domenica 13 luglio 2014

Da "Libro della mia vita" di Santa Teresa d'Avila

Credo che questo sia il motivo per cui molte anime, dopo essere giunte all’orazione di unione, non progrediscono né arrivano a una più grande libertà di spirito. Mi sembra vi siano due ragioni su cui appoggiare la mia asserzione; forse quanto dico non avrà valore, ma lo dico per averne fatto esperienza. La mia anima, infatti, stava molto male fino a quando il Signore non la illuminò; tutte le sue gioie erano a sorsi, e una volta venute meno, non trovava quella compagnia che ebbe poi per affrontare sofferenze e tentazioni. La prima è che in quel metodo si nasconde, così di soppiatto e dissimulata che non si avverte, un po’ di mancanza di umiltà. E chi sarà mai come me tanto superbo e miserabile da non ritenersi molto ricco e molto ben ripagato se, dopo essersi tormentato tutta la vita con quante penitenze, orazioni, persecuzioni si possano immaginare, può stare avendone il consenso del Signore, ai piedi della croce con san Giovanni? Non so in quale cervello possa nascere l’idea di non esserne contento se non nel mio, e così venne irrimediabilmente a perdere dove avrei potuto guadagnare.


Supposto, poi, che la natura o qualche infermità non permettano di pensare alla passione, per essere troppo penosa, chi ci impedisce di stare con lui dopo la risurrezione, giacché l’abbiamo così vicino nel sacramento in cui si trova ormai glorificato? E potremo contemplarlo non già tormentato e straziato, grondante sangue, stremato dai viaggi, perseguitato da coloro a cui ha fatto tanto bene, disconosciuto dagli stessi apostoli. Certo, non sempre c’è chi sopporti di pensare ai tanti tormenti da lui sofferti, ma eccolo qui, senza pena, pieno di gloria, mentre incita gli uni e incoraggia gli altri, nostro compagno nel santissimo Sacramento, tanto da far credere, prima di salire al cielo, che non si sia sentito di separarsi neppure un momento da noi. E che abbia potuto io, mio Signore, allontanarmi da voi nell’intento di servirvi meglio! Almeno, quando vi offendevo non vi conoscevo, ma che, conoscendovi, abbia pensato di trarne maggior profitto seguendo questa strada, oh, che strada sbagliata battevo, Signore! Anzi, come mi sembra, ero del tutto fuori strada, se voi non mi aveste messo su di essa; e nel vedervi accanto a me ho visto, insieme, ogni bene. Non mi ha più colpito alcun dolore che, guardandovi come eravate dinanzi ai giudici, non mi sia stato facile sopportare. Con la presenza di un amico così buono e con l’esempio di un così valente capitano, che per primo si espose ai patimenti, tutto si può sopportare. Egli ci dà aiuto e coraggio, non ci viene mai meno, è un vero amico. Io vedo chiaramente, e l’ho visto dopo quell’inganno, che per essere graditi a Dio e per ottenere che ci doni speciali grazie, egli vuole che si passi attraverso questa sacratissima umanità di Cristo, in cui Sua Maestà disse di compiacersi. Ne ho fatta l’esperienza moltissime volte, me lo ha detto il Signore; ho visto chiaramente che dobbiamo entrare da questa porta, se vogliamo che la divina Maestà ci riveli i suoi grandi segreti.