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mercoledì 2 settembre 2015

Santuario della Madonna del Mirteto, Ortonovo (SP)


Verso la metà del XV secolo nella lunigiana genovese si verificò un processo di proliferazione e di radicamento delle Confraternite dei "Disciplinati". Costoro, particolarmente devoti al culto della Madonna, usavano erigere oratori sia sopra ruderi di chiese sconsacrate sia nelle vicinanze dei cimiteri posti al di fuori delle mura del paese e utilizzati principalmente per dare sepoltura ai poveri e ai pellegrini. L'oratorio o casaccia, come veniva chiamato dagli stessi Disciplinati, proprio per sottolineare il richiamo ai valori spirituali di povertà evangelica, era una costruzione molto semplice e di dimensioni ridotte in grado di ospitare non più di cinquanta fedeli.
E fu proprio nell'ambito di questo processo che sul finire del XV secolo la Confraternita dei Disciplinati di Ortonovo decise di costruire la propria casaccia nella zona adiacente al paese denominata mortineto ovvero nel luogo ove venivano seppelliti quei morti le cui famiglie non potevano permettersi di pagare il costo del trasporto della salma nella chiesa cimiteriale di san Martino.
Secondo un'altra autorevole teoria il toponimo mortineto o mirteto deriverebbe dal fatto che l'oratorio fu edificato nell'area di un bosco di mirto.
Ad ogni modo l'oratorio di santa Maria del Mortineto, pur presentando un arredamento molto sobrio, doveva necessariamente essere corredato di un'immagine della Madonna affinché si potesse celebrare il culto in suo onore.
Non disponendo di fondi sufficienti per ingaggiare un pittore o quanto meno un artista di un certo livello, i Disciplinati assoldarono uno dei tanti 'frescanti' che giravano per la lunigiana e che dipingevano immagini sacre in cambio di pochi soldi. L'anonimo frescante che giunse a Ortonovo eseguì, in una parrete dell'oratorio, un affresco raffigurante la drammatica scena della Deposizione di Cristo dalla Croce in cui la Vergine veniva raffigurata accasciata e semi-svenuta ai piedi della croce.
Il 29 luglio 1537, mentre le donne del paese pregavano dinnanzi all'affresco della Deposizione, l'immagine della Madonna cominciò a lacrimare sangue vivo. Si gridò subito al miracolo e in breve tempo la notizia si diffuse nei territori circostanti a Ortonovo: folle di fedeli cominciarono ad accorrere al piccolo oratorio, attirati soprattutto da notizie di grazie e di guarigioni che in quel luogo si ottenevano per intercessione della Madonna.
Per contenere il sempre più crescente numero di visitatori, i priori della Confraternita decisero nel 1540 di utilizzare le sostanziose offerte elargite dai pellegrini nella costruzione di un grande santuario in onore della B. V. Addolorata. Il progetto, commissionato all'architetto lucchese Ippolito Marcello, prevedeva la realizzazione di una chiesa a tre navate sorrette da due file di colonne con l'entrata non più rivolta verso il paese, come era nell'antico oratorio, bensì sulla pianura di Luni. Per l'esiguità dello spazio destinato alla costruzione del santuario, l'antico oratorio dovette essere distrutto ma naturalmente fu preservata la parte che conteneva l'affresco della Deposizione. Oggi custodito nello splendido tempietto realizzato alla fine del '700 e posto a sinistra rispetto la navata centrale. Nel 1566 dopo oltre 25 anni di lavori i priori e i procuratori della Compagnia annunciarono la fine dei lavori.
Con l'apertura del santuario aumentarono ulteriormente le presenze dei pellegrini ma, nello stesso tempo, sorsero nuove e intricate problematiche connesse alla gestione della nuova struttura. In effetti se i Disciplinati si fossero impegnati principalmente nella cura del santuario non avrebbero potuto dedicarsi assiduamente alle opere caritatevoli (in particolare all'assistenza dei malati e ai poveri della parrocchia), sulle quali si fondava l'essenza spirituale della Confraternita. Fu per tale motivo che nel 1584, durante la visita a Ortonovo del vescovo Angelo Peruzzi, la Confraternita annunciò l'affidamento del santuario ai padri domenicani.
Con la presenza dei frati domenicani il santuario ricevette notevoli benefici, anche dal punto di vista estetico: fu costruito immediatamente un ampio convento adiacente alla chiesa; nel 1601 fu realizzata la sacrestia, nel 1650 fu aperto un ampio coro dietro la sacra edicola, nel 1749 fu eretto il bellissimo altare marmoreo dovuto allo zelo del padre priore Celso Furia, mentre nel 1796 fu aggiunto l'attuale prezioso tempietto, opera insigne del celebre architetto carrarese Giò Matteo Scalabrini.
La conquista della Liguria da parte delle armate napoleoniche preannunciò il periodo più buio della storia del santuario; nel 1800 i frati domenicani furono espulsi da Ortonovo e lasciarono il santuario nelle mani della Confraternita ormai ridotta a pochissimi componenti e non in grado di gestire una struttura così imponente. Fu in questi anni di dominazioen francese che il toponimo mortineto, usato per oltre tre secoli, si trasformò in mirteto, probabilmente a causa delle storpiature che avvenivano nel passaggio dall'italiano al francese, lingua quest'ultima, adottata nei documenti ufficiali.
Dopo la caduta di Napoleone il santuario fu abbandonato a se stesso e veniva ricordato dai fedeli soltanto quando qualche pericolo minacciava i raccolti o la salute della gente.
Fortunatamente nel 1888 il vescovo decise di riaffidare il santuario alla cura dei frati domenicani, costoro si misero subito al lavoro e in poco tempo ripararono i danni causati da quasi un secolo di incurie donando al santuario di N. S. del Mirteto quell'aspetto imponente e mistico che tutt'oggi possiamo ammirare.
Dal 1933 al settembre 2003 il santuario è stato custodito dai padri Orionini. Ora è custodito dai sacerdoti della Fraternità Missionaria di Maria, comunità religiosa nata in Guatemala-Centro America.

Santa Caterina da Siena

San Vincenzo Ferrer
San Domenico di Guzman




San Paolo della Croce

San Giacinto apostolo della Polonia, San Pio V e sant'Agnese da Montepulciano
Madonna con Bambino e Santi








lunedì 20 luglio 2015

Chiesa di San Lorenzo - Manarola (SP)


La chiesa venne iniziata nel 1338 dalle popolazioni di Manarola e Volastra, come recita la lapide posta nella parte destra della facciata. Era intitolata alla Vergine Maria: a san Lorenzo era dedicata infatti la chiesa di Volastra. Solo alla fine del XVI sec. vi fu lo spostamento del titolo tra le due chiese.


 Nel 1375 fu realizzato il rosone della facciata. 



Il rosone con 12 colonnine, è attribuibile a Matteo e Pietro da Campilio, autori del rosone della chiesa di Corniglia.  La pianta è a basilica con tre navate, come nelle altre chiese delle Cinque Terre, la navata centrale è il doppio di quelle laterali.
Il portale è attualmente privo delle colonne, due per lato, che lo adornavano.



Sull'altare maggiore si trova un pregevole trittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, degli inizi del '500, attribuito sempre al maestro delle Cinque Terre. Alla stessa mano si deve il trittico con san Lorenzo e i Santi, collocato nella navata destra.








Nella navata destra della chiesa vi è un piccolo tabernacolo con un bassorilievo che raffigura il martirio di san Lorenzo. Fino a pochi anni fa il bassorilievo era collocato nella lunetta del portale di ingresso.












domenica 17 maggio 2015

Santuario della Madonna del Mirteto, Ortonovo (SP)

Domenica 29 luglio 1537, memoria di Santa Marta. Nel tardo pomeriggio il sole, ancora alto in quella stagione, investiva con i suoi raggi la sacra immagine, rivolta ad occidente. Portate verso la devozione verso la Madre dei Dolori, alcune pie donne di Ortonovo erano salite fino all'oratorio, e inginocchiate ai piedi della Vergine Addolorata, pregavano intensamente. All'improvviso videro chiaramente sangue vivo scaturire dagli occhi della Vergine e scorrere sulla parete dipinta. Sorprese, si avvicinarono alla sacra immagine, e non credendo ai loro occhi, dopo averla toccata, tremando, ritirarono le mani insanguinate. Alla vista di tale manifestazione miracolosa, le donne si commossero e, piangendo e gridando, corsero al paese a raccontare l'evento prodigioso. Descrissero il miracolo avvenuto sotto i loro occhi, mostrando le dita rosse di sangue, e tornarono verso l'oratorio, seguite da molta gente del paese: tutti videro sugli occhi di Maria le lacrime di sangue che segnarono indelebilmente l'affresco con le loro impronte, ancora oggi visibili. Da quel giorno l'umile oratorio di Ortonovo è divenuto il luogo di pellegrinaggio e di preghiera di tutti gli abitanti delle città e dei paesi vicini. Successivamente il Concilio di Trento, informato e sollecitato dal vescovo Ambrogio Monticola, approvò il culto della Madonna, invocata col titolo di N. S. Addolorata del Mirteto.



Il Santuario fu costruito verso la fine del 1500 e fu curato dalla Confraternita dei Disciplinati che, dopo qualche tempo, affidò la chiesa ai Padri di san Domenico. Quest'Ordine rimase ad Ortonovo per oltre tre secoli. Successivamente se ne presero cura i Padri Passionisti, gli Stimmatini e gli Orionini.
Dal 2003 il Santuario è curato dai Missionari della "Fraternità Missionaria di Maria", una Società di vita apostolica, nata nel Guatemala.



Internamente il santuario si presenta a tre navate, separate da due fila di pilastri in stile corinzio, a sua volta sorreggenti le volte del soffitto e gli archi delle cappelle. Nella facciata, oltre al centrale rosone rivestito in marmo bianco di Carrara, è presente nella lunetta sopra l'architrave un altorilievo riproducente la Madonna col Bambino e due devoti forse appartenenti, dallo stile degli indumenti, alla confraternita locale; l'opera, in prima analisi attribuita ad un giovane Michelangelo, parrebbe essere invece lavoro di uno scultore lucchese che probabilmente s'ispirò all'arte michelangiolesca.
Tra le opere d'arte conservate all'interno del santuario il dipinto della Deposizione della Croce ubicato nel centrale tempietto, quest'ultimo realizzato nel 1796 da Giovanni Maria Scalabrini con marmi policromi e a forma ottagonale.



Per chi desidera vivere una giornata o un breve periodo di meditazione personale c'è la possibilità di soggiornare nei locali del Santuario, condividendo i pasti e i momenti di preghiera con la Fraternità sacerdotale.
Il Santuario può offrire anche dei locali per una giornata di ritiro per gruppi parrocchiali che non siano molto numerosi (max 20 persone).
Per informazioni chiamare il 0187-66844



Come raggiungere il Santuario:
1 Dall'autostrada (A12): uscita Carrara, proseguire fino al secondo semaforo, svoltare quindi a sinistra sulla SS1 Via Aurelia; al terzo semaforo svolatre a destra in direzione Ortonovo e seguire le indicazioni per il paese.
2 Dalla SS1: per chi arriva da Sarzana: svoltare a sinistra in direzione Ortonovo; per chi arriva da Carrara, scendere per viale XX settembre, al semaforo svoltare a destra seguendo le indicazioni per Santa Lucia e Ortonovo.

7-8 settembre Natività della Beata Vergine Maria
7 settembre: dopo il tramonto, si svolge una solenne processione seguita dalla S. Messa. Raduno presso la chiesa di San Lorenzo alle 20,30.
8 settembre: si festeggia con grande solennità la Natività di Maria. S. Messe a tutte le ore, dalle 7 alle 18. S. Messa solenne alle 11.

Apertura del Santuario:
Dalle 7 alle 17, ora solare
Dalle 14 alle 18, ora legale

Confessioni: 
Ogni giorno dalle 9 alle 11,30 (eccetto il lunedi)

Per informazioni:
SANTUARIO MADONNA DEL MIRTETO
Fraternità Missionaria di Maria
Salita della Madonna, 6
19034 Ortonovo (SP)
Tel. 0187 66844
Fax 0187 690846
sito internet: www.santuariodelmirteto.it
e-mail: info@santuariodelmirteto.it

{Fonte delle notizie: opuscolo del Santuario e Wikipedia}

venerdì 13 marzo 2015

Chiesa di San Lorenzo - Ortonovo (SP)



L'edificio fu costruito tra il 1621 e il 1645 sui resti di un preesistente castello medievale, di cui rimane la torre rotonda, detta di Guinigi, risalente al 1410, la torre fu convertita in campanile nel 1651. La consacrazione solenne dell'edificio avvenne il 5 febbraio del 1651 ad opera del vescovo della diocesi di Lacedonia monsignor Ambrosio Viola. Nel 1714, con bolla papale di Clemente XI, fu elevata al titolo di abbazia perpetua.





La chiesa è caratterizzata da una pianta basilicale a croce latina con transetto. Le tre navate sono suddivise da pilastri quadrangolari. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, mentre le laterali, movimentate da cinque cappelle per parte, insistono su volte a crociera. Robusti pilastri sorreggono la sovrastante cupola, impostata su tamburo circolare e rivestita esternamente da scaglie di ardesia disposte a squama di pesce.


Nella facciata sono ospitate, in due nicchie, le statue dei Santi Martino e Lorenzo entrambe realizzate nel 1754. Nel 1910 verrà rifatto il pavimento con lastre di marmo bianco.





Tra le opere pittoriche e scultoree sono conservate una statua di Sant'Antonio abate, del 1727 nel primo altare della navata destra; una statua di San Rocco del XVI secolo nel terzo altare; un dipinto raffigurante l'Estasi di San Francesco, nel quarto altare e opera di un pittore ignoto del XVIII secolo; una statua di Santa Lucia, nell'altare a fianco del maggiore; la statua di Sant'Antonio da Padova con il Bambino Gesù; la tela della Madonna col Bambino, San Domenico e una santa martire anonima. 





Sulla controfacciata si può ammirare anche un affresco rappresentante il Battesimo di Cristo del 1637. Originariamente, tutta la chiesa era affrescata ma i dipinti vennero coperti da vernice grigia. Oggi solo sono visibili l' affresco dell'Assunta dietro l' altare maggiore e quello di San Lorenzo sulla volta della navata centrale. 




La vicinanza alla città romana di Luni è testimoniata dalla presenza in facciata di un'epigrafe che ricorda il liberto Marco Antonio Neantus augustale, membro del collegio dei sacerdoti addetti al culto di Augusto.



Il pulpito è risalente al Settecento.
L'organo a canne è stato realizzato nel 1884 dalla ditta Serassi di Bergamo.



{Fonte delle notizie: Wikipedia, culturainliguria.it. e terredilunigiana.com}