La chiesa di San Francesco di Cascia fu edificata nel 1424, sui resti di una chiesa del 1200. La facciata è caratterizzata dal grande portone sormontato da un affresco del XV secolo e dal rosone. Al suo interno troviamo decori e stucchi del XVIII secolo, un coro ligneo trecentesco e numerose pitture, tra cui una Ascensione di Niccolò Pomarancio.
La basilica inferiore di Santa Rita da Cascia è una basilica minore di Cascia, appartenente all'omonimo santuario: al suo interno vengono venerati i resti di Madre Maria Teresa Fasce e del beato Simone Fidati.
La basilica era originariamente la cripta della basilica di Santa Rita da Cascia, dalla quale era stata ricavata nelle sua fondamenta nel 1947: la trasformazione in chiesa avvenne solo successivamente. Fu inaugurata il 19 maggio 1988.
Internamente si presenta a croce greca, a navata unica: sull'altare maggiore è posta una tela di Luigi Filocamo, ritraente il Sacro Cuore di Gesù, mentre al di sotto della mensa è un pannello in marmo raffigurante l'Ultima Cena, opera di Eros Pellini; la zona si completa con una croce astile ed un ambone in marmi policromi realizzati da Armando Marrocco ed alcune statue sempre del Pellini.
Sul lato destro del transetto si apre la cappella dedicata al beato Simone Fidati: al di sotto di un altare in pietra sono riposte le ossa del monaco, mentre un tabernacolo ospita il miracolo eucaristico; da questo lato si può inoltre accedere ad una sala che raccoglie gli ex voto. Lungo il lato sinistro della basilica si apre una piccola cappella dedicata all'adorazione eucaristica.
Beato Simone Fidati Nacque a Cascia tra il 1280 e il 1290. Da giovane abbandonò la vita agiata per consacrarsi a Dio nell'ordine di Sant'Agostino, grande predicatore e famoso direttore spirituale. Ci ha lasciato preziosi scritti di spiritualità e teologia. Morì a Roma il 2 febbraio 1348. Fu lui a portare a Cascia la reliquia del Miracolo Eucaristico.
Storia del Miracolo Eucaristico Nel 1330 a Siena un sacerdote, chiamato a portare la santa Comunione ad un malato, pose la particola nel suo breviario. Nell'aprire il libro vide che l'ostia era diventata sangue. Pentito per la propria leggerezza, il prete si recò allora al convento di Cascia, raccontando l'accaduto a padre Simone Fidati, che gli concesse l'assoluzione per la poca devozione dimostrata. Il santo strappò le due pagine del miracolo dal Breviario. Il beato Simone ripartì facendo ritorno al convento di Perugia dove era la sua comunità e delle due pagine del breviario intrise di sangue, una fu consegnata al suo convento di Perugia e l'altra, quella su cui era rimasta aderente le particella, fu data in dono al convento di Sant'Agostino a Cascia, sua città natale. Il 10 gennaio 1401 papa Bonifacio IX confermò l'autenticità di questo miracolo.
Miracolo eucaristico
Ossa del beato Simone Fidati
Beata Maria Teresa Fasce Maria Teresa Fasce (Torriglia, 27 dicembre 1881 – Cascia, 18 gennaio 1947) è stata una religiosa italiana, monaca agostiniana e badessa del monastero di Cascia; è stata proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 1997.
Sul lato sinistro del transetto si trova la cappella a lei dedicata: il corpo della beata riposa in una teca in vetro posta al centro della cappella ed alle sue spalle è possibile osservare alcune reliquie appartenute alla badessa.
La santa audacia suscitata da un'illimitata fiducia nella Provvidenza le permise di realizzare grandi opere: il nuovo tempio a S. Rita, l'orfanatrofio 'alveare S. Rita', il 'Bollettino dalle api alle rose'... La Beata fu efficace e illuminata promotrice della devozione a S. Rita. Come la "sua" santa fu un'eroina della sofferenza: non solo accettò le tante malattie, ma le amò e in particolare il suo 'tesoro', il tumore che la torturò per 27 anni e la condusse alla tomba il 18 gennaio 1947.
E' stata edificata nel 1257 e consacrata otto anni più tardi. La facciata è composta di fasce alterne bianche e rosa. L'edificio è stato disegnato da frate Filippo da Campello e rinforzato da tre contrarchi (fine XIV secolo). E' a navata unica, in stile gotico, con volte a crociera. Sorge sulla preesistente chiesa di San Giorgio, che ospitò il corpo di san Francesco fino alla costruzione della grande Basilica.
A metà della navata si trova la Cappella del Crocifisso, dove è conservato il crocifisso che parlò a Francesco nell'eremo di San Damiano.
La cappella successiva è quella del Sacramento dove si possono ammirare diversi affreschi di scuola giottesca: Deposizione dalla Croce, Discesa nel sepolcro, la Resurrezione, San Giorgio e il drago, la Natività e l'Adorazione dei Magi. Nella parte destra del transetto si trova la Tavola del Maestro di Santa Chiara.
Dietro una grata sono esposte alcune reliquie: -Una cassetta col cranio di sant'Agnese -Il camice da diacono di san Francesco ricamato da santa Chiara -La tonaca, il mantello, il cordone di santa Chiara e un cofano coi suoi capelli -Una tonaca di san Francesco -Un sandalo e una calza di san Francesco fatti da santa Chiara -La tonacella di san Francesco
-Un velo nero, una tonaca interna, un cilicio e un crocifisso appartenuti a santa Chiara. La cripta, ultimata nel 1872, ospita la salma di Santa Chiara, ritrovata nel 1850 in un sepolcro al di sotto dell'altare.
Il cosiddetto tempio di Minerva, di arte augustea, sorge ad Assisi, in piazza del Comune, dedicato probabilmente ad Ercole ed eretto nel 30 a.C.. Fu trasformato in chiesa di Santa Maria sopra Minerva nel Cinquecento, con il relativo campanile, chiamato "Torre del Popolo". Risulta essere tra i templi romani meglio conservati del mondo antico.
Il tempio fu edificato per volere di due dei quattuorviri (massimi magistrati cittadini), Gneo Cestio e Tito Cesio Prisco, che furono anche i finanziatori del progetto. Nell'alto medioevo, la cella fu trasformata nella Chiesa di San Donato, poi degradata a "casalino", per passare poi all'ordine benedettino che vi ricavò abitazioni e botteghe. Nel XIII secolo fu adattata a sede del comune, che destinò il piano inferiore a sede carceraria, deputando quello superiore ad aula del consiglio cittadino. Nel 1539 il papa Paolo III volle far trasformare il suo interno in chiesa cattolica dedicata alla Vergine. L'edificio venne quindi rimaneggiato poi in stile barocco nel XVII secolo. Durante il suo viaggio in Italia, il poeta Goethe giunse ad Assisi e vi volle visitare soltanto il tempio di Minerva.
Subito dopo la morte, il corpo di San Francesco venne condotto nella chiesetta di San Giorgio, entro le mura della città, in attesa di essere riposto in un tempio dove potesse essere venerato dai fedeli. Aveva lasciato ai suoi seguaci la disposizione di essere tumulato nel posto più triste di Assisi, il colle chiamato dell'Inferno. Veniva così chiamato perché vi venivano eseguite le esecuzioni capitali. Qui sorgerà la Basilica di San Francesco e il nome del colle verrà mutato in "Colle del Paradiso".
La Basilica Superiore di Assisi è la chiesa posta al di sopra della Basilica Inferiore, con la quale forma l'insieme della Basilica di San Francesco d'Assisi. La Basilica fu voluta da Gregorio IX che, con la collaborazione di frate Elia, diede avvio ai lavori dopo aver proclamato santo Francesco il 16 luglio 1228. Volle che la "speciale chiesa", edificata per custodire i resti mortali del santo venisse considerata in perpetuo "Caput et Mater" dell'intero Ordine Francescano. La Basilica Inferiore fu ultimata il 25 maggio 1230, (dopo soli due anni, grazie ai numerosi lasciti di fedeli facoltosi) e vi venne sistemato il corpo del santo. La Basilica Superiore fu realizzata negli anni 1230-1239 e non fu oggetto di modifiche, mentre in quella Inferiore alla fine del XIII sec. vennero ricavate le cappelle laterali. Furono consacrate da papa Innocenzo IV nel 1253. Negli anni dal 1250-1330 vennero affrescate dai migliori decoratori e pittori dell'epoca.
La Basilica Inferiore
L'ingresso della Basilica Inferiore è sul piazzale omonimo. L'arco è del Quattrocento ed è sorretto da due colonne, al di sotto si può ammirare il portale gotico a due ingressi. Sopra il portone vi è la scritta "Indulgenza plenaria quotidiana perpetua".
La chiesa ospita la tomba di san Francesco. Nel 1932 furono tumulati attorno alla tomba i corpi dei suoi quattro primi fedelissimi compagni: frate Leone, frate Masseo, frate Rufino e frate Angelo. All'incrocio delle scale della cripta riposa la nobildonna Jacopa de' Settesoli, spiritualmente legata al santo, che affettuosamente la chiamava "frate Jacopa".
La Basilica Superiore
Nella parte superiore della basilica, gli affreschi narrano le vicende del Vecchio e del Nuovo Testamento e non si hanno certezze riguardo alla paternità dell'opera (un tempo attribuita a Giotto). Nessun dubbio invece si nutre sulle pitture della parte inferiore, appartenenti a Giotto e alla sua scuola. Viene rappresentata, in 28 tavole, la vita del Santo, basandosi sulla Leggenda di San Bonaventura. Nella parte sinistra del transetto possiamo ammirare la Crocifissione di Cimabue, notevolmente deteriorata. Vi si trovano anche altre scene ispirate all'Apocalisse. Sempre di Cimabue sono gli affreschi dell'abside, così come vari episodi della vita di San Pietro, sulla parte destra del transetto.
Nella metà del XVIII sec. la Basilica venne proclamata Patriarcale, al pari del Vaticano, del Laterano, di San Paolo, Santa Maria Maggiore e San Lorenzo. Nel 1939 san Francesco venne proclamato patrono d'Italia.