta. Uno schiaffo lo puoi prendere come scherzo, invece un insulto è uno schiaffo vero. Accettateli questi schiaffi e offriteli. Se li offrite avete grandi meriti, se non li offrite avrete la mortificazione due volte, di quello che vi insulta e anche di quell'altro che vi tenta. Se uno lo dà a voi, e voi lo date a lui, peccate l'uno e l'altro. Invece accet­tate lo schiaffo e offritelo per mettere pace. Anche se lo schiaffo non lo dimenticate almeno vi mettete la pace nel cuore. Questi della terra sono persone catti­ve, egoiste. Ogni 100 ce n'è una che mette pace, perché ama me e sa che quando non c'è pace io sof­fro. Dove non c'è pace, non c'è Dio! Invece altri di­cono: "Non mi faccio prendere per cretino. Tu me ne hai dato uno, io te ne do 100", e si vendicano perché si sentono colpiti nell'orgoglio. L'orgoglio non è buono, la superbia non regna e se regna non dura. Perché non dura? Per volere mio. Nessuno sopporta e offre. Invece chi tace e offre, ha meriti e io li ricompenso.

Sbucciando piselli

Gesù: (sorridendo) Lo so perché lo fai. Certo non per questi quattro chicchi? Questi sono quelli che de­vono andare in paradiso? Hai detto tutto il mondo.

Natuzza: Per i peccatori ostinati che voi non volete perdonare.

Gesù: Chi te l'ha detto che non li voglio perdonare? Certo, a me fa piacere che dici: "Ogni chicco, un'a­nima in paradiso", mi da gloria e gioia. Tu sei sicura che la sofferenza è un dono, quindi sei sicura che be­ne o male il paradiso te lo guadagni.

Natuzza: Meno male.

Gesù: Perché dubitavi? Le sofferenze sono un do­no e quando faccio un dono faccio pure una ricom­pensa.

Natuzza: E la ricompensa qual è? Per tutto il mon­do, se no non l'accetto.

Gesù: E vuoi andare all'inferno?

Natuzza: No, all'inferno no.

Gesù: E quanto, 100 anni di purgatorio? E se te li do sei contenta?

Natuzza: Certo, basta che salvate gli altri, tutti però.

Gesù: E che abbiamo fatto patti?

Natuzza: No patti, ve l'ho chiesto e mi avete sorri­so, quindi sono sicura. Chi sorride accetta. Non è così?

Gesù: Eh... veramente la sai lunga. Secondo te che cosa sono questi chicchi? Anime?

Natuzza: Non sono anime, sono chicchi e...

Gesù: Tu li mangi e io ti faccio le promesse.

Natuzza: Ma le promesse non le voglio per me, le voglio per gli altri.

Gesù: Sì, tutto quello che vuoi. Tu mi pigli in parola. Vediamo come te la cavi con 100 anni di purgatorio. Ma dove li vuoi, nel fuoco o nel fango?

Natuzza: Forse nel fango.

Gesù: No, nel fango no, perché non sei vanitosa. Ti metto nel fuoco?

Natuzza: Pure nel fuoco, basta che salvate tutti.

 Gesù: È da una vita che sei nel fuoco, nel macinino, nel frullatore. Non sei contenta? Ancora vuoi il resto? Ti ho fatto meccanico, ti ho fatto tutto quello che ho voluto. Aggiusti anche i pezzi, aggiusti anche le mac­chine e non sei contenta di questo? Vuoi pure il fuo­co? Ho capito, cerchi troppo, figlia mia!

Natuzza: E allora non me la fate?

Gesù: E va bene. Chiedi quello che vuoi. Quando uno ha concesso una cosa, chiede le altre cose. Che cosa vuoi? Cerca qualche altra cosa.

Natuzza: L'ospedale.

Gesù: Chiedilo a Maria. Maria chiede queste cose. Lei li chiede a me, tutti uniti facciamo quello che vuoi. Niente vuoi?

Natuzza: E che vi cerco? Non mi viene in mente niente.

Gesù: Vuoi la chiesa? Questo è scontato.

Natuzza: E allora se è sicuro me ne posso venire contenta.

Gesù: Sì, come no! Te l'ha promesso la Madonna? Lei mantiene sempre le promesse. Il padre è un po' duro, ma la mamma è umile, è tenera e concede. Dormi tranquilla, perché io non solo per quanti sono i piselli, li mando in paradiso. Tu sai che non sono un giustiziere. Ti ho detto sempre che uso la mia bontà, la mia misericordia. Faccio giustizia, per man­dare tutti all'inferno?

Natuzza: Pure a me.

Gesù: Che c'entri tu. Non ti potrei mandare, sarei un papà ingrato. Ma io voglio bene a tutti, non a te sola.

Natuzza: E di me che ve ne fate! lo non voglio esse­re salva da sola. Voglio salvi tutti!

Gesù: E sì, vuoi stare in compagnia.

{Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it}

Cercare Gesù nella gioia

Ti voglio bene come voglio bene a tutti, però non ho risposta. La risposta ce l'ho nei momenti della loro tristezza, nei momenti della loro necessità. L'amato non si cer­ca solo nella necessità, si cerca in tutti i momenti del­la vita, pure nella gioia. Perché mi cercate quando avete bisogno? L'aiuto non si deve chiedere solo nel­la necessità, ma tutti i giorni della vita per essere sor­retti, per non sbagliare, per amare e per pregare. Io sono sempre attento a voi. Perché voi non mi ri­spondete? Dovete cercarmi sempre, maggiormente quando siete nel dolore per trovare pace e conforto, ma anche nella gioia per dire: "Gesù, sii con me, go­di con me ed io godo con te. Gesù ti ringrazio, che mi hai dato questa gioia". Quando avete la gioia leci­ta non pensate che ci sono e che gioisco insieme con voi. Se poi è una gioia di peccato, non posso gioire, mi fate solo soffrire. Particolarmente quelli che siete abituati al peccato, più brutte sono le cose e più gioi­te. Non pensate al peccato, pensate al godimento della vita, del vostro corpo, non della vostra anima. In quel momento l'anima non esiste, esiste solo il piacere. Pensate ad idiozie, a stupidità, a trovare gli angolini per peccare.
{Gesù a Natuzza Evolo}

{Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it}

Il mio cuore è ferito dai peccati del mondo

Il mio cuore è ferito dai peccati del mondo, ma particolarmente da quei sacerdoti che ogni mattina con le loro mani sacrileghe toccano il mio corpo e il mio sangue. In quel momento mi ad­doloro di più. Io ho regalato un dono particolare a lo­ro: il sacerdozio. E loro mi feriscono di più.
Ci sono sacerdoti che pensano a celebrare in un atti­mo, meccanicamente, perché devono correre per incontrarsi con questa o con quella persona. Vanno in giro pure a fare peccati. Sono stanchi, non hanno tempo e magari corrono dall'amica, dall'amico. Là hanno tutto il tempo, vanno a cene, vanno a pranzi, vanno a divertirsi, e se va un'anima bisognosa non la confessano, non la consigliano. "Vieni domani, do­podomani". Altri si camuffano dietro una malattia per farsi preti. Si fanno preti per disperazione oppu­re per una vita comoda, perché non possono studia­re quello che vogliono. Vogliono un'altra cosa, vo­gliono la loro libertà, pensano che da preti nessuno li giudica. Non è una vera chiamata questa! Tutte que­ste cose a Me fanno male! Toccano il mio corpo ed il mio sangue, non sono contenti del dono che gli dò e mi calpestano col peccato. Io mi immolai sulla croce per tutto il mondo, ma particolarmente per loro. Quanto denaro spendono per comprarsi macchine, vestiti, ne cambiano uno al giorno. Quanti poveretti vanno alla loro porta per chiedere qualcosa e loro gli dicono: "Noi con la Messa viviamo", e non l'aiutano. Quanti cercano un favore e li ingannano: "Te lo fac­cio, ho parlato, non ho parlato", un sacco di bugie e di imbrogli. Il vero sacerdote deve avere prima la chiamata e poi deve sapere a cosa va incontro: all'a­more di Dio, all'amore del prossimo, alla carità vi­vente con le anime.

Gesù a Natuzza Evolo

Gesù: Ti amo pazzamente. 
Natuzza: Anch'io ti amo pazzamente. Mi sono in­namorata di voi, della vostra bellezza, della vostra dolcezza, del vostro amore. Gesù, perché vi siete in­namorato di una donna brutta come me? Potevate trovare una donna bella!
Gesù: Mi sono innamorata del tuo cuore, del tuo modo di pensare. Io ti ho costruita come ti ho voluto. E quando uno si cresce la fidanzata da bambina, se la cresce come la vuole. Figurati come la vuole bene, come si innamora, se conta il tempo che perde. Tu mi dici che io perdo tempo con una persona come te. Ma non è un tempo perso! È un tempo d'amore. Io vivo in te e tu vivi in me.
Natuzza: Ma non può essere, voi siete Dio, siete il Santo. Io sono un verme, uno straccio.
Gesù: (sorridendo) Il verme mi può camminare sulla testa, con lo straccio mi pulisco le scarpe. Tutto mi piace. Sei pazza d'amore, dell'amore mio.



Padre Pio, 7 aprile 1913

Venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato.
Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai!".
E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…"
Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo.
{Padre Pio}

lunedì 30 settembre 2013

Parole di Gesù

Ogni giorno dovete dirMi il vostro si: “Dio, mio Amore, io Ti amo, Ti desidero, anelo a Te. Sii Tu il Padrone della mia vita. Ti dono il mio cuore, il mio respiro, le mie azioni; sei il mio Tutto: fa di me ciò che desideri”. Questa è la preghiera che Mi piace: deve essere ripetuta frequentemente. Nel momento preciso in cui non Mi chiamate più Io Me ne vado e vi lascio liberi nella vostra scelta.

Il merito è tutto qui, come vi ho già detto: ogni attimo della vostra vita è una scelta che voi fate tra Me, Bene Assoluto, e satana, il male. ….

Se l’uomo dice: “Gesù, Ti desidero con tutto me stesso, voglio Te con tutte le mie forze”, Io corro felice a prendere possesso della Mia dolce creatura. Con quale soddisfazione entro in lei, imbevo del Mio Spirito la sua mente, il suo cuore, e quel piccolo essere umano, diventa grande, grande; assomiglia sempre più al suo Creatore, fino a diventare un tutt’uno con Lui, quando il processo di sublimazione sarà ultimato!...

…Si arriva a Dio attraverso un lungo processo di ascesa, fatto di azioni quotidiane, sapete? Quelle piccole azioni alle quali voi, a volte, non date alcuna importanza, sono mattoni per costruire la vostra salvezza….

…Con immensa Gioia il Mio sguardo vede, invece, creature che si sono lanciate con tutte le loro energie verso di Me, Mi hanno messo al di sopra di ogni valore umano, Mi hanno dato tutto sé stessi.

Che consolazione provo vedendo questi piccoli cuori pieni d’amore che Mi ripetono: “Sono Tuo, degnaTi di prendermi tutto per Te!” Altroché se vi prendo! Io in Persona vi prendo. Come un gioiello prezioso, vi metto nello Scrigno del Mio Cuore, vi bacio uno ad uno e vi dico: grazie, amori Miei; Mi avete obbedito, Mi avete amato, Mi avete consolato!

Volete Me? Anelate Me? Tutto Mi do a voi ; tutto avrete da Me. Non sarete più piccoli esseri deboli, ma tutt’uno con Me, inseriti in Me, divinizzati in Me, eternamente beati in Me. Sei felice amore Mio? Grazie del tuo amore sincero. Grazie ai baci che hai dato alla Mia immagine. Tutto ti ricambio ma moltiplicato all’infinito, perché Io sono un Dio Generoso, un Dio d’Amore, sono il Vero Amore. Vieni qui, Mia creatura, amaMi di un amore infinito, per un tempo infinito, in una felicità infinita. Ti amo! Vi amo.

Fonte: http://amiamogesu.weebly.com


Gesù ad Alexandrina Maria Costa

Non hai compassione di me? Sono nei Tabernacoli tutto solo. Tanto schernito, abbandonato e tanto offeso... Va a consolarmi e ripara: ripara tanto abbandono. Visitare i carcerati è opera buona. Io sono carcerato per amore. Io sono il carcerato dei carcerati.

Lamenti di Gesù a Padre Pio

Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore verso gli uomini!
Sarei stato meno offeso da costoro se l'avessi amati di meno.
Mio Padre non vuole più sopportarli.
Io vorrei cessare di amarli ...(e qui Gesù si tacque e sospirava e dopo riprese)...ma ahimè!
Il Mio Cuore è fatto per amare!
Gli uomini vili e fiacchi non si fanno nessuna violenza per vincersi nelle tentazioni, che anzi si dilettano nelle loro iniquità.
Le anime da Me più predilette, messe alla prova, Mi vengono meno, le deboli si abbandonano allo sgomento ed alla disperazione, le forti si vanno rilassando a poco a poco.
Mi rimangono solo, di notte, di giorno, nelle chiese.
Non si curano più del sacramento dell'altare; non si parla mai di questo Sacramento d'amore; ed anche quelli che ne parlano, ahimè. con che indifferenza, con che freddezza.
Il Mio Cuore è dimenticato; nessuno si cura più del Mio amore; Io sono sempre contristato.
La Mia casa è divenuta per molti un teatro di divertimento; anche i Miei ministri che Io ho sempre riguardati con predilezione, che ho amato come la pupilla dell'occhio Mio; essi dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime, invece chi lo crederebbe?!
Da essi debbo ricevere ingratitudine e sconoscenze. Vedo, figlio Mio, molti di costoro che ... (qui si chetò, i singhiozzi gli strinsero la gola, pianse in silenzio)...che sotto ipocrite sembianze, Mi tradiscono con comunioni sacrileghe, calpestando i lumi e le forze che continuamente do ad essi...
{Epistolario I ,342}

venerdì 27 settembre 2013

Atto di abbandono a Gesù di Don Dolindo Ruotolo (contro le ansie e le afflizioni)

Don Dolindo Ruotolo, sacerdote napoletano vissuto e morto in concetto di santità, ha scritto questo insegnamento sull'abbandono in Dio ispiratogli da Gesù stesso. 

«Perché vi confondete agitandovi?
Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà.
Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.
Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi e cambiare così l'agitazione in preghiera.
Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero della tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.
Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.
Quante cose io opero quando l'anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali si volge a me, mi guarda e dicendomi “Pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa!
Avete poche grazie quando vi assillate per produrle; ne avete moltissime quando in preghiera è un affidamento pieno a me.
Voi nel dolore pregate perché lo tolga, ma perché lo tolga come voi credete...
Vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono.
Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater:
Sia santificato il tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità.
Venga il tuo regno”, cioè tutto concorra al Tuo regno in noi e nel mondo.
Sia fatta la tua volontà”, ossia pensaci Tu.
Io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse.
Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere?
Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: "Sia fatta la Tua Volontà, pensaci Tu".
Ti dico che io ci penso, e che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre.
Tu vedi che l'infermo peggiora?
Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e dì: “Pensaci tu”.
Ti dico che io ci penso.
E' contro l'abbandono la preoccupazione, l'agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.
E’ come la confusione dei fanciulli quando pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci loro, intralciando con le loro idee e i loro capricci infantili il suo lavoro.
Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornate il pensiero dal futuro come da una tentazione. Riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: “Pensaci tu”, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero vi conduco.
E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, poiché non c'è medicina più potente di un mio intervento di amore.
Ci penso solo quando chiudete gli occhi.
Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento.
E’ questo che intralcia le mie parole e le mie vedute.
Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi e come mi accoro nel vedervi agitati!
Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane.
Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto.
Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessun affidamento in voi: io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà!
Se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, seguite quindi il percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da Satana.
Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi.
Opera divinamente chi si abbandona a Dio.
Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell'anima chiusi: “Gesù pensaci tu”.
E distraiti, perché la tua mente è acuta... per te è difficile vedere il male.
Confidare in me spesso, distraendoti da te stesso.
Fa' così per tutte le tue necessità.
Fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli.
Ve lo giuro per il mio Amore.
Io ci penserò, ve lo assicuro.
Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi faccio la grazia dell'immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza.
Ti sembra impossibile?
Chiudi gli occhi e dì con tutta l'anima “Gesù pensaci tu”.
Non temere ci penso io. E tu benedirai il mio nome umiliando te stesso.
Le tue preghiere non valgono un patto di fiducioso abbandono; ricordatelo bene.
Non c'è novena più efficace di questa:
O Gesù, mi abbandono in Te, pensaci tu
Abbandonati al mio cuore e vedrai.
Voglio che tu creda nella mia onnipotenza, e non nella tua azione: che tu cerchi di mettere in azione Me, non te negli altri.
Tu cerca la mia intimità, esaudisci il mio desiderio di averti, di arricchirti, di amarti come voglio.
Lasciati andare, lasciami riposare in te, lasciami sfogare su di te continuamente la mia onnipotenza.
Se tu rimarrai vicino a me e non ti preoccuperai di fare per conto tuo, di correre per uscire, per dire di avere fatto, mi dimostrerai che credi nella mia onnipotenza e io lavorerò intensamente con te quando parlerai, andrai, lavorerai, starai in preghiera o dormirai perché “ai miei diletti do il necessario anche nel sonno” (salmo 126).
Se starai con Me senza voler correre, né preoccuparti di cosa alcuna per te, ma la rimetterai con totale fiducia a Me, Io ti darò tutto quello che ti necessita, secondo il mio disegno eterno.
Ti darò i sentimenti che voglio da te, ti darò una grande compassione verso il tuo prossimo e ti farò dire e fare quello che Io vorrò.
Allora la tua azione verrà dal mio Amore. Io solo, non tu con tutta la tua attività, potrò fare dei figli nuovi, che nascono da Me.
Io ne farò tanti di più quanto più tu vorrai essere un vero figlio quanto il mio Unigenito, perché lo sai che "se farai la Mia Volontà mi sarai fratello, sorella e madre" per generarmi negli altri, perché Io produrrò nuovi figli, servendomi di veri figli.
Quello che tu farai per riuscire è tutto fumo in confronto a quello che faccio Io nel segreto dei cuori per quelli che amano.
Rimanete nel Mio Amore...se rimarrete in Me e rimangono in voi le mie parole, chiedete quello che volete e vi sarà dato” (Gv 15)».

Il Purgatorio spiegato da Gesù a Maria Valtorta

Isola del Liri, 1976

17 ottobre 1943

Dice Gesù:

"Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della cono­scenza dell'al di là e non lo sono.

Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l'amore.

Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono in­vestite dalla Luce. E' una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed e­sperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.

In questo, coloro che parlano del Purgato­rio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiam­me.

Esse sono incendio d'Amore. Esse purifica­no accendendo le anime d'amore. Esse danno l'Amore perchè, quando l'anima ha raggiunto in esse quell'amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all'Amore in Cielo. Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero?

Ma rifletti.

Cosa vuole il Dio Uno e Trino per le anime da Lui create? Il Bene.

Chi vuole il Bene per una creatura, che sen­timenti ha per la creatura? Sentimenti d'amore. Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? E' il comanda­mento d'amore: "Ama Dio con tutte le tue for­ze, ama il prossimo come te stesso".

Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell'uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell'Altissimo.

A cosa mancarono le anime? All'Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso po­chi e lievi peccati, connessi alla debolezza e im­perfezione vostra. Ma non avrebbero mai rag­giunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l'Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.

Come si ripara, anche sulla terra, una col­pa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggia­to, restituendo quanto ha levato con prepoten­za. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.

Ora, se questo vuole la povera giustizia u­mana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Se stesso, ossia l'Amore, ed esigendo amore. Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenre questo congiun­gimento attraverso a Se stesso.

Tutto si impernia sull'Amore, Maria, fuor­chè per i "morti" veri: i dannati. Per essi "mor­ti" è morto anche l'Amore. Ma per i tre regni - quello più pesante: la Terra; quello in cui è abo­lito il peso della materia ma non dell'anima gra­vata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Pa­dre loro la natura spirituale che li affranca da o­gni gravame - il motore è l'Amore. E' amando sulla terra che lavorate per il Cielo. E' amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vi­ta non avete saputo meritare. E' andando in Pa­radiso che godete il Cielo.

Quando un'anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell'A­more che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.

Ecco il tormento. L'anima ricorda la visio­ne di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poichè l'avere anche solo in­travisto Iddio è gaudio che supera ogni creata co­sa, l'anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio.

Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l'ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l'anima "v e d a" nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e que­sto "v e d e r e" costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente in­terdetto il possesso del Cielo e l'unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purga­tiva.

E' l'amore, la certezza di avere offeso l'A­more, il tormento dei purganti. Più un'anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimen­to d'amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell'entrata nel Regno di Dio. L'a­more è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un'anima lo ha oppresso con la col­pa. Man mano che per potere dell'Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all'amore e, di conseguenza, la sua conquista dell'Amore, che si completa nel momento in cui, finita l'e­spiazione e raggiunta la perfezione dell'amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.

Bisogna molto pregare perchè queste ani­me, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l'amore perfetto che le as­solve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vo­stri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco di amore. Aumentano l'ardore. Ma - oh! beato tor­mento! - aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l'ani­ma in Cielo. Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha prece­duto nella seconda vita, corrisponde un sopras­salto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringra­zia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio. Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perchè il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.

Non possono più darvi parole che invocano perdono e danno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di a­more e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perchè già infusa dell'accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Re­gno d'Amore.

Fida in Me, Maria, Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me".



21 ottobre 1943

Dice Gesù:

"Riprendo l'argomento delle anime accolte nel Purgatorio.

Se non hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perchè tutti hanno nel Purgatorio degli es­seri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.

Ho detto che le anime purganti non soffro­no che per l'amore ed espiano con l'amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.

Se voi, uomini irriflessivi, considerate atten­tamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sul­l'amore. Amore verso Dio, amore verso il prossi­mo.

Nel primo comandamento Io, Dio, mi im­pongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: - Io sono il Signore Iddio tuo".

Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spi­rito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all'animalità u­nite l'astuzia dell'intelligenza posseduta dalla Be­stia, che vi fa commettere opere da bestie, peg­gio che da bestie: da demoni.

Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzo­giorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangia­te, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando ri­posate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: "Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le don­ne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Si­gnore mio che mi ha dato questa vita perché con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perché mi guadagni la vita, la genialità perché te­stimoni d'essere il re della terra, che mi ha dato capacità d'amare e creature da amare 'con santi­tà e non con libidine, che mi ha dato il potere, l'autorità perché ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui poiché Egli l'ha detto: 'Voi siete dèi', ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vi­vo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: io sono il suo figlio e suddito, l'erede del suo regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poiché non si può contemporanea­mente servire l'egoismo e l'amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde l'Amore, ossia perde Dio".

Levate dalla vostra mente e dal vostro cuo­re tutti i bugiardi dei che vi avete messi, comin­ciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tut­to quanto vi ho dato - e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vo­stro metodo di vita - cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, a ciò fosse immolato come agnello senza macchie lavasse e col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono "coloro che mi odiano" poiché il pec­cato è offesa a Dio e chi offende odia.

Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbia­te, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull'alta­re vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sa­pete amare che dite, dite, dite parole di preghie­ra, parole soltanto, ma non fate dell'amore la vo­stra preghiera, l'unica che Dio gradisca.

Ricordate che un vero palpito d'amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vo­stro cuore innamorato di Me, ha per Me un valo­re infinite volte più grande di mille e mille pre­ghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o fred­do. Attirate la mia Misericordia col vostro amo­re. Se sapeste come è attiva e grande la mia Mise­ricordia con chi mi ama! E' un'onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell'Agnello che si è fatto immolare per voi. Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vo­stra impazienza, per corroborare le vostre male­dizioni. E soprattutto non applicate il termine "dio" a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel No­me sarà la vostra forza e la vostra difesa, il culto di questo Nome vi giustificherà, perché chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cer­cano coprire se stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei mala­ti di mente, dal confronto delle opere dei menti­tori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.

Voi che non sapete amare altra che voi stes­si e il vostro denaro e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una so­sta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque co­sa facciate; ma poichè non sapete operare con­servando lo spirito fisso in Dio, cessate una volta alla settimana, di operare per pensare unicamen­te a Dio.

Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usu­rano nell'uso continuo e ha provveduto alla vo­stra carne, anche a quella poichè è essa pure ope­ra sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro. Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non a­vreste conosciuto le malattie. Sono queste frut­to delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d'Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuo­re, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.

Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guada­gno, come lo è il volere supergodere della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla conti­nuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvi­lendovi come - anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno obbidendo a leggi di ordine - ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell'istinto retto, della ragione e di Dio.

II vostro istinto voi lo avete corrotto ed es­so ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l'anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perché le sopprimete anzi tempo volonta­riamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.

Quante sono le anime che un vostro appe­tito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono por­tare con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza ri­flettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resiste­re a questa sorte, si suicidano?

Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso del­la colpa alleggerisce la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.

In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l'esempio suo di ri­poso - pensate, Lui: l'Agente infinito, il Gene­rante che da Se stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, tra­scurabili potenze, volete non tenerne conto qua­si foste più potenti di Dio! -. In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fati­ca eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell'anima. Diritti: alla Vita vera. L'anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all'anima vostra - poichè non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore - perchè in essa do­menica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce è il riposo nella casa del pa­dre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perchè voi questa dol­cezza non la date all'anima vostra? Perchè insoz­zate questo giorno con crapule e labidini, invece di farne una terza luce per beatitudine vostra di ora e di poi?

E, dopo l'amore per chi vi ha creato, l'amo­re a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.

Amate dunque per primi quelli che per a­vervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signo­re Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte, permette il vo­stro venire alla vita. Ma creatori secondi sono co­loro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perchè è per i Cieli che siete creati, perchè è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.

Oh! sublime dignità del padre e della ma­dre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col cri­sma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la cono­scenza di Dio nelle menti pargole e l'amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell'Eter­no.

Amate dunque di amore unicamente infe­riore a quello che dovete avere per il Signore Id­dio vostro, il padre e la madre vostra, questa du­plice manifestazione di Dio che l'amore coniuga­le fa divenire una "unità". Amatela perchè la sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali. E amate la vostra prole, o genitori. Ricorda­te che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l'amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere perfetti per non smi­nuire il concetto e l'amore dei figli verso di voi. Ricordatevi che generare una carne è mol­to, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli a­nimali generano una carne e molte volte la cura­no meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce delle anime dei figli, non per­mettete che la perla dell'anima dei figli vostri prenda abitudine al fango, perchè essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date a­more, amore santo ai figli vostri, e non stolte cu­re alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. E' la bellezza della loro anima, l'educazione del lo­ro spirito, quella che dovete curare.

La vita dei genitori è sacrificio come è quel­la dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di "for­matori" di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, consi­derate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramen­te quali dovrebbero. Dico "perfezione". Non ba­sta "formazione". Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretender­lo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capa­ce l'uomo di modellarsi su Dio? L'amore. Sem­pre l'amore. Siete ferro grezzo e informe. L'amo­re è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i "formatori" altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.

Molte volte i figli rappresentano il fallimen­to spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai fi­gli ciò che valevano i genitori. Chè, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l'eccezione. Generalmente uno dei geni­tori almeno non è santo e, dato che vi è più faci­le copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. E' anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l'opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.

Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vo­stri genitori, Io vi dico: "Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorchè in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell'ubbidienza, del­l'amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l'accelera quanto più è perdono com­pleto; ai genitori la responsabilità e il giusto giu­dizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio unico Giudice".

Superfluo è spiegare che uccidere è manca­re all'amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all'uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, man­cate alla giustizia dell'uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.

Pensate, o poveri figli, che l'offesa, il dolo­re, sconvolgono mente e cuore, e che l'ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la pre­senta perchè su di essa sappiate regolare il vo­stro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi an­che mentre l'offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.

E voi pure, giudici della terra, siate santi. A­vete per le mani gli orrori più vivi dell'umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Ve­dete il "perchè" vero di certe "miserie". Pensate che se anche sono vere "miserie" della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abban­donati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nes­suna donna può accusarvi di essere i veri ucciso­ri del figlio che ella soppresse, perchè dopo l'ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d'onore. E, se lo petete fare, siate pure severi.

Ma se, dopo aver peccato contro la creatu­ra nata da una vostra insidia e da una vostra lus­suria,volete ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel de­litto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d'ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell'infanticidio.

Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l'onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profana­to, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgrazia­te che un cosiddetto "amore" aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lus­suria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei per­dute per sempre. Le ho amate anche per il mon­do, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle ca­rezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d'amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità.

Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al col­lo per perire o non si gettano pietre per sprofon­darvele di più. E' l'amore, è sempre l'amore che salva.

Quale peccato contro l'amore sia l'adulte­rio, ne ho già parlato e non ripeto, per ora alme­no. Vi è su questo rigurgito di animalità tanto da dire - e tanto che non capireste neppure, perchè d'essere traditori del focolare ve ne vantate - che per pietà della mia piccola discepola taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfini­ta e turbare il suo animo con crudezze umane poichè, prossimo alla Mèta, pensa solo al Cielo.

Colui che ruba, è ovvio che manchi all'amo­re. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a se stesso, e amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non manche­rebbe perciò all'amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di mer­ce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all'amico, una invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte la­dri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perchè senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guada­gno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.

Vi ho dato la parola come segno di eleva­zione su tutti gli altri animali della terra. Dovre­ste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate nè Me nè il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uc­cide non solo la carne, ma la reputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.

L'invidia non è carità: è anticarità. Chi desi­dera smodatamente la roba altrui è invidioso e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l'apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, appa­rentemente meno felici di coloro che invidiate. Chè, se poi l'oggetto desiderato è la altrui moglie o l'altrui marito, allora sappiate che al peccato di invidia unite quello di lussuria o di adulterio. Compite perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.

Come vedete, se voi contravvenite al deca­logo contravvenite all'amore. E così è per i con­sigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge contravvenite all'amore, è ovvio che il peccato è mancanza all'amore. E perciò deve espiarsi con l'amore.

L'amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perchè dico che il Purgatorio altro non è che sof­ferenza d'amore.

Avete per tutta la vita poco amato Dio nel­la sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e po­co amando Lui. E' giusto che, non avendo meri­tato l'Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, arden­do per quanto siete stati tiepidi sulla terra. E' giusto che sospiriate per mille e mille ore di e­spiazione d'amore ciò che avete mille e mille vol­te mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all'amore corrispondo­no anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o se­coli a seconda della vostra gravità di colpa.

Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della su­perna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l'ansia d'amore, voi sospira­te a Lui, la lontananza di Lui piangete, d'esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammarica­te e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso della Carità per vostro supre­mo bene.

Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d'ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l'incandescenza d'amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sem­pre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell'attimo.

Come nella vita della terra più cresce l'amo­re e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cre­sce la purificazione, e perciò l'amore, e più pros­simo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. E' come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finchè, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al con­quistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad es­ser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scin­tilla assorbita da un rogo e come lampada getta­ta in un incendio.

Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza per­fetta del Perfetto Amore!

Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dalla ora della morte. Credi che non vè più grande ca­rità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell'a­more, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.

Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell'al di là.

{Dal libro: "l quaderni del 1943"- Edizioni Pisani}

lunedì 9 settembre 2013

Preghiere della moltiplicazione

Cari figli, la preghiera dell‘umanità è ancora insufficiente.
La preghiera dell’uomo è indispensabile per avere il pare quotidiano, perché la terra deve stare unita al cielo tramite la preghiera.
Come vanno le cose sul vostro pianeta lo vedete, il bisogno di preghiera è più grande di quanto vi immaginiate. Il male dilaga.
Ma dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia; ed è per questo che Dio, nella Sua infinita sapienza, ha scelto un “piccolo gregge” ed in esso sta operando prodigi. Sono una moltitudine di piccoli, alla quale tutti sono invitati a unirsi. E' l’esercito della mia Santa Madre.

Il vostro Dio vuole la salvezza di tutte le anime e in quest'opera chiede il vostro piccolo contributo.

Io, Gesù, prometto a chiunque vorrà aiutarmi in quest’opera, purché in stato di grazia ed anima di preghiera (Rosario, S. Messa), e reciterà le preghiere che Io suggerisco, la moltiplicazione per mille!
Ogni giaculatoria Mi permette di salvare un’anima; ma Io che sono il Dio della moltiplicazione del bene, moltiplico per mille! Ve ne indico 33 e la maggior parte le conoscete già. Pregate come volete, quando potere, come siete capaci, ma pregate, pregate, pregate!
Mai ho concesso tanto nella storia della Chiesa! Se voi credete che nulla è impossibile a Dio, cominciate subito.
Voglio che il fuoco del Mio amore divampi su tutta la terra!

Quando ci fu bisogno di pane, moltiplicai il pane, ora c’è bisogna di preghiera ed io moltiplico la preghiera! Questo è un miracolo che avete ottenuto tramite il Cuore Immacolato di Maria. Non è necessario che siano pregate tutte e 33 come sono elencate, pregate semplicemente come vi suggerisce il vostro cuore.
Vi ricordo comunque che gradisco che il Mio Preziosissimo Sangue sia offerto ogni giorno (giaculatoria n° 33). Vi ricordo di essere assidui nel pregare il Santo Rosario e nei sacramenti.


PROMESSE:

- Prometto che chiunque (purché in stata di grazia ed anima di preghiera) reciterà una preghiera della moltiplicazione per 33 volte; per 9 giorni di seguito, otterrà dal Mio Cuore Misericordioso qualsiasi grazia; per se o per il suo prossimo, purché conveniente per la salvezza.
La novena dovrà essere preceduta dal Credo, Pater, Ave e Gloria e la richiesta semplice e fiduciosa di quanto si desidera.
- Se questa novena sarà recitata come preghiera intercessione sarà molto potente sul Mio Cuore Misericordioso e otterrà la grazia della conversione.
- Se questa novena sarà recitata per un‘anima del Purgatorio, otterrà dal Mio Cuore Misericordioso l‘addolcimento immediato della pena e l’approssimarsi della liberazione.
- A chi crede che nulla è impossibile a Dio e confida nel Mio Cuore Misericordioso e reciterà la novena con tutte e 33 le preghiere della moltiplicazione, prometto che resterà stupito dal fiume di grazia che invaderà tutta la sua famiglia (33 x 33).
- Prometto infine; che chiunque avrà recitato per 33 volte una preghiera della moltiplicazione anche per un solo giorno, non perderà la sua ricompensa.


Preghiere della moltiplicazione

1) 0 Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.
2) Cuore Immacolato di Maria; prega per noi adesso e nell‘ora della nostra morte.
3) Santa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, salvaci.
4) Sacri Cuori di Gesù e di Maria, proteggeteci.
5) Fa’ splendere su di noi o Signore, la luce del Tuo Volto.
6) Resta con noi Signore.
7) Madre mia; fiducia e speranza, in Te mi affido e abbandono.
8) Gesù, Maria; Vi amo! Salvate tutte le anime.
9) La Croce sia la mia luce.
10) S. Giuseppe, patrono della Chiesa Universale, custodisci le nostre famiglie.
11) Vieni, Signore Gesù.
12) Gesù Bambino perdonami, Gesù Bambino benedicimi.
13) SS.ma Provvidenza di Dio, provvedici nelle presenti necessità
14) 0 Sangue e Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, io confido in Te.
15) Mio Dio, io Ti amo e Ti ringrazio.
16) 0 Gesù, Re di tutte le Nazioni, il Tuo Regno sia riconosciuto sulla terra.
17) S. Michele Arcangelo, protettore del Regno di Cristo sulla terra, proteggici
18) Pietà di me, Signore, pietà di me.
19) Sia lodato ringraziato ogni momento Gesù nel Santissimo Sacramento.
20) Vieni, Spirito Santo e rinnova la faccia della terra.
21) Santi e Sante di Dio, indicateci la via del Vangelo.
22) Anime Sante del Purgatorio, intercedete per noi.
23) Signore, riversa sul mondo intero i tesori della Tua infinita Misericordia.
24) Ti adoro, Signore Gesù e ti benedico, perché per mezzo della Tua Santa Croce hai redento il mondo intero.
25) Padre mio, Padre buono, a Te mi offro, a Te mi dono.
26) 0 Gesù salvami, per amore delle Lacrime della Tua Santa Madre.
27) Venga il Tuo Regno, Signore e sia fatta la Tua Volontà.
28) 0 Dio, Salvatore Crocifisso, infiammami d’amore, di fede e di coraggio per la salvezza dei fratelli.
29) 0 Dio, perdona i nostri peccati, guarisci le nostre ferite e rinnova i nostri cuori affinché possiamo essere una sola cosa in Te.
30) Santi Angeli custodi preservateci da tutte le insidie del maligno.
31) Sia gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
32) Il Dio di ogni consolazione disponga nella Sua pace i nostri giorni e ci conceda l’Amore dello Spirito Santo.
33) Eterno Padre, io Ti offro il Sangue Preziosissimo di Gesù, in unione con tutte le Sante Messe celebrate oggi nel mondo, per tutte le anime Sante del Purgatorio, per i peccatori di tutto il mondo, della Chiesa Universale, della mia casa e della mia famiglia. Amen.